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http://www.archive.org/details/pittricevitedepi01malv
F E L S I N A
PITTRICE
F E L S I N A
PITTRICE
VITE
DE PITTORI BOLOGNESI
ALLA MAESTÀ CHRISTIANISSIMA
LVIGÌ" XIIII
RE DI FRANCIA E DI NAVARRA
IL SEMPRE VITTORIOSO
CON SAGRATA
DJL CO. CJR.LO CESARE MALVASIA
FRA GELATI V ASCOSO.
Diuifa ìxi duoi Tomi *, con Indici in fine copiofiffimf.
TOMO PRIMO
Che contiene la Prima > Seconda, e Tjerza Parte»
IN BOLOOMA, M. DC.LXXVIII.
Per TErcdc di Domenico Barbieri. Con liceoza de' Superiori.
Ai ÌHfti*nZa di Git.frattteft» DauÌc* , dttt* ti Turrino ,
SI RE
. . -- - — "T— ^--^^ L SOLE I umlnoiò del-
le Voiire Uiorie efce I * ascosa mia serpe 5 ne
pm GELATA qual prima , a que ' benefici raggi,
che già tutto avvivano il Mondo , di cfporre i
primi Tuoi parti umilmente tenta, e Ci affida. So-
no quefti della Dotta i elsina ( che cangiando ta-
lora la Penna in Pennello , feppe nella Pittura-,
farli
farfi dir parimente Madre , e Macftra ) le anti*
che gefta, e le Iodi : le vite , dico , di que' bo.
LOGNESi PITTORI , ch'eftioti ancora , mai meglio ,
che al frequente , e lieto rimbombo delle Vit-
torie , ali * incontraftabil Valore della M. V.
così famigliari , e dovute, non potevano fu quelli
fogli riforgere : Poiché, le allo ftrepitofo fragore
delle Belliche Trombe , e de' Guerrieri Orical-
chi non perdono (con prodigio inudito) Tufo pa-
cifico de 'loro degni elercizii le più beli' Ani , e
le Scienze dalla fìiblime Voftra premura, e Real
Munificenza avanzate in Parigi , e protette j ben
polfono fperare ancor quefte d'un clementifTimo
/guardo della M. V. 1 ' ineffabile Grazia , folita
di moftrarfi talvolta alle dipinte maraviglie de*
Puffini, e de 'Bruni , primi lumi di cotefta Reale
Accademia , cortefemente inclinata , e profufà-
mente propizia. Cosi corag^iofamente fpera-j,
ed umilmente £ipp]ica di quello picciolo tributo
Pittorico l'oblatore divotiliimo, che non fapen-
do a sì fùbiime forte colorir le Tele , verga al-
meno per efle le Carte j e impedito da' fuoi to-
gati ritegni di fpargere in fervigio della M. V.
(come il già fuo Cugino) il fangue , ver/a , a trat-
tenimento erudito de'Voftri favoriti Apelli,!' in-
chioflro , che non ofa per bora co* più generofi
ca-
caratteri alzarfi a' già premeditati eccel/I encomii
di vn così Saggio, e Prode, di vn così Potente,
e SEMPRE VITTORIOSO Monarca, a
cui proftrato, profondamente, e divotamcnte
s'umilia, e s'inchina
DI V. M. CHRISTIANIS&
Carlo Cefare Malvafìa.
PER LO RITRATTO PREZIOSO
DEL RE CHRISTIANISSIMO
MANDATO IN DONO ALL' AVTORE
DA SVA MAESTÀ
In fegno di gradimento della prefènte Opera Dedicatale
ma rapito alS^orrtere^ che lo portatta»
Qi"
Al Rapitore.
Vale inglufto desìo > qual cicco affetto
In rapir qucll' Imago, empio, ti aflàlc?
Come nel tuo penfier nulla prevale
A r efccrando ardir tema, ò rifpetto?
Come non preveder nel Regio Afpetto
L ' ira à me gloriofa , à te fatale ,
Quando pur vuoi, che preziofo, e tale,
Qual r ho nel cor, non mi fi veda in petto?
Deh ferma,* e pria del (àcrilegio orrendo.
Mira il Volto Real, che il maggior dono
E' fol per me nel lavoiio ftupendo:
Che afcolterai di quefte voci il tuono»
Pria che te tocchi il fulmine tremendo:
Non mi toccar, che di LVIGI io fono.
L'Àtétwè*
\
PER LO SECONDO RITRATTO
Doppiamente circondato, e /opra coronato
ai|groffifsimi, e fceltiffimi diannanti ,
replicato d' ordine
DI SVA MAESTÀ
ALL'AVTORE
E prcfagito dalle prima donategli famofeStsmpc Reali
DEL SIC. LE BRVN
Cmtn.mtmi U gefl» d' ALESSANORO MAGÌiO.
P
Vr giunfè al fin quel (bfpfrato giorno,
Ch'ogni nube di duol cangia in fercnoj
Che non raen che di gemma il petto adorno >
Vuol eh ' io porti di gioia il cor ripieno .
Ecco il VOLTO RE AL fplender non meno ^
Del fuo sì ricco Adamantin contorno ì
Onde meco I ' ammiri il Patrio Reno,
Del Fato ad onta, e de l'Inuidia à (corno.
Sì sì, per Voi, (àggio Le Brun, mi accade.
Che il rio cafo introdotto al Regio Trono,
Nel magnanimo RE trovi pictade.
Prefiighc fur le voflre Carte, e fono.
Ove Poro, da un Regno a 1' hor che cade,
Ha da Aleflandro un novo Regno in dono.
L* Autore.
APPROBATIONES.
SufradiBum opus [cuitìtulus efl FcJflna Pittrice) nj'tdi cumìngen-
ti gaudio -i (^ pertjuam diHgennfsimè prò '"oirthus perlujìrauii
cntnq'ì nihil tn eo ìwhi c€curre>tt 5 <z>e/ ììdei Catholtca dogmati"
huty 'zel momm honejìati aduerfum^ fed omnia omni ex parti
digms luculranonéus , plurimaq; eruditione exmdantiail^fittj-'
dem jitdBoris y Frtìuq. ex:fìimat'wm auam maxime prefutura i
idcirco non modo ty^is dtgnijsiwum exifìtmo ■^'x^trumirct quam^
primum luci mandctur ^e^Sy ad quosfpeBaty enixe precor»
Bgo D. Caroius Gorrams 'Bofìon. Pamtemtarice TteBor pr« Emi-'
nentijs. (^ Timetendifi. O.Cardmah'Bonumpagm 'Somni.e Ar-
chteptjco , ^ Principe.
£luculratifsimum opus hoc Comitts Caroli Ccjaris Afaluajì<e Me*
t)cpolttan,«'Bononien(ìs tcclefu Canonici -i nuncupaturn Felfìna
Pittrice) oucroIeVite de' Pittori BoIogncfi> /«/?» Heuerendif
fimi Patris Adagtjln F. Sixti Cerchìj Jnqwfuoris Ceneralts 'Be-
nonice njidt^ (gr nthtl Fidei Catholica > aut optimis MoribHS reptf
gnans reperi : ideoqì 7 ypis imprimi pojjè cenjèo
Bgo Vakrius de Zanis»
Attenta pr^dicìa attejìatione Imprimatur.
F. Sixtus Cerchius Intjmjìtor GeneraHs ^onom<e (^c.
PITTORI
De* quali fi tratta in quefto Pnmo Tomo.^
C/i altri-, 0 leggiermente tocchi y o incidentemente nominm ,y? vitro*
mranno nelì 'mdtce de' Pittori , dtfpofli per a/ia de 'loro
Cognomi y in fne del Secondo Tomo,
A D
Amico Arpertini. Pagina 14T,
142. Sic.
Agoltino Carracci, 557 3^8 &c.
Annibale Carracci. 357 358 •l'c.
Antonio Carracci. 517. 518 kc.
Antonio Scaluati. 527.528.dsc.
Aurelio Paifcròcti. 239.
B
Baldaflar Croce. 5 2 8 529. &c.
Bartoioitico Bagnacaudllo. 133.
134.&C.
Bartolomeo Cefi. 317.318 Scc.
Bartolomeo Pallerotti. 238. 238.
240. 24 (.&C.
Benedetto Bocadiinpo. 33.
C
Camillo Procaccini , il Senioro.
275. 277 &c.
B. CATTERINA de' Vigri. 33.
Cefare Aretufi. 331.332. &c.
Ccfare taglione, ^^g. 340. &c.
Chnftoforo da Bologna. 25.
Dir»nifìo Caluart , detto Dionifio
Fiammingo. 249. 250. &c.
Domenico de gli Aaibrogi. 543.
544, Scc.
Duiiìcnico ribaldi. 200. 201,
Emilio Sanonanzi. 300. jor. 8rc.
Ercole Procaccini >iKSenjore.2 7^.
Ercole Piocaccini > il luniore. 285?,
290.
Franco fco Brizio. 535.535. Scc.
Franco Bologncfe. 14. 15*
Gabrielle Ferrantini. iSé.xCj,
Gafparo Pallerotti. 239.
Giacomo Francia. 55. 55.57.
Giacomo R panda, ò Ripranda.34,"'
Gio. BaftiftaBagnacauallo. 141.
Gio.BattiftaBercufio.258.259.àc.
t> Gio.
Gio. Battifta" Creiiiónìni, 297.
298. &c. i,
Gio. Battifta FioritiK 33%- 336.
Gio. Francefco Bezzi. 203.204.
Gio. Maria Chiodarolo. 58.
Gio. Paolo Bonconti. 573.574.&C.
Girolamo Mattioli. 233.
Giulio Bonalone. 74. 75. &c.
Giulio Francia. 55. 55.
Giulio Morina. 233. 254.
Giulio Cefare Procaccini. 275.
27<5. &c.
Guido > r antichiflìmo. 8^.
Guido A/pertini. 145. 1^6^
l
Iacopo Auanzi. 17. 18. &c.
Innocenzo Francucci. 1 45. 1 47. &c.
Innocenz o Tacconi. 571.572.
M
Manno. 14. .
Marcf» Zoppo. 34. 3 j.
Michele di Matteo. 32.
N
Nicolò deir Abbate. 153.154.&C.
O
Odoardo Fialctti. 207. 2 oS.&c .
Orazio SaiDacchini. 207. 208. &c.
OttauianoMafcherinj. 204, 205.
p. f. 7. 8.
Pellegrino Tibaldi. 16^. lóó.Scc,
Pietro Fucini. 565. 564. &c.
Pietro cJ t' Lianori. 31.32.
Profpero Fontana. 215.216. t&c.
Laranzio Mamardi. 57(5. 577.
L.iuinia Fontana, zi 9. 220. &c.
Leonardo Ferrari. $60.^61.
Lippo Dalmafio. 25. 2 5.&C.
Lodouicp Carracci. 357.358. &c.
Lorenzo da Bologna. 16. ij.
Lorenzo Corta. 58. 59. &c.
Lorenzo Franchi. 293. 294.
Lorenzo Pifanelli. 350.
Lorenzo Sabbat ini. 227. 228. &c.
Lucio Maffari. 551.552. &c.
Simone da Bologna. 17. 18. &c.
T
* Timoteo Vite. 54. 55.
V
Ventura da Bologna. 8. 1 1.
Vrfb. 8.9. 1 1.
DEL.
DELLA
F E L S I N A
PITTRICE
PARTE PRIMA.
JSCEPTROQJE DECORA
FA
PICTVRA ARS Q^VONDAM NOBILTS
TVM CVM EXPETERETVR
A REGIBVS
POPVLISQVE ET ILLOS NOBILITANS
QVOS ESSET DIGNATA POSTERIS
TRADERE.
PREFAZIONE
■e'
E mai in cdcv.n tempo fi rejè peri oìiofò alla riputazione dt
hegV ingegnili cimento della Stampa , egli e nel noftro
Secolo j dalla copta -^ e T'arietàdi tante curio/e^ (e^eru"
dite Lt ttttre non men naufèato , che [atollo ,' onde pojjk
hen creder jì.^ che col gujlcx-nmerfaley m tanta doui'
zìa ftiooliatO', oggi pm che mai albino anch' efsi i L'hri^ o la loro dif-
grazia y ò la lor firte. Quindi e y che riflettendolo più <-uolte a aue'
moki fcritti^ che in T>arit generi mi trouo Jìhtccherati , ho finalmente
rifoluto dar mano per hora alle P ite de ' Pittori 'Bolognefl j come che
GHeJìa così lieue anche fatica in raccoglier filo , e traflriuer notizie,
mtella efjtr poffa , che più accetta , e gradita , mi renda benemerito di
wn' Opera ^ fiatami più di pajjàtempo , che di applicazione , traendone
la fìeka forje lode ^ e i applaufi , e ho firn pr e 'udito darfl al Vafiriy
al Tiidclflt al Lomazsj •> alTiorghini^ e jtmili i ne difperando ad efsa
mella fortuna y alla quale ^'edefi tanto auanzata oggi la Pittura ^ pro^
tetta maffimey(^ efaltata dalla fidlime dilettazione , e ^eal munifi-
cenza del 2c£ CHR/STJ^iWòSI/yiO. y: Ila per fine i che farà mai f
Ciò che non auro meritato nel comparire in campo tollerakle almeno
ficrittore , ì auro guadagnato in moflrarmi alla Patria indejejfi inda--
patore , lafciandomi finalmente perfiiadere ancora dalle comuni ifian^
Z^ ad aé>l>:indonar più tofìo alle fiampe^ cosi ficompofle -y e mal rajfaz^
Zanate quefle Pittoriche Aiemorie -y che più difierirne la pahhlicazione-i
a fola cagione di quel compimento y e di quella, ap^iufiatura j che ad ogni
modo l' ozio flejjo y alla remfione y ^ al ripulimento delle già dette più
fraui materie defiinato > non mi lafiiarebbe dar loro .
Per intelligenza dunque y e nsctjjaria antecedente informazione
di ejie y njc^lio che tufitppi) o cottefi Lettore j che non firmo co-
" >
Jay che non fa appoggiata a fonda?nenti per lo più ficurì^ e 'Z'eri. O
l'auro <-vediitoio mede/imo, e praticato di fatte, o farà relazione del-
lo jìefoy al quale auuenne ciò che Jì racconta , ò di fito parente yo dime'
JUco j 0 cauata da fedeli fsime relazioni , manojcritti ) e memorie irrefa-
gahili, come da quelle del Francia y del Lamberti y del'Baldiy delCor
uazjoniy e fmilt, o da infinità di lettere y che ho pojìo ajsieme-,jèn-
zaìe tant altre cedute : o Jì argomenterà contali conghiettwcy che fi
non farà affatto >-L'ero-, poco njaricrày o non fi dtlongherà dal ^erifmilei
il che di rado pero > e ne' fatti antichi , de' cjitali filo qui a principio y
e doue i no (in Antece^ori fino fiati ^anzj trafiitrati che diligenti in la-
filarne ?veynoria,
guanto all'Ordine y calla Dinifione dell' Opera y attendo riguardo y e
tifiettendM a ' quattro tempi , ne' quali ha prouato la Pittura in 'Bologna
nuna notahde mutazione y anzi a'miento , ella da fi (ìelja in quattro
parti ancora i^'isne naturahnente a cLuiierfi nell' infrafiritta forma y
e cioè: Che raccorrà breuemtnte la P Ri Aid le fiarfi y e d fin paté
quafi affatto reliquie di quegli Antichifsimi , e primi , che con merito
di poca lode , per non dir gran compafsione , nella mia Patria operar o^
no. Pajjèrà la SECCASI DA a que' fecondi y che da quelle antiche
ficcaggmi affatto fiofiandofiy diedero il lume ad ogni altro y ed aperfiro
a tutti la djufa (ìrada del "T'ero y e buon dipingere y Capo de' quali fa
Francefio Francia. Si dilaterà la TtìiZA ne' Carracciy e fuoi Coc
tanei y efiguaci , riflettendo pofàtamente alle loro compitifsrme operazjoniy
curiofamente anche diuagandone' loro cofiumiy dettiy fatti y (^acciden-
ti: jbjpazierà dtffufamente la ^H^A^TA per le nobili , amene y^i-
uaciy efpiritcfi maniere d' '^n Guido y d'ijn Domenichtno , d'<'vn
jilbaniy d' rc^n'^arbieri y ^■' altri diquefiiyo concorrenti y o difcepoliyo
iwitatoriy efiguaci ; le lorogeflaparimentey lefortimey t detti , i mottiy non
fenzci 'Ttile non meno y che con diletto riferendo.
jRtufiendoci poi (^come anotprofiima tanto f e contigua) di notizie al- ,
tret-
trettanto coptoja , ^ abbondante quejìa ^arta parte , quanto fcar fa per
lo contrario > (mancante la Seconda , e tanto più la Prima j da va tctal^
mente -icda^ncfiri tempi rimota-) ed aliena^ e pereto mofìntcfa troppo^ e di-
forme la partizione i per <-vguagltare lagroffz^ de duo <-L'olumit acquali
non potranno non afcendere {per quanto p-euedo) quef e f^ite ^ ancorché
in fZfn carattere così fretto^ e n^antaggiofo necefmato afamparle^per
non dare nel troppo fz-'oltiminof ^ njntr anno f infeme la Primaria Se^
conda^elaTerz^ parte nel primo Tomo a pareggiare giuf amente ti
Secondo , altrettanto del Primo hen grofo , ancorché la è^arta filo con*
tenga i mafimamente [e infine di efo gì' Indici ancora f aggiuntino , f o-
me ^0 meditando^ e farà forfè necejìarto per tale eguaglianza di far fi»
Degli Autori^ io non hochefarr.een bel catalogo y per confermare
qualche fcr fi detto , ofintenza , e quelle poche autorità ^ eh io fa per infiri»
re à cafo in firn ti narraf.uapsdefire j e corrente j lafiiando <-un si bel pregio
al ^idolfi^che lefie ha cos\ vagamente ricamato di t ante erudì f! gemme»
^mlchepa^ttcolar riflefiione y nolniego , auro fatto all^afiri ^particolar"
mente nel racconto di que^'Bolognefi-, e hanno acuito firte d' efjìr nelle fue
Vite rammemorati y come preci [àmente il Francia-, Tìagnacauallo , Pri-
maticcio^efimili },mapiiipoi al'Baglioniy che nelle l^ite d/ Pittori del (ito
tempo i firtue quelle di ben diciatto 'Bolognefi', portando perciò qut di pe-
fiì <^/ inferendo nelle mie-, lelorFitefidette^ anzi i medefìmi ritratti
m legno y con que'fiefsi ornati che le ritingono y per maggior fedeltà y ^
autentica non meno ( come che prima da altri fritte) che per n:,>edeì-m ' io
diuenire in effe in talguifipiìificuro , e copiofi.
Circa lofiile,e lafiafiy tiigià cominci afentire qualfia : dimefiica af-
fatto » e popolare . Scriuo a Pittori , non a' Letterati :per dilettare , non
ter iìifignarcy onde bafia m'intendano > non "voglio miftudino . l^orret
poter dettare agli Stampatori medefimi -, mentre compongono t caratteri^
non eh' iopoffa ripulire , riformare y abbellire que' primi embrioni , qae'
sbozsSi ^on eh ' iofàppia correggere nun iota , trafiriuere njn njerfi , a o~
gion*
gmigere , leuan 'Tjna lettera^fer huona ortografìa^ dalla (juale di efèntar-
mi affatto intendo , e miprotejio. Confiderò Jèmpre manto si poco gradito
fa dalla maggior parte de gli Operarti il profondo f^incii il fittile Lo*
mazsi } s (juanto per l ' altra accetto il fiUeuato a baftanzit Rtdoljìy
r afai eloquente Safari j cagione [or fi perche il troppo feientifico , e
folletiato G ionio di donare a Ita rifiluefp i prezjofi fmi firitti ^ e con*
ftgnafjè cjuelle [uè giudizio fé > (^ eleganti introduzioni alle l'ite > ri*
nonzjando fmil briga a chi era più Pittore , che Letterato, /o che ne
l' ^vno^ ne V altro fono^ all' ^nojo all' altro eh' effèr potefje ^rinon-
zio purecuefe memorie) perche trouare fn di potefjèro chi meglio ften»
delle <-L'olejfeì abUlltrlet ag^iufarle . Purché effe no7i penfiano ( co*
me con tanto pregiudizio della no fra ^^ccademia-, ban fatto (juelle de*
paffati ) fon fiddi sfatto « Quando il Mondo conofia , quale Scuola
fa fiata , e fa ciucila de'fwei Concittadini , de 'quali fintiam pure
dagli fefi cesi dotti Francef-, per bocca del loro Orazio Poetico :
Romani j Veneti, ParmcnCs, arcjue BONONIj
ho ottenuto col mio intento tutto quel mento , che poteua fperarf , t
pretender f dalla mia dibgenzjL , e premura . 7 efìmiomo in ciò fin-
cero ti fia lì ne meno citai ti le autorità di molte cefi ^ eh' auro ca-^
uate da' ftidetti Scrittori di Vite j con ingombrarne d' erudite pò*
filile il margine f come farebbe fiato necejaario almeno nel feguente
capitolo , fondato affai ne' fuppofìi , e nelle conghietture . Le troue*
rai pero fcmpre giuficf e '-vendichete come fritte daaltri^ dame pw
rumente riferite y non punto torte ^ noti alterate. Se cosi X)Uoi crede-
re^. te n' auro grado y fi no, pazienza . Ti fupplico ben poi à cre-
de re, che ce ne ipeiboli, come idee di Paradifb, Pitture Diuine,
CtIeriifattiire,forme Angeliche, e fimili,fatte famigliari dalIViò,
foroda me conofciute, e confellate per abufi, che, comcdan-
r»o cniafij e vaghezza aJIofcriuere, cosi nuJIa tolgono di vigo-
re j e di foflanza al ben credere . tr ijiui felice,
Verfi'
Vertjìmilmente Bologna ^ftn dalla fua frima origine^,
e frogrefsi , auer auuto Pittori , e Pitture \
ed anch' oggi in lei trouarfene del 5 oo,
•£*3 6*i £*3 KKKH KM E*3 f#J
ELL'originc dunque della Pittura , come, quando, e da
chi craelle i primi natali , io non vó qui contendere , re-
giflrandone dottamente le vane opinioni de gli antichi
Scrittori; sì perche, non trattando io, come dirti, dell*
Arte, ma de gli Artefici ,e di quelli poi anche foli della
mia Patria , non deuo coniumare il tempo in traferi»
uere quanto fopra ciò lafciarono detto Diodoro, Ero-
doto , Plinio , e limili ; sì perche non mi paruero mai così
prot,itiioii que Gtrogl rici de gli tgizii, che noto anch'oggi impreflì ne' loro
Obeliichi , né sì ingegnofi que'Monocromati de' Greci , cauati dalla fola ombra
dell' huomo , che non poteHero cosi vili , e rozzi motuii di Natura efl'er comuni
ad ogn' altro Popolo. Che quelli poi col beneficio del tempo , e colla frequenza
de gli atti fi riducetìero a gran perfezione , e paflati in Arte , ne rendefiero famo-
fa la Grecia, io non lo niego; dico folo,che come non fu difficile que'primi prin-
(cipii eflere naturali a tutte le Nazioni , così non fu impollibile che confidcrabile
ne (uccedeffe anche in tutte l'aumentorche fé poi le magnificenze e fplend.dczze
iiicredibili della Monarchia Romana votarono ogni Prouincia delle più qualifi-
cate opre non folo, ma de' itefll Artefici, che come fiumi, per cosi dire , a sì gran
mare tutti correuano,ed è appunto (\\ie.\\' Ingenia Grxcortim,atq;Tufconiiì7fingendis
fimuiicris yrbem inundauerant di Tertulliano nel fuo Apologeticojnon e però che
le (uddite Terre ,e Rt ggioni, anche più rimote , non ne follerò le madri , altret-
tanto fortunate in procurli , quanto infclui in perderli . Io so che Plinio col te-
llimonio inuitto dell' Ercole confegrato ad Euandro nel Foro Boario , e colla.,
dupplicata attcùatione del bifronte Giano dedicato al Rè Numa , prcua l'Arte
Statuaria edere fiata antica , e molto famigliare ali' Italia , & in particolare alla
Tofcana , per le cui Terre, foggionge ,animira»anfi fparfe le Statue m quelle
fabbricate . Hora fé Bologna noe folo fra le terre della Tofcana fu anncuerata
A anch'
1 P A 7tT E P 7t 1 M Ai
anch' efla . ifta colHtuita Capo , e Reggia dell' Etruria , fi ha che gforiofamentè
imperaflfe a tucce queli' altre Citti , e nobilitando il fuo dominio colla virtù , fi
vantale d ' eflere , non meno che Metropoli d' vn Regno > fcuola dell Vniuerfo,
profwiTando prima d' ogn' altra la Filofofia, anziinfegnandoa tutto il Mondo i
vericoftumi, le cerimonie facre» elebuone lettere; che però, dopo anchcj
fccoli , fatta poi Colonia Romana , meritale per bocca dell* Eloquenza Iteila»
dico Cicerone > vn' ampio Elogio in lode di Caio Rufticello , eruditiflìmo non-,
folo della Lingua Latina, ma della Greca, ed eccitale l'acutezza di Marziale nel-
la perfona del fiio Poeta Rufo :
Fundc tua lacrymas orbata Bononìa l^iiftt
Et refonct tota plan£ius in t/£milìa .
blfogna bcn*«ncor credere che i Tofcani , tanto celebrati in (^ueft' Arte da Pli-
nio, e per quella da efifoj e dal fudetto Tertulliano vguagliati a' Greci, la nor-
ma, e i precetti da lei apprendeffero ; onde abbondantemente ella poteffe poi
rcllarprouifta di tatti que'vani Simulacri, e dique'fauolofi Numi> de' quali i
riti facri > e le cerimonie infegnaua al Moudo.
S'Ella è tanto antica, chea rinuenirne l'origine ne perdono la tracciagli
Scrittori fra loro perciò difcordi; ed è certo che per molti fecoliauanti l'edi-
ficazione di Roma fé ne ha memoria , come quella , aggionle tal' vno , che fjuo-
rcndo le parti di Enea , lo prouide di gente contro Turno ; è impoflìbile , che_»
in tanti anniriducendoi principi! infufì di que' rozzi fegni a qualche buon con*
torno, non s'auuantaggiafie in queft' Arte con progredì conuenienti ,e degni
al decoro, e maeili di Regina ch'ella era. Se volle edificare l'antichi/Iìmo
Tempio ad Ifide , che oggi Ci vede confa crato al Gloriofo Protomartire Stefa-
no 1 bifognò ben farlo fulla notizia delle linee , e camminare sii i pie delle mifu»
re; e fé in quello poi adorami quel falfo Nume, a cui fi veggono anche appefi
que'voti jch'efprefll in marmoree tabelle , han poputorefiftereaila barbarie
del Tempo, & al tempo de' Barbari ,bifogna ben' anche aggiongere, che fapef-
fc efcgmrlo con immagini rapprefentanti quella Deità menzognera , & in con-
feguen za per mezzo dell ' Architettura • della Statua » ò della Pittura « e fcmpre
del Difegno.
E conquefiaconghietturamedefimajpaffandodaque'prìmi fecoli de' Gen-
tili fudetti a' iufleguenti Chriftiani , mi fermo sii quefta riflefliione : Se Bologna
fiì delle prime , che dopo l' Incarnato Verbo ne adorafle que' Diuinì Mifterii; e
fé ne fottofcriueffe diuota col fangue del fuo Procolo , Vitale , Agricola, Arme-
te , Aggeo , Caio , e tanti altri ; è ben neceìTario , che a qualche immagine del
Crocetìllo Redentore ella efponeile gemiflefla la prima profeflìone della riceuu-
ta Fede : anzi fé a coltiuare queftì fuoi primi femi di vera Religione , crefle fino
dell' Anno ^6o. il primo Tempio a S. Felice , che diftrutro in parte da' Miniflri
di Diocleziano, diede materia apiù foiitaofo,dedicatodel364. alli Gloriofi
Apofloli Pietro , e Paolo , oltre tanti altri inforti più magnifici dopo l'oppref-
fione de gli Ariani > bifogna beaconchiudece che con qaalchc Pittura, oue leg-
geffe-
P A TtT E P Z I M a: s
gertero gì' Ignoranti su le pareti quello j che nonponno sui fogli (corae diffe
Gregorio ) folTero efprelfique' Santi, che doueuano adorarmfi, e per le loto
proprie effigie, e fimboli dirtintamentc riconofccruifi.
Fece fucceffiuamence del 432. S. Petronio fiio decimo Ve fcouo, fabbrica-
re vnTenìpio il più diuoto, e magnifico che mai fi vcdeffe. Le Reliquie infi-
gni fenza pari, e fetjza numero non ci lafciano, quafidiffi, inuidiare a Romai
^(\iO SanàaSanClorum. Tutt'i Mifteri della Incarnazione, fino alla Refurre-
zione del Noltro Signor Giesù Chrifto rendonci famigliari > ancorché si rimo-»
ti , i luoghi Santi di Gierafalemme . I marmi , le pietre preziofc , e i mufaici ri-
nouarono a que' tempi vn' altro , per così dire , Tempio èi Salomone , e non ci
aura auuto al Pittura le fue parti ? Si adora pur anch' oggi in quella infigne Ba-
iilica , oltre il Volto Santo della Veronica di baffo rilieuo , vna dipinta Immagi-
ne della Nonziata > che moUtaa qual lufficienza a que' tempi folle qued'Arte
in Bologna.
Hor qui m'accorgo in qual fcoglio vrti la corrente del mio difcorfo : come
(fento dirmi) vn Tempio fin da'Gentili fabbricato anche in piedi / vna Pittura
anco in effere dopo mille, e più anni! quando non meno gli accidentali dime-
ftici incendii , che gli ftranieri de Nemici , e de' Barbari tutto fi diuorarono , af-
forbirono , fpiantarono il Mondo ! Io non faprei che dirmi , fé non the tali fo-
no fempre fiate le antiche tradizioni, alle quali perche in mancanza d'altro
proue non credere, fé la (tefla Legge tanto (crupolola nelle prous, fenza Icj
quali niunacofa ammette, infimile difetto, crede inatitiquis ad vna femplice
enunciatiua , dà fede ad vna nuda afferzione ? Se quando traditio efl > ne quterat
amplius, m' infegna Grifoftomo , perche dourò io dubbitare di ciò , che d'età in
età Ci andarono trafmettendo i nofiri Antenati , e vorrò olhnatamente difen-
tire dallo fteflo Ecclelìafie allor che mi auuifa, che : non me pnstereat narratio
feniorum , ipfi enim didicermt à painbnsfuis &c. Io, per ver dire, dubbiterò fem-
pre meno in ciò della fede di moki , che alieni da cgm paffione , ed interclTo,
con vna tal quale antica dabbenaggine > e fempliciti fonofi andati fra di loro
raccordando i (ucceflì, facendoli accidentalmente a noi paflarein voce, che ad
vn folo, che dopo ceflatane la rimembranza, gli ha tolti a fcnuere a turco fuo
arbitrio e volere . E che ha di più ella mai di qucfta Kloria vocale , alla qualar
non vorremo accommodarci , quella (cricta , alla quale sì francamente dob-
biamo credere, quando pur troppo tucto di li vediamo andar falfeggiando in
vn' Erodoto, in vn Tucidide, e limili poco fedeli Autori? Ma cerchiamo qui
noi in qual miglior modo foddisfar fi polla a quella incredulità , impinguando,
ed integrando quefta femipiena proua dell'antica tradizione con qualche am-
niinicolo ; e perciò riflettiamo , fé non meno che gl'incendii del faoco , le inon-
dazioni de' Barbari, che sì ftranamente afliHero la inifera Italia, così fpiantaffe-
ro tutte le di lei Città , che f come auuenne di Gierufalemme per parricolar ca-
ftigo di Dìo) non rcliquerintlapidemfupralapidem : Se cosi, dico, leequalfero tut-
te al fuolo » che «è meno lalciandoui orma òvefìigio, voleliero poicon tanto
A i d^anQ
4 PAnTEPTtìMA.
danno proprio , e difpendio impoflìbile > nuoue affatto per abitami erigerne, tf
fabbricarne. Trouo io pure in quelle tanto efaggerate incurfioni cnerfiprelfo
di noi riempite le abbandonate cafc da 'dominanti Soldati, e rimefcolatifi i
vincitori co' vinti> auer anche, di due faueile yna fola componendo infìeme , t>
formando, lafciatiui chiari di sì ftrana propagazione i veftigii nell' odierno cor«
rotto parlare. Veggo, Tealtroue mi volgo, che rertano in piedi Terme ,Pan-
teoni .Circi , Collofei , e tante altre magnifiche Moh , più poi dall' edace dente
del Tempo, che perlemanidicoftoro guade, e decimate. Confiderò che per-
donò la loro barbarie a Chriftiani Tempii dalle Lucine, dagli Argentarii .da'
Conftantini Magni, e fimili pie Genti edificati, e da' zelanti Partorì di tempo in
tempo rtrtoraci , e interi fino ad hora mantenuti : che anzi di elfi, per il loro fai-
fo culto, fi valfc talora non folol'Arianifmo, made'nuoui ne fondarono, &:
erefl'erogli fteffi Goti, che poi purgati, e nnouamtnte al rito noltroconfacra-
ti» a noi Cattolici anch' oggi feruono; e finalmente ho pure almeno in tante*»
tniferie,e doglianze a rallegrarmi, che; mentre le Città d' Italia, (replica anch'
oggi il noftro Moderno^ rimafero da' Barbari in gran parte fog^iogate , e difìrutte,
nonprouò Bologna , ò nobilmente fuperò le publiche calamità , perche l 'armi d /Attila
^è de gli ynni non gìunfero à trauagliarla , e quelle d ' Alarico Rj de' Goti , dopo auer
prefo ^oma, furono valorofamente da lei ribùuttate , fi che difperandone la vittoria,
partifjene.
Non fembri dunque così prodigiofa di cotefìo Tempio d' Ifide la conferisa-
tafiin gran parte (ìrut;ura, uè in conlegucnza tanto niarauigliofa di quefla_»
Nonziata la pre feruata Immagine , che nel più rimoto , e riporto angolo delio
congionte mura da gli ammaliati p;zzi ,e rottami riparata , e difefa , dopo ot-
to fecoli , nel ricercarfi il primo piano del Tempio , og^^i tanto più cauo, e baf-
fodi quello pnniaafcende(Te,eneirgomberarfi,eripo)irfic]uel firo,hà potuto
fcoprirfi,e farfi adorare. A quefia peròaggionganfene,di tante altre che re-
girtra i! Baldi nelle fue note , quelle poche folo , che all' irtell'a raate volte da noi
co'pvtiti efamin3ta,e riconofciutarruniera, ci fiamo potuti ailìcurare elTere
dell' irteilo carattere, e forfè anche Maertro, e perciò del medefimo fccolo:
cioè Noftra Signora , che dalle Catacombe Feliciane hor qua , hor la traporta-
ta .murata finalmente fi vede nelle Cafe prima de'Tribilia, hora de" Vizzani :
quella, che fimilmente.dopo tante mutazioni di fito,fu incaftrata nel cantone
della Cafa incontro a' Signori Maggi a S. Maria delle Muratelle: quella, cho
dopo molte trafportazioni,dal Dottor Fronti .che vi fi fece dipingere dauanti
ginocchioni al Francia , con vn Chrifto riforto dall' altra parte , fu fatta murare
fotto il portico di S.Tomafo di ftrà Maggiore nella parete della Chicfa : quella,
ch'è dipinta nella Chiefa fotterranea de' Santi Naborre , e Felice, che fùla_«
prima Catedra le, fuori allora della Città ,oggiconclufa ngl terzo ricinto delle
mura, col nome dell' Abbadia: quella, che per tante mutazioni anch'effa,e ma-
neggi diformata , e poco vifibile . rtaffene hora vnita al muro nel Refettorio de*
Padri di S. Maria Mafcarella .-quella, che dillo Ueflb Icfogo iraportata da' RR.
PP.
PP. Predicatori a S. Nicolò delle Vigne, flette canto tempo full' Altare > fin che
ampliatala Chiefa» e poftauenevna moderna > fu fatta collocare fopra va pi-
laftro deli 'antico Coro oggi disfatto, come ancora fi vede, & altre che bora
non mi fouuengono .
Sembrano ben' elleno ftrane, e tenute quafi impoflìbili, non però peraltro. Te
non perche non curatefi , rarillimi troueremo clTer quelli, che prefi fi fiano cura
d' andarne inucftigando in quelle più cofpicue Città , che foggette anch'efife a
tanti paflati inforcunii , ne' loro fé non rimafli interi Tempii , ne' miferi auanzi,
che fpiranofemprc del grande, conferuano qualche pezzo di confiderabilc»
fìruttura ,e di non fprezzabile frammento, che ciò riueli e ci additi; potendo
Conofcerfi pur vero anche in ciafcuna ciò , che folo dell' Alma Città fu detto ,
chcj:
CmcL hominum tantam potult componere I{omam,
Quantam non potuit foltiere cura ùeum .
Quindi è che il Bofio , ancorché in ella delle (otrerranee foloandafsein trac-
cia , m molte di fimiii alle noflre già dette, anche fopra terra e fcoperre , potet-
te più voire incontrarfi ; come in q;ie!le , che attefta auere in fua fanciullczza_j
vedute nelTempietto Trium fontium , fatte fino del tempo di Eufebia , creato
Pontefice dell' anno 309. prima, dic'egli, che minacciando ruina,fofse dal Car-
dinale Pietro Aldobrandir o del i<5o6. atterrato , e in così nobile forma ridot-
to : in quello di S. Pafsera ,Chitfa all< raciiie miglia fuori di Roma dietro le ripe
del Teucre > porta 'CUI .dice ,d'A!efsandria poco dopo il 400. In quelle, che
ofseruò nella Chiefa di S. Agata nel Cafale denominato dalla detta Santa fuori
di Porta Aùiclia, dipinte, le non nella edificazione , nella riftorazione almeno
di Papa Simmaco, intorno il 500. E in quelle ,che rapprefentano il Furto ten-
tato da gli Orientali de' Gloriofi Corpi de" Santi Pietro, e Paolo, e ricuperazio-
ne fattane a forza d'armi da 'Romani, che prima diatterrarfi il vecchio portico
di S. Pietro, fatt' egli ricauare in difegno, iui ci ha partecipate col bollino, c-»
che fopra di mille anni attera, pcrcomuae confenfo.egiudicio, efl'ere ftatc^
giudicate dipinte ; alle quali aggionganfi quelle in SS. Cofma, e Damiano, al
tempo di Felice IV. del 525. in S. Andrea in Cacobarbara, del tempo di Simpli-
cio 1. del 467. in S.Pan(.razio, fotte Onorio I. del 62 a . ed altre fimiii, che anche
oggidì fi veggono , e che mai àurian fine.
Le trouate poi fotterra in que' fuoi tanti cubicoli , rapprefentantì per lo più
G iona vomitato dalla Balena, Giona fotte la Cucurbita,il Sacrificio d' Abramo,
Moisè con la Verga, il Pafior buono con la pecorella in collo. Lazzaro nfufcica-
tOjChriftofatiante le Turbe, Chrifloin mezzo gliApofloli, e fimiii Storie sì
del nuouo , che del vecchio Teftamento ; ò quante mai fono , ò di quante mai
n' empie egli tutto quel dinoto , e curiofiflìmo libro , defcriuendole non meno
egreggiamente con l'intaglio, che con la dicitura : màquefte finalmente fono
tutte dopoi giorni di noftra Redenzione , quando Chrifliani afcofi entro quel-
le inimenfc grotte , andauauo fchcrmcndofi dalle perfecazioni de' Tiranni. Che
direni
^ P A 2t T E P R I M a:
diretnnoidiquelle,chetrouacefìrono,etuccodìfìcrouano del tempo auanti
Chrifto,e che altro perciò non fanno che di Gentilità > che confefla nella fua_.
Vita r iltcffo Vafari eflere andato fotto terra a copiare » e che Vi fono vedute, per.
cfempio, nella Villa d'Adriano a Tiuoh > fi vedono entro la Piramide di Ceftio ?
quel Coriolanodifuafo dalla moglie, e figliuola a venire alla dillruzione della_.
Patria, nellagrotta della Vigna dei Vefcouo di Viterbo fotto S. Pietro in Vin-
coli ? quella Scoria nuzziale cauata a S. Giuliano > e pallata a' Signori Aldobran-
dini? quel Sacrificio , che nel disfarfiii Tempio del Sole a Monte Cauallo andò
a male , e que' tanto varii , fauolofi , ilìorici , e concettofi penfieri trouati hora
che ciò ferino, nel fepolcro di Nofonio nella via Flaminia, circa quattro mi-
glia lontano dalla Cittd di Roma, in luogo detto volgarmente le grotte Rofle?
Hanno potuto dunque conferuarfi tanti fecoli prima dipinte quelle
figure de' Gentili, e non l'auranno potuto lenoUrc^
di noi altri Chrifliani tanti fecoli
dopo fatte ?
Dof
Dopo la cacciata de' Barbari dall' Italia , ejjerfi ben Pre^
Jio al fari (fé non f rima) di cjtial fiap altra Città ripi^*
gliate d dipingere in Bologna \ come dalt opere^ che an^
che oggi VI fi vedono dip.fdi Guido 3 di Ventura^
e di Or fon e 3 primi Pittori di que' tempii
cioè dal 1 i lo. fino al 12 40,
««3 E«3 E^ S«* 5«4- £*J £« ■?«»
Ncorche per le addotte ragioni , e dimoflraci efcmpii nell'anni
tecedence capiro'o , io creda , polla a badanza reftar pro-
uato . pcrqualfiafi tempo , mai di Pittori, ò Pitture effere-»
rcftata affatto priua Bologna ; ad oi^ni modo, perche non
vorrebbero fjrfe accomodariiifi altre Citti, che ò per più
frequenti, &o:linateoppreliìoni patite, ò per minor cura
delle loro immagini tenuta , fegni , e vefligì così vini anch'esi-
gi » come i noftri moftrare non polFono ; io vo qui , fcendendo a tempi più baf-
fi, ridurmi a prouc tanto più ficiii, e ficure,q unto a noi più vicine, e dimefti-
che. Voglicdico.fcanrando co* fcrupoiofi Critici il p.-rigliofo golfo, chere-
ca loro tanto faftidio di que' trecento aniii infelici , ne' quali > mancando le Arti,
£ pericolando le Scienze, il loro degno cfercizio in vn tenebrofoCao;di nuoua
ignoranza , e d'impotenza rimafe fofpefo , ed inefficace , fcrutiniire l' opre c<y'
mi.iciatcfiadipigiredinuouo : Equi, ò quanto a ragione pollo gloriarmi di
trouare nella mia Patria del ben pretto riprefo valore frefche , e viue memorie !
Eccone di tante quefte poche fo!o,pernoniftancareil Lettore.
Quelle tante , e sì belle figure , che attefta il Baldi nelle fue note , auere più
volte veduto nella Chicfa vecchia del S. Saluatore , prima che \imSQ auerrata,
per fondaruifi la moderna , fatte del 1 1 1 5. con quelle lettere fotto ; p. f.
La Madonna detta de'Lambertazzi , lodata dal fudecto Baldi , & enun2iata_,
deirifteflbp./; cauata poi vltimamente dal muro del Palagio pubblico, e trapor-
tata nella Chicfa della Baronceìla , ouc anch oggi R vede, dipinta del iizo.
Della fteffa mano, e dell' ifteiTo anno dipinte, dice, in muro, il mede/imo
Baldi, leduecopiofiflìme Storie della Paffionedel Signore portante la Croce,
edin quella confitto , nella prima Chiefa di S. Stefano.
Quelle figure di Santi, che ornisi più non fi veggono india Cafaoggide! Sig.
Dot-
8 P A 7iT E P R I M A
Dottore Alle j prcflb la porta , oprate da Guido del 1 178.
Quella Madonna rincontro il h'anco della piazzuola di S. Paolo» nella Cafa
contigua a que' fcalpellini» dipinta fino dell'Anno 1 180. dall' ilieilo Guido.
Quel S.Antonio anco in ellere inS. Maria Nuoua, dipinto del 115)7. del qua*
Je foggionge auer pofleduto egli il difegno in carta pecora » lumeggiato di bian-
co > col nome fotto r Ventura de Bononia.
Qu,ellaB.V. col figliuolo, oggi dettala Madonna dc'Profeti, nella Chiefa de'
RR. PP. de'Serui > dipinta auanti il 1200. nel qualanno appare cfTcre (lata de-
poHainvoMunillero alci edificato , da quelta ifcrizione {otto:
Ter doni largiti , e miracoli tanti
Trincipio fa di tjuefto Munafitro
Il mille, e dugento del Santo de' Santi.
La Madonna della Punta, dipinta già nell'vkimo ricinto delle mura dellaj
Città, che fu intorno il 1210. in vnodique'cancelli, poi traportata, per 1 mi-
racoli che cominciò a fare, in detta Chiefa del 1270.
Quella.ch'era nel muro del penultimo ricinco della fleflTa Citta , tirata den-
tro da RR. PI'. di S. Martino , dipinta del 1 2 17. con le parole : Ventura pinftt,
L'antichillìma Immagine di tutto riheuo della B. V. che tiene sii le ginocchia
il Figliuolo morto nel Tempio di S. Domenico nella Cappelletta preflo il San-
tuario , oue ftà riporta la Teda di detto Santo , tanto tempo prima di lui anche
formata, elTendone egli flato diuoti/Iìmo, e che del i2 2}.miracoIofamcntC-#
parlando , confoiò vno di que' Padri , troppo afflitto per l'aftinenza.
Vna Madonna fuori nel muro de' RR. PP. della Carità, per lo nuouo portico
traportata, e dipinta del 1226. con le parole : ^r/o/".
L'antichiflìmoCrocefiffo full' affé in S. Francefco dietro il Coro, del quale
fu così dinoto il S.Padre ; e che del 1242. parlò miracolofamence , confolando-
ìo , al P. Fra Gio. Peciani , ingiullamente al fuo Padre Generale accufato.
Queir Incoronata , eh" è nel refettorio antico , eh' oggi ferue per granaio de'
RR. PP. di detto S. Francefco , fatta del 1 2 44.
Negli antichiflìmi Statuti dell' Ofpitale della noftra Archiconfraternità di S.
Maria della Vita, fcritti in pergameno del 1260. la B.V. (oftenente sii le brac-
cia il nolèro Redentore da yua parte, e dall'altra duo'manigoldi, che con sì buo-
ne attitudini diuincolandofi , flagellano 1! Signore legato alla colonna ; fenza le
tante , e tante fui territorio ò pinteui prima , ò mandateui dalla Città , per ri-
metterne in luogo loro delie più moderne, e meglio fatte , come, per efcmpio.la
B.V.degli Alemanni fuori di (Irà Maggiorcdipinta dallo (Icflo Vrfonc del 1221.
quella , che ii vede reftata fola entro que! cancello nell' antichiflìma Chiefa del-
la Madonna del Monte , fuori di Porca S. Mammolo , onerano anche della llefla
mano, in altri tredici compattili cancelli, Chrifto, e li dodici Apo/ioli , ferme
il Baldi, e dopo il Cauazzone nel fuo trattato delle Madonne di Bologna; cfae
iùrono fatti dipigere da Madonna Picciola Piateli dell'anno 1 1 15. US. Petro-
nio dipinto nel muro di vna CAlciira ili ^.Petronio Vecchio dei 1240. daifud.^t-
to
J
f,f. GVIDO VEmV^A E OTISO^E, 9
co Vrfone : Quelle varie ftoriesì ben fatte fotto il portico della Chiefa di S. Po-
io di Rauone, fuori di Porca S.Ifaia,deiriltc(Ta mano, e del 1 2 48. oggi così Ipro-
pofitaramentccopertecon tenta roda, e affatto quali caflace ; & altre infinite
che tutto il dì fcuopronfi ne* Cartelli , e luoghi morati del Contado.
Ed ecco quanto quell'opre comincino a fare apparire bugiardo chifcrille,che
aWora che: per Cinfinitodiluuio de mali, che haueuano cacciato aldi/otto, edaffogatx
la mifera Italia , la più tojlc perduta , che /marita pittura rìnafcejìe prima in FirenT^,
fhe aliroue &-C. e come perciò l'ignara plebe non folo , ma qualche buon Autore
del paflato, e del prclente fecolo , camminando su l'altrui fede , e alla cicca,lìa(i
lafciato portare da sì vana credenza , ed erronea opinione . Egli è auuenuto in
CIÒ per l'appunto di quello Scrittore come fuccelTc dell' Annio Vjterbefe> che
per dare anch'egli pili famofe , ed antiche le origini a molte Otti , e in conse-
guenza tanto più nobilitare la propria, appoggiatoli a certi apparenti principi/^
da huomini nelle Lettere di prima sfera feppe guadagnarli vna poco lodata cre-
dulità . Così , dico, quelli , per fare pur credere i primi rinouaton di queft'Arte
perdura affatto , die' egli, i fuoi Paefani , da intereifati Scrittori di quella ftelTa
Nazione pochi, e poetici detti togliendo, e con iperbolico ingrandimento efag-
gerando, fi traile dietro dcYucceflìui Autori, colla facile credenza , vna comune
opinione. Hora sì come col benefìcio del tépo,gran padre delia verità,anzj del-
le bugie feuera-fi'cale,ie fiilacie dell'ailuto Frate fono già fatte pale.^,così collo
fleflo mezzo dell'Iftorico Pittore le inuétatefi origini di Pittura in Italia Ci danno
a conofcerejC fi fcuoprono;che quando pure ei voglia,ed anche polla eflercquel;
Credette Zimahue m la pittura
Tener lo campo, <& hora ha Giotto il grido,
a fuoipaefani, reltati forfc m ciò più infelici, auer pocuto addattar/ì, non può
certo, per i già fopra dimoflrati r fempii, ne'noftn Bolognefi vnqua auuerarlì.
Dunque folo Bologna ftì così priuilegiata dal Cielo, che perqualfiuog!ia_»
triiferia,ed opprctilone le fue iacre Immagini mai perdette di vifta;e fé pure nel-
le comuni ruine delle altre Cicca non potè non perderle, nel folleuarti pofcia.
Ceppe ben prefto , e prima d'ogn'aitra rinuenirlc , ricopiandole imitarle , e coli'
iinitazione partorir Maellri ? Io di e io non mi vanto, ne fon così temerario,
che nello IlelTo tempo che canto danno le altrui millanterie , in quello oartico-
Jare limili a danno, ed elclufìoned'ogn'altro io ne rammenti, e ne aduni. In ogni
Città , dico io , npigliodì facilmente il dipingere , e poche forfè vi furono , che
fpento ogni lume di operare ,ne perdefiero affatto , e per femore gh efemplari»
reflando fenza pitture : Eccone , dopo tanti anni ancora, viui i rimarchi in Ro-
ma folo, pernon poter dir di tutte: InS. Agata de'Goti quelle poche reliquie
di pitture, al tempo de' ilefll Goti che vi celebrarono : Quelle p;rturc Chri-
fliane fatte nel Tempio già di Diana : Il S.Seballiano barbato m S. Pietro in Vin-
coli fotto Agatone Papa, che fu creato del 679. La Madonna del AJehni .ca-
nata dalle ruine di S.Pietro antico , fatta nel tempo di Formofo circa 1' 8g r. La
Madonna in S. Glo. Lacsuiio j paiTato S. G io. in Fonte per laiire sella Chicfa , di
IO P A ^r B P Ti I M A
quefto medefimo tempo : Il Saluatorc con quel S. Pietro che hi tré chiaui, eJ
S. Paolo rocco le voice di S. Pietro , che auanti (èaua fotco , ò preflo il Sepolcro
di Occoiie Secondo , detto Terzo , fatco al tempo di Leone Terzo , che fu dell'
800. Sotto le fteffe la tefta pure del Saluacore ad vn'Alrare, fatta al tempo d'Iii-
noceiuo Terzo del 1198. In S. Saluacore de Aflìbus picture al tempo cii Leone
Terzo dell' 800. Le picture in S. Grifogono 1 ouc è la nauigazione della trapor-
fazione del Braccio di S.Giacomo nel muro di deaero della Chiefa , alla porca»
ch'entra in Conuento > con quella memoria : ^mo Incarnationis Dominictit 1 1 28.
Indizione j. anno Domini Honorij TV. I^. Ioannes de Ctema velCorofo
mare Bdduinatus ordmatus Vresbyter Cardmalis, & yenerabilt, V afe ali VP. titilli
S.Grifogom d fitndamentis hanc Bafittcam lìruxit , & erexit , thcfaurit ornauit , & vc-
§ìimentis pofiejjionibus ampliamt , Tarochiam adauxit, prò etus peccati!, qutcmq Icge-
ritis, & audicritts intercedile ad Deitm , &duite , ò bone Saluator , tiolkttquefiilutis
amator , Fili Chrifle Dei , parcereden/ftor et : Quelle a S. Eukbio , al rempo d In-
nocenzoTtrzo dell'i 198. Quelle a S. Gregorio di quello tempo, e fimilu
Tanti Mufaici poi > come quello delle Vergini prudenti in S. Maria in Trafle-
uere focto Eugenio fecondo del 1148. Quelli di S.Maria Magj»iore,diS. Gio»
Lacerano , e limili da Formofo fino a Bonifacio Oceano , e cosi dell'Spo. fino al
1294. fcnza que' tanti rimarti anche in piedi ne'fecoli anche piùdifafìrofiin Ra-
uenna : Quello cioè della Tribuna di S, Agata Maggiore ornata intorno il 400,
QueilonellaTrunadiS. Appoliinare di Ciafie.fattoui fare da Giuliano Argen-
tano del 545. Quel celebracoper lo più bello di turca Icalia dal Biondo nell'al-
tro S.Appollinare il nuouo jfatcouifare incorno il 5do.da]rArciuercouo Agnel-
lo : Que'SanciCofma,e Damiano fuori della Tribuna di S. Michele in Aphrf*
cifco del 445. «e^// abiti de quali ( ferme il dotto FabrO c/« e' curiofo delle I{omane
antichità ,pHÒ comprendere , come foffero que' cingoli, che nelle dignità sì della toga»
come della jpada y erano in quel tempo cosìfamoft , sì come il modo del vefìire anci-
co de gllmperadori , & Imperacrici fi può da quei che fi ofTeruano in S. Vitale»
edificato daGiudiniano al tempo di Narfeccc , e dedicato del 547,
Furono ben'elleno vedute tutte queft'opre , & altre aflài più che allora vi era-
no, ma di non eficrfi ofleruate fu intìnto; quelle fo'o memorandofi, che dopo il
1 ; 00. furono dipinte , perche altre non fé ne credeflero, e prima delle princi-
piace apingerfi dopo il 1260. da Cimabue. Non fenza però gran ragione acre-_
mente van tutti dolendofi , come il Sig. Mancini nel Tuo difcorfo di Pittura , nel-
le fue Vice il Ridolfi «nelle fiie il Sig, Filibien; concludendo il primo. Cheji«-
gamiarono il Safari, ed altri, chenonhaueuano così ben vifìe , e confiderete le pitture
di Rjama , e d'altri luoghi , in dire , che rinafcefje U pittura , & ilfuo Taire , e genitore
fojie Zimibue da FireiiT^ , come raccolfe dal detto di Dante:
Credette Ztmabue ne la pittura
Tener lo campo &c.
perche in Conflanmcpcli vi ermo pitture , e TUaHri molto migliori di Zimabue , anì^t in
Sicmjìeda , & in [{oma, moftrando U fecondo qualraence da'Mo laici di S. Marco»
;;./ GVIDO VE^TFRA E OTtSO^E. ii
prlncipiatifi del 1071. e migliorati tanto del 1 1 8<f. La Titrura ne' moderni tempi [ì
Tinouajfe in yene:^a, prima cljefofie introdotta in Firen^, comerijfetifce , feguita egli,
il Safari , dicendo che da Firentinil'anno 1 2 40. furono chiamati di Grecta alcuni Vit'
tori > per rimettere l'arte nella Città loro , feguendo egli con molta oflenta:^ione à de-
fcriuere le opere di Zimabue ,d jtnireaTafi i di Cado Cadi, di Ciotto, di Stefano, di
"Pietro Laureati , di Bufalmacco > e d'altri fuoi Vittori &c. e foftenendo , e prouando
il terzo , che finalmente quefta «' efipas vnArtque les Itatiens ayent inuente , ny
tnefme qu ils ayent deterre eux feuls . Lors qtteCrimabue & Giotto commencerentà
le faire revivre , on lepratiqu«it au-decà des Trlontsaufji bien qu' en Italie , où l on
feut direque depuis Conflantin les Ouvrages de Scutpture & de V cinture n efloient pas
d'vn meilleur goufi dans ^ome que ceux qu' on faifoit icy . Profeguendo , Se efempii-
ficando in vn libro capitatogli nelle mani en perchemin, fcriu' egli > 4' v» jtutew>
Francois, dont les cara&eres& le langage temoignent efìre du douT^eme fìecle . Ily «
^uantite de ligures à la piume , qui font connoiflre que le goufi de dejieigner eHoit alors
mjfi bon qite celuy d Italie l'efioit du temps de Crimabue &c.
Così mi dolgo anch' io , e con tanto più di ragione , quanto che non è g\ì ol-
tre i Monti , né polla nell' Indie la noftra Bologna , fi che pitture così antiche ia
ella ben olTernare non potefle, riferire gli Autori, che vi fi {bttofcriflero, aggion-
gcre il millefimo , che fotto vi pofero , & infomma con la douuta fchiettezza e
iinccrità propalare nella fua Pittorica Storia, e dire; che fi come dalle fopra
i-egiftrate Immagini appariua , qualmente dopo tante oppreffioni riforca la mi-
fera Italia, poco auea ritardato Bologna a ripigliare il dipingere ,• così dalle»
ilcfle cominciauano qualche poco a darfi a conofcere quattro di que' fuoi Mae-
ilri , ch'erano ftati de' primi in Europa ad arrifchiarfi al Pennello j cioè quel p.f.
«quel Guido , quel Ventura , e quell' Vrfo, od Orfone, che dirfi deggia , come ta.
Je appunto l'appella il Baldi nelle fue note : Eflere fioriti coftoro tré fccoli iti
circa dopo quelle comuni infelicità , e in confeguenza molto tempo , e tal' vno
di eflìvafecolo prima, che paffalTeroin Firenze que Greci, da' quali ilfuoCi-
mabue l'Arte apprefe: quando dolendofi il noftro Baldi fudecto di non auer mai
potuto trouare di qual'anno nafcefie alcun di quejìi noflriVittori sì antichi : di qualfa-
tatglta foflero , ò altra fitnile particolarità, conclude,»o» altro faperfi, fé non che cauarfi
dalle loro opre effer e flati auanti ti Cimabue , mentre fiorì il primo del 1 iio.il fecondo
auantiil izoo. il terT^o del 1220. & il quarto preffa il 1240. regiftrando pò di tut-
ti, e ciafcum le già mentouite Madonne, con altre aucora ite a male, e chc_»
perciò ftiBiatohòfrudaconoil qui crafcriuere.
Informis quondam Ti£lurareperta
B a DI
FF.ANCO BOLOGNESE.
D I
MANNO E FRANCO
BOLOGNESE
E D I
VITALE LORENZO SIMONE IACOPO
E CHRISTOFORO
DEL DETTO FRANCO DISCEPOLI
Che fiorirono dal 1 300. fino al 1400.'
t^ tm !*}•■£#} m, t®' £«>5 S«e
Osi deboli , ed infulfe, pernon dir (ciocche , e fpropofìtate
a me più fempre comparifcono , per dire il vero, de' quattro
già memorati Artefici le figure, che nonpoflonoiimaraui-
gliarmi come tanto l'efalti il nofiro Baldi non meno, ch^^
quelle de' fuoi primi paefani tanto anch' ei celebrale il Va-
fari . Non niego , che aflai non fofle , fé non altro , l'animo
loro , e l'ardire di quel rozzo > e nudo fecole , che vidde ri-
forger l'Arte , mafllme che. mouendofi eglino non con altro lume, che del pro-
prio intelletto a ripefcarla, e rinuenirla, non ebbero a chi appoggiarfi, chìfe-
guire;ma non so twtauia come far loro poca anche parte di quegli encomii,
che a' fuflegnenti Maertri più torto douriafi. Quegli molto fcarfi inuentori, nul-
la di più parmi mollraflero nell' Arte , che i puri , e femplici iftinti , e impulfi di
Natura ; quefti più induftriofi indagatori,vi aggionfero pure vn poco di motiuo,
e di grazia ; e allora sì che l'opre pare comincino a riconofcerfi per parte dell'ar-
tificio, oue quelle prime non feppi mai raffigurare che per vn barlume della ra-
. zionalitd ; sì come, per efempio, dirò fempre vno ftrepito, non vn concerto , ed
i armonia quella, che fcotiilì a prin^-ipio vfcir dalle mazze , e rifuonar full'iucudi
d'vn. Inbalcaino . Argoraeata anche il viliauo , e lo Tenti fare induzioni, ed en-
time
14 PATtTEPTtlMA
tìmemi con gli altri pacchiani full' aia; parti però quefla naturalezza degna del
titolo d'vna Logica confiderabile? Eh, che fino che l'Arci non hanno qualche,»
poco d'eccellenza , non fé ne confiderà il principio , non fé ne tien conto : che
però paflb ben preflo a duoi altri, ch'anzi trapano , per meglio dire : L' vno è
MANNO Orefice, e Statuario, che da! Baldi vien riporto anche tra Pitton'j
ejfendofl, dice, vedutaanticameiitedipintadifuamanoneW antico Valai^ detto del-
la Biada , che fu poi vnito al Tala:^ Maggiore , vna B. f^ ergine col Bambino, con fot-
ta U/ho nome, e col milUfimo,cb' eradei 1260. Si. auendoegli nella Tua racco'ta
d' antichi difegni ; la Strade de gì ' Innocenti molto capricciofa , e diligentemente di/e-
gnata di {uà manoi sàia cartapecora. Di coftuifa menzione a balianza il Mafini,
dopo il Ghirardacci nella Storia di Bologna, e il Bumaldo nelle Tninerualia Bo-
Tjoawj memorando particolarmente il Ealdi ciò, che daefli ancora fu toccato,
cioè : quella Statua di bron"^ di Bonifacio FUI. pofla fopra il coperto della B^enghiera
de' Signori ^n^ani , che dalTala:i^o del Vublico ri/guarda sàia Tia7^:^a maggiore,
col mìllefimo, nel quale fu la prima volta pofla in opra , che fu del ijci. e la cui gof-
fezza) per dirla , non so com e abbia potuto meritare d elTer ricopiata io marmo
dentro il famofiffimo Tempio di S.Pietro dì Roma, fé nò èpiùper la fedeltà del
fatto , che in riguardo alcuno della fattura : E l' altro
FRANCO , del quale non poffo che parlare con vn poco più di rifpetto, co-
me quello che venne giudicato a que' tempi vguale ad ogn'alcro , anche all'ilief-
fo Giotto , quando non mandò Benedetto Nono a riconofcer l' opra di quegli a
Firenze , e a leuarlo , che da Bologna ancora non Ci faceffe venire quello Franco>
per feruirfene a dipingere non folo , ma a miniare i volumi flellì della Libreria.»
Vaticana ;come chesìfottile,efina operazione da verun* altro non bene vfa-
ca, altro fapere ricercafl'e , altra diligenza , di che trouauanfi prouifti gli Artefi-
cidi que' tempi;e nella quale manifaaura fi portò di maniera, che non folo fe-
ce flupire quel rozzo fecolo,mafuperatodi gran longaOderigi da Gubbio, che
concilo lui volle competere, meritò che di lui cantalfe Dante nell' vndecimo
capitolo del Purgatorio.*
0 ; digi à lui non fé' tu Oderìgi
L'honor d' ^gobbio, e l'honor di queW ^rte t
eh' alluminare t chiamata in Varigli
Frate , difs ' egli , più ridon le carte ,
Che ptnnelleggia Franco Bolognefe ,
L ' honor è tutto fuo , e mio in parte .
Diluì niffuna menzione trono nerla nota del Baldi, nulla ne parla la Biblio-
teca Bolognefe , e poco mancò che ne fcriueffc il Vafl'ari , mentre nel mezzo a
pena della longa vita del fuo Giotto , quella di Oderigi, e di Franco inficrae re-
iirinfe in sì pochi detti: Fù in quefla tempo in l{oma molto amico di Giotto, perno»
tacere e ofa degna di memori» , che appartenga all'arte, Odengi d' ^gobbio eccellente
Tniniatore in que' ternpi, il quale condotto perciò dalVapa , miniò molti libri , perla
librenadi Talai^o t che Jonoin gran parte oggi confumati dal tjsmpo . E nelmiolibro
de
F$.A^CO E vitale: 15
rff* difegnì antichi fono alcune reliquie di man propria di cofltii , che in vero fu valente^»
buono, fé btuefù molto migliore Maeftro di lui , Franco Bologne/e THiniatore , che per
lofieffo Tapa , e per la fleffa Libreria , ne medeftmt tempi lauoro affai cofe eccellente-
mente in quella maniera , come ft può vedere nel detto libro , douehò di fua mano dife-
gni di "Pitture . e di Minio : e fra efji vn aquila molto benfatta, &vn Liond che rom-
pe vn albero bellijfimo &c.
Egli è però certo che fùii primo, che in Bologna fondaflevna Scuola raolto
a que' tempi famofa per tutti que' concorni ; facendofi altrettanto nominare al-
lora per tutta la Romagna, e la Lombardia i fuoiailieui, che furono partico-
larmente vn Vitale , vn Lorenzo , vn Simone « vn Iacopo d' Auanzi , & altri da
quelli poi denuanti , quanto per tutta la Tofcana ebbero grido in quel fecolo vit
Capanna , vn Laurati , vn Bufaimacco , vn Taddeo Caddi , e fimili difcepoli di
Giotto : quanto fecero fìimarfi in Roma vnGio.daPilloia, vn Simon Memi,
fcoiari dei Cauallini : quanto ceiebrarfi in Venezia , e fuo Stato i feguaci di Gua-
ricnto , ed altri in altri luoghi , che non è mia parte il qui raccordare , e ridiro,
A noftri dunque fudecci darò più fermo principio , ma non in modo,che ftretto
non ricfca il racconto, per paflare benprefìoa que'fufleguenti , che fono più
fopportabili, e più di arriuare affrettandomi a quei del palmato fecolo, e quei
del noflro, ne' quali fpero ch'ogni longa dimora fia per riufcire non meno vti*
le, e fruttuofa , checuriofa,ep;ùlicta ,e perl'eccellentiflìme opre loro d'ogni
più compito raj^guaglio , ed accurara nfleilìone ben degne , e per i bizzari acci-
denti , e ftrane fortune loro accadute , per le riguardeuoli ricompenfc del lor va-
lore , ftima della Virtù, gloria del Nome . E il primo dunque il mentouato
VITALE difcepolojcomediffi, dello fteflo Franco, e non meno di lui va-
lentaomo , ferme il Baldi , e la di cui lode data alle fue opre nella Biblioteca Bo-
lognefe , eh' elleno : virtutem illiiis egregism admodum , elimatifftmamque rnanum
dtmonfìyant , parmi non pocerfi meglio adattare , che alla fua trafandata da ogiV
altro per l' addietro diligenza, & e fattezza; limando appunto, per così dire,!e
fue figure , e ben' aggìultandole , aggiongendo loro vna non più veduta delica-
tezza , e grazia ne' volti, amplitudine, e ricchezza ne" vcftin, inuenzione,c_»
fpirito nelle mouenze , parti tutte degne di maggior nfleflìone , e di più longo
difcorfo , eh' io pofla tutcauia in sì perfetto fecolo, come il noUro, farne ,- che fé
poi , non per bafio gufìo , ma per curiofo genio, defìderafle qualche indagatore
di Cmili antichità foddisfarfì, non potrà meglio, che pafsandofenea qualche-»
Chiefa in Villa , oue per io piùfi vedono innocentemente relegate talora fimili
anticaglie , non per altra colpa, che del crefciuto lufsojambiziofo di quel pri-
mo porto , che dentro la Cirtd a quelle diedefì . Fuori perciò della Porta di San
Mammolo, entro l'antithifiìma Chiefa della Madonna del Monte, oppo/la per
auuentura a quella , che auerui fatto perprima da incognito a noiMaeflro di-
pingere fino del 1 1 16. Madonna Picciola Piatefi fcpra dicemmo, potrà ofser-
uare vna B.Vers'ne, che tiene su le ginocchia l'aniorofo Giesù, ditrafparenti
linijj.cenerocurpiciuolo vellico «e che non credcrebbcfì mai con quanta viua
€fpre{-
éfprefllonedidefioinfieme, edi timore, fnpièrizzatofi, fmaniofb ff muouaG
verfo il Padrone auanti a lui genufleffo , e nello fteffo tempo fi attenga al manto
della Madre Santiffima , che con altrettanto contento , quant' è l'accortezza-»
perche non caggia , il trattiene > fottoui : Vitalis de Bononia fecit anno i j 20. Po-
txà più fotto > paflata la metà del moncei nello fcendere a ballo , confideracj an*
che que'Santi di fua mano lateralmente al muro appefì , vederne vna fìmilc en-
rro vna Chiefiuoia , detta comunemente la Madonna de'Denti . Ella è come la
fopradetta fulPalTe , & altrettanto , come la fudecta > egregiamente conferuata,
ammirandoli e neli' vna) enell' altra vn colore di carne così frefco, chefembra
di pochi giorni impafiatO) e il manto dì vn azzanno così viuace e brillante > che
fomiglia ( maxime tutto tempeftato di griffi d'oro , quafi di fiammeggianti ftel.
"le ) vn pezzo più tofto di Cielo, che vn li;]i!fimo oitrainarsi e fotto di efifa fcric-
to : Vitdisfecit hoc opits 1545.
£ quefto è quei Pittore , al quale con molto più di ragione potrei anch' io di-
re , auer grand'obbligo l'Arte , e molto douer gii Artefici , come quello , che vi-
rilmente fcofla ia pufilanimità de' panati, e quellantica rozzezza fpogliatofi, in-
fegnòrarrifchiarfia folleuati pcnfieri, e fpeculare peregrine iimenzioni ;adar
moto,e vita a quelle per prima sì intere, contornate, ed infulfe figure ; e noti
meno operando col difcorfo, che faticando con la mano, fiar attaccato al ve-
ro, e fchcrzar col verifiinilej come, per figura, fi oHerua anch'oggi nel Natale
diNoft.Sig.che fece fotto le prime ioggie del primo Clauftro di S. Domenico,
ma più in quell'altro , che fimilmente in muro dipinfe dentro in Chiela, innic-
chiaco nel primo pilafìro preflb la Cappella maggiore. Non ci rappreienrò egli
qui fui fieno nudo il Bambino , contro a quel : pannis rum iimolmt , & rectinauit
iìiTrte/epio del Vangelo; ne tampoco fiutato da giumenti , ne colla Vergine-»
Madre predo la mangiatoia, ma da elTalunge, eindifparte, allora perauuen-
tuta, che inuoltolo in que' panni, prima di deporlo fui fieno , l'adora inficine
col buon CiofefFo, che quafi per fuo ripofo ancora , non fbffe: eilocus in diuerfo'^
r/o , fu! bafìo del fomaro neceilìtato a federe, dolcemente il contempla . Reita-
no in tal guifa colà foli a roder ia paglia a lortaleiitoi duo'giumenti, al più vile
de' quali fperchevniformi non fodero in quell'atto, e per l'cherzare alquanto
pittoricamente ) alzò la tefta verfo il Cielo ad adbrdare l'aria colia flrepitofa vo-
ce allora appunto, che dalla fupenore armonia d'vn Angelico Coro auiiifato
vn de' Partorì , non fai, fé più vfciro di k fteflb per la dolcezza di quel celefte>
canto, rattenghi il paffo , ò fé più fpronato dal defio, quello muoua a frcttolo-
foritrouarc l'annunziatogli nato Saluacor de! Mondo : Pocodiffimile ne' con-
cetti non meno , che nella maniera fu da Vitale
LORENZO fuo coetaneo, e fors' anche concorrente, quando tante volte
àuuiene che non fi veda sj muri qualche pittura d'vno, che a fianco , ò al rincon-
tro di efla dell' altro ancora ben prello vna poco differente non Ci fcuopra ; co-
me chi ne fofse curiofo potrd , per efempio , frequentemente oiseruarlo nel fu*
detcoClauUrodc'KR.PP.Domcaicani; oue/ì vaiano pur' anche mantenendo
mol-
LOnEJiZO SIMONE B UCOPOl 17
moire di quelle loro Madonne , e Santi, tutto il dì foggetti alle nuoae rimoder-
nature del luogo , e alle afiìilìoni dì quelle marmoree lapidi erette a quegli 01«
tramontani di conto» che nel maggior feruore de'iìudi)> lafciaron la vita in que-
fìa Vniuerlìcà non folo> ma alla ftella baldanzofa goffaggine, fé non è maltzia,de
gl'Imbiancatori i che con vna fola ben groffa pennellata di calce» tante sì belle
di valenti Artefici di caflare > e coprire pare H pregino. Dicono che /ìmilmen-
te ) auanti che (ìmil disgrazia accaddelTe , nell'antico Chioltro de' RR.PP. Con-
uentuali , affatto da cfTì poi chiufo, e tiratoli dentro per loro folamente priuaif
vfo , di mano di quelli duo'Pittori alternatamente fé ne vedefTe quanciti ; ed ac-
teftano il Mafini, e il Bumaldodiqueft'vltimo, che : egregttt illitts opera in mura
color ata, afabrtque delineata in antiquifsimo Sanila Maria de Media ratta, extra "Por-
tara Sanélt Mamma, Bonon.Templo prouea. hncHfqiext, app.' Ma quelle di quel
Chioitro chi più le crederebbe , fé nel riaprirne per nece/ficii vn' andata alla Sa-
grefìia , non Ci folfe a noi fatta vedere di fua mano , rimafla pure in e^ere , va'
Immagine di Maria col caraBambinoGiesù,in mezzo alli Santi Giobbe,e Chri-
fioforo ? E nella fudetta Chiefa di Mezzaratta chi delle llorie di queflo|Maelira
me ne si moftrare vna intera > e ben conofcibite > eilendolì tutta quella partc^^
del muro a mano deQra» ou'egli prima poi Chrilloforo dipìnfe , per lo più fero-
fiata j ò fmarrita ; non ad altro auendo feruito la pietofa cura del Fantuzzi itLì
farle rinettarc , e dar loro fopra olio cotto , ò vernice che fi folfe » che a mag-
giormente annerirle , e fporcarle ?
Paque' pochi frammenti però, che qui vanno pur' anche fchermendofidal
totale loro eccìdio , e dalla fudetta Madonna ( a quali opre folo , per non tanto
ftancarlo con l'altrei rimetto il Lettore ) appare ogni volta più di Lorenzo il va-
lore , quando a lui non gionfero certo
SIMONE, e
IACOPO, che fiorirono anch'elfi poco dopo, cioèverfo il 1370. e cho
dalla fcuola fimilmente di Franco elTer vfc iti, atte (la il Baldi fudetto . Attefe fui
principio Simone a dipinger folo Immagini grandi del Redentore per amor no-
ilro confitto in Croce,onde Simon da* Crocefìffi comunemente fu detto ; e Ia-
copo a figurar folo Immagini di Maria Vergine , in ciò feguendo l'vmor di Vi-
tale , che fempre corfe voce, non auer mai volfuto far Chrifti in Croce , folito
dire,pur troppo auergiielo conficcato vna volta gli Ebrei,e trafìggerlo pur trop-
pò ogni giorno i cattiui Chrifiiani co' loro peccati ; ma vnitofi poi con Simone,
e poitofì a fare con eflo lui a compagnia , (ì diede » come l'altro , ad ogni fattu-
ra , componendo , ed iftoriando infìeme , moltrando nell'opre loro motiuo, in-
uenzione , efpreflìone , e facilità , per quanto comportarono que' tempi. Mol-
te fono , che afsiemcintraprefero , che vanno pur'anchefoflenendofì, non così
affatto confumatc, che in parte olferuar non fi polTano ; ma fra l'altre mi par pur
degna di molta confiderazione quella grande , che vnìtamente operarono nella
mentouata Chiefa di Mezzaratta , commendata , dicefi, per quel eh' ella com-
porta , da Michelangelo allora , che H trattenne in Bologna in cafa dell' Aldou-
C " ran-
ìB p a RT É P 2i i m a
rando > e più di che meriti, parmi, lodata da' fiefsi Carracci. Vi auea dipinto
molto tempo prima nella facciata di dentro fopra U porta maggiore , e ne' la-
terali infieme Vitale vno de' fuoi Coliti Prefepi di Noftro Signore , vaisndofi con
propofico del vano di quella porca, a piantar fopra l'archicraue le rozze colonne
di quel rudicoedifizio lòdi quel tetto, forco il quale ricourofsi la gran Madre
di Dio col Verbo Vmanato ; in quella guifa appunto , che fouuiemmi nei mi-
racolo del Corporale d' Oruieto , efferfi valfo dopo il gran Rafaclle del rotto di
vnafÌBeltra ad accomodarui vna falira di fcale , che la Stona non folo moflra
intera > ma anzi pare > che fé il vano di quella finellra nonvifofse , quella non
farebbe ftata punto bene ; lodandolo perciò tanto di vn tal ripiego il dotto Va-
farij ficomedi vn fimilifsimo loderò femore anch'io Lodouico Canaccinel
Chrifto moftrato da Pilato, fotto quel portico in Galicra . Perche duo' fono gli
ordini delle Storie , che fieguono a mano manca, rapprefencafi perciò nel fecon»
do Reo dell'ordine fuperiore , dietro > dirò , alla Natjuita fudetta la Circoncifio-
nc : Nel terzo l'Adorazione , ed offerta de' Magi : Nel quarto il giubilo del buon
vecchio Simeone nel foftenere fullc braccia l'Autor della Salute , e fotto fcrit-
toui ili lettere antiche , e ben grandi : lacobits , & Simeonf. N j1 quinto la t'uggita
in Egitto , e nel fedo finalmente la Strage de gl'Innocenti ; perche il fettimo , e
gì' altri fufscguenti , per poco auuertimento de' tetti rotti , fono itati laaati dal-
le pioggie > e cafsari ,riconofcendo:iui!ì a pena le Nozze di Cana Galilea . Tor-
nando perciò alla porta, e ricominciando dall'ordine di fotto jlafciato il fecon-
do > il terzo, e'I quarto, per fimil cagione confumati, egiiafti, feguitail quin-
to poco rifpettato da que' Confrati, nel fami dipingere tra erto, e'I fello vna di-
uota Colonna alla mifura della (latura di Chrillo . Nel detto feffo dunque, con
ingegnofa inuenzione, quando Chrifìo fanaua tutti gl'infermi a lui condotti:
NlI fettimo la Probacica Pilcina^ di bei ghiribizzi numerofa, e di nuoui penfieri
ai"riccliita,e fotto quella in lettere ben grandi antiche: lacobus fccit-.mQdi-andoci
fOi'o quelle auer fatto , fenza l'aiuto di Simone, che fimilmence fc folo fottofcrif-
fe nelle feguenti, quaiì che non in confufo , ma feparatamente , & a concorren-
za auerle fatte dimolìrar volefl'ero . Seguita dunque l'otrauo quadro, robbatoci
però dalla rottura fattaui per vn' Altare, & impoltatoui vn" aiitichiflìmo Croce-
fido di rilieuo, che dicono fatto fino al tempo della primitiua Chiefa, trouato
forco terra fepolto entro quelle Catacombe , oue ricirauanfì , per fottraifì dalle
perfccuzioni de' Gentili, i primi Chrifliani: Ci rarprefenta il nono con viuc^
efpre jTìoni Lazzaro rifufcitaro da Chrifto , col nome : Simon f. e coli' iftefTo no-
me il decimo, che ci figura vn compaflloneuole Lazzaro preffo la menfa del
Ricco Epulone : In luogo dell'vndecimo fli incaftrato nel muro vn picciol per-
gamo ,oue tante Tolte fé vdirlì S. Bernardino Sanefc, diuotifCmo di quello luo-
go j e Padre Spirituale di que Confratelli : Nel duodecimo Zaccheo fui fìcomo-
ro , che chiamato alla prefenza de' mirabondi Apofloli , fi mette all' ordine per
bsn predo fcendere: Nel decimoterzo i] : non inneni tantum fi dem in leruJaUmi
Nwl decimoquarto iUftemebant vefimsnta j e i rami oliuamm ; e nel dccimoquio^
siMoJiE E Iacopo: t»
to la Cena de! Signore , ritoccata ^oìgrAtis dal Bagnacauallo , che quefte com-
pofiziODi grandemente ofleruaua, per icopiofi ,e dram motiui,accicadini pro-
prie, & cfpreflìoni ; e che in tutte fono quelle trenta Storie appunto , che ven-
nero raccordate dal Vafari, nel memorare il ritratto d* vn fuo Nicolò Aretino:
Che fu fatto , dice) da Calajf» Ferrare/e , fuo amiciffimo , il quale dipitigeua à que' ternfi
in Bologna à concsnenT^ di Iacopo , e Simone Vittori Bologne ft, e d'vn Chrifiofano non
so fé Ferrare/e , ò come altri dicono da Modona , I quali tutti dipinfero in vtia Cbiefa
detta laCafa di meT^fuor della porta di S, Dìatnmolo , molte cofeàfirefco . Chriflofano
fece da tua banda,da che Dio fa ^damo in/ino alla morte di "Moisè. E Simone,^ Iacopo
treni£ Storie da che nacque ChriPio infino alla Cena , che fece con i Difcepoli . £ Calalo
poi fece la Tpffìone,comeft vede al nome diciafcuno , che vièfcntto da baffo. E quelle
pitture furono fatte l anno i^oo. Dopale quali fu dipintoti teSio della Chiefa da altri
2-:::tJiri, di Storie di Dauitte affai pulitamente. E nel vero così fatte pitture non fono tenU'
teje non à ragione , in molta fuma da i Bologne/i , perche come vecchie Jtno ragiojìeuolii
e sì perche il lauoro efiendofi mantenuto frefco, e viuace , menta molta lode & e,
tquetta fiìla copiofavita> cheintefktc'egli diqueiliquattro j anzi cinque
foggetcì , poftoui anche Cofmè tanto più brauo di Cialaffo Maedro j facendone
di tutti vn fardello , & ingroppandoli con la vita di vno Scultore , col quale mai
ebbero che fare ,- facendoli feruire per ceda , e termine cella ben ionga , al con-
trario , & accurata narratiua del (uo paefano . Non poteuano dunque fl^r' c(H
afronte colloro di que'MargsritonijBufamalchi , Lorenzetti,Starnini, e fimi»
li, in defcriucre la vita , e l' opre ài ciafcun de' quali ft ppei o eirpirfi interi J fo-
gli ? Certo che le da difinterefsato giudicio fì confidcreranno i Croccfiflì anti-
chi di Maigaritone,e que' che il noltro Sanondipinfe, fi troueranno molto di
quelli migliori . Se da noi in S. Petronic fi guarderanno le cofe , che vi (è Bufai*
macco , e quella Madonna , che di rincontro vi fé a fuo tempo Vitale , lenza
quelle dopoi oprattui da Simone» ntonofceraflì per qual cagione, ed accidente
(già che s'infinge di non aucrlo potuto fapere) lafciata la Cappella Bologiiini
imperfetta, a cafa fé netornafse quelEuonamico. Se fi Cà tanta vernia per aue-
tP il Lorenzetti la fua Storia:j« Siena ne' Frati Tnmori Icgiadramente dipinta nel Chio-
fiio , dnue è figurato in t he marnerà vn giouane ft fa Frate , &wche modo coli , ^ al'
Clini altri vanno al Saldano iequniijon battuti , e Jententiati alle fonhe, ò" impiccati
à vh albero , e finalmente decapitati con molt arte , e dcflre-^^a contraffatto il rabi-.ffa-
ruentoaell' aria, ciaf Mia dellapio^^ia, e de tenti, ne trauugli delle figure , dalle
qualii moderni maeitri hM-.no imparatoli modo , & il principio di quesia tnucmione,
per la quale , come inufttata inat,^ , rncritò comaidatione n.fimta • e fc parue vn mi-
ratolo, che lo b'rariima nella Cappella di S. Girolamo cel Carmine in Firenze^
hceise vnMacfìro, che fatto leuareàcauallovn fanciullo adoffoàzn altro , lo per-
cuote con le sfc'^a di maniera , che il pouero putto , per lo gran duolo menando le <iam-
bcpire, che gridando, tetiti mordereyn orecchio à colui, chclo tiene , come colui, che
andauaghiribiTi^ando intorno alle cofe della natura; di Cimili ghiribizzi , e penfieri
q-janii ne pocrelTuno nw ofseiuare in quella Csfa di mezzo nelle fiidetce itoiie
C 3 . di
20 PATtTBPTilMA
di Iacopo, e di Simone? già che d'andarne ifcoprendo, e notando non ifde-
gnaronoa' loro tempi anch' eflì il Primaticcio , il Tcbaldi, non folo ,ma vltima-
mente ancora gli ftudiofi Cartacei , foliti chiamare quefte fatture : erudite gof-
fezze , quanto atte agaaftare il buon gufto » altrettanto pronte a rifuet^liare T'in-
telletto? Onde ad ilìanza> dicono I di Lodouico fi vedefsero elleno fatte rifto-
rare da Pafotto Fantuzzi , come nella lapide di vn beli' ornato riciuta , fatta;
aifigerui nel mezzo , in cai guifa anch' oggi fi legge ì
D. Ò. M.
PASOTTVS FANTVTIVS IVNIOR
PI^ BONI lESVS SOCIETATIS
MODERATOR COLEND.'fi PlETATfS
ERGO SACRAS ^DIS HVIVS VTRIVSQVE
TESTAMENTI IMAGINES lAM VEIVSTATE
COLLAPSAS ^RE SVO RESTITVEND\S CVRAVIT
HOC VNVM FRATRES PRECATVS
VT HVIVS REI MEMORES
ANIMAM SVAM
DIVINO NVMINI
COMMENDENT
ANN. SALVTIS M. D.LXXVIIT.
Perche nella Strage qui, per efempio, degl'Innocenti fanciulli dal tenero fe-
no delle tradite genitrici a viua forza diftrarti , e rapiti i non fi vede in maraui-
gliofe , e Oupende efpreflìoni di aflalti , e di fughe , di concrafti , e di preghiere,
fcorrere per tutto baccante il furore, languire abbattuta la compafsionejCon-
fufi in ogni parte > e infiem framifchiati colle tramortite Madri i morti figli , co'
lordi, e infranti panni itraffitti,e fuenaticcrpicciuoli> co'fudoriii pianto ,coI
latte il fangue ? In queg" inférmi, per figura, in tanta quantità, e in sì diuerfi
modi auanti al Signore nelle Sinagoghe della Galilea portati, e condotti a rifa-
narfi , quali più fpiritofe inuenzioni di colui, che nel fuo proprio letco calato a
forza di funi , per lo fcoperto , e rotto tetto auanti al Signore, dall'affollata
turba anguftiato, e ri ff retto? Di quel fante in lontano fìto, che nel ritornarfe-
ne a cafa j colla valigia in collo del rifanato padrone , fermatofi su la riua di vn
balzo, infegna ad vno ftorpio, che fui bafso piano gli ne chiede, la buona llra-
da.pergiongerearitrouare anch' egli il Dattore della Salute? Qual maggior
marauiglia,e terrore di quella moltran coloro, che aperto il fepolcrodcl quat-
triduano Lazzaro, inuolto ne' tetri panni vfcirne viuo lo mirano ? Qual più cani-
na rabbia , e difpetto di que' tre manigoldi , che con fiere , e rifentite forze affa-
ticanfi a gara in ifpogliare della viua pelle l' intrepido Bartolomeo nel pulpito
effigiato ? Qual più vera efpreflìone di riuerenza , e d'affetto , di che fi le gge ne'
volti di quelle turbe liete, che impugnate le palme, e Rcrnendo i panni per lai
via, cantano così viuacemente 1' Ofanna al Trionfante Signore , mentre a noi
più d'apprefso , falito fopta va' vlmo «dico garzoae, e cpn sì bsU' attitudine ta-
gliali-
SIMONE E IACOPO, 21
j^iandoiie rami » tutti abbondantemente ne prouedc ? Non è nolìra intenzione
oi perderui attorno il tempo» e fiancare ii Lettore con sì infrutcuofe dimorcjma
più tofto accorciarne il racconto, quelle anche folobrenemencc cocc3ndo,che
più facili fono a vederH , e più famigliari , conferuate tuctauia su i non guafii , e
rifatti muri, ò Tulle tauole non ancora condannate in villa, ò fequeiìrate su ì
granai , a diuonir preda della poluere, e de' tarli , come tane' e tant'altre.
Di Simone dunque potran vederfi tanti Crocefifsi , come quelio ch'è nel Co-
ro di S. Giacomo : Quello eh' è fopra la porca maggiore di S. Martino maggio-
re : Quello eh' è in S. Stefano, nella Chiefa detta di S. Pietro entro vna Cappella,
con le parole: Simon fecit hoc opus. Moke Madonne, come quella detta de'
Tribulati entro la Chiefa di S. Petronio in quel pilaftro, e l'altra nell'altro, a
concorrenza di quella che vi è di fianco di Vitale, tanto tempo prima fatta anch'
t(&ì, a concorrenza di Buonamico Bufalmacco.chc fc ne partì confufo.lafcian-
do il principiato lauoro : Quella picciola Incoronata dal Signore in tauola , in
capo alla prima fcala della Forefìeria di S. Francefco appefa , con quefte paro-
le: Symon de Bonoma fecit . Hoc opus fecit fieri Frat, Dommicusde S.IfayaOrdiiiis
THinomm ad honorem t^irginis Marim , «^ S. Franctfchi A-D. i^jj.de menfe OHubris:
Quell'Incoronata fimilraente, conifinità di Santi lateralaienre fopra e (otto
poRiui, entro quelle cafelle antiche , e dorate all' antica > con (otto parimente:
Symon pmxit hoc opus , che già fu la tauola della Cappella Fafanini in S. Domeni-
co , prima che cedendo il luogo alla moderna fattaui dal Treuilì , paffafle nelle
Monache dello fteflb Santo ,oue al prefente ritrouafi: Quella picciola finiiN
mente Incoronata full' ade, con le lettere: Symon fecit, preffooggiil Reuer. &
Eccellentirs. Rettore di S. Mammolo : Vna limile campita in oro in S. Marghe-
rita , Chiefa fuori di ftrà Cafìiglione,con altri pezzi , e la Santa Titolare all'Aitar
grande, fi come vna di Vitale , male in eflere, e affatto quafì perduta : Vna gra-
ziofaB. Verg. cheflringendocon [edita vn' orecchia al Signorino, afl'annofo
tutto s'aiuta , e fi raccomanda pere he ne defìrta , campita in oro, con le lettere:
Simon de Bononia fecit l)ocopus nella Chiefa fotrerranea de' Reuerendi Padri di S.
Michele in Bofco. Molte infomma nclChiotìro di S. Domenico fui muro ,coI
ritratto per lo più di chi le commife , con l'aggionto di Sanci , e d' iftorie molto
giuo!Z!ofa mente fatte , con inuenzione j e fpirito , buone cicre , bizzarri veftiri,
come può vederfi , m quella, auanti alla quale genuflcffi duo' Baroni Aleman-
ni, vengono inueffiti del Feudo da' foggetti Popoli, che vfciti fuori della Città,
vanno loro incontro collo Stocco, la Corona, e'lManto,e fìmi!i,che dal no-
ftro Bumaldi furono anche accennate nella feguente forma : Simon fi6ior laude
dignusnon mediocri , cuiui non paucxcernuntur tabula in ì>arijs Ecclesijs Bonon, vetu-
ftionbus piflur^, ^ prxfertim Chrifii Crucifixi tmagines haudparux, maximeque vcne-
rands;vtinBtifilica,&c. Mtare B.M.y. in EccUfia S.Michaelis de Foromedijefi
ex lUius manufìmiliter, e«r aliudMtare in Ecclefia S. lac. ^ Thil. de Sapina extra >r-
bem Bonon &c. is ctiam creditur pnxi^e tmuginem SanSx Mam de Fita Bonon. qux
miracuUs cUrifuma. efl g^c.
^ Di
2i PARTE PTtìMA
Di Iacopo, oltre le gid dette , tutta la facciata in tefta dclfa Sagrefiia, cfce fli
anticamente la Torre della Chiefa già Catedrale delli SS. Naborre.e Felice, oue
efpreffe il princ ipio ,e'l fine di noltra Redenzione nella Santils. Vergine dall'An-
gelo Annonziata , e in Chriflo Croccfifio , e pianto dalla V. Maria, S.Gionanni,
e la Maddalena a pie della Croce.fatti del x584.fottoui: lacobusTaultf. Vna-.
tauola , che non poteua pò i altri meglio > che il pubblico Archuio , che si fedel-
mente sa cuftodir le fcritture, egregiamente conferuare, rapprefentante laSan-
tiflìnia Vergine dall' Angelo Annonziata : Entro vna Cappella dietro il Coro di
S, Giacomo vna di quelle tgìiole antiche fatte a torri , intagliate, e dorate, con
quantità di Santi, e Sante : Vn' altra da qiicfta poco differente, dietro pure l'iftef-
foCoro , predo l'vfciodi Sagreftia , appefa vlc.mamente al muro in alto , come
in trofeo della moderna perfezione , & altre altrone, e per tutto, che non occor-
re ridire, mentre so, che non auro pubblicato quello hbro, che faranno forfè ice
a malese aliai fortuna farebbe, pallate follerò ( come anticamente fnccedcua)
nelle circonuicine Città , come in Imola nella Catcdrale ,in quella di Faenza, in
Modana nella Chiefa di S. Domenico, oue più volte ebbi avederne,ericono-
fcerne. Mantcrannofi forfè longo tempo quelle, cheveggonfi in Verona, per
trouarfi elleno in troppo famofo luogo , cioè nel Palagio , che fu gid di que' Si-
gnori della Scala , & oggi del Pubblico , 6c oue perciò rifiede quell' Eccellentifs,
Podeftà; perche tolto a rapprefentare per tutta quella gran Sala la Guerra di
Gierufalemme Aldigieri daZeuio, Pittore allora di rinomato valore in quelle,*
parti , e nella quale egli mollrò : d hauere ingegno , giudizio tu' ii'Uer^T^ione ( àicc il
Vafari nelle Vite di venticinque Pittori,che tuttearifflif-j it-groppa <on quella dì
Vittore Scarpaccia ) hauendo cori/iderato tutte le cofe, che fi poffono in vna guerra
à' importanr^a. cmfideravc , oltre il colorito ,che f: é multo bea mantenuto & e. I oggion-
ge ,aue re il noftro Iacopo con luiccmcro inqiidVopra , e poitarciì inmo-
<3o, che moflra efier fiutone egli aliai più Iridato , mentre fcguita a dire, «he : Ia-
copo ^uan':^ , Tutore Bolognefe , che fu ncll opye di quejia Sala concorrente d' Aldi-
gicri, lotto le fopradctte pitture dipmfe (ìmilmcnte à frcfco dnetrioiìfi beihljirm , e con
tanto artificio, e buona mar'-^. a. , che affa maua Cirolarno Campagnuola , che il Matite^
gna li lodaua , come pittura rariffma. E però creai" ile, cheprcucdendo Aldigie-
n i fuoi futuri danni, e gli fuantaggi, fé gli vcleOe far compagno, pernoiisi:rc-
lo a prouare competitore, rifpectandolo anche per auutntura come di fé mag-
giore, gid che non i(degr?ò dargli il primo luogo ne" lauiri, comepaimicauarlì
da! fudetto Vafari, quando breuementememr-! andò la Cappella, che panaro-
no a fare infìeme a Padoua nella Chiefa del Sato,preHo alk altre che douean_,
poi dipingerui, e vi aueano altresì dipinto valentuomini a concorrenza, dopo la
belliflima di Giotto ; in maggior vantaggio del nollro Bolognefe così profrgui-
fce: il medeftmo Incapo infume con yìldigteri , e Sebcto da Verona diptnfe ÌiìTA'
àoua la Capella di S. Giorgio , che è allato al Tempio di S. Antonio . fecondo che per lo
Teflamento erafìato lafciatoda THarcbtfi di Carrara . La parte di (opra dipinte Iacopo
d'tÀUarf^ ; di lotto Mdigieri alcune Storie di S> Lucia , &■ ■»» Cenacolo , e Scuoto vi di-
ftnje
IACOPO E CnìSTOFOtO, aj
fin/e U Storie di S. Gicuanm. Dopo ternati tutti e tre qitrfìi in Verona > dipinfcro infiemè
in Cafa de ' Conti Serenghi vn pardi no^:^e , con molti ritratti , (jr baùiti di que' tempi.
Ma di tutte l' opre, quclLì di Iacopo jlu zn^fiì tenuta la migliore.
Equeflafoloanche.esìntlrettaatCLftaziOiied'huom si parco co'ìnoftri,a
me riefcc di tanto pefo , che non curo più qual* altra maggior lode a lui abbian
faputodarc ilZan:e,ilCauazzone,ii Mancini,!] Bumaldo, che di piùaggion-
ge . che : hmc intevpi^ores Bononienfes illius [cecidi receiifet ^bb. Lancellotus in fua
libro boggidìnuncup. in p. i. e più dicutcìiJ Baldijchcfapiù rifpicndere la virtù
acquifica dell' Artefice, perla nobiltà ereditaria de' fuoi antenati, regiftrando gli
hiiominiIIluUri sìjn Armi, che in Lettere di quefìa ar.richi/Iìma famigh'a degli
Auanzi, che C\ troua anche comprefa ab antiquo nelle quattrocento del Configlio
Generale; che però non è marauiglia, foggionfe, (efolTe il primo fra' Pittori'*
che non cótenro deli'aggionto (olito del nome del Padre,qua io prima fottofcri-
ueuafi : lacobus Tauli, volle pomi Cleuato quello) il Cognome più tofto de cAuan-
tijs, come nel!' vltime fuc fatture ollerua/ì. t ciò fo!o balli di quefti qu-.ttro Pit-
tori, a quali, fé non per altro , pcrelTcre itato anch'egii della Scuola di Bologna»
ti allieuo di noftro Franco, vorrò pure qui in fi le aggiontare
CHISTOI-ORO, da Modona , vuole il Vidnano : non so fé Ferrarefe ,ècomeal-
tri dicono da Ttlodonti fcrifle il Vafari : (/.:Bu/c_g?iulafciaroadetto il Baldi.il Bumal-
do, e'I Mafinijnon faprò altro che dirmi, fé non dopo ropre,che prima d'ogn'al-
tro, e Hon a concorrenza, come fcrius Giorgio, dipinto auea nella fud.tta_»
Chiefa di Mezzaratra dalla banda delha , oggi affatto quali fmarrite, e qirlle.»
tant' altre, che a concorrenza sì, auer fatto lì vede nell'antico Chioiho di Saa
Domenico , raccordale quella si bmcouferuata in tela all'Altare de Torri nel-
la Chi fa de'RR. PP. Celeftìni , cioè la B. V. col Bambino Gicsù , e dalie parti
il maeftofo S, A tono , e la leggiadra S. Caterina grandi prello il naturale, fcrit-
toui fotte nella predella della feggia di Maria : Chriftophoruspinxit ; epiiì fotte :
^auagexius de Satùgno i j S 2 .fecit fieri .
La Madonna in muro cesi teneramente colorita , con politura non più vfata,
volta a federe di fianco . e nfguardancc col volto in profilo il fuo dolce Figliuo-
Jo , e S. Antonio , grandi de! naturale , prc l]"o la porta della Chiefa, ch'entra :ie!K1
Sagrefiia dì S. Domenico , ne! cantone ,
Vn' altra firaiIiiIìma,trafpoitaca prima da certa Cafa vecchia rifatta,in S.Pie-
tro ; e da S. Pietro , per la moderna fabbrica, iateraimente incaftrata nel muro
predo la porta di S. Andrea dt' RR. PP. Penitenzieri.
ViV altra intera, colli Santi Cofma, e Damiano da vna parte nel muro laterale
alla porta di S. Maria Maddalena a gli Orfanelli, a concorrenza d'vna di Simone
dall'altro canto , e d'vna pur da Virale fa-'taùi molto prima, e fimili, che non oc-
corre perd.-re il tempo lu rcgiitrare, pocendofi dal paragone delle già memo-
rate nconolcere ,
D I
LIPPO DALMASIO
D I
LIPPO DALMASIO
E D I
PIETRO DE LIANORI
MICHELE DIMATTEO, BONBOLOGNO,
SEVERO E MARCO ZOPPO
DEL DETTO LIPPO DISCEPOLI
Ec alcn,che fiorirono dal 1 400. fino al 1 5 00.
Omc neir opre , non folo toccate fio* hora > ma nell* altre àft^
cera , che fon per foggiongere , non ho io potuto , ne potrò
forfè affaticarmi gran f.itto in lodare la fufficienza di que*
padati , e de' qui (uileguenti Maeftri ; così vorrei hora faper-
miadoprarein ifcufare con grand' efficacia, e difenderò
quel femplice talento, ed voìÌì fpiricOjche nelle loro opera-
zioni fi vede ; adducendo in loro difcolpa l'auer effi dipinto
più per necerticd , che per ambizione ; alla verità, non all' adulazione ; al finterò
guftodi quel puro, e beato fecole, non all' ingegnofo, e forie tròppo alle volte
affettato del noftro. Rincnziando cflì alla fuperbaFtma del proprio nome,
prepoferoad ogni vantaggio dell Arte i debiti della Religione: purché fpiraffe-
TO elleno, l'opre loro Cche tutte a que'tempi facre furono, non mai profane)
venerazione , e modeltia , non fi curarono che tanta eccellenza , e mat (tria con-
tencffcro. Auriano anch' eflìjferuendofi in parti; dell'odierne licenze, fapnro
forzar forle le attitudini, ed alzar le tente, manonparue loro decente in sì ac-
IcoHuniati , e corretti tempi l'abbandonare vna naturale proprietà , dar loro vna
indecente mouenza , ed aflfettato colore ,e inconfeguenzapriuare le loro Sacre
tlaiaiagini di quella puricà; uiodeilia) e grauiia> che canto loro fi deue > e ffà cosi
D " be-
2^ PATiTEPTlIMA
bene . Compatifcafi dunque in eflì , e fi fcufi per vna prudente elezione, e fanto
propofito più collo ciò > che feueramente oggi fi danna per vna fecca;igine , t>
durezza ; non potendofi ad ogni modo negar mai che non fpirino elleno, le cofe
dicoftorojvna certa venerazione, e pietà, che con tutti i lifcii, e sbelletti mo-
dernii le tanto raffinate de' noftri non confeguifono. Edeccoperqual cagione
foffero in tanto pregio, e predo qualcuno anch'oggi fiano le Sacre Immagini
di Maria Vergine da
LlPPO D ALM ASIO dipinte ; auendo faputo ei più d'ogn' altro dar loro vn*
iaria così fanta , e diuota , eh' ereditando vn tal titolo da Vitale Aio Maefiro, fof-
fe anch' egli comunemente detto Lippo dalle Madonne j e non riputandofi
huom di garbo , e compito , chi la Madonna del Dalmafio a pofledere non fofle
gionto.Dicono che quella, che di fuamano a mio tempo vedeuafi nella Ritonda
di Roma , fofle quella priuata.che per fua particolar diuozione, tenne Tempre in
fua camera preffo il letto Gregorio Xlll.di gloriofa memoria: Pregiauafì Mòfig.
Difegna,già Maggiordomo d'Innocenzo X. poflederne vna di Lippo, che fu
già la priuatamente cuftodita , e venerata dalla felice memoria d' Innocenzo IX.
fin quando era Cardinale ; ed è vulgato, anche preflo gli Autori ,c!ie Clemente
Vili, (che fcolare ancora nella famofa Vniuerfirà di Bologna , n'era Tempre fla-
to diuoto)trouandofi nella fìefia Città, quando vi fi trattenne dopo il ritorno
da Ferrara riacquittata alla Chiefa , f afiando auanti a quella , che fìà dipinta fo-
pra la porta di S. Procolo, fermatofcle dauanti,dopo ruerla diuotamente fa-
lutata , e concelTale non so quale Indulgenza , ptibblicamcnte foggiongefie, non
auere mai veduto Immagini le più diuote , e che più lo inteneridero , quanto le
dipinte da queft' huomo . AI pio fentimento poi d'vn Santiflìmo , nulla difcorda
la perizia di vn'eccellentiffimo , il gran Guido Reni, foliìodire: trouar egli ne'
volti delle di coflni Madonne vn certo che di fouraumano , che gli faceua pen«
fare , il Tuo pennellcpiù che da forza di vman fapere , venir mollo da vn occulto
donoinfufojfapendoci far vedere m quelle idee vna fantitd, vna raodeflia,vna
purità , vna grauita , che qual fiafi eccellente moderno , con tutti gli fiudii , e gli
sforzi del Mondo, non anca mai faputo in vna faccia efprimere . Così a ppunto
a me rifpos' egli vn giorno della Santiflìma Nonziata > nel quale trouandofi ella
quella Sacra Immagine, co' duo'Santi laterali ancora inter^smente fcoperra (co-
me fuole vfarfi nelle più cofpicuc fclennità^ com'eftatico contemplandola-.»
prefi ardire interrogamelo : foggiongendomi poi, quanto flato fofle quefìo Pit-
tore diuoto della gran Madre di Dio ; onde non efler marauiglia,fe sì bene efpri-
mer fapefle con la mano queir Immagine , che portaua impreffa nel cuore : Che
a pingerla mai Ci pofe, che la fera innanzi digiunato, e la mattina feguente ricon-
ciliatofi , reficiato non fi fofle col Pane de gli Angeli : Che in fine fattofi Reli-
giofo , veftito l'abito de' RR. PP.di S. Martino, era poi, come Tantamente vif-
futo , così fanramcnte morto , non auendo mai da quel giorno eh' entrò in Mii-
niftero, volTuto dipingere, che per propria diuozione, e fenza premio , donando
ie Tue Immagini, che furono poi Tempre di Maria Vergine, k non quanto, pei
vbbi-
LIPPO DALMAS IO. 47
ubbidire a fuoi Superiori , certe Storie di Elia Profeta in muro, che fi raccorda*
uà aucr vifto , & efl'ere fpiricofiffitne, prima che veniffero guafte , per far certa_*
Cappella , con dolore > e fentimento grande de gli antichi Pittori.
Ed ecco qui compendiato in poco quel poco fimilmente > che per antica tra-
dizione fi si di fua Vita , e che nella flcfla riftretta forma ci fu lafciato fcritto
dal Bucci , dal Zante , dal Cauazzone , dal Baldi , dal Bumaldo , e dal Mafini , e
che ben potuto farialì più comodamente rintracciare» e più ampiamente^
fcriuere cento quarant' anni fi da chi allora viueua,ein confeguenza tanto più
preliba que tempi, ripefcandofene quelle facili, e più frefchc notizie , che Tep-
pe pur ricauare di Lippo Fiorentino, coetaneo del Bolognefe , ed in fine della»,
vira del quale s'infilzarono del noftro quefli pochi detti:
Fùnei medeftmi tempi di Lippo in Bologna vn altro Vittore chiamato (ìmilmentoJ
Lippa Dalmafi , il quale fu valente huomo , e fra l'altre cofe , dipinfe , come fi può vede-
tela S,Tctronio di Bologna l'anno 1407. vnaN. Donna, che è tenuta in molta venera-
Telone : & in frefco l arco fopra la porta di S. Trocole. e nella Chiefa di S. Francefco nelU
Tribuna dell ' Mtar maggiore fece vn Cbriflo grande in mec^o à S. "Pietro , e 5, Vaulo»
con buona griT^ia , e maniera . E /otto quefla opera fi vede firitto il nome fuo con lettere
grandi. Dijegnò coftui ragioneuolmente , come Jì può vedere nel noflro libro . Et infe-
gnò l'Arte, à M. Galante da Bologna , che difegnò molto meglio , come fi può vedere nel
detto libro in vn ritratto dal viuo inhabito corto , e le maniche àgoi^.
Dai che cauanfi ad ogni modo due infigniqualici, m si poche anco parole,
jnuolontaria,& mauuerrentemente, giurerei ben'io ,31 noftro Lippo attribui-
te. La prima, che non potè vantarfi in quell'altro, sìè, l'effere il noftro flato
Maeltro ,& aucr fatto Scuola, mentre foggiongefi,che Galante, al quale infegnà
l'/irte, dilegnò poi meglio ; ilche fé così parue,peril parac;onede'difegni,che dei-
Io Scolare , e del Matftro trouauaofi in quel fuo libro, a noi certo conila il con-
trario , fui rifcontro della notiflìma Nonziara, che con la folita marca di Galan-
te oggi ancor fi vede foura la porta del già famofo Chiromante Cocics nel Bor-
ghetto di S. France fco , molto mal fatta , per dirla , ft nza lalcre dVgua! gofFezza.
La feconda fi è la cognizione, anzi la pratica di quel gran fegrcto, che tanto fi
magnifica nella Vita di Antonello da Meffina, the : coloribus oleomifcendis jplen-
dorem , & perpetuitatemprimus Italicte pióiurn contulerit ; cioè il dipingere a olio,
che tanto tempo prima d' Antonello tacitamente qui fìconfefla vfatodalDal-
mafio : perche , fé dopo effcrfi qui detto , che : dipinfe in S, Tetronio di Bologna^
l'anno i^oj.vnaN.Donnti ,cbc è tenuta in molta veneratone , immediatamente fi
foggionge : & in frefco l arco fopra la porta di S. Vrocolo ; dunque quella N. Dou-
na fu a olio , fé quell'arco fu a frefco ; confeguenza non mi fi dica cauilIofa,c fo-
fìlhca , quando ella molto ben confermafi dall' euidenza del fatto , anzi dai con-
trario , cflendo anche a olio l'arco fudetto , che dice egli a frefco ; come al Tia-
rini , ed a me , che per nata fopra ciò quilhone , falir vi voleflìmo a ben chiarir-
cene, fi fé , e può farfi ad ogn' altro manifello. Egli è a olio quell'arco, ed a
olio è queir altra Maria Vergine fjcco il portico de Signoti Bolognini m Uri Ste-
D a fano;
28 P A TtT B P Ti I M A
fano ; quella priuata del Sig. Guidalotti , & altre fimili del detto Dalma/ìo > cj
pubbliche > e prillate. Che fé poi ci fi afconde (né faprci perqual cagione, ò
miilero ) di qual tempo fiorifife Antonello, né mai potrà ritrouarfi per tutta_j
quella Tua Vita, né da altro mai ricauarfi > che dall' eflerfi eimolTo apaH'arein
Fiandra, a bufcare il gran fegreto, dopo auerne veduto vna tauola del Bru^<t
di coli venuta, prcffo il Rè Alfonfo Primo di Napoli j fé non cominciò Alfonfo
a pacificamente regnarui , che intorno il 1 444. auanti al detto tempo, non po-
tè dunque, dich' io, palTar quel modo in Italia: e del 1400. e molto prima an-
cora dipinfe Lippe a olio in Bologna, come s'è detto, e fi vede.
Ma che tanto qui contendere , non per altro però, che per impinguar pure la
Vita di vn virtuofo sì meritcuole con quelle aliene rifledìoni , gii che far non fi
può co' fuoi proprii accidenti, e colle fortune, per colpa , più che d'alcri , de'
noftri medefimi , tanto trafandati in tener conto di quella nobil'Arte , e de'Pro-
feffori? onde a pena a noi refii memoria di quelle poche pitture di effe , chcj
fcampate da tanti difallri , dal lulTo, e dal capriccio degli huomini, che p:ù
auanzatealla voracità del Tempo , fono le infcafcritte i
La Midonna già riferita dal Vafari in S. Petronio nel pilaftro , fatta fare da_.
Giacomo Ghlma perfua diuazione,col fuo nome fotto, emillefinio,cioè,'
Lippo dal Maxii Bologne/e l'anno r 407.
La Madonna fudecta in mezzo li Santi Siilo, e Benedetto fopra la porta mag-
giore, dalla parte di fuori, di S. Procolo , dalla quale R noti , e lì caui , qual' altra
Nazione hi dipinto in tal modo , e sì bene da que'tcmpi.
Il Chriilo grande , riferito dallo (ledo , nella Truna dell' Aitar maggiore di S.
Francefco, gettato a terra nella trafportazione di quel Coro in quel fito.
Vn'altro fimileChrifto grande, in mezzo fimilmente a lleifi Santi Pietro, cj
Paolo , col fuo nome in lettere grandi nella truna vecchia di S.Pietro , col mille-
fimo il 1404. Esecrato a terra p:r la fabbrica nuoua,ch'èqueIi'illefIo , che il Ma-
fini chiama : dell'Eccellente Vittore Mafo Bolognefe.
La Maddalena, che laua i piedi al Signore alla Cena del Farifeo, ncll'inclau-
ftro di S. Domenico , che dicono edere la prima opra che pingelTe in pubblico,
e nella quale ad ogni modo è canta tenerezza , e tal impallo di buon coloro*
eh' io llupifco.
La fudetta Madonna lattante il Bambino , full' alfe a og'io , con molti Ange-
letti attoruo dalla parte di fopra , com'era fua coflumanza , fotto il portico de'
Signori Bolognini a S. Stefano.
Vn'altra lattante pure il Bambino, mezza figura a olk) fulla tela nella Cappel-
la priuata del Sig. Lotto Guidalorti, colno:ne (otto, e'I millefimo in leccera-.
grande, e Romana del buon fecolo, com'egli folo di que' tempi vsò qualche
volta: Lìppus Dalmasij eie Bononiamepinfìt 14O).
Vna Madonna grande del naturale del i jp i. con fimile carattere grande Ro-
mano , di li dalla Chiefa Parrocchiale di S. Andrea , nel muro della Cafa gii de*
Parchi, oggi Bandmi.
Va'
L1?V0 D ALMAS IO. 29
Vn' altra Madonna fimiitnente grande de! naturale , mi la meta folo, in mez-
zoa duo'Santi nell'archetto già della porca principale della fudetca Chiefa>fal-
uata Tenza i Santi fudetti nella nuoua alzata > refarcimento , e rimodernatura di
effa» e fatta craportare da vndiuoto dentro da rn lato de' muri ; sìcomeneir
altro archetto della porta lateraleli SS. Apoftoli Pietro , & Andrea entro vna^
barchetta graziofilEmamente accomodati , e che non fi potcron faluare j eflcn-
dofì nel più bello aperto il telaio , che li ncingea.
Vna Madonna grande del naturale nel muro dell'Almo Collegio diSpagua,
rincontro la Cafa de' Signori Marefcotti , fotcoui : Aue Mater Dei , & Iptcioftjsi-
mi Virgo , e ch'era vna delle dilette di Guido Reni.
Vn'aitra poco dirimile nel muro gii della Cafa de' Fronti, eperigranmira-
I coli traportata preiTo la Chiefa di S. Colombano, e di raccolte elemolìne fatta-
; ui vna piccioli Chiefa , oue fino al prefente è in grandiflìma venerazione.
Vn'altra fimile, traportata per metà entro la Chiefa grandcconcigua di detto
S.Colombano.
Vn'altra Madonna , eh' era già nella Cappella maggiore de' RR. PP. della Mi-
fericordia dipinta nel muro , e per riporui poi la tauola del Francia , & ornarla,
traportata nella Cappella oggi de'Signori Gozzadini , e ritoccata qualche poco
dal Bagiacauallone'panni che s'erano guafti.
Vn altra eh' era già nel muro dell' antichiiTìma Chiefa di S.Agata , che nella_,
moderna fabbrica , con gran dilgufto di tutti , andò a male ; faluandofi a pena la
te (ìa di Maria , da vn diuoto cultodita con la debita venerazione.
Vna Madonna dipinta in muro, e con duo' Santi laterali, tra portata , in oc-
cafìon di fabbrica , entro la Cappella de'Signori Angelelli nella Chicfa_,
de'Scrui.
Vna fìmile traportata da vna Cafa , in rimurarfì , entro la Chiefa di S. Giaco-
mo ; e fuori di tffa lotto il Portico vn'altra cufloditafotto vna grata di f^;rro;
& vn'altra in mezzo li Santi Colma > e Diamano predo la porta di S. Cecilia»
fotto lo fìeffo portico.
La Madonna in muro faiuata, e cuftodira in certa fabbrica, & iui trafporta-
ta , co' duo" Santi laterali , nella Cappella Taruffi nella Chiefa di S. Benedetto.
La Madonna in muro , ieuara da cerca cafa rouinofa , e per la metà incafirata
entro vn pilaOro della Chiefa di S.Gio. in Mvonre , di fianco però ; perche falera
nel pilaitro in tefla > e a canto alla Cappella maggiore , dicono cortantemente,
edere vna di quelle fìa del tempo di S. Petronio, conferuatafi fempreafcofa foc-
tolerouine,poi (coperta, & lui collocata, e murata.
La Madonna fui muro intera , e grande del naturale nella Cafa de' Binarini,
preflo alla porta di dietro del Conuento di S. Martino, in faccia al Borgo diS,
Pietro , e che a me pare di vn'altra , e diuerfa molto maniera.
La Madonna, mezza figura > nella via de' Chiari, in vn cantone della Cafa_j
de'Martini .
La Madonna a ^nco la porta della Cafa minore de' Signori Ratta in Hrada
Ca-
jo P A ^T E P 71 1 M A
Caftigliotie 1 incontro la Cafa de' Torri ; e molte dentro le Cafe de' priuati » cò^
jne quella entro le Zitelle di S. Croce full'afTe , cauata da vna di quelle cauole an*
tiche fatte a cafclle : Come la bella , e grande in capo alle fcale del Palagio og-
gi abitato dal Sig. Girolamo Bolognctti, incontro a' Serui ; Vna nella Cafa de*
Signori Lambertini da 3. Profpero ; Vna entro il Palagio del Sig. Lucio Mal-
uezzi; VnainCafanoffrainftra Maggiore) m capo alla prima fcala, in tela,
e che fu gii la priuata di Monfìg. Chierico di Camera , e Teforierc Maluafia;
Molte picciole ,t portatili , fnll'afle , e sii la tela ancora , come quella j che non
vollero i RR. PP. de'Serui lafciare alla Compagnia di S. Biaggio , preltandoglie-
la ogn'anno , per fare la folenniflìma loro Proccffione , permettendone loro vna
femplice copia, che tengono nell" Oratorio ; Quella dipinta a olio full'aifein
S.Paolcefpolta Tempre full'Alcare Belui/ìoj ancorché corra voce tra' Pittori,
elTere vna copia lafciataui dal Cardinal Colla , portando feco l'originale , allo-
ra che creato Papa, fi partì da Bologna : Molte di quelle tauolc antiche con_»
tanti fpartimcnti a cafelle , in campo d'oro , mandate fuori nelle Chiefe di Vil-
la ; come quella mS. Maria di Borgo Panicale a olio, fatta del iii6. Quella
nella Catedrale di Cartello S.Pietro ; Vna entro la Chiefa di Cafaglia : Vna nella
Chiefa di Ceredolo del i4o$i.cfimili, che mai terminariano , echemoitrano,
eh' egli ( per così dire ) mai altro facefle che dipingere giorno , e notte, fenza le
particolari, che fono poi infinite ; non trouandofi allora perfona di conto, e
cafata di propolìto, che la Madonna diLippo, ò dipinta fui muro in cafa, òsti
picciola tauola in camera poffeder non voleffe .
Seguitano gli Scolari di Lippo , che non so poi fé feguitaflero tutti il valor del
Macftro, quando moki di efl: ,non folo mai gionfero alla franchezza del dife-
gno ,e tenerezza del colorito del Dalmafio, ch'anzi ritornarono all'antiche (ce-
caggini , e prime durezze , come notò anch' egli il Baldi , che due cagioni di ciò
n'adduce : prima perche aucflero quefli da altri apprefo ( prima che da Lippo , i
buoni ) que' cattiui principii , che così poi s'addollano, e s'incarnano , che dilfi»
cilmente poflafi mai più liberarfene : fecondariamente perche , cominciato da
que'tempimedefimiapafl'are daConltantinopoli in ogni Citta dell Italia certe
Madonne colà fatte full'afTe, che (perche foreftier-) accettate con gran (lima,
e tenute in fomma venerazione , come accrebbero la diuozione ne* Popoli, co-
sì gualtarono il primo buon gufto a gli Artefici , datifi a quelle feguire , e a rico-
piare, che tanto fpaccio vedeuanoauer preflfo tutti. Erano qucftc fatte alla
Gotica , per così dire , alla Greca , ricinte attotno attorno di que' profili neri,
ed erano in ranta abbondanza , e quantità vendute a vn tanto la dozzina , anzi al
centinaio , all' mgrolTo , eh' ogni pouer' huomo per pochi baiocchi poteua pro-
uederfene .Che per efie perciò fi guafiaflero , e ad vn modo così facile, e fpedi-
tiuo fi attaccaflero Horatio di Iacopo , il Lianori , il Boccadilupo , e fimili , non
giammai Michele di Matteo , non il Bombologno , e meno poi Marco Zoppo,
ch'anzi di tanto fuperò il MaeRro, a lui troppo anche aucndogiouato 1" efler
yfcito dal couacoio , i'auer fcorfo il Mondo , praticato altri Pittori , e forfè , o
fcn-
PIETRO DE' LlA^OTtl. 31
fcnza forfè cominciato a vedere le principiate allora a difotterrarfi fiatile, a pro-
curare formati riiieui , a dilectarfi di difegni , per non dir (lampe , che più tardi,
cred' io, ftettero ad vfcir fuore, a fuegliare co'loro tanti ghiribizzi , e ritroui l'in-
gegno de'fucceflìui Pittori , e fimili beneficii negati a quc* primi , e più indietro,
e in confeguenzapiù infelici ; parte però dell' opre de' quali feguitandoa breue-
menteregirtrare, perbenprefto fpicciarmene , e perciò anche lafciandoda-,
parte i fio^^i . i frutti , e gl'animali d'
ANTONIO LEONELLO, detto da Creualcorc, le miniaturedi
GIO. ANTONIO, di
CESARE, di
CLAVDIO,edi
BETTINO. Ifemplici difegni d'
ANCHISE BARONIO : I rabefchi di
ANTONIO PIPARO , le (lampe di
GA V ARDINO , e fimili : pafso a
PIETRO de'LIANORl, cn è quell'ifteffo, che fotto alle pitture, fatte in_.
prima età fi fottofcrifll- : Tctrus loannis , e fra'difcepoli di Lippo notato dal Bal-
di, e che per certa c<ip<zjZ>/fà (coincdilTe de'fuoi ancora il dotto Vafari, maf-
fime nella vita di Vgoliao Sanefe , che ritenne la maniera Greca fempre, c-»
feguì più toilo quella di Cimabue, che quella di Giotto) volle anch' eilafciar
fcoperti quc' protìli neri, chencingono le figure, non far tondeggiargli oc-
[chi, non fatui i fuoi lagrimatoi, come vedeuaauer pure in fine vfaco il Mae-
stro , e talora auanti di eflb Vitale, del quale perciò bafterà il notare quelle opre
più famigliari , e palefi .
Nell'antichinìnia Chicfiuola di S.Fidriano di Lucca , de'RR. Canonici Rego-
lari di S.Gio. in Monte, ch'è fuori della Porta di S.Mammolo, in confina de' già
PP. Giefuati, latauola full'affc, con quelle cafelle all' antica, col ritratto di vn
genufleffo auanti la B.V, conquede parole : ^nfelmus Fabri de Ercda licentiatus
Decanti! ^ntuuerpienfis fecU fieri ^nno Domini 141 •^.Tetrui lobannis piiixit.
Nel Claultro primo , e pubblico di S.Domenico il Chrifto Crocefillb.foflenu-
to a braccia aperte dal Dio Padre , non Vecchio , ma di giuda età , la Colom-
ba fopra , e S. Lorenzo , che prefenta vn genuflcflb Dottore , col nome ; Tetiits
loannis .
A capo le fcalc del Conuento de' RR. Monaci Celeflini , vn di que' Croce-
fiffi fuU'affe , tagliati attorno ; la B. V. S. Gio. piangenti , e il Pellicano fullc te-
ftate , e fcrittoui ; "Petrus pinfit»
Vn'altro fimilc full'aHe , ma pinto a olio a capo le fcalc de'RR. PP. della Mi-
fericordia_i .
Nella refidenza del Sale vna Madonna grande , a tempra fulla tela , co' Santi
Gio. Battifta , Chriltofaro, Antonio, e Leonardo compartiti dalle parti, o
fconferuatidìma.
Vna B.V. coronata dal Signore all' Aitar grande della Chiefa Parrocchiale di
ìS. Mammolo fui muro. Ec
j2 P A Tir E P Ti 1 M A
Ec vna fimile fotto il portico Guaftauillani , oggi Forraagliari» rincontro la^
Croce di ftri Caftiglione , e fimili in altri luoghi .
Nelle Cafe dette de' Rouerfi , per andare alle Moline, fotto quel porticene!
cantone» l'Adorazione de' Magi fui muro,entro divnfiicchio.
Nel veflibolo, per entrare nella Sagrefiia di S. Antonio del Collegio Montal-
to vn S. Chriftofaro in tela a tempera , meno del naturale , con vn diuoto genu-
flelToui fotto , e fcrittcui : Tetrus luhanms de Lianoris fecit 1 446.
Quel S.Andrea grande quafi più del naturale, dipinto fui marca olio, che
nel nfarfi la Chiefa Parrocchiale di S.Andrea, fi ritrouò entro di vn gran nicchio
murato , e ricoperto da vna marmorea memoria foprapoRaui , con queftc let-
tere fotto: Hoc opus fecit fierilacobus de Zanelinis Notarius ^nnoDomini 1443.6
poi fotto Tetrus de Lianons p'wxit ; e eh' era l' Aitar maggiore dell' antica Chic-
fa ,poflo di rincontro alla porca laterale fulla piazzuola, e che allora era la por-
ta principale , e prima che di Hancoa man ritta folle altrettanto ampliata , mec<
tendoui poil Aitar grande, coni' oggi fi vede.
Entro la porta delle Campane di S. Francefco quel S. Chriftofaro , due voice
più grande del naturale ,fopra il vafo dell'Acqua Santa.
Molte tauole d' Altare mandate fuori in Villa , efiliate nelle Sagreftie, appcfe
su imuri.ripofte su granari; come quella eh' era nell'Altare dell Oratorio di
S.Girolamo di Miramontc, oggi nella Sagreftia , per dar luogo a quella del
Francia fatta del 145 j. come dal millefiino poftoui fotto: Quella ch'era ncU'
Altare antico de' Signori Monterenzii , che con altre dello fte (lo Autore , oggi
che Ilo ciò fcriuendo, ho trouate , e vedute porte infieme a riffufo in cima all'vl-
time fcale , e su i volti della Chiefa , e Conuento di S.Francefco, che Dio si oue
anderanno , e fimili , che non occorre perciò regifirare . Di
MICHELE di MATTEO, (e eh io credo,'eirer l'iaelTo, che MICHELE
LAMBERTINI da Bologna , che fu anch' ei da que'tempi , e che il Mafini diftin-
gue da quell'altro , non più memorando di fua mano, che la miracolofa Madon-
na fui muro j traportata entro la Chiefa Parrocchiale di S. Ifaia, col fuonome,
e mill-fiiiio che fu dipinta, cioè del 1448. ) fimilmentcfcolarcdi Lippo, veder
fi potrebbe la tauola con que' fpartitnenci all'antica , e quantiti di Santi dcntro-
ui nell'Altare delia Refidenza de Calzolari.
Vna fimile delle vecchie dell antico Tempio di S.Pietro, che moftraeflero
fiata ad vna Cappella de' Signori Co. Caltelli , entroui la B. Vcrg. m mezzo , e
molti Santi laterali dipinti su quelle cafelle dorate .
Vna fimilc nell'Altare già de' Signori Renghieri in S. Martino Maggioro
del 1459,
Ma più di tutti confiderabile quel dipinto fu! muro a olio fotto il portichet-
todi S. Matteo delle Pefcarie,colnome,emillefimo i44J.con quel sìbeneP-
prtfloS.Franctfcoriceuente le Sacre Stimmate, tanto ben difegnato , teneroi
afFertuofo ; col sì grazioso S.Matteo , che naturalmente, e con tanta applicazio-
ne Hi fctiuendo 1] Vangelo ; con quella leggiadra S.Bacbera $ i vdliti eruditi del-
la ^
'^OJi'BOhOGJiO E SEVETtO. ^
a quale tanto comendano !i Signori Albanie Sirani, che aggiongono> (ìmilifigu.'
te cfìfereadai più cenere dì quelle del Francia. Di fìmil grado ancorai vedono
queilcpoche, checifonoreftate.eche fi riconofconoeflcrc di vn tal
BONBOLOGNO , del quale a pena fi hi cognizione / maflìme haucndo po-
, che voi ce foctofcntco le fatture col fuo nome; il che hi facto poi dire, e crede-
re a qualcheduno , che viuelTe molto auanti a queili > c'hor abbiam per le manfi
e eh' io però iion credo , e dico di quefti tempi , eflendo aflai più efpreflìuo , te-
nero, e sfamato; come dalCrocetìflo full' affé nella Chiefa Parrocchiale di S.
Tomafo del Mercato , e da quell'altro a frefco murato nel primo inclauflro di S.
Marcino , e fimili. Quelle di vn
SEViiRO da Bologna, che dice il Baldi trovare in certi manofcritti antichi
efler poflo fotto li fcolari di Lippo, mi non auerc mai riconofciuto fi-i tante le
fue opre ; ed è lo fteflo , di che fi duole laBibhoteca Bolognefe , quando ponen-
dolo fotto l'Anno 1460. fcriue : Seuerum ijuen.dam fub hac ttmpora, Ti£iorem Bo-
nonienfem inuenio fcriptis tantum relatitm , tUms tamen opera depila feuerioris Varctt
ma)Ui obtruncatA conijtio , autfaltem obliuiofa objcuritatis Jab velo latUantia , cum ni-
hiljuo nomine aducb afpcxerim . Quelle de i duoi
tu COLI daBol( gna, de'quafi fec?uitaella adire ; Hercules vnus , z^ alter
Ti&ores ambo Bononienfes Ciues . &tn Mteadmirandi , cum à dunori antiqtutate non
parumreceffermt, delicata effigiabant corpera , non agi-eftia, durane» veluti lapheto
[mh , vnde ^chillinus in viridario :
Il doppio Hercole , e feguon più gentili &c.
Videatur Leander Alb. mdefcr, Ital.p. i^6. & an Hercules diBus communiter de Fer^
rana fuertt vnus ex ijiis duobus ncc ne , de i^ua re valde ambigo &c. QuelJe infom-
ma di vn
ALESSANDRO ORATII. Diva
BELFRAMiNO BOLOGNESE, lodato in vn foucctonelle RimediMou-;
fig. Malpigli. Di
BENEDETTO BOCCADILVPO, di mano del quale fono li Santi Pietro, e
iPaoljaolio.afianco della porca delli Campane per entrare nel Conuento di
ìS. Francefco , e il S. Antonio Abbate in vn Pilaftro di inezzo di S.Petronio . Di
I OUAFlO di L-ICOPO, del quale nell' Infermeria ddie Dontie Reli'Ofp!-
[ tale della Morte vna di quelle pitture antiche full' alfe fatta a cafeiie , e doriica,
j con la Madonna in mezzo quattro Santi, il Mjdario&c. ch'era l'antica d;l!a^
Chiefa , fottoui a duo* verfi iatini : Orat'ms pin. 1 4 j S. Nel Catiello di S. Gio. m
■Perficeto nella Sagredia del Duoino vna (iiinle, che fu anticamente la princi-
pale della Chiefa , fotcoui : Oratins lachobi De non. Ti, Il r. tratto al naturale di S,
B;rn3rd;no in tela a tempera fopra la porti lucerna del Conueaco ds'RR. PP.
dill'OireruMza.fjtcbu : Ormus Pin.xJt.MCCCC XLl^.&i altre. Della
B. CAFETiM^ de VlGilI da Balogia , della quale non folofi vedono nel
CoiiuentO dei Corpo di Chrill:o,r.--i:|aa;e fi la Fondatrice, diiigencifHne iiai-
niacure j ma vu Chaio Bamoiao dipinio, che H aiaada a gl'IaferiK!, riccuea Jo-
£ ne
34 PAnTEPTtlMA
ne moiri la h\wzt . Le canee de* tré Giacomi , cioè di
GIACOMO DANZI. Di
GIACOMO FORTI. Di
GIACOMO ripanda, de' quali né pur dal Baldi vedo fatta menzione, è
a pena tocchi dal Mafini, quando di qucft' vlcimo fu tenuto a que' tempi così
gran conto in Roma, allora che dipinfe la Cappella in SS. Apolloli a! Cardinal
BelTarione , altre in S.Huomobuono, nella Madonna del Popolo , e nel Palagio
fteflb de' Signori Confcruatori in Campidoglio i/ Trionfo d'vn Rè di Perfia , for-
fè di Ciro , e la intrepidezza di Bruto in veder tagliar 'a tefta a' figliuoli , rertate
folo in piedi di tante che vi fece ; e che fu il primo ad arrifchiarfi con tanta fa-
tica , e pericolo a difegnare la Colonna Traiana , fc crediamo ai Volaterranno,
che nel Libro 2i.dcirAntiopologiacosi lafciò fcritto : floret itemnmc P^om£ la-
cobus Bomnknjis , qui Traiani Columng piSiaras omnes ordine delineauit , magna otti-
nium admiratione , magnoque f emulo cìrcum macìmn (candendo ; e tinalmente per
terminare quella forfè a molti odiofa numerazione, le tante di
MARCO ZOPPO da Bologna, dell' onorata memoria del quale abbiamo
altrettanto obbligo al Vafari, che ne dille pur qualche poco nella Vita dello
Squarcione, anzi in quella del Mantegna, con la quale ingroppò lo detto Squar-
cione, Dario da Treui/ì, Stefano Ferratele, Nicolò Pizzolo, e il detto Marco
Zoppo , quanto dobbiam dolerci dc'Bolognefi antichi , che de' noftri Pittori in
tanto numero femprc,c così valenti, non han ferbato memoria alcuna , e nulla
hanfcritto; non ne facendo più conto, che de' loro marangoni, de' fcarpinelìi.
Dopo auer dunque rimortrato mi quell'Autore , quanto da' rilieui, e dalle pittu-
re, che C\ faceiia venire da tutte le parti lo Squarcione , auclie imparato Andrea
Manregna nella ruagiouanezza,fog^iongc,che : la conconen'^ ancoraài Mar-
co Zoppo Bologne/e, e dt Dario da Treuifi, e di ì^icolò VìT^loVadoano dtfcepolidel
ftto addottmo Vadrc , e IHaeflro , gli fa di non picciolo agiuto , e jìirinlo all' imparare»
Ag^JOngcndoln fine della vitai che ; amò egli perciò fempre Dario da Tremft , e
inarco Zoppo Bologneje , per ejferft allettati con tjsi loro , [otto la difeiplina delio Squar'
tiene, regiilrando dell'opre, che fece il Zoppo nollro : in Tadoua ne' Frati Mi-
nori vna Loggia , chefemt loro per capitolo , & in Te/aro vna taitola , che è hoggi nella
Chiefa nuoua di S, Giouanni Euangelifla : e che rilra(jein vn quadro Guido Baldo da^
Tilonte Feltro , quando era Capitano de' Fiorentini,
In Bologna dunque vna picciola Madonna , mezza figura, col Pattino a olio
full alte focto a quel portico rincontro all'ofteria della Sega da acqua : Vna fi-
mile in cafa de S'gnori Co.Bianchi, & vn'altra finiilc graziofidima, e linitiilìma,
come l'alcredue, nel famofo ftudio delgiaSig. Bartolomeo Mulotti , oggi del
Fofchi,tenuta comunemente per di Alberto Duro , fin che vi fi fcoperie il fuo
nome : liìarco Zoppo daBolognia opus, sì come fcriile anche m vn finto policino
nella rauola a calcile , che fu già all'Altare maggiore dell'Almo Collegio di Spa-
gna, oggi nella Sagreflia, per cedere il lu-goal Procaccini : Lafupitbiflima m
cafa del Sig. Camillo Scappi, quella iii cafa Balli > e fimiii.
Non
AiAKO ZOPPO E GIACOMO FOm i%
Non lafcierògid di toccare la quantica delle Cafe > e Palagi, che per tutco di-
'pinfcairvfodique'teaipi a frefco, de' quali fon purrimalte veftigiasùpcrl»
Mercato di mezzo , Spadarie , e fimi li luoghi più cofpicui : In Piazza la Cafa de'
Zagoni. • In S. Mammolo quella dclii gii Signori Colonna, oggi Signori Fontani,/
e tanti altri.
Tengono perciò grand' obbligazione con lui le noftre Arti, aucndo dato il la-
me del dipingere così riccamente , e di tanti belli , e bizzarri ornati a frefco su
i muri, come nella detta gii ca(a Colonna fi vede, e così ben manteautafi do-
po quafi duo' fecoli , (landout fcritto il millefimo, che fu il 1 49S. Gli allieui fuoì
furono molti , dice il Baldi , mi duo' particolarmente ne nota , il già detco Gia-
como Forti] che lauorò molto in compagnia del Maeflro , e su i muri , non.*
altroue iafciandoci vedere il Tuo nome, che \\\ vn ritratto picciolo in tauola, che
conferuano ancora preffo di loro i Signori Dolfi, d'vn Lodouico di quella Cafa,
conquefte parole :Opftfforr« Bonon/cn/; 148?. e l'ifteffoin vnfimile di Lippo
Dalmafio preflb di noi,e dal quale fi è ricauato il qui antepofio alla Vita; e Fran-
cefco Francia,per fé folo balUnte a ridere immortale il nome di Marco: perche
fé gloria delMaeHro è il brauo di(cepolo,di qual più valente difcepolo erafi per
' addietro potuto vantare alcun'alcro Maeiìro ? Chi prima di lui die credito alU
Profeflìonc . e leuando l'Arte dalla palTata baffczza, £\ pofe ad innalzarla.e nobi-
itarla.fapendofi far riuerir da gli vguali , apprezzar da' Grandi, feguir da gli Ar-
:efici,adorar da tutti? Chi fu che meglio a que'giorni mollraflle giudicio più fino,
nuenzione più fcelta.difegno più corretto, colorito più brauo ? E quel eh' è più
limarauiglia,in cempicantofempliciepuri, in congiomure così efaufle, cj
iftrette ? Non viffe.egli gii ( come dopoi Rafaelle ) in vna Roma, ch'anzi
nai vidde : Non ebbe per Maefìro vn Pietro Perugina, ch'anzi gli fu coetaneo,
: concorrente : Non potette praticare i Giouii , non i Cari , non i rolomci,che
ìnftruiffero : Non vedere le perfettiflìme ftatue di Beluedere , che gì' infegnaf-
ero : Non la Cappella di Sifto, non il Profeta di S. Agoftino, che lo nfuegliade-
0 , e l'inanimilTero a lafciare le antiche nfiodeltie , e 1 rifpetti , ad arrifchiarfi ne"
corti, a dar in vn terribile, e grande. Non praticò egli il frate di S. Marco:
Nion ebbe dinanzi i dipinti del Vinci , che l'impaltofiiTero . Da quefl:o gran Ca-
so dunque della noftra Scuola darò ben degno principio a quefìa Seconda Par-
se ; figurandoci , auerci fin hora feruiti quc' delia Prima (e de'quali perciò ci fiam
:agioneuolmcnte ben prcfto fpicciati ) per introduzione all'Opra più tofto, che
»cr confidcrabiie parte integrante della fleffa ; più per dare vn qualche efordio,
:he prò porne alcun'efcmpio ; più in venerazione dcll'Antichiti, che per efem-
plare di yna perfetta eccellenza .
Vìne della Frìma Parte .
E a DEL-
O"*
DELLA
F E L S I N A
PITTRICE
PARTE SECONDA.
D I
FRANCESCO
FRANCIA-
«*3 S*» S*J-£«9 KH &SM £^ H»
|I come allo fpuntar del Sole , che co' dorati raggi ilrin*-
fcente giorno dipinge , s'afcondono mortificate le Sedie,
così all'apparire de" niioui colori, che per l'induftre ma-
ni del Francia in Bologna , e di Pietro in Perugia , l' Itali-
co Cielo cotanto abbellirono , tacquero vergognofi i più
rinomati pennelli. Ds'paflati Vitali, de'Dalmafii , p^
d'ogn' altro non folo fi fé muto il grido, mi dell' iftelìb
Giotto i tanto celebrati fcguaci a qnefti duci Altri di pri-
ma i^randczza, anzi Luminari Maggiori furon forzati cedere i loro antichi fplen-
dori , quando non Teppe negire il Vafari , che ; per ejfi laioffi via quella certa ma-
nierafecca , cruda, e tagliente,che per lo fouerchio ^udiohaueuano lafciata. in quell'or-
te Vietro dclU francefcnylai^iro FaUrisAleffo Baldouinerti, Andrea del Cafiagno, Te-
fello , Hercole Ferrarefe , Gio Bellino , Coftmo {{ofelli, /' ylbb. di S.Clemente, Domenico
del Ghirlandaio , Sandro Boticela, Andrea THantegna, Filippo, e Luca Signorelli,i qua-
a per isfjr^xrft ctrcauano fare l' impo'fibile dell Arte con le fatiche, e majfime nelli [cor ■
ti , e nelle vedute fpiaceuoli , che fi cornea loro erano dure à condurle , così erano afpre
à vederle ; Si chi ancorché U maggior parte [off ero ben difìegnate, e fenica errori , ■vi
mancwa pure vno fpirito di proiitc^a , che non ci ft vide mai , <j> vni dolce^^a ne' co-
lori fnita , che la comiunò ad vfare nelle cofefue ti Pancia Bdogncfe , e Vietro "Perugi-
no, e che i popoli nel vederla corfero comf matti à queHa bcllc:;^ nuoua, e piti viua, pa-
reridoloro afWutamcnte ,che e non ft potere giarnai far meglio . Come Pietro, f^en-
ne in poch' anni ( fcriue eg! i ) in tant'i credito , che dell' opre lue s er^piè non fola FÌ9-
renj^ -, & Italia , ma la Francia j la Spagna , e moW altri Taeft , doue elle furono fban-
date.
4© P A 7tT E SECONDA
date ; la onde tenute le cofe jue in riputatione, e pregio grandijfimo , comtticì arino i
Tilercanti àfare incetta di quelle , &• à mandarle fuora in diuerft Taefi con molto vtilet
& guadagno ; così fparfafi per cotanc opre di Francefco U fama di così eccellente
Maefiro ifaceuano le Città à gara perhauere dell opre fue , laonde fece egliìnVarma.
ere in B^eggio di Lombardia eJ^£■. à Cefena &c. e che non volfono hauereinuidia i Ferra'
%-efi à gì altri cìrconuicini , a>r^ deliberati d'ornare delle fatiche del Francia ti loro Duo-
mogli allogarono &c. Di quello du'ique, che a m^ folo apparcieie, fcriuerò , aii*
zi ricopierò , per dir meglio , la vita , leuandola di pQ^o ( come liò coleo anche
il ricratco) dall' iflcffo Vafari, non altro di mio aggiongendoui , che poche no-
te m fine di ciò , the ò alla di lui notizia vnqua no» gionfe > ò con manifesta alte-
razione del vero dal Giouio,dal Bembo, & altri amicijepar/iaii troppo di Ra*
facile intefc; che per altro non aurebbe egli l'accorto Scrittore quefto Artefi-
ce j che tanto lodò nella fua vita > cosi ingiuftamente caricato nella fua morce>
priuandolo indebitamente in poche parole di quel molto , che non auea potuto
negargli in quefta sì compita narratiua « Così dunque fcrifs' egli;
VITA DI FRANCESCO FRANCIA BOLOGNESE, OREFICE,
E PITTORE.
FI^w^NCESfO Francia , il quale nacque in Bologna l' am^o 1450. «f/ per fone artigia-
ne , ma affai iofiuraatc , e da bene , fu poflo nella fua prima fanciullesca, all' Ore-
fice : nel qual efercitio adoptrandrCi con ingegno , e jpirtto , fi fece crefcendo diperjona,
e d'afpettotanto bcnpropoìtionato , e nella conuerjatione , e nel parlare tanto dolce , e
piaceuole , che hchbefoy7;a di tenere allegro , efenT^j penfieri colfuo ragionamento-, qua-
lunque fuffe pnimalencontco rper lo che fu non folamente amato da tutti coloro, che di
lui hcbbono cognitione , ma ancora da molti "Principi Italiani , & altri Signori . atten-
dendo dunque , mentre fìaua ali Orefice al difcgno , in quello tanto fi compiacque , chs^
fiicghando l ingegiio à maggior cofe , fece in quello grandiffìmo profitto , tome per mtdtt
cofe lauoratedaYoe>:to in Bologna fua patria fi può vedere , e particolarmente in alcuni
latiori di nello ecce! ItntlffirrJ . Nella qual maniera di fare mife molte volte mllo /patio
di due dna daltc':^'!^t , e poco più lungo , venti figurine proportionatiflhne , e belle . La-
uorò di (malto ancora molte coje d argento , che andarono male nella rouina , e cacciata
de' Bentiuogli . E per dirlo in vna parola lauorè ci^li qualunque co/a può far quell'aorte
meglio , che altri faccfle giamai . 7yià quello di che e^U fi dilettò fopramodo , er in che
/« eccclleiitc ,fù ti fare coiij per Tiledaglie , nel che fu ?, e tempi f noi fingolarifilmo , come
fi può vedere in alcune , che he fece , doue è naturaliffma la tcfla di Tapa Giulio Secon-
do ,cbc p.cttono à paragone di quelle del Caradcfio . Oltrat he fece le Medaglie del Sig.
Ciouamri Bentiuogli , the par vitto , e d' infiniti "Principi, i quali >>cl pafiaggio di B .lagna
fifcrmauano , & egli facct'i le "Medaglie ritratte tn cera , e poifi-ate le madri de' co,ùj,
le mahdaua loro ; di che oltra la immortalità della fama , traffe ancoraprefenti grandif.
fitr.i . Tenne continuamente , mentre che e'vifje la Zecca di B lognt , e fece leftampe di,
tutti i conij per quella , usi tempo che i Bentiuegh reggsnano , e poicbeje n'andarono <?»•
corg
FRAJ^C ESCO F^AJ^CÌà: 41
"iora, > mentre che viffe Tipa GiuUo , come ne rendono chiareT^ le monete > ehe il Tapi
gittò neW entrata fua, dotte em da, vnx banda U fun tefla naturale , e dall' altra quejto
lettere , Bonoaia per luliuai a ryranno iiberaca . E fu talmente tenuto eccellente
in quello mefìiero > die dura àfar le ^ampe delle monete fino al tempo di Papa Leone,
E tatuo fono in pregio le pronte de' coni] Cuoi , che chi ne ha le (lima tanto , cheper danari
non fé ne può hauere , ^uenne che il Francia defiderofo di maggior gloria , hmendo co-
Hofctuto Andrea Mantegna , e moli altri Vittori , che haueuano canato della loro arte,
efacoltì , e bonari tdeliberò prouare fé lapitturagli riitfctffe nel colorito. Haucndo egli
fi fatto dilegno , che e'poreua comparire largamente con quelli . Onde dato ordine à far^
ne protia ,fece alcuni ritratti . & altre cofe piccole , tenendo in cafa molti mt:(ì perfonc
del mefliero , che gì' infegnaffèro i modi , e l ordine del colorire , di maniera che egli , che
haueiia giuditio molto buono > y>i fé la pratica prefìamente , e la prima opera che eglifa-
ceffcfù vna tauola non molto grande à M Bart. Pelifìni , che U pofe nella MifericordiOt
Cbiefafuor di Bologna , nella qual tauola è vna N. Donna à federe fopra vnafedia con^
inoli altre figure, e conil detto M. Bartolomeo ritratto di naturale. Ed è lauorata à oglia
con grandtjfima diligeH:^a , la qual epera da lui fatta l anno 1 490. piacque ttUmente in
Bologna-, che in.Ctouannt Benvuogli defiderofo d' onorar con l opere ai quefto nuoua
fitt /(e la Capella ftia in S. Iacopo di quella Città , gli fece fare tn i na tauola , vna N.
Donna in aria y e du a figure per lato , con duoi Angioli da baffo, che fuonano. La qual
opera fu tanto ben condotta dal Francia , che meritò da M. Ciouanni , oltre la lode > vii
frefcnte honoratiffimo . La onde incitato da quefl' opera Monfig. de Bentt-*ogli , gli fece
fa, e vna tauola feri aitar maggiore della Mifericordii ^cìnfà rrèolto lodata t dentroui
la NatiHità di Chnflo ; dotte altra il difegno non è fé non bella l ini'.entione , & il colorito
non fono fé hon lodeuoli . Et in quefl' opera fece Monfignore ritratto di naturale > moltit
finale , per quanto dice chi lo conobbe , &• in quell abito sieffo , che eglt vejttto da pelle-
grino tornò di Gierufalemme , Fece ftmiltnente m vna tauola nella Chieja della UonttA'
tafuor della porta di S. Mammolo , quando la N. Donna è Annunciata dall Aggelo , in-
fierne con due figure per lato , tenuta cofa molto ben lauorata. Mentre dunque per l ope-
re del Francia era crejciutalafamafua , deliberò egli fi come ti lauorare à ogliogliha-
ueua dato fama , & vtile , così di "Vedere fé il mede fimo gli riufciua nel lauoro in frejco,
l-iaucua fatto Tri. Ciò. Btntiuogli dipingere il fuoTala':^o à diuerfi Maefiri, e Ferrarefi,
e da Bologna i & alcuni altri Modonefì,KÀ vedute leprcuedel Francia àfreJco,delibe-
rò , che egli vtfacefie vnafioria , tn vna facciata d vna Camera , doue igu habitana per,
fuo vfo : mila quale fece il Francia il Campo di Oloferne armato in dtuerie guardie , ap-
piedi , & à Cauallo , che guardauano t padiglioni : e mentre , che erano astenti ad altro,
fi fedeua ilfonnolento Oloferne , prefo da vnafemina foccinta in habito vedomle, la^
quale con lafimlira teneua i capelli fidati per lo calore del vino , e dclfonno , e con la.
deflra, vibraua il colpo per vccidere il nemico ; mentre che vna ferua vecchia con crcjpct
Sharia veramente da jerua fidatijjima-, intentane gli occhi della fualudit a per inanimir-
la, chinata già con la perfona , teneua b.ifja vna (porta, per rie eitcre in ((fa ti capo del
fonnacchtojo amante. Storia che fu delle pia belle, e meglio condotte , cheti Francia^
^ejjemai. la ^ude andò ^er terra nelle rume di qHeliofdificio nella v fetta de Bcnti-
§ ' itogli»
41 P A TtT E SECONDA
itogli j infteme con vn' altra floria [opra quella medeftma camera , contrafatta di colore
di bron':^ d'vria difputa di Filofofi molto eccellcnttmante laHorata, & efprefioui ilfuo
concetto» Le quali opere furono cagione , che TH.Giouanni, e quanti erano di quella^
cafa , lo amaffìno , & onor affino , e doppo loro tutta quella Città . Fece nella Capella di
S. Cecilia attaccata con la Chieja di S. Iacopo due (Ione , lauorate in frefco , mvna delle
quali diptnfe quando la N. Donna è fpofata da Giufeppe > e nell'altra la morte di S. Ceci'
ha ; tenuta co/a molto lodata da Bologne ft , e nel vero il Francia prefc tanta pratica > e
tanto animo , nel veder caminar à perfettione l'opere , che egli voleua , cbelauorè mol'
te cofe > che io non ne farò memoria : baflandomi moflrare à chi •porrà veder l'opre fue,
folamente le piti notabili , e le migliori . Ne per quefìo la pittura gì' impedì mai,che egli,
non fcgiiitaffe e la i^cca , e l'altre c^fe delle medaglie , come e faceua fino al principio,
Hebbe il Francia , fecondo che fi dtce,grandiffimo difpiacere della partita di M. Giouanni
Bcntiuogti, perche hauendogli fìtti tanti beneficif gli dolfe iifinit amente , ma pure come
fauio , e cofiumato . che egli era attefe all'opere fue . Fece dopo la partita di anello , tré
tauole , che andarono à Modena , in vna delle quali era quando S. Giouanni battc^'^
Chriflo , nell' altra vna Nuntiata belliffima , e nell vltima vna N. Donna m arii cort»
molte figure, la qualfu pofìa nella Chwfa de Frati dell Ojieruan:^a , Sparfafi dunque pet-
cotante opere la f.ima di così eccellente Mae^Vo , faceuano le Città à garra per hauer
dell' opere fue . La onde fece egli in Tarma ne' Monaci neri di S.Giouanns vna tauola con
vn Chrilio morto in grembo alla N. Donna , & intorno molte figure , tenuta vniuerfal'
mente cofa belliffima, perche trouandofi ben feruiti i mede fimi Frati operarono, eh egli ne
facejfe vn altra à peggio di Lombardia in vn luogo loro dou' egli fece vna Nofìra Donna
con molte figure . JL Cefenafece vn altra tauola pure per la Chieja di quefli Monaci , &
vi dipinfe laCirconcifione di Chnfio colorita vagamente , Ne volfono hauere inuidia i
Ferrarefi à gli altri circonuicini ani^ deliberati ornare delle fatiche del Francia il loro
Duomo - gli allegarono vna tauola , che vi fece su vn gran numero di figure , eia intito-
larono , la tauola di ogni Santi. Fece in Bologna vna in S. Loren:^o , con vna N. Donne,
e due figure per banda, e due putti folto molto lodata. Ne hebbe appena finita quefìa,
che gii conuennc farne vn altra in S.Giobbe , con vn CrO£ifìfo , e S. Giìbbe inginoccbioni
appiè della Croce , e due figure da lati . Era tanto fparfa la fama > e l'opere di qurflo ar-
tefice per la Lombardia , che fu mandato di Tofcana ancora per alcuna cofa difuo, come
fi da Lucca , doue andò vna tauola dtntroui vna S.Anna , e laN. D. con molte altre fi-
gure, e f opra vn Chrifìo morto in grembo alla Madre. La quale oper * è pofì melina
ChiefadiS.Fridiano , & è tenuta da Luche (t cofa molto degna. Fece in Bclogna per la
Chiefa della Nuntiata due altre tauale , chefuron molto diligentemente lauorate : E cosi
fuor della porta à fifa Cafiione , nella Mifericordia ne fece vn altra à reqnifttione d vna
Gentildonna de'MavT^oli. Nella quale dipinje la Nofìra Donna col figliuolo in collo»
S. Giorgio , S. Gio. Batiifìa , S. Stefano , t S.ylgofìino co» vn .Angelo in piedi , che tiene
le maHi giunti con tanta gratia, che par proprie di Varadifo. Nella Compagnia di S»
Francejco nella medefima Città ne fece vn altra, e fi milmente vna nella Compagnia di
S.Gieronimo . H.iueuafu<tdimcffiche7;TaM.ToloZambcccaro, e come cmicijjimoper
riordan'^adt lui, gli fece fare vn quadro affai grande) dentroui vna Nuliuitàdt Chri-i
fio,
FTiAJ^CESCO F^A^CJA. 45
fio, che è molto celebrata delle cofe , che egli fece . E per queSìa cagione "M. Volo gli fece
dipingere due figure in frefco alla [uà villa , molto belle , Fece ancora in frefco ì>na (lo-
ria molto leggiadra in ca/a di Gieronimo Bolognino , con molte varie , e belliffime figure.
Le quali opere tutte infìemegli haueuano recato vna riueren^^^a in quella Città, che v'era
tenuto come vno Dio . £ quello che glie l'accrebbe in infinita , fu che il Duca dFrhino
gli fece dipingere vn par di barde da ciuallo , nelle quali fece vnafeluagrandiffima dal-
beri, che viera appiccato ti fuoco, e fuor di quella vjciua quantità grande di tuttigli
animali aerei , e terrefiri , & alcune figure : cofa terribile >Jpauentofa , &■ veramente^
bella , che fu (limata afiai , per il tempo confumatoui fopra nelle piume de gli vccelli , e
nelle altre (orti d'animali terrefiri, oltralediuerfità delle fraudi, e rami dtuerfi , cbej
nella vurietà degli alberi fi vedeuano . La quale opera fu vicomfciuta con doni di gran
7>aluta , per Jatisfare alle fatiche del Francia : olirache il Duca (empre glihebbe obliga
per le lodi > che egli nericeuè . Il Duca Guido Bxldo parimente ha nella fua Guardarob-
ha di m.ino del mede fimo > in vn quadra vna Lucretia B^omana da lui molto filmata con
molte altre pitture , delle quali fi fari quando fia tempo mentione . Lauorò d pò quefie
Tnatau'jlainS. fanale, ^ agricola, allo altare della Madami.''., che vi e dentro due
angeli , che fuonano il leuto molti belli . Njh conterò già i quadri , che fono f par fi per
Bologna in ca(a que' Gentil huomini, e meno la infinta de ritratti di naturale, che egli
fece , perche troppo farei proli(ia . Bafit , che mentre che egli era in cotanta gloria , e go-
deua in pace le fue fatiche , era in l{oma l{.iftelh da orbino : e tutu> il giorno gli veniua-
no intorno molti furelìieri , e fra gli altri molti Gentil huomini Bologne ft per vedere l'ope-
re di quello . E perche egli auuiene il pia delle volte , che ogn vno loda volentieri gì in-
gegni da ca(a (uà , cominciarono qucjii Bologn^ft con f{afxelle à lodare l'opre la vita > e
le virtù del Francia : e così feciono tra loro à parole tanta amicitia , che il Francia , e
^afaello fi (aiutarono per lettere . Et vdtto il Francia taita fama delle diuine pitture di
J[afaello , dcfideraua veder l' opere (uè : magia vecchio, & agiato , fi godeua la fua Bo-
logna, ^menneappreffo, che [{afaello fece in l{omaperil Cardinal deVucci Santi llll.
fna tauAa di S. Cecilia , che fi haueua à mandare in Bologna per por fi m vna Cappèlla
in S.Giouanni in Monte , doue è lajepoltura della Beata Elena dall Oglio : & incaffata»
la diri'^ al Francia , che come amico , glie la doueffe porre full'Mtare di quella Cap-
pella , con i ornamento come l hiueua effo acconciato , Il che bebbe molto caro il Fran*
uà , per haucr agio di veder, fi come hauea tanto defidcrato l opere di fiufiello . Et ha-
uè lido aperta la lettera,cheglifcrifie l{afaello,doue e lo pregaua(e ci fufie nefiun graffio,
che è l actoniiafìe , e fìmilmente conofcendoct alcuno errore, come amico , lo corre^^gefie,
fece con allegreo^a grandiffima, ad vn buon lume, trarre dalla cciffa la detta tavola. 7Hd
tanti) fu lo fiupore che e ne hebbe , e tanto grande la marauiglia : che cono(cendo qui lo
errar tuo , e la (lolta prejuntione della follecreden^a (uà . ft accorò di dolore , e fià bre-
uilfine tempo fé nt morì . Era la tauola di P^afaello diuina , e non dipinta , ma viua , e
talmente benfatta , e colorita da lui , che fra le belle , che egli dipinje , mentre vi(fe, an-
cor che tutte (tano miracole(c , ben patena chiamar fi rara. La onde il Francia mcT^o mor-
to per il terrore, e per la bellei^ della pittura, che era prefente à gli occhi, c^ à pur.tga-
m di quelle» che intorno difuamanofi vedeuano , tutto fmarrito , la fececon dihgenT;*
Fa. ' por-
'44 PARTE SECONDA
porre in S.6Ì0, in Tdontein quella Cappella doue doweita (lare , & entratofene fra pochi
dì nel letto tutto fuori di fé tlefio, parendoli ejjer rimafio quaft nulla neW ^rtcappetto à
quello che egli credcua, & che egli era tenuto s^di dolore^ e malinconia> come alcuni ere-
fiom-,ft mori ; tffenioli adiuonuto nel troppo fijfamente contemplare la viuiljìm.-: pitturi»
di l{afaelb, quello , che al Fiuij^no nel vagheggiare la fua bella mone t della quale è
fcritto qttefta Epigramma.
Me veram pidor diuinus meirte recepir,
Admoca eti: operi, deinde perita manus.
Dumque oparc in fa<5ìo defigit lumina pidor
Incencus nimjiim, palluit, & moritur,
Viua igitur fiinv mars : non mortua mortis imagOff
Si funger quo mors fungirur offi.io .
Tuttauolta dicono alcuni altri , che la morte f uà fi sì [abita , che i molti fegni apDarl
più tofio veleno , ò giocciola , che altro . FÙ il Francia buomo fauio ,e regoUtiffimndel
vtuere , e di buone forT^ . E morta fu j'epalto bonoratamentc da i fuoi figliuoli in Bal&'
gn.i lar.no 1 5 1 8.
Fine della vita di francefco Francia Bologne/e , Orefice , e Vittore.
Per due cagioni dunque, a! feiitir di quello Autore, dall'edrema bellezza def*
la Is.Ceciliaaccernto l'ranccf. o » fé dc mori ; cioè per non aner prima di quella
bellilfimatauola veduto maialcr opera di Rafaelie, e per riputarli di elfo mi»
glior Maeftro,epiù valentuomo jmal'vno, e l'altro fuppofto è falfo, daijque
vna sì fatta morte , e per tal caufa non può eflbr vera : Che il primo fuppoftn fìa
lalfo> egli è chiaro ,* perche come può qui dir cg'i, che vdito il Francia tanta fama
delle diurne pitture di f{afalle , dcfidcraua di l'edere l opere fue » mentre vecchio , &
agiato fi godeuala fua Bologna > fé taoto prima pottua auerne , e n* auea vedure»
e ben confiderate a fuo piacere? Il quadretto, per dempio , figure piiciole in CU'
fa del Co, Vincev^ Erculam entroui vn Chnlio à vfo di Gmie in Ctelo , e d attorno é
quattro Euangchiii &c. nunmen rarOt e bello nella fua picciole:^a , che fianol altre
cojefue nclkgrande^e loro ? e non facto , come fcnue, dopo la Santa Cecrlia.che
commefla dalCMd.de Tucci, nor» potette principiare prima, che alla fine del
3 5 1 j. nel qua! tempo folo ebbe quello Preiato il Capello ; la dous il quadretto
era gionto a Bologna del jjio. come trouafi notato ne'libri regolari delle fpefe
de! ludstto Co. Vincenzo, cheritnife in Roma la valuta d'otto ducati d* oro per
tal fattura , per il Banco de'Lianori ? La Nonziata in CafadAgameoone Graf-
fi, mandatagli da Achille fuo fratello, allora ch'era Auditore ancora della Sac»
Romana Ruota, & in confeguenza prima ad ogai peggio dell' anno 1 5 r i.nel
quale fu treato Cardinale ? e che non fi può negare ved-tita dal Francia , quan-
do fatti di (uà mancconferuafì anche oggi la copia nel famofo lludio de'Signo»
ri N4ufotci ? Jl famofo Prefepe , che ferine nelle lue note il Baldi , eflerfì già tro-
uato prsfl'oGio.Benriuoglio, prima che della Signoria della Patria pr.uato,
vc:iifle da quella cacciato da Papa Giulio Secondo, & in confeguenza anch'elio
dipiacojc giouto i\\ Bologna affai prima delia Santa Cecilia, prti^cipiata folo fot-
ta
FnAnCESCO FTtÀJ^ClA, 45
tò il fucceflbr di Giulio II. Leon X.? Il S.Gio.Bactifta in Cafa Albergati? La Ma«
donna > con Chrilto > s. Giouanni > e S.Giufeppe all' ombra d'vna Quercia, j£I_»
bel paefe , in Cafa Cafali, e lìmiliajcn ? I difegnidi propria mano, che prima
anche gli auea mandato il Sanzio, come dall' infrafcricca lettera di fuo proprio
pugno , che originale preflb di me Ci conferiia , e quale tutto il fin qui detto ta-
citamente anche conferma in que(te formali parole ?
M. Francefco mio caro, I{iceuo m quello punto il vojìro ritratto recatomi da BaT^ot-
to ben condittonato , efen'^ offefa alcuna , del che (ommamsnte vi ringratio , Egli è bcl-
liffimo , e tanto »iuo , che m'inganno tallora , credendomi di effere con ejìo voi , efentire
le vo^ve parole ; pregout à compatirmi , e perdonarmi la dilatione, e longhe'^:^a dsl mio,
che per le graui , & inceffa>Hi occup^tioni non ho potuto fin hora f.irc di mia mano, con»
forme Unofìro accordo y che ve l aurei mandato fatio da qualche miogioumc, e da me
ritocco , che non fi conwe/ie, an-^i coniienaftper conofcere non potere aguagliare il vojlro.
Compatitemi per gratia, perche voi bene ancora aui ite prunaio altrsvolte, checof-u
voglia dire cjier prtuo della f uà libertà, &■ viuer obligato à Vaironi , che poi &c. vi
mando in tanto , per lo (lefio > che parte di ritorno fra fei giorni vn altro difegno , & è
quello di quel Prefeppe ,lebenediuerf> ajjai > come vedrete dall operato, e che voi vi
feie compiaciuto di lodar tanto }ft come fate mcefiantementt dell altre mie cofe,cbemì
ferito arrojjire , fi come faccio ancora ai quefia bagatclla , che vi goderete , perciò più in
Jeg'ìo di obbedien'^a , e d'amore, che per alti o rifpetto. fé in contracambio riceuerò quello
della voftra tfìoria della Giuditte , toh riporò fra le cofe più care e pretiofe.
IMonftg. il Datano afpetta con grand anfìctà lafua. Madonella, e la fua grande il
Cdidmale B^iario , come ttittn fc^tirete più precifamente da Da'S^tto ; io pure le mirerò
con quclgujlo, ejodisfattione, che vedo, e lodo tutte l altre , non vedendone dav.iffun al-
tro più belle, e più diuotc , e ben fatte . Fateui in tanto animo , valeteui della vofirct
f olita prude 'l'^^a ■ «^ ajjicuracem ,chefento le voflre af(ltttìoni e /me mie proprie ifegnite
d'amarmi} (.ome io vi amo di tutto cuore. B^oma Udì')» di Settembre 1508.
^ feruirut fenipre obligatijfimo
IlvoflroI{afaeileSaH7^io^
Che non meno falfo poi del primo fìa il fecondo fuppo(ìo,cioè quella (loltA
prefunT^wne della falfa creden:^fua , d effer più vjieniuomo di Raf^elle , dalle già
fatte oflt ruazioni fopra , e traltritta lettera comincia ad apparire } perche fé di
quegli li fofìe reputato migliore , farebbciì egli mai abbafiàto a ricauare vna co-
pia della fudetta Nonziata venuta di Roma ad Agamenone Graffi? Autebbt*
potuto mai tanto lodare à Rafae'le ( come aucr fatto da quella lettera fì caaa)
quel Prefepe > che forfè fu quello che pofledeua il fuo Padrone Gio. Benriuo-
glio , e l'altre pitture del Sanzio , del che tanto arroffirne gli rifpoiide ? Che fc
mi fi vorrà dire , ciò faceiie per adulazione , e colla fola bocca , non col cuore;
come per cojì doppio, e maligno vorremo noi giudicarlo , quando l'iReffo Va-
fari lo riconobbe :faii'w ,& ac e oflumato tanto, per nati (apuio con sì falda coni»
pofizione d' animo relìll:ere:(j/gMnrf;/x<7«o difpiacere della partita di'M.Gio.Bew
tiuogliotaneorche bauendogU fitti tanti benefitij, gli dolere infimtaraente ì Vinfe dun-
que
4<? P A f^T E SECONDA
quecoraggiofamenteil dolore del proprio danuo, &ìncere(re nella caduta di
quel Signore, che lo fofteneua , the l'cfalcaua, e non haura potuto fuperare
qualche prima concepito fafto verfo l'ojreruato amico più tolto, che inuidia-
to emolo ? Hor vedafi , e confiderifi , fé quefte macchie credute , queftì Aippo-
fti liuori poffan mai dedurfi da gii vmili> finceri,& aftettuofi concetti , che feppe
riflnngere il Francia in quello Sonetto, che in prima copia originale ritrouatofi
nelle {critturedclLambcrti,oggiprcflbdime conferuafi;
t4ll' Excellente Ti&ore I{affaello Sanxìo, Zeufi del nojìrofetoloi
di me Frane efco B^aibolini detto il Francia .
N
On fon Zeuft , ne ^pellet e non fon tale»
Che di tanti tal nome à me co'megrmi
ìie mio talento , ne r>ertndc è degna
Hdutr da vn ^ajfael lode imortale.
Tu fol , cui fece il Ciel dono fatale ,
Che ogn altro excede, e fora ogn' altro regna t
L ' excelltnte artifìcio à noi infegna ,
Con cui fei refo ad ogn' ahtico vguale»
fortunato Carxon, che nei primi anni
Tant oltre pafsi , e che fard poi quando
In più proue£ìa etade opre migliori ?
Vinta farà Natura ; e da tuoi stìganni
J{e{a eloquente dirà te lodando ,
Che tu folo il pi£lor fei de fi£ìori.
Ma che tanti difcorfì, che tante nfle/iioni , e che proue , doue il fatto in con-
trario è manifeiìo , &c cuidente ? Se ricrouanfi opre, dico , di Francefco dipinte
ott'anni dopo , che fi vuol morto , come veramente fu il primo ad orteruarc , e
darne lumeTefatto Mafinijcome dunque: nel trarre dalla Cafia la tauoladellaS»
Cecilia itantoftì loftupore, che e nehebbe ,e tanto grande la merawglia , checonofcen-
do (jut l'errar fuo , e la fìolta prefmttone della folle credenT^z fua , fi accorò didlore ,e
fra breuifsimo tempo [e ne morii e come replicar di nujiio,che: // Francia me^o
morto per il terrore , e per la belleT^i della pittura , che eraprefcnte alli occhi, & à pa-
ragone di quelle , che intorno difua mano fi vedeuano tutto jmarnto , la fece con diit-
ge«:^a porre in S. Ciò. in Monte à quella Captila doue doueua Ilare , &• entratofene fra
fuochi dì nel letto tutto fuori difefleffo ,parendogli effer rimafto quaft nulla nell'arte ap-
petto à quello , che egli credeua , e che egli era tenuto di dolore , e di mu lenconia , come
alcuni credono ,fi mori ? &c. credono perciò male colloro, e male credono , anzi
male dicono quegli alcuni altri , che la morte fua fu così jubita> che à molti fegni apparì
fmtofioveleno ,ògoc£iola, che altro; impercioche, come dicemmo, can-pò molti
anni dopo, e così vecchio , e cadente mutò maniera ,e s'auanzò tanto nell'Ar-
ie, che fé folfe Itato cosi coecaneo di Rafaelic , come gh fu dii caiuo auaiiti ( on-
de
F3tA^C ESCO FftAnciA. 47
de potcua cffergli poco men che auo , non che padre ) ardirò di dire, che 1 Vgua-
gliaua : Vedafi per grazia di quanto lo pafsò nella paftofìd del colonto, e nel/a
tenerezza dell' opre da poi fatte : Notifi il CrocefìÀo, che dipinfc del 1 5 20. per
l'Aitar de' Signori Geflì nella Chiefa di S. Stefano, e fapimifì poi dire, fé rn torfo
il meglio intefoi e ben difegnato Ci poflTa defiderare : Notinfi le gentili attitudi-
ni, e le viuaci efpreflìoni di quel S. Girolamo.che genufleflb in lui tien fife le luci,
e par fi dillruga in così dolce meditazione : il S. Francefco, che dall' altra parte
anch' ei piegato, alzare ambe la braccia, ed aperte le mani, ftà diuotamente im-
plorando, & attendendo le Sacre Stimmatej mentre a pie della Croce ,chcamo-
rofamenteftringe colle braccia la penitente Maddalena, piange ifuoi pecca-
ti; ma fopra il tutto la franchezza dell'operazione, e la morbidezza dell' im-
pairo .
Fece del ijaz.vnS.Sebafliano legato con lemanifopra il capo ad vn tron^
co, di C05Ì fine, e giufte proporzioni , brano difegno , viuace colorito , e grazio-
fa mouenza ,che il più marauigliofo in alcun' altro tempo mai fu veduto : Egli a
guila di queir antica figura del Policleco, dal qnalegli \rtefici,comedaro!a,c
neceflaria legge, folean prendere le mifure delle membra, e delle fattezze hu-
manc j ed in luogo della quale a'giorni nolfri vediam fucceduta la perfetta ilatua
dell* Antinoo in Roma , feruì iempre di norma , e d' efemplare a'piu degni Mae-
ftri, non in altro, che su quel torfo Iludiando l'Abbate Primaticcio, il fuo Nico-
lò , il Tibaldi , il Sabbatino, i Procaccini , i Pafl'erotci, e fimili altri non folo , ma
gli llcflì Carracci , che più volte il difegnarono , e ad ofl'eruarlo, e ftudiarui fopra
mandarono ftmpre 1 fuoi fcolari; non meno che a talpropofico configli il Lo-
mazzi porta rfi al S.Giorgio di Rafaelle a S. Vittore in Milano, a quello fatto
giàalDucadi Vrbino s'vntauoliere .òallongarfi in Francia a mifurare in Fon-
tanablò il ,S. Michele dello rteflo. Così m'ha detto più volte l'Albani , afferman-
domi auer veduto fcritte le fue mifure ad vna ad vna prefl'o ad Annibale , e mo-
ftrandomi vn fog io grande di fua mano , oue difegnato in più modi ben quattro
volte il detto S.Sebailiano, era poi partita per via di mifure, ed efammatala
fua fimmetria. Raccontauami di più quefl' onorato vecchio, auer vJito dire
più volte a fteiD Caracci , elTer t>ata tanta in ciò lamodeftia del Francia, clieac-
cortofi affollaruifi attorno le genti,e lìudiaruifi a tutte l' hore da giouani,perche
non ficredefle mai, che a concorrenza del morto Sanzio fattOjSdefpofto l'auet-
fe, fiaccatolo da vn certo Camerone della pubblica Zecca, oue tUuaappefo,
rauca mandato fuori della Citti, con farne dono a' RR. PP. della Mifericordia,
prcflb i quali tuttauia profeguì fempre lo fieflo cócorfo della lludiofa giouentù,
ììn tanto che il Cardinal Giultiniani Legato di Bologna de] 1606. non potendo-
ne ottentre l'acquillo da que' Religiofi per qual fifoflegran prezzo offerto lo-
ro , facendone ncauare almeno vna copia , quella ben anclie cattiua, e mal fat-
ta riporta nella flelTa cornice , vi refìò, come anch'oggi fi vede, in luogo dell'ori-
ginale . Simile cofa auuennc della tauola , ancorché di prima maniera , polla
nell'Altare ds' Calcina neli'andchillìma Chiefiuola di S.Lorenzo alle Grotte,ac-
qui-
48
P A Tir E SECONDA
quifiata dall' Enainentifs. Lodouico Ludouifì , riportauì vna copia ; e cTie poi
fti quella > che venuto a morte quel Cardinale jc lafciato vna pittura ( delle mol-
tci che trouauafi auerc nel fuo Palagio in Roma)all Eminentifs. Franccfco Card.
Boncomp3gtii, chiamato quefti i\ Caualier GiofefFo d'Arpino a farne l'elezione,
e la fcelta, quefta folo configliò a pigliarfi il detto Cardinalejche da Sua Emine-
za parimenti lafciata , in morte, al Cardinale Torres , gli fu confìgnata con gran
fentimento dal Sig. fuo Nipote.Abbate allora, oggi Card. Boncompagni,digmf-
fimo Arciuefcouo di BolognajC Principe,e benignillìmo noiho Padrone; che ad
ogni modo oggi che ciò flò fcnucado , n'ha acquiiìato di be!lii3ìme ; in partico-
lare vna di quelle fue Madonne col Figliuolino in braccio, prefencato da vn'An-
gelo in profilo , d' vna bellezza, e colorito , grazia, e viuacita così eccedente,chc
par più viuo, che dipinto : quella per l'appunto, che per qual fi fofle offerto prez-
zo, mai ottener potette rEminentifs.Lodouico Ludoiufi dalla Monaca Moran-
da in S. Pietro Martire . Ma non auria mai fine queiìo difcorfo , fé qui tutte vo-
leffimonoi riferirel'opre di qucft'huomo , per far acquiRo delle quali (ìnoqua(ì
al dì d'oggi fi è mantenuta Tempre viua vna viruiofa gara fra' Dilettanti , per ar-
ricchirne 1 loro Mufei, poco meno che fimile a quella prima> che così ardenrci e
feruorofa , viuente egli, s'accefe nella Coite di Roma non folo, ma predo i
Principi dell'Italia di fue pitture, non repucandofi cótento quel Signore, ne com-
pito quel Prelato , che a pofledere la Madonna di mano del Francia da Bologna
non giongefe; il perche non è marauglia, fé tante e tante dipinte full' affé (co-
me accoftumò folo ^vedonfi andar pure in qualche modo fchcrmendo dall' vl-
tima perfezione de' moderni nelle galeriefamofe: come, perefempio, nella_»
RioftruofadiModanaledue Madonne diuerfe : Le due di fimil proporzione
nel Giardino di Parma; e reftringendomi a quelle folo di Roma, per edere im-
poflibileildirdituttcquellach'è ne' camerini delia Vigr-.a Borghefe , tenuta
coli comunemente di Pietro Perugino : Quelle due nella Vigna Pcretti , in vna
delle quali vi è di più S. Girolamo,e S. Francefco : Quelle due fra l'altre fuperbe
pitture de' Signori Ometti, e quella fra quelle de Signori Sacchetti : Quella nel
primo cafino, e l'altra nel fecondo della Vigua Ludouifìa : Vna fimile con S.Gio-
uannino di più , e S. Maria Maddalena nella galena Pantìlia : Le due nella gale-
ria de'SignonSpadi : Le due nelle danze de'Signori Colonna : Le tante ne'Mez-
zanelli, ou'abicano le Donne , nel palagio de'Signori GiulUniani ; fenza le molte
in Bologna in cafa Zani, in cafa Bianchi, Gua(tauiliani,Gozzadini, Grati, Er»
coIani,Riarii, Maluafia.Sampieri , Lupari, Pepoli.Z imbeccati. Scappi, Ben»
tiuogli , Lambertini , Albergati , e fimili , che Ci come vanno ritirandofi per ce-
dere i più confpicui fici,epiudegni luoghi a moderni Maeftri, così me purc^
configliano a ritirarmi dal /oro inutile, e p>ù minuto catalogo; badandomi qui
raccordare quanto a que' tempi perciò folli tenuto e^li , e celebrato Francefco
per prim'huomodiquelfecolo. Ecco ciò ne fcriuellsrodique' tempi varii Au-
tori, e prima GiooFiloccoAchiJilinond fuo Poema di noue canti > intitolato il
Viridario : " "
FRAf^CESCO FZAnCIA, • 45
Tcutt' opre in teflimonio ha fatto il Vrancit ,
Et in Scoltura al fegno ver fé accofla»
Col b»llin /eco agguaglia la bilancia .
E Cafio nelle fue Rime:
Francia Felfmeo Orafo , e Vittore
Tanto fu fìngolar, ch'ogni fua opra
Fra l'altre tutte flè fempre di fopraì
Onde acquiflò con l ' vtile l ' honore .
Hermlco Caiado Porcughefe nel lib.ié de' fuoi Epigrammi ; kdBarthol^WCHflf
Slancbinum:
In te pneltdium Tifloribut^, atque Toetist
^rs qutbus efl eadem , mens quibus eft eaiem.
Gloria. VtlloYUtn fis te[ìis Francia nobis ,
hlec tu mentir i me, Beroalde , finat .
Il Buzio nella fua Bologna IliuOrata :
Vnus omnium efl mihi chanjfimus Francijcus Francia nuncupatue , cui in Sculptura Thi-
dias , & Vraxiteles, fi viuerent, palmas cederent,in Visura (tmiliterTarrhafiuSt Zf«-
fìs , & jlpollodorus ab eo in certamine fuperatos profiterentur,
Birtoiomeo Bianchini nella vira di Cedro :
Kuius vero effiziem oris , vultufq; & lineamenta corpùris mire expreffit in /tdibus Ben-
tiuolorum , amor & delitite noHra Francia fpe£iatfi virtutis artifex , cuius vnicum ingg'
ni] faftigium pariter omnes & amant , & admirantur , & tamquam numen adorant,cum
toh alia tum in primis , & quiafttmmus noflro suo efl aurtfex, & tamquam artis huiufce
Deus,&inpi£iuranemimpoflhabendus; nullius etenim ante ipfum neq; pi&ura,neqi
etiam colatura m propatulo vifitur , qiiateneat oculos &c.
Gio. Antonio Bumaldo nelle fae Minerualia Bononia :
Francifcus Francia pSor,& aurifex , cuius plurimis , e^piBis, & cxlatis Bomnitt
fruitur tbefauì is, de quo &c. etufdem vitam Fafariusfcripftt, Borghinus honor^ca me-
moratur ,vt& alij-.pauciefunt innofira Ciuitate Bononia Ecclefia , qux aliqua illius
non exornentur pi&ura, fed Mas precipue ia&ant Eccl, S. Trarne ^nnuntiate, atq;S.
Marig Mifericordiarum &c.
U Zanti nel (uo trattato delle cofe notabili di Bologna j che lo chiama_(f
Tittere [opra ogn altro eccellentijfimo.
Il Cauazzone , che nel fuo trattato delle Madonne di Bologna , e nelle coHu*
notabili fimilmente di Bologna il nomina:
Vittore che à fuoi tempi non ebbe Ivguale , che meffe tutti (ulta buona Hrada > le cui
Tiladonne piueuano tanto à I{.ìffaelle,che le ammiraua,e contemplatta, lafciando per effe
quella fé cche'^7;a , the acqmUato hauea da "Pietro Tnugino .
E iìnalmtncc , dopo il Baldi , il Lamberti , il Mancini ) ed altri » vltimamento
lo Scandii • che trattando nel 1 9. Capo del Tuo Microcofmo :
De' Vittori della ter'^tfcuoU di LombAvdia t e dell ' opre principali d'Andrea Mante-
gn-t , d'Ercole da Ferrara , di Bramintc Milane je, e di Francefco Francia da Eologn.i-',
G Tato-
jé P A X T E S E C O 9^ D A
Tìttoriique' tempi al pari ,ed anco piàfawofi , ed eceellentt d'ogtì altro, chefurono ed'
me più immediata dìfpofttione allajuprema virtù del Dtuino Correggio, così lafciò
fcritco : Furono diuerft i tranci Vittori Bolognefi , ma Francefco vien ricomfciuto a8ai
flit [ufficiente d'ogn altro , e l'opre di maggior vaglia fono tré tauole &c. & in THodann
nella Cine fa de' VP. dell' OfieruanT^a , & in Tarma vtia tauola nella Chiefa dt S.Gio. de'
Tadri Benedettini : e nelle particolari radman'S^c di Lombardia s' ojferuano diuerft qua.-
dri , mafflme in l{oma nella citata Calerla de gli Aldobrandini alcuni pe7^ d' eccellenza
eonfiderabile ; l'opre fimilmente de gì ' altri Frana fi pofiono vedrre nelle Cbiefe dt Bo-
logna , e que^i con molt' altri , che à forte fi tralafciano , fono pure tutti gran TiC'
torti che viueuano nella Lombardia , quella cotale cattiua valle intefa dal
Va/ari , nel tempo che vi nacque come miti auuemurato augello
( die' egli ) Antonio da Correggio , e pur ei qatui
aquila fortunata fece preda della vera
carne del fuo pennello i
la doues ei fojfc
nato&c.
SIMILISQVE PO
X>1
G 2
GIO. BATTISTA FRANCIA.
D I
GIACOMO
FIGLI VOLO
GIVUO CVGINO GIO. BATTISTA NIPOTE
DI FRANCESCO FRANCIA
EDI
TIMOTEO VITE
GIO. MARIA CHIODAROLO
LORENZO COSTA
DISCEPOLI DELLO STESSO.
«K f^ t«* "^ -i^im t^ i^
On mi faprei ben dire , fepiùragloneuo'menteio fiaperdo-
(i 1^ lertni di quaato in fine della paflata narranua ci fu lafciato
y^nW- ferino, ò. fé di ciò più tòrto, ciie nel!' vltimo di efia taciuto;
non minor danno vedendomi nafcere dal noneflerci riferito
CIÒ, che dopo la vita del Francia auuenne, che dall' efierci
raccontata la di lui morte in quella forma , che mai non luc-
ceffe. Ci tiì occultato quiui ogni fuo difcepolo > edallieuo,
afcofto o^ni Tuo feeuace, e coetaneo , né facendoli menzione alcuna di quclla_.
Scuola, ranco a que' tempi famofa, moftrato quali, che coi morire di sì grand
huomos eiiinguefle ancora la nobil' Arce in Bologna : Finfe ini Giorgio di non*
fapere, the vno di que' fuoi figliuoli , da' quali dice elfere egli flato fepolto ono-
ratamente , chiamato Giacomo , battendo gloriofamente le pedate del genito-
re »tirvt' opre così belle lafcialTe in pubblico, quando egli, che più voice pafjò
non iolo per Bologna , ma vi dimorò mcfi interi , tutte notar ben potea , per te-
gillrar-
54 P A TIT E S £ C O n D A
giftrarle con l'altre nella fua Storia Pittorica . Non difTe che i primi princìpiì da
tanto Maeftro tracflero , e l'Arte imparallèro il Chiodarolo , li Bagnacauallo»
Innocenzo da Imola , Maflro Biagio > il Cotignuola , gli Afpertini , e tant' altri
difcepoli , quando moiltò pur di faperlo , allor che gli renne fcritto altroue ; Che
mentre in Bologna Francefco Francia attendeua alla pittura , fra molti fuoi difcepoli fa ti'
rato inanT^i, come più ingegno/o de gì' altri, vn giouine chiamato Marcantomo . Non pa-
lesò che Timoteo dalla Vite da Vrbino folle anch' ei tuo (colare, quando (crÌHen-
donc poi la virai non potè negarci che: attendendo nella prima età all' Orefice t fii
chiamato da TUcjìer Tieiro Antonio fuo maggior fratello , che ali ' bora fludiaua m Bolo-
gna in quella nobilijjìma "Patria, acciocbe fotta la difciplina di qualche buon Maeiìro fé-
gi!Ìta(Je quell' arte : perche> fc inftradatofì all'ore fice >fù ctiiamaco jn Bologna,ac-
ciocche (otto la difciplina di qualche buon Maeftro fi guitafie queir Arte, qual
mig'ior Maeftro in Bologna nei meiìierdell' orefice allora del Francia>che tauo-
rò qualunque cofapuòfar qucW arte meglio , che altri faceffe gtamai ? £ fé inclinato
7):olto più alle cofe di Vntura, che ali Orefice, parue al detto fuo fratello Iettarlo dalls^
lime, e da' f carpelli , e che fi daffe in tutto allo jiudio di difegnate; chi meglio allora-.
efercitò il difegno del Francia , che in quello tanto fi compiacque, che fuegliando l'in-
gegno à maggior cofe , fece m quefio gr.indifsimo profittot e nel veder l'opre dei quale."
corfero ipopoli come matti à quella bclltT^ nuona , epìùviua, parendo loro afjolutn-
mentccbe e' non fi potefie far meglio ? Che fé poi vuole» come foggionge.che tan-
to irn paratie Timoteo tndendo folamente alcuna fìataàcotali Vittori idioti fare le mC"
flfche , ZP- adoperare ipennelli : e che dafefìeffo guidato, e dalla mano della natura fi pQ*
neffe arditamente à colorire , pigliando ì>na affai ■paga maniera , e molto fimde à quellci
del nitcì'.o .Apellefuo compatriota , ancorché di mano di lui non haueffe veduto fé non al-
cune poche cofe in Bologna, che contradizioni foi-i quefle ? Sopra fu detto, che tenen-
doflretta domeflii.he-^7;a con Vittori , s incarnino di maniera nella nuoua Sìradtt , che era
yna merauiglia il profìtto , che facea di giorno m giorno ; e qui Ci vuole , che vedendo
folamente alcuna fiata a corali Pittori idioti far le mediche , & adoperare i pen-
nelli diucniiTcfìbrauo' Se tenne ftrettadimeftichezza con Pittori, come qui
dunque da fé Ikifo guidato , e dalla fola mano della natura ? Se ritiajfe , e difegnò
tutte le migliori opre della Cittd , coiTìe àuuque sì idioti que' corali Pittori, che lo
pinfero ? e da quali altro cauar non potefle, che il far le mefticht ? Ebbe il Mae-
ftro in Bologna , dalla viua voce del quale , e dalla prefentanea operazione potè
impararrArte,efi vorrà, che più rollo l'apprendefle dalle mute opre di Rafael-
le , da lui allora tanto lontano ? E fé veduto auca quelle alcune poche cole in_«
Bologna di Rafaelle , come fcriuerfi nella palTata vita , che il Francia non au~a
mai veduto altr* opera di Rafaelle, che la Santa Cecilia ? Le auea veduto TimO'.
teo fcolare , e non le auea veduto il Francia Maefiro ? Ed ecco quanto abbifogni
ad va bugiardo l'auer buona memoria; perche fc Timoteo, vien fcritto, morì
l'aniio di noflrafalute 1 5 24. e della fua vita 54. era dunque nato del 1470. e ft*
dopo elfer flato in Bologna ad imparar l' Arte , turno allaVatria huomogiàii ven-
tifei anni, non iìemmBologas, olite il r455.aiiziil 149J. come apparirà inap^
preffoj
GIACOMO FtAJiClA. 55
preffo; ma così è. che del i4?5. RafacIIe di pochi mefipafìfjua iVndccimoinr.r»
di fua età , dunque di quel tempo non poteiia auer anche mandato in Bologna
fue opre , che foflero vedute , e (tudiate da iKaoteo nel tempo che vi fi tratten-
ne ; e ad ogni peggio farianoftate puerili, e peggiori afifai di quelle del Francia»
auendo longo tempo ritenuto le feccaggini Perugine. Ma che canti argomenti,
che tante proue? Ecco qui la partita precifa della venuta in Bologna, e della
partenza dalla flefia di Timoteo , canata da'fteilì libri famigliari diFraacefco»
oggi prefl'o il R jimondi > e che il tutto cbianrcono in poche parole.
Sotto il 1490.
Mi 8. Luglio, Timoteo Vite dx Vrbino prcfo in nojlr^i botega il primo ano fenx^
niente , per elfcgondo à rafonc difedefi Fiorini a ogni tnmeP.ri , <6" d ter^ , & altri je^^
guenti à fatture > e in fua libertà l andare e io flette così d accordo»
Sotto il 1491.
Jldì z, Settembre . Fatti i conti , efald.ito con Timoteo Vite da Vrhìno dicommu-
ne concordia , tote fare il piSiore t e però pofto sa lo Salone co' gì' ahri d.'fcepoli.
Sotto il 149?.
t^dì 4. aprile y partito il mìo caro Timoteo j che Dio le dia ogni bene , e fortuna^.
Dalchecauafì, che non in età divintifei > madi vinticinqusanni,corne toccai
fopra , cornò ad Vrbino ,• che non imparò da altri, che dal Francia ; e che s'ama-
uano fcambieuolmente all'vltimo fcgno .che non potea cfler di meno j per Ia_,
iìraordinaria conformità djgenio,econfaccenza dicofìuini;perche fé il Francia,
dice il Vafari :fù diperJGV.a , e d' ajpetto tanto ben proporticr.ato , nella conucrfatione,
€ nel parlare tanto dolce^ epiaceuole ,chehebbefor7^adi tenere allegro, e fen^apenfìcri
colfuo ragionamento ^qualunque fofft più malcncomco ; Timoteo, fcriue anche : fìt
allegro huomo , e di natura gioconda , efejìeuele, dcfìro della perfona , e ne' moti t e ne'
ragionamenti arguto , efacetiifinio.
Ma lafciarao per grazia le queri.Tionie ; e più toflo che dolerci d;'(lranieri , e
ìnconfeguenra a noi poco amoreuoli Scrittori, lamenciaoici deTcelIl noRri
paefani così negligenti , e poco accurati in raccogliere quelle antiche nocizìo,
c'hora tanto ci fariano necelTarie. lonontrouoaltrode'Franci ,fe nonchefu-
rondmerfijcomenotò il fooramentouato Scanelli ; cioè quattro, feri Aero il
Baldi nelle fue note, e il Cauazzone i;i fine delle fue cofe notabili di Bologna:
Francefco che fu il capo , e vlaeflro di tutti , come abbiam gid rimoflraco j
GIACOMO fuo figlio,
GIVLIO fuo Cugino, &vn
GiO, BATTISTA , del quale Ci è pofto il ritratto a principio , in luogo di
quello di Giacomo, che non fi è potuto rinuenire, e che fu iVItimo di querta Fa-
miglia, del quale s'abbia memoria ; facendofene menzione in que' frammenti
de' libri de'la Compagnia de'Pittori , che fi vanno pure , per difgrazia , mante-
nendo predo il Boibo'ie, infieine con la matricola, & il banco antico della Re-
Cdenza. Ne' rogiti dell'Hoftefani Notato di ella Compagnia, focco il 1569.
nd ^uil anno notali , dopo vnalonga lite e contraito, cifcreftatii Pittori fs-
paraii
5(r P A nr E SECONDA
parati dalli Selari , Guainari } cSpatari, a'quali erano per prima vniti, echia-
mauafi la Compagnia delle quattro Arti , & effer ftaci vniti ali antichiflìma de'
Bombaciari, per decreto finale dcirillullrils. Reggimento C\ ha , efferfi egli iiu
ciò molto affaticato > maflìme perche fi fé para'.Te ancora la quarta parte delle
comuni entrate, e quefta fi con fegnaflc a' Pittori , come feguì, per rogito d'An-
nibale dall'Oro Segretario allora del (udetto Illufirifs. Reggimento, Scappare
nella Camera de gli Atti : Che fu cceflìu amente emanato altro decreto, che fi
eleggeffe vn numero di trenta Conferuatori , dieci de quali fofTero dell'Arte de'
Bombaciari, e gli altri venti di quella de' Pittori, egli non folo fu nel numero
de' (udctti trenta , ma eletto vno de quattro ad opporfi alle fudette tré Arci,che
appellarono prima ali ifteflo Senato , pòi dauanti a Monfig. Alticozio de gli AI-
ticozii Vicelegato di Bologna , che confeiitenza fauoreuole confirmò i fudetti
decreti : Che per le fpefe nella lite preftò fommiconfiderabile alla Compa-
f;ni3, e s'iitipiegò nel comporre, e formare nuoui Scatuti i e che finalmente mor-
to fotto li ij.di Maggio 1575. ottenne il Tuo luogo Biagio Pipini fubrogatogli
fino del 156P. con futura fucceflìone. Io non ridico quelle poche opre, che di
fua mano fi vedono reftate in qualche Chiefa, per edere, a dire il vero, deboli
alTai , e molto lontane dall'eccellenza di quelle de'fuoi Antenati j ma forfè più
attefe a godeifi le ricchezze , che le virtù ereditate da' vecchi , come auer fate'
anche prima di luì il fudetto Giulio, ricauo, non folo da non aucr mai veduta al-
tra fattura di fua mano , che qualcuno di que' Santi , che eran già dipinti nelle-»
coloane della Chiefa di S. Gio. in Monte , come C^ dirà qui fotto , nelle Suore di
S.Mai'garita la bella tauolina con la Sanca , S.Girolamo , S.Francefco ,• ma da vn
Infiromento fui pubblico Archiuio, rogato per Battilia Bouio, ouc alli z.d'Ago-
fto del 1 5 IO. enunziato figlio di vn quon. Andrea Raiboiini , alias Francia Ore-
fice , e Pittore , acquifta due Pofiefiìoni contigue nel Comune di Sabbione , per
prezzo di dodici milla e ducento feffanta lire j che però tornando al fopradetto
Giacomo: Francifcusfìlius,àke ììBamMo , qui patris velìigiafecutus, abeo pi&u-
rxadm. pidcra prodiere varijs aj]ix£ locis &c. qualcuna riferirò qui fotto dell'efpo-
fle in pubblico, chele pruiate fono infinite, auendo egli profegmto a far Ma-
donne a particolari, che mai ad ogii modo quelle vgua;^Iiarono del morto Pa-
dre, ancorché in vitimo poi le palìaflem vna certa morbidezza, e facilità. E pri-
ma in S.Petronio nella Cappella della Madonna della Pace la tanto dal citato
Cauazzone lodata tauola , rapprefentance vn rauficale concerto di viole ('come
anticamente accultumauafi fi à Cittadini^ foauemente toccate da bdiilfimi An-
geli, che ricingendola, copron'anche quella miracolofa hnmagine dirilieuo,
entro vn bizzarro nicchio ripofta ; & a concorrenza di B.trtolomeo Bagnaca-
uallo , Girolamo da Corignuola , Amico Eolognefe , e fimili condifcepoli vna di
quelle florie lateralnence dipinteui della Vita di Chrifto Sig. Noltro ; onde non
so per qua! cagione ignorata , ò taciuta dal Vafari nella vita di quelli altrij men-
tre non potè quelle, che pur memora, riguardare, cht quefi'anche non vedefle;
tanto più meritandolo eila maggior.msnte per eflcre, fc non la migliore, ad ogu'
altr*
GIACOMO FTtA'fJClA. 57
àìt^a' certo vgaale , ma più paflofa poi , e di gran maniera , auendo , per guada-
gnar fico, figurato il Signore 1 che alla prefenza della Madre, e de gli ApoftoH
afcendc al Cielo , non altro più di lui vedendofi che i foli piedi, che (otto la cor-
nice auanzano ; onde il S.Barcoiomeo volto in ifchiena , col coltello impugnato
nella finiftra che appoggia al fianco, vienad effer grande del naturale ; oltre il
ritratto del Caualiere Cafio , che cai opre gli comife , e quello di Giacomo , del
Caualier figliuolo ,non di fé fteflb , come han creduto molci , con vna marmor
rea tabella «che non può a fé non accrarre la villa di tutti , con quelle parole ;
HIERONYM. CASIVS MEDICES
EQ. GAVDIVM MARINE
ASCENDENTE lESV
OB SVAM, ET lAGOBIF.
PIETATEM DICAVIT.
lA. FRANCIA FACIES.
Nella Chiefa di S. Maria delle Grazie all'Altare de' Zagnoni la belliflitna cauola
con S. Fidriano in mezzo a quactr' altri Santi, particolarmente quella S.Lucia*
delia quale più bella,ben veflita, e leggiadra non può immaginarli purgata idea:
Nella Chiefa di S.Gio. in Monte all'Altare della Famiglia de' Turchi il Chriflo
apparente in forma d'Ortolano alla Maddalena , tenuto comunemente per del-
le prime opre di Tiziano, mi alla meno di Giorgione, e per tale potutofi ven-
dete; e dello fiefTo grado molti de'Santi Pontcfici,Cardinali,e Vefcouidiquell'
Ordine de'Canoniti Regolari , così teneramente già dipinci a fr efco ne' pilaltri
di quella Chiefa , le bizzarre tefl;e,eiìfonomie de' quali tutto il di da Pittori an-
che moderni, e di maggior grido veniuano lludiate, e ricauate ; e perciò con
tanto danno de'l'Arce , per rimodernare quella Chiefa , col colore di trauertino
•empiamente cafTate, fino al numero di 5 8. che tante grandi del naturale ne ca-
piuano nelle dette 5 8. fatcie , che formano quelle colonne : Preffo la Porta late-
rale del Sig. Senatore Ratta quella tanto bella, e dinota B, V, dipinta a frt (to fot-
to il portico , difegnata più volte da Agoltino Carracci , come fi vede nello Ou-
diode'difegnide Signori Locar». Ili , e dallo iieflb intagiiata : Tante Itone afre-
fco nel palagio della Viola , nella Chiefa Parrocchiale di S Cecilia , nell'audien-
za dcU'Òiatorio della Morte, & altroue, fatte peróni prima eti, e perciò non
così perfette; com' anche non tal; le tane' altre che tralafcio, come, per figura,
nella Chiela di S. Gulielmo la cauola dell'Altare maggiore, colia B. V. San Gu-
lje!mo,&altri trèSanti, e foprail Dio Padre : Nella Chiefa Parrocchiale di S.
Donato all'Altare de" Signori Faui il S.Gio. Euang^iifla. rincontro la Vifitazio-
ne di Maria Vergine , a olio , full'afk , come fono l'alcre fudecte , e quelle che^
fieguono, non haucndom.?i dipinto fuila tela ; Nella Chiefa di S. Maria Nucua
la tauola già dell'Aitar maggiore, in cui luogo fu polla la eaiditade! Tiarini:
Nei!.! Chiefa di S.Chi-iilinala Natiuità del Signore con Erode , che incontrando
li tee Magi , li prega a dargli poi parte del Nato Signore nei peduccio , e ba.f^a-
menco della cauola « fatta fare da vna di cucile RR. Monache di Cala Vizzsni
' H dd
58 PARTE SECONDA
dd. 1552. NeilaCIiiefide'SS. Gerua{Ì3,e Protado quefti msde/ìmi Sant? nel-
la taualad£ll'Alrarmaggiore»edm vn'altra la Natiuitj diN.Signore ; N.!Ia_,
Chiefa di S.Barbaziano la tauola dell'Aitar rnag:;iore, e quella a man iTniftra:
In S.Domenico in vna delle gran Cappelle Pepoli l'Arcangelo Michele : Nella
Cliiefadclle Monache di S.Maria Maddalena l'AIcarc maggiore, eilCrocefilTo
a frefco con molte figure in vn'altra Cappella : Nell'Oracono di S.Rocco all'Al-
tare la taaola, entroui S.Rocco,.S.Sebahiano ,, e S.Antonio : In quello della Ma-
donna del Borgo di S. Pietro fopra la Refidcnza la d.-pofìzione di ChriftoSig.
Noftro dalla Croce: Neil' Altare entro la Sagrcftia de' RR.PP.ZorccIanti , det-
ti della Nonziaca , rineilb portato alla fepokur a , e non di mano del Colla.comc
fcrilTc il Caaazzone : La rauola all'Aitar maggiore della Chiefa della Confrater-
nità dcilo Spirito Santo, cntroaiS. Celerino Papa, & altri Suiti : Nilla Chiefa
di S. Paolo in Monte de' RR. PP. Min. OlTer. Rifornì. Francifcani «detta perciò
comunemente l'Olleruaiiza, fuori di Porta S. Mammolo la tanola all'Aitar mag-
giore .entroui la B.V. AUonta.cIi SS. Pietro ,PaoIo,Gio.Batti(la,e Caterina»
C non folo col cognome del Francia , come comunemente vfaua , ma col nome;
proprio di Giacomo, ambiziofo forfè, per elTer delie fue prime, epiùfauorite
opre.come delle maggiori,ch' ella non fi prendere per di mano del Padre, come
fuccefle ad altro Scrittore, che di Franccfco la diflc ; ed infeir.ma tant'altre che
tralafcio , per non cfl'er più nella primiera vcnerazion-e, dopo che canto innalza-
rono la maniera il Primaticcio , il Tibaldi , i Paflcrotti , e fimili , che a qut.' pri-
mi fnccelTcro, come a fuo luogo diradi. Suo compagno fu
GlO. MARIA CHIODAROLO, del quale io non trono altra menzione,
chela fcarfane fa il Baldi, che nelle fue note lo nomina fcolare di Francefco, fi
come per tale ne'fopracitati libri dell'ifteflo vien notato ; e quel poco ne dico-
no il Bumaldo,e irMafinicon qualche però diuario, volendo il primo, chefìa
ftaro : Sculptor nomiti tndus, agi^ioni^endo , che .- CifCt D. Dominici arctm marma-
rtam elaborauerit > vt tefìis esìFratSY Leander Albertus in Hijì, Bomn. e nominan-
dolo il facondo p^r folo Pittore, col dire, che G o.Maria Cbiodaroli dipinfeà frefco
eoi Frmcii , il Colia , e l Afpertini nelU Chief.x di S.Cecilia la vita di quella Santa ; e le
Lo'igie difetto delpala'^o della yioU , delCollcgio Ferreria nel Borgo diS. Trlarino, al
che conferite ciò, che nelle fuecofe notabili di Bologna aiiea lafciato ferino il
Canazzone, nella Chiefa di S.Cecilia, cioè : Molte i(iorieàfrcfcopi,-tedi Francefco
Francia, e parte di Loren';i^o Coffay del Chiodarolo , e tré di Maeflro etnico . E nel Pa-
lagio delia Viola leloggiedi fotta di mano del Chiodar ola , Le ftorie di S.Cecilia
fono deboli, come prime operazioni fatte in giouentù, e quando erano tutti
anche fotto la difciplina del comune Maeflro Francefco ; ma in quelle delle-»
fadette Loggie lì portarono ben poi egregiamente , & in modo , che poterono
ftare a! pan delle trèfamofedipintem da Innocenzo, dert olTm ola, per eder na-
ciuo di quella Città, come qui feguitamciitedimollreraOiafuoluogo; epaffa-
rono di j;ran longa
L0IÌEN210 COSTA ,a cui del più valente allicao di Francefco crafì dato da
a quel,
LORENZO COSTA, 59
a quel punto il vanto , e ronore . Fu coftui Fcrrarefe , che tale appunto lo trouo
nominato da Filoceo Achillini nel fopradetco Poema, intitolato il Viridatio :
Now iafcio (benché Ferrarefe) il Cofla,
Stato in Bologna quafi lafua etade,
Lopra fui morirà quanto ha mageHade .
ancorché il Bumaldi lo dica : natus Bononia, Vatre Ferrarienfe; al che tacitamente
par consenta vn fuo paefano,il Guerini, che nelle Chiefc di Ferrara nominando
vna fola opra fua in quella Città , come non s" arrifchiò a dire in qual luogo fof-
f e il fuo natale , così troppo impegnolfi iiì farlo morto in eflfa , quando lo vuol
fepolto nella Chicfa di S.Saluatore di quella Città , dopo che l'accurato Vafari
fcnue , auer finita la fua vita in Mantoua, oue fono poi fcmpre flati , foggionge,
i fuoi defcendcnti. Comunque fiafìj egli fu fìmilmente di quefla Scuola.e fimil-
mentcquiuiaccafatofì, vi dimorò fempre; ancorché il detto Vafari , che diluì
fcriile compitamente la vita , fpendcndoui vna pagina intera > e anteponendoui
il ritratto Cond' è che poco io fia per dii ne , per non replicar lo ftefio ) lo faccia
più abitato nella detta Città di Mantoua, che in Bologna, e fcolare d'vn fuo pae-
fano, Fra Filippo Benozzi ; quando dicci volte più in quefta, che in quella la-
fciòfue opre; e quando nei ritratto di Giouanni Bentiuoglio,che trouafi pref-
fo quella Nobiliflinia Cafa , fi vede fottofcritto : Lauientius Cofia Frana* difcipu-
/«j; io nonfaprci già dirmi fé ciò per propria vniiltà,giàche vedeuifi anchc^
quello del Francia fottofcnttcui : Francia aurifcx factebat ; ò fé peradulazionoj
mentre il Francia dichiarato Pittore di Giouanni, l'auuantaggiò fempre, pro-
ponendole al fi'.o Padrone , e valcndoféne ne* fuoi lauori ; Quando perciò difpo-
fedi far tutta dipingere Giouanni la fua grande, ed infigne Cappella in S.Giaco-
ino maggiore, alla quite dal ftu) palagio padaua a vn bifognoper fott"rranea_j
via , fu pollo innanzi il Colta , che si milkriofamente fi pofe ad ifìoriarla,faccn-
idcui da vna parte il ritratto di quel Signore di Bologna , con la fua Moglie , e fa-
miglia confiilente in quattro figli mafchi , e (ette femmine , ini interi partita-
•me.ste {otto l'Immagine di Maria Vergine ritratti, con quello Didico:
MH PATRIAMET DVLCES CARA CVM CONIVGB NATOS
COMENDO PRECIBVS VIRGO BEATA TVIS.
MCCCCLXXXVill. LAVRENriVS COSTA FACIEBAT:
TL\ duo' Trionfi iodati dal Vafari, le lunette , le volte, & altre cofe infinite, chtj
troppo noiofo fana il ridire; ferbatafi la rancia dell'Altare a Franccfco,che nel-
l'eccedente bellezza di efld,preflo a quelle di Lorenzo, ci dà veramente a cono-
fcerr quanto prcualellc a;iofcol3re;ondencn so perche poi fcriueffi, che : iru
San'Pctvonio nella Capclla de "Marifcitti intauolatl S. Bafiiano faettato alln Colemia
<ou molte altre figure , fcr cofa tauorata à tempra ,fù la migltcre , che irfino allora ftjfe
fiata fatta in quella Città . Similmente quando fé dipingere Giouanni il Ino luper-
bopaiagio,ih; fu poi buttato a terra (eche dicono cofladè di tante iìanze. ,
quanti fono i giorni deli' Anno, e che non h.i dell'incredibile, quand'anche fi
saper certo, che tanti fiì la fua grandezza, e he m ogni Città, partendoli da_.
Ha Bolo-
«ro P J n T E SECONDA
Bologna per fino a Roma> ceiiea Cafa aperta J fattaui il Francia fra le altre » Ia_»
ftoria della Giuditta, tanto dal Vafari lodata , ma prima da Rafaelle.ciie n'ebbe
da Franccfco ildifegnoindono, come fi vidde jpropofe il Coita a fatui : à con-
correnza di molti altri Maeflrt alcune flaiij^ delle quali , per efiere andate per terra con
la Tuuina di quel Vala^i^ , fi fcufa l'ifteflo Scrittore non poter fare aUra mentione,
V liìclXo auucnne della Chiefa Parrocchiale di S. Cecilia, dando a lui pureiiij
concorrenza di Giacomo fuo figliuolo , del Chiodarolo , di Maftro Amico , zj
d'altri,non fole due di quelle lìorie, ma facendogline egli fteilo il difegno. Nella'
Mifericordia all'Aitar maggiore, quando per Anton Galeazzo (che iui in ginoc-
chioni vellito d'vn faione bianco , con Crocetta roffa falla fpalla delira, in quel-
lo flelTo modo , che dicono folTc ritornato di Gierufalemme ) fece la tauoU pec
l'Aitar maggiore Francefco,entroui la Natmita di Chrifiocon vatiiSanti,e van-
tandofi della preftezzaditaropra, vifcnfle in lettere grandi in campo d'oro:
"Pinorum cura opus menftbus dmbus confumatum , prefe in aiuto il Corta , affegnan-
dogli la predella > copiofa di ben quaranta figurine, rapprefentanti l'iftoria de*
Magi ,ful fuo difegno > che trouauafi prefloIatacGoIra famofa di Florio Mac-
chio , e pafsò in quella del Lucarelli , Sul difegoo parimente del Maefiro dipin-
fela tauola dell Aitar maggiore di S. Gio. in Monte, entrcui la B. V. in gloria in
mezzo al Dio Padre , e al Figlio dalla parte di fopra , e fotto li Santi Gio. Batti-
Ita, Girolamo, Gio. Eiiangelifta, AgollinOjSeballiano, e Vittore; non toccata
dal Vafari, che folo nella llefsa Chicfa nominò quella.che di fua inuenzione mol-
to tempo dopoi fece, cioè del i-fp/. nella Cappella d'vn Iacopo Chedini >oggi
de' Signori Conti Ercolani, e Segni infolidum i fi come nulla difse della Refurre-
zione di Nollro Signore in S. Maria della Mafcarella; Della tauola all'Altac
maggiore di S. Maria della Vita, oggi fparita, per dar luogo ad vna moderna del
B. Riniero ,dcl Sig.Gioieffo Maria Metelii : Delle fponfalizie di Maria Vergine
nella Nonziata in Cappella Gifìì, e nella Canobbia nella ftefsa Chiefa, delSi,
Petronio, con S. Francefeo , e S.Domcnico : In quella di S. Martino Maggiore
della tauola all'Altare Fantuzzi, ed altre tant' opre che fece in Mantcua,cil
quella fua vita compitamente riferite , e defcritte .
Lafciofinalmente li tanti altri Scolari , che da sì formidabile Scuola vfciro-
no ; come a dire vn Zouano da Milan, vn Francefeo Bandinello da Imola, Gio.
B-rghefi da Meflìna, Gemimano da Modana, Bartolomeo da Forlì, ZuanMa;»
ria da Cafielfiranco , Zuan Emili da Modana ,Zuan da Pauia, Akflandro da Car-
pi, Nicola Pirogentili da Città di Cartello, NicoIu^cioCa!abrefe>Lodcuico da
Parma , Gio. da S. Giouanni ; fenza li tanti Bo'ognefi , Tric Trac , Zanobio > il
Panigo, Guido Rugieri, Virgilio Barun, il Zardo, ilBucchini, Lorenzo Gan-
dolfi , Francefeo Palmieri , Giacomo di Ruffi , Annibal dall' Er,& altri fenza fine,
afcendentj nelle note fulle vacchettine di Francefeo fino al numero didugcor
£0 e vinci , e i quali pesciò mai aunan fine .
D l
^l
lìmmummim^^mìM^i
D I
/
MARCO ANTONIO
RAIMONDI
ET ALTRI INTAGLIATORI BOLOGNESI
E dell' opre ò d'altri da efll , ò de' noftri da altri
fìn'hora tagliate.
»3 £#J KM E*J' 5<*K' fe» £«i3 £«9 f*3 3^
,^|<oer|^A>A E negli antichi fecoli trouata fi foffe ia Stampa , per iiiccnfar-
wS^^T^^^X^*? ne gli altari al primo iniientore , non era per ballare tutta vu'
^xnV^O^^^ Arabia alla fuperfliziofa Gentilità . Troppo grande è il be-
'H/^ *^S^^-S ncficio , che venne à fentirne la Letteraria Republica , ne mi-
^^jS^^^^ìitit ""''■sl'*'i'c>cheognidìnericaua la Pittorica Scuola, refa-.
g^C^^^I^;^ perefTa non meno.chedagi'imprelfi libri, da' ftampati ti-
^^^^^^iJvw*^ mi, di tiittociòch'alei pili s'appartiene, pienamente infor-
mata , ed iftrutta : Hora (e mentre a fauor de' Pittori doppiamente in tal guifa_.
gemono i torchi ;con le intagliate carte aflai più, che co'gl'impreflì volumi fi
confìgliano effi, e fi reggono ; non fuor di propofito parmi il qui foggiongerne
vna compita nota, che albifogno de gli Artefici noftri foddisfi , e infieme appa-
ghi la cnriofitàde'Diletcanti, che d'aucric tutte infiem raccolte, & vnite, con
bella gara fi pregiano anch eflì: Di quelle però de'miei paefani , de' quali Colo io
qui tratto, m'intendo, e che in foftanza que' principali furono, che l'opre più fa-
mofe della Scuola Romana, della Lombarda, della Bolognefe,e della Veneziana
ci refero cosi famigliari, e comuni ; perche poche troueremo di Rafaelle , chc_.
Marco Antonio, e'IBonafone nò pubblicailcro ,■ e le piùinfignidelSabbatini,d(.l
Samacchini, del gran Paolo, del Tentoretto,e del Coreggio date fucceiriuamcit-
te Ci viddero in luce da Agoftino Cartacei, con tanta intelligenza, e poflclTojche
nella correzione j e grandezza di mainerà fuperauo alle voice gli originali ftcffi.
Dan-
(?4 PARTE SECONDA
Dando dunque principio da quelle di Marco Antonio dicafaRaimondiìan^
corche detto comunemente de* Franci, peri addotta ragione dal Vafari ( cht*
perche compitamente al folitomolto ne fcrifle ,a me toglie ogni briga in ripc-
fcame le troppo a noi nmote , e fcordate notizie , delle quali ben' anche qual-
cuna a noi pafsò per tradizione > ma non so con qual ficurezza di verità ; come
fariaa dire, eh' egregiamente anco pingefle, echetauoIepriuatc> edifuailira-
no fi vedano: chefapendo ridurre ogni pò di fchizzo di Rafaelle ad vn' intera.»
perfezione , veniffe più volte da sì gran Maeliro detto , fa perne più di lui rtcfìfo:
che morifle vccifo da vn Sig. Romano , a richieda del quale auea tagliato gì' In-
nocenti, perche contro refpreflb patto, tornò ad inragliarli per fé lleflò, cornea
per la differenza ddla felce a tutti è noto ) dopo auer qucfto Autore parlato lon-
gamente prima d'Alberto Duro,econclufo: che fra le tante altre carte fut/»
auendo il gran Fiammingo difegnaio per vna Vaffione di Chriflo j 6. peT^^dt e poi inta-
gliatili, fi conucnneconTyJarco Antonio Bologne/e di mandar fuori in/ìcme quefle carte;
e che così capitando in Fetìetia>fù quefì' opra cagione , che fi fono poi fatte m Italia cofe
marauigliofe in quelle fiampe , come [otto è per dire , così (oggioge : Tilentre, che in
Bologna Francejc a Francia attendeua alla pittura , fra molti [noi dtfcepoli fa tirato inan-
:q , come pia ingegnofo deglirdtn , vngioiijne chiamato "Marc' Antonio, il qualtper ef'
fcr flato molti anmcol Francia , t da lui molto amato , s ' acquifìò il cognome de Franci.
Cofìui dunque , il quale haueua miglior difegno , che ilfuo Tilaeflro , maneggiando ti bu-
lino con facilità, e con gratta ■ fece , perche allora cr ano molto m vfo , cinture, eì^ altre
tnoltecofcnietlate, che furono bclliffime , perciochc era in quel mefliero "veramente ec-
ccllentijjimo. yenutogli poi defiderio, come à molti auuienc, d andare pel Mandole ì>e-
derediuerfecofe,& i modi di fare degli altri artefici , con buona gratia del Franciafe
n'andòà yenctia,douehcbb<: buonricapito fra gli artefici di quella Città. Intantoca-
pitando in Fenetia alcuni Fiamminghi con molte carte tnta;i^liate> cflampate in legno, ^
in rame da liberto Duro . scrinerò vedute da Marcantonio in sii la pia^^a di S. Mar-
co , perche Jìupefatto della maniera del laiioro , e del modo di fire d Alberto , fpe/e in
dette carte quafì quanti danari haueua portati da Bologna ,e fià l altre cofe comperò U
Taffionc di Giesù Chnflo, intagliata m :j 6. pe's^i di legno in quarto foglio , fiata ftampa-
ta di pò co dal detto Alberto ; la qual' opera cominciaua dal peccare d ^damo , eJ- effe-
re cacciato dal Taradifo dall' angelo , tifino al mandare dello Spirito Santo . E confìde-
rato Marc'v/intonio quanto hotiore,&ì>tile fi haurcbbc potuto acquifìare, chifi fufie
dato à quell'arte in Italia , fi dijpofe di volerui attendere con ogni accuratc\:^a , e dili-
gen':^a , e così cominciò d contrafare di quelli intagli d' Alberto , fìudtando il modode'
tratti < & U tutto dalle (lampe , chehauea comperate , le quali per la nouità , e belle^:^^
loro . erano m tanta riputaT^one, che ognvno cercaua d' hauerne, Haitendo dunque con-
ti afatto inrame d intaglio grofio,come era in legno, che haueua intagliato Alberto ^tut-
ta la detta Taffìone , e viia di Cinico in 5 6. carte, e fattoui ilfegm, che Alberto faceua
nelle (uè opere , cioè queflo ^ E , riujà tanto fimile di maniera , che nonfapendo niffunot
eh" elle fùffero fatte da Marc' Antonio , erano credute d Alberto , e per opere di lui ven-
dute, e comprate ; Li qual cofa eljendojcritta in Fiandra ad Mberto, e mandatogli vi.a
dt
STAMPE DI AfAZC A^TO^IO. <5'5
di dette Vafjìoni contrafatte da 7yt*rco Antonio t xme Alberto in tanta coUefa , chtj
fartitoft di Fundra , fé ne venne in yenetia , e ricorjo alla Signoria fi quereiò di Marc'
t4ntomo, ma però non ottenne altro ,}e non che Marc' Antonio mnfacejfepià il nome, e
né il/egnofopradetto d'Alberto nelle fuc opere : la doue ne' fuoi paefi auere adai più
confcguico, appare nella Madonna i con S.Caterina imprefT. Hurimbergn per
Albert. Durer.SimioChrifìi millefimo quingentefimo vndecimo, con fottoui fude-
guentemente queste Itrcpitofilììnie minacele : HeustH mftdiator, ac alieni labo-
ris i& ingenij fimeptor , nemamstemerarias bis noliris operibus inijcias caue: fcias
enim d glorio/i ffìmo [{omanorum Imperatore Maximiliano nobis eoncefìum efie , ne quis
fuppnfitijs formis has imagiìies imprimere , feu tmprefias per Imperij limitcs vendere
audeat ; qmd fi per if^ttmpt»m ,feu auariti* crimeu (ecus feceris , poft bonorumconfi-
fcationem ,tibimaxitnumpericulHnjfnbeHndnm efie certi[Jime fcias . Dopo le quali co-
feandatofene Marc' Antonio à ì{om.i fi diede tutto al di/egno , & Mberto tornato in
Fiandra &c.-
Ma tornando à Marc' sintonia , arri/tato à ^oma intagliò in rame vna belliffima car-
ta di I{afaelU da orbino, nella quale era vna Litcretia {{omaria > che fi vccideua , con
tanta diligenza . e bella maniera, che cffendo /ubilo portata da alcuni amici fuoi à ^ji-
fj.elle , eg^i fi dijpofe à mettere fuoriin iftumpa alcuni difcgni di cofefue , & apprefio pì)
difegno , che già h.mea fatto, del giudicio di Varis , nel quale R^afaelle per capriccio ha-
ueua dijegnaco il Carro del Sole , le Ninfe de' bofchi , quelle de fonti , e quelle de fiumi»
con vafi , timoni, & altre btlis fantafie attorno ; e così ri/vinto furono di maniera iuta'
gliatc da Marc' Antonio, che ne flttpì tutta P^oma . Dopo queSiefù tagliata la carta de
gì Innocenti con belliffimi nudi , [emine , e putti , che fa ccja rara ; & il Nettuno con hi^
fiorie piccwle d'Enea intorno ; il belliffimo ratto d Hclem > piir difegnato da I\afaelle ■ ^
Vìi altra carta doue fi vede morire S. Felicita, bollendo tali' oglio, & i figliuoli efjei de-
capitati j le quali opere acqmlìarono à Marc Antonio tanta fama, ch'erano molto più (li-
mate le cofefiie , pe l buon difegno , che le Fiamminghe , ent faceuano t Mercanti buo-
ìi:fp.mo guadagno . Haucua I{afaelle tentilo molti anni à macinar colori vn gar^one^
chiamato ti Bmiera , e perche fapea pur qualche cofa , ordinò che Ttlarc' Antonio inta-
gliai fie , & il Baitiera attcudcffe àflamparc , per così finire tutte Icfioiiefue , vendendole
& in grofio, &• à minuto à chiunque ne vclejfe. E così tKefio mano all' opera, stamparono
vna infinità di C6fe, che gli furono di grandifjìmogHadagno^e tutte le carte furono ditj
Ti/are intorno fegnate con qi'.ellifegniperlonome diB^afaelle Sanilo da orbino I{S. e
per quello di Marc' Antonio M f . / opac furono quefìe ; vna Venere , che ^rnore l ab-
braccia , difegnata da V^afaelle ; vna fiorta , nella quale Dio Vadre benedifce lifcmead
tAbraam , don è l' anelila con due putti, ^Apprefio furono intagliati tutti i tondi, che I^a-
faelle hatieua fatto nelle camere delpala.'XXo 'Papale, doue fa la cognitionc delle cofc^-i
Calliope colfitono in m.iiio ;ta Prouiden:^a,e la Ciuf aia ; dopo in vn dijegr.o lafloria,
che dipmfe I{afaelle nella medefima camera , dd Monte Tarnafo, con ^p'Ah , le Mufc,
e Toeti i & apprefio Enea, che porta in collo ^nchìfe , mentre che arde Troia , il qual
difegno haueafutto^afaetlc per farne vii quadretto . Mefjerodopo quefio in (lampa la
Gulatea pur d« J^afaellejopra vn carro tirato in mare da i Delfini,(on alcuni Tritoni, t /;,;
I rapi-
€6 P A TtT E SECONDA
rnpifcono vna Ninf^ : E quefle finite, fece pure in rame molte figure fp c'itale, difegnate fi-
tnilmente da F^afaelle : vn' apollo con vn [nano in memo : vna Tace alla quale porge
ornare vn ramo d' yliuo : le tré virtù Teologiche ,elc quattro Morali, £ della medtft'
ma grande":^ vn Ciesù Chrifto con i dodici ^poftoli , &■ invn mcT^o foglio la Nofira
Donna, che ^afaellehaueua dipinta nella tamia d'araceli: e parimente quella ,che
andò à Napoli in S. Domenico , con la Noflra Donna , S. Girolamo , e l'angelo ì^af^elle
con Tobia :&in vna carta picciola vnaNoflra Donna,cheabbraccia,fedendoJopra vna
feggiola y Chriflo fanciullctto , mf:^o veflito : E cosi molte altre Trladonne ritratte da i
quadri ,che [{afaelle baueua fatto di pittura à diueifi . Intagliò dopo quelle vn S. Gio.
iattifla giouinctto à fadcrc nel deferto , & apprefo la taucla , che l{afaclle fti i per S.
Ciouanni m Monte, della Santa Cecilia con altri Santi, che fu ten^a bellifjima carta : &
hauendo }{afaelle fatto per la Capella del "Papa tutti i cartoni de i panni d ara^T^o , ihe
furono poi tcffuti difcta, e d'oro, con hifìorte di S. Tietro , e S. Taolo, e S.Stcf.mo, Marc
.Antonio intagliò lapredicatione di S. "Paolo , la lapidatione di S. Stefano, & il rendere il
lume al cieco ile quali flampe furono tanto belle per l inuentmie di ({afaiilc , per lagra-
tia del dtfegno , e per la diligenTia , e^ intaglio di Marc' Antonio , the non era pcffibile
veder meglio . Intagliò appreffo vn bellijjimo drpoflo di Croce , con tnucntione dello
fìeffo B^afaelle , con v>;a l^osìi a Donna fuenuta , cìk è merawgUofa . E non molto dopo
la taiiola di I{nf;il!e,rbe andò in Talermo , dvn Chrifìo , che porta la Croce , che è vna
fiampa molto bella. Et vn difegno, che I\a facile haueua fnto d vn Chriflo in aria ■. con
la Nofìra Donna , S. Gio, Battifia, e S. Caterina in terra ginocchioni, e S. Taolo ^pefiolo
ritto, la quale fu vna grande, e ielliffimaflarnpa; e quella, fi come l'altre, efiendo già
quaft cowumatc per troppo efier §ìate adoperate andarono à male, e furono portate via
da' Tede/chi, eì^ altri nel facco di l{oma : il mcdefimo intagliò in profilo il ritratto di
Tapa clemente f^Il.à vfo di medaglia . ed volto rafo ; e dopo i'arlo F, Imperadore,
che allora era giouanc , e poi vn altra volta di più età ; e fimtlmcnte Ferdinando I\è de'
P\omant , chepoijuccedettencll ' Imperio al detto Carlo y. [{itrajfe anche in ^cma di
naturale Mcffer Tiet,o pretino Toetafamofi(fimo , il qmlritratto fu il più bello , che
mai Marc' ^ntonioficejje: e non molto dopo i dodici Imperadori antichi in medaglie.
Delle quali carte mandò alcune B^af utile m Fiandra ad liberto Duro, il quale lodo mol-
to Marc ^ntcmo,& all' incontro mandò à T{afaelle, oltre moli' altre carte, ilfuo ritratto,
che fu tenuto beilo affatto Crefiiuta dunque la fama di Marc' Antonio, e venuta in pregio,
e ripMatione la cofa dille flampe, molti fi erano acconci con efio hi per imparare ; nà tra
gli altri fecero gran pi ofitto Marco da I^auennn cbefcgnò lejuecoje colfegno di I{afaelle
i^. S. &■ Agoflino yenetiano , che fegnò le fue opere in quella maniera A. F.&c.
Marc Antonio in tanto fegmtando d' intagliare, fece m alcune carte i dodici Apofioli
piccioli in diuerfe maniere , e molti Santi, e Sante , acciocÌK i poueripittori,t he non han-
no molto difegno ,}e ne potè fiero ne' loro bifogm ferme . Intagliò anco vn nudo , che ha
Vn Leone à piedi , e vuol fermare vna bandiera grande, gonfiata dal vento, che é con-
trario al volere del giou ine: vn altro , che porta vna bafa addojio : & vn S,C-'/olamO
picciolo ,chc cor, fiderà la morte , mettendo vndito nel cauo d'vn tefchio , che ha in ma-
no ,iL the fu iimcn^me di P^a facile; e dopo vna CiH^itia, la quale rilrafie da i fianni
~ ' ' iella
STAMPE DI MATtCA^TOWo: 6j
delta CapelU : & apprejfo l'aurora tirata da due eaualli , à i quali l' bore mettono laj
briglia: e dall' antico rttrajje le tré gratie ,& yna(loria di hlofira Donna , chefagltei
gradi delTempio, Dopo quefle cofe Giulio Romano, ti quale, viuente B^afaellefuo mae-
ftro , non volle mai per modeflia fare alcuna delle fue cofe [lampare , per non parere di
•poler competere coneffo lui : fece dopo, ch'egli fìi morto, intagliare à Marc' Antonia due
battaglie di caualli bellijjtme, in carte affai grandi, e tutte le fìorie di f^ enere, d'^ApollOt
e dt Giactnto, eh egli hauea fatto di pittura nella Stufa ,chei alla tigna di lUeffer Bai-
dafiare Tumni da Vcfcia : e parimente le quattro florie della Maddalena , &• i quattro
Euangelifit , che fono nella volta della Capella della Trinità , fatte per ma meretrice,
mconbe hoggi fia di Meffer agnolo M affimi . Fu ritratto ancora, e mcffo in iflampa dal
medeftmo , rn belliffim o pilo antico , chef» di baiano , & è hoggi nel cortile di S. Tie-
tro,nel quale è vna caccia d'vn Leone, e dopo vna delle {Ione di Marino antiche, che
fono [otto l'arco di Coftantino ; e finalmente molte [ìorie , che R^afaelle haueua difegnate
per U corridore, e loggie di P<j/fl:^:^o , le qu4i fono fiate poi rintagliate da Tomafo Bar-
lacchi , infieme con le {ìorie de panni, eh e l\afuelle fece pe l Conci{ìoro publico» Fece dopo
qucfìe cofe Giulio Scornano in venti fogli intagliare da Marc' Antonio , in quanti diucrji
modi . attitudini, e piftture giacciono I difoneftì buomini conledonne, e che fu peggio, À
ciafcun modi! fece Mifjer Tietro pretino vn dt{ontSìt{fimo jonetto , in tanto eh' io non so
qualfu{]epiH , ò brutto lofpettacolo de i difegni di Giulio ali occhio, ò le parole dell'are
tino àgli orecchi , la qual opera fu da Tapa Clemente molto biafimata : e fé quando eli*
fùpublicata, Giultononfuffr già partito per THantoua,ne jarebbe {lato dallo {degno del
"Papa afprcmente cafitgato ; e poiché ne furono tronati di quefìi difegni in luoghi doue
meno fi jarebbe penfato . furono non folamente prohibiti, màprefo Marc' ^ntonio,e meffo
prigione , e n harebbc baiiuto il malanno , fé il Cardinal de' Medici , e Baccio Bandmetlì,
che in ^^otr.a feruiua il Tapa non l hauc{fero [campato , E nel vero nonftdourebbonoi
doni di uio adoperare , come molte rotte fifa , m vituperio del mo> do, & incojeabomi-
ncuoli del tutto. Marc' Antonio vfcito di prigione .fini d intagliare per c(jo Baccio Ban-
dinelli vna carta grande , chegiàhauiua cominciata ,tutta piena d ignudi, che arroflma-
no sii la graticola S. LorenT^o , la qu.^cfìi tenuta veramente bella , ^ è fiata intagliata
con incredibile diligen'za,ancorche il Bandìnello, dolendo fi col Tapa à torto dt Marc' ^n'
tomo, dicefje , meno e Marc' Antonio l'intagltaua, che gli faceua molti errori ; i:ìà ne ri"
portò il Bandinello di quella così fatta gratitudi'^e quel merito, di che la /uà poca corte-
fia era degna ; perei che, hauendo finita Marc' Antonio li carta , prima che Baccio lo fa-
fe{fe , andò ,e{iendo del tutto auifafo, al Tapa, che infinitamente ft dilettaua delle cofe
deldifegno , eglimolhò l originale fiato disegnato ial Bandinella, e poi la carta fiampata,
onde il Vapa conobbe , che Marc' ^Antonio con molto giudictohauea, non [ola non fatto
errore , ma correttone molti fatti dal Bindinello ,di non pìcciola importan':;ra , e che più
hauea {apulo , & operato egli con l intaglio , che Baccio col difegno : E così il Tapa lo
commendò molto , e lo videpjtfempre volentieri , e fi crede gli haurebbe fatto del bene;
màjuccedendo ilfacco di B^pma , diuenne Marc' limonio poco meno, che mendiccperche
oltre al perdere ogni co fa , {e volle vfcire dalle mani degli Spagnuoli , gli bifognòsborfa-
re vna buona taglia, ti che fatto > fi partì di I^prna , ne vi t^rnh mai pù ; la doue poche
l 2 cofe
^8 PARTE SECONDA
cofe (t veggono fatte ix lui da quel tempo in qui. É m ìào l arte noftra oMigata à filare*
Antonio ,per hauer' egli in Italia dato principio alle ftampe, con niilio giouamenlo ijr
villi- dell ' arte , e commodo di tutti i virtaoji , onde altri hanno poi [aite l'opre , che di
folto fi diranno &c.
E per vlttmo di tutto il giouameto,che hanno gli Oltramontani cautto dal vedere,me'
diante le ftampeje maniere d'itali a, e gì' Itali ani dall' hauer veduto quelle degitftramerit
^ oltramontani, ft ieue hauere,per la maggior parte, obligo à Marc' Antonio Bologntfe ;
perche oltre all' battere egli aiutato i pnncipij di qtttfla prafejfione , quanto fi è detto, non
è anco flato per ancora chi l'habbia gran fatto fuperato , (tbenepochi inalcune cofegli
hanno fatto paragone ; il qual Marc' .Antonio, non molto dopo la fua partita di r\pma,ft
morì in Bologna , e nel ncfìro libro fono di fua mano alcuni dtfegni d'Angeli fatti di pen-
na , & altre carte molto belle > ritratte dalle camere , che dipinfe F^a facile da Frbinoi
nelle qaali camere fa Marcantonio, cjfendogiouane, ritratto da B^a fatile m vno di que"
Valafrenieri, che portano "Papa Giuliofecondo , in quella parte doue Onia Sacerdote fa
oratione. E qucflo fiati fine della vita di Marc' Antonio Bologneje , e de gli altri fopra-
detti Intagliatori difìampt, de' quali ho voluto fare quesìo lungo sì,mà neccffario dtfcor-
fo , per fodisfare non fcloà gli jìudwfi delle nofire atti , ma à tutti coloro ancora » chedi
così fatte opere fi dilettano.
Fine della vita di Marc'^ntov.io Bolognefe , e d'altri.
L'a!crepoj,cheame più volte fon capicate per le mani, e c'hò veduto ne'
famofì ftudii, come quello di Gio. Fabri, di' è il più copiofo e compito, non folo
di Bologna , ma di turca l'f calia, anche più diqiie'diRoma , e di Venezia 3 per
non dir della Francia j oue mtendo ne fiano de' mirabili, fono le infrafcritte_<»
quando non equiuocaflì talora , confeilando, e proteftandomi, potcrfì dare, che
le fteile da Giorgio già regillrate, io replichi , ò almeno le IkfTe fiano, che in ge-
nere toccò egli , e in conflifo, come a dire , quelle Madonne, eh' egli dice tutte ri-
tratte da' quadri dipìnti da P^ifacllc : que'«jotó Santise Sante fatte di fuo capriccio da
Marco Anconio,per beneficio dc'poucri Vittorijcbe nonhanno molto difcgno,acciò fé
vepotcfiero ne loro bijogni fevune : qiie'pezzi , ne'quali fé Rafaclle la eognition delle
cofe : quelle ^ow di y enere, di Apollo, e di Giacinto; qu elle della Maddalena, e fnni-
li.lono quelle, che qui Icguiranncpremeifo ch'io abbia prima tré auuertiracn-
ti,ò dichiarazioni; La prima che fono quelle ftace tagliate alle volte così rigoro-
famcnte attorno , che dall' altre più ampie podono qualche poco variare : La_.
feconda, che per lo pili, è quando io pofio le noto con l'auuanraggio di quel fpa-
2Ìo di fotto, oue faranno talora verfi, detti della Scrittura, dedicatorie ancora,
il nome del difegnatore , intagliatore , e impreffore , che in moire da' Dilettanti
faranno fìati tagliati ftiore: E terzo che regolandone io la mifura loro coll'oncia
Bolognefe, perche quella a tutti fìa nota, ne porto qui in marcine l'cfempiq nel
mezzo piede Bolognefe , confidente di fei oncie,come fi vede, &: ogni oncia di-
uidendo nelle fue mczzc,per intera intelligenza del tutto.
La prima dunque è lo Scregozzo , detto comunemente di Rafaelle , e di MÌt
chdangelo ftriue il Lomazzi, onc.20. oncp. e i,nez. gagliarde per trsueifo.
La
STAMPE DI MAZC AJ^roWO, 69
la ^anta Caterina di Giulio Re mano. onc. iS.onc. 14. per diritto.
L' erudito Baccanale cauato da vn baffo rilieuo , oue Sileno di maeftofa vefiè
coptrco) vjen foftenuto da duo'fatiri ,con duo' Termini in ogni canto, prello i
quali fatirette , (otto il pie d' vna delie quali lià fcritto : l\pm& ai 5. Marcum: poi
7a ./f. F.onc.id.emez. onc. 4.6 mez.gag!. pertrau.
L'eruditiffima carta detta il Trionfo, òli Pilo di Marco Aurelio, oue egli nu-
do in piedi sii feudi, & armi, che preme col piede , fi vede foggecti li troppo
piccioli nemici vinti, e incatenati attorno, fra molti foldati disi diuerfe arma-
ture , e giacchi di maglia vertiti, con la corona di lauro dalla Fama preparatagli,
onc. ló.onc.i I. pertrauerfo.
L'altra carta famofa de gì" Innocenti, in tutto come la prima > fuori che i! fo-
lo aggionto della felce da vn canto, come detto di fopra. onc. 13.6 mez. onc. 9.
{carf. per trau.
Vn' altro erudito baflb rilieuo 5 oue dalla Fama vien coronato l'Imperatore
da vna parte , mentre dall'altra fi combatte, e fi atterrano i ne mici. onc. 13. onc.
9. fcarf. per trau.
À'IelTandro Magno , che alla prefenza de' Dotti da vna parte , e Soldati dall'
altra fa riporre nel ricco fcrigno di Dario la Iliade d'Omero. onc. ij.fcarf. onc.
9. gagl. pertrau.
La B. V. in abiti vedcuili , in piedi fopra il morto figlio fiefole auanti 1 e chc_»
aperte le braccia , e alzaci gli occhi al Cielo , gli piange fopra. onc. io. onc. 7.
per dirit.
Tré di que' peducci , ò pennelli che fianfi , nella volta della Loggia de' Ghigii
cioè Gioue che bacia Amore ,e le tré Dee nude, fri le quali quella in ifchiena,
che fola pins' egli Rafaelie.onc.io. Icarf.onc.6. e mez. l'altre trèDee vellito»
ma in forma quadra > e perciò oiic.5. gagl. onc. d. per dirit.
Li Pefcacori da Rafaelle, credo, mezzo foglio e più pertrauerfo,con la Tua
folita marca.
Vn giouane di fquifite proporzioni, bell'aria, e tenerifiimo, con vn pò di pan-
no fu ir antico, che lo va ricoprendo da! mezzo in g'iì, che con le fìniitra fo igie-
ne, paion ceppi di legno, entro vn nicchio, dietro il quale vedefi vna ferriata_.
come di prigione , con la l'uà marca folita in ifcorto entro il piede di detta colo-
iiella.onc.io.fcarf. onc.4 e mez. per dirit.
Marte nudo a federe predo l'armi fue , ponendo vna mano s' vna fpalla a Ve-
nere nuda in piedi , a cui Amore pone nelle mani vna longa facella ardente , in
paefe , M. A. F. che par pia torto penfiero del Mantegna. onc.p. e mez. onc.6. e
mez. per dirit.
Due non so fé Sibille , l' vna delle quali ferine fopra vna tabella pofata fui gi-
nocchio , in profilo, alzato il piès'vna bafeil'akra mirabilmente sfiancheggian-
do fofiiene vn libro , e mira nel Zodiaco lo Scorpione , e la Libra. onc.<?.-onc.<5.
e trequarti per dirit. e della quale fi valfe nel fuo Simbolo i27.rcruditiflIinonO'
ftro Boccino, anzi il Bonafoni, che ne fùil tagliatore.
U
70 PARTE SECONDA
ta tanto ftimata pefte , detto il morbetto di Rafiellc. onc. 8. e onc . 6. e mtt,
fcarf. pertrauerf.
Vna Galatea nuda in mare> col pie fulìa conchiglia , e con la Hniflra roHenen-
tefì 1 molli capelli : fopraui in aria due Deitd coronate, onc.8. e mez. onc. $. c«
mez. perdirit.
Venere fedente con vna freccia in mano, e Amore con l'arco, clic glie la chie-
de, in paefe,con Vulcano che fulla incudine batte ordigni , con la marca. onc.S^.
gagl. onc. 5. e mez. per dirit.
LaB. V.afedere in faccia, con S.Anna didietro con ambe le mani alzate, e
iu braccio della S. Madre il Bambino, che sfugge lafciarfì prendere da vna vec-
chia, che genuflefl'a vuol pigliarlo, per riporlo nella culla; con va' Angeletco,
che tiene vn vafo, che ferui per lanario, ont. 8. onc. 5. e mez. per dirit.
Il Signorino,che nudo a federe fulle ginocchia della fua S. Madre fedente in
paefe, fi volge di fianco a dare con la delira, foftcnucagli da S.A ina, la benedi-
zione a S.Giouannino, chegenuflcHocon vn ginocchio folo , fi mette la mano
al petto, foftenendo con 1 altra la Croce di canna. oiic.8. onc. 5. per dirit.
Adamo, che poggiandofi con vna mano ad vn catciuo arbore, porge con
l'altra duo' pomi ad Eua appoggiatafi ad vn finiile , fui quale iXi il fcrpentc , coii
quella improprietà di farci veder di vjucl tempo ed;tìcii in lontananza, onc. 7. e
trequarti, onc. 5. e mez. per dirit.
La Madonna a federe fullc nubi col Puttino,che fé le attiene almanto; quella
che fu poi rintagliata da Agoftino, con nubi ranto migliori, e i'aggionto di
quelle dueteftedi Serafinotti di tanta pai tcrribil maniera, e bei fegaoni. onc.7.
e mez. onc. 5. e mez. perdirit.
Vna Madonna in piedi , che alzando da terra il Bambino nudo, mofira vo-
lerlo porgere a S. Giouannino , che fofìenuco da va' Angelo in rerra, veftito di
clamide, s'affatica per giongere a toccarlo; mentre dall'altra parte vn' altro
fimir Angelo fià ciò diuotamcnte mirando ; primo rame da lui tagliato fono il
Francia in Bologna; ed opra dello Itedo Francia, onc. 7. e mez. onc. 5. e mez.
perdirit.
Il M. Aurelio a Cauallo ; ftatua di bronzo in Campidoglio , intagliata in mez-
zo foglio ordinario.
Il fonatore di Marc' Antonio , tenuto per fua inuenzione , e capriccio ; cana-
ta,altri dicono, da vn dipinto dal Francia, ch'era prefloilSighicelli, e che fo-
na vna chitarra , fino a que' tempi alla Spagnuola > aucndone vna firaile predo i
piedi. onc.7. onc. 5. perdirit.
Vna Donna nuda , con vn manto fulla fpalla , che la vi ricin^jendo dal mezzo
in giù, e che ftà con vn braccio appoggiato ad vn piedeftallo , guardando da_»
quella parte ; dall'altra calando il braccio , e la mano , cenna ad vn vafo antico»
che leftiapiedi poftoin terra, in paefe. onc.7. O1IC.4. e mez. gag!, por dirit.
Vna Donna alata , credefi la Poefia, a (edere, circo idato il capo di lauro ; il
pletcco in vna taanoiaell'alcravn libro chiufo, fulle nubi in mezzo a duo' putti
nudi,
STAMPE DI MATtC AJ^roWO. 71
biidì > tenenti due tauolc , entroui in vna : Numine jlflatur , con la Tua folica iraf-
ca. onc.6. e mez.onc.4. e tré quarti per dirit. dalla quale tolfe la figura del i go.
(imbolo il Bonafonc , per (erujr l'erudito Bocchio.
Entro vn nicchio vna Venere nuda in faccia , che sfìancheggiando con Ic-»
mani all'ali d'Amore, th'a lei volto di profilo le Ili di fianco j moftra volerlo
prendere > Scalzarlo, onc.5. e trez. onc.s. e mez,
Vn baflo rilicuo d' vn Satiro , che vota vn' otre ad vn' altro , che fedendo ir»
ifchiena porge vn corno per riempirlO;& altri Satiri,e Ninfe.onc.é.onc.j.e mez.
Vn'altro d vn Vecchio, e d'vn giouanc nudo,che con faceilc in vna mano, coli'
altra folicntano vna paniera entroui vn putto nudo rannicchiato, onc. 6. onc.5.
per trautrf.
Vn'Adamo,& Eua ,chefugonodaI Paradifo, e vn tronco d'albero, onc. 5.
onc. 4. e mez. perdirir.
Vn'altro , e he moftra vno fpecchio ad £ua , tenendo ferpi auiticchiati nell'al-
tra mano ; colla foiira Marca.
Euridice, & Oitecfua inuci zione, onc.5.e me7.onc.4.gagI. perdirir.
Vna Madonna fulie nubi , col Putcmo in piidi.di Rafaelle ; e tré mezzi Ange-
letti fcherzanti fctiOjefràk nubi, onc 5. e mez. onc. 4. e mez. perdirir.
Vna Madonna a federe per metà , che premendo con la mano la cinna al Si-
gnorino,e he le porsje la bocca, guarda a noi altri Spettatori, onc.5. e mez-fcarf.
onc.4. karf. perdirir.
Vn'huomonudo abbracciato per di dietro ad vn'altro ; Tua inuenzionc. onc.
5. e mez. ft a' r. onc.4. fcarf. per dinr.
La fcnimiiuna , che flefa dorme , con ambe le braccia fopra incapo , che« la
ftatua in cella al cortile di Bcluedere.ooc. 5.gagl.onc. ^.emez. gagl.per tra-
uer. e che fi vede intagliata da vn'aliro con la marca P.
Il ballo de'iioue puttmi nudi , che tencntifi per le mani , fanno la catena ; con
la fua folita marca. onc. 5. gagl. onc. j. e mez. nntagliati dal Barlacca.
Vn'akra Lucrezia che C\ s'ccide, pochiffimodiuerfa dalla gii mentouata dal
Vafari : Ita più picciola , con altre lettere greche , ma diuerfe , e tramutata in_.
vna DidonejCoH'ag^iontopreflo di vna tìamma.onc.^.onc. 4. per diritto.
Vna Venere a federe «che nuda Ci afciuga vn piedei & Amore, che pofìofi ma
mano ne'capclli , moftra voler partircene. 5.onc.4.(carf. per diritto,
Vn ritratto, dicono, di Rafaelle nel mantello, a federe in terra penfierofo
per fare vn quadro scaricaturà di M. A. onc.4. e n^ez> onc.^.e mez. perdirir.
Vn Satiro a (edere, ihe con la deftra foibe ne vn vaio. Si. vn putto in piedi
con vn grappolo d' vua ne Ila delira, mettendogli la finilira nella bocca, (otto
vn'arborc,e in piefe,conla folita fuamarca. onc.4. onc.j. gagl. per dirit.
Vna femmina co;i la delira (otto il mento, la finilira appoggiata ad vn piede-
flallo, con vn rotolo m mano .entro vnnrcthio. onc.4. onc.2.e mez. per dirir.
Vn'altra della (telfa grandezza in vnfimil nicchio, veltira fimiImentefuU'aa-
ticoi nella fiaiUu rn vccclloj verfo il quale geHide con la delira.
■-- - - Vn
72 P A 7iT E S E C O n D A
Vii pallore in piedi, che con vna fcopa mena vn colpo ad vn' ignudOjche vol-
to di fianco a federe, fi pone la certa fri le mani. onc. 3 . e tré quarci fcarf. onc.j.
fcarf. per diric. con la marca.
Vn vecchio* federe, &vtia donna abbracciata ad vn puttino jpenfiero pa-
re di Michelangelo , cauaco da vna lunecca di vaa volta, onc. 4. fcarf. onc. 2. c«
mez.gagl, per trau.
Huomo nudo a federe, e donna nuda in piedi fomentano vn globo da vna par-
te ; in mezzo vn'aicro nudojpoggiata /a deltra s'vn piedeltallo, porta addoflo vti
faflo ,'e vno dietro Ini fona due trombe. Dall'altra parte vn vecchio ben vcftito
ciò mirando , difcorre con vn nudo, che tiene in mano vn' afta con vna cartella
in cima.onc.4. farf.onc.2.e mez.gagl. per trau. con la fua marca.
Vna femmina a federe, veftita flili'antico ; fotto vn pie la Luiia,vn libro fotto
la delira , nella fìniftra cerco Ilrumento pertugiato , con la marca, onc.4. fcarf.
onc.2. e mez.per dint.
Della fìefla mifura duo' Impcradori co! Mondo , e Io Scettro . Vno in profi-
lo quafi, l'alerò in faccia a federe, in amoiduo' la folica marca.
Della flelVa mifiua Dauidd; in piedi audo , eh; ghermide con ambe le mani
lateftadiOlofeniOjvn braccio terribile, quale gì; vien dietro a dirittura del-
le gambe ,conduo'mezri padiglioni, & vn'arbore, conia (olita marca.
Della ftefia mifura vn Satiro , che foltenta fotto la gola vna Ninfa nuda a fe-
dere ; e con banone in mano fi ripara da vn colpo , che gli mena vn' altro Satiro
in vn bofco , con la folita marca.
Vn Ercole giouanc , con la delira fulla c'aua , l' altra mano fotto ìa pelle del
Leone, e in piedi fra due pilaftrate, e vedutadi paefe lontano, col nome di Ra-
nelle entro vno dique'piialhi. onc.j. e mez. onc. z.emez. perd-rit.
Della ftcfla mifura vna femmina coperta la meta da vn manto, a federe fopra
vn Leone , & vn Drago : tiene con la finillra vna cola rotonda , come vno fpcc-
chio , entro di cui ella fi mira. ^
Duo'jcome Filofofi, con libri in mano, fotto vn'arco. onc.j.e mez.onc.2.
e mez. perdint.
Dell'ifleiTa grandezza vn gioaanotto graffo, che difcorre in piedi con vn vec-
chio appoggiato ad vn ballone , ignudo > con pochi panni attorno , per dirit.
con la folita marca.
Dell'iflefla mifura vn mezzo nudo, cheverfa acqua entro vna concolina, e
donna mezza nuda in piedi bagua vna fpugna , che hi nella finillra , alzandone
vn'altra nella delira.
Dell'iftcffa grandezza vna Santa Caterina , ben veftita , poggiante con ambe
le mani fulla metà della ruota, e vnapalmetra in mano, con la lolita marca; pri-
me cofe intagliate in Bologna , fui difegno del Francia.
Deirifteffamifura,d;iri(lsiroFraicia, e dello ftciTo tempo tagliata vna S.
Marta ,con la deltra fopra v'nDrago »e n:lla lìniilra la palma , in paefe, con la
(olita marca.
" Vna
STAMPE DI MAtCA^roWO, -ji
Vna femmina a federe di profilo, co'grocchi baffi, e penfofa ; le mani, e i pié«'
di fotco i panni, veftita full'antico. onc, 3. e mcz. gagl. onc. a. e m. z. per dirit.
Vna femmina vcftita full'ancico ,che difperata C\ fchianta le chiome, onc.j.e
mez. onc. 2. per dirit.
Vn S.Gio. Bacciita in piedi, nella finiftra vna Croce longa di canna , alzando
la deftra , prefib vn'arbore. onc. 3. e mez. onc.a. piccura del Francia, pnme cofe,
onc.j. e mez. onc.2. psr dirit.
Vna Leda nuda , a federe , col Cigno in grembo, onc. 5. gagl. onc. 2. e mcz,
perdirit.
Vn S.Chrifloforo mezzo nell'acque , volto-in ifchiena > col Signorino fulla^
ipalla. onc.j . gagl. onci. gagl. per dirit.
Vno , pare Filofofo , fedente ad vaa fineflra , leggente vn libro, onc. 3. fcarf.
onc.2. fcarf. per dirit.
Della Ikfla mifiira vna femmina nuda fedente , con vna mano a! mento.
Vn Fiume corcato nudo in terra , in vna mano vn timone , nell'altra vn'erbà
paluflre. onc. a. e mez. gagl. onc.a. fcarf. per trau.
Vn Vecchio , che ftefo dorme fii canucchie , & vn Paftore nudo diritto , che
ccnna al Sole, che fpande gran raggi, e tiene vn'ancora. onc.;. e mcz. gagl. onc.
2. fcarf. per diritto.
Della fiefla mifura vna femmina nuda in piedi, con vn panno che le ricinge le
cofcie, appoggiata ad vna bizzarra colonna, e fi tiene ad vii certo ordigno.
Della ftefla proporzione vna donna nuda , volta come di fianco , con vn velo
fuolazzante, che tiene con ambe le mani,& vn'huomo nudo volto in faccia, che
prender con la (ìniftra il detto velo , ponendole la delira in feno.
Della ftefla vn Pallore fotto arbore , & vn'altrocon vna mano in vn mapa-
mondo , & vna fquadra , con la marca AP. MA.
Della ttefla mjiura vna donna ftefa mezza nuda in terra, di dietro vna fabbri-
ca antica, & vn paitore veftito, chino, con vn baftone in mano , che le difcorrCé
Della Iteda vna Kmminina in vna niuiola, ó raggio che fiafi j foftienfi tonU
ritta la verte , che s'alza dalla parte dauanti ; nella (ìniftra vno fccttro.
Della ftefla forma vna femminina mezza nuda (i'i fotto il braccio: foflenta
conia finiftra VII rotolo, con la deitra vna mezza Luna, inmczzoaduo' nuii,
vnode'qualifuonailciuffiloin piedi, l'altro a federe alza la mano, inuolto nel
manto che fuolazza , :n vna , come grotta , con la marci.
Vn' altra poco più alta C3rt3,oue quella ftefla femmina.che fedente in vn bo-
fco,con ladtftrafoltienc, come vnanauicella da incerilo , e pone la finiftra fui
collo ad vno ginocchioni, con vnnudo fte(okauanti,con la marca.
In vn'altra poco differente , vn pador vecchio in piedi, che appoggiato a! ba-
ftone, difcorre con vn giouane ginocchioni in vn bofco , che moltra afcoltarlo,
con la foa folira marca.
Vn vecchio, che tiene in vna mano duo' bafioni , & vn^ donna gli pone vnaj
mano full» (palla , di fimik mifwra.
:& Della
74 P A TtT E SECONDA
Della flefifa mifara il Tempo can l'ali » che guardava pulcino in terrà, chc^
chino a lai riuo':o prende vn vaio.
Della (kffa vn S. Giobbe in piedi, in mezzo dno'cani, ò S.Doiiino che naHiCol
pièfiiiiflro s'vna bafe , e non so quali ordigni in mano, con lafolita marca.
Della fteffa vn S. Sebaftiano legaco con le mani fopra la terta , inuenzione del
Francia, conia folita marca.
Il S. Rocco compagno, cauato fimilmenrc da vn difegno del Francia.
E fimilraente della ftcìlamifura, e dell' ifteffo Francia nell' inuenzione, vnS.
Gio.Batn'fta a federe preflb molti arbori, che guardandogli fpectacon, alza il
dico della finiftra , & inragliato con molte altre delle fopradetce, prima di partir
di Bologna ; che però prima d'intagliar le cofe di Rafaelle, non ebbe quel bifo-
gno, che fupponeil Vafari.di paflarein Roma , e dar fi tutto al difegno : perche Te
prim" anche di giongere a quel!' Alma Città , portatofi rli prmia molto a Vens-
zia ,colàfepperintagliare li ?<S. pezzi della Paffionedi Alberto Duro, tanto pili
g!ufti,e corretti de gh originali, come fi vede ; anzi fé ben predo , e fenza cor-
rer tempo dal Tuo arriuo a quella Corte , e da quella prima operazione della Lu-
crezia Romana, che ragliata fubito fé prefencare a Rafatlle,che marauigliato-
fene, e molto rallegrandofencgli die ben tofio altri (uoi difegni da eCeguire con
quel fuosìmarauigliofo bollino, aueadunquc imparato a baitanzadidifegna-
re a Bologna, e fotto il Francia Maeflro, ne tenta bifogno di quel fiippoilono-
uiziaro.Ma finiamo per grazia il contendere, e lafciando le g.à tocche del Fran-
cia, dal fudetto Marc'Aiitonio tagliate non Colo, ma qualcuna dal medefimo
Agoflino Carracci talora pubblicata,come fotto diradi , pa(Tiamo a
GIVLIO BONAS(.*Nl, chefeguendolo iìileanch'eglidel Tuo paefano, tane*
altre ne diede in liice,ch'ioquìpcnfocflerbene ilregidrare.gidche Giorgio le
accenò fclo col dire : molte da Giulio Bonafone Btlognefe cfìerf.ate intagliate , con al'
cane altre di B^afatllt ■. di Giulio R^omano , del Tarmigiam, e di t.mti altri maejìri , di
quanti ha potuto b-tuer difegni : non perche vgual veramente al Raimondi eglifia,
anzi ad vn ?vlartui Rota , ad vn' Agoflin Veneziano, e fimili tanto valenti , per
parlare con ogni lombarda fincerità ; piì toP.o molte volte , madìme fui princi-
pio, moRrandofi debole , particolarmente nel paefaggio , e nella f-afca, cliC non
fi può veder peggio fiappata ; ma per la cognizione di tutte le più belle maniere,
di tutte le cofe buone , anzi migliori de' migliori Maallri , per l'vniuerfale erudi-
zione , per le tante inuenzioni,chefeco portano cfl'e le flampe ; a quale obiet-
to forfè , furono elleno tanto ricercate fcmpre, e bramate, come fi caua anche
dalle lettere d' vn gran foggetto, dico dello Itefl'o Marini , che cosi le defidera-
uà, e gradiua ani h' egli, quando in efle fcriuendo al Ciotti, che gii facefie vnttj
[celta d alquante carte buone, cioè di figure , foggionge: non voler cofe d\AlbertoDmOi
ne di Luca d Olanda , r.e d'^ildegraui, perche te ha intte , ma fé fi troua qualche cartai
vecchia delle buone di Giulio Bonafone , di Talare' Antonio, ò d' altro buon maejiro, gran-
de, picciola &c. & altroue : ;/ pachetto di figure del Franco i effergli fiato carifftmo , che
ferciò torna à pregarlo, che tutto quel, che può hauere di effo Franco , del Bonafone , non
lafci
STAMPE DEL 'BO^ASO^E, 75
lafci per danari &c.Sc3i\ Co, Fortunato S. Vitali che : rft vn pò di diligetìT^a di tra-
uargli delle buone §ìampe di que' valenti maeftri , come Ttiarc' Antonio j 'Martin B^oteiJt
Cmlio Bonafone &c. Ione dunque cileno quelle, che ho auuto force mi pallino
perle mani, le infrafcritte :
Vna carta in foglio affai grande, per trauerfo , ou'è il Cauallo di Troia intro-
dotto dentro in Cuci, con le lettere, Bo/. ioMenfor, che vogliono dire il nofiro
Primaticcio, detto comunemente l'Abbate , ma più anche il Bologna , col mil-
IcHmo 1545. Bonafo Se.
Vna battaglia a csuallo, forfè diCoftantino, e vn difegno forfè di quella^
douea dipingere Rafaelle, ma diuerfa affatto dall' efeguica poi da Giulio Roma-
no j in gran foglio per trauerfo. /. Bonafo F. 1 5 44.
In foglio mezzano intero, per trauerfo , Europa rapita daGioue in forma di
Toro. R. V. Julia B.F. TU DXLP^I. poco buona.
In foglio quafì intero la copiofai e bizzarrifflma inuenzionedelfamofoS.
Giorgio di Giulio Romano.
L' altrctranto poco in certe cofe decorofo , quanto copiofo Prefepe , non so
fé di Giulio, onc. 14. onc.8. emez.per trauerio: in vn cantone I. Bonafon. F.
Apollo, e Fetonte in aria , & Amore fopra vn carro tirato da duoi Alicorni,
quali moftra di facttare : buona carta, onc. 1 j. fcarf. onc. 9. lu. Bonafo I. Fintar,
1545. Tom. Barlac. exc.
La Madonna del Parmigiano fedente in aria,colPuttino in piedi fra le ginoc-
chia, che ftende la mano ad vn libro; forto S. Gio. Batcifia genufleflb .. che lo
moftra a fpettacori quelli guardando; e S. Girolamo quafi cucco nudo, fìefo dor-
mience in iftorto,colcappelIo,e laceftadimorcea piedi, fotco F.T.l.y.I.BQ-
najonis imitando finfit & cclauit. sAf. Squtbxt. onc. 1 1. gagl. onc.7. e mcz.
Mosè, che fa riempire i vali di Manna al Popolo Ebreo, e fotto vna grotta fi
colla vtrga fcatunr l'acqua, che pire penfiero di Rafaelle ; ma vi è F.Varmifea-
nino. 1. y mtor luito Bologne fi F . I54<5. onc.ii. onc.8. emez. gagl. per trau. poco
buona caita.
Quattro Ninfe Marine affìfe in mare alla menfa formata da vno fcoglio , con
duo' vecchi Tritoni, tenenti pefci in mano, non so feinuenzionedi Giulio Ro-
mano; buondifegno,e bel caglio. onc. 11. onc.8. emez. fcarf. e dencro vn faf-
fo , parce dello fcoglio : luUhs Bonajonius F.
Ninfe in vna felua nude , vna delie quali prefa per mano da vn foldato , arma-
to all'eroica, vien coniolata, mcncre vno a lui vicino cienc a mano il cauallo; al-
tre donne nude. Amore, & vna menfa : nonsò fé fatto per Aleflandro Magno, e
la Rofanna; non ben corretto, taglio ftentato, brutti arbori : in vn faflo qui vi-
cino: J«/joBon«/o«o/nKf«toi-. onc.n. onc.7. pertrauerf.
Marte, e Venere di fotto in sii rigorofamente viffi , che pare inuenzione dell'
Abbate; e taglio dei Bonafone.onc.i i.onc.6. gagl.
Vn paefe con varii huomini, e donne nude in piedi , e a federe , con attitudini
poco onefte; ancorché di giufte proporzioni , e belle mani , e piedi.
K a Vna
7*5 PARTE S E C O Js[ D A
' Vna Pietd ,• cioè la flefTa B. W di Rafaellc iacac;Iiata da M. A. in »nà erotti»
con absn vedoiiiii , in piedi > e eoa le braccia apci ce , tu seco di piangere fopra_»
Chrilèo morto, e didefole nudo auanci ''iill'auel.'o.
L' erudito, e bizzarro Baccanale i ò baflb nlieuo che fiafì , cor, quella Nir.fa,
che correndo precorfa da duo' Draghi, fi biuta vu fanciullo nudo di dietro Icj
fpalle ; & altre Ninfe, e puctiai .con gran g;u'iezia,ebiioi) taglio efpreffa jea-
trouiin vna colonna fpezzata:/. Co»j/bre F.onc.io.onc.6. e mez. pcrtrautrf.
Giofetio dai dodici fratelli venduto a'i\Iercanti,pen(ìero,crcdo , di Rafàel-
k.onc.io. onc.S.e del Bonafoni parmi tag!io,tanto più the fuoi fono
I fratel!;, a' quali trou-infi in ìocentem.nte gli argenti, credati rubati, iie'fac-
chi, edendoui. /^4. ^r. J«. cI.Bo'ufon. F.onc.j.e mez. onc.4. per tran.
La bizzarrilììma cacciata di Adamo, & Eua dal Paradifo, penfìero,e difegno
di Maiìro Amico Afpircino; ancorché alcri,c li più dichino anzi dall' illeflo Ma-
itre Amicocagliaca. onc. IO. onc.y.e mez. per trau.
IlmineriofoSatturno>che voltoin profilo , fotte di vn'aibore , tien fotte la!
gota la delira, il di cui bracc:o appoggia ad vna vanga, follenendo con la fin i-
ìlrali falce, iulla quale pofa ilpièliniìtrOjC contro eli lui tré putti nudi, che col
fulmine, e co! fegolo lo minacciano ; e vn" aquilotto fopra vn rottame di fabbri-
ca rouinaca ; a piedi vna bafe, con vn globo circondato da vna ferpe,che fi rode
la coda, e nella bafe ; lulio I^or/iano Inucutoi: I. Bouafone F. onc.p. e ^. quatti, onC
6. e 3. quarti per dint.
Diana in paefe con quantiti di cani , che tiene Jrj vna mano , nel!* altra i! dat^
do,e vaccine da vna parte; quando ella non fiafcouie li più voglloiio)di Vincen-
zo Caccianemici Caualier Bologncfe > come anche moiira la marca V.C.onc.y,
e mez. fcarf. onc. 6. e mez. per trau.
Vna Madonna a (edere in pacfe , che porgendo ad vna Santa genuflelTa il Fi-
glio, (ì torce egli, come in atto di volerle vfcir dalle braccia . Dall altra parte vn
S. Vefcouo con le mani gionte ciò mirando, e S. Giofeffojchecenna co!!' indi-
ce; penfiero della S. Margherita in Bologna dei Parniigianino,madiuf;rro dall'
efeguico, onc.p. onc. 6. e mez. tagliata poi molto meglio da vn' altro , perdirir.
La Pietà di Michelangelo , cioè la Madonna fedente fotto la Croce , con Ic^
bracci3alzate,& il Signore morto fra leqinoccbia, (ollentato lateralmente da
duoi Angeli , intagliata del 1 5 46. IhIìhs BoìionietifisF. onc.p.fenza la Croce, onc.
5. e mez. gagl. per dirir.
Sepoltura data ai Nofiro Redentore, penfiero di Tiziano, flentatotagliojdel
I56j.onc.9.onc.5.per dirit,
S. Marco, the fedendo volto in profilo, e foRenendo con la finiflra vna tabel-
la appoggiata alla coCciajepreffoquelIail calamaio, calando la penna colla_»
dcitrj, parche ftiarammemorandofila Paflion del Signore, mentre il Leone a
p edi inofira vn tal qual atto di quietezza , per non diìtornarlo , dipinco di Tiri-
no del Faga. In. Bonaloìi.onc. 9. icarf. onc.5.e mez. per trau.
La Midonna vulgata del Parmigiano , della quale canee copia C f edoQO , che
STAMPE DEL 'SOtQASOJ^E. 77
in pàefe a federe tiene il Signorino, ciie s' aterina d' elTer baciato da S.Giouari-
nino:S. Mana Maddalena, e S.G!ofctTo a principio, aiczza figura, fuppoflo il
refiduo fuori, e fotco del quadro: e in vno de' libri che ciene: I.Bonafon.F. e iii
va fallo in fine 1 5 4 j. once, e mez. onz. 6. fcarf. per diric.
L'altra Pietà di marmo di Michelangelo nella Cappella de' Signori Canonici
di i). Pietro di R-oma. onc.8. e mcz. onc.5. e mez. per dirir. de! 1 5 47.
Pomona, ò Ninfa che fiafi . che tenendo vn Cornucopia pieno di frutta , va
altro le ne vien molhaco dal Dio Pane prello vn'aibore , da cui pendono il tiir-
caflb, !' ccanetto, & altri Itrir.nenci ; e vn fanciullo dall' altra parte preCfo vn_i
gran DioTcrininc. /. Z?o«i?/o«.F. onc.8. e mez. onc. 7. p:r d.'iic.
Sarurno.cherodeilfnnoin aiia,coiilf paiole forto la falce: In p:duercnL»
rcueìtens: fottom terra, eindillanza vna vi Ila, a cui s'incammina vn'huomo,iSc
Vna barchetta inacqua: Bonafone Inuentore. onc.8. e mez. oncj. fcarf. perdirir.
Vn'Allonta veiiica coinè da Monaca, filila Luna fra le nubi, con duoi Angeli
con fdci accefc , & altri fotte di lei : in piano li dodici Apoltoli attorno all' aud-
io : poco buon taglio , con la marca B. onc. 8. o;ic.5. e mez.
Sembra pure fuo taglio ^'na Madonna, che pare del Parmigiano, col PuttinOj
che fi fuincola Tulle di lei ginocchia , per j^iongerea baciare S. Giouannino in
piedi ; di dietro S. Gi^. F-uangelifta col calice er.rroai il ferpc; dall'altra parte S.
Maria Maddalena, & altre due lantc. onc.8. fcarf. onc;. e mez. pcrdiiir.
Jl penfiero del S. Rocco del PariiTi^iano in Bologna, ma diucrfo dall' efegu:-
to;cattini edifici!, arboreti, e canne &c. onc.S. fcarf. onc. 4. e 3. quarr.pec
dlrit. 7. B. F.
Marfìa legato colla te fta air ingiiì ad vntroco, prefenti vari^ Ninfe, ò Dei-
tà che fienfirpare tolto da vn t>a(1o rilieuo. /.B3«.7«.0!ic.8. fcarf. onc.4.emcr..
La Santa Cecilia famrfa di Rafaelle in Bologna, ma diuerfa in moltecoi?^
dall'altra tagliata da M. A. e conforme in tutto alla dipana: perche doue irj
quella di M. A. vedonfi le maniche della Santa fìrette affatto , eradettaiele aJ!e
braccia ,- nella dipinta fono ampliate di pieghe ,& arricchite di velami , eh.- \?ut
danno maggior grandezza, e nobilrà: doue inqueldifegnoauea Raf ielle polli
pochi frumenti in terra; nella dipinta tanta quantità fece aggiongeruene a tiio.
da Vdine a di lei piedi, per ben' efprimerne il proietto , e lo fprezzo preflo alle.*
melodie Celefti, alle quali Ita intenta; one in quc^i difegno che intagliò M.A.
faceua, che la Maddalena volta di profilo guardale anch' efia a que" Paraninfi
canori; nella dipinra. e dal Bonafone intagl ata, facendola variar azione, e per-
ciò guardare più torto gli fpettatori, Iepofea:iche arditezza viuace nel volto,
raccogl'eudole in oltre, e piuetuditamence raijetrandoie que' capelli, che in
queldifcgnodirciolci,egiù perle fpalle cadenti men nobile ,per non dir popo-
lare troppo, ce la figurauano, arricchendola in oltre di peregrini vefìiri :ouc in
quella di Marco Antonio S. Paolo poggia fui pome della fpada la déura,uiqnc-
fla iiollra, e del Bonafone , fd che quella pollali alla barba ,ftia nel douuto a lui
ateo di profondo penfictOi e medicazione, e fimili.
S.Pao-
78
P A 7tT E SECONDA
S. Paolo predicante,intagliato del 1 545.0 cauato da vn difegno di Pierino del
Vaga , in forma ouaca , per diritto, onc.7. e mez. g3gl.onc.5. e mez. gag!.
il compagno > quando geltilTe col ferpente , che fé gl'auenta.
E l'altro delio Ikflo Maeftro pure, mifura, e forma quadrata da lati, e cir-
colare nell'ertremità : S. Gio. volto iuifchiena » e coniai S. Pietro, che fana lo
florpio alla Porta Aurea , nella cornice della quale è fcricco : Virino del yaga In-
ucntor. lulioGrc
Vn Prefepe , e partorì , fembra del Parmigiano, onc. 7. e mez. onc. 6. e mez.
e rimagliato poi da Antonio Salamanca.
Par dello fteflo vna Madonna fedente , tenente vn libro diritto fu! ginocchio»
e fra effe per la mano il Signorino in piedi, con la camicia , col pie fopravna.»
predella , e di dietro vna colonna, oncy. e mez, onc.4. e mez. per dirit.
Qi^attropezzi compagni , diftinti con quattro dadi da giocare, ne! primo
del quale è vn punto folo, nel fecondo duoi , nel terzo tré, e nel quarto quattro,
con quattro verfi fotto per ciafcuno , contenendo il primo Febo, che vccide il
Pitone : recide Febo il gran Vittori [erpente &-c.
Sileno a cauallo del rauco afinello.tenentefi a duoi huomini nudi, e vn Satiri-
no dietro portante vn vafo , mentre da lungi caduto il medefimo, vien folleuato
per i capelli : par cauato da vn baffo r)lieL]o.onc.7.onc.4.e vn quarto. l.Bonafo F,
Duoi ouati per diritto : in vno Mercurio in profi!o,col caduceo in vna manOj
nell'altra vn organetto : dall' opporta parte Pallade , che colla dsftra foftien' vn
dardo, e lotto i piedi vno feudo ; inuenzione dell'Abbate, quando non fia del
Parmigiano : Nell'altro Circe vedita all' antica , che da il bere a Nauiganti.
Venere g;ù del letto , a cui le tre Grazie acconciano la teda ; difegno corret-
to, e bel taglio. onc. 6. e j.quar. onc.5.perd!rir.
La B, V. in profilo fedente, col Signorino fedentele fulle ginocchia > e a lei
guardante, prefa la mano di S.Caterina in profilo auanti a lui gcniifl;(fa, tenen-
do l'altra mano {ulla ruota; in vn canto S.Giofffb per meta .conciera di S. Pao-
lo, e fotto : Frane. Parm. inu. e nella poggia della Icdia della B. V. 1. Bona/o F. onc.
6. e mez.onc.5.fcarf. per dirit.
La Madonna a federe in profilo , fui gurto antico , che tiene a feder fui ginoc-
chio il Signorino, che nudo volto in profilo controdi ella, con ambe k mani le
prendcjcdringelacinna: S.Giouannino dalf altra parte in piedi, con vna ma-
no porge vna rondinella al Signore , coll'altra tien pendenti duo'grappoli d'vua;
dietro S.GiofefTopreiTo vn' edificio rotto, con due mezze colonne, fràlebafì
delle quali I.Bonafoni. In.F, fua inuenzione. onc.5. onc.4. e mez. per ''•rif*
L'altra Madonna che tiene il Bambino , che abbraccia ,e bacia S. Giouanni-
no : S.Giofeffo a federe fui ballo dell'afinelio , che con la mano fotto la guancia
lo fti rimirando : duoi Angeletti dietro a mani gionte nel mezzo, e fopra vn'An-
gelo in Cielo , che tiene nella finillra vn ramo di vliuo , e colla de iìra fparge fio-
ri : all'acqua forte pare , ritoccata a Bollino. I.Bonafonelnuent.
Suo iCredefi , vn nudo , con ya lanternone in mano , dietro il quale vn bric-
co,
STAMPE DEL 'SO^ASO^E. 79
co » cke lo fiegue in paefe. onc.5. fcarf. onc.4. per dirit.
Il Vafo di Pandora fcoperto da vn vecchio erudicamentc vefìito , che a?!"cf5-
gie rafl'embra il Bocchio , vfcendoae fuori la Speranza , che ne richiama dentro
le fuggicene Virtù; enei vafo: luhoBonafone F. pare facto per vno de'fimboii
di quell' Autore , ancorché piùgrande,cioèonc, 5.6 mez. fcarf. onc. 3. e mez.
Si come fuo crede va' alerò pezzo più Ihetto , e forfè auanzo ò rifiuto de'Simboli
/udetti > ancorché oggi forco vn'alcra marca 1 entroui le noue Mufe, e Pal'adc in
mezzo loro , con le forfici però in mano.
Vn tondo d'oncie cinque di diamecro, oue Venere fiaf'iugavn piede > Se
Amore.
Li fei pezzi compagni , ne' quali incerucngono fempre huomo . e donna nudi,
e ben fpeflo Amore , in arci poco decenci , e perciò decci \i Lafciuie del Bonafo-
ne ; cffendofi anche aiidsmelticato ra'uolca porui focco verfi ftorrecci. onc. 5.
gagl. onc.;. e mez. gagl. per diric. focco /«. B. iHiientor.
Della ftcflamifiira , e formavn Fiume nell'acqua, e duo'peilegrini lontani ;in
Cielo vna, par Veneree duoi Amorini, the caggionoj pare umilmente vn'auaii-
20, ò prona de'fimboli del Bocchio, con la Marca IV. B. e ere verfi fotco.
Correte .Amanti, rò che jlmore auampa c^c.
Della fleffa proporzione ancora Venere, e Marte in lecco fcopcrti dal Sole,
che fopra palkg^ia fu! carro le nubi : con verfi :
Th mai fcoperto al vecchio mio Vulcano , &c.
Della fielTa la Pittura, che nuda a fedcrt al trepicdi, pingf, con vn genio pref-
fodilcii e a canco Apollo nudo ,che le accenna che a^oiufti : foctoui :
fraglia far quello braccio à modo mio: Gre.
Li dicinoue pezzi delia Paflìone del nolìro amorofiliìmo Redentore ; lulif
Bonafouiofus, di fuainuenzione, inftrendouili i5.Miftcri delSagririilimo Ru-
fario , tatti da fé foli , e per prima.
II ritracco di M. Anconio con grandifUma barba , e capigliatura, vecchiflìmo,
inouaco.onc. 4. onc. 3. e mez. col nome attorno.
Ci' ^moroft Sdegni, òr Celofie di Giunone 22. pezzi bea ornati , con verfi fotco
di fua inuenzione.
E lìiialmence li 150. pezzi de' Simboli de! noftro erudito Bocchio , co! fuori-
tracco a principio, che mag^iormence qualificarono (per il tanto allora da tutti
bramato , e gradito taglio) qu^l tanto per fé fieflb riguardcuol libro, onc.3. e»/
mez. onc. 2. e mez. perciaftuno, tucci di fuainuenzione ; fé non quanto, per
compiacerne l'Aucore, s'aiucò con fiampe già da altri pubblicate, come dal
Durerò, da! Parmigiano, di penfieri di Michelangelo, come ne'i duo' Ganime-
di rapiti; di quakhe difegno occenuco dal decco Parmigiano, ma più poi di Pro-
fpero Fontana, che amico di quei gran Letterato, a fua richieftadimoki fsce
il difegno. Dicono mcaglialTc qualche cofaanch egli delle fue tanto copiofe, e
infinite inuenzioni il nofiro
ABBATE Di S. MARTINO , O' PRIMATICCIO, come dir vogliamo,
maffi-
8o PARTE S E C O J^ D A
maffimc all'acqua forte ; auendo egli veraaience a ciò fare moftrato più talento
d' ogn'alcro de" fuoi tempi > per la ghiocta leggiadria della penna > nella quale»
vguagliaua il Parmigianino; e per lo gran fondamento del difegno,iiel qiial poi di
gran longa lo fupcraua ; mi non mi è mai tocco la force di vederle > ò almeno di
ticoaoicerle p^r tali i non auendole concraflegnate col proprio nome > ò coa«
marca, che per tagliatore ancora ce lo riueli; come fono forfè tutte quelle Dei-
tà entro nicchi fcparatameutc fìnte , fotcovna delle quali altro non iti dritto,
che quefto folo nome di PRIMATICCIO : Tutte l'Arti liberali con fotcoui vn Bj
che forfè vuol duv il Bologna, fuofopranorac, e fimilijcomebenpoi molto
e molte n'ho veduto, e tutto dì ne vedo da altri tagliate, e che qui con l'altre vò
rcgiftrare , per non auerne poi a tornare a dir nella fua vita ; e già che le vedo in
tauro credito anch'elle prefloi Dilettanti, e ftudioiì; e fonoie infrafcritte:
E prima il tanto vtile a ProfiJilon bellillìmo libro, titolato : Le trauauxd'l^lif-
fe dedie'^à Tiionfeigneui- de Liaiuourt par Theodor van Thulden 165 j. Ifampatoda
F. L.D.Ciartres; confìftente in 58. pezzi , quali folo , e pili di ogn' altro ('come
dell'opre ftefie raccótauami l'Algardi in Romajauergli più volte detto Monficuc
Pudln) polTonoinfegnarea tutti il vero, & vnicomodo di porre in(ìeme,bea
diftribuire , e difporre iltorie > con nouicà d'inuenzioni , bizzarria d'incroduzio-
m , intelligenza rquifìta di punto , e di piani , ingrandimento incredibile di luo-
go,e di fiti , nobiltà, grazia , ik eiudizione.
L'ernditiillmo bado rilieuo del Sacrifizio, fottoui: His ,iSrtalibui monumen-
tìs olim ornata fuitillaM„4titO'i!J -^biquc mer/ioratttcoliimna ex qua hx:: , qnx vides
expreffa funt ; csteravifumsnift ab eiujdem columnA inccndium defiderarcntur. ^nt,
Lafreriformis I{om{e QO DLXV. e nell'altare del Sagnfìzio in fondo la marca
dell'intagliatore. L.D. acqua force, onc. 1 5 . fcarf. onc.8. e mez. fcarf. per trau.
Gioue con tutte 1 altre Diici, viftc rigoro.'amente di focto in su, guardando
iIdectoGioue,cheha fopradifcrOrla.onc.14. &onc. 8. pcrc.-au.
LaTeflìcrice nel telaio, the re(Te, & vna in piedi par che f^prema le cinnefu!
drappo ; & altre che unno diuerli vfii ii al numero in tutto di ledici , fui gullo
affatto de! Parmigiano, & anche più graziofe. oiic.i4.0!)c.6. per trau. nel telaio,
^ . Fontana Bleo. Sol, Inuentor.
La tanto dal Lomazzo celebrata, e prepofla in efempi'o a tutti fucina di Vul-
cano, di sì ben rifentiti j e ben moujucifi nudi Ciclopi fabbricanti dardi, e tati»
to ben fatti, e ben fcherzanti Amoretti caricantine li turcaiiì copiofa j fottoui
invn2ix\^ii.U. tQutanaBleo.BA.L eia vn angolo GF. onc. 11. e mez. onc. io,
per trau. bollino.
il giouanefpogliato nudo, portato fulle braccia daduoi, con huomini die-
tro addolorati, & altri Ve Ititi full'antico ; e trombettieri, òpjfariauanti, che ca-
lati io più baflo piano , l'antecedono , fonando preflb , e dietro a maeftofa fab-
brica bugnata , m i&battimento : fotco ji. Fontana Blco Boi, m mezzo , e da vil*
canto quella marca CR.
Il unto di fico, t di difpoflzioac bizzarro conuicto d'huoaiinf, e donne feden»
ti
STAMPE DEL PTtlMATlCClO . Si
ti in tcrri alle loro proprie feparace tauoline, con feruenti che portano le viuati^
de , falendo ordinacamente da vna fuppofta, non veduta fcala ; fottiliflìmo bol-
lino, onc. II. € mez. onc. 8. per trau.jnvn gradino del piano. »/<.fo«f(i»(i.fi/f^.
Boi. e in vna carcelletta da vn lato Domenico Fiorentino,
Donna velica all'anrica » che dorme Uefa fopra vn carro * fenza nome , ò al-'
tro , mezzo foglio per trau.
Vn'Aleflandro Magno armato di corrazza , full'antico » che alla prefenza del
Rè Filippo fuo Padre * di foldaci> ed altra gente , ftà in atto di voler faltar fui Bu-
cefalo > in vn ouato per dirit* onc. 1 1. fcarC onc. 7. in pie d'elfo nello feudo Boi,
L. D. all'acqua forre.
Li quattro sfondati, òfotto in sii in forma da Iati quadrata, e neirertremiti
circolare: in vno tré Mufe, nell'altro Apollo, e il Dio Semicapro con l'organec-
to : nell'altro tré Matrone cantanti a coro ; e nell'altro tré altre cantanti a libro*
con vn Amorino fopra ciafcuno.onc.p. e mez. onc.5. per dirit.
Vn ouato , oue Danae Ikfa in Ietto, con vna nuuoia foura i piedi , & vna ves-
chia , ch'empie vn vafo della pioggia d oro, aiutata da vn'Amorino.onc.p.gagl.
onc.7. fcarf. all'acqua forte.
Quattro Termmefle ben veftitc full'antico , che in teda foflentano paniere di
frondi , e frutta, a vna bell'acqua force, oiic.p. e onc. 3. per dirit. fotto: S, Martin
Bolo», inuen. Daman, excudit.
Vno fponfalizio fatto coll'anello alla prefenza di» non so fé Alelfandro. onc.
8. e mez. onc.7. per trac.
Sileno fedente in mezzo, foftenuto da Pane, e Pomona in piedi, col pie s'viia
palla circondata da vn ferpe ; all'acqua forte, onc.7. e mez. onc. 7. e mez.
Quattro ouati compagni di quattro Deità per ciafcuno , vifte di fotto in su ri-
gorofamente ; in vno Ercole , Bacco , Sileno , Se vn'altra Deird ; nell' altro Net-
tuno , Plutone , Apollo , & altro ,• nell'altro Venere nuda con duoi Amorini , Se
altre nobilmente vellite i nel quarto Giunone convn puttino di dietro, che_#
verfa ricchezze , e (ìmili , & in quella F. T. jln. Boi. In. G. MF. nell altrt Fr. Boi,
In. G. MF. onc.7. e Tiez. onc.d. per trau.
Aleifandro Magno , che difcorre con Guerriere alla prefenza di foldati. onc
7. alto , largo 5. A.Fontan. Eleo. Boi. con la marca GF.
Pomona con fcttoniabbondanti di frutta , e ftefa ; a cui vn fatiro genufleffot
e volto in ifchiena alza vn gamba ; & ella fi pone vn braccio « ò mano fulla ce-
fìa ; à Fontanablò Boi. onc.7.onc. 5 . per rrau.
Vna femmina vellica bizzarramente fuH'ancicOi egiacente con la fchiena in
su fopra vn mezz'arco , ò volto che fìa « che fpira fiato » ò aria dalla bocca : ali-
acqua forte . Bologna L.D.
La fua compagna, fimilmente in tal guifa giacente fopra vn mezz'arcOjò vol-
to , di fimil taglio, e di forco in su , fembrando Giunone, coli' iflefia marca.
DelfiftelTo tagliatore, e del medefìmo taglio vn'Europa, che cotona il TorOi
con (rè Donzelle veftice &1 sullo antico , fenza nome >ò alcco.
^ ^
8i P A TtT B S £ C 0 7T Ù A
LimeiitouaciGioiie, Ner:uno> Plutone, Proferpina , Diana, Apollo, Vul-
cano , Ercole .Cerere, e fini ih altre Deità , figure tutte feparate , finte in piedi
entro nicchi, con vn verfo efametro fottociarcuna;fenza nome dei! inuentorc»
fé non quanto fotto Gioue a cauallo dell'Aquila fti (critto: "Primaticcio.
Le gli dette Arti Liberali , rapprefentate tutte per donne , in varie pofiturt/i
e nude ; in vna delie quali vi è de! 15 44. e fotto la Rettorica vn B.
Il mencouico infotnma causilo ds Troia iieil- carte del Bonafone , che ne fa
f intagliatore.
E final niente li cinque puttini nudi , fcherzanti intorno a grappoli d' vua , vno
de" quali a canal Io dVna Tigre, ò Leone j & in vna cartella appoggiata ad vna
rupe Francon^ri:idis Bologna a Fontaine Bloi> all'acquaforte, onc. 6. onc. 4. cj
mez. psr tran. Nulla incagliò di proprio pugno , ch'io fappia , il fuo coetaneo, e
conciCtadmo noltro il
TiBALDI; ne da altri tampoco intagliate vennero l'opre fue, poco vfandoff»
dique'tempiatnieno,la graifidein .Milano, oue fi ridulTe in fine ad ab.tare,e
morire ; e meno anche a' dì noitn praticandofi in Ifpagna , ouj le (tupende fue
operazioniin tanta abbonda iza colorite , non meno ronorc della ftampa mcri-
tauanojdi che ottenuto l'abbino, e tutto di io confeguifchino quelle del Pri-
maticcio, nel tanto di fopra mentouatoFontanablò in Francia ; nècurandofì
per l'altra il noflroBonafone,egli altri quelle poche di lui ragliate nella propria
Patria, che già a tutti famig'iari,e comu.u, poteuaafi ( come continuamente
fuccedeua ) liludiare vniuerlalm, nte a gara sii (kflì originali ; che però qaalcu*
na folo IO viddi talora di quelle d'Ancoiu pubbicate , come a dire lo sfondato
di mezzodiqnella fimofa Loggia de' M-rcanti,participatoci in gran toglie da
Domenico Veneziano, quando però ella più tolto non folle di
DOMENICO TIBaLDL Fu quetii figliuolo di Pellegrino, che non folo ac-
teff ali Architettura con fomma lode, e profitto, ma intaglio lufScientemente,
e del quale perciò chiaramente fi vedono fatte a) bollino : Il tanto capncciofo,
e ricco difegno della b-lliliÌTia fonte di Bologna, permotfrare la vaitita della_,
quale, finte in piccioli/Tìme figure vnode'Suizzeri della guardia del Palagio pub-
blico fcendcre da quella Icalinata, allontanandofi da fpru^zi di quel licore, trop-
po a fua Nazione nemico, & vna donna, che n'ha empiuto vafi.
In vn' altro immenfo, e due volte più grande foglio.vna così fmifurata,ben'in-
tefa, e meglio ornata macchina di vnReal palagio, che non meno fpauenta, che
dih tri, con quefte lettere entro vna cartelletta fopra , nel mezzo appefa : Calajji
tAl^hìsij Carpenf.apud ^4lphonjum H.Ferrarie nucem Architeli opus.Dominicuf The'
baidus Soiionierifis graphicè in Are elaborautt anno 1^66.
In vn' altro gran fo:^lio reale intero, e per diritto onci 5. e vnquar. onci 2. e
vnqua-. la tauoia della Santiffima Trinità, che Orazio Samacchini dipinfeall'
Aitar nng'^iore della Chiefadi quelle RR. Monache; fottoui m lettere inajufco-
le : Gloria fummis Trmitati, vni -verte Deitati , ed in picciole : Domi. Ttbal.'fec.Bmo.
i j 70. e fuiiih, elle non mi affatico in raccordarmi, c'memours» già che non
*. fon' • .
STAMPE DEL PASSETtOTTL tf
fon'elleno in tanto grido, che fé ne vada a caccia con queir anfieti , con cheJ
l'altre fudetce , e quelle che direrao fotco , puntualmente fi cercano, e fi voglio-
no. Lo fteffo diremo di quelle del
PASSEROTTI, nato per incagliare forfepiù che ogn' altro, auendoauuto
vna penna così f anca , e f lice, e vn' mtendimento così profondo , che fé dir di
sé tuctiaque' tempi, portando ifuoidifegni il vanto fopra tutti gli altri, ed in-
fìruendoui l'iQeflo Agoflino , che fiì poi sì gran ugliatore ; che però di Tuo rac-
cordaremo:
In foglio grande per traucrfo > ma ncMi alta tutto il foglio , vna ftoria grande,"
e bencopiofa di trenta figure, della Vifitazione della B.V. a Santa Elifabetta»
con le parole , che così intagliate diritte, vennero ièampace rouefcie ; Francifcus
Saluiatus pinxtt. B. Vafierottus imitauit ', primo taglio dicono* che facede all'acqua
force , e non troppo buono.
Si come fua credo ( e perciò sbagliato il nome, e cognome) ma Madonna fe-
dente m paefe, che ciba il Signorino fedente anch' egli , & appoggiato a vn' in-
Uoglio di panni ; e S. Giofeffo di dietro , fiaccante con vna mano cerafe dall' ar-
bore, e con l'alerà porgcndogline .mentre l'Afìiiellopafce il) didanza, fotto le
parole in lettera Romaia ; lofeph infomnis ab Angelo admonitus fugiensjttcit pua^
ruTn,&matremeiusint/£gyptnm. Matth. fecttnd. ertroui , Bernardtnuf TafferM
£f./.r«j./^ow<e 15 84. acqua forte, ritoccata parmi coi bollino, onc. 14. onc. 9.
gagt. perdine.
Vna Madonna di fnrma grande affai , che foficncndo il Puttino nudo s'vn gì-
noccnio , colla delira prende per lo panno S.Giouannino, che s vn tauolino sfor-
za d'alzarfi a porger la mano al Signorino, cnc.p. e mez. onc. 7. e raez. per dirle»
fegni radi.
Vna Carità erudita, e nobilmente veftita , che allattando vn bambino , e l'al-
tro m pie foUenciido con la de/lra , con ia finiftra alza, e porge vn vafo pienodi
fiamme, polta suduo'gradini.fegni radi fimilnientcairacqua forte, onc.y.onc.y.
Vna Madonna che a federe, volta d. profilo , quafi col pie ritto fopra la cul-
la,cinge col braccio fianco il Signorino nudo, e fedentele fui ginocchio, e che
s'affa ica in foftenere , come a fé douuta, la Croce di canna , tolta di mano a S,
Gnujnnino , al quale porge in cambio vn pomo con la (lanca, per quiecarlOf
piai.gendone egli corrucciato: manicrofa molto, e con le telte riei e. onc.7. gagl.
e Oli .6. per dint. e da vn Iato B. P.
Vna vecchia ben poi fedente sii certi gradini in profilo, ricca molto di pan-
ni, e di veli fuola^zanti, che pollali la (ìnifiraalpetco.conla delira allongata_»
(bliiene vna Croce da Altare , Ien7a 1! Redentore , dalla qnale pende vna falcia
ài velo ;noti sòlcfdtca per la Religione : d'vn fianco taglio , all'acquaforte, t^j
bizzarro ; tanto m3cfìofa,ai erudita ,che pare dell'Abbate Pnmaticcio.oncj.
fcarf. oi.c.6. per dirit. da vn canto B. P.
Si come pcflìma al contrario di difcgno , e piti anche di taglio, in legno però,
vna Madonna, S. Andc«a> S. Caterina , e S. GiofeiFo , accttbuica ad vn Bene detto
§4 P A 7tT É SECONDA
Pafferotto, e perciò da iitri tagliata. Vna Refurrezione Scc. L'ifteiTo di quelle de'
PROCACC INI , tanto a Milano (limati , maflime
CAMILLO, anche nell'acqua forte, del quale perciò vedefi la gran carta".
onc.i8.& onc.iz. in circa per dirit. di quella belliffìma Trasfigurazione , cho
colà fece ne ila Chiefa di S. Fedele.
Vna Madonna fedente in bel pacfe, verità di molto be' panni , che con la te-
ila volta in profilo guarda il Signorino , che nudo ponendoli , pare, vna manina
alla bocca, guarda S. GiofefFo venerando vecchione i che ftandogli di dietro in
piedi, con vn cedro alla mano, l'altra fui baftone , lo guarda ; l'afinello, che lon-
tano pafce , e qui in terra d'appreflfo i! ballo vn bariletto da vino, & vn'inuoglio
di panni, fcritto in vn faffo; CamiUoTtocaccino Boi. Inuent. incid. i^p^.oac.S^
e mez. onc.5. e mcz. perdirif.
Vn' altra Madonna veftita all' Egizia , con inuoglio fn capo, fedente , e ripo-
fantefi dal viaggio a pie di pslme ; col Signorino nudo fulle ginocchia , che ri»
mira, mezzo il bafto qui predo, & io lontananza a pena accennato in duo" fegni
S. Giof ffo in p:edi, con le mani al petto , e dietro lui i'alìnello , che grida ; di
lui fimilmente tagliata all'acqua forte, onc.5. e mez. onc. 5. e mcz. per dirit. c>
con la quale in vna fimile tanto s'incontrò il Pcfarefe,
La ifleflìllima Madonna (fé non quanto gli ha fatto di più vedere l'orecchia)
fotto le ftefle palme , & altri arbori : S. Giofeffo qui predo appoggiato col brac-
cio finiftro fui ballo , e con la delira cennando verfo il Signore , che a noi mo-
ftra ; e la teda dell afino dietro la fua ; fimilmente all' acqua forte, con vna car-
tella appefa ad vn' arbore , entroui : Camillo Trocaccino Inuent. tncidit. onc. 8. e
mez. onc. 7. percrau,
Vn' altra Madonna volta in profilcripofante in paefe,col Puttino fra le gam-
be, e S. Giouannino,checon lui trcfca: più indietro S.Giofcffo ,bel vecchio-
ne , e dietro lui duoi Angeli fui gufto del Parmigiano , che cogliendo frutti dall'
arbore, li prefentanoal Signore, all' acqua forte anch' effa tagliata dallo llcflo
Camillo, fenz' altro, e vn pò più fcarfa dell' antecedente a quella fopradetta.
Si come intagliata da altri vn'AIIonta fua , vifta quafi di (otto in su , con glo-
ria d' Angeli , più grande d' vn quarto di foglio reale, & a bollino , fatta da vn G'/-
rolamo Danid.
VnS. Carlo, mezzo fòglio grande, tagliato fimJImente fui fuo difegno da vn."
altro a bollino, e dedicato a vn Vrimicerio Giulio Cefare l^ifconti,
Vn Affonta co' gli Apertoli fotto, non troppo ben'efeguKacoIboI!ino,mez-
20 foglio reule , e dedicata ad vn ^efcauo Erafmo Caymo.
Il beliiflìmo S.Francefcoriceuentc le Sacre Stimmate, in foglio, di sì netto.e
franco bollino efpreffo da lu/lo Sadeler ; in vn falTo di quel diferto poltoui : Ca-
milloTrocaccino Bol.Inuent. cCotto in lettere Romane: Signafli Domine feruttnL»
tmm&c. E finalmente di
gì VLIO CESARE fuo fratello , picciola Madonna col Signore , da lui ftef-
fq intagliata, quafi di ponti, con lettere fotto : LC. Proc.ln. Mais. M. Non gii
così
STAMPE DEL SAMACCHmo. Sj
€0s} pronunciaremo di quelle del mentouaco
SAMACCHINO , la di cui rrinici , come dicemmo , dal taglio del Tibaldi
ci Tu partecipata : né di quelle del
CALVARTE , il cui famofo ratto delle Sabine fu vno de* più ftimati foggetti,
' che mai prendere ad cfprimerci col Tuo leggiadro ferro I.Sadeler, che in vnbel
fogliodioiic.14. e mez. & onc.io. in circa per dine, fiben erpreH'o ci fé gode-
re ; né di quelle infomma del graziofo
SABBATINI ; già che tutti e tré ottenere quefti Maeftri , d'effer tanto gradi-
ti, e (limati dal grande Agoftin Carracci.che l'opre di tatti loro fi pofe ad altret-
tanto efaltare> quanto effi vmili troppo, e modelli nulla (limarono, epiù to-
fto a priuar di luce acconfentirono ; non folo non mai eglino (tedi intagliando-
ne, ma che afcri loro le intaglialfero nulla curandofì. Fu dunque Agodiuo 1! più
brauo, e valentuomo che alle (lampe attendelTe ; padando egli non folo quanti
per l'addietro efercitati vi (j erano, ma quanti (ìano giammai per far correre bra-
uamente quel ferro «ù i rami : perche quanto a'paffati,(e non /ì può negare,auer-
ci fatto vedere la Fiandra, e l'Olanda m Alberto Duro, e inLucajlItalia, cioè
Mantoua , e Bologna nel Mantegna , nel detto Bonafone , mi più poi di tutti ia
Marco Antonio marauigliofe operazioni in quello genere ; s' era però femprtj
OfTeruato in efle va certo , non so s'io dica , rifiietto, ò timore ne'fottili , e trop-
po forfè diligenti fegni, cheduuano in vn croppo picciolo, e minuto ; (ì come
Io (leiTo fino allora auean mollrate anch' elfe le piccure (lefle , troppo affiticate,
emefchine; che tùilprimo Agodinoadarrifchiarfi, non fenza peròoppofizio-
ni , e contraili , ad alterare , ad ingrandire, a nobilitare ; vfcendo fuore con certi
fegnoni franchi, e braui, che fembrano non meno fatti perdifprezzOjedircher-
zo, che con vn'eftrema padronanza del diiegno, poflcffo, ed intelligenza pro-
fonda dell'Arte . E quanto a moderni , fé non Cx può gii negare, vederli adopra-
to in vn modo quel ferro, che ha del prodigiofo , fuperando la pittura (Iella , nel
farci vedere ne' lle(2 ritratti sì ben compartito il chiaro,lo fcuro, e le mezze ten*
te , il fondo , e il lume principale : gli capelli così minuti , e sfilati , che conta-
rianfi ad vno ad vno , anzi a miglia , ed a miglioni , e quel eh é di maggior mara-
uiglia , con la ftefifa polue di Cipro così imbrattati , e imbiancati, che temi ft uo-
tcrli punto , ò maneggiarli , acciò ella non ti caggia addolTo , e ti lordi il vellico:
hora di minuti(fimi punti, come d'inlìnicid'actomi , inuifibilmente compolli'i
hora d'vn ben groffo , e non mai interrotto fegno circondotci,e conclufì ; e (imi-
li artifìcii così fottili , pazienti ,e giudiciofì , che fpauentanano quel grand'huo-
mo , fé più foffe viuo ; bifogna ben anche poi dire, e confc(fare, che mai vedrai^
fi in elfi quella correzione , e giuflezza, quel!' indicibile accento, e (pirito, quel-
la profonda intelligenza , e mirabile ficurezza di difegno, che nelle (lampe di
Agollino fi ammirano , {\ vagheggiano . E però dalla nodra fcuola di Bologna
a principianti , e ftudiofi , perche ben s'incamminino a principio, per cfemplaro
fipropongono ; quando ogni dì piùofleruiamo, contener'efle vna correzione
in/ìemei e cembilicàj che padano di grandezza» e di maefli» non che digiudez*
za
B^ PARTE SECONDA
za gV originali fìefll , da* quali furono effe dedotte i e cauate ; e perciò Jaf taglia»
tote più cedo migliorate ,&accrefc!Ute , che danneggiate ,e d mmuite ,cotne
orduiariamsnte fiicceder de gì' altri tutto dì compatiamo . Se n'accorlero bene
il Fratello >e*l Cugino, che più volte vi fi pofcro anch'elfi; ma tolto s'auuidd ero
quant'anche in quelèa a lui propria dote , per non dir longo lludio, ceder douef-
ftro ; onde a poche Ci reftnnfero eglino ,buttandofi parcicoiarmence all' acqua
forte , e ben prelto ritornando al pennello ; e che ad ogni modo con quelle infi-
nite di Agollino non poflb non riferire anch' efle , e qui annettere » dando loro
Ja precedenza conforme l'età , e perciò quelle prima regiltrando di chi fu il pri-
mo a viuere non folo , ma ad oprare , e che fu
LODOVICO, del quale però quelle poche fole notai da lui ftelTe tagliate:
Vna Madonna fui gufto quali del Sarto , che con bel manto fopra il capo , che
anco laricinge.afedere appoggiata ad vn tauolmo, guarda gli fpettatori,cora
libro aperto nelle mani ; e a federle a" piedi , coprendoli collo IteflTo manto , il
Signorino in camicia , con pomo in mano, guardando fìmilmente gli fpettatori»
cdidietroS.Giouannino chel > guarda; taglio lottiliilìm) a bollino, fuH'anda-
rediM. A. del Bonafone. onc. 6. onc. 4. e inez. fcarf. per dirit. lotto 1604. Lo»
douico Carracci fece , e fotto quattro veri] ; 0 l{egtna del Ciel &e.
Vna mezza Madonna volta in profilo, leuanJjil Bambino nudo dalla man-
giatoia, e gloria d'Angeli, chefcendonodal Cielo fopra di elio ad inccnfarlo,
e rimirarlo in numero di quattro ; troppo fotcile , e poco ficuro taglio , parte
all'acquaforte, e parte a bolìinotiouo LO. C. Tetri Stephanoniexc. onc. j.ej
Biez.onc.4. per dirit.
Vn' altra mezza MaJonella, che a federe (ìmilmente volta in profilo, guar»
da > e con ambe le mani folliene il Bambino in camicia , che auidamente lattan-
do, guarda gli Ipettacori, llringendo d.l gran gu'toconU mauina quella della
B. V. forco in vn canto Lod. Car.in.f. i )P2. acqua forte, onc.4. e j.quar.onc.J.
ej.quar. perdtrit.
INT^GLI^TE Djt ^LT\h
llgranChriftomortOjintagliatosì bendibollnio daN. Pittau Belga, onc. 17.
onc. ij.per dirit.
Vn rame di conckifione, nel mezzo del quale , in vece dell'arme folita , vi è il
ritratto di quel Cardinale entro cafcata Ji panno , arìifo a vn bcllornato di qua-
drattura, attorno al quale fcherzanti quattro puttini , e fotto del qu.< le fuori
dell' ornato efcono bellillìmi Leoni ; dalle parti vn giouane con fiamma in_»
capo, e fcettro in mano, e vaa donna, cheappoggiatafiad vn Toro, alza vn li-
bro. 1 606. LodouicusCara. im. Olmier. Gattusjc. a bollino fui caglio del Bouafo»
ne. onci ^. onc. 8. e vn quar. per trau.
L'eruditamcnt- velLco Angelo Annonziante la Madre SantilTima , quanto
egregiamente tagliata a bolhno daK. Audran, canto indjibitamsnte attribuirà
ad Annibale ; efiendo il primo difegno di quella , che del 1618. fùdata a fare al
grati Lodouico nellunctcoue m faccia della noittàCacedtaJc, con cauta du^r-
" " "'' iìtà
STAMPE DE* CATttACCì] %j
fitìl poi neir Anqelo , peggioramento ancora , ed vlcima fua ruina : fottoui Spi-
ritus S<iȣlMs[upememct in te &c. e (occo quelte : Ectc .AncilU &c. caci 3. e ciez.
Onc.p. perdine.
La così Trancamente tagliata all'acqua forte Madonna, co'i pie fulia Luna
nella Cappella B^ncmogli alli Scalzi , con S.Francefco , e S.Girolarno, dal nortro
Flaminio Torre , e però dieci voice più bella di quella del Rolli, ouc. iz.oac.g,
fenza nome , ò alrro > per dinr.
Lo fpiì itofo rpirifato di Lodouico a S.Michele in bofco , con altrettanto fpl-
tico inragllaco all'acq 1 1 force dal PeTarefe , e he fu gran danno le altre del famo-
fo Cortile non profegaule , d.i lui gii tutte a tal' effjcco lon meno difegoate , che
per far'iui queir iftudio, che ogn' altro valentuomo vi ha fatto. onc. iz.emezt
Onc. S.emez. p.rdint.
La B. V. che vifita S. EHfabetta > due fi'^ir; folo intere h paefe , con vn pò di
Cafamento , atcr bilica an.h'efla i idebira neirea 1 ^miib^l Carratius pinxit : con
fotco le parole : vt audiuiifilutationem Miri£ EUfabeih , exuUauU infans iiivtero
c««i; la marca ML. vnod-'piu ben' i.Ke'ì ,e nscci tagli, che immaginar fi polla,
onc. I I. e mez. ga;^!. onc.S. e vn quai . per dine.
Vn'arnicdicoiiclufìonefoitenuradaciuo puttini, in mezzo ad Apojloa ma*
tio ritta , fottoui ; hic/aa geiia canit; e ad vna Fama , ò Storia , che fiaiì alla fini,
ftra , fottoui : hUtidosLu fcribit honores ; difegr.ata da Lodouico, intagliata dal
Brizioa bollino, oac. IO e niez. onc. 8. perrrau.
Vna balaullrata, fotco dj cui nel mezzo entrano diio'puttini belliffimi, latera-
li all'ornato d'vn arme Cardinal. zia, e due tai£?,hecte dalle parti, & vna fotto con
imprefe.e motti alludenti alGaìIo; taglio di gran perfezione, egiullifJimo. Lod»
C. I. Fr. Bri, F, per trau. e per conclufìoue. onc. 9. e 5. quar. oac.7.
Lo feudo nudo, e femplice con l'arme Aldobrandma, fé noa quanto fé gli af-
faticano intorno a ricingcrlodi f (toni di frutta quattro bei puttini ; incntre_»
quactr'alcri gli ralfcttano (opra il Cardinalizio Cappello,e gii aggroppano i fioc-
chi; fottoui duo' dc'folui ben intefì, e rif.ntiri magroni di Lodouico , rappre-
fent.inci duo Liumi >che verlano l'acqua dall'vrne j per condufione : fotto LodO'
uico Canacci ir.ttcnt, Francefco Brij;'!^! f. onc.9. e mez. onc.y. gagl. per rrau.
Vn'arme del Duca di Mancoua aiiiftica lateralmente da Bacco , e da Pomona,
con cornucopii di frutta , e tazze dimoncta ; lottoui c'uoi al (olito bcnnfaltati
Fiumi» chebcn danno a conofccre l'inuenzioneelfcre di Lodouico,fi come il ta-
glio del Brizio ; per condufione. onc. p.e mez.onc.y.gagl.per trau. vn pò debole.
Il femplice feudo dell'arme Cardinalizia Spinola, circondato, in vece di car-
tellamenti , da cornucopii di f-i:tta , e felloni intrecciantifi ; fopraui la Tempe-
ranza , e da quattro angoli li quattro Elementi ; polla in mano alla Dea C ibete
per la Terra , la Città di Bologna , e vn cornucopia di frutta , che allude alla di
lei f.rtilità; prime cole dei Brizio, e però anche piiì della fudetra debolma. Lud,
Cai-. In. Frane. Bri. f- per conci ufione.onc.p. e m^z. fcarf. onc. 7. perrrau.
fri le Otto Aiadonne iutaglivicecuttemllcme» e compagne, da BloeiTiarte,c
^ " ^ ' dcdi-
ss PARTE S B C 0 J^ D A
dedicate al Marchefe Giurtiniano.che di tutte poffiede gì' origina/i j cioè vna di
Rafaelle > due di Tiziano > due d'Andrea del Sarto, vna di Giulio Romatio,& vna
delCangiafo; la tanto graziofa i & erudita di Lodoutco. onc.^. emez.onc.7.
fcarf. per dirit.
Vna Madonna all'acqua fortei non so da chi sì fortemente aflaflinata,in pae-
fea federe , che tiene il Bambino nudo , che rtringe nella deftra vna rondinella»
e fi forza di rizzarfi , mentre a piedi della B. V. S. Giouannino genufleflb con_.
l'agnello > e la Croce ; e dall'altre parte duoi Angeletti nudi 1 vno de' quali cenna
all'altro la detca rondinella > aprendo l'altro la mano per prenderla ; iotto : Lo»
douico Carracciiau. onc.8. fcarf. onc.6,e mez. per dirit.
Il terribile Dio Padre in S. Gregorio, foura il sì rifencito S.Giorgio, che (ten-
dendo ver noi l'onnipotente delira, tien la fìniftra fui Mondo {intorno al quale
parte de'noue Angeletti fenz' ali fcherzàno, parte intorno gh fuolaz2.i di quel
manto , all'acqua forte , fatto per proua dal giouanctco Zani , che tutte vokua
intagliare l'opre del famofo Cortile di S. Michele m Bofco , da lui anche ptr la
maggior parte egregiamente dilegnate, (e così iutepelliuamente non cc'Jco-
glieua la Morte. L. C I. onc.8. onc.j. fcarf. per trau.
La Madonna fìnta fotto vn'arco a federe , e perciò villa di fotto in su , che in-
crocicchiate le mani , flringe fri le braccia l' amorofo Giesù in camicia , cho
alzando vna mano , guarda gli fpettaton , e a canto a lui S .GioR ffo con la deltra
s'vna gamba , e alla fìnillra appoggiato il volto : cattino taglio, onc. 7. e mez*
gagl. onc. 6. per trau.
L'Adorazione de'Magi nella Cappella Ceffi in S. Bartolomeo a gì* Orfanellij
ìngiuff amente attribuita ad Annibale dal Sadcl- r.chc l'intagliò all'acqua forte, e
perciò foctoui : Annibale aratius inuentort & fecit, lufìus Sadeler excudìt, onc. 7.
gagl. onc.j. e mez. gagl.
Madonna in bel paefe ,che china, e genufleffa fopra vn rio d'acqua, lana pan-
ni porci dal Signorino , che li vi leuando da vn fece hio per a lei darli ; e dall' altra
parte S.Giufeppe in piedi, & allongato , che gli Ifende , perche s'afciughino , al
Sole, fopra vna corda tirata da vn ramo all'altro di lauri j con le lettere L. CI,
con la dedicatoria fotto al Sig.March. Guid' Antonio Lambertini Senatore; ia-
tagliata a bollino dal Fontanella, onc.y. onc. 5. fcarf. per din t.
La graziola Galatea tirata s vna conchiglia in mare da duo' Delfìni, el'altra
Deità compagna, che fono duo' de'quattro famofì fotto in sii di Modana,com-
pagni del formidabile Plutone di Agoflino , e della carnofa Venere di Annibale!
intagliati a vna bell'acqua forte da Oiiuiero Dolfìn ; con Lod. Car. onc. 7. fcarf.
onc.d. per trau. in ouato.
La patetica coronazione di fpine alla Certofa , ricauata in difegno dal Caue-
done,& intagliata all'acqua force per dirit. quarto di foglio grande.
Il graziofo Himeneo così eruditamente velìito, che nella delira alzando Ia_.
face , colla fìniftra foltien' Amore fulle nubi pofantc , e a lui riuolto ; a pie di efli
duo' Leoni lateralmente fedenti, e puttioj con gigli in mano, e fopra vn manto
cafcan-
STAMPE DE'CA7i3tACCh 89
cafcantej da due Aquile Iaceraiinenceronenuco.oac.5. e mez.onc.4.e tnez.gagf.
per dine. L. C. in. VAL. a bollino 1607.
La Madonna vclìica all'Egizia , che col figlio per mano , e S. Giufeppc » fugge
in tgicco. Loi. Caracc. in. Fra. Bris^
Il S.Raimondo , che dipinfe in S. Domenico alla Cappella Solimei. L. C. I.
Le quatcro Donne illulki > mezze ligure ; Semiramide , Lucrezia « Arcemi/ìa*
e Porzia ; all'acqua force L. C. in. F. B.
Nel libro de principii del difegnare di Agoftino , pubblicato dallo Stefanoni,
duo'Baccanni di Lodouico > che in piedi con grappoli d'vua > e come abbraccia-
tifi I moftrano difcorrere ; non altro che L. C. & il nu.24.
E filialmente la tanto celebrata condufione dedicata al Duca diMantouaJ
dal Dottor Caualli , detta comunemente la condufione delle Deità , per clTerui
elleno eoa tanca nouicà , grazia , giultezza , e proprietà efprefle > che ben daii*
no a diuedere , Lodouico ncll' muenzione , e nel difegno auer pafifato ogn' alerò:
foccoui; Lo(/. Car./». 0/i«. GaK. onc. 12.onc.1r. gag), per trau. Da
AGOSTINO cagliate: Il famofo, enonmaiabaftanzalodatogran Prefepe
di BaldalTare da Siena, intagliaco del 1 5 79. e dedicato al Cardinal Gabrielle Pa-
leotto > Vcfcouo di Bologna, onc. j 5. onc. j 3 . per dirit.
La tanto più corretta, e più bella gran Crocefiifione del Tcntoretto, intaglia-
ta del 1 5 8p. ò occant'otto , come alcrc han:io ; dedicata al Cardinal dc'Medici,c
G. Duca , e fitta a Donato Rofigocci. onc.58.onc.15. pertrau.
La Bologna, ftampa rara; non quella della quale oggi è vndifegio nello ftu-
dio famofo del Sig. Polazzi a penna ; ma vna più picciola, e quadra, e cioè , onc.
26. 8c onc. 26. in circa , e della quale non pofs' io gii far di meno di non trafcri-
ucre qui fotto , non che la dedicatoria da lui fteflfo fatta , il compendio Iftorico
da lui parimenti compofto , e canato da gli Autori, delufi però dalle bugie del-
l'Anoio Vuerbefe ; acciò da efla, in ifcnuere ancora, il fuo grande ingegno (i de-
duca, e fi caui. Ha ella fopra vnfregio, intagliato fimilmente a bollino, con l'ar-
me ddla felice me(noria di Papa Gregorio Boncompagni in mezzo; a mano rit-
ta quella del Cardinal Paleotcì, al quale la dedicò , e alla manca quella della Li-
berci , cioè della Cicri , fopraui ia lettere grandi Roiiane: Bonoiiia Doiet da vna
pìxte, dàW'àkrà: MaterSrudiorum. A mano ricca, preflo l'arme Pakotcì, vi è la
dedicatoria Tudecia entro vn carcdlone quadrato , ornato d' cornucopii pieni di
frutta , alludendo alla fertiliti del terreno, aifiilito fotto da duo' puctMi laterali»
nudi , fedenti , Se accennanti con vna mano alle lettere della cartella, con l' aU
tra foltcnenti vn ma/.zo di frutta ; così dunque dice la dedicatoria:
Mi' lUuIirifs. e B^tuereniifs. Sig. e Vadron Colcniijfimo
ti Card. Valeotti.
E' Tanta la pronte^^Tia ( Ulonftg. lUufirifs. ) che tengo di feruire in qualche cofa V, S,
lllulinis. e l\ev.erendtfs, che bruendo pref entità come volontteri vederebbe impref~
fa di(ìintamente in dtfcT^no quefla Città di Bologna, della quale é ella in/ìemefiglto,e Va-
fiore» IO /ubitosforT^ndonii d'imitare il deftieriofuo , &iL v^ro , m fono pollo à di[e-^
5>ò P A nr E S E e O fT D A
guada t& bora glie la prefento, con intiera dìHintione delle Chiefe ,& forfè delle eoi'
inde : le quali faranno anco appartatamente con numeri , zirconi nomi loro notate. Se
fotéffi così in cofa di maggior' import an"}^ fenitre 7. S. lllii% io tanto pia prontamente lo
farei , quanto più farebbe conforme al defiderio ,cìraU' ofieritan's^a mia : ma poiché la
debole^amianon me b concede , accetti ella con la (olita f uà benignitàpm l animo che
ilpiccioldono , & humilmente le bacio la mano , &k prego da Dio intera feUcUà%
Dell' ^nno i<)8i.
Di y, S< Iltuflrifs. e B^euerendifu
Seruo deuotijfimo
^goflino Cara"!;^.
Dalla parte oppofta nell ' ifteffo Cartellone.
fa Bologna da' Tojcani edificata ,& dai loro ^é nominata prima da Felftno Fé' {Inai
poi da Bono Boiona , & vliimamente detta Bologna . E ella antichijfima , It che nella^
guerra di Annibale con ì{omani, diede à l{omani aiuto , i quali danni i^S. alianti il
nafcimentodiChnlìo la fecero Colonia loro. Dopo il detto nafcimento l'anno l'i 6 ef»
fendo in gran parte vcnutaalla Fede Chnliiana , le fu da Vapa Cornelio primodato Zu-
ma per primo f^efcouo . Era allora di poco circuito , con due porte fole l{auignana , ^
Stieriy & del :;S6.per l'aggiunta de Cittadini della Quaderna vinti da' Bologne ft fu ani'
filata con due altre porte , poi da Te odo fio primo del 194» fu roumata da fondamenti
con vccifions di 1 7000. pcrfone :& del j^ig. hibbe da Celesìino Vapa primo S.Vetro-
tiio ConHahtinopolitano per y ejcouo yill. the coni avito di Teodofto fecondo lareedt-
fico, piantando le quattro Croci oue erano le porte, cioè quella in Torta dalla torre de gli
t4ftulli j quella di S. ScbaHiano quella de i Santi , zir quella diflrada Ca£liglione , gà*
pmilmente l'ampliò trasferendo le porte della Città à i luoghi de' Tore/otti nuue ,otte-
nendo anco da e(jo Teodofio i priuileggi dello Studio , c^- del tennitorio della Cittd . Tot
del 10S8 pcrpitt) fi il popolo più tofto yuire fu diuifa m quartieri {{auenato , Stieri,
Tiero,iìr T> Odilo :cjr del 1206. per Umoltiedificij fatti fuori della Città, lefàtirat*
intorno la fojfa circola , horafoffa della Città , e fattole dodici porte , à quali è liato poi
aggiunta quella del Torto . Hora va fempre accre[cendoft,abbellendoft di edificij, popò-
lo, & honori, fatto il feltcìjfimo Tontificatodi Tapa Gregorio X III. dell lUuJiriffima fa-
miglia Bonccmpagni , il quale N, S. Dio lungamente feliciti, & conferui.
La famofa Santa Giuftina di Paolo Veronefe > tanto grande, che più del qua-
dro inenoriefce anche cale; dai Bertcilo dedicata a Giacomo Contareno del
i582.onc.29. onc. 19. per diric. di cosi tremendo taglio.
Di non nneno fpauentofo taglio il famofo Anchife del Baroccioj detto co-
munemente l'Anchife di Agoftino. Federicus Barocius Frbmas inuen. Typis Donati
B^oficott. in vncantone ^go.Car./ec. 1595. onc.17. onc.14. pertrau.
La carta detta del Nome di Dio. Luca Bertelli formis 1582. onc. i5. cmezt
One. i2.perdirit.
Quella comunemente detta del Cordone, dedicata ai Reuerendìfs.P. Gene-
naie Cicael'a , (uà fimilmentc inuenzione ,fotto : Ter te godiamo , 0 Siflo , il gran
mrto di Chrifio &c, ^ug .Car.for. Boi, 1585. onc. J 6, e mez. onci i.
Lo
STAMPE DE' CAZJtACCi: pi
Io Sponfalizio di S. Caterina nella Chiefadi detta Santa in Venezia, jtufji
Cor. fé. 1582.
Lo fmamofo Sant'Antonio tentato del Tentoretto. Luc£ Bertelli far. ^m9
TaoLX X X II. onc.16. onc.io.c mez. ptt ditk. ^ntoniuscum Damones &c*
La Madonna col S. Girolamo, e S.Caterina del Coreggio, nelle Suore di S.'
Antonio in Parma, dedicata a Tiberio Delfino, jtugufiinus Carratm Botion.inei''
dit,^ impreffit i586.onc.i5.emez.onc.i i. emcz.perdirit.
La Madonna dalla parte di fopra, col Signorino, S.Giofcffo, e S. Giouannint»
fotto,S. Caterina a federe , e il porcello, S.Antonio in piedi col pie s' vna co-
lonna (pezzata ; nel pezzo della ruota A. C. F. poi Tauili CdianFeronenfisoput
in EcdeftaS. Francifci à f^inea i jSi.onc. i5.e mez.onc.io.perdirit.
li S. Francefco in sì bel paefe , riceiiente le Sacre Stimmate, col compagno
lontano, tutto sbattimentato.onc. i5.onc. lo.per dirit.
Il graziofiflimo S. Michele nella noftra Cappella di S. Giacomo, che pefando
l'anime filila bilancia , vien la buona prefa dal signorino , fedente nudo fullc gi-
nocchia della Santidima Madre , alla di cui fìnilka [ti ciò rimirando tutto fello-
fo S. Giouanaino. Laurentius Sabadims Bomnien^ts, e fotco Carracciut 1 5 Ss. onc*
I4.e mez. onc. 9. e mez. fcarf.
La Pieri , ò Chrilto morto, coli' Angelo che foflenta la mano al Signore ; del
l^%i. "Paulo C durila cronefe. OrntioBenelli form» ^Hg. Car. fé, onc, 13. e mez»
onc.p. e mez.per dinr.
Il diuincolantofi S. Girolamo del Tentoretto , con sì bel Leone » con la dedi-
catoria nel libro: Alla ConfrarernitidiS. Girolamo mS. Fantino, 1588. in va
faflo.onc.i j.e mez. onc.p. per dirit.
Rafaelle , e 7 obia di Refaelie da Reggio , pollo òsi gl'intereffati Intagliatori
dopoi lorro nome di Rafaelle da Vrbino in. ^ug. Ca. fé. 1581. Franco formai
fotco I{aphael Comes invia "Medicus Domi. onc. i ?. e mez. onc.p. perdirir.
II tcrribiliffimo S. Girolamone di fua inuenzione , e lafciato imperfetto ; fat-
to poi finire da Lodouico al Brizio , che vi fece di fuo la metà della tefta del Leo-
ne, il braccio ftanco , che tien la Croce , e la gamba Ranca , come può rauuifarc
chi ha l'imperfetto ; carta rariflima. onc.i2.e mez. onc.p. perdirir.
La Rachelle di Diomfio Fiammingo. Dionifìus Caluart tnucntor Bon. 1 58 1. (oX.'
toui : /^4t/;f/o«ejpa(m^c. poi: amouit lapidem &c. duo' verfì.onc. \^. emez*
onc. 8. e mez. per di rit.
La Madonna tramortita del Coreggio del isSy.onc. i2.onc. S.emez.
Tutte l'Armi de' Pontefici, e Cardinali Bolognefi, intagliate del idoo.adin-
fianza dvn Francefco Cauazzone Bologn. inuentore.onc.iz.fcarf.onc.p.e jTiez»
fcarf. con la fua dichiarazione latina rtsmpata.
Il Ventaglio di Agolfino, così comunemente chiamato, con !a tefta di Diana
nel mezzo entro vnofcudetto, poi fiacchi da fé tré altri fcudetci: in vno Pailade,
tella compagna della Dianaje ne gli altri Nettuno,e Pallade.che fan nafcere il ca-
usilo , e r vliuo, le tré Grazie &c.lua inuenzione. onc. 1 1. e mez. onc.8. per dirit.
M 2 il
pi P A TtT E SECONDA
Il S.Scbaflianodi mano del Francia nella Chiefa di S. Giofeflfo fuori dello
mura ; & i! S. Rocco compagno 1 580. Donai. F^uficotti forma, onc. 1 1. onc. 8.
icarf pit dirit. per ciafcuno : prime cofc.
Ledtiefamofe fcene di Agofìino, e comunemencc dette le Scene de' Car-
racci ; cioè quella delle Ninfe, che infegna a CUCCI far le nubi belle , e fulle quali
pofano , partite in due fchierc otto Ninfe a (edere , che nel mezzo hanno l'Ecer-
nita col gran fufo; e in terra dodici» cosi graziofamente, e ben veltite: E quel-
la detta del Drago, ad vccider il quale fcende Perfeo dal Cielo , chi infegna far
gli arbori , e la fronda ben vifla di forco in su, ben fcolla, & ondeggiante dal ven-
to, con sì leggiadri perfonaggi di vani feffi , condizioni , ciere, e vclliri. onci (.
fcarf. onc.7. gagl. per crau.
Vn' arme Cardinalizia con tré sbarre a crauerfo , entro vn nicchio , in doppio
colonnato laterale; e puttinocti nudi, che s'affaticano infoltenere legaccia , al-
le quali fono attaccati fenoni di frutta, che fembra difegno di Lodouico, noti
de' fquifiti tagli, e prime cofe;perconciufione.onc.io. e mez. onc.7.
Ritratto di Tiziano, dedicato a! Cardinal Gaetano i5 87.onc.io.e mez. onc.
7. e mez. per dirit. fopraui in lettere maiuftole : Titiani Fecdij , TiSons celeber-
rimi, acf^moftffimi vera effigies.
Il Signore Crocefìifo da vna parte : per di dietro dalla Croce la B. V, tramor-
tita, foftenuta da vn'altra Maria, che con la mano ncca le' (ciiopre il volco , con
la finiRra le'tocca dalla parte del cuore, e dietro la Maddalena , che foftenendo
con la fua mano ricca la manca alla B. V. alza il guardo all' amato Signore : dall'
altra parte S. Gio. che ftringendo affiemele palme, guarda ai Redentore. Tao,
Ve. ia. Carra77;^fe. Horat. Ben.form. onc. io. onc. 8. in cirta p=r dine.
Armccca Aldobrandina, vna dellepiùfoncuofe,e magnifiche; con duo'ma-
fchcroni laterali fotro carrozzi, cornucopii , felloni ,e finiili , facca per vnacon-
clufione.onc.io. onc.7.e j.quar. per tran.
LamedefimajC dello Hello Cardinale, mutati i gruppi de'cordoni de'fiocchi
laterali, leuaci 1 fudetcì mafcheroni laterali, murata la telìa d'Angelo fotco il ca-
pello in vn mafcherone, eilmafcherone in fondo in vn'altro.
Il S. Francefco i'uenoco, colCroceliflo in mano, all'armonia del celefle vio-
lino , fatto, & intagliato dal Vanni all'acqua force rrincaghaco più ampio a bol-
" lino da. Ago/tino; macaco l'Angeletto nudo in vn vellico di tanto miglior gufio,
con l'acgionto di tosi bt Ila viltà di paefe, con arbori cosi bentocchi.e frappa-
ti, con : trave, y anmus Sen. inuer.tar : e in vn canto 1595. e fotto: Define duUito-
qMai^Us&c.c]Uimro verfi.-e da vn canto Ioannes Thtlippus RJccìhs è Societate^
Jt'/M. onc.io.e onc.7.e!Tiez. perdinr.
Giuditta mezza hgura , che colla (ìnifìra tiene il tefchio di Olofèrno nella bar-
ba , e prefio l'elmo s' vn tauohno ; nella delira impugnata la picciol daga , forco
la celata : Lauren. Sab.inuen. onc. 9. e 3. quarr. onc.7.e vn q.per dirir.pnme cofe.
VnSponfal'zio diS.Cacerinaaila prefenza dicrè Angeli .che fonano , & vno
dietro la Santa, che tiene la palma j vn'Angelecto nudo> eh' alza yn panno , & vn
Se-
STAMPE DE'CAtTlACCL 9i
Serafino fotto : ii Vaolo l^eronefe. oric.p. e mez. fcarf. onc. j. gag!, per dirit.
Li fci pitocchi vulgati d'A^>'lino , detti anche i fei monelli, che intagliò in
Roma, con (otto qus'verfì: l^mmusex raptu&c.
L" arme Sforza fopra vna bafe, (u!Ia qaale pofa.ido diioi Angeli nudi « con ra-
mi di vliuojcdialtrom ma io, foikiitano il Cardinalizio Cappello; dalle parti
due Virtù , e in vno fcudetto in me?20, foftentato da due arpiece : Tu folus : va
poco antica ne' cartocciamenti.onc.p. e mez. fcarf. onc.y. difegno d altri.
Vna B.V. veftita anch' elTa.come di Tacco, aprendo ambe le braccia , foura le
quali duo' de fuoifolitigra?iofìSertfiiocti. chi rictifi fotto il di lei manto, quello
foftentano; fotto di quello nceu^ndo eifa duo' <--oiif atelli vediti in cappa, di-
balTa fifonomia , che genufl -(fi a lei fi raecomandano , con queiU ottaua fottOj
dallo ftelfo Agoftino ^o.r.pofta :
Color , che vniti in carità perfetta ,
Menni qua giù viuendo i giorni, e l'hùre»
FrateUi in Chnflo , dalla fna diletta
Madre raccolti fon con fanto amare •
Ella li culiodìfce . ella gli accetta
Come juoi figli t & mette t» fommo honore;
Ella del Tilondo à Icr do>ia rittoria ,
E in del li tira alla beata gloria .
Horatio Bertelli for. onc. 9. e mez. fcarf. onc. 6. e j. quar. per dirlr.
La franca, e macHofa arme del Cardinal Franciotn,parmi , entroui vn'rpo-
eriffbbcllillìmo in bipartito tampo pertrauerfo. col motto intorno : Dum fiderà
prxpete penna JoRenatii Bocchi da, duo' mezzi Angeletti vfcenti lateralmente^
dall' ornato ; per vna conclufjone; per trau. onc.^. e vn qnart. onc.y. gagl.
La B.V. che in paefe r!pofando,prclTo vn mallo in profilo, fì pone a federe
s'vn ginocchio il Sgnorino, mentre da lontano S. Giofeffo pre(To l'albcrgOjleua.
il bafto all'afinello che pafee : e quefti verfi fotto da lui compofti, fi come fua_,
r inuenzione, debole vn pò di difegno, come prime cofe :
Ter p.ilfar ' in Egitto , acciò il furore
D' [{erode non s'adempia, il "pecchia Santo t
Con Marta ft prepara , e tran di pianto
Se (ieffi, e noi faluando il Saluatore»
onc.p.e vnquart. onc. 7. per d rir.
La Mifericordia . & f^eritas obtiiaueruntftbi, Iifflitìa,& Vax ófcutaté funt. Dami
fjal. 8. m fondo del fedile del'a Verità FA. & lloratij Samachini in, dall' altra par-
te 1580. onc.p. onc.y. fcarf. per dirit.
1! secolo del''Oro,oue huomini,e donne nude trefcano infìemccon sì ben'ef-
preffe actitudmi, che onsflò tuttauia con qucrti quattro fuoi verfi :
Dal reciproco amor , che nafce , e viene
Da pia cagion di virtnofo affetto ,
Kafce ali alme fincere almo diletto f
che
94 P A 7iT E S E C O f^ D A
"^ che rtca all'huom letitia, e'I trae di pene.
con la fua compagna > da lui Hello cagliate» onc.9. e mez. fcarf. onctf. e méz.pér
trau.che con tré altre compagne,fuainiicnzioiie fimilmente intagliate dal Sadc-
lcr> comunemente fon dette : le carte de gli Amori : gli Amori de'Carracci.
La non meno ricca , che ingcgnos'arme del Card. Peretti , foura il cui Cap«
peliOjche vicn foftenuto da due Fame fonanti la tromba, ftan' tre Jklle,col mot-
to : THeta Olimpo ; e nello fcudetto , fotco vn Leone che foftenta vna ruòta » col
motto :Ope r«a;conclufione. onc.8. e mez.onc 7. pertrau.
Duoi Angelotti nudi, che foflengono vnfcllone,che viene a formar l'ornato,
tenendo elfi vna corona : fotto duoi Angeli puttini a federe tengono cornucopii
di frutta, & vn'armertina del G. Duca ; che fu già frontifpicio alla Vita del gran
Cofimojflampata in Bologna del 1586. da Aldp Manu<^io, che fece anche fare
fui principio della Vita la Tofcana ali' ideflb tagliatore , e la prima lettera in ra-
me, con sìgraziofo Aquilorto.onc.8. emez.onc.5.c mez.per dirit.
Li duo' ritratti feparati,e grandi, teda , e butto folo di Fe/dt. Medi. Magn,
Dux Etrutite III. e di Chrijìina Lotaringia T^agna. Due. Etrurìa : m ciafcun de' quali
è la propria arme congionta nello fìeflo feudo, onc. 8. e vn quar. onc. 6. e mez.
per dirit.
Li duo' Pontefici, cioè l'iflefio buflo , e mani, mutata folo la teda , e il dentro
dello fcudetto dell' arme : Innocentius IX. Vont. Max- Vatrìtt fplendor , entro vna
C3Lnz\\ctt.3. ,&:VaulusF.Vont.Max. lóoj. macome (e Agollino eramortoPe
pure il draghetto, nel quale fu tramutata la Noce, par (uo.
Il ritratto di vn Dottore entro vn'ouato, impello m vn zoccolo, òbafcj co-
me di colonna : in vn canto fotto :^^«.C<ir.onc.8. gag!. onc.<$.
Il ritratto di Cofimo cui Ducal manto, e'I Tofoiie , tefta , e bullo folo , orna-
to di quc' girifalchi , ò doghe antiche alla Bagliona, con due Fame alate lateralij
e duo* puttini a federe : fotto nell' ornato aitorno allo fcudetto : Cofmus Medicei
lilag. Dux Etmri/e. onc.8. e mez. onc. 6. per dirit.
Pallade che fcaccia Marte , per conftruar la Pace , e l'Abbondanza ; vno de'
quattro penfieri del Tentoretto nel Salotto del Palagio di S. Marco.onc.iJ.gagl.
©nc.5. e mez. per trauecf.
La compagna di Mercurio con le tré Grazict della fieila mifura.
La fleffa Madonna , detta di fopra, di Rafaelle, a federe fulle nubi , intagliata
da Marc' Antonio, mucataui , anzi Icuataui la mano deftra.i capelli fuolazzanti,
e la marchetta ; ma aggionteui fopra dalle pam sì bel/e nubi,c » duo'cernbili Se-
tafìnotti tanto più belli: tfozto [{af.f^rb.in.onc.S.onc.'y. e mez.
Vn miracolo di S. Paolo di vn morto nlufcitato alla prefenza di molta gente»
di Antonio Campi, intagliata del i^^f. per proua de" ritratti, che douea fare»
tieir Iftoria di Cremona , fottoui : D. Vanii miraculum in t^erenis Talatio fuSum,
onc.8. e onc.6. per dirit. carta (ingoiare.
Vn frontifpicio d' vn libro , oue fra vn* ornamento di due colonne torte , ac-
corno alle quali volgendofi l^ac(;ià, che aggroppano nel fine vn felf onc di frut-
ta,
. STAMPE DE*CA7t7tACCI. 9$
Cài foRcnuto daduoi Angeletti nudi , fedenti su i cartozzi 1 & in mezzo vn'ar-
pietca, vi fono il Dio Padre, il Dio Figlio, e Io Spirito Santo in forma di Co-
lomba nel mezzo : in vna cartella fopra: VrouinciaTrinitatiSi e (orxo t Beata ftt
Sanda ,^Indiutdua Triniias. onc.y. e 3. quart.onc; . e mez. per dirir.
L* arme Cardinalizia de Signori Fachenetti , parmi , fofienuco il Cappello da
duoi Angeloni nudi, molti teneri, m pie fuile nubi : vno nell'altra mano vna pal-
ma; l'altro vn ramo di vliuojfoficnendo ambi anche 1 cordoni dtl Cdppello;pec
conclufìone. onc.7. e mez. gjgi. onc.5. e mez. per trau.
Ilritractodi vn Dottore m vn'ouaco, infanto entro vn' ornato dozzinale di
quadrauira, e fotro duo' verfi latini in lettera corfiua, ma così bella , per mo-
ftrarfi non men brauo fcnctorc, che intagliatore : Diuini haic fultum &c. onc.7. e
jnez. con le lettere, onc.5. per dirit.
' Vn" arme canto lontana dallo Itile dell' altre , e non men bella , e capricciofa,
d'vn Vefcouo , ncinca da vn maenofo panno cafcante ; raccolto però, e fofte-
nuto da duo' fieri Angelotti.che infegnano vna vera ,e perfetta fagma di putti-
ni carnofi ; tanto offcruaca dal Mctelli, entroui tré monti , vna sbarra con tré gi-
gli, e fopra cometa; conclufione. onc.7. ^ mt^^z* onc.d. per trau.
La mezza Madonna in ouato , entro la Luna , che ledendo , e foflencndo il
Bambino in fifcie con la finiftra, con la defira premela c;nna, per lattarlo ; fo-
praiii duo' Scrafioott'; d dicata aila Principerà Maria de' Medici : da vna parte;
Jacobus LigotiHS inuen.iìiW' àkxì'.^gofìnms Caraccius Dt.in mezzo i jSp.differente
taglio da tutti gli jltri, con certi fegni interfecancifi, & ondeggianti, onc.7. o
vn quar. onc. ó.e vnquar. fcarf. perdirit.
Vn' arme Cardinalizia, per conclufione, il di cui Cappello vien foflenuto la-
teralmente dalla ReIigione,e dalla Prudenza; e in vna cartelletta fotto :His Du-
eibus. onc.7. ^ ^^^' fcarf. onc.5. e mez. fcarf. per trau. dt bo!e , e prime cofc.
llfamolo ritratto di Marc' Antonio, di si eccellenti fegni, e taglio alctettaii-
CO, quanto di ddioii , e cattiuo l'altro intagliato dal Bonafone.
Vna nobiliiiìma , e sì eruditamente ( fenza dare nel ilatuino ) veftita Madon-
na a fedcrf jcheloftenendoilFigliuoIino , che If efole nudo Culle ginocchia foa-
uemente dorme ; con la fìniftra, alia quale s'attiene egli con vna mano. alza_»
con la delira il panno , per ricoprirlo ; e di dietro il belliflìmo S. GiofefJb , che
incrocicchiate le braccia, lo mirai col millefimo foio 1597. onc.7.gagI. onc.5.e
mez. fcarf. per dirir.
Le quattro Ninfe inpaefe, che tenendofi per mano, ballano, & vna, chea fe-
dere fuona il lm:o , con vn pallore da lontano , che cangiafi in arbore j (otto va*
pctaua, che dicono daini fteflbcompolia:
Mai non dourebbe l ' eccellente , il dotto
Btafmar &c.
fono a rouefcio. onc.7. fcarf. onc.4. e mez. gag!, per dirìt.
La carta dell" ogni cofa vmce l' Oro , cniinmaticamente frrftto fotto a quel
Vecchio , la di cui vergogna bsa cfpnme quei!' Amore , che fui ietto, per lui fi
^6 PARTE SECONDA
fpczzi r arco s'vn ginocchio, onc. 7. e j.quar. onc.j. per. dirit.
Vna bizzarriflìma > e ben' intes' arme del Cardinale AldobrandinOj Con orna-
to di sì amore fé arpiette, foftcnenti fulle fpalle i rouefciati cornucopii,chc-#
formano, e terminano l'ornato, fopra aflìdica dalle si eruditamente veilite Giu-
ftizia , e Prudenza j per conclufione. onc.5. e mez. onc.4. e ;. quar. nella bafe A.
il di CUI difcgno tanto mericamenre nima il Sig. Lorenzo Pafinelli eccellentilfi"
mo Pittore, auendola fra gli altri fcelti del fuo famofo fiudio..
Vn" altra non meno maeftofa , e leggiadra del Duca di Mantoua , col Monte,
lai imprefaj fotto la corona Ducale : in mezzo la tanto grazi.ofa , e ben veftitt.
Pace col ramo d' viiuo, che da vna parte la foftenta: e dall' altra la non meno fpi-
ritofa Abbondanza, che coronata di (piche, vcrfa fui terreno dal fuo cornucopia
le £ urta ,• per conclufione fimilmente. onc.6. onc.4. ^ ^^^- P^"" f'"^"*
Cauata dalla fteffa la tanto fpiritofa del Card.Cefio, conia (lelTa arpietta fot-
to, che foftenendo pittoricamente vn pannarmela compifTccon la doppia co-
da; e il bizzarro gruppo del cordon de' fiocchi, della quale perciò tanto fi com-
piacque , che nella fudetta la ricopiò; d come fu tanto olleruata dal Metelli.onc*
5. e j.quart. onc.4. §^g'* F^*" ^''^"' ^ fimilmente per conclufione.
Il S.Girolamone, mezza figura del Vanni, che in faccia con la mano fotto la
gota, così attentamente contempla il Crocefillo; tanto ben'intefo, e rifcntito
nudo, jlgo.f. onc.6. onc.4. e mez. per dirit.
Vn'armetta da Cardinale, con cartellaggio alla fcafpellina, alla Bagliona..;
entroui per la metà trèsbarretrauerfe, e nell'altra vn riccio .-da Ile parti la Giù-
flizia, e la Prudenza fopra vn bizzarro feggiolo, formato loro dallo fteflo cartel-
lamento j per conclufione. onc.6. onr.4. per trau.
Il Prete lani , Rè d'ttiopia, mezza figura, con lo fcettro fatto a Croce nella
deflra. 1605. onc.5.onc.5. per dirit. ma come, s'era morto Agoftino ?
La Madonna, che a federe , fofiiene con ambe le braccia il Pattino nui^cche
(ì auuenta a S. Giouannino, che genuflefio abbracciandolo , gli pone la manina
fotto il mento : dall' altra parte S.Caterina conia ruota, e con le mani incrocic-
chiate auanti il petto, cauata da Gio.Battifia Bagnacaiiallo: e perciò m vna_j
bafe fotto il pie di S. Giouannino. „4go/?.Car./è'c. dall' altra parte :G/o./?<jmy?»i £«-
gnacaualo inuentore Banon. 1 5 7<5. onc.5. fcarf. onc.4. e mez. per dirit.
Vn' arme delCard. Sega, forfè anch'eila perconclufionc,tenuta da duo'put-
tinottinudi,e belliflìmi, vn de'qualirienla bilancia con le parole :P<ic//^7.e »>a-
poneremodcsiì' altro li Spada, attorno laquale s'auiticcfiia vna cartellina con
le parole : [{egere imperio populos : fotto l'arme vna cartelijna , entroui : hx libi
erunt artes. onc.5. onc.4.
La carta detta: l' omnia viucit Amor; oue Amore così grande, in paefe atterra
il Dio pane , con due Ninfe nude abbracciate infieme dall' altra parte , fotto sì
bei arbori, in sì bel paefe 1 5 pp. ^uguft. Carrai. Inuent. onc.6. onc.4.
Il ritratto del Siuello Comico, con lamafchera alla mano, che da fé foi'o
rapptefentaua vn' intera Coniedia, facendo vedere comparire infcena ruttili
per:
STAMPE DE'CAltTtACCI, 97
perfonaggi jc perciò fottoui iSclusinfìaY omnium, lòes Gabriel &c. Padre di Scap^
pino , inuencore del primo Zanni riformato , com oggi sVfa , che fonaua cento
forca di firumenti diuerfi: dcncro: ^«g./".onc.d.onc.4.per dirit.
Il capricciofo frontifpiccio di quadratura con due arpicete laterali, fotto
duci Amorini» vno con vn gran turcaiTo , I' altro con voa viola da gamba > fotto
vn drago f corticato , entro la cui pelle : Thabeo concidit i&u , fopra l'arma Aldo-
braudina in mezzo due tame,ncl mezzo jw^//7//«/?j';/f.d^c.onc. 5.3. quar.0nc.4t
fcarf. carta (ingoiare.
Venere nuda a federe in paefe , appoggiato il volto Tulle braccia ad vn maf-
fo, con vn Satiro per di dietro, che alzando vn panno cafcance , la mira. onc.5«
onc. 4. per diric.
Vn altra ftefa s'vn ietto nuda , col gatto fotto , che dorme, a cui vn Satiro
muratore ,colgrembialeauanti,alzail piombo , e mazzo di corda nella dellraf
poggiata la lìnillra ad vn tauo!ino> & Amore, che alzando il cortinaggio, ciò ri-
mira, onc. similmente 6. onc.4. gag!.
Vn' altra , che a federe fulla conchiglia , vien portata in Mare da duo' Delfini,
fattali con ambe le braccia vela del velo , in compagnia di tré Amoretti ; e della
quale nilluno fperi vedere figura più corretta «meglio difegnaca,e con più pro-
fonda intelligenza tagliata, onc.4. ^ ?* quar. onc. ;. e mez. per dirit.
Vn' altra, che a federe nuda fotto vna bellilfima macchia, e ben'intefafra-
fca , con vn braccio fopra la tefta si profondamente dorme .fopraggiongendò
vn Satiro , che tutto sbattimentato , col dito alla bocca a noi cenna , guardaa-
doci, che non la fuegliamo. onc.4. e 5. quar. onc.;. e mez.fcarf. per dirit.
Vn altra , che fatto prendere a caualìo ad vn puttino Amore bendato , & ala-
to , con verghe alla mano lo flagella , piangendo vn' altro gcuuflelfo a caualio
del curcaflo, in bel paefe. onc. 5. (carf. onc.j. e mez. per dine.
Vn' altra, che ver noi ftefa» fo^uementc nuda dormendo , con vna mano fot-
to la guancia, e fotto vn panno appefo ad vn tronco , viene rimirata da vn Saci-
rofcdcntele preflo,in bel paeie.onc.4.e 5. quar. onc.j. e 5. quar, perdiric.
Vn' altra, che fedendo nuda in bel paefe , polla vna gamba fulla fchiena ad vn
fatiretto bambino, che con Icitrefca, (e vengono tagliate l'vgna da vn' Amori-
no, onc.4. e mez. gagl. onc.5. e mez. ftarf. per dirit.
Vn ' altra in belliihma veduta di pacfe,con vn Satiro, onc.4. e mez.gagI.onc.;»
e vnquar.perdirit.
Andromeda legata al duro fcoglio. onc.5. fcarf. onc.g. e mez. per din't.
Vn' altra Andromeda dall' altra partc,dmerfaaffacto, e non legata. 0110.4.5
mez. onc.5. e j . quar. per dirit.
LaSufaniiaallalita da vccchinelgiardino. onc.5. onc.j.emez. per dirit.
Le tré Grazie, che G dan di mano. onc.5. fcarf. onc.3. e mez. per dint.
Loch con le due figlie, ni orrido paefe. o 1C.5. fcarf.onc.j. e mez. per diric.
E che tutte coM la Venere, che appoggiata nuda in faccia ad va malfo, tiene
{piche in vna ia tnaoo, e focco Amore dormiente ; e da lontano miecicori , ma
• . ' IM oac.
98 P A nr B S E C 0 J^ D A
onc. 7. Otte, 5. fcarf. per dirit. & fnarrìuabile carta per bellezza ; vengono detts
Iclafciuie de'Carracci al numero di i5. anzi di 17. fé vi fi ponga il (opradecto
vecchio con le mani al carniere.
La quafi intera Madonnina inuolta ne! manto fulle nubi> in &cci^ , che con
ambe le mani incrocicchiate fofliene il Bambino. chefimiFmente nudo in fac-
cia , con la de (ira da la benedizione, con la finillra foftien rofe, e duo'Serafini fo-
pra : fotto uiug.f. 1582. onc.5. e vn quar. onc.5 . e J. quar. per dirit. e più gran-
de dell'intagliata all'acquaforte dal Baroccio, con quelle lettere F.B. F.F.
Vna marca per Mercanti, cartellina bislonga, nella di cui fafcia, che la ri-
cinge , e kricto : Fabrica di Gio. Fiumi , e Comp. in Bologna ; fopra quella la marca
entroui G. F. C. con duo' Satiri legati con le mani dietro , e fopra di eifi arpice-
te > che vengono a rinfìancare l'arme della Liberta. onc.5.gagl.onc.4.
Vn" arme fenza nulla dentro, colla buffa Copra, a cui feruono per cimiero due
fpiche di miglio, con imbrandimento di fogliami dalle parti , folienuta con vna
mano da duoiAngelotti alati ,e nudi, fé non quanto la ricinge vn liltelio fcher-
zante > e folienuto dalla loro fìnidra , entroui nel mezzo , Nofirum cji : e fotcoui
la bell'armetta ricinta da due arpiette , entroui vn vento che loffia nella Luna»
fgombrata dalle nubi,con ìcpzroìc: Spirante micat.onc ^. onc^-c vn quart.gagl»
Vna mezza Madonna , che volta in faccia foftien fulle braccia, e dolcemente
rimira il Bambino nudo , che con pomo nella finiftra mano , con la deftra fé gli
butta al volto ; acqua forte , e fopra >4go.Ca. I. Vietro Stefanoni form. onc. 5. onc»
3.eme2.perdirjr.
Il ritratto di Gregorio XIIL in ouato a lui comunemente attribuito. 1571Ò
ne! qual cafo aurebbe auuto folo 14. anni.
Al Poema delTaffo ftàpato del 1 590, con le figure del gran difegnatore Ber-
nardo Caftelli.efeguì, e in cófeguenza perfezionò, e migliorò egli col fuo taglio»
Quella al canto felto , oue a principio vn Soldato Chriftiano , Se vn Turco 1 e
duoi araldi fpartifcono la qniftione.
Quella al canto (ettimo , d'Erminia , che fouraggiogne addolTo al paitorciche
lì vede ;
Tejfcr fìfcelle alla fua greggia à canto ,
Et afcoltar di due fanciulli il canto .
All'ottano, Goffredo fotto il padiglione» afcoltante la morte del Sig. dc'Danf.
Al canto decimo, quel Goffi-edo, fimilmente fotto il padiglione , a cui narra
alla prefenza de' foldati il vecchio Piero 'e lodi , e'I merto di Rinaldo.
Nel duodecimo , la Clorinda , che muore fra le braccia di Tancredi.
Al decimoferto , il Rinaldo in braccio ad Armida , con l'arrmo di Vbaldo , e
di Carlo afcofi dopo gl'arbori.
Nel decimofetcimo.il Soldano d'Egitto fopra altiffimo trono , aflìftitoda'
Satrapi, che dà lo fcettro,e fafpada al Generale del fuo Eferciro.
Nel decimonono , l'Arganre rccifo , e il Tancredo feinimorto in braccio ad
Armida, e V^afriuo.
E fiaal-
STAMPE DE'CATiTtACCì:' 5>p
E finalmente nel vigefìmò, la battaglia fotto Gicrufalemme, ouè vico portata
la fpada a Goffredo ; e fatte tutte a concorrenza del Francoiche troppo diligen*
te, e minuto, parali non corrifpondefle nell'altre al proprio nome, cedendolo
anzi alrifoluco taglio del concorrente, quando l'affezione non na'inganni ; facen-
done però giudice l'altrui buon guflo , e la difìnterelfata comune opinione.
Così non dico già, né protefto de'rami , che di fua mano Ci veggono nell'Ifto-
ria di Cremona , comporta dal famofo Pittore Anton Campi, ancorché tanto
cadati, e biafimatigli da quell'Autore per troppo groflfolani di taglio , e negli-
genti ; e perciò lodatigli , e pcrferitigli que'di Dauid de'Laudi Ebreo , che le co-
le più intime , e fenza mufcoli gl'iutagliaua ; cioè le piante di quella Citti > e del
Contado , il Duomo > il Battideno , e'I Campanile ; (in che intagliandogli poi il
fuo proprio ricratto cesi fottile, e fullo ftile del fuo paefano Marco Antonio,che
altro mai non facea che commendargli, lo facefl'e ricredere della fua erronea
opinione. Sono quefti jj. ritratti , comprefoui anche quello dell'Autore del
libro , e fenza quello in legno di Ezelino, che per breuiià non nomino, bafiando
folo il dire la mifura , che è in ouato di onc.4. e j . quart. onc. 3. e mcz. gagl. per
dirìt. acciò incontrandoti in qualcun di efCche più volte ho veduto feparati nel-
le raccolte , fi fappia non efferui tutti, & effer porzione della ftoria di Cremona,
a quali aggionge il Campi il Carroccio, tacendo, non so per qual cagione, gl'al-
tri tré più importanti rami , cioè il fuperbo frontifpicio del libro , le due fufle-
guenti belliirime Virtù.che coronano il medaglione di Filippo fecondo Rè delle
Spagne , con forco l'arme di tutti 1 Regni ; e per terzo Bellona , ò Cremona , che
fia, con fotto li tré fiumi, il Pò , l'Adda , e'I Tefino , difegni tutti del Campi.
S. Chiara in profilo , la telta fola , e mani tenenti il Tabernacolo , prime cofe
per proua > & vna Santina fpincofa, compagna. onc.4. e mez.gagl. onc.j. gagF.
per ciafcuna , per dirit.
Vna marca entroui G. A. entro vna fafcia , che va legando l' ornato : Eredi di
Gio. jigocchia , e Sfor:^ Certani , in Bologna : fopraui vna cartella bislonga vacua.
onc.4. e mez. onc. ; . e mez. per dirit.
Il ritratto d'vna Duchetla, con berettino in capo , e colanna al collo di grofle
perle , alle quali attaccato vn diamante, con manto foderato di ceruieri ; attor-
no airouato,e il di lei nome, e fuori ^. Car.fec. onc.4. ^ mcz. gagl. oiic.j. e mez.
per dirit. ed è l'iftelTa , eh' è nell'iftoria di Cremona , ma non lo fteflb rame.
Euridice leuaca dalle fiamme Infernali da Orfeo, con la Lira per terra : fotto,
Venetiji Donati !{afctcottiformis. onc.4. ^ '"^'^* %^t>^' onc.j.e mez. fcarf. per dir.
Vna Ninfa legata nuda ad vn' arbore, Vagellata dal Satiro, mafoccorfada
vn'altro , che efcc da vn bofco con battone alla mano per difenderla, onc. 4. e j.
quart.onc.j.emez. per dirit. che vaforfeconlelafciuie , con l'antecedente.
Vna molto femplice , mi però bella armettadell'^bbaceSampieri.onc. 4.0
mez. onc.^. e mez. per dirit. carta fìngolare , effendo il rame prelfo gii eredi.
La fieffa , cntroui quel gracile leuriero, col terribile cappello fopraui, con fe-
doni , e cociiucopii di ftucta j credo per condulìone. onc.4. onc.3. per dirit.
N a Vn
100 P A TtT É SECONDA
Vn panno reIigatofopra,cc3rcante cireoodaco da vii ^rrtone di làuro : nel
mezzo l'Anne dell'Accademia col globo cele[ìe,e il mocco : Contentionc perfeBus,
fotco : Magmf.Si \.D' ordine del Sig.Trtncipe &c, policc per muicare all'Accademia.
onc.4. e mez. onc.j. per diric.
L'arme d.^1 Duca Boncompagiii, Marchefe di Vignuola , tenutale fopra la co-
rona da dtioi Angelotti midi, con viu carCelletta in mano, cmvow : Hos tibi mnc
teneros ojferttua vineafru^ius : e circondato Io fcu io da vn fellone d'vua , fogli di
viti, emekgrane,e vnacarcellctra, cntroui : InfomnicuHodnaDracone.onc.^»
gagl. onc. j. e mez. per conciufione , ò raccolta di rime : per trau.
Il ritratto del Plinio Bologne fé in vn fchiettoouacofolo, con le lettere attor«
no: f^ltjfes Mdrouctndus 8ono?i.^nno tetatis j A.onc.^.e j.quar.onc.j.mez.pcrdirit.
Il fioncifpicio alle rime de' Gelati, si alle prime fatte pubbliche del 1590. che
alle altre date fuori del 1597. in quella giiifa ItclTa , eh auealoro dipinta la vni-
uerfalelmprefa, l'vno, e l'altra gratis , e fenza ricognizione alcuna, per eflerc
anch' egli ad eflì aggregato a interceirione del Fondatore Zoppio , al quale fe-
ce anche li ritratto della moglie già morta, e fepolta,a mente, con vn ritrattino
diluifteiToinmano ; equalelmprefa, cflendo vna Selua sfrondata , e piena di
neue , co! motto ; Nec lengum fi?»«p«/,parueg'i a propofìco fami filando fulie ve-
re regole di buona armilLria ) il coiteggio di figure > in vece di tanti girifalchi;
cioè circondar Io fcudetto con le quattro Stagioni , eh' anch'eile vanno , e rie-
dono , ritogliendoci , e ri portandoci la bella Primauera , e'I fruttifero Autunno,
fenza che queìfamofo Dottore gli ne faceffe motto alcuno, con fuo però gran
flupore, e lode datane ad Agodino. onc.4. onc.2. per dirir.
E per entro ad efle rime l'Imprefa del Ba!^ani , detto il Paunio 1 ch'è l'organo
feluaggic del Dio Pane, col mo'-to : fatile dulci : affiftito (ìmilmente con buone
regole di nobile fcuderia , dj. duo' fauni , con le zampe caprine ; già che l'arme
Balzana fono due fimili zampe incrocicchiate, onci, per ogni verfo.
Et alla quale io concfco poterfì francamente aggiongere quella delMare-
fcotti, detto il Tetro j quella del Cattaneo, detto l'Ando ; quella delFabretci,
detto l'Incolto; enei pnmo volume quella del Tardo, col moro sfrondatela
più bella di tutte.
Il fuo Cane di cafa, per lo quale venendo a rifle, ebbe a lafciarui la vita, onc.4.
gagl. onc. 4. fcarf. per dirit.
L arme del Cardinal Fiefchi, concofteggio antico, e cattiuo,fnlguf}oBa-
glione, e duo' putti nudi a federe , che follenendola con vna mano, con l'altra
tengono vno le bilancie , l'altro vna palma, onc.4. ^ 5* q^ar. onc. 5. e mez. cre-
do per concliifìoni , ò principio di libro : prime prime cofc , ma non fenza qual-
che principio di ipirito.
L'arme del Cardinal Paleotti , per condufioncina , con fottoui duoi Orfi che
/ì abbracciano.
Vn Chrillo morto a federe nell'auello , foftenuto da vn'AngeIo,eduoi fatera-
h, de' quali vno tira il lenzuolo, r altro foftiene yn torchio accao ; prime cofe,
onc.
STAMPE DE' CATtZACCÌ. loi
pnc.4> onc. j. per dirit. Mors mea vita tua.
L'Orfo in colera con la Vefpe,che gli entra in bocca. 0nc.4te3.qnar. per ò\f.
In pochi fegni intagliato facile, il ritratto di Antonio fuo Padre.onc.3. ejt
quart. onc.;» e vn quar. per dirit. carta ranffima.
Vn ritrattino in ouato d'Enrico IV. con le lettere attorno : HenricHs 7^. Dei
Gratta Gallio , & Nauana I{ex t/£t. j 4. ♦!♦ e fotto in piccioli caratteri : Francois
Bunelpeintr inTaris rjp^. dal quale fu così copioramente riconorciuto,chedic
folca, che fé in fimil modo di tutte le carte tagliate fofle flato premiato, aureb-
bc potuto viuere da gentiluomo , feiiza più far altro. onc. j. e mez. gag!, onc. 3.
per dirit.
Vn' altro fimile de! Medico Pona , che fi fcorge beniilìmo veflito di veiiito»
colle lectere attorno : Io. Bapttfla Tona Thilofoph. (2^ 7\ledicus Vercnenfis Ataùs aiit
norum 3 1. in vn cantone : A. C.F. onc.^.e mez. oiic. 3. Icarf. per dirir.
Vn ritratto di Gallico Galilei j Linceo Fiiofofo , e Matematico delSereuifs.
Gran Duca di Tolcana. onc. j. e mcz. onc. 2. e 3 . quar.
Li dodici Apoltoli, con di più il Signore , la Mp donna, e S. Ciò. Battifta in-
teri ,e in piedi,così diflerenti d'attitudini , di ciere , e di veRiri ; così belli , giullii
e bizzat' i. onc. 3 . e mez. fcarf. onc.a. per dirit. fotto il S. Gio. che fa bere nel ca^;
lice : Oratio Bertelli for. 1585.
Vn'arma partita in incizo per trauerfo : nella parte fopra, quello fegno:N«
nella fotto queito ; Coibe j nel mezzo fopra i monti la Croce dupplicaca, e fla-
gelli della Confraternita della Vita , toira in mezzo da duo'bellifìimicomucopii
pieni di frutta ,da'quaii pendenti /tanno lacerali grappoli d' vua , da' quali p;;n-
dono naftri , oue Hanno appiccati fìafchi, bottiglie, m£zzecte,boccali &c. ferui-
uà perbollcccinidabocti. onc.j.emez. fcarf. onc.2.e mez. per dirit.
L' efemplare d'Agoftino ; cioè , occhi , nafi , bocche , refte in profilo , in fac-
cia ; mani , piedi , braccia , peri principianti del difegno ; prelTo lo Stefanoni.
Vn fouetto con S.Rocco; quando la Compagnia di detto Sarào in Bologna
andò à Venezia a vifìtare quel Santo Corpo, da lui tagliato.
Vna medaglia d'Augullo , con quefto rouefcio : C. A.
Molti Santini , mezze figure di onc.3. e mez. ò d' oncic Crè in circa, tagliatiti
per prcua in giouentù ; venduti poi i rami dal Locatelli allo Stcfanoni , che alte-
rò loro talora l'anno, e vi aggionfeRomx,cioè{
La Madonna , fottoui : Ecce ^ncilla Dotniiìi»
Vn Saluatore : Saluator "Mundi faina nos.
S.Gìo.BmùìÌcl: Ecce Agnns Dei,
S. Veronica : Spcculumfine micula.
S. Maria Maddalena , che fi volge a guardare vno fplendore fopra da vn Iato»
Sfeculur» penitentiie .
Vn Signore moflrato : Ecce Homo.
Vn S. Girolamo , debole afiai ; Domine exandì orationem meam.
Vn'altw Madonna colla Colomba a iìniftra : Ecce MalU Domini,
Altre
t
101 PAH TE SECONDA
Mere ere Santine di onc. ;. e tnez. onc. j. fcarf. per diriccioè S. Maria Mad*
dalena > ch'alza con vna mano il vafo , l'altra al pecco.
^ S. Lucia,
E S. Chriftina , òAgnefc che fiafi , col pugnale nella gola.
Mezzo S.Francefco, voice le manii e braccia apercc al CrocefifiTo, per riceuer*
ne le Sacre Stimmate; la celta del compagno lontano , che guarda il Crocefido.
Vna cartellina formata i e ricinta da duo' cornucopii pteiii di frutta , abbrac*
ciati da vn'arpietta , che vi è nel mezzo di fopra , e guarda in sii ; entroui vna_*
mano , che fo(tiene vn frullo , e fopraui vna legacciecta , entroui : Votius qmm
dormire. ptr àìnz. onc. j.onc. 2.fatt3,diconoi allora che conualefccnce, gli fu
prohibito dal Medico il dormire il dopo pranzo, lafciandola fui cauolino, che
ìavedefle quando andòa vifitarlo.
Lo fcudecto d'vn'armettina Pontifìcia i fenz' altro dencroui. onc. j. fcarf. onc.
S.gagl. perdirit.
Vna Madonna a federe , che foftiene il Puttino , che col braccio (ìniftro ac-
taccatofele al collo , alza la fìniflra > fedendole nudo Tulle braccia ; e S. Giofcffo
di dietro, pottola mano fui battone lo guarda. onc.a. e mcz. onc.2. perdine.
Vn Sudario Santiliìmo , fenza nome , ò altro.
Vna Cella di bella Donna in profilo.
La bella mezza Madonnina di Giacomo Francia; la ftelìa dipinta fotte il por-
tico de'Signori Ratta , fottiliifimo taglio , fui gufto di M. A. del quale perciò da
altri è tenuta, onci, e vnquar. onc.i.e 5. quar. perdine.
Nel bel libro de'Simboli Bocchiani,a fpefe della Compagnia de' Stampatori
di Bologna riftampati del 1574. il primo fimbolo del tcfchio di bue fcarnato,
coronato di alloro j & ornato da duo'martelli dalle parti cadenti ; quale nella^
prima ftampa era in legno > e ritocchi molti di que'fimboli gid logri.
Varie telliccmole , cioè mafcheroni per ornati di cornicioni , e fimili , al nu-
mero di fei; e fra quelli vn'animadann3ta>che fpietatamence grida, onc. 2.0
mez. onc.2. in circa; prime cofe per prona.
Vn piccioliflìmo S.Giouannino Euangelifta, giouanetco,col libro alla mano,e
la penna, inatto di fcriuere,erAquilaapiedi.oiic.2.fcarfì(f onc.r.gagl. perdir.
II ritrattodiCefarino Rinaldi, per anteporti nel frontifpicio delle fue rime,
finitiffimo taglio • e fottihffimo ; per compiacer quel Signore , col Tuo nome at-
torno, e l'anno 1590. inòuato ; perdirir. 0BC.2. gagl. onc.2. fcarf.
IliT^GLIATE DA A LT I{1 .
La Samaritana ,moko diuerfa da qu'tila d'Annibale, e co'i mormoranti Apo»
ftoli di più, che po(Tedono anch oggi 1 Signori Sampieri, a quali ei la dipiife j in-
tagliata all'acqua forte dal Brizio , & attribuita per longo tempo , e creduta ta-
gliata dalSlg. Guido; per l'equiuoco d'auercagliato nello llelfo tempo, & an-
no, e a concorrenza là elemofina di S. Rocco di Annibale : alterato poi tutto,
ecaffato dallo Stefanoni , e fatcoui : Annibil. Car. iment.&fculp. mi goffamen-
te iafciaodoui il vecchio, e veromillciìmo, cioè léio. fenza riHectere , cho
jt( Anni-
STAMPE DE' CAlLtACCI. 103
Annibale era gii morto del ii^oS.onc. i^.onc.p.e tnez. per trau.
Il famofo per meco il Mondo S.Girolamo della Certofa di Bologna > fatro in-
tagliare 1 e mandato per tutte le fcuole d' Europa dal Lanfranchi , per fua difcol-
pa > e difefa, quando fiì cacciato di maligno allora , che gli venne detto , da que*
fto auer rubato il pcnfìero il Domenichino nel fuo S.Girolamo della Cariti . Fu
il tagliatore all'acqua force Francefco Perrier Borgognone, oac. 1 2. e mez. onc«
lo.emez.pcrdiric.
La graziofiflìma Europa rapita dal Toro, con duo'Tritoni precedenti : Amo-
re fui Delfino , che cenna » e duci altri in aria , vno de'quali (tende vna veletta
^ì\x.tovi\ Agatino Camcci t fuperbillìma acqua force: fotcoui,^i. 0. J.onc.y.c
mez.onc.5. emez.gagl, per trau.
La Madonna, che in faccia a federe» foftiencconla finiftra il Signorino ,che
nudom faccia anch' egli le fiede infeno, ponendola de/Ira fui tabernacolo di
S.Chiara a lui riuolta»e tutto mi rando dall'altra parte S.Giufeppe : tagliata dVna
gentiliOìma acqua forte, conia fuaaggiontaui grazia, da Guido Reni. onc. 7.
onc.5. fcarf, per dirit. attribuita falfamente ad Annibale taluolca.
La tanto morale , ben' intefa , e corretta Venere legata per le braccia di die-
tro ad vn tronco di belliilimopaefe, mentre Pallade prefoper vn braccio il fuo
figlio Amore, che ginocchioni piange, e fi raccomanda , Io flagella ; prefa per
adeguato foggetto del fuo leggiadro bollino da Cornelio Gallo, animandola
con quattro verfifotto: Improbo dat paiias &c. AuguH.Car.im. eorn. GaU.fful-
ffii.\- Sadellerexcu.onc.j.onc.^.e mez.perdirit.
lltremendiflimoPlucone.collofpauentofiflìmotrifauce Cerbero, che di ter-
ribilità , e d'intelligenza fupera gl'altri tré sfondati , ò foce* in su de gì" altri Fra-
tello ,e Cugino, che fonoprelTo l'Altezze di Modana; cioè la paftofona Vene-
re di Annibale , e la leggiadriOIma , e corretta Galatca , e l' altra compagna di
Lodouico: intagliato ài belhflìmaacquaforce daOliuicroDoliin. onc. 7. e i.
quar. onc.6. per trau. in ouato.
QucU'iftelfa mezza Madonnacol Bambino col pomo in mano, intagliata da
Agoflino,airacqiiaforte, aRoma. onc. 5.onc. j.e mez. perdirit. e detta difo-
pra; tornata ad intagliare con finiflìmo bollino da Raf. Sadel. fotroui : Inuenit
quem dtligit anima mea, Can. i. poi An. Carrai. inuenl. l^apbaei Sadder fecìt Mona-
(bij 159?' Da
ANNIBALE tagliate.
La tremenda Sufanna tentata da' Vecchi nel giardino , di sì bell'acqua forte.
Onc. IO. emez. onc. lo.perdirir.
Il franco S. Girolamo in diferto , e sì ombrofa frafca , volto in faccia , che sì
ben gira in guardareil Cielo ; che con la deftra foftenendofì il manto nudo fot-
te il petto, colla finiHraprefohà il faffo, appoggiato al libro j all' acqua forte.
onc.8. fcarf. onc.5. per dirir.
Il Sileno giacente, a cui duo' Satiri votano in bocca vn'otre, e duo'pnttini
fagliene vn cerchio di foglie di viti, egrappohd'vua, che dciie figure circon-
daiv^;
104 PARTE SECONDA
«Jaiio; detco comunemente la tazza di Annibale, peraucrciò tagli'ato entro'
vna foctocoppa d'argento col bollino , a quel D. Giouanni de Cadrò , che cosi
bene poi gli corrifpofe con i già noti 500. feudi d'oro in vn'alcra fottocoppa &c«
carta perciò fingolare. onc. 7. di diametro.
La Madonna j che a federe tiene il Bambino, che nudo vien' abbracciato da_»
S.Giouannino^uHa culla; dall' altra parte S. Gioleffoin profilo, che a federo»
poggiata la fchiena ad vna colonna ,attentifljmamente legge vn gran libro,che
tiene con ambe le mani; in bei paefe; acqua forte diligentiflima,aggiuftaia pe«
rò col bollino. onc.7. onc. 5. e vn quar. ^««i. Car.m.fec. 1590.
Della fleflafottiliffima ai qua forte, e fimiimentc col bollino aggiuflata Ia_»
fiera Maddalena indiferto , fedente fuila (luoia;e perciò comunemente detta la
Maddalena della fluoia , rmtaghata molto bene ; aggiontoui nel maflb ouc ap-
poggiafi : Carra. In. e fotte nel mezzo 1 59 1 . onc.7. onc.5. per dirit.
La tanto giufta, corretta, e tenerona Venere, cosi ben dormiente nuda fo-
praferico Ietto, appoggiante lafiniftrafopra (piumacciato origliere, ladcdra
fìefa,e poggiante fui ventre ; {coperta a piedi , e mirata da curiofo Satiro, mi-
nacciato coli' arco aizatO)& irr fo col deto in bocca da Amore fotto 1! mczo pa-
diglione; con lontananza di paLft;belliflìma acqua forte al folito, &agg, aitata
coi bollino. onc.7. onc.5. fcarl. per trau. fottouiin vn'angolo 1592. A.C.
Vn S.Petronio, chegenuflcflo preflfo la Citta di Bologna .adora il Santifs.Su-
dario fpiegatoghinCieloda trègraziofiflìmi Angeli, foctoui : Quare ìubrum efl
indimentum tmmì t fotto in vna cartella grande vn detto di Tob. ii.^nmb.Car»
onc.6.gagl.onc.4. gagl. per diritto.
Ilpietofiflìmo Chnlio.a cu, fedente porge iitnafcalzone la canna, mentre»»
dall' altra parte vn' armato digrignando 1 denti, gli calca fui Diuino piegato Ca-
po la corona di fpine ;di sì minur' acqua forte: fotto in piccole lettere: ./^«n;^.
Carracciusin, & fecit ido6. onc.j.e me?. g;'gl.onc.4. ^ vn quar. per d.rit.
La Madonna fedente in profilo, e foftenente in profilo fulle ginocchia a fe-
dere li Signorino, the poRa adefìrafulla fpallaaS. Gicuannino, colla fiuiUra
l'aiuta a bere alla (cudelia portagli da Maria , e però comunemente detta la_»
Madonna delia (cudelia, e dietro S. Anna , che alza la mano; belliffima acqua
forte, aggiuflata coi bollino al folito. onc.5. gjgi. onc.4. per rrau.
Dell' iltedamifu'-a il famofo Chnfìo morto (ulle ginocchia alla B. Verg. con
J'altrc Marie , e S. Giouanni , detto comunem< nte il Chrifto di Caprarola, (fato,
dicono, colà tagliato m argento : fottoui Caprarola 1 597. all' acqua forte , ma
ritocco affai col bollino.
La Madonna, che fedente in paefe con vn libro aperto nelle mani , mirai!
Signorino fedentele fullc ginocchia ; tolta la rondinella a S.Giouannino,che con
la mano ne' proprii capelli, così difperatamenre grida : e S.Giolcffo in lonta-
nanza con vn paniere , e e* ha per la cauezza l'afinelio ; nel piedellallo , oue ap-
poggia vn braccio laB. Verg. u/?»;". C<?y. Bo/ F./«. e fotto 1 581. a bollino , taglio
flentato , e cattiuo, fatto per picca, e gareggio con Agolìino : prime cofe. onc.
S.fcacfconc.^.e^.quarc.petdinc. Vti
STAMPE DE'CAmACCì. 105
Vn S. Francefco in faccia » veftico alia Capuccina , che fedendo preflb vnJ
tronco atterrato, col tefchio di morte in grembo che nfguarda , Ci (tringevn_»
Croceiìiro al volto, con gran rplendore attorno alla tefta ; acqua forte minutiflì-
ma. ritocco col bolli. 1 585. onc.4. e mez.onc.g.emez. fcarf. perdirit.
Il Prcfepino famofo , intitolato da tutti il Prefepe de'Carracci, oue quel gio-
uanctto paftore genuflefifo , s'appoggia con la mano alla colonna di legno , ch'c
in mezzo, onc.4. e mez. fcarf. onc.j. e mez. per tran.
Mezzo S. Girolamo , che appoggiato quafi di profilo ad vn maflb , oue fti
fitto li Crocefiifo > volgendo con la delira le carte d' vn libro , con la finiftra fi
pone gli occhialial nafo; taglio debole, e (dentato; prima cofa da lui fatta pec
proua, e ritocca da Agothno, maffime ne gli erbaggi qui prefTo , moflratogli il
modo d' oprare il bollino, onc.j. gagl. onc. 3. fcarf.per dirir.
Vna mezza Madonnella all'acqua forte, che fedente in faccia, foftiene su am-
be le ginocchia il Signorino nudo dormiente , foftencndogli conia finKtra Ia_,
cerulee , e rimirato per di dietro da vn Iato da vn bell'Angelo alato : (opra l'An-
gelo A.CA.f.TietroStefamnefor. onc. j. fcarf. onc. j. fcarf.
Vn' altra entro vn ouato , all'acqua forte , ritocca a bollino non troppo feli-
cemente , e che fìringendod con la (ìnidra la cinna , con la de^ra folhcne il Si-
gnorino verfo di lei volto a federe , che latta ; pollo vna manina fulla fpalla dì
lei , che china lo guarda : fotto ^nib. C<ir. epiùfotto : Gafparo dall'Olio exc, onc*
a. e 3. quar.gagl. onc. 2. per dirir.
INT^GLI^TE DA >/tLT\l.
II compitiflìmo libro della Calerla Farnefiana, così egregiamente intagliato
all' acqua forte da Carlo Celìo^che più nonpuòdefìderarlì , dedicato all' £mi-
nentillìmo Octoboni.
La (Iella nucuamente, d'vn giudo difegno,e forte taglio fimilmente all'acqua
forte, data fuori dal Biondi.
L'altre carte dette 1 Camerini di Farnefe , ottimamente intagliate all'acqua
forre da Nicolò Mignard.
E gli Ueflì fimilmente vfciti nuouamente fuori, intagliati a vn altrettanto bel-
la acqua forte da vn Pietro Aquila, e dedicati all' Eminenti(iìmo d'Ecrè , aggion-
toui il pezzo rcrribiliflìmo dell' Ercole Cofmografo, che tutto è di Ago limo, an-
corché attribuito ad Annibale; eie Fame «le Virtù, le fatiche dello Itello , e li-
mili ornati efpredì in cinque pezzi di più : dicendoli che ftia intagliando per la_
terza volta la gran Gaieria.
L' altre della Sala Magnani, diregnati,& intagliati li primi fette pezzi da Fran-
cefco Tortebat, e il refiduo con la fuga fatto intagliare da Monfieur Vouetil
giouane, tutto all' acqua forte, da Mignard.
Il gran Prefepe con Angeli ,e Paltori , e fopra il Paradifo votatogli addolTo,
con tanti Angeli cantanti , fotto ; Fa£ia eft multitudo militix CMeftii laudanlium.
Lucas Euang. cap.z. onc. 17. onc. 1 2. per dirit.
La bella Pietà intagliata egregiamente da Pietro del Pò. onc. 14. onc. 1 1. e
mez. perdirit. . ' O Vn
loS PATtTBSECOJ^DA
Vn Chrifio caduto in terra nel portar la Croce , con vna mano s' vn faflbi ri-
uolto alla B. V. ò Veronica che fiafi , fotroui : ^nnibd Carratiuspinxit. F. Toily
excH. e più fotco in lettere maggiori : Supra dorfum meum fabricauermt peccata-
»-fj;belliffimo taglio a bollino, onc. 14.000.1 i.e vn qiiar. perdine.
La Samaritana faoiofa de' Signori Oddi da Perugia » intagliata così corretta,
tenera, e graziofamente dal Sig. Carlo Maratti Pittore famofiflìmo, all' acqua
forte. onc. 1 3. e mez. onc. 1 g. per dirit.
La Cananea famofa intagliata dall' intelligcntiflìmo Pietro del Pò. onc. 13. e
mez. onero, e mez. per dine.
La Madonna cosi eruditamente veflita, che fedendo fulla ftefTa culla del Si-
gnore , e guardando gli fpcttatori , foIHene in piedi il Bambino velHto della fo-
la camicia , che portole la deftra al colio , colla finiltra foftiene vn pomo ; rimi-
rato di Hancoda S.Giofeftbfoftenentc con iafiniftra gli occhiali ; con S. Gio-
uannino dall' altra parte ,che ciò rimira; incagliata nel modo che fi può credere
dal gran Elocmarc, con fog^iongerui > eh' ella: Extat in ddibus honorum Quitina-
lium Eminentifs. Movtahi. onc. 1 1. e mez. fcarf. onc.8. e mez. gagl. per dine.
li bel rame del Chrilto no; to, nelle Itanze dell' Altez?a di Modana , con Ia_.
B.V. tramorttauifoprajS. Giouami, la Maddalena, e Angeletti nudi qui preflo
vn fallo, cennando vn di e/fi alla corona di {pìn^.^nnibalCanacciinuent. dzW'zhra,
parte : Olmicr Dofin exc.^oco buono,ali' acqua forte.onc. 1 2. onc. y.e mez.per dir.
La tanto fqu.fitamente tagliata a bollino S. Margherita , trami:taca dal Maf-
fari nella S. Caterina > a S. Caterina de' hunan in Roma ; appoggiata ad vn pie-
deftallo , ou' è fcricto , Surfunt corda : fottoui ^nnibal Carratitis pinxit, Cornelius
Bloeman fculp. onc. 1 2. (c^xi. onc.7. per diric.
L'altrettanto ben fatta Madonna , pofante in bellifsima veduta di paefe , col
Chrirto dormiente sì bene, adorato da duoi Angeletti veftiti con clamidetttj:
fotto vn' arme in mezzo : Et adorent eum omnts ^vgtli Dei : in vn canto ^nnibal
Carratiusprinxit. F. Toily fculpfit. onc. 1 2. (carf. onci 2. per tran.
Il S. francefco, che genufleilo prende nelle braccia il Bambino portogli dal-
la B.V. che fcendedal Cielo sileni quadro era giane'Capuccini di Bologna, do-,
nato loro da Annibale, franchifsima acqua forte, onc. 1 1. onc.y. per dirit.
Vn CrocefiiTo in bel paefe , con la B. V. tramortita fulle ginocchia a vna Ma-
ria , e la Maddalena distro quella da vna parte ; dall' altra S. Giouanni , che in-
crocicchiate le mani mirandolo , piange appogj^iato ad vn mafìfo , onde fi vede
meno della meti, con quattro verfi: Dum montar riatusdaiiis&c.e fotto a que-
lli :^™óa/ Carratius inuent.C.Bloemart fculpftl D^oma, fuperbifsimo bollino al
foiito. onci I. e mez. onc.7. e vn quarc.per dirit.
All'acqua forte la Madonna, che genuflclTa , e china ad vn rio, lana i piedi ai
Signorino entro di cfio in piedi; gran paefe. onc. io. e j.quar. onc.8,perdirit.
Chriifo morto fulle ginocchia a Maria, che piange, mentre vn' Angeletto
nudo gli foltenta ia cadente dertra, e vn' altro cennando alla corona di fpint-»
piange: in mezzo condo per di fopcaae quadro ne' lacerali; all'acqua forte.^»;^.
Car,
STAMPE DE'CA^nACC/o 107
Car.Inu. l{pmx.Stephanus CelbenJtusF. dedicata al Co. Solario de Moretta, Mar-
chefe&c. e AmbafciadorediSauoia.onc.io.oac.7. e mcz. perdine.
Vna delle ftorie laterali alla Cappella di S. Diego in Roma; quando il Santo
cangia il pane, che auea fottratco per dar' a poueri , in rofe ; penfiero prima di
Annibale, poi aggiuftato , e colerico dal folo Albani coli' altre due ; all'acqua.»
forte, ./in». Car. onc. 9. e mez.onc.S. per diric.
Il Picocco.ò l'Orbo che fiafi, air acqua forte, col cane, figura grande, col
terzetto fotto in lingua come Bert^amalca , fatto dicono dall' AJgardi :
^ndè vu à lauorà fìoi de porche ,
7Hà non hauè befogn de lauorà ,
"Perche à dilnà v' affettano le forche.
la Venere alla fucina del manto Vulcano, che carica ad Amore il turcaffo
di freccie ; ch'era nel sia famofo (ìudio Coccapani di Modana , con la lettera^
Canac. in. Curt. B^egietis fede. e che non è, come detto è comunemente, di Anni-
bale, ma del fuo (colare Siilo Badalocchio.
Si come non fua la beiliflìma Madonna fedente in paefe fotto vn'atborcche
foftiene vn panno, coi Signorino fra le gambe nudo in piedi ; al quale porge con
lafinillralaciniia ; fotto; A. CI. 1595. vedendofi ildifegno nella raccolta del
gii Sig. Co, Coradmo Areoftì effer ói Agoftino.
Il diligentemence tagliato a bollino S.Pietro in faccia, che conladeftra fo-
fiien la chiane , la fìniitra appoggia ad vn libro ferrato , fedendo fulle nubi , sì
cruditamence veftito, fottoui : ^nnibal Carraci pinx. Baronius f,[{^om, onc.8.(c3cC,
onc.5. per dirit. a cui oggi è aggionto il S. Paolo comj-agno.
Vna Madonna , mezza figura in faccia, che appoggiata ad vn caudino, guar-
da s' vn libro aperto ; foftenendo con ambe le mani incrocicchiate il Signorino
in camicia, in piedi, che atcenendofi colla finifira al manto , con la deftra fa vo-
lare la rondinella a ppefa al filo ; forco quattro verfi ; iQ«<c volat, & filo clamofa
tenethirmdo&c. (oito ^n. Car.pinx. F.Tortebat del. ex. V.Daretc£lauit 165 2. fu-
perbilìimo taglio a bollino, onc.7. e mez. gagl. onc. 5 . e me?.
La troppo carnofa Venere col pomo in mano, a cui il belliQìmo Amore, che
noi sì viuamente rifguarda , tiene vna mano fulla fpalla , e le Colombe qui pref-
fojvno de' tamofi sfondati delle Altezze di Modana, compagna d'vn' altro di
Agoltino.e duo di Lodouico, intagliati di sì bell'acqua forte da Ohuiero Dofin,
in ouato per crauerfo. onc.7. onc.5.
Vna Madonna, che fedente in profilo, e foftenendo nudo il Signorino, che fe-
dendole (uile ginocchia con la mano alla cinna , fugge il latte, che con la mano
alla delta , anch efia gli preme; all'acqua forte; da vna p^nsiLallaflì fiero vberc.
onc.5.fcarf. onc.4. gag', paté intagliata da Guido.
Jl bel dileguo antcpolto a gli altri di tanti Caualieri.e Baroni Romani,& inta-
gliato dall'egregio bollino di Bloemarr, nel nobililTimo libro de'Dccunriéci d'A-
more dcil" antichiflimo Fraocefco Barberini, onc.6. e mez,oac.4. e ^.qu. per dir.
Il ritratto di Monfig. Agucchi , che in zimarra tenendo vna lettera con ambe
O a le
io8 PAltTBSECOJ^DA
le mani, guarda noi fpettatori, all' acqua forte.onc.4. onc.^. pcrdirir. inferic»
con gii altri ne gli Elogii del Tomafini ; e l'ifteflo fatto rincagliare a bollino da_.
vn' Orteren dal Sig. Co.Valeno Zani nelle Memorie de'Signori Accademici Ge-
laci fotto il fuo Prmopato. onc. 4. e mez. onc.j. e mez. fcarf.
Poco più de' Carracci fin' hora credo efler fuori , ancorché molte , anzi infi-
nite, fiano tutti dì per vfcirnc, intagliate da più braui bollini, maflìme Fran-
cefi , che a tutti preuagliono . Troppo accetta è la maniera così elegante, eru-
dita, eTprefsiua, e corretta di quelli grand' huomini, onde m'atteltinoilRofsi
in Roma, il Lazeroni in Venezia, e il noilro Longhi jn Bologna, dar via p;ù car-
te de'Carracci,e di Guido in vnfol'anno, che altre più infigni di qualfiafipiil
rinomato Maefìro in dieci ; come a" loro tempi fuccefle altresì al Bertelli , e al
Rofigotti in Venezia, che su quelle di Agoltino fi arricchirono. Non lafcierò
intanto didire,come ho veduto fuori ani he d'Antonio fuo figlio, il S.Carlo ge-
nufiL-ffo auanti al SepoK ro di Verallo» afsiftito da vn'Angelo , e che dipinfe que-
fìogiouanettoinvn fiefcod'vna delle Tue Cappelle a S. Bartolomeo dell' Ifola
in Roma , in quarto di foglio, onc.y. fcarf. onc.6. per dint. ottimamente taglia-
to da Ttetìo Santi Bartoli, fi come da Francefchino Cartacei tré piccioliTsimi ra-
mettini a bollino tagliati ; La B. V. di S. Luca , quella eh' egli dipinfe neli' Ofpi-
tal della Morte , fopraui : Deipara Imago à Ditto Luca pilla : e fotto : Hanc Bono-
nix morantem ^rchicotìfraternitas Mortis , i^na cum pia carcerum cuftodia Ficarij
Tontificij ,& Scnatut concedere : nell altro S. Carlo gcnuflellba vn tauolino>con
le braccia gionte, rifguardante vno fplendore ; e nel terzo di clamidetta , & cta-
diti panni velhto, e di grand' ali prouifto vn Angelo geiiufieflo , che coH'indicc
della delira verlo vn telchio di morto in terra, e colla fitiiftra alzata al Cielo ver-
fo vn raggio celefte, inulta gli fpettaton alla meditazione del noilro fine, e alla
gloria promeflaci del Paradifo; fottoui F. C. onca.onc. i. e vn quar.per ciafcu«
no,per dirit.E foggiongerò finalmente di ere de'più infigni in quella Profcfsionc
allieuidi Agollino l'opre intagliate; più perche con quelle de' Cartacei noio
s'equiuochir.o , come a gì' imperiti fuccedere qualche volta ho villo, che perche
io le ftimi di ftare al pan di quelle del Maeftro degne , e bafteuoli.
Furono quelli il più volte memorato fopra Francefco Brizio , il memorato fi-
milmente Oliuiero Gatti, che mancatogli Agollino nel primo principio del fuo
operare , profcguì poi tale iludio folto il Valefio ; e finalmente il Valefio (Icflo,
che più di tutti ereditò il netto, e franco modo del Precettore : e che fé più
contentato {i folfe di tagliar le altrui cofe , che le proprie, voglio dir quelle d'ec-
cel'etiti Macflri ,aurebbeacquill3topiù , ed in eite più durata aurebbe auuto il
fuo nome foHliziale, che ad ogni modo a que' tempi (è gran llrepito,per la mol-
ta inueiizionfuajc certa ghiotteria nelle figure ,che tralfe dal praticare poi le»
graziofe di Lodouico, che l'aiutò fempre, e lo foflenne. Di
OLIVIERO GATTI dunque fi può vedere , anzi R de' tener conto, come
difegno di Lodouico , la fopra memorata appunto nelle cofe tagliate di Lodoui-
co^ conclufione^oue fi dill'e, in vece dell' amie ia mezzo icllccui il ritratto di
quel-
STAMPE DEL GATTI E DEL 'BtlZIO. i o 9
quell'Eminentifs. a cui fu dedicata : fotroui TAOQVl. ludoukus Catta, inu. OUuitr*
Cattusjc. a bollino, fottilc. onci ^.onc. 8. e vn quar. percrau.
Similmente a bollino del 1619. vii' altra, oue ft;! trono raedefimo, efteffo
baldachino , ò padiglione folkniito da duoi Angeletti , l'vno de' quali alza ii tri-
regno, l'altro la corona lmperiale,CeIenino Papa alla dellra,& alla finiUra Teo-
doro Imperatore , che a S. Petronio genufleilo porgono il priuilegio delio Stu-
dio , e Felfina riuerente , pofta la delèra full'arme della Liberta, a piedi hi fei vo-
lumi di quegli antichi Glofl'atori anche Bolognefi , a' quali rubò i' efpofìzioni , e
le glofle li buon* Accurfio , e fé ne fé belTo ; ferirci peiciò i loro nomi fulle carte,
e fono il Bulgaro , Martino , Vagolino , l'Azone , il Tancredi , e il Viuiano,
Vnacon l'arme del Cardinal Geflj ,a queirHminentiflimodedicata,e
Vna , oue Ottauiano , Lepido , e Marc'Anconio fui Bolognefe , s' vna mappa
tnifurata da vnCofmografo.fidiuidono ilMondcefimili, che non occorre il
qui rifirrire , e che molte fono.
La vulgata Madonna del Garbieri del i52;.ouc.<^.emez.onc. 5.emez. per
diritto.
Vn frontifpicio all'Addolorata Madre di Dio , Poema eroico di D. Baffiano
Gatti , da Piacenza , in quarto , coll'armecta del Cardinal Cappone , a cui ìù de-
dicato del i525. con le trentafei figure aciafcuncanto, ò lamento, alternata-
mente fatti con Andrea Salmincio Lbraro , the intagliò con poca lode.
La più gran cofa di fuo,è l'immenfo, e Iterminato éi grandezza arbore di tut-
ti i Santi della Religione Agoftiniana.
La più bella , quel S. Francefco Xauerio ginocchioni alla ripa del Mare , che
riceue il perduto CroccfiiTo, ritrouatogIi,e portatogli dal granchio marino, con
laB. V. in aria del i6i5.onc.7. onc. 5.per dirir.
E finalmente , per non perdere il tempo , e più tediare il Lettore , l'efempla-
redelGuercinoda Cento, confìlientein 22. pezzi, con la dedicatoria nelf on-
tifpicio della Pittura, che fedendo, pingefulla tela, foftsrjutalc da nudo barribi-
no , l'arme del Duca di Mantoua ; alla ftella òeneriflìma Altezza dal Sig. Gio.
Francefco dedicato del idi 9. c'hà auuto vno fpaccio grandiflìmo ; sì come l'hi
anche il nntagliato , con aggionta d'altre telhciuole ài Guido , dal Curti , il Bo-
lognefe ; e l'vltimo tagliato in Francia . Del
BRlZlO , io non rammemoro le già toccate fopra cinque conclufioni , con
difegno di Lodouico , che mortogli Agoflino Tuo Maeftro, fé lo tirò preflo,con
penficro di dargli a tagliare moki penfieri di Madonne , che fu danno grande^
dell'Arte non feguifle, non altro eflendocene relìato veftigio , e rimarco, che
nella Madonna vellica all'Egizia, che col figlio per mano, e S.Giufeppe fut;ge in
Egitto , fottoui : Lod. Carrac, in. Fran. Brit. come nelle di Lodouico fopra fi difTe.
Intagliò la già detta S;imantana , e' hanno dipinta di mano di Agoftino 1 Si-
gnori Sampicn , del 1610. all'acqua force ; fatta a concorrenza di Guido , che
nello fiefs'anno ( con tanta rabbia del Brizjo ) fi pofe ad intagliare la Elemofina
di St Rocco di Annibale , e perciò a Guido da qualcuno attribuita ; anzi dagli
afìuti
no P A TtT B SECONDA
aRuti Stampatori fcritta per di Agodino , e taluolca di Annibale.
£ finalmente > per anche di quefti prefto sbrigarmi , il già cocco S.Girofamo-
ne lafciato imperfetto da Agoltino , e da lui con poco diflìmile, anzi fimilifll-
mo bollino terminato • come fi dille.
Senza i!S. Rocco del Parmigiano in Bologna» diligentemente efeguito» ed
al Cardinal d'Efte dedicato; Mi fcrmeròbene alquanto più nelle ftampedel
VALESIO , tanto , come diflì, a fuo tempo rinomate , per quella bellezza del
taglio » eh' è giufto come nelle pitture il bel colorito » che chi si , e chi non si
ferma j & inganna ; e che p. rciò allora , fé non adeflb , furono ricercate , e rac-
colte ; come altresì erano i fuoi compiciffimi difcgni t de' quali non par più tan-
ca fetc fra Dilettanti j fono dunque quelte che fieguono le principali :
E prima , l'vlcima cofa che dicon cagliafìT^ , cioè la non mai a baltanza a quc'
tempi celebrata conclulìone di Filofofia, e reologia, da Monfig. Giberto Bor-
romei dedicata alla Sanciti di Papa VrbanoOttauo ; col dif-gao però di An-
drea Cam;' flco; di quattro fogli reaIi;cioèonc.40. onc. i6. per dine, e che fece
ftupire tutta la Corte, non più auuezza a vedere si grandi macchine, e conla_j
quale figlilo , come dico , tutte le fue opre , ponendoui l'vlcimo termine con la
fua morte, che concorfc anche a renderla più preziofa,e riguardeuok; onde vi fi
pofe ambiziofamente fotto : Valefiana incifio extrema.
Vna conclulione di duo" fogli fuperba per il Dottor Nardi > dedicata a Coff-
tno G. Duca del 1619. entrouieilìeflo, che armato con l' alta abbatte vn Rè
Turco, e fchiaiii legati dall'altra parte, conleconclufioni fcritte nefci globi.
onc.2o. onc.ij.pcrtrau.
L'altrettanto magniiìca dell'Archidiacono Francefco Paleotti : Vn Soldato
nobile con fcguaci, e Turchi incatenati al piede, guardante all'arme Cardinalizia
Borghefefoftcnutain Cielo, alla prcfenza di molte altre, da vna Deità, ò Virtù
che (iafi , col morto : llinc [ccftra ,dtcu]que ; e complimentato egli da vn nobilif-
fimo Rèmoro vinto,e ftoperio, al quale vn paggiettofoftenta loftrafcicodi
gran manto ; da vna v^ine: il yalefìo pittore f,
E perche è attaccata quefta gran carta piegata al libro delie conclufioni, in
foglio ; nel frontirpicio del libro la dedicatoria , forco di cui la Scoria a fcdercj
fopra il Tempo atterrato, con la falce rotta, che ftà in atto di fcriuere.e /opra la
Giuitizia ,ela Pace, che fi abbracciano; dalle parti Ercole, perla Foi rezza, e'I
Decoro , graziofiflìme fuor di modo figure > e fquifitiliìmamente tagliate, onc.
5. fcatf. onc.6. fcarf. per diric.
La condufione per vn Doctor Galefio , ò Galli , Leggifla , ò Medico che fiafì;
con l'arme della Liberta, foflcnuca fulle fpalle con ambe le braccia da Felfina
fedente , & aiutata dalle quattro Virtù Cardinali : tutto finto entro vn iranno,
nel rouefcicvde! quale dupplicata l'armerta, fottoui : 0' & prxfidium, & dutcede-
(US meum. onc. 1 1. fcarf. onc.7. gagl. per trau. f^al.
V l'altra (ìmilc onc. p.rò <?. gagl. onc. 7. gagl. per trau. la Liberalità , e l'Affa-
biliti, che calcando con vn pie il globo della Terra, entroui : Imperio expUbitt
fo-
STAMPE DEL VALESIOl ni
foftentano l'arme del Cardinal Serra. i6i6, il (^ de fio.
Vn rametto di conciufione dedicata a vn Conte Pepoli , l'arme del quale Vieri
fofienuta da M>-"rcurio , e da Pallade. oiic.8. oiic. 6. per trau.
Vn'armectjnaentrovn panno follcnuto dalla Religione, e dalla Prudenza,
con vn puctino fopra in piidi , che Ci pone in capo il cappello j per vna conciu-
fione; in vna parte dell' arme vn braccio foltenenteil caduceo di Mercurio j e
tré ftelle ; e nell'altra vn' arbore fulla fchiena d' vn Gallo j e l'Aquila fopra. onc.j.
onc.j.emez. perdirit.
Vna conciufione pe'l Dottore Franccfco Fantuzzi, oue Atlante da vna parte,
& Ercole dall'altra foftentano il Mondo ;e Mercurio, eh; volandoui.e ficaden-
douifi fopra, pare aiuti a fomentarlo ; accomodataui poi a noflri giorni dentro
l'arme del Sig. Card. Nicolò Ludouifii ; per funzione d'altra follenta.
Vnaconclufìoncina vaghiifima : Fijfina fedente fui Leone a pie d'vnvagO
colle , dietro il qiiale dalle parti il Reno , e Sauena : in lontananza la Città ; e^
Felfi'ia fupplicara da vn Poeta da vna parte , & Orfeo dall'altra, dedicata a gì II-
lnftrìfs. Senatortdi Bologna, onc. 5. onc.^. e msz. per dirit.
Vn rame di conciufione, oue il nudo feudo dell'arme de! Card. Ludouifio fo-
fìenuto da cinque puttini, vien adorata da vng:ouane genufl.flb, foltenenteil
giogo ,&inuitatoa ciò fare dal Dominio, (ottoni iMeritorumfcdes: il Fa', mob ,
to galante al folito.onc.9. e mez. gagl. onc.6. cmez.per trau.
Vna conciufione , ò per dir meglio , il frontifpicio delle conclufioni proprie
delfud.tto Lodouico Ludouifio, che fu poi Cardir.ale , e dignUl^mo Nipote di
Gregorio XV.dedicate al Cardinal Borghefe , Nipote di Paolo V. con la ifcri-
zione entro gran bafe, fui cui zoccolo a federe , coIpièsùDeliìni duo'Fiumi la-
teralmente verfanii l'vroe ; e fopra di ella Mercurio a caualio dell'Aquila , e Pal-
lade a caualio del Drago, che fi danmano.onc.^.fcarf. onc.5. perdirir.
Vn frontifpicio in fog'io alle repetizioni fopra la recoa:ia parte dc'i'Inforzia-
to , delfamofo Matfinio E ni.iente di Leggi nella nollra Vniuerfica, dedicare al
Cardinal Capponi allora Legato : vu"armec:a femplice, e fenzaornaaìentOj fo-
Ilenucada duoi Air^sletti nudi.
Vn frontifpicio ad vn libro in foglio di Medicina : I{efpovfionum , & Con/ulta,
tiomim THedicmalium , delnolìro Dottor Claudini : Vn' ornato con la Medicina ^
da vna parte , & vna donna con vn liuto lotto j piedi dall'altra.
Vn fiontifpicio alla Vita della noftra B. Caterina da Bologna del 1626, S,
Francefco, e S.Chiara collaterali , e fopraui la ftefla Beata : in quarto.
Vn frontilpicio contenente due Aquile laterali in profilo , & vna forte in fac-
cia, e che tutte vengono a formare vu cerchio, entro il quale è la dedicatoria
ad vn Principe di Modana : in quar.
Ilfrontifpiciopervn libro di conclufioni di Teologia, dedicate al Card. Lo-
douico Ludouifio da vn Fra Gio.Serafino da Pia : quattro Virtù,e puttini in bel-
lillìmi fcorti , foftenenti l'arme di Sua Eminenza : in quar.
Vn frontifpicio i la B.V. di fopra genuflefl'a , coroaacadal Padre , e dal Figlio,
e fo-
112 P A Ti. T E SECONDA
e fopra !o Spirito Santo , con Angeli fcherzanti fopra , e incorno la cartella » CfH
ero della quale : De eminentia Dtip,ir* f^irginis Marta &c. del P.Nanati .-in quar.
Vn frontifpicio al trattato del pury;atorio dei P. M. Vandini da Bologna > en«
troui dalla parte di fopra il Crocefitio fupplicato da tutti gli Angeli a mano rit-
ta ; alla manca da tutti i Santi.; focto il Ponte/ice , Cardinali , huomini , donnet
pure fiipplicanti, & in fine le Anime Purganti : mquar.
Il frontifpicio dsHTitoria» e Miracoli della Madonna di Reggio, entrouila
Santa Immagine , duo' Vefcoui , e duoi altri : in quar.
' Vn frontifpicio alle rime del noftroCaccianemici ; Tarme del Duca di Man-
toua fopra ; fotco Don da vna parte , dall'altra vn Fiume : in quar.
11 frontifpicio , che antcpofe alla raccolta de' fuoi propri Sonetti , fotto tito-
lo di Cicala ftampati > e dedicati del i62 2.alSig. Card. Ludouifio; entroui fo-
pra vna bafe, ou'è l'ifcrizione, l'Eternità, che fedendo fopra il Tempo conculca-
to jcabbatcutOj con l'vna raanofolknta il ferperodcntefi la coda ,econ l'al-
tra foltiene l'arme dell'Eminencifs. e fotto in vn' anjjoloin vn tronco d'arborcj
vna Cicala , col motto Spagnuolo ; Sino es dulce , esdurable : molto appropriata
al nome impoflofi > ch'era dello Stridolo tra Scluaggi : m quarto.
Il frontifpicio alla Cleopatra > tragedia del Dottor Capponi , il vecchio , fuo
confìdente,e Concademico; fuo difegno mandato da Roma ; intagliato dai Co-
riolano all'acqua forte > e che in quefta prof^iDone fu fuo fcolare : in quar.
L'altroue memorato frontifpicio dell'Imeneo , difegno di Lodouico Cartac-
ei, e da lui tagliato : in quar.
Il frontifpicio alle rime dell'elegantifllmo noflro Girolamo Preti ; cioè il ti-
tolo del libro entro vn cerchio di lauro ; fopra vn aquilone intero coronato fi-
ni ilmente di alloro; fotto duo' puttini nudi pofanti» vn di eflj foura fcudij cclatei
& altr'armi , l'altro foura libri , e llrumenti muficali : in ottano .
Il frontifpicio alle rime del noftro Co. Ridolfo Campeggi ; due Aquile in_i
profilo, che lateralmente mordendo i fiocchi del Cappello fourapollo all' arme
del Cardinal Gonzaga , vengono ad vnirfì graziofamente a certe arpiette » che
ornano fotto vn picciolo fcudetto : in dodici.
Il rame , che feruiua per le pojize da multare la Congregazione Panolina: in
quarto .
Vn' altro fimiJe, perinuitarei Signori Prefidenti del Sacro Monte di Pietà;
Chriflo morto in mezzo duoi Angeli ; in quarto.
Et vn'altro fimilmer.te in quarto , per inuitare i Confratelli , & Officiali dell'
Ofpitaledi S.Biaggio, coll'arme, ò marca in mezzo di quella Confraternita;
dalle parti vn pellegrino , e pellegrina con ragazzi .
Si vede anche tagliata dal franco bollino , al (olito , in paefe vna graziofa Ve-
nere , che prefo per l'ali Amore , che fpauentato fé le volge gridando , con la fi-
niflra , con la delira impugnato vn flagello di rofe lo vuol percuotere , auuea-
tatldofelecionambele mani vn Satiro per fermarla, e focto a pie di ella:
We« fi caftiga >4mor can lime /degno ,
onc.
STAMPE DI GVIDO HE^h tii
WC* é, è mez. «ne. 4. e mez. per diric.
• Vn' altra Venere nuda fedente in vn paefe » che mordendofi l'indice della de-
lira, alzato l'altro delia fìniftrai minaccia Amore alato,che cinco il curcaflb) coli'
arco nella finiltra impugnato, moftra di fuggire da lei: fotto, quefto verfo :
Nonfiigge Avuvr di f^ eneve à gli /degni.
onc.7. e mez.cnc. 5. e vn quar. per trau* btilidimo taglio.
Vna Madonna intera di profilo, dell' iltelTobrauo taglio, fedente in pae/è»
alle CUI ginocchia fi appoggia Chnfto Bambino , con la camicia > che amorofa-
niente in profilo la guarda , tenendo nella deftra voa picciol Croce ; e in aria»*
vn'Angeletto,checon le mani incrocicchiate l'adora; tanto bella, che pare pea-
(icro di Lodouico. onc^.onc.4.e mez.perdirit.
Vn S. Raimondo folcante il mare fui mantello, entro il quale : Tu dominaris
foteftati marti : e fotto : S.^aimundus de Vignafort Ordinis Vrxdicatorum. Tietro fa'
eim tnuen. Gio. y de fio ^Accademico jìuuiuaco 1 5o i . di cui non fi /peri il più nfolu-
to taglio.
S'artifchiò anche di fare in vn'ouaco per dirit. onc.5.onc.4. fedici forte di va-
rie tefte in tutte le vedute , con quelle molco ardite parole : oodtct prmcipali m»*
mittenti della tefìa. per chi defidcra introdurli nella pittura. Il ^ ale/io inuentore fece.
£ di più por fuore ancora , in diciotto pezzi i "Primi elementi del Difegno , in
gratta de' principianti ncW arte della pitturx , fatti da Gio, (^ale/io l Infiahtlt , ^Accade»
intco Incammato di Bologna ; dedicandoli con aflettaca, Oc adulacrice troppo lette-
ra ai Cardinale Spinola Legato allora di Ferrara; ma vaglia il vero , fu troppo
ardire selfendoeliì così deboli , che più tofto fariano quei feruizio ad vn gioiia-
ne, che dille Annibale, eifer per fare le opre di Gio, Bactida dslla Marca a S.Pie-
tro in Montorio. Doueua egli conccntarfi di quelle fue picciole figurine, cài
<}ue' fuoi principali motiui, ne'quali veramente era riufcito così patetico, e gra-
210I0 alia fua età,che non ebbe pari ; ne doppo Agoftino s'era veduto il più fiero
bollino , fé non tanto fondato. Al contrario le carte di
GVIDO RENI iondatifsime fi oficruarono quanto al difegno, ma poco fe-
lici di taglio ; an2Ì,per dirla, molto deboli, e dentate , quelle poche però nello
quali prouar fi voile, che due folo efler fiate ritrouo ,• vn' armetta della Libertà,
{bfleiiuradaduo'Leoniinpiedi , polla nel frontifpi ciò del libretto intitolato;
De/cri ttione de gli apparati fatti in Bologna per la venuta di N. S. "Papa Clemente yill,
cnc. 2. emez.onc.z.gagi. pertrau. e vnapicciolamezza Madonnina intagliata
in vna lafìra di ottone , che pare efca fuore d'vn'occhio tondo , e villa di fotto in
SÙ , tenente con vna mano vn libro , con l'altra il Signorino , che mezzo nudo
fedendo full' orlo , auanza fuori con vna gamba : fottoui , G. i^. F. onc.j. onc.a.
e mez. per dirit. che però giudiciofamcnte voltofsi alla faciliti , e modo sbriga-
tiuo dell' acquaforte, nella quale non occorre ( eden do piùtrouaca per mk-
§narc, cheper diiet:are, perisbizzarrirfi, che perafiaticarfi)sì longocferci-
2Ìo, ne particolar Iludio, ma balla faper difegnar giullo , e corretto , che per al-
tro prello s'apprende quei facJe maneggio, quando rhuom fi contenti di trat-
j? tarla
114 p A n T E SÉCO no A
tarla con vna cerca faciliti, e difinuolciira Parmigianefca ; non perche vera*,
mente non fi pò ffa poi- anch' cfla adoprare con fìninffima pacienza ,e fonnina_f
diligenza , quale fi vede marauigliofa talora in certi tagliatori Francefi, e de' no-
flri Italiani in Carlo Cefio, ciac sì mirabilmente , e con tanto fondamento , ch'è
quel eh" importa , ha fattocomune a tutto il Mondo la gran Galeria Farnefc, Icj
cofe del Domenichino in S.Carlo a Catinari, efimili, per non ripetere adeflb
le già dette di Annibale finite con l'anima ; ma perche, torno a dircjbafla anche
ineffail dimoftrarfi fondato, toccando gaiofamente d> pochi, ma giuftifegni
le figure » e dando anche loro in tal guifa vno fpirito , che appaga gì' intelligen-
ti,-& innamora; come, dico, fanno quelle di Guido, e forfè anche più quelita
delPcfarefe fuo allieuo.c che piiì potè atrenderui del Maeftro troppo aflediato.
dalle commifsioni di pittura ; che però ne farò qui diligentemente rimembran-
za, gid che in tanto pregio le olTeruo preflbi Dilettanti, che più non veneto*
no,e fi cerca!)o anfiofamente anco le rintagliate : E prima di Guido , cioè da.*
lui fteflo tagliate : La già memorata fopra Elemofina di S. Rocco di Annibale,
tagliata, dopo auerla prima dipinta in picciol rame , all' acqua forte, del i5io.
come fi diffe.
Li noue pezzi di rame , ch'entrano nel gii detto libretto , intitolato : Defcrìt"
tione de gì' apparati in BolognaperU venuta di N. S.Tapa Clemente mi. confidenti
nella memoria rizzata nella facciata del Palagio pubblico in Piazza a Sua San-
tità , e ch'ei ftedo auea già dipinta attorno : nella porta di Galiera ornata : ne*
quattro portoni rizzatile : nella Colonna per i fuochi artificiali in Piazza eret-
tale : nella gran Profpetttua * e nel portico della Catedraie crnaco ; tutto all'ac-.
qua forte tagliato.
Tutti li rami che occorfero nel fiincrale di Agofiino Carracci» che fono no-
ue , eccettuata la Colonna, e il frontifpicio intagliati a bollino dal Brizio , come
fi vede .
Il famofo Chrifto fcpoItOjCon le ifuenute Marie,airacqua forte.delParmigia-
nino, rintagliatoda Guido così giufta, e graziofamente. oncp. onc.5.e mez.
La gloria d'Angeli in mezzo foglio reale , all'acqua forre , per dirir.con le pa-
role fotto : lubilemus Deofalutari noUro: dedicata al Co.GuidoTaurello. Tietro StCm
fanoni Vicentino l{omano ìóoS.Lucas Cangiafus inuent.
Vna Madonna a federe , poggiatafi col braccio dcflro fopra vn taiiolino , fo-
pra di cui ftd a federe il nudo Signorino benedicente S.Giouannino ,chc tenuto
colla finiftra dalla B.V.gli bacia il piede; S.Anna dietro ad e(Ta;S.Giofefto dall'
altra parte, e fopra duoiAngeletti nudifatti, &2ggionti col bolhno , chefpar-
gono rofe ; il refto all' acqua forte, onc.8. once. gagl. per dirir.
Il S.Chriftofaro , che col Signorino fullafpaliapalfa il fiume, con le pardo:
Citìd. Inu.fe.onc.S. e mez. cnc.^. e mez. gagl. per dirir.
La g;à detta Madonna in faccia, di Agoftino , col Signorino , che fedendole-i
nudo \n grembo, fi volge a S. Chiara, ponendole la manina fui Tabernacolo.
onc.7. onc.6,fcarf. per dicic. mezze figure.
Vna
STAMPE DI GVIDO TtE^T, 115
Voa condufìoncina fimile a quelle di Agoftfno, e più leggiadra ancora , e fui
gufto aflfatto del Parmigiano >con 1* arme del Cardinal Pcretti, foftenutole fopra
il Cappello da due facirette lacerali , & Angelo forco quello ; a mano dcdra ia_^
Fortezza, alla finifìra la Pruden2a.onc.7. gagl.onc.5.emez.gagl. pertrau.
Le due Madonne compagne col Signorino > e S.Giufeppe ; volte cfl'e di profi-
lo,ful gufto del Parmigianino;e perche dubitò che la prima troppo a quello s'ac-
coftafle, onde a lui parell'e rubata, maiiìme alla conciatura della tefta della B.V.
e più al S.Giufeppe, fece l'alerà al contrario, cangiandolo in vn' altro tutto di
fua maniera, con la mano fotto la gota, e fopra aggionfc duoi Angeletti firail-
nientc fpargenci rofe : forco Gmdui B^enus inuentor, & incidit. ambidue > eccetto
che la pnma> non hanno nome, marca , ò altro.
Tornò a farne vn' altra , l'iftefsifsima, mutando folo il S.Giofeffo , che fimil-
Mente tiene la mano fotto la gota , ma in diuerfo modo, e con l'altra tiene S.
Giouannino , che bacia la mano alla B. Vergine, e leuò i duoi Angeletti fpargen-
ti rofe , raccordando^ auerli fatti in vn' altra; & è folo onc. 6. e mez. onc. 4. ^
mez. fcarf. fenza nome , ò altro.
Vna B.V. a federe volta quafì di profilo, acuì il Signorino atcaccatofì colie
braccia al collo, la bacia : da lontano da vna porta tonda fi vede in lontananza^
S. Giofeffo in paefe.chc cammina, con quel bellarboretto fui gufto di Agofti-
no : fotco, jietereum Vatrem &c, duo' yerfì. C. i^. F. onc. 6. e mez* onc.4. e mez.
per dirit.
La Madonna fedente in faccia , che poflafì la (ìniftra fotto la guancia, con la
deftra Ci foftiene m grembo il nudo Bambino ftefo, volto all' insù , che fa volare
la rondinella appefa a vn filo, onc.6. e mez. gagl. onc.4- ^ "^^^' §''§'• P^'' '^"''C*
Il S. Girolamo nel diferco , genufleflb fopra vn faffo , che adora voa Crocoi
con bei arboreti di lontano» con quelle peiliciuole» ecrefpe> che mofìra va
vecchio, onc.5. e mez. gagl. onc.4. e mez.
Vna Venere, ò Galacea che fìafì, in piedi fopra vna conchiglia in marejCL»
che con la deftra fopra il capo folieua vn velo , che facendole manco dalla parte
deretana, viene con vn lembo a coprirle le parci men degne, e la finiftra aper-
ta, e ch'io dubbico taglio del Sirani, benché a Guido comunemente atcribuica;
in ouato, per dine, ohc.5. e mez. onc.4. e mez.
Vna donna eruditamente veftita, fenza dar nell' antico; a federe pocomea
che in terra, appoggiata ad vna bafe : tiene vn libro con la finiftra , con la deftra
alza vn compaiìo, & vn' Amorino a pie di elTa , che appoggiato ad vn tauoliuoi
caua la penna dal calamaio, onc.6. fcarf. onc.5. per tran.
La Madonna in profilo , che foftiene fopra vntauolmo con ambe le mani il
Signorino, e S. Giouannino, che con la deftra foftenendogli il piede gli lo ba-
cia, tenendo nella finiftra la Croce di canna ; vn bel panno fopra , come fapea_i
farli Guido , e veduca ài lontananza. onc.6.onc.5.gagl. aiutata col bollino.
LaMadoneaencrovn tondo, che tiene fopra ilginocchio il Signorino nudo
dornaicnce, chinando } e poggiando ella I9 tefta con quella del Puccino. onc. 5. e
P > mez.
115 PAltTÉ SECONDA
ine2.di diametro, con quel pò di fpaccio attorno.
Lofteffopenfìeroin ouato pettraucrfo, e ritocco qualche poco a bollino;
per cfTer venuta poco cauaca dall' acqua forte. onc.5. onc.;. e mez.
E lo fteffb finalmente intagliato in legno , con le due ftampe dal Coriolano > è
in vnafafciain mezzo :Iefus Maria ; da vna parte G, Bjiems Bon. In. dall'altra.*
B. Coriol. Eq. & Setilp.
Il Signorino, che nudo a federe fopra vn greppo» pone la finiftra fotto il men-
to aS.Giouannino genuflcfiro,conlcmani giontem profilo, in beli iflìmopae-
fe : in vn cauto l'agnello pafcolante qui da vicino ; e in gran diftanza piccioliflì-
tni , fotto arboreti belliffimi , la Beata Vergine , e S. Giofeffo. onc. 5.6 mez.onc»
3. e mez. gagl.
Il ritratto di Papa Paolo Quinto, del quale fiì egli Pittore in capite, entro vn'
ouato : in vna cartella fotto : Taulus V. Toni. Opt. Max. non troppo buono , né
netto, onc.5. ^ ?• quat» onc.4. fcarf. per dirir.
Iduo' Baccarini in piedi, che ne fomentano fullefpalle, e con le mani vn' al-
tro volto con la pancia in su , e tenente con ambe le mani vn piatto , fui quale
tré bicchieri. onc. 5. gagl. onc. 4. pcrdirit.
Vn Signorino nudo dormiente fopra la Crocccon tefchio di morto fotto Ia_«
tefta, con la corona di fpioe 3 chiodi , & orologio da poluere ; acqua forte, onc.
^.onc. ;.per trau.
Vn S, Girolamino ftefo in diferto , appoggiato ad vn maflo , leggendo vn li-
bro fìrappazzato,e di primi fegni , per prona di vernice, ma fpintofiflìmo. onc.
4.fcarf.onc.2.pertrsu.
11ÌT.AGL1ATE DjI ^LTB,I,
La gran carta di quatiro fi gli di carta reale dclGioue fulminante i Giganti,
e perciò detta comunemente 1 Giganti del Sig. Guido; intagliata in legno con
le due ftampe dal Coriolano del 1541. e del 1647. nuouamente pubblicata-^,
con l'aggionto de' Venti, e duo' Giganti di più , e dedicata al Serenifs. di Mo-
dana ; e perciò in vna cartella dalla deftra parte di Gioue : Terra parens quon-
dam Cteleflibus inUìda I{egnit. Claud.Cigantom. e in vn' altra a finirtra: yi£loriam
Jouh Arcts Gigantum fuperimpofitis montibus fabricatas fulmine deijcientis C^IdO
"B^HENVS iterumauxtt.Bartol,CoriolanusEq.ir.cidtty ^iterum etiulgauit: volen-
dofi in eflì sbizzarrire Guido, e farconofcere fé al pari d' ogn'altro gran Mae-
fìro intendefle i mufcoli,e*l nudo, come lo dimoltrò l'altro nel fuo Giudicioj
ma dando anch'egli in vna troppo vniforme proporzione , e diiicatezza.
Il gran rame di tre fogli interi reali, detto 1 Arianna di Guido ; imm':nfo qua-
dro da lui dipinto perla Regina d'Inghilterra, & intagliato all' acqua forte dal
Bolognino brano fuoallieuo , e dedicata al Serenifs. Carlo Duca di Mantoua.
L'Atalanra ,che chinatafi nuda a cogliere il pomo d' oro, vicn fuperata nel
corfo dal nudo parimente Ippomene ; gran foglio per trauerfo.
Il famofo Prefepe , che C\ rroua in Francia , in forma ottangola , diuinamente
incagliato dal gran Poilii > del quale io pofilo atteftate » auec veduto vna mattina
ycfl-
STÀMPB DI CVWO HE'HL nj
venclerreneadìuer(icuriori<liecieremplari in meno di mezz'horaj a vno icaàà
l'vno. onc. 1 4. onci } * per dint.
L'ifteflb rintagliato , & adulcerato , come chiaramente fi conofce> Se ad ogni
modo con grand'efico.
La famofa mezza Madonna , che alzando il velo per far ombra al Bambino,"
fcn vii \n Egicco con S.GiofefFo ; e vn A igi:letto auanti , che infiorando loro la_j
(Irada , va Ipargendo rofe : incagliaca dal foiico egregio bollino di Poilii. onc. 14.
onc. 1 1 . e mez. per dirit.
La fletla incagliata molto prima dal LoH all' acqua force : £. Lollius. onc. loj
fcarf. onc. 7. e mez. per dirit.
La fteffa jmà fenza l'Angelecco , che porge rofe, a bollino : fotcout , Dei&
Tdatris , e^ Filij fugarti m t/Sgiptum, Gaid, I\en. inuent. & pinxit, S» Bernard, Jculp. P,
Ferdinand, excudit. onc. i !. e mez. onc. 8. per dine, la prima fuperbiffima, lalua<
te le idee > per la feconda quella del Loli , e quella per terza,
IIS.Benedercoprefencaco nel diferco, che dipinfe anch' eigiouanetco nel fà-
mofo Cortile di S. Michele in bofco in Bologna, a concorrenza de' fecce pezzi
fatimi dal maeftro Lodouico,e de gli alcri d'alcri difccpoli ; difegnata per via del
velo , e incagliaca all'acqua force poco felicemence dal Borbone, onc. ij.onc.y.
gagl. perdiric.
La mezza Madonna» che con ambe le mani flende il velo fopra il Signorino
dormiente jla cui pittura è ad vn' Aitare in S.Maria maggiore di Roma : inta-
gliata daloan. Gcrardin. 1 661. e dedicata air£ccc//e«ri/j. D. THaria FerginiaBor^
ghefe Ghigia , Trincipeffa di Farne/e. onc. 1 2 . e mez. onc.9. e mez. per dirit.
La Madonna fola , mezza tìgura in ouato , che con gh occhi baffi , e le mani
gionte , moftra di orare ; così giuita di difegno , inarriuabile di taglio ; incaglia-
ta da Poilii : Guido ^^en. Eon. pinx, e focto , liomcn Virginis Marine, onc. 1 2. onc.9»
e mez. per ditit. con la compagna dei Giiercino .chi hi di più il Signorino.
La ttltadeirAmordormientefamofo, intagliato in legno conle due Uampc
dal Coriolano, grande quafi del nacurale.onc.i z. onc.p. e mez. per tran.
I famofi I nuocenti di S. Domenico intagliati all'acqua force dal valente Bolo^
gnini ,e dedicaci dallo llelTo al Sereniffimo di Guartalla.
Gli altri , più picciol foglio, incagliati dallo Stefanoni all' acqua forte : Guidus
^enus Bomn.inu. & pinxit Bonon. onci i.emez. onc.8. perdine.
II Crocefiflo famofo de' Capuccini incagliato fimilmente all'acqua forte dalf *
ifteflb Bolognini , e dedicato al Sig. Senatore Angelo Maria Angelelli.
Il Signore, che dà le chiauia S. Pietro, nel Duomo di Fano , intagliato fimil*
mente all'acqua forte dal fudetto , e dedicato al Reuerendifs. Padre Inquifitore
di Bologna.
S. Francefco genufleflo in faccia , in diferto , pofiafi la deflra al petto , con la
fìniltra foftenente vn tctchio di morto, guardando il Cielo, alterato il volto , ma
nectiflfìmo taglio : (ottovÀ S. Francifcus : poi , Confige timore tuo carncsmeas ,àiu-
iUiji enm tms tmui , T/al. 118. Cuidus P^ems Bonon, inu, Cornelius Bloemartfculpfìc
: " Ilo- '
ii8 PATITE S E C O fi D A
l^oWiJ. onc. 1 1 . e mcz. onc.8. per diric.
La Madonna di si bei panni ( e pure loticani dallo flatuino ) yc^iti ; volta m
profilo a federe , con la finillra alzando il panno , e fcoprendo il Signorino nu-
do., e ftefo ,che verfo di lei apre le braccia : forco, f^irgofilet &c. duo'vcrfi. ChU
dus ^enus Bonon.inuentor. loanaes Sauuè fculp. Daman.excudit. così fino taglio a^i
bollino, onc. 1 1 . e mez. onc.8. per dirit. & è quella , il di cui difegno pagò il Mo-
la da paefi , per mandarlajn l^rancia , venti doppie al Sirani,
L'Angelo Michele a Capuccim di Roma, a bollino; in vnhffo ,Cuidus I^ems
Son. pinxit. V. de Bdhttfcitlp. F{_om£ : Cernis vt aligeri &c, quattro v erfi. onc. 1 1 . e
mez. (carf. onc.8. per dirit.
Giardino di Guido nell'Horco dell' Efperidi del P. Ferrano, compagno di
quelli de gli altri Valentuomini, onc.p.e mez. onc. 6. perdirit.
Il Nettuno m piedi fui carro , tirato in mare da' Tritoni , compagno de gl'ala
tri dell'Albani, del Berettini , e (ì nuli primi Maellri , intagliati da Bloemarc , Se
inferiti nella Flora del detto P. Ferrari.
La mezza Madonna,che con le mani gionce contempla il Signorino dormien»
te, con le parole: Ne fufcuetis,neque euigiUrc faciatis dile6lum : dedicata a P/efra
Taolo d'^uila da Bloemart, in vn' ouaco ; cioè onc. io. onc.p. per dirit.
S.Girolamo mezza figura in prolìlo, che fi batte il petto, contemplante il
CrocefilTo , in legno colle due ftampe : focto in vi cantone l'arme dell' intaglia-
tore , e fotto m vn fallo ; Guidus !{enus Inuen. Barthol CorioUnns Eques fculp/ìt Bo-
BOnw i<fj7. onc.p. emez. onc.y.perdirit.
La Fortuna che dipinfe all' Abbate Gauotti , che fi è pofla la fìnifira fui fìan-
co , e porge la delira con vna cartella pendente, & vn'altra focto vn'Amore, che
con l'arco nella finiilra alza la dedra ; intagliata dal Coriolano in legno, onc. p.
e mez. onc. 7. per dirit.
Le quattro Sibille in legno con le due ftampe , intagliate dal Coriolano , due
con Angelecti, e due fenza ; di sì bei panni velìite. onc.5. e mez>onc.5. e $ .quar.
per dirit.
Si come due altre , il difegno delle quali reftato al fudetto Coriolano , vncn-
dole infieme , ne formò la conclufìone in legno , con le due ftampe , al Dottor
Gotti ; facendoui aggiongere allo fteffb Guido que' duoi Angelecti , quelle nu-
bi, que' panni , e l'arme della Liberti : in vna bafe : Guid. Rjjen. in. Barth. CoriO'
ianus Eques fculplìt , & form. Bon. dall' alerà parte MDCXXXX. onc. 14. e mez.
onc. I o. e mez. per crau.
La sì ricca , & eruditamenre vediti Giuditta in piedi, che con la (ìnirtra tiene
latefladiOlofernofpiccadal bullo, nell' altra la fpada poggiata in terra fopra
l'armatura del Gigante, co'padiglioni in lontananza , e che oggi C\ troua in Fran-
cia ; a bollino : Guid. \en.lnu, onc. 8. e mez. otìc.6. fcarf. per diric.
Ilbcl Dauidde in piedi compagno , che poggiato col braccio finifttofuIIa_f
mezza colonna, foftcnendo la fromba, tiene la teìla di Golia, polla fopra vn pie-
de(Ullo,coatcrapJandola, con la fpada a piedi; a bollino. Tkmusf.Stefano Sco-
lari
STAMPE DEL PESARESE. 119
lari forma a S.Zulian. onc.7. e mcz. onc.5. per dirir.
Il S. Franccfco del Paglione , portato fotte vna grotta coti bel pàcfe , e duo»
Angeli foprache gli apparifcoiio , in vn libro Guido l{enif. in vn canto Canutusf,
acqua forte cactiua. onc.7. e mez. onc. 5. e mez. per dirit.
L'Abbondanza, che con lafiniftra foftenendo vn cornucopia pieno di frut-
ta » colla deftra poilagli alle fpaile di dietro, abbraccia la Pace, c^«e lei fimilmen-
te con la finiftra abbraccia,pollafì la deftra fui fianco ; foftenendo vn ramo d'vli-
uo, Scalzando il manto ;!eg^iadri(!ìme,& erudite figure, e con fottiliflìmota»
glio che fembra rame, intagliate in legno, con le due fiampe dalCoriolano
Bari. CorioUnusincidit l{omte 1627. onc. 6. e ?. quar. onc. 5. fcarf. per dirit. e le
ftcfle tagliate per meta folo all'acqua forte poco buone, onc.5. onc.j. pertrau.
L'Aritmecica> con quattro puctiiii nudi intorno ad vna Fontana informadì
colonna ; Frontifpicioperla Fonte prima di ^rttmetica diCio. B.utiJ{a Fontanelli,
dedicata al Sig. Co. Odoardo Pepoli Senatore, cactiua acqua forte, onc. 6.0
mez. gag!, onc. 4. e mez. fcarf. per dirit.
Vn'Erodiade, mezza figura in legno gro(To,con Icdueftampe.che foflenen-
do la terta del Santo fui baccino con ambe le mani , vien precorfa dalla Madre,
che con la finiRra l' aiuta a foftenerlo fotco. id j i. Coriol.f. e in vn? cartella fo»
pra : Guido I^hcnus Bonon. in, Bart. Cor. Equesf. e di rincontro l' arme fua. onc. 5.
onc.s.gagl.
Vna Madonna , che tiene con la dertra il Bambino con la camicia . fedente
fppra duo'cufcini s' vn tauolino , con la finiRra fulla fjialla a S. Giouannmo , che
bacia il piede ai Signore , con la Croce in mano ; nel raperò del tauolino vno
fcudetto ; entroui, G. I{. im. B.C. Eq. f 1 6^y. in legno con le due Rampe, in oua-
to. onc.5. e mez. onc.5. fcarf. per dirit,
. In paife S.Giouannino , che genuflefT- , e con l'Agnello dietro che lo rimira,
abbraccia il Signorino fedente s' vn mallo , e lui pure abbracciante ; intagliata
all'acqua forte, & aiutata col bollino da Bon Enfant : fottoui quattro verli,./<f<er-
na in nollrts ludufapientia terris&c. onc.5. e mcz. onc. 4. per dirir.
Quella buia femminina , con quel beli' inuogiio in teRa in quel groppo delle
tré femminine , che fono nel ratto di Elena , incagliata a bollino , e poRa fri i
principi! per imparare di difegnarc di AgoRin Carracci , dallo Stefanoni. onc. 5.
e mez. onc. ^. e g. qnar. perdirit. Di
SIMONE CANTARINI poi da Pefaro, e perciò detto comunemente il Pe-
farefc, tanto fiinboliche con quelle di Guido, che per prima furono di lui cre-
dute , e tolte in Francia , & altroue , noto queRe :
La conclufione fitta del i<5j j. per lafolienta delSig. Dottor Fantuzzi, con-
tenente le tré Dcitd principali; cioèGioue fui carro tirato dall' Aquile; Plutone
da' caualli , che fpirano fuoco , e eh* efcono dalle fiamme j e Netunno in Marc
s'vna conchiglia condotta da' caualli marini , e corteggiato da graziofiflìmi Tri-
toni, e Naiadi , e che tutti e tré leuatafi di capo la propria corona , ne fanno
corcefe o^erira ,per criplicatauience coronarne l'arme del Cardinal Borghefe , a
cui
I20 P A TtT B SE C O n D A
cui fu dedicata , e che comparifce in Cielo > non con alerò cofteggfO) che di cin*
que'putcini foftenenti vno il Cardinalizio Cappello , e gii altri quattro tutti i
firaboli delle quattro Virtù Cardinali, cioè lo Specchio, la Serpe, la Bilancia,
la Colonna, e idiio'Vafii taglio del più gentile, msì (cicntifico difprezrojche
moftrar pofla con l'acquaforte brano Maeltto, e venduta gran tempo per di
Guidot onc. 1 4. onc. 1 2 . per tran.
La graziofirtìma , tanto giulta, e ben tocca Europa rapita dal Toro , con con-
certi vani d'Amoretti fcherzanti ; mezzo foglio per trauerfo.
Lo fpif itato famofo di Lodouico , tocco (opra nelle lue cofe da altri tagliate*
onc. 1 2. e mez. onc.S. e mez. per dirìc.
Il tanto ben' intefo , e corretto Argo , che fedente nudo in terra da vn lato,
àfcolta Apollo , che fimiimcntc in forma di nudo partorello fedendo nel mezzo
s'vn mailb , fotto arbori belli0ìmt, poggiata vna gamba fui ba Itone, gentiimen«
te tocca il flauto , per addormentarlo ; afcolrato dall' altra parte da vn cane in
molto bello , e ben pittorico paefe. onc. 9, e mez. onc.S. e vu quar. per trau.
La Madonna fedente nei m.-zzo di bel paefe col Ruttino in grembo , fopra vn
cufcino, che a braccia aperte prende vn dattaro portogli da S. Giofeffo , chc^
dietro falito s'vn greppo , poggia laltra mano fui tronco ; e diioi Angcietti nu-
di dall'altra parte m aria,chc s'affaticano a chinar le frondi della palma, onc. io.
onc.7. fcarf. perdirir.
Vn altra fìmilmente in paefe, con frafca ben cocca, nella quale effcndofì sfor-
zato leuarfì dal fuo far gentile , e dare in vngrandeCarracccftOjèriufcitomea
graziofodelfolito. Tiene il Ruttino nudo con ambe le mani, che apre le brac-
cia; da vnaparceS.Giofeffoa federe fotto arbori, che lo guarda ; dall'altra vn'
inuoglio di panni in terra, onc.8. gagl. onc. 5. e mez. gag), per trau.
Vn S.Antonio da Padoua, che gcnufieffo in profilo abbraccia , e foftiene il Si-
jgnorinovoitogli fìmilmente contro di profilo, e che l'accarezza con ambe le
mani fotto il mento ; atllftito da duo' Serafini , con gloria d' Angeli fopra , e tre
velfiti, che graziofamente cantano a Coro. onc.S. onc.5. e mez. perdirit.rinta»
gliato dal Curri a bollino , e dedicato al P. Pittorino di S. Francefco.
Marte , che a federe fotto arbori, folbene Tulle giiiocchia Venere , & Amore
fotto , che grida aflalito da vn cane j cauaco da vn quadro del gran Paolo Vero-
nefe,che copiò anche in pittura, onc.8. e mez. onc.d. P.C. perdine
La Fortuna in piedi fui globo, che verla la borfa piena di moneta, fatta a con*
ccrrenza di quella del fuo Maellro , così fortunato diceua egli ; & aggiontoui
milteriofamente Amore, che afferratola peri capelli la tira ; e della quale ab-
biamo noi duo' difegni. onc. 7. e mez onc. 4. e mez. per dirir.
LaR.V.a federe ,che con la mano fotto la guancia contempla il Signorino,
che con vn filo tiene la rondinella che mira ; fui guilo del maelfro Guido , maf-
fimc ne' panni cosìgrandoni,efacili.onc,7.onc.4. e mez. gagl. perdine.
Il Signore caduto in terra in portar la Croce , fortenuta da vn manigoldo>con
veduta di villaggio in dillaiua. onc.^, e j.quar. oac. 4. per tcau.
La
STAMPE DEL PESARESE, 121
Là B. V. in bel paefe > fedente qui dauanti in faccia con inuoglio , cappello , e
fìafca da rn Iato : porge con la finiftra dattari al Signorino , che foftiene con la
deftra nudo a federe tulle ginocchia ; S. Giofeffo a federe in profilo , e in diftan-
za appoggiato con ambe le braccia ad vn greppo , rimirando duoi Angeli veftiti
più da lontano , vno de' quali piega le frondi ad vna palma per coglierne, onc.7.
onc.6. e vn quar. per dirit.
Eua in bel paefe , che fedendo s'vn maffo , porge con la finirtra il pomo ad
Adamo vofto a noi di fchiena , a federe in terra, e loflenentefi fui braccio deftrOi
aliongando la fìoiflra mano a prenderlo ; dietro lui il ferpcntc full' arbore , che
vno n'ha in bocca ; vn'aquila s'vn tronco preffo di lui , e in lontaniiCma diflanza
duo'caualli.onc.6. e mez.gagl. onc.5. e mez. fcarf. perdiric.
Vna B.V. in paefe > che fedendo in terra col Bambino mezzo fafciato , che^
latta, rifguarda con la terta volta di profilo a vn'Angelo, che con ambe le mani
piega vna palma , per coglierne firacti ; rimirato da S. Giofeffo in diftanza , a fe-
dere anch' egli in terra, onc.5. e mez. gagl. onc.j. e mez. per dirit.
U S.Sebatliano in paefe , legata la deftra fopra il capo ad vn'arbore, e a cui vn
nudo Angelino in aria porta la corona > moltrando volerglila porre in capo , e
nella delira la palma, onc.5. e mez. onc.4. per dirit.
Vna B. V. come Adonta, fulle nubi , calcante con vn pie la Luna , e le mani
incrocicchiate al petto ; coronata da duoi Angeletti nudi , e in aria fuile nubi > e
focto tré tcfte di Serafìnotri. onc.5. e mez. gagl. onc.4. ^ f"cz. per dirir.
Vn' alerà a federe in paefe fotto duoi arbori , che di profilo tiene il Signorino
tutto nudo,e colle gambe aperte fulle di lei ginocchia ; S. Giofefto a federe pref^
fo di lei le cenna colla fini Ara, sbattimentato in bel pae(e,e contro loro, nel can*
tonequì dauanti i'afino chepalce>sbactimen:ato, vedendofi la tefla folo > e le
duegambedauanti. onc.5. e vnquar. onc.j. pertrau.
Vn'akra a federe fimilraence in paefe, che foftenendo a federe s'vn ginocchio
il Signorino in profilo, con ambe le mani accarezza S. Giouannino, che ginoc-
chioni » fattofi delle braccia Croce al petto , l'adora , mentre da lontano feden-
do S. Giofeffo preflo a certi arbori ben tocchi , e leggendo vn libro , che foftieti
con la deftra , con la finiftra fi fi ombra a gli occhi per ben leggere, onc.7. §*§'•
pertrau. poco bene impreffa.
Ilgraziofo Angelino Cuftode , che camminando per paefe con vn figliuoli-
no in camicia, che tien per vn braccio con la finiftra, con la deftra gli cenna ver-
fo il Cielo ad vno fplendore. onc.5. e mez. onc.4. P^^ '^""'f*
La famiglia Santa; cioè in paefe pittorico la B. V. a federe in profilo prelTo
ad vn'arDorc , foftenente colle mani infiem ferrare il Signorino nudo , verfo éi
noi fedentele fulle ginocchia : di rincontro a lei S.Anna, che volta di profilo, ap-
poggiata col braccio finiftro s'vn maflb , alza la deftra , e dietro lei S. Giofeffo a
federe di dietro in mezzo a tutti, sbattimentato affatto ; poftofi il dico alia boc-
ca , cenna che s'acheti. onc.5. onc.4. per trau.
In pittorico paefe S.Gio. che volto in profilo, genuBeffO) con le mani gionte
ttt P A Ttt É SECONDA
adora il Signoriao > che nudo in faccia > fé dence $' vn ma(Io,fì volge a porgergli fa
finiftra fotco il mento ; e in lontananza S. Giofeffo volto in ifchiena con I4 B. V.
arabo in piedi, onc.5. e mez. fcarf. onc.j. e 3. quar. per trau.
Il graziofo S.Gio.Battifta in paefe , fedente s'vn maflb in faccia , predo ad vna
rupe.da cui vfccndo acqua, ne prende entro la fcudelia con la finvttra, poggiata
la deftra > nella quale hi la Croce, onc. 5 . e vn quar. onc.5. e vn quar. per dir»
Vna Madonna falle nubi in faccia, che tiene il Bambino nudo m piedi >po-
fiagli vna mano al fianco , e l'alerà fotco il piede , & egli le' ha gettato vn brac-
cio al collo ; fatto le nubi due tede di Serafini , e fopra quelle tré mezzi Ange-
letti , duo'de'quah l'adorano con le mani gionte , difcorrendo fra di loro.onc.4»
e mez. onc. j . e mez. per dirit,
Vna Madonnina a federe in paefe, in profilo, che tien fulle ginocchia il Si-
gnorino , del quale poco altro (i vede , eflcndo in ifcorco ; dall' altra parte in di-»
fianza S.Giufeppe in faccia, chcleggevn libro, che tiene con ambe le mani*
dipochiflimiftgnir0nc.4»gagl.onc.2. e mez»gagl. per trau,
Vn' altra più fiera con inuoglio in capo , ma liilelio Putcino ; dall' altra parte
S. Giofeffo lìefo preflb vna macchia , dorme con la mano focto la gota , e lonta.-
nanza di paefcforma ottangola per trauerfo. onc.4. onc. 2. e mez. per trau.
Vna B. V» fedente col Bambino nudo in piedi , che appoggiata la faccia alla
iua , lo bacia ; S. Giofeffo con la mano fotto la guancia lo guarda , e S. Giouaa»
nino. S.C rfd Tf/jfo /è. onc.4. gagl.onc.s. e mez. gagl. per dirit.
Vn'aitra della (leffagrandezza a federe in profilo, col Puntino a federe in-»
grembo di rincontro j e che con vna raanoitringc vn dito a quella della B.V.
S.GiofefFoavntauolmo legge vn libro j vnvafo fopra vna fine ftra, e vn panno*
S. V . da. Te/aro fé.
Vii' altra della fleffa mifuraa federe>che tiene il Bambino nudo, che le hi po-
llo vn braccio al collo ; con S. Giofeffo , che alzando vn panno con ambe le ma-
ni, fi volge a rimirarlo. S. C. da Pe/ara /?.
Vn S. Antonio da Padoa , che predo vn'AItare genuflcffo fulla predella, oue
fìà ftefo il Giglio , in faccia verlo di noi , con ambe le braccia foltenendo il Si-
gnorino nudo, io contempla.onc. a. e j.quar.onc.a.pcrdiric.
Ancorché nulla di propria mano io fin' hora abbia crenato auer tagliato i no*
Un ruffeguenti tré Maeftri, cioè l'Albani, il Zarabieri.e'l Barbieri, onde al nu-»
mero de'fopradetti altri tagliatori aggiungerli non deggia ; tuctauia, perche-»
l'opre loro da altri date alle (lampe fono in gran credito, & eflimazione, ho
rifoluco di qui aggiongerle , e connetterle, maflìme quelle di quefl* vltimo»
che fono in gran numero, come intagliate per lo più dal fuo Pafqualini, più in-
tento al proprio incereflfe, maflìmcperli regali ne tralTe con le frequenti dedi-
catorie, che alla riputazione del Sig.Gio. Franccfco, che più volte con me fi
doife della poca intelligenza di queft'huomo , peraltro confacentefipoicol fuo
fondo taglio a quella caricata maniera , e force colorito . Dell'
ALBANI dunquQ ; La B. V. iu bel paefe, che a, federe foftienc il Signorino
«ud9»
STJU DELL* AL'BAW E DEL DOME'^, 1 1 1
nudo » che ài vna tazza di rofe portagli da duci Angeli gcnufleflì cauaj e fi pren-
de la Croce, ciò rimirando di dietro S.Giofeffo : Da lontano vn Angelo, che fi
bere ad vn fiume l'afinello, ein ariaalcrircherzanti conia palma, e caneltridi
fiori ; ma poco felicemente cagliata all'acqua forte dal fuo diletto Pier France-
sco Mola, e dedicata al P. BaldaffarcTorefani. onc.ij.onc.io. perdirit.
LafamofaconclufionediFebo, e di Mercurio, che a federe sii loro carri i*
aria , aiutano Ercole Cofmografo a foftenere il globo del Cielo, con tré puttinì
per ogni parte , duo" fopra, imprefe, motti &c. intagliata egregiamente dal Vil-
Jamena. onc. 14. e mez. (cari, onc.p. e mez. per trau.
La Natiuità di M. V. con tanti concerti di Angeletti in aria , & efpreflìoni in
terra ; acqua forte : fottoui , Virginis ImmaculaU Natiuttas. Francifcut Mbanus In-
hentor. "Petrus Sin&us Bartolus fculpfìt. onci 4. onc. 9. fcarf. per dirit.
Si vede tagliato eroicamente a bollino da Bloemart il famofo rame da lui
così diligentemente al folitodifegnato in compagnia de gl'altri, nel Giardino
dcll'Hefperidi > trattato de gli agrumi del P.Fercano^onc.p. e vn quar. onc. 6, e
mez. per diric
Si come l'altro dell'ifteflo , cagliato fui fuo difegtso nella vaga , 8c erudita Fio.'
ra del Padre ilkdo.
Vnà Madonna col Signorino , che nudo in piedi fullc di lei ginocchia, fcherza
conS. Caterina genuliclìa ; dall'altra parte S.Giofeffb ; e qaìdauanti , guardan-
do gli fpettatori , S.Ceciiia ; figure tutte intere , fottoui : SicChriftusfinceri&c,
dao'yczCx. Franctfcus Mbanus Inu. Sebafì. OuiUemontfctHpf. a bollino. Del
DOMENICHINO , all'acquaforte, in foglio molto diligente da P. del Pò,
fui difegno del Caualier Franccfco Rafpantino , la tauola dell'Aitar grand e, che
fece in Roma nell' Aitar maggiore della Chiefads Bolognefi ; oue la B. V. col
Pattino introno, e concerto d'Angeli j e forco dalle parti S. Gio.Euangelifia»
S.Pecronio>& Angelettifcherzanci. onc. 17Ì onci i. perdiric
La rinomata flagellazione di S.Andrea a frefco , a S.Gregorio 3 campo Vac-
cino in Roma , fatta a concorrenza dell" adorazione della Croce di detto San-
to da Guido j intagliata egregiamente all'acqua force, in foglio grande per tra-
uerfo, dall'eccellente Carlo Maratci»
I La tanto meritamente , con fuperbo elogio fotto , efaltata Comunione di S,
Girolamo in S.Girolamo della Carità , intagliata diligentemaite all'acqua force
da vna Jtdì. Frane. Collignottformis.
I quattro peducci, òpenaelli che fianfi, fotto la Cupola di S.Carlo a Catina-
ri , efprimenti con si fpeculatiui , e bizzari aggionti le quattro Virtù Cardinali,
intagliaci mirabilmeice al folito, all'acqua forte,dal foncatilLmo Cario Cefio.
Di non minore ;i;iullezza, ebell' acquaforte i quattro quafi condì, che dipinfe
in S. Silueltro al Quirinale ,• nel primo Giuditta , che moAra la telU di Oloferne
al popolo di Bctruiia , fottoui : Erti memoriale aoministHÌ, cum mamsfamwa deiC'
ceriteum. ludit.cap. 9. nel fecondo Dauidde fonante rarpa,e faltante auanti l'Ar-
ca da Sacerdoti porcata > foccoui ; Filiorfiam flitlquàmfa^ui fum , & ìmmilis era
Q a ia
124 PARTE SECONDA
tttoculismeis. 2. 1{egumcap. 6. nel terzo Efter alla prefenza dcIRè Afìfuero iTue-
nuta ) (otcoui : Sicut dmfìones aquarum , ita cor regis in manu Domini, quocumque
voluerit inclinabit illud. Vrouerbiorum 2 1. e nel quarto il Ré Salomone ledente in
trono con la Regina Saba , foctoui : Beati viritui , & beati ferui tui , qui (iant coratn
te femper,(jr audiunt fapientiam tmm.i.B^egumc. io. tagliaci molto bene da Gerar-
do Audran Francefe. onc.iz.emez.fcarf. onci i.emez.gagl.
D' vn nettiflìmo taglio di bollino vna Madonna A(Tonta> foflenuta da tré An-
geli, in tondo, con le parole attorno ; QuAefi ifla, qux progreditur &c. Domimcus
Bouonienfis inuen. pinxit Karolus audran Parts fculpfn,
Vna Madonna a federe in belpaefe , prelTo a vn' edificio con colonna dietro,
{oftenentefulle ginocchia li Signorino nudo, che tiene la finillra appoggiata a
S. Giouannino, the genuflcilbgli auanti, veflico di pelliccia, porge ambe le ma-
ni» per riceuere da lui vn pomo : di dietro vn pezzo di cornice , a cui fi poggia la
Beata Verg.S.Gioftfifo , che leuatofi gli occhiali, e follenendo vn libro. Ita il
tutto mirando , fotto : I{efu [ium peccatorum : da vna parte, del Dominichino inueti'
tor. dall' altra ^ug. Quefnel excud. mezzo foglio per trauerfo all' acqua forte : pa-
re il S. Giouannino tolto da quello di Annibale nella Madonna della Scudella;
e che nel S. GiofefFo, abbia auuto in tefta quello della Madonna di Annibale alla
Vigna Perecti.
Vna mezia Madonna in faccia , poggiata a vn' intagliato macigno , che por-
gendoci rofe con la finiftra, inifcorto da noi veduta, con la delira fofticneal
fianco il nudo Bambino con vna di edc in mano,fottoui : LdCtus Chrifìe B^ofas&c.
quattro verfi. Dominicus Zamperius Bononìen. finx. Stefhanus Ticartjculpfit [{oriì^i,
bel bollino.
La tagliente Dea Latona eruditamente^eRita , che fedendo in bel paefe, al-
latta Apollo, e foftiene Diana, rimirata in Cielo da Gioue full' Aquila , fottoui:
Exulerat quondam Latona enixigemellos&c. fei verfi. Domiraquìnus Bonon, Inucnt*
F. L. D.Ciartres excudit, bell'acqua forte ; mezzo foglio reale per dirit.
La Venere al fonte, che calbga Attcone tramutato in Cerno, feouiro da'Cani
in bel paefe , fottoui: ^£ìeon oeulisfolum &c, fei verfi. Dominiquinus Bonon, in-
uent. F. L. D. Ciartres excudit. l'iftelia beli' acqua forte ; picciol mezzo foglio in-
tero, per tra».
Dallo fteflo , e con la fìeffa acqua forte tagliato in quarto di foglio , per tra-
uerfo , il Sacrificio d'Ifigenia , alla quale , mentre il manigoldo l\à per piomba-
re fui colio innocente la manaia,alla prefenza del Sacerdote eruditamente ve-
ftito,e cauato da'pili antichi.companfce in aria Diana prcfentando vna Cerua>
lotcoai : Cum foret immitti lamia ma&anda Dianx&c. fei verfi.
La morte di S.Cecilia da lui dipinta di rincontro la Elemofina della ftefla in
S. Luigi de' Francefi; incagliata con diligente bollino da Fred.Grenter , e dedi-
cata, alla Sig, Cecilia BJcci ,{oaoui : yAngehmDeibabts. oiìC.<). e mez. onc. 5.
fcarf. per tran.
Nel tracc^to de gli Agrumi del P. Ferrarlo la Ninfa > che alla prefenza dell'al-
tre
STAMPE DEL ^ATfBIE^L iij
tre attonite abbracciando vn'arbero , vede vfcirne vna tefta vmana. onc. p. c_#
mez. onc. 6. e mez. per diric.
Le fiorie d'Apollo , eh' eidipinfe alla Villa Aldobrandini a Frafcati entro ì
paefi del Viola, egregiamente tagliaci, con la frafca beniflìino intefa,da vn Fran-
ccfe. Di
GfO. FRANCESCO BARBIERI infomma , detto comunemente il Guer-
cin da Cento , che fi prouò ili due fole cofe tee all'acqua forte: in vn mezzo S.
Antonio da Padoua , fenza il Signorino , e col folo Giglio \\\ mano ; e in vn S.
Giouannmo a (edere in veduta di paefe , per trau, onc. 6. fcarf. onc. 4. ecco le-»
infrafcrittet
E prima l'Aurora col vecchio Titonc, e le Hore che la precorrono, dipinta a
frefco in vna Caletta del palag tto a la Vigna Ludouifia in Roma; intagliata de'
foliti fcgnoni grolFi , e faciloni a bollino dal Pafqualini, facile , facile ; e dedica-
ta a Tilonfìg. Bouio Canonico di S. Tictro di I{orna , e Camaricire d onore di "Papa LudO'
«//Joi di buona maniera, o ic. 20. onc. io. per tran, del 1621.
Il Signore , che dando le chuui a S. Pietro, gli moflra la Sedia , con duoi An-
geli dietro quello, vno che incrocicchiando le braccia afcolta il decreto, 1' al-
tro foftenta il Camauro ; e dietro a S. Pietro li duoi Apoftoli più baffi , che la dif-
corrono rfìenflìma di raglio, ma poco ben difegnara; dedicata dal detto Paf-
qai\\i^ìalCo.^ldrouandoS(iiatorediBologna.onc,i<). e mez. onc. io. per diritto.
L' Utello penfìero poco diuerfo, incagliato dallo fteflo, ma più piccolo, cioè
onci i.e mez. onc.S, emez.gagl. per dirit. dedicato all' ./4rc/prefe, e (^icario di
Cento , Dondini .
VnS. Scbailianoflefo in ifcorto, che guarda all' insù ad vn mezz'Angelo,
che gli appare tulle nubi , e cennando col dico alle ferite , la difcorre con vn' al-
tro Angelo m terra, con vna frezza in vna mano , nell' altra vn lino infanguina-»
te ,• dedicato dal detto Pafqualino al Dottor Fsdsnco , Gouernxtore di Cento, onc.
i5.onc. lo.e mez. per d.rit.
Li Santi Giouanni,e Paolo, che gcnufle iti , e mezzo nudi, Tengono dal ma-
nigoldo collo rpadone decolati ;s'vn poggiolo convn raperò il Giudice ,ed vn
vecchio j vn pò lontano fpetcatori ; e dail' altra parte in vn fito più baflb vno 3
cauallo,& altri folJatiaffiftenti: fopra duoi Angeletti nudi, che arrecano la_»
palma del mart1rio.onc.14. emez. oncio.fcarf.perdirit. del Pafqualino.
Chrilto morto rtcfo fopra il lenzuolo, contemplato , e pianto da duoi Ange-
lini, fottoui : Lvxit , & elanguit Terra : angeli pacis amare (icbant. Ifaia 3 j . fuper-
biflìmo taglio a bollino di N. Titau Belga-oiK. 1 4. e mez. onc. i z.e mez.per trau.
L' intero Chrilfo in piedi apparente a S. Terefa genufleda , con gloria d'An-
geli, di fqiiico bollino, d' Egidio I{puf[eUes, e dcàiczta. a Bartolomeo Lumaga,Si^
gnore dell Hiye. onc. 14.6 vn quart. onc. p. e mez.per dirir.
11 Signore, ch*^ ri fu fc ita Lazzaro cauuto fuor del monumento, e slegato alla
prefenza di Marta ; dedicato a Sebafttano Fabri dal Palqualini in B^oma del 162 1.
onc. 14. onci 2. e mez. per trau.
Il
126 PATtTE SECONDA
II Miracolo di S. Pietro, di fufcitar la figlia dell* Archifìnagono morta nel ca-
taletto ; intagliato inarriuabilmente bene al folito da Corn. Bloemart, ma non to-
talmente corretto, fottoui: 'Mirabìlis Deus inSanfìts juis ; e dedicato al Principe
Ludouifio.onc. 14. onc.ii.e mez. pertrau.
S. Maria Maddalena geniiflcfla svn piedelìallo, in paefe , con la corona di rpi-
ne del Redentore , venendole anche moflrato da dtioi Angeli vn Chiodo , 8c vn*
ampolla del preziofiffimo Sangue , prezzo di noftra Redenzione 5 intagliata ,cj
dedicata del i<5i2.dal Piiquuhni ai MarcbefeGtltolit^mbafciaior di Ferrara pref'
[0 Gregorio xy.onc. ig.onc. ii.gagl. perdine.
La SantiiEma V'ergine Annonziata dall' Angelo, fottoui: angelus Domini nun-
tìciKÌt Mariin. jirchiconfratcrnitatit B. Tri. V. Terra Centi. Joannes BapuHa Vafquali'
ms Cent.f. 1 63 o. onc. 1 3. onc.p. per dirir.
La Madonna in ouato, mezza tìgura , fofienente con le mani vn libro aperco>
e fra le braccia il Bambino, che posole la finiltra nel feno , ha nella delira \rna_.
rofa; intagliata quefta sì con vera intelligenza, e miglioramento ancora dal gran
Poily, fottoui : liigrafum,fedformofa. loannes Francifcus Btrberius dei Conte inuentor.
onc. 1 2. gagl.onc.p. e mez. per dirit. facendoui poi la compagna di Guido > di sì
beli' aria, e modella, di sì belle mani , {quifìti panni.
Giouc, che col fulmine alla mano, coli' altra fcoprendo Semele, le'foprag-
gionge , con fei verfi fotto : Infelix Semele ,qu<g nam &c. dedicato dal Paiquahni
al Marcbefe Nicolò Efienfe, Tajfune. onc. i i . onc.8. per trau.
Il B. Felice Capuccino , che colle facche in Ipalla , colla mano ritta prendo
per mano vn fanciullo llefo fui cataletto, rendendogli la vita; mentre dall'al-
tra parte femmine di belliflìma idea , con le mani vna incrocicchiate pare prie-
ghwl'altra gemendo con pannolinoafciugafì giiocchi, fottoui: // B.FeticeCa-
puccino reffifcita vn fanciullo morto : ali* lUuflrifs. Sig. Vadron Colendift. il Sig.Co. Ho-
rafio<//C(?rpeg«(ZC?'f. dalPafqualiiiodel 1d29.onc.11. onc.8. per diri:, e prima
del 1 52 3. con lettera volgare alla Marchele Turca B;uilacqua.
Vn S. Francefco genufleflb , che col Cordone al collo, fé lo (Itinge con ambe
le mani auanti al Crocefiflo, moilr^ndogli vn' Angelo fopra vn' ampolla, iu pae-
fe; intagliata, e dedicata dal folito Pasqualino del 1630. a Monfig.Con^aga Strci"
uefcouodt ^odi , e Co.di Noucllara. onc. H.onc.7. e mez. per din t.
Armida jchefmontata da cauallo, ììà colle mani aperte fopra Tancredi fe-
rito , e femimorto , e Vafrino che moftra la piaga ; dedicata al Caualiero FraneC'
fcoDondmd&ì Pafqualini, che l' intagliò del 1620. co'i yerfi fotto ;
t4l nome di Tancredi ella veloce
tAccorfe in gnifa d'ebra , e forfenata . TaflT. can.i j>.
onc. IO. onc.8. gag), per trau.
US. Girolamo, che al fuono che fi della tromba del Giudicio finale l'An-
gelo » femimorto cadej di cui pofl'eggono il picciolo sì, ma fpiritofiflìmo rame
i Signori Sampieri fra l'altre preziofe pitture del loro copiofo mufeo , da elfi
acc^uiftaco per oii|le lire : fiecaraence al folico intagliato dal Pafqualini , dedicato
al
STAMPE DEL 'BAJt'BIEni, 127
alSio.CaftelIiProton. Apoftolico , Cappellano di N. S. Gregorio XV. allora;
poi Malìro di Camera del Card. S. Onofrio , fratello di Papa Vrbano Octauo ,e
finalmente Concanonico noftro.onc. 9. e mez.onc.7. e mez. per dirit.
La Circoncifione di N. Sig. otto figure . a brutta acqua force , tagliata da vii
talM««fceoN.fot:oui nel mezzo: Imago SanÉiij^ma Societatis lefu Ttrm€enti;c
che rielce catriuidìma , & inlulfa , per non eiler tagliata colla (olita forza>e fcurì
tremendi, onc.8. e 3. quar. onc.6. e mez. per dirit.
Vn S. Paolo > che poggiato ad vn tauolino con la mano fotto la giiancia,con(ì-
deraatcentamence vna delle fuepiflole; mezza figura peflìmamente tagliata a
bollino da vn Gio.Francefco Muci Centefe, fotcom : Omnin vejìra incaricate fiant. cnc.
9. onc.7. gagl. per dirit.
Dell' ifteiìo , e della ftelTa proporzione vn S. Girolamo indiferto> mezza figu-
ra, che con la dertra ad vn libro, alzando la fiiiiltra fi volge a vn Crocefiflb.
Dell' ifteH'a mifura» ma molto meglio affai tagliato vn'alcro S. Girolamo , chs
poflofi con la finilha il fallo al petro, colla delira gecta il manto, volgcndofia
gua'-dare j1 CrocefifTo ; fenza nome del tagliatore , ò altro.
Vna Madonna deIRofario, poco più di mezza figura , che volta in profilo,'
tiene il Bambino ft dente , che ha vna rofa in mano , & efl"a la corona , fottoui
quattro verfi; Tlaudite f^irgmei{lorcs&c. mugliata, e dedicata, ài vn N: Danid
a Loiouico Majìri. onc. 9. e mez. onc.i^. e mez. gagl. per dirit.
Vna Madonnajmezza figura grande in profilo, che tenendoficon vna mano
il Bambino al feno, coll'a tra togliendo la zuppa da vn bicchiere pollo fopra-,
vnofcabello, moftra volerlo cibare; dedicata dall'Intagliatore Pafquaiino al
Dottore Zaccaria Tafqualino,Tatri'!^oCentefe, del lóai. onc. 57. e mez. onc. 7.
per dine.
La prefa di Noflro Signore nell'horto efeguitada Tei Mafcalzoni , col Giuda
qui dauantì , quadro tremendifiìmo nella Galeria Ginecti in Roma, onc.p. onc*
7. gagl. del Pafqualini ; mezze figure per diricco, fourufcio.
Dell'illefla milura, dallo fìeflo tagliaco, e prcilo gli fleflì Signori Ginctti,il Tu-
perbiflìmo quadro di S.Tomafo toccante il Sacratiifimo coftato al Redentore.
Vna B.V. mezza figura, che guardando di profilo S. Giouannino , che in pie-
di fopravn fallo fpiega \' Ecce .Agnus DW, tiene a federe fullc ginocchia il Chri«
fio, che con la rondinella in mano , volto di profilo , guarda ilS. Giouanni , fot-
to di cui è fcricto : loanncs Francifcus Barberiiis Centenfìs inuentor : Beniardinus Cut'
tus Bj:gien, fecit ló^z.focto l'arme del Velcouo Cocapania cui fu dedicata-.,
come quello che nel fuofamofomufeoneaueuailquadro. onc. 9. onc.6.gag!,
perdine.
La mezza Madonna In profi!o,pre{Tb vn muro rocto,e che tenendo con la fini-
ftravn libro aperto, guardando gli fpetcacori il Bambino nudo, e in piedi, con
la deflra fiacca vn garofano da vna rama entro vnvafo ; intagliata dal Curci da
Reggio a bollino , e dedicata da vn" ÉrcoU Trini al Sig. Cig, Battila Ferri, oac.9.
ont.ó. per dirit.
Va
125 P A ft T E SECONDA
Vn S. Carlo genufle(To all' Altare , con duoi Angeli dietro che la difcorronoi
intagliaco in legno da Ciò. Battila Cartolano : fotcoui duo' verfi latini, onc.7. e 3.
quar.onc.5.e mez. per diric.
Il Chrillo che fi ii conofcere alla cauola in fratone fanis ; mezze figure 1 in-
tagliato dal Pafqiialinidel i5ip. onc.7. e mez. gagl. oi)C.5. pcrtrau.
Memoria , Intelletto, e Volenti, tré pezzi feparati , & idoriati di bella in-
uenzione, intagliaci dal Pafqualinial folitoje dedicati a Federico Sauelli Baren
Bramano &c.
La Carità , mezza figura co* tré puttini , vno volto in ifchiena latta ; l' altro
tenendo con vna manuccia il dito della mano alla Canti , coli' altra fi prem^^
gli occhi fedente ; e l'altro in piedi, poggiando il gombito a lei fulla fpalla) cenni
rerfo lei col dito, onc.7.
Vno fponfalizio di S. Caterina. La Vergine fedente in profilo , e tenente a fe-
dere fulle ginocchia il Bambino Giesù, chefimilmente volto in profilo, pont>
l'anello nel dito alla Santa, volta verfo di noi in faccia {tagliata al folitodal Paf-
qualini, e dedicata a D.Giulio Gagliardi , Canonico dt S.Biagio di Cento, onc. io.
onc. S.perdirit.
LaBeata Vergine con vn libro in mano, Chrifto, e S.Giouanni in attodifcri-
oercfotto: Cafla legic f^irgocjrc. duo' verfi, intagliata del 162 1. onc.7. gagl.
onc. <5. pertrauerf,
Dauiddc , che alla prcfenza d' vn' altro foltado di la lettera ad Vria ; mezzo
figure, onc. 7. onc. 6. per trauerfo , intagliata dallo Hello non mai contento , Se
infaziabile Pafqualmi .
LaNatiuitàdi Noflro Signore, che nella mangiatoia fottoil Bue,erAfineI-
lo nudo apprendo le braccia , pare faccia illanza alla Beata Vergine , che lo fol-
leui , quand' ella genufleffa l'adora ; e fotto mezza figura rapprefentance S. Gio-
fefFo ; tagliata in mezzo foglio per diritto da vn Mergolino da Cento, e dedicata 3
Fra Vado da Garexio Inquifitore di Bologna : e credo la. tauola iia nella Compagnia
del Nome di Giesù in Cento.
Il S. Filippo Nerio nella Chiefa de' PP. dell' Oratorio in Bologna,
Vn S. Girolamo, che ftudiando, vien raccordandofi delle donne Romano»
rapprefencace in vna vezzofilUma che lo tenta, del quale abbiamo noi il di-
fcgno ,
S. Pietro , che fi fcalda al fuoco interrogato dall' Ancella , con vn candehero
in mano, alla prefenza d" vn' Aiabardiero, mezze figure per trau. onc.6.e i.quar.
onc.j.fcarf.perdirit.
Vn Lot volto in Uccia , a federe in mezzo le figliuole j vna delle quali gli vota
da vn' vrnctta antica vino entro vna tazza , che tiene con ambe le mani , da lon-
tano ardendo le infami Citti ; intagliata in foglio intero voltato per trauerfo al-
l'acqua forte da vn FranceftoTrouidoni del 165 1.
VnMosè in profilo, con la tauola feruta in lettere Ebraiche, a bollino, in
quatto di foglio per trauerfo , con l' arme , e dedicatoria a vn' Mbate Mileti Go-
uer-
STAMPE DEL TlAtlW ET ALTltl. 129
uernatoredi Ctnto : incagliata dal Pafqualini.
Vii'alcra della Ikfla grandezza,oue fono duoYoldatj con vn'altro mafcalzone^
tutti giocando a'dadi; mezze figure per crauerfo; intagliaca dal folito Pafqualini.
Vn S.Lorenzo ginocchioni, che guarda la Beata Vergine col Bambino fo-
pra da vna parte, a bollino, dallo iteffo Pafqualino del 1626. dedicato a D.
^fcanio Tio.
Li quattro Baccarini intagliati troppo delicatamente , e perciò non così ga-
gliardi , come l'altre cofe con tanta forza , ancorché con poco difegno , taglia-
te dal fiero bollino del Pafqualini, fottoui: // Querchin Dacccnt. F.L.D. Ciartret
excudit .
Il belliffimo Chrifto moftrato da Erode , intagliato con tanta fquilìcczza nel
frontifpicio del libro , intitolato : i^agjon difiato del Tre fidente della Giudea, del
Padre Mirandola, a bollino da H.D<2H«/ Francefe.onc, ;. e 5. quar. onc.4. e vn
quart. per dirit. con le lettere.
L'altro rametto pe '1 libro dello HelTo Padre, intitolato: L'Ofleria del mal
tempo .
Tutti li rami per principio de' canti del Poemetto della vita di S.Lorenzo,
contenenti i fatti gloriofi del Santo Lenita ; incagliati dal Coriolano a bollino.
Li quattro EuangeliRi compagni , onc 5. in circa per ogni verfo * intagliati
con tanta fama, & applaufo del Pafqualini .
S. Antonio da Padoua , mezza figura in faccia , che fpiega il Rcfponforio fo-
fìenutogli dal Signorino nudo a federe, intagliato dal Curti a bollino, onc. 5.
onc. 4. per dirit.
laelle, che pianta il chiodo nellatenaa Sifara, in legno, intagliata daICo«
nolano, con le parole entro vna bafc: Sic (ìermtur errar veritatis pm&o ; credo
per fironcifpicio di libro, onc.3. e j. quar. onc.a. e j. quar. per trau.
Il tanto gradito efemplare per i principii del difegnare , nntagliato dal Curti
Bolognefe, & vltimamencc in Francia , con tanto fpaccio. Spiacemi non poter
qui (oggiongerc li rari concetti , e peregrini penfieri del grande
ALESSANDRO TIARINI, vno de' più ingegnofi, puntuali , e decoroG
inuentori del nollro fecolo , e della noftra Patria , per non anere egli aiiuto, co*
me il fudetto Barbieri , anzi il Rubens, il fuo tagliatore, che de' e opio/ì, biz-
zarri , e dotti ghiribizzi del gran Maeitro informato abbia col bollino , ò alme-
no con l'a equa force gì" Incendenti , come con tant' vtilc dell' Arte , e beneficio
de' Profeflori auuenire vn dì potrebbe a chi con gran prouecchio , anche pro-
prio, delle fuc tante tauole le giudiciofe fempre compofizioni a tagliare vn di
lì ponefle : che però toccherò in lor vece, di paffaggio folo, i varii capriccii, che
in altra materia , cioè in Quadratura , e Scuderia , prima tanto di Monfieur la
Poutre , ed altri d' vgual sfera , a beneficio de' Scultori , Intagliatori, Stuccatori,
Argentieri , Pittori Frefcanti , e fimili , fé comuni a tutto il Mondo , con la fui_.
(akellancc, graziofa, e tutta brillante acqua force, il leggiadriflìmo AgolHno
Mecelli i cioè h quacancocto pezzi de' fregi dell' Architettura : li yentiquactro dì
R ' varii
13© VATI TE S E C O V D A
varii feudi i cartellamcnti , fogliami > cartocci , & altri fimili ornati , per la' pre-
fta , e frequente vendita di eflì , ad inftanza del Longhi nntagfiati dal Curti da_»
Bologna > e continuamente fpacciati per i buoni : Le dodici bizzarre cargherte»
fcnza li ventiquattro pezzi di frammenti . aggionti , a fuppliche iterate de'Stam-
patori , dal Signor Gjufeppe Maria virtuofìtiìmo in ogni genere fao figlio , fera»
cilTìmo muentore , e abbondantiffimo tagliatore , del quale fpiacemi non poter
qui , come di viuentc , toccare i meriti , e le doiiute lodi a miglior penna della_.
mia riferbate ; si come per la ftefla cagione tacer mìconuiene, coninuolonta-
ria ingratitudine » le dodici ingegnofe cartelle per feudi d'arme, quali a me hi
fauorito dedicare il Sig. Domenico Sanfi nella fua prima proua di tanti bei pen»
fieri 9 che ha pronti > air acqua forte.
Vò finire quefto così longo , e forfè a qualcuno noiofo capitolo ; che però non
memoro ciò che tagliafle all' acqua forte così bene vn Flaminio Torre ; come a
dire il Pallone famolo del Sig. Guido Reni in gran foglio reale ; non il Dio Pane
atterrato da Amore > fuga nel Palagio de' Signori Marchefi Magnani dipinta da
Agoftino; nonlaMadonnadiLodouicoa'Scalzijc quanto a lui fi accoltalTe coti
vguale giuflezza , e leggiadria il fuo fido ,c troppo cnraggiofo fcolare Sandraio
Badiale» che del Maetìro die ali at qua forte il Chriflo dcpofio di Croce inS.
Giorgio ; vna fua Madonna col Puttmo , e S.Giufeppc , & altre cofe : Né per-
ciò ridicole infinite altre date in Inceda vn Sa!mincio,da vn Parifini,da vn Buo-
no , eh' altro appunto di buono non ebbe ne* fnoi tagli , che il nome , lafciando
Ogni pregio a Giorgio fuo figliuolo jche doueua pafifar quanti aueffero mai ma-
naggiato bollmoje quafijfui perdire,gli fteifi anche in ciò braui Francefi,come
fi vidde in non so quali conelufioni , col difegno dello fpiritofo Canuti fuo Mae-
ftro:nclfrontirpiciodel Giglio fra' Cipreflì, orazione del Co. Giufeppe Fabr»":
nel fronrirpicio delle pubbliche conclulioni fotienuce dal Sig. Abbate Co. Pietro
Ercole Albergati: in vna fcpoltura di Chriflo Signor Noflro in mezzo foglio
per diritto , penfiero del Garbieri: nel ritratto deHofieflo Canuti Tuo maeftro.
Caccinoli , &c altri duo'fuoi condifcepoii : in quello del Granata, auanti il princi-
pio delle fue fonate date alle (lampe, e fimili da lui tagliate anche giouanec-
to ,e prima che (graziatamente vna notte per rifia, a cagione di certa donna_»3
refiaTsc morto,
Tralafcio le cento , e piti conclufioni tagliate con grande intelligenza , e fran-
chezza da Gio.BattiftaCotiolano, fratello del fopramemorato Caualitre ,che
fopra fi vidde auer tagliato in legno con le duce tré ftarrspe tanti penileri di
Guido ; e che vna fim'le Madonna dedicando , e donando alla fel. mem. di Papa
Vrbano Vin.infiemeconlefteiTetrèfìampe, meritò divenirne infìgnito coti
la Croce , ottenendo vn Caualierato di Loreto, di qualche anco entrata ; E non
entro ne' vmcnti , nel Curri, nel Tinti , nel Fontana , nel Grimaldi , cosi brauo
Pittor di paefi, che a sì fondata acqua forte pubblicò il Funerale del già no Uro
Sig. Ambafciator Fachenetti in Roma : Vna mutadi fcipae(ì fu! totale guRo
Carraccefco, & altri penficri, che verranno poi a fuo tempo da altri merita-
men-
STAMPE DEL METEtU ET ALTlth i^i
mente , con le fue pitture defcricti : E caccio finalmente la bell'acqua forte , che
fallo ftile del Pefarefe , vi talora per fuo paffatempo praticando la Sig.Elifabecta
Sirani, come fi vede nella Madonna Addolorata sii imifteri della Pa/iionede!
Redentore > imbranditi da Angeli piangenti , dedicata al P. Ettore Ghislieri
della Congregazione dell' Oratorio, al quale (picciola anche fanciulla) auea di-
pinto il rame :ji S. Eultachio » che grande al naturale dipinfe gid al Sig. Parifeccì
da Reggio: la meti di quella Madonna, che a me grande del naturale fece inte-
ra con le mani gionte al petto: tré penfieri de' dodici, che hi difegnato ,con sì
diuerfe, e peregrine inuenzioni , il Sig.Gio. Andrea fuo Padre delle MadonuCi^
pofancefinel viaggio d' Egitto, e fimili, che faranno fcrittea fuo tempo; fi co-
me celebrate quelle » delle quali , per fouuenire Vittorio Serena Stampatore, al
lui fece cortefe dono il fudetto, confilèenti in dieci pezzi di varii Amorini fcher-
zanti, comunemente riputati, e tolti per di mano del Sig. Guido, con quella
Fama , e quel beiliilìmo Saturno , che non è chi non Ha per dire airolutaniencc^
del Reni.
Auranno anche al fuo tempo le douute , e ben meritate lodi le ftampe in le-
gno, che con sì bel principio, anzi con sì prodi^iofo auanzamento fi epodo a
fare la Sig. Veronica figlia di pochi anni del fudato Fontana, che di si belle, e
flupende hi refo adorno tutto il famofo Mufeo Colpiano; me pure accomo<
dando di molte, che in quelle mie Vice fi veggono, e che nulla cedono a quelle
del famofo Caffioni , al quale già feci quafi tutti intagliare i ritratti, non men pec
la I uoua bizzarria , e curiofiti del difufato, & oggi rimcfso , e ripigliato difficile
taglio in legno , che per la fcarfezza pieflo di noi , anzi mancanza aft'attcdi que'
braui bollini, che a' tempi andati di vn Marc' Antonio, de' Cartacei , del Vale-
fio, e fimili j a nmn' altro cedeuanojetutcifoprauaiizauano.
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BARTOLOMEO
RAMENGHI
DETTO IL BAGNACAVALLO
£t altri di quefta Famiglia, e Scuola
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BIAGIO PVPINI
AMICO E GVIDO ASPERTINI
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INNOCENZO FRANCVCCI
DETTO DA IMOLA.
t^ S*3 5*» &3H £4K- E^ f^ S*3 f*3 KM
Na mal'arma è la penna, la di cui punta tal volta, fc non trapaf-
fa le vjfcere , trafigge la riputazione della ftcfla vita più cara_,;
che però del Tuo pungente fiile temettero con ragione ben
fpefl'olepiù valorofefpade, e vna potente dertra a foftener lo
fccttro viata , a vendicarfi delle ingiuriofe note di vno Scrit-
tore non fùvaleuole. Lo proua ben' anche oggi Bologna da
vna faciratfoppo fiera sì mal tractata, evil:pefa, allora che
prefo ella a memorar que' Pittori, che alla Scuola del Francia fuccefferojcosì
con la calunnia mefchiò la lode , e co' difetti confufe il valore , che feppe in elfi
farci apparire per colpa il mento, e per demerito la Virtù. Sotto dunque il po-
llo qui di rincontro precifo ritratto, che tanto anche doleuafiScipion nipote»
jflgiuriofamente caricalo, ed mgiullamence a fìlonomia caprina ridotto, così
aicià (cricco;
VITA
134 P A TtT E S E C 0 fi D A
VITA DI BARTOLOMEO DA RAGNACAVALLO, ET ALTRI
PlTrORI ROMAGNVOLr.
Ertamente , che tifine delle concorrenT^e nell arti , per ambinone della,
gloria , fi vede il più delle volte ejfcre lodato : Md s' egli amtene > che
dafuperb:a,e daprefutnerfi , chi concerie , meni alcnna voltatropp*
vampadifcftfcorgem ifpttiodi tempo quella virtù, che cerca, tn fu-
mo, e nebbia rifoluerfi ,attefoche malptiòcrefcereinperfettione chi
non coni/ce ilproprio difetto, e chi nontemel operare altrui. Vero me-
gito fi conduce ad augmcnto la fperanza de gli jlndiofi timidi , che [otto colore d'honefitt
vitabonorano l opere de'rari miieHri, e con ogni flttdto quelle imitano , che quella di cO'
loro, che hanno il capo pieno dtfuperbu,edifu>no, come hebbero Bartolomeo da Bai^mt-
cauallotjlmico Bolognefe > Girolamo da Codignuela , eJ* Inn lan';^ da Imola Vittori;
perche effendo cofloro in Bologna in vnmedefirno tempo , s hebbero L'vno all' altro queW
inuidia > che fi può maggiore imagmare . E che è più la fuperbia Ino , e la vanagloria,
chenon era [oprali fondamento della virtii collocata , lideuiò dalla via buona , la quale
all'eternità conduce coloro, chepi'k per bene operare ,chepergara combutono: fùdun-
que quella cofa cagione , che à buon; principij , e haueua o cofloro , non diedero quell'ot-
timo fine , che s ajpeltaua ; concio fiache il prejumerffi d effere maefìri , li fece troppo dif"
co(ìar/i dal buono . Era Bartolomei da Bagnacauallo venuto à J\pma ne tempi di Rafael'
le, per aggiugnere con l'opere, doue con l animo gli pa-ena arriuare di pcrfettione ; e co-
me gioitane, chaucuafama in Bologna perl'afpettatione dt lui . fi mejfo à fare vn lauoro
nella Chiefa della Vace di [{orna nella Cappella prima à man defira , entrando m Chieftt,
[opra la Cappella dt Baldafjare Verucci Sanefe. Ma non gli parendo riulcirt quel tanto,
che di[ehauenaprome[io,fenetornòàBohgna,dou egli, &i [opradctn [aeroàcon-
corrtnT^i l vn dell'altro in S.Vetronio » cia[cuno vna dona della vita di Chrifio , e della
Tiladre alla Cappella della, Madonna , alla porta della facciata dinan':,^ , à man defira^
entrando iti Chiefa , fra lequalipoca differenzia di perfettione fi vedcdall vna all' altra;
perche Bartolomeo acqmfiò in tal co[afama d'hauere la maniera più dolce , e più fìcura.
Et auuenga , che nella Horia di Maflro ^mico fìa vn' infinità di coje [irane , per hauer fi-
gurato i.ella I{efurrettione di Chnflo gli armati , conattttudint torte , e rannicchiate , e
dalla lapida dd fepolcro, che rouina loro addojso, fìiacciatt molti foldati ; nondimeno per
efiere quella di Bartolomeo più vnita di difegno , e di colorito ,fà più lodata dagli Arte-
fici ; Il che fu cagione , eh' eglifacefie poi compagnia con Biagio Bolognefe » perjona mol-
to più pratica nell arte , che eccellente , e che lauorajfmo in compagnia r» S. ialuatore ti
Frati Scopctmi vn ({efcttorio , // quale dipinfero parte àfrefco , parte à lecco , dettroui
quando Cirnfio [atta coi e mq'te pani, e due pefci, cinque mila perfone. Lauorarono an-
corain vna[acciata della Libreria la difputa di S.AgoHino, nella quale fecero V'.apro-
[pettiua affai razioneuole , Haueuano quefìi Maeflri , per hauer veduto l' opere di I{_i-
facile , e praticato e oneffo . vn certo che dvn tutto , che pareua di douer' cffcr buono;
mànel pero non attejero ali mgegnojf particolarità. dellartf,comfidebbe> Ma perche
^ATtTOLOMEO TtAME^GHL 155
f» ^olognA in queUempi non erano pittori , che fapefiero più di loro , erano tenuti da chi
gouernaua te dai popoli di queliti Città , / migliori Maefìri d Italia , Sono di mano di
Bartolomeo , fatto le volte del Valav^ del Tode(ìà , alcuni tondi in fi e/co , e diiim-
pettoal'Palaj^o de Fantucci in S, aitale vr.a (ioria della P^i/ìtatione di S.Elifabet-
ta. E ne Serui di Bologna , intorno à vna tauola d vnt Nunttata dipinta à oglio da In-
nocentino da Imola alcuni Santi lauorati àfiefco . Et in S. Michele m Bofco dipinfe BartO'
lomeo àfiefco la Cappella di l{amma'S^tto,capo di parte in l^omagna.Dipinfe il medefi-
mo in S. Stefano, in Vna Cappella, due Santi à fiefco , con cent putti in aria affai belli. Et
in S.Gtacomo vna Cappella à M. Annibale del Corrilo , nella quale fece la Circoncificne
di Nofiro Signore , con afiai figure : e nel meT^o tondo difopra fece Abraamo , che [acri-
fica il figliuolo à Dio. Equeft opera ini' ero fu fatta con buona pratica , e maniera, v/f
tempera dipinfe nella Mifericordia fuori di Bologna jnvna tauolettaja noflra Donna,^
alcuni Sdnti,eper tutta la Città moltiquadri & altreopcre, che fono mmxnodidiuerft,
E nel vero fu cofìui nella bontà della vita , e neil opre più che ragioneuole , & hehbe mi'
glior dijegno y & inuen none che gli altri , come fi può vedere nel noftro libro in vn dife-
gno, nei quale éCiesùChrifìo fanciullo, the dijputa coni Oottori nel Tempio convnca-
fame ntom Ito ben fitto > e congiudicio . Finalmente finì cofìm la vita d anni cinquanta
otto tcfiendofempre stato molto muidiato da Amico Bolognefe huomo capricciofo, e di
tt'^^irroccruello , come fono anco pa^z: per dir così , e caprtcciofe le figure daini fatte
per tutu Italia e particolarmente in Bologna doue dimorò ti più del tempo . EnelverOi
fé le molte fatiche che fece di difegni , fofino (late (turate per buona via , e non à cafot
egli haurebbe per auucniura pa fiato molti > che tengìnamo rari , e valenthuomini . Miì
può tanto dall altro lato il fare afìat , eh è impoffibile non ritrouarne infra molte , alcuna
buona, e lodeunle opera,come è fra le infinite, che fece loflui > '^na facciata dichiaro fcU'
ro in su la ViaT^T^a de Mar figli nella quale fono molti quadri difiorie, & vn fregio d ani-
mali, che combattono mfieme mott'fit ro, e benfatto, e qua fi delle migliori cofe , che di-
pingere mai . ynaltrafacciata dipinfe alla porta di S. Mammolo <c!- à S. Saluadore vn
fregio storno alla Captila maggiore , tanto fìrauagante , e pieno di pa^'^e , che farebbe
ridere , chi ha più voglia di piangere . Infomma nmè Chie/a , ne firada in Bìlogna, che
non habbia qualche imbratto di mano di conui. In R^oma ancora dipinfc ajiai j iir à Luc-
ca in S'Friano vna Capelli con (irane , e bi^arre fintafts , e con alcune cofe degne di lo^
de, come fono lefìorie della Croce , &■ alcune diS. /ìgoftino , nelle quali fono infiniti ri-
tratti diperlonefegnalate di quella tittà . E per vero dire , quefìafù delle migliori ope-
re, che Ttlaellro ^mico faceffe mai à fiefco di colori . E anco m S.Giacomodi Bologmi^
ali Altare di S. Nicola, alcune fiorie di quel Santo , & vn fregio da baffo con pro/pettiue,
che meritano d'cffer lodate . Quando Carlo Quinto Imperadore andò à Bologna, fecc-)
t/ìmico alla porta del Valai^o vn Arco trionfale , nel quale fece Alfonfo Lombardi le
Sìatue dirilieuo, Neèmarauigtia , che quella d' Amico fufie più pratica, che altro,per-
che fi dice , che come perfona aflratta eh egli era, e fuor di fquadra dall altre , andò per
tutta Italia difegnmdo, e ritrae' do ■gni cofa di pittura ,e di rilieuo , e così le buone , co-
me le cattiue, il the fu cagione,ch egli diuentò vn praticacelo inuentore. E quando poteua
bauer cofe dafcruirfene , vi mettcua su volontitri le mm , e poi, perche altri nonjt nsj
Jer~
i^S PATITE S E C O f^ D A
feruifie, le guajlxua ; le quali fatiche furono cagione , eh egli fece quella maniera così
faT^a > eflraiia . Coflui vemto (inalmente in vecchie:i^a di jettant'anni , fra l' arte , e
la llranic:^ della vita , belìiaiijfima'uente impa':^:!^, onde M. Francefco Guicciardino,
nobilifjimo Fiorentino, e veraciffimo fcrittore delle liorie de' tempi fuoi , il qual era allora
Couernatore di Bologna,ne pigliaua non piccolo piacere infieme con tutta la Città . Non-
dimeno credono alcuni , che quefia fm pa7;j^a fofie mefcolata ditrisìitia , perche auendd
venduto per picciolprcT^ alcuni beni mentrera pJi(7^o, & in elìremobifogno.gli riuol-
le , effendo tot nato in ceruello, egli rihebbe con certe conditioni,per hauerglt venduto,di'
ceua egli , quando erapa7;j^ ; tuttama perche può ancoefjere altrimenti, nonaffermo,
chefufje così , ma ben dico , che così ho molte volte vdito raccontare . jltteje coftui an-
co alla [cultura, e comefeppe il meglio fece dimarmo in S. "Petronio, entrando in Chiefa ti
mm ritta, vn ChriUo morto, e Nicodcmo . che lo tiene della maniera , chejono lefuepit'
ture . Dipingeua Amico conamendue le mani à vn tratto, tenendo in vna ilpenaello del
chiaro,e nell altra quello dello (curo; ma quelluch'erapiii bello. e da ridere fi è, che iiàdo
tinto, haueua intorno intorno piena lacoreggi-i dipignatti pieni di colon temperati , di
modo , chepareua il diauolo di S.Macario, con quelle fu- tante ampMe ; e quando lauo-
rauii con gli occhiali al nafo , harebbe fatto ridere ifajji , e rnaffimamcnte fé fi metteua à
cicalare , perche chiacchierando per venti , e dicendo le più (hane cofe del mondo , era
•vnjpajfo il fatto fuo . f^ero è, che non vsò mai di dir bene di pofona alcuna, per virtuo-
fa ,òbuona,ch' ella foffe , ò per bontà , che vedeffeinlei di naturato di fortuna . Ecome
fi è detto , fu tanto vago di gracchiare , e dir nouelle , c'hauendo vna fera vn pittor Bolo-
gnefe in su l' Jue Ilaria comprato cauoli in ViaT^a , fi [conerò in ^mico , il quale con
fue nouelle , non fi potendo il pouer huomo [piccare da lui , lo tenne fotto la loggia del
Tode[ìàà ragionamento con sì fatte piaceuoli nouelle tanto > che condotti fi fin preffoi
giorno , difìe Amico ali' altro pittore , hor va cuoci il cauolo , che l bora paffa . Fece al-,
tre infinite burle,epa:(^ie, delle quali non farò mentione, per efiere hoggimai tempo, che
fi dica alcuna cofa di Girolamo da CotignuolaM quale fece in Bologna molti quadri, e ri'
tratti di naturale , ma fra gli altri due , che fono molti beli in cafa de y inacci . Bjtrafie
dal morto Monfig. di Fois, che morì nella rotta di ^anemia, e non molto doppo fece Uri'
tratto di Tnafjhniliano Sfor^iit- Fece vnatauola inS,Giofeffo,chegliflt molto lodata, i^
à S. Michele in Bo[co la tauoLi à oglio , eh' è alla Cappella di S.Benedetto, la quale fa et'
gione, che con Biagio Bolognefe egli faceffe tutte lefìorie , che fono intorno aUa Cbiefa, à
frefco impofìe , & àfecco lauorate , nelle quali (t vede pratica. a[iai, come nel ragionare
dclUmanieradi Biagio fi è dato. Dipinfe il medefìmo Girolamo in Santa Colomba di
Filmini, à concorrenza di Benedetto da Ferrara , e di Lattantio, vn ancona , nelit quale
fece vna Santa. Lucia più toflo lafciua , che bella . E nella Tribuna maggiore vna Coro-
natione di noflra Donna con i dodici jlpofioli , e quattro Euangelifii , contefìe tanto grof-
fe,econtrafitte , eh' è vna ver gogna vederle» Tornato poi à Bologna non vidimerà
molto,che andò à B^oma doue ritrafie di naturale molti Signori, e particolarmente "Papa
"Paolo Ter:^o. Tilà vedendo, che quelpacfe nonfaceua per lui , e che male poteua acqui-
fìare honore, vtile, ò nome fa tanti Vittori nobiliffimi ,fe n andò à Napoli , doue trouati
dcuni amicijfioi) che lofmorirono, e particolarmente M, Toma/o Cambi Mercante Fio-
ren-
"B Arroto MEO TtAMEJ^GHI. r 3 7
fintino, ielle antichità de' marmi antichi, e delle pitture molto amatore, fu da lui acco^
modato di tutto quello, e' hebbe di bif agno, per che mejjofji à lauorare,fece in Mónte Oli'
ueto la tauola de Itlagi à olio , nella Cappella d'vn M. Antonello yejcouo di non so che
luogo. Et in S. .4niello, in vn altra tauola à olio , la No^ra Donna , S.Taolo, e S, Oio,
Battifta,& à molli Signori ritratti di naturale , E perche viuendo con miferia cercaua
dauan:^re , ejfendo gii a{iai bene in làcon gli anni , dopo non molto tempo, non hauen-
doquaftpiù, chefarein Napoli, fé ne tornea [{joma;perche hauendo alcuni amici fuoi in*
tefo , chaueua, auan:^to qualche feudo , gli perfua fero, che per gouerno della propria
nta douefie tor moglie . E così egli, che fi credette far bene, tanto fi lafciò aggirare , che
daidetti,percommoditàloro,glt fu meffo acanto per moglie vna . . . . eh effìfite^
neuano , ondefpofata , che l hebbe , egiacciuto , che fi fu con effo lei , ftfcoper/e la cofx
con tanto dolore di quelpouero vecchio, ch'egli in poche fettimanefe ne morid'etÀ
d anni 6g.
Ter dir bora alcuna cofa (t Innocen^ da Imola , flette colìui molti anni in Fiorenj^
€on Mar lotto Mbertinelli,e dopo, ritornato à Imola, fece in quella terra molte opere. Ma.
ferfuafo finalmente dal Conte Gio. B.tttifìa Bentiuogli, andò à {lare à Bologna , douefrà le
prime opere, contrafece vn quadro di P^afaelleda l^rhino,già fiato fatto al Sig. Lionel'
lo da Carpi ;&ài Monaci diS. Michele in Bofco lauorò nel Capitolo àfrcfco la morte di
nofìra Donna,ela P^efurrettione di Chrtfto ; la qual opera certo fu condotta con grandifjì-
ma diligenT^a, epulitc^. Fece anco nella Chiefa del medefimo luogo la toltola deilM'
iar magnare : la parte di fopra della quale è lavorata con buona maniera . Ne * Semi di
Bologna fece in tauola vna tJuntiata, & in S. Saluatore vn Crocifìlfo , e molti quadri , &
altre pitture per tutta la Città, jtlla ^iola fece per lo Cardinale luurea tre loggia mfre-
fco , cioè tn eia/cuna due fiorie colorite con dijegm d' altri pittori , ma fatte con gran dili-
gen^rt . In S. Giacomo fece vna Cappella infrefco, & t>na tauola à oglio per Madonna
Beno":^, che non fu fé non ragioneuole. \itrafk anco, oltre molti altri, Fr ance fco Mi-
dofio Cardinale, che l ho veduto m Imola, infìeme col ritratto del Card. Bernardino Car-
uaial , che amenduc fono afìaibelli. Fàlnnocenr^perfonaafiaimodefia, ebuona, onde
fuggì fempre lapratica , e conuerjatione di que' pittori Bologneft , eh' erano di contram
natura. E perche ft affaticaua più di quello, che poteuano le for"^ fue , ammalandoli
d' anni cmquanlajeidifebrepcfiilentiale, ella lo trouò sì debole, & affaticato, che mpo^
chi giorni l'vccife , perche efìendo rimasìo imperfetto , an:^i qua fi non ben ben comincia-^
to vn lauoro, c'huea prefo à fare fuor di Bologna lo condaffe à ottimo fine , fecondo che
Imocen'^ > ordinò auanti lafua mortCìVrofpe'O Fontana Vittore Bologne/e, Furono l'ope*
re di tutti ifopradetti Vittori dal MùFl. infìno al MlXLIL e di mano di tutti fono difs'
gni nel noflro libro.
Fine della fita di Bartolomeo da Bagnacauallo.
Così armaco più di liuore, che di ragioni muaico» fende querto Autore de'no-
flri Bolognefi , falfamenre diuuigandoli per inuidiofì fra di loro, e nemicij quan-
do pur troppo concordCie fedele ebbe egli iteflo a prouare la loro (ocieta ; tan-
to arroganti, e vanaglonoG, allora che fé fteflì poco fiimarono,ad ogni vil-prcz-
£0 oprarono ; così fprszzatori d'oga'akro Artefice, mentre cheanche Maeftri
15» PATtTE SECONDA
ad imparar da Rafaellc s' vmiliarono , a quella folo maniera s' acrcnnero . Che
fé poi nulla modi da quelle tré cauolc , che così infulfe, e lontane da quella buo-
na (Irada e vero modo I pafsòcgli a dipingere in Bologna nel Reteccorio di S.
Michele in Bofco.non vollero lafciar Rafaelìe per lui fcfgmre, io mi rime tto s ab«
bia ragione,e fé ftia bene a lui di fcriuerc: che non bonoraffero l' opere de rari Mae-
firi,e quelle nonimitafìero &c. Ch; lafuperbta,e vanagloria, che non erafopra il fonda-
mento della virtù collocata, lideuiaflc dalla via buona, e fimili concetti.co'quali po-
teuafar di menoi! fuoGiouio di comporgii vn si poco onoreuole proemio alla
lor vita. Certo che il dolerli m quella d'Ercole Ft-rrarefe: cbcin Bologna i pittori
di quella Città per inuidia hanno fempre portato odio à i Foraliieri , che vi fono flati con-
dotti àlauorare;: più indiuidualmente poi lo fcoprirfì nella Iu3,chefi me le pictu-
re di quei Refettorio , gli conueniffe tornar fubito à Fioren^^a , perciòche il Treuigit
TUaflro Biagio . & altri Vittori Bologne/i, penfando, cheeift voicffe accafare à Bologna,
e torre loro di mano i lauori, noncejfauano di inquietarlo, ma più noiauaio loro ftejìo
che lui I ti quale di certe lor pa(fioni,e modi fi ridetta , hi tanto poco fon Jamenco di
ragione, quanto che anzi di lui lamentarli ben elfi furon più volte intefi, che nò
contento d'auer egli per tante vie , e col mezzo di quegl' Abbati Oliuetani del
fiiopaefe,& amicicltortoillauorodi detto Refettorio, altresì tentalTe torloro
di mano le pitture di tutta quella Chiefa.e della Sagrelha gii promefl'e,& accor-
date loro ; volendo purfigurare ad ogni modo in va canto di efl'a, come per fag-
gio e proua.vnaCrocefiiSonedi S. Pietro, anc'oggiiaelTere, e che come in
faccia di que belliflìmi Santi , di maniera sì grande , e sì partofo colorito , cho
per tutte quelle mura introduce il Bagnacauallo Cfalfamente da lui altroue at-
tribuiti a Girolamo da Carpi, e Maftro Biagio) non fi può rifguardare fen7.a_,
fuo gran danno, e vergognai cosìallorafml difcapitodi Tua riputazione nella
noftra Città.
£d ecco finalmente qual folTeil motiuo dell' implacabil'odio, e giurata nc-
micizia di Giorgio verfi iBolognefi,eperqual cagione in ogni occorrenza non
poteflc fopra d'eflì,e dell'opre loro non vomitare il veleno dell'interna amarez-
za ; perche quanto a quel Mallro Biagio, dal quale fi duole tanto inquietato,
non contento in quel poco, che qui lo nominò, dirlo : perfona molto più prattica
fieli ^rte , che eccellente , in quel troppo che altroue ne fende , ce lo rapprelentò
la rouiiia de'lteflì Artefici . Nella vita di detto Girolamo da Carpi , che porta-
tofi dalla fua Ferrara a Bologna, per fotto di lui imparare il frefco, perfezio-
narli, e fprarichirfi, dopo auer detto, che : -vedendorenire Girolamo in buon cre-
dito , cominciò cofiui à temere , che non gli p^ffaffe inan:^ , e gli IcuafSe tutto il guadagno,
che perciò fatto fua amicitia in buona occafione per ritardarlo dall' operare , gli diuenne
compagno, e dtmcfttco,di maniera che cominciarono à lauorare ài compagnia ; foggiun-
ge , che : tal cofa, come fu di danno à Girolamo nel guadagno, cosigli ft parimenti nelle
cofe dell'arte , peycì)c feguitando le pedate di Majìro Biagio , che lauoraua di pr Attica,
e cauaua ogni cofa da i difegni di quello , e di quello , non metteua anch' egli più alcuna
diligen':!^ nelle fuepilture &c. E tìnalinencci che : Girolamo accwtoft , che loflare in
Com-
'BARTOLOMEO %AMEJiGHh 1^9
Compagnia di lUaeJiro Siagie nonfaceuaper lui , an:^i che era la fua efprejfa rouina > dis-
fece la compagnia , e cominciò à far da je finita queW opra nella fudccca Sagredia di
S.Michele in Bofco , che fopra ha memoraca» e che fono que'Santi , ne'quali co-
me confeflfa : efier pur qualche co/a di buono , quando anzi fono di tutta perfezio-
ne , così falfamente » come fopra notammo , attribuifce a lor daoi, e(tendo tutti
del Bagnacauallo ; non auendo efiì in altro pofto le mani , che ne' fcomparti di
quadratura , e fìnti flucchi 1 de' quali tutta adorna è quella ricca volta , con_f
quelle quattro floriette d'Angeli , e quattro Euangcliftì ne gli angoli , bozzan-
do a fatica la Trasfigurazione , ritocca aSatto , e finita da Bartolomeo > che ne
auea fatto prima il difegno , il medefìmo quafì precifo di Rafaelle in S. Pietro in
Montone ; folito afferirc » in fìmiii compofìzioni edere vna pazzia > e temerità il
cercar oltre a quel grand'huomo , eda'fuoi inarriuabili penfìeri sIontanarfì>e
partirli . Come dunque non ftimò egli i rari Maeftri ? Com'ebbe il capo pieno
di fuperbia,ediflimo ; E come andato a Roma ne' tempi del Sanzio, pcrag-
giongere con l'opre doue con l'animo gli pareua poter arriuare, a competenz»
di quel grand'huomo prefe a fare non so qual lauoro nella Pace , quando v'andò
per ritornare difcepolo, non per dimoftrarfi maeRro ; per imparare, non per
emulare ; per ammirare, non per contendere? onde l'equiuocata contenzione-»
non fu altrimenti a quella Corte, ma ritornato m Patria ; feguì nella Cappella
della Pace in S.Petronio di Bologna , non nella Pace di Roma ; in concorrenza
di quel Maflro Biagio, Maflro Amico , e fìmiii paefani , non di Rafaelle, di Giù*
lio , del Fattore , od altri feguaci di quel diuino Artefice.
Né furono gi.ì quelle tré opere , che quiui fcc' egli a concorrenza de' fudetti,
efonol'AnnonziazionejlaNatiuità, e l'adorazione de' Magi, delle più belle di
fua mano , né le migliori dell'altre, per auer in effe acquiflato fama, dice il Vafjri,
d'attere la maniera più dolce, e più ftcura &c. per effere più vnite di difegno , e di colori-
to , onde furono pia lodate da gl'Artefici ; parche d'altra inuenzione poi , di altro di-
fegno ,6 giullezzafì giudicarono, fenza pari affai, quelle tante iftoriedel tefta-
mentonuouo, colle quali chiamando qui si Biagio in compagnia,ornòlemura
dituttalafudettaChiefadi S. Michele in Bofco, quale non so a che fine poco
più fotto afcritte anche al CotignuoJa , che nulla vi ebbe che fare , e qui tacciu-
te, ònttrette, per dir meglio, alla fola Cappella deIRamazzotto , della quale-»
però fi poterono ritenere folo in piedi certi Profeti nella volta , rouinato il refi-
duo ,• sì come guafte tutte le dette florie, per cauarui le due Cappelle di S. Carlo,
e di S. Francefca Romana , arricchirla di lumi , di porte , e d'ornati , & infomma
tutta rimodernarla queir antica Chiefa, facendoui ridipingere il refiduo al Co-
lonna , e Me telli , al Canuti , Cignano , e Santi , con quella grandezza , e nobiltà
che fi vede, e non fi può maggiore defiderare.
Dall'altre opere tuttauia rimafìe fparfe per la Città,& efpofìe in pubblico,cIu
ticonofcer meglio r eccellenza di qut 11' huomobramafle, potrà vedere il Prefc-
pe,e la Vifìtazione laterilmente a fecco fatte nella Cappella Banzi in S. Stefano:
! La S. Anna in fccfco nella Gap pella Gottardi in S. Maria Maggiore : Nella Ghie-
Sa fa '
14© P A 2 T E SECONDA
Fa dclli Santi Vitale, & Agricola le tanto erudite ftorie a frefco t e laterali netlaJ
Cappella di quella Immagine di Maria Vergine, alla quale pinfe la coperta Gia-
como Francia: Nella Refideiiza della Compagnia dei Baracano, fui muro,Chri-
fto portante la Croce, lafua Crocehllìone ,e la depofizione; Neil' atrio della
Bafiiica di S. Stefano, fopra il depofito Reccadelli, la B. V. incoronata dal Figli-
uolo, del piùbrauo colorito a frefco, che fia mai ftato praticato al Mondo ;c
dell' ifìeflb grado la B. V.colfigliiiolinoin collo, e S.Giouannino a piedi, ch'era
la diletta di Guido, nel cantone dell' antica cafa de' Strafini in capo alla Via_,
Larga , di rincontro al Sigiior Marchefe , e Senatore Barbazzi , e I Sacrato di S.
Domenico. Tante tauolc poi a oglio; quel Crocefiilo conia Maddalena a pie
della Croce, Il SS. Giacomo , e Pietro laterali .tauola già neirAicare de'Signori
Boncompagni , e dal Padrone donata alli Signori Canonici di S. Pietro , che la^
pofero nella ben ornata Cappella della Sagreiha colfuo nome,erannoch*cila
dipìnfe nel pie della Croce a lettere d'oro: Nella Chiefa dell' O pitale della_»
Morte il Croccfifl'o : In quella delle Monache di S. Maria Maddalena nel! Altare
de' Signori Guerrini la NatiuitadiChrilto: Nella Chiefa di S. Damiano all'Aitar
maggiore li Santi Titolari atenipra: Nella Chxfa di S. Maria Nuoua lafuper-
biffima adorazione de' tre Magi , non di Biagio Pupir.i ,come fcriue qualcuno:
Nella Chiefa de' Putti della Maddalena la così gentile, & amorofatsuolma del-
la B. V. poita in mezzo li SS. Rocco, e Sebadiai.o ; Fiiotidi Porta ftràS. Dona-
to , nella Chiefa dedicata a quel Santo li Santi Donino , Pancrazio, & altri ; e fi-
nalmente ie priuatc in ogni Cafa di Bologna, & in tanti Palagi di Iloma ; come
in que' de' Signori Ginetti, Spada, Sacchetti ; ne' Camerini , ò mezzanelli del Sig.
Marchefe Giuftiniano ,oue tante fue Madonne , con altre del Francia confufe,e
frammifcbiate fi notano: Le tante nella villa Ludouifia:Nella prima danza a baf-
fo a canto la Sala della vigna Borghefc lo Sponfalizio ài S. Caterina dalla ruota,
e S. Giufeppe , mezze figure minori aflai del naturale , in tsuola alla fua vfanza,
tenuto comunemente per mano de! Fattore: Vn' altro della ftelTaqualici ,art-
corche di penfiero differente , & il compagno entroui S. Anna , S. Giofeffb, e S.
Giouanni preflo il Sig. Principe di Paieftrina alle quattro Fontane , e fimili fers-
23 numero , e che tutte ben danno a conofcere quanto egli altra lode a ragion
meritalTe , di che gli fu data, quando in tanta venerazione l'ebbero gli Itefifi Car-
racci, Guido fteilo, e l'Albani; non ifdegnandofi li primi di fludiarc sùlcfut^
Madonne , molte delle quali da eHi ricopiate fra hoì fì confcruanoj e pregiando^
li fecondi auer faputo ritrouare le fue graziofe idee , & arriuari ad imitare i fuoi
be'puttinijde'qualtniffun' altro Maclìro (per grande fiafi)auerii maipcrTaddie^
tro così carnofì, teneri, e zizzofi faputo formare più volte afferirono .
E* perciò grande l'obbligOjche a lui deuelì, hauendo foftenuto maflìmc in Bo-
logna.e rinouata vna Scuola a niun' altra,ardirò di dire,inferiorc; quando produc
feppe foggetti, che gionfero a pingere gli Efcuriaii ad vn Filippo Secondo,i Fon-
tanablò ad vn Francefco Pnmo,a por le mani nelle Pontificie Sale, e tirar ftipen-
dii da vn Leon Decimo, da vn Gmljo Terzo, e fimili, fcnza la longa fcne di Pit-
tori,
'BARTOLOMEO 'R.AME'nGHl. 141
tori , che ci ha tramandati fino all' vltimo di qucfta fua Famiglia Ramenghi, che
tale fiiil fuo vero cognome » ancorché : propter antiquam (nota anch' egli il Bu-
mMo)originem jiut, e Bagnacaballo oppido BagnacaballusdiliuSt F{apbaellisdc Vr-
bino difcipulus . Furono qa^lH vn
GIO. BATTISTA fuo figlio,deI quale altroue.renza nominare di chi nafcefr
fé > e cioè nella fua propria vita, eflerfi con foddisfazione feruico , maflìme nella
gran Sala della Cancellarla di Roma dipinta in cento giorni, riferifceil Vafari;
onorato dall'egregio bollino di Agoihno Carracci, che fra le altre opere de'più
infigm Pitcori , incagliata vna ce ne fé vedere del detto Gio. Batti/la , che con
le altre a fuo luogo anch' eiTaregiflrata venne; Lodato dal Baldi, dopo ilZante,
e il Cauazzone , che fra l'altre opre di fua mano regiftra il CrocefilVo nella Chie-
fà delle Grazie, l'alerò a cempra nella Chiefa di S.Damiano; Nella Chiefade
gli Angeli la bella tauola all' Altare di S. Paolo ; In S. Maria del Morello , fuori
diportaftràMaggiore,ilMartirio diS. Cieco,efimili: Dal Bumaldo onorato
con quelle parole: Filium habnn loannem Baptiflam pinorent boneslijfims conditio-
nis &c.e finalmente con gran decoro memorato nel libro de' Pittori , allora che
per la lite della feparazione diefsi dalle quactr' A rti,pre(tòfomma molto riguar-
deuole: Entrato nel numero delh trenta diConfighodel 1569. eletto del 1571.
a fare, e faldare li conci al fcribanaro Sindico della loro Vniuerfità idei iS74.a
ftimare li lanori , & accordare le differenze j e finalmente del 1 575. creato Maf-
{aro. Vn' altro
BARTOLOMEO, detto illuniore, figlio di quel Scipione, che fu fratello
di Bartolomeo Seniore , e dopo la morte del detto Seniore nato al detto Sci-
pione in Bologna , ou" era paffato anch egli, lafciato Bagnacanailo , i*?c a' quale^
perciò ( mancando l'origine paterna, per l'ingrefib nella Compagnia . conforn-.c
li Statuti di quellaj del i578.periafpefanclla difpenfa,fece la figurcù 1! decto
Gio. Bactifta fuo Cugino . Vn
SCIPIONE luniore, figliuolo ottenuto da] detto Gio. BattiHa, dopo la
morte di Scipione fuo Zio, e però in elio ricoperto il nome j l'voo, e l'altro de*
quali non gionfe veramente al valore del vecchio , ma vaJfe molto queft' virilo
nella quadratura . & vnitofi al Pafinelli , fece molt' opre che fi vedono , marsime
ne' Palagi di Bologna , che troppo farla noiofo il ridire ; G come quelle, che Bar-
tolomeo luniore in fimil guifa dipinfe col Cremonini , col quale fece compa-
gnia I come con Biagio talora , col Cot;g!iuola , e col Treuifi l'auea fatta anch'
egli il Seniore . Solo
MASTRO AMICO fiì quell* vmot bisbetico, e folitario, che con nifliino
mai (e la tolfe ; ftrauagante non men di genio, che bizzarro in tutte le fue ope-
razioni ; e perciò non immeriteuole in tutto ( per dir fempre il vero^ delle mal-
dicenze , ed impropcrii , de' quali fi vede pienamente caricato . Fu dico queiio
Amico Afpertini > che tale fiì il fuo cognome , vn* huomo capricciofo 1 e fanta-
ftico , che alla maniera di nifluno mai volle foggeccarfi , ftudiando ben sì da tut-
ti, e le più beile cofe ne' (uoi viaggi per tutta 1 Italia difcgnandoin certe vac-
chet-
142 ? A UT E SECONDA
chettine di carta pecora, anch' oggi in effere, ma componendoreoe pofcia vnt
particolare , & a luo modo, e biafimando quedi alcri , che datffi , folcua egli di-
re, ad imitare non altri chcRafjelle , di quella a lui peculiar maniera troppo re-
Iigiofi offeruatori fi dmioftrauano j quafi non auefle ciafcuno, foggiongea , for-
tito dalla natura la fua indiuiduaicchedoueua feguire, non altro più cercan-
do, che di colciuarla col buon difegno , e coli' efercizio . Ebbe tuttauia ( come
dir' anch' ci folca Gio.Francefco Barbieri) due forti di pennelli, que'da buon^
prezzo , e quei di ftima ; e le co' primi dipinfe cofe che muouono tal volta a ri-
fo «operando allora per difpetto, ò per vendetta, co' fecondi feppe condurre a
tal perfezione i fuoi lauori , che dicrono gran lume a" Profeflbri , e perfezione»»
all'Arte. Nel primo grado concediamo qui eflerne qualcuna delle regidratt-»
da Giorgio, ma nel fecondo ancora riueliamo a! Lettore, che far fé ne pofla di-
fapaffionato giudice .qualcuna delle tante ò non conofciute, ò a torto careg-
giate, ò maliziofamcncc tralafciate: Le tré florie, per fìt^ura, che a concorren-
za de' Franci , del Corta , del Chiodarolo fi vedono nella Parrocchiale di S. Ce-
cilia, cioè la Decollazione delli SS.Tiburzio e Valeriano , la fepolcuradataa
medefimi , e la confeffione della Chrilf iana Fede facta dalla Santa dauauti al Ti-
ranno : Quelle poche che faranno auanzate ne' PP. Giefuati , dopo la rimoder-
natura del Conuento , edificazione della grande ,e nuoua Chiefa loro ,e fopref-
fione finalmente di cffi ,e fra quelle la tanto ben difegnata , e pallofamente co-
lorita Samaritana , che par di Giorgione ; Il fregio meritamente in vna fimilt^
riuouazione conferuatofi inrorno alla bella Sala del Collegio de* Signori Notati
fui Palagio del Regiflro : Que' pochi frammenti fimilmente auaiizati alla Chie-
fa nuouamence fabbricata al Buon Gicsù : La Madonna fotto il portico de' Si-
gnoti Ercolani in Galiera , foura la quale Lodouico Carracci rapprcfentando il
Iwo Chriflo mollrato al popolo da Erode , non ifdegnò con effa concorrere : La
belliflìma tauola, che prima in Chiefa di S.Martino maggiore all'Altare da'Gar-
giarìa, è trafmigrata nel Refettorio di que* Padri nella principale facciata , ouc
in alto vedefi la B. V. col Puttino, e vn Santo Vefcouo.che genufleflo guarda gli
fpettàtori, e dall'altra parte S. Lucia, e fotto S.Nicolò, che con tré palle d'oro
comparte la dote alle tré citelle , che iui genuflefle pare ne riferifcano a Maria
Vergine la grazia ; e nelle quali tutte figure hi dato in vn grande,e terribile sì ne'
contorni , che ael colorito , in vna faciliti , e nfoluzione , che fé a parte a parte
fi feparaffero col tagliole cofe che entro vi fono , pafleriano perdi Giorgione;
perche la paftoficà delle carni , la fincerità de' vediti , la facilità delle pofaturcj
fono affatto le medcfime. Lo fteffo anche C\ può dire della facciata tutta , ma in
frefco dipinta nella libreria di S. Michele in Bofco , oue fopra nel mezzo rappre-
fentò in aria il tanto Macftofo Dio Padre, colla Colomba fotto , & il Figliuolo
Crocefifib, al quale in atto di adorazione genufleflo, e nudo rifguarda Adamo
con la mano ai petto , qnafi moftrando di dare a fé rtcflb la colpa del preziofifli-
mo Sangue fparfo per redenzione del Genere Humano , e dietro lui Mosè , &
Kaia i dall' altra parte Abramo Padre de' Credenti i Dauidde, ed £fdra: fotto di
que-
AMICO AS P EUr 1J>II. I4J
quefli da vna parte li SS.Pietro, e Paolo , li quattro Euangelifti , S. Ambrogio, S.:
Gregorio» S. Girolamo,S. Bernardo>& altri duo" SS. àX quella Religione^ abitc.
Pregò, dicono, quel Padre Abbate t che Io ponciTc in libertà di efprimercj
fotto a quefta degn' opra in figurine picciole vn fuo penfiero , e cioè il vero ftu-
dio de* Monaci, che conceflàgli, feceuiin vn finto tapeto da vna parte, per lo
Paradifo,vna inefauda Iui.cradiata,come d'vn Sole, alla quale s'incamminauano
inaria, fopra vn fottiliflìino filoimpoflìbilmentc camminando l'Anime de gli
Eletti, picciole che a pena ^i vedono, di Monaci, di Preti , di Principi , di Plebeii
d' Imperatori, di Cardinali, e di Papijdall' altra parte vn Cielo irato , fofco ,cj
nero, tutto pieno di lampi, e di fae ce,che vannofia fcaricare, e piouerefoura
l'Inferno , entro il quale llranament". , e m crudelifsimi modi fi vedono tormen-
tate l'anime dannate : A rimirarle fiiife vna Matrona condotta dall'Angelo , t.*
tentata da vna Diauolefla perl:i Lafciuia ,che dietro ha lartìfFaida: piùlunge vn
banchiere, che appoggiato al telonio ,nitg3 la eicmo/ìna ad vn pouerelio che
gli ne chiede ; vno che iiefo, tiratofi il manto fopra gli occhi, moftra l'Ozio: v'è
ia Lafciu!a , la Crapula ; vi è l'Ira in vno , che aS.;rrato vn galantuomo per i ca-
pelli , gli pianta vn pugnale nella gofa. Finfe che di qua s incamminaflcro tutti i
mortali d'ogni (lato, e condizione,echegiongendoad vn ponte, necefsitati fof-
feroa falire fopra vna (tanga porta nel mezzo in bilico, chefeliportaua in alto»
veniuano riceuuti da gli Angeli, fé trabboccaua albaffo, trouauano i Dianoli
pronti a porli nella barca di Caronte . In Cielo poi varie figure dell'ApocalifTe»
e nel mezzo vna bilancia , e vna fpada , alludendo alla protezione dcH'Arcangc-
Jo Michele titolare di quella Chiefa , e Munirtero. Sotto poi iiel fregio pofe duo*
di que' Monaci fonnolenti,e penfcfi,colcapuccio tirato sii gli occhi ,e in vn_»
polizino il fuo nome : ^micus jifpertinus Bononienfispinxit. e fotto 1 3 14.
Io non ftò a ridire a, parte a parte la Itupcnda operazione della bella itaila fat-
ta di pianta,& ifolata de'Signori Marfili,tanto nominata'per tutto a que'tempi,e
così famofa,che nò potendofi occultare,ne dirfenc male, fu minor male il dirne
bene, con quella ailutafrafe però, d'efllrque'molti quadri dirtorie.e que' fregi
in effa dipinti delle migliori opre dell' Afpertinijquafi che della ftcffa qualità, e
più belle affai non tiufciffero le tante facciate di Cafe , che fimilmcnte dipinfe 3
chiarofcuroper tutta aCitca, come andauafene pur anche fin a quell' hora_»
ritenendo inueteratocoftume; come quella dell' antica Cafa de'Cortelliin lira
S. Donato, della quale però dall' ingiurie del tempo fonofi potute fol difendere
quelle radunanze d'antichi Dotti e Letterati, che vi dipinfe fotto il porticorDe-
moftene, Pomponio, Polliciano, Cicerone, Ouidio, Virgilio, il nollro Beroal-
do.Pico della Mirandola , l'Imola, l'Ancarano, il Salicetto, Gio. Andrea Cal-
deraio, Gio.de Ugnano, e fimili,piùafuo capriccio ,che per comandamento
alcuno gli ne facefse il virtuofo Padrone, al vano , & vniuerfale genio del quale»
cercò conformarfi ; rrouando egli tutta dipinta la Cafa per di fuori al fuo ritor*
no, in otto giorni (olod'ertate che attefe a villeggiare : Quella picciola , che in
yn giorno fole diede finita » rincontro le Suore di S. Lodouico nella via del Pra-
tcllo»
144 P A 71 T E SECONDA
cello, rapprcfentandoui in picciole figure la Caccia del Toro fatta fullaPIazz»
diBo'ogaa allaprefenza di Carlo Quinto, allora che in quella fi trattenne per
farfi coronare dal Papa ; e fìmiliinfìiM'te> che anche fi vedono, e che lafcioal
giudizio degl'intendenti, fé chiamar fi deggiano imbratti, de' quali fùlafcia-
co (critto , non etlere in Bologna Cafa , ne Chiefa , che di mano di co/lui non^
fia piena. Certoche tal nome non mentano quelle» e tante altre priuate, che
tutto di fi fcoprono ; come la condotta al Caluario, e la Crocefilfione del Re-
dentore preffo li Signori Chriftiani , la morte di N.Signora preffo \i Signori Con-
ti Bombaci , e fimili operazioni molto dotte , e giudiziofe ; che fé poi m giouen-
tù ,anzi in fanciullezza , C\ può dire , e perciò fenza fcorta , e fondamento alcun
di difegno , ma per vn certo impulfo di natura , che di dodici anni , dicono , gli
fé impugnare i pennelli , m quello e quell'altro muro andò fcapricciandofi, do-
ueiiano (ìir.iij principii , e per così dire , tentami effer compatiri per quel che fo-
no ; perche , come , per efcmpio , preffo i razzi , che ioteituci fui difegno di Ra-
faelle, fi vedono taluolta efpofli nella regia Cappella di Madrid, non fi può
fenza marauìglia , per non dir fcandalo , rifguardare su quell' Alcare l' andata di
Chrifto colla Croce Tulle fpallc alla morte deli" ideila mano , non oftan:e cho
Filippo Quarto ( inolTo forfè dalle terminate lodi, che gli die il Vafari^ oc-
tenuta finalmente detta tauola , aliìgnafle a que'PP.che la poll'edeuano in Paler-
mo vn'annua rendita di mille feudi , e prouedeife quel Superiore , che con tanta
accottezzane maneggiò la tanto altre volte pericolofa afportazionc da quella
anche fuddita Città ; così premeflb il douuto defalco alla comparazione, preflb
le pitture fatte dal nollro Amico in prouetta età , non vanno mai pofte quelle»
che ragazzaccio anche da fcudifcio, andaua imbrattando per imparare.
Siprendinodunque,eficonfiderino, oltre le già dette, quelle di tutta perfe-
zione; come a dite la bella tauolina , che fece per i Signori Fronti nella Chiefa
Parrocchiale di S.Tom3fodiftrà Maggiore: La belliifima Adorazione de'Magi,
figurine picciole in rame, che andò in Francia: Il belliflìmoChrilto coronato, e
fchernitoda gl'Ebrci,della(leflagrandezza,efimilméte in rame,pre(logiàil Pa-
dre Pittorino di S.Francefco : Il belìi (lìmo difegno polfeduto dal Sig.Bianco Ne-
ri . e che preffo tant'altri deprimi Pittori d'Europa che poflìede , nulla perde , e
brauamente fi loftenta : Quell'akro non meno pregiabile del depoiìto di non so
qual Dottore , che doueua , dicono , efler efegui to dallo fledo in rilieuo di mar-
mo, tanto meritamente llimato frd gl'altri che poffcggonoi Signori Gennari»
maCBme commendato tanto prima dafZio; e finalmente, per dar fine al tedio,
li fuperbiilimi fregi di Sirene fcnerzanti con Tritoni, & Amoretti, poffeduti con
l'infinità di tanti altri ftupendi di tutti i Maeftri del Mondo , dal Sereniamo Sig.
Principe Eminentifs. Card. Leopoldo di Tofcana. Furono quelli parte di que"
penfieri,che sì marauigliofamente efprefle a chiarofcuro nella fudettaftalia—
Marfih , della quale io cauo da'libri regolati di quel Pompeo Seniore,effsrfi fpic-
ciato in quindici giorni folo, a due lire il giorno, effendo egli flato il più nfoluto»
ferace, e sbriganuo Pitcore di que'cempi» e di quanti altri dopo di im vennero.
Ebbe
■J
GVIDO ASP EflTìJ^r. t^f
Ebbe fn fratello maggior nato> al contrario ponderato.e lento; onde quanto
die fegno di volere più aggiuftata,e diligentemence di Amico operare.altrcccau-
to moitronì finito troppo ,e crudetco. Così a noi va compartendo il Sig. Iddio i'
talenti, a chi d'vno facendo dono > a chi dell'altro, perche di tutti ricco vn folo,
troppo non s'alzi la noftra alterigia, e perche megho in tal guifa fra noi fi diffon-
da, e fi comparta i'vmana vicillkudine delle cofe. Il Vafari accorciar volle»
quelto infelice la riferita rita , come pur troppo ebbe a prouarne egli brieue U
fua naturale . Ecco ciò , che ò non più cercando , ò non volendo farci fapere,
né pure di qual famiglia foUs , e di chi fratello » ne fende nel fondo della vita di
Ercole da Ferrara ;
Lafcìò Hercole Guido Bologne/e Vittore fno creato , il quale l'amo r 49 1 . come fi w-
de , doue pofe il nome fuo [otto ti portico di S.T tetro à Bologna , fece àfrefco vn Crocefìf'
fo con le Marie , i Ladroni , Caualli , & altre figure ragioneuoli . E perche egli defidera'
uà fommamente di ventre limato in quella Città , com era flato il fuo Maeflro , lìudiò
tanto,e fi fottomtfe à tanti di/agi , che fi morì di trentaanque anni . E fé sì fuffe meffo Cui'
do i imparare l' Arte da fanciule'zj^ , come vi fi mife danni 1 8. arebbe non pur pareg-
giato il (uo Maeflro fenica fatica , ma pacatolo ancora di gran lunga . £ nel noflro libro
fono di(iegni di mano di Hercole, e dt Guido , molti benfatti , e tirati con gra'^a , e buo-
na maniera.
Fine della vita di Hercole da Ferrara Vittore.
E però compatibile le altro a nollri giorni di lui non trouando il Bumaldo,
BOn più ne diHe, di che ne notafk il Cauazzone , dopo il moderno Zante , e il
più moderno Baldi : Guido Afpertinus Violar maximx expe£iationii dr praeocit plu'
rima virtutis , quam Cibi luuemli xtate , fub'qua deceffit , afciuerat zjfc. Amicus Guido-
tiisprame morati FraterViSior, & Sculptor prxexccUens , vt notatZantus&c, Ed è
r iiteilo , che in ottaua rima di ambiduoi auea cantato nel fuo vindano l'Achil-
hni .
ììon taccio Guido , benché morte accerbx
Cel tolfe quando fua virtù fioriua >
Come tempesta , che ruina /' herha ,
Talché ti yillan del feme , e frutto friuax
7Aà la feconda vita fi riferba ,
Che Guido la Lucretia morta auuiua :
Qì* beli' error che l Galea'3^0 finto
Speffj pel ver fi honora, & è dipinto»
\4mico fuo fratel con tratti , e botte
Tutto il campo empie con le fue anticaglie
F^ettrate dentro a Le Bramane gì otte,
BiT^ir più che rouerfcio di medaglie ;
E benché gioutn fta , fa cofe dotte ,
Che eoa gì' antiqui alcun vuol che fi aguagliCt
Fn' altra laude fua non pretcri[co
T Ce
I4<J P A 7tT E SECONDA
De li prejìe/^i del perinei flupifco .
Di Guido così cancò ia Tua vica , celebrando vn ritratto di fua mano di Ga-
leazzo Bentiuogli , Hertnico Caiado Portughcfe nel fuo primo libro de gì' Epi-
grani, epigr. 69.
Trifca fuos laudet, laudet pifiura Magilìros,
Qjios bona pofiexitas viuere morte factt .
Dttm modo Gutdonem cun&is praponat , & illunt
Ejferat in Calum laudtbus iftud opus,
ìiamque decus patria duplex Caleatius Frbis
Terpetm vtuit tutus abUnteritu,
Etiti fua morte così fenile fra gli akri fuoi Sonetti , Diomede Guidalotti
ttclle lue Rime.
MErìtamente fi dolea di morte
Lajfav il vel Mortai sì tofto Guido ,
C hor innal^^ando di fua fjma il grido >
Tempo era d' habitar l' humana corte,
Tolfe miti' alme alle voraci porte ,
Già che pittura fece in effo il nido.
Onde interrotto dal fuo Fato infido »
ì^on potea non doler de U Jfia forte •
La Virtù grande inuitò morte à/deg/iOt
Che hauendo vi/lo per le antiche carte
Di mill alme mancar fua Vatria, e Rjegnoò
ìion pHote comportar di Guido hor l' ^rts ,
Z?cnfando , eh' ci fuo Hato bauria men degno»
P^eftando de' i fuoi vinti in terra parte.
S'egli viiTuto folle i fuoi giorni > e gionco all' età dei Pupino, del Bagnicaual-
Io,edei;rakri > gì' aurebbe facilmente paffati tutti, come vuol qualcuno, che
nella tanto lodata Croccfidìone fatta fotto il portico di S. Pietro, a tutte fue^
fpefe , e fenza alcun premio , mi per mera gara , e picca della Cappella Garga-
nella dipinta entro quella Chiefa , fuperaffe Ercole da Ferrara , del quale perciò
fu concorrente, e non fcolare, ò creato , come,per non darfi !a gloria a Bologna,
e a Maftro Amico fuo fratello d" vn tanto allieuo , e malignamente occultarli , e
fupprimerfilafamofafcuola, chern detta Città più che mai fioriuaa que' tem-
pi , fu nominato da queft'huomo. Così kce pur anche d'
INNOCENZO , detto l'Imola , e col quale conclufe e terminò la vita di que-
fli noflri paefani , facendolo fcolare d'vn tal Mariocto Albertinelli; quando elTer
flato difcepolo del Francia euidentemente confta dalle fue vacchette in tal gui-
fa cantanti i^oZ.alli j.di Maggìoprefo inmiufcola tiocentio Fraticucio Imolefeai
injian^ì del Fekfmi , e del Gombruti . Francan^ente egli tuttauia kr fle , clfer [iato
cofiui moltanni in Fiorenza , con qtteflo Mariotto ; e dopo ritornato à Imola , auer fatto
in gufila terra molte opere , quando altro non fanno « né pontio colà mollrarci di
' ' ' "_ - - ^^^ ■
lJstJ^0CEN20 DA IMOLA. 147
fui tnanój che duo'piccio!» quadretti nell'Oratorio della Confraternita di S.Ma-
cario , detta la Compagnia de'PP. ds'Serui > e nella Compagnia di Valuerde, che
curtodici , e coperti fotto doppia cortina , la prima di tela , e l'altra di taffetano
cremefi . come vna reliquia molirano a noi Bolognefi j che ne abbiamo piene le '
cafe, non che le Chiefe ; auendo poi fempre dimorato preflo di noi, né mai par*
titofene dal primo di, che vi pafsò ad apprender T Arte, ed apertaui Cafa , e tràf
portataui la famiglia, che anche a' noftri giorni dura. Per impinguar dunque più
che mi fia poflìbile la fua vita, e non pacarmela così afciutta come fu fatto, re-
giftrerò qui quelle principali opre, che di lui sì trouano anche in effere, e in pub-
bUco , lardandone tante priuate, acciò da quelle almeno fifcorga, che valen-
tuomo folle quello a quc' tempi , e quanto perciò più conueneuolmentc meri-
taffe quegli encomii, che per altri di tanto minor valore s'inteflTetcero. Molte fé
ne vedono oprate fuori della porta di S. Mammolo , nel famofo Muniflero di S,
Michele in Bofco 7 perche non folo fquifitamente dipinfe a frefco nel Dormen-
torio la sfera dell'oriuolo , nel Capitolo i quattro Euangcliib', l' Annonziazione,
il Mortorio, l'Aifonzionc di Maria Vergine Noftra Signora, enei concauo della
Tribuna della Cappella maggiore in Chiefa la B. V.coronata col Padre Eterno,Sc
Angeli ; mi nello Itelfo Altare la tauola grande a olio, entroui l'Arcangelo Mi-
chele nel mezzo, S.Pietro , S.Benedetto , e la Madonna in alto , cosi fui gufìo di
Rafaelle, che parue, che egli llelfo quel gran Pittore gli auelTe prima fatto il di-
fegno,poi retta la mano . Nella Cappella famofa della Pace in S.Petronio fullo
Hello ftile vna di quelle itone a concorrenza di quegl' altri , oggi non so per qual
cagione coperta con corami d'oro , fé non forfè perche fembraffe più preziofo
della pittura vn sì vile arredo : Nella Chiefa della Madonna detta di S. Luca fui
Monte della Guardia , nella tauolina baffa dell' Aitar maggiore , in figure poco
men di vn piede alte, laNatiuiti di Noft.Sig. di tanta bslla inuenzione, buon
difegno, brano colorito, e corretta giullezza, che fé troppo non folTe , ardirei di
dirla bella quanto fé l'auelTe dipinta Rafaelle ; onde non fenza molta ragione,«
tante volte abbino tentato gì* Oltramontani farne acquilto a prezzo eforbitan-
ce: Deli'idcflò grado nella CappeHa de'RR. PP.de' Semi all'Altare de'Fantuzzi,
dietro il Coro lo Sponfalizio di Maria Vergine , che con tanta modefiia porgen-
do la mano ali' anello , volge dall' altra parte vergognofa il capo ; e nella Cap-
pella de'Signori Bolognettila SS. Nonziata figure grandi del naturale , e fopra il
Dio Padre corteggiato da belliffinii Angeli , e nella bafe , ò peduccio fotto, tra
ftoriette rapprefentanti la B. Verg. mollrata dalla Sibilla ad Augulìo Imperato-
re, la Natiuità di Nofl.Sig.e 1 Magiche vollero pagar gran prezzo Monficur del-
la Montagna , & vltimamente Monfieur Alle , che fi die vanto farle paffare fuori
d'Italia per di Rafaelle , ranco fono fpiritofe , erudite , e corrette : La tauola così
grande, e così bella all'Aitar maggiore delle RR.MM.del Corpo di Chriilo, oue
fi vede la B.Vcrg. col Figliuolo fnlle nubi, adorata da gli Angeli, egregiamente al
folitovelHtijCon certe clamidette fottilij fuolazzanti, e giudiziofamente rile-
gate i S.Pectonio ) S.Funcefco , S.Ch,ara j e vn S. Sebafliano di canto le belle^
' T » prò-
14?
P A 7iT E SECONDA
proporzioni , così giufto , e infiem les^giadro , che parue fuperar quafj il Frarìcia
fuo Maeftro > che tanti sì aggiuflati, e di sì bella fimmetria fi die vanto di fempre
dipingere ; ed i ritratti del Marito, e della Moglie t^inocchioni, che la fecero
fare ; Nella Chiefa delie RR. Monache diS. Matteo la caiiola c\\t C\ vedcauer
feruico all'Aitar grande deJrancica Chit fa , e prima che l'altra dc:lla nuoua,dopo
tanto tempo> vi facclTc il Laureti.oue nel nicchio, che hora vi Uà fempre curato,
(ìmira la Verg. Maria col Signorino in piedi fulle nubi , che di 'a benedizione, e
li SS.Pietro.Paolo, e Girolamo da vna parte, dall'afra li SS.Matteo,Gio. Euan-
gclifta, e Domenico, con sì graziofi Angeli fopra , e vn Dio Padre ; e fotto nel
peduccio , ò bafe cinque lìoriette , cioè Chr.flo apparente in forma d'Ortola-
no alla Maddalena, la Prefentazionc al Tempio, S.Pier Martire, eS. Antonino
Vcf:ouo,IaNaciuiti di N.);troSig.co P.i:tori»e S. Domenico genufl-flb, la Di-
fpura del Signore coli" arriuo in diiparte di Maria , e Giofcifi , e dall' altra di S.
Tomafo di Aquino, che ila difcorrcndo con rn' altro Santo Vefcouo , la Sama-
ritana,& il Martirio di S.Caterina ; non mai fazio qucfto buon virtuofo di riem-
pire bene ogni fpazio delle fue tduo'e • ed arricchirle d aggionti d' Angeli, di
Serafini, e d'altri ornati fimili, elTendoabbondanti'fimo di penfieri, ecopiofo:
In ii.Giacomo tutta la Cappella oggi de'Pied")ca,dipinta nobilmente a frefco at-
torno , e nella tauola ad olio la B. Verg. col Patino , S.Caterina da cflTo fpofata»
S.GiofefFo , S.Gio. Battifta , e S. Giouanni Euangelifta , così graziofa , fpiritofa»
e corretta figura, ch'ella par di Rafaelle ; fi come delio fteffo non fi aurebbcj
fcrupolo nominare il bel Prefcpe , che di figurine picciole incantò fotto in mez-
zo alla bafe dell'ornato: Nella Cappella de gli Orioni in S.Saluatore il Crocefif-
fo famofo , attorniato da quattro Santi , i più belli che fperar Ci poiTano da gia-
llo difegno, efpiricofocotjrito; alle quali tutte punto non cedono, quando di
gran longa non te trapalBno; le tré loggie in frefco, dice anch' egli il Vafari , cioè in
ciafcuna due [lorica frefco , che fece olii l^ioh,per lo Cìrdinale luurea , colorite con di'
fegni d'altri Vittori , che none vero, perche furono luoi, e così belli, che non vie
chi non li giudichi di Rafaelle.
Qaefte , & altre fimili fatture dell* Imolefe littore paflTarono in molte cofej
(perdir fempre la venta anche contro me (teflo) quanto mai fino a quell' hora
operato fi folle da'noftri Bolognefi , anche dairillell'o Francia , anche dall'idef-
fo Bjgnacauallo; perche fé bene non gionfe mai ad vno fpirito» ad vna proprie-
tà, e leggiadria , che fu nel Tuo Maeflro inarriuabile , e fé non alla difinuolrura, e
paftofo colorito di Birco!omeo,ambi trapafsò di g a long3('a me pare)neir eru-
diZ!one,nella maeltà, nella correzione.Diede in vn pili nobile, e grande, e nato
ai dì buoni, cioèa tempi di Rafaelle, potè godere del gran beneficio di veder
per tempo le fue cofe, ofleruarle,ed infiradarfi a quel perfetto modo,appoggia«
to tutroat gran fondamento de gh antichi Greci, mediante le loroftacuj allo-
ra, ò poco prima ritrouatefi in Roma, ricauatefi, & in pubblico efpoftcfi.
Trasfjrmolfi dunque in quel gufto , morto il Francia Mae Uro , e nelle proprie.»
opere» così d'imicatlo ingegaoHì pcc rauuenirCf che in quella parte di con^
JJ^^OCE^ZO DA IMOLA,
149
trafarlo > pafsò vn Giulio Romano , vn Fattore, vn Baldaflfar da Siena > e quanti
altri di quel graa Maeftro allieui, che dimoUrarono ben poi altro fondamento,
efapere.cfuronofenza pari di lui più valenti. Qu^indi fu, che e&tnào egli perfo-
na affai mndefii , e buona , anzi che fuggir fempre la prattica , e conucrfatione di que'
pittori Bolo>,neft, che erano, dice Giorgio , di contraria natura , a quefta nuoua Hra-
da gl'inuitafle , ed e(fi a fegmrh fi poneff^ro ; onde non so di chi più dolcrfi oggi
potenè.ò d;* Bolog-iefì chetT'to l'impiegarono fempre, e loftimarono.ò
d'vno Scrittore , che sì poco di lui fé conto: fé piùdoueffe ram ricar/ìdi fe_»
medelìmo, eh aff'jticmdoft più di quello, che poteuano le foy:;^ fue , ammalandoli
d'anni cinquanta (a di fcbre pendenti ale , ella lo trouajfe cosi debole, & affatticato,
che infochi giorni l vccife, ò d di chi affaticandofi aflai meno, per non die
nulla, di quei!) poreua, e douena in indagare le fue qualità, coltumi, acci-
denti , e fortune , palfandofene in due parole la fua degna vita , e nel fon-
do ditant'altreinculcatamenteaggiongendola, ha noi anche lafcia»
ticosipriui di quelle notizie, con le quali aurefiìmo po-
tuto contribuire il douuto onore ad vno
de grand' huomini che auelTe
quel {ecolo.
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^^ll^|^^lf^lÌÌ!ll^S(iK^^'^
D I
FRANCESCO
PRIMATICCIO
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NICOLO DETTO DELLABBATE
Suo Difcepolo , 6c altri.
«M E*J e^ £*3 £#3 f^ f-^ S-^^
A Virtù collocata in nobi! foggetco , vna gioia legata inoro
meritamente vien detta; riceuendo ella iiitalguila ogni lu-
ftro , e decoro non meno , che da sì ricco metallo ornate , z^
riftrettele gemme. Eccone qui vn'cfempio nella Pitturala
più fublime grado non mai più folleuata di allora , che da vn
Gentiluomo trattata , acquiibre vno de' primi pofti nellc_»
Corti, e premiarli in ecceflb dalle Regie munificenze fi vid-
de. Fu il ben nato Artefice Francefco della nobil Famiglia de' Primaticci, che
da gli Autori vien connumerata fri le più antiche , e rignardeuoli di Bologna,
quand' ella in ogni tempo diede huomini Illuftri alla lìeflainArmi, in Lettere,
ed in Santità . Si compiacque a guifa de gli a itichi Fabii , d' altri Confoli , anzi
Imperatori Romani trattare anch' egli i pennelli , e fé vedv;re compatibili i fati-
cofiftudiidiquefi'Arte con gl'agi, e le comodità. Pafsòdigran lunga quanti
mai fino a queir hora dipinto auefi'ero in Patria; e tanto e tale fu il fuo valore,
che non potendolo più tacere il Vafan.fi pofe apertamente a confelìarlo mentre
anche viueua ; quali che preuedeffe, dopo la di lui morte auerfi a dilatare il fuo
nome , e fucceder que' g!orno> che la di lui vita fcnuer compendiofamente do-
uelTe nel fuo Ripofo il Bor^hini, in quella del Vignuolefe Baroccio sì degna men-
tionc farne (prima del Vidriam) il P. M. Egnatio Danti , Le fue noue compofitioni
di membri in ciafcunoidine di edificio , i fuoi Trionfi , e la fua Fncim di yulcano pro-
por
152 P A UT E SECONDA
por douefTe iti efempio a gli Architetti , e Pittori il Lomazzi ; ne contenta fa di
lui fama d'elTerfì in Francia , oue a feruigii di quella Corona dimorò fempre» fat-
ta sì grande i giongerea noi pure a farfi anch' oggi fentire, per bocca dei dot-
to Fihbien, che in fuo linguaggio anch' egli laviranefcrilfe : rcftar gì' ingegni
Francefi oblig-iti al Trimaticcio , & à THeff'er Nicolò di molte belle opere , epoterft
ben dire , ejferelìati li primi , che portafjero in Francia il guflo {{ornano , e la bella ides
della Vittma,e Scohitra antica &c. Douendo dunque di lui qui fcnuere dietto ad
I inocenzo da Imola , del quale fu difcepolo nel difegno , fi come nel colorito
poi del Bagnacauallo > non faprei mai come meglio cf. guirlo in tanta lontanan-
za e di paefe oue abitò i e di tempo nel qual vide, che (gii prepottoneil precifo
ritratto > che ancepofe anch' egli a quella Vita il compito Vafari , come ho fitto
dique'de! Francia, di Marc Antonio, e del dccto Bjgnacauallo totalmente, e
coll'ornaco Reffo da lui colti , e ricauacO appoggiandomi anche a ciò , che puii-
caalmente ne fcrifl'e nella feguence forma :
DESCRITTIONE DELL' OPERE DI FRANCESCO PRIMATICCIO
BOLOGNESE, ABBATE DI SAN MARTINO,
PliTORE, ET ARCHITETTO.
H unendo infìn qui trattato &c.
Cominciandomi dunque da Francefco "Primaticcio , per dir poi di TÌT^mo Ve-
cello , e lacomo Sanfouini, dico, che dotto Francefco , ejfcndo nato in Bologna della no'
bile famiglia de "Primaticci molto celebrata da Fra Leandro Alberti, e dal Vonrano,fù
Ìndiri':i^ato nella prima fanciulle:^a alla mercatura : ma piacendogli poco quell' eferci-
tio : indi à non molto , come di animo, e di fpirito eleuato, fi diede ad ejercitare ti difegno,
alqualefi vedeuatfjne da natura inclinato. E così attendendo à dijegnare, etalhoraà
dipingere > non pafsò molto , che diede faggio d haucre a riujcire eccellente. Andando poi
à Mantoa,doue allora lauoraua Giulio I{omano ilpalaT^o delT. al Duca FederigOt
hebbe tanto me:^o,cbefù meffo in compagnia di molti altri giouant, che fiauano con Giu-
lio à lauorare in quell'opera. Doue attendendo lo (patio dijei ami con molta fatica , e di-
ligenza à glijìudij dell ' arte , imparò à benifjim't maneggiare i colon, e laujrare diftuc-
co londe fra tutti gli altri giouani . ihe nell opra detta di quelpalaT^ s affaticarono ,fù
tenuto Francefco de migliori , e quelli, che meglio dtfegnaffe , e colorifìC di tutti ; come fi
puòvedere in vncamerone grande, nel quule fece intorno due f>egiature di fiucco vna
fopra l'altra , con ma grande abbondanza di figure , che rapprejentano la militia antica
de' Romani . "Parimente nel mede fimo palazzo conduffe molte cofe , che vi fi veggiona
di pittura , con t difegni di Giulio jopradctto . Ver le quali cofe "penne il "Primaticcio in
tanta gratta di quel Duca , che hauendo il l{é Francefco di Francia intefo con quanti or»
«amenti huueffe fatto condurre l opera di quel palaj^o , e fcrittogli , che per ogni moda
gli mandaffe vn giouane , il quale fapefle Lauorare di pitture , e difìucco ; gli mandò efìo
francefco Primaticcio, l anno 155 1. Et ancorché fuffe andato tanno innanzi al f erui-
gio del medefimo l{è il R^ofio pittore Fiorentino > come fi è detto i e vi haneffe launrata
mot'
FHÀ^CESCO PRIMATICCIO. 155
molte cofe , e particolarmente i quadri del Bacco , e Venere ; di V fiche , e Cupido, nondi'
meno i primi §ìucchi,che fi facejiero in Francia,^ $ primi lauori afre/co di qualche con-
to > hebbero , fi dice , principio dal Vrimaticcio , che lauot ò di qucfla marnerà molte ca-
mere, [ale, e loggie al detto ^jè . ^l quale piacendo lamaniera, & il procedere in tut-
te le cole di quello pittore, lo mandò l'anno 1 5 40. <z t{pma à procacciare d hauere alcuni
marmi antichi , nel che loferuì con tanta diligen';(a il Vrimaticcio , che è fra tejìe , torfi»
e figure ne comperò in poco tempo cento venticinque pe':^ . Et in quel medejìmo tempo
fece formare da lacomo Baro:^ da Vignuola , zr altri , il cauallo di bron-;^ , che è iru
Camp doglio : vnagran parte delle florte della colonna ; la sìatua del Comodo , la Vene-
re ,il Laocoonte j il Teucre , il Hilo , e laftatua di Cleopatra, che fono in Beluedere i per
gettarle tutte di bronT^o . In tanto ejjhndo in Francia morto 1 1 Bjajjo , e perciò rimaja im-
perfetta vna lunga Galleria , fiata cominciata con fuoi dtfegni , & in gran parte ornata
di jìucchi , e di pitture, fu richiamato da B^oma il "Primaticcio . "Perche imbarcatoli con
i detti marmi,e caut di figure antiche, fé ne tornò in Francia . Doue innam^ ad ogni altra
cofa, gettò fecondo, che erano in detti caui, e forme, ma gran parte di quelle figure an-
tiche , le quali vennono tanto bene, che paiano le ^efje antiche , come fi può vedere li
doue furono pofie nel giardino della Bigina à Fontanableo , con grandijfima fodisfatione
diquel Bji , che fece in detto luogo qua/i vna nuoua I{oma . 7>i^ non tacerò , che hebbe
il Primaticcio m fare le dette fiatue maeflri tanto eccellenti nelle cofe del getto che qtteW
opere vennero non pure fott oli , ma con vna pelle così gentile , che non bifognò quafi ri-
nettarle , Ciò fatto ,fù commeffo al Primaticcio, che defkfine alla Galleria che il B^ojfa
haueua lajciata imperfetta ; onde mefjoui mano, la diede m poco tempo finita contanti
fiuccbi , e pitture , quanto in altro luogo fiano (late fatte già mai. Perche trouandofi il
J{è benferuito nello jpatio di otto anni , che haueua per luilauorato coftui, lo fece mette-
re nel numero defuoi camerieri, epoco apprefjo , che fu l'anno 1544. lo fece , parendogli»
che Framefco il meritafìe , abbate di S. Martino.
ina contuttociò non ha mai reflato Fiancejco di fare lauorare molte cofe difiucco, e di
pitture in feruigio deljuo Bj,e deglialtri, cbedoppo Francefco Primo hanno gouexna-
to quel Pregno.
E fra gli altri , the in ciò l'hanno aiutato ; /' ha feruito , oltre molti defuoi Bologne fi,
Ciouambattifìa figliuolo di Bartolomeo Bagnacauallo , il quale non è flato manco valente
del padre tn molti lauori, e iìorie , che ha meflo in opera del Primaticcio.
Parimente ihàjeruito afiai tempo vn Ruggieri da Bologna , che ancora (là con efio
lui . Stmilmeme Projpero Fontana , pittore Bolognefe , fu chiamato in Francia , non ha
molto j dal Primaticcio , che dijegnaua fernirfene ; ma efiendout , fubito , che fu giunto
amalato con pencolo della vita , fé ne tornò à Bologna . £ per vero dire quefli due , cioè
il Bagnacauallo , & il Fontana fono valent huomim , &■ io che dell vao , e dell' altro mi
fouo a^iai feruito, cioè del primo à ^oma, e del fecondo à [{imini,&àFioren^t, lopofio
con penta affermare. Màfia tutti coloro,che hanno aiutatol abbate Primaticcio ninno
gli ha fatto più honore di Nictlò da Modena, di cui fi è altra volta raggionato.Vcr cloche
coflut , con ì eccellen':^ della fua virtù ha tutti gli altrijuperatojiauendo condotto difutt
manotcon i difegm dell' ^bbatefVna faU, detta del Ballo t con tanto gran numero di fìgu-
Y re.
1J4 P A UT E SECONDA
re, che appena pare , che ft pollino numtr ire , e tutte grandi quinto il vino , e colorite^
d'vnj marniera, cbioìa , che paiano con l v.none de' colori àfrejco , Uuorate à olio.
Doppo que [t'opera ha dipnito aelU gran Galleria , pur con i difegm dell J.hbite , fef-
fanta liane della vita^ fatti d f^lifi; , ina di colorito molto più [curo , che non fon quelle
della [ala del Ballo.
E CIÒ è auuenuto, però , che non ha v/uto altro colore, che le terre in quel modofchiet-
te , eh elle fono prodotte dalla natiua ,fen'^a mefcoUrut fi può dire bianco ; ma cacciate
tic fondi tanto terribilmente di /curo , che hanno vnafor:^a , e rilieuo grandtjji/ao.
Et olire ciò l ha condotte con vna sì fatta vmone per tutto , che paiono quafi tuttLj
fatte in vn medefimj giorno.
Onde merita lode flraordinaria, e rnajfirnamente hauendole condotte àfrefco ,fen^
bauerle rnairitocc'ìeàfecco , comehoggt molti cosìumano di fare.
La Doltafiratlnuntediquesla CaUeria è tutta lauorata di fluccbi, e di pitture , fatte
con molta diligin:^ da i fopr adetti , & altri pittori giouani , ma però con i difegm dell'
jibbate : /? come è anso la (ala vecchia , & vna bafia Galleria , che ù fopr a lo [lagno , U
quale è bellUjima , e meglio , e di più bell'opere ornata,che tutto il rimanente di quel luo-
go, del quale troppo lunga cofa farebbe voler pienamente ragionare . A eledone l}à fatto
ti medefirno Abbate Tri 'naticelo infiniti ornamenti al Cardinale di Lorena invnfud
grandijftmo pj/j^^o chiamato la Grotta ; ma tatto firaordinario di granie^ja > che àfo-
miglia ':^a degli antichi , così fatti ed^lcij potrebbe chiamar fi le Terme , per la infi'ùtàt t
granier^a delle bggie ,fcale , e camere publiche , e priuate , che vi fono . E per tacere
l'altre particolarità, è belhjjima vna ilanT^a chiaraita il padiglione, per effère tutta ador-
na con partimenti di cornici , che hanno la veduta di fatto in su , piena di moltiffimefìgu-
re , che fcortanoncl raedefimomodo ,e fono belliljìne . Di fatto épot vna fianca grande
con alcune fontane lauorate difiucchi , e piene di figure tutte tonde , e di fpartimenti di
conchiglie , & altre cofe maritime > e naturali , che fono cofa marauigliofa , e bella oltre
modo . E la volta èfìmilmeate tutta lauorata di fluccbi ottimamente , per man di Da-
raiano del Barbieri , pittore Fiorentino , che è non pure eccellente in qucfia forte di rilieui,
ma ancora nel difegno ; onde in alcune cofe , che bà colorite , ha dato faggio di rarifjimo
ingegno . Nel mede fimo luogo ha lauorato ancora molte figure di fiacco pur tonde vno
Scultore fi milmente de nofìri paefttCbumataVontiOiche fi è portato bemjfimo.Mà perche
infinite , e vane fono l opere , che ia quelli luoghi fono fiate fatte inferuigio di que' Signo-
ri , -PÒ toccandofolimcnte le cofe principali dell' Abbat:,per mofirare quanto è raro nel-
la Vittura j nel Difegno , e nelle cofe d' Architettura . E nel vero non mi parrebbe fatica,
allargarmi intorno alle cofe particolari , fé io n haueffi vera , e diflint a netitia , come ho
delle cofe di qua. Ma quanto il difeso, il Vnmaticcio è sìato , ed è eccellentiff.rno , co-
me fi può vedere in vna carta difiia mano dipinta delle cofe del Ciele , la quale t nel no-
flro libro , e fu da luifìefio mandata àme^ che la teng«pcr amor fuo , e perche e di tutta
perfettioìie , carifjìma . Morto il Bjè Francefco , re fio l'abbate nel medefnr.j ì^ogo , e_»
grado apprejio ai i^c Henrico , e loferuì , mentre che ì>iffe . E dopo fu dd I{è Francefc»
Secondo fatto comritifiario generale fopra le fabbriche di tutto il i{egno ; nel quale vffìciot
che è bonoratiffimo ) e di molta riputatiom , fi e/ercitò già ti padre dei Cardinale delU
FRANCESCO PTilMATlCClO^ 155
Sordagìera , e THonfìgnor di yilUroy.
Tilorto Francefco II. continuando nel medefìmo v^cio, ferue il preferite \è}di ordine
del quale, e della I{egina madre ha dato principio il Trimaticcio allafepottura del detto
l{è Henrico ; facendo nel me^o d vna cappella à fei facce lafepoltura di efio I{è,^ in 4.
facce lafepoltura di ^.figliuoli : In vna dell ' altre due facce della cappella è l'altare, e
nell' altra la porta , E perche vanno in quefle opere moltiffime flatue di marmo , e bron-
:^i , e Horie affai di bafìo rilieuo, ella riufcirà opera degna di tanti, e sì gran l{è, e dell'ec-
celi. &■ ingegno di si raro artefice , come è qucflo jibbate di S. Martino , il quale è flato
ne'fuoì migliori anni in tutte le cofe , che appartengono alle noflre arti ecceltentiffimo, 25»
"pniuerfale ,poichefi è adoperato injeruigio de fuoi Signori non folo nelle fabbriche, pit'
ture, e ftucchi ; ma ancora in molti apparati di fefìe , e rnafcherate , con belliffime , e ex-
priccioje inuentioni . E flato liberaliffimo , e molto amoreuole verfo gli amici , e paren-
ti > e parimente ferfo gli artefici , che l' hanno feruito . In Bologna ha fatto molti bene-
ficij à i parenti fuci , e comperato loro cafamenti honorati , e quelli fatti commodi, e mol'
to ornati , fi come è quella doue habita hoggi M. Antonio ^nfelmi , che ha per dorma
vna delle nipoti di ejfo Abbate Vrimaticcio , il quale ha anco maritata "pn altra fua ni-
pote forella di quefla con buona dota , & honoratamente . E vìuuto fempre il "Primatic-
cio non da pittore , & artefice , ma da Signore , e come ho detto, è flato molto amoreuole
à i noflri artefici . Quando mandò à chiamare, come s'è detto Vrofpero Fontana,gli man •
dò, perche potefìe condurft in Fr ancia, vna buona fomma di danari ; la quale , ejfendoft
infermato , non potè Trofpero confue opere t e lauorif contare, ne rendere ; perche paffan-
do io l'anno 1 5 5 j. per Eolo'ina ^li raccomandai, per queflo conto, Trofpero; efii tanta la
corte fia del Trimaticcio, che aitanti 10 part'.jfi di Bologna , v.ddt vno fcritto dell 'abba-
te , nel quale donaua liberamente à Prospero tutta quella fomma di danari , che per ciò
haueffe in mano ; per le quali cofe è tanta la beneuo!en^a,ch' egli fi ha acqmflata appreffo
gli artefici , che lo chiamano , & honorano come Taire &c.
E queflo è il fine dell' opere dell' Abbate Trimaticcio, alle qaali aggionfe i] Sig,
Filibien q'.icll?, che fi vedono efeguice da Nicolò : dans le Chafleau dt Beauregard,
poche de Blois , qui appartient à Monfteur le Treftdent Ardier. L es plus confi derables
font dans la Chapelle qu il a peinte à fraifque fur Ics deffeins du Trimatice . Il ya au
defjus de l'Aurei vne defcente de Croix . Ce Tableau efl compose defeptfigures grandes
camme le naturel . La principale efl celle du Corps mort de Noflre Seigneur Itfus Chrifi
etendu cantre terre, &foutenu par lofcph d Arimathie. La Magdelame eHauxpieds
de fon Maiflre, quelle baife & arrofe de fes larmes . La F terge & le's deu.v Maries font
tout procbe & au- de-là de toutts ces figures , on voit celle d« S. lean , qui occupe vne
place confiderable: ce que le Teintre voulut fatte , à caufe queceluy à qui sppartenoit
alors cettemaifon,fenoìnmoit leanduThier. Il cfloic Secret. d'Eltatfons Henry IT.
Le haut de la Croix , qui efl dans ce Tableau , fé termine dans la voutt de la Chapelle,
qm eflant encroix d'Ogive , a dans chacune des quatreparties du pendentif, ou efpaces
qui font entre les arefliers , fix figures d'Anges , qui portent les inflrumens de la Tafjìon
de Nolìre Seigneur . Au tour de la Chapelle font peints les Mifleres de la l{efi'.rre£iion.
Dans le premier Tableau efl rcprefente tloflre Seigneur , qui fori glorìeux du Tombeau
Va oà
I5(r T A TtT E SECONDA
oh les luifs legaydoient . Dans lefeeond , on voit comme l ' ^nge eft affìs i tentree dit
Sepulcre ,&" parie aux femmts qui alloicnt pour embaumer leCorps du Fils de Dcìu,
Dande troifieme , comme Nojìre Seigneur apparut à la Magdilaine en forme de Tardi'
nter, Dans le quatrieme ,commeil i' entretient avcc lesdeux Tellerim qm ronteru
Emaus. Et dans le cinquieme, comme il fait toucbcrjon cofle à S. Thomas.
Del mentouato poi qui più volte Nicolò , che fiiperficialmeiite folo van toc-
cando li detti Signori Fiiibien , e Vafari , s" ingegnò al meglio, che in tanta fcar-
{ezza di notizie gli venifle permeflb, metterne aflìeme vna tffcttiua vita il Vi-
driani ne'fuoi Pittori Modanefi, regiftrando anch' egli , non folo quanto delle
di lui opere s'è qui detto, ma anteponendo ad eSo ancora ciò che quìfotco
ficgiiej :
Di Nicolò figliuolo di Giouanm
Abbate Pittore,
Fy^ quello Vittore Coetaneo del Begarelli, cft come il detto Begarellt fa vn miracolo
nella Scoltura , così ìi ic olà abbate fu celeberrimo nella Vittura, &" vn miracolo
ancor egli in quell'arte. La benignità delle Stelle , eie proportionatamiftione degli
humori li diede vn' ingegno tale , che puoti con l eccellen?^a dell' arte imit.ire perfettif-
ftmamente legrande:i^e della natura. Ha moflraio egli col (uo ingegno eleuato , e gran'
de , e quel che fd più [fupire indefeffo , che coja fia la perfettione dell ' arte del difegné
( mi valere dt Ile parole del Safari ) nel lineare, dintoriMre , ombrare , e lumeggiare per
darrilieuo allecofe dellapittura , e con rettogiudicio operare in quella, come fi vededx
tante fue pitture, le quali {ano di merauiglia , efempre faranno à gì ' Intendenti. Lauorb
qui in Mùdona con Mberto Fontana, , ancor elio allieno della predetta .Accademia , e
poco meno eguale à lui nel dipingere. Diremo prima in parte quello , che colorì nella^
"Patria , e pofcia quello , che operò altroue.
Il Sigdor Fr.tncefco Scandii trattando de'Titton Lombardi , così fcriue del noUro Ni-
V» colò: Hebbe occafione di dipingere in fua gjiouine-^iifarie , & eccellenti operationip
ji maffime nella Città di Modonajua "Patria , [opra il muro delle Beccherie il bellijjimo fre-
»> gtoconhi^orie alnaturale capricciofe,e bi^^redoue interuengono vari putti, il tutto ef-
j» preffo con tanta pratica , compitela , e fondamento dell'arte , che paiono pitture di B^d'
facile i & in altre facciate publiche della. Città , com' à S.Chiam nella cafa de Signori In-
goni dentro , e fuori , ma quelle di dentro nel rifar fi la detta cafa , fi fono perdute . Già
in S.Domenico vi era vn pontile , che diuidea la Chiefa ,c[opra di cui i Frati vi cantaua»
no le dmine lodi , nelle mura del quale vi erano effigiate due Hiflorie de' miracoli di S.
Ceminiano Trotettor noflro , ch'anch effe fi fono guajìe nel leuar via detto pontile perag'
grandir la Chiefa. Dipinfe con Alberto Fontana la fianT^a prima dell' Illuflriffma Comuni-
tà l'anno i > 46. e vicolo, ì il Triumuirato di Augujlo, Lepido, e Warc Antonio fcgnito su
quel di Modona, e poi la prouifione de'viueri,che fa Decio Bruto,facendn anco ammaT^-
re quanti annimali puoti hatterete fatarli, per Tffisìereall'alfedio di dato Marc' ydntonwt
cb&
"NICOLO' DELV A'B'BATE] t^f
ìhepòco doppo eglipofe à Modona . Figurò [opra ti Camino di detta ftanT^a vn beWHev-
cole, che fquarciala bocca ad vn Leone figurato per il Trincipe nofìro col preferite Di-
(iico :
Vindex, fi ciuis ciuem rapido ore laceffis,
Diuulfo Alcidis ore Leonis erit.
"Ptf altro [oggetto erudito volea, che fé li poneffe quejlo motto: Sic femper» nil repenti-
ne, (bicolori ancora la ^^uerra tra Modonefi , e Bologneft, e tutta quefl opera cojìò lire
tré milla , fen^^a la cnllatione di cofe dolci.
SiconferuaujViiuTduila alla dcfira dell' oiltare maggiore deVadri Benedittini di
Taodona (g'à era nelme-;^o della Chtefa al detto altare ) dipinta da luiejjendo in età
d'anni ^ì. e la forrì l'anno l'y^j.efì collocata nel digito luogo la vigilia diS.Vietro ,e
"Paolo j & il giorno della fcfìa ammirata da tutta la Città : In efia fi prefenta ifoggiunge '»
lo Scanelli , la Decollatione di S,Vietro , e S.Vaolo > & il [old.no , che gii taglia la tefìa è »
molto ben futto , e condotto pofcia compari fie vn<i gloria d angeli nt Ila parte di [opra, »>
inuentione copiofa , capriccin[a • e bella , & efprefìa con gran ri[olutione , e buona fuffi- >*
citnT^a : e gufando , come Ipero i il f^irtuofol opere di quello eccellente Tylaeftro ,dipor- >»
tandofialbellijfimo Palagio di Saffuolo , fià l'altre degne operationi , vedrà neW vltimt >»
flan:^ dell'appartamento dellaparte de^ra alcuni fregi formati con belliffime , ebi^i^a- >*
reinuentioni . Quitti ft fcuoprono certi [oldati , eJ* altri Caudieri , e foggetti fpintofì »
di rara bclle^j^ , eh' al ficuro meritano i offeritatione d' ogni buon ^trtnofo per ve- »
derli .
Quello , c'hà colorito nel Talagto di Scandiano di fuori , cioè le fauole del furiofo , e
di dentrOie [pecialmente l'Eneide di Virgilio dipinta marauigliofifsimarnete in vn came-
rino fon') Opere tanto piene di (ìuporCt e d' ammiratione,che non sì può aljatto dire . Ba(la
che tanti Oltramontani , e^ aliri Foreflicri vanno à polla à vederle, e trott-ino e(jcr più in
fatti di quello, che ne [parge la fama, verifìcandoft in ciò quel detto, non minuit, fed
au»ec prsftiitiafjmjm. Tarmente inModonahabbiamoneila Chicja de' Vadri Ser-
Ulti [opra il vello di U'jlltar Zlaggiore i quattro Eiiangclijìi, cir i quattro Dottori di San ■
ta Chiefa , con il Signore nel mc^o , che[alifie alla gloria , dipinti di quella fua jolitiì.j
maniera ammirabile , e che fcucnte vengono copiati da gente [ìraniera perita dell'arte.
Se poi io vole[fi dir tutti ifegi , e' ha fitto nelle Sale, & m molte Camere di Modona pie-
ni d'Hiflorie Sacre , e "Profane [arci troppo lungo , come altresì quello , e' ha figurato in
molte CÌne[e difilla , come in ca'^^tìara, & altre , e particolarmente sa il Boi gnsfe ,e
quello , chefàjìupire per pochifjlmo (itpendio . Dirò quello [ola , che dipingendo m certa
Chiefa di y dia fy.l territorio di Bologna , hebbeper pre^:^o di ciaf cuna figura tanti po-
chi quattrini , che farebbe ridicolofa cofa lo [criuerlo . Quando ecco renne cafualmente
à paffar per di là l'^bbateVrim^ticcio Vittore di quell Eccellenza , che ft sà,e vedute
le dotte figure ,chefac€ui , e confìderatele , ^ ammiratele , cfiupito delpoco , che l. d.-i-
vano ; lo per[ua[e girne [eco à Bologna, come [egiiì , doue[egti aper[e hrgo campo di mo-
flrare il fuo valore nell effigiare e colorire in tanti luoghi qne limagini , che [in bora lo
rendono gloriofo , eferuono d'efemplare àftudiofi della pitture:.
uà afcoltiamo quanto né ha [cr'itio il citato Scanelli : Si-pcde pure , dic'egli , neU,L> „
; Cit-
<^
158 P A ^ T E SECONDA
ìì Città di Bologna, nel me^^jro alla fl/adit del Corfo all'incontro del Valagio del Marchefe
» Ltgnani certe Tauoleàfrefco in figure ai naturate ridotte con gran pratica , e fondamen-
ti to dell arte , e di tal forte fotta il portico de'Vadri de Strili di jirada Maggiore fi ricono»-
j> fce l'Arma con duegrandi,e bellijfimi Angeli del Tontefice Gregorio XIII, pittura ftmil'
jj mente à frej co ,fìcome l hijìoria, chefià (otto ilportico de Leonivicinoà S. Martino
3, Maggiore de'Vadri Carmelitani , che rapprejenta con Hgure naturali la Natiuità dt Chri"
!, fio , dipinto della folita bella optraT^one . E chi brama di vantaggio potrà ofleruarle en-
JJ tro il Valagio già mentouato poflo in Gallerà , e ha leflrema facciata htfloriata di chiaro
j) fcuro da Girolamo Treni fi , che vedrà vari fregi . & altri , che dimofirano pure hifìoric,
5) efauolediuerfe,comenelTalagiode'Montecuccoliinflrada di S.O)nato, Opere dell'
JJ ijiejìo Nicolò Abbate , eh e fanno chiaramente conofcere l'Artefice per Maeftro molto fuf-
}> fidente , e nella facilità , pratica , e buona rifolu':^ione veramente impareggiabile . Sin
qui il citato Scandii. Lo (lefio fi legge neW Appendice del libro mfcritto Minerualia Bo-
ti noti, à car.i 5 5 . con tali parole , cuius intcr alia opera du£ m publicis fila lucis pi&ura
JJ Bononia notantur , altera eli in via San&t Mammx in muro è regione Valatij DD. de Li-
ti gnams ; & e[i hierogtypbicum quoddam valde ingeniofum plures animalium , homtnum'
,y quefiguras coneClens , & exprimens, <^c. altera cfl ptieri le/a nati ad Vnefepc cum Ma-
„ gorum \egumadoratione exiUcns fub porticu domusDD. de Leonibus prope SanSium
,1 Tilartinum maiorem , &c.
Giunto all'età di quarant anni fa chiamato in Francia t partendofì à 25. di Maggio
dell'anno 1552. doue poco doppo inuitò con lettere i fuoi parenti efortandoli , eh an-
daffero pure lietamente j che farebbero flati molto ben vifii , e meglio trattati in riguar-
do fuo , e per i guadagni grandi , che faceiia . Che pitture formafk colà , e doue lo caua-
remo in compendio dal Safari nella terT^a parte del fecondo volume à car. 215. c/;ej
fcriue in tal modo. Verche Nicolò &c. con quello che fiegii" , erte già dcttolòpra.
Qjielli che à giorni noilri hanno vedute le dette pitture , rifcrifcono efier tanto (limate,
che fono coperte con cortinaggi] di riccbijfimi drappi di/eta , & oro, e moftrarfi per tanti
miracoli. A Medone&c.
Altro non dice iljopranominato Safari ,ne io ha potuto per anche trouare > cotne , e
quando morifìe , e quali altre fue opcrationi habbta fatto , che fev^ dubbio faranno mol-
te , le qualiper mancanii^a di Scrittore refìano à noi fin' horafcpolte nell'oblìo.
Fu detcoegli dell Abbate, non perche folle di quello cognome, e di tal fami-
glia, ma perche; Francifci Vrimaticij Abbatti difctpulus ( fi dice nelle dette Miner-
ualia BononiiS , e (i tace dal Vidriani ) Nicolaus Abbatis propterea di&us , qui in Gal-
liacumpraceptorediu manfit&c. come fi dille anche Lorenzo di Credi, Pierino
del Vaga , Peppe del Saluiati , Marco Antonio del Francia ; e a noftri giorni fri
noi , Menichino del Brizio , Bactillin del Geifi , non per altro , che per effer fla-
ti allieui coloro di que' Maedri, da' quali poiprefero il fopracognome . Chc^
poi fofle Bologncfcò Modaiiefe.quì potrebbefi contendere non mencdi quello
che contrarino Caltel Franco, e Vcdelago per la nafcita di Giorgione , per Puc-
cio Capanna Fireazc, edAfcefì ; in quella guifa, che ne gì' antichi tempi nel-
la Grecia:
Ta-
F^AJJCESCO PTtlMATICCIO, 159
Tatriam Nomerò feptem contenditis Vrbes :
Cum£ , Smyrna , Chios , Colophon , B^odos , jirgos , Mberue ;
mentre il Sig. Mancini nella fua nota de' Pittori del terzo fecole , e perfetto , il
Montalbani nelle dette Minerudia Bonont£,zà Agoftin Carracci nel titolo del So.
netto , che compofe in fua lode, lo fan Bolognefe , e lo ftclTo il difle il Baldi nel-
le fue note, che di più v'agsJÌonfe,efler ftaco prima calzolaio . L* iflcffo Vidriani»
nella vita di Propettia Rodi, non fapendo come ben'afficurarfiluH'vnico detto
del Vafari, che Nicolò da Modanaildide ,e il fèdirealloScaneIli,eaFilibien,
croua quello mezzo termine : eh egli fia di Vadre, e di nafcit* THodoneJe, ma Bolo-
gnefe poi per Citttadinaiì'^a : Certo.che quando anche non vi aueffe auuto l'edere,
vi aurebbe confeguito con la virtù imparataui il ben'efl'ere;ed ha tanto più,fenza
alcun paragone , oprato in Bologna , che in Modana , e in conleguenza tanto
fri noi abitato nella fua cafa( eh' anch'oggi fi vede nel Borghetto di S.Fran-
ccfco, ed entro la quale morì fua Madre) che più che per priuilegio> percon-
trattoui longhiffimo domicilio,ne porrebbe eller diuenuto Cittadino ; come ne
fan fede le infinite opre, che in tante cafe, e palagi fi vedono, che come fareb-
be difficile numerare, così impoffibile riufcirebbe la loro eccellenza defcriuere;
cfTendofi coftui dato a conofcere per vno de'maggiori Maeftri, ch'abbia mai ve-
duto alcun fecole. Ecco ciò che ne fcrilTe nel mentouato Sonetto l'ifteflo Ago-
{Imo Carracci :
Sonetto in lode di Nicolò Bolognefe ,
Cui far fi vn boti pittar cerca , e defia
Il difegno di l{om<z habbia alla mano >
La malfa , coli ombrar yeiie^i^tano ,
E il degno colorir di Lombardia .
Di 7^1ÌLÌ}el\An;iiol la terribil via.
Il vero naturai di Ti:!^ano ,
Del Careggio lo ftil puro, e fourano,
E di -fin [{afel la giufta fimetria .
Del Tibaldi il decoro , e il fondamento ,
Del dotto Trimaticcio l' inuentare ,
E vn pò di gratia del Varrnigianino .
Tiia fen:^a tanti (ìndi , e tanto fleiito ,
Si ponga falò t'apre ad imitare,
che qui lafcioii il noftro Nicoltno.
tAgoftino Carracci.
Fra- l'egregia raccolta de' miei difegni, quello delia Femminina detta della_.
Chiaue,dipinta a frefco incontro i Signori March. Lignanijnel fopramcncouato
geroglifico riferito dal Bumaldi, fupera ogn'alcro eh' iopoflegga ; e dopo i tan-
ti
t6o P A Ti. T E SECONDA
ti fquifici , e più copiofi d'ogni Maeftro , bifogna tornare a rimirar quello , e Co-
pra oga'aicro dargli il yanco, elfendo tutto rpirico.tutto grazia, tutto fondamen-
to , tutto decoro ,• onde quallora mi faiiorifce il Sig. Colonna per altri affari tro-
uarfi in Cafa mia» nonsadamedipartiriì, fé a luinon tornoamoftrarlo.ane-
rendo in quefto foto tiouarfi vnito > e compendiato il gufto di tutte le Scuoio.
Perche veramente è cofa di ftuporeil vedere, quanto bene maiftringcndofi
fotto ne' piedi infieme vniti , & allargandofi fopra nelle fpalle , venga a formare
la piramide rcuefcia , cioè colla punta in terra » e il piano in alto : quanto gra-
zJofamente poi volgendo la tefta in profilo da vna parte, e dall'altra all'oppofi-
to attrauerfandofi , ed vncndofi le braccia , e le mani a foften er la chiaue.al con-
trario di effe rifaltando il fianco, e tornando di rincontro a fcherzar le gambe,
graziofamente in tal guifa diuincolandofi, ondeggi : quanto finalmente due vol-
te più grolla la gamba dello ftinco.ediqueftotrè volte più lacofcia» venga con
fina intelligenza a sì ben praticare , ed efeguire il gran precetto diMichelan*
gelo alfuo diletto difcepolo Marco da Siena, chela figura fia fcmpre piramida-
le, ferpenteggiata , e moltiplicata per vncduoi, e tré. Mi per tornare all'ec-
cellenza deTuoidifegni, anzi su quella infiitere, ègrancofa cièche accade al
Reu. Guerra Padre dell'Oratorio, che fra le migliaia , che in mano gli fono ca-
pitati , aflerifce , mai il più tremendo auer polleduto, d'vna l'iona di fua mano,
rapprefentante Giof.ffo, quando ne' facchi de' fratelli trono gli argenti, chc^
s'anduua a vedere come vn miracolo, e che comprato da vn' altro Dilettante
Parigino, pafsò in Francia, ouc anch' oggi troueraffi forfè, e potrà adoluermi
dalla condanna di troppo ardirò , & appaflìonaco fcrittore.
Apprefe egli quello fondato modo, corretto, e graziofo f re dal fuo Mae-
firo, che dopo la penna del Parmigiano, occupa il primo luogo in grazia, e-»
leggiadria , come poi di gran longa l'oItrepalTa in erudizione , e fondamento di
difegiio, come a'troue dirti; e venendo perciò le fue dottiiiime operazioni, e
peregrine tutto dì date alle Itampe a beneficio de' Itudiofi della Profcifione, co-
me fotto la vita di Marco Antonio, e fra l'altre cofe dc'nofhi Maelìn Bolo-
gncfi tagliate fu notato : che perciò meritamente fu di lui fatto quel conto che
doucafi in Francia , e gareggiarono fucceffiuamente que Rè a foUeuarc . ed in-
grandire r alquanto lua depreifa fortuna , giongendo egli a godere in quel Re-
gno grandezze, ed onori , e a farli godere aliai maggiori a fuoi nipoti, che a fuc-
ceflori con maggior ampiezza parimenti li tramanaarono. Ecco ciò che foprai
quello particolare ci abbia lafciato fcritco Bartolomeo Galeotti n^l fuo tratta-
to de gli Huomiai Ululici:
BàroQÌ;^
FHAJJCBsco Primaticcio: i^i
Barronia di Marca Ferreria ,
&: di S. Giouanni di due Gimelle , acquiftace da*
Giouanni Frimadizzo. 1 5 64*
By^ AH e ESCO di Giouanni già di ^affettilo VrimadÌT;^ , è Barone di
Marca Ferreria , & di San Giouanni di due Gimelle , Caflclla pofle^
in Francia ; Marca Ferreria è in Bretagna, 200. miglia da Varigt , con
autorità di tre pegliere , cioè di far fangue , e S. Giouanni di due Gimel-
le , queRo è polio nella dioceft di Meos lontano trenta miglia da "Parigi,
Jl primo che le acqutflò fì Giouanni Trimadi:^:^ fatto del i')6j. CaualierediSan Mi-
chele dalla Maeflà di Carlo nono . Ma per narrar l' origine è dafapere che lanno l n 9«
Francefco Trimadf:^:^ pafsò in Francia alla corte del I{è Francefco , & per effer buon»
pittore dipinfe à Fontana b'.eo , luogo deliciofo quanto jìa in tutto il mondo , onde per le^
fue virtù venne da quella Corona fauorito, & accarezzato con dargli l'^^bbatia di San
Til.irtino; mandò per Giouanni fuo nipote, il quale del i 5 45. pigliò in matrimonio Donna
Maria Musò "Parigina , &hebbe indole quefìe C afte Ila , della quale alli 13. di ^gO'
{lo i'^6%.gli nacque Francefco al prefente Barone di dette f'aftella .
Che vguale fortuna ^ rjfpcctiuanjence però alla fua canco inferiore nafcica, io-
contraflfe il fuo ' K NI-
iSi P A Z T £ SECONDA
NICOLO*, allora che ripaflato a Bologna Francefco del i5<J3.nondeI 1552Ì
come fcriue il Vidriani,dimandò del Tuo Nicolino,e dettogli crouar/ì fuori della
Città nel Comune di S. GjIìo a dipingere a venti baiocchi 1] giorno^fì difpofe le-
uarlo da quelle miferie, e condurlo con gran fatica, e renitenze della Madre (a
cui lafciò cento feudi per allora pèrche fé ne contentale ) in Francia , non ha
deirinuerifimileperraccidente, che racconta il Baldi nelle fiie note, vulgato
fra Pittori, ed è: Che volendo pure vn giorno, contro idiuietiefpreifi di quel-
le Macuà , che fpefib per diporto a vederlo trauagliare R diportauano , fcoprirfi
il capo, & in quel modo operare; vn cortigiano frettolofaniente, ed in colera fa-
lito il ponte, e prefalaberetta,a viuaforzagìi laponeHccricalcaffe più volte
in tefta , andandofene poi tutti con gran rifa, quando quella tofto leuatafi, s'ac-
corfe, auergli colui pollo attorno vn centiglio d'oro, pieno tutto di diamanti,
afcendenti al valore di duo' miila feudi.
Scnu e anche lo ftefl'o ciò, che più volte fi è intefo dire a gli antichi Pittori,
ed è ; Che I aftuto Rolfo, per fempre via più renderfi iìimabil j in quella Corte,e
maggiornfiente accredicarlì preffo a Sua Macfii , fi dolclTe in ogni occorrenza,
non poter' egli folo tanto intraprendere, &asì diuerfcfortidilauori refìilere;
che creduto da lui detto con fincerita d' animo , e per vn vero bifogno , e defì-
(derato aiuto, induccfle il Rè a fcriuere a tal fine m Italia ; e che perciò , quando
meno ferafpettaua, vededegiongerc, cgiuntarfi il Primaticcio, laccato del
1559. dal feruigiodel Screniflìmo diMantouaaqueiìo effetto. Che tanto più
maggiore fu la mortificazione, e la marauiglia, quando vidde, e fperimentò ben
prelto rincredibil vslore di Francefco sì negli Stucchi, e ncll' Architettura , die
nelDifegno,e nella Pittura, nella quai' anche fife conofcere alTai più copiofo,
corretto , e decorofo dell' altro : pili fpcditiiio poi nelle fatture , più affabile di
natura, gentile di coftumi, facile, cdifiiuiolto ali'vfodel paelc ; onde quanto
più s' auuantaggisua neli'-afiezionc di tutti, e nella ftima del Rè , tanto maggior-
mente cadeua l'emulo. Chediciòaccortofi ,pcrtorfi diprelTo Francefco, in-
uogliafl'e il Rè a mandare a Roma chi colà gli comperafTe rilienj, eghcauaffe
la forma delle antiche llatue'più infigni, e gli ne proponefle il Primaticcio per lo
più pratico, e deflro in fimil faccenda. Che di quello sionoreuole pretefio,e
fpeziofo efiiio fatto dare ad vn tanto Maeflro,nrcpita(rero, e ogni mal ne dicef-
feroque' Facitori, che fotto quelli duo' Capi operando, s'erano tutti volti a
Francefco, più volentieri fottoifuoi, che fotto idifegni delRofl'o trauaglian-
do: motteggiando, riufcir loro nella venuta del nuouoMaellro inquelpaefc,
più (iiccofijcfaporiti 1 frutti Primaticci, & acerbi ,che i Rolli, e troppo fatti,
r iflefioRè gli lo dicefse; & in certo lauoro moftrandcfi poco di lui foddif-
£itto,foggiongefse, portarfi afsai meglio il Bologna, e perciò efsernecef-
fario il richiamarlo da Roma , doue inutilmente perdeua quel tempo,che sì be-
ne , e tanto meglio auria fpcfo in quelle pitture , in vece di confumarlo attorno
a que' cani , e quelle fenfarie, che non erano efercizii da vn par fuo , e fattibili ad
pga altro j onde teltò così confufo» ed atterdco ilpouetc Rofso, che ito fubito
a cafa
NICOLO DELLA'B'BATE,
1S$
i cafa jf prefo difperatamente il veleno , fé ne morì . Afaeriuano di pili Gui-
do, e l'Albani, aiiere tutto ciò veduto fcritto in vna lettera originale del Caccia-
nemici, che con longa diceria ne ragguagliaua vn parente in Bologna.
Il Vafari tuttauia,che vuole in fine folìentare il paefano, la racconta altrf-
mcRti , e conclude in quella vita , che parendo al Rèd'hauer fatto nella morte del
B^pfio perdita del più eccellente artefice de' tempi ftioi , perche l opra non paiìfje , la fc
cefeguitare d Francefco Trimaticcio Bolognefe, doue douea dire : la fece guaflare,c
rifare, efsendoui appena del Rofsoreltato in piedi quella Galeria (opra la bafla
Corte &c. Si come anche dicendo, che al detto Primaticcio donò vna buona Ba-
dia, douea foggiongcre , d'entrata d'otto milla feudi l'anno , per modrare quan-
to maggiore Rito era quello premio di quello dato al fuo Rollo; e nondire^
femplicemence (perche fi credeflTc vguale iVno e l'altro) donandogli vnabuonx
jlbbadia.a come al B^pfjo hauea fatto vn Canomcato ; perche qualche differenza par-
xni vi fìa da mille feudi d entrata » che fopra auea detto trouarft H l{offo poco auanti
lajua morte , ad otto milla, che frutcaua l'Abbadia folo di Francefco ; ma il buon
Vafari è così moderato e compoflo,chegli pare affai più quel!* vao cheifiioj
poHeggono, che que' fecce di più che gii altri figodoao<
Ti^Hra jtrs quondam Nobilis.
)i. i
D I
PELLEGRINO TIBALDI.
D I
PELLEGRINO
T I B A L D I
DOMENICO SVO FIGLIO
Et altri di quefta Famiglia.
EDI
GIOVANFRANCESCO BEZZI
DETTO IL NOSADELLA
Et altri Difcepoli dello fteffo.
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E non vanno mai fole per lo più le difgrazie , vengono anche
talora a copia le fortune; onde quando del doppio danno,
che per la perdita del Tibaidi aggionta ben tolto a quella
del Primaticcio, vcnn'ella a {entire.voglia doler/ì la Scuola di
Bologna, dourà pregiarli anche lieta d'auerfaputont Ilo flef-
fo tempo prouedere i duo' primi Regni d' Europa di duo' de'
prinii Artefici di quel fecolo , ambi eccellenti nella Pittura,
ambi egregii nella Scokura .ambi infigni nell'Architettura ; nelle quali tré fa-
colti compitamente feruendo i loro Monarchi , ne' riceuuti gradi , nelle accu-
mulate ricchezze, e ne* confegu:ti Feudi, ben degno nome afe Ite flì, eterna fa-
ma alla Patria acquiflarono . Non si tolto dunque ebbe contanta lode dipinto
Fontanablò in Francia 1 Abbate , che a farlo Jleflb nell'Efcuriale fu ehiamato
in Ifpagna Pellegrino ; e come l'eccellenza del primo aueua così incontrato
nel genio del Rè Francefco, che la maggior parte delle cofe colìi principiate^
dal
16S P A tT E SECONDA
dal Roflc), fu comandato a profeguire, e tal volta a rifare; così il valore del
fecondo talmente venne aggradito dal Rè Filippo, che (al riferire anche de'
Baglioni)fuionodi commifJione di Sua Maeftà buttate a baffo, e da queff al-
tro tutte ridipinte le opre prima facteui da Federico Zuccheri , fi come lo fìef-
foefferauucnuco di qualcuna del Cangiafo , aggionge nel fuo sì ben defcritto
Efcuriale l'efatco Mazzolati ; apparendo veramente egli per i fuoi aggiuftati ri-
fatti così grande , e fondato nel difegno , e per la naturale ,e patetica tenta del-
le carni, così viuace, e paflofo il noltroBologaefe, che non potette a fronte»
della fua sì amorofa , e compita reggere la troppo ideale , e sbrigatiua maniera
di queir Vrbinate, e del Genouefe .
Nacqu'egh' Pellegrino di vn tal Maflro Tibaido, natiuo di vna terra fui Mila-
nefe, da alcuni detta Valfolda» che Seguendo l'efcmpio di vn fuo Zio , che tan-
to tempo prima lo fteflb auea fatto , paflato anch' egli a Bologna ad efercitarui
l'arte del muratore , del 1522. v'ebbe quelìo figlio, il quale neceriìtato poi ,per
gl'accsnnati impieghi , e gradi acqujftatiui , ad abitare nel fine dell' età in Mila-
no, e colà finire i fuoi giorni; come auea dato occaiìone a oiolti, maflìme Scrit-
tori di quel paefc , come il Lomazzo , il Mazzollan , il Bofca , il Santo AgolHnr,
e fimili di farlo Milancfe , cosi leuarc non auea già potuto a g'Auton Bolognefi»
comcilBaldijilCauazzone, il Bumaldi.il Mafini, & altri, che vantarlo lor Cit-
tadino con giufla verità non potefllero , alUltiti anche dall' autorità di Monfieuc
Monconii__, e de! Mancini , che tale ildiflero. [ùil fuo vero cognome de' Pelle-
grini, ancorché comunemente detto de' Tibaldi j fopraiiome , anzi nuouo co-
gnome popularmente impo/logli.e ftioccamente dedotto dal Padre , che in al-
tro modo maijche di Tebaldo di Tebaldo C\ feppe far dire, con meno in ciò giu-
dicio , & accortezza di vna (uà forella , che di nome anch'eira Tebalda , della
famiglia de'Pellegrim pur fi volle far fenipre cognominare, auendola io trouata
ne'noftri libri Battilmali così dcfcritt3,e cioè : fottoli 2 4.diMarzo 1512.C0W4-
veMadonna Tebalda delTcllegrino, e fottohd. di Decerabre i^Sz.Comp.&c,
DnaThebaldadeVeregrinis: e in vn'infirumento di vendita, rogato per Francefco
di Ser Ercules Sabadino, così enunziata ; Onejìa mulier D. Thcùalda olim Veregri'
ni ds'Teregrinis, Mediolatien.origin. ad quam iufiis titulis &c. perje &c. cum confen-
[il &c. vendiiit &c. duas manfìones cuiujdam domHncuU pofìt. in ftrata. S. f^xix &c,
confimt. &c.ì^on ho perciò dubbio alcuno , il noftru Pellegrino Tibaldi , e quel-
lo , che Pellegrino Pellegrini chiamano i Sa. Milanefi , efler' vn lolo , e io ftelfo;
ond' errato di molto andaile il nollro erudito Bumaldo, che nelle fue Minerua-
iiiiB(jnow<«rvno dall'altro difìinguendo, fotto l'Anno 1540. fcrilfe del pi uno,
Tcregrinus Thebaldus , intcr primarios fui temporis Vi&ores , qui ab Htjpaniarum i^c-
gè gbnoftjjimè accitus, illique acceptijjimus, ab eodem max Marchio conftttuitur : Cj
del fecondo fotto l'Anno 1 5 1 5. TercgnnusVerègnnus Vtflor , Verini de Fago di*
fcipulus , à LoritaT^io indigitatus , & tanquant virfatis famojus pradicatus ^c.
£d eccoquìcome , così intrigato nodo non fenza fatiche difciolto , vn' altro
uon fotii minore mi lì rapprefenci ben coflo da'nuoui Autori t iti di loro difcot-
' di,
VELtEG, T l'È ALDI, ET ALTJLl, iS-j
dì, propoflomi : perche , fé che fofle del Vaga difcepolo il noftro Pellegrino la-
fciò qui Icricto li Bumalcio> anziil qui dal Bumaldo riferito Lomazzo , come vno
de' più fegnalati difcepoli , e feguaci del modo di fare di Michelangelo dirioil
Mazzolar! ? Anzi fé dalle prime opere da lai dipinte in Bologna.auaiui che paf-
fatoiene a Roma > ad eferapio del Boiiaroci akeraffe tanto il contorno, euiden-
cemence appare , non altro allora auer' egli auuto m teRa che il fare di quel 6a-
gnacauallo , che tanto fu in odio a Giorgio , come ardì Giorgio di dire : che ne
fuoi pnm' anni attendede a difegnarc le opere def Vafan , che fono in Bologna
nel refettorio di S.Michele in Bofco , e quelle d' altri Pittori di buon nome , fri
quali dunque cosìgalancemence egli fé lieflfo pofe ? Io non faprei che dirmi,co-
sìpriuodi notizie circa l'educazione , gli ftudii, e progrefD del noftro Artefice,
quanto circa la fua concrouerfa , e dibattuta origine mi venne pur fatto di tro-
uare prone vere, e ficure j il perche profeguendo io la fua Vita , con ricopiare
tutto ciò , che ne fcrilTe !o fteifo Giorgio , che d'auerlo molco ben conofciuto, e
praticato n vanta, e ci auuiUjhfcierò eh' alcri ne giudichi, e ne creda ciò che
più gli piace , e gli aggrada.
Hata con l'occafione ( die" egli ) dell 'abbate , e de gli altri Bolognefì , de quali fi è
fin qui fatto mentione , dirò alcuna cofa di Vellegrino lìolognef e , pittore di fomma afpet-
tatìone ,e dt bellijjìmo ingegno . Coftui dopohauere nt [uoipiinn anni atte/o à difegnU'
re l'opere del Fafarichc/ono à Bologna nel refettorio di S.TiUchclein Bcfco.e quelle d'ai'
tripittoridibuonnome,andò à l\oma l anno 1547. doueattefcmfino ali anno 1550.
à dij'egn.ire le cofc più notabili, lauorando iti quel mentre , e poi in Cafìel S. angelo alcw-
ve cofc d intorno ali opere, che fece Verino del Faga. 'Nella Chiefa di San Luigi de Fran-
ccfifece nella cappella di S. Dionigi in me^ d'vna volta tna sìoriasàfrefco dvnc batta-
glia , nella quale fi portò di maniera , che ancorché Giacomo del Conte Tittcre Fioroiti-
no, e Girolamo Siciolante da Sennoneia hauefiero nella mede fina cappella molte cofc l.i'
uorato ; non fu loro Vellcgrmo punto inferiore , an-^i pare à molti , chef portajjc meglio
di loro nella ferci^T^a , gratta, colorito, e difegno di quelle fue pitture; le quali poi furO'
no cagione , che TiJonfignor Toggioft/eruiffe affai di Velltgrmo . "Per cloche haiiendoin
fui monte Efquilino,doue hai'efa ma fua vigna , fabbricato fn palaT^o fuor della por-
ta delvopolo, folle cheTellegrino gli facefj'e alcune figure nella f.iciuta , e che poi gli
dipignejje dentro vna loggia, che è folta verfo il Teucre , la quale condnfje ccn tanta di-
ligtn'^aycheè tenuta operamolto bella, egratiofa. Incafa di Francefco Forììiento ^frà
lafìrada del Tellegrino, e Variane fece in vn cortile vna facciata , e due altre figure. E
con ordine de' mii.ifin di Tapa Giulio III. lauorò in Bcluedere ni arme grande , con due
figure ; e fiora dcllaportadel Topoloalla Chieja di Sant'^4ndrea , la quale haueua fatto
edificare quel "Pontefice, fece vn 5. "Pietro , !& rn S. ^Andrea, che furono due molte lodate
figure ; ;/ difegno del quale S. Tietro è nel noHro libro , con altre carte dijegnate dal me-
defimo con molta diligenza.
Elfendopoi mandato à Bologna da Monftgnor Voggìo,gli dipinfe àfrefco in vnfuo pU'
laT^T^O molte fìorie, fra le quali n è vna belliffima ; nella quale fi vede, e per molti ignu-
di I c vefiui jperi leggiadri componimenti delle iìorie , chefv.pcrò Jejlcfio , dimaniera^,
' che
163 PARTS SECONDA
che non ha anco fatto mai poi altra opera diquefìa migliore : in S. Giacomo delU mede/t-
ma Città cominciò à dipingere pure al Card. Voggio vna cappella che poi fu finita dal gii
detto VrojpefO Fontani . Effendo poi condotto Tellegrino dal Cardinale d\Augufla alla
Madonna di Loreto, gli fece diftucchi , e pitture vnabelliffima cappella . hi ella volta in
vn ricco partitìiento di ftucchi è laNatmitd ,eTrefentationedi Chrifto al Tempio nelle
braccia di Simeone; e nel me:i^o è majfimjimenteil Saluatore trasfigurato in fui monte^
Tabor , e con effo Elia, ^ i dtfcepoli . E nella tauola , che è /opra l'altare , diptnfe San
Ciouanni Battifta , che batte's;?^ Chri/to. Et in quefta ritrafle in ginocchioni detto Car-
dinale .
Nelle facciate dagli lati dipinfein vna S. Ciouanni, che predica alle turbe, e nell' ira
la decolUtione del mede fimo : e nel paradifo folto la Chiefa dipinje leftorie del Giudicio,
& alcune figure di chiaro (curo, dotte hoggi confefiano i Teatini. Effcndo non molto do-
po condotto da Giorgio Morato in ancona , gli fece per la Chiefa di Sani" .Agoftmoin vn» '
gran tauola à oglio,Chri[to battc^ato da S.Giouanm,e da -pn lato S.Taolo con altri San-
ti: e nella predella buon numero di figure picciole. che fonomolto gratiofe. ^l mede fimo
fece nella Chicfa di S. Chnaco fui monte vn bclliffimo adornamento diftucco alla tauola
dell 'Aitar dlaggiore , e dentro vn Chnfto riHorco tutto tondo di rilieuo dt braccia cin-
que che fu molto lodato con roniamenco di (hicto d ordine Corinthio, con An-
f^eiidi tutto rilit'uo nel frontifpiccio di fopra , opera bell;(7ìma : e parimente ha
fatto nella mede fima Città vrì ornamento di fcuccogi-andijsimo , ebelUisimo ali altare
Tiiaggiore di S. Domenico : e^ harebbe anco fatto la tauola ma perche venne in differenj^a
col padrone di quell opera ,ellafù dna à fare à Tubano freccilo, come fi dira à fuo luo-
go . y Itimamtìjic hauendo prefo à fare Vellcgrino nella medcfima Città d AncjnaU
loggia de Mercanti , che è volta da vnaparte fopra la manna , e dall altra verfo laprtn- .
àpaleftrada della Città, ha adornato la volta ,che è fabbrica nuoua , con m Ite figure
grandi diftucco , e pitture . biella quale opera perche ha pojto Tellegrino ogni fua mag-
gior fatica , eftudio , eli' è riitfcita in vero molto bella , e grati ìfa ; pcrctoche oltre che
fono tutte le figure belle, e ben fatte , vi fono alcuni [corti d ignu.li belliffirni, nei quali fi
vtde,ch(hà mutato l'opere del Diioriaroti, che fono nella cappella di l\oma,con molta di-
ligcnT^ . E perche non fono in quelle pani architetti , ne ingegni di conto , e che più [ap-
piano di luijjiì prefo Tellegrino afiunto dt attendere ali jin hitettura,^ allafjrtifìcatio.
ve de' luoghi di quella Trouincia ; e come quelli, che ha conofciuta la pittura più diffìcile»
e forfè manco vtile , che l'Architettura, Li;ciato alquanto da vn lato il dipignere, ha con-
dotto per lafortificatione d'Ancona molte co/e , e per molti altri luoghi dello [tato della
Chiefa , e maffimrmente à [{auenna . Finalmente b.ì dato principio in Vauia per lo Car-
dinal Bìromeo à nnpalaT^^oper lafapien^t. Ethjggi perche non ha però del tutto ab-
bandonata la pittura , lauora in Ferrara nel refettorio di S. Giorgio à i Monaci di monte
Olmeto vna [torta àfref co , che farà molto bella : della quale mi ha ([(o Tellegrino mo-
[irato non ha motto il difegno , che è bellsjfimo . Mi perche è gtouane di ^ 5 . anni , e vi
tuttauia maggiormente acqui/landò , e cammandoallaperfettione , que[to di lui ba/tiper
hontj .
Scrifle ben' aach' egli , e molto tempo dopo , il Baglione la
• VITA
PEILEG. TÌ'BAlDIy ET ALTRI. i6^
VITA DI PELLEGRINO DA BOLOGNA PITTORE,
ET ARCHITETTO :
ma quando molto più perfetta la credeuamo , e più pingue, fcarfeggiar molto
anch' efla l'abbiam veduta ; poco più del Vafari aucndo cgl i notato , anzi daJIo
ftelTo tutto dedotto , ncopiato,e tal volta riltretto, memorando folo di più nel
detto Cartel S.A\^gelo, nella Sala , quel bellifimo angelo michele in facci* afjaè
fiacciuto , e congran maeftria compito ; i fuoi difegni , che per Mio (fcriu' egli ) gira-
no con graa/ua lode > e queir vnica opera, che aueua ad ogni modo tocc' anch»
il Vafari nella Vita del Ricciarelli, cioè: ^lla Trimtà de'Montì , nellaCapelU
delluB^ouere la invita da lui dipinta in compagnia di Marco da Siena y co' cartoni di Da-
tiitllodaFolterra. Cosiconofco, e confeflo edere infomma fatale, che quefto
anche nelle fue felicità infelice Artefice ( che fopra vedemmo auer auuto à pcr^
dcre il fuo vero cognome , la fua vera Patria, il fuo vero MaeftrO) fé fteflb final-
mente neUuo indarno tanto bramato ritratto, che non iìè trouato in Mila-
no ,oue credeuafieffere;nè inque'fuoi frefchi entro la Chiefa maggiore di
Belforte, come n'era flato intenzionato il Sig.Boniforte per mefauorire;nè \n-
fomma neirEfcuriale,tutco in van ricercato à tal' effetto dal Sig. Metelli,allora
che nafifato in Ifpagna col Sig. Colonna, n'era flato da me auuertito,c pregato)
proui anche cosi trafcurata la douuta efatta memoria di tanti fuoi egregi lauo-
ri ; non trouando io quafi più, per efempio , chi fappia ricor.ofcere per Tua iru
Roma , nel Palazzo delia Villa Borghefc , fopra la fUtua di Diogene, la Vergi-
ne con Chriflo in braccio, e molte figure attorno ; e in rno di que' Camerini di
fopra la Venercch'efce dal bagno,có tanti Amorini : Chi mi fappia ridire nells
fudctta Terra di Belforte , nella Chiefa maggiore il bel quadro rapprefentante
Chrido, quando Trionfante entrò in Gicrufalemme, polto entro vna Cappella
dipinta anche lateralmente dallo fleffo ; A Ciuitd nuoua , Terra de'Signori Du-
chi Cefadni , fotto Loreto, vicino à Fermo, nel Palazzo maggiore la fala gran-
de dipinta così bizzarra,& eruditaméce i frefco; In Macerata ftefla chi più rico-
nofca la Torre delia piaz7a per fuo difegno, Ci come co fuo difegno, &: aflìftenza
raccordi architettato il Palazzo fatto à bugne de'SignoriFloriani , e quello del-
la Teforeria de'Signori Razzanti , ò Ciccolini , che fianfi, e doue aggiunfe alle
fodezze dell'Architettura le vaghezze della Pittura , e gli ornati de'flucchi nella
fala di cfib , con tanta inuenzione , nouitd , e bizzarria , che più mai feppe fare
vn Pierin del Vaga , vu'Abbate Primaticcio , vn Danielle da Volterra, e quanti
più brani in alcun tempo in fimil genere fi dimoflraflero : Nella ftcffa Città di
Ancona chi più rauuifi la bellifsima Fontana del Calamo per fua inuenzione ; e
chi dalla fuperba Loggia de"Mercanti, vno de'più compiti lauori, chefia al
Mondo, c'muiti fucceflìuamente ad ammirare, con non minor merauiglianel
Palagio di queir Angelo Ferretti , che ricco allora di Tedici milla feudi annui, fu
tanto parziale di queftoViituofo, i miracoli di quel pennello, che accomo-
dandoli al fico alla veduta yicino , Teppe con tanta finitezza > che nulla preìudi>
Y ca
I70 PAZTE SECONDA '
ci alla rifoluzione , sì ben figurare tra le duefincftre della fala l'Arme dalle due
Virtù afsiftita? nel fuperbo fregio la battaglia de' tré Ora^ij , figure difettc,»
palmi ; e nella Camera d'Oro , così detta da i dorati fluccbi , che v' introdufie»
e vi fece anche tutti , trattene quelle figure di tré palmi d'altra mano , quelle,»
otto ftorie con tanta erudizione , bizzarro difegno , e brauo colorito efprefle?
I tanti , e tanti altri infomma lauori, che dopo, che fcnfl'c il Vafari , auea_.
fatto il noftro Pellegrino j mafsime in tutti quefti luoghi della Marca, oue gran
tempo a trattenne chiamato per tutto à dipingerei ad architettare , à fcolpire?
' Ma lafciam le doglianze j e da' difaftri pafsiamo alle fopraccennate fortune,
che fucccducegli dopo la morte dell'amico Vafari, potè folo nelfincdiquefta
Vita notare il Baglioni , nella forma che fìegue : Ma ritornando à Milano in quella
tifibil Città fa architettore della gran fabrica del Duomo.
Eflando à quella, carica , come anche dichiarato Ingegnere maggiore diquello Stato,
fu chiamato in Spagna dal I{^é Filippo II. per dipingere l'Efcuriale , doue hauea operato
Federico Zuccheroda orbino : aiidoui Tellegrltio , e vi fu btn veduto da quella TiUeflà;
e dicono rifacePe tutte le opere) che gii Federico dipinte hduea. Diede egli à quel ^è
granfcdisfittione , e finito che hebbe il lauoro ,fù regalato alla grande ; e di più vogliO'
fio , che ne riportale il valore di cento miUajcudi , oltre ejfer honorato di titolo di Mar-
chefe , e fattolo padrone di quel luogo , cu egli fui Mtlanefe nacque; e così Tellegrim
nobtliffimamente honorò la fua famiglia, e laprofeffune,
i^ueflo virtuofo meritò afsai non folo per ilfuo valore, il quale era grande , ma ancora
perla[uagentile':^a,cper lefue buone maniere.
Indi ritornojiene alla fua carica in Tnilano carico d ' honori , e di ricche's^e ; e dopa
alcun tempo ripofatofi , pafsò da que^ad miglior vita nel principio del "Pontificato di
Clemente FUI. e difettant' anni in circa , con grani' accompagnamento , e pompa nella
Città di Milano fu fepolto.
E fé troppo riftretto in così fuccofi ad ogni modo periodi riefce il Baglionc,
l'ampliaremo noi peradcflb quel più che potremo, defcriuendo al meglio ci fìa
permeflb le accennate opere fatte in Ifpagna , e in Milano , fin tanto , che più
compito Scrittore di quelle parti , anzi di quefìe , gi' Infuòri Artefici , m tanto
numero , e cosi valenti , ad efaltare prendendo nella vita di Pellegrino pretefo
fuo , i noflri diffetti adempia, e gli tra fcorfi corregga: e quanto alle prime da
noi tanto remote, io non faprei giammai come più diligentemente efeguirlo,di
che lo vediamo nel Mazzolari, ladottifsima perciò efpofìzione , e morale di-
chiarazione del quale, con ifperanza di grand' ytile infieme de' Pittori ,e dilec>
tazionc del Lettore io quìtrarcriuo,ed è la feguente :
NELLA DESCRITTIONE DEL CHIOSTRO. Cap. Quarto.
Ho defcritta , come mie flato poffibile , l'architettura del Cbioflro alto , e baffo . Dif-
eorrerò bora dell acconcime d'entrambi . Egli è il Chioflro baffo dipinto mito à oglio , ei
à frefco , di modo che in tutto tlfuo contorno jonom quaranta, efei hiflorie del Tefìamen-
to nuouo, dalla Concettione di Noflra nonna, final Giudicio finale, che afpetc\amo,[cotn-
fartiKepergli arebi di dentro i che rifpondono à thiatt di filtra , cwi^utando i quattr'an»
goli»
Miich.
PELLEG, TmALDly ET ALTTil. 171
gali, e cantoni litichcve ne fon'otto , eie cinque , che difjtflanno nella /cala principale,
cheparimente rifpondonoà chiari de gì' archi, per doue entrapà quella > ed alle flr ade de
Chiofìrt piccioli . Cominciano queft'hiftoric dalla porta , per doue s'efce colle Vroceffioni
dalla Chiefa al Chioftro : ed incontanente nell'arco , e chiaro di man manca , perche cesi
girano fHbbito con la Vroceffione ,ftà la Concettione della tergine Santijfima , che è come
la primapietra , eh Iddio pofe nella fabbrica di quejìa nuoua allegra del y angela , e te-
[lamento mouo, eh e volle far cogHhuomini . Et dall'altra parte della ftejìa porta Amati
defira , ^à l efam: vltimo , che farà ecn noi altri , per vedere fé complimmo così bencj
ciò , che con ejio luiflabilimmo , come egli il compii difua parte : oueft termina la Tra-
ce(f,o>ie : & non ha più , ch'andare , ne che negotiare , perche quei ch'il compliro > entra-
ranno wlfuo Tempio, ^ nella fua gloria co'quegli ch'andettero bene aìlaproccfftone,que-
gli che nò, riniarranoftfuora, come vergini ftioccbe , ò fcrui dappoco , che non feppero Tj"
guadagnare ; affine fi vegga , che non è la pittura fitta à cafo . B^ipartiffi ella tutta tra
quattro Maejlìi , due Spagnuoli, & due Italiani . La pittura à frefco de chiari degli ar-
cì)i tutti con l'angolo, che jìà vicino alla Chiefa picciola che è il principale, fi diede à Tel'
legriMo Tcllegrini Milanefc , huomo eccellente nell'arte , di molta muentione > e capita-
le , sì nell'hijìoriare, come nel difegno : vno depiàfegnalati difcepoli, e feguace del modo
di f.ire di 7iUchel' Angelo Bonaruota , come ft mojìra in tutte l'opre , che qui rirnafero di
fua mano , di che faremo mentione àfuoi propri luoghi . Di quelle di que(Ì6 Chiojìro di'
reme bora qualche cofr. La prima (ìatione , come dijfi , è la Concettion della f^ ergine,
vn'biiioria bellijjìma. ^hbraccianfi ilSant» Gioachimo, è come il chiama S.7Hatteo,Gia- M»"!»»
cobbe , e Sant'Anna diluì Moglie , nella porta dorata. Son elleno due figure di vago
difegno , e raouimente , che rapprefentano bene quella purità , e gratia , che ne' genitori
della f^ ergine Santiffìma , fi può imaginare . Dtfcuoprefi vn p(7^ di buona architcttH"
ra , oue (là la porta dorata ; & per il chiaro di quella vna fìrada , con alcune lontanan-
7^e eccellenti, oue fi ì>egg0no perfone , e finefire , e porte , che fanno al proposto . Feg-
goìifi per l'altra parte alcuni belli paefi , e campi , oueflanno bejliami , e paflori del San-
to Vatriarca ; e come gli parla iuil'yingelo , con altre figure grandi, epicciole y fecondo
le di flange , tutte indotte con gran confideratione , e vaghcT^. . Dietr' à quefia fcgue la
hiatiuità dcll.t [ìefia Santiffìma (^ergine . Finfe qui ìlMaefìrovnpeT^ì di edificio me'^
^0 i affine fi vedejfe il di dentro di vna cafa ordinaria , Nel luogo più alto , fià la Santa
Ti.'atranna Anna , pofla à diacere con gran modefiia in vn letto : e pare rimafe più bella
dopo così fingolar parto, perche kà vn cleuatios particolare. Nella parte più baffa dell'
habitatione , ftamio alcune donne raf^ettando la bambina di nuou) nata , così al viuo.che
pare fi vegga lo fìe fio , ch'auuenne. Tofcia nel ter7;^arco vedefi come la prefeutanoi
fuoi genitori alTempio : cu è vngratiofopei^ d'architettura, poflo in pTofpettiua,e
la Bambina diuinafi vede , come va falendo da fé fola i gradi del Tempio , con sì allegro,
e giuliuo fcrnbiantc , come ch'andana alla cafa delfuo vero Tadre. Introduffe il Vittore
in quejìhijioru due poucri ignudi , che chieggo» limofina vicino à gradi : in chemoftra
ben il motto , che conoft. e.t nell'arte ,&che ben'haueaintcfoil corpo dell huomo, perche
fon figure di molta forza , rilieuo , e difegno . .Apprefie feguc la quarta , che è lo Spofa-
litio della medefima fuegina col Santo <. lofeppe ; hifioria eccellente , ed al mio parer del-
Y a le
iji PATtTB SECONDA
le pìit ben t>'attate>cbe fìano nel Chiofìro. Ha ella vtì altra Mcbitettura ben'intefa. Veg-
gonfi iuitefie di vecchi , e gìonani, & d'ogni età , donne belle , & di gentil gratia , e tutti
moflrano allegreì^a,eftannogiuliHÌ,in veder quella miracolo/a vniont degliSpofi. ye-
de/t S.Giofeppe colla verga , che fiorì in /uà mano , eh' era l indino del Cielo , perche fi
mcritafie così eminente Spofa . Le due figure principali della F ergine , e S.GioJcppefono
veramente (ingoiar ifsime , piene dhonefld,e vaghcT^^a . Nel chiató dell' arco quinto
luci, vedcfi l\4nnunc'iation della V ergine , che (e bene con quella ci venne tutta la buondì
•ventura , quefl'hifloria non l'ha hauuta , perche già è fiata dipinta due volte , e niuna ha
data foddisfattione . Ella e miglior la fefia , z!r di più nuoua inuentione , che è la vifita-
tion' à Santa Elifabetta , e la cafa di Zaccaria , che ha ajiai buone cofe . Qui entra il pri-
moangolodel Chioflro,cheflà vicino alla porta della Sagrellia , in che fononi melt'biflo-
rie . Fanno tutti due fronti , e raddoppianfi l'hilìorie , perche fi chiudono , ed aprono /e_j
porte delle fpontie : ^ così fi procurò , che aperte , e chiù! e ferb afferò lo ficffo o rdme , &
lue. j. non fi troncaffe tifilo dell' hiHoria ; & ciò refii detto per gli altr' angoli . Nel primo dì
queUifegue dunque la Nattuità del nofìro Salitatore nella fponda , à oglio , sì di dentro,
Ibid. come di fuori ; <érl' Jtpparition dell' Jlngeloà pallori; & la Circoncifìone del Signore,
Quefie due nell'ante , quando s'aprono , & quando fìanno chiufe , in quello che turano
Matt.i. del muro ,àfrefco , Nella feconda tcfìiera , euui l^doration de' I{egi , nel principale
ioin.2. dellafponda: & nell'ante quando s aprono fi vede il Batteftmo dinofiro Signorenelfiu»
Ibid. ^^ Giordano : ed il miracolo delle No^:^e , conuertendo l'acqua in vino , ciaf una nella
Jua anta : ^ quando fon chiufe , in ciò che turano del muro , quando fìann aperte , dipin-
te àfrefco. Di modo che in ciafcHW di queHi angoli, ha dodici hiflorie , benché , come
dico, non fiano più difei , ma che fi dipignono due volte con differente inuentione , e pofi»
tura. Dipinfe quefiaftatione con molto fìudio , ediligen7;a. Luigi di C araba]al , fatel
cugino di Giouan Battifta Monegri , di cut difsimofono le figure , efìatue de' I{egi , & dì
San Lorenzo . Enti apofciala facciata d'Oriente , che cade alla porta della Sagrefiia In
lue I. fafiando la porta delfuo androne , chefìà nel primo chiaro , fegue Ihifloria della Turi-
ficatione di nofìra Donna -.e può metterfi tra le prime , e migliori di quefl' ordine. Torta
la F ergine nelle fue braccia il Bambino allegro , e ridente . Nella man deftra tien vna
candela accefa . Ttloftra d'entrar nel Tempio , che fi rapprefenta con eccellente profpet-
tiua ,& fen':(a dubbio fono tutte queftt figure eccellenti. Ella è l'hiftoria vagamente
{compartita : gratiofe le tefte , ben lauorato , e ben colorito > e buono il tutto . Sen'^a^
quefta fononi altr otto hiftorie in quefta facciata ifin all'altra porta, che rifplende à que-
lla nell'vltimo chiaro . La fuga d'Egitto , ouefi vede la y ergine col Bambino m brac'
Mat. 2 "" ' '^ff^^t^^^fopra d'vn ^finello , e giurano tutti , che 7 veggono caminar vna china, à
fcefa. Giofeppe il guidaper la capev;^ : vn' .Angelo in piedi 'tn vna nube gli va condu-
cendo ; vn' hiiìoria di fole quefìe tré figure artificiofamente pofte , e ripartite, ed ifìimate
tra tutte quante fi veggono in quefio Chiofìro, e con ragione . Segue poi laflrage de par-
goletti Innocenti il ritorno dall Egitto, e quella del perduto Bambino, e ritrouato nel
iiic. z. Tempio in mci^^o de' Dottori , interrogando , e rifpondendo : hifto>-ia eccellente , e gen-
tilmente tracciata , e difpofìa . Tare fi vegga loro ne' fembianti l ammiratio'ic , che gli
ponea nell'anima , così celcflialprudenT^ . Tofcia fiegue la Tentation del difetto , pò»
' ' nen-
PEILEG. T l'È ALDI, ET ALT ti 173
nendoletutte ire con buon' ingegno ; f elettione de gl'^poflcli , & de' difcepoli > appo Mat-4'
d'eJsereHati orando nel monte : èfignificò qui con molt' artifìcio il Vittore quella diffe-
renT^z difentimenti j che può crederli > ed immaginarft ; fece qutW etettione negli -pm^
& ne gli altri ; perche qu ti di man deflra , oue pofe ifcìeltiper così rJto rniniftero y fiati'
noco'fembianiidiuctiihumili, grati, e fant amente allegri , che pare fé gli veggano
qneftipij affetti nellafaccia, & ne' mouimenti : queiche reftano à man manca fftrno-
ftrano, come tiepidi , e traf curati , mal contenti , & come quegli , che mnmeritauanofi
facefie loro quel fauore, che appenacadefotto de' meriti ; E puote il Maeftro tanto con
l'arte, che ci volle far veder nella pittura , ciò che non e facile à conofcere nella ftefio nit-
turale, e viuo . Starna appreffo la Bjfurettion di La'^iro hiftoria ben confidtrata . L'vl- loi.u.
tima di quefta facciata è, quando cacciò Chrifto dalla cu/a di fuo "Padre quei , che ven-
deano > e comperauano nel Tempio. Fofjepiacciuto à Sua Diuina Trlaeftà d'hauerlicac- Matth,
ciati tutti t&'che nonfoffcromai pi:) tornai ad entrarui , & che non haueffe ragione di
chiamar più U di lui cafa ,fpelonca di ladri. Quìprefc Pellegrino qualche troppa liceii'
:^a in indurre perfone ignude, che con l'a^ettion dell'arte, e la voglia di mofirarla, fi per-
de molte volte il decoro ,e la pruden^^a . Entra poi l'angolo fecondo , e' ha il numero
dell hiftoriedelpafjat». Dipinfelovnpittor Italiano, nomato B^omolo , che flette molti
anni in Ifpagna , & così vi lajciò molt' opre di /uà mano . QiicUe , che dipinfe in quefto
cantone fono le due principali à oglio denti o , e fuori . La Trasfiguratione del Signore, e Matth.
ItCena. nell'ante aperte ,& nelle parti, che cuoprono dehnuro , fononi quella della •*•*'
Samaritana ,& quella della donna colta in adulterio , eChrifìofcriucndoin terra la pO' ioia,4.
ca gitifìitia degli accufatori , per ritrouarfi in eglino altri maggiori peccati , e putgraui
adultera . ì<lell'altrapartefìàlaCcna:nell'vnafiàlingreffofefiiuo, e de rami di Gie- ioan.s.
rufalemme , & nell' altra la lauatione de' piedi . Dipinfe in quella di fuori la Cena lega-
le deli' .4gnello^guratiuo,co' bafìoni in mano , & come gente , chedi fubbito haueffeà
viaggiare ; & nella di dentro la reale , e vera del Santifjimo Sacramento del Corpo > e^ n.
Sangue di desìi Chrifìo . Ella ha quefla pittura buon colorito , & non ^lU manca rilieuo.
Torna poi àfeguìtar Vellegrino Ihiflorie ne chiari de gl'archi , ed incontanente dalla pri-
ma,paffato quesi' angolo di B^omolo, comincia il corfc della Taffione per tutta quejiafac'
data di mcTiT^ giorno in dieci hifiorief compartita , cominciando dall Oration dell' Orto, '''"*»
cue mofirò molt arte, e grand' eccellen^^e del di lui ingegno ; varietà di pofìture ,fcor:^,
luci gagliarde ,gran rilieuo, e pofìture , ò corn' ejji dicono , habitudini ^rane , con diuerfe
architetture , ed eccellenti profpettiue ; Ed al parer di molti già, che s'arrificò à far tan-
te firane:^ , ed effer sì inuentiuo , ò come dicono capricciofo , non hauea à fidar l'effe'
guirlo ad altra mano , che Ma f uà , per che fononi alcune cof e , che ponno fi malamente
Jculare . Ciunfc correndo con quefle iHorie ,fin che Ckriflo efce colla Croce addofjo dalla
porta di Gierufalemme : oue rapprefentò mah' al viuo quella frotta , e calche, e he injt-
milicafifuol far la gente ,gl'vnià piedi, altri àcauallo,vrtandofi ,gridando. LeCroci ,j, ,j^
de' Ladroni ft fcorgono mc';^ dentro delle porte ycrnes^T^o fuori , ed altri cento moui-
menti ben penfati. B^apprefcntò la pcrfona del ncfìro Satuatore inginoccbioni colla Croce
addoffo , & la calta della canaglia , oue l'incontra la Santifsima Irladre . Ttnfe la faccia
del Chrifìo (Ofì disfatta , e così (onfumata , chifpc?^ il cuore , ideila della F ergine^
non ^
174 PARTE SECONDA
«on s'ifcuopre tutta , che qua fi flà rinuolte le [palle . Ir. quello fi può cono/cere > diede fé-
gni d'inten(ìjstmo dolor , e jentimemo. Elia éfcn^^a dubbio vn'hiftoria eccellente di centi
co/e buone , c5" dt molta pietà, e diuotione. ^pprejjofegue ilter:^angolo, ch'è parimente
dello ftejfo "Pellegrino ; oue per efier quafi tutto delfuojicjìo pennello ,ecoiorìio, ha cofe
eccellenti, & difingolar ta^ìe^^ , ed arte, si nella pittura à frefco.come à aglio. Nella
ib;d. prima flatìone delle due principati flà Chriflo confitto m Croce. In quella di dentro il pofe
di rincontro , con molt accompagnamento dt figure. La Vergine [ìà in piedi, ^ lo flefio S.
Cwuanni,& le Marie, benché la Maddalena jiia abbracciata à piedi del Crocififio , ìHj
yna pofitura artificio/a , & che non offende , ne imbroglia . Tutte moflrano ti vino do-
lor, e fentimento , che fi puote dichiarar col pennello. I Sacerdoti , e Scribi reggonfi
allegri, e come trionfando, in hauer compita la mijura de' peccati de' juoi genitori. I car~
ibJd. nefìci, ò faldati , giuocando , e gettando le forti [opra la vefle dell' Innocente . Tutta
Matth. ll)ifloria finalmente ha gran maepà,ed cccdUn'^a. Et che più importa , accoppiò in
Jf,ii. quella molta diuotion , e Yaghi':^i . Mojìrò qui Vcllegrino , che fé ben era più di di~
ciotto , ò rent anni, che non ìmuea dipihto , ne fatta ccfa di [uà mano à oglio , ned eficr-
citatoil colorito j hanea nulladimcaogran talento , e gratin in quello , &• che fé ihauiffe
effercitato ,farebbefi aggu:igliato co l Tittano , ò con Antonio di CorcT^ , principi del
ben dipigner, e colorire . Ncllahiftorfa mcdefima,che fi vede chiufe le ante, pofe il
Crocifìfjoda vn canto invnofcorcio d'ingegno , per dargli drilieuo grande , che ha, per-
che pare d ingombro ,& che pofja abbracciarfi . Dimoftra la cagiondcl Sole ofcurato,
taci}. ^ if tenebre , che fi fé cero f opra la terra,jentendo la morte delfuo Creatore,vn cielo, ed
aria euoperta,tdeccl,ffc!ta , che fece con qucfto ammirabil' effetto per tutto il rilieuo
deli hiftoria . Qià,ed in vn' altra ftatwne , che ftà nel muro , che cuoprc l'mta,quan-
do s apre , pofe la Santi/sima Vergine caduta à terra , e vinta dal dolore : In quefia di
yederlo morto , & che vangli à darla lanciata : neU. ' altra di vederlo inchiodar nella
Croce . Ma haffegli à perdonare , perche non glie l auertiro j che le molte pitture , che fi
"peggono con queftofuenimento il fecero cader in qucfta tra/curagginc , eh egli ftefìo difie
pofcta gli era rincrefciuto : & per variar il difegno ,fece quefto torto di porre queftofue-^
nimcnto nella più eminente fortei^i ài donna , c'hahbi Iddio creata : ^ ihe con animo
inuincibile (benché in eftrano afflitto ) ojfertua ilfuo mede fimo Figliuolo al Vadre Eter-
no, per Jodisfattione del gener hitmano. Neil ante aperte ftanno Le due hiftorie ; d'in-
chiodarlo nella Croce ima , efcenderlo da quella l altra ; entrambe si nell'ante à oglto,
cornea frefco nel muro ,fono difuafiefft mano, come le due chabbiam detto , & di tan-
ta eccellcn's^a , e pcrfettioue , che nonsòfe il di lui maeftro Michel .Angelo hautfie potuto
far più in quelle . Le due di quando l inchiodano ,fono di molt arte , perche ftà il Chri-
fto diftefo in terra fopra della Croce ,efà certi (corei ingegnofifsimi, e di molta difficol-
tà . NeU altra ftatione ,ftà per principale la T{ijurtttwne, che fé bene non la lauorò tut-
ta difua mano , la ritoccò , & la rinal:(o molto , sì quella di dentro, come quella di fluori.
Hanno amcndue eccellenti jcorci , e <iian difigno ; politure dfficili in eftrcmo ne faldati,
che cuftodifcono ilfepolcro ; che come ingente fp luentaia , fcompigliata , & impaurita,
hebbe luogo di moftrar mtlt' arte . B, iceue quella di dentro vaghe luci , e rijflefsi, da al-
cuni rofjori , cbe fi cagionano , ed efcgno da quel gran Sole di giuftitta , che moftrafi aggi-
rato
PEILEG. TJ'BAIDÌ, ET ALT Iti 175
rato da vn' aurora , e aattindbellif sima i che à c^' il mira gioifce , e fefieg^ia l'anima.
Hell' vn'antaftà quatti' il pongono nel Sepolcro ; & nell altra, quando caua l'anime ,g ,
de Santi "Padri dal Limbo . Lo fteflo rifpo vde ne' lati del muto, quando fià chiufa la MÌttii.
ftatione . Cièche qui più fi pondera , emuifinifcediftimarfì,fomledueftationiàffe- '^"
/co , che s'vnifcoKO nel proprio angolo , tra quelle due hifìorte principali , che fon il fcerf
dimenio dalla Croce , ed ti porlo nclfepotcro , entrambe àfirefco nel muro ; otte pare voi"
le vjar' ogni dtligen-^a , e moUrar' ogni sfor"^ , e quanto valea nell'arte , perche in mol-
to breue [patio racchiuje quesìc due hiftorie , accomodandoui alcune figure n^olto grandi»
in guifd tde, che fi godono bene , & di tant' arte , e sì ben lauoraCe , che non le ha vedu-
te alcuno che non refli di quelle fodisfatto in efìremo . Seguono pofcia nella facciata di
Tonente l'biftorie della {{ijurettione , in chejonoui tutte le ylpparitioni , ch'il Signor fece
pofcia rifufcttato , dalla prima , che lìà in pafTando la porta della Chie fa picciola: che è
quella, che così piamente , e contante ragioni fi crede , chefofic alla fua Santijfima 7Ha-
dre , benché quella riuifiìtna fede di quefiafoarana l{egina il vedefie meglio collanimat
che co gì Od hi del corpo, fin all'vltima , che fece à juoi spopoli andando pefcando S» ]
7 tetro , e S. Cioanni nel mare , con altri di quel Sacro Collegio , nel mar di Tibertade, luc.ìV
edil Signore gii parlò dalla rmcra;& nel cor ulto del pefce, & del fauo di niele il co-
nobbero . Le Marie , e Sante donne , à cui fi mojtraro gli angeli , & gli diedero Ioj *J*"*
buona nuoua della T{i[urenione , fon nella feconda ftatione. E perche qui feguono pofcia i
cinque chiari , che dtfst fi fanno co' due tran fui , per i Chioftri piccioli , ed i tré della fica-
ia principale , fi pofero l hiftorie ne gli archi , cbejtanno nella (cala > che fon la carriera,e
corfa che fecero S. Titro, e S. Giouanni per la nuoua , che loro diede la Maddalena, & Io.jo.
come giungono ammirati alfepolcro. Tofcia l' ^pparitione alla ftefia Maria Maddale- ^jJ^'Jl.
n.t ; appo quefta , quella , che lo ftcjfo Signor fece alle Sante donne ; la quarta è quella, 28.
che fece à due Dijcepoli, chegiuano al Caftello d Emaus : & la quinta , quella che fece à
dijcepoli la prima rolta mancandoui S. Tomafo. Quefta, e quella diS.Tietro,e S. lg\g^
Giouanni , quando giunfero al Sepolcro , non fon di Tellegrino , ma di Luca , ò Luchino
Cangiafo ,cheibaueua dipinte tutte cinque; Et perche non diedero fodisfattione le tré
dellateftiera , fi leuaro ,(0" le dipinfieVellegrino . L altre due fono: l'altra venuta del ibid.
Signore chiufe le porte , e ftando S. Tomafo prefente , Fn hiftoria molt' eccellente , ^
di molta confidcratione, con vri architettura in profpettiua beh indouinato; elvltima,'
quella che diffi del mare, ftando i difcepoli pefcando . Non voglio trattenermi inponde-
rare alcune co fé eccellenti , che fi veggono in queft' hiftorie , perche farebbe vn mai fini»
re ; Ed altresì potrei auuertir alcuni diffietti , cheimaeflri dell'arte, òptr meglio direj-
l'inutdia v'hanno ritrouati , si nel difegno , come nel decoro delle figure . Segue pofcia il
quart' angolo del Chiofìro , oue per lo sìefs' ordine , ftannonel principale delle dueteflie- JJ*"'
re . l jifcenfion del Signore , & la venuta dello Spirilo Santo ; & peli ' ante , ed in ciò Aft.j.
chegli rifponde del muro ,altre due apparitiont, che fece il Signor à molti de'fuot difce- Ma«.
poli inftem' vmti , & la venuta, efcefa dello Spirito Santo, per lapredicatione di S.Tie- **•
tro ,&peri impofittion delle mani de gl'i Apoftoli fopra molli credenti, Queft 'hiftorie, a^- '4.
e tutto queft' angolo , è pittura di Miibel Barro/o Spagnuolo : Son elleno ben trattale,ed ^ *'
iateje : buono lofcompartimento» e colmto, & di buon difegno ti tutto*
Ho
i']6 PATiTB SECONDA
Ho detto cosi di corfa ciò > che ha in quejìe quattio flationi , ed angoli del Chìojlro ;
^lello cherefla pn'alla porta ,per doue cominciammo , ed vjcimmo dalla Chiefa ,fon al-
tre quattro flationi di Pellegrino ; in chefìamo l'hijìorie del tranfito di Nofìra Donna ; la
fua falita al Cielo, la Coronatione in l\egina fouranna, fopra tutti i Con de gli angeli : é
ivltima , il Ctudicio finale ; che è l'rltima delle fefte , che celebrerà quefto mondo , e la
tmggior , che fi pofia imagmare , in che Ciesu Chrisìo Giudice de'viui , & de morti , pre-
mierà fecondo le fue opere tutti dalprim'huomo , fin all'vltimo , v ftpreferìtericolfuo
corpo intiero auanti difuo Tadre , confegnandole quel ^egno , che acqui(lò per la THaeflà
fua , e gloria . Ella è queUa tutta la pittura del Chioftro principale , eonfufa , efrettolo-
famente detta , e rapprefentata . Verde molto in trattar fi così ; e nulla pale, fé non fi ve-
de ; condopa , che ràfempre l'anima di chi per quello pafieggta trapportando in fé colla
fedeltà, della vifla lo [pirito di sì amoroft paffi , e fentendo alcun allegre-^ , e mouimen'
ti d'altre genere di quei, che panno najcere da cof a terrena. Qui vien ben ciò , chcquei
Tilaefiro di molte defcrcttioni difie nella fua arte :
orat. Scgnius irntant arumcs deinifla per aurem ,
**"■ Qiiam qua: fune oculis fubiefìa fidelibus.
S2jiello che più è da doler fi è , che'l tempo va trattando male queft' eccellente pittura;
fofciache l'acqua , ;/ v ento , il fole > la nebbia , il calor j e'I freddo la combattono quafi
inmediabdmeritc &c.
NELLA DESCRITTIONE DELLA LIBBRERIA. Capo Nono.
La folta colle due tcfiiere , e fronti , che fianno di fopra della cornice , fono dipinte
di mano di "Pellegrino Vcllegrini , che benché fempre fi mofìri difcepolo » ed immitatore
del Buonarota , qui volle garreggiar con lui, E quando in I{oma , Milano , Bologna,
ed altre Città d' Italia non haucjje lafciate altre memorie delfuo ingegno , & del molto,
eh' acquiftò nell ' arte , & di quel modo difficile del di lui THaeftro , che alcuni chiamano
inacciffibile , quejta il farebbe d' eterno nvìne, perche fenT^a dubbio lofteffo TiUchel' an-
gelo non haurcbbc potuto far più di quello, che qui vedefi cosi felicemente effeguito,
X' inuentione , e difpofitionc di qitefta pittura prscurerò dcfcriuere colla maggior breui-
tà , chefia poffibile . ideile due fronti fopra della cornice [tanno dipinti i due capi, e prin-
cipij delle Jcieni^ tutte, che Ihuomo maneggia : la Teologia , e la Filofofia; il natu-
rale que(ta , il riuetato quella . ^lla parte del Tvlor.afiero fi pofe la Teologia , hauendo
confi deratione , che benché nel Collegio fi ftudij l'vna , e l altra , egli è molto più à prò-
pefito appropriargli la Ulofcfia , attefo che iui cominciano i l\cligio(i , fendo giouanotti,
gli feudi, entrando per la Dialettica: cÌ!- la Teologia benché altresì iui fi fiudi, non fi
gode nttlladimeno di cfia in que' prim' anni , che fi (pendono tutti in altercationi , e dif'
iplft"" P*^^ ' ^^ op'moni , fino che npofati , e maturi , godano nelle celle del Ivr Monaflero , de'
ad Ru ben fiagtonati frutti , che refero quelle radia amare delle difpute^e fcuole. Sta dunque
^^'' nella parte del Collegio dipinta la Ftiofcfiaàgtitfad'vna matronagraue , e bella. Tiene
auanti sé vn globo , ò sfera grande della terra, moftrandolo co'ldeto à Filojofi , che
tiene àcant'àlet, Socrate, e Tldtonejuo difcepolo. ^riftotele difcepolo d entrambi,
&S9-
PEllEG, ri'BALDIy ET ALT ti, i-jj
^Seneca difcepolo di tutti tré. CappoJJì quefl' vltinto , benché vi pótefjero difìgner
altri più aituantaggiati , per ejìer Latino > e Spagnuulo. Le figure fon grandi poco me-
no t'evolte pit) del naturale, dt tanta format e niteuo, così ben' intef e, e sì ben dipin-
te à frefco , che quegli , eh' entrano per la porta di rincontro, ancorché vi fiano cento
paffi di diilan^apare Hiano vicine à qucUey che le pofiano acchiappar cella mano , cosi
paiono di rilieuo , e sì fortemente [porgono dalla muraglia . Da quella Madre commU'
ne delle fcien':^ naturali , &■ che s' ottengono colla noflra ddigen-s^a , fi va cammanda
alla perfetlione , e fine di quello fi può faper nella terra , del riuelato » e dmino , che
chiamafì Teologia; cofa tanto necefiaria> che fen^a hauer alcuna cognitione de' fuoi
piifterij , e d' iinpoffibile conofca l' huomo il fine, à che fu creato. Non voglio far qui
bora del Filofofo , ne moflrarmi Teologo , ma colla maggior fchiette7^:i^a, che mi farà
poffibile , defcriuer alquanto dellapittura , affine fi legga in efia parte di quello è . QuC'
fio , che chiamiamo Ftlofofia , così in commune com' il dicono oltre di lì , abbraccia tut-
to quello Hudiano gl'huommi da tetti in giù ; chiamando altresì tetto ti Cielo, acciò
non rimanga fuori quello , che ci cuopre tutti . CosìlaCramatìca, che fiudiano d'or-
dinario i fanciulli ,per parlar comenientemente, e legar ben i vocaboli di lingue pelle-
grine : e la Eiettori ca , ih' infcgna à parlar con artificio , e più ornatamente ; e la Dia-
lettica , che dà precetti per formar rag!oni , e prouar ciò che vogliamo confori^ , e buoi»
difcorfo , fono tré partì , dall' vna parte di quefìa Filofofia , che chiamafi ^ationale,
Terciò in tré difìinte diwficni , ò ripartimenti della, volta. , fi dipingono quefle tré
fcienT^e nell' ordine > cfce s'è detto . Fingefi aperto il quadro , & che per di là fi vegga
il Cielo , ed aria fercna , e laCramatica pofta à /edere fopra di certe nubi (per pro-
prietà della naturatc:^a , che la figura humana fé non ha l'ale , deue feder' , è jof tener fi
i a qualche co fa) . La figura é di donna grane. Tientn l' vna mano vna grillanda di
verdura , e fiori , ed in l altra vna sferra , e frusta , fé ben alquanto nafcosta , per di-
mostrar , che nelle fcuole baffi àjeruir più del premio , che del castigo , e basta /appia-
no, che vi fia. Et benché ciò fi a vero , fanne tuttauia di mestieri alcuna per i fanciulli,
ne' quali non può tanto la ragione, com il timore ; Egli è però miglior me7^ condurgli
alfine co'lregalo del premio, e conuertir in fiori l' afprc'^^a de principij , con buona
difcrettionc : perche quella , che fi chiama : Ludus Litterarius , Giuoco di Ietterei
tal bora pare più tosto carcere de' tormentati , fecondo odonfi in quella continui i gridi
degli fgratiati fcolari. ^eggonfi in questa pittura alcuni fanciulli all' intorno della
Cramatica , con fue cartelle , e libriccmoU in mano : il tutto con sì vago colorito, lucit
/corei , ignudi , e forile , che trattengono , e dilettano nonpoco.
• L' architettura del tetto aperto , che fingefi di pietra , la fostengcno quattro gioutt-
notti f or ti ignudi , maggiori del naturale co' panni, ò guanciali su gì' homcri , ò su le
t<ste , così eccellenti , &di tanto artificio, e di/egno , edincosì ftrane pofiture , che
hanno ben , che ftudiare quei , che vogliono profittar nell 'arte. Le lunette , e cap ial-i
T^ati , che f tanno nelle finestre alte , ed in quelle , che gli corri/pondono nell'altro mura
di rincontro , fi fingono altresì aperte al Cielo co' certi tondi, ò /pecchi di pietrami
ed altri due giouani ignudi , poco mtno del naturale , che parimente /tanno /ostenendo
l'apertura, ò circonferen^i del (biaro, co» eccellenti pofiture, belle vestimenta, e
Z " guati-
178 PARTE SECONDA
guanciali , in che fanno lafor^a , e ricemno la. canea . Ver il buco dello fpecchio (i ì>ede
fcendere per cialcun' vn angelo , con qualche co/a in mano di quello fpetta alla facoU
tà , e fcien';^ , che accompagna . tengono facendo eccellenti po/ìture , e coricandofi per
l'aria , con maramgUofifcorct , e profpettiue , che mirati da diuerfe parti -parlano la figu-
ra , confingolargufto di quei , che le confiderano . In fine egli è il tutto cesi eccelientCt
e' hanno detto molti , che colà iranno intelligenti , & di buon gufto nell ' arte , vedendo
tante differenj^e d ' ignudi , che gli pare , die >' andò loftejio Buonaruota à dipigner que-
fìa Libbreria ,& che lettala brama di veder quello si lodato Giudicio, the dipin/e in
l{oma nella Capella "Papale , nomata di Siflo , nel Praticano. Di modo , che quanto fpet-
ta ali inuention ,edifegnodiqueftapitturainciafcun quadro io vafo, ò chiamiamola
Baftlica , (id vna parte di Filofofia , e dieci figure d huomini gnudi , efen^i alcuna disho-
ne[ìà di quello non andò circonfpetto Michel ' angelo nel fuo Giudicio ; fen':!^a igrottef-
thi , e fogliami d' oro , e di pietra finta , che fanno le dimfioui . Oltre di ciò , à due lati
delle fìneflre alte , che ftanno alla parte d ' Oriente ifopra la cornice, ed in quelle , che
corrifpondon à quefle , alla parte di Vanente , cheflanno chiufe , fi ì>i:de alcun huomo in-
signe in quella facoltà, efcien:^ , chefld accompagnando ; di modo , che con ciafcuna ce
ne fon quattro , Et così in quefta prima diuifione delia Cramatica fipofero quattr huo-
mini inftgni in quella , in diuerfe pofiture , benché tutti con granita , e decoro , pofii à fe-
dere , e maggiori molto del naturale . Nelle figure , che rapprefentano per/one bafìe , che
s inducono nell ' hiftoria , non più cheperjeruigio , ò carica , od officij baffi , fi permetto-
no ignudi per moflrar' in eglino l'arte ; ma non fi de uè permettere nelle per/one principi»'
U ,graui > honefìe . Et così l ofieruò Tellcgrino in quefta Libbreria , &■ nel Chioflro
principale : C?" di rado trafcurafi in quefta conuenien'^a , benché sì amico di moftrar l ar-
te , e quello mtendea del corpo dell ' huomo , che è il più nobile, e più difficil fuggetta
della pittura . ^ccomp-ignano dunque la Gramatica , dall ' vn canto , Marco Tcretaio
Varrone , che con giufto titolo può efier il primo , nun falò fra Oramatici , ma tra molti
eccellenti Filifofi : Ed è eonusniente , che in negolio di lettere tenga il primo luogo , cui
fìimò tanto Cicerone , e di cui profittaronfi tanto i due chiari lumi delta Chiefa Gir ola-
D Hier "** > '^'^ ^goflino ; chc quello ft pofe à far cattalogo difue opere , e ritrouò quattrocento,
in Ca. e nouantalibbridottiffimi (e l afferma ^ulo Celilo ) & così par agonollo alfuoCdcen-
ìuuft" terio Origene ;& quello il chiama mille volte Dotttjfimo , e diuorator di libbri , eVoli-
Auio flore, che è lo fteffo, che je dicemmo fapiente di moltecoje. Et così hebbe à dir diluì
il'e'^'.o quellafenten:ia , che : Scrifle tanto , che pare nulla puoce leggere ; e Ielle tanto,
c.Aii?. che pare nulla puotcfcriu.Te, Tra gli altri ritagli, e reliquie, checifono reftatedi
ciùìt. ' tanti I e così illujlri monimenti del fuo ingegno , come ha conjumato il tempo , fononi tré
D='' libbri De re xaàicz , che chiarnaremo jlgncoltura , che tratta dilauoreria de' campi,
de' beftiami , e terre , luoghi de'pafcoli, e coltiuar terreni. Scriffe parimente venti-
quattro libbrt della Lingua Latina , che bora vanno à peT^:^ , e bocconi mal coneffi , e le-
gati : & quello , che è poflo m qualche buon ordine deue/t tutto ad /intorno ^gofltni,
che s' affaticò tn ripulirlo , e metterlo infieme . Terquesla ragione fé gli diede- in queft*
Libbrertail prim> luogo tra Ftlofofi : & nonpenfi alcuno , che Cramatico voglia dir/olo
quello , chf tratta de' precetti di congruen"/^ . che quefta nqn è pù , eh vna mifcra parte
PEILEG. T l'È ALDI, ET ALTRI. ijp
pc' fanciulli (come nell ' aritmetica , & nella Muftca, ilfuonar', ò/ommar, e reftar al-
cuna co fa ) che none eh' tma parte di Ftlofofia , fcienj^ perfetta , & che in/teme coil»
qntfto fi (lende alla buona intetligen:^ , ed interpretaticne di quanto gì' inuentori delle
/cien^s^e hanno fcrittot Quefìocifàdire lagrauitd,e'lrtJpetto,che fideae ad vrìbuO'
mo cosi infigne .
ytcirì adeffo, dall ' altra parte del feftone , che quiuì rifponde alla fineflra di rincon-
tro , che tien in me:i^o vn medaglione finto i oro , ed vn F'iofofo fcolpito in effo , molto
ben' imitato , eum Feflo , ò Sejio Tompeo di poco meri antichità di quel gran Trincipe , è
Capitan Romano , pofciaehe fiorì nel tempo d 'jiugufio . Scrifìe egli venti libbrt dell*
figmfication delle parole: e fu come riiur'à metodo , ciò che di prima hauea fatto Ve-
rio Fiacco : ed anche quefto Compendio fi ridujìe pojcia in vn' altro più breue , cotanto
accurati furo i l{omani in coltiuar la lingua loro . Et fé quefìi libbri fojier» intieri , non
rifarebbe tanta improprietà , & così poca cognitione di lingua Latina in molti , che fi
contentano in parlarla , ed ijcriuerla , come fi voglia . E quello eh è più di galanteria»
che fi [degnano fcriuere nella (uà propria lingua» tenendo ft per muantaggiati nell' al*
trui ,jenxafaper bene Ima , ne l'altra. ^Ido Manutio truffe à luce certi frammentit
che CI rimafero di Seflo Tompeo :& l'^rctuefcuo Antonio ^gofìini, non ifdegnandofi
in me^o di sì alta dignità , & di tanta eruditione , e dottrina , fiamme fchiarft fra que-
fli , che chiamano gì ' idioti , Gramatici , poje più diligen:^ in ripulir, e comporre quefii
frammenti, come quello che fapea ben di quanto importati:^ fia la cognitione diquefls
proprietà . Dall ' altra parte , che è quella d Oriente , flannoui i due conojciuti Elijs
cosi temuti da fanciulli , eh ' imparano à mente le fue ^rti ; Elio Donato , ed Elio jìtu-
tonio di Nebrifia , Bramano l vno , Spagnuolo l'altro : huomim infigni , de quali penfa-
m alcuni, che non japt fiere più che la Gramatica . Wertoffi il primo hauer per difcepo-
lo il Diuino Girolamo Dottor delìaChiefa :&pregiafieglt defio m più d'vnluogo : e ri- inAp"
feri/ce i Comentarij , che fece fopra Virgilio , e Terentio : & fen^a di ciò alcuni dotti 1° ten-
argomenti alle Metamorfofi d'Ouidio. Fece anco vn'^rte di Gramatica, che perfua sttiibì.
eccelleuT^a viue oggidì , ed in molte parti d ' Europa , va nelle mani de' fanciulli , benché
ridotta in minor compendio . Scriffe moli' altre opre fpettanti alla Gramatica , incomin-
ciando dalle lettere ,&poi dalle filabe ; Trattò de' tuoni , e piedi de ver fi , de' barba-
ri/mi, ed altr opre d' huomo dotto. Elio .Antonio di Nebrijfa è con ragione pofto tri
qucfi huomini così dotti ; ed è vergtgna ti conofc ano meglio i ftranieri , che gli ftefiì
fuot Nationalt , edifcepoli -^c he fen-;^ eccettuar alcuno , fi pomo chiamar così cinquan-
ta , e piti anni fono in quelleparti , tutti gli huommi dotti deità Spagna . Gli ftranieri il
ttngonop er più di Gramatico , edifuoi anche ii quefio il ì>ogtiono correggere , ed appena
e è che l paffi da quefta clafie > cosi poco [limata in tutto ti Mondo . Ter molti che non
fanno cognitione di que[t 'Auttore , darò qui ragguaglio delle fue opre , almeno di que-
le , che[otio peruemue alla mia y oltre à que[t ^drte di Gramatica (che farebbe fiato be-
ne l' hauejferola[ciatacom' egli la la[cw, & non foffero andati cauteri^andola così
brutta , e difdiceuolmente ) : Fece egli tré Dtttior.aivj : l' vno de' nomi , e voci Latinct
(olia dtchiaratione in lingua Cafiigliana : il fecondo di Cafiigliano in Latino : ed il ter:^o
de' luoghi, e nomi proprij d huommUlu/tri, popult , fiumi tmari, prmincie&c. Fé- •
Z a tene
i8o PA%rE SECONDA
tene parimentem' altro, che chiamò. Lexicon lurisCiuilfs, dìfcuoprendo in quello
per ifgamo del fuo tempo molte ignoran'^ d'Murfto. Fece altresì yn ùiUtonariodi
tré lingue , Latina , Greca , ed Ebrea , conciofiache di qucjìe tré lingue hcbbe pia cognì-
tionedi quella, che in quel tempo communemente haueaftin Ifpagna, tra fcgnalatì,
Queflo mai i' imprese, almeno [otto il di lui nome , potrebbon ejferfi profittato di quello,
quei e' hanno trattato di quefta materia di Dittionavij. Fece pur' anche wi Comoitario
à Ver fio , ed è del molto buono, che fi a fopra quell 'buttar diffìcile . Scrtjie vna Cofmo-
grafia , ed oltre à ciò , rn Introduttione per quefla facoltà . Trafie etiamdio à luce l'hi-
Sloria de' I\egi Cattolici , Ferdinando 3 ed Ifabella : e principalmente quello fpetta alli
guerra di Granata , ed à quella del B^e^no di Nauarra ; e fece à due I{egi quella sì indoui-
tiata , acuta , e graue imprefa delle freccie , correggie , e giogo , co l motto > TAN r O
MONTA > che fu mgegnofa alluftotie tiell ' anima , e corpo di quella : e folleuando/ì à
maggior co/e il di lui ingegno ,prefe à dichiarare alcuni luoghi , e paffi difficili di Santa
Scrittura , e fece vn libro d'eglino , che chiamò , Qumqnagcrns , doue moftrò buon giù-
dicio , erudition , e lettione ; ed .Ruttori graui fi pregiano d'allegarle ne'fuci Cementa-
ri . Finalmente potiamo dire, che fu il Vadre delle buone lettere in Ifpagna, come il Ve'
trarca in Italia . Et al fuo ternpo incomincioffi à bandir la barbarità , in che iìaua ella
fepolta,ftH dal tempo de' Gotti, Mandali, ed yìrabi , cherltimamente s' impadronirò
di effa 1 e feppelltro quanto eraui reflato di politia , ed ingegno , co' fuoi barbari coliumit
e colla necefjìtà c'hauca difìarfemprc contro d eglino coli ' armi in mano.
^ppreffo tra le duefafcie , che diuidofw que^o quadro nella volta del fecondo quadrOt
che è quello della B^ettOfica , faffi vna d4ian:^a , che rifponde à gì ' intercolonni . Ella è
lauorata di bi:^'!^arri grottefchi , co pe:^7^ d'architettura , tempietti , ed altre gratiofe «'»-
ttentioni ; & ne gli eìiremi veggonfi i due illuHri Scrittori d hifloria la naturai', e mora-
le ; Vlinio quell ' huomo cosi fecondo infcriuer le coje della natura , corri ella in produr-
le. Ed ancorché queflof patio tra le fafcie oiie Hanno i grottcfcbi , & le figure nonfìx
moli ' ampio , hanno nulladimeno quelle molta auttorità , e vicino à quella di Vlinio
Veggon fi alcuni ammali , Caualli > Leoni , Elefanti , ed altri ,per fignifìcar il fuggetto di
che tratta quell' jiuttort , e quant' eccellente difcopritor fìa flato delle proprietà loro,
C.Hiet l' altro è Tito Liuio , acuii} afia per fua lode , quello dice di lui il mio Vadre S. Girala'
alo. ad mo, chiamandolo vna vera fonte , e fiume di eloquen:^a, ed altre , eh' era come vnmi-
Jiui., faccio nel Mondo > conciofia , che quei che non potea trarre lagrande7;^a , e poter di l{o.
tua ttirauagli la famadivntal' huomo, e quetch entrauano in effa, cercauano altra
cofa fuor di lei mede ftma . AdTitum Liuium ladies cloquencis fonte mananteni
( dice queflo gran Dottore fcYiuendoàVaolmo) de vkimis Hifpanije, Galliarumquc
finibusquoldam vcniflcnobiles legimus> &quos ad conteniplationem fui Ro-
ma non traxcratjvnius homiiiis fama perduxic. Habuitilla «casinauditum om-
nibus feculis, cclebrandumque miraculum, ve Vrbem tancam ingreflì , aliud
extra Vrbem quercrcnt.
Segue pofcia il quadro della I{ettorica; yna bella, ed eccellente figura di donna, con
firano ornamento di veflimenta , epiù Sìranapofitura , efcorT^o . ideila man deflra tiene
il Caduceo di Mercurio ( cbiamaiianlo gli micbi il Dio dell ' £loquen:^). Ella è pari-
menu
fBlLEG. T /'BALDI, ET ALT HI. 181
mente aecompaguau da fanciulli ignudi , pofli tra le nubi , co' libri inmano ; ouefi veg'
gono compo/ttìoni allegre , edintrecciate , che ha molto cbeftudtare, e vedere in quelle.
Tien' vn Leone à canto , per dimoflrar xche coW eloquen'S^a , & colla for^^ del ben di-
re ,s'appiaceuoltfcono gli animi pia crudi, e fieri. Ctàdìffi, (& fia detto per vna volta
tanto , per tutti quefli quadri , e ripartimenti , l ' architettura , e;~ le figure , che fono np'
chiari , ò cieli > che fi fcuoprono , & chiglifeftenta : le figure , che/uno nellelunctte, &
la grandetta loro ; & quelle di qM^efcien":^, che fono maggiori del naturale due volte
più ; di maniera , che U difegno nel tutto è d'vno , le pofiture , e delineamenti fìrana-
mente variati :^cbe nella parte d'Oriente vi fono finefire , eon inuetriatc aperte > ed in
quella di Ponente , rifpondono alcuni fefiom co'fuoi medaglioni d'oro . In quefio fecondo
quadro della Rettorie a , à canto di quefie finefire , e fcfìoni le fianno facendo fiato, ed ac-
compagnandola , quei quattro principi dell eloquenza : Ifocrate , e Demofiene all'vna
parte, amendue Gì eci . Dirò breuemente chi furo, poiché fermo per tutti. Ifocrate fii
del tempo di Tlatone , difcepolo di efjo lui , benché Diogene , velia vita di "Platone dica»
iht foffe pia secchio di quello . Egli fu vno de' più eccellenti Oratori , e hebbe la GrC'
eia , e maeflro dell ' arte , perche l' infegnaua à tutti quei , eh' andauano alla di lui cafat
ed egli s efferato molto in quella. Fùmolto Rorido, faciliffimo, e chiaro nel tutto, buo-
na maniera di parlare . Scrifje molte cofe , anco fin' ali ' vltima età : poiché fendo di nO"
vanta, e quattr anni mando à luce quelV eccellente libbra , nomato Panatheniaco,
ch'erano certe fefie , che ft f accano alla Dea Mmerua, di cinque in cinqu anni, che pari-
mente s'accofiumaro pofcia incorna , & lechiamaro Quinquatrie , doue i giouanotti ^e
fanciulle faceano dan^^ Gimniche , à quello , eh' allude quel rigido Cenfore» de' corrotti
CQsiumi :
Eloquium» ac famam Denodhenis, aut Ciceronis i«">e-
Incipit optare, & cotis.Quiiiquarribus opcat, oai.fat,
Quifquis adhuc vno parram colie elTe Minemam.
Dicono ififfe più di cento > e cinqu anni Demofìène , e sì conof cinto , che tutto il Mondo
il celebra il Vrimipe dell' eloquen'^ Greca. Dicono fofie figlio d' vn Fabbro , chefacea
coltelli , & l'afferma d Toeta , the hora allegai nello fitfio luogo . Bjmafe in poter de'
Tutori, chegli conjumarola robba (femprefù ti THondovno ) ed appena hebbe, chepa-
gari Maefiriychegi' infegnauano.Fù egli di sì eminente giudicio,che da quellapouertà, e
miferia s'innalT^ ad effer come padre e difenfore di tutta la Grecia , ed à opporfi colla^
for^i dell ' eloquen':^ fua , à quelle di que due così forti Vrincipi padre , e figlio, Filip'
fo,ed /ilcffandro Magno. Haurei molto , che dire di quefto notabile huomo ; Bjffe-
rirò fola quello dice d mio T. S. Girolamo circa de' fuoi ftudi . Trimier amente, che con-
fumò più aglio , che vino , che nonfapea male à Greci : & che non vi fu manoale meo- Apo'i.
canìco , che fi ri:^tfie sì per tempo à trauagliare , corri effo lui à ftudiare : & quando era j? ^"f
neeeffitatodidar alcune carriere forti ,e veloci, per leuarfi la pofftbilità di trattenerli aubi. '
fuor dt caja , fi vadta la metà della barba , non più. Et finalmente per non venire alle
manid AntipatroT iranno, fuccefford' ilefiandro , s vccife da fé medefimo . .All'ai'
tra parte ftà Cicerone ; Tutti il conofciamo , perche da fanciulli portiamo fuoi hbbriin
mano , per apprender in quegli Upwità ,efchiitte3^:^deila lingua Latma: ed è il me-
no»
l8z PATITE SECOJJDA
ho, che fi poffi apprender in efi Uro , in riguardo della loro dottrina , efilofo^a , ebej
racchiudono. La di lui morte parimente fappiamo , polacche altre Filippiche gli co-
ftaro la rita . Nonpojjo la/ciar di foggiunger dietro à que ver fi jquefti , in che fona
così elegantemente defcritti tfini , ed anco i principij di quefti due si eccellenti Oratori,
Greco /' vno , Latino l ' altro ,
Eloquio fed vtrumque perit orator, Vtrumque
Largus, & cxundans Ischo dcdic ingenij fons;
Ingenio manus eft, & ceruix csfa> ncc vnquam
Sanguini caufìdici maduerunc roftro pufiUi .
O fortunatam natam me confule Romam,
Antonij gladios potuit contemnere. fi fic
Omnia dixidet, ridenda poemata malo,
Quam te perfpicuè diuino Philippica famx
Difiblueris aprimaque proxima. fcuus, Se illum»
Exitus eripuit , quc;m mirabantur Athenx >
Torrentem , & pieni moderancem frino theacrij
Dijs ille adusrfis genitus, fatoqne fininro,
Quem pater ardencis mafia; fuligine lippus
A carbone, & forcipibus, gladiofq; parante
Incude, & luteo Vulcano ad Rethora mific.
Non ofo tradurre quefli verfiper non leuar loro la gratia , ed eccellenza : paf]ìnfi[en~
l^a d* eglino quei . che non potino hauer piùgufio di quello tocca all' htftoria , poiché è gii
detta. L' vltimo di quefli quattro è QumtiUiano : che benché sì Maesìro nell artde^
Spagnuolo , ed à quello dicono natio di Calahorra, e nalladimeno tra quefli heroi giù-
ftamentel'vltimo . Dipoi apprefio queflo quadro , euui vna fafcia con vn vago grotte-
fco: & pofcia l arco,che [ale dal pauimento della Libbreria, che fa la prima capella,e di'
uifione > in che dijjì (iaua diuifa quella Libbreria : affine non rimanere troppo lunga , per
l' alte:^7ia ,ed ampie^^T^a , & fen^^a la douuta proportione . Quefl' mta , òpilaftro rifal-
ta due piedi , e t»e:^:^o , ed alquanto più dal muro ; & per tutti i tré lati, i& ornato co'fa-
rij lauori , eguarnitioni . Ter la fronte Ha egli dipinto di vaghi grottejchi , gratiofì , e
ben lauorati : in che veggonfi medaglie , e figure puciole di molto dijegno : di modo , che
é molt arrichito , e vago di co/e fantafliche , &■ come dicono , cappriccioje . Sopra dell*
cornice , doue comincia à muouer larco, stanno fopr a certi piede ftal li , che fingonfiin
certe fponde , ò nicchi ; dall vna parte , Omero coronato d'alloro , principe della pò e fin
diGrecia ,& di tutti gì jiutlori profani. Egli fià con sì propria habitudine , efcmbian-
te di cieco, che benché non fé gli vedeffero gl'occhi ,ilconofcerebbe chififia , così viua-
nentefeppe il Maeflro dargli l'aria , d huorno che butta le mani , taflando , per fupplire
al mancamtnto della vifla . Dall altra parte flà Virgilio , cui i critici de noHri tempi,
non fapendo, oue metterlo ,ò come nomarlo, ilihtarnano: Deus Poetarum . ^i»-
mendue fono sì conofciuti , che farebbe fuperfluo parlar di loro . Bafla dire , che non e è
Ruttar Sacro , «e profano , Chnftiano dico , ne Gentile , né Dottor sì graue nella Chiefa
Creta, Latina, che non orni fuoifcritti, co ver fi dt quefti coìì fìngolan buomim parti
tari
PELLEG. Tl'BALDly ET ALTRI. i8j
rari iella natur» ; pofciache da efjì in qua > è [tata così auara , che noH ha voluto dar lo'
ro compagni . Dietr'à quelli in vn altro intercolonnio, che fi fa d altre due fajcie , come
quelle , che dicemmo y inchcftauano Tliniu eTtto Ltuio ,Jtamo altri due grottefthi
della medefi ma inuen'S^ione, benché cangiate le figure , eveftimenta , &• l' anhuetturei
ed in quegli [tanno gl'altri duefamofi Toeti Linci , Vmdaro de Greci , ed Oiatio de Lati-
ni: coronati altresì d'alloro, albero si amxto da Appallo, ed in conjeguen^a cotanto
confagrato dafuoi vani adoratori,
Mcunihanno voluto riprendere , che in quefta L bbreria vi fìa molto di quefto Tot''
fico , e Ceritilttio , parendo loro > che in Libbreria noi folo Chriftiana , ma altresì d' vn
THonaftero di [{eligto/ì , e Gieronimiani , non vi douefs' efiere cofa veruna di quefto , né
edorar di co/a profana : ti tutto douea efter figure , ed immagini de Santi, hijtorie del
secchio . e numo Tefiamento yfenT^a mifcbiar cofe Sacre colle profine . Ragione in vC'
ro di gente ignorante , od ipocrita . ^d ogni cofa baffi à ferbar' il fuo decoro. Quejtoè
per il Chioftro , Sagreftia , Capitoli , Coro , ed altri luoghi proprtj dello fiato , & dell o/-
feruan^. Le Libbrerie fono apotheche , ed officine communi per ogni forte d huomini»
ed ingegni . il fono i libbri , & così l hanno ad ejfer le figure . Et fé fon in quefta , & in
tutte le Biblioteche del Mondo , i libbri di cosi celebri ingegni , che moftrano la belle's^
i:^a , od il fembiante di quello hauean dentro ,& fé gli leggono i penfieri ; perche voglio-
no non vifiano i ritratti delle f accie ? Quefta Libbreria è Bacale > & v'hannoft à ritro-
uar tutti i gufti , come in menfa I{eale , ciò che gli è in grado : ed anco fé ben fi confiderai
etiamdio per i molti I{eligiofi ,fonoui in quefto , che chiamano gentilitio , buoni fuggetti»
ed eccajtoni per lodi diurne , e mottiui di Santa meditatione ; Ed i Santi molt ammaeftra •
ti dal cielo , ftimaro molto quefto , di che alcuni fannofi tanto fichi fo : ed affegnaro regO'
le , perche fi cauaffe molto da ciò . I{efii ciò detto per quello fegu e , evado m oftrando à
quei di buongufio , gente Santa ,fen7^ hipocrifia ,che del tutto s approfittano in bene.
Segue da poi la Dialettica nel ter:i^o npartimento, e quadro : f^n altra gran Donna ec-
cellente , ed è molto in te/te , così grandi ( che , come diffi , fon maggiori del natu-
rale ecceffiuamente) moftrar tanta belle:^a , e quefta l ha ; gratiofa la faccia , ed in vna
fcorcio difficile. Tien le braccia diftefe ; con l' vna man aperta , & l' altra chiufa , per
moftrar ch'infegna , comehajfi à dilattar vnfuigetto , e reftringerfi , che fono due gran
virtù dtfua arte ; Conciofia , che non è minor difficoltà faper ritirar ciò , che di natura
fua è molto diramato , e grande , che allargar è dilattar' il picciolo, e pouero : ammendue
le cofe fa con l'inuentione > e difpoftttone , ed ti modo d'argomentar, e formar ragioni. La
tefta tien coronata , colle due corna della Luna , per dimoftrar quella maniera d argo-
mento , che i Greci chiamano Dilema , ed i Latini argiimen tii:ìi cornutum , con cui ri-
(Iringefì molto lauuerfaria , & con che più fortemente fi getta à terra , e vince . Uà ella
lo flefio accompagnamento degiouani , e fanciulli , girando , e muouendofi con habitudi'
ni marautgliofe , piene di difficoltà , e vagherà : perche mai fempre amò quejì artefice
apprendere cofe difficili ne gì' ignudi , per dimoflrar il molto , che poffedea dell'Arte. Dall'
vna banda ,flanno Meliflo , e Zenone , Di queflo dice Cicerone , che dichiaraua la diffc"
renT^ delia l\ettorica , e della Dialettica , moflrando l'vna man chiufa , ^ l'altra aper»
U : il modo di dir dell' vna t aperto > difiefo , vago : quello dell altra fftrinto , duro, e ma-
iih
i84 PARTE SECONDA
iageuole . ti TAelìffo , non trono ragione di porlo nello (lato di gran Dialettico , nec'hah-
bi futa molta profcffione di quefto . Diogene Lacrtio non dicepu) di lui > di che fu grand'
huomodiI{epubUca}dilcepolodiTarmemde, ed eccellente Ftlofofo , così incommme,
all'altra parte ,(ìanno Vrotagora , ed Origene . Del prim o due Laertio , i he fu gran So-
fifla , òfia cauillatore , guflando molto di quegli inganni , e fofiiìitherie della Dialettica
fofìSlicata : che la vera non tratta di ciò , (e non perche fi fugga da quttlo , come da co/a
degnadeficrabborTÌta,edinchenon ha più profitto , che d eficrcitar ingegni dt fan-
ciulli. Scriffeegli vn arte di conti ouerfìe , ed altre cof e più mature t i?^ di buon tngC'
gno . Origene non è il Teologo , i cui libbri fi filmano molto , ma vn Filofofo antico , il
qualfù celebre ne'precetti di Dialettica ; & per cjuciìo il pongono qui per celebrar la di
Im memoria . Seguono apprejjo ne'quattro ripartimenti , e quadri, che reftano nella voi-
ta , eguali à qucfii , & di egiial bellc:c^a , le quattro principiti parti , in che diuidefi l'al-
tra parte di Ftlofofia che thiamafi commune mente Mattematica , che fono l'^ntmettica»
f Mufica ; Quella tratta de' numeri, e conti : & qucfla aggiunge fopr a di ciò il fuono : di
maniera , chefi fuoni numerofamente , & per conto ; c!r per ciò la chiamano Jubalterna-
ta , come inferior' , e contenuta fetta a principij dell'altra , che fono più vniuerjali . Sa*
rebbe cofa lunga minu':^ar in tutte quefie figure , e ne'fuoi ornamenti . Ter quello bah-
biam detto delle tré prime j intende fi già quello , (he ha in quefie , cheferbano il proprio
ornamento , ed accompagnamenti nel tutto . Lo fìefj'o dico delle due j che feguono , Geo-
rnttria , ed ^ftr,. logia : che (e ben la compagna, e più vicina della Geometria, fia la Ter-
fptttiua > e (ubahemata , come dicemmo della Mufica : conciofìa che la prima tratta di
linee , e lafecondafopra qiiefiof oggetto aggiunge linee fatte, e prodotte colla vifla '-pofifi
nulladimenoin recedi quella l'^fìrologia ,perche é più nobile il di luifuggetio,epiù ele-
vato, per trattar de' corpi celefìt , de fuoi mouimenti, edafpctti, mijthiando parte del
naturale , e Fifico , col Mattemattco . In tutte quefie fcien':^c euui grand' accompagnar-
mento > ed ornamento , & t>i fi pongono i più infigni huomini , ò di maggior antichità,
che fi conofcano in quefie difcipline , frammifchiando co' quegli alcuni de'noflrt tempi,
Feggonfi iiii^rchitaTarentino,Titagora iSenocratt , Archimede, ed altresì il Car-
dano j e'I Sacro Bojco , e Ciouanni da Monteregio , che in comparatione de' quattroprimi
Genef. fondihieri. hi ella 7Hu fica fonnouì ^ppo Ilo, Orfeo, enfiane, lubal padre di tutti,ed entra
'*' co' quegli Boetio Seuerino . liell'Afirologia accompagnafi con Tolomeo , il [{è ^lonfoy
farnojopcr le fuetauole in tutto il Mondo . In qucfla guifa dimosìrafì, che per venir dal-
la Filo] fit^^ alla Teologia, è di mefticrt camminar per la cognttione di molte di quefie cofe,
Viuu. Se vogliono gli architetti (come il dice il lor Fittuuio ) ed i Vittori (come l'affermano
«ap. i'. quei , e l]anno feruta dell'arte ) che quegli , c'hanno ad effer perfetti in qucft arti, h abbia-
no almeno alcuni buoni principij, eiognitionedi quefie facoltà : con maggior ragiune deue
ciòfpettarfi al Teologo , e principalmente à quei , c'hanno à maneggiar la vera Teologia,
eh' è la Santa Scrittura, alla cui cognttione s'indri':^mo tutte le regole della Teologia,
Tnctodica , ò Scolafìica . Così vedcfi quella pofla nella Tefliera , che dtffmo , cade alla
parte del Monalìero, dentro d'vn architettura d'vn tempio, chefignifica la Chiefa, ou' el-
la regna , e tien ilfuofeggio , e cattedra . Sta ella affentata , vna fanciulla grande , ej
bella } poiché ne ammette corrottionct ne >ecchit:{^\a ; ehc quella pattfce quefie mutan-
PEILEG, TI^AWh ET AITHI. i8/
^e ,fJon è Theologin , che fantafmi , t fogni d inopinati Mettafi/ìci , che gerraogliano Ì€
ttiofi io litfurtantiin^gni, come gltchuma.il mio T.S. Girolamo, efcongU dal capo, ''""[
e faccia certi fplendort diuini; ed vna corona Bjeale , che fofiienfi in cima colla for- cip. ].
^ della luce , per figmficar tjuanto fopra ogni cofaftfoUeui , & che i fuoi fondamenti '" ^*'''
fono diurni > che non hanno necejfità d ' appoggio humano , ^ cvme à Fuegina ha da fer-
uiigli il tutto , ed ubbidirgli . A due cauti {ìaimo t quattro Dottori della Chiefa Latina»
Girolamo y Ambrogio, jlgofìino, e Gregorio, co' fuoi proprij habiti . Son elleno ^gure
grandi di molta maeflà , ed auttorità . Uelle faccie , efcmbianti fé gli conofce lajantità
dell ' anime , e l alta meditatione , in che fon pofti . Co 'l deto della man deftra , mofira
loro la Teologia vnlibbro , che è la Santa Scrittura , per dar loro ad intendere , che in
quello hanno ad impiegar il talento , che lor diede il Cielo , affine colla dottrina , che di li
apprenderanno , facciano for:^a , e difendano la verità della Fede Cattolica , ed illumi-
nino i mortali per il cammino , e flrada del Cielo . ^eflo è l ' ordine , e la Tittura > che
vede fi nella Ltbbreria dalla cornice m sii . Ver ripofar da mirar in alto , & da dijcorfa
così lunj^o , laf Clamo il rimanente per quello fegue,
Siegus il rapporto del difegno » ed ornamenti della Libbrcria principale»
eoa tutte le Tue parti. Capo Decimo.
lion s' ha veduto entrar' huomo in quella così illujlre Ltbbreria , che non /' babbi pojlo
in amrniratione , df come lafciato fofpefo , e veramente con ragione : conciofia , che anco
quegli j eh ' lui rificdono ,fe auuien loro far' alcuna afieni:^ , quando ritornmo , cagiona
la di lei villa quefla fìefix nouità , e mouimento . Molti e hanno vedute la yaticana di
Bt^oma , eh' è così eccellente ( va già fatto vn libbra grande di quella , perche non fi fac-
ciano longhi quefli difcorfi ) ed altre molte d' Italia , e Francia , & d' altri I{egnt > l*
filmano , e nconofcono per cof* eccellente . Habbiam veduto ti di lei disegno , e fuoi ri'
partirnenti ypauimcnto ,fcancie , armadij , ^ la pittura dalla cornice ih sh nelle fette
capelle , ò quadri . &■ le due tesìierc , douefi diptnfero tutte lefcien:^e.
In quejìo difcorfo vedremo la rimanchte pittura , che ^à tra la fafcia , & onde , che
correper di fopra gh armadvj fin alla cornice , & lo jìabilimento , eJr ordine de' libbri.
Dicemmo , che nella fronte del ?ni'.ro , che cade al Collegio , (ìàla Filofofia, con alcuni
principali Filofofi , naturali , e morali . DetibercJJì , che fotte ad ogrti quadro della vol-
ta , e tutto qutllo rifpondefie (in à gli {ìeffi armadi] , fojfe cofa fpettante alla medefima^
fcien:^a , che [iàajjentat a nelle nubi di quel chiaro . Toferonfi acanto huomini inftgnit
come vedemmo , & di lotto alla cornice , bijìorie , che rifpondeffero allo fìefio di fo-
pra . Cosi fi compcfe in quefla tefliera vn hifloria della Scuola d'Atene, diuifa in quelle
due fette sìfcontrate dagli Stoici , ed Accademici, Stanno quiui due Cattedre, perfigni-
ficar quefto nel quadro : i^^nell ' vna che è degli Stoici, fi vede polio Zenone , fondatore
di quella iottrina dogmatica , ò come fé dicemmo ,precettifta, e deffinitrice , che vuol /«-
fciar ' il tutto flabiUto , e determinato ,ptrlefue tegole , e fuoi difcorfi . l^ell ' altra , che
è degli Accademici , vedi fi il prudente , ed acutifjìmo Socrate , cut fanno fondat or , e pa-
dre (li quefla Scuola , chepofciafi dinife in tanti rami > e braccia , che appena fi sa qual
A a ' fi*
l8(j ^^PA?.TB SBCOJ^DA
fia il principale; e chiaminfìfuoidifcepoli al ro-Aefcio de gV altri ^potematìci , ò Sce-
ptici t che VHo! dir dubbiofi ,fen:^i deliberar fi in cofa veruna , ma che confumano l ' in-
gegno in ritromr ragioni > per entrambe le parti , fina venir ad affermar alcun di loro,
che tn tutte le cofefoffero le ragioni eguali , in prò , e cantra , per affermar, e nega» e . Di
modo, che quelle due principali Scuole differentiauanfi ne' tré punti principali, in che
appoggiano tutte lefcien':^ ; ne' principij , mcT^i , e fini : Il punto più gagliardo della
controuerfia erafopra s habbiano gì ' hiiommi rncT^o , ed iflromento fermo , e (odo , per
faper conofcer la verità , e natura delle cofe ; Non entrano quefìe nell'anima , che pe' fuoi
fentimenti : Quefii fon fallaci > e mille fiate s' ingannano , e c'ingannano : ^dunque (in~
feriuano gli accademici con molta euidenj^a ) non putiamo affermar ciòcche così fai fi re»
fiimcnij prouano » Ciòft pretefeftgmficar in quefla historia. Chi vorrà più di ciò fapere,
legga l libbra , chefcriffe Tietro di Falen^a , natio di Zafra , huomo dotto nonfolo nella
Ciurifprudeni^, ma nella Filofofia, e Sagre Lettere,accompagnato daftngolar cognitioi.e
delle lingue Greca, Latina, ed Ebrea : ;/ titola è : Acadsmica, fiuc et ludicio erga ve-
runi ; Douein pochi fogli vedrà cofe molto recondite, circa quefìe due Scuole, ed intenderà
per me^7;p di quello , ciò cheftano le Quefiioni accademiche di Cicerone,ed ti Libbra, eh*
intitolò Lucullo : e quello che fcrifie il chiaro lume della Chiefa Sant' ^gofìino contro gli
accademici. Quella è la prima hijioria , che sìa, come diffi,fotto della Ftloffia.
^ due canti di fotta alla Cramatica , ve ne flanno altre due al propofuo : L' vna è
CeueC l^^ Torre di Babilonia , che vajji cdifica'ido con gran tumulto > e concorfo di gente ; p ai-
chi , argini, pietre , e tutto quello vediamo in vn' edifìcio grande , quando fi Ha nel
maggior furor del lauorare . Et perche iui confnfe Iddio le lingue, ediffercntiò gt Idio-
mi > & quindi nacque hauer gì ' huomini neceffità d 'apprender Cramatica , per venir
in cognttione d altra lingua di f un proprietà , e co'igruenT^ , e dcfìnenT^e , che chiamia-
mo Idiom , e Dialetti ; & ciò tutto s infcgna in quella fcien:^a , fi pofe qitefì' bilìcria,
the fu tutta l'occafwne , e fondamento di quella ; Che fi come fa il flagello , e cafìigo di
noflra fupsrbia , cosi non s' apprtnde benefeiiT^ colpi di frufla. Ed il pondera S. ^gofli-
D.Ang. no nella ripugnanza, che (ì vede ne fanciulli per vfcirda quefìa igriOYan^^t. Due fono le
«le Gu. differenT^e , che fi veggono nelle lingue : / ' vna afiolut a mente chiamafi dijferen:i^a di lin-
cei, gua , perche totalmente s'allontana dall' altra , in tutte le fue voci ,ò qua/i tutte, fen:!^
eonuemr con quellain cofa veruna : ouero conuengono nelle principali lettere delle voti,
benché in quelle , che lìanno foggette à più mutan'i^a , vi fia differenv^a , che fon quelle,
che chiamanft nella lingua Ebrea , l ' vne Eradicali , e l'altre Motioni , cui chiamiamo
no: altri vocali , che fi mutano con più , ò meno aprir la bacca, ò porla d' altra guifa, che
quella chiamafi non propriamente differen':^a di lingua, ma differenzia di labbro. Gli ef-
fempi di ciò fon infiniti . Chine vorrà veder alcuni , legga ilV. Siguen:ì^a nella P'itct
ìoCeph del P. S. Girolamo, da me tradotta dall ' Idioma Spagnuolo nel Tofcano , dal qual lib"
à sigué yyQ habbiam prefo tutto quello bibbiam detto. Et così dice il Sacro Tefìo, di doue fi pre-
vit. D. fé qite{ì' hifl:iria , che quando s'incominciò ad edificar la Torre, parlauanfì gì' vni con
ìfb*'"" S'' '*'"'' i^f^'^'K. alcuna difficoltà s' intendeuano : trac euim terra labi; vuius j & fer-
}. ' monum eorumdetn ; ò come dice l' Originale : labium vnum , & verba vna . Dima-
Genef. gjf^^j, che ( acciò nwfi dilunghiamo più ) quejla è l origint della Cramatica , & per
([ue-
PELLEG, T l'È ALDI, ET ALTRI. iSf
queflofegU attribuì quefl' hifioria , che è molto gratiofamente dipinta. Ùalt' altra pxrtè
ftà il primo Seminario , e Collegio della Gramatica, chefapiamo fia flato al Mondo; dotte
per comandamento del E,è di'Babilonia Nabncodonoforre , fniron/ì molti fanciulli delfuo
^egno t&de' capcmi I/meliti > affine lui fludiaffero diuerfefcienT^e, & la lingua Caldea;
come ti rifenfce Daniele , eh ' egli iìeffo fu fno di queglit con altri tré compagni > i quali ^*'"*'-
hauendo vn altro miglior 7Haeftro , ch'eia il timor di Dio , e l offcruan^a dijua Santa
Legge , vfciro approfittati con ecceffiut vantaggi . y enne àpi opojìta quefi 'hifterìa per
l'antichità della Gramatica, efua auttorità , Zf' per hauer' altresì vnito d quefl ' Edificio
il I\i fondatore vn Seminano di cinquanta fanciulli, che apprendono lo fleffo ; e princi- Videe.
falmente s'ammaefirano à temer, ejeruir Iddio , e lodarlo co cantici , e diuim "pfficij, co- l* ^^'
me già s è -peduto.y anno qui parimente facendo diuiftont tra quefi'hiflorie lemedeflme in cal<
falcie , e ptlasìri , co gli ìtejji grottefthi , che dijjimo nella volta, & così non è di meflieri '**
dipiii auu. rtirlo .
Tra quefle due htflvriefacre della Cramatica , ne feguono due d * tlumanità , di folto
alla B^ettortca . C r>na è la Libertà » che Cicerone ottenne di Caio I{abirio, eh' era accu-
fato , e foci) men che condannato da Tito Labieno di Tetdueltio , ih era (come dicono)
crinienlsarMaiefiatis: ò contro laCittà di F^oma , od' alcun Trincipe, eminifiro di
quella. Hauea {{abirio vccifo vn tal Saturnino , huomo perniciofo alla B^tpublica, Fa
così eccellente l' oratione, che Cicerone fece infua difeja, di tant' arte, & con tant' affetti
ornata , e detta, benché gli damerò poco tempo di farla : che di tutto punto vjci colla tit-
toria , e palma . Vede fi dipinto Cicerone orando , e I{abirio , à cui flanno mozzando i
legami in/egr:o diliberià,^:^ così meritò quefl' oratione (ìponeffe per moflraael moltOt
che può la B^ettorica , e l arti di ben dire . Dall ' altra parte flauui qucll Ercole Calli»
co , da Luciano cotanto lodato , e conofciuto da tutti i Secchio ignudo , con la fila pelle
di Leone , e colla mao^ ferrata, i/congli dalla boccaalcune catene d 'argento, ed oro»
che acchiappando nell ' orecchie di molte genti , je gli guida dietro ; che non fi puoie in^
ventar miglior enimma, òftmbolo per dimoflrar la forq^a , che ha il parlar e on arte , ed
ornatamente , ne cuori de gì ' huomini . Ciòritrouafmegli huomini vecchi, che colla
dolce:^a di [uè parole , e la forT^a difue ragioni , incatenano , legano , e guidano dicti'À
fegrvdnori,etirangltallorparere,efeNten7^a. Nella Dialettiia fé ne pofero altre
due : l ' vna di Zenone Eleate , cui fa unitotele muentor dilla dialettica , co nciopa, che
debbe effer il primo, che tra Greci dafie alcune regole , òponefie in alcun metiodotl
modo di difputare , benché fin à tempi di Socrate, poto fi fapef]e di quefìo, & dell' ttica,
Dipinfefi quefto Filofofo inan:i^ àmoltigiouani , eh ti feguono, ed egli mofìra loro due
porte : L' vna hàper titolo , VERITAS ; e l 'altra , I ALSlTAs ; per fignificare, che
la Diatetica è la porta , per doue entrafi alla cognitione della verità , ed ifi. uopn la fai'
lacia , e la men:i^ogna , & che il di lei officio è li dar regole , per difiinguer il faljo dal
vero , diffinendo , diuidendo ,efill gÌ7;ando. La coflanT^a di Zenone Eleato , ed i tv>mett-
ti, che patì dal tiranno N earco , con animo sìinuincibile, che per quello liberò la di lui
Tatrta , vien riferita da Laertio nella flefia vita. Dall ' altra parte flanno S.^mbrogio,
e S. Agofiino , come difputando ; e la Santa Madre Monica , pregando^ddio per la con-
uerfion'f efalute del figlinolo > & the nongligioui lafua Dialettica ,feguendo in quefto
Ah 4 k .
i88 PAUTB SECOJ^DA
la finta > che dice comandami Sani' Ambrogio dìrjì nelle Letanie ; A Logica Aiiguflinì
libera nos Domine ; Habbi U verUii , che vonawio.
Seguono pofcia le due hi/torte dell' aritmetica. Vede fi all' vna f arte Salomone^
giouamtto bello , riccamente veftitcpofto àfcdcrsù vna tauola ;ela Fuegina diSabba,
j. Reg. cheftà come addimandanio » e proponendo enimmi. Difopra la tauola ftauui vn pefo di
'»• bilancie , vna f quadra j ed vn' abbaco da computar > con molti numeri , e i^ri d 'oirit-
tnetica ; & nella caduta del tapcto di feta , cheftà sii la tauola , vedefifcritta con lette-
ve Ebraiche , quella sì alta jenten-!^ '. Omnia in numero, pendere, & menfura_..
j. Reg. Che chi ben la penetrale ,gli riufcirebbe facile fcioglier tutti gli enimmi dell ' vniuerfo:
'■ & s' alcuno nel Mondo l'intefe,fù quefto faggio B^è, cui dotò Iddio di tatua fcun'3;a : L hi-
D.Hie- [torta , che vedefi ali ' altra parte , è di que' Ginnofofifti , de' quali dice il Va ire S. Gira •
«ó- Ep. lamo, chefilofofauano co' numeri nella rena. Sanno dipinti mole ' huomini ignuii, fcom-
laui, partiti nel quadro in circolo , moW attenti alle figure della terra, che chiamauano: JVIen-
faii Solis ; conciofia , eh ' ella è il paHo , e mantenimento , che ci dà non il profano , ma
il dtuino Apollo , vero Dio delle Jcicn:^ . Tengono nel mcT^ vn triangolo mnalìiatoì
fer l ' vn lato di quello fcendono numeri pari , c^ dall ' altra parte caffi , in certa propor-
tione da gì' vni àgi' altri y conche voletKO ftgnificar la fcienT^a, affetti, e virtù dell'
Uo^ i. anima : Neil ' vn canto (otto l'vno poneano due , più difotto quattro , ^ nel bajio otto:
deiBre- peri altra parte numeri . Quefìi numeri pari vniti fanno quattordici , con /' vnità quin'
lófeph '^'<^ì '• & f 0^' parca loro , ci difcuoprejiero il grado , efkre > officio , virtù , /bri^a , e pò-
àsiguè ten'3^ dell' anima . Ella è triangolo per le fue tré poten:i^e , memoria , intelletto, e va-
vtt! d! lontà : ò per lefue tré virtù , ò gradi ; vitale , animale , e rattonale . L' vjiità, chefopra
Hieió. di fé tiene , dacci ad intendere , che quello , che éfuperior' ali ' anima ,jìà in più eminente
'*' pofio d ' e[ja lei , contenuto infomma ftrnplicità , lontano da diuifione , & da pluralità»
invnfemplice ,{ìncero, epuro ejfere : che è quello , che foglion diri THettafifici ; che
guanto vediamo diuifo , & come diramato per terra , nelle co/e inferiori di virtù , ò per-
fettioncys' vnifce tutto , e fifa vno nelh virtù juperiore , fen:ì^i diaifìone > infino che^
•venga fe'fuoi gradi , falendo dall ' vn in l'altro , ad efjcr vnito , fenT^a alcu na forte di di'
niftone , ò compofìtione nella femplicifjìma natura di Dio . Quefìa è quella vnità perfet-
tiffima , che (opra fé contempU l ' anima : tutto il rimanente fcende con qualche diitiftO'
ne, efìà di piùfottoà quella , &fi moltiplica : // chetutto dimojìrano i mmcripan ne",
canti del triangolo , come fon due , quattro , otto , che cojìituifcono il numero quattordi'
cefimo delle cofe materiali , che fi diuidono . Qui potraffi vedere, che volle dirTlato-
ve , quando diffinendo l'anima , diffe , eh' era vn numero , che fé flefio mouca ; & l'altra
fenten^i di Vittagora , che iprincipij di tutte le cofe lìauano rinchiuft ne ' numeri . Ne-
gotto lungo , ed alieno da queflo dilcorfo . Dirò folo , che né l' vn , né l'altro parlauano
di quelli numeri , con che contiamo , ma an:^i erafimbolo d'altro maggior fegreto.
Segue dapoi laMufica , che come vedemmo nafce dall' aritmetica, & delfuoflcffo
fuggettceprefupponefuoimedefimi principi) . Quiut altresì mtfchiaronft hisìoria Sa'
era, eprofana . Dall' vna parte fìà quell eccellente effetto , che fida la mufica di Daui-
ss.&'ig ^^ nell' indtauolata melanconia di Saulle : e la dolcc^i dell arpa , ò lira del pasìorello
^imopotea tanto fCb'iJcarKam t ed allegerina molta parte di quelpejaute , e noiofo hu-^
more
PEILEG. Tl'BALDIy ET ALTU i%$
more di quel dif:tbbedicntc l{è , che meritofjlì cotanto caftigo , psrnon rìueriril precetto i.Reg,
Diiiino ; Che fé bine il principale di quell'effetto ha più elcuiUo principio di quello può in- ''*
uefligar l ingegno haraano : non fi può mdiadimeno negare , che non vediamo far qucffo
fltifo effètto alla Muftca in altri appufftonati da quefl' humor terreUre , ej" che con quella
quietano , e ripofano . "Piacque molto » eforfi troppo à Galeno la fenten^a di Tittagora, gj; j.;^
che difie era l'anima à guifa d' yna ben temprata cetra : benché Cicerone attribuifca que- ftagm.
flafenten^a ad jlri^offejene Mufico . Riprendono ciò Vlatcne , ed ^riftotele , e con ra- fù'^bftjf
gione : conciofia , che intendeano , che l'anima non [offe altra co/a , che vna certa armo- oat. fa-.
nia > ed vnione d'bumori . 7Hà prendiamolo tutt' injieme , anima , e corpo , & non farà 'ciUt.
cattiuaU fimilttudìne : Che quando le qualità , cdhumori di quefìo compofìo fono beni Tuf. q.
aggiufttti , ed vniformi ,fen':^a dubbio veruno fente infegranfoauità , e ripofo l'animo: 1]^. in
ed è vna Mufica , che caua , e libera , come di tra le furie infernali quellaparte , che bra- ^'^«'l- ,
ma goder la luce dell' intelletto . Quefto è che fi dimoftra nell'altra hiftoria di rincontro, de Àai^
che è la dotta f.iuola d'Orfeo ,quando caua la fua diletta conforte , Euridice dall'inferno, ""•
fuonando dolcemente la cetra , ò lira , addormentando alfuono il Can cerbero di tré tefte i lib. 4.'
e perdette la moglie quando vjcia già dal pericolo , per non offeruar ti precetto di Vro- <»e<"B>
ferpina , di non volger ti capo addietro . Che fi vede bene non è ciò detta , per quello fuo-
va aldi fuori y& cljerichtede s'entrinel fegreto . Votreiqui di pafiaggio far vedere ca-
lne ci vollero gli antichi Toeti vender così cara la verta della buona dottrina , che Iddio :
comandò alle genti , perche nonhauefierofcuf a. Ma nonmi fonopermefie tante digref-
fioni. Quello poffo dir hora, è, che ftà con grand ingegno dipinta Uf Mola, co' vaghi
lorjani , chiari , e fcuri ,&-con fole due figure occupato gentilmente vn quadro . Seno-
preft per l'vna parte vna bocca di fuoco dell'Inferno : ed ti Can cerbero alla porta addor-
mentato per laltrafcuopronfi alcune campagne vifìofe > ed allegre . che fanno vn ammi-
rabile contrapefttione . Orfeo pare vada molto circonfpetto , fonando , ed Euridice bel-
liffima ignuda , ed honeftafeguendolo.
Qtii tra gL' intercolonnij , e ptlaflri entra l' altr creo , che fi la diuifione della ter^A
bafilica di quella Libbreria è l'ornamento , e grotte/chi con alcun eccellenti figure di Mer-
curio 5 ed Appallo ; il tutto di moli arte. Entrano pofcia i altre due hifiorie della Geo»
metria : nell'vnaparte veggionfi i Filofofi d' Egitto , eh erano gUfieJJi Sacerdoti .facen-
do dimoftrationi Geometriche nellarena tn dtuerfi circoli , e giunte co'fuoi compaffi, e
f quadre : e mofiranfi così attenti, che fé gli vede lo fludio , e la fpeculation grande , con
che vennero à ritrouar tante fattigliele, ed eccellente in quella facoltà . Dicono ebbe
idi la Geometria il di lui principio ; Concio fia , che come il Nilo fcorre , ed inonda la ter-
ra » co fuot crefcenti , ed ifiurba la diuifione de poderi, e tenute incaricato à Sacerdoti, che
glie le ritornaffero à diuidere , & daffero à ciafcuno ciò , che dì prima hauea . Ter que-
fio fu di melìteri effercitarfi nella Geometria , e moflrar à chi Jentiuafi aggrauato, dicen-
do ( per cfiempio ) che la di lui tenuta , e pofieffione era maggiore , quando la perdette»,
che quando glie la tornautno , perche di prima era quadrata, ed bora gli dauano vn per-
%o tondo di terra : mofirargli { come dico ) che quel pe^^ tondo era tanta terra , come
la quadrata , che di prima hauea ; Et come quefta , offerianfi altre cento diffcren-:^ , che
tom^oiieano que Sacerdoti itnofirando loro folla ragion mattematicafchenonpatiuano^
alcun'
ipo PARTE SECONDA
denti aggr amo • Veli' altra parte Uà jtrchimede , così attento in vna der/ioflratm mit'
tematica, che fé bene i faldati Romani, c'haHeuanoimaf a la Città di Siracuja,di Sici-
lia , gli minacciaro la morte , nulladimeno non fece cafa di loro, ned al^^o ti capo à mirar'
gli i & così leuarongli la vita . Dispiacque molto à Marco Marcello Confole , ed lotpe-
ratordiqudrefierMola morte d'huomocosì infigne ; che (e bene co' fuoi ingegni, e mac'
chine haueagli difefa la Città,ed vccifagli molta gente, abbrucciati,e fot timpcs;^ molti
nauigli , con tutto ciòhauea comandato , che niuno gli faceffe male , ne toccaficro co/a di
fua afa : facendo piùfìima d 'Archimede , che di tutta la Città . Tanto s inoltrò queft
buomo nelle Matematiche , e tanto fi può oprar con quelle quando fi fanno profondamen-
CUud. te . Scriue di queflofìejfo Claudiano,che quaft vn Dio terreno fece vna sfera di tetro » in
cui con marauigliofo artifìcio vedeanfi difpmiglianti muoti di circoli :
lura poli (dice) rerumque Deorutn
Ecce Syracufius tranfìulic arte fenex:
Percurrit proprium mentitus fignifer jeuum ,
Et fimulaca nouo Cynthia menfc redic.
■[ . Chi "puoi veder' altre cefe di quejl huomo, veggia ciò d'cfio lui dicano Tito Liuto, TliniOt
€ Tlutarco .
Vvltimedue hifleriefono dell' jifirologìa . V vna mofìra quella fi fourana Ecclifie^
iucw ^^^ ^"^^ ' f ^'^""f ""s ft^lla Tajfion di Nofìro Signore , volendo il "Padre Eterno , che tutte
le creature rendeffero teftimoman^a della morte dtlfuo unigenito Figliuolo, e tutte com-
fattffero feco . Et per effer così accetta Chifioria di S. Dionigi AreopagUa, che vedendo
quefì Ecclifje in ditene , merauigliato della fìrane7;^a del cafo , dicono proruppe in quel--
ireu. le parole : Aur Deus narurje patitur , auc irundi Machina dilfoluetur ; &■ che dan-
emì'ie- </" di piglio ali ^[ìrolabio viddcro egli , ed jtppolofane , che fendo nel plenilunnio , erafi
genda- futtatal retrogadaiione, e mouimcnto, eh erafi venuta à porre la Luna , tra l Sole, e
Oftob. ia terra , ed ecclifiato il Sole ; dipinfeft in quefìagutfa , benché in ciò tutto , & poco me-
no in ogni parola vi fi a ilfuo dubbio , e quefiione , e tante varietà di pareri , ch'hanno ec-
clifiato quello non era molto ofcuro . Il Sacro Bofco auttore , che va nelle mani di tutti,
dice neU'vltime parole del fuo picciolo trattato de Sphjera , chela Luna fi pofetrà me7^
^0 , come neU altre Eccliffi ordinarie , & così il feguiro in quesìa pittura . L hifloriaj
non ch'altro , è molto ben dipinta ,&co' sì vaghi lontani , gli vni chiari , gì' altri ecclif-
fati ; ed i Filofofi così ammirati > ed attenti , che ed vna delle buone cofe , che fiano iru
in quefla Libbreria > ouec'è tanto di buono . Dall'altro canto , fìà vn altra marauiglia
4. Reg. grande del Sole . L'hifloria è celebre , e conofciuta . il I{é E':^ecchia ritrouauafì graue-
=o- menteinfermo , & con vna mortai pofìema , & che è 7 peggio fcntentiato da Iddio à mo'
ji. * vir di quell infermità , e comandato facefie tefìamento. Ottenne canle lagrime di fua
afai.3«. verapenitenT^a quindici anni più di vita . L'Imbafctatoretrà Iddio , e l l{é,era il Tro-
feta Ifaia:egiunferotantoflo forationi, e le lagrime del pio Rj al Cielo, che auanti,
ch'il Trofeta vfciffe daipalaT^o ,ou' eia l'infermo , ned' arriuajfe alla metà del cortile»
ritornaro co'l difpaccio , ed afìolutione . Tomoffene di là il Trofeta al I{è , & difjele , che
Iddio gli hauea perdonato , &gli dilungaua t quindici anni di vita , che fé gli erano di-
falcatifper ti di Impeccnto^che t'intende fofie ti non hauer voluto ammogliar/i, ned' ha'
tter
PEILEG. TmAUùh ET ALTltL 7pT
utr cura di lafciar figlio hertde nel Bjegno di Dautde , da cui per retta linea hauea àfcett'
dere , e nafceril l{è , che farebbe [tato eterno in quel Trono. ) Inferno di qv.efta falute , e
grada così compita , gli diedero à fctegliere , fé volea , che le linee , eh il Sole ficea eoa
l'ombre del gnomone ypaffaffero , e crefcejjero dicci pìùauanti, ò che ritornaffcro dieci
più addietro , di quello haucan corfo ; Cr ciò non in tutti gì horologi » ma in vnc , thefta^
uà in fua cafa > & l hauea fatto farfuo Vadre , il Rj ^ca':^. I{tfpofe E':^cch ia , che non
era molto difficile correr il Sole dieci linee auanti ; ma ben sì tornar addietro dieci linee
all' improuijo , & (he s erano venttdue bore , fegnaffe f ombra le dodici : quello era pia
prodigiofo , & quello volcaperfegno; Et cosìfecelo incontanente il Sole , che in quello
feudo dell horriuolo , eh era rotondo ,f compartito in dodici horc , toccando già l' ombra
nelle ventidue , f^ non mancandone più di due à farli notte > tornoffi l ombra delgnomone
alle dodici , à quafi di nuouo à principiar il giorno . Fece il Signcre,d cui feruono tutte le
fue creature , tn tutto quello gli comanda > che 7 raggio del Solefuccffe quel rifflefjo, e ri-
giro y acciò veniffe à toccar l ombra dello Jtile nelle prime bore del giorno , // cui miftero
t di grandtffima confiderationc , ma non è di quefto luogo il trattarne , La pittura di quc-
fta Libbreria , non mfira mollai proprio quejta fabbrica dell' horologio , perche i pittori
non fanno tanto di quefto : il rimanente è molto ben efpreffo , c^ s intende ben il cafo.
Moftraft in quelte due hiftorie dell' Aftrologia , che 'l Creatore de Cieli , e quello che
folo sa i nomi di tutte le fìelle ( nome vuol dir' virtù , ed effenT^ ) fa di quelle ciò , che^
vuole }& che (com'egli ce io commanda) non habbiamo, che temer de fuot influjji , ne uié.io
cofìellattonl. , ma feruirl» , ed amarlo , e temer' ifuoi diuini precetti : concicfia , che per
fcb la vece d'vn huemo ,&per le lagrime d'vrì altro , & per l'oration d'vnaltro,fcom-
piglierà il Cielo , tratterrà il Sole , torcerà fuoiraggi , chiuderà , ed aprirà le fue influen-
^ ,efarà , che fendo noi altri quegli , che dobbiamo , eferuendolo , ctferuano j e et vb-
bidifcano, anco quand' il lor naturai corfo richiegga altra cofa. Everrà ad e ffer tanto
vera quella fenten7^a( benché non fia del tutto pia J che fapiensdominabitur aftris;
Che non folo il •omctr le noflre pafjìoni > ed inclinationi auuerfe , ma altresì in quejìe mC'
defimeftelle habbiamo "pero impero ,fecercaremo lafapienT^a, che non fi vota , ne ftgon- D Paul
fia , qual è quella di qucfio n:oncto , ma anT^ quella de'Santi , & che puramente è di Dio. coi.s.
Ho CIÒ detto voLntiert,penhe fcuopro l'intento, che shebbe > quando quiuipojeroquefl'
hiflorie . Et pofciache habbiam fatto di quefia Agronomia, Teologia, dtfcriuiamo l viti'
ma the ftàrijpondendo dirimpetto alla f cuoia d' Mtene i & di fotto alla mede fimahi-^
Jloria^ .
I{apprefentoffì alla meglio fi puote il Concìlio Niceno , che è il più generale , e più gra-
ve di quanti ha celebrati la Chiefa (feinciòpuòefferpiù,ò meno, perocché appoggiano
tutti ad vnafìeffa auttorità ditiina , ed affiflen^i^a dello Spirito Santo. ) Concorfero m quel-
lo trecento , e du lotto "Padri , huomini Santiffimi , ifpenmentati molti di loro nelle batta-
glie della Fede ,V doppo fparfo per Ciesù Chriflo'l Sangue , glortoftfuoi Confeffori, Qjti-
vi congregati cauaro dalla fonte di Theologia , che è la Santa Scrittura . quelle printc
eonclufioni della confuflantialità , ed egualità delle tré perfone Diuine , e principalmen-
te , di quella del Figliuolo co'l Vadre ; tnchepofe audacemente la bocca nrio ( vn mal
Sacerdote d' Mefja>idria , guidato nen da altro miglior fondamento , che dalla fua mera '
ambi'
i9i PA3tT£ SECO'NDA
ambitione , e brama di farfi celebre , con quefla nouità : Laccio, ed anche pelago] OM
cadono inftmti buomim c«n quella anouellata cupidigia , defier come Dei , & di guidar
B.Paul difccpoU appo loro (come il dice S.Taolo ). Tre/idettc in quefto Concilio , OfioU l/efco-
a.Cor. ^g di Cordoua , infieme con due altri "Preti , eh erano lo flejfo , e' bora chiamiamo Legati
à latere colà inuiati dal Santo Vontefiee Siluefìro, Dimofìr aronfi quiui colla pittura , ^«o-
ti dell' a!jjì(ìen:^a dello SpiritoSanto . ducpmti importarti alla meglio, che fi jeppe fare.
Vedcfi llmperador Ccflantino pofto à federe più di (otto , lontano da yejcout , perche
giammai osò porfitrà quegli, ne hauer miglior luogo, dicendo {come tanto pio) che
quell'anione , e tribunale , era di quei , che teneano nella terra il luogo di Dìo : &così
ftà egli gettando nel fuoco certe cane, in che eranglt ftatc date alcune querele d' alcuni
yefcoui , & memoriali , che conteneano accufe de gl'vni contro gli altri di certi punti di
premineni^e ,ògimifdittioni de' loro f^efcoitati , perche le giudicale : dicendo chei Sa-
cerdoti , e yefcoui non hauca>:o ad effer giudicati da gl'huotnini della terra > ma da Iddio
fola . Sentcu\^2 degna di tal Trincipe , che dura fin hoggidt in fua for'3^ , con tanta ra-
gionc , benché per tante partì pretenda il nimico di farle sn fottomano : il fecondo è % la
condennatione d'almo . THoftrafi egli caduto da vn.xfcdiain terra, & con talfembian'
te , che fé gli può conofcere l'oflinata rabbia di veder fi fupsrato , e vinto . Quefta è la
forma , e l ornamento del materiale di quefta eccellente Libbreria , rapprefentato , e del'
to colla maggior fretta, e ho potuto.
Quanto alle feconde a noi più proffime , cioè quelle di Milano, fé non con
tanto faflo , erudizione, e fapcre , con vna pura , e fedele (inceriti Lombarda, e
quanto bartaua per auuentura ad vna femplice nota neceffaria a Pallaggitri,
che con offefa e della loro riputazione , e della ftiina doaura a rn canto Artefi-
ce , tornar non volelTero al lor paefe , fenza poter almeii dire d'auerle vedurtj,
fuperficialmente così andolle notando nella fua Immortalità , e gloria del "Pennel-
lo il Sai tagortino :
Sotto a Porta Orientale
ideila Capclla Reggia Ducale , nel 'Pala:i^odell Eccellentiffimo Goueruatore, l'an-
cona dell Mtare con laflagdlatioiie di Chrifto Signor Noftro , à olio, &■ il rimanente
ifrefco.
Sotto a Porta Comafina
Nc//<j Capella de Signori della Città , alla Pw:^!^4 de' Mercanti , nel volto moltc^
me ih te.
Nella Galleria della Libreria Ambrofiana
Sei dtfegni in lungo .
Nella Galleria dell ' Arciuefcouato
Vna mev^ ^gura di yn ^poftolo belliffìma .
Poche fon' elleno quelle , pere he poco Itectc a Milsno , riducendouifi fole, co-
me fi è detto e veduto, per poco tempo laprima volta, e la feconda neTvIti-
nio de' Cuoi anni ; fi come ancora poche fono quelle di Bologna , per la fteffa_»
ragione d'auer paflato il più della fua vita fuori della Patria natiua , ed impofta-
tofi finalmente a finire ifuoi giorni, e morire nella elettiua, antica però de'fuoi
Afcen-
PELLBG, TmALDU ET ALTRI. ip$
Afcendenti, e che gii tocche dal Vafari , me affoluono dalla replica) ed in con-
fegueiua dalla impoflìbiliti di vna sì dotta > compita , elegante, e perfetta rela-
zione , quale abbiamo intefa ,& ammirata nel Mazzolar! in quelle di Spagna ; e
che >coi)fefro il vero, maggiormente nelle noftre , al riferire anche del Colon-
na, e di quanti alcri hanno quelle anco vedute , douriaiì ; edendo appunto il Sa-
lotto terreno del Palagio de' già Signori Poggi la più eccellente opera2ione,che
dalle Tue mani Tfciile . Spauenta la grandezza deli'arrifchiato rifalto, quanto di-
letti la vaghezza dell amorofo colorito , e ne'difficiliifimi fcorci di fotto in sii.
così ben' intefì , dà a vedere egli folo fri tanti e tanti , e(Ter ilato il più brauo«
ed eccellente , fé non cffettiuo difcepolo , come lo credette il Mazzolati , fc-
guace almeno , come lo foggionge , della terribile maniera del Buonaroci ; ad-
domeilicandolapoi , e trattandola con quel carnofo colorito di più > e coxi_*
quell'afFabile grazia.che ardirò di d;rein quelgran Maeflroditutcireftaffeade-
fìderarfì ; onde i Cartacei medefimi il lor Michelangelo riformato il dicefle-
ro.non altro magg;ormeiite,che le fue cofe ftudiaflero.Mandarono femprei lo-
ro fcolari a difegnarc le figure del detto Salotto , e quelle della Cappella de'ftefli
Signori mS. Giacomo; ed è certo.che prima di porli allauoro della Cia eria_f
Farnefc ,fecc Annibale trafmetterfi vnofchizzodi sìgiudiciofo » ericcofcom-
partoje che quando ei fi partì da Romaaritrouar Lodouiccpcrritornarui poi
con elio lui, come fece ; noumeno che fi portaffcro vniti ariuedre le pittori-
che merauiglie delle VenezianeSaleiallarnaenofa anche volta del bel Salotto
in Bologna pili volte tornarono a benconfiderare, per propria irruzione i vn
tanto lauorojche fé non vguaglia nella vaftita della mole, e nellabbondanza^
de' fiucchi ,e de' rilieui 1 Anconitana Loggia > di molto e molto la fupera la
mio parere , in vna migliore intelligenza > in vn più aggmllato concorno » in vn
più paftofo colore .
Toccherò dunque alla sfuggita anch'io qualcuna di quelle picciole , e priua-
tc opere , che, come occulte, non furono memorate dagli Autori: fono però
da me confiderate come di due forti: le prime fullo ftile del fuo primo Mae-
ilro.ò che almeno prefe ad imitare, cioèilBagnacauallo; e le feconde fui fare
di Michelangelo, e perciò piùterrbili, emaefiofe. Nel primo gufto ecco la
Venere alla fucina di Vulcano nel camino della Sala del virmofiifimoSig. Co.
Ercole AgoftinoBerò; e nel cortiletto della cafa de gii antichi Fani , ouegii
per tanto tempo tenne perpetuo nido , e fede ia Filofofia , e la Medicina , oggi
polkdutada'Signori Cupellini, fin che deuolua a Signori Conti Maluezzi,nel
fine della Via di mezzo, l'Adone morto in braccio a Venere, pianto da gl'Amori
da vna parte , e dall'altra la Madre Natura in mezzo ad Apollo , e ad Efculapio;
e in vna danza i terreno il giudicio fatto da Paride delle tré Dee , opre a fre-
fco : e nel fecondo gufto, nella rteffa cafa nel fecondo parcamento di fopra,neI-
la prima ftanza, entro giudiciofiffimo, bizzarro, e da lui proprio ben architet-
tato ornamento del camino, àfecco.òvogliam direàtempra, vn Proni'-teo
quafi del naturale, che col fuoco rapito al carro del Sole animala fuafiacua_,«
£b auen-
Ì5>4 PATITE SECOJJDA
auendopoiprofeguito ne' fregi j in finti quadri rapportati, e m picciole figure»
quando la cognata Pandora mandata col chiufo vafo al marito Admeteo > (eco
difcorre ; quando da queftialia di lei prcfenza aperto il vafcforco forma di vo-
lanti ferpenti , n'efcono ad affliger* il Mondo tutti i mali ; e quando finalmente
legato per ordine di Gioue l'ardito Statuario fui monte da Mercurio , fti impa-
ziente l'Aquila per diiiorargli per fempre le rinafcenti vifcere , aggiongendo in
yna delle cartellette , ch'entrano ne gl'ornati, il mefe, il giorno, e l'annodi
queir operazione, che fu del 1 5 55. acciò fi vedelTe la differenza dell'vna , e deli'
altra maniera , il profitto^ ed il vantaggio dopo il fuo ritorno . Nel fregio fimil-
mente della ftanza contigua fece a tempra ftoriette alludenti alle geltadelpiù
felice ttàRegnanti,chemai vedeffealcunfecolo, Octauiano Augufto; in vna
efprimendo quando infieme con Lepido, e Marco Antonio nell' Ifoletta del fiu-
me fui Bolognefe diuife quel Mondo , al quale poi tutto doueua imperare , co!
tnotto fotte : Trouinciis diuifts ; nella feconda, quando la terza volta con la pace
vniuerfaJe chiufe il Tempio di Giano, con le parole ;Li«ofe»"c/a«/b; e nella ter-
za , quando di apparirgli in vifione narrafi non ifdegnaffe la Madre del vero Id-
dio , fottoui : Vietati jiuguftx . Ma tutte lupera vna Medea , che con gì' incan-
tefmi ringiouenifce Giafone nel rozzo camino , & antico della falerta terrena,
come che d'vna maniera molto più robufta , e più grande , e perciò di maggior
gutlo, di che Ci veggia èfpreffo lo ftefifo foggetto, che (egato il vecchio muro , fu
da' Signori Marefcalchi fatto traportare, & incaftrare entro il camino della_,
gran Sala di quel sì compito per ogni parte Palagio; in vna ftanza terrena deU"
antica fabbrica del quale reftano anche in piedi , come anche elleno vi fono, le
tré Grazie, delle quali niffuno pcnfi giammai vedere cofa più bella; malSme re-
cince da quel graziole anche ornato da lui difegnato, ed oprato , entro al quale
sì teneramente colorendole, che fé crederle, e dirle al Cauazzone per delSa-
tnacchini , moftrò quanto anche valelTe nella quadratura. Lo fteflo diede a co-
nofcere nel famofo Palagio di Tufculano, oggi de'Signori Marchefi Beuilacqui.
non meno ne' fuperbi ornati di quell'ingreflò alla Sala di fopra , e ne' cornicia-
mentidique'sì ben'intefi,efontuofi camini sbizzarrendofi,che nelle figuros
che vi effigiò dentro ; in vno pingendo a frefco, non so fé la Verità , che col col-
tello alla mano tagliata la lingua alla Bugia, Calonnia, ò Maldicenza, che fiafia
ne fa dono al fuoco , portogli entro di vn vafo da vezzoio fanciullo; e nell'altro
la Pace, che fotcomeffofi vn nudo foldato , fui quale verfanfi le fiamme , con-*
l'accefa face ledi lui militari fpoglie, e i bellici arnefi incende; In voanorxj»
men bella da lui fimilmente architettata nel Palagio de" Signori Pafelli, dietro
à S. Maria Maggiore , entroui Altea , che per vendicare i da lui vccifi fratelli,
non perdonando allo fteflb figlio Meleagro , col ritornato tizzone nel fuoco gli
toghe la vita ; e finalmente , per non più tediare anco il Lettore , nel veQibolo
del Refettorio di S. Michele in bofco , foura il lauatoio, la dimanda , che fece-
10 al Signore gli Scribi , e Farifei , per qual cagione i fuoi difcepoli non fi lauaf-
(ero le mani prima d'allìderfì à menfa ) figure ficcioje sì di mole > ma così alte*
' cpro^
VELLEC. rmAlDI, ET ALTU 195
e profonde di fapere, che non poterono non maggiormente inopallidire a tal
paragone, e di rincontro le tré tauole > delle quali (i canta vernia il Va(ari>ofan-
00 alienre, che su quelle Itudiaile Pellegrino ; onde con tal fine vogliono , ch'ci
quel poco di frekoiuifacelTe, dopo auer letto e veduto ciò, che di lui in que-
ito particolare così arrogantemente , e tuori d'ogni verità ftampato auea, van-
tando egli Pellegrino vn'aItrofare,vn'altro modo, pili naturale, più grande,più
ferace , più sbrigatiuo . Perche fé bene pigro fi moitrò ne' primi anni , ed irre-
foluto, CIÒ non auuenne per mancanza di naturai talento, e di pronta difpofi-<
zione , che in lui fi dimoilo poi fempre marauigliofa; ma perche non foddisfà-
ccndofi mai del polTeduto , a maggiori acquiftì afpirò l'auido defio , OHde non
mai fulle prime opere quietandofi , penò a darle finite , e in confeguenza dal ri-
trattone da ede a poter viuere: equeflo è ciò, che forfè volle anch' egli dire
il Vafari : the come quelli , chehauea conofciuto laTìtturapiù difficile , e forfè manct
Vtile , che l'^rchnettura ylafciato alquanto da vn lato il dipingere, hauea condotto per
laforttficatione d'^ncota molte co/e , e per molti altri luoghi ddloftato della Chief/tj,
A quelto propofito , e per corroborazione ancora di quanto io vò qui diuifan-
do, non lafcttrò diauuertireciò, che piU volte in queilo particolare abbianu.
fentico dire all'Albani , ed è : C he raccontaua Ottauiano Mafcherini, Architet-
to della bo. meni, di Gregorio XIll.(à cui , fé non altro, la magnifica icala del
Palagio di Monte Ciuallo fatta con fuo difegno,eraper fé fola bacante a dar-
gli merito di feruire vn tanto Pontefice ) che andando vn giorno full' bora tarda
fuori di Porta Angelica ptrdiuertirfì>eprender'aria,lafciatofidallafìradamae-
flra portare in cettofito crafuerfale , e luojjodifabitato , ficrouò all'improuifo
fcpra di vn'huomo, che ficfo fotto di vn' arbore prcflb vn cefpuglio , andauafì
fcherraendo per non efler veduto , e in conleguenza fempre maggiormente in-
iiogliandolo di riconofcerlo , e veder pur chi fofle , come al fin gli auuenne, fco-
prcndo eflerquefti il Tibaldi: che interrogatolo, chccofaiui faceffecosì con-
llernato, ed atterrito, per auermaflìmeincefa prima la fua voce mefta e fof-
pirofa , come di chi per qualche gran difauentura tra fé fi dolga , auea fentito
finalmente rifponderfi:efler egli difperato allatto per non venire pofto in opra»
f.'nonperdifgrazia ,&ailor anche consipocamercede, che non poteacam*
pare > mafiune per non fapcrfi de' fuoi primi penfieri contentare , né mai fiac-
carfi dal lauoro ; the però auea nfoluto in quel luogo rimoro , e folitario mo-
rirfi di fame, d'inedia, e torfi dalle niiferie di quello Mondo: che fgridatoloj
corretto'oj ed inanim itolo, oltre il promettergli di preftargii ogni aiuto , 1 auea
perfuafo à darfi ali' Architettura , come professione di minor fattura , e di più
lucro, oficrendofeglicortefemente di ben preflo iftruirnelo, e feruirfene an-
cora nelle fue proprie occafioni , come felicemente poi fuccedette, diuenen-
done Pellegrino vno de* grand'huomini, che in piantare fuperbi edificii, & erge-
re auguite moli abbia moftrato animo vallee fpirito immenfo.
E ben poi vero ,che fgraziacoalfolito(tornoquìadirc) in quefta parte an-
cora , come che confiderato più per Pittore , che per Architetto , non è fiato ia
Bb 2 que
t^S PAUTE SECOJUDA
queftaprofeflioné celebrato al pari dell' altra da gli Autori: perche fé non folo
dipinfe la volisi , mi architettò anche tutta l'immenfa > e merauigliofa macchina
della non mai a baftanza memorata Loggia in Ancona, perche non lafciarfì ben'
intendere , e dirlo apertamente il Vafari , e che la dipingeflc foiamente , fcnuere
il Baglioni ? perche ì'vno , e l'altro tacere Io fteflb del Palagio» e della Cappella,.
Poggi , oggi Celcfi , col fuo maeftofo , e nobile difegno m Bologna murati , e a
pena di quelle pinteui ftorie far menzione ? Perche il Baglioni volerlo chiamato
in Ifpagna a dipingere folo l'Efcuriale , allora che in Milano, di doue fii leuato,
era più famofo per le fabbriche , che per il pennello >anzi per quelle folo, e non
per quefto conofciuto, e celebrato in Madrice , s'egli è vero ( come non ha diffi-
colta ) quanto fcriue nella vita del Vignuola il P. M. Ignatio Danti : fri gl'altri
difcgMi di quell'Efcurialc , che fu l'ottaua , anzi la prima marau'glia del Mondo»
raccolti da tutti i più braui Architetti delle principali Cittd d'Italia . dal Barone
Berardino Marcirano , a ciò fpedito dalla Maeltd di Filippo II. vno eflerfene ■àa-
che ottenuto in Milano da TellegmoTibaldì} Se vuol' egli il Baglione, che del
feruiziopre flato a quel Rè, ne riportalfe il valore di cento mila feudi , oltre l'ef-
fer onorato del titolo di Marchtfe,e di quel Feudo, bifognò bene eh' altro an-
che colà ùceffc » che quelle folo pitture nel Cortile , e nella Libreria dell' Efcu-
riale .ch'altro non importarono , che fefl'anta mila , e trecento trencafei feudi,
e non so che reali , che tutti poi anche non toccarono a Pellegrino , fé ben la_.
maggior parte ; e perciò nel danxro , chtfl éfpefo in quefta fabbrica , cafo ventefimo»
così fcriuendo il Mazzolari :
La pittura del Chiostro principale , ed vna di quelle , vnendo tutto quello montano le
fue partite , perche , come auuertij , furono quattro i Trlaeftri , eìr così vi furo diuerfe
ta(ie iauuaritaggiando mai fcmpre , con notabile ec ceffo quello fece "Pellegrino; Dico»
che monta tutta la pittura ,che ha in quello à oglio , ed àfrefco , quaranta mila , e cento
Jettant vno feudi , e due reali .
Et pofciache hat/biamo cominciato à difcorrer di pittura, dirò altresì la taffa dì quel-
la, che ha nella Ltbbrerta ,per efjer delle più infigni cofe di quefto Monastero : ed auueri ij
parimente , eh' è tutta di Tellegrino ( dico fempre tutta di quefto Maestro , non perche
la lauor affé tutta ,che non haurebbe potuto in tré volte tanto tenipo farla; beni he ha-
uefie dipinto come Luca Cangtafo , ma difegni , traccia , ed inuentionjua ,& co' fuoi
gar:i^ ,i, ritoccando difua mano ciò gli parca , e facendone alcune di propoftto ) montò
dunque tutta quella pittura , coinputando altresì l' oro della cornice , <& delle fafcie
( che è mvlto) venti mila , e cento fef^antacinque feudi , e fette reali &c.
Memora pure l'erudito Bcifca nel fuo dotto trattato: De origine, & ftattl
iìbliotheciz Ambroftanx, in Ifpagna architettato m parte il vecchio Palagio di
Sua Maelta da Pellegrino, allora che defcriuendo l'arriuodel Ferrario, e del
Calmo a quella Res^gia Corre , per cercar libri , dice : l{cgis Valatium vetcriftrw
liura conditum : Fontcmmol's excitauitVeregrinus deVeregrinis ^rchimedes Me
àiolar.enfis , cuius ars potiffìmumeminuil faftt^to immatuum operum , quxinwbibust
tcgroque Injubrum admiramur .
Che
PELLEG, TJ'BALDIy ET ALTRh 197
Che fe'poi non voglionfi confidcrarc dal VoIgo,nè conofccrfi qucfte fuperbe
fabbriche I con proporzionata grandezza in sì poche parole latine qui in gene-
re cfahate ; anzi fi croui chi maligno taluolta le morda > e le tareggi , poco im-
porca j come le gran moh appunto per la loro fublimiti fi fanno oggetto de' ful-
mini, così li più liiigolar merito fu Tempre l'efca de'canini morfi . Che ne fenti-
no > e ne fcriuino anche male gli emuli, i competitori, che rilieua . fé raoflrando
in tal guifa , che fono loro di noia , e danno loro faftidio , vengono a tacitamen*
mente riconofcerle , e confeffarle confiderabili, riguardcuoli, e da temerfi ? ben
mi afflige che gli Storici mdifferenci per lo più, e puntuali, le trapadlno, eie
tacino, con pericolo di reftarfepolte per Tempre in vn profondo oblio. Così
parlo,perche so ben'io con quanto liuore fé gl'auuentaflero contro coloro, che
pretendendo la carica così degnamente a lui conferita di quel gran Duomo , fé
nevidderoefclufi. Non mifcorderò mai quel Martino Baflì, cheadabbaffar-
lo appunto C\ pofe , e pretefe , allora maflìme che fattolo finalmente con la fua
più petulante , che zelante lettera latina , portane a quel Reuerendifs. Capitolo,
chiamare in contraditorio auanti a quella sì celebre Aflbnceria di Cuualieri,
Architetti , Pittori , & altri Virtuofì, fopra ciò eletti, e auanti a quali sfuggendo
di comparire ( fcrìue coftui) la prima volta tirò auanti i lauori a fuo modo, con*
tro il diuieto fattogline,due oppofizioni fri l'altre gli fece ; Vna, che aueffe erra-
to nel gran marmo della Nonciata di tutto quafi rilieuo , e porto in alto fopra ì
noftri occhi 17. braccia , facendo vedere mutato il pauimento, e piano ou'ella,
e l'Angelo pofano , con doppio orizzonte, ò veduta, e doppio punto di diftan-
za, contro quello, che fatto auea il fuo Anteceffore , contro le buone regole , e
contro la natura ItelTa della nollra villa ; anzi aggiontoui vn' altro piano, oltre
quello fattoui dal primo Architetto, che con quello a fmuffo s'andaua ad vnire,
e con effo lui faceua angolo : L'altra » che nel difegno del Battiftero di forma
quadra, troppo dillanti fodero le quattro colonne tra di loro,e fopra i piedeftal-
]i tropp'alte , e in confeguenza deboliliime a foflenere quella mole , in cui gl'ar-
chitraui tanto longhi fi fariano rotti, allegando tefti latini di Vitruuio, Scaltri
Architetti . Che fé bene con faccia lieta , e ridente tutto fprezzante , e baldan-
zofo rifpofe: E vero che queftì intercolunnii fono oltre le regole fproporziona-
ti , ma s'io auefD il rimedio in pronco all'vna , e l'altra cofa, non farebbe quello
bello? proponendo, fpiegatoil difegno del detto Bactiilero ,di mectere certe
pietrecuneatene'fregida tutte quattro le fafcie, con quattro llanghe di ferro
impernate ne' capitelli, e cacciate nelle membra fuperiori con vna chiaue di
ferro tra dette llanghe a ciafcuno de fregi , che paflaflero dall'vna all'altra delle
quattro colonne fudette , e gloriandofi di detta fua inucnzione , e ripiego con
que'Signori ; poto gli giouò, replicandogli contro; à lui badare, chedi pro-
pria bocca quelle confeflato l'errore , già che in altro modo non fapea diffen-
derlo , che con proporre il rimedio , contro il quale tuttauia auea molte ragioni
irrefrjgabili, che tutte addulle, corroborandole con l'autorità dt I Vigniiola,
che riprouando detto nraediO, precifame nte fcriueua : le fabbriche ben intefe vo'
lerfi
198 PATtTE SECONDA
lerft reggere per fé flcffe , e non Hare attaccate con le ftringhe , e mafsime doue fi hi li-
tera elettwne dipoterfi appigliate al meglio, come verjhcauafi per auutiiturancl
detto Tcmpiecco del Bdctilèero, libero, e pronto a riceuers a principio ogni
forma, e vicinanza dalle fiie colonne per renderfi forte, & eterno; {e bene poi
fatti ritirar di nuouo, e dopo ferie ponderazioni richiamati dentro a fentire la
determinazione di que'Signori, la nfpolìa foffe ,che Martino auea ragionato
perfcicnza , & in ciò diceabene, &il vero; e Pellegrino auea operato per pra-
tica , ne auea fatto male , & auea ragione.
Ma che difleminandofi fuore, e ratcontandofi da parziali di Pellegrino diuer-
fannente quello (ucccfio , e a di lui fauore ; e che perciò ifìantemente ricercato
da vn tale Sig. Aìfonfo N.di Verona, del quale porta a principio vna lettera, ve-
ra ò finta che fiali , a dargli notizia di quefti ragionamenti da lui auuti fopra
l'opre d'Architettura , e di Profpettiua , che fi laceano in quel Duomo, col con-
fenlo di M. Pellegrino Pellegrini nuouo Architetto di eflo; fi nfolueua di farlo
fedelmente, e fchiettamente in quel Libro dedicato (ìgr///?</m, e Tilolto Magnif,
Sig'Dcputatidella fahrica del Domo diMiUro, \niix:o\&io iJifpareritn materia d' ar-
chitettura ,e Vrofpettiua , con pareri di eccellenti , efamoft architetti , che li riffoluono
di Jilartwo lìafsi Milaneje&c. profegucndo a longamente narrare tutto ciò , che
già fi è (opra in pot he parole riftretto;dolendofi finalmente della rifpofladara
da quella Coiigregazione, ftante che la pratica difgionta dalla fcienza cade in
molti inconuenienti ; mofirando con le autorità di Vitruuio , e de'Pilofofi, do-
uer' elleno ambidue eflercongionte in vn'Architetto , che voglia rettamente
operare ; e finalmente regillrando le infrafcntte lettere de' primi Architetti di
que'tempi, che a fuo fauore , e contro di Pellegrino la fentono ; cioè, Vna di
Andrea Palladio fcritta da Venezia li 4.di Luglio 1 570. Vna di Giacomo Baroz-
2Ì,dettoil Vignuolada Caprarolah iS.Agolto. Vna diGiorgio Vafari, convu*
altra d'vno chiamato da eflò Valente Accademico, & vn' altra del Sig. Gio. Bac-
tilla Bertani , che con l'efempio de gli Archi antichi difcorre beniflimo &c.
Ma (e qui la Verità, dich'io, voleua il fuo luogo , doueua pur'anche la difcre-
tezzaefercitar le Tue parti: compatire, e condonare qualche cofa agl'huomini
grandi , che auendo per lo più operato tanto bene , fono fcufabili fé qualche-»
volta nelle loro operazioni cade vn pò di male: imitarli nelle cofe perfette, &
irreprenfibili, non riprenderli fubico nelle imperfette , & inimitabili: chi non
fa non falla ,e nifluno fumai fenza errori : chi altrimente fi diporta, fi fcuopre
più malignojche zelante, perche bifogna altrettanto prima operare, che così
pronto dimoftrarfi al biafimare ; riufcendo cosi facile il céfuraread ogn'huomo»
quanto a pochi il conferuarfiimmuni dall'altrui cenfura. L perche più torto che
ilrepitar tanto contro quel baffo rilicuo, contro quel Battilkro, contro quel
fottcrraneo Tempio, detto lo Scuruolo, non lodare la tanto bella , e perfetta.»
Chiela delia Madonna prcfTo S.Celfo , quella della B. V. di Rhò , l'edificio della
Sapienza, e fimili, eh anche in oggi feruoiio di norma , e di efempio a primi Ar-
chitetti? E quello fu forfe,che quc'prudeutiffimi SignO^ri fopra ciò elletti, e con-
gre-_
PELLEO. TJ'BALDIy ET ALTRI. 199
grcgatìjlarciando gracchiare afuapofta quel coruo, lambire il folo veleno à
quel ragno , s'appigliarono al mezzo termine di quella indififerente rifpoftai tan-
to poi fpiace[ioIe,e tormencofa al rigorofo, ed inefperto giouinafiro ; e lafcia-
ronoia libertà di operare afuopiacerealTibaldi, checome quel gran Macftro
eh' egli era, ben potea qualche volta torli giù dalla battuta, vfare quel fourano
artifìcio.come fog'iono dire i più arditi di peccar contro l'Arte, e non fottoporli
come ftitici Grammaticucci, e i tificucci Pedanti alle rigorofe regole ,e fo:ffifti-
ci precetti, da' quali piacque fé fteflbaflbiuere anch' egli il gran compofitoto
Virgilio, chiamato perciò da eflì il loro flagello. Fare come i generofi Retorici,
che del loro bel dire , e ben parlare coitituifcono anche giudice l'orecchio j ed
è ciò forfè 5 a che volle alludere l'iftelTo Vafari nella qui dal BaiE citata lettera:
Che in quefte cofe , che fono oggetti dell ' occhio , all' occhio , & alla vifta_»
bifognaauer più riguardo, che ad altra cofa; che però folca dire il gran Mi-
chelangelo j bifognare auer le fede ne gli occhi , e non in mano . Io così par-
lo per bora , perche qucllopre ho veduto ben sì , ma fuperficialmente , e non_*
giammai ad oggetto di douerne fcnuerejche forfè potrei auerle allora concepi-
te degne di reale fcufa , e difefa , come auuerrd che facilmente vn giorno fuccc-
da, ed allora , che brano 1 ngegno togliendo l'altre particolarità di Pellegrino in
vna più compita relazione afcriuere; narri anche ciò, che in Milano poi oc-
correre gli potefle: Se coli è pur vero tornaffe a prender moglie,c ad auerui folo
doppia prole feminina, altamente in matrimonio collocata : Con qual fonda"»
mento corra preflb qualcuno quella voce, che la nobiliflìma famiglia de' TebaU
di, da quelli prendere quel cognome, che pare ch'ei lafciafle in Milano , atten-
nendofi ali antico folo de' Pellegrini : Se fia pur vero , che la fua retta linea_j
s'eftinguefle, e i fuoi beni veniffero confifcati per l'omicidio commelTo nella
perfona di vn fratello del Sig. Fi/cai Porro da : due figli di quel Zoppo, eh' era il
vero defcendente da effo , & erede : Se da lui fiano defcendenti collaterali , ò
che abbino a fare con effo lui quel Padre , e Figlio de'Pellegrini, ch'oggidì viuo-
no in Valfolda, Dominio temporale , e fpirituale degl'Arciuefcoui di Milano, e
degnamente efercitano la pittura , e fimili altre cofe a me ignote .
Quanto con verità pofifo dire ,è l'auer qui colle mie incredibili diligenze , e
fquittinii fatti , dato pure in vn' altro figlio , e in vna figlia nati , molti anni do-
po di Pellegrino , al già detto ribaldo fuo Padre , e in confeguenza di Pellegri»
no fratello , e forella, così ne'libn Battifmali enunciati , e cioè fotto li 28. di Fe-
braro 1554.
Ioannes jlntonius f. Tibaldi Muratoris &c, Comp, D. CoT^adinus de CoT^adinis , &
THagr.^lexandtr Murator.
E lotto alli . 6. di Decembre 1 5 57.
Canarina f.Magr. T ebaldi de Tibddis Muratoris &c. Comp. Dominicus Taffari-
ms , & THagr. Antonius Tri bilia.
E l'auer potuto trouare , fé non la prima conforte , eh' ei prefe in BolognaJ
Pellegrino , vho almeno de i piùfigliche vi ebbe» cosi ne' (udetci libri enuncia-
to ioiw li 18. di Aprile 1541. ' DOj
aoo PA7tT£ SECONDA
DominìcHsfìliusTeregrmTibaldi. C»mpat. Magr.Ioames Franctfus aurifex > &
JUaria LaHrentij. E quello
DOMENICO è lo ftcflb, del quale fi croiiaqiiefta marmorea iTcrizionc, con
J'Arme fuaanneffaiii» nel pauimento della Chiefa de' RR.PP.Zoccolanti, detta
della SS. Nonciata , fuori di Porta S. Mammolo >dou' è fepolto: Dominici The-
baldi , de Vdkgrinìs, Graphidis , ViSlurte , ^ Mchite6lm£ inftgnis viri ine offa fila
/«n/,ch€(]crlomedcfimo,3ncorcheaggiontoallauuenti2io cognome de Tibal-
di > l'antico , anzi il nuouamente reaflunto de ' Pellegrini da (no padre, confer-
mafi da ciò che foggionge la lapide : perche fé ('come feguc ) vixit an. xxxxi],
TU. v.tmortuusamoD. 1583. viengiuftamentc a cadere il computo nello itelfo
anno che nacque ; ond' errati di molto andadero Guido > 1 ' Albani 1 e il CefH*
eh ' effer Itato coftui fratello di Pellegrino credettero .
ChecofaopralTedi Pittura, gii che il faffofepulcralelofiin queft' anche in-
lìgne , io non faprei dire , non elTendofi di lui veduto » ò almeno tenuto conto
d" opra alcuna • ben fi riconofconfi , e fi dicono di fua commiflìone , e difegno
le più famofe fabbriche di que'tcmpi nella noflra Citta : come a dire, la fontuo-
fa Cappella maggiore della nollra Catedrale , che non poflo far di meno di non
▼edere due volte il giorno, ed ammirarne perciò più del bifogno quell'inarri-
uabile magnificenza , che fece dire à Clemente Vili, allora che doppo il ritor-
no dalla riacquiftata Ferrara vi tenne così folcnne Cappella , vna così degna , e
maefiofa non auerne i Pontefici in Roma ; Il magnifico, e fodo edificio della
nofira Gabella, dimezzata però folo, e della quale fcnue l'efattoMafini, non
eflerui l'vguale in Italia, profeguendo a minutamente defcriuerne non meno
chelagiudicìofa,e capace firuttura , ilgouerno economico, e ciuile: Il ga-
lante difegno del Tempietto dellaB.V. del Borgo di S.Pietro fulle mura della
Città , fatta d'eicmofinc raccolte ( fcriuc il Cauazzone nel fuo copiofo tratta-
to delle Madonne di Bologna) da Gio. Francefco de'Steffani , Alefandro Gi-
liani, e Vincc-nzo Ramponi, aflonti eletti a detta fabbrica da que' Borgheg-
giani del 1 5 80. U ricco ornato intorno , e fopra la porta del Palagio maggiore
della Città , ouc del 1 5 80. con si grande allegrezza , e folennità fu collocata la-
be Ila ftatua di Gregorio X I II. di b. m. fatta, e formata dal noftro , non mai à ba-
flanzalodato in quell'arte, Menganti; Il ben compofio Palagio de 'Signori
Marc he fi Magnani, fu Ila piazza di S. Giacomo; vero modello del più maeftofo,
che fondar volefle vngran Monarca ; il nobii penfiero della cui doppia fcala 10
ben giurerei auer egli prefo dalla fopra memorata del noltro Mafcherini a
Montecauallo; ed altri molti e molti, che più diffufamente faranno narrati, e
defcntti da chi le Vite , e l' opre degli Architetti , e Statuari; Bolognefi vorri
lodeuolmente intraprendere , ed al quale volentieri io, qui pur troppo riltret-
tomi a Ioli Pittori , cedo 1] luogo.
Incife il Valentuomo anche in rame , come altroue fi diife , mi poche volte
pofe in quelle Aampe il fuo nome , col quale folo vedefi fuora in vn. gran foglio
cagliate a bollino il difegno della belliflìxna Fontana delia Piazza a Scaffieri
( '^0'*
DOMENICO TI'BALùì: 401
(non fu'a inuenzionc , com'altri ingannato da quefto rame (crfffei mi del Lau^
reti , al quale più che di buona voglia cedete' egli vna cane 'occafìone , fàttofe-
Io di più compare , col farfi tenere vna figlia del 1579.) e la tauola della Tri-
niti del Samacchiiio, che non occorre ridire.
Trono che prefa ei moglie , con lei fempre viffe in Bologna, e n'ebbe vna nu-
merofaproledi vndici feniiiie iCtrè mafchi» A primo de'qualii e che nacque
alli 7.di Ottobre 15^5. mi fa credere mortogli allora l'Ano, così ricoprendo
Domenico in quefto 1 che fii anche il primo parto , il nome del gi£{ fuo Padre:
Thibaldus fìlius Dominici dcThibaldis , Mediolanen. & eius vxoris D. Francifcx &Cm
Che alli 2 3.diOccobre ijyi.delli tré nominati, e prefentati dalla Compagnia
de' Pittori al Senato di Bologna , perche vno n' eleggede , da riporfi nel nume-
ro delli trenta del Confeglio di detta Compagnia , in luogo del già M.Gio.Fran*
cefco Bezzi morto ,vien' eletto Domenico de' ribaldi ;&al!i 4. diNouembre,
prefentando la lettera del Senato, fede con gl'altri del numero. Che frali
quattro dati per compagni ,fotcoli ro. di Decembre dell 'iftefs'anno, al Pit-
tore Sabbatmi, allora iVlaffaro,adinterucnireaIla vendita della Cafa,e Forno,
refpettiuamente della Compagnia dc'Pittori,ftipulare, e obbligare i beni di
quella » v* entra Domenico Tibaldi . Che fotco li 8. di Marzo 1 579. vien' elet-
to per compagno di Gio. Bactifta Fiorini a rifcuorerc le vbbidienze della fu^
detta Compagnia , con participazione della prouifione a detto Fiorini affegna-
ca. E che finalmente alli 18. di Luglio nell'anno medcfimo , \kn' eftratto
MafTaro , & accetta l' viEcio in forma.
Che di lui anche faflì degna menzione da gli Autori ,dal Cauazzone, e dai
Wafinifudetti, dal Baldi ,dal Bnmaldi,che nelle fue Minerualia Bondni£ , (otto
il 1550.I0 diffe: Teregrini Thebaldi THanhioms TiQoris fihum-, Ti£ìoyem,atqtte
am ineiforem , nec non ^rchite£lum ; e dal Faberio , che nell ' Orazione funebre
ftampata in morte di Agoltin Carracci , notando come reputata era quefto
gran Pittore a principio perimpazicnte nell'Arte, anzi inabile adefta, lace-
rando ben tofto come imperfetto ogni fuo difegno , fenza inoltrarlo al Precet-
tore , foggionge : che non s' ingannò già nel fuo parere Domenico Tibaldt valente di'>
fegnc.tore , intagliatore , & ^Architetto , il quale ottenendo , che ^goftitio foffe accoti'
ciò con lui per longo tempo , ne acquifiò credito i&vtile di non mediocre import am^f
per molti intagli , che gli fece in rame.
Finalmente, per non lafciarcofa indietro, che feriiirpoffa di maggior lume,
e fcmminiftrare indizii , non tacerò d' auer conofcmt' io , ragazzo ancora , ca
però nell'cfler accompagnato alla fcuola, prelTo alla quale , rincontro S. Ma-
ria delie Miiratelle in quella cantonata , abitaua , vn vecchio mezzo pazzo , che
chiamauafì Pietro Tibaldi , mi non con altro nome , che di Napoli detto , e ri-
conofeiuto, per efter' egli cold nato ('diceuafì ) allora che vi abitaua fuo Fa»
dre,efercitandoui la fieda carica, che Pellegrino in Milano , di Sourainten-»
dente di tutte quelle fortificazioni , & Architetto maggiore di quel Regno ; e*,
perciò non in altr^ lingua parlac'egli ichc regnicela , tanto a me nuoua, e gu^'
Ce ^ ftofa,-
-oa PAZTE SECOJ^DA
0ofa;ond'cramiofpafl"oilpor!oindifcorfo, che d'ogn'altra cos'era, fiiorì
che di Tuadifcendenza & origine, come che ne per ombra mi fognaflì douec
iomaifcriiiercquefte Vite, e perciò tanto auerne a tener bifogno. Ponea_»
fuori appefe al muro teftc, per lo più di dodici Imperatorijò di Villani > che
inangiauano fagiuoli , di Contadiiielis con ricotta, e fimili baronate, le più
ladre , che mai fi vedeflero; lodandogliele io però, per prendermi guRojin..
vederlo cenerfene buono, e pregiarTene . Vantauafi d'cffer flato allieuo de*
Carracci , quali dalle cofe delfuo Auolo ( parmi allora dicefle , fé ni' è poflìbile
il raccordarmelo , già che tanto quefta cantilena replicaua) auer' imparato
quel che faputo ausano, E dallo fteflb auer ereditato ciò che pofledeua , ch'era
la detta cafa antica de' vecchi , vna picciola nella Fondazza , e non so che luo-
ghi di Monti; onde far' egli quelle bagattelle per dmertimento, non per bifo-
gno. Diduo'iìgli,ch'oggi intendo auelle ,il picciolo , che foprauille al Pa-
dre , ho fol ' io conofciuto , detto Andrea , che voleua anch ' egli attendere alla
Pittura , md ritardato prima dalle commodità , poi dall ' elìremo bifogno , po-
co più f.-ce del morto Padre , non altro in lui an^mirandofi, che vna troppo ri-
foIuta,&abbreuiata via, che finalmente daua in nulla. Kcftato folo, sbrego
tutto; la cala grande, e natiua ,la metà della quale, nell'aprirfi dall' Eminen-
tifljmo Cardinale Bernardino Spada allora Legato, lanuouavia, detta Vrba-
na , fu buttata a terra , con tanti ftnlli , & affanno del pouero vecchio , che fé
nonnetraea non so che centinaia di feudi, m riconipenfadel danno ,finiua_,
d' impazzire : La picciola nella Fondazza , e que' pochi crediti , onde ridottoli
in pouerti ,io Io vedeuo poco men che mendicare , e cercar' occafione di ac-
commodarfi al feruigio di qualche padrone , praticandolo in parte col Sig.
Carlo Bottrigari, che perche non andaffe affatto amale, lofouueniuadi qual-
che vitto, impiegandolo in tanto in affari di cafa. Prefe al fin moglie vna bel-
lifEma figlia datagli con promelTe di certa erediti futura da vn Notaio del Foro
Arciuefcouale, che oft'eriua altresì di fargli recuperare le alienate cafe qualuol-
ta ne auefle figliuoli j md trouatala , per dirla , non troppo fchiefta , e però ftre-
pirandone , e di propofito e lei minacciando nella vita , e'I Notaio , ne ftguì U
{ parazione non folo, mi vna fera né rileuòdi matte baitonatc . Morì final-
mente infelice ,fenza i beni ereditati , fenza la virtù in sì fupremo grado da gli
Antenati pofl'eduta,fenza la moghe, che poco ftette a (eguirlo al(cpolcro,e
fenza la fepokura nell " arca auita , perfidiofamente anco prima negata a Pietro
fuo Padre , che fu ncceffario riportato veniife a cafa , e d' indi alla Parocch a.^»
ancorché ne' libri di quella notato fi legga nel libro de ' morti della Chiefa di
Santa Maria delle Muratelle: i.Februarij 1641. Tetrus de Tibatdis annorumjo»
fepuUus in Ecclefu S.^nmmtiaU, Tal fine prelfo di noi auendo vna cosi feliccj
Famiglia. ^
Allieui di Pellegrino potiam dire cfler fiati in Ifpagna tutti i Pittori di quel
paefe , come in Francia tutti i Pittori di allora allieui del Primaticcio ; auendo
r vno> e l'altro portato Se introdotto refpettluaraenie in que' Regni il vero mo-
- - do
GlO. FftAJ^CESCO 'BEZZI. 20J
<dodiben<]ipingere. Goncanfìcuccauia fra gli altri quelKomofo» quel Luigi di
Caraba;aI>equelGiouanni Femandez Muto , che brauo paefìfta folo, altre*
tanto buon fìguriiU diuenne ; come dall' opre così ben da lui dipinte nel Chic-
ftro di fopra , ò per meglio dire foprapoUo ai Chioftro maggiore, dal fuo Mac-
ero dipinto, e già defcritto . Così anche in Bologna tutti potiam dire di que'
tempi, e dopoi fino inoltri , auer feguito quella maniera, non altro Hudian-
dofì ,che le Tue cofe ; mi due , che particolarmente nel rotolo de'fuoi efièc-
tiui Tcolari n -jicon deferirti .
GIROLAMO MIRVOLI, de/ quale altra opra non fi hi in Bologna, cho
l'ornato cosi terribile , a frcfco , attorno al maellofo depofito del famofo I. C.
e Senatore Lodouico Gozzadini, che viene anco a feruire d'ornato alla porta.*
laterale fotto il portico di s.M ria de'Serui; i duo' quadri laterali dipinti a frefco
fu'l inurojche feruono a que'duoi Altari nella Chiefa di S.M aria del Tempio,det-
ta la Mafone ; né altra menzioiie di quella ne fa il Mafìni , che lo vuole vilTuto
fempre al fernizio dell'Altezze Serenifs. di Parma , e coli morto ; e
GIO. FRANCESCO BEZZI, chiamato i] NOSADtLLA, dalla fìrada,
oue abitaua , in vna Tua cala propria , entro la quale anco fi vede vna fuga da !ui
egregiamente dipinta, così detto ; e del quale, ( perche da noi poco operò,
vagando per l'Italia , e fpeflo fermandofi in Roma ) non ho molto che dire. Ne
libri Bactifmah trono folo due figlie dalla moglie ottenute ; ed in quelli della
Compagnia , non altra menzione di lui {àrG , che in occafior.e della lua morte,
al riferir del Ma/ini feguitaaih 15. di Li glio 1571.il fuo luogo efler flato dato,
come fopra fi difle, al detto Domenico Tibaldi . Quelle poche d' opre , che di
lui fi vedono, e fono per lo più a frefco anch'eATe, s'ammirano di vn buon colo-
re, come quelle del fuo Maeitro.epienedi erudizione ; e fenonccsìgiufle,e
fludiate, più terribili ferie, ribaltate, e rilolute : tali fi offeruano eflcre le due
tauole fatte peri Sig.Lamandini, vna all'Altare àd\ Oratorio dell' Archicon-
fraternità di S. Maria della Vita , e 1" altra alla Cappella maggiore de* medcHmi
Signori inS.Maria Maggiore, rellata però imperfetta, e finita da Profpero Fon-
tana : Vna facciata d'vna picciola cafa prelfo alle Z rtellc del Baracanojira ruàlì
tutta a male : Il camino, e fregio d' vna Itanza n.l Palagio, che fu de' Lucchini,
fulla piazza Calderini, oggi de'Signori Angelell!,<''u'efpre(le così al viuo. con
tanto furore e bizzarria, la fempre lodata caccia d'animali ; Ntl deliziofoPa-
lagietto villereccio , che fu del già Dottore Spannocchia , hm'nente nella no-.
Ara Vniuerfita ,la flanza tutta dipinta di fauolofi rapporti, ed in quello in Cit-
tà de'Signori Bolognetti , alla Mercanzia , la (lanza a ballo, di sì viuace, e rifen-
tita maniera , dipinta del 1 5 5-8. efpriracndo ne' ricchi fcomparn di qu .1 dora-
to palco il Configlio delli Dei nel mezzo, e dalle parti Venere fciu-tadagli
Amori , e Bacco da I Satiri corteggiato: Nel fregio copiofodi variornanicn*
ti, e nerboruti termini, che le recingono, e fomentano , quattro tìnti quadri
rapporrati : N J primo gli Ambafciadori , che pregano Camillo , efulc m Ar-
eica, 4 foccorrcrc la Patria Roin^: Nel fecondo il furtiuo allalco dato da' Galli
Ce a al
fe«4 PAliTB SBCOVIDA
al Campidoglio > fcoperco, ed auaifato dall' Oche : Net terzo {a conte/afri!
Komani > e i Galli > nel pefar l' oro , e la fpada di Brcnno , per la liberazione dì
Komai e l'arriuodi Camilio ; £ nel quarto la battaglia > e la rotta data dallo
Aedo a' Galli nella via Gabina; quali tucte, per non potere leuare>coine dipinte
fui muro > si come fui muro la prefa di Roma incendiata da' ftellì Galli > in quel
camino > fatte da valente giouane ricopiare il Sig. Girolamo Bolognetti , portò
feco all'altra cafa ereditata dal già Sig. Senator Bolognetti ; sì come l'originale
de'trè pezzi fudetti di quel palco dipinti full'affe, per aggiongerli all'altre pittu-
re, e difegni , che pofliedc » e che fiirono del già Sig. Camillo fuo Padre > che-»
qualche poco dipinfe per fuo trattenimento, auuci i principii del difegnoda
quello Nofadella, ch'era pure ftato Maeftro de'Sig. Lamandini > e d'altri Caua-
lieri,màin particolare poi di Bartolomeo Celi» come nella fua vita diraiTiiia
appreffo .
Vogliono che foffe anche allieuo di Pellegrino Profpsro Fontana, morto iJ
Francuccio fuo primo Maeflro , ma che troppo furiofo poi e impaziente, non
fùcosìaggiultato e corretto, come il Maeìtro, ancorché nell' amorofo colo-
rire , a frefco particolarmente, affai l' imitalTe ; e '1 Samacchini, che reftatone
priuo ben pretto , per le fue chiamate, e dimore nella Marca, in Ifpagna , in Mi-
lano , paflatofene a Roma , in compagnia di vn Peppe del Saluiati , d' vn Giro-
lamo Sicciolante , d'vn Liuio da Forlì , del noftro Fiorini , de'Zuccheri , del Va-
fari «lafciòla vera maniera, fondata fui buon naturale , attaccandofi alla di co-
floro diiauata molto , e manierofa , dalla quale mai più puote fmorbarfi.
Del fopramentouato poi Otcauiano Mafchcrini, che come iiifegnò l'Archi-
tettura a Pellegrine, così daini dicono vn più perfetto difcgno, e vago colo-
rito apprendefle , dopo quel poco , che in quaklie altra Vita ne toccò il Vàla-
ri » così pienamente ne fcrilfe il Daglione .
VITA DI OTTAVIANO MASCHERINO, PITTORE,
ET ARCHITETTO.
; P^ della Città di Bologna Ottauiano TUafi herino , e •venne adorna , come al'
la I{eggia delle f^irtù , nel tempo di Tapa Gregorio XIII. Bologne/e . Ha"
iiea principio affai buono nella pittura. E nella Galleria , e nella Loggiat
che furono fatte da quel "Papa /« adoperato , e vi dipinfe diuer/e hifìorie^t
come in particolare è il miracolo dell' acqua , che fi cangiò in vino ; & anche tra gli ar-
chi , che diuidono la loggia di Leon X. e quella di Gregorio XIII. su l muro alcuni putti-
ni a frefco furono da lui con buona maniera condotti.
Diede ft anche a fludiare di architettura , e vi fece sì buon profilo , che per l'eccelleu'
S^<j del fuo ingegno in breue diuenne architettore del Tontefìce , il quale dicdegli la carità
della bella machina del Tatagio Tontifieio in monte Cauallo , oue egli fabricò quel leg-
giadro portico in cima al cortile con la loggia , e con la facciata , e'I nobili fimo apparta-
mmo ì e vi pofe quella bilUffima feda a chiQftioh » chf fé alm mainon haueffefattoj
" " ' 5«f-
OTT Ariamo MAscHEnmi
205
quejlafoh il renderebbe immortale t e gtoriofo ne'jecoli avenire.
Tu [ho difegno nella pia:^ it S. Marlinelio il palalo gii de Signori Santacroci , fc^
ra diitenuto Monte delta Vieta .
architettò la Cbiefa di S.Saluatore del Lauro con quel bello ordine d»ppio di colonne
di treuertini intorno , con lafua cornice, e finimenti affai gratiofi .
Fece fotta Gregorio XIII. il palagio di S. Spirito >oueèla fonte , & ha vago cortile:
tfotto Sijìo V. la facciata della chiefa fa da Ini con buona maniera condotta , ma dt gii
la chiefa era difegno di Antonio da S.Gallo.
Con gli ordini di Ottauiano f?t compita la chiefa, e la facciata della 7>laionm delta
Scala in Trafieuere > ou è l'habitatione de'Tadri Scal^^ Carnielitani.
E nella Chiefa della Trafpontina in Borgo rìtrouaniofi vna facciata y acuiCiouannì
SaluHio TeruT^^ figliuolo del gran Btldajfarre da Siena co'proprii difegni diede princi-
pio, il TU afch^rino poi ri fìipropofìo a terminarla ; onde co Ifuo comando fìnifft ti fecon-
do ordine dt quella facciata con il frontifpitio , econ altri ornamenti , dalfuo ingegno fc
licementc compita, ui' nofìri giorni però la partcdella tribuna, la cupola, & ti choro
dalH architettore Veparelli ha hauuto l'vltimofuo finimento.
Difegno , e fece dii'.erfe opere per particolari , e priuati Signori , che per breuità io le
trapafjo .
Vltimamente "vecchio di ottantadue anni in circa morì qui nel "Pontificato diTaolo
V* e ftt honoreuolmentefepclUto . Et ilfno ritratto da noi nell'accademia Romana di S»
Luca fi conferua , in cui egli più volte hebbe il grado del Principato , & à quejla lafctò
tutto lofiudio dellsfae belltjfìme fatiche dt architettura ; ZT, anche , finita la jua linetUf
Iheredità di tutti ijuoi beni.
Di
ORAZIO SAMACCHINI.
20f
O R
D I
A Z
I O
SAMACCHINL
É*3 f<2&3-&iK 1^ £*3 É^ E«^ £*J-
On fenza ragione , e miftero vollero molti, che nel tanto da
eflì bramato perfetto quadro di vn* Adamo > & Elia > quello
contornato dal Buonaroti, md da Tiziano efeguito; queflat
dal Sanzio difegnata> mi dal Coreggio colorita fì vedefle;
potendoli foloje douendofiin tal gmfa infisine accoppiare &
vnire quelle particolari , e precife doti , che in tanti fparfe , e
partite , ad vn folo tutte non sa , non può, ne vuole donar
la Natura . O s'ingannò dunque il Vafari , quando credette , che fé le cofcj
di Rafaelle veduto aueffe Antonio, più gran Maellro diuenuto foffe j òfùvn'
attuto paradoflb di quell 'Autore, per molìrar pure, e ben' imprimere (come
Tempre ei batte) che fuori della Scuola di Roma altra non ve ne fìa. ; onde fen»
za a quella portarli, abbia dell' impunìbile diuenir gran Pittore. E chehàche
fare vnoflile coli "altro? la maniera Romana colla Lombarda?' Te quella più
alla /tatua, quella più al naturale s'appoggia ; quella più dell'artificio, quella
più della purità fi pregia ; quella più dello Àudio , e del difegno , quefta più del-
la verità , e del colorito fa pompa ; ond' entrar l'vna nell ' altra non (i conceda,
a ciafcuna nella propria folo preualere fia dato ? Confefla pure anch egli Gior*
gio , dopo l'auer tanto lodato per la più compita , e perete ' opra le Sibille , e ì
Profeti nella Chiefa della Pace che : fé I^afacUe [i [offe- in quefìa fua maniera fer'
tnato , né bauefft cercato d ' aggrandirla , e ì>ariarla per montare , eh ' egli intendeua
gV Ignudi così bene, che Micelangelo , non fi farebbe tolt:> parte di quel gran nome, che
acquiftato fi banca , proCegaendo in dir poco bene de gì' ignudi, che fece in Torre
Borgia, e nella Loggia de Ghigi, e dottamente, al fuo fol to, ricauandonc-»
quello notabile : Che dourebbe perciò ciafcuno contentarft di fare volontiert quelle
cofe y alle quali fi f ente dal naturale tflinto inclinato , en3n volere por mano per gareg-
giate à quello , eh e non gli viendato dalla natura, per non faticarci» vano, e fpejfa
(on ì^ergogna > e danno . Hora fé ad yn Rafaelle > dich' io , che feppe auuantag-
giaco
2o8 PAZTE SECONDA
giato anche tanto d' età , fmorbarfi dalle fccchczzc Perugine, ncnnufcì Umi-
gliorar maniera, e l'ingrandirla 2! pari di Michelangelo , più confacentc certo
al Tuo genio, che qnelladi Rafaelle.edi Miche iatigeio ai genio del Coreggio,
aurebbeil Coreggio migliorato il fare , ville l'opre in Roma d' vii Sanzio 3 d'vn
Suonatoti ? Migliorarono eflì la propria , dopo auer quelle vedute , Andrea del
Sarto, e il Frate del Piombo j eh' anzi perdendoiii il primo la fquifitezra Tof-
cana , il fecondo la Veneziana brauura , non feppero mai più far cofa migliore
del Cortile della Nonciata , del gran Polifemo a Chigi , per prima oprati ? La
migliorarono il Parmigianino ,e Tiziano,ch' anzi per non perderai il già prima
acquiftaco nome per l' opre famofe nella Steccata di Parma, per lo S. Piermar-
tire a S.Zanipolo, a quella rinonziando ben prefto, alla propria ritornarono,
e s'attennero? La migliorarono iafoirma vnSaluiati,vn Sermoneta , vii Liuio
da Forlì, i Zuccheri, I* iilcfib V'afari , e quanti altri fi trouarono di quel feco-
le dilauaco, e fiacco, che nella maniera loro tanto iafulfa , chimerica, e di
pratica, parucnon haueiTcromai veduto le porte diRoma, non che confuma-
tiuigii anni interi , e l'età in ofleruar que* dipinti?
Non fenza ragione dunque tanto C\ doleiia il noftro Orazio Samacchini allo-
ra che chiamato , come vno de' primi Artefici di que' tempi , a Parma per di-
pingeiui la gran Cappella contigua ali ' inarriuabile Cupola delCoreggio, co-
nobbe , ma tardi , d' auer fpefo inutilmente con quegl' altri il tempo , cercando
in Roma ciò, che non era dia vocazione; te doue fìando fermo nel Lombardo
fìile . che fu prima fuo proprio, come dal famofo quadretto della Flagellazione
nella Sagreltia di S.Saiuacore, e fimili fatti in fua giouencii fi vede, aurebbe fupe-
tato quaich' aliro,chs di prim'oggi ha il grido; mpftrandoiì egli anche in vltimo
così f-race d'inuenzione, pratico della notomia, intelligente di profpettiua,
giudiciofo,c difinuoko nell'accoppiameuto infieme di più figure jc nella collo-
cazione ,e fcomparto di elk (ul piano ; viuace, e bizzarro nelle attitudini, e nel
moto, giuliO nelle parti , graziofone'volti.decororo ne' veltiri ; che ben per
tanti requifiti meritò la liana, e il rifpctto , con che trouo auerne parlato ogni
Scrittor di Pittura.
Ecco Giorgio Vafari , che conofciurolo anche giouane, fé non feppe , allor
che de gli akrifcrmeua, farne la Vita, non potè tacerne i priraordii; efenon
palsfando ciò che fece à fua concorrenza nel Pa'agio de' Signori Vicelli a Circi
di Caftello .toccando almen di sfuggita in quella di Taddeo Zuccheri la flcria,
che fece delle due, che mancauano all'altre così egregiamente dipinte da Fe-
derico, del detto Taddeo fratello , in vna ftanza del Palagictto entro il bofco di
Beluedere, d'ordine di Pio Quarto; l'altra, che a concorrenza ci tanti altri
valentuomini gli fu darà a fare nella Sala Reggia; e finalmente nella DESCRlT-
TIONE DELL'OPERE DI FRANCESCO PRLMATICCIO BOLOGNESE,
in tal guifa di lui fcnuendo : Tarimente farò braie in ragiona; e d'H or alio Samacchi-
«0 , pittore ftmilmente Bolognefe , il ejuale ha fatto , come s'è detto in f{oma , /opra vna.
dcile porte deiln Sala de Bj vna iìotta , cJ)' è buoniffima j & in Bologna molte lodate
pit.
ORAZIO SAMACCHmi\ lop
pitture i perche anch' eflo ègiouane > e fi porta in gmfa , che non farà inferiore à fuci
maggiori, de' quali hanerno m quefle nofire f ite fatto meritione. I l{omagimoli anch'
ejfi , moffi (tali ' esempio de Bologneft , loro vicini hanno &c.
Ecco iJ Loitìàzzo j che dopo auer detto tiell' vltimo capo del fuo libro che :
quando per Hluftrarepiùlecofc fue , ^fottoporle m certo modo à gì ' occhi de' Lettori,
trattando di queftafcienT^ , ha fempre per efiempio fatta mentione d ' alcuni , (he iru
quella parte erano flati eccellenti, accioche eglino fapejjcro quale hauefjero ad imitarct
fapeua bene > che molti altri vi eran degni d ' effer celehati , 0- polii per ejfempio , &
imitatione : foggi o nge ; come Loren^tto , d Pajferotto , il Sarnachino Bologne fi Clrc.
Il Haglione , che nella Vita di Marco da Siena , dopo auer detto , che quefti
nella Sala Reggia fopra Uporta,che va alla Loggia della Benedittione,hà di fuo infiefca
la jìoria di Ottone Imperatore , che reftitui/ce le Vrouincie occupate alla Chiefa ; efpli-
caiido la già tocca dai Vafan del iioftro Paefano , foggiongc : Et ali ' incontro sii
l ' altra porla Horatio Samacchini BJognefe fece l ' altra di Gregorio Secondo , e della
dcnatione di^niperto confermata da Luitprando R^é de' Longobardi.
IlCduazzone , ma prima ilZante, che nelle lofe notabili di Bologna memo-
tando nella Chiefa de'Scrm: la tauota fatta al Sig.Senatore Vliffe Go^^dini, entrvui
il Crocififio , la Madonna , S. Ciouanni , &il ritratto dell ' iflefio Signore ;&cin S.Gia-
como maggiore : la bella capella del Sig. Lorem;o Magnani > tutca lauorata di Cuc-
chi, & oro, conia tauola , nella quale e dipinto la Vrefentatione di Noflro Signore al
Tempiodi Oratio Samactliini , g\i dà titolodiraro Piuore,&eccellcntiflìmo.
11 Mafini j che ingannato dal Vafan, lo chiamò Orazio Fumaccini anch'eglf,
e lo fcriife per vn" altro diuerfo dalSamacchini, óltre le già dette» e la tauo-
laiuS.Luciaj oiie il Signorino nudo in piedi loftenuco dalla Beata Verg. afli-
flita da S.Giofeffb , porge l'altra chiaue à S. Pietro genuflcffo > e dall' altra parte
S.LorenzO) che fìmilmente genuflelfojconla fchiena verfo noi voltata, Uà ado-
rando il Signore, regirtraper di fua mano, nella Chiefa de'SantiNaborre.e
Felice : Li frefchi della Capella Maggiore, e la tauola d' ejìa , con la coronatione del-
la. B. y. li Santi Titolari, & altri : Nella Chiefa de gli Angeli , L' innondata fopr*
Laporta , e latamladtll'MtarentllaChiefainteriore delleMon^che : InS. France-
ico àìetro AChoto , La Cena di Chniio con gì 4pojìoli, Altare de'Grmbm: InS.
Maria Maggiore , La tauola deli' altare Triudegiato de Sig. ?/larcÌKfi Tanari, detto
de Santi Giacomo, & Antonio: Nella Refidenza de'FaLgiiami, nelle Cimane,
Lo SpofaliTQo di S.Giofejfo : Il s. Franccfco nell' Oratorio vecchio della Confrater-
nita di detto Salito : La tmola con la Santijfima Trinità aella Chiefa così intitola-
ta delle Monache di elTa: Nella Chiefa Parocchialc delle Monache di S.Marghe-
rica, Latauoladell'Mtar Maggiore, con la Santa Titolare della fudettaCÌncfa : Ln
tauola dell' Mtar Maggiore , con la Madonna foUcutta d.t gl'angeli , nella Chiefa_»
della Concezione : E nel Collegio maggiore della Nazione Spagnuola , La ta-
uola dell'Altare , & in alto la Madonna col fuo Bambino in feno , e difotto S. "Pietro in
atto di dar le cbiam dclTontificato à S> Clemente, & altri Sanii, e lifrejchidellaj
Truna &c%
Dd L'tru-
aro VA UT E SECOJ>tDA
L' erudite Archidiacono Sauaro di Mileto nella Tua ftoria Egidiana » ò Albor*
nozza. che defcriuendo diligencetneRte la fabbrica di quell'Almo Collegio«
venendo alla Chiefa» delle già dette pitture tne(fa> e dal Mafìni notate cosi
fcriffe : Vagheggia /' occhio vn Quadro in tcU . nel quale di mano di Ora'i^io Samma'
chini celebrato pittore di que' tempi, fi vede la B. tergine col fuo Bambino in Jena fra le
muole , corteggiata da gl'angioli pur fra le nubi , che raffembrano vn Cielo . Di [otto»
à man deflra ve S. Vietro > in atto di dar le Cbiaui dell auttorità "Pontificia à S.Clemen'
te » che fìà dipinto à finiflra . Dietro S. "Pietro vi è S. Iacopo in habito di Peregrino , à
piedi di S.Ttetro vn angioletto in piedi, che con vna mano foflenta il Bacolo Tatriar'
cale 1 e con l altra vn libro , raffembrante forfè le lettere Canoniche dirette da S. Pietra
alla Chiefa ; /opra il fuo capo , ma tra le nuuole , vn altro angelo , che tien con ambe
le mani il Tiara , ò vogliam dire il camauro Pontificio, al fianco di S, Clemente vi è S»
Girolamo in ginocchioni col fuo Leone à piedi , & vna congerie di pietre . Dietro à que-
fli vi fono due in habito di Leuiti,ivno è S.Loren:^o , l'altro S.Stefano ,fopra de' quali in
atto di volare ve dipinto vn Angelo , che mofira di porre su la fronte à quefii Martiri
vna Ghirlanda di fiori , che tiene in mano &c.
lì Bumaldi tutte in pochi detti poi così reftringendo : Uoratius Sammachìnus,
Ti&or eximius , de quo Loma^T^us , atque Vafarius aliquid dixere. plura illius opera
confpiciuntur Bononia : in Ecclef. S.M. Seruorum Altare DD. de GoT^adinis , inq; Ecclef,
S. lacobi 'Maiorts Altare DD. de Trlagnanis , ex Zmti relat. item in Ecclef. Monialiunt
S. M.Angelorum , & Altare maius Ecclef. Monialium SS. Naboris , & Felicis tam in
icone oleagineis colortbus , quam in fuperpoftto fornice aqueis coloribus &c,
E finalmente , per non più tediar' il Lettore , lo itelfo Notaro della Compa-
gnia, l'Hoftefani j che facendo ne' libri di ella menzione della fua morte (cola
non mai più , né con altri vfata , eccetto che col Sabbatini ) la defcriue , e la_.
deplora con gran rifpecto& onore, in quelle formali parole : Ilmedefimo 12, di
Giugno 1577. fiaccando vno de luoghi del Confeglio della detta Compagnia , per liij
morte ieU egregio, & Eccellente pittore M.Horatio Samacchini, il quale alli giorni paf.»
fati lafciò queflafpoglia mortale , & andò à godere con la prefentia la gloria , e la bel-
hT^psrfetta di quei Santi Angeli, & anime beate, eh' egli con la mano, & con l' in-
telletto cercaua rapprefentare al Mondo così belli , & così viuaci , che ragioneuolmen'
te fi può da chi conofce (arte inuidiare, & ammirare, comparfero dinanT^i alli detti Maf'
}aro,&huomini&c.t piùfottoli 15. di Luglio deli'illeHo Anno, tacendo men-
zione ài quelli, che per la detta fua morte addimaiidarono il luogo , così ferine;
Effendo&c. che addim andana il luogo del Confeglio vaccante per la morte del già M»
Horatio Samacchini, dho'iorata, e virtuofamemoria; quali fono gì infrafcritti ,cioè
TU. Gio. Paolo Sonora , M. C efare Bxglione , M. Felice Pinare:^^, & M. Angelo Segna,
pittori , & raccolti li partiti di ciajcuno di effi da per fé , tutti li detti partiti furono con-
trarli , ci" niffuno di ejfi ottenne , cofa che fino à. queflo dì non era accaduta ; forfè rarrt'
memorandoli quelli huomim da bene , eh erano congregati il valore , la virtù , & la bon-
tà di M. lloratio ; e con quanto amare lui , & M.Loren'!^ Sabadini haueuano procurata»
& ottsnuta l anioni di quefla Compagnia , l bonorCfta nputatiune > & con quanta pru-
OTtAZ/O SAMACCHmi: ■ 21T
ie»Z^ tvtio y&l' alno l'haHefjerocuiiodita,diffelai& indiata-, bucmini rerametite
degni di lìatue , per le (ingohri doti delli animi loro , & perla vera virtù , & amO'
re deU aite , che inlorortjplendeuano . 0 /pinti beati > che viaendo con virtuofa , &
amica emulatione , cercafle {ciiT^a punto d inuidia aggiungere à gì' vltimi termini della
nobilijjìma , & infinita pittura : non è marauiglia je l amore , e "Pittù , che gl'animi V9-
fri teneuano dijeftrttto > &• amato nodo e on^tonti vi hanno ancora in breue ttnipo refli-
tutti al Cielo voflra vera , e ftlice patria ; poiché in si breue tempo /' vno di voi già va'
anno , òpoco meno m ^oma , e voi Horatio vhimamente in Bologna, voflra comune pa-
triavijueflifle della fpoglia mortale pochi giorni fono, tnà dotte mi lajcio traportar' i9
fuor di tempo forfè nel pelago grande dementi i & delle lodi di duoi cosi chiari fpnitit
dal quale fen':^a pericolo di fommergermi non potrei conlongatftoriavfcire? vogliocon-
eludere in effetto ,chefe i meritivofiri fi prefentarono neW atto del ponere lipartitii
quella Congyegatione , non è marauiglia fé gl'occhi loro abbagliati da si dolce vifla , non
puotC) 0 allora volgere gli fguardt altroue , &fe reftarono attenebrati, e confuft li diman'
danti , non ottenendo alcuno di loro : poiché vedoua la Compagnia dt duoi così cari Capì»
e ^glii , rejìa in dubio doue riuolga gì animi defuoi huomihi àfare nuoua ellettione , e_»
beo ragione che con più longo tempo , & più longo propofito vada defiderando , &■ cer-
iando chi doppo e osi gran perdita inparte la confoli &c.
E quelto e quanto trouar mai s'è potuto , e raccorre di queflo Artefice > le
onorate azioni , e i degni coltumi del quale doueuano in tutta pienezza venire
da noi riferiti , e defcritti , fc in ricrouarne le procurate notizie> così fauoreuole
ini fi moHraua la Fortuna , quanto viua Tempre ne mantenni la brama . Altro
perciò non mi refta che dire, fé non quanto fu' fteffi libri della Comp3gnia_j
chiare marche della fua beniuolenza ed amore verfodiefiTa più fempre appa-
rifcano ; non trouandofi chi più di lui» eccettuatone vn Tomafo Romano, e
il Sabbatini , ne' più vrgenti bifogni la foccorrefle : perche nella lite della tanto
controuerfa Separazione dalle Tré Arti, di che fu anch' egli primo inuentore,
ed accerrimo difenfore , nifluno più di lui fi mofìrò fplendido > e liberale ; t^
nell'altra del lus congrui modale, e mantenutale contro tré anni da Euangeli-
f}a Londra, e Giofeppede'fpiriti, per l'acquifto delia ftanza della Conpagnia
de'Drappieri, venduta a quella de 'confinanti anch' eflì Pittori, forco li 5. di
Luglio 15 72. eflendo egli Maflaro,nelle collette per le fpefc, non fi tafsò egli
mai meno di due feudi d'oro per volta . Al Sabbatini morto in Rema , fec' egli
di proprio celebrare in Bologna onoratiffime efequie , aggrauandofi di farlo il
Corporale, per ipafiati difpendii in tante controuerfie ; ed infomma nonla-
fciando paflare occafione anche minima di darfi fempre a conofcere difinte»
refTaco in tutto , e galantuomo; poco auuanzandofi de' guadagni , (olito dire.*
poterfiben contentare la fua famiglia, ch'ebbe numsrofa di molte fcminc.c
duo'mafchi , fé lafciaua loro integra ,e fenza intaccarla l'eredità auuta da Alc-
fandro fuo Padre, buon Cittadino , e affai comodo, e la dote delia madre loro,
chcfùvnaSig.Pulifena dell' onorata famiglia allora de'Norboni. Morì ineti
di quarancacinqu anni , emefi, eflendo nato alli 20. di Decembre 15:32. ela-
Dd a fciò
ila PAUTB SBCOVDA
fciò i fudetti duo'figli jde'quali vno ebbe il nome dell' Auo Alefandroi e l'aftro
Fabrizio, fi crede > non effendofi di eflì tenuto conto > per non auer feguira lai
virtù del Padre; sìcomeefercitata né meno ella venne dafno fratello , per ne-
nie Giulio Ce fare jancorche fi troui ne'mdett: libri memorato folto li 8. di Fe-
braio IS7?' come aggregato in tal giorno al numero del Confeglioj viuente
anche Orazio , honoris, gratta , e lenza ifcanza nifiuna di alcun di loro , per siTere
flato il fratello tanto benemerito della Compagnia.
Fu fuo fcolare fra gii altri vn
TINTI PARMIGIANO, a cui toccò poi quella tauola ad olio, nella fteflhJ
Cappella nel Duomo di Parma , che fé non moriua, dotieua fare il Maeflro,
che già vi aueua cosi lodabilmente dipinto tnttiifrefchi, beiliflìmi non fi può
negare, ma troppo battuti dall 'inarriuabile eccellenza della granCupoIa_):
che dipinfe anche ne' volti della Madonna della Scala di Parma , in tefla al gran
ilradone.mi con quanta gagliardia, con altrettanto rimproiiero, per eflerfi
in que'fpartimenti così trasformato nel Tibaidi , che più tolto furto manifefto
riefca quella fattura, che imitazione lodeuole; modo (folca poi dire ) dalle
frequenti elortazioni del Precettore in Bologna, che non gli perfuafe mai altri
feguire ,che 1' vnica maniera tenuta da quel grand' huomo in cafa Poggi , tj
dalia quale con tanto fuo pregiudicio aueua egli |-eceduto , per conformarfi alla
praticata allora da' Maeftri di Roma .
L'olferuarono anche i Carracci, ftudiando le fue pitture ; vedendofi preffo I
difegni del Serenifs. Sig. Cardinale Principe Leopoldo, di mano di Lodouico la
parte fuperiore delia menrouata tauola della Badia, oltre il difegno di tutta.,
d' Orazio , più fchizzi dalie fue cofs cauati da Annibale je non ifdegnando Ago-
ftino di fua mano intagliata fotto il 1 5 80. dare alb ftampe l' altre volte dettai
T^ifericordia , & Veritas ebtihuermt fibi , luftitia , ^ Tax ojculatxfmt . Horatii Sa-
ntacchiniin. La detta tauola in S. Lucia , quando pure daluifia intagliata , fot-«
toui : Horatitis Samacchint'.s inu. 1588. Quella della Prefentazione con quediL»
maiufcole parole : Opus Horatii Samaccìmi in Ecclefia S, lacchi Bonon. ad jlltars
TH.DN.LaurentiideTHagnanis , troppo manierofa tuttauia, e in confi guenza_,
molto inferiore a'frefchi laterali, ma/lime all' inarriuabilmente graziofa, e
maeftofaS. Elena ; dal che due offcruazioni fi fanno, cioè ,efl'er'egli veramen-
te nato per lo frefco , e per rifolutamente operare , non con tanra fatica, alloB
peggio riufcendo, che meno (ì contentaua, come dalla iiefìa tauola apparej
cosìfludiata, che prima nonfeppe finire che dopo molt'anni, e tornato di
Roma, e della quale ben cinquedifegnidiuerfitrouanfi, due nella fudettaco-
piofiffima raccolta di quell' Eminentils. Principe , due in quella de' Locatclli, 8c
vnoprelTodi noi. Lolteflfo cauafi da' Santi Rocco, e Seballiano, che lateral-
mente dipinfe alla porta della Chiefa di quella Arciconfratermtà, ne' quali mai
faziofD , giongendo fino, finiti a buon frefco, a così minutamente tratteggia-
re , e leccare, che molto leuòlorodi quella inìelljgenza» maeftà» e- bellezza»
che in e/Ti ad ogni modo fi adoanbu •
PRO«
PELOSPER.O FONTANA.
LAVINIA fontana;
ilj
'm^^mmtmmi^^^.
D I
PROSPERO
FONTANA
EDI
LAVINIA
SVA FIGLIVOLA.
•(«3 {#3 -Eil» {<E4 e#3 f^ HS^ H»
EgnipiùdicompaflIone,che dilode io fìimai femprcque*
Pjtcoriji quali fìdandofì totalmente della memoria, e nello
fpiritoloro, nulla curano di veder altro > oprando di fanta-
fia > e di furore > non d' imitazione , e di ftiidio ; imperocché»
fé bene fi veggono prouifti d'vna pratica vniuerfale, cheli
rende fìcuri , e difende da' più manifeAi errori ; ad ogni mo-
do incontra fpelFo loro ciò , e he a brauo Medico ,03 valen-
te Auuocato, a' quali la dottrina generale delle regole, e de gli aforìfmi, che
pienamente poffeggonOjvienfpeffe fiate re fa fcabrofa, ed inutile perla varie-
tà de'nuoui fatti, e de' diuerficafi , che tutto dì loro fi apprefentano. Io non
niegoche ne'rifoluti , efpeditiuilauori di quelti tali non s'ifcorga vn'imbran-
dimcnto , che a prima vifta diletta , & vn ripiego , che appaga ; ma dico man-
carui vna tal quale proprietà, vn certo aggiuftamento , & vn' amore, chenoa
viddi giammai trjfandato da que'primi, che dierono perfezione ali ' Arte. A vn
Tcntorctto folo fra tanti ei parti riufcito vn fimile ardire , mi riBettendo più
applicatamente ali ' accordata fimctna , eh' egli olTerua nelle parti , al colorito
facile , e brauo , all' introduzione de' sbattimenti , e trapaflì di lume , a'fpiritofi
atteggiamenti, e giudicioficontrapoftij conuerri confeffare , gli eruditi con-
cetcì di sì eleuaca mente elTer ftacnnolto ben prima veduti, eraiS.iati entro
quel
Ile PATITE SECONDA
quel fuocopiofo gabinetto , oue fi sa quante co nfumafle intere le notti a befii
configliarfij&aflìcurarfi di quelle fudate faciliti, cheparuero fpcgazzi all'ifìef-
fo Tiziano . Così fatco auefle Profpero Fontana > allieuo aiich ' egli a principio
d'Innocenzo da Imola, e contentato fi foffe di cokiuare la naturai prontezza
con 1' arduità dello (indio , e più dilettandofi d' aggiufìar le parti , moftrarfi,
cornei! fuoMaeftro, corretto , che aurebbe auuto pochi vguali. Oprò più di
pratica , che di fcienza , e quanto diedefi a conofcere ferace inuentore nc'co-
piofi penfieri , fi palesò in terminarli impaziente , & inconfiderato eiecutoro.
Amòpiiilapreftezza che fa diligenza, e fu così nfoluto esbngatiuo, che in
pochi giorni die lauori finiti, che da ogn' altro auriaii ricercato anni interi;
come, per efempio, le due gran trtine, ò crociere nelle Cappelle maggiori di
Santa Maria maggiore, e della Catedrale, ambe fatte in vnfol mefe, dicono:
Lagran Cappella del Palar^io maggiore, terminata in diciotto giorni: 11 gran
lauoro nel Salone del Palagio de' Signori Vitelli, a Città di Cartello , in poche
fettimane compito. Ini perciò più che totaImSte gradito da gli Artefici, fomma-
mente grato a' Principi, e in fua giouentù potè feruire quattro Ponti-fici , il pri-
mo de' quali fu Giulio Terzo , a' feruigi di cui fu promoHo da Michelangelo, Toc-
co la protezione del quale pofìrofi allora , che gioumotto era paflato a Roma, e
d* ordine fuo ancora egregiamente ritratto aucua Sua Santità, fece dalla ftefla
falanarlo per Pittor palatino, con prouifione di trecento feudi l'anno. Tor-
nato perciò a ripatriare nella virilità, e prefaui moglie di onorata famiglia, viffe
fempre in gran ftima , e riputazione , eletto più volte Maflaro dell' Arte , Sindi-
co, estimatore. Fu come l'Arbitro d' ogni lite , e differenza fa Pittori, e Di-
lettanti , & a lui , come all' Oracolo ricorrendofi , fu Itimato facrilegio il dipar-
tirfida'fuoi rifponfi.e dalle fue fentenze dilTentire, ò appellarfi. Viffe alla_.
grande ,e fi trattò da Principe . Fu la fua cala di tutti i Virtuo/ì di quel fecole
il ridotto, e l' emporio, particolarmente et' Vliffe Aldrouandi , e d' Achille Boc-
chio , a' quali fu carillimo . Fece loro fenza premio i ritratti , varii difegni , do-
nò pitture, ed infomma con tanto sfarzo e fatto pafsò la fua vita, che noiij
citante che guadagnane tefori , ebbe quafi a morir pe2zente,&: infelice. Fu
Maeflro di Lodouico prima , poi di Agoltino Carracci , di Dioniflo Caluarte,
del Tiarini , dalla viua voce del quale tutto ciò rifcppi , e di quanti altri Valen-
tuomini dopo di lui fucceffero , e da 'quali con gran mortiricazione preifo il
fine di fua vita vidde abbandonarfi. 11 primo fu Achille Calici, che mirata Ja
tauola di Lodouico alIeConuertice; prefo e ferito da sì giudiciofa , e corretta
maniera , non folo lafciò ben prefto Profpero , ma gli folleuò contro tutta Ja_>
fcuola, moftrando ad ogn' altro, e predicando, eil'cr quello del Carracci il
vero modo . Soleua perciò il buon vecchio di ciò inconfolabilmenre dclerfì , e
infieme rallegrai fi della preda morte feguita poco dopo dell ingrato difcepolo,
attribuendola a caftigo del Cielo e vendetta per lui fatta, per aiierccoftui cosi
malamente corrifpolto alle fue cortefie . Fu neceilìtato in vkimo andare a cac-
cia lauori, edoucprimaper laloprabbondauza di cfiìadaltn nnonciauanei
ad
PTiOSPEtO FOV^rjnj: tij
bd implorar pvocezione , e fauori da gli antichi amici , perche qualche tauo/a
alm.'no di tante, che a'Carracci fidauario, aloinoccalle, come dal fondo di
viia lettera di Lodouico , chefcriuead vn F.oueglia ; e da vn'akra del Vizzani
a Monfig.Uactaa Roma, allora che detto Prelato fàcea fabbricare di fuo pro-
prio in Bologna , e di pianta le due Chicle , di S. Pietro Martire , e di S. Gio.
Battilta , Monalteri di Suore , oue trouauanfi prof^jffe due Sorelle fiie , fi caua :
nella prima: Quanto dUtatioU della. S. C Pierina à me poco importa lajciarla alSig.
Trofpero thnutndone tante da fare, che mi baila : oltre che poco mi curo, che l opre mie
anco sì deboli ftano vedute in Casìelli , ousda pochi fi vedono , e daniffuno fi confide»
rano &c. Nella leconda : Quanto alla pittura della tauoLt , io ho parlato con i Car-
racci , & li ho fatto parlare anco da altri per dtfponcrgli > & fi fono nffolhti, cheferui'
ranno ; ma venuto à trattar del pre^o non mi è ptac cinta la loro rìjjolutione , poiché
hanno detto di voler ducento feudi , che mi pare vngran pagare , hauendo cffi fino ad hO'
ra fatto le loro tauole per Jcffznta, e petfettnnta, ma vogjicno cominciare à vendere
per riputatione > ho poi intefo , che fono fuliti à calar molto poco dalla prima domandai
cr che tengono i lauori metto tempo nelle mani , prima che fintlcano . Ho poi parlato
con 7tl. Trofpero , che mi ha detto molte parole del gran deliderio, che tiene di fer"
uire y . S. E^eucrendijs. del pre's^o non ha voluto chiarirla , ma dice che feruendo altri
che lei vorria cento fendi > & che da lei fi contenterà di ciò che vuole : ^ che darà fini-
ta l'opera inanv^i al fin d'aprile , & la farà difua mano > che di Madonna Lauinia non li
ho parlato ; & tutto queHo perla trasfiguratione , & è qnanto mi fauni ene di quelli due
pittori , da che potrà far conio fé le torna meglio à farle fare in [{oma,& del tutto cfe-
quirò quanto la mi comandar à , chefento piacer grandifjimo feruendoLa, & di tutto cuo-
re donandomele gli bacio le mani . Di Bologna à^.dt Lecembre i J j»^.
Di y, S. MoW Illuft, e I^eiierendifs, Deuotifs, Seruitorc
"Pompeo Fi^i^ani.
Se la Natura fofle fiata più tardi a produrlo , e n'auefle riferbata la naicita al
Aiflegucnte fecolo migliore , che fu quello de' fudecti Carracci j aurebbe forfe_»
anch'egli più aggiuftato, e rimodernato la Tua manie ra > più faticando nell'opre;
niortrandofi per altro molto vniuerfale, & vn gran pratico così nel frefco>che
neir a olio ; intelligentillJmo di Fauole ,e di Scorie ; decorofo nell'oprcj grande,
ricco,emaeftofo : tenero, limpido, efacile : intelligentiffimo de'piani,del
ben pofare , e della profpettiua , della quale ancora daua a' Scolari lezioni ; on-
de di luì parlano con gran rifpetto gli Autori, il Baldi, ilZante, ilCauazzone»
il Bumaldo, e prima d'ogn' altro ilVafari, che nella vita di Taddeo Zuccheri
nota , di quefto Pittore efferfi affai valfo e feruito Profpero Fontana nel dipin-
ger nel Palagio nuouamente fatto fabbricare da Papa Giulio Terzo , e in quella
dell'Abbate Primaticcio , dopo auer detto che : fimilmente Trofpero Fontana , pit'
tore Bolognefefù chiamato in Francia nonhà molto dal Trimaticcio , che difegnauafer-
uirfene , ma eh' effe ndouif libito , che fu gionto amalato con pericolo della vita, fé ne tor-
ma Bologna, &c. &aggionto che quando V Abbate: mandò à chiamare , come fi è
detto Trofpero Fontana , gli mandò , perche poteffe condurfi in Francia Dna buona fom-'
£e ì.nz
2i8 PATtTB SECONDA
ma di danari , U quale , ependoft infermato , non potè Vrofpero con fue opere fcohtare»
«erendere. TerchepajiandoegU latino l'^ó^. per Bologna, gli racotnandò per quefla
conto , Trofpevo > e fu tanta la corte fi a del Vrimaticcio , the aitanti egli partifje di Bolo-
gna , Taide vnofcritto dell abbate, nel quale donaua liberamente d Vrofpero tutta quel'
lafomma di danari , che perciò hautjje in mano &c. foggionge:
£ per dire ancora alcun' altra cofa di ejfo Vrofpero , non tacerò , che fa già con molta
fualode adoperato in B^onta da Vapa Giulio ili. in palalo alla yigna Giulia , &al
fala:^ di campo THartio , che allora era del Sig. Ealdoumo Monti , & hoggi è del Sig,
Hernando Cardinale de'Medici , e figliuolo del Duca Co/Imo . In Bologna ha fatto il me"
de/imo molte opere à olio ,& à frefco , e particolarmente alla Madonna del Baracana
in vna tauola à olio vna Santa Canarina , che alla pye[en7;a del Tiranno difputa con Fi'
lofofi > e Dottori , che è tenuta molto bella opera > & ha dipinto il med efimo nel pala':^
^ y oue ftà il Gouernatore , nella capella principale molte pitture à frefco &c.
Anche il Borghini onorò ij nome dell'Artefice con la fua penna , così fcriuen»
done .• E in Bologna parimente Vrofpero di Siluio Fontani , pittore prattico , e diligente,
il quale già lauorò in Cenoua nel palagio del Vrencipe Doria > e pei con Verino del l^agt
nelle fale del palagio della Signoria, e particolarmente in quella delconfiglio» e delle
hifiorie, che vi Jono fece difegni piccioli > che vanno fuori in iflampa : in Bologna Jono
di fua mano più tauole, due nella ChiefadiS.Iacopo: vna nella Chicfa de Giefuiti ,vna
nel Monaflero de gl'Angioli : vna nel Monaftero di S. Gio. Battijia : vno in quelle di S".
Catterina , &• vnainS.Maria Maggiore. Dipinfela capella grande di fopra del pala'
gio de Signori , e la tribuna della Chie/a Cattedrale , & ha fatto molte altre opere , che
dir non pò fio , per non bauer d efie notitia particolare : ritrouafi hoggi il Fontana di età
diji.annt&c.
01:re le Cadette opere, altre ve ne fono fparfe per tutta la Citti; come a dire,
nella nobile Porteria nuoua de'RR. PP. del Giesu in Patria , nella facciata prin-
cipale in tefta , il quadro della Crocefi/fione , oue fi ved'egli ritratto in quel ve-
nerando vecchione , che rifguardando l'Autore della nofira falute per noi mor-
to in Croce, ncll'ifteflo modo ch'iuifu effigiato con le mani giontc dalla La«
uinia fua figIiuo!a,a noi ha feruito per l'antepofìone ritratto alla preséte fua Vi-
ta : L'Altare de' Terbilii m S. Domenico dipinto a fiefco,oue per far capire in sì
poco fito li Santi Petronio, e Bernardino grandi delnaturale> li figurò con tan-
to garbo , e grazia così rannicchiaci , come che genufieffi , ed oranti auanci alla
Beata Vergine col Puttiiio in gloria d'Angioli, così leggiadra, di buona ma-
niera, e vago colorito, che paìnonpuòdefiderarfi; Le due ricche , ecopiofc
Adorazioni de'Magi dipince in tauola a olio, tanto diuerfe di penfiero , mi fem-
pre mirabili; che però in vna di effe , cioè in quella de'Sig. Magi, al loro Altare
nelle Grazie, in lettere grandi d'oro fcrifle il fuo nome : L'altra in S.Bernardi-
no , Chiefa di Monache : Oltre la mentouata difputa di S. Caterina nel Bara-
cano , vn' altra fiinilc , e forfè più bella nel]' Altare dedicato a detta Santa entro
la Chiefa maggiore di Cartel S. Piero , & vna in S. Domenico in vna delle Capei-
lePepoli, la maggiore, dipinta a ftefco, a concorrenza d'altre figure fiitteui
PROSPERO FOJ^TAflA. 119
dal Bertoia : Nella Chiefa di S.Antonio di Sauena fuori di Stri S.Donato,Chiei
fadelnollro Reuerendifs. Capitolo, la tauola così grande, e paftofa all' Aitar
maggiore: Le due Icuatc di Chrifto dalla Croce, tanto diuerre d'inuenzionc^
noumeno che di colorito jl'vnaneir Oratorio dell' Ofpital della A4orcc in te-
Ita, fui gufto di Giulio Romano, e fotto la quale pofe il fuo nome , e l'altra co-
sì delicata nella Chiefa del Corpo di Chrifto ; e dell'ifteflb tenero , e foaue mo-
do la Noiiciata nella Chiefa delle Grazie , col fuo nome , come per lo più far
folea ; oltre la gran tauola dell'Aitar maggiore della fteffa Chiefa , con figure.»
grandi del naturale : La Comunione miracolofa di S. Maria Maddalena nella
Chiefa delle Monache di detta Santa ; In S. Giacomo il Battezo di Chrifto all',
Aitar de'Poggi, oggi de'Celelì, oue il Tibaldi dipinfe tutti i mirabili frefchi , e lai
Cappella di S.Alelfio de' Sig. Conti Orli: La Circoncifione all'Aitar grande di
Santa Maria Maggiore , principiata dal Bezzi , detto il Nofadella ; & mi pure la
memorata cruna con otto de'Dottori di Santa Chiefa , e la Natiuità , e l'Adora-
zione de' Magi ne' laterali, e nella Cappella del Santifs. Abramo.che Sacrifìca_»
Ifacco in vno dique'laterali:Sieome dalle parti della Cappella maggiore à PP.
dciroiferuanza li Santi Pietro e Paolo decapitati , a frefco: Nella cafa famofa
d'Achille Rocchio , entro fcomparti di ftucco, nelle volte di due ftanze a baffo,
varie figure rapprefentanti Virtù , e Deiti , defìgnando per l'ifteffo molti de' ra-
mi . che occorrerò nell'erudito libro delle fue Simboliche Quiftioni , intagliate
da Giulio Bonafone : Tutta lafala del deliziofo Palagio Ferrerio, detto della
Viola , oue m tre Storie grandi , e quattro di terretta gialla , fouraulci , rappre-
fentò i fatti di S. Silueftro Papa, e di Coftantino, col fregio fopra di fcherzi
di puttini con leoni e tigri , cosi belli , che comunemente reputati vengono di
Nicolò dell'Abbate: Nel Palagio dc'gia Senatori , oggi del Sig. Girolamo Bo-
lognctti r Adorazione de' Magi, & i frefchi nelle lunette della bella Cappella in
capo alla loggia di fopra: Nel camerotto, oue trattengonfì i Sig. Lettori Leg-
gifti, prima di andare alle Catedrcin mezzo la volta la Madonna col Puttino; Se
altrouc in cento, e>mille altri luoghi priuati, infiniti lauori, che maifiniriano,
fluendo egli folo dipinto più che quattro altri Pittori infìeme.
Ebbe fotto li 25.di Agolto i) 53. la memorata figlia fcritta al Batte/imo col
nome di Lauinia , che fotco la difciplina del Padre attefe aldifegno , e riufcì pra-
tica , e vaga nel colorire . Seruì anch'ella Pontefici, e fu la Pittrice di Papa Gre-
gorio Xlll. e di tutta la Cafa Boncompagni , che l'onorò fempre , la beneficò, la
proteffe ; e tanto grande fu la Itima , che ne fece , che qualora pafsò a Sora_. »
a Vignuola , & altroue , muitataui da quelle Eccellenze , vi fu riceuuta co-
me vna Principefla, facendofele formale incontro, & armandofi le fìrade-»
delle folite Milizie in fila , e in ordinanza al fuo arnuo . Carreggiarono tutte
le Dame della Cittd in volerla per qualche tempo preflo di loro, trattenendola,
& accarezzandola con dimoftrazionidi fìraordinario amore e dirifpetto,ri-
pucandofi a fortuna l'effer vedute su 1 corfì, e nelle radunanze in compagnia
della virtuofa giouane j uè maggior cofa defiderando , che venire da efla ntrat-
£e 2 te,
220 PATITE SECONDA
te jprerHÌandonelainmodo, che maggior prezzo a giorni noftri nonfìafìvra»
to con vn Vaiidych, con yn Monsù Giudo. Non s'infuperbì con tutto ciò nfiai
per taijti fauori la faggia figliuola , e più allora vmiliandofi , che più fenciua efal-
tarfì > fecefi maggiormente fauorire edamare. Potè più volte accafarficon
perf one Nobili , e con ricchi Signori, ma rifiutò Tempre di farlo , folita dire, vo-
lere vnfuo parijeffendol'vguaglianzane'macrimonii madre della Concordia»
e della Pace : e fé bene a Profpero fuo Padre riiifcì di darla a Gio. Paolo figlio
vnico di Seuero Zappi da Imola , molto ricco , e quafi gentiluomo (ìì che poi
ha fatto credere e dire a molti , mafiìme Imolefi, elier ftato Profpero anch'cgli
della loro Città, non di Bologna) fu perche, paffando rpefib a Bologna il Padre
di Gio. Paolo ad ottenere la tratta per la trafportazione de' Tuoi grani , nel qual
cafoanch<; auea ricorfo a! mezzo della Sig.Lauinia, che tutto da 'Legati ot-
tcneua, nacque fra le due cale vna tale amicizia e confidenza, che non fu dif-
fìcile a' vecchi ftringerfi anche per tal via in nodo di parentela. Facilitò altre-
sì l'efito di tal negoziazione la ellrema deletazione, che moliraua auer il gioua-
ne delia Pittura,battendo perciò anch'egli per proprio diletto la Hanza di Pfof-
pero infiem con gli altri Scolari , e qualche poco difegnando , fé non così bene»
da par fuo , e da perfona comoda ; arrifchiandofi ancora , fé ben poi inutilmen-
te, a porfi allo trepiedi,& al colorire. Paraci:) oltre alla fagacegiouanepo-
terfi francamente afDcurare della dabbenagincanzi femplicità del futuro fpofo;
il perche , diueniitale pofcia conforte, con condizione non foio di permetterle,
che profcguire potefs'ella il dipingere, ma lei ancora aiutar doiiedc , e in ciò af-
faticarfi, nulla riufcendo , folca burlarlo; e ponendolo a fare almeno il bullo a
que' ritratti, ch'ellaricauaua, & a veflirli lolamentcfoggiongercchein tal
guifa fi contentalfe fare almeno il Sartore, già che il Cielo non lo volea Pittore»
Tutto ciò folca raccontarmi il Tiarini , al quale efìTa leuato auea le fafce alla.*
Crefima,molkandonii perciò vna grolla penna ài cigno da fcriuere, da lei ite(Ta
ricoperta , ed intelfuta tutta di feta e d'oro, con vn fiore in cima, e da lei do-
natagli in tale occafione , e della quale tenne egli conto fino alla morte , per sì
degna memoria. S'io voleffiregidrare tutti i ritratti, che nelle Galene di Ro-
ma , e nelle cafe priuate di Bologna conferuanfi , non ne verreflìmo giammai al
fine : dirò folo che fono così gentili , diligenti, e teneri , che innamorano, comcj
per efempio,fi può ofleruare nel ritratto della Lindra, madre di Simon Tall:,giu-
dicato da ogni Pittore di mano di Guido : in quelli di vna loro quafi intera
flimiglia in cafa del Sig.SenatoreGozzadini : In quello di Monfig. Ratta, al qua-
le vn Chiericotto porge il Breuiario, in cafa del Sig.Giofeftb Carlo della ItefTa
Cafa j e prello dello fteflb vna mezza Giuditta veduta a lume di torcio : Nel ri-
tratto di Celare Caporale pofleduto dall' erudito Sig. Dottore Mano Mariani :
In quello di Papa Gregorio XIII. predo il Sig. Canonico Caiteili : e preflo il Sig.
Canonico Floriano Maluezzi in quello di Andrea Calali ancor putto , con vna
forella , ambi guidati per mano da vn' Ortolano in paefe : e in quelli delle cia-
quc Dame di quella cafa , prima eh' dlcno fi monacailcro ^ e limili.
Ne
LAvmiA Fo'nrAi<iA\ 121
Ne menò fono prezzabili , per di mano d'vna Donna , quelle pòche tauolei
che di lei fi vedono in qualcuna delle noftre Chiefe : La Nonciata ne' Capucci-
ni > foura 1! voltoj e in fronte delia Cappella maggiore : Le graziofiflìme cinque
Santine focto Chiefa, nel Confeffio de" RR. Monaci Oliuetanij a S. Michele in
Bofco ,e in vna delle quali, che a noi hi feruico perricauarIo,eqnìanreporlo
come fi è veduto, fece il fuo ritratto, poiiendoui predo a piedi U proprio no-
me, e l'anno che le dipinfe» in queik forma : LAV. FON. FA. \6o], LaNati-
uiti di Maria Vergine in vn ' Altare in vS. Biagc^io : Nella Chiefa del Baracaiio
all'Altare laterale quella Madonna: Nella Cappella de'Gnetti ne'Serui li
Santi Donnino, Pietro Gnfologo, & altre figure con ritratti del naturale : L'Af-
fontanell' Altare de' Signori Paleotti nella nolìra Chiefa di S. Pietro, princi-
piata però dal Padre , prima ch'ei morifie : In S. Giacom.o maggiore la tauola,
entrv)ui la Madonna , e li Santi Cofmo , e Damiano , e Caterina : Nella Chiefa
delia Morte ali ' Altare de' Signori Vizzani , il S. Francefco di Paola , che rende
la vita al putto morto di vna Regina, e fimili, che all' occafioni fi fcuoprono,
daleiEitti: Nella Chiefa della Madonna del Borgo di S.Pietro nella Cappel-
la del Crocefiilo, l' ifìcflo da lei dipinto in quel quadro, fottoui Carlo Maluezzi
padrone di queir Altare, col Caualiere Giacomo fuo figliuolo: Nel Coro de'
Capuccini di Cartel S.Pietro , in mezze figure, la B.V.col Signorino, che prende
fiori portigli da S. Gioannino, e Giofeppe, donato aque'RR. PP. dal P. Ale-
fandro della Madonna di Gallerà: Entro vn quadro rapprefentante il fagrifi-
cio di vn Toro alla prefenza di vn Rè , e di gran gente , fatto per vna fuga di vn
camino nel compito, e giudiciofo Palagio architettato dal ribaldi a Signori
Marchefi Magnani , ou'ella fi fottofcriffe : Laiiin. Font.de Zappis 1592.
Ebbe in particolare tré figli, fra quali vnafemina, che fgraziatamentecoH*
ago da cucire fi appannò va'occhio, & vn mafchio, nel quale rinonandoii
nome d'vn di lei fratello mortola, e ch'era nato al Sig. Pi-ofpero del 1544.
pofe nome Flaminio, e che condotto feco a Roma, era così femplice, chc_*
feruiua perii paffatempo, e giocolare di tutta l'Anticamera, mentre chiama-
to a Palagio feruiua Sua Santità, che di buona penfioiie gii l'auea prouifto.
Confcflauafi auer tratto egli quella femplicità dalla parte del Padre, non gii
dalla Madre accorta, e fagace altrettanto , quanto virtuofa , e buona j ondc^
per tante doti , che in grado fublime in lei trouauanfi , meritò che vn' Accade-
mia di Roma le dedicalTe vna coppiofa raccolta di Rime in fua lode, ponendoui
il di lei ritratto nel frontefpicio. Fu celebrata dal Marini, dal Co. Ridolfo Cam-
peggi» e dall'altre più famole penne di quel fecolo. Del primo leggefi nella
Galena il feguente Madrigale ;
Hera^
221 PA7Ì.TB SECONDA
Herodiade con la tefla di S, Ciò. Battifla, di Lauinia Tontanì',
M
Entre in giro moucndo il vago piede
La Dan:^crice HebreUf
Ciò . che à pena potè* /
Soffrir eo gì' occhi i con la lingua chiede ì
Bbbro il i^t? Valeftino
Di lajcima , e di vino ,
* Le dona pur, dal giuramento aflretto »
// capo benedetto ;
0 più perfida ajiai, che ciò concede.
D'ogni perfidia altrui perfida fede.
E del fecondo vedefì nelle Tue Rime J' infrafcritto Sonetto :
t4lla Sig. Lauinia fontana , "Pittrice famofiffima,
XXXVlll.
ELESTE man, che di Natura à l'opre
Leggiadre , e rare inuoli i primi bonari f
Che in emulando il fiel più bei fplendori
( 0 dolce inganno) il tuo pennel di/copre»
Se per fare altro mar tua for^^t addopre.
Vere fon l' onde , odi quei lor fragori j
0 s'humana beltà formi, e colori,
Vn vino corpo vn muto fpirto copre ,
0 de la noflra età fero ornamento ,
Tu mentre il foco, ò ^mor difegni, ò pingi.
L'imprimi altrui nel fen più ardente , e vago.
L'occhio (tjuando non [copri, ò che non fingi
Diuini oggetti) all'hor via più contento
S ' appaga poi ne la tua bella imago .
Di lei fecero menzione il Baldi, iiCauazzone, e il Eumaldi, che così nti
fcrifTc : Lauinia Fontana fupradiSi Trofperi filia Ti&rix famofijfima , quit rultuum
fpeties ita-exprimebat pennicillo > & imitabatur , vt in bis nil nifi t^iuens fpiritus dcfi^
deraretur : mtdierum prxterea veiìimcntg. affabrè ,fummoque artificio reprex/cntabat;
prxcipuis i& ipfa in Ecclefìts ptóiuras collocauìt propiias : in Ecclefia &c.
Il Borghini dopo auer detto di Profpero ciò, che fopra C\ è nferito> così fog-
gionge: E per quello, che la fama fuona,bàvna figliuola detta Lauinia , la quale di-
pinge bemffimo , ^ ha fatto molte pitture in luoghi publiti , epriuati, e ne fono andate
à R^oma, &■ in altre Città, douefono tenute in molto pregio .
il paglione ne compendiò la vua in quelta guifa ;
■ VITA
VITA DI LAVINIA FONTANA PITTRICE.
Ebbe Lauinia Fontana per fuo genitore Trofpero di Liuio Fontana da Bolo*
gna , Tutore ; e'I "Padre le imparò taf uà virtù , fi che diuenne affai buona,
e pr attica Maejìra , & in far ritratti era eccellente, (^ennc ella à l{oma
nel Vontificato di Clemente Fili, e per diuerfi particolari molto operò , e
nel rafiomiglìare i volti altrui . qui fece gran profitto , e ritraffe la maggior parte delle
Dame di ì{ ma ,efpetialrnentele Signore Vnnctpcfie , & anche molti Trinctpi , e Cat'
dinali , onde gran fama , e credito ve acquilo , e per cffer'vna Donna > in quella forte di
pittura ) afiai bene fi portaua .
Lamniaprima , eh ella vcniffe à ^'ìma, mandò da Bologna vn quadro per -ena cap-
fella qua in S.Sabina fui Monte Auentino ; fattole f.ire dal Cardinal ^fcoli , che ernj
Fra Girolamo Bernerio da Correggio di Lombardia dell'Ordine di S. Domenico , e fa pofla
frjpra l Altare à mxn diritta della naue minore , oue è vna Madonna col Figliuolo Giesi*
in braccio , e S. Giacinto gmocchione in atto di orare afiai diligente > ben colorito , ela->
miglior opera ch'ella ftcefie.
Toriata dal Cardinale d\Afcoli , e dalla prona dì quefltt opera crebbe ella in gran CrC'
dito , e molta era la lìima , che di lei fifaceua.
Leggefttche ne tempi antichi de\om ani , mentre eragtouane Marco Varrone , rìtra-
uaronfi Sopilo > e Dionifio celebri Dipintori > delle cuitauole erano quafi da per tutta
riempite le Camere , e le Sale de Grandi ; ma Lata Ci'^cena Greca , la quale per tutto il
tempo di fuavita fu vergine , sì ne gli artificii del fuo pennello auuanT^ojfi, che benché
feminaà quegli illuflri ingegni tolf e gli V fi dell opre, &à leipcr le pitture ricorreuafi:
e così per l appunto in perfona di Lauinia adiuenne.
Doueuafi dare à dipingere vn quadro grande in S. Taolo fuori delle mura su la via^
Ofìienfe , e benché vifiiffero molti buoni Maeflri , furono lafciati indietro i migliori fog-
getti , che in quel tempo efiercitauono , efit l opera f diamente conceduta à L auinia . e ri-
dipinfe la Lapidatione di S.Stefano Vrotomartire con quantità di figure , e con vna gloria
nell'alto % che rapprcfenta i Cieli aperti ; ben egli è vero . che , per e fiere le figure mag-
giori del naturale, (ìconfu/e ,e sì felicemente , comepenfaua, non riufcille ; poiché è
gran differenzia da quadro ordinario, à machine di quella grandcT^atchefpaucntano ogni
grand ingegno .
Vero attefc à fare ifuot ritratti , à quali col genia inclinaua , &• affai comodamente^
bene lifaceua ; e lafua babttatione per la virtù eh ella haueua > era grandemente fre-
quentata^ .
Le fu dato à dipingere nella Chiefa delta Tace i pila[ìri detta capelta maggiore fabrì'
catahi da' {{lualdi , ^ ad olio vi fece da vna banda S. Cecilia , e S. Cattherina da Siena;
e dall'altra S. Agnefe , e S.Chìara con amore , e ben colorite.
j^ì m I{oma non fece altra cofain puplico , efiendo quafi del continuo occupata in ri-
trarrei volti dal viuo ,eraffomigliarli . E finalmente morì in età rf; 50. anni, fiotto ì[
Tonificato di Taolo F. e tutti nhebbero difpiacere ,per effer donna pirtHofa , e da bene.
£ n habbiamo ilfuo ritratto nsUa noflra Mademia .
Fé-
:ì24 PA7ÌTE SECONDA
Federico Zuccheri j nella prima delle Tue ftampate lettere , fcrltta da Turino
ài Cafella , fra gli altri, che prega detto Sig. à fa'iitar da fiu parte , e parcecipurc
..quella curiofìlfima fiia diceria , foggiorige : LararUt^ eccellente Sig. Laninia Fati'
tana "Pittrice /ingoiare col Sig. Gio. Taolo/uo marito &c.
E finalmente jl dotco Mdzzolari nel Tuo copioTo libro deli' Efcuriale trattan-
do nel capo dicifetttfimo della quantità j varietà , e billezza delle pitture, che
ha in quella cafa, di vna fua pittura così paria ; Di Lauinici Fontana figliuola di
TrofperoFontanatpittor famofo in Bologna euui di (uà fìefìamano, e flà nel Capitolo,
che ibiamaft del y icario queW hifìoriadi NoHra Donna col Bimbino addormentato,
gettato alla lunga dt /opra certi guanciali , ò cufcini lauorati .col Santo Ciouannino e
S-Oiofeppe , e la tergine tcb inal'^a vn velo , affinchè ft ^egga il Bambino ; pittura cosi
t>iflofa, allegra, e vaga, e di sì buon colorito, e così piena dtdolce'^^a, the mai {t
fatierebbe di vederla. E con effere in quel luogo tante , e sì eccellenti pitture , quefla fola
porta via gì occhi , ed inamora , particolarmente la gente ordinaria . Le cofe di Laui-
nia fi filmano in tutta l ltalia:chejebencnonh.ibbino leccellen'i^x , evalentia, chehà
in quelli di cotefiigrand huomini , per e(]er nulladimeno dì donna , eh' efce dal corjo or-
dinano, e^ da ciò che è proprio delle lor deta, & di fuemani, come il dijjzj
Salomone, fi fa con ragione multa flima di quelle, Debbonfi cjier
fattcda dicci, ò dodici copie di qucjlo originale , alcune
affai ordinane : & quelle , che fi fono poi canate
da quefle fono di poco valore :
l'vne peggiori dell\
altre &c.
D 1
F£
D I
LORENZO SABBATINI.
D I
LORENZO
SABBATINI
E D I
FELICE PASQVALINI GIVLIO BONASONE
GIROLAMO MATTIOLI
E
GIVLIO MORINA.
§*3 f^'S^a i^B £*3 J*3 K&? £*3-
A natura anch'efifa facile, il cuor fìncero, la man liberalo»
ed i cortefi tracci di Lorenzo Sabbatini, detto perciò eoa
graziofodiminutiuo Lorenzin da Bologna, e non Lorenzet-
to, come lo chiamò il Lonazzo, nel lodarlo per vn Pittore
degno da imicarfì, furono cosi coniunemente applaudici» che
l'ifteffo gran Pome/ice Gregorio XI II. di gloriola memoria
ebbe a farne tallora commendazioni, & elogii . Così corre
vna voce comune, che da quello fondo di lectera , che fcrifle a Piofpero Fon-
tana fuo grand' amico, e quattro volte compare, prende vigore: Mi fon poi
fatto introdmre ( fcrifs" egli l'otro li 7 . di Marzo 1 5 7 5 . ) rfij Sua Santità , the mi ha-
ueua fatto intendere per l'^mbafciatore noflro,che mivuoLe federe . Gli feci le tré
volte genufleffìone , come fi vfa dauanti al "^apa . Subito non mi lafciò parlare , che mi
diffe , che dite Lorenxjno nurefle voi mai creduto di vedermi Tapa f Orsù fiate allegra-
mente, e pregate Dio per noi , che non mancaremo di jeruirctdt voi, acciò potiate anco
ttgiutare la voflrafamigliuola ; interrogandomi poi di più cofe circa l'arte , e che opera
bella aueuoper le mani , e di volermi far dipingere molte cofe inpala-^t e fuori ,ej
tir ca del luo ritratto, del quale vmilmente lo fupplicai , dandomi lico-s^a, e conten-
tando fi per vnajolvolta da me,e dal TaJfarotto,cheda altro nonvole cjfcrritratto &c.
Ff a m'bà
22» PA7Ì.T B SECONDA
tn' ha poi ietto nella camera de' cauallegieri » incontrandomi in effo , il Sig. Pabio, eh' iè
flia allegramente > che Sua Santttà mi fole adoffarc tutte le pitture dafarjì co» la /opra'
imeréden':^t àgi' altri pittoriiC con buona prouifìoncoltre la quale^mt faranno anca pa-
gate puntualmente le mie fatture isìche vedete, che fortuna mimar.da Dìo L:i:cdcua
ferfua infinita mifericordia , oltre ogni mio merito > cfpero ne goderete ,e voi} e tutti
di cafa per la voftra antica beneuolenT^ &c.
Che cosi poi auuenifle , lo ricauo da molte altre fue lettere da lui fcritte a
Mario fuo figliuolo , & ad altri , moftratemi alla sfuggita da Francefco Maria
Sabbatini Notato del Collegio de 'Signori Lcgiltij che però trouerannofii
preffo gli eredi, auendomene ben egli, quando viueajpromeflb da' venti vol-
te la copia,già che degli originali mai volle priuarfi per qua! fi fofi'e gran prez-
zo , ma non auendolo mai efeguito. Dourà perciò e a quefie, ed alle l'carfe no-
tizie, che ho di sì valente Pittore fupplire ciò, che ne lafciò fcrittoil Baglioni
nella feguente forma :
VITA DI LORENZINO DA BOLOGNA, PITTORE.
Oren'^itio da Bologna venne fatto il fimoftff.mo Tonificato di CregDria
Klll' e dipinfetrà le altre cofenella cappella Taolina due fior ie grandi in
fi-efco a concorren'!^ di Federico Zucchero , e di altri eccellenti TiUefiria
che vi operarono , & a prò della fua fama fi portò aflai beìic , e furonA
l' hifiorie di S. "Paolo ^pqHolo.
Hebbe la fopraifitendcn:^a delle opere, che fé ce dipingere il Tapa sì nella f ala de'Da-
thi , nella cui volta è di fuo lafmola d 'Ercole con Cerbero , e l '^rme con fue figurei
come nelle a/tre fiar,^ , le quali furono lauorate dt ordine , e con difegno diefìo Lorert-
•^no . Et altresì nella Galleria egli moflrò il fuo valore ; e parimente nelle loggie ri fe-
ce di fua mano diuerfe hifiorie , efigurine in fi-efco affai ben concliift , e di buona manie'
ra formate .
Dipinfe nella Sala I{egia la Fede Cattolica veHtta di bianco , cÌk abbraccia con vna
manolaCroce,e contaltrail Calice ; ^à ella à federe, e fatto ha diuerfi infedeli canal-
cunipeT^i di nudi molto lodati ,& è alla banda diritta dentro il quadro dellbifioria del'
ìa battaglia nauale fatta da Ciorgio Vafari .
Come parimente di fua manojono nell'hifioria grande , che rapprefenta la mofira dell'
armata , l Imagtne della Legafegmta tra il Vontefice , // Bj di Spagna , e la B^epubbli-
cadif'inegia, che fono quelle tré figure inpiedi, che con la mano rifirette fitengonOy
fatte congrandiffima maeflrta , Et in faccia della fiala all'incontro della Captila Vaalina
vi fono due angioli , vno à manfintflra , che tiene vna palma nella mano , cjrè fua di^
pintura , e l 'altro è di I{affaelino da I{eggio ,
Era Lor enfino afiai prattico nell' arte della pittura sì , che molto piaceua la fua ma-
nìera , & era vmuerfale ; ^ in quelle opere , delle quali egli hebbe la Jopraintendenc^a,
fece far nobili Uuori con bellijfìmi paefi di Cefare Vtamontefe , di Matl eo Brilli , e di al-
tri i e le figure erano de più eccellenti artefici , chefuffero in que tempi,
Dipin-
tOZE^ZO SAWATìW, ET ÀLTU 129
"bipìnfe "inquadro à olio nelt empio vecchio di S.Vietro tdentrouita Vietò. , cioSChri-
fio morto con dmerfe figure , el difegnofii di Michelagnolo Buonarroti ; & il quadro bo-
ra fi ritroua nella Sagreflìa di S-Vietro nelliprima capellaà man (fniflra : ò fia nel a_»
quarta, come vltimamtnce hi [cricco l'Abbace liei nel fao STVDIO DI Pif-
TVRA Sic.
Sì grand'lmomo/efolfe campato infinalla vecchiaia haurcbbe fatto nell'atte della di'
pintura mirabil pro^tto , poiché in lui buon guflo » e bella maniera fi fcorgeua , mÀ m eti
giouenile morijji , mentre in "PalaT^ feruiua il Vontefice Gregorio Xlll.
Aurebbero ben'atiche forfè i duo'Tofcani , il Vafari , dico, e il Borghini affai
più detto di vn tanc'huomo, fé non l'aueffc quegli conofciuto troppo giouanc , e
perciò nc'principii più tofto ,che ne'progreflì , e nel compimento del fuo buon
fare ; e della dotriffima opra di qaefti non follerò (lato ii principale oggetto gì'
infegnamenti più tofto dell'Arte, che le vite de gli Artefici , così nella DefcriT^o-
ne dell'opere del Trimaticcio fcriuendo il primo : E anco molto amico del Trimaticcio
Loren^ Sabbatini pittore eccellente , e [e non fojic flato carico di moglie , e molti figliuo-
li l'harebbe l'abbate condotto in Francia, conofcendo, che ha buonijjìma maniera} e
gran prattica in tutte le cofe , come fi vede in molte opere, che ha fitto in Bologna. E
l'anno 1 5 66. fé ntjeruì ilVafari nell'apparato , che fi fece in FiorenT^a per le dette ?;o:^-
j^e del Trincipe , e della Streniffima Fuegina Giouanna d'jlufiiia , facendogli fare nel ri-
cetto , che è fra la fata de i Dugento , e la grande fei figure à frefco , che fono molto bellet
e degne veramente di effere lodate , ?Hà perche queflo valente pittore va tuttauia acqui-
fìando 3 non dirò di lui altro ,fe non che fé nefperat attendendo, come fi , àglifludij dell'
arte , honoratijfima rtufcita . e il fecondo , dopo auer dato nel fuo RIPOSO tan-
ta lode alio Itcflò Vafari , per Io belliflìmo palco nel Palagio del G. Duca , fog-
^ìottgQndoiDue figure ancora ejìer bclliffime dipint e à frefco nella voltafalitc lefcale del
detto palagio, l'vna rapprefentante la Giuflitia , e l'altra la Truden'^^a di mano di Loreu'
^ Sabatini Bolognefe ; in cut fi vede buon difegno,granrilieuo , belcolorito > & infom-
ma tn ogni parte ben ojferuate. L'ifleffo Agoftin Carracti fu intefo più volte da_.
• fuoi ailieui celebrar molto la bellezza delle tefte, e la grazia delle figure di queft'
huomo ; acremente riprendendo egli vn giorno il Cauedone , che dopo auer di
fua commiffione fìudiato le ftorie a frefco del Tibaldi nella ricca Cappella Pog-
gi in S.Giacoino,comandato a difegnar'anche non meno che la tauoia a olio, i
quattro Euangelifli , e i quattro Dottori della Chiefa a frefco nella nortra a_,
quella contigua ; nfpoftogli da Giacomo , con la fua folita libertà , non piacer-
gli tant'elleno queft'opre , come quelle , e parergli vn pò deboli ,• come deboli,
tutto in colera, fencìnfponderfi da quelgran Maeftro ? fé non fono così terri-
bili ,fon forfè più aggiullate, e ad ogni peggio preuagliono nelle belle idee , e in
quella leggiadria che mancò forfè al Tibaldi troppo alle voice afpro, e rigorofo
nel (uo fare.Non ifdegnò dare alle ftampe intagliata di fua mano la fndet ta tauo-
ia noftra in S. Giacomo , detta comunemente di S. Michele , per appefarc qucll'
inarriuabilmente graziofìilìmo Arcangelo le Anime auanti alla B.V.col Bambi-
no > che a quella (ì auuenta che iale; e Si Gicannino altrettanto leggiadti , quan-
to
z'so P AtTE S ECOJiDA
to rìella fua deformitd mirabile il comun Nemico , che fotto il pie del Paraninfo
Celefte , quell'attende > che a lui fi fpetta \ vna Giuditta mezza figura > pnuato
quadro fatto da Lorenzo a'Signori Bianchetti;& io poHo bea'atteltare,auer vc-
duro prelTo lo (ludio già famofo del Locacelli difegnata di fua mano , allo iteiTo
cfFtrto di farla comune a tutti coi bollino, l'AOTonta dello (kflo Autore, nella».
Chicfa de gli Angeli , alla quale ad ogni modo tanto prt uagliono que'frefchi la-
terali (quando però non fodero del Samacchini )d vn'impafto, the pare ,thc
Paolo Veronefe né pure allora in embrione, gli componelle le mcitiche,non
che gli reggetfe la mano : Di non minor bellezza erano le graziofe Itoriette ne'
palchi , e ne'fregi di cinque ftanze , buttate a baffo per la moderna fabbrica del
cópitiffimo Palagio de'Jignori Conti Zani, prel^o de'quali ancora vagheggiai! il
primo ritratto, ch'ei fece di Gregorio Xlll.taiito bello : Tali vedeanfi prima che
da altri oggi ntocche ,e guaite, le due maellofe figure lateralmente polle alla
belliflìma porta del Sig.SenatoreGozzadini; Talique'catinijchepinfe ne'vefti-
boli delle (cale del bel Palagio Vizzani , e molti camini nelliitello luogo ; sì co-
me tant'alcri nella Cafagià de'SignoriBon(Tgnori,oggiZ3gnoiii,inltrada Cafti-
lione : Quelli m tutte le cafe de'nofW vecchi , de' quali fu ordinano Pittore, fa-
cendo anche di tutti il ritratto, mallìme del fuo tanto amato Cornelio vecchio:
Quei nelle cafe d^'Signori Bargellini, de'Signori Marfili, e tanti e tanti altri, che
troppo farla longo )1 ridire, fi come tediofo il compitamente dcfcnu re , come
veramente dourebbefi, perefferecosi pieni di erudizione, conipolti dimaeftà,
ricchi di bellezza, &aggiulUti didifegno, che non poflono che fommamente
fuegliare , auuercire , infegnarc , ancorché fatti , per cosi dire , alla macchia , e
con tal velocita , che bifugna confeflare , in lui folo elTerfi trouato il dilperato
in ogn'altro accoppiamento di prelio , e bene.
Non faranno perciò riputati per modi più dall'affetto che dal douere ; più
dalla parzialità che dal giullo, come troppo intereff'ati nella efaltazionedel
loro.c nollro paefano,que'Bo!ognefi Autori, che della fua eccellenza fcriflero
con tanto decoro j come a dire il Cauazzone , il Zante , il Bumaldo , e tutti in-
fomma queìlelFi , che tanto fopra ben differo del Samacchino , la cui precifa_,
lodcbenpuòfarfia quelti anche comune , e le parole perciò de'quali non ilare
qui infruttuofamence a ripetere ; sì come a non ricopiare e refcnuere Je tante
altr'opre , che fi vagheggiano ne'Ftlfinei Tempii diligentemente , al folito , ra-
coite, e riferite dai JVlafinijpreffb il quale potrà femprc vederle il curiofo; ag-
giongendoui folo di più , ò meglio efplicaodo la tauola ir. S.Lucia , entrom la B.
V. da due Sante lateralmente affìltita , con S.Domenico fui piano, che ce ne in-
ulta al la contemplazione ,eS.Pctronio ,che colle fpallevolto verfodinoi ,ge-
nufleflo, alla noltra Protettrice raccomanda la Città di Bologna , foitenutale a
piedidavn Angioletto; In S. Martino que' Santi Gioachino &Anna, cheab.
bracciatifi fcambieuolmente, rallegranfi del promelfo gran Parto , che alla ma-
niera fi lafciano molto ben conofccre, fé con quella mfolita marca a piedi s'oc-
cultano ; efuori , e altroue, e per tutto, tnairime in Roma, nelle priuate Galerie
le
fé tante j che fi vagheggiano di fua mano i e grandemente fi fiimano ; corno»
per efempio > nella Villa Borghefe , pafTaca la loggia fcoperca > nella prima:
ilanza dell'appartamento a mezzo giorno , il quadro fopra laporta della loggU
della Madonna, con Chrijìo, e S.Giofeppe : Il quadro grande di Diana Cacci jtnce , che
ha nella fua gran cornice intagliati di profondo rilieuo ogni forte di frutti colorati, e mef'
fi à oro, come fcriue anco il Marnili, Guardarobba di detta Villa, nella fua WiL^'
LA BOiiGHiìSE, fuori di porta Pinciana.
Toccherò f jIo quanto anch'ei modcfto folte ne'fuoi componimenti} non in-
troducendoui per entro pofiturefgangherate, atei poco decenti, uè nudi, de*
quali altrettanto era parco, quanto intendente jcontentandofi di foddisfare ira
ciò più al rifpecto , che all'ambizione , più alla conuenienza, che alia maeftria;
ond'èche tutte le nobili Donzelle, alle quali s'vfau a, fpofandofi ò nelSig-iorCt
ò nel Mondo , dare principalmente fra l'altre mobilie & apparati , vna B.V. di-
pinta co'Santi Protettori , al Monaflero , ò alla nuoua cafa quella portauano di
Lorenzino, ogn'altro pofpofto; il perche tante fé né vedono entro le Monache,
e nelle loro Chiefe efpofte in occafione de' loro giorni facri , e fcftiui ; fortuna-
ti auuanzi di tante , e tant'altre , che prima fé n* ciìorfero , per mandarfi fuore.
E a quello tanto elegante , e modello modo d'effigiare le cofe facre volle forfè
alludere il Santo Pontefice, quando tocco nel cuore più dal decoro, & onefìi
douuta a vn sì gran luogo, che daireccellenza,e dall'arte cercata folo da'Pittori»
comandaua che Ci buttalTero abbaflb gl'indecenti nudi del Buoi*aroti nella Cap-
pella di Siflo Quarto , e tutto {ì rifaccffe quel Giudizio dal fuo Lorenzino , che
v'aurebbe fatto vn Paradifo tutto pieno di onert3,edi nobilti, non di ofceni-
t^, e facchinerie .
Aggiongerò finalmente quanto foffe benemerito dell'Arte non meno del
fuo compagno, & amico caroli Samacchini ,adoprandofi per la tante voltc^
memorata Teparazione della Compagnia dalle Tré Arti , fpendendo anch' ei di
proprio , e ben' otto volte fomminiltrando denari , non mai in damo chie Itigli
in prcflito ; e che trouo poi ne' libri de" conti auer rinonziati liberamente , Se
a quella donati fotto li 6. diGiugno 1 575. Procurò in oltre di ftaccarl' anche
dalla Società de' Bombaciari .cancellarle, &abollirIeaftatro il titolo di Com-
pagnia >& impetrarle quello di Accademia, comeaueua anche prima tentato
di quella di Roma , del che fu egli primo promotore , ancorché , fenza punto
nominarlo, tutta nediailBaglionelalode aMuziano, Pittore non in capite di
tutti i lauori di Palagio , fin che vide il Sabbatini , mi di quei, folo della Cappel-
la Gregoriana in S.Pietro, e dc'mufaici. Quefto tutto appare da vna delle.»
fudette fue lettere preflb il già morto Notato Sabbatini, quale foie a braccia.»
croce fupplicai, mi in damo, preRarmi, per poterla vn giorno con alerei
centinara , e' ho meflo afiìeme di varii Pittori , dare in luce. Pregaua in t da Ma-
rio fuo figlio a riuerirc a fuo nome il Samacchini, e dargli parte che fpera-
ua ottenere dal Papa il mentouato Breue dell' Accademia de' Pittori di Ro-
ma ) aucndone digu iupplicaco la Santità Sua .quale ciò aucua commedb a vn
Gciz-
^52 PATITE SECONDA
Gozzadinij fé mal non mi raccorderò informatione , con fperanza di douer*
efler'efaudito: Che perciò ftafle pure di buona voglia, che fatto queftoprifnO'
paffojs'auuanzarebbe anche all'altro, ài fupplicare laftefla.che Ci degnaffe
non folo, come auea egli chiefio, di far fcriuere ai Reggimento, che kiiartei
Pittori di Bologna da i Bombaciari , e gH aflbiueffe altresì da ogni obbligo , t*
grauezza del Pubblico in auenire.mà la facefle poi aggiongere, & aggregare alU
lielTa Accademia di Roma , con le raedefime efenzioni , e priuilegi , come fa-
rebbe feguito , fé più fofle campato ; ma nel colmo, anzi nel principio delle
ilie fortune , andò a cercarne delle vere , e non caduche ; riceuendo, come pia-
mente può crederli , il premio e guiderdone delle fue onorate fatiche , e d' vna
vita efemplare , che menò fempre.
ReliòildectoMariojchefotcoli 17. Agofto 1577. eflendo Malfarò Barto-
lomeo Paflerotti, ottenne il luogo di fuo Padre, promeflbgli,e riferuatogli
fino del 1 5 6<?. allora che per ilchermirfi dalie liti, che aueua la Compagnia con
le Tré Arti, e non intaccare gli lìabili d'efla, fu chiefto,& ottenuto vno pre-
mito da tiuti li Trenta del Numero, pervia d'vna talTa volontaria , dandofi a
ciafcun di efii il fucceffore fojì mortem;cioè al Bezzi, Domenico Tibaldi; a Pie-
tro da Ile Lan;e, Giacomo ibo figliuolo; al Francia, Biagio Pupino; a M.To-
niafo Romani , Romanino fuo figlio ;a M. Orazio Samacchino, M. Angelo Di-
fegna;a M.Bartolomeo Pafl'erotco, M.Francefco Pinarezzi,e fimili ad altri.
Molti trouoeSer (tati idifcepoli diLorenzino, ma fri gli altri il Caluartcé
FELICE PASQVALINI , detto il Lafagna , che fu quello , che vinto dalla dif-
perazione, & acceca to dall 'ira .diede convn coltello vn morrai colpo a D.
Ferrante Carli nella Cafaftefla de' Signori Cafali , perche biafimando vna pit-
tura da coftui fatta loro, e trouandoui più errori , diceua, che pennellarti,
auea indotto il Sig. Senatore Ferrante a non più volerla; e di mano del quale
vuole il Mafini che fia la bella affai tauoia nella Chiefa di S. Bartolomeo di Re-
no , nella Cappella Stiatici , entroui la Madonna col Puttino, le Sante Caterina,
Lucia, & Angioli ; difegnata perciò cred' io dal Macftro ,e forfè da lui anche
ritocca .
GIVLIO BONASONE, che, come non fi può negare qualora fì guardi
la tauoia alla Cappella Morelli in S. Stefano, entroui la B.V. e S.Nicolò, tut-
ta fulfòflile del Maeftro, così difficilmente può crederfi quando l'altra poi, a
lui da tutti attribuita , fi confideri del S. Francefco implorante dal Signore, col
perdono, la liberazione dell'Anime dalle Fiamme Purganti nella Cappella.*
Landmelli nella Chiefa de' Serui , di tanto contraria maniera, esù'nguRoaf^
fatto diuerfo , e più tofio Carracefco ; e che né ad ogni modo effer può mai del
Baldi, eh" ebbe vn carattere tutto difflrenre, e quale appunto fi vede nel fuo
S. Giacinto nella Madonna di Miramonte, che nulla con quel S. Francefco hi
che fare. Che dipinco anche a frefco auea le tanto ben'intefe, e infiem gra-
ziofe figure de 'SS. Rocco, e Sebaftiano laterali a quella picciola Madonna..
ancichiOlma full ' afle , nella cantonata del portico della Morte, che il Mafim hi
'■^ poi
GìtOU MATTÌOU E GIVÙ MOTtmA. t j 5
poi fatto nuouamentc ornare con ftucchi , e rilicui , e in tutto abbellire ; é&\
quale, come più d' Intagliatore, che di Pittore aliai fopra fu detto nella Vita di
Marc'Antonio,tutte le fue ftampe lui numerando,e raccogliendo; che finalmen-
te (ì troiia ne'libri della Compagnia efler flato eflratto più volte Eitimatore,
Sindico, e Maffaro dell' Arte ; auer fatto diminuire il falano al Depofitario,
& accrefcerlo al Notato di efla; fatto crear creditori su' libri della Compa-
gnia tatti quelli , che con volontario impreltito l' aueano a'già detti altre volte
bifogni foccorfa ; facendo poi.ad efempio del Sabbatini,libera rinonzia e dono
di tutto che le auea dato, alla medefìma.
GIROLAMO MATTIOLI , ch'imitò più d' ogn' altro la maniera delPre-
cettore,echef3riadiucnutoanchepiùbrauo,fepiù preftoandaua, come fece
nell'vltimo , fotto i Cartacei, e fé più campaua , eflendo reftato in certa rifla_»
fgraziamentc vccifo ; e fé non fi foflfe anche prima tanto abbaflato , ed auuilitOi
dandoli per ogni tenue , e ben prello guadagno ad ogni vigliacco lauoro , fino
a dardi vernice, di color di noce a banche, &vrci> a dorar' a mordente, efì-
mili batfezze , onde gli fu prohibito vna volta l' effer MalTaro , & a pena gionfe
vna fola ad efler Sindico. Infinite fono le cofe, ch'eidipmfe in tucte quafì l£>
cafe della Città ; màbaflerà, perefempio, quelle folo addurre , che fece nel
compitiflìmo Palagio de'Sig. Conti Zani ; cioè nelfappartamcnto a ballo , nel-
la volta della fala il Fetonte, che tirato da'quattro deltrieri, precipita dal car-
ro; Nella fuga il Muzio Sceuola.che intrepido foftiene la mano in mezzo le fiam-
me alla prelenza del mirabondo RèPorfena, efuoEfercito ; ma più mirabili
poi, e degne d' ogni lode, nella feguente camera nella fuga vna Pace , che con
l'accefa facella abbrucia 1 fotcopolti militari arnefi : Nella volta in mezzo la_«
Fortezza, e in quella della fèanza feguente la Diana tirata fulle nubi da due Dei-
tà, fopra vn carro; fenzagli altri bei frefchi dipinti a'dcliziofillimi Palagi de'ftefli
Signori fuori di Ifni Stefano, entrato coftui Pittore ordinario di quella Cafa,do-
po la morte del Sabbatini Maeftro, che tenea prima tal pollo ; eflendofi lino ar-
rifchiaco di far'anche il quadro a olio nella Cappella di detta nobil famiglia_j
neilaChiefadiS.Bcnedetto,entroui/a Madonna di Reggio, e li quattro Santi
Protettori antichi della Citti. Similmente non occorrerà il dire le tante fac-
ciate di Cafe, eh' ei fece, maflìme psrdendofene> come troppo a venti efpo«
fle , e alle pioggie , le velligia ; e per lo più equiuocandoli cri efle , e quelle d'al-
tri f refcanti ; come per efempio , auuiene di vna graziola figura della Libera-
lità di terretta gialla nella facciata di quella cafetca de' Signori Zambeccari,
prelTo la Confraternita dello Spinto Santo,ch'altri fcriffe di lua mano,quando è
certo eflere di Cefare Aretulì , com' altr si attefla il Colonna auerlo vdito di-
re mille volte a Gabrielle Ferrantini fuo maeftro . E finalmente
GIVLIO MORINA, eh' alterò poi molto più la maniera in vltimo, dopo
auer veduto le cofe de'Carracci , al tempo de'quali anche fu viuo ; e che cari-
car folca vn pò gli occhi con certe pupille grandi , e nere ; ^\ come far le boc-
che vn pò grandette > e ridenti , per voler forfè imitare il Coreggio , come che
Gg ' iu
254 PATiTE SECONDA
in Parma molto trattenendofi a lauorare per quell'Altezza, a' feruìgi anco della
quale è opinione comune , mi falfa, morifse , quando mancò alla Mirandola in
dipingere certa fala , e ftanze a quel Duca , mi diceua il Tiarini , e mi conferma
il Colonna, quel modo apprende fse. Certo che quando (ìa vero ciò, che feri-
uè il Mafini , che l'aura pure intefo da più dVu Pittore , la tauola dilla B. V. con
li Santi Bartolomeo,Proco!o,& alcri,all'Alc3re de'Signori Budrioli in S.Tomafo
di Uri iMaggiorc, efser fua , e non del Sabbacini , come mi ci farei ben'io in-
gannato, non vi pofto difficolti efser* egli lUco (uo fcoUro, mentre in tale
opera, che fu forfè delleprimc, e fotto gli occhi di quel Maellro fatta, l'imitò di
modojchspar piùdiLorenzinoche fua; che per altro poi di troppo diuerfo gu-
flo ,come diflì , fono le tant* altre , che per tutto di lui C\ vedono : come a dire
la Storia dipinta lateralmente a frefco nella facciata della Cappella del Santiflì-
mo Sacramento del MeUhifedcch panem , & vinum obtulit , tanto p;ù maeflofa , e
bella dell' altra di rincontro gii detta, dellAbramoSagrilìcantelfacco, di Pro-
fpero Fontana : 11 frefco fulla porta del ricinto delle RR. Monache di S. Pier
Martire, oue ben fi coaofcc nella cosi viuace, e fpiritoia Adonta auer' imitato
quella del fuo Maelko nella gii detta Chiefa delle Suore degli Angioli ,fen2ali
due Santi laterali della Religione Domenicana : Gli altri tanto beifrefchi fatti
nella volta del Coro di S.Francefco , cioè il Dio Padre , e gli Angioh in varii mu-
iìcali concerti , e nc'muri laterali le molto ben'intefe fèoric sì a olio , che a fre-
fco per quelle fìnteui fineftre , fuperando nella grandezza di maniera , e nella-»
paltofìti de! colorito le due folo fatteui dal Cremonini , che però efcJufo né ven-
ne: Quel tanto compaflìoncnoleChnflo morto, e pianto dagli Angioli con si
viue efpreflìoni al principio del portico dil Sig. Ge(ii di ftrà Stefano , che tanto
era lodato da' Carracci : A olio poi la belliffima tauola all'Aitar maggiore del-
le RR. MVI. di Santo Huomobono: Nella Chiefa de'Scrui la fpiritofi Prefcn ra-
zione della B.V. all' Altare Nafcencori ; All'Altare della B.Caterina da Bolo-
gna nella Chiefa delle RR. Monache da erta infticuite , e fondate, la Santa vino-
ne j ch'ebbe del Signore , della Madre Santiffima , e delli Santi Stefeno e Loren-
zo, in luogo della veramente così debole dipintaui da Federico Zuccheri ; li
Crocefiflb con la B. V.e Santi nella prima Cappella a mano finillra nell'entrare
la prima Chiefa di S. Stefano, incontro il tanto antico Chriflo portante laCro-
ce,e Chrifto in quella conlìtto,in muro ; L'Angelo Cuilode nella Cappelletta de-
dicata allo (ledo in S. Saluatore : Le fpofalizie della B. V. con S. Giofeffo nell'Al-
tare dell'Oratorio della Confraternita di S.Biaggio ; La Madonna di Loreto en-
tro il Coro di S.Giacomo maggiore; fenza le tante fuori di Citri, comequcla
nella Chiefa di S.Vito, lufpatronacooppulentiffimo de'Signòri Pepoh, fuori po-
chi paffi della Porta di flrà Caflilionc ; le tante fuori del Territorio , ou'era fem-
pre a lauorare ; e le tante nelle priuate cafe , come la graziofa taifolma in cafSr
de'Signon Agocchi , e fimili , che troppo rendercbbeiì noiofo il Icntirc qui nu-
merar e .
D I
BARTOLOMEO PASSEROTTI.
TIBVR.ZIO PASSEROTTI,
D I
BARTOLOMEO
PASSEROTTI 0
EDI
TIBVRZIO. AVRELIO, PASSEROTTO
E VENTVRA
SVOIFIGLIVOLI
GASPARO & ARCANGELO
NIPOTI.
•f^ e^' HK HM e#ì f«a f^ K^
A fle(Ta lode , che quel da Cadore , inconttàtoff vn giormj nd
Veronefe a lui diede j cioè d'aaer egli quel decorofo Arte-
fice ricchiatnata 1* auuilica Pittura all' antico fafto , e decoro;
quanto mai bene a Pafferotti ancora io qui bcn'addatcailì
rauuifo ! Softennero anch' effi a tutto lor potere l'onor dell'
Arte 5 non mai permifero che di vii mercenaria findegno no-
me portafie ; e leuandola dall ' anguftia delle ftanze, e dalla
baffezza delle officine , vollero introdurla ne'Palagi a paffeggiar le anticamere,
e farla ben' accolta ftimare e riuerir nelle Corti . Seppero acquiftarfi con la
feruitù i Principi , co' doni i Giudici , co' gli ofl'equii la Nobilti , e con le corte-
fiela Plebe ; onde ipoaeri Cartacei ftefB da tante grandezze fourafatti, e da. sì
grandi artificii abbattuti , appena furono conofciuti , e adoprati, correndo tut-
ti dietro Coftoro, che contratti anche grandi i e difcorfo aggiuftato e forbi-
to > fecero ftimarfi affai più di quello che in effetto folTero; affafcinando cor»
Canee apparenze anche i pia accorti > e i più intelligenti addormentando . Lo
fteflb
238 P A7iT E S ECOJ^DA
fleffoAgoftinofifentìprefo alla prima, e fermato anch' egli dalla manierai
grande di quella penna maneggiata da Bartolomeo, e giudicandola ei pure per
Ja più franca edanimofa , che fino a quell' hora aiieficformatobsi tratti, fac-
tofi di lui [colare , n' apprefe il bel modo , aggiongendo poi alla pratica di si tre-
mendi fegni quella profonda intelligenza , che del primo bollino di que' tempi
gli acquino il nome. Quindi è che tante volte fi equiuoca fra' loro difegnii
maflìme di femplici nudi,- prendendofibene fpeflb quei di Bartolomeo perdi
>\gofiiao,e que'di Agoftinoperdi Bartolomeo.
Fu quelli dunque il primo di tutti , non meno in riguardo d'elTer riufcito i! più
valente , e fondaco de' iìieffi, che quattro furono, Tiburzio , Aurelio, Paflerot-
to , e Ventura , che d'efler ftato Padre loro , e maeftro ; lafciandoh non meno
eredi che della Virtù , della grandezza , e del pofìo, con che tanto vantaggiofa-
niente auea faputo trattar la profeflìone . Fu
TIBVRZIO , come il primo nato , così il migliore,non pareggiando l'opre de
gli altri quelle , che di lui in più abbondanza fi vedono , come , per clempio, le»
Ruote di Santa Caterina , che miracolofamencc fpezzate , in tanti bizzarri mo-
di vccidono i carnefici in si diuerfi , e ben intefi fcorti raggroppati infieme nel-
la Chiefa di S.GiacomoaJla Cappella Loiani ; nella qual tauola , maffime nella
parte inferiore , imitò molto il Padre : Nella Madonna del Rofario, S. Domeni-
co , & altri Santi entro la Chiefa di S. Guglielmo , oue parue , né so a qual fine,
ed in qua] modo , mutar maniera, ed accoftarfi a vna Veneziana, come del Pal-
ma, òfiinilejfenza 1 Profeti ne'Seruiaii'Alcar Melari : l'Adonta in S. Marlin
Mafcarella : il S.Giacomo intercifo , e il S. Onofrio nella Chiefa della Maddale-
na a gli Orfanelli : il Crocefiflo in quella delle RR. Suore di S. Gio. Battifla ;La
tauoladell'AltarPaleotti nella Parocchiale di S. Cecilia, e fimili molto ideali,
perdirla,eflrauaganti ,echeadognimodo trouo eflerfi molto ben fatto p a-
garcgiongendotallora a ritrarne di cadauna di effe cento feflanta, edugento
lire , prezzo eforbitante a que'tempi . Leuò e conduffe , come ilGenitore , an-
ch' egli cafa nobile, ammobigliandolapiù che da par fuo; e nella ftanzafepara-
ta,& aperta a canto a S.Micliele del Mercato di mei.zo , e gii di fuopatrinio-
nio,accrebbe infinitamente quello Audio famofo già principiato dal morto Ge-
nitore jaggiongendoui, oltre i più fingolari difegni de'più valentuomini, de'
quali foloanea potuto auere dal Cardinal Giufi:iniani feimilla lire, tutte it>
fìampe più rinomate, quantità di romani rilieui, infiniti d'antiche medaglie,
numeroficà di libri fingolari in ogni profeilìone , molln fecchi, e confcruati,ani-
mali , frutta , ed altre cofe impietrite , idoletti , carnei , gioie , e fimili curiofità;
onde non era Legato , che Bologna gouernaffe, non Perfonaggio grande, che
per quella pafl'alle, non forcitiero, che vi fi tratteneffe, che fenza auer prima
veduto.&ammiratoiduo'fludiifamofi a que'tempi.cioè quello di Camillo Bo-
Jognini , e quello de'Paflerotti , da effa partiffe . Ebbe per moglie vna Sig. Tad-
dea della onorata famiglia de Gaggi , dalia quale in particolare ottenne Gaspa-
ro, che attefe anch'egli alla Pittura ; &
AR-
"BAZroL, PASSEROTTI ET ALTTil 259
ARCANGELO , che rinonziato non meno alle vanità di qucflo fecolo , che
alle ragioni sii quel Mufeo.riceuendone per la fua parte il contraccambio in de-
nari , veftito l'abito de'Centuroni j attefe nell'hore di ricreazione e di ripofo al
ricamo, nel quale fu eccellente j fi come nel lauorare tauolini di marmo fintOt
che allora poco in vfo , vlcirono dalle fue mani come cofa più fingolare e ma-
rauigliofa, molto ben incaftrati, e ripieni d'arabefthi, di caccie d'animali, ed
altre fimili galanterie, nelle quali moftròmirabil dote e talento.
GASPARO fu egregio nelle miniature, cdipinfe,mi non in modo, che di
lui far fi debba gran conto prsifo all'opre di Tiburzio fuo Padre ; e tantomeno
dcll'auo Bartolomeo , come fi potrebbe per curiofiti ofleruare nelle tante figu-
re di quella Gloria Celefte, ch'eglifolodipinfe nella cupoletta della Cappella
-della Madonna del Rofario in S.Domenico di Modana , e non Giulio Secchiar/f
come fcrifle il Vidriani nelle fue Vite ; non auendoui potuto né pur fare vn fe-
gno quefto Modanefe , morto prima di principiarfi quell'opra » tolra però.que-
ito è vero , a dipmgere in compagnia del Bolognefe , per quanto riferifce il Co-
lonna, che affenfce di più auerlo egli in que' tempi fauorito, prima che morto il
compagno , viponefle le mani : Perche paflato prima a Parma per dare vna oc-
chiata alla impareggiabile , e non mai a baldanza lodata Cupola del Coreggio,
dalla Principerà di Modana , che llaua nelle Monache di S. Alefandro , e eh egli
in quella Chiefa feraiua.impetratoglidipocer'andarcoli fopra a ben' oileruar-
la, e copiare allora, che n'era pallata vna rigorofa vniuerfale proibizione^,
raoftrando curartene poco , partì ali improuifo , fenza né pur dire addio ; e quel
ch'è peggio, quando per auuentura lodandolo tantoa quella Serenillìma per
così brauo neile cofe picciole , e in carta pecora , gli auea impetrato molte mi-
niature di libri Corali , a'quali per altro con tanto luo guadagno , ed onore at-
tendeua_j .
AVRELIO tuttauia fecondo genito à\ Bartolomeo , e fratello del già detto
Tiburzio , e ch'era iìato per l' appunto quegli , che ciò fare aueua inlcgnaro a
Gafparo nipote, miniò fenza paragone affai meglio, e tirò di linee impareg-
giabilmeote , difegnando con gran fondamento , e polizia di fortificazione, on-
de efortato a non lafciareoziofi così degni talenti in Patria, ma pallaFfeneal
feruigio di qualche Potentato, ò Principe ; portatofi alla Corte dell' Impera-
dore, Ridolfo Secondo, fé non erro, venne da quella Maeftà moko ben'accolto,
& accarezzato ; mi di quelle grazie, e confidenze abufandofi, delle quali ^\ vidde
poi fa to degno , ardì a tanto auuanzarfi , che fi meritò l'cfler fatto prigione , e
cacciato in vn fondo di torre, lett'anni in quella miferamente viuendo j fin che
occorrendo a fua Maefta far fondare non so qual Fortezza , ò Cittadella in mez-
zo l'acque , fouuenutogti l'ingegno grande del Bolognefe , e dettogli nilfuno di
quell'Italiano in fimil facenda effer migliore , gli ne facefle per terza perfona_.,
commettere il difegno de gli ordigni, e il modello, impareggiabilmente dal
prigioniero efegaiti ; onde S. Maeftà in rimunerazione non folo il liberalTe , ma
facendolo prima purgare , e ben fecuire > il rimandalie in Italia carico di fauori*
cdi
240 PATiTB SECONDA
e di doni.anziall'ifteflb Pontefice. dicono, che gli neauea fatto chiedere, non so
per qual cagione > e fcruigio . Md non fi todo fò gionco in Roma , che aggra-
uato ogni dì più dalle indifpofizioni prefe ne' difagi di quelle carceri > dalle qua-
li vicico, mai potèliberarfi , finì con la vita le fue miferic , non fenza fofpecto
divn velen terminato, come fu Tempre opinione del P. Lodouico Malia fuo
figlio fopradetto , dal quale più voice ciò che ferino inrefi a dire . Di
PASSEROTTO, che fu il terao figlio altra notizia ionon ricauo,che certe
tauole di fuà mano deboli moIto,e fcorretce,come a ditele due Nunziate nella
Chiefa del Corpo di Chrifto, e in quella d ella Mifericordia, e (quando non fia di
Tiburzio, prima maniera) la portata della Croce al Monte Caluario in Santa
Chriftina al primo Altare a man finitìra ,6 che forfè è quello , di che volle in-
tenderfi il Mafini, quando in detta Chiefa gli attribuì il Chrifto Riforto, che,»
chiaramente fi vede effer del Bcrtufio ; e l'ifteflo mi auuiene del quarto, pec
nomo
VENTVRA,edel quale è meglio che nifiun'opra veder fipofsae notare,che
farlo con poca lode , come dell'altre fudette accade. Di lui folo Ci ha menzione
nel libro della Compagnia, mentre che del 1577. edendo eftrattoperla terza
volta MaiTaro Bartolomeo, fupplicòfotto li 2(5. di Agofto, & ottenne, che in
quella C\ accettafiero in vn'ifiello giorno PalTerotco, e Ventura fuoi Figli, fecon-
do la forma delli Statuti, e fotco nome di lui loro Padrci sì come nella fte(Ta for-
ma se modo prima, e cioè fottoli 23. di Maggio 1571. era flato accettato l'al-
tro Figlio anch'egli , cioè Tiburzio, non fapendofi negare inchicfta, per grande,
e diflicile fi foffe a Bartolomeo , tanto ftimato e riuerito da tutti , e benemeri-
to di quella virtuofa Vniuerficà. Quando dopo la fiera lite folienuta con eflì fu-
rono finalmente del 15(59. feparati dall'lllufirifs. Senato i Pittori da' tante volte
detti Selari, GuainarijC Spadari, & aggregag^'Eombaciari, ne'Trenta Huomini
delConfeg!io,che allora fi elefi'ero, v^ne dall' HollefaniNotaro porto in fe-
condo luogo Bartolomeo . Preftò , e là fine dogò fomma confiderabile ad ef-
faperlefpefe della fudetta lice della fep^jyque"; concerie la fua ftaiiza più vol-
te per fami le Congregazioni,e dirizarui vna temporanea Refidenzaje finalmen-
te propofe nell'vltimo fuo Maflariato, che tutti quelli non folo che per Io paiTa"»
to efercitaco laueuano , e fimilmente il Confolato , e il Sindicaco rinonziaflcro
i loro falarii , de' quali andaaano creditori , mi che gli efìraendi per l' auuenire
faceffero il firaile, principiando egli a darne buon'efempio nel fuo vfficio in fua
propria petfona.fgrauandofim tal guifa 1 Pittori dal debito di cinquecento lire
fatto à cagione della fudetta lite . E fé bene nnonziò poi la prima , e la feconda
volta , e con quante preghiere fcppero mai adoprarfi gli Huomini del Numero,
nonvalferoafarsi , che non volelleefserc afsolutamente cancellato dalla Ma-
tricola ; ad ogni modo pretelle Tempre di non auer punto rimefso,e fcemaco
d'affectoalla Compagnia, ma folo cfser ftatoa ciò necefiìtatoperlogran torco
in fotìenergli contro il Pafqu3lini,che comprate le Vbbidicnze decorfe.e da de-
correre, troppo violentemente s'era diportato nelle rifcolTioni, aggtauando
g'i
"BAtTOU PASSEROTTI ET ALTRI. 241
gli Vbbidienti più del giafto , e del douerc , con gran ftrilli de'poueri Formato-
ri , Doratori , Bocalari , Merciari > e fitnili foggerei all' Arce de' Pittori . Coftui
fu )1 pruno in Bologna , dopo il Primaticcio , e il Tibaldi , che recedeado dall'
antica modefiia , e rifpetto de'paflati Maeftri , moffo dall'efcmpio del gran Mi-
chelangelo nel Tuo Giudicio , s'arnfchiaffe introdurre ne'quadri anche di Chiefa
X corfi nudi , ancorché poi tanto ne mordefle 1' inroIenza(la chiainaua egli) de"
Cartacei} che troppo fmoderatamence, fenza occafione ancora, &aflfectata-
mence.diceua, ce gli aueuano fatti vedere nelle ancone d'Altare, preflb alle San-
te Verginelle da que' Carnefici fpogliati tormentate ,• nondouendofi ciò con-
cedere che ne' SS. Sebafiiani, Vitali, Erafmi, efimih» ne' quali non fipotea»»
di meno, ingegnandofi di rapprefentare i paltori alPrefepe, fé non total-
mente, almeno i'emiuefìiti, come anche in talguifa i Manigoldi tormentatori
de'Santi Martiri, e fimilijpotendofi benmoftrare, foggiongeua egli, la pro-
porla intelligenza nella mofìra de'mufcoli, de 'quali ebbe vna profonda pe-
rizia , col farli ttafpanr fuori delle velli , e de'panni ; ond' è che taluoka affetta-
tamente , e fuor di propofito ciò fi oflerui efeguito ne'fuoi Santi Francefchi, Gi-
rolami , e fimili , ifcoprendofì minutamente tutte le membra fotto quelle groffc
lane , come fé follerò fottiliffimi lini , co'quali prim' anche il Mantegna , il n0'«
Aro MarcoZoppo, il Coda, Scaltri fimili antichi falciate aueuano le loro figu-
re così Itrette ; perche egli è ben vero , come anuifa il Pini predo il Doni : l' in-
telligenza de panmnafcer daldifotto del rilieuo ,non altrimenti, che fanno lojfa , CÌT
i mufcoli, ò veramente l'acque , che vanno fopra i greti, le quali con le loro onde meflra-
no come Ha la forma di fotto del greto : così le pieghe de panni douer tno^rare le mem-
bra humane inmodo , chevnminimod intorno, ò ofcurità d'ombra non le tagli, &_
Mmmacchipiù del douere , e tanto più belli cffer' i panni quanto con più bella gratia gira-
no Jopragi' ignudi j mi non fi de pju^ vfare fterminatamentcjfuon di tempp e
luogo , fenza ragione , e giudicid : che'ijuando, per cfempio, Nicolò dell'Abba-
te nella fua femminina della Chrauc fèc(osì euidenteméce trafparire il nudo, la ri-
cinfe tutta di fottiliffimi lini ò vefrrpofiìbiH a fare vn tale effetto , come in ol-
tre conueniuafi a foggetto tanto graziofo: fi moderò nondimeno , e fi correffc
ìnqueR'vltimo , come nelle non mai a baftanza lodate tauole in S.Giacomo , e
nella Cappella della Dogana Grolla fi vede; il che dà chiaramente a conofcere»
che fé così dopo 1 Carracci nato folte, come anticipati gliaueua, alle cofe^
del douere fariafi anch'ei rimedo , e aggiongendo a' fondamenti del fuo molto
faperevna difcreca, e dotta libertà de' Moderni, farebbe ito auantia molcia
quali reitò indietro . La lua penna , come fopra toccammo, fu delle più brauci
che mai fi vede (le , e tanto né vennero (limati i fuoi profili , ed i fuoi tratti , che
Hon era Pcrfonaggio grande, nonvirtuofo primario, che di qualche difegno
del PafiferoctinonandalTe vago , e curiofo , e ne'fuoi fiudii di far vedere fra l' al-
tre più belle cofe non ambifse : trouandone perciò io ne'miei viaggi, e ntUtj
raccolte, con mio gran gufto non meno che merauiglia , quantità grande, co-
me mi accadde in Firenze preflb il Rimbotci, e nello Studio inarriuabile dell'
Hh - ^^,^^_
24* PA^TE SECONDA
Eminentifs. Card, de' Medici : In Vrbino ne'copiofi ftudii de'S/gnorl SempronnV
dello Scacolitdel Leualafle,e del Reucr. Bcuilacqua,che tanca quantità, maflìme
di tefte de! natura/e > di tremendi fegnoni di penna , conferuaua , come reliquie
digrandiuozionenonmenOjchedi molto fapere delPailerocci; del quale an-
che prcgiauafi,putello, cfserftato fcolare; Scaltroue, oue comprar difegai,
per fornirne il mio Studio , mi è occorfo .
Ne'dipinti ritratti poi pochi furono , che a que' tempi iVguagliafsero , end' è
che più volte venifse chiamato a Roma a far quelli de' regnanti Ponteiici, e de*
Nipoti , colà rparfa/ì la fama in ciò del fuo valore , fondata veramente nella ve-
rità del mento non meno, che ampliata dalle continue relazioni de' Prelati, ci
Cardinali , che colà ritornando dalle loro Legazioni,e Gouerni, ne racconcaua-
no marauiglie ,• e per teltimonio moftrauano i loro proprii , tanto naturali , ben
tocchi , e franchi , che più non potea fare il pennello ; ed egli artificiofamentc
li faceua loro anche non ricercato, non altro premio ta'lora pretendead o e
chiedendone, che la lor grazia, e la protezione ; pregandoli pofcia alla loro
partenza, metterlo in confiderazione a'fuccefsori, cheTubito gionti.aadaua a ri-
uerire , dandoli a conofcere ad efsi, e a'ioro Cortiggiani, quali anche taluolta di
fuoi belli difegni regaiaua. Lofiile flefsopraticauaco'gli Auditori del Toro-
ne , e quelli della Ruota BoJognefc , chiamandoli poi per compari nel Battez-
zo de'iigli che gli nafceuano, facendofi loro dimeftico, e famigliare. Quelli
poi , come foreliieri tutti , diuulgauano nel loro ritorno al paefe , ò nell' altro
Cittd, oue a nuoue fìmili, e maggiori anche condotte, e cariche auuantag-
giati veniuano3ladiluicortefi3,eìbuon termine, cintai guifa dilatando^ il
(uo nome , onde d'altro a que' tempi non Ci difcorreua, tenendo per tal via mor-
tificati e badi i concorrenti, eforzandogli amoreuoliaflimarlo,eftargli fot*
to T arti tutte , e finezze, che come diifi , faceuano impazzire, per così dire, i po-
ueri Carracci abbandonati da tutti , per non dire aborriti ; vnito ogn'altro con
Bartolomeo , e con Tiburzio, col Sabbatini, Caluarte, Procaccini , e fimili , de*
quali oggi poco conto vien fatto » dalla màfri'cra Carraccefca tanto ogni dì più
accetta e gradita, battuti, e fpiantati. Se ne vedono de'marauiglioiì in tutte
le principali cafc della Citta, chiedendoli allora ogn'vno da lui folo ; ondo
non potendo bene fpeflo refiftere, li mandaua (malfime s'erano di gente balTa )
a farfeli fare a' ragazzacci (così chiamaua anch' egli Agoftino, & Annibale^
cheper imparare di ben oprarli, lui imitando foggiongea, li dauanoa buon-,
prezzo , & anche in dono . II Sig. Marchefe , e Senatore Lignani n' hi di fuper-
biflìmi de' Vecchi della fua Cafa , particolarmente di quattro , che furono infl-
gni nelle g'oflre e ne'torneij che peròarmati tutti di ferro, e in attitudini bra-
ue e bizzarre, maflìmeconquell armi chetralucono, e che abbagliano, paio-
no più veri che dipinti; altri de' quali in profilo con la vita, prendendo impa-
ziente la lancia da fpiritofo paggiotto portagli ; altri in faccia , mollrando di
frettolofoparcirfi, parchelafci qualch'ordine, eia difcorra con qualcuno ; al-
tri in atcominaccioro fulaiinar con gli occhila ciafcuRoinfomma di efiì addac>
tati-
'BAZroL. PASSEROTTI ET ALT HI. 24^
cando qucirazione , e quel gefto, che fu più particolare , e frequente alla natu-
ra, & al gemo di quel foggecto ; e in cai guifa non figurandoli fermi , ed infenfa*
■ti , mi in azione , & in moto > e perciò coll'operazio ne aniaiandoli , ed iftonan •
doli, come anch'cgli talora Apelle , che ricrafTe Clito amico di. Alefandro in
atto di montar (ul deftriero per ire alla guerra > & vn paggio porgergli la celata:
Neoctolemo a cauallo in attitudine appunto di combatter co' Perfiani : Arche-
lao che complimencaua colla moglie, e la figlia ; eh e il vero modo al ritrattiftai
di renderli anche in efli folo celebrato , e famofo ; come nel fuo difcorfo di Pit-
tura auuerte , & infegna il Mancini ; né meno badando dar loro la morbidezza!
di Tiziano, la finitezza del Belletti, la viuaciti del Vandyche, e di Giulio, mi lo
fpirito, il moto, il coitume, e ciò infomma di che dà tanta lode il Ridolfi a quei
di Parjs Bordone cioè: che Ji componete tal volta in alcune muentiom,che factua,ac'
ccmodaudogli con tal gratia,che no pareuano >itratti,ma cofe formate di capriccio. Cosi
il Tentorctto ne' primi, ch'efpofe in Merciaria , canati da fé medefimo nello
fpecchio » e da vn fuo fratello , finfe eflcr l'vno fculcore , ponendogli nelle mani
yn modeletto, l'altro vn fuonacore, facendogli tafteggiare e toccare vna cetra:
e in quello che Agoftino Carracci , fui guHo del mcdemo Tentoretto , mandò a
cafada Venezia, e eh' oggi è nella famofa raccolta de' tanti Pittori da fé ftcflì
ritractifijche ha melfo mlìeme il SL-reni(limo Cardinale Leopoldo di Firenze,chc
con la bocca aperta , e con quella bella mano gellicnte in sì diiSciie, ma ben'in-
tefo ifcorto , finfe che con chi lo miraua Ja difcorreffe , e in altro moftrandofi
orologiere. Sono poi quefti tanto facilmente operati , tondi, e teneri, che-»
fembraHode'Carracci, enonv'cchi perdi mano di elfi giudicarli auefle alcun
fcrupolo . Così tutti credono di vn'altro fimil ritratto di vna gran Dama pafla-
ta a marito in quella nobiliHìma cafa,e fecondiillma madre di ventiduo'fìgliuoli,
fra quali dodici mafchi, e tutti a vno llclTo tempo viui, e che tutti andarono , di-
cefi , ad vna guerra inficme , così morbida, paftofa, e franca, che dopo Tiziano*
io non so chi più farla tale auefle potuto : non fenza però gran ragione fiin.ò an-
che lo Hello Guido i ritratti di queft'huomo , auendogli più d'vna fiata intefo io
a dire : che poteuano ftare al pari di quei de" Carracci , e che dopo Tiziano non
trouaua chi meglio del buon Pafl'erotco fatti gli auefle. Difimilicosi ben' effi-
giati infiniti fé n'offeruano in tutte le altre Cafe nobili , e Senatorie ; Bargellini»
Bianchi, <^aldenni,Maluezzi,e che so io. Famofi anche fon quelli, che fi trouano
fuore in ogni Città nelle Galerie.e ne'Studii,come,per efempio,quelli,che fi có-
{crueranno m Roma preflb i Signori Sacchetti, compraci dal già Sig. Alefandro
allora, che per la guerra di Vrbano Ottano con Parma trouandofi in Bologna,
fece acquifto dello Itudio dell'Arlotti minirtro della Dogana grolfa.morto a quc'
tempi,oue molti ve n'erano così belli,che refcrifle quel Signore al Dmarelli.che
gli fu mezzano alla compra , efler ftati tenuti, e giudicati in Roma da] Cortona,
dal Romanelli , dal Sacchi, e da ogn'altro per de'Carracci. Pofsiedoio nel mio
Studio i quattro ritratti famofiin vn fol quadro de' quattro fratelli Monaldini,
che al fuouo d' vi»' antica lira da vno di eflì toccata accordano vn guilofo can-
Hh 2 to.
%44 PATtTE ssconaj
io s de' quali nìai feppe ben decidere Guido , né Io può alcun altro, fc d'Agoftf*
no Carracci , ò fé dei Paflferotci fi deggian dire , volendo alcri efl'erui dèi primo
vn riditolofo cane ,c le refte ricocche ; e del 1570. ne vidd' io vn iìmile a inara-
uiglia bello , di vn vecchio di aobilillìmo afpetco , che il Canari ùce acquiftare
al Sig. Lazarelli > Auditore allora della noftra Ruota , per mandarfi a Lione a va
tal ruocorrifpondenteichegrinuiana in Francia; e vidi la rirpoila> che glicom>
mccceua ne prendefse pur di quel carattere quanti trouar ne potefse , perche
al'solutamente in Parigi non fi crouaua minima difficoltà in farli pafsarc per ds^
Cartacei fudetci.
Non è però che alcri quadri di ftia inuenzionc veduti non fìanfi dentro ItJ
cafe , e dentro le Chiefe ancora fue tauole non fi ammirino . Dura !a memoria
ancora di quel fpauentofo , ma ben rifentito Tizio> che lauoraco di afcolo, & an-
tiquato, fece efporrein certa Proceflìone ad vnfuo amico, e moftrare a Car-
racci , che dopo molte confulte , e contefe , conclufero efser di Michelangelo,
prime cofe , e fi obbligarono mantenerlo per tale ; e fu più che vero , che la ca-t
ricacura di vn bructiUìm'huomo , che palpeggia le cinne ad vna più moftrnofaa
e ftomacheuole vecchia , fterminatamente dietro di eflì a bocc' aperta gridan-
do il riuale , canto piacque ad Agofiino , che ne volle ricauare vna copia , ch'era
gid nello ftudio del Bafenghi; fi come vn'altra cauatoneauena Profpero Fon-
tana, pofseduta già dal Sig. Co. Berò. Hanno vna belliflìma Madonna con_»
cerei Santi i Signori Cucchi , vn'altra i SjgnoriEargellini,& infinite fi vedono
che non aurian mai fine &c. Le tauole in pubblico più vifibili , e famigliari fo«
no , in capo alla fcala , che va nell'Oratorio de'Poueri vna tauola , entroui la B<.
Vcrg. Afsonta > e fotco li SS.Gio. Batcifta, Girolamo, e Franccfco; Nella Chie-
/a del Borgo di S. Pietro Chnllo moftrato al Popolo da gli Ebrei, nellAltar Bot>»
figlioli : In S.Petronio nella Cappella de'Macellari la tauola, entroui la B.V.S.Pc-
tronio , S.Piecro Martire , & altro ; Nel Confeflìo di S.Pictro all'Altare Ambro»
fini l'Adorazione de'Magi : La tauola dell'Aitar maggiore delle Conuertite, en-
troui ChriftoCrocefifso, eli SS.Giacomo, e Filippo laterali : Il S.Tomafoair
Altare de'Notari full'Archiuio .-Il noli me tangere all' Aitar maggiore de' Putti
della Maddalena ; S.Maria Maddalena (olleuata da gl'Angioli nella Chiefa di
detta Santa in Galliera : La tauola nell'Altare della Confraterniti di S. Domeni-
co , miracolo di detto Santo con gli Ebrei : L'Arcangelo Michele , tauola dell"
Aitar maggiore di S. Michele del Mercato di mezzo : La Madonna con li Santi
Egidio, e Rocco nella Chiefa di S.Egidio fuori della porta di ftri S. Donato : U
Crocefifso con li Santi Girolamo , e Francefco nella Chiefa di S. Giofeppe fuori
di Porta Saragozza , e le due non mai a baftanza lodate tauole, quella in S.Gia-
como maggiore nella Cappella Battaglia , e quella della Prefentazione di Maria
fempre Vergine nell'Altare delia Gabella grolsa , regiftraca anch' efsa con mol-
te delle già decce,& altre dal Borghini, che ponendolo fra gì' akri Pittori fa-
nofi, de' quali fé non compofe interaraence le vice» toccò almeno i menti
mentre anco viucuaj così ne fcrifse «
la
^Anrot: vàssezotti Èf 2ifù 14;
tn^ologna è Bartolomeo Tafferotti, pittore di chiaro nome, il quale da principia
imparò l'arte da Iacopo frignala architetto, e pittore,efeco andò à l{oma dout fece gran
{ìndio nel difcgoo . Ma fpeditoft il tignola de'fuoi affari ,/e ne tornò in Francia , d'o»«
de era venuto , & il Vaijer'jt'o à Bologna ^ e Jcppo non molto tempo ritornò à I{oma , e
ft mi/e à latiorarc con Taddeo Zuchero , & aflai tempo dimorarono iiifiemc , ma venen-
do il !{oma F.dcrigo fratello di Taddeo , il Va[krotto prefe cafa [opra di fé, e fece il
ritratto di Tapa Tio Shunto , e del Cardinale ..Alefjandrino , e pofcia ritraffe dal viuo il
Tapa fCregoiiì ùecirnoter7;9 ,& il Cardinal Guajlairtllano , i quali ritratti famiglia-'
no marauigliofamcTìte . In Bolcgnafcno molte opere fatte da lui . in S. Bajliano è fnct
fua tauoU . in S. laeopo vn'altra. vna in S. Giofeppc fuor delle mura . vna in S. Tietro
Martire, vna nelle Gratie. vnainS.Ttlaria Tiladdalena. t>na inS. Girolamo, vna nel
Duomo, vna inS. Tietro , & in molti altri luoghi fi veggono delle fue pitture tutte de~
gne di lode . Fa vn libro di notomie d ' offature , e di carne , in cui vuol mofirare come
fi dee apprendere l'arte del di/egnoper metterlo in opra , eft può fperare che hahbia ad
ejfer cofa bella, perche egli difegna bemffnno; efiàgl'altri dijegni ha fatto due tejìe
vna di Chrijìo , e l altra della y. TU. in foglio Imperiale finite in tutta perfettione con
ia penna ,& ha la/ciato i lumi della carta ; e quefìe fi trouan hoggi in mano di Frate
Jgnatio Danti matematico di Sua Santità,il quale le ha accomodate in vn libro di difegnit
ch'egli fa di mano di tutti i valentuomini dell'arte. In Fircn^^ ha di mano del Tafferotta
Ciò. Battisìa Deti yhuom che fi diletta molto delle belle lettere, vn quadro grande in
tela di colorito gagliardo à oglio , doue fono in vna barca i marinari, chepropofera
V enigma à Homero , eh' è fui lito , e da l'altra parte è vna Zingana , enei vifo di HO"
mero ha ilTafferotto ritratta fé flefìo,e vi fi vegono naturaliffime le acque del mare»
& alcune conche marine ,&-vn cane , che par vino . Ha etiamdio otto carte difegna-
te con penna , in cui fi vede vn far gagliardo , e con gran rilieuo , & vna te§ìa di Zin-
gana belliffima pur difegnata con penna del mede fimo maefiro donò il Deti al Sig.D,
Ciò. Medici , che come intendente delle cofe buone la tien cara : molte altre cofe fi può
credere , che habbia fatto ilTafferotto ; ma per non miefernote non ncpofiofauellare,
Hoggi intendo che fa vna tauola , in cui egli dipingi la Vergine Cloriofa, eh eft rapprc
ferita alTempio, itegli per quel che mi vien detto dee effere intorno all'anno)^. del-
l' età fna ,efemprefi va nell arte con lode auuanT^ndo.
E tutto ciò è Jo fkflo j chem queite poche, ma fuccofe parole , reRrinfe il
Bumaldi; Bartholomeus Taffarottus Ti&or , quem Loma'^us, & Borghinus intcr
notabiles artifìces enumerant , cuiusplura vifuntur publìcis , & priuatis in isdibus lau-
dabilia opera , in quibusfere femper pafferculum ir.ferebat , tanquamfui nominis fym-
bolum , vnde iì' propter hoc non erit admodum difficile fuos ab aliis aiiorum confimi'-
libus pi£iis laboribus difìmguere; veriffimumque efi ipfum in artificiofa delineationg
flurimum valuiffe , cum fymelris , & fìruSìurarum humani corporis fuerit fìudiofifjì»
Tììits > €5" callentiffimus , qui etiam bominum ora per quam Ctmillima coloratis infuper^
ficitbus referebat :dnos genuit filiosTièurtium altcrum, altcrum TaffarottumnominCt
fedfìbi mfcrioresin arte expertus efi»&c.
fu lodata lafuafiancapenaa dal Ciglio in quel^i^ochivcrn;
ì^
24(5"
VATtTE SECONDA
Quindi del picciol ^en ce w* apprefentx
Di (ctelti fpirti valor of a fchiera,
Ter cui viu ' Ella ogn ' or lieta , e contenta »
Il Vajiarotto con fua penna intiera .
E in manco parole anche dal Vafari , che non potendo occulcarne la notiziaJ
per la ragion che fiegue > così quella reririnfe nel fine della vita dell'Abbate Pri-
maticcio : ^ggiugnerò , eh efiendofi egli fatto ritrarre in difegno di penna da BartO'
lomeoTajferotto Vittore Bolognefe, fuo amicijfimo ; il detto ritrattoci evenuto nelle
mani ,e l' hauemo net nofìro libro de t difegni di diuerft "Pittori eccell.
Chi fia pofcia vn tal Bernardin PaOari) che qui fìeguc a lodar il Giglio» po^
ncndolo forco i Bolo^nefi :
y è il Taffaro chiamato Bernardino.
efe lofteffofiaj che , chiMXìindolo Belardino Taflerotti ,ippen3it\omina, nello ■
fue Vite il Baglioni ( il quale in quella del Vignuola loda anche Bartolomeo, col
riferire , che il detto Vignuola à I{oma in compagnia di Bartolomeo Tajìerotti , pit-
tore di chiaro nome fi trasferì , oue egli tal volta esercitò la "Pittura, e dal qual deCCO
caua(ì,auer più tolto il Vignuola imparato l'Arte da Bartolomeo, che Bartolo-
meo dal Vignuola.come fdlfaments afferifceil BorghiniJ.iè fapreidire.nè ritro-
uorsòcheilnoftro difegnaua egreg'iamente prima che andaffea RomajOnde
quel gran Studio>the foggionge il Borghini aucr colà fatto nel difegno,farà fiato
forfè delle Statue , e del Giudicio di Michelangelo, del quale ho veduto più vol-
te copie di queft' huomo , che paiono originali ; tanto fono ginfti , e infìem' ar-
diti neYegni; doueua perciò egli,e ben potcua attendere al bollino, che fareb-
bero le fue carte riufcite mirabili, come in giouentù prouato vi fi era, vedendoli
da lui cagliate ceree poche cofe nell' opre de' noltn Tagliatori già regiltcace*
DI
DIONISIO CALVART.,
a 4P
D I
D
I O N I S I
C A L V A R T
o
E D I
VINCENZO SPISANI GABRIELLE FERRANTINI
PIER MARIA DA CREVALGORE
GIO. BATTISTA BERTVSIO SVOI DISCEPOLI
ET ALTRI.
A più perniziofa « e detcftabife auarizia non è quella dell'oròj
che finalmente fottopofto al breue fideitommidb d* vno fcri-
gno , fuol lafciar priuo di fé fteffo il primo lol poflcffore ; ma
ben sì quella della Virtù > che non comunicata a gli a'Cri > non
fouuiene chi n* è degno , e capace , con ecerno danno del
Pubblico) e detrimento del Prollìmo. L'huomo na^ce ali*
altr'huomo più che a fé fteffo, anzi all' altr'huomo faifi vxi^'
Dio col fologiouare, tanto proprio delia Diuina Prouidcnza j che però fé non
degni di fcufai di qualche compalììone almeno furono qiie' Gentili, che troppo
incereflati nel proprio vtile , eforbitarono nel culto , adorando per Deird que-
gli Eroi , che foli alla Terra foffero fiati benefici . E che perdettero i Greci col
partecipare le loro leggi a' Romani ? certo che la fama della loro fapitnza rofa
dalTempOjC deuoratadairObbIio,viue fin'hora foftenuta su quelle dodici
Tauole,chenell'efcrefcenza del Legale Oceano porteranno fempre a galaj
così amoreuolc partecipazione. Viueri fin che vma il Mondo il nome dello
Squarcione, e quel grido che ottener non potette come gran Pittore, lo con-
feguird come grande amoreuolc, chiamato con eroica antonomafia il Mac-
ero di cuuijauendo con tanca abbondanza, &vmanità infegnata loro l'Are?,
Il
die
2501 P ATITE SECOJ^DA
che ben cencò é crentafecce Hano gli aliieui > che dalla Tua fecola vfcirono Maè-
ftri. Rifuoneri Tempre per vna parte gloriofo il nome di Rafaelle per le belle
anche operazioni de' Giuiii, de' PoJidori, de 'Fattori, de' Vaghi, etant'altri»
che di quel primo, e gran fonte furono vene e rufcelli , quanto fcandalizzarono
per l'altra gli auari timori di quel Tiziano, che per gelofìa, non folocaccioSì
di fcuola il Robufto , mi non perdonando al proprio fangue, impiegò Fran-
cefco fratello alla Mercatura, fpauentato da vn fuo quadro troppo benfatto;
acomcpcr fimil cagione» efofpttro licenziatoci priadaGiorgione, eprima
Cìorgione da Gio. Bellini fi vidds . Non così Dionifio Caluartc , che fuori
chedigiouarc alProlfimo coU'erudir fcoIari,efareallicui, moftrònonauc-
re maggior genio, e premura, infegnando con amore, correggendo con pa-
zienza, animando colli lode, eco'premii, tenendo in freno col timore, e col
caligo, ed infommaintal guifa indefeffamente infegnando, che dalia fua^
fcuola parimente altrettanto braui Soggetti ne vfciffero, e fra quelli i più ce-
lebri e rinomati, eh' abbia veduto il noflro Secolo, come vn Guido, vn'AN
bani , vn Domenichino , e fimili <
Nacque queft'huomo in Anuerfa , e furono il fuo primo mefìiere i paeffi
ali ' vfo di quelle parti , e ne* quali altro poco piti v'era di buono che la mappa
de gli arboreti bea diftinta? e battuta. Inuogliatofì d'auuanzarfi anco alle figu-
re, per poterne poi arricchire quelle fue verdeggianti, & amene vedutele per-
ciò deliberato d'andarfene a Roma a farui quel nouiziato, pafìato per Bolo-
gna, &ammiratauivna così piena, e florida Scuola, rilolfe non voler cercar
altro , e quiui fermandofi iccamminarui li fuoi lludii. Ciò penetrato & intefo
da' Signori Bolognini , fu per lorparte offertogli parlamento in quella Cafa , e
il vitto alla rauola propria , che mai priua fividde di qualche Virtuofo di Muli-
ca,ò di Pittura , delle quali due facoltà fomnaamente dilettaronfi,non altro da
lui pretendendo , che la foddisfazione ftcffa d'aucr per ofpite continuo vn beli'
ingegao.Piacque a Dionifio, & accettò più che di buona voglia il partito tanto
perluivantaggiofo, maffimeperla libertà lafciatagli di poter' iftudiare fotto
la direzione di qualcheduno di que'Maeftri,prouedutogIj anche da que" cortf fi
Signori . Fu quelli Profpero Fontana, che poc* ebbe da faticare intorno al gii
iftruttoGiouanetto, con tanto feruore poltoSadifegnare dalle carte più infi-
gni ,che andauagli fommininrando , e da'rilieui , eh' ebbe anche ad auuertirlo
più volte che moderarli douefle , per non foccombere ad vn'applicazione rigo-
rofa troppo, e frequente. Ammirandoli intanto i fuoi difegni peri più finiti, e
corretti, fu auuantàggiato al colorire,che ben prefto àpprefe, come che dimez-
zato in quella pratica per i già dipinti paefi>ricopiando nò folo le cofe del Mac-
ftro, ma dallo Iteffò pofto a bozzar le fue tauole , feguitando tuttauia in ciò fare
per poc'anni, mentre abbandonato improuifamente il Fontana , palsò a feruire
nello fteflb affare il Sabbatini. Qualdiciòfoffe ilmotiuo,vario ed incerroèil
difcorro:a]tri vogliono accadeffe per la maniera di queft'vltimo al fuo genio più'
confaccenceiepacccica,come che più amoro fa» e compita; la doue Profpero più
caldo
Diojjisio c Air art: 151
caldo e rifoluto tiraua bene fpeffo giù i lauori.e finiua alla priftia.fenjsa tanci n'f-
contri e ricerchi : altri lo Tdegno prcfo > perche facendo di Tua commidìone le
lontananze, e 'i paelaggio ncilc lue tauole, glie le caffaua quafi affatto il Fonta-
na, e le tnutaua , riducendole alla fua maniera più mae(tra, e Facile, bufìtnando-
gli nello ItcHo tempo quel modo troppo finito , leccato, e (quel eh più gii fpia-
t:eua fencirgli a dirt )alfiamingato ; come fi vede Aicci-lso nel quadro a S.Maria
delle Grazie, nell'Alsonta de' Signori Paleocti m S. Pietro , e fimili . Comunque!
fiali, pafsò, come diflì,rotto Lorenzino,e l'aiutò limilmente ne' quadri, la«
uorandoui dentro fotto il fuo difcgno ; come fu nella noitra tauola in S. Giaco-
mo , ouc colorì queir A rcangcio Michele con tanto beli' impallo , e vaghezza,
che poco più v'ebbe che ritoccare, e che aggiongerui il ntiouo Precettore;!'
jftcfsofuccedendo nella bellifsima Afsonta delle Suore de gli Angeli, poco dall'
idelso ritocca, e finita , come fi vede . Auuenne dunque che, creato Sommo
Pontefice il Card. Boncompagni, della cui Cafa Pittore ordinano era già il Sab-
bacini , e perciò farro fubito chiamar alla Corte da Sua Santità, che ne rirenne
fempre concetto sì grande , che folea dire, non trouarfi in Roma l'vgualc ; con-
dufse feco il Fiammingo,nó meno per (oddisfarc alle feruoiote di lui inflanze di
Vedere con si bella occafìone quella Roma, alla quale erano fempre fiati diret-
ti i fuoi primi penfieri , che per viucre egli certo di auer feco vn giouane da po-
terfi promettere gran cofe in ogni più arduo lauoro, e quel che era più , hucnu.
dabbt ne.finccro, e fedele,e fecondo infomma il cor (uo. Così fu per 1 appunto,
perche dichiarato quegli da SuaBeatitudine capo.e foprintendente a'iauor ,che
far(ì colà doueuano a Pallazzo , come nella fua vita fi difse , e perciò leuati molti
Pittori, e quanti trouar potettcìa Dionifio fole appoggiò la maggiore ,e pnnci-
pal cura, che fu di far que'cartoai ombrati, lumeggiati, ben' infomma aggiufta-
ti ecoEnpiti, cauandoli con tutta foddisfatione di Lorenzo, & ammirazione
di quegl' altri da piccioli penfieri , ch'ei gli difegnaua su carta azzura , e lumeg-
giata ói biacca . Non meno poi del gran fondamento dei Fiammii go campeg-
giò la dabbenaginc , e la fedeltà ; perche conofciuto iVtiIc, che da si intelligen-
te , ed affaticato Oltramontano trarre auriano effi potuto , gli furono addoflo
coloro , fra' quali particolarmente vii Marco da Faenza , ch'auea pollo la mira
a fatleio compagno.e fuiarlo dal Sabbatini; mi nonfolo rifiutò di fare vn tanto
mancamento, che di tuttoauuisòftmpreilMaeftro,c di quanto altro andaua
alla giornata occorrendo . E ben poi vero , che anche qui (lucco di quelle fog-
gezioni , ed impegni , ch'egli , e' huom'cra malenconico più toflo , e fofpetto-
fo.apprendeua portale alla fua diletta quiete e ritiratezza , la hbera, e gio-
conda conuerfazione ài tanti operarli , volle lafciar il Maellro , e da fé ritirarli,
ad oggetto, e coni fcufa d'cflerfì trasferito a Roma piuperifludiare, che per
operare , più per far da principiante , cht per mollrarfi prouetto , e perciò vo-
ler'lui trattenerfivn par d'anni a tutte copiar quelle ftatue, tutti difcgnare idi-
pinti dillafaelle,del quale altrettanto fiprofclsò là deuoto, quanto prima nel-
la Lonibardia del Corcggio , del Parmigianino , in Bologna di Nicolò dell' Ab-
li 2 bate.
i5s PAtTE SECOfiDA
bate , e del Tibàldi . Md non sì torto ebbe quelle folo ricaue i che adornàtto M
Loggia de'Ghigi in Trafteuere , che peiitico di pili coli tractenerfi , e fmaniofo
di ben prefto tornare alla fua,bella Bologna ( foleua egli appellarla3 andò a dar-
ne patte al Maeftro» e da lui torfi congedo. Spiacque non men che la prima»
quefta feconda rifoluzione a Lorenzo ; perche diuulgacofi per tutta Roma l'ag-
giuftatotantOjC polito modo del difcgnare di quelto fuo {colare , la maggior
parte de'pezzi del quale j ricauati di lapis roflb da quella Loggia >a forza di gran
denaro eftortigli dalle mani da fenfali , andauano con incredibil Uima , & am-
mirazione paffando d'vna nell'altra mano de'Dilettanti, e de'Pittori fieni,- e per-
ciò ricercato dal Card. d'Efte, amatore, & intendente diqueftaprofeflìonej»
condurgli vn giorno il sì brauo difccpolo, auea promeflb feruirlo, e quel ch'eri
più, farglielo anche vedere difegnare all' improuifo , e di memoria vn'anoto-
mia compici/Ilma , con tutti li fuoi mufcoli , vene, offa, & ogn'altra parte , con
tanta franchezza, e maeftria, chen'aurebbe trafecolato. Lo pregò dunque
ad efiet feco almeno, prima di partire,» baciar i piedi a S. Santità, colla qiialcji
auendo auuto molte volte difcorfo fopra la fua perfona , s'era lafciata intende-
re l'aurebbe vifto volentieri ; e fimilmente a nuerir l'Efte , che l' ifteflo brama-
ua , limandolo all'vltimo fegno ; ma difficilmente n'ottenne il confenfo , caua-
togli pur di bocca a forza di fupplicata grazia , e a titolo più tofìo d' vbbidien-
za al comandamento di lui fuo Maellro, che di cortefia come amico. Così
adunque fucceffe, con quanta foddisfazione del Cardinale, con altrettanta reni-
tenza del timido Okramontano, che pregato in tal congiuntura adifegnare
qualche cofa in fua prefenza, acciò che lo Itile e'I modo di operare a lui , che
affai ben difegnaua , fi facefle noto e palefe , fi pofe a fare vna mezza Madon-
na col Figlio in braccio, con tant'aflanno di cuore , e paflìon d'animo, maffi-
me che il Cardinale flandogli dimefticamente fopra attentiflìmo, la finiflta gli
tenea fuila fpalla , e la defira fui fianco , che pareua prouafle i dolori di morte»
Ammirò ad ogni modo il valore del Caluarte quel Porporato , & alIora_j
anche più lo conobbe, e lodollo , che moftrandogli con fuo gran riftoro , e con-
tento la fuperbifHma raccolta de' difegni di tutti i più valenti Maeflri d' ogni
fcuola , non folo feppe Dionifìo conofcerne tutti gli Autori , md gionti ad va.»
nudo di Michelangelo di que' del Giudizio , e a due figure di quelle di Rafaelle
nella fcuola d'Atene ,rauuertì non effere originali , ma da lui fatti, e copiati dall'
opre medefime, ancorché in qualche luogo mutati, così comandatogli da vn
tal Pomponio , che glil'auea commeffi; e che per l'appunto era ftato quello»
che aflùmicata poi quella carta , e fattala venir logra a loco a loco > gli auea^
venduti per originali al Cardinale, come fucceffiuamente vcrifìcoflì , confeflan-
dolo allora colui , e chiedendone perdono, che fi vidde conuinto . Non mino-
re poi dimoflrof?ì la pufillanimiti di queft'huomo quando, non fcnza contraili,
e fatiche condotto a baciare i piedi al Pontefice, fi trouò così conflernato,e
fmarrito , ch'ebbe a farne marauigliare infieme , e ridere S. Santità , che accor-
ufìpiù allora asternrfì » cheeeccaua fargli animo * inccirogacoio fé dunque.^
ve-
Dlon/SIO CALP'ATiT. ajj'
yéfuni grazia chiedefls > & auucone in rifpofta , non alerà fé non d'eflcre lafcia»
co andar via , datagli la benedizione , lo po(e in libercà ; alTai fpìacendogli , che
consì fpropofìcaci cimori in fé ^c(^o quella vircù auuiltfse Sa abbada^Te , che fua
intenzione faria ftau innalzare , e premiare.
Tornò dunque in Bologna, ed apertaui fcuola > non ^ può dire qualCj e quan-
to fofle il concorfo de'fcolari nonfolo, ma dell' opre , che commefie venman*
gli ; maffime allora , che lontano prima , poi morto il Sabbatini , per le Mona-
che NouÌ2ze,e per le nouelleSpofe faceuafi dipingere il rametto al Fiammingo;
end' è che tanti per tutto fé ne vedono non folo in Bologna ( fra' quali i tre bel-
liilìmipreflbiLocatellijCioèledue Flagellazioni diuerfe, l'Agarre .d'Annon-
ziata ftupendiflìma in cafa Lignani ) ma fuori ancora, come que'tanti eh ' erano
in Roma nel primo Calino della Vigna Lodouifia» cfprimenti cosi viuamente
tutta la pafsione del Redentore: Que' duo' preflb i Signori Ginetti : Il tanto
compito fponfalizio di S. Caterina fri Jc pitture de' Signori Spada,& vn'altro tri
quelle de 'Signori Falconieri , e fimili > ne'quali , come piccioli , e più compati-*
bile ( fcufandofi per diligenza in efsi douuta , e compitezza ) quel fare troppo
leccato,e manierofo, fuperato tuttauia nell' opere grandi ancora dalla (ingoia-*
rità de'penfieri , dall'abbondanza delie figure , così ben dillinte e difpofte , da
vna douuta efprefsione d'affetti , dalla flella grazia, e vaghezza , che trafle in_,
gran parte dal Sabbatini . Non è però che in tauole da Altare non poneffe ab-
bondantemente le mani ,e che infinite non gh ne toccaffero Tempre, che a que*
tempi s'ammirauanO per molto belle,econfìderabili al pari di quelle di tant'al-
tri Maeftri, che allora fiormano. Riconofcanfi dunque fra l'altre queftc, che
alla memoria mi verranno,cioè : Nella Chiefa di S.Domenico all'Altare de'Luc-
chini lafpiritofa insieme, e deuota Santifsima Nonziata, il compito difegno
della quale hanno \z Serenifs. Altezze di Tofcana ; Di non inferior grado la_»
bella tauoUna all'Altare de' Palmieri nella Chiefa della Compagnia della Santif.
{ima Triniti, oue con sì fiera attitudine, e viua mouenza impera il Tira nno, che
fi conduca ad efler faettata S. Orfola, che con graziofo motiuo volgendoli,
deride il fuo fdcgno , moftrando ch'ella folo al Cielo ha volto i fuoi penfieri:
In S.Petronio il fiero Arcangelo Michele alla Cappella Barbazzi , tanto lodato
da Guido, &ofl"eruato, prima che nel fuo , che andò a Romane'Capuccini,
ponefle le mani : Nella Madonna dfelle Grazie quelle beli 'Anime Purganti, co*
fuffragii da quelle ardenti fiamme liberate, e che lìnilmente furon vedute olTer-
uarfi tanto dal Guercino allora,che le fue per S.Paolo llaua lauorando: La mae-
llofa tauola della Cappella maggiore di S.Gregorio.oggi de PP.dcl ben morires
Nella Chiefa de'Serui la gran tauola di tutti i Santi , fra' quali qui in principal ve»
duta il S.Pietro, il difegno del quale trouafi prslTo il Serenissimo Card, de Medi-
ci j e'I S. Onofrio preflb la porta picciola del Coro : I n S. Giacomo maggiore la
tauola del S.Rainiero:Nella Chiefa delle Suore della Santifsima Triniti la Tauo-
Ja di Mosè ,che vede il Roueto ardente , ed in quelle di S.Gio.Battifla l'Annon.
2iata ) a come vn'aUra* che credo più colto di fuo aliieuo; da lui ricocca m qusU
.. le
1^4 PA7ÌTE SJSCO^DA
le di S. Leonardo all'Altare de Lindri : A S. Leonardo alle Carceri la flagellazio-
ne di Chrilto : Entro la Chiefa della Confratcrnicà di S.Giofeppe la tauola all'
Aitar maggiore : Nella Chiefa vecchia di S. Lucia vn gran quadro d'vna B.V. io,
gloria d'Angeli , trasferita poi fopra la porta di dentro della Porteria iiuouaJ
A S.Michtle inBofconelConfcisiola tauolinagraziofa di S. Pietro, che con-
degna le chiaui a Clemente ; 8c vna non infenore,di Chrifto che rifana ogni for-
te d'infermi , entro la Cappella sì ben ornata dell'infermeria , co' Santi Laterali
d'vn fuo allieuo , da lui ritocchi . Nel compito Palagio nel Comune del Farne»
del Sig. Mafsimiliano Bolognini, nella noua Cappella in cafa da lui nfiibbricata
il fuperbifsimo frefco fui muro traportato, contenente la Depofizione del mor*
to Redentore: Nelle antiche fianze fopra i camini lacopiofilsima Fucina di
Vulcano fabbricante la rete per prender il feroce Marte , che con la Dea della
bellezza fi giace: La vaghifsima Semelc che attende Gioue, e nella volta della
falalagraziofaFamajt le tefìediterretta gialla fullc porte: Nella Chicfa Par-
rocchiale di S.Maria Maddalena della Terra della Porretta nell' Aitar maggiore
tn Noli me tai gere,& in quella di Cafalccchio nella Sagreftia la B.V.fopra,chc
appare a S. Lucia ,e S.AppolIonia, che con si bella , e graziofa attitudine fi vol-
gi , alzando le luci a rimirarla : In S.Profpero di Reggio nella prima Cappella a
man ritta la B. V. in trono , in paefe con colonne di dietro , e panni , e che fo-
fliene il graziofo Bambino , quale porge non so che a S. Appollonia , che genu-
flefla l'adora , con molti Angeli ,che fuonano Ikomenti : e quàli tutt'cpre me-
ritariano ( il confeffo ) per le loro tante parti buone , che pt r entro vi fi troua-
no, l'efler defcritte e lodate; ma perche vedo ch'oggi appena, con tutte l'Jltre
de'Pittori di que'tempi , fon refe degne di guardarli , al contrario de' fcientifici
Cartacei, anzi dopoidi Guido, del Domenichini, dell'Albani, del Guercino. e
(ìmili altri Moderni , che fempre le notarono , le confiderarono , fé n'approfit-
tarono ; per non iflancare quefli nofìri ritrofi Odierni , hù volfuto lit ucmcntc
ttafcorrere , paflando perciò dalla ftanz3,oue furono da elfo dipinte, alla fcuola
più tolto, oue infegnò a gl'altri il dipingere; non potendofi egli ad ogni peggio
negare quel tributo d'odi quio e di rifpetto , che fé gli deue , per edere flato in
quella parte ( più anche forfè di qualfiafi altro noltro paefano) benefico alla_j
noUra Patria j benemerito di efsa , e degno infomma che al fuo merito drizzaf-
fe le ftatue , non che la prefente mia narratiua tutta fi diftondefsc ,e terminafse
ìnelogii. Troppo s'affaticò egli fempre per i filo' alluui, leggendo loro le^
regole di prolpettiua, sì bene in efse da Profpero fuo primo Precettore, ed in
ciò peritifsimo jifirutto ; mofirando perciò loro di collocar bene il punto alla
debita veduta, degradate con ragione i piani, & inefsi farbenpofarle figure:
moftrando la notomia , e tutte dichiarando le parti dell'vmana ilruttura , nomi-
nando i'afsa tutte, i nerui , accenando le compagini , e legature d' efse, diuife e
l'vna con l'altra afsieme; dichiarando, ed efemplificando gli ordini dell Archi-
tettura , e ia loro conuenience necefsita , e debita applicazione , giufla i tempi»
B luoghi» k Hotis» e f^itick rapptefcnuce. Auutaendoli poi di quegli erro-
ri» ^
DlOf^JSIO CAL^ATtr. 4y5
ti > che più facili ad incorrerui, fogliono rendcrfì i meno ofserùàti ; fcoprendogli
le parti migliori , le più fcelte, e le più intelligibili » all' oppo/ìco delle diffectofe,
delle dure , & odiofe , ancorché pofsibili , e vere . Di quante carré famofe fino
a quell'hora fofsero fuori vfcite'( e eh ' efsere vna volta folcano la più frequen-
te pratica . e dilettazione de'noftri Artefici , che tanto iftruirfi, e rifucgliarfi fen-
tiuano dalla inucnzionc > e ricchezza di quelle del Durerò , di Luca d' Olanda , e
d'AIcograuio ; dalla erudizione , e giuftezza di quelle cauate da Ratàellc da no-
ftri Marcantonio , Bonafone, da Martin Rota , Marco da Raùennaj Agoflin Ve-
neziano, e fimili: dalla grazia ineffabile, e dal viuacc fpirito di quelle del Par-
migiano, e da lui {kt(so tagl iateall'acqna forte ;ò da Vgo da Carpi in legno con
le due , e le tré ftampe , ò col bollino dal Caraglio ) proucdendo la (uà fala , dal-
le mura anche della quale pendeuano appefì , come per trofei della Comma fua
prouidenzain tutto,ecortefia,i piùfdmofi bafsi rilieui , i piuinfignigtttijlc
più Angolari tefte.i più ricerchi tor/ì che andafsero in volta ; non altro mag-
gior falcidio prendendoli , che in prouederfene d' altronde , e bufcarne de' fin-
golari, e reconditi; come allora, che da Gio. Bologna fuo intrinfeco trafsc-»
quelle due tefte greche, che il buon Statuario ricauate auea, con tanto rifchio,
quanto a ciòfarc era pena la vira , dalla famofifsima Galena del G. Duca , a fer-
uigi del quale era trattenuto a Firenze ; e con impaziente allegrezza poi parte-
cipandole fubito alla fcolarefca turba, contro ilriceuutone anche diuieto: ed
infomma nò tralafciando parte intentata,che vtile e profittcuole fi fofse imma-
ginato efsere a' iuoi diletti fcolari, quali anche le fefte partitamente fecocon-
ducea fuori di qualche porta della Citta , giuocando , come vfauafi allora , alla
piadrella, finche gionti a qualche oHeria» che dei miglior vino auefsegridOf
li reficìafse.
Ma perche ogni dritto hd il fuo rouefcio , e la Virtù , e il valore poche volte
fcompagnato fi vede da qualche vizio , ò diffetto , duo'precifamente furono no-
tati , de' quali parue non andar efente queft" hucmo tanto per altro buono, fin-
cero, e corte fc. Il primo fu l'ira, come pronta in luiadaccenderfi, così faci-
le ad ellinguerfi , e perciò tollerabile . Fu il fecondo l'auarizia, poco compati-
bile per vfarne concinuamente , e fino alla morte. Quanto al primo, lafciò
così traportarfi tallora dalla fmoderata pafiìone d'ella, che diede in ecceflìi gri-
dando per ogni picciolcofaadalta voce, battendo i piedi, anzi battendogli
fcolari, iSi in guifa caluolta, che rompendogli la tefta, faceffc grondar loro il
fanguc , ancorché dopo quel caldo rauucducofene , fé ne pentiffe , piangeffe , ne
I addimandalfe perdono. Cosi allora fu appunto , eh' ebbe a dolerfi tanto d'auef
! così indifcrctamente mortificato quel buon vecchio di Federico Zuccheri,
mentre palpando l'vltima volta per Bologna, e fermatofi qualche poco incafa
de' Signori Cafah, faceadofi moflrare quel gran Virtuofo l'opre tutte dì quefto
Fiammingo,dcl quale tanto era il grido anche in R orna, ne difle ciò che gli par-
ue concedere la Tua fuprema intelligenza , e la pittorica liberta , netta da ogni
Cifpetco i& adulaziOQC ^perche « ò che le male lingue troppo ne alceralTero li
rap-
25^ PATITE SECOf^DA
rapporto, ò che s'incontraflequell'hora, che più dell'altre aueffeaccefa \£2
bile, fattofi far fpalla a duo' de' più brauifuoigicuani, incontratolo, lo sfidò a
chii:derfi ambi entro viia fìanza, e difegnardi memoria e ali 'improuilo dei-
nudo , di an jitomia , di profpettiua , ftorie , fauolc , e ciò che più fi Tolcfle ; ag-
giongendo, altro voleriii per farfi creder grand' huomo, che il malignare col dir
mai d'altri, che gli artificiidi veftir feta , cinger (pada , e condur dietro il pag-
gio ; fcufandofi , e tutto negando il Zucchero, e con dolci parole ricercando-
lo, e pregandolo di riconciliazione, reciproca corifpondenza, e buona ami-
cizia. E ben poi vero che pensò vendicarfene a tempo Federico, e fece più
danno a fé fteflb, che male al nemico ( tanto s'accieca ciafcuno nelle proprie
paffionij donando la fua così debole tauola della B. Caterina , fattagli fare per
il Corpus Domini da'Signon Bentiuogli , e rifiutata , a Padri delle Grazie; e fa-
cendola , eh' è peggio , riporre preffo la così bella dell'Anime Purganti del Fia<
mingo, con quella ifcrizione , che fotto anch' oggi vi fi legge:
FEDERICVS ZVCHERVS
BEAT^ CATHERINi£ PINXIT, ET
INVIDA LINGVA TVLIT •
OCVLIS NON FICTIS HOC OPVS MVNERE DEDIT
ET DONO GRATIARVM TEMPLO DICAVIT
- IN GRAHAM R. P. M. HiERONYxMI HONOFRII ROMANI
PRIORIS
V ANNO SALVTIS i6oS. £T AVCTORIS .€TAT. 69.
Quanto ai fecondo, chi puònonauuertire,e chi diflìmulare quella Sordidezza»
chenon fapeu a almeno così nafcondere, che fuori non trafparifTe negli abiti
fleffi, chele ccpriuanonon folodi robbabadajC vantaggiofa.màlogri, e rap-
pezzati; quelle così vecchie, e rattoppate fcarpe , quelle latcuche così lor-
de, e fozze? Quella mfaziabilità.che lo rodeua fempre di nuoui guadagnifqueir
indifcrete riprefaglie su poucri giouani di qualche copia , ò prima operetta da
effi loro tentata , al quale auido intento più tofto , che a profirto de' medefimi,
troppo rigorofamence aggiongono poi, diretta fofle la follecitudine , con che»
procurauai loro progreiii , affrettando tanto, e premendo che valentuomini
riufcilTero? Così appunto fuccefle col Pveni, coli" Albani, è~con altri, a" quali
facendo ridurre le fue tauole grandi in piccioli rami ; ad altri colorirne col fuo
dileguo , acciò in tal guifa , diccua , s'auuezzaflero a far animo , ad arrifchiarfìi
a fuegliarfi, ritocchi poi chegliauefle, efitauaperdifuamano, vendendone-»
quantità incredibile a Mercatanti , che tenendone ccmmiflìoni di Fiandra, ous
ftranamente rifuonauail fuo nome , coli mandauanli , guadagiiandoui , e talora
raddoppiandoui fopralo fpefo. Quindi è che non tutte le diuote tauoline.i
rametti, e le mezze figure,di tante e tante che veggoniìjfue fono,ancorche per
tali tutto dì fpacciate , e credute ; come ben' anche è poi vero, che riconofconli
alle volte migliori , per contenere vnpiù bel carattere, come auuiene in quelle
inafsime dcili iudetti Albani , ^ Guido , che moictano più nfoiuzioae ipiù fape-
te.
re, più faciliti. Tutto ciò che qui fcriuo, e che cammina per le bocche d'ogni
Pittore, mi fu più volte anche detto e ratificato da Vincenzo Spifani , vno de'
piùmode(ti,coftanti,& vbbidicnti giouani, che da lui andaflero ad appren-
der l'Arre , li quale , dopo fatto affai buono, onde folo bozzaua tutci quafi i fuoi
quadri, & altri da fé faceua, fi fcordò fece' anni nella fualtanza, patteggiato
fcmpre di fpcranze e ài promeffe , che mai ebbero effetto , e che finalmente Io
necefsitarono da lui partirfi ; che altrimenti l' aurebbe feguito fino alla morte.
Lofupplicò più voltea rinonziarglj que'lauoripiu triti, e dozzinali, che non
era fuo decoro per fé prendeflfe ; che mfinc que' quadretti almeno, che da fc
cacciandofi di cefla, e ftudiando fcarabocchiaua , per fé non togliefiejm»
non auendone mai che cattiue rifpofie , eflcre egli vn temerario , e goffo in-
(ìeme , voler far da Maeflro prima d'cffcr tale , fu forzato aderire finalmente al
replicarogii più volte confìglio d'vntal Biccaro Macellaro , che bene fpeflb ca-
pitando da Dionifio ( fotto la difciplina del quale auea pofto vn figliuolo , che
qualche poco dipinfe poi , md non in modo di gran riflessione degno , e ài fil-
ma) non folo fu contento di comprar qualcuna di quell'opre, che Vincenzo,
fenza faputa del Maeilro e d'afcofo inuentauafi; ma crouaragli flanza fulla_,
piazzuola di S.Lorenzo a Porta Stieri, volle che ad ogni modo da quelle mifc-
rie vfcifle ,la propria viltà fcuoteffe, e quelMaeftro, che giàdiuenutoera,fi
dimoftraffe. È ben poi vero, che raumfìo, ma tardi, il Fiammingo, andandolo
a ritrouare , e piangendo più volte, gli ne chiedefse perdono,e la fua fticichezza
fempre accufafse , non ad altro fine però , che di dargli poi tutto m vna fol vol-
ta, per ifgrauio anche di fua cofcienza, e dell'anima fua, promettendogli di
lui raccordarfi nella fua morte , e nel fuo teflamento , già che non auea figliuo-
li, e lui in tal grado cenea ,e per tale fuifceratamente amaua , che poi non efe-
guì,ò nonpuoteefeguire , vietandolo forfè Ja moglie, chefattafilafciar eredcj
vniuerfale , tenne ogn vno indietro nell' vlrima infermiti del Manto , e partico-
larmente Vincenzo , che fupplicaua potere almeno baciar le mani per l'vltima
volta al fuo caro Maeflro; così per lo più auucnendo , che quando non fi fi alloc
che fi può, non fi può far poi quando fi vorrebbe.
Mi non Io perdiamo così prelto quefl" huomo degno di viuer fempre, e per-
fiftendopuranche inqueùa fua tenacità altrettanto deplorabile, quanto com-
mendabile la fchietta, & aperta liberalità del fuo comunicato a tutti fapere , ag-
giongiamo anche com'egli quello diff.cto auefle a generargli, prima del tempo
che morir douea, la morte; voglio dire la fleffa accaduta al mifero Polidoro»
all'infelice Domenico Veneziano, d'efifervccifo, affafEnato, fcannato, e in-
fomma impedito da vn fine violento ed efecrabile, finirei fuoi giorni natural-
mente in vn letto . Così certo appare da ciò, che qualch* anno prima di morir
gli fucceffe ; e fu che vna tal mattina fui leuar del Sole , entrato in carrozza ben
chinfa ed incognito il Cardinale Giuftiniani , Legato allora di Bologna , e par-
ziale della Virtù, e della dabbenagine di queft' huomo, fi portò a cafafua, e fat-
to con gran ftrepico e ftetca buffare , e con non minor difficoltà aprir la por-
Kk ta;
258 PATITE SECONDA
ta» balzato dentro, & incontratolo fcefo a mezza fcala, che quafiaffatto fp©-
gliato gli veniua incontro , lo fece con gran fatica rifalire , e feguir/ì in certa_»
ftaiiza di Copra , allegando egli, la Camilla edere anche in letto , e tutto fofTopra.
Quiui con eflo lui rinferatofi , lo cominciò ad interrogare oue tenefle li dena-
ti I che douelTeben predo a lui confignarli > non ad altro effetto da lui portatoli,
né ad altro fine . Sofpefo il Fiammingo , ed atterrito , cominciò con voce tre-
mante a negar d'aucrnefommaconfiderabile, e appena quanto baflaffe 3lla_,
fpefa di duo'mefi per la Cafa; mi ftrettofegli addofio il Legato, e vokatofì ver-
fo il lettOj gli comandò ne douelTe tirar fuori il Cofano , che ini fotco fìaua afco-
fo, cacciandone fuorc le tredici mila lire> che tutte in monete trabboccanti
d'oro, chiufe in quello teneaj fpecifìcandogline poco meno che tutta la quan-
titi , e qualici d'elle , ad effetto però folo di trouarfi poi vn' inueffitura valida , e
fìcura, ò di deporfì in tanto fu'J Monte di Pietà.Ringraziaffe in tanto il Signore,
che gli folle ita bene , e n'aueffe fcampatala vita , perche la tal notte , che tro-
uarfi folo in Cafa douea , rimafte la Moglie , e la feruente fuori ad vn Calino S
dormire, per la tal fìnellra, eh 'aueua la ferrata di legno ,doucua entrar gente,
che Itrozzatolo nel letto, ò fegataglila gola , douea torgli quel denaro. A sì
f unerto auuifo qual reftaffe Dionifìo s'immagini ciafcuno : di tanca forza fu l'ap-
prenfìone ,che ifuenutca pie cadette del Cardinale, che aperto l'vfcio pez-
chiamar foccorfo , vidde entrar coraggiofa , quanto più negletta e fcom porta,
più finceramente bella la Camilla, che vfcita prima dal letto, e fuggita nellcj
contigue ftanze, s'era poi raffazzonata, e racconcia alla peggio. Datafi con
grand' animo, & intrepidezza a foccorrereil caduco Conforte , non sì toflofi
fùriauuco,cheimperiofa efeuera voltatali a fgridarlo anch' effa, e di tutto in-
formata anmprouerarlo, e correggerlo, comandauagh fare quanto per fuo
bene efortaua i 1 Sig. Cardinale, ringraziando in fine Sua Signoria Illultriilìma di
tanta premura , e carità ; md non feguendone poi altro buon' effetto , fuor che
l'aiTicurarfì il denaro fnl Sagro Monte, e che fors'anche non curofli ella s'inue-
ftifle, per poter poi a fuo tempo.porui fopra le mani , morto che foffe il marito,
come feguìpoc' anni dopo; fatta/i, come toccai fopra, lafciar'vniuerfal ere-
de , con pochi legati per l'anima , e con minor dimollrazione di amore e cariti
verfo ifuoi eredi, non però neceffarii, sì che di rigore cofa alcuna pretender
potcffero, nella forma che fìegue , e che coffa per la minuta originale del fuo
teftamento fra l'altre mie notizie trouato, fenzapiù potermi raccordare chi
me ne fauorì , come non mi fi fcordara mai il fauore , conferuando a fìa chi fi
vuole eterne le mie obbligazioni. InClmfìi&c. yimen, Cum omnium mortalium
&c. DifcrettiS, & prudens D.Dionyfius quon.alteìius D.Dionysij Caluart ^Muerpienfis
fìBor, Cr diuturnus Bononitehabuator , nunc Capella S.TiJarixde MafcarellafanHS &c.
& corpore nolens &c. ittm prò anima (uà reliquit ditix eius Tarochia S, THaru de 7^1 a-
jcarella vnaru tortiam cer£ albxponderis hbrarum trium proilluminatione SS. Corporis
Chriflt dum celcbrabH»tur 7W;/j<t . Item eodcm Iure legati reliquit bufpitali paiipcrum
pHeromm S. Maria Ma^dakiix Jub d. Candii S> Mam ds IHaJcardla commorantium
DIONISIO CALFART, 25^
foli J OS quìdugmtahoìu Item eodem iure legati mandauit fìatim ftquuta eius morte
ctkhran mfiasS. Gregory in Cap.ipfius teftaloris in/uffiragiutn animx Jtt*,& per infra-
fcriptamhxredem fatisfìeri de competenti mercede , fett eleemofiva Captllano d.eius
Tarochiie . Item iure legati reliquit DD. Fratribus S. Tiìarix de TUafcarella librai -pi-
tyjnti bonon.cum onere celcbrandi duo affitta à mortuis prò anima d,D.Teflatoris,vide'
licet vnum fìatim pofì mortem d.D.Tefìatoris cum Ttliffisdcctm , & almdfìmik die fé-
ptima prò eius anima . Item iure legati, ac alias omni meliori modo ,ìure, ria, caufa,
& forma qutbus magis , & melinsvalidius, & effìcatius fieri potuit, & potrfl reltquit
D. lacobo l^anoì eius Nepoti ex D. jinna eius forore confanguihea de ^titucrpta , et
forfan alijsfratrtbus,[cu(ororibusdi£ìi lacobi yanosfolidos quinq; bon.cthocpro cm-
nieo,ettoto,quodd. lacobus ,et alij vt fupranominati petere corifequi , aut praten-
dere pofj'mt in bonis ,eth£reditate d. D.Te^atoris quacumq; ratione , "pel caufa. In
omnibus autcm alijsfuis bonis mobiUbus, & immobtlibus , iurtbus quoq; & adionibus
t.im pnefentibus , quamfuturis , ac alijs ad ipfum Teflatorem tempore eius mortis quo-
modoltbet fpelìantibus , & qua quomodolibet[pe£ìabunt,infìituitt & ore proprio no-
mtnauit , & efje voluit eiushxredem vniuerfalem bonelìam mulierem D. Camillam q,
D. Ioannisde Brinis eius T:>xorcm,qus ad libitum fux ItberA roluntatis poffit de ■pniuer-
fa hcereditate, &• boms hxreditarijs ipfms Teftatoris tam inter viuos ,quam in >Uima
voluntate difponere , printer quam fattore D.,/llberti de Brit.is ,eiufdem D.CamilU
fratris, aut etusfiliorum , & dckendentium , ac haredumt & hoc quia dtxit ipje Te-
fiatar de juo babuiffe in varijs vicibus ,& oc$afìonibus tam ex mutuis pecuniarum eis
fj.8is , alias non reflitut. quam ex mobilibus , c5" apparatibus d. D. CamilU non habi-
tisfciltem integraliter, licei bona fide per eum confeijatis ,ac alias diuerpmode,^ ex
alijs dignis,& rationabilibuscaufis animufuum mcuehiibi*s,omni meliori modo, iure»
■pia, caufa, & forma quibus magis, &melius, et (fjìcatius fieri potuti , €tpoteil,et
hanc et e, cafj'ans etc. rogans etc, u4dum et e.
Ed ecco come varinole cofediqiiefto Mondo , dichefuccede de' noAri ac-
quici» e d;ll' accumulate ricchezze ■)ma(Iìme allora che non abbiamo figli ,
cornea queflo Pictore interuenne, e quei ch'èpeggio,come bene fpeiìo in po-
co tempo fi confuma da gli altri ciò, che da noi con canti (udori, fatuhe, e tra-
uagli fu porto affitme ! perche non sì tofio ebbe ferratogli occhi i'pouero vec-
chio,che volendofi co pili foddisfazicne approfittare dello flato matr nioniale
la fpiritofa Vedoua ,(ì trono anch' ella ingannata dalle fue ptcfìcnrcIuzioni>e
ca(ii^,ara del fuo troppo intereliatOtSttìo,- venendo tutto ciò infelicemente a
perdere,che ficuraméte per fé ritenendo nel celibato, la pctcua far viuere ricca
e contenta. Non sì predo fpofata fi vidde al fecondo marito, gicuane, e digra-
do eccellentiliìmo, percffer Dottore , che fu forzata a piangere fcialaquato il
contante , venduto fuccelfiuamenrc non so che luoghi di Monte, e finalmente
imbrogliate anco lecafe, che due eranoattaccateinfieme, nncotro la Chie-
fa della Mafcarella ,allo fcoperto, primo acquifiodcl Caluarte, perefimeifi
dalle pigioni non folo, ma cauarne anche di molte da gli altri, ritenuto per fuo
folo adoprare il più comodo appai tsmento d'vna di eflc j e due ftanze a baflo.
Kk a Io
'160 PARTE SECONDA
Io fon rigorofo in qiiefte mie narratiue ( ii confcflb) e con troppo forfè di li-
bertà» non meno che ccnfari l'opre, condanno i difetti de dotti Artefici : Mi
ho creduto così richiederfi ad vn fimil genere di fcriuere , ed eflere intrinfeca_.
qualici dell' opre critiche ( quale protelto elTer anche la mia) vna sì fatta licen-
za. Scriuo qui Vite > non ceflo elogi) ; flendo relazioni > non formo panegirici.
Se occultar voleiiì le azioni che meritan biafmo , palefar folo le degne di lode,
qual credito ritrouarci predo i Dotti ? Così de dirfi il male, che il bene , fé la_.
Storia non vuol perdere il fuo più bel pregio , anzi l'vnica fua eflenza , eh' è la
Verità. Tanto m'infegnarono,frà gl'altri Antichi Scrittori di Vite appunto, vn
non punto rifpetteuole Suetonio in que' fuoi primi Cefari ancora» che rcffero il
Mondo je fra Moderni, vn feucro molto G.Nicio Ericreo in que' fuoi primi
Letterati del (uo , e nolìro Secolo. Ho prefo in ciò norma ed efempio dal tan-
to applaudito Anteflgnano di tutti noi altri, e Macftio,il Vafari nelle incere, e
precife Vite di vn \id(iro Amico, d'vnGiatEone,d' vn Andrea del Caftagno»
d'vnTorrigiano ,d vnBactio Bandinelii, d'vn Sodoma; fenza ciò , che andò
toccando in quelle di Bufalmacchio , del Cocignuola , di Filippo Lippi , di Pie-
tro Perugino, di Pietro di Cofìmo, di Mariotto Albertinelii , di Baliian del
Piombo, di Girolamino da Carpi, del Torri, del fuo Gherardi,& in altre, oue
più certo di che faccia io, diede campo franco alla cenfura. Conobbe, quan-
to a ben condire la fua grande Stona , gicuarpocellero que'piccofifali,quegl*
agri mordaci , che di quando in quando, ò pungendo i gufii , ò folleticando gli
appetiti, alloncanaflero da elfi la fazieta; e quanto doucfs'ella con gl'efempii,
quella veraMaefira de' tempi, erudirci, a non meno fuggire i dannati vizijjche
a feguire l'efaltate Virtù. Ma eccolo già Dionifio in corpo; ecco il fuo cadaue-
re nella Chiefa de'Seriiifopra vn'alto feretro efpoflo,fe iióal pianto di chi altro
fine non ebbe, che tutto ereditare il fuo aiierc,commiferato da chi da'fuoi infe-
gnamenti tutto tralTe il ben' effere. Alla funebre pompa della pace e falute.pre-
gata folennemente all'anima fua,accoifero co'loro futfragii i Sacri Miniflri, fu-
rono prefcnti i pietofi amici, & interuenne ogni Pittore, non eiclufone, dicono,
l'ifkfloLodouicOjChe i fuoi ACCADEMICI INCAMINATI, de'qualigià
l'auea egli conrtituito perpetuo Giudice,e Cenfcre,tutti fcco conduflc a quella
Chiefa di funebri grammaglie ammantaca,a!le quali non mancarono anch'efll i
Poeti di appendere Pindarici tributi, de' quali però altro non relia vino , che vn
Sonetto in forma d'Epitafìoperla fua fepo!cui-a>che fi vede ftampato forco il
I (5i I. in va libro di Rime di Cefare Abclii, che ne fu l'Autore, ed è quello ;
In Morte del Sig> Dionigi Fiamingo, Vittore celeberrima*
Lt4 fili famofa man , eh ' il pia famofo
"Pennel trattale in qutslo marmo è chiu/aì
^n^i yirtit diuinamcnte infufa.
In Ingegno ammirando » f glonofo.
^ Dioms/0 calvatìt: %6i
M fepolcro fmeilo > e dolorofo
Ogn almit giaccia fqualida , e confufa ,
Defolata ogni tela , egra ogni Mufa *
Il color fcuLorito , e tenebrofo .
Dionigi è morto , il gran Dionigi , hor quale
L' Mte haurà più con che Natura imite «
^rte popente , e magiflero eguale ?
Che dico morto ? al Ciel le piume ardite
Spiegò , non può morendo ejfer mortale i
eh in r/iill ' opre fue viue ha mìllt vite .
Si come in edere mancienfìpur'anclie per difgraziajin luogo remoto ed ofcuro,
in vn pilàftfo della detta Chiefa de' Serui,quell3 picciola lapide fepolcrale , che
moflo acompaljione.fè dirizzargli il Siy.Fantucci , tanto di quella nobiljifsiia'
Arte parziale , e degli Artetìci , nella fegucate forma :
D. O. M.
DIONYSIO CALVART
CIVl ANTVERPIENSl
PICTORI CELEBERRIMO
CVIVS PR^SFANTIA IN TERRIS
ET PROBITAS VIT^ IN COELO
EVM .flTERNANT
O B I I T DIE XVI
KALEND APRIL
ANNO ^•
M D C X I X
Del/e infinite opre riraarte a'prfuari, lononRò a infaftidire il Lettóre, fi
comsdc'compiciUlmifuoi difec^nj. che nelle più cofpicue raccolte ficonfer-
uano, e che in quella del mio Serenifs. Padrone e Principe, Sig. Card, de' Me-
dici arriuano al numero di trent'otto, auanzi però tutti delli tanti e tanti an-
dati oltre 1 Monti ; memorando folo l'altroue accennato fuo copiofiffimo , c-»
ben difpolto (oggetto delle rapite Sabine > dal franco bollino del Sadeler iata-
gliacoconiottoui:
B^pma nouis flabat km meenibus atq; mirorunt
R^obuie, nec Hirpis fpes erat vlla nona»
Ixlici aiifpicio raptx venere Sabinx
B^omuleum foUAS , perpetuumq; gemi*
Dionifto Calloert, m. I. Sadler Sculp- Tetrm de lode excudìt.
Non memoro fimilmenteque' tanti Difcepolijche dalia fiia fcuora vfcirona,
che fono infiniti, maiiime facend'iode'più principali efpreflamente la vita>elr-
fciidomi impoiubik ildiii ditu!;ci> ed a q,uauco pecciòfoU ce&iDgeadomi, che
Éi-
i6i P A^T E SECOVDA
furono i più fede li , e piti coftanti feguaci di fua maniera , e fra' quali in primo
luogo ripongo il già memorato
VICENZO SPISANO , chiamato comunemente , e corrottamente lo Spi-
fanelli j e il Pifanelli) del quale le già principiai a dire , hora profeguifco in rac-
contar tutto ciò, che da lui non occorreua intenderti , fapendo ben egli> eflerne
io al pari» e più d'effo informato , ed è: che io non anche compiuoi tré luftri,
quando poco lungi da cafa noftra ad abitar venne pouera Donna , che d' altro
non fapeua viuerc , e farfi le fpefe , che ( come dille colui ) de acqun portare , e
^/e'p4««i/it«<ire jaiieua cortei vn'vnica figlia per nome Tarfia>!a più bella gioua»
iKi a mio credere, che formar fapefle Natura; e quel ch'è più, cosi onorata ,e
modefta.che mai fi trouò chi di vederla ,eben rimirarbramafVe, che non fea-
tiik ben preilo cangiarti la curiofità , e la dilettazione in riuerenza , e rifpctco.
Solo il temerario Tarfi,giouane fiero,& ardito.e che nelle paglioni amorofcche
furono finalmente la fuaruina e la morte , sfrenatamente abbandonandofi>
s'auanzò tant' oltre , che difperato far breccia nella tanto inutilmente battuta
coftanza della figliuola , Ci diede alla violenza e a gì' inganni. Staua nell' iltella
cafa va' altra pouera lauandara, che in ogni occorrenna feruendo laTarfia.c
regalandola di quando in quando di fiori , e d'altre bagattelle, che riportar fin-
gea da' luoghi, ou" era ad imbiancar chiamata , s'era tutta cuadagnataia fna_i
confidenza.e raftetto,mà non in modomai,cheafauoredi.irappaflionatogio-
nane, chea forza di denari l'auca corrotta, aucfle potuto introdurre vn fjldo
difcorfo, rompendrglieue ella Tempre il filo la giouane,e flranamcnte fdegnan-
dofene, onde difperaca abbandonato auelTel'imprefa. Si reliòdunq; conque-
fta, e fi concertò, che la feguente fera , che auea ia madre a tornar tardi a cafa,
per douerfi trattenere quakh'hore della notte da non so qual Signora accm-
porre i panni,douelle egli il Taflo afconderfi nella camera di coflei, coperto da
certe fafcine>e mentre a lei calaffelaTarfiapertrattenerfi, finche tornacela
Madre, come in fimile occorrenza fcmpre praticato auea, addorniétandofipoi
per lo più prcflb il foco, vfcendo egh fuorepian piano , con vn pannolino al'a
mano coprendole il volto , e ferrandole la bocca , Ci che vedere , né gridar po-
telle, atterratala per trauetfo, portar fé la douefle fuor della porticella dere-
tana , a tal'edetto dalla donna lafciaca aperta , e ponendola entro vna carrozza
iui pronta, di tutta carriera portarfela via. Volle la buona forte , anzi Iddio
benedetto , pariial d\fcnfore dell' onella , che la fera llef^a in che cadde il vitii-
pcrofo concerto , calando accidentalmente laTarfia per farfi accendere il lu-
me, trouato fuor del confuetochiuioi'vfcio, eientitcui difcorrere fotto voce
vn'huom dentro, poigefse curiofal'orecihio,c tanto che bóiJar le potefse,dell*
indegno trattato fentilsela trama; onde pian piano ritiratafi, rifalitelefcale,
edetto alla Madre ,nonefseruila pigionante, il tuttoaici tacefse,pernon le-
uar remore, e cagionare gridalefinijcon diilurboc fcandalo del vicinato; ru-
minato tra fé la notte, che douefse far il giorno , rifolfefakiarfi iniprcuifamea-
ta ia cafa noIìra> come fegui ; perche lUto cucco il giorno con l'indegna pigio*
naiue
VmCEJiZO S PISANI. 2^3
nàiitè allegramente al folico , non sì torto fonata l' Aue , cominciò ad imbriinirfì
la fera , che toltofi da lei congedo , per a lei ritornare a vn hora di notte, e trac-
teneruifi fin che mamma tomaffe ; raccorciatafi i crini , e sii tiratafi i panni fino
alginocchio,inuoItafiin vn vecchio ferraiuolo> che trono entro rna cada i già
di Tuo Padre>e tiratafi vn cappellaccio che par v'era su gli occhi, pa{lando,e cam-
minando quel poco di ftradajchc inrerponeafi,vedemmo cópanrci d improuifo
auantiquefta bella mafchera della Pudicizia , raccontandoci , con vn cerco ti-
more mirto di tifo e d'allegria i tutti gl'atti di sì felice tragicomedia . In quali
fmanie poi daffe.e in qua; furori quella bertia del TalTo accortofi fugg.ta l'aUata
pudica j non fì può che capire imifurandolo dall' immenfità del fuo impegno.
Voile trucidar la ruffalda, come che di tutto quella aimifando, auefl'e menate
doppie le tauole . Tirandofi i capelli voleua percuoter fé rteflb > voleua , e mi-
nacciaua di trouar la fuggita» di rapirla di doue fi forte, al difpetto decaccia-
nafi, e maligni dirturbatori degli altrui buoni fini, epenfieri; md fattogli in«.
buona forma intendere , ch'egli a fuoi fatti badafle , e per quanto ftimaua la vi-
ta, non ardifle batter più quella ftrada , e cercar della giouane , fcordatafela a
forza , fi riinife alquanto, intraprendendo vn viaggio, e in altro modo fpaflan»
dofela_. .
Hor tornando a Vincenzo, che , come fopra nella vira del fuo Maertro fì diC-
fé , non potendo più refiftere all' infopportabile auidita di erto, fu neceffitato a
ritirarfi , & aprir da fé ftanza , come quello eh' era il più accreditato allieuo del
Fiammingo,cominciò ad auer tanto che fare,che più bramar non potea, quan-
do rifoluto finalmente di prender Donna, che alla Cafa attendefl'c, configlia-
toui altresì dalla Diamante fuaforella, e di non inferiori bellezze della Tarfiaj
quefla appunto fé chiedere per ifpofa, con noftra gran merauiglia ; perche fa-
pendo molto bene , come fé gli fé dire anco e nfpondere , elkr ella vna pene-
rà giouane , che altra dote dar non potea , che quella triplicata che non fi fpen-
de, ancorché fiala maggiore, cioè: bellezza, bonti, ed economia, fé repli-
care, efler già di turto informato, né altro pretendere e chiedere che laputtajfe
forte ben anche rtata nuda e mendica , trouandofi a cesi fare obbligato , per fo-
Icnne voto fattone a Dio, ogni volta che l'anno antecedente, che fu il memo-
rabile del ló^o. l'aueffepreferuatoS. D. Maeftidalcontaggio; il perche otte-
nutala grazia , non voleua , come fuol dirfi, gabbare il Santo. Seguì dunq; il
Matrimonio con foddisfazione della Cognata , che alla fpofa nouella pofe tale
affetto , che tanto mai feppe portarne allo rterto fpofo , che dopo qualche tem-
po prefe anch'effa . Così ville gran tempo felicemente Vincenzo , aiutato poi
fcmpre dal Cielo , che pareua nella fua ftanza diluuiaffe i lauori ; ond' ebbe tal
volta meco non meno a pregiarfene , che a dolerfene , per non poter ei folo a
tanti refiftere , e però neceflìtato, mi foggioageua, a tirar giù di maniera, e non
poter far fuo douere a* quadri , non volendo per altro fcolari per cafa, coin*
huom folitario più torto , me folo alle volte pregando ad andarlo a vedere , co-
^c talora non potei non compiacerlo j fcherzando poi (empre al mio arriuo
con
2^4 PART E SECOJ^tDA
con le belle Cognate, con dire,mancarui fra eflc loro Venere fuggita dal nuoiio
cimenco di maggior beltà , con quefte due Dee nouelle ; che con vn pomo folo
era impoffibilepotefle Paride decider la lite , quand'effe a coppia più belli né
chiudeano in feno , e fimili facezie > che m'accorgeuo non ifpiacer loro in tutto
ancorché il contrario fiogedero . Memoraua poi la Sig. Tarlìa le cofe paflate , e
riandandone con fommo diletto ogni accidente alla prefenza deImarico,che
né godeua , a lui anche nuolta folca palefare , com' io (olo , cosi anche pucello
com'ero, fofsi a lei ftato maefìrc, da lei pregato ( con occafione d'clTer ella ff m-
pre in cafa nortra ) ad infegnarle di leggere , ed ottenutone con tanto fuo pro-
fitto l'onore ; ed io rifpondeiidole , anzi la grazia eller fiata la mia in feruirla_^t
con poco mio merito però , più veloce, ed ingegnofa ella ad apprendere , th' io
buono , e paziente adinfinuarle ; aggiongendo con giulla verità , come col folo
poi benefìzio d'vno de' miei efemplari predatole , in pochi giorni , e da fé fola
apprenjdelTe lo fcriuerc in tal modo , che io fteflb, che tré anni vi aueuo di fcuo-
la , a lei ad inuidiar doueflì vn così franco , e ben formato carattere . Prego d'
efTer compatito ; fé con quefte mie narratiue , che Ci dilongaao forfè dal princi*
pai fogsetto , io troppo qui mi trattengo , aikttatoui dalla dolce rimembranza
di que f>.lici giorni , che allor non conobbi , e per ciò parendomi di nngioueni-
re m raccordarmi ifucceflì di quaranta anni fono. Sarò altre tanto breue e
fuccinto nel racconto dell' opre da quello Virtaofo dipinte, che tante fono,
che non hanno, quafìdiflì, numero ; perche fé cominciamo ad entrar nelle-»
Chiefe , cerne in S.Domenico , vediamo fotto la famofa cauola dell'Adorazion
de'Magi ,dcl Ceci nel Coro , incaflrato nel bafamento , il miracolo di quel San-
to in figure picciole, cioè quando inuifibili gli Angeli fomminiflrarono ab-
bondantemente il pane, che a tanti fuoi Compagni mancaua ; ed in altra Cap-
pella la caduta di S.Paolo per i Conuerfi : Se in S.Maria Maggiore , il tranfìto di
S.Giofeppe , & vn'altro nella Chiefa de'Poueri con li quindici millerii del Rofa-
rio attorno: Se nella Chiefa delle Suore Capuctine, le due tauole, entrouiin
vna Chrillo CrocefìlTo , con cinque Santi , e nell' altra la B. Verg. con altri cin-
que ; Se in S. Francefco , il Chrillo Battezzato di maniera pur vn pò grande ,e
veduto dal naturale «contro il fuo folito,& vn'altro affai più minuto in S.Gio.
in Monte , nella Sagreff ia del quale fi vedono nell'Altare il miracolo di S. Patri-
zio, elateralmentc sui muri, e fopra gii armarli di bella noce, mezze figure*
rapprefcntanti Santi Papi , e Cardinali tenuti di quella Religione. Se poi vfcen»
do fuori della Citta ,falendo il Monte» giunger volellìmo all'Eremo nuouo,ve-
dre Aimo l'Angelo CullodeinqucllaSagrefl;ia,e fé più toflo al piano, fino alla
Chiefa d'Anzuola,la B.V. ledente in trono col figlio,a'piè del quale S.Giouan-
nino ,S.Dotnenico .S.Alefandro jS.Francefco, e S.Lodouico Rèdi Francia,che
fono appunto i nomi di tutti que' figli, eh' ebbe la Sig.Contefla Orfì,chela_.
Cappella da lei ftcfla fabbricata ornò del detto anche quadro, di cosi buona
compofizione, quant' è piombicelo al fuo folito il colorito : Si come tale è quel-
lo delli Santi Carlo, e Filippo Neti, che nella ftefl'a Chiefa al fuo Altare fé por-
re
re il giJSig. Fabrizio Maria Gargioui di quelli diuocifsitno ♦ Se in quella detta
della 8. V. del Gaudio nel Calvello di S.Gio.in Perlìceco, la iltoriaca con molto
garbo ( fecondo quel fuo modo manierofo di fare, in ciò troppo religiofo of-
feruatore del fuo Maeltro ) Natmiti di S. Gio.Battilla ; & in quella della Comu-
nità di Corticellaquelh Madonna del Rofario, e Santi , e quell'altra, chcferue
difaracinefcaper coprirne vn altra. Non paffo il Contado, né m' ailontano
tanto , che voglia cercar' e faperc ciò, che di lui C\ troui nelle vicine Città , co-
me in Ferrara entro laChiefadel Giesu : In Imola, in Modana infomma,in
Reggio, & altroue , quando mi reco fino a noia le tante sì vicine , come fonj
quelle , di che vediam piene le HOllre Cafe priuate , in picciolo particolarmen •
te , oue ^\ portò alTai meglio , come a tutti que' fuccede , che fan di maniera,
maiPme allora , che v'introdufle il paefe, e la frafca, che battè molto bene, a fe-
gno, che fono queite in qualche ftima, non ifdegnando gli Oltramontani an-
darne in craccia,e gli fteflì anche Francefi , a fufficiente prezzo taluolca leuarle.
Fu il Pilanelli fiinile al Caluarte in molte cofe j forelliero anch' ei d' origine»
come che oriondo da Orta , (tato di Milano , ouj mortigli i parenti più a lui,
che ad ogn altro prolBmi , de'quali perciò eder doueua erede , non s arnfchiò
trasferire all'adizione e poflello-de'beni deuolucigli , per timor d'infìdie alla vi-
ta rindefcflo, come quegli, nel lauoro: ortinato pur egli nel a fua troppo ma-
nierosa, ma non così fondata maniera ; di che poi morder foleanlo i figliuoli,
che da lui imparato il difegno, alla fcuola del Canuti , che più dogn' altro par-
ile loro ferace, e nato vero Pittore, paffarono. Così come l'altro, non con*
uerleuole, e lontano da gli altri Pittori : così da fé folo e ritirato anzi più anco-
ra , non volendo gii egli fcolari per cafa , né infej^nare ad alcuno , a fuoi fatti
folo attendendo, anzi al folo dipingere; lafciando fimilmente il maneggio di
tutta la Cafa , e d'ogni affare alla fperimentata conforte : così pacifico poi e
flemmatrico , che parue non conofccilé collera : così buono,per non dir inetto,
che nulla valfe , ò valer non volle , mai fapendo , ò volendo né pur porre infiem
tanto, che formairpotefle la dote ad vna fua figlia, che per maritare bifognò
{occorrere con la canti delle feicento lire Torfanine, non che mai giongelTa
ad inueftire qualche denaro , a fare qualche acquifto; imperocché le bene trop-
po amoreuole, per non dir pulìlanime, non fapea farfi pagare a rigore, come
gli altri ,aueua ben perciò tanti lauori fempre, e così jirefto fé ne fpicciaua_»
con quel fuo modo di fantafia, e sbriga tiuo,che doueua auuanzarmolto.S auui-
lì poi totalmente, e reltò atterrito allora, che fi vidde.quando men s'el penfaua,
& in cosìfrefca età, mancare l'adorata moglie ; onde aggionta alla malenco-
nia naturale quefta accidentale ancora , ma i più parue quel deffo di prima ; non
trouandopiù cofa che confolarlopoteffe , fuorché la cara rimembranza di ef-
fa.nel lafciatogli pegno di duo' garbati figli; maflìme che fibene poi incaminati
li vidde nell'Arce, particolarmente il maggiore , che oltre il cominciare a dipin-
gere , modelleggidua già cosi bene, e faceua figure di tutto niieuo , che per elle
poccua oraiai dirfi Maeitro.
L 1 . GIV-
166 PATITE SECONDA
GIVLIO MARIA craiiruonomej&eraperfarfivngrand'huomofevmeàj
ma tornato di Roma , oue « ad inftigazione anche del Padre , era ito col Roflb
Scukore, per vedere le cofe di Michelangelo! e di Rafaelie, ch'ebbe ardirca
dir poi Tempre , non piacergli come i Carracci,ftettc poco a morire ; con quan-
to dolore del Genitore » con alcretanta coilanza in fopportar quefto fecondo
colpo.
IPPOLITO nominoflllil minore, che come foprauiflfe al Padre , che in età
di 67. anni del 1662. fu ( per così dir ) bene, fi leualTe da quefto ingrato Mon-
do , per non prouar il colmo dell' vlcime fue miferie , nell' infeliciflìma morte,
che poi di queftì fucceffe ; così ftec:e poc'anni a feguirlo al fepolcro ; impercio-
cheincapricciatofi d'vnaSeruente, che ftauain vn partimento fotco all'altro»
da lui condotco nella fteflfa Cafa ; volendo vna volta fulla mezza notte ( come»
fofp.ttafi foile altre volte accaduto ) calar da efsa , raccomandato vn canape
pien di groppi avn grofso ,e faido legno del granaio, e quello impugnato per
Scendere a poco a poco , fin che gionto fu'l balcone di efsa , fofse balzato den-
tro ,- lafciatafijòrottafiche fi fofse la fune , così ftranamente a caporouefcio
piombò nel cortile , che fpaccatafi la tefta , fu trouato la mattina morto entro
vn lago di faiigue , ccl ceruello fparfo fulla felciara ; mormorandofi , che pollo
il pie l'alia fiaeftra , fofse da vindicatrice mano con inafpettato vrto cacciato
abbafso , e in tal gmfa atterrato . Comunque fiafi finì quefla Cafa con l'impro»
iiifa morte del poasro figlio , e Dio si come , maflìme che i fuoi collumi zistt
potcnano pili regolati e corretti, ficendoficonofcerepocodeuoto, efenza
rimorfo tallora dell'aucr offefo il Signore , che però mai dourebbe vn mondano
ancora, e dedico al fecolo, fcordarfi di Dio , ne ifuoi doni adoperare, come molte^
"poljefifì, in vituperio del Tilondo, ^ in coje abomineuoli del tutto ; come difse il Va-
fari nella vita dei noftro Marcantonio ; feruendofi per auuentura collui in male
dique' fouranì talenti, che iu lui furono ammirabili fuori anche delle cofe di
Pittura , e di quelle poch' opre , che dipinte , e difegnate (i vedono con tanta
bella difpouzione , e brauura, che ben ellremo danno fu dell'Arce che mancaC-
fé in t3lgmfa,e sì prefto. E il fecondo allieuo di Dionifio,del quale per non auec"
a cornar a dire , né faccio qui quella menzione, che so , e pofso, vn
GABRIELLE FERRANTlNI,decto comunemente Gabrielle da gli Occhia-^
li, per riparar egli alla fua corta villa con elfi, come anco facea nell'vltimoil
fuo Maeftro , il quale però in quella guifa che Guido, anche ragazzo, con quelli
al nafo il ritralse jl'abbiam noi prepoilo, come fi vede, alla fua vita ; cauandolo
appunto dallo ftefso originale , di c'uz corcefemente mi ha fauorito il Sig. Bian-
co Negri , che fra la fua copiofiffima raccolta di difegni queft' anche conferua.
Se nafcefse in Bologna, e fofse di origine Bolognefe, non m' afficuro a dirlo,
come ben so fuo Padre , che fu brano foldato, efserfi quafi fempre trattenuto
fuore,a!feruÌ2iodiqnello e di quell'altro Principe, fin che ritornato a Cafa vi
filli la fua vita in eci di cento fei anni ; vecchione alto di ftacura , bello , ben fat-
to , e venerando . Dipinfe quefto Gabrielle più a fl'elco 1 che a olio , t fu la (uà
ma-
GA'B?., FEntA^rmi e rEtmi '26j
maniera molto vaga e graziofa > più colorita, e moderna di quella del fuo Mae-
ftro , come fi vede nella B. V.Coroiiata nella volta del Veftibolo . a mezzo Ic_»
fcaledel Conuento de'Seruijficomeamezzo il dormitorio a baflb,in vn fourar-
co la Nafcita della rtefla : nel Dormitorio di foprajalla ftefla diritcurajla Depofi-
zioiie di Chrillo dalla Croce , che furono fue prime cofe i e nel primo indaulho
/opra la porta > che conduce a detto Dormitorio la graziofa Nonziata : I quat-
tro EuangelilH entro i quattro tondi del volto , che difende dall' acqua > e dal
Sole la porta Maggiore di S.Domenico, con quella tanto tenera, e graziola B.
V. del Rofario in mezzo alli Santi Caterina Senefe , e Domenico, al quale riuol-
ta porge il Rofario: Tutte le ftorie così ben difegnate , e foauemente colorite
nell Oratorio di S.Maria della Cariti, Scaltre . Non è però che taluolta non co-
lorifce anche a olio, e fé qui parimente nelle prim'e fue fatture fi moftrò debole,
come nella tauola dell'Aitar maggiore di S.Biaggio,nel S. Francefco di Paola in
S. Benedetto; fi portò mediocrt; mente bene poi nella tauola delli SS.Giacomo,
e Filippo in S.Giorgio , e che più anche bella apparirebbe , fé dalle contigue de'
Carracci non fo(fe così fieramente battuta ; e beniflìmo finalmente nel S.Giro-
lamo nell'Altar de' Ghelli in S. Mattia, che r:firte brauamenre al paragone di
tant'altre tauole, che iui fono di mano di moki valentuomini. Fu Maclko co-
ftui de'
FELLINI, così braui poi in materia d'armi e di fcuden'a , della quale folo
douean contcntarfi,maffime in qualche rtima preflo l'Arte ; efl'endo (lati più
volte Eftimatori deìauori, Sindici ^e Malfari ; & auendofi co'guadagni porto af-
fìeme, fé non altro, la cafa con sì bell'orco, muratafidi nuouo nel Borgo di S.
Pietro. Furono eflì duo fratelli , e figli di Gio. Bartiita, pur Pittore a guazzo , e
d'armi, ma di poca leuata. Non pafsò MARCO ANTONIO, ch'era il minore
gli ornati, e i colleggi, ma GiVLIO CESARE, ch'era il maggiore s'arnfchiò
alle figure, e dipinfe l'andate , e i fregi della fa'a della Refidenza de'Sarcori , co*
fatti della vita di S.Homobuono : La Camera prima oue ài audienza l'Eminen-
tifs. Principe Card.Arciuefcouo, di commiilsone dell' Eminentifs.Card. Colon-
na : Vna Cappella nc'Serui auanci fi arriui alla Sagreftia :. La fala Difcgni dipinta
fino in terra , e fimili , che meglio parmi tacere ; ed in pubblico la Madonna di
Loreto a frefco , con li SS. Antonio dal fuoco , e S. Lorenzo , oue diede alle figu-
re la propria fifonomia, nel recinto del muro di S. Procolo, paffato leCafede*
Signori Ruini ; fuperato perciò tanto , ancorché fuo Scolare , da
MATTEO BORBONE, che vino ancora , non mi permette il liberamente
dire ciò che dourei , della fua boati particolarmente, deIJa virtù , deJ merito , e
de'coftumi, come altresì ricercherebbe la mia gratitudine, per i riceuuti fauo-
ri, in comunicarmi egli con tanta cortefia i Libri antichi, li Statuti, le Matrico-
le, & altre Scritture della Compagnia, che in fue mani folo ella fidaci e ralTegna,
quando non più rollo il fuo zelo fia , che fedelmente conferui , e mantcnga_, ;
dando libero adito entro la propria Cafa alle radunanze di erta , e perciò degno
rcndendofi d'eterni encomii,e d'ogni lode, noumeno che perla virtù < per
Lia l'sf-
258 PATITE SECONDA
J'affetto , e l'amor grande verfo la Profeflìone &c. Infegnò anche il Ferrantini ì!
frelco ali'iftefìTo grati Guido Reni, chefipregiauada luifoloauereapprefoil
ben maneggiarlo , lì come vantauafi egli da Guido auer imparato vna cerra re-
gola di dar alle tefte vna bella idea; cosivno talora l'alerò (oftenta, e cambiali
vircù per virtù , come anche auuenne a Rafaelle , che perche infecchito dal Pe-
rugino Maeftro , non auea vn bel tingere , né fapea dare vn certo grande , ton-
do , e rileuato alle figure , fece tutte quelle parti infegnarfi in Firenze da F. Bjr-
tolomeo di S.Marco,imparando egli in contraccambio al Fratesche poco ne fa-
pea , di profpettiua , cambiandoli in tal guila l'vn l'altro gl'infegnamenti . Ebbe
Gabrielle vn fratello per nome
IPPOLITO, del quale altro io non so dire, fs non che Io trouo fcritto fri gli
altri nel Ruotolo de gli Accademici Incaminati , e fcolari Carracefchi : di lui lì
fa menzione dal Mafini, regiftiando non altro di Tua mano , che r.ella Chic/a del-
le Monache di S.THattia , U tamia dell' Altare de' Maluaf:a, con S, Michele > &■ in alto
la SS. Trinità, e la B.f^. e piùfalTene ancora nel funerale d'Agoftino Carracci,
mentre in quello fi memora la Cerere querelantefi con Gioue del danno > che
per tal morte veniua a fentirne il Mon io, chiamata in fine: Titura bella, e riguar-
deuole, cioè degna dell' jìnttor fuo ; e d'Annibale dubito non voglia dire , dei qua-
le è il difegno , che preflo di noi C\ conferua , fi come vn' altro da queRo ncaua-
to > originale anch'elfo, e più terminato, che viddi gii preflo la raccolta del vir-
tuofiflìmo Sig. Bellori . Chi poi folfe vn'
ORATIO FERRANTINI, e fedi qneflafteffa famiglia, non mi fapreidire;
ritrouandolo folo enunziato fra'Pitcori , che pagauano l'vbbidienza all' Arce del
i(Joo.& iui detto Fiocv'ntino i5cc. E il terzo fuoallieuo,cheprefiperhora a rem-
memorare , vn
PIER MARIA DA CREVALCORE, brano non meno con la fpadainJ
mano, che col pennello, che però fu vno de" duo', che furono fpalla al JMae-
ftro , quando incontrato il Zucchero , come Ci dille , gli iicc cosi acre pallata.
Nella Madonna di Miramonre dipinfe la cappella Fafanini, cioè la tauola a olio»
cntroui Chrillo in Croce, S, Michele, e S, Procolo, e da'lati, a frefco,!i Santi Pie-
tro , e Paolo così fieri , e rifemiti , che ben die a diuedere , auere anch' ei veduto
i Carracci , e compiacciutofeae . Fu fuo compagno» e fimilmeute di Dionigi
ailieuo
GIO. SCHIN ARDO , che dipinfe molte cofe, ma così cattiue , che non me-
ritano d'effcr rammemorate . Reda finalmente il quarto
GIO. BATTISTA BERTVSIO , del quale poi non tornerò a dir alerone , e
che pafsò ben anch'egli , come Guido, i! Dominichino, l'Albani , e gli altri, foc-
to 1 Carracci, ma poco vi ftette, e con poco profitto, ritenendo femprc vna
certa maniera troppo delicata, per non dir debole, e pretendendo poi , e diuul*
gando ch'ella folfe conforme a quella di Guido j anzi morto quello grand' huo-
mo, vantandoli e iVern'egli l'vnico erede. Ella fu tutcauia gradita, e perdic allet-
tando con quell'apparente vaghezza jfaceacredcrfi quello che non era a gì" in-
dot-
GIO, ^BATTISTA 'BEZTFSIO, ^69
dotti ) e perche operando a baflo prezzo j correan le genti a ciò , che ftimaua-
no lor gran vancaggio . Veggonfi dunque molti fuoi quadri in pubblico, de'qua-
\ì i migliori fono i laterali alla Cappella Belui/ìa in S. Paolo > oue hi Lodovico
Carracci l'ancona principale col fuo bel Paradifo: V'è vnatauolina di S. An-
tonio Abbate, con la Madonna , & altri Santi in vna Cappella in S. Gio. in Mon-
te ; In S.Stefano la S.Giuliana alla Cappella ,de' Signori Banci : In S. Domenico
lagrantauoladelDotrore Angelico alla Cappella dello ftefio Santo, ch'ebbe
poi la forte di non cedere il luogo a quella di Gio. Francefco Barbieri, riporta
nella Sagrertia , e facta per darle appunto il cambio , che non forti poi , non so
per qual cagione: Il Tranficodi S.Giofeppe alla Cappella Volta, e le figurine
nel dorato pergamo. In Campagna, e ne Villaggi infinità ,• come nella Cap-
pella de'Signori Landini al lor cafiiio fuori di porta Saragozza , li Santi Tiburzio,
e Vakriano coronati dall' Angelo : Molti louraufci entro le Cafepriuate,fri
quali duo' belli preflb il Sig. Marchefe Cofpi , ma troppo battuti dalle rare cofe
di (uà compita Galeria , e tré anche più belli preflb i Signori Ratta, che molto
però perdono anch'elfi in faccia a tant'akrc fuperbe pitture, da que'Signori pol^
fé duro .
Ebbe due parti degne , che furono,l'e(Ter'huom da bene , e perciò frequenta-
re le Cógregazioniinelle quali anche fennoneggiaua inmodo,che (ìpoteua vdi-
re,prouifto d'vna certa eloquenza naturale, ch'il refe anche degno di recitare
l'orazione funebre per Agortino Carracci , comporta dal Faberio, nel funerale
di quel grand'huomo , dopo auere anch' ei co'gli altri oprato di fua mano in_i
quella Colonna vno di que'quadretti , iui molto lodato ; e'I fapere dare i prin-
cipii del difegno, e del dipingere con non minore pazienza, e facilita di Dio-
nifiogià fuo Maeftro, onde tutti li Caualieri di que'tempi furono fuoi fcolari ; il
Sig.Canonico Pini,i cui fublimirC fpiritofi talenti s'auualorano colla notizia del
richieflo difegno , e che per fuo trattenimento taluolta dipinfe il Sig. Co. Anni-
bale Ranuzzijche fé lo Itcflb,edi mano del quale particolarnunte ved'^-fi nella
belliliimaGaleria del Sig.Marchefe Cofpi, fuo Saocero, il proprio ritrattino, Se
VII paefetto ; fenza tant' altri di bada mano, e che non mi Ibiiuengono, fé non è
queir vno, che minia si bene,PierFrancefcoTofi, e che infegnata anche meglio
quell'Arte ad vn fuo picciolo figlio , per nome Giacomo Maria, d' anni 1 2. pre-
fentò al Sereniffimo Gran Duca oggi Regnante (gii che Gran Principe ancora
nel ritorno dal fuo fimofo viaggio,e paflaggio per Bologna,erafi degnato com-
piacerfi tanto de gli originali )que'cosi differenti , e bizzarriabiti maeftofi,chc
polli indollo a deformi facchini, rappref;nca ciafcun di elfi il Malfarò di quell'
Arte, alla quale con tanca fodezza, e fallo nelle Proceffioni precede, fegucndo
il Gonfalone, che ordinncamente Io guidi ; e perciò facendo anch' ei prece-
dere il Putto al curiofo libro di que'caricati perfonaggi , sì ben miniaci di fua
mano, in luogo d'ifcrizioiie, ò titolo eh; fiafì, quello addattato alla materia
giocofo Sonetto , che non gli fepp' io gii negare :
Del
D
S70 PARTE SECO^OA
I E/ THaJfaio «T ogn' jirte ecco il ritratto %
Qual comparir dourebbe in Tviaefirato j
TUà perche non è il vero , è Contraffatto 1
Terch' è vn Tacchin veflito , è Caricato .
Se qui non flà di riHerenT^a in atto ,
SenT^ B^egole à Foi da Me Donato t
Scujar fi de, che ( il Cortigian mai fattoi
"Non sa che fotta al Tefo effer "Piegato .
Tila fé fìa mai che qui di miouo accada ,
Che'l miri il SEP^EHISSimO T^DP^ONEl
0 al' hcr sì moUreraffi uuom di Tortada ,
E a l'hor lafcianda andar la Troceffione,
Fermeraffi a inchiììarlo in sa la ftrada ,
Se ben Gonfia egli ptà del Gonfalone*
Dipinfe anche V
ANTONIA PINELLI fua Moglie , Donna intendente e faputa ; màchej
non figliò mai , onde lafciò Gio. Bartifla erede la Compagnia di S. Seba-
filano , della quale era Pr ofefl'o. Di mano di efla veggonfi cofe priuate , ma ia^
particolare in pubblico, nella Chicfa della Santiffima Annonziaca fuori di S.
Mammolo al primo Altare a mano manca. Cappella de' Signori Sampieri,Ia
bella tauola ad S.Giouanni, fatta però fui difegno di Lodouico , che della fag-
giatemmina era protettore e parziale ; e nella quale ntrafle il proprio marito,
efe fiedain vncanto,che è quella telU di bella giouane, cou beretcino ìii^
capo pieno di penne ,& aironi .
D I
ERCOLE PROCACCINI.
/
A'
CAMILLO PROCACCINI.
GIVLIO CESARE PROCACaNI.
Mm
CARLO ANTONIO PROCACCINI.
DI
ERCOLE
PROCACCINI
EDI
CAMILLO, GIVLIO CESARE
CARLO ANTONIO
SVOI FIGLIVOLI
ERCOLE NIPOTE
LORENZO FRANCHI DISCEPOLO
ET ALTRI.
(&■ E^ H^"&!H'{^ e°e^ HB^ £^ £#3 8^.
Hi muta paefe, cangia ventura; aiiuenendo anche talora de
gli hiiomini ciò ciie delle piante, che trappiantace da vn ter-
reno in vn' altro, più vigorofe diuengono,e rigogliofe s'au-
uanzano , Sono anch'ellì per l'appunto come le merci ftra-
nicre, pili aggradite in quel luogo oue fi mandano > chem
quello di doue fi partono . Eccone qui vn' efempio ne* Pro-
caccini , quanto poco Himati in Bologna loro Cicri natiua^
altrettanto accetti in Milano, che fu l'elettiua , fattafi elfi Patria quella, oue tro-
uarono il lor bene. Se in cafa propria non ebbero fòrza di contradare col Sab-
batini , col Cefi , co" Pafferotti, col Samacchini, col Fontana, e fimili , e co'Car-
racci in vltimo , fuori di efla die lor l'animo di colà competere co' Louini , col
Pigino, col Gerani, col Morazzone , ed altri, fupcrandoii fé non nel valoro,
nella fortuna, prefamai fempre la curioficà dalle cole nuoue, e folitoinogni
luogo farfi onore a' Forsfìieri . Quindi è , che dato all' antico nido vn perpetuo
addio, in quella gran Città traporcarono per Tempre 1^ incera Famiglia , che in
Mm % vn
27^ P AXTE SECOJJDA
vn ben degno Erede delle virtù loro non meno , che delle faculti gloriofameft»
te anch' oggi viua mancicnfi.
Tre fùronaeflì : Camillo > che feguendo la profeflìonc del Genitore , fotto
ladiluidifcjplina attefc a dipingere, Giulio Cefarebrauo Statuario, e Carlo
Antonio eccellente Mufico; ancorché ftancatofi il fecondo nella fatica de'mar»
mi,e perciòpaflatoalleggier pefo de' pennelli, e abbandonato queft' vkimo
il concerto delle voci per l' armonia de' colori, reguiffero ambi tìriafmente-»
TArte , e la fortuna infìeme del maggior fratello ;datifi Carlo Antonjo a colorir
fiori , e formar paefi , Giulio Cefare a far figure , nella bizzaria dcDe quali , e
nel tremendo colorito parmi paffaffe di lunga mano Camillo » (e non l'vguagliò
nella gran pratica.e nella vaghezza, ma più poi nella prelkzza, e rifoluzione»
che in queir huomo fu moftiuofa.
ERCOLE chiamoilì il lor Padre, ond'è che d'Ercole ancora foftenti l'anti-
co nome il viuente Nipote, nato dal fudetto Carlo Antonio . Fu egli mediocre
Pittore , ma che bartò , anzi valfe molto a far valente il figliuolo, confiftendo
l'infcgnar bene pili nel faper dire, che nel faper fare . Qual folle la fua maniera
fi potrà cauare dal rifconcro di quelle pitture pubbliche che lafciò in Patria-.,
pria che paffato anch' egli, co' figliuoli e la moglie, a Milano , non ad altro più
attendefle,che a dare co'i loro acquifii onorato ripofo e fine alla fua vecchiaia.
Sono quelle, per efempio, laNonziaca che di fua mano Ci vede nella Chiefa de'
RR.PP.diS.Francefco di Paola, detta comunemente S. Benederro diGaliie-
ra, ali 'Altare de" Signori Pafi : Il S.Giorgio all' Aitar maggiore delia Chiefa-,
tIe'RR. Padri di detto Santo: iltSanto Agoiftiiio ali* Aitar miggiore delle RR.
Monache di tal nome : La pala alla Cappella maggiore de'RK.PP.Celellini:
La Conuerfionc di S. Paolo alla Cappella de' Signori Gongoli entro la Chiefa_.
di S. Giacomo maggiore : I duoi Angeli a frefco , laterali all'Altare del Sancif-
fimo in S. Petronio , tanto celebrati dal Cauazzone nel fuo trattato delle Ma-
donne di Bologna : La molto graziofa , e pittorica B. V. che porge rote al (uo
earo Figliuolo, mentre S.GiouanninO' dall' altra parte intrecciata di elTe vna^
corona,la pone al callo dell'Agnellino, fatta fare del 1570. (come appare dal
roucfcio di elTa , ou'è ciòfcritto^ da vn Zanone Cattanei Speziale , e riporta m
vn fuo Altare antico, e diilratto, fi e oii>e finita la fiiaCafa, ed oggi nuoua-
mente ripofla > e collocata nell'Altare de 'Signori Pafelli, efimili, che per
breuità fi lafciano, non paftandomaJlìm ' elleno, per ver dire ,,i! fegoo d'vna-j
fufEciente mediocrità; com'anche a quella non gionfero vn Giouan Sanzio, che
ad ogni modofeppe sì beneinfegnare i principii ad vn Rafaelle fuo figlinolo, vii
Giacopo Bellini , che fi vidde di tanto auuauzatoda Giouanni ,e GeiKile fuoè
figli, a' quali imparò l'Arte. Così dico auu e ime di
CAMILLO, che fcodandofi affatto dalla taaniera vn pò minuta , e fiacca del
Padre , nroftrofiì piti animofcv, più grande, piùeaprictiofo, epiùinuentcre,
ancorché manierofo croppoalle volte, e non troppo corretto : perche fcnc*
kteraii , a cagioa di efcmpio , cb" ci pinfe a frefso nelia Chitla dell'Almo Colle-
gio
CAMILLO PltOCACClJ^/. 277
gìo di Spagnaio Patria , diede in vn terribile in que' Profeti da vna parte, chcJ
predilTero il miftero dell'Incarnato Verbo , allor che da lontano Annonziata fc
ne vede Maria>e li tinfe d' vn colorito così patetico , & armoniofo , che poco
più feda a defiderarfi a vn vero, e buon frefco ; fece anche loro talora certe ma-
ni così eccedenti, piedi così eforbitanci ,che notabilmente difcordano dall'al-
tre tanto beile particolarità; fi come filklTo fuccede dall'altra parte m certi Pa-
(tori adoranti il Nato Redentore,chedi tpoppo fnufurata datura, fanno par.r
più nani , di quell'anche in effetto fono , quei Mosè > e queir Ifaia , che neir op-
pofta facciata Ci vedono , notandouifi poi ad ogni modo tanta inaenzione , biz-
zarria, tanto le proprie, e ben fcherzanci pieghe di panni, così venerandce raac»
ftofe telte di vecchi , gentili idee d'Angeli, che molto rifueghano gliftudiofì,
e gli ammaeftrano. L'ifteflb potrem dire di quc' decoro/ì Apolloli , che in va-
rie efpreffioni, ed attitudini affiftono, e a dolgono intorno al tranfitofelicc_#
della gran Madre di Dio , dipinti fimilmente a frefco, ancorché da temeraria
mano in molti luoghi ritoccati a olio, e ri lìorati.nella Cappella maggiore della
Chicfa deirofpital della Morte , rincontro quegl" altri che la piangono morta, e
flcfa nel cattaletto, oprati (fcriue il Mafini) da Gio. Battifìa Fiorino : Non
così poi nel Chrifto portante la Croce al Caluario , con le ifuenure Marie , nella
Chicfa de' Capuccini, tenuto comunemente, malTìme da' Foreftieri , per mano
del Palma , ò d'altro gran Macftro Veneziano : non così nel Prefepe all' Aitar
Ghifìiieri in S. Francefco : non nell'AlTonta in S. Gregorio., e fìmili fatte a olio,
e perciò più pofate perneceflìta, e più pefate,e in confeguenza più aggiuftate,e
corrette , conofccndofi euidentemente che in lui gli errori , non per difetto d'in-
telligenza , né per mancanza di fapere , ma per vna certa elettiua iaauucrtenza,
e volontario fìrapazzoauuennero; che per altro quando anche ne'frefchi volle
flar'auuertito, e lafciarfi raffreddare quel natiuo boilore,che per Io Aio tempera-
mento molto igneo , in lui troppo nell'oprare ancora auuampaua , molto aggiu-
ftati,e corretti (\ vidclero,e fi ammirarono. Qtiando nel noftro Duomo, a con-
correnza del Cefi, fece alla Cappella maggiore nella gran nicchia, òcaciiio
che fìa/ì a man defira , la Crocefìlfionc di S. Pietro, e fotto nel Confeilìo que va -
rii tormenti dati a' Santi Martiri , così efprefiìui , e diuoti , oprò molco perfet-
tamente ; si come poi più, e marauigliofamente nel Chrifìo morto in sì ben m-
tefo fcorto dipinto a frefco , in luogo del quadro all'Aitar maggiore , e nel tre-
mendo Giudicio, che rapprefentò nella Truna della nobile Collegiata diS. Pro-»
fpero di Regg o,oue per vnode'maggiori Maeftri diquelfecolofèconofcerfj,
e nominarfì ; auendo in elfo introdotti i più difficili fcorti , le più bizzarre ^Qii\-
te , j pin fhani effetti d'ira , di timore , di difperazione , e di dolore ; & auendo-
li così francamente battuti , e fuperati, che con ragione viene queft'operone
celebrato anch'egii per vno de' più bei frefchi di Lombardia. L'iiteflo fìam for-
zati a dire raccordandoci nella (iella Citta qucll' immenfo quadro , one ad in-
chiefla del Canonico Brami,efpre(le la copiofa , & erudita floria dei S. Roc-
co >tniniUrance agli Appaltati, oggi nferbàca in Modana nella molìruofa ,3c
inac-
278 PATITE SECONDA >
inarriuabile Galena Eftenfe> e douremo lottofcriuerci vbbidienti alla fina intel-
ligenza di quelle Sereninìme Alcezze , che di ftare a fronte alla famofa Elemofi-
nadell'iftefloSanto, fatta a concorrenza da Annibale, giudicaron ben degna.
Sappiamo ederftate dello fteflo fentiraento ancora le Sereniffime Alcezze di
Parma j che lo eleffero per concorrente di Lodouico a Piacenza, nel fonruofo
Coro di quella Cacedrale , oue fé non aggionfe il gran paefano , v' andò molto
preffo, e fi portò di modo ne'fnoi tré quadroni a olio, che finpendone anch'
egli Girupeno nel fine dell'vltimo Tuo viaggio erudito per quelle parti , più tofto
che giudicare vn si gran sforzo per vn potente effetto di antica concorrenza , e
gara fri di loro , voile attribuirlo a* flefsi auuercimcnti , e configli del Carrac-
ci,caaandone poi dotcamente,aI folito, quello notabile ; eh' eflendo quiui 1^l>
co'/npagnia di Lodouico riufcita per Camillo dt molciffimo giouamento , ne argementaua
Vejfcr ottima, cofa In compagnia, e la confercn'^ de' grani' tìuomini in queflafacol-
tade .
Io qui in tanto con efsi loro dalla mia Patria molto fcoftatomi» per efsermi
venuto alla sfuggita toccate quell'opre , che fuori di efsa , e nelle fópra mento-
iiateCiìta della Lombardia emmi accaduto di riiiuenirc, e fra le quali non ha
l'vltimo luogo prefso il mio gullo il martirio di S. Caterina in S. Francefco di
Lodi , gii mi trono in Milano. E qui veramente confefso fentirmi mancare nel
maggiorbifognoil talento", troppo afsalito per ogni parte ,e (ourafatto da vna
falange d'opre innnmerabili, e brauc per ogni Chiefa, in ogni luogo , in ogni an-
golo da sì ferace pennello fparfe, e dilseminatc: di quelle perciò folo, che piti mi
reftarono in meiKc,anderòl)euemente le qualità accennando : eprima, adora-
to ben tofio l'intatto , & incorrotto Corpo di quel Santo Paffore , l' innocente
vita del quale così mi fofse a cuore, come indegnamente il gloriofo nome ne
portemi fi parano auanti in quel fupcrbo Duomo le porrelle efìenori di que'
grandi organi , che a concorrenza delie interiori , fatte dal Meda , e dal Pigino,
al pan di quelle immenCe macchine fonorefece, perla tremenda maniera, gi-
ganteggiare anch'egli.In cadauna di cfse rapprefencò vn fatto di Dai)idde,con-
faccente alla melodia di quelle armoniofe canne .• in vna tafteggiando le tcf«L*
cords 1 ' ifraelicsche donzelle , accordano a quelle il canto , per efaltare co'gl'
inni al Cielo il prodigiofo valore dell'Ebreo Garzone , a fcoprire il quale faleu-
do le turbe su gli arbori , l'opra maggiormente ingrandifcono ; G come più de-
corofa la rendono, e quel generofo defiriero qui auanti dall' animato pelo , che
lo preme e lo regge, refo più fuperbo efv:roce ; e quell'oppolìa femmina, che a
venerando vecchio nuolta, della grande imprcCa difcorte. Neil' altra è inefpli-
cabile lafpiritofa, e bcn'intcfa mofsa di coloro, chea viua forza ritenendo
riiifìjriaroSaulie jfcampa dalla inafpetcata morrei] fuggitiuo real Cictaredoie
qui così viuo fi legge nel volto de gli atterriti configlieri il confufo difcorfo,nel-
K armate guardie ia commofs:i bile, ne gì' irritati molofsi la rabbia canina , ne'
caduti lìSP,! la ridicola fuga , che ben Itupido colui fi può dire , &. infenfato , che
sforza de'commolsi affetti non trabocca m lodi > e in applaufi al grand' inuen-
lore.
CAMILLO PTtoeACCI^L 279
tóre. Il tempo ftefso della doppia manifattura parziale , annebbiando, per co-
sì dire , e temprando la immenfa vaghezza di quel colorito , di vna preziofa pa-
tena > con notabi! giouamcnto , l'ha ricoperto . Simili concetti, e non difsiraili
efprefsioni vcggonfi più a bado in vn'Altarc , oiie in bel quadro efprefse la Ver-
ginella Agiiefe fui ro^o dal manigoldo fcannata : confufo il Prefetto , attoniti i
Soldati, intenerito il Popolo fi vede , e infieme atterrito ali' orrida vifla di quel
manigoldo, che qui in prima veduta, in ifcorto, ferito, così altamente gridando
gli fpettatori fpauenta ,che gii sforza ben prefto a ritrarne il pafso ,egirfene al-
troue . Nella Sagreftia dunque con diuerfo effetto, ed improuila confolazione,
riempion di gioia quegl'otto Angeloni dipinti a frcfco nel volto, ciafcunde*
quali vn facto Vafo, ò Sacerdotale arnefeal Santo Sagrifìcio della Mefsa,&
all'Epifcopal veftitonecefsario , sì leggiadramente imbrandifse, e folìienc-».
L'arie fono di Paradifo,e nell'effigie di tal'vno così viuo della Beltà Celelle traf-
pare vn raggio , che ben forza è il dire , che in ciò fare a lui in tutto negate non
fofsero quelle flefle idee,che doueuano poi eflere al gran Guido così famigliari.
Ebbe perciò egli a ragione in farne fempre , & introdurne per tutto , come
vna particolar propenfione , così vna fingolar fortuna j il perche caduto in pen-
fìere al Sagreftano de'RR. PP. Zoccolanti , detti colà di S. Angelo appunto , di
fare a fpefa di molti loro diuoti , dipingere gli archi tutti del primo loro indau-
ftro allo ftefso , partendone fri efsi la fpefa , con podefta di poter ciafcuno por-
ui l'arme propria , & il nome , non efcludendo in tal guifa dalla pietà la iattan-
za , diede egh Camillo principio al fuo , che donò a quc' PP. e fu quello fopra la
porta , che ornando dalle parti con certi Angelotti , che terminaiio in termini,
entro vi efprefse il P. S.Francefco predicante a" Quadrupedi, a'Pefci, a' Volatili,
in bellifsimo paefe , con le parole fopra : inuitamus beflias , z^ crcaturas alias ad
lauiem conditoris: A quefto inuiro dunque corrifpofe per lo fecondo Alefan-
droTadini, che gli fece fare quello chefiegue, oue l'Angelo con chiaue in_.
mano fcende ad incatenare va bruttifsimo Dianolo , con le parole : Et apprehen-
ditDaimonem,&ligaiiitiUum per annos mille, jipoc.zo. Nel terzo, di commif-
fione di vn'Agofto Lanfranco, firapprefentano gli Angeli, che con le fpade
ammazzano numerofo Popolo : Etfoluti fmt quattmr -Angeli , & occiderunt ter-
tiampartemhominum. ^poc.c). Ilquartoa fpefe di vnLudouicoOltronafùfac-
to , e in efso , oltre i ben' intefi , e Itrauaganti fcorti d'haommi morti , & vn fo-
pra l'altro ammafsati , feriti dalle locufte , al fuonar della tromba che fanno
duoi Angeli, a Vedono annegarfi gli huomini, arder le felue , mandar fuore dall'
vmida bocca ardenti fiamme i pozzi , e vi è fcritto fopra nel volto : Et falìa efl
grando , & ignis mifla in Sanguine. .4poc.8. Gmfeppe , e Matteo Cafati ordi-
narono il quinto , oue vn ' Angelo genuflefso auanti l'Altare mcenfa il Dio Pa-
dre , che tiene in mano vna tromba rouefcia , con altri Angeli allertiti per dar
fiato alle loro , & è l'efplicazione : Et accepit angelus tìmnibulum , & impleuuil-
lud de igne altaris. .4poc. 8. Il fefto » che non voile , coli' efser lui nominato , ri-
ceuci;€ in queito MondoU fua mercede « fece efptimere quando gli Angeli co»
man-
ago PA^TE SECOVDA
mandano a' Venti, che C^ quietino, fegnando alla lontana molte genti nella
fronte colla Croce : nolite nocere iena , & mari , neque arboribus , quoufqueftgne-
ntusferuos Dei. jtfoc. 8. E in fine di quefta prima andata la porca ornata a fimi-
litudme della prima ) fopraui S.Giouanni,comandaco davo" Angelo a fcriuerc
l'Apocalifse , mentre vn' altro fuona la tromba.
Nella feconda andata poi di quel Chioflro feguitano altri fatti d'Angeli pu-
re nelle Sacre Carte rcgiftrati , col nome fimilmence fotto di chi li fece fare , e
le parole, che tutto dichiarano, dalla Sacra Scrittura canate , convn terzetto
fotto per ciafcuno, che non regiftro, fi come fopra li tacqui per breuicd, c-#
fono : Maria Vergine annonziata da Gabrielle , con Angeh che moftrano varii
iìromcti della Pafsione del Redentore : Quelli che flagellano Eliodoro : Quelli,
che foccorfero Daniello nel Lago: Quelli che faluarono i tré Putti dalle voraci
fiamme dell'ardente Fornace : Li cento ottantafette milla (oldati percofsi dall'
Angelo per i peccati di Scccaneribbe : Tobia, che a" comandi dell' Angelo fuen-
tra il pcfce : La Lotta con Giacobbe; La Scaia dell'idefso.Siegue poi il Sagrifizio
d'AbramOjfatto fare da' PP. medemi, così giufto di difegno, e tenero di colori-
to, e he giurerei, vag'ia il vero, di miglior Maeftro, fi come d'vn altro certo il
Lot auuifato da gli Angeli a fuggire dall'infame Pentapoli: I tré Angeli riceur»
ti da Abramo; Quello che caccia dal Terreflre Paradifo i primi noftri Parenti , e
l'ornato di quella porta, che fiegue; fi come certo non fono gli Angeli, e hi^
genuflefsi adorano il Signore : Il gran conflitto feguito tra l'Arcangelo Michele,
e il Dragone , e fimili afsai più deboli , che fuccefsiuamente fi vedono nell' altra
parte dello fìefso Clauiko , che feguita , e conduce alla Chiefa , che non potè
far di meno di non arricchire ancora delle (nz folice Angeliche Turbe . Alloga-
tagli quiui la Cappella maggiore col Coro , oue ofSciano quegli eiemplari Re-
ligiofi.rapprefentònel quadro a olio, la Sepoltura della B. V. cioè il pilofolo
attorniato da gli Apoftoli, che in dift'erenti.ma propriifsimi atteggiamenti, ino-
flrando marauigliarfi di non crouaflaui dentro , con bel penfiero la figurò fopra
dipinta a frefco nel catino , foftenu^a da varii Angeletti , che in diuerfi , ma bea'
intefifcorti s'affaticano a gara in farle fcabello degli omeri, con Angeli gran*
diattornoriccamentevciiiti: Negli anguftiflìmi laterali miranfi con maraui-
gliaauguflamente rapprefenrate laVifita in vno della B. V. a S. Elifabctta.,,
neir altro la fuga in Egitto , (Iringendofi ambe infieme in sì riitretto fico , volto
induftriofamente l'afineilo in faccia, perche occupi meno di sì poco camprj
profeguica poi ne' laterali de' presbitero da vn Barrabmo Genouefe , la NafcitJ
di Noftra Signora, gì' Innocenti, la B.V. al Tempio, e l' Adorazion de' Magi,
iftorie anch' efle molto fpiritofe , e ben fatte , e fé di non tanto fondamento , e
giuflezza, d'vn maggior colorito, e miglior naturale. Sopra diquefte fanno
fefta per lagloriofa Afionzione altri Angelici fpiritiin vani Cori partiti, altri
de' quali fuonano ilromenti, altri cantano a libro, rendendo con la folita loro
bellezza e leggiadria, giubilo & allegria ne' fpettatori, contento e fodisfazio-
ne ne' Dilettanti , fé non quanto pare , che le nubi da eilì calcate , di pauonaz-
zo
CAMILLO PKOCACC/^A 281
20 di Tale quafi fchietto , crudcttenon poco, dal refiduo fi di'funifchino, ren-
dendo poca armonia in sì compito concerto. Lofteflbpar dirfipofia di quei
quattro Profeti, che così inoegnofamente riempiendo gli angurti angoli della
fineflra di mezzo, efourailmentouatoqtiadro principale , tanto più piccioli
raflembranode'ludetti Angeli, ancorché dieffi tanto più proflìmi alla noftra
veduta e vicini; confiderazione molto ben auuercita da' più moderni, come
a dinoftridavnGuido nella Cappella a Monte Cauallo, dal Colonna in ogni
luogo, auendoqueft'vltimoofletuato più d'ogn' altro, parmi, la profpettiua
e nel difegno , e nel colore ; diminuendo , & abbagliando con qualche anco ri-
gore , e licenza gli oggetti più lontani , e caricando i più vicini , perche tali beu'
apparifcano, e gli vm da gli altri meglio fi diftacchino , e fcoftino.
Così da me ruminando ,e riflettendo ,ardiuo di porre Imbocca in sì bel Cie-
lo; onde ben'a ragione vedeuo giongermiaddoflo le tenebre di quella prima fé*
ra, già che coir impugnarne vnacosì bella, mi rendeuo indegno d'altra luce.
Non è però che l'eccellenza per altro del gran Pittore da me riconofciuta t c-#
confefiata nonfofle, e che tanti al fuo merito da me tributati non veniflero
€logii,qnant 'erano l'opre, che ne dìfeguenti fcoprendo, mi riempiuanodi
guflo,e di marauiglia. Scuiemni, fra l'altre, nella Chiefaftefla di S. Angelo la
intera Cappella di S.Diego, conflante di cinque fuperbiffime tauole a olio
della Vita , ò Miracoli che fìanfi , del Santo , fenza gli altri pezzi a olio e a fre-
fco nel volto, così francamente operati, a' quali ved' hora aggionto dalSan-
tagodini nella Tua IMxVlORTALITA" E GLORIA DEL PENNELLO : I«
Capella in detta Chiefa di S. Antonio , con Zin quadro del li. Sahiatore , & altre figure
di mano pure di Camillo , dime non auuertita allora, né moftratami; NeJla^
Chiefa di S. Vittore , detto il maggiore , ò al corlo, nella C'appella della Crocie-
ra a mano ritta la proceffione di S.Gregorio in Roma in tempo di pefte , così
leggiadramente [piegata , e così ben dipinta, che men bello fé poi parermi il
refiduo a frefco , e i duo' laterali , oue il Santo Paftore di federe alla ftefla men-
fa co' Poueri non ifdegna , & oue in far loro lelemofina tanto gode ; e ch'erano
perciò per cadérmi in concetto di troppo manierofi, fé dall' eccellenza della-.
Cappella, che nella ftefla Sagreftiadipinfe, non fentiuo rintuzzarmi vn tanto
orgoglio, e ferrarmi !a calunnia in bocca: Nel volto fono tré frefchi: Nel mez-
zo m VM tondo , che sfondato fin fé, & aperto, ci fi vedere lagioriofa Anima_,
del Santo , che con tanta gioia fale così bene al Cielo , che da vna foaue eiìafi
fente rapirfi chiunque attentamente a contemplarlo fi ferma : A mano manca,
nelpiùben'intefo fcorto che mai difegnalTe fondato Maeftro, il Santo mor-
to , polio fri duo' fpauenteuoli Leoni, che anzi che offendere quel Santo Cor-
po, il cuftodifcono .d'adorano, con iftupore di duo' Soldati, che finti in vn_.
piano di dietro più bafìl , e per metà , da vn terraccio , e dietro certi alberoni
coperti , guardano marauigliofì il fucceflo ; e di rincontro la Sepoltura non me-
no ingegnoia , e così ben' efprefl'a , che per vno de' foliti eruditi penfien di Lo-
douico mi fentiuo quali forzato a dirlo : Dell'illeffo grado fono li tondi a olio,
Nn (otto
282 P A7tT B SECONDA
fotto a' detti frefchi pofli, & incaftrati, in vno de' quali in bocca del Santo Atlè-
ta verfafi liquefatto piombo ailaprefenza de' Soldati, fra* quali vn temerario
che di canta coftanza fi ride ; così pittorico ij tutto di pcnfiero » di fico, di fcor-
ti I e di felice colorito , che parue fuperaffe anche fé (leffo , e le proprie forze;
non così perciò vigorofe neil' alerò oppollo, oue difpiica coITiranno > e nel
quadro principale >oue piega inuitco l'vbbidente collo al taglio, ma ad ogni
modo mirabili : Neil * antica Chiefa di S. Nazaro tucta la Cappella maggiorOf
oue ftanno ad vflìciare que'Signori Canonici , fra* quali il mio genciliflimo Sig.
Settata j co' fauori , e direzione del quale di tante bell'opre fui lacco partecipe;
e cioè nel mezzo, che fcrue per la pala deil'AIcare ifolaco , la Milfione dello
Spirito Santo, a frefco , e dalle patti li Santi Nazaro , e Cello , Padroni e Tito-
lari delia Chiefa , e fopra nel cacino il miftero della SantiUima , & [ndiuidua_.
Triniti: NvUa facciaca del Presbicero,a mano manca, il marcirlo di quelH
forti Campioni , molco gencile , e diuoto , rapprefentaco alla prefenza de! Po-
polo, fra 'I quale dauantivna donna con vnpuccino; fui Trono il riranno alfi-
ftitoda cnrba di foldaci, cri quali vn giouane di graziofiflìmo e gencil colo-
rito ; e quella ftoria,in forma di vn quadro rapportaco,vKn tolca in mezzo da_»
duo' Sancì Arciuefcouidi Milano , di vn vaghiflìmo colorico anLh*efll, e con
grandi , e maeftofe pieghe di panni , e fono S. Veneno , e S. Glicerio : Dall' al-
tra parte la craslazione fatta da S. Carlo di quelli , e duoi alcri Corpi ài Santi Ac-
ciuefcoui della medefima Cicca ,che fonoS. L3zaro,eS. AlaroIOjlacui tella-»
pare di vna delle folite idee del Tiarini , e quali non fono punto inferiori a fu-
decci in magnificenza , e in lindura , Ci coin' i cale la mencouaca floria in mezzo-
ad elfi , delia ludecta craslazione rapprcfcncata con gran proprieci , e rifoUizio-
«e, coli' inceruento de! Clero, e Popolo; Nella volca fopra, diuifa incrèfpar-
timenci , ere Angeli grandi per cadaun fpazzo , & alcri Angelecti a latere , ò fot-
todi quegli, al folito, e che ardirei fimilmence di dire , fé troppo non folle, auer"
pocuti efler veramente , come più lonca ni dalla nollra vecnta, mancenuci più
dolci , e men caglienci, ancorché fiano delle confucce arie nobili , fcortino egre-
giamente, fiano veftici con facilica, grandezza , e propncrd di pieghe,onde non
meritino ranco rigore dalla mia critica; Nella bclliflima Chiefa di S. Antonio
de'RR. PP. Teacmi air AUar maggiore il S.Anconio ftefoin cetra, in così grato
ifcortc , con il Signore fopra , che fimilmence in graziofiflìmo fcorto gli appa-
re , & alla fina intelligenza, e corretto modo de' quali , fé cornfpondeua vn forte
colorito , non aueuaehe inuidiare a Lodouico ftetlo ; onde ben' ebbe ragione il
SanragoUini di chiamarli opera rara. Ci come dello ftellb i duo' Santi laterali
dalle parti della fi:ielira eh è fopra il detto quadro, nella fronte di.lla volta:
Neil ' entrare in Chiefa, d man dritta vicino V Organo il quadro col VrefcpiO) la B.Fer-
gme , & il Bambino : Uclla feconda Capella della Madonna U Giona fopra il quadro i
maoftntflra d'intorno Campi , oit è la B. (^ergine , S. Caterina , e S. T'aolo , e iìm;li in
altri luoghi , che troppo Jongo fana il delcriuere ,e non aunan mai fine ; ondt-»
rifohuo brcuera^nte cralcorrerU con l'iilefs' ordine, che vltimamente vedo
auec
aiicr tenuto il detto Santagoftinincl iuoC analogo delle Titturtinfignì, che Pannò
cfpofie al publico nella Città di Milano- Sono duiiqucj laCciaado le da nii, ga ao>
tninace , le infrarcncce : .
Torta Orientale m
S. B^I{NJB'/f. Chiefa de ' Vadri Birnabiti
Il volto dell ' Mtar Trlaggiore dipinto à frejco,
S. FEDELE Chtefa de Vadrt Gieftutt
Della prima Captila vicino ali Mtar Maggiore dalla parte dell ' £uangelio la T^i^^
guratione di Chrifiofopra ti monte Tabor.
S MAì\l -idellaCONCETTlONE Chiefade'TadriCapuccini
Hel quadro dell' A Itar Maggiore la Concettione della Madonna ,eS. FrancefcOé
In vna Capella 5. franccjco , che riceue le Stimmate.
S,MAt\I 4 delbN^TI^lT^', dettolaCMafiaUa.CollegioìiohiUdiCentildonhè
Hell Oratorio la Natiuttà dtlla B. tergine » & vn S. Mithele. ,
S. STEFANO Chieja Coltegiita
ììclla Capella de' Signori Trimi:^ il martirio dì S. Teodoro.
Vorta Romana .
S. CIO.iN'NI detto la TI{INIT^ Chuja de Scolari
Vn quadro , doue è dipinta la Santifsima Trinità.
Vn altro con S. Gio. Battila auanti ad Erode ,
Vn ' altro con S. Gio.Battifìa nelle carceri.
S. MABJA MAD^LEhìjl Chiefa di Moneche ^goftiniane
In vna Capella vn quadro con Hoflro Signore , la Madonna » S. Tietrc > S, *4tttom$
abbate.
Torta Ticinefe <
S. 41ESS yfNDI^O Chiefa de' Tadri Barnabiti
in vnaCapdlavri ^nco>uiconvn€hrifio,laB.Vergine ,€S.Qioanm,
Invn' altravn'Anconetta.
S.CjlTTEBJNA la CHIl^SA Chiefa di Monache
in vna Capella la Conuerfione di S, >4gc^ino.
La Capella dell ' ^nnmiciata.
Il quadro dell 'Mtar maggiore con la DecolationediS. Catterìaa,
S. LORENZO Chiefa Collegiata
la Capella vicino al Cemeterio dipinta à frefco ,
S. MjìBJ-A Chiefa di Monache
'MI 'Mtar Maggiore il quadro laterale dalla parte dell * Euangelio » «e/ quaie ">/ è U
Uefurettionedi LaT^aro.
Nella Capella della Concettione della B. Vergine il quadro.
Torta Veiceilina..
S. FI{AN CESCO Chiefa de' Tadri ConuentHali
HellaCapelladcllaCQticettiQnf iOuefonotaHole di Leonardo da Vinci ^ il rimanente di
detta Captila*
Nn a S.MjÌ'
S. M^BjJt del CMTELLO Chiefa de'Tadri jlgofimani
fn quadro laterale dell 'Aitar maggior e, con dodici Apoftoli nelle Nìceie»
Vna Capella con S. Francefco , che riceue le Stimmate.
S. MJ.^JA della B^OSJ, Chiefa de Tadri Domenicani.
In vna Capella vn quadro<on S. Giorgio à camllo , con fotta il Drago.
S. MAk.1-^ SECT^ETA Chiefa de Tadri Somafchi
il Choro dipinto àfrefco con fregi di Tuttini , & altre Hiftoric della Vita della B. Ver»
gine :&all' Aitar maggiore due quadri laterali » in vm l'Annmciatione > neW altra
la Ftjìtationc dtlla B. V.
S.Virro\E al CO\%Q chiefa de Monachi Oliuetanì ,
Oltre le da noi memorate, le impofle dell ' Organo.
Torta Comafina.
S. MA!{Iji del CAt{.MINE CÌyiefa de Tadri Carmelitani
La Capella della Madonna con molte hiflarie della Vergine tutta dipinta,
S. SIMTLICIANO Chiefa di Monachi Eenedcttìni
In vna capella à mano diritta entrando in Chiefa lo Spofalitio della B. Vergine »
Nella CATELLA de' SS. della CITTA' alla Tia^q^a de ' Mercanti
Vn S. Geruafo con S. Trotafo,
S. Barnaba > eS. Sebafìiano.
Torta Uoua .
IL CUE^DINO Chiefa de' Tadri Zoccolanti Riformati
In vna capella la venuta dello Spirito Santo fopra gli Apofìoti »
Ih vn' altra S. Girolamo .
S.MABJA della NVNTIATA Monache B^ochettine
V ancona dell ' Aitar maggiore , domfì vede vn Trefepio con Chriflo nato , & i diicJ
quadri laterali , in vno de' quali è la Fifitatiane della B. Vergine, e nelL ' altro l 'AdsrC'
tione de' Magi.-
S. MAP^CO Chiefa de' Tadri Ago^iniani
'All' Aitar maggiore due gran quadri laterali, in vno vi è il Battefìmo di S.Agoftino
opera infigne del Cerano %nell 'altro quadra dirimpetto la Conucrftone di S. Agoftino dà
Camillo "Procaccino , non menoartificiofo dell ' altro^
GALLEI{IA
Bella Libraria AmbrojtO'ntu
Procaccino . CamilloTrocaccina ,
Vn Cìnico > che viene depoflo dallaCroce*
Vrt à^egno della Santiffima Trinità^
G A L L E I{ 1 A
Dell ' Arciuefcoueto^
Trocaccino . Camillo Trìcaccino^
Dodici tefle d'Apojìoli.
Vn difegno di vn Chrtfìo mwto à chiaro fcuro »
VndifcgHQ delfacrifìcio 4' Abraani,
CAMILLO PfiOCACCmL ^85
yàqidadroà chiaro fcuro con ClmflOtcberefufcitaLoT^aro,
Vn quadro con Caino , & Ubelle .
Vn difegno di chiaro, e fcuro coni Santi Na7;aro , e Celfo » eofe tutte ftngolari,
Vn quadro con [opra diuerfe figure .
yn quadro di mcT^a figura con S, Girolamo , & fn' angelo .
Vn Confilone > cioè yna Madonna in piedi con molti yipgioli , zjr altre figure,
C ^ L L E I{ I ^
De' Signori Settali,
Trocaccino Camillo . Va Danielle.
E quelle tutte , con poco diuario , fono l'opre medesime di Camillo > delle
quali mi fauorì gii mandarmi compita nota , auuta difl'e da vn Sig. Belocti , ri-
nomato Pittore , il mio compitiflimo Sig. Pierantonio Latuada , che per fauo-
rirmi in quefto particolare ( rendendomifi impoffibile il veder tutto) non hi
rifparmiato a fatica ,& alle quali trouo di più aggionte queft'altre, cioè;
Nella Chiefa de'PP. Scalzi vn quadro grande a olio, entroui S.Terefa a'piedi
Chrirto con diuerfi Angeli : Quattr' altri pezzi più piccoli nel Conuento,rap-
prefentanti li miracoli di detta Santa : Nella già mentouaia Chiefa di S. MarcOs
oue nella Cappella maggiore èia difputa di S.Agonino,fatta a concorrenza dell'
oppofto del Gerani, vn Chrifto nell' Horto entro la SagrefHa ; e tutto il Coro a
frefco , rapprefentante la gloria con Angeli, e Santi e Sante dell' Agoftinia-
na Religione: In S.Rafaelle tré pezzi di quadri, S.Girolamo, S.Caterina, e
S. Geltruda a olio : Nella mentouata Chiefa della Maddalena altri cinque pez-
zi rapprefentanti vn Santo per ciafcuno : Nella Chiefa di S. Damiano vna ta-
noia , entroui la Madonna , S.Gio. BattiAa , S.Oamiano , S.Francefco , e diuer(ì
Angeli: Nella Chiefa di S.Sebadiano vn' Ancona, vicina all' Aitar Maggiore,
con il primo... d'Egitto : Nella Chiefa delle Monache di S.Erafmo amano
finiftra la Madonna, e S. Filippo Neri : Nella Chiefa delle Monache di S. Agne-
fe vn quadro in vna Cappella, alludente alla vita della ftefla Santa : Dentro il
Monallcro altri quattro pezzi tutti a olio : Nella Chiefa di S. Giouanni la Con-
ca nella Cappella della Madonna a mano finiftra la Nafcita del Signore : Nel-
la Chiefa di S. Pietro con la rete .S.Pietro che piange al cantar del Gallo ; Di-
uerfi frefchi poi per la Città , come a dire , in faccia della Chiefa di S. Tomafo
in terra amara vn Annonziata : Nel muro de'Fatebenfratelli vn Chrifto morto:
Nella flrada della Fontana , fuori di Porta Comafina , vn' Incoronazione con_.
ornato di Architettura , e fimili ; Nella Chiefa della Madonna di Sanno , luogo
fuori di Milano fopra la ftrada di Varefe,vicino all'Aitar Maggiore vna Cappel-
la dipinta , parte a frefco parte a olio ; a frefco il volto rapprefenta Angeli, ab*
baffo 3 olio laCena co'gli Apoftoli : Al Sacro Monte d'Orta nella prima C'ap-
pella la Nafcita di S.Francefco : Nella Chiefa de' PP.Capuccinidel medemo
Monte S.Francefco nel deferto : Efinalmente infiniti quadri nelle priuateca fé,
che troppo longo farla il ridire, come per e/empio, in cafa della Sig. March.
Scampa U bel b.Anconio tcncaco da' Duuoli ; In cafa del Sig. Carlo Imbonaci il
mar-
28<J :PA7tTE SECONDA
jnartirio di S. Andrea, & il martirio di S.Bartolomeo. Di
GIVLIO CESARE hmi!inente> del quale così tardi fono flato a difcorrerei
gid che tardi arjch'egli fi pofe a dipingere, ne prinu che dopo l'elfer fiato gran
tempo in Milano , onde niffuna fattura lafcialTe in Bologna , fenza le infupera-
bilmente belle SponfaliziediM. V. nella Steccata Ci Parma, queft' opre regi-
iha il Santagoflini .
Torta Orientale.
VEL DFOMO &c. frd gli altri quadri infigni de'più Valentuomini , che fi ef-
pongono folo per la fefta del gloriofo S.Cario ; in vn quadro vn fanciullo , che ca-
duto nel Ticino , n vfcì [ano , per inttrceffione di S.Carlo,
Jn "vn altro vna CiJpuccina,che per interceffione di S. Carlo in vntfìate ricuperò lafanità.
In vn'altrovn'iiifermojchealfepolcrodt S.Carlo riceue da. Dio la falute .
£t molti altri dello fìefjo.
S. FEDELE Chicja de' TV. defiliti
ideila Cappella vicino la porta dalla parte dell' Emngello , ohV Cbriflofopra la Croce
del Pigino alpiede della vn S-Fraticefco Xattcrio di Ciulio Cefarc .
S.TI{^SSEDECbiefa dililcnachcCapuccine
Ouc vn quadro con la CoYona':^one di Spine di NoHro Sig. del Cerano,
Fn altro quadro con la Flagellazione di Chrisìo , di Giulio Cefare.
Torta Promana.
S..AVIT0ÌÌ10 ABBATE Chie fa de' TV. Teatini
ti ella feconda Cappella tanto l .Ancona di me:^ , che è l'.Annonzia:(ìone della Beata.
Vergine , quanto i quadri laterali t e quegli del volto, che fono miracoli del pennello
di Giulio Cefare Troca ccino,
S. CELSO Chtefa de'Canonicidi S. Saluatore
Vna trasfigurazione di chrifto fopra il monte Tahor , che fu la prima pittura eh' egli
fece dopo hauer cambiato lo Scarpello in Ttnnello.
Torta Comafìna ,
S. TOMASO in TEI{I{A .ATHjìti 4 Chie fa Collegiata
Vna Cappella con ti quadro otte fi vede S. Carlo , e fo^-ra l'arco tré miracoli purc
di S.Carlo.
Isella Cappella de SS. della CITTA" alla pia^^a de Mercanti
S. Barnaba , e S. SebafUano.
Vn HiHoria grande con Conftantino Imperatore iche del Santo Chiodo né fa formar tJ
il freno alfiio Cauallo .
Torta Noua .
S. jlNGELO Chiefa de'TT. Zoccalanti
Jn vno de'Chiofiri del Conuento , oue prima nell ' ingreffo vi è la Flagellazione di Chri'
So di mano del Morazzpne , all'incontro ì>n Chrifto morto con Angioli , & altre figure
di Giulio Cefare.
Il GIARDINO Chiefa ds' TT. Zoccolanti I{iformati
ln\niCippcila,vn\4d<nazi0!ìed('Magi.
S. Tran'
GIl^UO CESARE PWC ACCIAI, 287
S.Francefcochericeue le Sacre Stimmate.
S. Gì f^ SETTE Chiefa , e Luogo Vio
Vn gran quadro con la morte di S. Gmfeppe,
IL S0CCOr{SO Chiefa , e Conferuatorio di Fanciulle
Vn quadro con Cbrifio morto , & altre figure,
l'Idia Cappella del Collcggio de Signori DOTTOI{J alla TiaT^a de Mercanti,
Cinque altre nicchie da lui dipinte.
< GJ.LLEB^1A
Dell jirciucfcouato ,
"Procaccino. Giulio C efare . Vn quadro convnaS.MariaTdaddalena.
Vn quadro con U madonna , & il Bambino , cbefpofa S. Catterina , che nd colorito ha
imitatoti famOjO Correggio.
Vn quadro con S.Gioanni > &• vn'.4gndlo.
Vna tefta ; tutto e bello , e raro .
E più ilfamofo quadro dipinto da lui , e da due altri Tittorit Trlora':^one > e C erano ^Ct
G.4LLER^Iu€
De Signori Settali.
"Procaccino . Giulio Cefare . Vna Maddalena , & vn' adultera ;
alle quali opre trouoaggionte nella mentouaca del Bellotti : Vn quadro dell'
Orazione nell'Orto nella llrada foccerranea , che conduce dall' Arciuefcouato
in Duomo: Vna Pieti in frefco fopra la cinta del muro del Collegio Eluetico.in
faccia alia Chicfa di S. Dionifio : Due Ancone nella Chiefa Maggiore di Mari-
no , luogo fopra il Sacro Monte d'Orta : Vna Strage de gì" Innocenti nella Ca-
fa della Sig. Marchcfa Scampa.
L'altre poi fatte dallo (leflb non folo in Genoua , ma mandateui da Camilloj
vedo vfcir fuori alle llampe, mentre ciò ftò fcriuendo, con mio fommo concen-
to, dall'affaticata penna del già Sig. Soprani, che de'Gsnouefì Pittori datofi»
•mentre viueua , a fcrmere , cosi anche di quelli duo' lafciò fcricto:
^lla Gloria , che co' penelli s'acquijìò in Italia Giulio Cefare Vrocaccino Vittor Ttìi-
lanefe molto poco può aggìongere la mia penna , ebaflerd folo il dire che venne egli iris
Genoua circa l anno di nolìra falute i6 1 8. riceutoui dalla liberalità del Sig. Gio. Carlo
Doria,in cafadd quale habitò, e colorì molte tele con certa franche'^a di flile , che
l'autenticò per il più raro , e pratticopennelleggiatore di quanti n'habbia prodotti tlfe-
colo nofiro . Si come chiaro lo dimoflrano ilgran Cenacolo fatto ndla Santijfima Anon-
fiata del Guadato ; la CirconciCtone del BambinoGiesù posìa in S. Domenico ; lo Scorti-
co di S.Bxrtdomeo dipinto nell Oratorio di detto Santo i lataiioladi S.Carlo ihecde-
jbratijfima bonora U Chiefa di S. Francefco d'jllbaro ; elaN. S. col Bambino , S. Fran-
cefco , e S. Carlo , ibeper molti anni fi conferito ia S Carlo de' VP. Carmelitani Scalici,
bora trafportata in S.Maria di Carignano , Chiefa Colleggiata de Signori Saoli, & è vn
opera beUifjìrni .
Dtffegnò qucfìo pittore con gratioft maniera tanto di lapis , come dipenna, egulìauz
d'isìradar' aliaperfetiione dd buon disegno i Giouani principiantt ; al quale effetto con
ma"
288 PA2TB SECONDA
mitniere corteft addittaua loro la vera regola per giongere quanto prima alla bramata
meta . Stimaua in oltre , e comendaua il valore de gì' altri maefiri , t opre de quali an-
dana curiojamente ojjeruando ; & imbattendo fi vn giorno à vederne rna fatta à frefco
da Ottauio Semino , ne formò tal concetto , che U credette di B^ajfaelle d' orbino .
Conmaniera di colorito af ai dijjimile da quella di Giulio Cefare s' acqttiflò anche
gran fama Camillo fuo fratello, di mano del quale habbiamo in Cenoua la tauola della
gloriofiffima ^fcenCione di Cbrifto noflro Signore , eh' egli fece per le Monache di S.Br>
gida,e quella di S.Francefcopojìanella Chie/a di detto Santo : main Ttlilano abondano
da per tutto l'opere di quelli virtuofi fratelli, col me':^ delle quali refierà jempre im-
mortale la loro memoria .
E quefto è quanto ho potuto io porre infieme, e raccorre di quefli noftri Bo-
lognefi in Milano, delnfo troppo e fraudato dalia concepita fperanza di più
compire informazioni in quelle parti 5 e che crederà nondimeno più facili t>
familiari a qualchedun'altro,ma){ìmc nazionale i che prendendo a defcriuere
■anch'egii le vice di tanti braui Maeitri Milanefi, e dello Stato, inferendoui quell"
anche de'Procaccini » col benefizio della proilìmitài e dsl tempo, fuppliica in-»
efl(:àlle mie mancanze e dilletti, e con più aggiuftato metodo, & elegante
ftile faccia ben ifpiccare, e via più rifplenderele mentouate peregrine opera-
zioni di Giulio Cefare , nelle quali a me pare fuperafl'e in più cofe Camillo , Se
VGuagliafle ogn' altro, che auefle allora in quella gran Città di primario il no-
me: certo che nella detta Chiefa del Giardino nulla cede alla tenera Flagellazio*
ne del Gerani la macllofa Adorazion de' Magi, ch'ei vi fé di rincontro ; ne'qua-
dri, che per l'annuale Solennità di S.Carlo in quel Duomo fi efpongono ,co*
pezzi d>:l detto Cetano brauamente contrailano quc'di Giulio Celare : nel
gran quadrone di quelle Vergini ^larririzateentro^a Galeria Arciuefcouale_»
fatto infieme da lui, detto Cciani,e dal Murazzone nò fai a quali de'trè concor-
renti diafi la palma , & euidentemence appare quanto queli' vltimo,nella fuper-
ba Flagellazione che fece nell'ingreilo al fecondo Chioiko dc'dctti PP.di S. Aa-
gelOjfofle da Giulio Cefare fuptrato nel fuo beliilTimo Chriflo morto , e pianto
da gliAngeli , vendicando in tal guifa l'onore del fratello , che da' tré pezzi del
^^urazzo^e fudetto in quel fccoodo Chioftro sì brauamente dipinti , e che fono
S. Francefco che predica al Soldano , che fa Oraziop.e , e e (l'è nelle bragie , ef-
ferilato battuto e vinto , correa pubblica voce in que' tanti ch'anch'ci vi auea
fatti Camillo , cioè nel S. Francefco che nafce , che ti l'elemofina , che dà le fue
veftimenta ad vna pouero , che fpogliatofi alla prefenza di fuo Padre, e ricoper-
to del Vefcouo d'Alfefi , che vefte l'abito da Frate , che m letto è vifitato dal Si»
gnore , che afcolca parlare il Crocefìilo , che appare al Pontefice in fogno , che
faie al Cieloin carro di fuoco.
Fu la fua maniera da quella d'ogn'altro così differente e diuerfa , che parue,
che altro non maggiormente affectaffe , che dal fratello ancora moftrarfi alieno
affatto e difcorde :oue quello manierofo alquanto, e rifoluto, eflb naturale.»
moltOjC lìudiato: tuttopiaceuole,c vago Camillo , tutto fcueto^ e forte Giu-
lio
cAnLo Acromo ptìocacc/vi, «s^
Ilo Cefare : nell'inuenzioni facile > « correnre quegli, quefii inafpettato in effe,
e bizzarro: delle fifonoitiie del Parmigiano, e del nfentito di Michelangelo
quegli feguacc, delle tette del Coreggo, e delle mofle del Tentoretto quelli
diuoco. Chiefto, e negacogli da' Signori Fabbricieri del gran Duomo vn certo
fico luminofopervn'alcra ftacua,eiuro di elio allogatagli , giurato di maip ù por
le mani fu i ferri , e tutto dedicatofì a' pennelli , diedefi a vn longo viaggio per
vedcrelecofedelBuonarocajedi Rafaelle in Roma, quelle di Tiziano, di Pao-
lo, e del lencoretco in Venezia , e quelle del Coreggi© in Parma , oue ferma-
to/ì , di quella Robufta , e di quefta Allegra , giurò comporre vno fpiritofo in-
fieme e graziofo mirto , che mirabilmente , come Ci vede , riufcitogli, incontrò
al fuo ritorno vn' impareggiabile applaufo, che ( al riferir del Colonna) di quel-
l'opre ftupende che di quella mano, fr^ tant' altre , hi veduto in tanta ftima_»
prclTo la Maeftà Cattolica , fcorre aflai maggiore in quel Regno. Pinfe anch'ei
CARLO ANTONIO, e fé l'opre fue galanti non rifplcndono ne 'Sacri
Tempii , e non s'ammirano nelle pubbliche Sale, fi vagheggiano enrroiRegii
ritiri, e godonfi nelle priuatc galerie , e ne' gabinetti. Al contrario de 'Fra-
telli che nuean gran fuoco , freddo egli di fpirito , e troppo mite , non Ci fentì
portato da tanto ardore al difegno, di quanto vena facile, e foaue metallo di vo-
ce Ci trono dirpofto al canto j il perche non potendo arriuare ad elE nelle figu-
re, fìudiò di farli loro fuperiore nel paefaggio e nella frafca, che battè molto
franca e fpedita. Fece altresì frutta, e fiori in eccellenza, e così al naturale
li ritraflc/chc inuaghitifene tutti , poche furono quelle cale m M lano , che
di qualche pezzo adornar non ne voleflèro lepnuate muraj lo iltflo procu*
randoi Gouernatori prò tempore, portandoli poi con eflì loro nel ritorno m
JUadrite, e regalandone Sua Mae Ita, ne' Quarti Reali della quale anch'oggi
moki fi vedono, fi come infiniti quadri figurati de gli altri duo' molto accetti»
e fiimati in quella Corte.
Tanto ho mtefo dire allo fteflbSig. Ercole viuente,figlio del detto Carlo An-
tonio , & vnico rampollo di quelia Famiglia , dal quale pienamente potri aue-
re informazione de' Vecchi chi le Vite di efsi, con gli altri Pittori di quelle parti
( come diflì) prenda a fcriuere. Saprà egli fcuopnre i primi tauori da' partico-
lari pofl'eduti,e in tanto pregio tenuti, raccontare gli accidenti occorfi loro,
le fortune, e le difgrazie fcorfe : defcriuere il loro temperamento,laftatura »i
coftumi; narrare la fincerità , la fplendidezza , e la magnificenza con che fi trat-
tarotio , leuando cafa nobile , mantenendo carrozza , e feruitori , palleggian-
do i Padroni, egli amici, & in ogni conto nobilmente trattandofi, e gran-
deggiando : La loro affabilità con tutti, e la cortefia, il fubito , ma ben prefio
corretto fuoco & ardore nelle picche, e ne 'contraili , ond'è che giouanetti
ancora fapeflero ben farfi temere, enfpettare, menarle mani, né lafciarfi far
torto; sì che motteggiati troppo, & infaftiditi dal piccofo Annibale CarraccÌ9
nel difegnar del niido all' Accademia , malamente lo trattaflero , rompendogli
la teHa ; cagione * vogliono alcuni , e principio della loro alienazione d'affetto
' Co alla
2s»d PATtTB SECOflDA
alla Patria > è rìfoluzione di abbandonarla per Tempre > inuitati inailìnie> ci
condotti a Milano dal Co. Pirro Vifconti > loro /ingoiar fautore , e padrone > e
della loro confegiiita poi fortuna e ftima veridico augure , & ardente pro-
motore : Tutti numerare gli allieui da sì gran Scuola vfciri , come vn Califlo
Toccagni > vn Giacinto di Medea ambi Lodegianì , & altri > de' quali io non_.
faprei come farmi , potendo malamente dire qualche cofa , come m' ingegne-
rò di fare nel fine , d'vn de'nofìri eh' è il Franchi > che Seguendolo fuore , reftò
in Reggio, &iui finì ifuoi giorni , toccando tuttauia qualche cofa leggiermen-
te ( per efler anche viuo ) del Sig. ERCOLE loro Nipote , fcolare di Giulio Ce-
fare fuo Zio 5 e brano imitatore della fua virtù, come intant'opre in pubblico
efpofie: La Naue, per efempio, di S. Vittore de' RR. PP. Oliuetani, con diucrlì
Angeli , Puttini , e Santi ; e fopra la porta dalla parte di dentro i! famofo qua-
drone a oho: Al luogo Pio delle quattro Marie vn pezzo di frefco, e l'Anco-
na del Chrifto morto : A S. Francefco de' Minori Conuentuali, a frefco la Cap-
pella di S. Sauina,e quadri a olio : In S.Ambrogio vn volto di vna gloria d An-
geli : A S. Lorenzo la grandifsima tauola col martirio di S. IppoUto fìrafcinato
da" Caualli ; A S.Caterina preflb a S. Nazaro vna Cappella coll'Ancona ; A Mon-
za diuerfi quadroni a frefco: A Lodi le portelle de gli organi in Duomo : AI
Duca di Sauoia , a feruirc il quale venne egli chiamato, molte opre, per le qua-
li, oltre il pagamento, ottenne in dono vna collana d'oro di dugento feudi, fi
come dalla Itefla Altezza vn'altra fimile era già fiata data a Giulio Cefarcper lo
famofo Sanfone prefo da' Filiftei , mandato a quella Corte . Infiniti poi per al-
tre Altezze , e per lo Marchefe di Carraccna Gouernatore cs Milano , che por-
tandogli feco m Ifpagna ,acquiftòal Pittore, & a fé fte fio infiniti onori, e fimi-
li, che tacio ,per non olfendere la modeftia di quello Virtuofo , altrettanto ne-
mico di fentirfi lodare , quanto defiofo di meritar lodi , ond ' è che toccandole»
fempliccmence , e trafcorrendole non mi fermi a defcriuerle, come per ogni ca-
po dourebbefi , e farà fatto a fuo tempo .
Io in tanto de' Vecchi altro di piti ne so dire , né trouo , fé non la liberalità
d'Ercole fcniore, e la premura per l'Arte, auendoegli ,coin' vno de'Trentaij.
del Configlio , offerto fommaconfiderabile alla Compagnia, per lo manteni-
mento dell'altre volte mentouata lite della feparazionc dalle Tré Arti j l'cfler
flato tante volte eftratto Mafiaro , & Eflimatore de' lauori ; e l'auer finalmente^
fatto accettare in effa del 1 5 7 1. alli 2 5 . di Maggio Camillo, come fuo figliuolo*
e perciò priuilegiato. Leggo ben poi in più di vn' Autore effere di elfi flato
fatto gran ilima , perche fé diamo di piglio al Cauazzone , nel fuo deuoto trat-
tato delle Madonne di Bologna, vediamo che nel regiflrare l'ottaua Cappella 2
mano delira di S.Petronio, dice eflerui da' lati del Santiifimoi duo' beliiflimi
Angeli d' Ercole Procaccini.altroue, e fopra mentouau : fé al Bumaldi nelle fue
Tilmerualia BononiiS : Camillus Trecaccinus (fcriu* cglij inter cminentis virmis pi-
lìores collocandus , Hcrculis Pidoris j & memorandi fiiiHS ; Mediolani din degit , So-<
noni(iì>crò^i>ìXii&c,
Iitlm
e Amo AWowo ptocAccmo: ipi
tf.lius Ctefar Trocaccitius , Camilli antediSii frater y Ti&or,& Sculptor celebrati'
dusycuiusplufct opera THediolani reperimtur, quem SorattT^s in Juis Italicis verfibus
(debrat} injonn. 229. fub bis verjtbtts.
0 Ccfar fortunato j ond ' appende(ìi
Far che il difegno fpiri, e che tue carte
^uan^no di pregio ogni teforo ?
Se al Gigli nella fua Pittura Trionfante , canta egli in tal forma ;
0 gentil Vrocaccm . nobtl Camillo ,
iluanto à Felfina ancor rechi tu honore t
Sol feguitar con tal flato tranquillo
L ' immortai Carro , e l vago /no fplendore ;
Così fa Guido Bj:n &c.
7Hà dotte mi dimentico quell'vno
Ter i/colpir , per colorir dmino y
THerauiglia, e ììupor di ciafcheduno
il grande Giulio Cefar Trocaccino ?
Ot'.egli è colà , che va tnnan:^i ad ogn ' ì/no »
Di chi fé gli attrauerfa nel camino ;
Onde con foci altere , e giubilanti ,
£ da Lei tolto appreffo à gli altri amanti .
Se al dottiflìtno Bofca nelle fue: De origine y cJ" flatu Biblìotbeéee ^mhro/taìtÀ
tiemidccas , memorando Hvmcnte Ercole , e regiiirandolo f:à gii a. tri Pittorij
che fotco il Principato del Cerano aggregato all' Accademia de' Pittori > nella
fudetta Libraria Ambroflana fé fc è vulgarium pi&orum grege exemit , pregiaff
che il Bufca di Giulio Cefare geminasrerum gnphydes donauent , quibux SaccUum
Dilli Syvi in Ticinenfis Carthufw Tempio txcrn,iHtt,altera quarum maior jubiicit oculis
Chri(ìtim circumfufum sApoftolis &c. attera minor, Ecclefìa Trincipem Tetrum &Ct
e che vtramque graphyiem collocaueritadVinacotbecxfores , atque cttm illis compo-
fuerit alteram Camilli "Procaccini ; in qua de/cripferat CamiUus , piBor nobilis Inter"
rempti Seruatoris funus , complorantibus circa fceminis, ac diuis poUiniioribus fiipre-
ma txeqmarum officia perfoluentibus etc.
Se al famofo Mufeo Scttaliano, pregiafi in più luoghi del fuo ftampato libro
d' elkr riccod'opre de' Procaccini : Dauid prxmanibusgerens Golne gigantis for-
midabile caput Itali Cxfaris Trocaccini opus (ìngulare fu<e adolcfcenti/e etc. S. Ioannes
effigtcs Herctilis Trocaccim labor ^c. Virgo altera cum Chriflo infante dormiente opus
Camilli Vrocaccmi &c.
Se alle finezze de' pennelli Italiani , oltre le già mentouate , non folo ti pregia
il Giriipeno »e//ii l'frì-J di Lainate fra le tante delitie della belhffima Villa Vtfconti,
auer comprefo framifchiita quella d' alcune belliffime pitture di Camillo Trocaccini ,fi-
tuate attorno à fontuofa , e limpida Fontana ; & altre dello ftcflo nella Terra di I{hò;
ma. due altre pofìe in altare fuori della Città diVauia nella Chic fi di S, Talari a de' TT.
ScalT^ di Giulio Cefare^ delle quali -irn^^fe grandemente appagato.
/ ' ' O o a Se
192 PAftTE SECOJ^DA
Se ali ' Archidiacono Sauaro di Mileto nella fua Storia Albornozzà » deferi-
«e ndo queir Almo Ciillegio, cioè la fabbrica di cflro,& m fpecie la Chiefa_.»
anzi ìi pitture fopradette in efìfa pofte , e la Tribuna dallo ftello Camillo dipinta
lo chiama famofo pittar Rolognefe , e lo loda.
Lo llello l'Abbate Tici neifuofludiodi'PittHra, memorando non meno nella
TrafponcinadiRoma > l'imaginedi S. Michele arcangelo neU'vltima cappella di
mano del Vrocaccini > che dolendoci effer oggi vm copia , per haucr que ' Tadri ven-
duto l'originale.
Lo fteflo lo Scanelti nel Microcofmo della "Pittura lib.2.cap.26.iafìnei}'opre non
meno dell'vno, che dell'altro da elio per tutta la Lombardia vedute rcgiltrando,
Giulio Cefarc per più eccellente di Camillo lodando , Se il fudetto quadro com-
pagno dell' Elemofina di S. Rocco di Annibale in Reggio, oggi nella Galeria di
Modana da Camillo a concorrenza fjtto , ài Giulio Ct fare edere fcriuendo.
Lo fleflb il mio gentiliflìmo Bofchini nelle Tue Miniere dellapittura , nel Seflier
di dorfo duro > memorando nella Chiefa de' Tadri Teatini nella tcr:^a capella di cafa
Fofiari tutta dipinta dal "Palma la tauola di Camillo Trocaccino con il martirio di S.Ce-
cilia.,e vn angelo , che le porge vna ghirlanda di fiorita fnapalma : e nella capcllit
di cafa Vi/ani la tauola con li duoi quadri di mano del "Procaccini, che fa Milane/e : nel-
la tauola S. Carlo con diuer/ì angioli , cheli tengono la Mitra , e'I Capello : nelli quadri
da' lati due bellijjìmi miracoli dello flefij Santo.
E finalmente , iafciando ogn' altro » il fimofo Cigno di Partcnope > che noruo
contento d'auer di Camillo cantato nel fuo gran Poema :
£ voi per cui Milan pareggia VrliinOt
'MQra7;7^ne , e Serano y e Trocaccino >
nella fua Galeria appefe vn quadro pure di Camillo Procaccino in cafa di Gioo
Carlo Doria,con quelto Madrigale i
Le luci al Varadifo
Folge Fr ance/co , oh' arde il /ho diuint
ornato Serafino i
£ colà > tutto fifa y
Erge le palme > & apre il fianco incifo « •
Ben viue il fenfo m quelle piaghe ardenti »
£ ben forfè potria chi gli è vicina
Vederne il moto, & afcoUay glt accenti^
"Ma la pietade , e 7 :^lo
Tanto il rapifce al cielot
Che tacer gli conuien» ne può, ne vuole
Formar parole.
Anch'io quelle tronco , pacando dalla Galeria del Marini a. quella moflruo-
fa , poUa infieme , e formata dall * vniuerfale intelligenza del mio ccmpiciirimo
Setcala , che moftrandomi in vltimo , dopo vn Mondo intero di marauigl'c-»
ia og li genere , moki libri, con l'eftìgic de'Pittori , e dietro di eflì tutte loptc
prò-
proprie ò da loro medefimi, ò da altri braui intagliatori date alle ftampe , mi fc
vedere in vna carta grande onc.iS. Sconcia. io circa perdirito,t3gliaca all'ac-
qua forte dallo Iteffo Camillo, che fottoui Ci fotcofcrifle, con tanca bizzarria , e
ghiottezza .che pare quafì vn taglio moderno , la fopra mcntouata Trasfigura-
zione da lui dipinta nella Chiefa diS.Fedelc,col Signore toccato di ponti, òdi
rotti fegnetci, che Io fa;inov'dere come sfumato, ò trafparence in nube in.»
mezzo .Mosè,& Elia.fottoapièdelTaborre Pietro in atto come di ftupore,iii
vn fcorciabile alcrettanto grato quaco diilìcile, Giouanni,che ponendofi la pal-
ma fopra la fronte > per poter rimirare non abbagliato da tanto fplendore il Si-
giore, con tanta grazia, intelligenza, & efpreflìone, che nulla cedeavu,»
Guido, a'Carracci, contraftar potendo branamente con la famofa dello ftef-
fo Ludouico in S.Pietro Martire in Bologna ; e l'altre che fopra i\ dilfero nell*
opre de'Bolognefi da loro fteflìjò da altri tagliate, che anche più, e fcnza nu-
mero fariano (tate , fé le caflfe intere de' fuoi belliflìmi difegni , e penderi noa
fodero ftati tutti portati in Ifpagna , oue tanto erano ftimati , e graditi , elVen-
done tutto dì domandati da'più braui I.itagliatori , e Dilettanti .
Di Giulio Cefarc altro non ho mai vednco, che vtia picciola Madonna col
Signore intagliata quafi di ponti, con le lettere fotto : I. C. Proc.in. Mal. M.
Si vedono ben molte cofemarauigliofamentemodelleggiate, vna tefìa pic-
ciola di donna, & il piede famofo perle Scanze, detto comunemente il pie dì
Michelangelo ridotto in piccolo , e più corretto , e graziofo , ardifcono di di-
re Pittori , sì come marauigliofa la gran tefta di vecchio nota fra i rilieui , che
crede/ì da qualcuno di Camillo più toflo, detta comunemente il Vecchio del
procaccino. Reftaildire ,comepromi(ì,di
LORENZO FRANCHI fch' èquantoallieuo Bolognefe di Camillo io qui
trouoj quel poco , che mi fia permeilo , per auer abbandonato anch' egli la_.
Patria , e viffuto fempre lontano da elTa, e fuore . Dopo l'auere imparato il
difegnare prima, poi il dipingere forco la difciplina di Camillo, & elTcrfi auuan-
zaco in modo nell Arte, che le opre del Maeftro nonfolo, ma le più riguarde-
uoli ancora del Sabbacino , e del Samacchino , gii morti , e che tanto llimaua,
datofi a copiare, quelle molto bene nducefle in picciole tauoline , ò rami ( pra-
tica che gli fu poi di gran danno col tempo, dando per lo più in minuto nelle
fue operazioni ) volle feguir Camillo a Reggio , colà chiamato a dipingere nel-
la Truna di S.Profpero i^ famofo , e non mai a baftanza lodato vniuerfal Giudi-
zio, la tauola dell'Aitar anche in frefco, Scaltre cofe ; prefo perciò a pigione,
per lui più comodamente abitare, certe nobili flanze entro il Palagio de] Sig.
Gio. Cafotti , pollo fulla ftrada Regale , feppe co' buoni tratti rendcrfi così af-
fezionato quel Signore, ch'ei fi contentò di fargli libera alToIuzione del conuc-
nuto prezzo, non altro da lui prender volendo che tré quadretti, cheinrin-
compenfa d'altre corcefie eh' alla giornata anthe riceueua da quella Cafa , do-
nar gli vol'e il giouanctto ; Furono quelli vna picciola Madonna in paefe ch<_»
allacu il Baaibino» cau<ica peto da yn4 di quvik trèi che auea già di propria in-
ueii-
2P4 PA^rS SECONDA
uenzioiie tagliate egli fteffo all' acqua forte Camillo ; La Santifllmi Triniti in
gloria d'Angeli, collii SS. Girolamo, e Francefco fotto , vn poco minuti: Eia
Madonna ftelTa di Reggio in gloria, fottoui S. Caterina Regina, e la Beata_p
Giouanna di quella Città, troppo picciole anch' efl'e, ma che ad ogni modo , fc
non per altro , per vn tai prezzo piacquero a' Signori di quella Cafa . Difpoftifi
perciò di far murare anch'eflì vna Cappella, & ergere vn fontuofo Altare en-
tro il maeftofo Tempio di quella miracolofìffima Immagine di Maria,e trouan*
dofi a Lorenzo tenuti , dierongli a fare quel quadro , che vi fi vede di S. Girola-
mo contemplante il profondo Miflero della Santiffima Triniti, e in atto d'ifcri-
uere , mentre vn' Angelo ftende vna cartella , con le prime parole fcritteui den-
tro in Ebraico della S. Genefi, che in latino tornano : In principio creauit Deus Ca-
lum , & Tenam , Pittura a mio guflo , che può fìare a! pari di quante fi ammi-
rino entro qucll' auguftiflìma mole , e che tanto mi fé ftupire la prima volta che
la viddi,maliìme giongendomi nuouo il proprio nome,che fotto meritaméte vi
pofc ; perche ratiigurandoui dentro vnHnilJìmo gufto Carraccefco , non aue-
uo mai prefTo i fcguaci di quella gran fcuola intefo alcun Franco . Dicono che
ne pingefle prima vn rametto per prona , che veramente farà tanto più mira-
bile , quanto che fi vede in fimili proporzioni auer auuto maggior propenfione,
che fi riconofce anco in detta tauola , che è quanto mai fé le potrebbe opporre»
effendoper3ltrobeIliflìn)a,aregno, che non so fé maipiùadelTagiongeffe :
perche debole molto'parmi, per dirla, quella grande con S.Eligio , ò Alò, come
dicono , con moke altre figure in S.Francefco, fatta per l'Arte de' Fabbri, fé più
fopportabili fono, e talora anche lodeuoli l'altre , comeadirelaB. V. fedente _
col Bambino, e S.Gio.Dattilta nella Chiefa delle Monache di S. Tomafo: Sì
la olio che il frefco della Cappella del Santi/Timo Rofario in S.Domenico: L'af-
fai ben' intefa, e vagamente colorita S. Orfola in S.Zenone, e fimili che fi tra-
lafciano per breuita , fi come tanti quadri nelle priuate cafe , tanti frefchi nelle
facciate di cfi'e : Fuori della medema Città l'altre opre che vi G trouano , come
quel tanto lodato (per la più bella figura che maifaceffe) S. Pellegrino nell'
Oratorio di elio Santo fuori di Porta Caflello : Li tanti pennelli poi , ò Stendar-
di,che dirvogliamo,per]eprocefl!oni, come quelli del Carmine, della Cen-
tura, del Cordone , del Rofano ,e fimili cofe picciole , nelle quali, come diflì,
aucndo vna particolar dote a Im tutte toccauano,con qualche mortificazione di
SiffoBadalocchio, ino concorrente e riuale, e che ad ogni modo in fimili ga-
lanterie molto lo commendaua, fi come ne'difegni,che f^crminatamente finiua,
non pregiudicando tiirtatiia la fonima diligenza a! buon fondamento,& allo ff u-
dio, nel quale d'jiTiitare s'ingegnauai Carracci, cagione poi vogliono alcuni,
che fi (coltulfe a principio da Camillo,- ò più rofto, co.-ne dicono altri , da lui fuf-
fe cacciato, allora che fperaua di pafiare con efio lui a Milano,
Mortogli il fratello m Bologna , che lafciò piccioli figliuoli , e figliuole fenza
gouerno , fu forzato a ripatriare per follenerJi , ma quanto vi trouò braui Com-
petitori i taiito Vi ebbe poco da faticare , il che ritornandofene a. Reggio , e fe-
ce
LOItE^ZO FRA'NCHL 19^
^o poftAftdo dtto' quadri d'vn particolare , e la Nonziata , con Coro d' Angeli,
fattaper la Chiefa de* SS. Giacomo, e Filippo, oue anch' oggi con molta fua
lode fi ammira, poco flette a inferraarfi, e colà finirei fuoi giorni in età d' anni
^7.iiicirca,altrodifuononlafciandopreflodi noi, eia Patria, chcafrefco,
nella Croce di S.Sebaftiano, dalla parte, e rincontro il Sig. Senatore
ìCefsi la lapidazione di S.Stefano, & a oliolatauola dì StLu-.
eia con molte figure nella Cappella de" Franchi «
e fua> in S.Nicolò di
S. Felice t
D I
GIO. BATTISTA CREMONINI.
«97
.J1\1^S
m^L ^ --
D I
GIO BATTISTA
' CREMONINI
E D I
EMILIO SAVONANZI
ET ODOARDO FIALETTI
SVOI DISCEPOLI
E D I
GIO. FRANCESCO NEGRI
Detto da * Ritratti
E T A L T R I.
f«3 £^ HK-a*3-£*3 £*3 f*3 £*? £#3 8^-5-f*»
^■iJ?^
E mai darfi potere , che pefanti e noiofe le notizie pittoriche
riufcir mi doue(Tero , com' anzi bramate tanto , e gradite me
le rende la neccffità de'prefsnti racconti » qiiefta è queH'vni-
ca volta , che rincrefcere mi potrebbero, viftomi qui aitrct-
toperefl"e,a douer'ifcriuere poco bene d'vno di que'nofiri
Artefici j che lodar tutti era mio primo fcopo , & inten-
to rtuttauia perche le doglianze, che non poffo non farne,
riguardano icofliimi, non l'Arte, fi reftringono advna fola azione, nonfial-
Jargano per tutta la vita , vorrò ben credere d'efler' ifcufato , non che compati-
to, s'hora mi lagno di Gio.BattiltaCremonini, eh' è quello del quale parlo, e
che fi portò in modo verfo la Compagnia noftra, che meglio fora fìato per e(Ta
il non auerlo mai conofciuto più tofto, che difpenfatolo così largamente (hell*
aggregaifdo per Cittadino, allora che affai vi mancauaper cfler nato in Cento)
Pp - ^1
i98 ? Atr E SECONDA
ài lui canto fidata fi fofle. Ma chi non aurebbe creduto a quel nobile afpetto, a
quella veneranda canj2Ìe,aqueli'aggiuUatodircorfo,di che trcuauafì dalla natu-
ra prouifto? chi nonailicuracofidi quell' apparente zeio, diquell 'afìidua ap-
plicazione, di queir ardente femore, con chemaneggiaujH ne gli affari piti ar-
dui , e più fcabroH di elfa > ogni volta che d' Eflinatorc , di Sindico > ò di Maf-
faro la carica così degnamente foRenae? Pure quanto mai, con tante rcHri-
zioni cfparagnijdalle fuperflue fpefe alkggerendofi.enelleneceilarie efigen»
do da' particolari ciò , che l'omminidrare auria douuto il pubbLco Erario , Tep-
pe ar.uanxare, e potè mettere affiemc ia prudenza , confegiio, e l'economia di
tant' altri, tutro fu ia queff huomo , fenzaneceliìrà, e pv.r m ra negligenza»»
vorrò ben' io creder pm toUo, che per proprio prouecchio,ò malizia akuna>
diflratro .
Chiamato a Roma , e dopoi morto il Sabbatini , predo il quale rth'giofamen-
te erafi Tempre conleruato il peculio della Compagna de' Pittori, aumentato
mnltoperl'aggiontoui prezzo della quarta parte disila cafa,e forno,prima-della
feparazione , alle Qu^attro Arci fpetcanti in folido; e ciò per (entenza di Mo ifig.
Akicozio de gli Alticozii Vicelegaco diBolog.ia, confir.natoria d'vtia fimile
dcU'UlndriiTìmo Reggimento, dalla quale aueuano le tré altre appellato , fu in_i
luogo di eifo eletto Depofiiario perpetuo il Cremonini , con ordine , & incari-
co pili e pili volte di trouare vna ò p:ù inueftiteficure, perche non rertaflo
morto il denaro , e fé ne cauafife qualche frutto per le occorrenti fpefe , e bifo-
gai ; mi crafandandone egli Tempre retfetco, anzi allungando 1' efecuzionea*
proporti partiti , venne a morte ,fenza prouedimento , ò dichiarazione alcuna,
ancorché canto pregatone, &auer!o ei più volte promeffo. Mancò infomma,
ne mai trouoifi ò-fi Teppe di che folle auuenuto della moneta : e fé bene la Lu-
crezia fua moglie s'obbligò prima pagare , & in effetto pagò pe'i primo anno
proporzionabilmente idouuti frutti , nel fecondo non volle fanern'akro, e tut-
to efpilaco.e alerone nafeoflo quell'opulente mobile che v'era, occupò anche
quel po' di ftabile trouato in erediti per la pretefa tacita ippotcca anteriore fu*
beni per le fue doti di molto eccedenti, ponendoli collantemente a foftenere
vna oilinata lite . E vero che ad efla fi pofero a brauamence refiftere gli huomi-
ni del Configlio, donando e rinonziando non folo i falarii per i loroammini-
fìrati Vfficii, mai denari in particolare impreftati per mantenimento dello,
padate liti, ma ad ogni modo non fu mai pofiìbile ottenere cofa alcuna, e po-
ter dare l'efecuzione alla fentenza fauoreuole, otcenura dopo tré anni, e cioè al-
li i8. d'Ottobre 1^13. che fu la totale mina, & ellerminio della Compagnia,
del quale fino al dì d'oggi li fente , fenza più Stanza , ò luogo cue Ci raduni , fc
non la prefta qualche amoreuole , fenza entrata veruna , fenza chi più Te ne
prenda cura, faccia efiggere le vbbidienze, con poco decoro, e non minor
fcandalo.
Ma per tornare fui filo, e portar ciò, chepoffo, e deuo di quello Artefice,
del cjuale > fuori che il Mafini , non fanno menzione gii Autori , dirò anch'io po-
' ' " ~ "" ' co.
GIO. 'BATTISTA CnEMOW^Ì. 20^
co > non più meritando il fuo (hle , fé non è per viia tal quale velociti di fare
pratica, efranchezza, chi bin ricercafinel''o,5redi fcudcria > ne ' chiarofcuri»
enelfrefco, di quella forre maffime che intraprefe, e coftumò egli Tempre,
come di profpetcìue, di camini nelle ftanzs,e Ji fregi ,cheiftoriòd'vna manie-
ra molto ad ogni modo gaiance , e amorofa , fé non canto rscerca , e fondata.
Senevede vn'aifaiplaulìbilc ndla-faladel Palagio de' Signori Mitchc fi, e Sena"-
tori Riarii, contenente la vita, eifattiegregii d'vn Girolamo Riano, Genera-
le , parnii , di Santa Chiefai & altri molto copiofi, e bizzarramente efeguiti nel-
la nobiliflìma cafa , oggi de'Signori Angelilli fulla piazza Calderini , e che fu la
fortunata , e famofa de'ricchi Lucchini , de'quali m gian confidente , amico , e
Pittore ordinario ; ornando perciò anche loro nella Chiefa di S. Domenico la
Cappella dolla Nonziata fatta a olio dalCaluart, col fìngere tutto il muro in-
croftato di marmi neri e bianchi, conforme portaua l'arme di que' douiziofi
Mercanti , con ammirabile verifimilitudince proprietà, aggiongindoui li Santi
Girolamo , e Lorenzo laterali , figure grandi del naturale , di si real frefco , e_»
buon gulto , che ben dannoa conofcere, che fc ratcenere auelfe potuto egli
alquanto il fuo impetcfarebbe aflai più riufcito,e fenza dubbio al pari d'ogn al-
tro , come ce l'autenticano i duo* archi fopra la porta di S. Francefco , e le due
Virtù laterali all'Armi di Spagna nella cantonata di quell Almo Collegio : Lc^
due finte ftatuone a chiarofcuro sì ben difegnatc & intefe , laterali alla por-
ta del Sig. Senatore Ercolani , al quale anche dipinfe la figurata profpettiua in
tefta al cortile , e fimili . Egli figurò fi igjlarmente bene le T.gn , le Pantere»
gliOrffji Leoni , l'Aquile, i Draghi, e tali , onde ben' a lui anche dar fi po-
telfe la lode attribuita a Pefello così brano ne gli animali . Io lafcio di ridire»
quanto opraiTe in cafa del Signor Senatore Pictrameliari , sì nel Cortile , che a
coperto , si nella Cappella tutta a frefco dipinta in capo della real Galeria , che
nelle Itaozc d'ogni partamento, così leggiadra , Se eruditamente con fughe, e
fregi ftoriati adorne : Ciò che facefle nelle ftoriectc , e nell' ornato di chiarofcu-
ro fimilmente all'aria efpodo, in capo al prato, ò cortile che fiiiiit e dentro
alle ftanze della cafa de'Signori Secadinari : Nella cafa dc'già Mantouani , oggi
del Sig. Dottor Medico Fiorini, ornandoui così grazi ofameute vn camerotto
fopra di itoriato fregio ,con le andate del palco, e quella galante fuga, entro
la qual:, alludendo al fuoco, efprclTe a quello condannati iaSoffronia, & Olin-
do del fallì, che incanta, & innamora: Tanti frefchi poi nelle Chiefe, come ne*
laterali all'Altare dJS.Roccod^M Francia nella Morte : llCrocefillo a frefco
nella prima Cappella a'Scaizi : Tutte le itorie della miracolofa edificazione del-
la antica Chiefa del Monte , difegnata in quel modo sferico da vna colomba co*
raccolti auuanzuinjecafcami di vn falegname contiguo, in quella forma difpo-
ffi,conque'cori de s;'i Aigeli nel Cattino, che quella cuopre : Tanti altri cami-
ni, porte, fregi , e fimlt nell'Infermeria di S. Michele in Bofco, e pcrtuttoiu'
fomma, non elicendo Ctìiefa , non cafa , fio per dire, che di fuo qualche cofa
non abbia ; lauoraudoad ogai prezzo , e ben prefto , Luaudo allora altri Picto-
Pp a ri
^00 PAXtÉ SÉCOVdA
riafuefpefe»difcgnando, e compartendo loro il lauoro» che pòi ritoccauaj;
tutco , e ben ricercaua , & in tal guifa dando giifto a' curiofi col fpicchiar l'opre»
cafìfai guadagnando, ancorché pagato poco, per la numerofica, e frequenza;
de' lauori .
Quindi è , che come huompreftoje sbrigatiuo, fu piii volte mandato a pren-
dere in occafione di teatri , e di fcene, di fcfte , di barriere , di gioftre , di mac-
chine,e di comparfeda'confinanti Principi della Lombardia; ornando anche lo-
ro i Palagi, fra'qnalj quel del Duca della Mirandola,facenco iuile figure nò folo»
ma la quadratura i i chiarofcuri , difegiiando anche opre d'Archiceccura , della
quale era intelligentiflìmo, confoddisfazionedi quel Principe, chefceman-
do l'affetto ad ogn'altro> a lui folo il donò tutco. V'era prima vn tal Paolo Za-
giioni Pittore di quadratura molto ordinario (del quale però folo qui bafterà
queltafemplice memoria ) che però per le figure, auea tolto fecoil Morinxj:
ma perche nel più bello morendo quefti, fu neceflìtaro Paolo prouederfì di
vn'alcro figurina, dopo vnlongopen fare e nulla rifoiiiere, con difguflo mag-
giore d> quell'Altezza, ch'anche dell'ordinario oprare di coflui s'era (Uicco, con-
chiufe finalmente nel far venire il Cremonini , che non sì toflo fu gionto ,ehe-»
poitofi a riprendere, poi a correggere, e gualtare ciò ch'auea quegh facto, gioi>
fé a farlo defiftcre , dandogli dell'ignorante per la teda , e del golfo , chiaman-
dolo, in prefenza di quell'Altezza , vn vecchio porco, vn'ignorancaccio, e per*
ciònecelficandolo a, tutto mortificato e flupido, ritirarli in vn canto, pian-
gendo, e deplorando vn tanto torto fattogli, e l'ingratitudine, Cva che fenti darli
dal Duca licenza, cfterendofi di fartucco il Cremonini, fin tirarci fegnicora
lariga,elauorarco"fpoluer!, e colle ftampe. Dicono che poi fé negloriaua,
lafciandofi intendere, non foloauerlo mortificato a quel modo, e fatto parac
via per il buon feruizio di quel Duca, e per proprio incereffe, non douendo
fpartire in tal guifa con altri il guadagno , com'erano i patti , ma per vendicarfì
altresì d'vn difgufto riceuuto da Paolo , Cm quando era egh' ragazzo , e (lana eoa
lui per garzone; & era, che, chieftogli vn giorno di Carnouale dal Alaeliro im-
preflico vn bel veftito , che s'era egli fatto di nuouo il puttello , per comparie,
co' gli altri compagni fui corfo , e farli vagheggiare sì ben' all'ordine , gli l'aucua
l'indifcretto Zagnoni refo così lordato , e fporco dalle pioggie , e dal lezzo,
che malamente erafene più potuto valere ; rinfacciandoglielo però allora, o»
raccordandoglielo, e come diflì, tanto mortificandolo qncfìopouer'luiomo,
chetornatoa Bologna, ne piùpotendofiracconfolare, poco flette a poiflin
MIX letto ,e finire i trauagli di queflo Mondo.
Molti ad ogni modo furon gli allieui, che far Teppe il Cremonini, ma duo'
parcicolarinencedc'quali poi pregiarli folca, non meno perefierriufcici ,in te-
nera anco età, così brani ietto di lui nel difegno , che per auerli poi veduti, pri-
ma di morire , non ifdegnar'eglino , sì nobilmente nati , trattare ad ogai modo
con tanta lode i colori. L'vnofii
EMiLiO SAVONANZl, figlio del CaualierAlbsrco^ MaRro delle Polle, e-
Ni-
EMILIO SAVOJiA^^h 301
Nipote di quel Romolo, che concorde mai Tempre col fratello ia troppo trar-
tarfiaIlagrandc,eitcrminataméterpendere)difHparono lelororoflanzclafcian-
do in poco buon ftato il pouero Emilio, partorito al fudetco Sig. Alberto dalla
Signora LauiiiiaFolchiconfortcfotto li ip. di Giugno del 1580. Fùi'altro
ODOARDO FJALETri, figlio poftumo del Dottore Odoardo, della fìef-
fa riguardeuol famiglia » e Sauoiardo d'origine , cred'io ; che vfcico alla luce di
queito Mondo fotco li 1 8. di Luglio 1573.fi vidde anche nato alle miferie del-
lo fteffo , prillo di Padre , fenza acquifìo j e auuanzo alcuno, e quel eh e più , ab-
bandonato dalla Madre, che celfatigli onorarii, e gli opulenti lucri , per la-»
morte del marito , paffatafene alle feconde nozze , rinonziò quello figlio al fra-
tello, da lei pure fedici anni prima generato. Hora Ci come quegli, tratto da
fpirito ardente, e generofo non meno, che da gii efercizii Cauallerefchi , ne'pri-
mianniapprefì, afareilfoldato, fentìpoi da più potente genio lufìngarfial
trattare i pennelli , su i fondamenti faldi del buon difegno , con queir altre vir-
tù, dalCremonmi imparato,- così coll'ifteffo Cremonini pollo quell'altro,
fanciuH'anche , a dozena, conobbe ifuoi primi puerih giuochi , in imitare colle
tenture fu 'muri quel fuoaflalariato ofpite, douerfi conuertireper neceffitdin
peculiare vfo , e fua vera profeffione . Che però come dopo l' auere , inftabile
Tempre al folito Emilio , praticata quella e quell'altra fcuola , del Caluarte pri-
ma , poi di Ludouico Carracci in Bologna ; dopo l'effer paflato in Cento all'AC-;
cademia famofa del Quercino , poi a quella di Guido in Roma ; prefa moglie in
Ancona , e quella morta, accafato/ì di nuouo in Camerino , colà flette poi fem-
pre,lauorandoui opre degne del teatro di Roma; così il Piai etti, leuato di nou"
anni di mano alCremonini, e condotto in Padoua dal fratello, poi di là fatto
paflare a Venezia fotto ladifciplina del Tentoretto, colà per Tempre rimafe,
temendo altrettanto i! paragone de'Carracci in Patria, quanto in quella Reg-
gia del Mare fi conobbe inferiore di molto a quel brauo Maeftro, chs feppe beo
sì feguire , ma non potè mai giongere.
Ed ecco per quali poco diiiìmili fra à\ loro accidenti abbandonando rvno, e
l'altro per Tempre la natiua Patria , noi anche priui lafciaifcro della cognizione,
tanto hora qui defiata de'loro fatti , e dell'opre . Tentai bcn'io di faperne, e non
rifparmiando il portarmi dal Sig. Emilio , fperai dalla fna viua voce di jutto in-
formarmi , configliatoui anche più volte dal fuo diletto Algardi in Roma , e dal
mio cortefilfimo Albaniin Bologna , che della memoria frefca , e del faggio dif-
corfo di quel buon virtuofo , metà anche di otcant'anni,m'afsicnrarono; ini
volle la mia mala forte,chetroppo trattenuto in Pefaroda gl'infiniti fauori,e
dalle dolcifsime conuerfaziom de'Signori Pafsionei , Mazzi , Oliuieri , Pompei,
de Pretis , ed altri,alla Laurea Dottorale sì felicemente da me gii in Bologna.»
promofsi , ne' fiefsi giorni venille eglia morire , fenza che di fua malattia iui
s'auelTe alcun femore; onde quando gionfi a Camerino, lo trouafsi l'antece-
dente giorno appunto fepolto ; Quariorefla(siasìfunefto,edinafpcttatoac-
fidence,nonmifapreigiàdire5 corasbea'aitrifipuòimmaginai^é : tutto fentii
queir
502
PATITE SECONDA
queir affanno i e quel do/orcfteflO) che leggefì prouaflc il Durerò i quando
gionto in Italia, inuicato per nonzio appofta in Mantoua dal tanto amato Man-
legna , non sì prefto fi mofle tutto lieto al viaggio , eh" ebbe auiufo della morte
di vn si gran virtuofo, e di vasi diletto amico. Fu tuttaiiia rifarcitomi vn tan-
to danno dalie nuoue cortesìe de' Signori Benigni »jQuafiiii , & altri già miei
pure Scolari, che introdottomi inoltre > p;r diutrtirmene l'affanno ,ariuerire
il Sig. Cambi > che alla nobiltà ingenita , e alle virtù acquifite aggionfe anche ta-
lora l'ornamento della Pittura , da lui molto bene per trattenimento eferciracai
da me fupplicato di notizie , mi proni. fejcon eccefsi di cortefia.ftendere del Tuo
diletto Maellro quel tanto, che la memoria fuggerito gli aueffe , come al mio
ritorno a cafa trouai puntualmente adempito nella prefente lettera, che fìe-
gue , coll'antccedente ritratto di propria mano da Sua Signoria Illullnfsima di-
segnato, tagliatomi poi, come fi vede, dal Sig. Gio. Franccfco Cafsioni, che ia
quella profeflìoiie è fingolare :
Ilhfjìrìfs. Sig. € Vadron Colendi fs,
A Farmi prender la penna per defcriuer la vita del Sig- Emilio Sauonan^ concor'
rono unitamente infieme l'autorità di l^.S. lllulìiifs. che me ne fece il comari-
darriCito , e le obligativni , cheto dcuo alio sìcfio Sig. Emiin , che mi fu guida corte/e
ne gliftudii della futura. Io non intendo però di /aggettare il racconto , tl)€ /wo fer far-
EMILIO SAVO^A^Zh 505
ne , alle minute regole dell ' iflorid i p«r quello fpecialmente , che appartiene ali ' ordì
nata diitiiiT^ion delle cofc; ma limerò d'haacr fcruita balìeuolmcnte y.S. Illuflnfs.
efodisftrto al fuo fenfocol prepararle confufamente in vn mucchio le materie più necef"
/arie , ond ella poi col di [porle proporT^onatamente a i lor luoghi, fofia condurne a per-
fe':Qone la fabbrica i on l' mgegnoft artifi'^o della fua penna.
Nacque il Stg. Emilio , com' ella sa , in Bologna della Famiglia de' SauonanT^i Nobile
di quella Città, oue fu dato alla luce del Santo Batteftmo dalla venerabil mernoria di
Gregorio Xy. che 'oHeneaai'i quel tempo dg >uerno Spirituale delia fua Vatria; quindi
creltiHto con gì anni fìtto la direì^one del Sig. Caualiere .Alberto ."uoVadre, confumò
fruttuofamente il fiore della fu.t gioventù neglifludii Cauallcrefchi col Cavalcare ,giuo-
car di Spada, e notare, preparandoli con fimiglianti eficratti a quclb della miliT^a < la
quale poi efiercitò con gra'i lode fino ali Ltà di 26. anni, moflrando in effa egualmente
l'agilità delle membra , e la brauura del cuore ; E nella profcjjion del notare fu tanto
efperto . che ti Sig. Cardinale Antonio Nipote allora del viuente Vontefìce Frbano il
volle per fuo Macjlro in tal ' arte , la quale a tempo ancora de gli antichi I{omam fa tan-
to in credito , che Ottauiano Auguro fi dilettò d'infegnarla per fé mcdefimo a'fuot NipO'
ti, per quel che narra Suetonio Tranquillo nella fua vita,
.Alfine rtpatriatofi applicò al difegno fotta la dire^^ione del Sig. Guido , e poi ( qualfe
nefoffe il motiuo ) lafciato quel dittino Vittore, fi diede a frequentar l'Accademia de' Sì'
gnori Car acci , & indi a poco applicatofi alla Scoltura, portojfi a Peonia con fine di appro-
fittar fi ; ma configliato daVarenti , eh' iui fi tratteneuano , tornò di nuouo al penneUo,e
ripigliò il difegno con tanto d' applicatone ,che in pochijjimo tempo auuan:^ò tutti gli
altri dell \Accademia , la quale fi ragunaua in quel tempo nelle sìanT^ del Sig. Cardinal
Barberino , doue in concorfo di tanti valenthuomini, che lafrequentauano, cgji per il più,
riportaua il premio , ch'era propofio al migliore, am^i non contento di quelli fludiiifoleuct
inoltre,1òpo terminata/i l Accademia , paffarfene a dtfegnare le Statue , quando più rif-
plendeua la Luna , e poi ridotti a Cafa, mi raccontaua per ifìimolarmi alla fitica , che
per vn' anno continuo non cedette mai gli occhi alfonno;fe prima la man dcflra non ha-
uea difegnata la ftnifira mpiùguife , tenendo auanti perjuo modello vno /pecchia , Irla
quanto erano più afjidue le applica-:(ioni fuenel difegno, tanto più accurata pratipaua
l ' intelligen:ì^a nella Vittura, impercioche, hauendo egli quella piena cogni'^onc al Vit-
tore iì necejfaria , dell ' ifìorie /acre e profane , delle fanale , di notomia , di fx/onamia,
diprofpettiua,edi architettura, con ingegnofe, e ben fondate ragioni rendea conto a chi
che fufie di tutto ciò , eh egli opraua . Onde accadendomi vn giorno d ' interrogarlo per
mia intelligenT^i , mentre egli dipingeua la Beatijfima (^ergine , perche l ' hauefie fttt*
col collo d'auuantaggiata hngbe'^ttoltre al prefcritto termine della ftmrnet ria, mi repli-
cò , chefaria Sìato errore confidcrabile il formar la dtuerfamente , poiché il collo longo è
contrafegno della virginità nelle Donne : Et effendoui appreffo collocato il fuo Spofo con
le carni , che tirauano al verde , io megli oppofi dicendoli, che tal colore parca più pro-
prio della Donna > e del Vulto, & egli mi replicò , che quelli pure hanno a mofirarft ver-
dicci per la loro frigidità 1 & humidità, replicando io , chei vecchi fono freddi , efeccbi,
effendi) L hmido loro primiero con/olidato da gli anni, è vero egli rijpo/e , ma perche
il
S04 PÀUTB S£CO^DJ
il calore fi fuol ne vecchi diminuir con l' età , rimane in loro la copia de gli efcrtmentìl
chefono/empre impafìati d'humidità : e così di/correndo meco partitamente d' ogri altra
età conclufe , che il buon Vittore deuc caminar fempre con fimilt offerua':Qom, & aidat-
tarepropor:^tonatamente i colori alla qualità del temperamento predominante , dando
ali ' infan:^ia ti color rojfo , che fìa fmor:^ato gagliardamente dal verde ,per l' humidot
eh' aunan:^a il caldo : allapreriT^a il rojeo colore tra 7 bianco > e */ rojj'o , per la quantità
ejlcnftua delfuo calore : alla giouentu il rubicondo, che tiri vn poco al giallicto , per l'in-
tenfiua qualità del mede/imo , e per la bile mordace , che la predomina. In quefla gui-
fuparlaua meco frequentemente il buon yecchio,pcr farmi apprendere i veri fondamenti
della "Pittura, diuifando egualmente ilei corpo humano, con ragioni difilofofìa cosi viue»
con oJieruaT^ioni dififonomia così preprie , e con dimoflraT^ioni anatomiche tanto euiden-
■ti, cheimpriKicualofliipore in qualunque perfona y che l' aj e oltana: Et appunto dalla
frequet,':^ dì fììnigitanti difcorfi colmi d'erudi':^one , io preft allora motiuo di compor
per mio fiudiovntrattatOfCol titolo di Teorica dellaVittura, il quale forfi che vn gior^
no mi farò lecito di communicare ay.S.lUuflrifs. perche fi degni honorarlo della futi
iìimalijfima correzione .
"Ma per tornare al difcorfo, era il noflro Sig. Emilio così alieno dall ' intere fé , che non
curandofi [pender l acqui fio di molti giormnel pagare i modelli , trouojfi bijognofo piit
volte del puro vitto : onde piacendogli di dipingere non per necejfità ,ma per genio, po-
neuajommofudio , & applicazione per ben condurre a Icrfne l opere fue , alle quali
però negaua per l'ordinario di voler fare alcun prezzpi ma protcftaua di prendere per
cortefta ti denaro , che [e gli daua , e di donare ali ' incontro lefte pitture ; ma quando
pure da chibramaua d'hauerle veniua forcato a flabilirlo con patti, egli era /olito dirc^,
e' haueua per rfo d'oprar tre pennelli , cioè maggiore , me^Z^no , & irfimo , e così con
'l'elettone di qucfli lafciaualoro , cheftfciegliefjero ilprc^ZP • £ quindi auuienccbc in
molti luoghi dì quefla Città , e fuo fiato fi veggono varie pitture , che fon tra loro di co-
lorito, e compofì^'one diffcrentijjìme , di che tal volta egli vantando/! diceua, ballargli
l'animo di ri/fur la maniera di qualunque Tittore , & in fatti /eF.S. Illiiflrifs. potefie^
vedere vna Vor'^a , rna Circe , ru ^rtemifia , e vn' arianna ,ch' ora /ono appre/io
Trlonfg.llluflri/s, Tiìara's^niye/couodi Sinigaglia, le gnidicarebbe al ficuro del Sig»
Guido , tanto felicemente ha /aputo imitare la graz^ofa maniera di quel grand' huomo,
come ha pur fatto d'ogn altro. Ma già che col di/cor/o mi fono inauuedutamcnte inoltrato
nel racconto delle fue opre ,fi contenti V. S. lUufìriJs, eh' io gli le annoueri con l ' cfpref-
fiotti de pofjeffori ,e de luoghi doue fi tron.mo , acciò ch'ella bauendo curiofìtà di goder-
le,ne pojfa commodamente rimaner /odisfaita: E per cominciar dalle prime,vifonofopra
il cornicione del Coro della v.ofha Catcdrale/ette quadri afre/co,i quali /piegano diuer/e
hi/iorte della Beata Vergine , e fotta il cornicione accennato fi vede in me^^o dipinta in
•pn quadro a olio la ì^un^iata, che è veramente degna di 'molta ftima,pcr la viua efpref-
ftone di quel mijlero , epcr il bel colorito . ^l deliro lato del Corofifcorge la Cappella
della Croce , la quale cfjendo arricchita di fette /patii parimente dipinti a /refco coi do-
lor, fi milìerii della Ta'jione di Cìnico , ri/ueglia vn a/fettuo/o flapore /ul ciglio di chi le
mira , Dall'altro lato è la Cappella di S, ydnfoHÌno protettore della Città , nella cui
•poi-
EMILIO SAVOJ^A^Zl 'joj
Gioita i dipinta dallo lìe(fo pennello m vn quadro a frefco la prigionia di S. Tietro in atto
d' vfcire con l ' aiuto dell 'angelo da quelle tenebre , &è si ben colorito , che pare a
olio ; ti Santo poi mouendo il piede leggiero per quella carcere , e ritirando con accurata
tnaniera il lembo della fua velie , efprime a marauiglia il timore , che non fi deflin le
guardie, che farebbe nel trafcinarla per terra : fi fcorge in altro quadro la cattura dei
mede fimo Santo , e Ufm morte fi mira ejprefia nel mcT;^ . 'Nella Chiefa de' Tadri di S.
Filippo vi è loSpnfalì^o di S. Caterina , eh' é forfè per ogni contala più beli' opra c'hab-
bia lafciaio del fuo . Tralafcio poi gì' altri molti fparfi qui a frefco ,& a olio t e quelli
ancora , che fono perle Caftella , e le faille di queflo Stato . E in Matelica vn S. Filippo
nell' Aitar maggiore della Chiefa nuoua ; in Fabbriano nelle pttbltcbe Chiefe ,enelleflan'
S^e priuate ; a "Perugia ti Sig. Co. Balde/chi hàvnatauola molto bella, rapprefentante^
l ijioriadi Sarra , ó" ^man , quando l'jlngclogli predtfie la fuccejfione . In Malta ì>h
quadro di molta ftima , eiyande':^a , ouefi rapprefenta la {Religione Gierofolimitana ; i»
^^oma in S.Loren^i^o fuor delle mura vi fono quattro qu&dri d'altari, come pur anco nel'
la Chiefa de' Signori Bolegneft , & altroue . In/omma per tutte le parti d Italia il va-
lore del Sig. Emilio è cognito , & ammirato nelle fue belle, e numerofe fatiche ; maio
per non recare a V. S, Illuflrifs. maggior tedio , tralafcio d annouerarle , ma non trala-
fciero di ridirle come ti Sig. Emilio venifie qui. Egli vi fa condotto dalla f. m. d' Andrei
Sacchi, ad inHanza del Sig. Cardinal Giori, allora Mafiro di Camera d' turbano Vili,
per dipinger le Cappelle i e ho già defcritte di fopra > &■ efftndoui dimorato per qualche
tempo ì contraffa ftrettarela'^ond'amicis^ia con Vii Vittor delVaefe, ch'era in copiare
di flraordinaì ia eccellen:i^a , e fi chiama per fopranome ilGalluccio , per cognome à Va-
rentucci: queflihauendo{forftcon arte) introdottol'amiconella fuaCafa tglifecepof'
ger da beuere dalla Sorella, per nome Caterina ,giouane di beli ' afpetto , e di manierai
affai grata; onde il buon huomo ft come ne refiò preja, così benprefìo laconfegui per fui
Spofa, ed in tal forma legato da q'Ae^o laccio fi videcontra fua voglia neccffitato a fer-
mar fi qui, doue poifempre è vifiuto con effo lei, lafciandoli ncljuo morire cinque fgliuo -
Utcioéduoi majchi , e tré femmine : heM?e per dote interno a fette cento feudi , ma per Iti
foca economia non meno dell ' vno , che dell altra , nonfolo al prefente è quafi tutta di-
ftrutta y ma giuntarne nte con effa l acquilo di molti anni. Hebbeper prima vnaltra^
moglie in Ancona , che fi chiamaua Gtrolama Cirimlda , della quale hehbe vn figlio»
che poi morì nell ' età d' anni dodici ,della cui dote fu egli hercde , ma per laftefia cagio-
ne andò in fumo ancor questa ; e pure in si miferabile fiato io non l ho maijaitito dolerfi
della fortuna , auT^i diceua non hauerla mai conofciuta , ne vifla , hauendofempre tenuto
l occhio ddl ' intelletto a mira della virtù , e lo diede a conofcere , mentre accadendo vn
giorno diportarfiajuo Tadrcfer certo affare, a ipiedi della S. Memoria di Gregorio Xl^.
Sua Santità il ricbtefe doue (i ritrouaffe il [no figlio, e rtfpondendo effere in Bjìma , gli
foggionfe il "Pontefice , che il doueffe mandarla lui , che Ihaueria proueduto, onde ritor-
nalo a Cafa con animo di conduruelo , egli non volle andarui ,fen:^a portare vn quadret'
to i ch'auea determinato di prefentarle; ma poi non riufcendoli di compita foddisfarione
per la delicatei^t delgufìo, non fu poffibile d' indurlo a portar fi dalla cantila Sua > di-
mando più lo liabile patrimonio delia virtù, che quello dell ' incollante fortuna.
io^ PAZTE SECONDA
Tdafebenne^ifludii delUVitturttegli era sì applicato, con tutto ciò non tafciàui
d' attendere awhe ad altri virtuofi eferci'^^ti , mentre , oltre a i Cauallerelci da me riferiti
iìlopra , ne' quali andòfempre continuando, ft dilettò egualmente della lettura di varii
libri , tanto dogmatici , quanto d'hillorie > e di fanale , co» il cui me':i^o fi refe poi de(ì-
derahdeal maggior fegno nelle conuerfaT^ohi de" virtuofi , per la viuacità de motti jf
per la varia erudiT^one con cui condiua il difcorfo.
^ndò su le Galere "Pontifìcie ne viaggi di Spagna , e di Francia con il Sig. Cardinal
Barberini Legato a latere j condettoui con titolo di Camerata dal Sig. Caualier Zambec-
eari Generale dellemedeftme, nel qual viaggio caduto in infermità, ritrouand fi vna-
fera prefio al morire , nella mattina feguente, pei- tmprouifo » & euidente miracolo di S»
Filippo, ne reftò libero affatto . Egli era difua natura più tofto altiero , che nò , flimanda
gjìaila riputazione, e l 'honorctiè feppc mai comportare , che alcuno il fopraficejìe»
Onde in jua giouentù neceffitatoda certo fuopaefano , andò fen':^^ armi alla di lui Caja^
arditamente a sfidarlo , <& effondo interrogato da quelli , che vi concorfero , ciò che pen-
fafìe di fare così difarmato com'era , egli mojlrando loro vn compaffo longo , eh auea in
mano.laticiollo sì fortemente nella porta dell 'auuerfario,che non fu poi poffibile di cattar-
lo ,fe non rompendolo , & in tal' atto qite fio, di ffdhauerei fatto contro di lui; e veramente
moflraua pcri's^a tale nel giuocar d'armi, anche negli vltimi anni dell ' etàfua già caden-
te , che a chiunque il vedeua operare così francamente,apportctua infieme diletta^Jone, e
fiupore ;ma penbe le prò/penta dell' huomo non hanno di lor natura proprietà, e coftan'^
:^a , il valore del nofiro Sig. Emilio per le continue infermità , che patina di podagra, chi-
ragra, & altro ,rimafenegl' vltimi anni diminuito a gran fegno , fé bene fuppliua con
laviuacità degli fpiriti air affannofadebolc^rja del corpo, a fegno che neW età fuadi
Bo^anni dipinfe vn quadro di i^. palmi d' alte-j^a, confette figure intiere, eh' ora (i ^e—
de nella Chiefa di S. Carlo , e quefla fu l'vltima opra , non totalmente finita della fudj.
maio.
Con tutte quefle virtù hauea congionte infteme in grado molto eminente la bontà delltt
f'ita , onde era huomo integerrimo ,fchietto,e liberale , particolarmente verfo i poue-
ri , in modo , che quando hauea commodità di denaro , ftccua loro grand' elemofìna , col
condurli alla propria cafa,con qucgl'atti di carità.che lifapeuafoggeìire il fuo fpirito;e lo
fieffo praticaua egualmente coni carcerati ,ìtifttandGlifpeffo , e fouuenendoli con elemo-
fine anche coiiftderabili, come fece ad vn tale, a cm,pcr meraliberalità ,Jomminifìrà -
lire 2 5 . perche fi ricompra ffe dal bando della Galera.
Grandiffìma parimente fu la f uà carità verfo quelli, ch'erano condennati al morire
per mano della giufìitia , mentre affifteua loro in quel punto con indicibil fatica , e con vn
T^elo ardentijjimo di farli falui ; frequentaua dei continuo i Santiffmi Sacramenti , e quel-
lo della VenitenT^a in particolarchauendogli conceduto il Stg.Dio il donojaluteuole delle
lagrime > le quali Jpargeua in copia , quando fpecialmenteriandaua con la memoria fa-
pra i delitti della fua giouentù : erapaz^entifjimo nel f offrire l'infermità y e fi come Inbbe
fempre vna (ingoiar confidenza nella pietà del Sig. Dio, cosi non refiò mai la Jua fede dS'
fraudata, efìendo flato bafìeuolmenteprouifio ne fuoi bifogni.
nel dipingere l immagine de Santi , e della Btatijfima P' ergine ,/? raccomandaua la»
to
EMILIO SAVOJ^A^Zr, joy
W li tutto cuore , Confeffandoft , e Commmicando/ì prima di cominciarle , mentre fli*
maua che l'opra non gli potere riufcir buona ,fe nonle precedeuano que(ii preparar/ienti:
non è merauigUa dunque j che gli riufcijfero così belle,e devote, potendo/i creder piamen*
te, che vi concorrejie l'aiuto Cclefle.
Ma per dare a r. S. Illulìrifs. vn contrafegno efficace di quanti egli ftfolfe refo grato
al Sig. Dio con la bontà della vita , concluderò il racconto , eh' ora ne faccio con vn ac-
cidente accadutogli pre^o alla morte . Stauaft [confolata la Moglie vicino at'Utto dei
moribondo Marito , lamentando fi del graue pefo della famiglia , che gli reflaua , ed inj
particolare d vnafigliuola già grande : riuolfe il buon vecchio lo fguardo ver la Confor'
te , e tutto accejo d'affetto così le diffe , non dubitar Caterina, perche fé il Sig. Dio per fu»
mifericordia mi darà la gloria del Cielo ,farà mia cura fgrauarti dal pefo , che non vor-
reiU. Indi fatta chiamare à fé la figliuola , l' interrogò fé volejfe andar feco , ed accet-
tando ella l inuito, non fu più tofìo dato al fepolcro il cadauere di fuo Tadre , che infer-
mandoft ancor'ella, tra pochi giorni pafsò felicemente, come ftfpera,alia Gloria.
T ali furono gli accidenti, i coflumi , Irvirtù , le fatiche, e finalmente la mortedel
noflro Sig. Emilio, che goda il Cielo. Gradifchi intanto y.S.lllufirifs. il racconto , che
le ho fatto ,già che con tanta benignità fi compiacque di comandarmelo , e fopra tutto
tnc ne prepari alcun rifcontro efficace con l vfo frequente de fuat comandi, come diuotai
mente la fupplico , e mi raffegno perfine immutabilmente
Vi y. S. llluilrifs.
Camerino lizj. Luglio 1666.
Diuotifs. ^ Obligatifs. Seruitore
Ottauiano Cambi,
Allieui del noftro Sauonanzi faranno Rati molti, in Camerino particolarmen-
te, oue terminato il fuo longo andar viaggiando, fermoffi poi fempre. In Bolo-
gna folo pregiauafi meco d'efifer ftato tale , mentre dimorò feco in Roma,
ERCOLE FICHI da Imola, che dopo vnlongo girare anch' egli il Mondo,
fermatofi finalmente in Bologna a lauorarui di ftucco , e far lo Scultore, diuen-
ne anche Architetto pubblico, & alTalanato dell' Illuftrifs. Reggimento, ed iui
accafatofì piantò la famiglia . Soieua , allora maflìme che con fuo difegno
fcci murare il partimento nuouo della Cafa vecchia eh' io godo, e fece il ri-
guardeuole ornato nel camino della fala,defcriuermi la effigie ,e fiatura del
Sig. Emilio , il fuo temperamento ,e i coliumi , la fua intenzione , e il fuo fìac_»
nella maniera intraprefa , e (ìmilicofe jdicendomieffer'egli ftato garbatiiLmo
giouane , e ben fatto ; di fìfonomia bella infieme e feroce ; di capigliatura ab-
bondante, nera , e ricciuta ; onde Guido più volte il ritraefTe , mafiime nel Bac-
co che gionge foura Arianna, oggi polleduto da' Signori Dauia: di corpora-
tura atletica, e gialla , il perche fokua lo fteflo Guido dolerli , che non fofs'egli
perfonabafla e plebea, per poterlo far fpogliare a fuo talento, non trouando
vn torfo più dolcemente rifcntito del fuo , di modo che fuperaua le fteffe Statue
più perfette ; e non auendo potuto ottenere che fi nudafle fino alia centura_/,
icoprille ia ganibai « la cofcia più di tre rolte, e con gran fatica ; maflìme che a
t^ a ciò
SoS PAItTB SECONDA
ciò ridottofi , per poter oflferuare il modo d* operare di quel gran j' huomo > fa-*
cendolo ftare di là dalla tela , lo priuaua dVn tal beneficio , ancorché mi dicef-
fe ^ Quercino auerlo configliato ad aiutar fi in tal cafo con lo fpecchio , ch'erai
difficii cofa da praticare ,ò pattuire con Guido. Efler egli ftato huom (ubito,
biliofoj fiero, brauo, e fé ben nemico di contraili , e d'incontri, rifolutopoi e
precipitofo, quando non potea fuggirli. Dedito qualche poco al fenfom fua
giouenftì , per la fua troppo tentata e battuta Tempre beltà , eh' ebbe perciò tal
volta ad efler la fua ruina ; onde ridottofi poi in vecchiezza a patire fieri dolori,
anche di calcoli, folca dire meritar" e gli tormento in quelle parti, perle quali
tanto auea egli cfl'efo Sua Diuina Maeltàinfua giouentù, cflendo ben giudo,
che, per (ju£ qnis peccat, per b£c & puniiitur . Confeflaua ilfuo maggior profitto
riconofcerlo particolarmente dall' auer difegnate tutte l'opre del Cortile fame-
fo di S. Miihele in^Bofco in Bologna; e pngiauafi d'auer poi dopo faputo ru-
bare a Guido , & al Gucrcino il loro meglio , cauando dalla dolcezza dell'vno,
e dalla forza dell' altro vna maniera di mezzo , e ài que' duoi eitremi comportai
A lui più piacere i Carracci che ogn' altro , e prcgiarfi efler flato (colare di La-
douico jlafciato il Caluarte; e gionto in Roma, già morto Annibale, auercj
nondimeno liadiate l'opre della Galena , e del reflo molta obbligazione tenere
al Cremonini, fuo primo Maeftro deldiregnare,& vnico nel ben preiìo infe-
gnare. Vantoffi tuctauia con me talora il Barbieri, dopo che il Fiammingo fé Io
cacciò dalla fìanza( per-temere di fua ferocia» condire che era vno fcolarc.»
Emilio da rompere la tefta allo fieflb Precettore ) efl'ergli llato lui piiìMaèflro
d' ogn'altro , quando lafciata ben anche preflo l'Accademia di Lodouico,pafsò
alla fua a Cento , oue datofi in tutto a feguire ilfuo modo , l'aueua obbligato a
proteggerlo , e foflenerlo , come facea , a lui nnonziandotauole di minor con.-
to, òche per la tropp' abbondanza d' altre ccnnmiflìoni, non auefs'ei potuto
accettare ; allegando in efempio la tauola della B. V. e Puttino , S. Caterina , e
S. Carlo , fatta al Dottor Pafqualini Canonico di Cento, che com' opra appnir-
to d' Emilio Sauonanzi , fu data alla f lampa dal Pafqualini,e dedicata all'ifleffo
Canonico d'ella Padrone ; non ceflando di lodare la bella floria nel quadro da
lui fatto a concorrenza della fua Adultera in cafa de' Signori Ratta , fenza la bcl-
Iiflìma Vergine Addolorata, piangente a pie della Croce fopra gli flromenti
della Pailìone del Redentore nella Cappella Zambcccari in S. Barbaziano, e'I
Tranfito di S.Giofeffo nell'Altare dell'Oratorio di detto gloriofiflìmo Santo,
che è quanto v' è in Bologna di fuo: Auer' eg'i conofciuto in Roma i Tuoi pa-
renti, preflo i quali ricourolfi quando vi gionfe, i quali doleafi , con le Icro
lleflfecomoditàefler cagione che colà cosi renitenti fi moflraflero le perfone,
ne s'arriichiallero a farlo operare, e quali erano duoi, vno Giudice di Ripa_.,
l'altro, chiamato Bartolomeo Sauonaozi , Caflìere de' Rotoli ; huom garbato,
deliro, & accorto: che quando furono qaelb Banchieri per cadere, ritirando
tutti, per fofpetto di fallimento, la moneta, ncgociò co' Signori Borgtìefi,&
Aldobiaudinj, che non folaiuente ia loro vi lafciallero m banco 3 ma di più di
qttal-
OD0A71D0 FIAIETTI. sop
qualche fotti hìa li fouueniflcro i moftrando loro euidentemente che v'era il mo»
do di foddisfar tutti I frante eh' aueua egli Giouanni diciocto mila feudi d'en-
trata , e fimili altre cofe j che noa mi fi raccordano , e fono anche fuori dell'or-
dine noftro.
Ma che farà de! FI ALETTI , che lanciammo indietro ? E così da noi lontana
ella Venezia , che di la giongere a noi fi vieti nota almeno dell' opre , che fece
entro que' Sacri Tempii, che tutti sì egregiamente efigiati per manadi que*
fublimi Eroi della vera Pittura, non ifdegnarono ammetterne tal yoira del ga-
lantuomo, tanto fedele e diuoto feguace di quella inarriuabile Scuola? Nò, the
qui anche ilmio gentiliflìmoBofchini, egualmente pronto e viuace in maneg-
giar la penna, che in trattare il pennello, non foloconle Tue RICCHE MINE-
RE , date due volte alle lèampe , e fempre mandatemi , ma con ecceffi di cor-
tefia, per me faticando , in reftring^me in pochi ma fuccofi detti la Vita ,mi
ha di quanto mi mancaua abbondantemente prouifto, ed eternamente obbliga-
to. Ecco CIÒ che del Fialctti per quelle Chiefe fcuopra, e ci nueli :
nella [cuoia grande di S. Teodoro
La tauola dell'altare ha S. Teodoro in aria , che adora Maria , col Bambino , e molti
jingeltttì :&à bajio varij I\itratti delli Con frati.
Fn altra tauola appefy al muro , conS.Teodoro , e dalle parti , diuer/ìCotifrati ritratti.
Et vn altro quadrone pure con S.Teodoro à cauallo t.con Maria in aria , & il Bambino»
con molti ritratti .
Cbieja di S. Giuliano Trett
Due quadri, vn'grande , e^ vnpiccìolo , dallapxrte dell Organo concernenti la rita di
S. Blocco .
Chiefa di S.Domenico , Tadri Tredicatori
Vn quadro con l'^nnontiata.
Vn quadro doue Chriflo rifufcita La'2;aro.
Tutto il (affìtto con molti compartimenti : alcuni contengono h vita , e miracoli di S.
Domenico *& in altri vifonogiEuangcliJii , & altri Santi, e Sante della F^eu^icne di
S. Domenico.
Chiefa de Santi Filippo , e Giacomo , "Preti
Sopra la porta della Sagriiìia vn quadro con il martirio di S.Giouanni in Oglio,
Chiefa della Trinità , detta S. Termta > Treti
Velia tauola dell'Altare &c. nel we^^o // Corpo dì S. ^nafiafìo.
Dall'altro lato due quadri , hiftorie del Santo.
chiefa di S.Giouanni, e Taolo , "Padri Domenicani
Entrando nella Sacrefliu à manofinilira , vn quadro , Miracolo di S.Domenico , che ca-
pitando in porto doppo il viaggio ,enon hauend» come pagare i Marinari , per miracolo
del Signore vfcì vn pcfcc dall acque ,eprefo!o , & aperto , vi trono vna moneta , con la
quale furono pagiti detti Marinari,
Sopra laportaapprcjiolMtare S.Domenico, à coi'fufione de gli Herctici ^Ibigenfi,
mette ilfuo libio nel fuoco , e reflafempre Ultfo.
Tda-
3IO P ATiT E SECONDA
THaginratifepra le Folte à Rialto
ìiel "Mugijlrato del fopm Gajìaldo , [opra la porta , >« quadro con il Tadre Eterno in
aria , & alcuni angeli , & à baffo tré R^itratti de' Signori del Magifkato.
Chic fa di S. Ni colò deTrari , detta della Latuca
Hello. Cappella di caja Bufadoma l' jtjfonta , con molti Angeli à baffo t S,ìiicola,tj
Santa Chiara da Monte Falco.
Chiefa di Santa Marta > Monache
La tauola del martino di S.Lorenj^ vna delle belle .
Chiefa di S.^gnefe , "Preti
Dalbt parte deflra dell'aitar Maggiore Chriflo anxnti à Tilato.
In S.^ngelo Chiefa dcllt Tadri Carmelitani Ofjeruanti, della Congregandone Carnai'
dolenfe di Mantoa
ideila Chiefa tré tauole d'altare : ntll'vna vi è la B.y. che dà l'habito à S. Simone Stoc-
co , e S. Angelo Carmelitano [opra il Monte Carmelo, con il Vontefice, Cardinali , e Do-
ge: & à bajloglt angeli , che liberano l anime del Purgatorio.
Jh vn' altra ,cheè l'aitar Maggiore vi è l' Annontiata.
liella tey^a vi fono due Santi , & vna Santa tutti tt-è della {le ffa Religione.
Vi è anco vn altro quadretto mobile ,fopra ti quale vi è la Beata tergine > noHro Signo-
re , S.Francefco di "Paola , Sant'Mberto , S. Angelo , e S.Terefa.
Chiefa di S. Can:i^ano , Treti
Entrando dentro à man fiiiifirafotlo all'organo nel primo quadro , Chriflo morto in brac-
cio di Maria con molti Angeletti, eJr auanti il ritratto d vn Tieuano raccomandato
dall'Angelo Cuflode,
Sopra la porta dellafagreflia la vifita de'Magi.
La tauola poi di S.Rjocco ,chefana gli ,4ppeflatt , delle fue più belle»
Chiefa de Padri Cefuiti
Velia facciata del I{efettoriofopra la porta , l'hifloria , quando il F{è Afiuero profanai
Sacri va fi al Conuito.
Chiefa della Maddalena , Treti
Sopra la porta della Sagriflu vn quadro pofliccio, il Manigoldo , the ha recifa la tefla i
S. Gio. Battifla ,& èvn pcT^o di quadro , eh' altre volte eraprefio l'organo.
Chiefa della Croce Monache,
Dalle parti de'fianchi della Capella Maggiore il gran quadro con la Taffione di Chrijloi
con gran copia di figure , oltre la Beata F ergine , le Marie , e S.Ciouanni.
In B^ioterra , in vn capitello) Maria addolorata fedente à pie della Croce per il morto
Figlio.
Murano Ifola
S.MaìCo , e Sant'Andrea , Monache
La tauola col martino di S. Andrea.
All'Altare della dmo':^ione di Loreto ,/iegue vn miracolo di S> Marco , OHC vn'Eferciti
abbandona l'^Qedio d vna Città,
S. Saluaiore > Treti
nel-
ODO ARDO FIALETTL 511
ììeìl' "pfctr di detta Che fa , à mano Jtniflra , la Cena di Chi fio , con gli Jpofloli .
E doppo à quefla nel cantonale noflro Signore all' Horto , con Tietro , Giacomo t e Giù'
uanni »
Ecco poi quanto della fua Vita ei mi fcriua:
Odoardo Ftaletti nacque in Bologna d'honorati Tarenti > / nomi de' quali non mi fono
tacitati à notitia. Fogliono alcuni che andaffe anche taluolta à I{oma > & auendo tan-
to difegno » di quanto (ì vede efier egli siato arricchito , colà {ludiar anche volejfe dal
giuditio di Michel angelo , da l{«fftle , da Volidoro , & altri ,già che fi vede di quefi'
ultimo auer intagliato ali acqua forte alcuni fregi dipinti àfrefco dichiaro e f curo da
quel grand' vomof opra vna Cafn in Bj)mx , dopo di che tornando in Fenetia , e [otto H
Tentoretto , mai lafciajfe,fin che vif^e, di frequentar lafujfcuoUy difegnando lefue erU'
ittiffimetauole ,riceuendone molti lumi , e raccordi , per i quxli gionfe à gran perfeT^io^
ne ,e fu fem^ dubbio vno de buoni Tutori de fuoi tempi. Fiffedopo la morte del Ten-
toretto, in tempo di Domenico fuo figliuolo , di Giacomo "Palma ilgiouine, d Antonio
^lienfCidAleff andrò l^arotari Vadouano, diTietro THalombra, di Maffeo f^erona,
ài Santo Veranda , di Tiberio Tinelli Caualliere , di Leandro Bajiano , figlio di Giacomo
il vecchio, ed diri. Hebbe ricatterò nel juo ritorno in f enetta nelConuento de'Vadri
Crociferi > bora habitato da' "Padri Gefuiti, & iui dimoro qualche tempo , & hebbe l'ho-
nore di rapprefentare nel Refettorio de' detti Tadri , [opra la Torta , in gran tela il con-
uittodelÌ{è^lìuero,elaprofana:i^onede'Sacrif^afi ; efàpofìo all'incontro delle fa-
mofiffìme ì^o's^di Canna Galilea , vna dell'opre principali del fuofleffb Maejìro ilTen-
toretto; la quale pur'anche dallo ^ejio Fialettiftì intagliata all'acqua fbrte,e come fi ve-
de ì fmgolarmente difegnata ,
uà intagliate varie , e diuers opere , sì delfudetto Tintoretto , come del Tordonone,
CJr- in particolare quattro quadri , che difegnò ad Vaine , colà dipinti dal medemo Por-
donane àfirefcofopra vna facciata dvnaCafa ; nel primo de quali fi vedi y enere &
jìmore ; nel fecondo Diana Cacciatrice } nel ter:^o il Dio Tane Satiro ; e nel quarto va
kwymo con vn vafo in mano.
tìàintagliate parimente diutrfe opere pure all' acqua di fua inuen':^o*ie , come adire
•pn fregio lunghiipmodt Tritoni marini. Glauchi, Sirene, .Amori, Mojìri, Delfini, &
altre cofe di que^o genere ; oltre di quefli diede alle fìampe , & intagliò , come fi vede,
due libri , che injegnano à difegnare , e fece tutte le membra del corpo humano . Diede
anco alleflampe vn libro intitolato: ScherTii dimore efprejfi da Odoardo Fialetti : que-
fio è vn libro di circa venti fogli , in ctafcun de' quali vi è figurata Venere con .Amore in
vane attitudini j come à dire : .Amore che porta vn fafcio difactte à Venere ; .Amore,
fhefabrica vriarco ; Venere , che pettina jitnore ; ^Atr.or dormiente coperto da Venere;
Venere , & Amore , che fi baciano ; Venere , che percuote Cupido ; Venere , che il ben-
da , e fimili , leggendout fi fatto di ciafcuno vn terzetto d' vn tale Don MauriT^o Moro,
valorofo Poeta. Diede anco alle flampe vn gran volume de gì habitidi tutte leB^eli-
gioni della Chriflianità . le q-Aali (lampe fiirono vltimamente comprate , e portate à Tari'
gì da Monsù [{affatile dùfrefnè, Bibliotecario del l{é Chriflianiffimo , intendentiffimo di
fittura 1 & ornato di molte Virtù: di queflt intagli ne ha fritti infiniti. Mi fouuien pari -
me»-
312 P AUT E SECONDA
mente , che intagliò vn libro di fortifì cationi , e macchine da guerra per l'Ingegner Ten*
' fini : medefìmamcnte intagliò per il BarifoniScrittor fingolare di que' tempi, vane figu-
re , che fcriueuano , e diucrfe m.iì:i in varie poftture > che tengono U penna per ben feri'
uere: injoma à [uoi tempi , come fttrattaua di difegnare cofe , che fofjero fiate da flam-
farfi , ognvno capitiUia daini ; e fece diucrfe cacciagioni à concorren:^adelTcmpefta;
& ogni pittore dimediocre talento non ifdegnaua di riccorrere alla f uà virtù, per dife-
gni ,&inuenT^oni;& egli prontamente foccorrcui ad ognvno.
Egli veramente difegnaua in ogni modo , e maniera efquifitamente bene , come fareb-
he à lapis roffo , e nero , ad acquirella ;fopra la carta bianca , e [opra la tenta , con lumi
ài biacca -tàpaficllo , e con la maggior prelie7^7;a , e padronia del Mondo : poiché alla
prefen'^a di chi fìfofie , fcnT^a modelli , ò naturale , ciòfaceua ; ne già vna mei^ a figura»
ed vna intiera, ma lehisìorie piene , con quantità dipenfieri . e di figure. Ma ri^er ban-
do il meglio ( comefuol dir fi ) nell vltimo , era in luì la più (ingoiar delle prerogatiue il
difegnar di penna , tratteggiando con tal franchei^ , che pareano cofe intagliate dal pia
efquifìto bollino ; ma fola fra molte farò men-s^one d alcune. Veni Sig. Daniel Nis»
mercante Fiamingo , deprimi negotutori della Città , intende ntiffimo dì Tittura , che te-
neua commijfioni del Bj d Inghilterra di comperar appunto e quadri , e difegni , fece le
fett ^rtìliberali , mc'^ figure grandi al naturale dipenna , così efqmfìte , chefefojfe-
ro fiate intagliate , non farebbero fiate sì belle . Fece per vn Cauallitr Francefe vn dife-
gno ancora di due figure intiere grandi del naturale , e v'introduffel'ifioria quando S.Tie-
tro niega all'ancella d'ejferjeguace di Chrifto , veramente cofa di molta ammiraT^ione»
anv;^ preciofa : e perche i tratti erano grandi, per darfor^^a alle figure , che per confeguen-
:^3 doueuano efkr'anco à fuo luogo gagliarde, vfaua molte volte in vece di penne , alcu-^
ne canne tagliate, non vi era Cauatier yene7;jano , deiettante del dtfegno , che non capi-
taffe alla di lui virtù per hauer documenti : come pur anche Vrencipi forcfiicri , ^ altri;
e già capitando à Vcnci^a llllulìrifs. & Eccellentifs. Signora ^latheaTatbot , moglie
deU'Illujlrtfs & EcceUentifs Sig. Co.Tomafo Houuardo di Blondel , Dama , che molto
dilettauaft del difegno , ricorfe alla virtù di efio Fialeiti , il quale efferato egregiamerje
ijiioi talenti , e fu regallato di colane, gioie , e monete d oro: né capitana in l^enej^ia
^mbafciadur di tcfie Coronate, ed altri Vrencipi , che nonfaccffero capoda lui,sìper
future di fua mano , come per difegni , e di più lo ricercauano (empre di' configlio neW
acquifiar quadri vecchi de nofiri fingolari Vittori , delle maniere de quali teneu egli ì>n'
efatìffima cogm^tone ;&'era, per così dire > ad orato > per lefue rare qualità : & al pre-
dente fi troua m rene:Qa , benché in Vadoua vngran Valagio tenga aperto, il Conte Odo-
ardo di [{padello , nipote della pre fatta Coutefìa , il quale , per il gufi > , che ha del dife-
gno, fi cfiercita ne' libri di quefto Mittore ; e tutte quefie co'e , le ho io pratticate pre-
fentialmente , e de vifu , perche hauendolo f erutto , come difcepolo , fono fiate da me
molto bene offeriiat e. -«i
Circa alle pitture publiclre, può già vederle l^-S. Illuftriffima nelle mie Miniere della
Tittura , che delle priuatt , che fono infinite , è fiiperfluo il difcorrerìie , potendofi ogn'
buom' fodisfare ncli'elpottc à gl'occhi di tutti &c,
Hebbe moglie , e dinti fi figliuoli ima al prejente non viue altro , che va figlio , hora
ama-
c/a FRAnCESCO J^EGUL 513
imiihto \ ne per tal caufa ho potuto parlargli : egli però niente fi cura di Tittura , & è
Ragionato , cioè publico contifta , e tiene il nome medemo del Tadre , perche nacque do->
fo la morte di e[io,hautndo lafciatagrauida la moglie : morì d' anni 6 5 ,in circa , dt me"
diocri fortune &c.
Dalla qiuie compita relazione giuda occafìone mi nafce ài credere , che
idopo di fé lafciafle il FiaKtti moki Jifcepoli & allieui, come per tale appunto
non ifdegna nomar/i il Sig.Rofchini.che in difegnare in quella forma grande.»
del naturale, con penne groffe , e di canna, non hi oggi l'vguale anch'eglijmaf-
(ime su gli ormcfìnij e su 1 ra/ì , con vn fondamento , Se vna nettezza , eh' è pro-
digiofajfenza le :ante altre egregie doti, I efaltazione delle quali cedo volen-
tieri a più degna peana di que'paefi ; di p lì non permettendomi altresì quella
modeftia, che fa le altre virtù m lui campeggia. Certo che per imparare il dife-
gno da vn tant'huomo quale fu il fuo Maeftro.lafciarono talora gli agi delle prO;
prie cafe gli lludiofi , quando de' Bolognefi effer ciò accaduto in
GIO. FRANCESCO NEGRI, hòintcforaccontariopiù volte a lui ftelTo,
foggiongcndomi, effer fiato a tale effecto porto a dozcna col Fialetti in Vene-
zia per duoianni continui, a quaranta feudi di paoli per ciafcun' anno: riu-
fcito poi come Ci vede, nel fare 1 ritratti che fomiglino , con preftezza , e talo-
ra a mente , lafciandofi indietro ogn* altro anche dc'migliori . Egli è parimenti
Poeta fufficiente , e nel burleuole, in lingua maffimenatiua, nonv'è ch'il pa-
reggi , come da molti Canti del Taffo tradotti nel parlar Boiogne(e,efatti
pubblici, con più curiofìtJ> e foddisfazione de'itranieri che de'Cittadmi, appa-
rile. Egh è flato de' primi fondatori , e incafa propria, emporio fempredi
tutti ivirtuofi in ogni genere, dell'Accademia de gl'Indomiti, quanto formi»
dabile nel fuo principio , tanto infelice nell'augmento , eh' è flato vnito ben to-
fto al fuo fine . Sti componendo la floria della Crociata e di Bologna infieme,
che fard mirabile per l'erudizione cauaca dalle Medaglie, delle qualièperitif-
iìmo, & ha dupplicato Audio, sì come vn (ìmile di /ingoiati difegni d'ogni an-
tico Maeftro. Pinge anche il Sig. BIANCO fuo figliuolo, e l'alcrojCanonico di
S, Petronio,fìà fcriuendo fopra 1' /ELIA LELIA CRISPIS , la cui fpofizione, fé
fari fimile al Saffo Maniliano così dottaméte da lui fpiegato, e dedicato al gran
Card. Mazzarino, riporterà la palma foura ogn" altro , cfie per quell' ifcrizione
enigmatica abbia fino adhora faticato l'ingegno, quando però a me n(J7ifor-
tifca di coglier meglio nel fegno in cosi gloriofa proua.
Ma per tornare al Fialetti, e terminar la fua Vita con quel più , che mi fìa poi
gìonto a notizia ,trouo che il fopramemorato fuo fratello, chiamato Tiberio,
e che ne prefe la cura allora , che in sì tenera età fu abbandonato dalla Signora
^goftina,profegui poi gli ftudiidi Fiiofofia e Medicina, fottoii fuo Genitore»»
principiati; e che riceuendone il Dottorai grado, potè giongere poco dopo a
farfi vdire fulle Catedre Pacauine cosi degnamente già dal Padre calcato»
prima che a forza d' vn grande onorario da quelle diflacco, foffe condotto Emi-
neuce nella noika Vniuerfìtii j ma che troppo , e più del douetc colà faticando,
Rt vi
514 VA Tir E SECONDA
vi lafciaffc giouànetto la vita » allora appunto , che tiratofi prcflb Odoardo, che
in età di dieci anni egregiamente difcgnaua, e con bizzarria , principiando tal-
uoltavn'oflaturada'piedi,eprofeguendo all'insù fino al capo, tornando poi
dal capo fin' a' piedi all'ingiiì coll'ammantarla de'mufcoli, e delle vene,volea va«
lerfene a tagliare all'acqua forte certe figure di anotomie , che ornar doueuano
vn Trattato di quella materia dal padre comporto, e da lui parafrafato , e com* .
pito : Che peròequiuoca il noilro Bumaldo , quando lodando nelle 7Hin$malix
BononÌA la virtù d' Odoardo Pittore nel difegno , e nella graffide , di queft' vlti-
mo Dottore e Lettor fratello lofi Padre, credendolo quel primo Odoardo,
che d'ambiduo' fu genitore . E trouo finalmente, che oltre relogietto dell'
ifteffo Bumaldi, e la riflretta notizia datacene dal compito Mafini, venne an-
che con fomma lode memorato non folo daGio. Battilta Bellauere nelle rimc-#
morali, per vn ritratto deiSereni/Iimo Principe Memo da lui dipinto; non fo-
lo dal Benamati nella fua Faretra di Pindo con duo' Sonetti , ma da gli Autori
Veneti, come il Ridolfì .allora che nella Vita del Tentoretto racconta, che_»
•quel grand' huomo : Dimandato daOdoardo Fialetti giouine Bolognefe , venuto di
riHouo à Vtnetia per ifìndiare , ciò che far doueffe per profittar ft , àifie , cbedouefk dife-
piare : e dimandatolo di nuouo il Fialetti fé gli dafje altro ricordo , foggionfe il vecchio,
tb e douc(Jcdi/egnare,&- ancora difegnare , siimando con ragione, cheti difegno [offe
quello , che dajie la gratta, e la perfettwne alla Tittura.
11 Gigli, che nella lua Pittura Trionfante, alla quale tagliòegli il Fialetti il
firontefpicio, come dalla fua Marca fi vede, ritraendoui il fuoMaeftro preflb
il carro, colla tioga,efefi:efl'oaIuipre(To, in abito corto e fuccinto , immedia^
tamente doppo i Carracci, di lui cantò :
Quando vdij , miflo vn fuon di molti ietti.
Difella allor, eh' anch' ei Fljl de gli eLLETTI»
JEm Odoardo, il qual bench'abbia auuto
Ne la Città di Felftna il natale ,
Tur ne l ' adriaco fen fempre è vijfuto
THoftrando di valor genio immortale ;
Ter il che vien da Lei fra que' tenuto >
Che non han ^il ne l ' operar mortale.
Ma perfetto , e fouran ; poich' efsi fanno ,
Doue le polpe, i nerui, e l' ofia vanno .
E fina'mente l'ingegnofo mio Bofchiui nella fua Catta del NauegàrPittorefcOj
al Vento quinto :
Ste parole formai fentiàe ho a fpender
Zà dal Fialeti , del Bajfan parlando &c. ^
Enel Vento fé Ito:
Odoardo Fialeti Bologncfe ,
TUà l^enetian per el so brauo impegno,
£t ha bauù tal don W tjjer Jià degno t
ODOAUDO FIALETTh 31^
eh ' el Tentoreto affifla a le fo imprefe ,
Che l'habia fatto da i Treduatori
In Citfia a San Domenego el fofito ,
che conifponda con yirtù a quel fitOt
Che ne lafio parlar a i mij maz^ri .
Ih San Canaan fé vede vna Talina,
(Se ben fé ghe puoi dir ì^na palonay
Che de •pirtà la merita corona t
"Per efier de marnerà pelegrina.
S. Blocco Jan» infermi , an:^i apeflai ;
7nà de tal forte el ghe dà famtà ,
Che glie xè nudi de tal qualità ,
Che i par de perfecion tuti tmpaflaim
Sen colorij ,gagiardi , fieri) e forti.
Ben deffegnai, d' vna forma efquefttal
Tutifuììancia, tuti vera vita ,
Che i viue > e aprejTo a quei che viue è mgrfi,
S^eflo fu si dileto al Tentoreto,
Che con gran cortefta lu ghe auertiua
1 colpi pih fecreti , <i!?;ò che viua.
L 'opera fufie , el colorir per feto .
Opere de fl'^utor in tele, e in jiampa
Se ne vede a miera, afafsi, a monti,
Vafo y che de Firtù produffe fonti ;
SÌ che THorte lontan da lori fcampa»
Ho eognolfu ^o ftngolar ^utor.
Che l giera de gran vaglia in tc'^l defìegna't
L'haueua gran dottrina, e gran in:i^egnoi
L' è Uà in Pittura vn bon caratador.
L 'ha intagià molte cofe a l'acqua forte
De so inuencion > che in vero xè galante ,
Capricij , e bìT^arie , curiofe tante ,
Quante puoi far V ini^gno, e nò la forte r
Libri , che mfegna el vero deffcgnar ,
Con regole, e inuencion de femetria»
che con facilità la bona via
Infogna , a chi fé vuol perfecionar,
L' intagiè quel Conuito degran fiima,
Doue Chriflo , e Maria fenta a la menfa ,
Che giera a Crofechieri , e a chi ghe penfa
El tagio i bel, ma' l quadro xè de cima.
Re 2 Dì
BARTOLOMEO CESI.
D I
BARTOLOMEO
CESI
€^- 6*3 HM'&S^ 5*3 E*3 KM' J«? 8*3 HM-H»
O nonhòmaifapiitomarauigllarmidi quegli appfaufi, che»
incontrano calerà certe profeflìoni poco nobili , e meno lo-
dabili : non parlo già di quelle aifortire , che adulando il (tn-
fo >e follecicando il diletto > fanno guadagnarfivn' affetto il-
legitimo, & adulterino, come, per efempio,le fenfariedel puc
troppo alle volte gradito, ancorché (cmpre infame lenone,
ò le faldonate , e le facezie di quel zanni , che fente in fuo prò
ricmpirfi tutto il teacro ài vno ftrepitofo viua j ma di quelle onorate , ancorché
meccaniche, le quali ponno acquiltarfi vna tal quale ftima erifpettoj degno
più del Foro, e della Corte, che d' vn' emporio, d'vn officina. Non è altro
quefto finalmente , che vn'etfetto de'corcefi tracci , e d'vna delira maniera , con
chedaqiiel maeflro, ò negoziante che le tratta, vien maneggiato l'accordo»
Ipedita la mercanzia j end' è che , conolciuto poi , & ammirato vn sì degno ta-
lento , R veda fatt'egli capace delle conferenze più riguardeuoli , ammefTo ne'
più cofpicuicongreffi,edmfomma,piùdi che la fua condizione per altro ri-
cercane, applaudito e iHmato. Ma fé ciò auuiene ne gli efercizii più ba<Iì j e
meccanici, quanto maggiormente douràauuerarfi in quelli, che del titolo di
•Virtù pregiandofi , fanno per fé ftellì cagionare in ogn' altro vna certa necefla-
ria talora ftima , e confidenza , come ne'noftn Computifti) per efempio , ne gli
adoprati Architetti, ne' trattenuti Miifici, ne 'comunemente graditi Pittori?
Cerco , che craccand' eglino quefti vitimi vna tane' Arte con foftenuto decoro,
ornandola con degni colfumi, e praticandola con fomma gentilezza , edifin-
lioltura ,arriuarono a meritare taluolta la Ifima di vn Giulio Secondo» divn_.
Leon Decimo , come vn Rafaelle , vn Michelangelo ; quella di va Carlo Quin-
to, comevn Tiziano ; quella di vn Francefco Primo, di vn Filippo Secondo,
come vn'Andrea del Sarto, vn Fraucef^Q Primaticcio j vn Pellegrino ribaldi,
gion^
5i8 PATtTE SECO'NDA
giongendo /ìno à vederfì fpedicì Ambafciadori a'Regi , come a' nonri giorni vn
Rubens .
Ed ecco qnaVeffcr po/Ta la cagione , perche Bartolomeo Cefi , più d' ogn' al-
tro Maeftro di qiie'cempi» venifle applaudito e ftimato, mentre fodenaecoti
tanta riputazione l'Arte declinante molto e auuilita, s'adoprò con si impareg-
giabil deprezza ne'più importanti maneggi di efia j s'intcrpofe con sì felice fem-
pre fucccflb nelle differenze degli operani, che reputato comunemente padre»
e protettore delia Profeflìone , e de'Profeffori , obbligò , non che i conofccnti
tutti > e gli amici» gli fte/Tì anche poco amoreuoli , e concorrenti a dire di lui
ogni bene , ad efaltarlo come Artefice di coltumi » e di tratti molto dall' vfo co-
munale differenti e diuerfi . S'adoprò più d'ogn'altro nella feparazione de'Pitco-
ri da'meccanici anche Bombaciari, l' quali erano fiati allora aggregaci , che da
gli Spadari ,Guainari, e Sellati diitacchi edifgiunti ; e'I Configlio > che confu-
famente co'detti Bombaciari era fiato per Taddietro di Trenta Huomini , nduf-
fejò per dir meglio, accrebbe al numero di Venti, nella forma, eh' anch'oggi du-
ra : propofe ,& introduffe vna pingue colletta fra tutti , per le fpefe neceffarie
non meno della JitCf che per le ftraordinarie delia Compagnia, facendo fab*
bricare , S>i. ergere vna più cofpicua Refidenza ; tornò a rimmettere in piedi , e
ad auLialorare la incagliata efazione dell' vbbidienze ; condefcefe a far veffirc
di ricchi Imperiali ammanti, alla fomma didugentoe più feudi , il coronato di
lauro precedente loro Promaffaro ; né fcanfando , come canti altri , il fartidio e
la briga di notar tutto fu 'regolati libri , come primo Sindico , e Depofitano di
tutte l'entrate di qneirV'niuerficà, a me pure hi porto qualche lume delle per al-
tro trafandate memorie di effa , così di iua mano trouando fcritto :
In Nome della S.tntijjìma Trinità , delU B. Fcrg.THarìa , ediS. Luca
Trotettort delU Magnifica Compagnia de Vittori .
^dl 20. di Ottobre 159(7.
Llbr opimo legnato *|» , nel quale fi terrà giujlijfimo conto di tutte /' entrate , e fpefe
della Magnifica Compagnia de' Vittori . Notandofi prima che tn tal'^iino à pris-
ght , &• adinflan:^ del Magnifico Sig. Lodouico Carracci , l'Itluflrifs. Senato di Bologna
/eparò lanofira Compagnia dalli Magnifici Bomba/ari , ifiendofi da tutto d Corporale
della fuictta Compagnia de'VitCori fatti affanti , e data facoltà , & Auttorità alfudet-
to Sig. Lodouico , Sig.Ercole Luchino ,&àme lìartolcmeo Cefi , pittori di trattare ,fpe'
dire , e concludere tanto à queflo effetto di feparatione > come anco di accrefccre il »,ume*
ro , & ogni forte di f^efe,^ altra cof a pertinente à detta Compagnia, fiche tutto quel-
lo che tratteranno , e fpcdiranno per detta Compagnia farà ben fatto , is" confermato da
tutti, fi come appare agl'atti del Magnifico Sig. Marco .Antonio Carracci procuratore
Blognefe fottotldt e ftmilmcnteintal giorno fui clletto io Bartolomeo Cefi
Sinduo , e Dep&fitario delfudetto Sig. Lodouico > e Sig. Ercole , e confirmato dal Magni'
fico Sig. Gio. Battifia Cvemomnopitlor e, primo MaJfarQ di Colu^io,& dt li ^rte , il qua. <■
te
'PATITOLO MEO CES/. ^ip
le fu mc(fo 3 federe alti 9. Genaro léoo. Et in vn' altra libro fegnato. A. Se ne fari
r acordo di tutti , fecondo che dati IlluHrijJimo Benito faranno canati per fcrittarino : e
ftmilmentc fi farà racordo de gì lilufirijfimi Trct ettari di detta Compagnia , che ferama
duoi Sig. Senatori , fi come al prejcnte da tuttala Compagnia fi fa ellettione de gì It-
lufltifs. Signori Camillo Bolognini , e Sig. Ferdinando FantuT^ : poi in detto giorno fU ag-
gregato alla noflra Compagnia l'Illujì. Sig. Ottanta Bargi Maggiordomo dell IlluJiriJJimo
Sig- Cardinal Montalto Legato dt Bologna , & il Sig. Torquato Monaldino. Et tutte le
judette cofe fono paffate per partito , & ottenute à faue bianche ; eJ- di ciò ri è rogato il
lilagnifico Sig.Lucio Faberto Notaro > qual fu eletto dalla noflra Compagnia , e tneffo i
partito , & ottenuto à faue bianche , e principia il dì fudetto àferuire la noflra Com-
pagnia : profeguendo poi per quancità grande di pagine a notare,fotto 1 (aoi di-
nifi capi , le da noi fopra toccate non meno > che le da lui in quefta prefazione
jiromede ed accennate cofe, che qui non occorre noiofamente trafcriuerc-» .
Regiftrerò più toflo due fcntture , che della ftima grande e del credito , in che
prello a tutti vifl'e l'onorato Artefice, ci facciano fede. Sarà la prima vna lettera
fcrittagli da Siena, dalla quale appare Io prezzo d' vna ordinata pittura al Salim-
beni , da ambe le parti elTerc in lui llato a pnnicpio rimeflb, e di quefto tenore;
t4l Molto Magnifico S'tg» mio Offeruandifs»
Il Sig. Bartolomeo Cefi, Bologna,
Trlolto Magnif. Sig, miofempre Ofieruandifs,
SOno molti giorni (h' io voleuo fcriuere à y.S.&ragguag'iayla, come ch'é già vri art'
no finito , che dcffimo àfare yna Vittura , ò tauoU della grjndt'3;;3^a di quella che fi
o^S' f^'^< pe*" quefìa noHra Certofa , al Sig. Caualliero f^entura Salimbeni , homo certo
raro in quefia profelfone : ci ha (erutti , & finita è la tauola , & algiudttio di tutti quel'
li, che hanno feduto l'opera ,hàmoiirato il (ho valore: màhora non fi amo d' accordo
delpre:^o, parendo et molto caro ; quando noi gli deffimo à fare La detta tauola, facejp-
mo vno fcriito infieme , & dicefftmo nello fcritto > che in occaftone di difcordia in tutto e
per tuttofi rimettcuaalpre:i^ della tauola , chefaria y.S. hauendo rijguardo alnu-
ìKcro , & proportione delle figure , ^ alla bontà deUt colori . Hora non ìuoledarlcu
tauola, fino à tanto che y.S. non manda la fua ; hora prego y.S, à folle citarla quanto
che la puole , ma non in modo tale , che non habbia da efiere lodata , or appresala da
tutti quelli , che la vederanno : non guardi y.S alla f-itica ,pcrche oltra al prc:^^^ con-
venuto , feft diportarà bene come jpero , il noflro T. Trioregli donarà tal cortejia , che
la rimarà fodisfaita ; à buono intenditore poihe parole bacano : g^ perche/pero che que-
fle poche righe habbiano da operare molto , finijco , & di tutto cuore me gì' afferò, & raC'
(ornando .
Dalla Certo/a di Maggiano li 2 4. Giugno 1 5 1 j.
,^f. per feruirla
Don FraticefcoTrocuratore&c.
an-
320 P AltTE SECONDA
ancorché quefl' altra grinuiafle d'afcofo il Salimbeni« per porlo su i balzi > e cìr^
rarlo ben in (uo fenro di tener alco la mira :
Jtl Molto Magnifico Sig. mio OJferuandifs,
Il Sig. Bartolomeo Cefi Vit. Euellentifs. Bologna»
TAoUo Magnifico Sig. mio Ojieruandifs.
P>Anà marauìglia à, V. S. vedere così imffettatamente mia lettera : ho prefo ocet^
fione con quella di /aiutarla , & infìeme darle conto della mia tamia finita j fcr li
Tadri Ctrtoftni nofìri qui di Siena , à doue anco V. S. fa la compagna , e penhe auen-
dola io di già più gion.i fono finita , e moftratogliela ,fìamo in tanta difcrenT^ del pre^
ZP I eh' io refiofrà me confttfo , fé faccino difèrenT^ alcuna dalle carte Campate , cb^j
àalle pitture, tante il negotio batte qui , che io li bòper prc:i^7^o vltimo cbicfio piante
centotrenta , cerche io mi contento poi di quello danno à V.S.mi hanno rijpojìo die
con lei non paleranno cinquanta , ouer fefìanta feudi : io non lo poffo credere ; peròpre"
go y. SaÀ àme>ò alli Tadri lei deffe piacendoli cenno di quello , che voglia della fua,
perc/.ntflÉ mi pare pojfihile , leipoffa farle à così vii pre^^o come dicono , e fialfrcuri
che me ne f.ìrà particolar grafia : poiché intendo per mdifpofitione fua lei fiora qualche
tempa à finirla , & io voria valermi del denaro » e con quefio le bacio ie mani,.
Di Siena li 2 6. di Giugno i6i^,
piy.s,&c^
"jtffettionatìfs. Seri
Ventura Salmbeni Vittore,
per gratta ò àme,ò alli "Padri V. S. nfpcnia > che fé non mi fi confronta il pte:^ da
me chiefto , la voglio dare ad altri , ne pretenderò farli torto alcuno.
E la feconda vna delle polize folite ad inuiarfegli, e dalla quale appare-»
quaiuoaluidiferiflerogli Ikffi Cartacei, creatolo vno de' Giudici delia loro
Accademia » e che credo curiofo il qui fedelmente trafcriaere , fé non per al-
tro, per vna totale notizia dello ftilc e forma, in fare il loro Principe, da qas-
gl'Accademiciyfau;
M
"BAtrOhÒMEO CESh
M Molto "Magnifico Signor il Sig. Bartolomeo Cefi
Maggiore noftro Offeruandijftmo,
'321'
THolio THagnifico Signore*
SI prega V.S. à contentar fi dì muarft Domemca proffitna » che farà la feconda ii
Quarefima, nella noflra accademia ti doppopranfo, per far il Ginditio [olito delli
dijegm , conforme aU'muentione data dal noftro Capo Sindico , che è Ufeguente.
Di y. S, Molto Magnifica
jijfettionatifs. perferuirU
Il Vrencipe > ó" accademici Incaminati»
Il difegno della concorreni^a, che dov.tr à prefcntarft nell'accademia la feconda Do-
memca di Quaresima ,Jì faccia /opra la fauola di Cerere , che hauendo perduta la figlia,
afcefeal Cielo , & inan7;i al Tribunale dì Cioue fi dolfe di Tintone , che glie l haueaji
rapita .
Se ben fi potria difegnare tutto il Collegio de gli Dei , baderà nondimeno ilfaruifok'
niente quefie tré ,Gioue , Giunone , e Cerere, fopra i quali fi farà ilgiudicio da' Signori
Cenfori , refìando però libertà ad ogn accademico d' arricchire l' inuentione fua , come
meglio gli parerà , Si legge la fauola in Ouidio nel Quinto libro à car. 8 5 .
lo lacomo Cmedoni Capofindico.
Ss Ma
j22 PATiTE SECOJ^DA
Mapcrreftringerml all'aflunto noflro,ed è ciò che più importa, nacque
e gli di onefti Parenti alli \6. di Agofto 1 5 5 5. e pofìo grandicello alla Gramma-
tica , fé in erta tanto profitto,che dal Maeftro inedefimo fu furrogato in Tuo luo-
go , qualora qualche domeftica faccenda di lafciarfi vedere a dar lezione a' Sco-
lari impedito l'auefife; il perche quell'anche infermatoli, e dopo qualche tem-
po morto , l'vfiicio dello ftedb Precettore continuando , fi vedelfe fatto , fenza
accorgerfene , ne faper il come, lettore d' Vmanità. Ma perche correlatiuo, per
così dire , di quella fcienza fuol" edere l'cfercizio dello fcriuere , datoli anche ad
iihidiare da fc folo vna bella forma di caratteri, per formarne 3 qu :' giouanetti
l'cfemplare, prouandofi di ornare le lettere maiufcole di qualche capi icciofa
tefticciuola, poi di galante figuretta da qualche ftampa ricau::ta, conofcendo
riufcirne più di che immaginato fi folle, profegui il difegno; ne molto andò,
che jnanimiroiii anche dal Nofadel!a,che fé gli oftri Maeitro, lafciò la Scuo-
la , e in età molto auanzata pafsò a quella rtanza ; ma poco profitto traen-
done, per lafciaruifi reder rare volte Gio. Francèfco > the amico confident<ìj
de' Signori Laqnandini , trouauafi per lo più con eflì loro alle caccie, e palla-
tempi, ù pofead irtudiardafe ftelfopuò dirfi . Praticò dunque gli akri Maettri
d ique' tempi, od'eruando con eflì loro !c opre del Tibaldi inCafa, e in Capti-
la Poggi, e fattofì mofìrar l' ordine del colorire dal Baldi , l'A ccadcmia del qua-
le adaifreqiientaua,s'inuentò poi , e ficompofc quella gentile, e vaga manie-
ra , che fé non è cosi terribile , e forzata come quella del Bezzi , fuo primo Mae-
firo , fé non così franca , e di forza come quella del Pafferotto , non ranco co-
piofa , e ferace come quella dell' ardito Fontana , dell' arrifcbiato Samacchino,
più forfè delle loro fu aggiuftatae corretta , vgualeinogni parte e accordata:
così delicata poi,egra2iofa,rxiaffimenelfrefco( nel quale- fife vedere ilpu lin-
do,e foaue,che mai praticade l'ifledaTofcana) che appag3,piace,ed innamora.
Stette più d'eflì ancora allVbbidisnza del r.arurale, in ciò leguendo i concorren-
ti, e coetanei Carracci; pofiofi perciò aricauare anch' egli di venerandi Vec-
chi, e da belle Donne l'effigie de* volti, copiando da fodi , e ricchi panni, t>
manti l'andar delle pieghe de' fuoi veibri , non affettati , non ideali , ma poffibi-
li, facili , e graui, ed infomma così compito, edattilato Maellro rmfcendo,
che fi dichiarò talora lo (ledo Guidcauer molto lume dalle fue cofe cauato, per
la fua iiuoua maniera; che ben può crederfi, quando, putccllo ancora, fu vedu-
to flar r hore incere contemplando taiuolca la fua bella tauolina in S. Giacomo
all'Aitar Paleotti,etuttiglifrefchi,in(jeni col quadro a olio nella Cappella di
S.Pier Toma in S. Martino . Furono le fue inuenzioni ricche, copiofe,& eru-
dite :Ie attitudini proprie , e non forzate: ratten«to ncH'efpreliioni, pcrnon
incorrere in eforbitanze ,&affettazioni:pocoamieode*nuci, per timor d'im-
modeftia ,• foliro dire , la loro introduzione rion conucnirfi nelle priuate Ca(t^,
non che nelle C hiefe; il perche aurebbero ben' effe le fuc pitture potutefi fran-
cami ore in trodur fri gli Egizii, fenza fofpetto ii venir reiette , perche non gua-
Ilalkso 1 bucai tollurai della gioueiuù; e farcbberfi vautase immum daU'eftre-
^ATtTOLOMEO CESI, 525
ino rigore di Gregorio il Grande , e più del Sauonarola , in fare abbrugiar quel-
le, che di minima ombra di difoneftdaueirer putito ,• fino il valerfi abborrendo
della licenza condizionata del Sanchez nel fuo libro de Matrim. di concederle-»
nelle camere più fegrete de'nouelli (pofi, per incitamento di feconditi, e di
bellezza ne' concetti , come le verghe tente di quel Pacriarcd auanti al beuerag-
gio delle pecore : lodando perciò egli Tempre la modeftia che fi legge di Tad-
deo Zuccheri, che in quella facciata d'vn Capomaltro Muratore dipinìe tutti gli
ftrumenti di fimil proteflìone con altrettanta continenza , con quanta ofceniti
auea efpreffo Pienndel Vaga quella del Falegname, con tutte le azioni di fimil
meltiere da' puttini sì [porcamente rapprefentati , Non fece mai opra che non
la vedefl'e dal vero a parte a parte , vnendole poi tutte inficme , e cauandone la
difpofizione ben' intefa , e ben porte , e pofanti le figure fu 'piani ottimamente
ridotti al punto , e ben degradati ; ond' è che tanti difegni di fua mano fi vcdino
fra'Dilettanti, (limando però più affai quc'prinii, che a pezzi dal modello con
tanta nfoluzione e facilità ritraea, cheque' fecondi polli infieme di quefìi, e
ridotti in iftorie compite , che più minuti, perche tutte capiiTero le vnite figure
in poco foglio , dmennero Ccom' anche cosi le giudica il Sereniflìmo Sig. Card.
Leopoldo, che tanti, e sì belli ne poflìcdejfeccarelli troppo, e finiti, lontani
dalfareTibaldefco,e Carracefco, di che piccicauano iprimi più terribilijC
franchi .
E per concludere finalmente il difcorfo con le Tue precife operazioni, nelle
quali anco pofla il curiofo Dilettante pienamente foddisfarfi , tutte le fudettc_»
riguardeuoli parti in e(Te olleruando e fcoprendo , eh' io così in aftratto , e ixi_»
confaro fon' andato fin'hora bozzando , mi rapporto a certe vacchette di fua
mano fcritte , e nelle quali i fuoi domeflici fatti, e i conti famigliari dell' aztnda
regolataniente regiftrando , le fue pitture ancora , col tempo che le fece , e '1
prezzo talora venne ad inferirui. Cauafi da elle , per efempio,fotto l'anno 1591.
li Signori Legnani andare a lui debitori di lire 100. per vn quadro grande con leu
t^afcìta del Saluatore , e di lire 74. per vn altro quadro con S.Domenico , aderto, /»er
regalare in I{oma yn Cardinale ^c.
jilli 2 . d'aprile in data di R^oma, auer ottenuto fna famigliarità , ò lettera ampliffì-
ma dtpartecipatione dal B^euer.^bb, Generale dc'Canonici di S. Saluatore , D.yfmbrogia
THorandi , il di cui ritratto fatto dal naturale in oggi ancora conferuafi di fua nia^
nopreflba gli Eredi.
Ter lettera del Sig. Co. Vgo albergati ejìergli flato commejfo con ogni premura il fare
ritratto d'vn fuo defonto fratello.
Del 1593. auer dipinto -pn camino al Sig. Tilarco Antonio Droghi,
Df / 1 5 9 5 . auer ottenuto vna fintile lettera difamigliarità,ò participatione dal B^euer.
Tninifiro Generale dcVV. Certofmi Fr. Girolamo &c.
Del 1594. (trouandofi nella Ccrtofa di Siena ad operare )ej?ei' flato Wcffc/e-
fie , per lettere dal Sig. Co. Nicolò Calderini , che gli faccua dipignere à f efco la tanto
fontuofu CbiejÌHola dello Studio Tublito, quando potrebbe ejkre in VAtaa, à poruici i vi-
Ss z lime
324 P A7iT B SECONDA
tinte mani » che U renitno ( fcriue ) perfpicuti conforme all' altre degne rofire opere &i'i
Del 1 5 9 5 • auer amta da' Sig.Caldemi per vn ritratto lire 6^. e per vn'altro del Sig»
Co.Ludouicolireó^. equeftipcr accompagnare que'belliffiini degli Antenati
infigiii e famofi della loro nobii Cafa , di mano del buon Paflerotco . E più di tra
quadri grandi , entroui nel primo la Città di Bologna , nel fecondo tutta la pianura , e nel
ter:^ tutta la Montagna lire z^o»
Del 1 5 98. 1« occaftone della venuta dì Tapa Clemente Ottano , auer dipinto in Imola
vngran volto , vicino al Vaialo del Tubblico , la fcrittura del quale > col concoc-
dato in lire 800. conferuafi predo gii Eredi.
Él fregio nell' vltima , e più riguardeuole flani;a del "Palagio de" Signori Conti Fata-,
dopo auer dipinco l'Albani lalcro della contigua» e Ludouico quello della fa-
lecca ; potendoli pregiare meglio d'ogu'altro d'efferne flato riconofciuto ; e ciò
per eflet'egli in maggior ftima di qual fi folle altro »& auergli prima tolto il gi^
allogatogli lauoro della Sala grande , per darlo a'duo'fratelli Carracci il Sig.Fi-
lippo, non potendolo negare a M. Antonio , Sattore di Cafa e dimeftico,aIlec-
tacoui altresì dal poco prezzo che ne die loro.
Del fudetto fregio poi, che dietro que" de' Carracci, e deir Albani fece di-
pingergli neir vltiraa ftanza quel Signore .trouo predo le fcritture del Cefi que-
lla compitiffiina defcrizione , che non (limerò difcara a gli Artefici, per ogni
Cmile occorrenza, ed è quella precifa:
NEL PRIMO QVADRO DELLA TERZA CAMERA.
Seràvn luogo à guifa di valle con arbori , e verdura per ogni parte, 2^ // Troiani, &
li Siciliani in gran Taoltitudine pofli àjedere come in vn Teatro , djuefi vedrà in me^^
à tutti Enea ih babito regale in più alto feggio ; & dauanttferanno apeft i doni à vnarbo'
ve , cioè ma faretra , vna rilucente celata , duoi dardi , vna feeitre, & d 'abbaffo vn bea
guamico Caualio , & nel meì^o vn largo fpacio > per cui correranno molti giouanetti^
vno aitanti à tutti , vn altro dietro à quello , vna m terra caduto , duoi del pari > vn al-
tre poco adietro > ò duoi che bene aparif cono.
Suuc, qui forte veline rapido contendere curfu.
NEL SECONDO.
'Sparirà vn luogo à guifa di prato attorniato di verde feltie , &poco lontani dal ma'
re , & Enea con lafpada al fi meo in habito regale da vna parte , accompagnato da gran
vmnero di gente , & molti altri doli ' altra parte armati , quali tutti miraranno dun in
t)ìe^o il fpacio , vngiouant, & t altro quafi di matura età , che combatteratmo infieme
fieramente , percotendoft con li cefti inTtrumenti fatti di pelle di Tono, & grandi , &■ per
dentro confìcate palle di piombo: eAavncaiito (tvedrannoattacati li dont,vnafpad(tt
vna celata , & iui m piedi vn bianco Torro con bende d'oro intorno le carne,
immiCcenc cxllus manibus , pugnamq; lacerane.
NEL TERZO.
Si farà vnaltraluogo quafìfwiileà ^uel di fepra, vicino al porto del mare. & intorna
intorno fedirà gran moltitudine di gente , & vna naue vicifu al lito , dal cui arbore dalla
cima penderà vn po:o di funicella , ^ vna Colomba bianctnffima eoi refto di detta funi"
telU
BARTOLOMEO CESI, 5^5
etlU kuoJta allì piedi , volerà per l'aria alquanto lontana dall ' arbore , qual trapaffattt
da vnafaetta moflrerà cadere : & quattro giouani ih me-s^ allofpaào con alquanta di-
ftan7a dall' vno , e l'altro d'auanti à quella gente con gli archi inmano, & la faretra al
fianco . pnoinan:^i con l'arco (caricato , tenendolo alquanto baflo : il fecondo con vna cO'
rona d'olino in capo parimente, con l'arco [caricato maaltoin mano : ilter';^o pigliarà la
mira alla cadente Col mba peròfcurtcato l'arco , & fen'j^i la Jaetta ; la quale fera nella
vita della Colomba : & il quarto moflrerà con larco in mano , &• al:i^ato hjuer tir-ito in
aria : & guardar la fae,tta, che pai era abruftare vicina alle nuuole, facendo fi dietro lon*
ga llrada di fauille di ftioco ,& li fpettatori miraranno à quella , & altri accemiaranno
col dito: nelarbore di dettanaueferàficatavnafaettavicino alla funicella , doue ertu
legata la Colomba.
Imperar iEneas celeri cercare fagitta ;
NELQVARTO.
Sera vna larga , & fpaciofa pianura poco lontana dal mare , cìnta di verdi arborfelUs
& ameni colli: con gran numero di gente da vnaparte armati,& Enea come di [opra mi-
rando alcune /quadre di Caualieri con le lande in refta, moflrandoferirfì : altre fuggir an-
no , & altre faranno refifìen^^ alli auerjarij con belle /correrie à vfo di battaglia > & li
Caualieri principali con ahi cimieri, e ricamate fopraue/le.
Afcanius ducic tiirmas ante ora parentutn .
NEL QVINTO.
"Nel porto affai capace feranno le naui d'Enea , ne dentro à quelle /l vedrà alcuno'Àelle
quali quattro abbruggiaranno, mandando fuori grandifsime fiamme , e fumo : & alcune
donne /u/o illito, moflrando voler fuggire ,et altre più lontane da quelle con vnafacella»
ò due al più in mano acce/a di poco fuoco , fuggano verfo vna vicina /elua : et alla volta
di dette naui, poco lontano dalle donne /u/o il lito giungerà ilgiouinetto .A/canio à caual-
lo, &■ ben guarnito , qual faceta cenno alle donne , che fermino , &■ inan^^i il cauallo harà
gettato la celata , moiìrando tutto il capo , & il vi/o /coperto ; dietro à lui feguir anno al-
tri Caualieri , e pedoni , ma alquanto diflanti.
Heu miiera: vefiras fpcs vrici's jinquic Inlus.
NEL SESTO.
Si vedrà vna nttoua Città e/fer fabricata ; alcuni Vala^^i principiati, e non finiti : tor-
ri , & cafe : altre ridotte à perfettione : m vn canto della Città /era vn'alto , e belli/fimo
Tempio finito: indmon molto lontano vna gran fepoltura eminente , cinta da vna parte
con vn verdeggiante bo/chetto , fu/o le mura/aranno genti à lauorare , come ancora per
altri edificij. Interea ^neas Vrbem defìgnac aratro.
NEL SETTIMO.
Con le vele /piegate partiranno le naui de Troiani dal porto, delle quali alcune feran'
no inan's^i nel mare, altre alquanto ^dietro , e due vicino al lito -, che per ancora dentro vi
entrino alcuni de Troiani : & /ufo il lito altri huommi > e donne ft abbra:{^ranno , mo-
flrando/egni di dolore ,& duco tré anderanno ver/o la Città , ra/fiugandoft gli occhi con
le mani, qual Città apparirà verfo ti porto da vna parte fola.
Cetuuai iucij fcimaC mare» & xcjìiou veriunc.
NEL
325" PATITE SECOJ^DA
NEL L* OTTAVO.
Vicino al mare da canto (ì [coprirà vna Cinà,nd cui porto giungeranno le naui d'Enea,
& sbarcando li foldatifufo il Ino , moftreranno mctterft à fare coje dmerfe , come d'ac-
cender fuoco , preparar viuande , & altre ftmili , dotte fera vn bello , & fpaciofo luogo
d'arbori, & di veri^ra tutto ripieno, & dalla parte difopra di detto luogo fera vngran-
diffimo Tempio di bella prof pettiua con duoi colonnati ,vno d' abaffo ,& l' altro {opra
quello , confineflre intorno intorno, & vna ampltffima porta aperta , e di qua , e di là fe-
ranno belli ornamenti d'i[lorie , come di Dedalo, d' Icaro, di Tufi fé , in ne'^o la porta
fera la Sibilla ,cioè vnagiouane di venerando afpetto , quale accennata à Enea armato^
&Mate ch'ei.trino dentro , fendo vicino alla detta porta.
Spetìanccs Teucros vocat alca in Tempia Sacerdos.
NEL NONO.
Si fcopriràvna grande , & profonda felua d'arbori di forte diuerfe , in me"^ dell*
quale fi vedrà rifplendere vn arbore con rami d'oro , & vicino à quello fera Enea arma-
to , auentanàofi (on la mano ad vn ramo di quello , & dietro à lui ^cate : QT per l'aria
"Paleranno due Colombe fopra ali arbor d'oro , ma lontane.
Compie iineas r.imum, fiibitoq; rcfringir.
NEL DECIMO.
Qui fi vedrà l'ofcura bocca dell ' Inferno , et il Cantrifauce incatenato, nel primo in-
gre fio da vna parte due giouine horribtli con ferpi in capo in vece di cape li, dall altra par-
te l Idra fervente confette capi, indi poco lontano Briareo difembiante rabuffato con cen-
to mani , et altri mcfiri : e d' aitami alla porta fera la Sibilla , et Enea armato per entra-
re : la qital Sibilla parerà voler gettare con la mano non so che al Can trifauce.
Nodes, atq; dies patec atri lanua Dins.
Tornado alla lafciata nota.De/ 1 •)99.Fna tauola di vn S.Nicola per la Città dtlmola.
Del 1600. Vari quadri al Stg. Co. Giulio Celate Bargellino . M Sig. Gio. Francefco
Zamboni vna tauola d'altare , entroui la Concettione , fìmile à quella di S. Francefco
nella Capella Defìde; ij , per lire 2 00.
Del i6o:^.dalSig.FerraldoFerraldi agendo per Trlonfìg. Fef cono d' Imola ejJergU
fiato fcritto : Che douendofi nefìa Chtefa Cattedrale dipignere vna Capella della San-
tilfima tergine , e defìderando il T\ìolt Illufì. e Bjiuerendifs. f^efcouo , che fìa fatto qual-
che beli' opra, giudicò bene proporgli la perfona fuayf apendo lafufficicn'^afua in quefi ar^
te&c. &alli 4, di Maggio efferfi celebrata la fcritiura dell'accordo in lire 800. che-»
conferuafi preflo li Signori Eredi.
tduuerauutolire izo.perauer aggiuflata in certi luoghi , oueraguafta la tauola del-
la dijputa del Signore, di mano del Mit^::^olino nella Chieja di S. Francefco nella Capel-
li Caprari .
Del xóo^.auer fatto al Sig. Germano Ercolini vn quadro, entroui la Madonna col
futtirio , Iddij Taire ,eto Spirito Santo , e tulli li ftmboli della Cantica : & otto altri
quadri piccioli.
^lla Compagnia della Madonna di f^aluerde d Imola tré quadri , nel primo de quali
Chrifio che aji. endct nel fecondo S.Cafjìano yefcouo , e nel terT^o S. P^oc co.
Ter
'BARTOLOMEO CESI. 527
Ttr la Chiefa de Canonici di ^.Saluatore della Tarandola da porfì nella caf ella del
Santiffinto due quadri in vno S.Agodino , nell'altro S.Maria Maddalena,
Del 1605. La tauola di S. Lucia per la Chicja delle Muratelle.
Vtia tauoUper la Compa;^niadcllo Spirito Santo di Saffuolo.
,AI Sig.^gojìino Berò vn S.Carlo Borromeo & vn Spofalitio diS. Catarina da. Siena.
La tauola dell'altare de gl'jgocchi mila Nontiataper lire 240. & vn ritratto al
Sìg. Gio. Taolo ^goccili.
Del 1 606. La tauola dcllMtar maggiore nella Chiefa delle Monache di S, Cattari"
na per lire 1000.
Del 1610. La Natiuità della B. F. per la Chiefa dell Ofpitale di S, Maria del Corpo
dimeno, per lire 180.
Fna tauola del Santijjìmo ^afarioper il Sig. Domenico Turrini per lire 200.
Del i6ii. Li Mifteri della Cantica per lacapella del Santtjfimo F{_ofarioin S. DotitC'
nico dipinti fui rafo.
Del 1 5 1 3. la [opra mentouata tauola per la Certofa di Siena &e.
Del 161 4. f^na tauola per lire ^y^. con ti Santijflmo E^ofario fatta per li Signori
Dottore Gio. Battifla Ardir etti > Giulio TCT^oU , e Giacomo Botti.
Del 161^. il Sig. Co. ygo Albergati, pregandolo àprofeguirliillauoronel fuoTa-
la:;^ pigliando infua compagnia il 8agnacauallo,e il Tifanello auergli dato ampia fa-
coltà di accordare con cffi loro à tutto Juo piacere con quefle parole : Vero fecondo hàfa-
uoritomt nel già fatto, così la prego à fare nel rimanente ancora, che quanto ella con-
corderà , tutto fono per approuarlo , & ex nunc mt fottofcriuo ad ogni cofa iH^rc
Delióió.duetauoleàVP.dellaCertofadt Bologna, & vn altracon il B,l>Jicolò
xAlbsi'gati per quella di Fiorcn:!^a.
Del 1619. Effer fiato fatto THaeflro del difegno dell' Accademia de gli Ardenti.
Auer fatto vna tauola con S.LorenT^o per la Chiefa di Tanigo,
Del I (52 o. vna tauola per la Certofa di Ferrara.
^ Vna Nontiata per il V. Fifitatore Certofmo da portare in Francia al lor Tadrcj
Generale .
Vn B. Via y & vn Vapa Innocen-s^o Fachenetti al Sig. Cio.Angelelli.
Del i52i. Vna tauola per la Tteue di S. Martino cntroui San Martino Vefcouo
lire 160.
Del i6z2. Vna tauola grande con la Madonna, eilVuttino,S.Giofejfo,S.Cioanni
Euangelisìa , e S.Gio. Battifla , ad inUan's^a del Sig. Antonio Galoni da Imola.
Del 1524. Vna tauola d'Altare con S.Trofpero, e la Madonna in gloria , perBu-
drio.lire 188.
Del 162^. Vna tauola ad infìanT^a del Sig. Ercole Cupellini ,per la Chiefa di S. NicO'
lòdiVilla,entr(>uiS Nicolò yefcouo di Siuiglia. Ine 130.
Vìi altra per Imola con il tranftto di S . Giofejfo.
Senza le lant' altre ,che (eguitamenteinficmregiflra > e fono le medefìme rac-
colte dal diligente Mafim, tioè ; Nella già detta Chiefi.dellc Muratelle la Nun-
zuu all' Aitar injggiore: La ronimatnence bella Adorazione de'M^igì; co'i
528
PATITE SECONDA
duo ' Santi laterali all' Aitar maggiore di S. Domenico , e dentro quel Clauflro
tutti i frefchi dipinti nella ftcfla Celletta j ouevj(Tc> e morì li Patriarca S. Do-
tnenico; LaS. Anna nella Cappella Defiderii in S. Francefco: Nel Refetto-
rio di S. Gio. in Monte le grandiffime Nozze a frefco, defcrirte in S. Mate, c.2 2.
In S. Procolo il poiitilDmo S.Benedetto non folamente eh" è nel Coro, ma quel
delicatiilìmo nella Tua Cappella in Chiefa ; come confermai anche dal difcgno
^preffo i Signori Locatelli ; L" altra S. Anna nella Chiefa de' Mendicanti in Cit-
tà : Li Santi Sebaltiano, e Bernardino Altare in S. Maria della Vita: Nella_.
Chiefa de' Padri Cercofini , non folo in Città il quadro dell' Aitar maggiore , di
cui vnfimile nella Chiefa di S. Ifaiaj ma le tré tauole a olio in quella di fuori»
con tutti li frefchi di quella nobile e fontnofa Cappella maggiore : Nella no-
ftra Catedrale.non folo il catino del nicchione a deftra > oue Chnfto falua Pie-
tro in Mare , ma fotto nel Confeffio varii di que' martiri; di Santi, fatti a con-
correnza d'altri di Camillo Procaccini : Latauola della Chiefa della Compa-
gnia de gli Angeli ; A frefco la B. V. grauida nell" Altare Manzoli nella Madon-
na di Miramente , vna copia della quale in picciol rame trouafi prefi"o il Sig,
Floriano Maluezzi Concanonico noftro , e tante preiTo tant* altri, efiendo ftata
così comunemente piacciuta ; & alle quali potrebberfi aggiongcre la bell'Arme
di Clemente Ottauo a frefco nel muro del Regif^ro : Li quattro Euangeliftì ne*
quattro nicchi, preflb il palco della Madonna delle Lame : Nella Forefteria del-
la Cerrofai tré Putti nella Fornace fopra il camino, fottoui: Ecce fauente Deo
fueri rapiuntHr ab igne etc. Di rincontro 'm mezzo la Beata Vergine, S.Girolamo,
S. Bruno ,eS.Giouanni fimilmente a frefco fui muro, fottoui; Te pia^irgo
parens burniti Chanufia pofcit ctc. Di rincontro al Capitolo, fopra l'Anello , S. An-
tonio , e S. Paolo primo Eremita : In vn Clauftro vn ChriRo portante la Cro-
ce da vncapo, e dall' altro Chrifto morto, e fimili che non aurian mai fine»
eflendo flato preflo , e sbrigatiuo ne' lauori.
Non pofe tuttauia molto afsieme , piacendogli di trattarfì alla grande , veflir
nobilmente , e ben viuere , & infomma in ogni fua azione moHrarlì d'animo in-
trepido e grande , sì come grand'era anche di fìatura , d' afpetto venerando , e
d'aria nobile , qualità , the maggiormente facendo fpiccar la fua virtù , gli ac-
quiftarono quella fìima e quel credito che lopra fi difìe . Morì alli 1 1. di Lu-
gliodel 1629.6 celebrategli onoratifsime erequie colla prefenza, & interuen-
todi tutti 1 Pittori allora viuenti, che lo Itimarono fempre il loro Padre, e
Maefìro , fu fcpo to nell' iftefs' arca , che in giouentù s'era fatto murare nclla_j
Chiefa di S. Procolo , fotto il volto della Cantoria per andare alla Sagreltia »con
l'Arme fua fopra , e fotto quefta ifcrizione, nel marmo che la ferra ;
BARiHOLOM.€VSCAESlVS
SIBi POSTERISQVE SVIS
P O S V I T
ANNO DOMINI
M D L X X X I I I
E rin-
'BARTOLOMEO CESI.
S^9
E rincontro alla quale.nel muroauea fatto dopo(ed allora che s'era cominciato
ad arrifchiare al dipingere , anzi al modelleggiare qualche poco ) incafìrare va'
Adorazicn de' Magi di terra cotta , così rpintofa i che da altri fu detta e tenuta
di Alfonfo da Ferrara, ornandola di nobil bafe , ma di debole allora pictura j cole*
anche dal Prefcpe di Baldafiare da Siena.
Della Sig. Cecilia Gabioh fua moglie ebbe varii figliuoli, ma particolar-
mente Francefco natogli del 1606. che dipinfe qualche poco per fuodiuerti-
mento , e difegnò TufEcientemente , facendomelo vedere nell' antepoiio a que-
fta Vita ritratto del Padre da lui fatto, e dal valente Cafsioniintagjiatomi, co-
me fi vede: Che Addoctoratofi in Filofofia e Medicina , in Ferrara prima , poi
in Bologna, entrato Numerano nell'vno e nell'altro Collegio, fatto Medico
Ordinario dell' Ofpitale di S. Maria della Vita , Lettore pubblico, e del Magi-
firato de' Tribuni della Plebe , morì alli 2 5. di Giut^no 1661. lafciando tra gli al-
tri, io pupillare età duo'iìgliuoli, Bartolomeo oggi Dottore dell' vna e dell alerà
Legge, e Nicolò Dottore in Filorofìa e Medicina , lamodeltiade'quali non mi
permette l'ertendermi nelle meritate lodi, la minor delle quali è quella cortefia,
ch'io non pollo tacere jnell'autrmieflì fauorito di quelle fcarfe notizie, cht>
fono ad elfi retiate , fi come mutilato loro il famofo ftudio dell" Auo »copiofo di
fuperbiffimi difegni , pitture , libri , ed altro , che più non Ci troua-
Molti ancora fappiamo eifer ftaci gli Scolari dalla fua danza vfciti, ma non ne
trouiamo altra nota , che di que' Nobili , che per gala , anzi per vn tant' vtile, e
neccfifario fondamento , impararono il difegnar qualche poco ; lì come faranno
tutti que' Caualieri, che fi trouarono nella mentouata fopra Accademia del Por-
to , della quile era , come iì vidde, Maellro . Infegnò anche ad vn figliuolo del
Sig. Gio. Battilla Zani , ad vn Sig. Gio. Lodouico Lucatelli , ad vn tal da Lugo,
raccomandatogli dal Sig. Girolamo Rondinelli, ad vn Scarfelli Orefice, e fimi-
li; &amehddettopiù volte AlefandroTiarini, dopo la morte di Profpcro Fon-
tana fuo primo Macltro , eller paflaco fotto la fua difciplina * ed auerc da lui ap-
prefo il modo di operare a fircf co.
Te
D I
CESARE AR.ETVSI.
ut
D I
CESARE
ARET VSI
E GIO. BATTISTA FIORINI
EDI
GABRIELLE DI QVESTI FIGLIVOLO
PIETRO NIPOTE
Et altri di quefta Famiglia.
e#3 «63 £<2K £*3 «&3 f*3 «&a R&J
E quelJ'aflìoma legale, che quelle cofe alle <roIte , cheTepa-
rate nulla fauno, vnite giouano , in alcun'aitra maceria, fuo-
ri della (giuridica , auuerarfi douefle, cerco che alla Pitcorica
mokobenconuenirfi dir fi potrebbe; mencre fcambieuol-
mente canibiandofii Pittori Icloroparcicolari doti, e in tal
guifa rvno a'd:fecti dell' altro riparando , molto vtilmente_#
s' accordano ad vna totale ed intera perfezione dell ' opre.
A quefto fine perciò , cred ' io , furono introdotte Tempre fri cfB , e coitiuare le
focietàjvedendofi, per cfempiojfacfi compagni il Francia Bigio, e Andrea^»
del Sarto in Firenze jPollidoro, e Maturino in Roma jMaltro Biaggio,c'lBa-
gnacaua'lo in Bologna : Ammirandofì la concordia de' fratelli B.llin, de' Pal-
ma , de' Baffani ; e a' tempi noftri , ed vlcimamente, dopo la tanto profìtteuole
de'Carracci, quella così riceuuta in ogni luogo, e applaudita deJ Colonna»
e Metelli , che vnitamcnte in ogni luogo dell Italia tutta , t fuori anche di quel-
la, non che della Patria, adoprandofi.dar (ì viddero quella compitezza a'Ia-
uori in fre(co , e quella ricchezza , che maggiore non può deiidcrarfì da vna.»
(moderata pompa, & odierno luifo .
Te i Così
53i PAUTE SJSConOJ
Così appunto , dico » auuenne a Cefare Arccufi , e Gio. Battifta Fiorini, che
reciprocamence aiutandoli e foftenendofi> riguardeuoli nioko fì referoi ed aflai
anche più di che mericafle il loro non difprezzabil talento. Era valente ne' ritrat-
ti il primo , e dal continuo ricauarli dal naturale auea prefo vna tenta così vera
e propria, che fembrauano di viua carne i fuoi dipinti,* ma fiando ad effi troppo
attaccato , fcarfeggiaua , an^i difettaua in quelle inuenzioni , nelle quali abbon-
daua il fecondo , priuo pò» di quella buona tenta Lombarda , e Veneta, di che lì
trouaua l' altro prouifto; come che lafciando lo ftile del Bagnacauallo, fuH'opre
del quale auea fatto fuoiftudii,e feguendo l'infiacchito allora di RomainSala_a
Regia, non meno indebolito moftroiTi de gli altri di quel fecolo. S vnirono
dunque affieme, e cambiandoli vicendeuolmente gli aiuti, difegnaua, ecom-
poneua il Fiorini, coloriua , ed efeguiua l'Aretufij edafimil concerto riufciiia
vn' armonia che appagaua : che quando l'vno dall'altro feparato fi folte jfe-
guiua vna di/cordanza > che cale uon s'ode nelle fcuole di grammatica da'men©
inefperti fanciulli.
Eccone vn viuo , & euidente efempio nel più cofpicuo teatro della Citti , nel
gran catino , dico , della Cappella maggiore della noftra Catedrale , della qua-
le aucndo tutto fatto il difegno Gio. Bactifta , volendo , come di parte pia sfu-
mata e più dolcce inconfeguenzaal Tuo Itile più confaccente, colorir 'egli
quegli Angeli, che in più con Se ordini diuifi, corteggiando il Padre Eterno»
aflìllono alla fuprcma Autorità, coli'afsignazione delle Chiaai, data dal Si-
gnore al Principe de gli Apolloli iui prefcnti,difcordò m tal guifa dalle sì nfen-
tite proporzioni , e tremendo colorito de' ftefsi , che non vi è chi non creda e
non giuri, in diuerfi tempi, edaduo'trd fé contrarii digenio Maellri fatta,,
quell'opra.
Ne mi fi dica già ne fi alleghi, ch'anziqaeftobeltingeredell' Aretufìnonfif
offeruinelfrefco, ch'egli dipinfe nell' vfcir fuore dello ({elfo Tempio , forco i3
portico , cioè quella Proceflìone fatta fiibito dopo il Giubileo , e cioè de! i ^-jó»
perhe di fua mano è ben sì la parte inferiore, cioè quella Citta di Bologna così
ben dirtinta con tutte le fue Chicfe , ftradc , Se cdificii ; con quelle piccjoliflìme
Arti, Confraternite, Ciiierefia, e Popolo, che a quelle Chiefe che a ciò desi-
nate furono, dall'altre diftince col color d'oro, ordinatamente s'incaminano;
mi non gii la parte fuperiore,oue quel Padre Eterno, e Figliuolo , Maria Ver-
gine, e'Protettori antichi della CictJ, con afiìfienza d'Angeli ( difegnati però
da Orazio Samacchini ) furono poi dal fuo camerata coloriti , ancorché a iui at-
tribuiti. L'ifteffo de'dirfidi molt'altrediluicredute, e fono del fudetto com-
pagno, come a dire : Del miracolo di S.Gregorio celebrante il Santo Sagrificio
della Meda, dietro il Coro de'Serui alla Cappella Gozzadini : Della Natiuirà
dellaB.V. in S.Gio. in Monce alla Cappella Sauignani preifo 1' Aitar ma ggiore;
Del quadro all'Aitar grande nella Chicfa della Canta : Dell'altro nella Cappel-
la fimiimente maggiore de' RR. PP. di S.Francefco di Paola, da noi detti di S.Be-
nedecto : Di quello deU'Iinmacolata Concezione nciU Cappella Palmieri nellai
ftcìTa
CESATtE ATtETVSL m
ftefifa ChieTa : Della Nonziata all'Altare Aldourandi dietro il Coro, tutte affitto
diGio. Batciftaj come chiaramente fi vede. Che per altro quelle che colorì
egli da fé foloCefare, tornato maflìme che fu da Parma, e ben cacechizato o
confirmato nelle belle tente Lombarde , fono d'altro impafto , e d' altro tondo,
e rilieuo rio non dico già in riguardo del S.Bartolomeo nella Chiefa de'RR. PP.
Teatini , difegnatogli dal Sabbatini, ma ben sì rifpetto alla beliiifìma Cappellet-
ta, che tutta foura di fé tolfe a Fare a' Confratelli della Compagnia del Borgo di
S.Piero, nella loro Chiefa preflo la Cappella grande a mano manca: perche nel
quadro di mezzo a olio» oue fimilmente crpreffeChrillo dante leChiaiiiaS.
Pietro alla prefenza de gli Apoftoli,afVai più corretti the i già detti della trunaj e
fenza ali un pie rouefcio,nelli Santi Gregorio Papa, ed AmbrogioVefcouo,e
certi Angeli fopra nel volto afrefco moftròvna gagiiardia, vna veriti , vna_»
leggiadria, vna facilità, che non vi era chi per mano de' dotti Cartacei tiitta_i
quella fattura non giudicafle , prima che fpropofìratamente non so , ò fé mali-
ziofamente,kuata la bella ancona, e caifato il re.Qo , venilTe così debilmente
cangiato tutto , come fi vede .
Lo fteffo dico delia tauola nella Cappella Ghifelli alla Chiefa del Baracano^
che alcuni vogliono difegnatagli dal Fontana , e da lui dipinta in luogo di quel-
la, che fatta fare da quel Prelato in Roma a Federico Zuccheri, non piacque;
onde facendone quel sfortunato fempre nella noftra Patria Pittore cortefe do-
no a' RR.PP. del Collegio del Gicsù di Roma, da eflì rotolata , e mandata fimil-
menteindono a que'di Santa Lucia in Bologna, acciò efponendofi, comc_#
fucceffe , nella più cofpicua Cappella della Chiefa vecchia di detta Santa , slla
daffe a diuedere quanto a torto ( diceu'egli il Zuccheri ) foffe (lata rigettata., j
perche nella efecuzione di effa ,e ne'frefchi ancora fi diportò in modo , che co-
me non ebbero che più da defiderare que'Signori, che gli la còmi fero , così àxz-
ron molto di lode a Cefare, e feron crederlo di maggior idea, e fpirito nell"
inuenzioneancora,fegià eccellentifiìmo s'era fatto fempre conofcere nel ri-
cauare da altri, e metter giù quelle cofe, ch'auea prefenti e dauanti. Afferma
anch'oggi il Colonna,non efler mai flato chi in ricopiare quello Maeflro pareg-
gi , auendo egli veduto tante copie a fuoi giorni della famofa Notte del Coreg-
gio , ne mai vna più bella, e meglio fatta di quella dell' Aretufi ne'PP. di S.Gioan-
ni in Parma ; prefa perciò da gli Oltramontani , fé non per l'originale ( già eh'
ella nella copiofiflìma Galeria Eftcnfe fallì ammirare) almeno da lui molto ben
ritocca ; e l' ifteffo fuccedendo dell'altra copia della S. Caterina dell ' ifieffo di-
uino Maeflro, nella Chiefa delle Monache di Sant'Antonio; che però none
marauiglia fe,rifolutipurequc'RR.Monachi Benedettini buttare a baffo la_»
Cupola , ò Truna che fi foffe , della loro Chiefa di S.Gio. per ingrandire il Coro,
dal Coreggiofimilmente dipinta, e ridipingerla nella nuouamuraziorie, non
fu {limato a que' tempi alcun più abile e fufficiente a ciò fare dell" Aretufi : equi-
uocando perciò vltimamente Giacomo Barri nel fuo viaggio Pittorefco col dir-
la» quefl^nuouavolu del Coro /Copiata dai BaglionCjC litoccaca dallo deff»
Cor
554 PATITE SECOJ^DA
Coreggio, tanto a lui parue benfatta ; non potendo^ ciò dare, cffendogìi
egli morto molto tempo prima , che l' Aretufì in tal guifa la rifacefle, come dilli,
non il Baglione, ch'altro non vi dipinfe che gli ornati di chiarofcuro , cla_.
memoria del tempo che ciò feguì , che fu del M. D. LXXXVII. Abbate il P. D.
Balìlio da Brefcia &c.
Era perciò in gran venerazione a quella Corte allora Cefarcj maffime che
ritratti auendo con grandidìraa fomiglianza , e mirabi! franchezza tutti quc" Se-
reniflìmi , s'era guadagnato il loro affetto > fi come la beneuolenza di quc' Cor-
tiggiani , a'quah ritraea la.Conforce, faceua piccioli Madonne, ò in altra guifa_»
adefcaua > e cattiuauafi . Quando perciò da' detti PP. fii eletto , e pregato a ri-
fare la detta Cupola del Coraggio , la portò con tal sfarzo ed altura, che dille»
a lui non conuenirfi il far tanta fattura di due volte copiarla ; ch'ella perciò»
qualche giouaiie fi dafle a ricauarfi a pezzo per pezzo fu'quadri a olio, ch'egli
poi la fua intera da quei traendo, l'auria polla infieme , ricopiata , e riaggiulta-
ta , come feguì : perche data quella faccenda a' Cartacei, eh' iui ad ilhidiar fi
trouauano ; cioè ad Agofhno,& Annibale giouanetci, fi valfe poi, a rifarla tut-
ta . di qqe'pezzi , parte però folo de' quali , e cioè i fatti folo da Annibale , po-
ch' è ch'io vidi appefi in certi camerotti del Palagio cola del Screniflìmo, aliai
più belli , come può credcrfi , di tutta la malfa Aretufa . Non vennero tuttauia
conofciuti a que'ttmp!,& apprezzaci, evi fuchi ebbe ardire, facendone vn.»
fa Ifo, e corrotto paragone, pofporli all'incera operazione fudetta, dandone
perciò cucco l'onore e la lode aCefare, col titolo ài Signore chiamato poi
ìempre,riucrito, celebrato ,in elette monete di fuo gufto , e anticipatamente
anche talora foddisfatco; ladoue a' duo' fratelli llentauafi la fcarfa mercede^
conuc'.iura , inutile dicean coloro e buttata , mentre di que' pezzi da effi copia-
ti non fariafi faputo che farne; il perche mortificati doppiamente teneanfi.noii
altro potendo elTì in tal tafo , che dolerfi della forte » e fopportando ogni ingiu-
ria da lui pure (che le doglianze loro chiamaua fmanie, efpropofitati affanni
d' inefperti giouani delle cofe di Corte ) uiflìmulare i torti : contenta idofi non-
dimeno d'approfittarfi in tal guifa dell' opportuna congiuntura d' va tanto ftu-
dio, fulle cofe di quel diuino capo della Scuola Lombarda.
De'tanci ritratti eh' ei fece m que' tempi , non occorre qui farne inutile non
meno , che imponìbile annotazione , ftando anche in que' foli , che nelle cafe di
Bologna ritrouanfi. Dirò folo, che tenendoli poi egli di tenta Coreggiefca,
^così viuaci riufcirono, e cosi ben polli anche aHìcme fono, che molte volte
vanno per de'Carracci . Chiamato in Ferrara da quel Duca a ricauarne di certe
Dame in piccioli rametti , di afcofo e alla macchia , come fuol dirfi , fé ne por-
tò egregiamente , e diede foddisfazione ; mi per certa folita fua vanaglo-
ria , a quello e a quell ' altro moltrandoli , contro l'efpredo diuieto di S. A. cof-
fe pencolo di lafciarui la vita; e fé non perche f\ portò rifpetto al Screniflìmo
di Parma , che di quell huomo fé lleflopriuando ,richitllone, lanca colà man-
dato , sl'auucmua qualche gran male ; loddisfatio npndimeno puntualmente, e
rcga-
GIO. BATTISTA FIOTimi, 555
regalato ancora, ma fattogli vedere tutti imedefìmi ritrattini graffiti, e caf-
fati , perche intendefle qual conto di lui fi faceua , e nello fteflb tempo coman-
dato leuarfi in termine di duo' giorni da quella Corte , ne mai più porui il piede,
per q-ianto teneuafi t-ara la vita . Era , dicono , linguacciuto , e alquanto sfac-
ciato > infolentito dalla fortuna profpera , procacciatati però da' luoi artificii,
effendo trifto > pronto , & ardito ; difcorrendo bene , traccandofi meglio , e ve-
flen ^0 ala grande , e m tal guifa f jcendofì temere , e ftimare . Pretendcua d'ef-
fere , ed era, di buona famiglia > & ebbe m moglie vna Signora Lucia dell'anti-
ca de'Barbieri , dalla quale fé ottennelfe prole io non ho potuto rinuenire : tro-
uofolo ch'.bbc vn Nipote ex frarrp,per nome Colianzo, anche viuo , e intelli-
gentilfimo non folo di Pittura, onde perfuo guRo più che perprofellìonejdi-
pinfe qualche poco , ma che delk fcienze ebbe fuiiiciente tentura, effondo non-
dimeno il fuo particolare trattenimento la fenfaria di fete , prima che tutto fi
dedicafle a gli Efercizii fpirituali, e alle Congregazioni,frequentando gli Orato-
rii, infegnando la Dottrina Chnftiana, e difcorrendo in ella, e fuor di quella
con gran garbo , e molto fpirito ; e dal quale fui fauorito dti ritratto di Cefare
da fé fteffo fatto, e che totalmente fomiglia, fi come ogn'altroa quefle Vitcj
antepofto, ancorché taluolta non così felicemente tagliato.
Reftacontaroccafioneil qui foggiongere qualche cofa de gli altri Fiorini»
che a fiorire appunto cominciarono nello fteflo tempo dell'Aretufi, di ottimi
frutti poi di virtù prouedendo fucceiTìuamente l'Arti noftre , cioè Pittura , Scol-
tura, & Architettura. Furon' efli a que' Uefsi tempi duo' fratelli , de' quali il
primo chi^mofsi Rafaelle , e sì efercitò nelle infigni fabbriche , per quelle dife-
gnando, e però, come Scultore, dal qui cercarne, e dir altro me aflbluendoj
1" altro
GIO. BATTISTA, che attefe particolarmente al dipingere, e quello è che
tante volte abbiam detto fopra , auer fatto i difegni dell'opre al fudetto Cefare,
col quale fé vircuofa, edvtillega, lauorandoinfieme, e del quale perciò» co-
me più Pittore, che altro, e mia parte il qui breuemente quel di più foggion-
gere e dire , che trouo ; cioè auer di lui fatto pure qualche pò di menzione il Va-
fari , allora che , trattando nella Vita di Taddeo Zuccheri delle Uorie da'pm va-
lenti Pittori di que' tempi fatte in Sala Regia , memora eilerne /tato anche da-
ta ; à Gio. Battifla Fiorini , Bologne/e vn altra delle minori : ma molto più il Mafini»
che mai non regiltia pittura dell Arecufi , che non la foggionga fubito, come
tante volte fi è detto , col difegno del Fiorini , al quale ioìo e tutto attribuifce
anche: il Mortorio della E. f^ erg. àfrcfco nella. Chida dell' Ofpital della Morto>
rincontro il Trauftto di Camillo Procaccino ; e vuole fofse parimenti Architetto
fotto il 1570.
tbbcqueiloGio.Battiftavn figliuolo, chiamato Gabrielle, che del 1571.
trouoaccettato nel numero di que' del Configlio, e che fu brano Scultore ; di
lui notandofi ne' libri regolati delle fpefe nelle fabbriche de'RR. Monaci Oli-
Uwcani di H. Michele ui Boko > il S. Michele con gli altri Angeh , che coronano
• lAr-
53^
P A7tT E S BCO^D A
l'Arme della Religione foura la porca dell' andito nuoiio , che congionge li
primi duo' Claufiri di queir immeiifo Conuento , di rilieuo, da liii facci del
1588. nell'ifteffo tenipo perauiientura ,cheda fuo Padre, in compagnia dell'
Arecufi , fu dipinca iui pure la Incoronata , figure grandi del naturale tanto leg-
giadre e galanti jinfieme con que' Profeti fopra il cancello della Scala grande:
Del 1 59Z. le quattro figure di fiacco attorno il quadro della Foreftcria grande:
Del 1 5 99.1a Cappella del Santifsimo Rofario nel Co.nft;rsio della Chiefa a baflfo,
da lui foio anche dipinta, fi come altre fatture di rilieuo, crucco tondo ne' no-
bili Palagi Faui , Zani , Magnani, e fimili , che verranno facilmente vn giorno da
altri compitamente raccolte , e defcrìtte .
DaRafaelle difcefe Pietro figliuolo. Architetto affalariato delPubblico>c
delia Citta, e dal quale, poche fabbriche riguardeuoli l\ troueranno del fuo
tempo, che non fiano Hate difegnace, e condotte . Auea quello buon Virtuo-
fo vno de' più famofi Scudii d'Europa, porto afsieme da'Aioi Vecchi e da lui
ampliato , del qua!e, decimato, e disfatto , ali'vfo degli altri, a me pure
toccò qualche cofa; e fé non altro , il fsmofo difcgno dell 'Innamorata di Ra-»
fatile , fatta cen l'anima; e aggionto vi auea i più fingolari bafsi rilieui , cho
(ìanfi mai veduti , da lui Ueflo formaci in Roma ; fi come difcgnate in vn gran-
difsimo libro cucce le facciace delle Chicfe di efia, conlefue mifure, che più
non potcafi defiderare . Fu ricoperto il fuo nome dal S:g. Sebafliano fuo figli-
uolo, molto onorato, e comodo, nel Dottore Pietro Giacomo Fiorini oggi vi-
uente , vno de" più braui Filofofi , Medici , e Lettori , de' quali Ci pregi il Col-
legio de gli Arcifti , e la noftra Vniuerfita ; fi come rauuiuato il nome dell'Ano
nel Sig. Rafaelle , Coppiere g'à dell ' Eminencifs. Sig. Cardinal Ginecei , ed oggi
Mafiro di Camera di Monfig. Nipote di queir Eminenci(simo,Tcforiere Gene-
rale , Signore doccimi coftumi , e d'vna itÒQ candida ed incaminata , ambi del
fudecco già Sig, Sebaitiano figliuoli , fi come è cale il Sig, Pietro, eh e il terzo.
Chi poi fiafi quel Lorenzo Magnanini, alias dettoli Fiorino, che del 1559.
fu aggregato anch' egli al Numero, non mi faprei dire , fé forfè non fu de' fudet-
tifcolare, &allieuo, ondenerraeffe quel fourauome: So benquefio, cht*
quel Padre Domenicano de' Fiorini , che dopo le canee cariche otcenute in Re-
ligione, gionfe ad eficre Inquifitore di Milano, fùfracellodi Pietro Architetto
del Pubblico, ond' è che di Pietro già morto ancora riprefe il nome, lafciando
quello di Gio. Maria che porcaua al lecolo.
D I
V»
D I
CESARE BAGLIONE.
339
D I
CESAR
BAGLIONE
E
E D I
LORENZO PISANELLI
E GIOVANNI STORALI
SVOI DISCEPOLI.
On fi può far predo , e far bene , e vna lufinga è della noftra
impazienza > e dappocaggine > che ciò che alla prima non/i
crcuai maipiùfiaLcecchi. Non nafcon Tempre iPolidori»
eiTcntoretti ila velocità de' quahdimoftroffi ad ogni modo
vn' abito acquillatofì a forza di lunghi , ed opinati fìudii; on«
de non fìa itupore fé il noftro Baglione, che di altro appro-
fittarfi non Teppe, che del fuo ardire, non coltiuando quc*
pronti talenti , eh' ebbe dalla natura , reftoflene per cflì folo col nome di Pittore
affai buono , oue raffinatigli, e correttigli coli' ifteflo fiudio , e diligenza de'tan-
to da lui praticati, ancorché dopo alsai tempo nati Cartacei, di minor* atti-
tudine delia fua prouiftì , poteua , fé non più , al pari certo di effi diuenire ec-
cellente.
Di vn tal difordine però gran cagione fiì il padre , che Pittore anch' egl; , ma
dozinale , non folo non fi curò che più di lui G auuantaggiafle iJ figlio , ma co'
fuoi deboli principii irtruendolo , gli (eruì d' impedimento più tofto a maggiori
progrc:flì,onde tanto più marauigliofo in lui foffe lo trafcenderela mediocrità, e
far' opre «chefenon di primario» di non infimo Maeflro gli acquiftatono ilno^
Vv a
me.
540 T A7tT E SECOJ^DA
me. Ebbe eg!ì vn certo modo di ornamentare maeftofo e grande > ma duro, g
niacchinofo , vfando vn cartocciare , e cartelleggiare così ideale , e fantaftico,
che oggidì non riefce che odiofo e fpiaceuole > m faccia maxime del naturale e
vero dello Spada, e di vnDentone, ma più poi dei moderno tanto graziofo c_»
vago del Colonna , e Metelli ; che però i Caracci , di gufto gentile j e raffinato»
folean burlare quella fua operazione , chiamando quell 'infaftellamento vna_.
riempitura grofiblana , e paragonandola alle alle torce , ò doghe piegate delle
botti , chiamarlo H Baglion dalle doghe , il loro Pittore bottaio .
Non è però che per vn gran praticone non fi dalTe a conofcere , rifokito , ti
Copiofo > come quello che d' ogni cofa dipmfe ; fiori , frutta , profpcttiue , qua-
dratura, sfondati , fregi, animali ,figurcafrerco,a olio, e perciò tauole anco-
ra da Altare , e fé ben poco aggiuftate egraziofc, nfoluteperò efpeditiue.ej
tal volta anche molto plaufibili . Pafsò ben poi nel paefare , quanti fino a quel!*
hora,&afuo tempo aueflero battuto la frafcaifactOLiifludioparticolarefuir
efemplaredicertipaefi a tempra, fattili venire di Fianda, di mano coli d' vno
de'più valentomini che opraffe in quelle parti, di ben' imitarli ingegnandoli;
Onde refofene padrone e macftro , ne riportò fomma lode , e gran nome. Que-
lla fua predezza però , e facilità piacque poi non lolo a Dilettanti , e bifognoli
dell' opra fua, ma a gli lleflì Pùcori , che allcttati altresì dal poco prezzo 3 che
gli ne dauano, non poteuano ad ogni modo così balfamcnre trattarlo , che mol-
to non guadagnafs' egli, fuperando di gran lunga con la velocità del pennello la
fcarfezza d'ogni mercede. £ra poi tanta , e tale la fua dabbenagine , e la bontà,
che mai fi trouò chi con efib lui di trattar nò bramaffe.e rrattandoui vna fol vol-
ta , non fé gli atfezionaflc , maflìmc che faceto , e virtuofo infieme, mantcncua
in continua allegria la brigata, Tuonando di lira, e cantando entro à quella certe
frottole galanti , d'altri non folo , ma da lui ftelTo inuentace . Piaceuagli il ben
mangiare , ma più il ben bere ; ond' è che ne' lauori a frefco , d'altro non fi rac-
comandaua, che di buon vino, per far buon colore, foleua dir" egli; e pingen-
do , e tenendo a canto il boccale , ogni poco che pennelleggiato auefle , pollo-
felo al collo di rinfrefcar la tenta dicea: Talora prcfoil ciufiì!o,chetoccaua_,
aflai bene, nella mano manca, e nella dritta il pennello, a vn tempo lleflb fuo-
naua , e pingeua ; poi l' vno , e 1* altro lafciandofi di mano cadere , correa ad im-
pugnare il fìalco , e dandone ad elio lui la colpa , di farne afpra vendetta giura-
va , col cauargh di doflo quanto fangue n' auede ; ond' era lo fpaflb del Cremo-
nini , del Fontana , e de' Carracci fleflì , qualora ( che fpefib auueniua ) ad orna-
mentare le loro cofe il chiamauano.
Chi però di quella fua gioconda, e faceta natura pratico ftatonon foffe-»,
fciocco facilmente l'aurebbe detto, come pur troppo gli auenne la prima volta
che chiamato a Parma, a dipingere qualcuna delle Itanze di quel Ducal Palagio»
fùofleruato da gli altri Pittori intalguifa lietamente pallarfcla , ne più pcnfare
al lauoro.che le vn giuoco flato folle, quando eflì intorno al loro tanto fi affa-
ticauaiiOi f&ceanoc^f come dounafi «più (chizzi, e daeUì ricauandone vru
CESAitE 'Bagliore: 541
fcèiì compito difegno, ne formauano il cartone > che apprefentando aldouu-
to luogo , ofletuando fé bsn tornafle , correggeuano , ed aggiuftauano > quand*
cHo beffando efchernendo qucfte loro canee fatture, che ftitichezze chiama-
uà efcccaggini , dopo vna Tuonata di ciuffilo, dauafì vanto,di graffile alla pri-
ma con vn chiodo fulla calce, fenza tanti fchizzi, e difcgni : creduto perciò, e
rifcrto al Duca, eflercoftui non men pazzo, che temerario, fattofelo venie
dauanti , & interrogatolo che penficr foffe il fuo , fc volcfle dipingere le fue due
ftanze ò nò ,rifpofcnon peraltro eflerficoli portato, che per vbbidir Sua Al-
tezza, quale moltrando defiderio di reltar più preflo feruita di quello ch'ei cre-
deuafi , e di che era il bifogno , l' aurebbe foddisfatta, col farle vedere il giorno
vegnente dipintane vna facciata intera ; che negando i Pittori poter mai efiere,
vdiron nfponderfi , che quando ciò flato non fofle , voieua da quella Corte ef-
fer cacciato come vn trillo» e vn ribaldo. Chiamato dunque ilBaglione vnj
Muratore benprefio , e fattogli ftabilire la facciata, la die dipinta in quello mo-
do : Colorendoui col bigio vn largo , e feniplice fregio attorno , nel refiduo fé
dar di bianco ad vn'Imbianchitore , poi fingendouifopra, coli' ombre, incref-
paturce pieghe , finfe effer quella vna tela, che il vacuo ricoprile , allaguifa
di quelle cortine , che fino ali ' hora di recitarfi la Comedia > tengono chiufo il
profcenio: da vn canto poi dalla parte di fopr^ colorì la tefta, e le mani di
vnmafcalzone , che dalla parte di dentro moftraua attaccare ad vn gran chio-
do la detta tela > Qiiando perciò impaziente il Duca, e gli altri Pittori di veder
pure ciò che auefle in sì poco tempo oprato, gionfero nella ftanza, rimafcro
come ftorditi , parendo loro d'effer flati burlati ; ma per l'altra parte poi nooj
potendofì dar pace di quella tefla , e di quelle mani così ben tocche, che ben
lo dauano a conofcere per vn gran Maeftro ; mentre perciò attoniti non fapean
che dirfi , e crederfi , fé non eflere, ò fare egli il buffone, come appunto parue il
Duca dargline vn motto coperto , diffe a S. A. che non dubbitalle ,che a fuo
tempo C\ faria calata la cortina , e fcoperto ciò che fotto vi fode , fi come faria
fuccedutodi tutta l'opra con fuafoddisfazione; Auer'egli così fcherzato pet
burlar quegli altri.che tanto ftStauano nella loro operazione,perdendoui il cer-
uello ; fegtio manifedo che dalla natura non eran Itati chiamati a tal' Arce ; che
però quanto più aftaticauanfi, minor rifoluzione aurian fempre moftrato ; La
pittura a frefco defiderare prontezza e facilità , quale timoffa , fi daua in nulla, e
foura ciò discorrendo con ragioni così efficaci, che foddisfecc quell'Akezza,
che non potè non commendare poi il modo, col quale s'era nigegnato cosi gio-
co fa , e faggiamente infieme foiìenere il Baglioni la fua facilità , e pratica , co-
me quella , che saccorfe effer la più bella parte che pofTedefle ; dando egli poi
fiinta quella camera in otto giorni . In pochi più terminò l'altra contigua, t>
tanto fé ne portò bene , e tanto piacque non meno la fua fufficicnza , che la dab»
benagine , e giomalità , che fermandolo queir Altezza per fempre al fuo fcrui-
gio , alfalariandolo con prouifìone di dieci feudi corti di quella moneta il mefej
$ la parte ; lo dichiarò luo Pittore. Troppo perciò (aria longo il ridire ciò, cho
colà*
34i rATtTE SECOJ^DÀ
colà opraffc ; che però reftringetidomi al folo Palagio del Duca i prego ciafcùi?
Dilettante a ricercarlo ben tutto, e confiderare interamente ciò che vi fece,
e non dubbito poi , che per grand' huomo in fuo genere , e in quello ftile non io
riconcfcaeconfeflj.'vegganfi, oltre le carni, ipefci, lecroftate, le offeile, le
frutta , e fimiJi cofe mangiatiue, colui che verfa il facco di noci , che dipinfcj
nelle mura della difpenfa: In quelle de'forni,fe non altro, quel Fornaro,che alfa'
lito e abbattuto dal Scimmiotto^ grida fpauentato del pane,che gli rubba queir
animale: In quelle delle bucatane quelle Lauandare, parte delle quali atten-
dono a lauarei panni, altre a Renderli al Sole, mentre vn'impetuofo vento
portandofeli in aria, leua anche i panni in capo a quelle, che a prenderli nelle
braccia corrono , e s'affaticano , perche non caggino in terra , e (\ lordino , c_»
poi mi fi dica fé cofe più vere , proprie, naturali, e fpintofe pofla fìguratfi l'ini»
maginatiua , e rapprefentare il pennello.
Tanto perciò crebbe il fuo nome in quella Corte , eh' altro non più , che di
Miller Cefare , fi dicea ; maflìine poi quando a d Scorrere delle fue facezie , <l»
fempliciti s'entraua , che talora auean dell' incredibile , e caricature fi repura-
uano. Aueua egli tolto a fare in poco tempo certo lauoro ; mentre dunqud
credeuafi che vi traiiagliafle attorno , intefe il Duca eflerfene ito a Roma , fen-
zafarmottOjclafciato fol detto, che occorrendogli rapprefentare in tal fat-
tura Guglie, Colifei, e fimili antichità, fé n'era ito colà a vederne in fonte il
vero originale, per tornarfene poi fubito a figurarle, onde non potè S. A, te-
ner le rifa a tal ragguaglio : anzi auuenne , che ritornato nello fteflo tempo da_#
Roma il Cardinal Farnefe , riferiua, come gionto vna fera predo Monte Fiafco-
ne , erafi incontrato in vn cert'huomo in zimarra, con le pianelle in piedi , e be-
rettoiie in capo , che fembrandogli Miller Cefare , non fapendo fé così pur fof-
fe, ò fognaflc, fatta reftar la Lcttica l'auea chiamato per nome, e fattolo
fermare, accorcofi effe r quel deffo, & interrogatolo oue giffein talguifa,ein
quell'abito , auea auuco in rifpofta,che venutagli l'occafione fudetta, fé n' an-
dana fino in Roma a dare vna femplice occhiata a' fudecti edificii , per tornar-
fene fubito a Parma a colorirli: che Tgridatolo di tale femplicita, evolfutoglì
dare vna caualcatura , non vi era fiato ordine a far sì, che la pigliaffe, allegando»
andarfene in tal guifa più comodo , e fenza pencolo d'effer buttato in terra dal-
la befìia , come troppo temea ; onde fua Eminenza fiaccandofi d'appreflo vn
proprio palafreniere, e datogli denaro a cale effetto, gli auea commeflo lofer-
uiffe sì nell'andare, che nel ritorno, acciò non pericolaffe, e riconofciuto ve-
niffe per quel virtuofo ch'egli era , come fucceffc tornando , e al debito tempo
dando il lauoro compito . Se ne prendeuano anch'effi gufio i Carracci , fé ben
fpefioauueniua , che feco trefcando , rimani, fiero cfli beffati , e fcherniti . Tro-
uandofi Agoftino , & Annibale a Parma , nello fteffo tempo che il Baglioiìi colà
opraua, e che mandato l'vnico fuo figlio Giofcppe a Bologna dalla Caterina
fua Moglie con denari raduoatifi , la fera fingendo di non cffcr da lui intcfi : che
ne dite ( dicea Annibale ad Agoflino) Ci può crouarc il più gran balordo > e paz-
zo
CESARE 'BAGLIORE. 34^
2d di Miffer Cefare ? mandare vti fuo figlio vnico, giouanetto » ed inerpcrco, fo-
lce con denari addoflb per quelle ftrade diaboliche, e piene di ferrabiici ? io
giocherei, rifpondeua Agcftino ,che il pouero ragazzo non la fcappa , e dà in
quaichefurbacciottoche gliela fuona : e forfè che farebbe il primo, ripigliaua
Annibale, che in quelle maledetce confine del Modanefe e Parmegiano è da-
to nelle reti ? Non ti faccheggiarono l'aitr' hieri i banditi vn pouero Mercan-
te , leuandogli quanto auea indoflo non folo , ma fpogliandolo affatto , ed a pe-
na lafciandoglì la vita , che chicfe loro in carità ? fempre io i'hò veduta ed intefa
andar in quefto modo , tornaua a ripigliare Agoltino ; il pouero Pietro Perugi-
no , che non fi fidando di alcuno nell'andare, e tornare dal Camello della Pieue
a Perugia , portaua feco i denari guadagnati , fu pure fpogliato da gli affaflìn»
pcriftrada; e nella propria cafad» notte l'infelice Polidoro fu fcannato in Na-
poli dal fuo creato, per leuargli la moneta : pur troppo lo fentiremo dire, effere
incontrato a quelto pouero figlio , mandato come innocente victima al macel-
lo . Staua tutto afcoltaudo il Bagiione , e penfando a' fuoi cafi , fofpirando fj
piangendo , fattoli loro vedere ; eh per l'amor di Dio , fi pofe a dire , non pili
figliuoli, non più , che mi paffate l'anima : fatemi vn fauor , ve ne priego , ve ne
{congiuro : poneteuimeco in ginocchioni , e pregando la Beata Vergine a fal-
uarlo d'ogni periglio , dite con me il Rofario, come ne lo compiacquero , facen-
do far loro la penitenza in tal guifa , e infiem quel bene . Vn'altra volta beuuco
ad eHÌ vn fiafco di buon vino, che s'erano afcofo, per goderfelo foli ,non-i
{apendo come più prefto , e meglio vendicarfene , che fargli credere effere vi-
no auuclenato , che aueano afcofo , per mandarfi a non so qual perfonaggio , e
perciò mentre fingendofene tnbulati, ed atterriti , andarono a frettolofa-
mente prendere il contraueleno , efso corfo fu] Criminale, diede loro vna^
brutta querela , onde ebbero che fare e che dire , a far coCtare , auere efE tre-
fcato con eflolui in tal guifa, e perciò a quietare il Giudice, malamente impref-
fionatone. Prcfo Agollino vnpartimentoa pigione da Cefare nella fiia cafa ,e
polloui Anton fuo figlio, ottenuto da quella Donna in Venezia, eche andana
fpcfso a vedere, dilertauanfi di cacciar acqua dal Canal di Reno, davnme-
gnano ch'entro a quello guardaua, e cogliendo col fecchio nell'altro più baf-
foi far rouefciar parte dell' acqua entro le fineftre delle ftanze fottcpofte , che_»
abitaua il Buglioni j e perche doiucofenc più volte con ambiduo', che fempre fc
ne r;fero , ebbe finalmente in nfpofta da Antonio , trouarfi in cafa fua mentre
pagauala pigioiìe,&incafafua efser padrone di far ciò che gliparea; coman-
dò egli alla cuciniera , che occorrendole peftare agliata , faporetti , coppiettCì
ò altro, andals; a ciò far fui granaio, ch'era fopra il partamento del Carraccij
anzi cominciò ,c3pitandoui Agoflino, a prenderfi gulto d'andarui egli fenza
occafione, e fingendo occorrergli fimil b!rogno,dare in vna pedata folenne a
due mani , facendo cadere tutta lapolue, e'I terlizzo de' palchi fopra la men-
fa, e il letto di Antonio, che dolendofene con M. Cefare, e pregindoload
altenerfidafimikindifcrvCezza} Tenti da lui daifi la Ikfsa nfpofta ; eh' anche il
544 PATtT E SECONDA
granaio era il fuo ,e fopra voleiia farui cièche più gli aggradiiia ; onde reRanda
egli di più cacciar acqua dal canale in quella guifa, fenti anche l'agliata tornar-
fene a far la fua battuta in cucina . Interrogandolo vn giorno l'ifiefso Antonio*
comefacefsemaiafar sì bei colori» ecosìviui, volendo alludere a quegli az-
zurri diSpagna, così sfacciati >eaque' bruni d'Inghilterra» co' quali faceade'
rofsi tanto arditi j sì sì , burlatemi pure voi altri Carracci » rifpofe , eh" anch io
burlerò voi dplle voftre brode di fagiuoli , allorché con quefte mie tentc vaghe
darò ne gli occhi a'goffi , 4 caccierò loro i quattrini dalla borfa : farò come Co-
fimo Rofelli, che per oprar oro , oc. oltramari, preualfcprefso Sifto Quarto a
Pietro Perugino , e al Grillandaio.
Manonaunanomaifinele facezie diqueR'huomo, lerifpofle, Iebaìe»ft>
tutte riferir voleflìmo , e che in ogni modo nulla ho olTeriiato giouar a gli Arte-
fici , che tutte con gran rifa raccontano, che a tener lieca la brigata : the però
riuolgendomi a'iauori che fece, andrò regiflrandone qualcheduno di que',che
mifouuerrannOjcfTendo imponìbile il riferir tutti, come infiniti , non trouan-
dofi , ilo per dir , Chiefa , non Edificio , non Palagio , non cafa priuata , ou" ei
non ponefl'elemani. E ben prima ci' ogn' altra deue rapprefcntarmifi dauanti
la noflra Catedrale di S. Pietro, eh' io vedo tutto l'anno due volte il giorno, e
doue perciò offeruai talora gli ornati a chiarofcuro,che fece nella crociera della
Cappella maggiore , e nellaTruna alle figure di Profpero Fontana , di Cefare
/retufo, di Ludcuico Carracci , e d'altri , figurandoui nella iìoria diChrifto,
che dàlechiauiaS.Pietrpin così bel paefc,laCittddiRoma, preffo di lui non
men che il pennello 5 la Natura flefla, mediante l'acqua del tetto, che penetrò
talora la volta, ha colorito vn fiume,che per quella lontanilfma campagna fcor-
re ,eferptggia. Ornamentòa frefco in S.Giacomo maggiore due Cappelle-»
intere nell'ingreflo della porticella picciola fotto il portico, e fono le prime a
mano delira , per andare ali Aitar maggiore, de' fuoifoliti lpartimenti,ecar-
tclkggiamenti , con introdurui a dirittura, e in finte tauole Santi del naturala
che fatti a frefco , non fono Iprezzabili, per certe buon' arie di tefìe, e panneg-
giamenti così ben' intefi , che danno a vedere qual' huomo faria (iato , fé auef-
fe fatto i fuoi fludii col domito ordine , ed auelle volfuto affaticare , dando in
vn grande e maeftofo , ch'auea del Perdonone : nella prima vi è S. Francefco , e
S. Domenico ne'laterali ,& in faccia duo'Santi Vefcoui, & alludendoalla ver-
ginità de' primi, e in particolare di S.Domenico, introdufle fopra i medemi»
fotto vn gran panno aperto , certi vafi pieni di belle piante di giglio , inuenzio-
ne poi così felicemente feguita da'moderui , maflìme da'Colonna ,e Metclli ne*
loro bizzarri ornati: Ne' volti certi Angeloni in ifcorto bizzarro, veduti di
fotto in su , il che replicò nel volto dell'altra Cappella contigua, fingendo che
queUicalaflero da certi sfondati, fi come in faccia li SS. Pietro e Paolo, e ne*
laterali Santa Caterina, e S.Chiara : Nel bel Palagio del Marchefe, e Senatore
Magnani, fabbricato col difegno di Domenico Tibaldi , vi è vna ftanza fopra,
oue, ancorché nelle figure grandi di ceree Fame^e Vircùjaozi in certi quadri nell'
ifteilq
CESATtE 'BAGLIORE. 345 '
ifteflo fregio , finti rapportati, dafl'e nella Tua folita maniera alquanto sfilac-
ciata } ad ogni modo, fé non altro, mirabili fono que'grottefchi allancica ,oue
ha introdotto quattro forti di animali : ni vno caualli sfrenaiti , tenuti da* pucti-
ni, e battuti; nell'altro tori legati, e impetuOi'ì da genii fìmiimente nudi in-
contrati , e fermi ; nel terzo cinghiali , con fpiedi vccifi , con tanto bel motiuo,
brauura, e ben difegnati, ch« fembrano dell' Arpino,e di que'che lo fecero fulle
loggie del Vaticano conofccre , e gli diero tanto nome ; e nel quarto vno fcim-
mione > che arrota vn coltello, mentre vn'altrocon vna fpada fitta con la pon-
ta in terra , afpetta abbia finito , perche glie l'aguzzi , e di dietro vno fcimmion-
cino, che fuentoiando bandiera, applaude vittoriofo alla fama del grand' arro-
tatore; penfiero ,che non ifdegnò poi di rubare l'ilteffo Annibale iti vn groccc-
fco nel camerino de'Signori Faui , e feruirfcne così facetamente.
Simili altre bizzarrie , ed inu;nzioni dipinfe nell' altre llanze, e ne' camini , e
in vn'altra cafa nella via del Luzzo , pure abitata vn tempo dal Marchefe Lupa-
ri Magnani : quiui in vna ancicamcra , ò Saletta contigua alla Sala grande a ma-
no ruta , figurò nel fregio , in quadri finti rapportati, iltorie de'fatti de'Romani,
da qualche buon' Erudito con gran faper dettate , e diftribuite, e da motti in
lingua latina animati , e nelle quali fi portò molto bene , vedendofi in certi fol-
dati , e femminine vn difegno, & vna grazia, che innamora, ancorché il colorito
non fia così perfetto , come che troppo languido , e bianchiccio, nel che daua_»
fpeffo : meritarebbero per l'erudizione d'elkrquefh quadri deferirti, fé troppo
noiofo non fofle per riufcirne il racconto ; fi come altresì mutile la defcrizione
(delle dodici fatiche di Ercole, che in fimili dodici finti quadri rappcrtati,efpref-
fe» in giouentù però , nel fregio della Sala del Sig. Pt ratini, con lo (te<fo Ercole
incendiantefi nel camino. Simili ffrauaganze cauate di li 'Ariofio vedonfi attor-
no alia Sala del Marchefini, e fimili attorno a due altre ftanze abaflo, a mano
manca dell' andito nciringreflo,rapprefentanti in vna la vira del Figlio Prodi-
go, e nell'altra certi flregozzi,i più flrauaganti che mai fi f raticafl'tro fottola
noce di Bcneuento. In vna danza d^l Marchefe Zambeccari aS. Paolo,intro-
dulle nel fregio in dieci quadri di tetretta gialla, dieci catcìe fatte da' Satiri an-
che puttini, con diuerfe (orti di animali ; in vno ammazzano l'Orfo , nell'altra
il Leone , nell'altro la T.gre , nell altro il Cinghiale , nell' altro il Drago, nell'al-
tro il Caprio, e COSI di mano in mano, con bella e nuoua inuenzione alludendo
a ciafcun de gii animali , che nell'Armi loro figurano quelle Famiglie Nobili,
colle quali C^ pregiano di parentela que'Signori, incendendofi la cafa de' Signori
Orfi nell' Orio, de'Signori Leoni nel Leone, de'Signori Marefcotti nella Ti-
gre , de' Signori Vizani nel Cinghiale , di noi altri Maluafia nel Drago , di loro
fteffi nel Capno ; cesi bene cfprimendo poi quelle fiere , che in verità niHuno
mai vi giunfe ,come facile fu il fuperarlo in quelle Deità , che nei palco dil.'a_»
fìeffa camera a f;ccoefpre(]e. Lafcio le opre pubbliche, quali veder fi poiiono,
maflìme di tanti Cortili , come quello d^l galante Palagietto ifolato de' Signori
Faui nella Via larga di S^Doraenitoj quello dell' akto fimilg^cnts ifolato de' già
54<? PAZTE SECONDA
Signori Paleocti a S.Andrea degli Anfaidi, acquiftatodal Procuratore Mon-
tecaluo ; quello di vn Chiortro di S. Michele in Bofco , e moke ftanze neU'iftef-
fo luogo : La Sala delfamofo Palagio di Tufcoiano de' Signori Marchefi Beui-
lacqua , con altre ftanze appreflb : Il famofo Palagio a lizzano de' Signori Ma-
refcalchi tutto dipinto > e mi fermo a S. Vittore > luogo de' RR. Canonici Rego-
lari diS.Gio.in Monte, danza , e fepoiturade) gran Legifta Vgo di Porta Raue-
gnana, e douelagran Lucerna delle Leggi Bartolo' ritiracofi.dopo auer condan-
nato vno alle forche, come Giudice de' nialeficii nella ftefTa noilra Cuti , oue
prima era flato Scolare, e fatto Dottore, diede vna reuifta a tucre le Leggi
compilate, e libri da lui comporti, come ei Ikflo fcnue al§. «x;;m tria nel
proem. dcjj^. Quiui tratto dalla vicinanza della mia Villa a così btl ritiro, oue
fpelTo men pado , confiderò nella loggia , oltre i bei paefetti , e capricciofi, che
fece nelle andate con edifìcii antichi , Torri , Colifei , Terme , Guglie , Colon-
ne, Porti di mare , Scogli, Galere, il belli/lìmo paefein mezzo, nel quale fi-
gurò Adamo & Eua , difegnati d' vn' ignudo molto aggiuftato , e grazioso , c-»
che contendono ii)fieme fopra il vietato Pomo, entro il quale , grande adifmi-
fura , e più che non fono cflì , ed aperto, fi vede vn tefchio di Morte con fpro-
porzione, molto però giudiciofa ,e fignificante; che da quel Pomo colto con-
tro il Diurno diuieto, nafcefle vna cosi gran Morte , come quella che fcaricaua
fopra tutto il Genere Vmano : Nel fregio oppoflo ci fé vedere vn Porto di ma-
re dupplicatOi con Galere, e vn Colifeo, con ifcogii, & altri edificii ftraua-
gantiflìmi : Lo fteffo replicò, ma in diuerfa maniera, nel fregio dalla partcj
finiftra , & a deflra in vn mare , dopo molti belli aggionti d' inuenzione , iTfola
di Tremici, Luogo , e Signoria di que' Canonici Regolari , ad imitazione di buon
Poeta , giudiciolamente mefcolando con la verità parte della propria finzione»
e con la fauola rendendo più grata , e beila la ftoria . Ma che dirò della conti-
gua ftanciuola^ Nel camino figurò S.Giouanni nell'Ifola di Patmosfcriuentc»
lApocalilTe, molto bene dalSaiitoinaniaginata.iif cfprefla con la voce del Cie-
lo :SOTÌe: Nel ficgio poi fece incerti cartelloni compolti bizzarramente di
cartocci , fogliami ,rabefchi, e fimili, diterretta rolTa , varie operazioni della
campagna bizzarre, che dilettano infieme, e muouono difcorfo, crifo: In_»
vno vedi va' Eremita in abi:oprofufo,egramagliofo, che gouerna galline eh*
efcono da quella cella fatta in forma di pollaio : Entro vn'altro vn pallore , che
cinta h fronte del fempiterno alloro , fuonando la fampogna , non folo ha fer-
mato la greggia , ma l'ifteflb Lupo , che fopra di vn tcrraccio allentato n'afcol-
la la melodia : Neil' altro vn gobbo con la cerbottana ad vnVccelIaccio , chc^
oftinatonon fi muoue, e par fc ne befl], pere he quanto più fpinge di fiato nel
buco di quel di fufato ordegno, tanto più fa rifaltar la gobba , drizza il colpo:
Seguita vn" Altrologo, che vfcitofuore della Citta con vn' Allrolabio immen-
{o e magnifico in vna mano, nell'altra vno fpropofitati(fimo compaflb , che
vien fiutato da vna capra .mentre vn'alcra faglie fulle catene del ponte Icua-
tojodiqu;llaCictà,cadscolpi€aeilafofiaÌQ oferuar le UcUc : Così dimano
in
in mano trattengono, ertidifcono, e piccano ancora queftC) e fìmili Hra-
uaganze mifteriofe , e fignificantidi pefcatori, vccelIacori,&: altri, efpoftt-»
con tanta nouiti , e rifoluzione , che fé non per altro, merita per ciò gran lode.
Dicono che ciò opraffe ne:, lenza miftero, & in vendetta d' e fife r mal tratta co
nei vitto da quel Padre Abbate, che in quel luogo ritirato e folo, profeffaua
vita lolitaria, al che volle alludere con l'Eremita : Faceua il Poeta , che vien ^\'
gnificatoperlopartore:da Aftrofogo , che anelimi motteggia ,& in altri mo-
di, ma in particolare con queir vcceliatore di cerbottana, della quale Qi di-
lettaua quel Padre per trafìullo vfcendo in campagna , folito dire , efler quella
1 archibuggio permeffo da'Sacri Canoni a gli Ecclefiailici'i e che cflendo curuo
alquanto fulle fpalle, ^znnt. caricato per vn gobbo.
Io però flupi;co come porelTe mai moltrarfi tanto temerario queft' huomo,'
per altro così modelto ed onorato : e vorrò ben credere più toito , eflere vna
delle/olite voci popolari , chefenza fondamento alcuno, prendon tanto vigo-
re , come quella del facchino polio in Croce dal Bonaroti , e fimili . Per altro
poi quando penfo,che la caricaua taluolta a gli fteflì Carracci,che di lui fokua-
no dire.efler'egli vn di que'gofE, che i più trifh ingannaua,p3re che non fi renda
tanto aliena ed impropria quella benigna interpretazione. Ne fece talora di
bellejCrifpofe arditamente a chiconeiìoluidi crefcare fu ardito. Quando per
la morte di Orazio Samacchini, domandando nella Compagnia de'Pittori ( al-
la quale era già aggregato, come figlio di vn Pittore) il luogo del Configlio
due volte , andò a male il Tuo partito , intc rrogando il Difegna , che ottenen-
do , lui efclufe,come ita folle la faccenda , né folle egli flato accettato ; vi dirò,
gli rifpofc: perche quelli del Numero fi tontcntanoaquefligiornidi chi a pena
Difegna , non fi curano di chi sa pingere . Domandando a Teodoro Pedictti
vna fede d'auerreftituito e ritornato nella Guardarobba di Parma dodici piat-
ti, e dodici tondi di flagno, prima a lui confignaci per fuo feruido , e negando
quelli di farglieIa,condiredi thetemeua.cheil Duca gii domandafl'e dinuouo
quello the vna volta fé gli era refoPnon d^l Duca,ri(pofe,tem'io ,made'Mi-
nillri ,che fon furbacciotti. Interrogato vn dì da'l'lngegniere di S. A. perche
cosi pretto lauoralle, e tiralle giù certe fcene,chepingcua per vnafefladafar/ì
in Corre, per fpicciarmi quanto prima , difs'egli, dalle vofire impertinenze
che m'hanno Itucco. Cosìnfpofe il Tentorettoachi'l richicfe, perche Tizia-
no fofl'e così diligente , & egli llrappazzaiVeil mefìiere, perche non aueua ad-
dogo voialtri ,rifpofe,che gli rompcflero il capo come a me fate. Biafimato
inquefl" vltimo, chefempre ne'carcellamenti dalle nelle ttefle doghe fpacca-
te e rotte, che tanto prima erano applaudite , diede la ftclla quafi r ifpolìa , che
Pietro Perugino a i iorent.ni : ò e he fon buone , ò cattine ; fé buone , fono le^
fìeffe che ho femprc fatto, onde la colpa è di voialtri, cheauetepcrfoilgufto:
fé cattine , fiete Itati ignoranti a tanto prima lodarle . Andato in campagna a_»
fare vn' Immagine nel muro, non recandogli il villano altro in tauola che vna
granmmeftra difagiuoli , in ciato in quella broda il pennello, fcafsò l'opra, tor>
Xx X nan-
543 PARTE SECONDA
nandofcneallii Città fenza volerne far' altro; e negandogli vn'indifcreto.per
lìinii fattura datigli raccordato, tutta lacafsò.con dire, ciò che gli ofFriua, do-
uerfcgli per lo folofcomodo d' etkrito in campagna.
Fuori di qusfticafìj non fi trouò mai i! più difcret' huomo, il più fìncero, &
amorcuole Pittore : Nell'accordo de' lauori) dacea-n qu:;) the volete voi altri,
folea dire; hòpenneili da ogni prezzo : conforme farò trattato io, tratterò:
non mi darete cosi poco, eh' a(Ì:ii più non fappia guadagnarmi; onde per la_.
fua diDb^nagine e fineerità l'amatiano tutti alla Corte di Parma , non negando
A Mifiiitro alcuno , per minimo fi folle , e gli l'aielk chielto in dono , vn pezzo
di quadro : Quei firiofo ratto delle Sabine a tempra , che oggi colà crouafi nel
PaiagiOjdctto il Giardino j e quella Cucina rapprefentata con tanta furia Cj
bizzaru>in cala del Sig. Carlo Beccaria Teforieredi Sua Altezza, dicono fof-
fero di lui donati, il primo al Cauallerizzo> la feconda al Cuoco di Cortei.
Taut' affezione perciò gli inoltrò fempre il Duca Ranuccio , che nonglichiefe
grazia ,cliennn refaudide.animandoloei (ledo alle volte a dimandargìine , co-
me fé allora,che foccrail'e dall'ira di Sua Altezza il Pittor Pifanelli , implorando-
gli, ed ottenendogli eilLdo il perdono , ed allora che liberò vngià fenten/ia-
to a morte , buctandofi ei ginocchioni auanti a quel Serenillìmo , che gli rifpo-
fe: a M. Cefarenon p )terfi negare grazia per grande che fi folfe, ficuro altresì
che di chiederne di limili s'alerrebbe, non lo permettendo la retta Giullizia,
e il debito di vero Principe. Volle la UuchelTa veder fua moglie, che fu la Si-
gnora Caterina Bertelli , e fattala trattenere più giorni in Corte , e condurre a
vedere le cofe più infigni della Cittd, la rimandò regalata, e contenta. Colà fe-
ce i fuoi maggiori guadagni , onde s'acquillò vna cafa dietro S. Maria Maggio-
re, eh e dalla parte di dietro rifguarda il fiume Reno, oue fi facean none pigio.
nantijSc in tutto cauauanfidugento cinquantalirel'anno.'vn'altra picciola con-
dotta inenfitioifidalle RR. M.M.diS.Gio.Battifia.e però predo a quelle,ou'era-
no quattro pigionanti , e cauauanfi ottanta lire di fitto , e non so qual terreno,
che dallo iklio poi fu alienato e riuenduco.
Io di tutto quefto ho notizia, perche ellendo di lui reflato vn' vnico figliuolo,
per nomeGuifeppe, nato di Febbraio del 1590. che fu Sonatore , &vnods'
piùbraui Leucilli ,che vfciilero dalla fcuola de'Picinini Bologncfi,ondeand;;to
a Roma, fu per lafua vircùprefoin Corte daD. Pompeo Colonna Principe di
Gallicano , con prouifione di quaranta feudi il mefe ben pagati , e la parte ; ef-
fendo quelti venuto a morte , con lafciar erede vna tale Signora Cleria fua mo-
glie,trouandomi in quel tempo in Roma, e diritorno in Patria, volle in tutti i
modil Eminencifs.Sig.Card.Co!onna appoggiarmi, intitolo di carità,pef qual-
che tempojl'agenzia de'fudetti beni fpetcanti a' tìgli pupilli del mortce di que-
fla mol :o fpiritofa vedoua , erede fiduciaria e tutrice .
Fra gli altri partu'oUrinonèqii da tacerfi,chcmidièqiiefla Signora le chia-
tti di vn certo camerino della cafa grande, che dalla partenza delfudettoSig.
Ciureppe dABoiogiu raaipiùeutlatoapetco, chiufouiiaefiatuccololludio
4ci
CESAT.E "BAGLIORE, 549
del gii morto fuo padre. Trouai in eflb quattro caffoni : in vno eri gra-i quan-
tità di fpoiueri > e di cartoni ài molti lauori da lui fjtti in diuerfe occafioni , c-»
tutte k più famofe llampe , che fino a qiii'giorni vfcite fofl'ero in luce , lega-
te in più iibrijdel Buonmartino , d'Alberto Duro , d Altograuio , di Marcanto-
nio , di Ago/lino > e di quanti altri hanno mai con fama adopraco il bollino.
Era pieno l'altro di pennelli j e di colori, cioè terre d'ogni forte, malFmedi
verde di miiirera, la più preziofa che anticamente (\ auefle , eflendolì oggi per-
duta la vera e buona . Sacchetti di cuoio pieni di bi-uni d' Ini^hilterra , che-»
allora tanto s'vfauano, feruendo a freTco per la lacca; di verdetti finiiiìmi ,e
d'azzuri di Spagna , così viuuci j e fottili , che il Sirani medefimo vi s' ingannò»
e li prefe per oltramari alla prima. Nel terzo ftauano molti rtromenti da riato,
Ja fua diletta L'ra, e paelìdi Fiandra a tempra inuolti,ede'quali, come diflj>
feruiujfi, qualora a rapprifentarne prendea, imitandoli; K nel quarto tutte le
parti delcurpo humano,modeileggiate»piccÌGleaiTaipiu del naturale,e di ter-
ra cotta ,• l'orecchione d'Anodino , le mani del S. Giacinto di Lodouico , e Ia_»
tefla della fua Madonna ; l'altra tellina detta la fauorita de'Carracci;allor3 tan-
to rara, oggi così famigliare ad ogni Amanza > ed altre molte cofe, che d'ordine
e per mandato della Signora po.le in vendita, vedute da Flaminio, dal Bolo-
gnini, e dal Sirani, di qucft'vif.mofuron'comprate, e mandato il denaro a Ro-
ma . Vi fi mandarono anche tredici pezzi di quadri , ch'erano attaccati ai mu-
ro ,6 fri quelli vn 0^111 iRmo ritratto di Tiziano ,& vnagran tela rotolata, oue
s'era dipinto da fé lielToCefare, grande del naturale, & in atto di federe allo
trepiedi ,e di lontano,quando pingendo egli la porca di Galliera, perla venuta
a Bologna di Clemente Octauo, cadendo giù dal ponte, per grazia di Dio e
della Vergine Madre , non ebbe mal alcuno ,a (egno che rizzatofi fubito , fcof-
fafi con !e mani la poluerc da capelli , e da' panni , rifalite le fcale , era tornato
con gran quiete a lauorare , come fé nulla (lato folle, allora che fu ftimato
morto; onde hò.cr»rdutofenjpre,chc- fofle vnapagliuola pervn voto allora da
lui fatto. Non conofceua egli paura, e quanto aniinofo nellauoro, altrettan-
to arrifchiato ne'pericoli.iiitraprendeua ripieghi che fpauentauatio. Raccon-
tauo, come finita qualche opra a flefco, eh t da lui r^uardataa bado, mancar-
gli qualche cofa,e con pochi colpi poter fouuenirfi a lui parelTe , leuati i pon-
ti jòfopravna fcaladaogni capo a qualche corda raccomandata, òfopravn'
afl^e fuori di vnafineftra fporta,e da duo'garzioni fedentiuiper di dentro fopra
contrapefata , non temea foftenerfi, efoddisfarfi. Di qual tempo, & in qua!
luogo morillccome noncurai di faperloal:ora dal fig!io,nonc(1endomi imma-
ginato mai, perombra, douetfcriuerequefie Virc, così dopoi che n'ho auuto
dibifogno,non ho trouatochimelofappia ridire : crede il Colonna, e pargli
auerioiiirefoda'fuoi Maeftri,che i fuoi giorni finiffe in Parma alfenu'giodi
quelle Altezze. Lafciòil fudetto figho, & vna figlia già fatta Monaca in quel-
la Città , dorata , dicono , da quella Ducheda, e che faJfamence certo , ha fem-
ore vdltO dite il. HidcccaColonnax cncrlUu.vnicax Coerede del padre j autori'-
Sso P ART E SECONDA
ào egli auuto il fudetto figlio , col quale ho io traccato in Roma , e maneggiato
i fudetci beni paterni , che riteneua anche in Bologna , oltre vn' afTai buona vi-
gna da lui ftefloacquilUcafi in quelle Campagne. Suoi allieuipuò dirfi effec
Itaci il Dintone , lo Spada > ed altri frefcanci di que' tempi , che anche ragazzij
e garzoni , gli macinarono i colon , compofero le melhche , nettarono i pen-
nelli : mi in particolare
LORENZO PISANELLI fudetto, che fi fece poi così fondato nell'Archi-
tettura, e Profpetciua,onde ad altro non attefe che alla quadratura, e neriu-
(cì valentuomo . In vna mutadifceneche fece al Duca R:inuccioi die tanta
foddisfazione , the S.A. fé ne valfe poi femprc in ogni occorrenz j, affignando-
gìi vna prouifion menluale fopra le fabbriche , e Fortezze di quello Stato ; ma
perche alla fupetbia naturale ( per prcgiarfiei ben naro, e fratello di quei Me-
dico Pifanelli, ch'era in tanto credito > ed auea dato alle lìampe^ aggiunta l'ac-
cidentale della flima di lui fatta , e della fua fortuna , volle ffrappazzare , e per-
cuotere fin dentro le itanze di quella Corte vn Minilho , cadde in difgrazia-..
Fuggitofene in B )logna j ancorché più volte il Baglione s'interponefle per ag-
giullarlo, ed implorargli il perdono, mai non volle fapern'altro ,• e perche l'vlti*
ma volta gli ne fetide , efortandolo tornare a Parma , che al tutto fariafi dato
feflo , con fuo vantaggio e foddisfazione , tale anco effendo il gulto , anzi il
comando di S. A. egli più reltio , negò allolutamente di farlo , gli lo mandò il
Cardinal Giuftiniani , Legato allora di Bologna , con protefta e dichiarazione,
che quando volontariamente cola portato non fi fofl'e , gli l'anrebbe mandato
per forza & in catene , così tenendo ordine da S. A. Inui indoui/ì dunque come
ferpe all' incanto , tutto pieno d' apprenfione e timore , quando cola fu gion-
tOjnon lo volle vedere , ne fentirne parlare il Duca ; & al Baglione , che lo fup-
plicaua del perdono, allora chegenufleffo e piangente fé gli folle gettato a'
piedi, glie lo concede , con ordine però che non fologli capitafledauanti.ma
che in termine di tré bore douede trouarfi giù del fuo Stato , fotto pena della
tefta. Io non mi tratterò nella fua vita, ne riferirò quanto pinge(]e, pernon
efser egli flato Capo di fcuola ,nè Maelko di feguito, ancorché brano, come
appare da ciò che dipinfe nel Confeliìo di S. Michele in Bofco , ma m partico-
lare (quando l'aff-zione, e il proprio interefse non m'inganni) dalla Sala che
tutta dipinfe fino in terra nel noftro famofo palagio aPanzano, faccndonifar
le figure, cioè que' bei ritratti, aScipionBagnacauallo, ordinario Tuo compa-
gno, e figuriila. Ardì colfui taluoltadi competere col fuo Maeftro, macon
poco fuo onore, per non dir vergogna ; perche fé bene tiraua egli ài linee mi-
rabilmente , e con vna nettezza ch'era impareggiabile, & intendeua ben le re-
goleei fondamenti della Profpettiua, non era poi così copiofo& vnmerfalcj
come ilBaglione, maifimenon fapcndo far figure, oue confilte il maggor fa-
pere , e la difficoltà . Ananzandolo poi nella profertìone Dentone, e lo Spada,
datifì ad imitar più il vero nella quadratura , e di più ad arricchirla d' intagli , e
baffi riheui , reftofsene egli poco adopraco colla fua maniera , che cominciò il
Popo;
L0REJ7: PIS ANELLI E GIO. STOGALI 551
Popolo chiamare all'antica ; onde ridottofi in poco buon fiato nella vecchiaia,
per non venire più porto in opra j gionfe a tanta miferia > che reputaua fomnia
grazia feruir quefti per facitore . Gionfe a tanta pouertà, che mortagli ia mo-
glie > non folo la lafciò portare alla fepoltura gratis, con la flefsa zimarra > che
teneua in cafa, ma quella fattale leuar d'indofso, e feppellire in camicia jla_»
ferbò alla figlia , che forzata dalla fua belìiahta a vcHirlene j contro fua volontà
& auuerfione, tanto (paucnto fé ne prefe, che ne rimafe indemoniata. Vn_i
altro fiì
GI0VANM[ STORALI figlio di vn Barbiere, ch'altro non fi può dire eredi-
tafse dal Maeltro,che lapreitezza e velocita , onde rimafe huom dozzinale
nella quadratura , alla quale fola attefe , come ad vna delle parti più facili che
battali pennello, appoggiato fe.npre al compafso, e alla riga : Eravnicopcr
fare , in occafioni di fceae , e di fiite , del lauDro afsai ; e mandandolo Gabriel-
le Firra'itini a fare la quadratura d'vn fregio ad vna ftanza in cafa Buglioli , ac-
cordandoli in trenta lire, v'andò la mattina di vn giorno, e l'ebbe finito quella
dell'altro, con danno dell'ilklso Gabrielle, al quale que' Signori vollero in al-
tre occafioni dar meno aflfai, col dire che molcoprelto ei/e ne fpicciaua.e,*
guadagnaua troppo denaro, e con doglianza dell' iftefso , che fgndandonelo,
folca poi dir fuore , che lo Storali aurebbe volfuto , fé pofsibil flato fofse , po-
ter dipingere tutto il Mondo in vn giorno ; altro di buono non auendo ritratto
dal Baglione che la velociti, anche altrettanto maggiore , quanto inferiore di
fondamento, e fapere.
E qui terminaremo la Seconda Parte di quefic noftre Vite , nel terminare an-
cora di quefto intero Secolo , che olTeruiamo fcorfo da Francefco Francia ap--
punto fino a' Cartacei; e dentro il quale nacquero, ed operarono gli Artefici,
de" quali fin'hora abbiam fcritto ; e che furono , non può ncgarfi, valentuomini,
ma non in modo , che molto non reflalTe a defiderarfi alla totale perfezion dell*
Arce . Come in Roma, morto Rafielle , colà cadect' ella ne' fufeguenti pofcia^.
Maetlri; così in Bologna col mancar del Bagnacauallo, e più poi nell aflcntarfì
perfempreda ella il Primaticcio, paflato in Francia,el ribaldo in Jfpagna, died*
ella vn si confiderabil tracollo ne'gid narrati Pittori , che pratici troppo, &: idea-
li , colorirono altresì fiaccamente , e con poco fangue \n carne . La fcuola folo
di Venezia fu quella che feppefoftentarfi , ne s' infiacchì col mancardi Tizia-
no , ch'anzi più robufta , e gagliarda nel Tentoretto , e nel Pa'ma parue auuan-
zarfi , e grandeggiare . Non recarà dunque flupore fé i noflri Carracci , che alla
Terza Parte daran degno principio, non contenti, più de' fudecti paefani lo-
ro,o(Teruare dopo il Bagnacauallo il Tibaldi, paflarono anche a Venezia, e nella
Lombardia , per a noi riportarne per la cadente Pittura vn nuouo foftegno , o
vero rinforzo , che all' Arce poi dalle ogni compimento e perfezione .
Jlf^ine della Seconda Parte .
FEL-
DELLA
E L S I N A
PITTRICE
^ JARTE TERZA.
Yy
(
LODOVICO CARR.ACCI
AGOSTINO CAR,RACCL
i
ANNIBALE CARR.ACCL
I
D I
LODOVICO
AGOSTINO
E T
ANNIBALE
CARRACCI.
f*J e«3 &*3 HJ4 £4* H&3 i«K £*3-
E COSÌ poetica non mi fembralTe la per altro ingegnofa
introduzione, che alia Vita di Miciielangclo antepofc il
Vafari, quando, ad efempio de' Poemi Eroici, tolfe an-
ch' egli a figurarci : Che il benigniffimo P^ettor del Cielo vol-
gere clemente gì ' occhi alla Terra , e veduta la vana infittiti
di tante fatiche , gì ' aidcntiffìmi (ludi fenT^ alcun frutto, e la
L opinione profontmfa de gl'huomini affai più lontana dal ve-
' roy che le tenebre dalla luce , per cauarci da tanti errori, fi
tdifpo')e(ie mandare in terra vno fpirito , che f:jfe habile operando à mostrare , che co-
fa fbjfela perfettion dell' arte del dtfegno nel lineare, dmtor tiare, ombrare, e lumeg-
giare, per dar rilieuoaUe cofe della pittura &c. quanto mai bene al lìofìro Lodo-
uico anch 'e(Ta applicar fi potrebbe, già che, come chiara è l'euidenza , così
coflante è l'opinione , eh' egli de' Cartacei fofse il primo , che alla gn vacillan-
te Pittura porgeflc fido folfegno, e da gì' imminenti danni , e ruine felice-
mente riparar la fapefse ! Egli fu che a quel vaneggiaute fecolo j che al piiì
per-
553
P A n T E TERZA
perfetto fuccefse j coraggiofaraente fi oppofe» e da' comuni malori di (Quel-
le fallaci maniere , che la bella Profeffione tanto innalzata d'opprimere ardi-
rono , liberandola , nel primiero vigore riporla non folo volle , che ad vno fla-
to anche pili perfetto , e fublime ad auuantaggiarla fi accinfe . Da tutti i
migliori il meglio togliendo, fi vidde con facilità non più vfata, egradita_i»
formarne vnbreue compendio, anzi vn preziofo eflratto ,*fuori , & oltre del
quale poco più che bramare a fiudiofi refìafsej ed accoppiando infieme ed
vnendo con la giuflezza di Rafaelle la intelligenza di Michelangelo , ed a que*
ft' anche aggiongendo col colorito di Tiziano l'Angelica purità delCoreg-
gio , venne di tutte quefle maniere a formarne vna fola , che alla Roma-
na f alla Fiorentina , alla Veneziana , e alla Lombarda che inuidiar noti^
auefse .
Nacque egli l'Anno dinoflra falute 1555. ed in quel tempo appunto , nel
qu ale i feguaci & allieui delle fudette Scuole, non so per quale fupina ignoran-
za, ò vana temerità, da' Capi di quelle , anzi Maeltri loro ardirono di allonta-
narfi; e cercando vn altro modo & vn diuerfo fare,dieroin vndifegno de-
bole , per non dir fcorretto , in vn colorito fiacco e dilauaco , in vna certa ma-
niera infomma lontana dal verifimile, non che dal vero , totalmente chimeri-
ca, & ideale, ancorché per altro poicopiofa,e troppo fors' anche rifoluta.».
Furono qucfli il Saluiati , i Zuccheri, il Vafari, Andrea Vicentino , Tomafo Lau-
reti ; e de' noftri il Samacchino, il Sabbatino, il Caluarte , i Procaccini, cfi-
mili, che lafciando l'imitazione dell' antiche Statue, non che d'vn buon natu-
rale jtotalmente nella loro immaginatiua fifondarono, e ad vn certo fare sbri-
gatiuo , e affatto manierofo s' applicarono . Tale per auuentara fii anch' egli
PrcfperoFa(itana,del noftro Lodouico primo Direttore e Maeftro, che non
fcoprendo fulle prime nel Difcepolo quel furore e quel rifchio , ch'era fua pro-
pria dote , non fé della pefatezza più torto , e moderazione del giouane , atta
poi per altro, come fi vidde, alle fatiche, e ad vnbenfondatoIludio,quel con-
cetto che doueafij anzi per tale appunto naturai ponderazione, e lentezza»»
gionfe a configliarlo taluolca ad abbandonar quella profeflìone , alla quale non
fi vedeua chiamato dalla Natura. Altrettanto poi fi ha che gli confermafTc-»
Giacomo Robulti, dcttoilTencoretto, che a fuo' tempi anche viusua, e eh'
eglifùariuerire, inoccafione d'cflerfi trasferito a Venezia ad o(Ieru;ir l'opre
fpauentofe di quel grand' huomo non meno, che ad ifiudiar fulle famofe del
gran Tiziano; poiché moflrandogli , così da elfo ricercatone , le Aie fatiche, in
difegnar l'opre rinomate di quella gran Scuola , Tenti da lui dirfi, non efler tg!i
nato coji sì pronta difpofizione a queft' Atte , che meglio per lui non fofie flato
l'applicarfi ad altro cfercizio'. Riferiua il Sig. Guido ciòaucr più volte intefo
dalla ftefia bocca di Lodouico,che di più ad vn tal raccóto aggionger folca l'ac-
cidente giocofo in ciò prima occorfo, efù; the affacciatofi egli nelfoquel beli'
vmore al balcone , allora che buOTando Lodouico alla porta, ed interrogato chi
add^naandaficiinfidua di veder il Sig. Giacomo^ erafi fencito da quello rifpondc-
^'■- ' ' ' , " re, '
LODOV, AGOST. AJ^WB. CATttACCl, S59
re, \6 miraffe bene, efler' egli quel deflb, indi chiuderfi la fineftra in faccia , onde
confufo egli intalguifa , come rchernito diparciuafi, quando itnprouifamence
dallo fteflTo apertagli la porta, richiamato, graziofamence iiirrodotco, & ac-
carezzato , con vna comune rilata erafi terminato vn tale fcherzo.
Studiò dunque Lodouico quanto mai huom potefle, e come quel campo che
pernaturafterilejarorzadi replicata coltura, può con l'Arce reuderfi fertile,
così da detti configli maggiormente picco , ed impegnato , volle che alla natu-
rale durezza fupplifce la coltante fatica, onde opra non fu di valentuomo non
folo in Patria, ma fuore anche di quella , che oireruare,e difegnar non volelfe;
poiché pafTato a Firenze , e poftofi fotto il Paffignano , fulle amorofe , e corret-
te d'Andrea del Sarto f^rmollì: trasferitofi a Parma , alle graziofe del Parmi-
giano , che tanto gli piacque, e alle diuine del Coreggio tutto dedicoffi : itofene
a Mantoua fulle terribili di Giulio, e le fciencifiche del Primaticcio fece fiudio;
e finalmente a Venezia , come Ci è detto , li fuoi compici efercizii raccolfe , co-
me di tutti n' abbiam più volte veduti i difegni prefso il Bonafoni , D. Gio. Pao-
lino , il Brunetti , il Sirani , D. Luca , & oggi anche qualche memoria ferbafene
nelle fuperbe raccolte de' Screniflimi di Tofcana , e di Modana , oltre le molte
chedanoimoftrarfipoffono. Da tutto ciò cauafi le famofc Statue , e i bei di-
pinti di Roma,per ben incamminarfi>elTere a vederfi neccltarii fecundim quid, &
ad bene effe iditQhbcio inofiri La.Lìni,nonfimpliciter, & abfoluté; confirmando
l'efperienza, poterli dare vn buon Pittore, ancorché coli non abbia facto i
fuoiftudii, ma de' foli dipinti di Lombardia, di Venezia, e d'altri luoghi fiafi
contentatcancorcheil contrario tante rolte nelle fue Vite cerchi perfuaderci il
Vafari, per far pur credere, che fuori dell 'opre del fuo Michelangelo, e quelle
di Rafaelle , altro non vi fia al Mondo . Certo che Lodouico mai vidtje Roma,
fé non quanto poco vi fi fermò in età vicina alla vecchiaia , e già gran Maeftro,
come fotto diraffi j e quel fare Statuino non era tutto il fuo genio , come altresì
tutto non lo fi era quella inerudita femplicità Lombarda ; ma cercaua vn milto,
che né l'vno, né l'altro fo(fe,e dell' vno e dell'altro parcicipalTe . Qiiindi a prin-
cipio lafciato , come fi difse , Profpcro , dicdefi da fé ftefso ad ofseiuar le beile
oprede'duo'paefanifràgli altri, quelle del Bagnacauallo, pe 'i colorito, d
quelle de! ribaldi, per Io difegno; perche toltofi, come altroue fi difse, ilpti-
mo ad imitar Rafaelle,come non gionfe alla giuftezza di quello , lo potè ben poi
Superare in vn certo morbido , e carnofo Lombardo , che in quel diuino Artefi-
ce reftò folo a defiderarfi ; ed il fecondo, battendo la via di Michelangelo, ft»
arriuaco non era alla terribilità di que' contorni , aueua però fapuco moderare
con tanta grazia, e facilitare con tal discrezione quegli arrifchiati rifalti, che
folca chiamarlo perciò Lodouico , come altroue fi difse , il fuo Buonaroci ri-
formato. Conia (corta dunque di quelli incamminoflì egli prima al formare la
fua fiudiata maniera , nella quale s'alBcurò poi totalmente , e fi perfezionò ful-
fcoprefudctte del Sarti, del Primaticcio, del Coreggio, di Tiziano, del Parmi =
giano ; onde tornat® a Bologna ; e datoli ad oprar da fé folo » moftrò vno fpic-
co, '
S6o P J 7^ T £ r E -R. Z A
co, & vn'auartzamento sìgr3nck,chcfù<Jinon minor mortiiìcazione, cho
marauiglia a Profpero , e fuoi feguaci , quali perche prima » quando con ciu loro
focto ilMaeltro difegnaua>foleiiaii chiamarlo il bue , ebbero a dire, efsercvn
bue ) che col pigro fuo moto pafsaua tucci, &andauaauanri ad ogni altro ; fi
come anch' ci l'Angelico fé poi conofcerfi per quel bue, che die per le Scuole
così alti muggiti j ea'giorni nollri , e più a propoiìco > fu il Cortona quella tefta
d'afino , ch'afinifè relTar tutti que' condifcepoli , che nella kuola di Baccio co-
sìa principio il chiamauano.
A q-ierto poftoerafì auanzatoLodouiccegiicominciaua a godere il pre-
mio de'fuoi fudori, poiché del ritratto de' fuoi dipinti non folo a fé ftelTo , ma
atutta la famiglia faceua già fentire gioneuoli effetti. Il Padre anch' egli , che
nominoflì Vincenzo, e che prima all' efeicizio del Macellaro attendea, inge-
gnauafidi trouar ricapito a' lauori del Figlio, proponendone a gli amici, e-»
mandandone ad eficarfi ne'Caftelii , eCittàcirconuicine. Aiutauafi ancora per
via d'Antonio fuo Cugino, huom dabbene, e molto dimeibco colla Nobiltà,
e co' Cittadini, cheferuiua dell'Arte fua, eh' era del Sartore ; poiché infinuan-
do loro qualche opra de! giouanetto nipote , interponeuafi poi per mezzano,
perche veniflcro ben feruiti , in poco tempo , ed a prezzo amoreuolc . Troua-
ualì anch' egli fra gli altri duo' figli, che alla Iteda profelljone (in da principio
moltrando Itraordinaria inclinazione, come che altro maifaceffero, che,c-»
nella fcuola di grammatica fui margine de'libri ,e fuori di quella fu'muri fcarab-
bocciar da fé rteifi,a periuafìone di Lodouico,per la (telTa via incamminati ausa.
Leuando AgoftinOjCh'era il maggiore, dall'Orafo, oue nella operazione del bol-
lino egregiamente portauafi , porto aueualo fotto queir illeffo Profpero,del
nipote ancora primo Maefìro. L'altro, che chiamoflì Annibale, predo di fé
ritenne Lodouico , perche d' ingegno viuo troppo ed animofo , conobbe auer
più bifognodi moderazione e di regola, che di queir ardire e velocità, che
iottoaquelrifolutoPixtoreacquiftarfolo fi potea . Nemico par troppo della
fatica, inclinando ad vn certo fuperficiale,che a prima vilìa appagalTe, altro
non curaua , la doue Agoflmo, non mai contento di ciò , eh' anche fenza errore
opraua ,in cercar fempre vn più perfetto e fingolarc fìranamente inquiecauafi.
Gran dhicrfità di genio in non diuerfa elezione di l^udio, e di profeflìone .' Ago-
ftino timido nell'Arte, e guardingo ; Annibale coraggiofo al contrario , e fprez-
zantc : quello le diifico Ita più fcabrofe incontrar fempre , per aliìcurarfene , per
fuperarle j quello con bel ripiego fcanfar fempre gì' impegni , per non iftinchir-
uifi dentro, per non impignrfi : ilpnmo diligente, e ricercato; l'altro com-
pendiofo , e facile ; e pure ambiduo' d'vn' illeffo corpo vfciti , del mcdefimo pa-
dre figliuoli , inlùm nudriti & allenati. Diuerfità cuttauia così a loro profitte-
uole, che fenza di efla non fodero mai per edere gionti a quella eltrema perfe»»
2Ìone,achearriu3rono; perche fé le contrarie cofe con le contrari fi mode-
rano, e fi correggono, della propria dote, con ifcambieuoie partccipaziono»
l'vno dell'alerò al biiogno fouueuir ben poteua.
Tale ■
WDOV. AGOST, ET J'NNm CAIACCI, j^i
Tale per rappunto di Lodouico fu Tempre 1" intenzioncj cioè dVfiirli vn gior-
no infìems, ed opporre la diligenza d'Agoftino alla impazienza di Annibale ,e
la prontezza di Annibale alla timidità di Agoftino : diffj dVnirli vn giorno > cioè
quando più aflodata l'eri >quefta infegnaHe, e perfuadelTe loro 1" vtilità dell*
vnione»c'l benefìcio della conferenza, moftrandofi per altro difcordi allora
Tempre > e garofi» come che Annibale femplice più torto, ed aperto, camminan-
do alla buona .nonpotefifeaccomodarfiin verun modo a' coftumi del fratello,
che ftnngato, ed accorto, della fua bontà prendeuafi giuoco : il perche Lodo-
uico li volle anche per ciò feparati a principio , per ifneruare almeno , fé non^
{radicare affatto quell'auuerfione , e quell'odio interno, che perciò nato, col
fomento della continua pratica farebbefi troppo auanzato, ed incancherito:
fperò egli che il tempo , la neceflìta , e l' interefle ancora potefle porgere a ciò
qualche rimedio, interponendouitgii di più l'autorità , che a lui fopra diedi
tribuiua lafuam'aggioranza, e parentela. Pretendeua Agoftino, come mag-
giore di età , renderli anche fuperiore di mento al fratello , onde troppo anda- .
uafi anuantaggiàndo fopra di lui e col confìglio , e coli' impero . La prontezza
d'ingegno , che in lui era marauigliofa , e la vana letteratura , di che s' andaua
rendendo adorno, lo coltituiua in vn porto riguardeuole. Non vi era fcienza,
fh'aluifoffe nuona,rendendo buon conto delle maflìme della Filofofia, degli
affbrifmi della Medicina , difcorrendo fondatamente delle diraoUrazioni Mate-
matiche , delle ofleruazioni Aftrologiche, delle diuifioni , e lìti della Cofmogra-
fiaj fapendo di Politica, dlrtoria, d'Ortografia, e di Poeiia; componendo So-
netti, Madrigali, e Seftinc in modo, che il Rinaldi fuo grande amico, auelTc
più volte a dire, comporre egli meglio di lui, e Monlìgnore Spinola, Vicele-
gato, a commendarlo perbuon Segretario non meno che buon Pittore. Anni-
bale, che imparato a pena di leggere efcriucre, era rtato prefo dal Padre in
bottega per aiuto, incaminandolo nel fuo melHere , non aueua altro pallaggio
poi fatto che dall'ago al pennello, inuidiando nel fratello sì belle qualità, non
trouaua altro modo, che con infìnta, e prctertodivn volontario dilprezzodi
quelle, fchernirle nell'altro, beffandonelo, & aggiongendo, efler purla bella
cofa contentarli de! proprio rtato , riconofcer" il fuo grado , ne porli a grandeg-
giar più ài che importale la naturai condizione . Egli per fua parte appagarli •
delìafua vocazione, eh' era il dipingere, ne parergli poco fé ciò gli riufcifle :
non efler quefla vnaproR'flìone sì facile, che oga altra benché minima, non
che tante e tante , e così difficili anch'eflb,ammetefl'e.
Spiaceuano all' altro quefte continue punture, e benché s' auuezzalTepoia
<3iflìmularne il fartidio ,non potewa non fentirne vn'interna amarezza , mallìme
nel veder poi quanto cortui , badando a far foloquel che a fare rolcoauea.a
gran paffiauuanzatofì, e come vn torrente precipitofo, tirato feco , e porta-
tofi incollo.ogni difficoltà, a copiar non folo le pitture de! Cugino fi folle inol-
trato , eh' anzi a colorirne di propria inuenzione già fi addimerticafle, Sentiua
ancora tuctoildinmprouerarfene dal Padre, lodare da elfo la fodezzadi Ai>
' Zz niba-
i6z PA7ÌT£TE3t2A
nibale,e t'vtilid, che folo arrecaua alla famiglia, non meno di qacllorouue»
nifie la fua il Cugino : Egli non curar' altro, che il cauarfi ogni capriccio , e l'at-
tendere ad ogn' altro efercizio fuori che a quello, che folo potcua, e doueua
efler il fiio foftcntamcnto : Spropofìcatamentc lafciato Profpero prima, poi
ilPaflìerotti, voler far di fua tefta,fiudiandohorquefta, hor quell'altra opera
di que' Maeftri, che morti , non potean fare con la viua voce la debita impref-
fione : Eller tuttauia vn ben conofciuco pretefto , per Icuarfi di fotto a Lodo-
uico , reflarc in vna piena liberti , per fpender poi il tempo in cattar compagni,
cercar nouelle, e fentir da queflo e quel!" altro fcienziato cofe , che a lui poco
rileuauano , anzi nulla , douendo accendere alla Pittura, ò pure cornare all'inta*
glio , e lafciar andar le baie a perfone per altro ben comode , e sfacendate.
Per foddisfazione dunque del Padre, anzi per proprio intcreffe > già che d'al-
tro più fouuenir non fenciuafi che dell'infelice vitto, fi rifolfe, ritornando al
bollino , r apphcaruifi tutto : e perche frequenti erano le occafioni , che in ciò
rapprefcntauanlì a Domenico Tibaldi, non menbrauo Architetto ,ebuonDi-
fegnatore, come altroue dicemmo , che neil' operare dell' intaglio accreditato,
ftimò bene l'aggiuliarfi con elTolui ad vna menfual prouifìone , per poter libero
da ogni faftidio, e diuertimento, attender folo al foddisfaruifi ben dentro, e al
pcrfezionarfineldifegno. Le prime cofe da lui tentate, come per faggio, o
furono certi Santini fatti in eti di quattordici anniCancorchc dallo Steffanoni
mentito il millefimo,accrefcendolo di molco^ e labella tella di bue coronata
di lauro , con le due marre dalle corna pendenti , rame primo , e prcpofto a' ri-
ftampati Simboh del noftro eruditidìmo Boccino, in eti di ledici , dieron'a co-
nofcerealTibaldi, efler perpaflar vn giorno e ben prcfìo Agoflino il bel ta-
glio dello fteffo Cornelio Core, tanto allora famofo, fi come di gran lunga fu-
peraualo già nel!' intelligenza di vn buondifcgno; onde non ebbe difficoltà dar-
gli anche più di che gli chiefe , e ritcnendofi i foli rami , a lui lafciar libere le de-
dicatorie. Vogliono alcuni, che per qualche tempo trauagliaiTc ancora fotto
r ift e(fo Cort , e di lui fede allieuo , apparendo in molti rami di quel Macflro il
carattere dello Scolare , maflìme in certi paefi che andarono allora , & anche-»
vanno comunemente fotto nome, anzi forco la marca di quello, edalkfrafca
particolarmente meglio alTai frappata, dicono, riconofcerfi ; aggiongcndo»
che perciò ingelofitofene Cornelio , fé Io cacciafTe di bottega , ond'cgli poi, per
difpetto e vendetta , fi ponelTe a rintagliare nello Oeflo tempo opere che quello
imprendeua , come auuennc dello Sponfalizio di S. Caterina , e S. Girolamo, ta-
uola in Parma del Coreggio , e fimili . Comunque fiafi , certo è che fri effi paf^
f irono di fgufti, querele , & anco minaccie ; come cauafi da vna lettera dell*
illedo Cort , trouata prefso gli eredi et' Carracci , e che fra l'altre , che di quelli
ho rannate , confcruafi anch'efìfa .
Mentre dunque Agofiinoandauafi così auanzando nel taglio, che pubblica-
mente diceujfijhauergia paUato ogn' altro, non folo del fuo tempo, ma ezian-
dio vguagharfì a que" dell' andato fecole , mafiìo^e nella gras carta del famofo
Prc-
lODOF. AGOST. ET JJ^WB. CATfRACCI. j (fj
Prefepe di BaldafTarc da Siena , da lui intraprefa in età di ventun' anno , cho
correa voce , doucr rtare al pari delle più infigni, anche de gi' Innocenti , anche
dello fteffo Strtgozzodi Marcantonio, Annibale anch' egli nello Aeffo tempo,
& in eri di dicictto auea pofto fuori le due prime Tue tauole, quella del Cro-
cefinb in S. Nicolò di S. Felice, e quella del Battezzo di Noltro Signore in S.Gre-
gorio , che veniuano da Lodouico non foie , ma da ogn' altro diflnterelTato ri*
conofcmte ,ed approuatc per vn gran principio , per vna ficura caparra di vn'
diremo valore . Èrano queReftate prima propofte a Lodouico, ma perche a
troppo indegno prezzo, perciò da luilafciateal Cugino, non tanto per far ani-
mo , e dar quello poco d' vtile al giouanc , che a quel cofto vi fi e fibiua e pre-
gaua , quanto perche , vfcendo dalla loro ftanza , non andalTero a cadere anch'
elle , come l'altre , nel concorrente Procaccino , toccaflcro al Fontana , a Dio-
nigi, al Pailerotci, promettendo perciò egli a' Padroni di quelle ogni aflìllen-
za, e ritocco.
Quindi poi fu, che da'fudetti vennero tareggiatc quel!' opere ,& auuilito*
come di vn modo tiiuials troppo, diceuano, e in confeguenza fàcile ad ogni
imperito I che fentcndofi fenza fondamento, e pouero di partiti, ben poter
uà, nuiato vn facchino, ò polloglivn panno indolTo, copiarlo di pefo fui qua-
dro , e preifo a'poco intendenti farli vn grand' onore con poco capitale d'inge-
gno : efl'er quello vno ftile da praticarli nell'Accademia del nudo, nondafer-
uirlene in vn quadro d' Altare : che il buono , & il bello dell' Arte non confifte-
uanel porli full' opra medefima ad iftudiare, e vedere figura per figura, cam-
minari do in tal guifa a tentone, ed oprando acafo, ma Tcaricar di propofito
tutta lamalTa , e valendoli delle cofe gii vifte e fludiate, moflrar nella rifolu-
zione di efle il frutto delle fatiche già fuperate, e della memoria ferbatane , ed
\bbidiente : non effer poi marauiglia fé riufciuan loro quelle operazioni bafTe, e
plebee , come che dalla Natura fempre imperfetta più tofto , che dall ' Arte-»
che quella addimertica, e corregge , dedotte e canate, non potellero non re-
ftar priue di quel decoro e nobiltà , che folo può efprimere vn' ingegno prati-
co e ben ficuro: flupirfi ben poi come Lodouico, che per lalonga fperienza..
batteua vna via aliai migliore , temperando la naturai rozzezza con vn pò più di
galanteria e di abbclhmento, lafciafle pallar nel Cugino vna tanta fcjopera-
tezza,e flrapazzo.
Così parlauano coftoro , e particolarmente gli virimi tré , che auendo Ou-
diato le cofe di Roma , e conofciuto anche viuo Michelangelo , non folo d'auer
apprefo quella maniera milantauanfi , eh' anzi auerui aggionto qual cofa di più
temerariamente afleriuano: vn certo libero, & vn tenero di che mancauano
que' baffi rilieui , e quelle Statue d.ifw fempre , e taglienti : più gentile anco,t-»
più amoreuole thiamauano il colorito , che debole più toRo, e bianchiccio ap-
par uà . Valendoli di troppo cofe vedute , anco men buone a rifufo , fenza or-
dine, òfcieltezza fé ne feruiuano, dando poi talora in vn confufo, &odiofo,
che parca loro maeiiaa> e feracità . L' eller fiato fuori , malfime alla Corte ,c
Zz 2 l'auer
5<?4 PAftTETETiZA
i'auerferuitoi Palazzo, ed a' Pontefici, aiìea loro guadagnato quel credito €>
<jutl rifpetco ,chea flarfene Tempre in Patria, e nel nido fra' fuoi , non così fa-;
cilmente fiacquifta,
Stauanopcrò baffiipoueri Cartacei, fpcrando , edafpettando che ilTcm-
pò , padre delia Verità , fcopnffe l'inganno j ed ifuelalìs qucfie apparenze tanto
al loro nouiziato pregiudiciaii , e della prouetta età de gli emoli così amiche.
Nelle Accademie del Baldi , che mai lafciauano i ed oue la prima hora del gior-
no dal rilieuo de' geffi , e le due prime di notte dal naturale fi difegnaua , erano
i più diligenti, &a(Ildiii, e la loro brauura , non che la frequenza, ogn" altro
ingclofiua , non eccettuatine gli ik/Ii Maeftri più vecchi , che però di tenerli
mortificati s'ingcgnauano , fé non a ragione, con vantaggio, e perfidia. Dall'
emulazione virtuofafi venne alla maligna i da' motti fi paisò all'ingiurie, né fi
finì, che chiamati effi gli arditi troppo e gì' impertinenti , fi difsejauetfi meri-
tato l'inconrto poi che trouarono co Procaccini, che ptrprima anche dole-
uanfi , eCser loro flato da qucfti , con indiretti modi , leuato lauori promeifi , e
di gii accordati e ftabiliti. Le llefse doglianze s'vdiuaao dal Passerotti, che
di più aggiongeua , porlo cofìoro in neceilìtà ùi qualche firauagante rifokizio-
ocelTendofia tanto auanzato la loro temerità , che auefsero fatto penetrare-»
!iella (uà Stanza , e diuulgarui vn facirico Sonetto contro di lui , e del i'uo dipin-
gere , che , ancorché rofse aiterato e mentito al carattere , allo Itile però molto
ben riconofceuanper compofizion ci Agolìino. Giuraua il Cremonini, voler
anch 'egli cambiare vn giorno ad Annibale in tanta biacca, egcfiiuoil carbo-
ne mandatogli , fé ben chiarirfi potefse , che itato fofse vn fuo trouato quella.,
pafquinata de!i * innocente Carbonaro . Perfuafe dunque loro Lodouico , in tal
coiigiontur3,!'allonranarfi vn pò dalla Pacria, trasfenrfi a vedere le cofe de!
Coreggio, portarli a quelle di Tiziano , e di Paolo , e fare anch' effi quel tìudio-
focotfOjChealui pure eraitaco tanto proricceude; the ancorché da'iuoi di»
fcgni colà fatti ,e loro participati, fi fofsero refi ifirutti di que' modi fingolari>
non poterfene però mai apprendere il vero efi'ecto , che da que'tremendi colo-
riti , che in fatti full' opre fiefse ammirauanfì : Efserfi eglino tanto di g:à auan-
zatij che coir andar colorendo qualche mezza figura, tagliando qualcuna éi
quell ' opre infigni , poteuano non folo baPiantemence foftener fé fieflì , fenza^j
incomodo della cafa, ma queir anche di qualche auanzo fouuenire : Il murar
ariaperlopiùefser fempregioucuole : La cafa mdofso, quella farfi conofce-
re , che sì pigro rende il moto della Teftugine: Ladillanza, allontanandagli
oggetti cella veduta , rendergli più godibili; in lui fi fpecchialsero, che folo
doppo il ritorno da fimile volontario guftofo efiho, erafi refo gradito e fti-
roito.
Il primo dunque a ciò efeguire fu Annibale , del quale perche a tal propofì-
to mi trouo due lettere delie fcritte da Parma a Lodouico , tra le altre che, a
prezzo anche confiderabile , acqmftai già da gii virimi Parenti , & Eredi , e da
ai-j-i auccr3,vuò eh: feiuino per viu baiiante tdazionc di «juaoio colà fucceder
loto
! - -
LODOV. AGOST. ET AJ^WB. CATtTtACCh 1 6 5
loropoteffe a principio, e fcufinola integrità di quelle notizie, che indagarci
vieta la longa Tua alTeiiza , e lontana dimora : la prima dunque è dclli 18. ài
aprile 1 5 80. e così dice ;
Magnifico Sig. Cubino»
VEngo con qucfta mia. àfalutarU , e darli parte à y.S. qualmente io gionfi in T.tr-
mahicri alle bore ij .oue andai àfmontare ali i f. bettola all'injegne del gal-
lo , otte ho penjìero di flarmene con pochi qitatrìni , e bel gioco , e fenra obiigo alcuno,
e [ogettione non eflendomi trasferito coHi per ftarefiillc cerimonie , efogcttioni , ma per
goderei^ mia libertà , per potere andare à iìudiarc , edifcgnare, onde prego y.S. per
l'Umor di Dio à fcufarmi. vi dò parte come erfera vene à trouarmi il caporale An-
drea, e facendoraitante cerimonie , e care\7^ , t domandandomi {e io haueuo leterenif-
funa da prefentare à niffuno , zSr anco à lui di V . S. eh e gli auete fcritto i-i racornanda-
tione mia fi che ilfuo animo era di leuarrni fubito di quel loco che dice che non è da pari
noflri , e mi voltua ad ogni modo condure à cafa fusi , fen^a ntfun fuo [comodo > e che
mi aueua amanita quella Jlejfaflai.^^a , chi ferui già à voi , e che non gli eravn mini-
raofuofcmodo , e tanto mene dtffe , eh io non fpeuo pm che mi rifpor.dere fé non rin-
gra':^iarlo fcmpre, e tiegando di auer la lettera , perche io voglio la mia libertà, bajla
mi liberai con vna gran fatica , e fé non era maflro Giacomo , che così fi chiama il mia
padrone , che mi agiuto molto io non la poteuofcappare. io prego V, S. non l'hauer per
male , e fcufarmi prejfo à hti , come penjatefta meglio, mofìrandofi lel partirfi da me
effere andato "via alquanto difgufìato. non potei [lare di non andare fubito à vedere la
gran cupola , che voi tante volte mi hauete comendito , & ancora io rimaft [ìupeffato.
vedere vna così gran machina , così ben intefa ogni cofa così ben veduta di [otto in si
con sì gran rigore , ma fempre con tanto giiidi:^io , e con tantagratia , con vn colorito,
eh' è di vera carne, o Dio che ne Tibaldo , ne Nicoltno , ne Jlò per dire l isìejfa I{aff'ell9
non VI hanno che fare, io non so tante cofe , che fono flato quefia mattina à vedere l' an-
(Ola del S. Girolamo , e S. Catterina , e la Madonna che va in Egitto della fcudcUa , £_>
per Dio io non baratteria niffuna di quelle con la S. Cecilia' il dire la gratia di quella S.
Catterina, che con tantagratia pone la tefla fullo piede di q.iel bel Signorino non è più
bella della S.Maria Tiladalena? quel bel vecchione diquel S. Girolamo non è più gran-
Me è tenero infìeme che quel che importa di quel S. Tauolo > il quale prima mi pareua^
vno miracolo , e ade([o mi pare vna cofa di legno tanto dura , e tagliente ? ofsiinonfi
può dir tanto , che nonfia di più abbia pur pacicntia l ifìefjo vofiro Tarmtgtanino , per-
(he conofcoa^efiobauer di quefto grand homo tolto adimitare tutta Li gratia , vièpitt
tanto lontano , perche iputtini del Careggio fpirano . viucno e ridono con vna gratia , e
"penta > che bijogna con effi ridere , e rallegrar fi . Scritto à mio fraiello che afiolutamen-
te bifogna che venga ■. che vedrà cofe , che non Ibuurebbe mei creduto ; follecitatelo per
l'Amor di Dio voi , e cix sbrighi quelle due fatture venir fubito , perche l'afjicuro , che
daremo in pace , ne vi (ara che dire fra noi , che lo lafcicrò dire tutto quello che vole,'^
attenderò à dipingere »enonbò paura eh e anch'eco non faccia lo iflefìo > e lafcia andare
tante
i
3 6^ PATiTETETtZA
tante ragioni , e tar,te fofìflicherie , ejfendo tutto tempo perfo. l'ho auuifato (tvcoraché
dclfuoferuitio fìarò in prattica , e ^refo vn pò di conofcenxCt dimanderò , e cercherò oca-
ftone. ma perche l ora è tarda è nello fcrinere anco à lui , & à mio padre mi è fugito il
giorno , mi riferito que^' altro ordinano dirui più minuto ogni co/a , e à F.S. bacio Icj
mani . di Tarma &c.
L'altra è fotco li i8. dello fteffo mefe, & anno, & è di quefto tenore:
Magnifico Sig, Cugino Ofieruandifi.
QFando Agofiino venira , farà il ben venuto , efìaremo in pace , & attenderemo ì
fludiarequefie belle cofc , ma per t amor di Dio fen'^a contraili fra noi , e fen'T^
tante fottiglie'!^ , e dij cor fi, attendiamo ad tmpofìefyarci bene di quefto bclmodo,che
t^uefìo ha da efiere il noflro negotio , per potere vn giorno mortificare tutta quefia cana"
gliaberettina,chetuttacièadojfo , come fé haueffimo afiaffmato / occafioni
che farebbe jìgoftinononfi trouam , e quefìo mi pare rn paefe che non ft crederebbe
mai così priuo di buon gufto ,fcfì^a ddettatiorj di pittore , efem^ occafioni. qui da man-
giare , e bere, e fari amore non fi penfa ad altro, promifi à V. S. darui ragguaglio del
mio fentimento ,i\me ancora reflaJTimo prima di partire , ma io vi conferò che impof[ibi-
le tante fan confufo. irr.pa^'s^ifco , e piango dentro di me in penfar falò la infelicità del
fouero Antonio, vn sì grand'homo, fé pure homo, enon piùtoflo vn angelo in carne,
ferderftquìm vnpaefe ^ oue non foffeconof cinto , e pofto fino alle ftele , e qui douerft
morire ii felicemente, quefto farà jcmpre ti mio dilato , e Titiano , e fin che non vado à
•vedere ancora l'opre di quello à yenetianon moro contento, quefle fonte vere , dica
pur chi vuole , adeffo lo conofco , e dico cbauete molto ben ragione, io però non Li so m e-
I colare , ne la voglio mi piace quefta fchieie'^a à me quefla purità che è vera non verifi-
mile , e nacurale non artifiiiata né sfondata ogn'vno la intende à fuo modo , to la mten-
ilo à così , io non la so dire , ma so comehòàfure , e tanto ba^.t.
E flato à trouarmi due volte d gran Caporale, e mi ha voluto condure à cafa fua , e
mi loà moflrtito la bella Santa "Margarita , t la S- Doratta di F. S. che per Dio fon due
belle me:^ figure dell altri dei quadri voflri io l'ho fatto richiefla ma mhà detto auerli
fatto efitoccn molto fuo vantaggio, dice che prenderà da me ancora tutte le teflechcj
ccppiarò dalla cupola , & altre ancora di quadri priuati, che mi procurarà del Careg-
gio per coppiarle , quando io rogito far con lui di vnpane , che ogni vn ne pofia man-
giare, gli ho rijpcfìo che la voglio in tutto e per tutto rimmettere à lui , perche in fonart-
ela l'è poi vnbonhomaccio, e di core, mi ha voluto donare per for':^a vn coletto didan-
te che llx) molto lodato, e nonvi è flato ordine , perche arrmatoà cafa me Chaueuagià
mandato , e fattolafciare. ma di che ne ho io da fare non tffendo cofa da me. mi vole an-
coradareyriabito vero daCittàà fcontare intanta pittura, io gli ho detto che lo pren'
dcrò e farò d'ogni cofa per lui adendo noi tanta obligationt.
Non hebi rifpofìa da mio Tadreio non so imaginarmi il perché , fé ben dubito fiafm*'
rita ) perche .Agoftmo mifcriue pure che mi rifpondeua quell iflejfogiorno. fon fiato alla
S.eccala ,&alli2oi«li, &bòcffcymto quanto V. S. mi dktux alle volte , ^ (Otiftffo
anco-
LODOV. AGOST, ET JWSl/^. CATtJiACC/, s <^7
ancora io effer vero , ma iofempre dico guanto il mto guflo che il Tarmigiano non hMi*
cbefar colCoreggto , perche quelle del Careggio fono flati fuoi penfieri, fuoi conceitit
che fi vede fi è cauato lui di fua tefla ,&inuentato da fé, afficurandofi folo con l' origi-
nale, gli altri fono tutti appoggiati à qualche cofa non fua chi al tnodclo , chi allcfiatue»
chi alle carte tutte le opere de gli altri fono rapprefentate ionie pojfono efier , qucfle di
quefl homo come reramentefono. io non mi so dichiarare rie lafciarmi capire ma m'in-
tendo bene dentro di me. .Agoiìinonè (apra ben cauar lui la mothia, edtfcorerlaperil
fuoverfo. prego f^.S.à follecitarlo, e sbrigar fi di quelli diioi rami, &• à racordare con
bella maniera così come da fé quel feruitio à noflro Vadre , che non poffofar di meno , ne
lo infaflidiro poi pia , e toccati qualche quattrini , come Ipero ne manderò poi, ò ne por-
terò iofteffo , e per non più incomodanti resìo di F. S. & e.
Se poi allora vi andalle Agortino,mi h rende molto dubbiofo : fé vogliairu.
camminare per via di conghiecture , dalle fudetce lettere , fi come cauafi > inui-
tandouelo tanto Annibale, anzi facendolo anche a ciò cforrare dallo fteffo
Lodouico , che mai altro maggiormente defiderò, che l' vnirli alficme , non re;;-
derfi inuerifimile ch'ei l'vno ioddisfjcefle, e all'altro vbbidifle, così il contra-
rio anche par ci venga perfualo da qnelle parole : follecitatelo per l'Amor di Dto
uoj , e cheti sbrighi quelle due fatture z^c. e da quell'altre :prego y. S.àfollecitarlot
e sbrigarfi di quelli duoi rami &c. àJk quali cjuafinon auerm potuto andar così
prertamence per l'impedimentodi tali opere, che può darfi fodero le quattro
Vii tu del noflro Samacchini , l'Angelo e Tobia di Rafaelle c^a R ggio, la Rache-
le delCaluartje forfè forfè la Bologna, e fimi]:, che daque'tempiadiftanzadcl
Tibalditaghaua. Se poi vogliamo appoggiarci alle relazioni, eccoci in mag-
giori difficolti, mentre il Cauedoni, el Albani, quali più d'vna fiata io ne n-
chiefi, furono Tempre fra loro di contrario parere ; quando il primo afleriua, po-
che fettiniane dopo la gita di Annibale elTerfi trasferito Agoflinoà Parma, ed
incocchiaua l'altro, non elTer ciò vero, perche reltò egli dopo Annibale ad ia-
tagliar molte cofe al Tibaldi , l'vltima delle quali effer fìata dicea la Madonnina
fulle nubidelBaroccio jedilS.Michele di Lorenzo Sabbatini, tauola nella no-
ftra fontuofa Cappella in S.Giacomo Maggiore , che portarono più di vn' an-
no, dopo il quale fi fpiccò dal Tibaldi,fenzadifgufto però, anzi con patto di
preferirlo fcmpre ad vgual partito ad ogn' altro in tagliargli opre, eportoliì
a Venezia , inuitato colà con grofle prouifioni , e larghe proaielle da vn Bertel-
li , parmi , e da vn Rufigotti , & altri , che piccauano Irà loro per obbligarfelo;
intagliando poi la Picti , ò Chrilto morto , come vogliam dire , il S. Antonio,
e la S. Caterina di Paolo , la tentazione di S.Antonio del Tencoretto e fimili: Ch*
anzi tirò egli poi coli Annibale a ve>ler l'opre de'fudetti Mieftri, tornando
molto tempo dopo ambiduoi a Parma.
Ma fia che (ì vuole ; a noi bafla , che ambiduo' nell* vna e nell' altra Citci di-
morarono , che nell ' vna e nell'altra maniera , a perfoa/ìone , anzi ad efcmpio
di Lodouico» fi efercitarono: perchefetrattiam di Annibale, ch'egli folle an-
co 4 Venezia j U copia non folo* che hi uoce altre colàfece del fàmofo S. Pier
Mar-
3^8 PATITBTETIZA
Martire di Tiziano aS.ZanipoIo, oggi poffeduta dall' lUuRrifs. SenatorGefl),"
ce ne fa fede > ma vna lettera di Agoltino , ancorché in parte lacerata , preflo di
noijoue in vltimo vi è qaefto periodo ; Qtianto ai jtnnibde noti fi potata fare ilpik
bel colpo quanto è fiato queflo dì farlo immcdiatarncnte da Tarma pafìarc qua à yene-
tia tpcrche vedute le immenfe machine di tanti falentutmini , e rintaflo attonito > e fior-
dito , con dire che credeua bene di cotefio paefe gran cofe , ma non fi farebbe imaginato
mai tanto , e dice che adefio fi conofce ci)' egli anche évn goffo ,enon sa nulla . di Tao-
Io poi adeffo confeffa efier ti primo huomo del Mondo , che y. S. aueua molto ben ragio-
ne fé tanto glie lo comendaua ; che è vero chefupera anche il Careggio in molte cofe, per'
cheèpiùaiimofo sCpiiiinuentore&c. qualiparole a me paruerofempre ardite./,
fino che da Parma panandomene anch'io a Venezia, mi conuenne formare^
l'ifleffo concetto; ma pili poi quandoj introdotto in Roma nella Rea! Came-
ra dell' audienza allora della Maeftà della Reina diSuezia, mi confermai col
paragone ; perche veduto fotto i quadri , nel foffitto non folo , ma ne' muri, del
Veronefe , quelli del Coreggienfe , quelli di mano di vna Pittrice , di vna Don-
na mi parucro predo alla brauura , maeilà , e faciliti di quelli.
Setrattiampoi di Agoflino, ch'anch'egli ^ej/.twce foffe aParma, vna dell'
altre voice , direni dunque almeno j e le copie ch'ci fece in picciolo , ed in ra-
me dello Sponfalizio di S. Caterina , e del Redentore moflrato da Pilato, all3_
prefenza della Vergine Madre in braccio alle compagne ifuenuca (che già fi
trouauano nello Studio famofo delSiq. Bafenghi, eche poi della lìefla gran-
dezza sì mirabilmente uicagliò in rame) e tutta la Cupola meffa inficine in vn*
ifchizzotto di penna in vn gran foglio, ch'vlnmamente viddi nello Studio del
vecchio Parmigianino in Parma , doppo auer difegnato la ftclTa pezzo perpez-
20 , come prefso la mia raccolta fi vede , ce lo danno a conofcere . Di(iì vna_j
dell' altre volte , cioè dipinta eh' ebbero la Sala del Sig. Filippo Faua , e che fiì
delle loro prime cofe pubbliche , e grandi ,dopo il ritorno di fuori: poiché fer-
iiendofi quel Signore dell'opra di Martro Antonio, Padre loro, a vertirfi, fab-
bricato allora il fuo bel Palagio di rincontro iRR.PP. della Chicfa Nuoua, da
noi detti di Galliera, occorrendogli fjrdipingere i fregi, pofe il buon' huomo
guanti i fighuoli , e pregò il fudctto Signore a feruirfene , giacche dando fuorcj
s'erano molto perfezionati , onde Lodouico eflremamence li lodaua , & eflì de-
fiderofi di faticar folo per onore, e perfarfi conofcere, aurebbero dipinto ad
ogni patto. Così dunque feguì, poiché allogata loro la Sala per bafsifsimo prez-
zo, propofcro ben rollo di rapprcfentare entro quel fregio le imprefe di Giafo-
ne, comefoggetto cop-ofo, e ferace, per isbizzarrirfi ne'varii penfieri, vi fi
ricercano ;entrandcui , e porti , e fiumi, e mari, e monti, e pianure, e felue;
{leccati, combattimenti, e terreflri, e maritimi , e con giganti, e con beine ,e
con moflri;giuochi, balli, imbarchi, fponfalizii,incantefmi, morti, funerali,
fagrilìcii , e fìmili dinerfìtà che mai terminano . Il ritrcuo fu di Agolìino , che
non contento di tante varietà, che pc r fé fiefla porta la eroica fauola , v'aggiun-
{: lateralmente ad ogni quadro due Deità conlaccenti , e fimbolicbe al fogget-
to
hODOK AGQST.ET AJmi'B, CÀTtTtÀCCI. 5 69
Éo ch'entro rapprefcntafi . Lodouico fchizzò loro moke cofe . andò difponen-
do i pcnfieri » correggendo , e migliorando l' opra , ed Annibale quello fu i che-»
più d'ogn'alcro vi faticò , lafciando che Agolhno > che a ben maneggiar il colo-
re ficiiro a (uo modo non fentiiiafi , badalfe a queltc Deità , che di chiarofciirOj
fttatue ài macigno , ò trauertino fembrano , ancorché poi fcambieuolmente-»
s' aiutaflero .
Nel primo quadro dunque, perfottrar Giafone,vno anch' effo de'defcen-
ti di Eolo , dalla morte deliinatagli dal Rè Pelia , fingendolo gid morto i paren-
ti j m tempo di ofcuriflìma notte , chiufo entro vna cafia e coperto lo porta-
no, non già a feppellire, come fingono, ma ben sì a Chirone, perche l'alimenti e
l'educhi. Qui mirabile in si poco fito è il gran paefe, per cui fi (tendono con
funebre pompa que' fanciulli e faociuIle,thc in bianche vedi a coppia a coppia,
ò tirandoG dietro faceile accefe , ò portando vafi di odorofi ballami, nel fondo
del quadro, che taior' anche la metà di effe ci toglie e ci afconde, s'incammma-
nopervnaviabafla, e caua, che tanto più alto ti fa apparire quel monte, che
rcllaloroafalire nella fomità deil' angolo oppofto, oue in vltima diftanza il
Centauro gli ofTerua, e gli attende. Per termine laterale vi è Venere, quella for-
fè che nella di lui genitura in afcendentCjò mezzo Cielo beupolU, fi fentì ob-
bligata a guardarlo da' pericoli del Zio vfurpatore , e faluarlo.
Nel fecondojcrefciuco il Real fanciullo in età,e da quelle turbe ofiequiofe ri-
conofciuto , ed accolto , da Chitone apprende anch' egli a ftrozzar quelle fie-
re , che qui sì orribili, e belle aflìeme , a pie dei valorofo macltrofon morte e
fiele . E perche ogni fatica richiede il fuo ripofo , onde a lieta menfa , ben fer-
uito , vedefi aflìfo, allo fteffo viene ad alludere la Itacua fintaui da Agoltino , che
molira efler Bacco , che laterale nel quadro , delli Venere che nell' altra parte
confifterfidilTe, fido compagno fi molka, fi come dall'altro Iato Amore il
di lei figlio , primo affetto , e paflìone , che dja fiero aflalto alla giouauezza.
Ecco nel terzo il Rè Pelia incamminatofi dall'Oracolo al Sacrificio, con tutti
quegli ordini , riti , e folenmtà , che da' balli rilieui Romani auer sì ben oller-
uato ed apprefo,diedeadiuederci nelle erudite fue opre il gentil Pollidoro.
E perche prima e principal materia de* Sacnficii è il fuoco , dipinfe Agoftino a
Iato del quadro , per compagno del fudctco Amore eh' arde anch' ei sì bene , il
Dio delle fiamme Vulcano, così brutto, e riigginofo, che guardar non fi può
fenzanfo, temprando in tal modo la ferietà di quella pnncipal rapprefenta-
2Ìone foda, coli' intermezzo giocofo di quel ridicolo zcffo.
E perche dall' Oracolo era Hata nuGuamente auuertita quella Real Maefìà,
douerfi ella guardare da chi nel Sacrificio con vn pie nudo fofle comparfo , non
fi crederebbe quanto naturalmente vi fu efpreffo nel quarto fi:o quello fuccef-
fo ; intenti tutti a rimirar Giafone, che nel paffare il fiume Anauro, con vna_,
vecchia languente in collo, lafciando accidentalm.ente vna fcarpa in quelle^
arene, fi offeruarfi effer' egli il contumace da'Diuini refponfi accennato. E
perche la vittima eh' è ynToro nercqui fi fcanna à Netiunno ,• Neuunno anche
Aaa può
57© PARTE TE^ZA
può dirH la fìnei ftatua> che compagna al Vulcano fudecto dall' aitrà pàrtc^
ambe pongono il quadro in mezzo .
Interrogò l'accerrito RèGiafone» che aurebbe egli facto » Te dall' Oracolo
fteiTo inte{o auefle , douer morir per man di vn tale % credendofi fentirlo con-
tro di fé fteflb pronunciar la morte; ma auuertitone da Giunone, rifpofe,
che l'aurcbbe inandato al difpcrato mortai' acqiiifto del Vello d' oroj onde a
tal' effetto ordinò la naue, che porcaruelo douefl'e : ed ecconeefprefla nel quin-
to la fabbrica eoo canto di grandezza e di terribilità , che ben dieci volte mag-
giore di quel che fiafi , raflembra ; poiché afcofa per metà e più dalla corni-
ce, il refiduo fminuifce con tanto rigore, che apenaeflerhuominifi fcorgono
quegli operarli , che d' intorno ali' vltima cHremità H affaticano . In tal guifa.^
vengono anche a moflrar più grande quell'Argo» che di real manto erudita-
mente veftito.con atto maeftofo va fomminiftrandoque' chiodi, che non de-
boh , conforme l' ordine Regio , ma forti e ficuri vuol vi fi adoprmo ; il che per
darci via più ad intendere tfiife che qui in prima veduta vn ài que' facitori col
gambero a ricauar s'afiatichi vno di quelli , che tortoli , non bea flringea . Fu
queft o pezzo intagliato all' acqua forte , né vi è chi vedendolo , per penfiero di
Refaelle noi prenda , efprimcnce Noè fabbricatore della grand' Arca. E in que-
fti cinque pezzi , come che m prima veduta , fodero i primi a dar nell'occhio, (ì
fcuopte manifello l'aiuto, & il ricocco di Lodouico, non ifecrgendouiC qual-
che poco di puerilità , come taluolta ne gli altri.
La Naue dunque in fefto luogo è coniegnata all' onde, & a montarla ordina-
tamente mcamminanfì gli Argonauti, che tanto più fminuendo di propor:io»
ne , e di colorito , quaiuo p:ù da noi fi allontanano , maggiore efsere quel mc-
Bioranda legno ci moftrano , e più grande ancora con l'altre figure ci fanno ap-
parire queli' Ercole , che volto in ifchiena con la man fui fianco, ffà rimirando il
falir de' compagni. Aflìftono per termini lacerali aqueftopezzo le Deità, che
Éiuoreuoli al nauigare s'implorano : Sotto fìmbolo di Diana armata d'arco , e
di faretra la Luna,e il belliflìmo Neccunno,che calcando col pie vn Delfino , U
cui coda s'alza a coprirne vn' alerà da non vcderf:,brandifce il tridente.
Nel fectimo , in vltimadittanza, vedonfi \\ coraggiofiEroi fottentratico'gli
omeri ailafdrufcita nane, portarla di pefoper i deferti della Libia, edauanti
pugnar con le belue eco' moftri , e farne crudo fcempio . Ercok volto pur qui
in ifchiena, per mofirarci quella fortezza, che dagli omeri rileuati s'argo-
menta , al Leon già ferito , mena colpo di mazza , e col pie atcerta , fi come_»
Giafone trafigge la Pantera . Da vna delle parti" iJ fiidecto Nettunno, dall'alcra
Mercurio , che colla fìniftra alzando il Caduceo , nella delira pendente tiene.»
vna tromba in ilcorto , quali voglia di sì belle prodezze portar la nuoua a'
Kumi.
Superate tante difficolti ,neir ottano facrifìcafì vn Toro nero a gl'Inferi , in
rendimento di grazie d'efsef-peruenati in Coleo ialui; che però per allegrezza
ne fe&eggiano gli Eroi col citai d'arco, colla lotta , e Umili miiicari elcrcizii : da*
lati
hODOV. AGOST^ ET AV^W, CA7lf.ACCI. ^ 7 i
lati il fudctto Mercurio > e quel Pluto , a cui qui facrificafi , cosi rifentito torfo,
e di caricato fenibiante , che non so fé più diletti , ò fpauenti .
Ne! nono perciò la Naue non più de' fuoifcrici ammanti , e preziofi cafcì-»'
mi orfana e nuda, come per lo pafsato fi vidde, ma riccamente veftita & ador-
na gaicggia . Scendono in vitima diftanza gii Argonauti , e in primo piano da_j
Età Rè de' Colchi benignamente è incontrato ed accolto il Real ofpite; e non
men della Naue, luperbamcnte, e Tuli' antico veftita la (tatua di Giunone, dì
Giafon protettice, Ci fa compagna all' altra (tatua laterale del fudetto Plutone.
Nel decimo complimentando Giafone con Medea del Uè figliuola, fcoccà
l'onnipotenti quadrella il Cieco Nume,onde refta ella prcfa dallanimofo valore
di quel terreno Marte , al quale perciò promettendo ogni aiuto per la grande
imprefa, chiede in ricompen(agIifponfali;ondea ciò alludendo Agoftino.vol-
leche la Dea fopra quelli, fui ve(tire antico, offri corona di frondi , & aque(t3
poi s'accompagni, con oppofta caricatura il Semicapro Dio, che più coli' al-
terato fcmbiante inulta alla gioia & alriro,checonlefonore canne congion-
te infieme, diletti.
Seouitan dunque le imprefc ; e nell* vndecimo, entro lo (leccato co'tcrribilif-
fimi Tori che tutto il quadro empiono, s'affronta . Le (tatue Jaterali fono li fil-
detta Caprina Deità, ed il Fato.
Nel duodecimo, in attobrauiflìmo s'accinge a combattere co' foldati, che
da' denti feminati vfciti fon dalla Terra, quali finalmente fé (tedi recidono . Le
flatue laterali fono il detto Fato, e il Dio degliHorri.
Nel decimoterzo, coir vnto datogli da Medea addormentato, &vccifo il
Dragone , fi prende l'aureo Ve]lo,col quale incamminatofi alla Naue , tiene in-
contrato da' fidi Compagni coH indicibile allegrezza. Dalle parti il detto Ver*
tunno , ed Apollo, che poltofiialira alla (palla, di cantarne il prodigiofo trion-
fo par che prometta.
Giungono neldccimoquarto alla Patria incontrati, & applauditi. AlIaJ
ftatua dell' Apollo fudettoaccoppiafì quella delia Fama, a farne rimbombare il
grido per tutto.
Nel decimoquinto , prefenta il Vello d'oro al Rè Pelia ; e dalle parti Pallade,
e Marte in auge anch'eflì trionfano.
Nel decimofelto , per ringioaenire a Giafone il padre centenario , comincia
gì' incanti Medea. E dalle parti al Marte fodetto s'accoppia Gioue, perdi cai
volere il tutto Hi regge , e muoue j fotte il quale v" è l' anno di tale operazio-
ne 1584.
Neldecimofettimo,vicnfcannato il vecchio Efone, per ringfouenirlo en-
tro i licori magici delia bollente caldaia: E al detto Gioue s'accoppia ri mali-
gno Saturno , eh' anch ei (cannò i figli per diuorarfeli.
Nel decimoctauo, inganna Medea colla prona dell'agnello le figlie di Pelia,
per vrciderlo poi (otto fpecie di ringiouenirlo anch'eco j e fuggcfene fui folico
ilio carro, portato in aria da' Draghi.
A a a 3 E final"
57* PARTE TETi ZA
E fìiulmenrc nella facciata del camino tutta anch' effa da LodouIcO ritoccai
vedefi l'incendiario dono, tradimento anche a dì noliri vfatOi mandato dal-
l'ingelofita, &appaffionat3 Medea per glifteflì fuoifigli.e di Giafone, alla_.
nuoua diIuiconforteCreufa, cilene rimaae vccifa e morta: così terminando
per lo più tutte le allegrezze mondane , i torti fatti al Santo Matrimoniai no-
do, né potendofi dagli fponfali fondati full' impuro amore , e co ' trad. menti,
quali furon quelli che vsò Medea col proprio Padre , per darli in preda ad vno
ftraniere vfurpatorediq'jel Regno jafpettare eh; tragico il fine ;che in foftaa-
zaparmi ilfuccodi quella moralità, che forfè intefero di dedurne iCarracci.
Vollero più particolarmente i Morali poi che il Vello d'oro , che altro allego-
ricamente non ci fignifìra che la Virtù dall' huom forte, che per Giafone fi-
guratoci venne, aiutato dalla Ragione, che per Medea ci fìmoIlra,al fìa^
s'acquiili. Che i Tori fpiranti fuoco dalle narici, le fiamme fieno della libidi*
ne , che con pie di Lrro in noi fi piantano . Il Dragone , la fuperbia , che vmi-
liarfi alle fatiche e difagi, che per quella fi prouano, ci difluade. E i denti final-
mente feminati , i vizii , che in noi nati con l'educazione , crefcono , e s'armano
ad anpedirci il confeguimvHto della Gloria, fé buttando il faflb della confide-
razione fra elfi della noftra origine, e corporale terrena mafia , non lafciam che
fri loro fieffi Ci confondino, e s'efiinguino.
Se fi voleflero qui defcriuere le finezze dell' Arte, anzi del giudicio in quello
fattuie, piùdijììcoltàde glifteflì Argonauti nel grande acquifto incontrereb-
bonfi,effendo elleno tante e tali» che vn* intero volume cmpirebbono, onde
per ben'ofleruarle , approfictandofene con la pratica, il Sig. Co. Alefandro
Faua , oggi polTcfiore di quello gran teforo , mantiene in quelia Sala vn como-
do ponce mouibile , per vtile della Studiofa Giouentu , che co^rifpolldendo a sì
cortefe magnificenza, nollafcia mai voto. Di collasù potei taluolta ben' an-
ch' io foddisfarmi , ed ofieruare in genere il ripiego di Annibale, di moftrar tem-
pre ne' quadri più di quello eh' anche vi fia, afcondendo nelle folle gran parto
di gente, e fupponendola oltre e fuori della cornice, per darp'ù ampiezza al
piano , ed acquiftar fito ; onde ne' foldati forti da' feminati denti , da vna parte
di que' morti guerrieri altro non cilafcia vedere che ipiediparidivno, che-»
fuppongono in terra ftefo e fupino , e fopraui la fpada impugnata dal braccio di
chi i'vccifccon quantità di mezz'aite che ci fan credere, colà doppotro-
iiarfi molti armati, dalla cornice toltici ed afcofi : Di raflettarc le Statue late-
rali , maffime ne gii angoli , che pauoneggiando non grandeggino , ne d' acccf-
forie , diuengano principali , e di farle diminuire qualche poco nella parte fupe-
riore , come quella che maggiormente dalla noftra veduta alìontanafi , e fi
afconde, mofirando in talguifafcortar meglio al difottoinsu , e diuenir più
grande : Di cercar fempre la diuerfita maggiore fia pofiìbile nel corlo delle pò-
iature ,attitudini,ed operazioni di più figure ,giulla il precetto :
, Inqui Uguramm cumnlis non omnibus idem
Cor^oris infiexHi , motufqivd artnbus omncs
LOmi^. AGOST. ET A^tmm, CMRACCL 5 7 j
Comtrfìs parher non connitantur eodem,
Scd qtnedam in diuerfa trahant contrarici membra
Tratìfaersèq; nlijs pugmr:t,(^ estera frangant.
Tluribus aduerjìs auerfam oppone figuram >
Te&jribiifq;humeros , cìf dextera membra finijlris.
come cantò il Gallico Orazio Pletorico ; e come qui, per c(empio,nel fettimo
pezzo, oue combattendo gli Argonauti con le fiere , s'vn di ciTì in faccia Ci ve-
de , l'altro è porto ài fianco , e fé queftì di fiaiico , 1 altro in ifchiena vedefi ; fé
viio fere di punta , l'altro colpifce di taglio, e fc quelti di taglio percuote «l'a!»
tro colle braccia s'alferra ; interzando in tal guifa i mof.ui , come le voci , ò le
cadiiize i Mufici, per non dar nell' vp.ifono tanto fpiaceuole , e variando , co-
me gli Oratori , li vocaboli , e le confonaaze , per far più tondo , e fonoro il
periodo: Di allargar Tempre nelle attitudini di brauura le gambe de' combat^
tenti j e quella che portafi indietro, caricar alquanto , e far vn pò pò piegar in
dentro, come nel Giafone,chc vedendo forger dalla terra i foldati, vuol por
mano alla fpada , e fimili, che non mi raccordo , mai terminariano , e lalcio alla
perfpicace offeruazione de gli (hidiofi.
Ma ancorché operazione così degna incontra(re il comune ap^atifo , non fu
d'intera foddisfazione al Sig. Filippo, edendogline detto poco bene da gli emo-
!i, in particolare dal Cefi, che gli oppofe, efler buona sì, mi troppo rtrapaz-
2ata:che Agoftmo veramente in que" termini di chiarofcuro s'era portato,
maffime in alcuni,egregiaméte,ma quel ragazzaccio ài Annibale auea tirato giù
con quel fuo modo impaziente, e poco pulito; onde quelle ftorie in tal guifa
non ben terminate e finite , teneffero più dello fchizzo, e forma di primo sboz-
zo , che di veri quadri aggiuftati e compiti : efferuifi potuto introdurre per en-
tro meno roba, e dare vn più di grande alle figure, che per l'altezza di quella
Sala molto picciole riufciuano : tuttauia per quello che vi auea fpefo , poterai
contentare, ed e(fi, per giouani, e per prima fattura di confiderazione, auer
fatto aliai. S'inuogliò dunque quel Signore d'vn' altra opera iui contigua, e
più perfetta, e perciò di mano tutta diLodouico, che però motiuandoglme-»
più volte , dopo qualche tempo fi conclufenel fregio della picciola Sala alla
grande contigua , e fu facile l'accordo , defiderandolo non meno Lodouico, per
abbattere le oppofizioni, e chiuder la bocca a' maledici. E fé bene le condizio-
ni principali fiirono , che di effi non douelle ei valerfi , ma tutto efeguir di lua
mano , ad ogni modo non lafciò d'ingegnarfi , ancorché inutilmente , che nell'
ornato almeno , cnnfiftente particolarmente in termini di chiarofcuro, poteflTe
feruirfi di Agoilino , già che in que'della Saia grande tanta lode riportato aUea,
Vi fece di più co fuo i difegni lauorar tré pezzi di foppiaco ad Annibale , eflen-
do Lodouico la fleffa bontà e cortefia, & amando teneramente i Cugini , a'qu=»
Ji perciò quanto maipoteua, procuraua ogai occafione , e vantaggio. In-
giuftaperciófùfempre la doglianza degli altri fuoi difcepoli : sì valenti fotto
del Maeflcoefiernufcicii duo 'fucelli, perche loro folo lì moEcaHe i epartici-
paffe
574 P A ZT E T E 7t ^ A
parte ciò che ad eflìnon comunicauafi ; perche di quelli non dimonroflìmat
così parziale poi Lodouico , che a gli altri cortefcmence ancora colia ftefTa ca-
riti non infegnaile ; anzi più volte io fentiron dolerff . non trouar'in elTì il talen-
to di Annibale, e il gran Àudio di Agoftino, per poter valerfeiie> porre in opra,
ed auuancag£;iarli,corrifpooden do alle parole gli effetti ; perche quante opre
di minor prezzo a lui capitanano , ad elD rinonziaua , preferendoli anche a pa-
renti j che talora ebbero a dolerli» far' egli più conto de'ftranieri, che del pro-
prio fangiie .
Fu dunque fatto il fregio, che dell'altro riufcJ più diligente e finito ; non tan-
to affollato , ed ingombro , ma più chiaro , e diftinto ; le figure più grandiere,
decorofe , ed erudite , e vi fi vidde fparfo entro per tutto quel fondamento di
fapere, e quella indicibile grazia, che fu si propria di Lodouico: Infomraa egli
£ù tale» che raccontano, che il Cefi, andandolo a vedere, ancorché fubito di-
ce(feeflerloflefl"openfiero,che fi leggiadra, e fpiritofamente al folito ,haue-
uacfprefro ilgraziofoNicoIino nel gran fregio della Sala de 'Signori Leoni da_»
S.Martino Ccosi da quello poi diuerfo e lontano nella tanto più erudita , nobi-
le, e compita efecuzione, quanto il Ciel dalla Terrai ad ogni modo relf ò , & eb-
be in fine a foggiongere, che quando fi trattaua di Lodouico, non fi poteua__.
competere , e bifognaua cedere . Volendo egli affatto partirfi dai penfiero del-
ia Sala grande , di dilettare , come auea fatto Agoltino , con la diuerfiti di tan-
ti Numi Celefti «volle qui Lodouico ne' fuoi Termini appigliarfi ad vn contra-
rio parere , cioè replicar fempre lo lìeHo , ma così diuerfificarlo con le contra-
rie affatto, nonché diffimili attitudini .chela replica non riulcifse menoquì
diletteuole , che la varietà colà mirabile . Confiderando vno de' p;ù curiod , e
principali accidenti ne'fatti di Enea ( che furono il foggetto iui a rapprefentar'
eletto ) efser fiata ia infolenza delle Arpie infeltanti così rozzamente que'vaio-
rofi Guerrieri , quando alla menfa aflifi , ftauanfi prendendo ripofo de' pafsati
affanni , e fatiche, e lo fcempio meritamente fattone in vendetta da quegi'Eroi,
introdnfsenc'Iaterah d'ogni quadro vn'Arpia fottomefsa davn foldato nudo, e
daquelloin varii modi fempre, e con nuoua attitudine fieramente opprefsa,
percofsa , & vccifa , con tanta fierezza dell' vno , (f rage , e difperazione dell' al-
tra, che in rimirarle pare a fpettatori vdirne i colpi, e fentirne le ftrida. In dodi-
ci pezzi fu diuifaquelta fuggita, e viaggio di Enea : nel Primo vedefi in primo
piano SiHOne, che legato con le mani dietro, viene dall'adirata turba tirato
pe' capelli, e fpinto al Rè, che in diftanza da' fuoi Satrapi accompagnato,,
attende il falfo prigioniero , e fotto vi è fcritto : Ecce trahmt manibus vin£ìum pofl
terga Sinonem .
Nei fecondo , con cantie fuoni delle donzelle , viene da giouani introdotto
il gran Cauallo entro le mura della Città, il quale effetto fc fi rende impolTibile,
diafene la colpa al Poeta , eh" efprefsamente : &■ ftupca vincula collo intendtint
knfse, equi nei primo piano non so feCafsandra, che tratta da diuin turo-
re ,ne pronuncia I in/èJiC€ fine, e lotto il verfo ; Sandit cquus ruptos fatdis ma-
jC/}ina mui-os . Nel
LOWV^ AGOST, ET J^^m, CAIACCI 5 7 j
NeltcrzociiiarrÌHabilcla fiera pugna dell' appafsionato Corebo e compa.
gni , nel ritorre di mano a'nemiei la Itersa Cafsandra ftrafcmata fuori del Tem-
pio da gli empi > e il verfo ; Crinibus è Tempio trahitur Triameia yirgo.
Nel quarto fottrae Venere dalle fiamme il figlio Enea ; M>emist/£neamcev»
tantem ex igne recepii.
Ne! quinto fuppiice Creufa all'irato Enea : SiperiturHsabiSt &• msrapein 9Hi^
i»<i;e(»m, gli dice.
Nel fefto : Eripitt/£>reash»meris exhofìeparentent.
Ne I fé etimo : ^tneam alioquttur (imuUcrum , i^ vmbra Creufa»
Neil' ottano : Calnolum l{egi mallatia iittore taurnm»
NlI nono : Neptuno meritos arisindicit honores.
Nei dccitno : Urpije celeri lapfu de monttbas ad/unt.
Nell'vndecimo : Italtjm Italtam primus canclamat ^ehafet,
Enel duodecimo : Hic Vohphxmus adefihorreHS , graditurque per aquor.
Non mi affatico il dsfcriuere a parte a parte f eccellenze di quelt' opra tanto
perfetta , già che abbondantemente poflTonlì notar elleno , & ammirare ne'cagli,
che ne fece il Sig.Giufeppe Maria Mctelli , su i difegni però di Flaminio Torre,i
che di propria mano (fé nonglicra vietato dalla morte) darla voleua ali* ac-
qua forte anch' egli ; che però comprato il Metelli quella fatica da gii Eredi > Se
intagliatola , la dedicò alSereniflìmo Principe Leopoldo Medici, e riuenduti li
difegni al Sig. Co. Alefandro, lafciò i rami in Roma a Gio. Giacomi Roflì pcc
dugento feudi , e quattrocento gii ne daua ancora » fé più dolce mantenendo il
taglio , non tanto sfondaua i fegni.
Queir opra» quanto chiufe la bocca a maleuoli, e a'concorrenci in vantaggio
di Lodouico , tanto l'aperfe contro Agoftino , & Annibale ; dicendo eli] ,c con-
cludendo , che ancorché Lodouico attaccato anch'egli troppo ftalfe a quel che
prefenzial mente vcdea. non facendo ben giuocare l'immaginatiuae l'idea , ad
ogni modo negar non fi potcua > che non folle quello ancora vn bei modo di fi-
re ; più amorofo poi , e compito di quello del ragazzaccio (così chiaanauano
Annibale ) che poneua giù di pelo, fenza rifpetto , polizia» e detoro »facchi-
nacci veftiti.potKracci nudati > fuori de'quali non fapeua poi egli, né Agoltino
tampoco , fare vno profilo , contornar duo'muCccli : Che quando fi veniua a gii
Angeli, che fono di quelle figure fopranaturaii che qui fra noi noir ritrouanfi»
vcdtuanfi poi arrenati ,non fapendo efsi come entrarne > comevfcirne,e pin-
gendo certi gattucci fcorticati , che non moftrauan forma d'occhi , di nafo , di
bocca , fenza contorni>e affatto affatto ridicoli . Alludeuanoefsi in ciò dire , a
certe tauoline , che ftate erano de'prinvi loro tentatiui , e che troppo veramente
frettolofi,auean poftofuorea'la comune, fi credettero lode, e fu al rigorofo
(indicato di coftoio, che fenza riguardo alcuno alla poca eri, e lperienza,dif-
fimulando quel che vi era di buono , actaccauanfi al cattino , lacerandoli fenza
vna minima compafsione. Erano per lo più quelle, AlTonzioni della gran Ma-
die Mana Vergine al Cielo , con (otto gli Apoftoli, che da'Caualieri, chea
que*
37<^ PARTE TE^ZA
que' tempi vfando il villeggiare la intera Iftate , come folennicà fa maggiore che
allora occorra, facean dipingere per le Chiefìuole priuate de' loro rulticani pa-
lagi . Volentieri ad occafioiie di cfcrcitarfì , e impratichirli • prendeuano a cer-
carle > ed ottenerle iCarracci» e volentieri veniuano ad efsi concedute, come
a'Pittori anche noiiizzi, e da bsffo prezzo, toccando a'gid detc Ma^ fìn vecchi,
&accreditati tutte le tauole delle Chiefe in Città . Intancaliimaeran preflbil
volgo coftoro, e perl'altra parte tanto poco prezzati queiti figliuoli , che'du-
bitarono alle volte fc la maniera elettali ioi\t la buona . Chiamato a Roma
poch'anti il Sabbatini, e dichiarato capo de' Pittori del Papa ; tanto fuori an-
che ftimarfi il Fontana ; in sì gran fortuna a Milano i Proccacini , non fapean ta-
lora che dirli, che rifoluere. Dio voglia, dicono prendeflevn giorno a dire_*
Agoftino a Lodouico , Dio voglia che in quefto nollro modo di dipingercjflan-
<io noi così attaccatiall'originale, non prendiamo granchi : l'andar contro al-
la corrente none troppo ficuro, ed ha del temerario : noivediamche ilmodo
di coftoro è tanto applaudito , tanto accettato, ed è Io fi^ffo battuto prima con
tanta lode dal Vafari, da'Zucchcri,dal Saluiati> dal Samacchini, e vorrem' andar
noi contro il guUo comune? Se il CorcggiO, fé Tiziano, fé ilTibaldijfe Paolo
Veronefe l'han fatto , era il lor naturale , era vn proprio , che in efsi quanto riu-
fciuabt ne, tanto in altri fidiràfemprcpofticcio, cdimpreftito. Se nelle fteffe
cofe fenfibili , e di fatto sbagliamo alle volte prendendo equiaoci , perche non
può darli, che in quella noftra opinione ci fiamo ingannati, mafsime trattan-
dcfi del proprio intereOe ? quanti vedono ài notte tempo vn' effetto naturale di
lume refratto , ò d'ombra fifa , e da' fiti alterata , e alla prima dal timore arre-
. flati la giudicano vna fantafma, vnofpirito, e fenondifpone(Terovolerfen<u
adogni modo chiarire, refterebbero collo fpauento, che all'improuifo li for-
prefc i quante volte l'Agricoltore idiota fi dolerà della pioggia , ò delle ficcitJÌ,
troppo frequenti ed oftinate , quando quelle appunto fono , che alle nouellt*
fue piante , & alla feminagione mantengono la vira , e acquifian vigore ? Tutti
c'inganniamo , ed è più nel Mondo l'ignoranza , che il fapere , onde non è gran
fatto che anche noi, poco forfè feraci di braua idea, foiettìcati dalla facilità
dei naturale, andiam dietro a quello, che più a noi che a gli altri aggrada . Io
non so tante cofe, rifpondeua Lodouico 5 IO non la sòdifcorrereperla trafila
come voi che leggete , e che molto auete villo , ma vi dico bene , che vn certo
lume naturale m'affida e mi afsicura, che il cammino intraprefo fia il buono. Se
fofle vno di noi folo che applicato fi folle a quefto modo, Ci potrebbe dubbirare
di vn tal isbagIio,md che in ciafcuno di noi tré Ci troni vn guflo egualmente cor-
rotto, non lo pollo credere. Se nella itclTafcuoia di Roma jI gran Michelangelo
nonauefl'e aunto tanto applaufo nel luo Giudicio, che tanto, e troppo forfi de'
rudifièvalfo ,efe RafaeUe anch' egli a Ghigi, ìkaltroue non le netoflecon_,
tanta lode fcruto, i ome dalle ftampe vediamo , io mi darei vinto; mail veder
poi che gli lielsi no<>n nemici , che tasto ce li biafimano , quando lor vien fat-
to d'introdurne qualcuno ne' loro dipinti , ne fàuno tanta verma » e tanto fé ne
lODOr.AGO^.ET A^f^I^.CATtìtACCl. 577
pregiano , mi leua ogni fcrupolo : Del tinger poi . e di quel lor leccare , lafciain»
Il pur dire ; in quefto bifogna abbino pazienza > che la Lombardia preaale . Tut-
to notaua Annibale , e come quello ch'era di poche parole > andana crollando
la celta : pure, fcguitiam noi ( proruppe ) feguitiamo , e non dubbitiamo : fé non
fiamo aggraditi adellojlo faremo vn giorno : Anche il pouero Baldaffare da Sie-
na fii poi conofciuto , e Itimato, fé ben dopo morte : Anche il Colombo fiì cre-
duto fcempio quando alla prima promife di volerci fcoprire vn nuouo Mon-
do; e il Bruneiefchi quando propole a' Fiorentini di far doppia la cupola di
S. Maria del Fiore, dopo lunghe ragioni, ne fu cacciato come pazzo . Se pia-
ce tanto il C oreggio , fé tanto Tiziano , il nome de'quali fa cootrafto a quello di
KafaellCi perche piacer non dourem'noi* che di tutti e tré la fìrada battia«
ino?
Ma perche il fopportar poi lungamente > c'I difllmular fcmpre le ingiurie nel-
le virtuofe concorrenze òì fegno di conofcenza, e tacita confeflìone della_»
propria inferiorici, e debolezza »rifoIfero di lafciar da parte ogni timore , non
ftar più fu'nfpetti , vfcir ben fuore , e farfi conofcer' anch'eli . Dieroufi dunque
con ogni iludio a procurar' opre da que' ftcflì , che a'ioro concorrenti ne com-
metteiiano > concedendole in dono , non che ad ogni prezzo operandole : non
potendo Lodouico ottener le chiefte tauole nelle Chiefc , ne' laterali delle ftefl'c
Cappelle , e nelle oppolle, ò vicine a quelle facea entrami, òcapitm qualche
dipinto , fé non in altra maniera, a frtfto almeno, ecomediffi,indono , quan-
do anche picciolarecognizione feglinegafle; come auuenne nella Chiefade*
RR.PP. Domenicani ne'Santi Domenico e Francefco laterali a quel S. Andrea,e
che in quJ Santo Crocefiiìb la debolezza del Pittore par che sì ben compaflìo-
nino : Nel S. Raimondo nella (teda Chiefa rincontro alla bella Nonziatadel
Caluart , e predo al S. Bartolomeo del Sabbatini, che tanto prima vdiualì com-
mendare ; Nel S.Rocco m S.Giacomo, oppolto alia bella Prefentazione al Ten>
piodel.Samacchini,ert/<i/e/-e del S.Agoitino del Laureti : Nella bizzarra Notte
fopra \' Ecce Homo ói^\ Paiferotti nella Chiefa del Borgo di S. Pietro , oggi con-
uercitafi in così cattiua copia, quando Bartolomeo nel fottopofto Altare di non
auer mai fatto meglio pregiaualì, e fìmili.
Agolimo, ed Annibale di fuoconfenfo, anzi confìglio , nella fna ftanza fon-
darono ,& aprirono vn'Accademia, che all'vfodi tutte lenuouamente erette»
ebbe vn concorfo, ed vn aumento così fubito, e così grande, che il nome d'
ogn'altra, anche quella del Baldi, la Indifferente detta, eftinfe. Ella fii di tal
credito, che i Lccterati medefimi a quella fi rapportarono nelle occorrenti
loro differenze , e difficulti fopra i termini di queiV Arti ; che però il finto Co.
Andrea dell'Arca, impugnando nella fua Efamiua certo ingegnofo paraìello del
Co. Lodouico Tefauro tri l'eccellenze delle pocfie del Marini, e le più fine_»
ofl'eruazioni de' Dipintori, così fcrilfe : Nella famofa Mcadentta del Sig. Lodouico
Carragei , jlpeUe di queSìo fecolo > ; termini della pittura fi pratticano in altra manie-
ra , che nella Dife/a.
Bbb II
578
PARTE TERZA
11 fondamento del detto Lodouico , le fatiche di Agoftino, e l' amore di Ati-
hibalcqiiiui a benefìcio pubblico vnitifi «furono troppo la potente magia > non
che l'efficace inuito : Qui fìudiauafi giorno e notte, fenEa verun rifparmio di pa-
timenti e difagi: Qui non mancauanot foflero del mafchioò della femmina, i
meglio formati corpi , che feruiflero di rifentito, e giufto modello : I più fingo-
lari impronti de'baflì rilieui , e delle antiche tefiediRoma, che aueanfi pro-
cacciato i Paflerotti , e quelle di più che Dionilìo dà Firenze crafi fegretamente
fatto venire, cercò d'auereanch'ei Lodouico. E perche quelh fra le altre e ofe
infigni del loro mufeo,vantauano vna copiofa raccolta di varii difegnidi tutti
gli antichi Maeflri , vna fimilenepofe egliaflìeme, mentre Agoftino, che di
medaglie fi dilettaua, e di libri (onde predo il Giangrandi a Faenza lovedeffi
talora vn Virgilio , col compendio fcrittcìii in margine al principio d'ogni Can-
to da lui flefso.c l'Onofrio fra fiioi libri fingolari facefse gran (lima del Cornelio
Tacito chefùdell'iftello, poftillato tutto di fuamano) v'voì anch' egliquefta
(uà erudita fuppellettile, fé non a quella del Pafierotti vguale, fcielta pero , e fuC-
ficients al loro intento , ch'era di erudire a baftanza e fé fieflo, e gliallieui.
iSon contenti poi di ciò che Tignudo fuperficiaimente palefa e riuela , ciò che
ancora nafconde, e fuppone incender vollero : Il nome, e l'vnione dell'offa , l'at-
tacco,e legamencode'mufcolijlofficio, e l'crfetto de'nerui,e delle vene, al
qual fine perciò efercitarono particolari anotomie , ottenendone priuatamente
corpi morti, & in ciò compiacendoli, & aiutandoli vn Dottor Lanzoni Lettor
pubblico, brauo Anatomica, e della lorofìudiofacuricfica, ed applicazione
parziale non meno, e faiuore, di quello fi folle del Vinci Antonio dalla Tor-
re Anatomico farauo , e Lettore in Pauia , allora che a difegnar fi pofe in matite
rofla, tratteggiando di penna, quel fuo Libro faraofo diAnotomia.
Proponeuanfi a tempo e luogo da Agoftino dubbii fopra le operazioni dell'Ar-
te, muoueuanfi difficoltà, e dopo lunghi contralti, ne'quali fucgliauanfi, ed cfcr-
citauanfi gringegni>ricorreuafi in vltimo all'oracolo di Lodou:co,la cui nfpofia,
e rifoluzione, come decifione di Ruota vdmafi, e venerauafi. Le conferenze qui
non furon minori di quelle d'Andrea del Sarto, e Giacomo Sanfomni, dalle quali
mai If accandofi dì né notte , furon cagione che l'vno e l'altro sì grand' huom di-
ueniflTe . Vfauano farli modello fri di loro ; godeua AgoRino di accomodarli
nelle attitudini bramate da Lodouico > elTcndo di quefta opinione > che chi non
le incendea , non le fapefle ben rapprefentare , e perciò quelle de'modelli , fof-
fero polhccie ,&infipide; né fdegnò Lodouico, eh* era cicciofocto, e polputo,
fpogliatofi fino alla Centura, lafciarcoppiar la fua fchicna ad Annibale nella.»
Venere volta in quell'attitudine, che poi da' Signori Bolognetti fu venduta alle
Altezze Serenissime di Firenze, ed oggi trouafifri l'altre pitture fimofe del
Real Mufeo. Vfauano, che compita che aoefle ciafcun di efsi vna qualch'opra»
vfcendo gli altri duo' dalla fi anza , e fingendofi foreftieri , bulfalTero alla porta,e
pregando l'altro di efifer fauoriti in vedere qualche opra fua , follerò da quello
cortcfenieate introdotti > e moftrando loro quel qtudro appunto di frcfco ter->
mica-
LODOV. ACOST. ET AJ^l^. CATtftACCI, j 7^
minato, fiipplicaffeimedefimi a dirgli qualche cofa fopra, ed auuertirneioì
onde ponendouifì ad opporre > e cricicarui , s' actaccaflero talora Aere batta-
glie , nelle qua!i> fé l'autore rcftaua vincitore, rendendo buone ragioni dell'opra-
toui iieirimpugnata forma , cedeuan li duoi , e fé n'andauano , fé nò, bifognaua
che l'altro prendendo ben prelto il pennello e i colori, in prefenza loro il cor-
reggere , altrimenti efsi di propria autorità, e di lor mano ciò efcguiuano,ò
caffauano. V'erano l' hore deitinate allo fludiodelle teoriche, della Profpet-
tiua, dell'Architettura, mafsime tutto ciò in nftrecto, e in poche regole.»
moftrando AgolHno ; come da qualcun de'fuoi Icricti che preflo di noi confer-
uanfì, n vede; e quando fìnalmence per ilUnchezza,ò per Ihora tarda partiuanfi
a far quattro palsi per la Città , ò fuore d vna delle porte di effa a prender' aria
diportauanfi , di bizzarri fiti , di dcliziofi paefi > e d'incontrati a cafo , ed ofler-
uatidifFctcofi (oggetti le caricature erano il fruttuofo, e più dijetteuolepaffa-
tempo .
Fu Tempre quefto fin da' primi anni innato motiuo, e particolare genio di
Annibale, di fatirizare in tal guifa caricando, ecosìdifegnando, tacitamente
mordere anche i più cari, non la perdonando vn giorno fino allo ftefloMaeftro
Lodouico, che tanto poi fen'oiFcfe je fcnon era che la fua bontà fcusò l'azione
per vna inconfiderata più tofto fcempiaggme giouanile , che per vna mabziofa
infolenza, non terminaua il caftigo in vna ("emplice correzione , alJor via più che
rifeppe, riprefonedai Padre auer egli nfpolto, non elTer ciò tanto fallo , eci
auer veduto p ù volte a Io fieflb Lodouico caricare fuoi propri amici, parenti ,e
luiftedo. Non potè cg'i mai aftencrfene, prouandonevn troppo tforbitante
gulto e diletto , e pretendendo ch'anche in fimile giocolo trattenimento, &
cfercizio,neldifegnatore fpiccaflevngranfegnodibuongiudicio.e valore,-che
però (al riferire di Gio. Atanafio Mofini, di cui perciò porterò qui le precifc
parole ) così difcorrcr la folca : Che ftcome veggiamo i che lo fcherT^re e'igioco'
lare è cofamolto pnpria non foto à gì huomini , ma eti'imdio àgi animali , tva'quali ne
né fono, che natta pena Àfcher:!^are incominciando, danno fegno di non hauer U mag'
gior infltnto naturale , cheal nutrirfi, & al trafiullarfi ( diceua egli ) chela NaturaneW
alterare alcun oggetto , facendo fn grojfo nafo , vnagran bocca ,ò la gobba , ò m altri
maniera alcuna parte deformando , ella n'accenna vn modo di lei di prenderli piacere , e
ffher"!^ intorno à quell oggetto , e di fi fatta deformità , o ìproporTlionc rider fi ancor effa
per fua ricrtatione ; e così piaccuolmente joggiongeua y,nmbale, che quando l'artefice
quefìi tali oggetti imita , non può far di meno di non compiacerfene ancor cffo , e darne
egualmente diletto ad altri , poiché le cofe in talmaniera dalla natura prodotte ^hauen-
do per fé (iefie del ridicolo , rie/cono poi , quando fono ben imitate , doppiamente dilet-
teuoli: perche ilrifguardante gran piacere fi prende dalla qualità che miiouc à rifa, e
g(jdedellimitatione,cheperfefle{faècofadilettcuolijfima. ma quando l'artefice imita
quefìa forte d'oggetti ,non felo come fono , màfeno^a leuare alla firnilitudine , ti rappre-
fenta maggiormente alterati , e dijfettofi , encUafcuola deCarracei hedber nome di I\i-
trattini cancht : saggiungeua , diceua ^nnibde la tcrs^a cagione del filetto , cio\} U ca-
bbb a rioa-
38o P AZr E T È Ti Z A
ftcatUYit , la quale quandaera fjtubene , eecittauamaggiormente il riguardante al rU
deret ma con più alto intendimento, e con gufto egli tallauoro tn queflo modo confide-
raui > dicendo , che quando il valente Vittore fa bene vn ritrattino carico imita {{affclUs
e gl'altri buoni auttori, che non contenti della beUe:i^^ del naturale, la vanno racco-
gli?ndo da più oggetti , o dalle ftattte più perfette yperfare vn' opera in ogni parte perfet-
tijfima > percioche il fare vn ritrattino carico non era altro che efiere più ottimo conofci'
tore della natura nel fare quel graffo nafo , ò larga bocca , à fine di fare vna bella defor»
mità in quell'oggetto ; ma non e jfendo ella arriuata ad alterare quel nafo » e quella boc-
ca, ò altra parte alfegno) chericchiederebbela belle:^a della de foìmità, ilralorofo
artefice , che sa alla natura porgere agiuto rapprefenta queW alter at ione afia i più efpref-
famente , e pone auanti à gì occhi de'riguardanti il ritrattino carico allamijura , che al-
laperfettadeformità più fi conuicne , & tntal modo ( coiKlude queflo Auccore ) pia-
ceuolmente difcorreua Annibale di quella forte di operare, aggiongendo, che nella
[cuoia ftpofe tanto in vfo queflo firei ritrattini carichi, che gran piacere apportò fempra
à tutti ài effa,&à gl'altri, che la frequentauano , C5^ era ben riputato il più atto anche
nell'opere d'importanza colui, che gl'altri auuatiT^aua nel caricar bene i ritrattini : e cer-
tamente da coloro né furon fatti i più diletteuoli , e i più belli, che i maggiori {oggetti
della [cuoia fono poi riufciti , fecondo il parere de più intendenti , eìr Annibale ifìcffo che
ne[ù ilprincipaleJuttorK, e THaeHro ne ha fatto in grandiffimo numero, e tutti fìim*'
ti0mi da coloro , che gì hanno veduti , è potuti hauere , e ma[[imamente di quelli , chs
furon dalu>[atti in riguardo di qualche dicono i Fifìonomifìi, de'coflumidi quelle per-
fone , che alcuna fomiglian^^a hanno in alcuna parte co' gì' animali irragioncuolt : poiché
egli difcgnò [olamente ò vn cane , ò vn bue , ò altro animale , e nondimeno bcniffimo [i
comprendeui ej[ere il ritratto di colui , i cui coturni , e l'effigie haueua voluto l' artefi-
ce rappr efintare.
Mabagattele fon quelle > e (ludi igiocofi, ma viinulla fono rifperto aFIc_»
opere fode ,edipropofito,che quelle furono che cominciarono a porre in dis-
perazione la Inuidia , e in difcapito la Maldicenza . Fra le prime di Lodouico li
numerano i frefchi laterali , e'I volto nella Cappella di S. Andrea in S. Domeni-
co , che per ifpender poco, e come vn' aggiunto a lui diero a fare i Signori Lam-
bertinijauendonecommeffolatauol.a principale a Firenze advno, chediuul-
gauano efler valentillìmo , e non auer" il pari m Bologna , onde da tanti Maceri
che allora maggiori aifai de' Carracci fi repucauano, e che perlauori anch' effi
non folo in Patria , ma fuori anche di quella tutto di impiegati veniuano,
s'afpettauano miracoli. L'accorto Lodouico in tanto , riflettendo a i duai
etlremi,ne'quali poteffeneceflariamentedarequeftoforeftiere ; ò invn terrì-
bile , facile , rifolato , che in pochi fegni , e minori tente molìraffe gran cofe, e
piacefl'e a gì" intendenti; ò in vn gentile, finirò, amorofo, ch'anche imen ca-
paci fcrmafle ,deli' vno e dell' altro modo fi valfe , e cercò , fofle per effer l'opra
di quel Maeltro ò fiera , ò graziofa , con vn' ecccflo di fierezza , e di graz'a queir
ia battere, efuperare. Rapprefciuò dunque nel primo modo, a balio dalle par.
ti S. Domenico » e S. Francefco» e fìngendo eiler fois' elleno iUcue colorite , l«
pofc
tODOV, AGOST. ET AJ^m, CAttÀCCh i %i
pofe fotto vn baldachinotto con la fua cafcata i e fopra vno ftraco creme/?, con
trine e frangte d'oro , che fcnza tanca quadratura fanno altro fracaflb>e moftra-
no vn facile non credibile ; perche duo' fcuri a luogo a luogo , duo* lumocti ga-
gliardi in certe fomiti compifcono tutta quella magnificenza . Veftì le figure»
con gran pannaronj di lana grollolani , che rendendo poche pieghe , ma quelle
poi maeltre , ed a fuo luogo, dieroadefle vna grandezza che mai più. Le te-
fte furon mirab'lij ^ la viua del S. Domenico, che guardando gli fpettatori»
pare gì inu'ti alla conremplazione di quel Santo, che tu fatto degno d'imitac
non foio il Prihfipe di. g!i Apoltoli , ma il fuo Mucttro nel rauor della Croce, at-
terrifce e fpanenta ; e la dcuota dei S. Francefco, che a propofico del fuggetto,
tenendo colla lìnilha la Hefla con Chrilto fopra confìttoui, con la delira alza-
ta, fopra vn tanto Amore e Carità del Figlio Vmanato par che veramente pian-
gendo difcorra, ci corninone e compunge . Non fi può qui ridire la facilità con
che fonooperatijie poche tente, e le poche linee cheghhan compofti,così ve-
ti, così aftettuofi, così efpreflìui, che fi come non v'è dinoto, che nons'inte-
nerifca , così non fii mai profeflore > che fubito ad operare con vn pronto mui-
to non fi fentifie ben toHo foletticare, e muouere. Nel fecondo flile oprò la Ca-
fità così bella , così gentile , cosi aniorofa , così nobile , che per moftrare in_,
parte quell'eccellenza che non fi può defcriuere, balìerà il dire, ch'ella di-
uenne , e fu poi fempre la norma & il modello del moderno dipingere ; perche^
daeflail Menichino, che vna copia ne ricauò per fua memoria, tolfe iJ fuo
colorito, fc ben mai giunfc algrandifegno; imparò Guido ilnuouo impafto»
ma non giammai la finezza del contorno j ofieruò l'Albani la peregrina inuen-
zione , ancorché vnqua la pareggiafife , eflendo ella vn miflo del Coreggio, e di
Rafaelle,connon so che di più grazia, di più difinuoltura, e bizzarria. Aque-
fta contrapofe vn forte e terribil Sanfone , che afferratofi con la colonna , ci di-
moerà , cred' io , della Fortezza il lignificato , per raccordarci le due virtù prin"
cipali di quelle due Colonne di S. Chiefa in vincere i tré comuni noft ri Nemici,
ed m efercitar quella, a cui S. Paolo fra le tré il primo luogo conce fie. Giunta
poi la tauola , e porta a fronte di que' frefchi , foce maggiormente fpiccare il
valor di Lodouico, che temendone il paragone, dicono fi ritirale fuori della_»
Città , per fottrarfi in que' primi giorni al rumore de' vani rapporti , ed in con-
feguenza alle temute mortificazioni e roffori,afpectando con paflione da' Cu-
gini vn minuto, e fido ragguaglio : Che Agoilino, che liaua fempre fulle parti-
te, ^\ prendefie gurto affieme con Annibale di celebrargliela al più gran fegno,
onde meglio fofle ftatoperIui,diceua, ilrinonziarad vn'altrovn tanto cimen-
to , come t gh medefimo negar non faprebbe quando l'opra vedefle ; il che fat-
to fuccedere il dì feguf nte full' bora del mezzo giorno , giunto con batticuore
fui luogo , come gli fu di maggior confolazione e foliieuo il vederla , così porfe
maceria di gran rilate a tutta la brigata.
Dell' ifteffo carato , e di più fino ancora vien Rimata !a Cappella nelle Con-
uetcìce , che cucca fìmilmence dipinle a frelco ^facendoui di più la cauola a olioi
che
jSi
? A Ti T E TERZA
che dal cafo fu detto de' Signori Lamberthi refi accorti, vollero anche difiia
mano i Signori Bargellini > che furono quelli che glie la commifero , ma in que-
lla forma; eh' eflendoeffi duo" fratelli, e dueforelle lintraeOe a! naturale in_.
quella tela tutti quattro genufleflì dauanci all' Immagine deMa Vergine del San-
tiflìmo Rofario, della quale fi profcffauan diuoti, fi come di quella altresì del
Carmine, e diS. Gregorio, per eflere ilnomepofleduto dal Pontefice Boncom-
pagni , del quale eran cffi parenti per via di Donna Cecilia , che dicono efler mi
quella che rapprefenta la Santa Marca. Era nemiolhmoLodouico deli' intro-
durre apertamente nelle Storie Sacre, maflìme in pubblico, i ritratti, come
che CIÒ fofle ( diceua egli ) vn refugio de gli antichi Pittori per ifcarfezza d" iii-
uenzione, e che auea però in que' primi tempi , ne' quali ogni picciol cofa fem-
brauavn miracolo, incontrato affai , per quella nouiti, e fìmilitudinejonde
perdargufto alla Corte, &acquiftarfi labeneuolenzade" Dotti di quel Secolo,
auefle conuenuco taluoitaciò fare a Rafatle nel Palagio del Papa , anzi ritrar
loftefsoin perfonadivn Santo Antccefsore , imitando anch' egli in tal guifa*
ad vfo de' Poeti, col pennello le adulatrici licenze della penna. Pensò dunque
con capricciofa inuenzione trasformar quelli in quattro Santi, a' quali le loro
eftiggi fi addattafsirro , che gli venne mirabilmente colto , in ciò anche dal cafo
aiutato ; polche efsendo i duo' fratelli fmonti , pallidi , e di cicra più torto efte-
nuata, venne d'vno di eifi, con vn tanno d'aiuto a ricauarcosìa propofito vn S.
Domenico, e voltando l'altro in profilo , vnS. Francefco, cheaciafcun diellt
^iù denota, e infiem più propria filonomia, ed azione addattarfi , con la più
^ha immaginatiua mai bramato fifofse ; onde il Domenichini dallo fteTsopoi
■Lefsea prendere col medefimoprecifolineamento, e in poca diflìmile azione
iffuoS. Domenico, che genuflefso auanti la Santifsima Vergine del Rofario
figurò anch'egli nella tauola de' Signori Ratta mS. Gio. in Monte. Delle due
donne, vna che attempata viueuanelcelibato.edKono fofse la detta Donna
Cecilia, co' fuoiltefli abiti neri, e manto vcdouile, che con tanto decoro, e
buon' efempio vfauafi allora , a confufione oggi della si vana vcdouanza , volta
Jìmilmente in profilo , feruì mirabilmente per vna Santa Marta ; call'altra, che
di/attczze non troppo riguardeuoli trouauafi prouilta , pofta qui dauanti, mo-
lìrando che nguardafse la Beata Vergine in trono aififa , fece cosi voltar la fac-
cia, che fcoprendofi a pena la fola punta del nafo> aggiontiui i capelli perle
nudefpalle fparfi .venne a far formare vna creduta molto bella S. Maria Mad-
dalena, quale , efsendo ad elsa dedicato l'Altare, comandarono vi fifigurafse.
In qnefla operazione ebbe egli cosi in teflailCorcggio,che fé (lato vi fofse a_.
que' tempi, non fi aurebbeauuto difficoltà infermamente afserire, eh' ella da
quel gran Maeltro almeno ritocca tutta /fata fofse ,e reuifla; perche certi An-
geletti nudi , che fuolazzando fopra la B. Vergine fpargono rofe , non folo nella
{agma, ma nella tenta fono di quel Maeftro afì'atto. Di quegli altri poi the_»
fcefi in terra con sì grand' ali, yeftiti di rottilifiìmi veli, eclamidette , al fuono
di vn liuto gentilmente da vno di cfsi tocco, inoltrano accordare vn foauo
can-
tODOV. AGOST. ET À^mi'B, CAtHACCI. 3 83
canto ; e della beltà , e modeAia della Celefte Reina , e del Figliuolo non fi può
dir tanto > che più non fia ; onde necefsario è che ceda ogni forza di eloquenza
alla vjrtù della vifta, che può fcoprirnc, e infieni concepirne afsai più che»
fcriuerne la penna . Ma fé bene canco fi compiacque anch' egli lo ftefso Pittore
di quell'opra , chel'vnicafia, nella quale fcriuefse il proprio nonicafconden-
dolo > con la Tua folica modeftia però > intorno rorlo del vafo deli' acqua bene-
detta della Santa Marta j onde chi auucrtitonon ne viene > ne faglia in alto a
titrouarle, non ifcuopra le lettere che dicono: Lodouico Canacci 15 SS. vi fu
però, e vi èchi foltcnta e mantiene > cedere ella, fenonal S. ProKta Elia, a
cuiiVlana Vtrgine porge l'abito Carmelitano , che di lìanco dipinfe nel muro*
al S. Gregorio a qiìcltioppolio, che fioco in atro di dormire, dicono non pò-,
terlì rappreientatt i.é più vero, né più facile, nèp.ù terribile ,edauerc in que-
ftafolahgura pafsatoogn' altro chepiiigcfse vn fimil'attojedin talguifa fumuri
'facefs- volar' il pennello . Lo ftello foggiongono della rigocofj, e maellreuolc»
architettura che fece vederci nel volto , con vna certa Icala doppia , e bizzar-
ra, che porca ad vngraziofo corritore nel mezzo, oue certi Angeli fpargono
fiori j tutto viflo di fotto in su ,con vna rigorofa intelligenza , altrettanto a dc-
fcriuerfi difficile, quantoa lui facile, e ben dacfibpofleduta ed intefa.
Di non minor eccellenza fu fempre giudicata da'Profellori l'altra tauols^.,
che per li Signori Bentiuoglidipinfe alla Madonna di ftrà Maggiore fuori della
ftcfla porta a' Padri Scalzi, oue pure entrò la figura di S.Francefco, da'fudetti
duo* dmerfiflìmo, ma di ellì anche più bello ; fcorgendofi nell'arco diuoto di te-
neramente prender con la deflra la mano portagli dal Bambino , vn'afFetto, anzi
vn'elìafijche rapifce anche fuor di fs fteflo chi attentamente il rimira: Dall' altra
parte vnSt Girolamo così rifentito di mufcoli, ma infiem così tenero, che lo
direfte dilegnaco da vn Michelangelo , e colorito da vn Coreggio : La purità
poi, grandezza, e grazia infieme della B. V. cheinpièfulla Luna, foftieneil
ghiotto Fanciullino, non fi può credere né ridire . Ella è tutta della maniera fua
propria, e di tale, che il Canrarini cheladifegnò,e la copiò anche in pittura,
andana pazzo dietro a quella fublimità di fare j onde il Rolli di Roma fuo [co-
lare, per incontrare ilgenio del Maeflro, la intagliò all'acqua forte, erifteffo
fece con la (uà perfetta intelligenza il Torri , tanto perciò fuperando il primo,
•quanto più di quello anche patullo, era già gran Maeftro.
Non Icorreua però tanto di Lodouico la fama per quell'opre, che a! pari
quella de' fuoi Cugini non fi dilatafle , perche ftendcafi per ogni paefe il nome
•di Agoftino , oltre 1 monti ancora , per le fue belle (lampe ; ed Annibale paflan»
dofene fpeflb a Reggio , a Parma , veniua in quelle, e nelle altre Citta vicine pc-
fio in opera . Del primo , perche troppo lungo , ed in confeguenza noicfo era
per qui nuicire il regillro di tutti 1 tagli , ne fu fatto alerone , e cioè dietro la Vi-
ta di Marcantonio vn copiofo, per quanto Ci potè mai , catalogo, che feruir
polla per que' Uudiofi, e peregrini ingegni, che tutte le fue carte pongono afTse-
me > pregiando le ac di vna compita raccoka^ come tanto vfalì inf rancia. Baile-
là
3S4. PAltTETETt^A
ti folo il dir per hora j eh' cileno furono così accette per tutto il Mondo le futi»
<arte ,chel€commifIìonicheda tutte le parti veniuano > egli difpacci, arric-
chirono il Tibaldi , il Bertelli > il Rofigotti , & altri imprelìori j che gareggiauan
fràdiloroinlcuarlocongroffeprouigioni, e finalmente a gran prezzo compe-
rarono i fuoi rami. E quella in gran parte ancora fu la cagione perch ' egli pub-
blicane que'lafciuigelhi a trabboccar' anche ne* quah fi vidde fotto Papa_»
Clemente vnirfi l'indegno conciliabolo della piti fiera matite, del più intelli-
gente bollino , e della più fatirica penna , che a que tempi aucffe grido ; il per-
che di così giufto fdcgno s'aecefc il Santo Pontefice > che infelici loro, fé al me-
ritato caftigo con volontario efilio non Ci fotcraeuano : che fé in vece di ripreii-
iìone , non n* auede incontrato egli applaufo , e quel eh' è più , vna eforbitantc»
ricompenfa , eh' era poi la fcufa eh' ei n'adduceua a Lodouico, quando dichia-
randofene tanto mortificato, malamente ne lofgridaua, aurebbe tralafciato
di più pubblicarne. Non n'andò però fenza caftigo il principal motore, efùil
Holigotti , che quafi d'afcofo , con riputazione, e a rigorofiflìmo prezzo le daua
a chi douea più tofto , e potea vietarlo , fé non punirne j perche da quel tempo
che tal mercatura intraprefe , mai più goder potette vn' hora di bene , e diede
ìnmilledifaftri; e giuraua da quel! 'hora in poi cfferfi fempre fentito roder
dentro dal tarlo della cofcicnza, maflìme per auer promelTo tante volte a'Con-
felTori abbrugiar dette carré, ed abbellirne i rami , ne mai auerlo efeguiro, per
r auarizia & auiditi del guadagno . Tutto ciò mi ha riferito più volte M. Alef-
-fandro Monti fantaro, e miniatore alla Piazzuola delle Scuole, nella bottega
del quale taiuolta a folleuarmi dalle fatiche fui Pubblico Studio mi ricourauo;
perche aucndo Bartolomeo giafuo Padre feruito altorcolo, non folo il Ber-
telli , il Rofigotti , e quegli altri Sàntari di Venezia , ma l'iftellb Agortino per
tutto quel tempo , che l' vltima volta in quella Città fi trattenne , riferendo ciò,
che tante volte auea vdito dire a fuo padre in materia del Carracci, veniuo fatto,
fenzaauuedermene, partecipe delle più ficure, e recondite notizie, che bra-
ITiar fi potelfero dello ftefib , in riguardo non folo a qualche fita giouanile licen-
73 , che fi tralafcia , ma alla ftima che del fuo valore veniua fatto in quella gran
Citta da' Vircuofi, e ProfelTori fteflì, e più da' Nobili , per quella fua varia tentura
che lo tcndeua così gradito ne* difcorfi, ed accetto nelle conuerfazioni ; mo-
itrandofi buon Lombardo, e galantuomo, profelTando anche il fuono, il ballo, il
canto; efercitandofi nelle danze, nelle frottole, nelle facezie, nelle partite^,
delle quali aueuane fempre in pronto le centinaia, onde il più galante Mercu-
rio di lui mai praticato (ì foflfe ; il perche in tempo di Carncuale tirauafi dietro
tutta Venezia , e fuor di quel tempo licenziofo, oue fermauafi a difcorrere , rau-
naua il Popolo, formando eolla varietà della letteratura vn'Accademia da ft>
folo; Che le fue carte fi cercauano come venture, fi llimauaiio come gioio»
non VI effcndo Nobile, che di tutte vna copia non volefse. Mercatante , che
pertrafmetterle a paefi ifranieri, non neleuafse le balie intere: Che vedu-
tefi , che cOiJilìderatefi Je opre pia famofe del Tentoretto , di Paolo Veronefe , e
limili
LODOV, AGOST. ET A^WB, CATfRACCL 3 8 $
Cmìli da lui date alle ftampe» e fattone il rifcontroda intelligenti) &ilparag-
gio co' gli originali, da' quali ricauateaueuale> s'era trattato di proporre, c_»
far nafcere vn decreto , ó pafsare , ccnne colà dicono , vna parte fimile a quell'
editto del grand' Aleflandro , che altri che Apelle ritrarnol douefl'e ; cioè che
altri fimilmentc le opre de' quattro Lumi principali della Veneta pittura inta-
gliar non potefse , che il Cartacei ; cioè quelle di Tiziano, quelle di Paolo, quel-
le del Tentoretto, e quelle del Palma,che poi non ebbe efFetto,pcr non dar dan-
no a tant' altri che fui bollino vmeano, e non ritardare, erimuouere i più be*
ingegni delle più beiropre,chc tanto auuantaggiarhpoteano,con vtile del Pub-
blico : Che chieda da lui licenza al Tentoretto di tagliar la Aia famofa Croce-
filfione nella Scuola di S. Rocco , e di più prender/! licenza di fare i pie nudi a
certe figure, che nell'originale hanno le fcarpe, e ciò folo a cagione di bea*
cfercitarfi in quelle difìcili eftremità, ed ottenutola , con auuertimento quanto
all' aggionto de' pie nudi , di non porre più carne al fuoco , di che potefse x:uo-
cere, non efsendo così franca il fargli in que 'sforzi pofar ben fili piaiiOj e
f therzar ben le deta ; vedutone prima il difegno , e ftupitofi della profonda in-
telligenza , non folo auer quel grand' huomo rifpoftogli, non tener egli bifogno
della correzione gli n'addimandaua, ch'anche abbracciatolo, e baciatolo»
aucrgh foggionto: andè che ghe nefauè pidemì; al chesi graziofamente allude
anche il Bofchini , così fcriuendo nella fua Carta del Nauegar Vitorefco:
£c. Compare ^à Vaffion nò /' ha intagia
Quel ' eccellente i e degno intagiaàor»
E valorojo , e gran defegnador ,
iluel ^guflin Cara:(^a nomina?
C. La ghe xè certo , e tanto l ' è ben fata ì
Che la rende flupor grando in efeto:
E quando el la mofìrete al Tentoreto t
El ghe difie: ^Aguftin ti ha falò pata,
(Dtide fu tanta la fama di queito intaglio , e he £.<i Japia, foggionge Io ftefso j
La fapia , che la flampa del Cara";^
Ter bona forte, vegne à capitar
JL Daniel Nis , el qual la fé dorar >
Col dir : no vogio piu, che i la sìrapaì^:^^
? E in Fiandra fé conjerua fio te/oro ,
E fta ^ogia (iimada, e reuerida %
La qual quei virtuojì per so guida*
La tien couerta (cavie ho dito) in oro.
Che più volte aueua egli fentito il Rofigocti lagnarfi della fua mala forte, men-
tre ridottoli Agoftino , per la gran brama ne tenea, ad intagliar la gran Cena di
PaoloaS.Giorgioin Alega, per trenta ducati, gli n'auea fpropo/ìcatamente
pfferto dieci, poi impoftatofi ne' ledici; e per la differenza d'vn fol cecchino
«he non gli voile crefcere, ne perdette le centenaia, ch'era per guadagnare
Ce e Mi
58<? ì>AtTÉTB?.ZA
nel Giiidicio di Michelangelo » che fi offriua in vna gran carta di più fogh' tàglia^
lo ftelTo ; fopra di che a me difss vn giorno a Venezia, entro la gondola del Ca-
ualier Liberi che n'aucafauorijo, il Mazzoni: Gran caflroncria. del B^ofigotti, pey
vnadcbole':^non(iagiÌHfiar col Cartacei ndCiudicio del Bonaroti , perch: farebbe
yna carta ,ch' oggi Valeria trenta ducatii e con ragione» perche con la lua profon-
da intelligenza l'aurcbbe efeguita in modo Agoftino > che più non farebbe oc-
corfo l'andar" a vedere, e defignare in Roma l'originale.
Del fecondo parimente ) dico di Annibale, che di fopra lafciammo,im-
pofsibile hora fìrendeilfaperefimilmente ciò che dipinfenonfoloin Patria_i,
ma in Modana, in Reggio, in Parma, eh' erano le Citta nelle quali continua-
mente , come abbiam detto , portauafi , tiratoui dalle opre infìgni del i^uo dilet-
to Coreggio ; onde per poterli non folo colà mantenere ad iftudiarle , ma di co-
là riportar a cafa denari , quantità ne facca ; che però alle pubbliche , che poche
fono ci rellringeremo . Duo' Chtifti morti, ò Pietà, come le chiamano, furo-
no in que' paefi le maggiori ,e le prime , l'vna delle quali ferue per tauola all'Ai-
tar maggiore de' Capuccmi di Parma , falera oggi fi vede nell' Altare della ric-
ca Sagreltia di S.Profpero di Reggio: Se l'elezione a me data ne folle, a que-
lla certo m'appig'iarei , come che in ella io rauuifi maniera più grande , colo-
rito più alto , inuenzione più peregrina , e non minor" efpreflìone , eSetto facil-
mente , e fenza forfè di quella aflìftenza ed aiuto , che gli preftò Lodouico , che
tutta ritoccando, reuidde : non è però che gli alFetti in quella non fian mira*
bili, e ben efpreffiui anch' cffi .onde meritafs' ella le lodi di Federico Zucche-
ri, che di là paflando, ancorché tanto del proprio valore, ma più di fua felice
forte altiero , non potè non celebrarla , con aggiongere , che l'Autore doueua_,
vn giorno lafciarfi dietro ogn' altro ; ma le figure minori adai del naturale , e il
colorito vn pò languido non lafciano che al pari dell " altra campeggi , e fi am-
miri la fua beltà . Di maggior grado poi riufcì la mirabile tauolina dello Spon-
falizio di Santa Caterina , che per l'eccellenza fua meritò il ricetto ne' Gabinetti
di quel Duca , e gli fé Itrada alla cognizione in quella Corte del fuo valore ; ondo
piùcofcadoprarui fu eletto per quelle Guardarobe, che anche oggi vi (ì veg-
gono. Vn' Angelo Gabrielle più grande affai del naturale, con altri attornoj
che per certa Cappella ad effi dedicata feruir douea , di così gran contorni, e di
colorito così fiero , che non meno atterrifce , che diletti , vien meritamente ce-
lebrato • La fouranità di sì eccclfe operazioni mi ù diffidar di me fteffo , ond'è
chein vecedidefcriuerle, e celebrarle io mi confonda, e letrafcorra. Mag-
gior loda però fia di efse il non lodarle, per non poterlo, e (aperlo fare a ba-
ftanza . Per la llefsa cagione dee condonarmifi, fc poco fon per fermarmi nelle
tré tauole pubbliche , che fucceflìuamente kcQ in Bologna, la prima delle quali
fu il Figi o Prodigo, che genuflefsodauanti al vecchio Padre , chea braccia_f
aperte piegafi a teneramente abbracciarlo, incrocicchiate le mani, tutto la-
grime, !o (applica del perdono: il rozzo giuftacore rappezzato e cenciofos
che iiiolotorfo ricoprendo, lafcia le gambe, eie braccia fcoperte, moftranr
do
iDWV.AGOSr^ETA^mi'B^CAt'kÀCCl 3S7
io a luogo a luogo per le rotture, quanto poi delicate fofsero le bianche car-
ni , prima che in parte sì incotte rcftafsero dal Sole , fan gmdiciofo contrajio-
fto al ferico fontuofo mantce longa ve(ì:e> chea! commofso vecchio tanto dan
di {odezza , e di magnificenza . Dell' anima fmarrita ritornata fulla via di falu-
te , in quefta parabola di Chrifto effiggiataci, fefteggia dalla parte di fooravn
Coro d' Angeli , che fa coronaal volto del Dio Padre , che ne ita mirando il fuc»
cefso; fi come per contrario in Terra» indiftanza lontanai efprimono natu-
ralmente atto di difprezzo e di fdegno , per tanto fconuolgimento e rumore , il
fratello Scaltri; maflìme che più lontano aflai > foura vna loggia del lontano
Palagio , vedefì in macchia fcaunarfi vn vitello per la felhua cena , fé ne prepa-
ra. Trjsformoflì talmente Annibale in quefto fatto nel genio del Coreggio
(trattone il vecchio che Tizianeggia ) che anche frefco auea nella mente di
là tornato, che fi potrebbe dire CIÒ racconta il Vafari di Giottino, tanto vni-
forme e fimile nel dipingere a Giotto : e perche l'erudito Canonico Claudmi di
.vn fimile che a concorrenza di quefto , & altrettanto bello,a lui fece Lodouico,
elegantemente ogni accidente defcriife.ioquìrapportone la candida dicitura,
a quelto anche applicandola: hlunc ad illam yVbiVrodigus Hle filius inccrtus ani'
tniipugnantibus interfefame ,fngore , erubelcentia , frxteritorum memoria , futuro-
rum mettty venix tameti & dubitare vìdeas , & /per are , patriq; ita lacerato ami&u
fordidumfecfferre,neernbefcentiaferiret,& illa infelice verecundia, quis curri non
crubuerit ^ vindicem Dei oculum, erubejcithumanum. vnde apparent, pauentead'
huc anadmtrantematre, paterna vifiera filli pcenitentii vocibus concuffa, inample-
xumque illius rueniia ,ftmulque alterius obfequentis filli liuor > qui ex Uto , pioq, in-
venti fratris concentu marorem exprimere jciutt. in hac inuentione omnium iudicio ,nec
prifcos tnec magnos defiderabis artifìces. Qulto quadro tanto famofo , che fcruì
vn tempo, e per "^n interim pertauola d'Altare nella Cappella de' Signori Conti
Zambeccan nrlla Chiefa del Corpo di ChriilOjOggi trouafi predo il Sig. Senato-
re di quefta Caia , che non ha mai volfiito priuarfene per eforbitante prezzo più
voke otfertogline, più godendo di quelto gran pegno del valor Carraccefco,
che di qual ftùta Ci fofle gran malia d'oro.
Lo fcefio auuiea della feconda , eh e l'AlTonzione di Maria Vergine porta in-i
S. Francefco nel!' Altare de' Signori Boiiafoni, che ancorché fia fatta alla pri-
ma , onde fem bri pmtofto vna bozza, che vn quadro compito, ad ogni modo
fi conferua aflai bene . Ebbe in quella la mira Asnibale al Tentoretto , ancor-
ché ne' panneggiamenti più eruditOjC più magnifico, cercade Paolo : La terribi-
le inuenzione de ^li Apoltoli , che in sì vane , ma sì efpreflìue attitudini , e biz-
zarri fcorti , efprimono la premura nel loro ricerco , e la marauiglia , e la giudi-
ziofa licenza di sbattimenti , & introduzione di fcappate di lumi , così mi affa-
tica l'ingegno, e m'ingombra la mente , che non so entrarne , né vfcirne.
Conferuatiifima poi ,e tutta frefchezzamantitnfila terza porta ne' Padri di
S. Marcello al Coifo, da noi S.Giorgio, oue refirtendo alquanto Annibaleal
boiler del fangue, principiando a tcniprar quei furore, che così faci/e troppo
Ccc 2 alla
5 88
T A ZT B T E n Z A
allafcopercaiirendsa . dell' auueducezza dlLodouico, e dello nudiodi Ago-
ftiao cominciò flaaltneiice a compiacere : Qui tentò anch' egli vn mirto di ma-
niere > e d'vnir* iufieme il fare di Tiziano , del Coreggio , di Paolo > e del Parmi-
giano , pefcando tiicta la Tua grazia nella S. Caterina . che sì regramente vefti-
ta ) sì legi^iadracnente volgendo^ , e fuincolandofi > non meno della femminina
femofa dalla Chiaue di Nicolò dell' Abbate , fcrpeg^ia : il S. Giouannino chc_#
con tanca puerdc femplicicà anch' egli col Signorino fcherza e feflegi^ia i della_f
gran Cupola di Parma gli Angeli ci raccordano : nella maefti della B. V. il gran
Veronese ,e nell' Euangelilla Giouanni , quel da Cadore cu vedi fcolpito . Oh
che giubilo n'ebbe Lodouico / oh quefto, dicono gli dicelTe, è lodile .Annibale
mio , che mi piace : quefto hai da tenere , perche l' imitare vn folo, è vn farli di
lui feguace > e"l fecondo,che il tor da tutti, e fciegher da gli altri, è vn farfi di elfi
il giudice, e'I caporione .
Fu tanto , e tale il grido di qiieRa tauola , che tutte V altre (ino a quel!' hora_»
fatte ammutirono : anzi la Nonziata ifteffa di Lodouico , pofta molti anni pri-
ma nella ItelFa Chiefa, tanto prima liimata, perdette aflai ; non perche ella_*
non fofle, come pertale anch' oggi fi confiderà, la più gentile, ed amorofa fat-
tura , che mai dalle fue mani vlcilTe ,e(rendofi peculiarmente dilettato nella pu-
rità della B. V. imitare anch'cgli il Coreggio, e nell'Angelo così giudo, e così
erudtamente vcftito ,lacorrezion di Rataelle; mi dall'alto colorito, e dal tre-
mendo contorno dell'altra fouraffatta, non potè refiftere : e fedopoqualch*
anni poi tra quede due non poneua Lodouico la Probatica Pifcina , certo bifo-
gnaua cedeffc ad Annibale ima fu tale il penfierone di qnelfa , così vada la in*
ucnzione, propria, e viua l'efprellìonei inarriuabile il co/lume , e il decoro.pro-
fondo il difegno , gagliardo il colorito , che fopra a'quali di quede due , che qui
fi vedon congionte al paragone , cada la palma, a chi fi dia la corona , pend'an-
che fino al dì d'oggi indecifo : che fé bene più drepitofa è queiìa di Lodouico,
piiìrifolata,più dotta, più grandÌL-ra; vnmidodel Primaticcio, e dclTibaldi,
di Paolo , e delTentoretto , e lafciando tutta la grazia alla Nonziata fudetta , la
profondità del fapere nel gran compodo, ne ben'intefifcorti , nel ficuro dife-
gno ha affettato, così ricercando anche il fuggetto , così douendo alla grande.»
idoria , fattafi a tale effetto lafciare in elezione dal Torfànini , che né fu il padro-
ne, e fuo confidente, per isfogarfi,persbizzarr!rfi; adogni modo quell'impado
così vino , e di v^ra carne , con che tanto teneramente la fua contigua colorita
auea Annibale, maflìme che ricoprendola, e ritoccandola èrimada frefchif-
fima,oue quella di Lodouico fatta alla prima, è alquanto dalla telaaflorbita,
ferma fulle prime , e C\ guadagna l'aflF^tto altrettanto , quanto quella dell' emulo
Cugino lo Itupore , e la difperazione.
In quedi contralti Agodino non (\ dimenticò però talmente col petto fu' ra-
mi,ciieperterzoanch'eglicercarnonvolefle d'entrare in cópetenza. Pofefiad
operare allo trepicdi taluolta, e colla tauolozza alla mano , e la tela dauanti,cer-
cò far pioua deli'acquiito»che a cagliar le opre di ogni fcuoU j e de' buoni Mae-
ftri
LODOV. AGOST, ET A'tmi'B. CARRACCA s 8p
Ari auer fatto parcuagli ; cflcndo egli già riufcito , dopo le Deità a frefco nella
defcricta Sala Faui , in molti ritratti di padroni, e di amici ; nel proprio maffime,
nel quale fi figurò orologiere, e il quale acquiftato dal Cattalano , oggi ho poi
veduto finalmente gionto anch' ei con tanti altri nella flanza de' famofi Pittori,
che da fé fteffi ntrattifi , con tanta premura, e difpendio felicemente va raunan-
do il Screniflìmo Leopoldo Cardinal de'Medici , non folo di potere aiutar pre-
tefe gli altri duo' ne'qaadri occorrenti , che per riccambio , facendone egli , far/i
da efl) fcambieuolmer.te aiutare . Peruenutogli in queiio mentre a notizia che i
RR. PP. Certofìni folTero per dedicare nella loro Chiefa vn'AItare al gloriofo S.
Girolamo , volle concorrere in darne anch'egli vn diTegnOjCOl fratello Annibale,
e volle non meno la fortuna, e il merico ,ch; reietto quello dell'altro ,veniffe i!
fuo accettato come più copiofo , e più bello; e per auer anch' egli di fuovn'
opera in pubblico, accordandoli in ciò che piacque a 'Padri, e furono cin-
quanta feudi : ne folo non l'ebbea male , eh' anzi ne fu contento il Cubino, che
di più fu che lui pure efortòa farli auanti in quel lauoro,ch'egIial ficuronóau-
riaaccettaro; non perche nella Flagellazione, e Coronazion di Spine, chea.,
que' PP. con tanto applaufo dipinto auea , reftaco non folle pienamente foddif-
fatto, ma erafi troppo p re fo a fdegno che il Priore, facendoli cancellare vn_.
Ebreo, che poftofi vn deto alla bocca (come nella carta, che all'acquaforte
va fuori, fi vede J faceafchizzare vnofputo nella Diuina Paccia,gli aueua ciò fi-
gnificato con tal qual frafe , che parue rigorofa , e pungente , tadandolo in cer-
to modo di poca religione, e d'infoiente ardire. E quffta fu la cagione, chej
mài più di buon occhio vidde per l' auuenire il fuo prima tanto diletto Natale,
perche mortrandogline prima il difegno , e fcntendofi da lui auuertire, quellat»
to efl'er'indecentc, dubbitò poi fempte, che Io fcrupolo del buon Padre fofie fta-
to motiuo fuggerito a Sua Riuerenza dal fufEciente Compare . Diedcfi dunque
a farne difegni Agoflince vario, ed incorante nella elezione,e più poinell'efe-
cuzione del quadro, che voltato al muro cosi sbozzato i mefi,e gli anni dor-
miua, diede da fofpettare a' PP. che la lunghezza procedere affatto da icabiliri,
? che fode entrato in vn ballo, di douevfcir non fapcff- . Nel foilecitarloperò
il Padre Procuratore gli ne daua certi motti coperti , ma che troppo nonpiace-
uano al Pittore, ancorché compatire , e dillìmulafle .
Auucnne che vngiorno il Padre, òfolle che vinto dall'impazienza piùfop-
pottar non fapefle , ò d'aimantaggiarfi in tal guifa piccandolo fi figuralle , aueil'e
confidentemente a riuelargli , correr voce per tutto , che il quadro ò mai fariafi
auuto , ò cola poco buona faria riufciuto , effendo più fuo meliiere l'intagliare,
che il dipingere . Sì, sì ,con gran flemma rifpofe Agollino, egli è il vero. Padre,
che non è miaprofclTione il dipingere, ancorché lufingandomene, io mi ci vo-
leffi prouare in quello quadro alle voftrcfpalle; ond'io, che peraltro poi pto-
felTo eflcr galantuomo , ne ingannar' altri , voglio ben toflo refìituiruene la_f
caparra.e tenere per me quella ciabatteria ;ecacciacofi fuor di faccoccia quan-
ti danari v'auea«faCtofi imprecate iUclìduo alBonconti) alTaccone, e al Ba-
da-
3Po PA^TSTETIZA
Calocchio , che vi fitrouauan preferiti , (tct ogni sforzo per darla al Padre, che
ritirando/i , e fcufando/ì , non auer ciò detto a mal fine , e perche fo(Te il ve-
ro , mi per burlare con etTolui, accettar non volle il denaro, partendoli ftordito
econfufo. Diuulgatofiqneftofucceflb, non fi puon credere idifcorfi fé ne fa-
ccan per tutto : la imprudenza di che tafl'aci veniuano que' Superiori» in lafciarfi
vfcir dalle mani vn'opra,che da chi incamminata aueala veduta, diuulgauafi do-
uer riufcire la più perfetta , che dalla Scuola Carraccefca vfcita mai fofle . Ncj
gionfe fino al Conuento il rumore , né mancò chi fi prendelfe briga d' andarne
afgridarque'Religiofifolitarii ,chein taldiftidenta, e fofpetco firifeppe ef-
fer ftati anche polTi dal Cefi, fpauentato dal futuro paragone , e chi tentafle
fiaccar gli ftefìì dall' accordato , reftituendo loro la caparra per acquiftare il
quadro, dandone afl'ai più al Maefìro : Come dunque leggefi auueniffegiàa
Venezia a" Frari , per l'Adonta di Tiziano , che loro non piacendo per la gran
fìaturadegli Apoftoli, non volendo capire cosìconuenirfi all'altezza, e di-
fìanza , furon refi accorti ben prefto dall' Ambafciacor Cefareo , che a maggior
prezzo comprar la volle , cosi rauuiltifi anche quelli del graue danno auuenuto
loro , per la poca perizia in fimih affari , tentarono , ma inutilmente , di placa-
re l'irato Agoftino.ne mai a guadagnarlo giongeuano, feponendouifidi mez-
zo Monfig. Spinola Vicelcgato , non lo placaua e rimetteua . Vi volle però di
buono a quel Prelato, perche non vokuafulle prime ydirne il Pittore, chefcu-
fandofi,fe non riufcendo nell'opra, in vece di più dipingere s'era poftoa in-
fegnar di ballare , catcìatofi di focto vna chitarra . cTie fquifitamente toccaua,
al fuono d' vna gagliarda accompagnò vn leggiadi iliimo ballo , per telhmonio
di quanto per (uà fcufa adduceua, indi chiedendone la paga per la prima le-
zione conforme 1' vfo,eintalguifapa(rando(cla in barzelette col Superiore,
che finalmente fecondando il genio, e con deprezza pigliandolo, fé ritornarlo
al lauoro. Diconoche Annibale non la perdonando al fratello, ne rimanefle
atterrito, & amareggiato, enonpotelTcrattenerfidinon fcoprirfene; perche
nientreandauafifoliecitando la pittura, loconfigliaua a lafciar perl'auuenire
il colorire, troppo brigofo e longo, eaprofegmre tornaflé Tintaglio ,che fat-
to il difegno , fi potca dire terminato ;e(ler' anche il doucre, ch'eflendo in duoi,
r vno ad vna profeflìone , l'altro all' altra attendefle , & in tal guifa per iltradc-»
diuerie s'acquiltaffero nome : che fé altro fare auelk egli faputo, la cauolozza e
ì pennelli a Lodouicoaurebbelafciato, non facendo bella veduta tanti galli in
vn fol pollaio , e dar il modello a qualche Oftcria di far la infegna de' tré Pitto-
ri. Quando CIÒ fia il vero, era compatibile Ann.bale, perche non folo non te-
meua quefia pittura di Itar' a fronte delle fue di (opra nominate , ma fi ofieruò,
che quelle lafciado i Difcepcii , a ftudiare edefercicarfi in questa più volentieri
cominciarono pofcia ad incamminarfi.Telìimonio ne fia il Menichino, a cui fra
gh altri che la ricauarono , redo cosi nella mente imprefla , che diide nella /tef-
fa, quando fimil foggetto da luirapprelentato con tanta ammirazione fi vid-
demS. Oirolumo della Carità in Roma j che però fatta così comune la mira-
bile
LODOr. jÌGOST. ET J^n/S, CA^^ACCA j^r
bile difpofizione , ic affcttuofa efpreflìone delle decorofe figure , che con tan*
tadìueccdi e proprietà dentro vi operano, ma (Urne partecipala l'vna e ì'aicra
alMondo tutto con l'acquaforte, quella di Agoihtio, di Francefco Paria,ej
quella del Dominichiao,d'v;i Telia, mi affolue da vna difperata defcrizione,
al pari dell'opre ftefle compita . Dirò folo, per difefa di ciò fé gli oppone , che
giudiciofamente perisfuggirelain ulfa, &odiofa attitudine di quel braccio al-
longaco ,ecrauerfante ,ei rapprefcntafle il Sacro Minillto ( e perciò con la pia-
neta indoflo) molTofi al Sacrofaiuo Viatico inter miffamm SoUmnia , nelqual
cafo , potendo molto bene con ambe le mani già dai Duiino co icacto Santifi-
cate, ' però con la manca nncorafortenerla Sacr' Ofcia, s'inteferapprefentarlo
checoli'vlcime deta de'ladeilrafiafigià travolte , a.\ì' Ecce ^gnits Oe;, percoflb
il petto , iulta il Sacro r.to , & vfo ; arreftandofi anche in tal guifa per poco , e
fin tanto che quel gran Santo , prima d in fc riceuc're il Dator della Salute , por-
ga a S. D. Maeltà vmililfime preghiere di perdono , e reconciliazione , e profe-
rifca appunto quelle parole , che nella fua Tarentfì Teleturgica ferine Monfig.
Sperelli, prima di riceuere in quell'atto il Signore, ei dicelle : cur nunctantàmte
humilias }Vtpat!aris ad homitem defcenierc fublicanum , & peccatorcm , che fono
appunto qui.Ile,che finfe poi (tar ifcriuendo fra gli altri miltcriofi aggiunti vn ài
que' Padri Girolamini.
Non a atterrì tuttauia Lodouico, e pregato da que'PP. inuogliatifì di accom-
pagnare al Santo fudetto , lotto di cui militano , queir altro , il cui inftituto fie-
guono , eh' è quel Batti Ila , che prima di ogn' altro Cmum turbaa fUgiens , infe-
gnò il ritirarfi ne' deferti, a rapprefentarlo fall' Altare oppoiio predicante alle
riue del Giordano , donando alla emulazione della gloria ogni paffato difgufto,
più che di buona voglia accettò l'imprefa . A quei quadro dunque , che di tutte
le maniere è vn concertato mirto, oppofe quello d'vn fologulìo, ma del più
gran Pittore ch'abbialafcuola Veneta, fé non tutto il Mondo. Tutto fi traf-
formò in Paolo ; e doue il S. Girolamo fi vede finito con l' anima , s' ammira il
fuo S.Giouanni fatto per ifcherzo: tanti colori che baftino, e nulia più: non
tanti pelli, non tante repliche , non tanti ritorni j facile facile, lafciato , come
a ventura , cader dal pennello , (prezzato a luogo a luogo , permelTo all' impri-
niitura che feruataluolta per ombra. La grandezza, ed ifpidamaefìà della fi-
gura principale, e la molla delle altre non han pan, e contrariano molto bra-
uamenteconl'oppolto : chifiaperfuperare, & a chi voglian dar l'onore della
vittoria gì' intendenti fpettatori, fi come non lo fapreimai dire, cosi non fps-
xo di giammai da altri fcntirlo ; maffime quando, per dar il fuo luogo al S.Bruno
del Sig. Barbieri in vece di elfo poftoui, è tornato entro l'ombre di que'romi-
torii a farfi più defideiare, che vedere .
Quella pugna frequentemente direbbefi accaduta fraeflì, entratoui anche
per terzo Annibale , ma non è così ; che quando pur folTe , farebbe vn contrailo
pacifico, concorde, anzi concertato, con che fenza differenza e circofpezio-
nc opeuuano aiEeaie a l'vno l'altro foi'teneado & aiutando > onde tanto fimi';
moke
591 PATtTETBTtZA
molte voice riefcan fra loro le operazioni di quefloGerione pittorico , che Jalf
vna all' altra, differenza alcuna fcorgernon fi fappia. Nella foncuofa Cappel-
lettade'Sig. Ceffi ne'Patti di S.Barcolomeo , cut; il gran Prefepe dipinfe Ago/ci-
no nel quadro principale , e ne'Iaterali i'Adorazion de'Magi , e la Circoncifionc
cfprefle furono da Lodouiccfi prende vn tale equiuoco ; onde da tutti fian giu-
dicate di Annibale, che nulla vi fece > e per Tue date alle (lampe. In cafa Sam»
pierijoue fi troua raccolto il compendio di tutto il bello in maceria di Pittura,
ne fgangherati mufcoli di queVormidabili Ercoli , parte delle di cui forze fon di-
pinte a frefco ne' volti delle trèftanLe , ne' camini; e nelle tré Horie facreaolio»
che feruoiio perfouraportc, difficilmente 1' vno dall'altro fidiftingue. Nelle
descritte Sale Faui, chi mi sa pienamente , t con ficurezza, diciafcun di loro
la particolare operazione riconofcere ? Nella S. Orfola in S. Leonardo non in-
contriam noi l'ilteda difficoltà ? E fé non daua fuore di quefta il difegno fthiz-
latc in carta azzura d'acquerella , e lumeggiato di biacca , che ftpoko fra' di-
fegni del già Bernardino Locatelli , fu con altri comprato dal Pafinelli , & ouc-#
chiaramente fi vede e fichiarifce ,tutta lainuenzione, & cgni figura precifa
efiertrouato di Lodouico, non diiraua anche la fparfa voce del, parziale trop-
po di Annibale, Albani, che difleminòeffer* ella opra vgualmente di tutti e tré
anche nella difpofizione ? E l'inuenzione non meno di mi Ite di quelle figure,
che il colorito, cflcredi Annibale, e d'Agoftmo? Nonlatrouiamnoi nell'altra
S. Orfcla in Imola, pcfta nell Aitar maggiore di S, Domenico , che di bellezza
talmente contrafta con l'altra fudetta , che non fi sa , rè C\ faprà mai diffinircj
qual delle due all' altra preuaglia ; ellendo elleno vn mifto òì rifoluzione, e faci-
luà Veneziana, di grazia, e fincerità Lombarda, digiuftezza, & erudizione»
Romana ? Si sa poi quanto l'aifettaflero auv h'eflì quefta confufione ralora.quan»
to godclkro di quefta dubbiera , patuendo di a bello ftudio confonderne la co-
gnizione , per mantenimento della loro vnione , che dalla diucrfa e diuifa affe-
zione della fcuola fi voleua , a difpetto della loro virtuofa folo concorde emu-
lazione , fegregata e partita . Quindi auuenne , che tentati talora , & interro-
gati qual foffc l'oprato da Annibale , quale da Agoftino , e doue le mani pofto
aucfit Lodouico, altro cacciar loro d; bocca non fi potefte, fé non : ellaède
Carracci : l abbiam fatta tutti noi . Tanto appunto tentò auuenifle Lodouico nella
Sala dei compitiilimo Palagio de'Sig. Marchi, fi Magnani , che allogata loro dal
Sig. Vincenzo , per farui vn gran frigio a frefco , cosi 1' vno entrar nel princi-
piato dall'altro, e 1 altro trapallariene nel già dimezzato da quello, ne gli ag-
giunti dc'puttini , de'fatiri , e de'tcrmini fi dilettatono , con quefto vnico nguar-
doche ilpregiodcirecceilenza,re(tandoa tutti inconfufo, non fidiuidcfleje
la lode andane p'ù a cadere sii tutte le operazioni in corpo, che ariconofcerne
diluntamcnr' l'autore.
Del gran fond, tore di Roma tolfero quiui a rapprcfentarci le gloriofe gcfìai
con h lict augurio , e non fenza ragione , come che quiui all'alta fua origine
non aueiie a fdegnarfi di cedere yn gicrno anch' élla co' gli Ucfiì pretelì aumen-
ti '
LODOV. ACOST. ET AnW% CAZUACCL 1 7 5
ti pittorici della Galena Farnefiana. Nel primo pezzo dunque fi vede della_»
Vertale Rea la inceftuofa Prole Gemella dolcemence alla nua del Tcbro fugger
le mammelle alla pietofa Lupa, che voltafì di fianco a lambir que'teneri Bam-
bolettijparche ftupifca,egoda,nel vederfi deflinacadal Cielo fiera nudnce
d'vna prole di Marte ; in quefto ,che ben fi fcorge di Annibale , la faciliti del di»
fcgno g3reg;^ia con la felicita del colorito : Duo'iumi, e duo'fcurij vn pò d'Ori-
zonte alto , & vn'arborone ben vifto à\ fotto in su , e fedamente frappato « mo-
ftrano vn fico immenfo: 11 color di quell'acqua, che non contraltaro da verde
vago, ne da sfacciato azzuro che la batta , preualendo a quell'aere nubilofo, fi
mirabilmente il fuo effetto, e fu! colore mortificato di ella le carni tenere de'
pargoletti han fangue , fon viue.
A quel che iìegue , ed è il fecondo , che vien meritamente ad efler nel mez-
20, e nel principai luogo, ceda pur Lodouico, ceda Annibale. Vna giuftezza
p.iì fina, vn contorno il p.ù correccomque'nudi che viefpre{Te,non ebbe mai
l'iftello Kafaeile, ^\ come non mai attitudini più efpreflìue, e più proprie di quel-
le di colui j che qui l'altro percuote , di quel che piegandofi , fchiua il colpo
mortale, ed'og-i'altro : mutale pure, girale, volgele in qiiant' altre faprai,
mai troueraffi ( come anco di quelle del fudetto Rafaelle auuiene ) la più natu-
rale, la più vera, lapuì efpriraente delle quiui elette ; onde tutti che in quefta
Salaadudiarportanfi ^ maffime per la llefla comodità del cartello mouibile,
cheatal'eftetto vihàficcofareilSig. Marchefe viuente) maiquefta tralafcia-
no, e per la prima fifcielgono. Qu ui non meno che in età, in valore crefcmto
Remo, percuotendogli, ed vccidendogii, a' Ladroni ritoglie i furati armenti»
cfprefJì qui , e caricati con tanta ghiottezza, e bizzarria , eh' è vn diletto .
Nel terzo, ch'anche di Annibale in gran parte raffembra , è inefplicabileli
brauura dell'atto coraggiofo, e (prezzante , conche lorteffoRemo condotto
legato dauanti al Rè Amulio, mortra non conofcer timore; e lo llupore, che
di tanto ardire, ne'foldati che l'han prefo fi riconofce : fpiravn non so che d'
anima grande il gran pallore così ben velliito, e tutto agilità; e leggefi nel vol-
to deli' irato Rè, che fidde full' vfurpaco trono, la perfidia , e la tirannia.
Ma dura poco il Tiranno nel foglio : eccolo ben torto nel quarto , tratto da
quello a viua forza. Con tanta viuezza, della vilipe fa Regia Maertà vien qui
efpreffa l' infolenza e lo rtrapazzo , che cede il bramato anche ca rtigo del reo
all'orrore dell' eiecuzione. Glianuellì aggionti, e del vecchio Configlierc-»,
che rouefciato co' piedi all'aria, vede la toga foggetra all'armi, e della Re-
gia guardia, che dall' angolo opportoinunlmerite tenta di itringer l'armi, furon
di vna dotta compofizione le più fine rifleliioni. Qui fon le molle rtrepitofe, ma
non isforzate, gli aftetti,e dell ira,e del timore ben efpreffi, ma fenza affettazio-
ne. Fingendo ftar le guardie fudette in vn immaginato piano più b3(fo,quella fo-
la metà di cfle che fifcuopre, equerta anche m parte afcofa , e fuori del qua-
dro, con mezz'arte, ed armi , che accennano ftar colà dopo non veduta mag-
gior turba j venne non iolo a dar più grandezza al Real tioiiOj neil' oppofto an-
Ddd golo
gMocanc'a!c9> mi ad allargar il piano,guadagnar (icotcd in confeguenza a md^
d:rdr quella folla e quel cumulco > che cagiona più totlo confufìon nelle Itnriet
che lafciami chiarezza, e già eh: : multisiu denfafigmis rariorefi TabtUaexccl-
!ens. Delle folice giudiciofe accortezze furono queik di Lodouico, dt cui mi-
rabile non meno èia rjfoluzione, per non dire il dispregio a tempo, e luogo;
perche fon purbozaeenonpiù, i mezzi foldaci fudetcì di iierofchiecco,bructi
zeffi, e parti deli' impazienz3>e del difpertOje ad ogni modo da balfoiC in diltaa-
za fanno va notabile effetto , né altro di più vi Ci brama. Hora che già di tutti e
tré qui fi è detto , del valor' anche di ciafcun di eilì a baldanza dourcbbefi effec'
accennato, rendendoii impolTibile il poterne a fuflicienza difcorrere > onde deg-
giano eflcr' elleno vedute , non lette quefte marauiglio .
Mirifi dunque in quinto luogo l' AÌìlo , eretto in mezzo a' monti, e bofchi del
Campidoglio, pcrficurezza de' confugieiitiui dalle proilìme Città , per popo-
larne poi qu;lla, che dono bambino giacque efpofto, vi meditando Romolo.
Agofìino , che fupcrato aucua Annibale nella giufte2za> e terribilità de* percoflì»
ed vccifì ladroni , tenta qui palfarlo nella rifoluzione, e faciliti . Ella vi è , ma
ftn diata, non naturale ; vi è la facilità, fi conceda , ma non vi è quel buon gufto:
in quello della Lupa ride lo fch^rzo , in quello dell' Afilo gode la intelligenza : li
fellcggia il diletto , qui Ci pafce l'vtihtà ; là luflureggia la bella macchia , e qui il
gran difegno rapifce . O forte che, come nel fuo Annibale , così in quefto di di-
moftrarfi Agoftinonon altro che paefifta fi pri;gia(Te; ò perche ,per dar gran-
dezza maggiore al fito,guadagnarfi campo anch' eivolefle , duo'Profugi foli vi
figurò ,e quelli anche intcfi in vn piano più balfo del quadro, mentre dal petto
in su veder folo ce li fece, ma contale artificio, che dal folo moto del bufio»
chiaro fi cóprenda la velocità del piede, incamminatofi frettolofo a quel comu-
ne refugio . Vna fola piccioliflìma macchietta > per la fìclla ftrada del ben' inte-
fo Tempietto muouentefi anch' efla , con vn fanciullo che feco trae , oppofèa a
quefti , che grandi del naturale fono , ci allongano vna lontananza cale , che fen-
te aggrauarfene l'occhio in mifurarne l'immenfità .
Qualche difturbofolamentc in quello padaggio ne arreca la Città» che non
anco edificata > come potea con fimil ripiego popularfi ? onde in Plutarcoj
Tito Liuio, Lucio Floro, tale ingegnofa adunanza di gente fuggiafca non prece-
da, come qui auuiene, alla fondazione di eOa, il cui circuirò nel (edo quadro
difegnandoci con l'aratro Romolo, che armato ferue di bifolco, addita con la
mano all'Agricolrore , oue intenda di formar le porte, perche alzando ini il vo-
mere, vi ponga felci il compagno.
Seguita il fettimo di Annibale, oue fchiettiifimo , e nettamente altrettanto
kgg-'fi il fuo vero e proprio carattere , la fua germana ed vnica man. era, quan-
to tal: riconofcefi quella di Agofiino ne' memorati Ladri puniti. Oh, eh' ec-
cellenza di fare, ma oh, che diucrfità di Olle ! in Annibale tutto tenero, ed amo-
rofo; in Agofìino tutto fiero, e rifentito : ma come nò? e quando pina tempo
giammai > le <^uì s' intioduilero k Rapite Sabine a pugnar co' fingulci > colà i la-
droni
LODOV, JGOST. ET A^WB. CAIACCI. 5 9 5
droni ad atterrarfi co* colpi? E di qui riconofcafì fé Agoftino , ancorché Inta-
gliatore , in quel poco che dipiiifc , al pari de! fratello itar pofla . quando anche
in vn più giudiciofo, e corretto non lo fuperi. Il non confeflar poi, che la ghioc-
tezza di queik rapite Sabine più non rapifcano anch'effe il primo gullo de' ri-
guardanti > farebbe annegarla luce nello Iteflb Sole. Sono oprate in vn modo
troppo lieto e gioiofo .anche in mezzo alle lagrime . onde non porrebbe il Co;
reggio paflar quello fcgno, fi come la fcuola Veneziana rapprefentarci in lon-
tananza vn più maeftoìo dilprezzo di que' Padri Cofcritti, che lacerali affiftono
all' imperiofo Romolo » che alzatoli i comanda col cenno > e in quelle rubaci*
donzeilette , che in dilfanza macchiate via via , e in duo' fcgni formate > niente
fono, e nulla manca loro.
Non c'ingolfiamdinuouo,etocchiamcon breuiticiò chedegnamentej»
di tutti quegli effiggiati fucceflì riferire è impolsibile . Ecco ncll' ottauo il tan-
to erudito, e maeftofo di Lodouico.che del Callian la grandezza, e nobiltà qui
fi riuederciin quel Romolo, che delle fpogiie opime del foggiogato Rè Acro-
ne onullo, incontrato, & applaudito da' Senatori, s dedicarle a Gioue Feretrio
incamminafi ouantc .
Nel nono, che di diametro a! tremendo di Agoftino viene adopporn.no
fpauenta ed acterifce la crudel pugna co'vindici Sabini ; ma pia delie donne gii
rapite li temerario, e perighofo ripiego, quando fciolte le chiome, nudato il
feno , co' fighuolini nudi in collo , tentano placar quelle fpade j che mentre co*
nemici anche d adoprano , del proprio fangue fi tingono.
Vn mifcuglio di fimil terrore infieme , e di compaffionc , d'ira , e di pieti
fcorgefi nel decimo ; e per Tazio da' Laurenti raiferamente vccifo, e per Ro-
molo che facrificando.vien ritenuto in vita.
Neil ■ vndecimo , folito effetto fuccefsiuo talora alle guerre , la Pefte fpopo-
lato li paefe, poco ci lafcia a rimirar di quelle miferie, che ci toglie anche il va-
no di quella fineflra , che in quel fito appunto ci cade.
Nel duodecimo, colla bulla pendente al collo a guifa di fanciullo, e veftito di
porpora per ifcherno il vecchio Capitano de'Veienti,è condotto in Campi-
doglio .
Nel decimoterzo, mirahfi dell' infuperbitofi Romolo i farti e le pompe ne'
dodici Littori, che precederlo, e ne' trecento Celeri, che douerlo feguiri^
comanda.
E nei decimoqnarto finalmente, la Deificazione neli' apparire a Proclo , dop-
po elTerfi^toIto di vifta rutti.
Hora chi non ci direbbe arriuati ben prefto al fine ? e pure alla meti del lauo-
rìo a pena fiam peruenuti . Tanti , e tali fono gli aggiunti , gli abbellimenti , gli
ornati , che le riferite ftorie predo di efsi vn nulla fembrino . Troppo flrepico-
fa , e corrente ella era di quelli feraci ingegni la piena , che né torcere , né rat-
tener fi potea , che non eforbitaffe , e come vn prodigiofo Nilo di fecondi infe-
guamenti e precetti tutto il paefe pittorico non mondaffc. Ne'fciclti parti
Ddd 3 di
39^ PATlTETBnZA
di tanti faticiulli c'han popolato quel fregio» ftancafi con le pia prodigiofo
afsillenze Lucina : Nelle fuccofe pompe di Primauera, e d'Autunno che l'arric-
chifcono t cemeiio impouerir/ì Vertuano , Bacco» e Pomona : A' tanti carica-
ti zeffi che ne' piani delie cornici cifpauentano condilettoje fgangherateiC
bizzarre fjroie inuidiano, per ifpauentarci di notte,Proceo>e Morfeo; e ne' mu-
fculofi nudi che sùpofandoui» del bel fuficcaco a regger il pefo fubentrano,
par che tema profsima Gioue de 'Giganti vna rinouata congiura. Per ogni
parte di ciafcun quadro fiede s'vn piedeftallo , a cui fa bafe l'architraue > che su
quei diritto rifalta in vna menfola , ài atletica forma vn gran termine di bianco
marmo finto } che foftenendo col capo le gran traui del palco» viene lateral-
mente afsiiìito da viui fanciulli di varie proporzioni» effigi, e fattezze , fofte-
nenti felloni dì f utta colorite , che full' architraue cadendo , rompono l'odiofi-
tà di quelle rette linee, e tolgono in mezzo vna cartella, che fotto il quadr?)
neir architraue medefimo fcolpita»reftringe in poche , maientenziofe parole
tutta la moraliti, che dalla ftoria ftclTa cauar fi polla » e che qui regifirata ftgui-
tamente leggere non fia difcaro : Sotto il primo pezzo dunque della Lupa lat-
tante ftàfcritto: Caft nonnecati alimur : fotto il fecondo, oue Romolo vccidc i
Ladroni : Strenui diaitibus pneualemus : fotto il terzo, oue coraggiofo G mofira
l'inuitto prigioniere : Fi>.cirns fcd inHiHus: fotto al quarto ,oue Amuiio della
fua tirannia paga la pena: Solium Tyrmno perniciojum: fotto al quinto , oue
r Afilo i dehnqaenù ricalzi -.Sacrar iiir/i prabeat fccuricatem: fotto alfcflo,oue
il villano aratro fegna le cittadine mura; InFrberobtir & labor: fotto al fet-
timo , oue ciafcun de' Quiriti quella che più gli aggrada, s'elegge per ifpofa_,:
Stbi quifque juam rapiat : fotto l'cttauo , che ci fa veder Romolo trionfante dello
fconfitto Acronc : Feragloria ex vigoria : fotto il nono, gridano a' Sabini armati
le già rapite donne : DiJJìdta ccgnatorum pejjima : fotto il decimo , ciò che fi vede
prìiticato col pio Romolo j che: Cruenti parchnt probo: fotto l'viidecimo» oue
gì ' irati Numi caligano colla peRe , grida in mnca voce il motto : NumimiVL»
ira expianda : fotto il duodecimo , quello che di me l'età fa temermi : Sencx itn-
piudens iocularis : (otto il dccimot^rzo: Ex euentibus fecuudis fuperbia» e final-
mente fotto il decimoquarto :P)'K(feBfu & fortttudocolatur.
Era coUuvne non men ridicolo che fuperfliziofo, ne'Sacnficji Lupercali fcan*
nar capre, e con vn coltello intinto in quel fangue tingerla fronte a dmerfi Gio-
uani» da altri poi forbiti con pezze di lana bagnate ne! latte , dopo di che dan-
dofi poi a ridere , e percotendo chiunque fi foife loro parato auanti con llnfcie
di pelli dall' irtelTe beflie cauate , batteuano madìme in tal guifa , e nudi con le
fole mutande, le donne giouani» che fi credeuano cosìpercofle hdi feconde,
oiierendo m facrificio vn cane ; ed ecco ciò che fu efpreflo nel camino,col mot-
to : l^t tucunda fìc facunda.
Terminata la gran d'opra , e diuolgatafene la voce per la Città , concorfero
tutti a ved. ria , ed jnfieme a celebrarla con eccelfo dt lodi : dicono che l'iltcffo
Cefi auefie a dire t eiler quello il vero modo « che per l'auuenue anche da lui fa«
na
LODOV. AGOST, ET Afm/'B. CAUTI ACCI, s P.7
ria fegiiico ; ed il Fontana a dolcrfi , non auer quaich* anni di meno > che volen-
tieri fariafi porto anch'cgli a mollrar Ciò che in quello IHIe gli fofle dato l'ani-
mo di fare, biafimando la maniera troppo minuta, ebbe Tempre a dire,di Nico-
lino >i fregi del quale in cafa Leoni, e Torfanini tanto lodati, chiamauama-
nierofi > e feccarelli . C he lolo l'ollinato Caluarte , perfiftendo pure in quella»,
fua tcftarda opinione : il valerfi così francamente del naturale , eflere vna vijd,
e debolezza di fpirito : clTer folo ciò nufcito al Tiba'di , come fna propria do-
te, ardifce proferire, che quefta era vna fatica più di fchiena, che di tefta,
più da fcuola , che da fa!a 5 che tuttauia bifognò fi rendclfe in fine, e portarfi la-
(ciiik dalle comuni voci,per non far/ì tener fingolarccon taccia ò d'vn'cfpref-
, fa Ignoranza , ò d'vna infopportabilc maligniti, vedendo mafsime così crefcer-
ne la Fama , e volare a' più remoti pacfi , che non paffaua per Bologna Forertie-
re , non Dilettante, che della Sala Magnani non cercaffe d'impetrar per grazia»,
la vifita fin da que'tempi ancora, e nel primo tomo delle Lettere dei Rinaldi io
quwQa guifa adombrataci :
«4/ Sig. Lodouico THagnani .
Tl{àle cofe più {tngolari della nojìra Città , ammirabile per molte circoflan^e è il
TalaT^o di Vofira Signoria , e principalmente per le Titture de' tré famo/ìJ]ìmi
Carracci. f^nforelliero profefior di quejì arte deftderà col mio me^^o veder l'opre di
così eccellenti niae^ri ; ma io jono mdifpolìo ; fi che non potendo per/analmente intro-
durlo,mi fò lecito con lettere affettitofimente raccomandarlo: egli è dipajìaggio sii Ce
pojle , e non ha fuor che tré bore di tempo da trattener/i in Bologna ; ma s'egli entra nel
teatro delle merauiglie,non so fé così tojìo yfcirà dall ' incantato luogo ; eh 10 chiamo in-
canto quelle cofe , che fanno , à chi le mira , perderla memoria di lor mede fimi. Ma,
mentre io mi allongo , ragionando con lei , ritardo ali ' amico il piacere della def derata
vifta ; & (t Prosit a Signoria l'efercitio della /olita benignità. Di Cafa il dì p. Nouem-
bre 16 15.
Sentendo in tanto Annibale nc'comuni encomii di quelle fiorie galeggiar per
lo più fopra l'altre quella , che fopra dicemmo di Agoliino , per vna certa giu-
fìezza , difcrezione , e pulizia , che più d'ogn" altra contener (ì dicea , punto da
nuoua gelofia , che reftarfi addietro al fratello ei doueffe , mutando affatto rC"
girtro , di comparire ne' fuoi compolii per l'auuenire più diligente , epiùliu-
dtofo difpofe, non affettando più canto quella rifoluzione, e faciliti, eh* era. ^
(lato fino a quell'hora il fuo genio, e '1 fuo intento . Si viddero perciò dopo qua-
dri finiti con l'anima, non mai in quelli contentandofi, e (oddisfacendofi;da
molti perciò , più che que'fatti fulla prima maniera , graditi e ricercati : e per-
che de'pnuati troppo faria lungo il racconto , tré folo de'più manifefti , e pub-
blici fi ridurranno a memoria, com'anche più facili a vederfi ; ancorché il na-
tiuo lor luogo , non so fé con maggior difgrazia , ò più vantaggio , abbian mn»
tato. Sarà il primola tauola grande d'Altare mandata a Reggio, e fatta peti
Nocan di quelU Città , oue in mezzo è la B.V. da'laci SXuca , e S.Cacerina, del-
$9^
PARTE T E Ti 2 A
H quale foleua egli poi dolerfi auer feruito bene i Reggiani , ma efser flaco crat"
tacodaedìniolco male ; msritarrelo però , auendoii ei rtefso, quando pal'sa-
uafencjn quella Circa, e fcrmauaiìui perfar quacrrini , da poter poi trasKrirfi
a Parma ad iftudiarfuile cole del Coreggio, atiuezzati a pagar troppo poco
ciòvipingea. Il fecondo fu la Refurrezioue fatta a'AlercaiitiLucIiini alora_»
tanto ricchi , oggi all'vfo dj ogni altro che sùgliefsotbitanti vantaggi dcllt*»
fece, egli agi delle monete reiorizza» fpiantatianch'cfsie finiti» perla Cap-
pella priuata dello: famoibPaIag!0,oggipolledu:a da 'Signori Achille, e Chri-
itotbro Angelelli; e della quale, ancorché peggio (tato trattato folle, non po-
teua tuitauia dolerfi, cosi portando la congiuntura di qne tempi , mentre da'
libri mercantili altro non apparifce auernc egli cacciato, eh; vna toma di
grano,cvna cafce'lara dVua. Queiìo è vno de" piti bei quadri chegli vkide
mai dalle ma:-J , e ch'egli anche così d' efier prei'nmcire , quando è l' vnico , in
CUI appo!'e anch' egli ii (uo nome m quella guiia ; Anmbd Carratius pingcbat
I59v Q"ì rcoftandolì molto da! Coreggio, s'accoftò più alla Scuoia Venezia-
na, e fece vnmifto principalmente di Tiziano, e di Paolo ; perche del primo,
chi non direbbe eller tb:ma!men:e que duo' foldaci grandi qui dauanti in prima
veduta, quello che in ilcortofug^^e con cette gambe , che caricate , punto pe-
rò non eccedono, e i's'cro, che dàii" oppolla parte consìbelmonuo anch cita
loiìeilo .enelquile fi vedeauereauuto inintenziOi^, (e ben tanto diuerfo , il
frate che fugge, nel S. Pietro Martire in S. Zan;poIo ? e del fecondo , chi ed'er
non giurerebbe quel foldatino armato, che Itcfo dorme così pelante , efoaue-
mente foura !2 lapide itelfa del fcpolcro, aiutato matiìmc di quella tanta grazia,
che tolta da! Parmigiano, fu aggionca al naturale che vidde ? Echi pailarpoi
curt.' queiti non direbbe quell'armato , che di la dal monumento , in vn fecondo
fuppoito piano che viene ad accrefcer fito , con tanto vera , ed efpreifiua pro-
prietà, moùra a quelgrauefatrapo i duo' figlili, co' quali allJcuroiE li fouraini-
pofìo marmo , ancor non tocchi , trauerfandogli , per pararlo indietro, e difco-
ilario col braccio che ciò molfra , tutto ombrato, la tefia chiara ,ediilumi-
nata ? e d; qual maniera 3 fuori che della trafcendente fua propria , direm' noi
quegli Angeli così gentili , e fpintofi , e che rotti , e mortificati da sì giudicioff,
e foam sbartim.enti , tanto più fanno apparire il sì aggiulfato,e tenero corpo del
Saluacore .netto da limili ombre, limpido, e chiaro, come che cosiricchiedcc
£ doueile al pnnt ipale foggctto Diumo , e Trionfante , mfta il precetto :
Trsma figurarum , fcu Trinceps Dramatis vitro
Tro'ìliiit medu ih T.ibui.ij'.ib lnminc primo
Tiilcbnor ante alias à^c.
le pofature poi COSI ben intefe, i pi.ani che sì ben camminano, fa finezza di
Cutce k"parci,raimoni3ditutte le tente,il giudxio, ;1 fap'.rc, la diicrezione
qui fourabbonda , qui galeggta , e trionfa . Fu il terzo la non mai a baltaoza,
ar.corch. tar.-o da tutti celi brata Eì-mofina di S. Rocco, di cui io tengo che
Annibale mai lapiu i^'u^'iciola , erudita, copiCia» ebendifpoùa compofizio-
nc
WDOl^. AGOST. ET A^Nl'B. CAIACCI, s 90
fiCOpralTe. La fplendidezza del Canonico Brami non fi atterrì di 6r fare così
grand'opra,commectendoiie la compagna a Camillo Procaccini, acciò per la
loro a lui bsii nota emulazione, vcn. ite egh molto meglio a relurfcru ito, co-
me a tal fine, leggelì, nel Cortile della Nonziaca di Firenze e ilcrfì feruiro nello
fteffo tempo Fra Manai.o del Francia Bigio, e d'Andrea del Sarco. Voleuaegli
arricchire di sì eggregii tef )ri Ja fua diletta Canonicale,m3 perche ncgofiegli v:ia
ben lecica, e meritata l'oddistazionc, che (otto iquadrom il nome di lui donata-
rio, e benefattore apparifce , hczwc egli cortcfe dono alla Confraternita di S.
Rocco. Miire lendopoi l'eccellenza d q'^tirogran quadro vn potente, e per-
petuo contrailo a l'iiarnuabile Galena t.tenfejond^col comun parere, il no*
ftrò Flaminio Pletore di quella Cor:e giongiffe a replicare più volte al Duca
Francefco , che fino ch\gii non lo leuaua di quel luogo , e fra gli altri fuoi così
ecceifi nonio poieua, mutilata fempre ella l'aria certa, ^\ riOolfe S. Altezza.,
comprarla da'Confracelli per otto cento doble , nello Hello tempo che Gazino
ne negoziaua l'cfito per feicento con quegli huomini , per Monsù Focheti
Ecco CIÒ che ne fcr.ua in poche , ma fuccofe parole lo Scanelli ne! fuo gfudicio-
fo Microcofmo , re iringen do in pochi detti v la grai four^niti , e me aOoIaen-
do da impoflìbile imprefa : Vece anione degna di lode , e di memori.i tlg'.jriofo S,[{oc»
co nel difpenfare le proprie fkc >ltà j' p9uers , e quiui appare , come al viuo rapprejenta-
to dal raro permeilo di così egregio artefice , ;/ quale m vn tal cafo altrettanto prodigo
della "Pirt:: comparte amendici della Trrfeljlone contintta'ncntc in abbondanti ipa) ra-
ri , e qualificati effetti di bella Vittura , ed biiìoria tale è vna di quelle grar.di , t^raor-
dinarie operattom , le quali per contenere ogr.i forte di più rari oggetti , dimoftrano cerne
vn aggregato del tutto , che la maggior eccellenza dell arte può manifi^ìare adirnita-
tione della ben difpofla natura . Quiui l inuentione è rara , la dij'pofitione molto fnfi-
ciente ,l'attrtudinifìngolari y ed i concetti , epenfiert difemtnati in ordine alla più pro-
pria efprejftone y fono così inf oliti ,efpiritofi, che oltre il rapprefentare adequatamcnte
ogni minima parte , danno mctiuo di guHofa ir.arauiglia al riguardante , pofciacbe oltre
il Sa.to tutto fpiritofià riìoUi , e d^jh enti pitocchi ciafcheàuno in vn tal c.ifof:palefx
del tatto intento coli' arte propria per ottenere la de fiata clemoflna ; alcuni procurano con
la for^ auan-j^vifì , altri col dimo[irarft in varie guife più bifognoft , e coriipafjior.euoli,
& m ordine a ciònon mancano gejìi più efficaci , e maggiormente fpiritofiy né deformità
horrende yc vefliticaprictofi ,e fìrauaganti , e quelli y che per fé foli non fono bafieuoU
•pmti con altri smgegnanit à tutto potere di rapprefentarft infito , e forma mentcucle. In
fortima il tutto è così bello , CT'Ogni particolare di tanta eccellenza y che ricoperto con
maniera della più facile, e vera operationefà con$(cere vn concerto d hifìoria fen^a dif-
ficoltà delle più naturali , e belle , che pofia in alcuu tempo la for^a de pennelli rappre-
fentare a butni intelligenti ; e di qnefla particolar hìjìoria fi compiacque sì fattamente il
famofo Guido B^eni che doppohaMerla co fatti , e parole più volte encomiata incitato dal
proprio gufìonon mancò d eternarla à tutto potere col me^p della fìampa d acqua fnie»
dimofirandofonvìiA tal' infohu aitione , efferft (ompiacMo in tjlremodtquejìoraro
dipinto *
Non
400 PA^TETETiZA
Non ripofa in ranco Lodouico > e dopo auer fufl'eguentemeiite finità la bella
Cena a frefco nel esmino della forcfteria de'RR. Monachi Oliuetani a S. Mi-
chele in Bofco (principiata duoianni prima,e auanti della fiidetta gran Saia Ma-
gnani; rapprcfentata di più nel voltola vifioneauuca da S.Pietro del linceo pie-
no di animali immondi >efeguica l'vna e l'altra con canto brio, e felicità, che
punto jn ninna parte ceda alla fudetca Elemofina ; onde comunemente per ope-
razione di Annibale imitante il gran Veronefe , da chi non ha perfetiQima pra-
tica, oda chi i libri regolatiiiìmi di que' compici Monaci non ha veduto ella
fi reputi , e fi dica^ muta penfiero , della nouelli fpiritb rampogna fé fìeilo, ed è
intefo dire: E come, e fine a quando di copifti fopportarem in noi fencirci dar la
loda «" aurem dunque da comparir Tempre nella fcena piccorica a rapprefcntare,
più che la noflra, l'altriii parte ? fi è finito il Mondo per noijchs non moftriamo
ardire in petto , penfieroni in capo , fé da'paflaci Maefiri non andiamo a men-
dicarli in prefiico ? fé hor di queito hor di quell'altro la maniera non imitiamo?
e meditando più cofe e più rifoluendone, da modi oprati fino a quell' hora riti-
rafi. Al contrario della detta nuoua elezione di Annibale , ripiglia quanto lafciò
quelli .-tenta vn facilone, vn rifoluto anch' egli, ma più grande , più nfaltato,
più fpaucntofo : ed eccolo efeguito ben preflo nel S. Giacinto nella Cappella
de'SignoriTuriniin S. Domenico, pre{o a fare per cinquanta feudi di paolii
prezzo allora grande . Chi non vede queflo quadro ,nonsàqual fia la macchi-
na d'vn ccruellone , che fi cacciò in celia di far'apparire , eh' ogni altro più gran
Pletore preflo di lui rellalk vn pigmeo ; che vn Giulio Romano , vn Tibaldi , vn
Frace di S. Marco appo di lui riftrecci fembrino e diminuci: che quello colorire
fia così fuor deli" vfo, ma così marauigliofo, che non fi fappia a qiial pareggiar-
lo , e s'abbia fondacamente a mormorare , e foftenerc , che olcre il cingere Ve-
neto , altro anche iì croni non men plaufibile , e mirabile . Racconta il Cignani
auer più voice incefo dire all'Albani fuo Precetcore, che andando egli vn gior-
no con Guido a riuerire il coni'inMaeflro, dopo i folici complimenci, fcufan-
dofi,non auer per allora alerò da mofirar loro di finito, facelfe porrcallume
quefla gran tela, che flaua volta al muro; e che in mirarla d'improuifo reftaro-
nocosiforprefi.e flordici, che per buona pezza mirando il gran quadro, poi
guardandofi l'vn l'alerò , non pocerono mai arcicolar voce , quando in fine dilTe
Guido, che il vedere di fimili facture, era vn far difperare ogni galancuomo,
buccar ipinneili, epenfaread altro efercizio ; allor anche più, che lodando
tanco anibiduo'lemanidtlSanco, viddero non così foddisfarfene il Maeitro,
che a quelle di Guido gli occhi volgendo, ad efempio di quelle ben prcfìo ritoc-
cando le dipinte, euidenceniente non le migliorane : lon'hò poffedutoil dife-
gnoincarcarolTa lumeggiaco di biacca, precifo, ecompiciilìmo in mezzo fo-
glio,&111 vn quarco l'ho veduta incagliata foccilmeuce al folico a bollino dal.
Sadeler,ma fenza qnel coro d'Angeli che l'anima di si fpiritofa operazione.e
fenza queir altro in terra che tien la lapida con quelle parole , che non volle all'
antitafurc yfcir diboccaalla Vergiue , come contaata feccaggine vlaronque'
primi. A§o-
tODOr. ACOST. ET A^mi'B. CAIACCI. 401
Àgortiiio ancor' egli ritornato di propofito all'Intaglio» che nel tempo ài
quella Sala a lui feruì di paflatempo e foliieuo, tagliando la fera, ùz l'aicrc cofe,
i( ritratto di Cefare Rinaldi, e noue de' gii detti rami , che difegnati dal Caflelii,
entrarono nel Poema del raffi ftampato inquarto del 1590. (econdò, e pro-
feguì quell ' incamminamento , ch'a lui rmfciua di maggior'vtile, e di fama non
minore . Diede allora in luce il mentouato alcroue terribile S. Girolamo, mez-
za figura del Vanni j e dell' ilkllovn S. Francefco ifuenatoall' armonia della_j
lira celefle toccata da vngraziofo ,ebcn veftito Angelo; la doue quell' Autore,
che prima all' acqua forte da fé tagliollo , nudo auealo figurato , e di baffi con-
torni, fonando mancino : il gii notato ritrattino in ouatodi Enrico Quarto Rè
di Francia : In vn mezzo foglio per diritco , in belliflìmo paefe , e fotte sì ben*
intefo arborone, la Beata Vergine lattante il Bambino Giesù , fua nuoua , e pe-
regrina inuenzione ; fi come tal' anche la tanto graziofa,e così ben difegnata_i
Venere fulla conchiglia da duoi delfini guidata > con vn' Amorino in grembo , e
duo' laterali . Ma famofa oltremodo fu poi Ja gran carta dell' Anchife di Fede-
rico Baroccio , nella quale fi foddisfece totalmente operandoui > non come nel-
le più per diuertimento , e per feruir* ad altri , ma per iftudio , e per compiace-
re a fc llefTo, in prouarfi pure quanco far fi potcfle col bollino • Venne però que-
llo fuogulto amraareggiato in gran parte dalla mala corrifpondenza di quell'
Autore , al quale con vmamffima lettera , che lo pregaua a gradire in quella fa-
tica la fiimach'cifacea del fuo merito, e dellafua virciì, e fcufare fé colla de-
bolezza del taglio aue fs egli pregiudicato al valore delia pittura, mandando*
gline due copie , ebbe così rife'itita , ed indifcreta rifpolla , che giuraua il po-
wer'huomo non auer mai a fuo' giorni incontrata fimil mortificazione. Che ciò
accader poteffe per gelofia di Federico, conofcendo chiaramente che piùia-
tefa , & aggiullata fana per dirfi la carta ilampata , dell' originale dipinto , co-
me vna è delle voci che corre, non credo; quando per fimil rifpetto non fi al-
terò gli il Tentoretto delia Crocefirtìonc , e d'alcre fue opere con più diligenza,
per non dir meglioramento , dallo ftefl'o tagliate; né di Marcantonio, Alberto
Duro , che anzi cangiò l'odio in amore , cedendo lo Ih (Io inccrefle all' onorc^,
che conobbe eiler per arrecargiiinntJgli del brauo Dolognefe, tanto de' fuoi
originali migliori : Che (e poi (com'è l'altra opinione ) dubbitó non edergun-
tato il Baroccio dalle fcule di quella lettera , che tanto iiHfiropne , & aliene da
vna chiara euidenza, non pocean renderfi che fofpccte , è compatibile la te-
menza non tanto aerea di quel grand' huomo , e perciò fcufabile lafcandefccn-
xa;tanto più che moico tempo prima vna certa Madonnella» the fulle nubi,
cinge per dauanti il Figliuolino colle braccia, intagliata da lui all' acqua forte
con poco fuo gufio , per quanto poi s' intcle , e con doglianze ancora , era da_»
Agottìno (tata rmtagliata a bollino , e molto meglio eieguita . Doleuafi altresì
il Vanni di quel fuo S. Francefco , al quale nel rintagliar'o per lo ftelìo , non fo-
lo mutato auea l'Angelo, come fi dille , maaggiontoui per più arricchirlo vn-.
pò d) paefe moico beilo « con quella iua frafche età, come ci fapea battere , daa-
H e e dogli
402 PATtTETETiZA
dog'i la vita . Si fapsan poi le riflTe fin da principio col Core, le picche col Fran-
co ne' rami alternaci delia Gierafalemnie liberata > ed era ben nota la foddisU-
zioneprefafi je che anche oggi dura, con mortificazione di quel Nobile, che-»
tutto il di fcocchiandogli il capo , d'vn caglio fotcìle , d'vn taglio ben fino , co-
me quello del fuopaeiano Marcantonio, e non groflblano, com'era per faci-
lità ( diceua quegli ) poftofi a fare, non foie su quello fteflb IHIe nntagliò quel-
la Madonna fedente Tulle nubi , che vizn da Rafaelle , per far vedere s'anch'egli
foctilmente auria faputo oprar' il bollino , ma v'aggionfe poi quattro nubi così
belle, oue quelle di Marcantonio tanto fé cche, e di più due tefte di Serafini di
fegnoni grandi , e fondi alla fua maniera, perche il Mondo folTe poi fempre giu-
dice , quale di que' duo' migli or modo fi folle , e qual meglio tornaflc. Comun-
que fiafi, tanto e tale dicefi folTe il difgurto di Agoftino, che gran tempo andò
che più intagliar non volle, fé non quanto non potè negare al fuo canto (li*
mato Doccor Zoppio il rame in dodici, che andò auanti alle rime de' fuoi Ac-
cademici Gelati, ed a' quali anch' eflo fu aggregato A goflino; fatto poi repli-
care al Tinti inquarto vlcimamente dal non men compito che dotto Sig.Go.
ValerioZani , Principe allora, e gran Propagatore della fudetta nofira Acca-
demia de' Gelaci, per anteporfi al volume de' Varii Difcorfi,& all'altro dellcj
Memorie de Signori Accademici, foccoil Principato dell' erudito Caualiere, a
fue proprie fpele dati alla luce.
Quelle , e fimili alcre Rampe, che già rcgidrate fi fono fotto l'altre de gl'Inta-
gliatori Bologne fi, acqiiiiiarono vn tal credito ad Agoflino, ch'altro non più
che di effe fi diceua, e vcniuano comprati i rami ,&incaritigli da" Stampatori,
ritracndone guadagni marauigliofi ; né potendo Agoftino , come in quel tempo
che rtette a Venezia, applicarm egli fìeflo, teneua aflaianato chi tiraiTe, e ba-
daffe al torcolo , per accendere anco al dipingere . Tra' più iafigni quadri di que*
tempi, dura per anche il grido di quel S, Francefco, e S.Girolamo, e he fepara-
tamente , grandi del naturale operò per ilSig.C'o. x\!amanoIfolani, che per ter-
ribilità di contorni , e perafFeccuofaefpreilione , corre fra gl'intendenti l' idefìb
concento , ne formò allora Lodouico t'fupcrar quanti altri mai per !o paflaco da
qualfiuoglia gran Maeftro itaci dipinti folTero. Ben fé n'accorfe Annibale, a
CUI perciò di douer' efler pure fuperato vn dì dai fratello , noui timori C\ accreb-
bero . Cedcuagli nelle ftampe ,refo dalla fperienza accorto, quell'agile mano, e
quelfaldo polfo non altrimenti poterfi, che con lungo fìudio, e continuata_.
pratìca acqiiillare, come da! mezzo S. Girolamo, che volto in profilo fi met-
te gli occhiali, ritoccatogli da Agodino , & in vn pò di frafchetta moftratcgli il
modo di girare il bollino; e dalla Madonna col Signorino» che tolto la roidi-
nellaa S.Giouannino, così fpietatamente grida, taglio poco netto e Ikncaco»
chiaramence conofcefi ; onde l'altre dopoi intagliò all'acqua force ; ma the do-
iielk anche vdir comunemente correr voce, che nel dipingere, in cerca firnrez-
zadi vn gran concorno , e in vna giudiciofa, e copio fa inuenzione da quello
folle vinto, nonpcteiia accomodaruifiiOiKi'èche dal Cauedone, ed alcnfù
iute-
tODOV, AGOST, ET J^WB. CAIACCI. 405
intefodirper la ftanza: cheaLodouico eraben'egli fernitore, mi che ad Ago*
flino mai l'aurebbe ceduta. Seguitando dunque \\ gii detto incominciato itile
di mclharfipiù aniorofo, più ponderato, più pulito nelle fatture che gli ca-
pitauano, tucto di doleuafi deH'vfo delia Citti così riftrecta , e fcarfaiii com-
mettere opere grandi > fuor che quelle poche poche , che non fi poteao di me-
no foura gli Altari : perche non ornare i laterali delle Chiefe cofpicue , degli
Oratori! nobili con quadri a olio rapportati , e all' vfo di Venezia i Palagi pub-
blici > e le gran Sale , in vece di apparati , non riempir di ftorie, che danno mag-
gior grandezza, e meno anche coltane de'razzi, delle fece, e de gli ori ? ed ec-
co efauditi i fuoi voti: eccoglidefiinati in fine i lauori del Palagio Farnefiano:
non perche :eniMHrfocg/j co» ^^o^inomjrandeftderìo , e curiofità di vedere le fla-
tue di \oma , che vdmar.o oltre modo celebrare da coloro , che cedute le aueuano a^c,
l'auer farro già in Parma deli opre per quel Seremjfimo con mollo gufto di S. ^. aprif-
fe loro l'adito di poter andana , appoggiati alla protettione del Cardinale Odoardo Far-
wf/e, comelcriiie il fudetto Macellati preilo il Mofìni , quali che principianti
per anco que' che i primi Maeltri di quel fecolo s eran fatti conofcere, con l'oc-
cafione di ritrouarfi in quella gran Città, ò da cffì mendicati veniflero,ò per
accidente.e fortuna loro toccalTero que' buori ; ma anzi perche, come nella
vita di Annibale attella il Baglionctefìimonio allora viuo, e di villa ; effendofi
la fama della Jua flirti) fparfa per tutto ,il Cardinale Odoardo Farnefe , fratello del Dit-
ta diVarma il fé venire per fuojcruigio à I{oma,e nelfuo palagio honoratamente da
par fuo allogiollo & e. vi andò perciò chiamato , e per quello ctietto , non per fuo
dejtderio , e curiojìtà di Dcdere quelle flatue , fcnza le quali aueua pur faputo opra-
re la fopradetta Elemofìna di S. Rocco , Refuvezione , Sala Magnani , e fimili,
all'eccellenza poi de' quali mai pili gioi>ger feppe, e potette con tutti quefti
altri, e nuoui fuoifìiidii. V'andò dico, e poco dopo vi andò Agofìino, che
Taccomandatofene a braccia croce a Lodouico, tanto vi fi adoprò quelli col
Duca , e tanto fece con Annibale, che di vederla bella Roma, e d'efleram-
meffo anch' egli ad vn tanto lauoro ottenne la bramata grazia; poiché offerto
a dirittura, & in capite a Lodouico quell'impiego , con ordine di ccnduruifeco
Annibale (come dalla lettera a lui fcritta da quell'Altezza, che predo di noi
come vna gioia, fra l'altre moke conferuafi) né potendo, né douendoegli,
che il primo pofto era gionto a tenere in Patria , e che ne' lauori che da tutte
le parti concorreuangli , trouauafi immerfo , onde folTe pazzia , come egli dilfe,
efporfiin ftraiiiropaefea fare ilnoniziato; perfual'ea quel Duca l'aggiongere
in fuo luogo ad Ann.baIe,Agoftino, colìituendofi egli della fui abilita malcua-
dorè a quell' Altezza, che folo per grand' Intagliatore riconofcer voleualo, per
itami a lei dedicati, onde ciò che a lui di profitto elferdoneua, gli riufciua di
danno . Ebbe infcinma l' intento ; vi andò , finiti eh' egli ebbe certi lauori , e vi
ilette; ma che prò r' quando nuouo motiuo di più fiera difcordia fusi degna oc-
cafione? Che ciòauuenilTe: nafcendo tra loro de dtfpareri , per cagione d alcunot
che amaua di vederli di/uniti » onde jigofiino pensò di leuar l occafionede' difgufli > e di
£ec a ia-
4C4 P A ^ T E T E 7t Z A
lafciar' al fratello tutto ilpefo diquelauori , e della Galeria ìnparticotare ; io I' ho per
vnabtnigna interpretazione del Macchati. Che il tutto fuccedefl'e per lainfo-
fortabile((ctmQ Annibale a Lodouico )facentena di agallino , che mai contento di
quante iof.tceua. , tromndouì fempre il pelo nell'vom mi rempeun , e talea giù difcflo, e
fondnccndo continuamente poeti , noneUi[li , e cortigiani fui ponte , m' impedim , mi di-
fiurbaua,& era cagione che non faceua egli, ne lafciaua fare à gl'altri&c. io la ten-
go per foknnifììir.a fuufa : Crederò ben piùtoflo che di tal rottura cagionfof-
fe la folitafuagelofia; perche veramente il Camerino, prima della Galeria da
ambiduo'cosìconcordemente dipinto, afTàipiù da moltifi loda ;e della Ga-
latea, e dell'Aurora (eh' efferd'Agoftino, anche al difegno, da pratici delle^
loro maniere non folo riconofcefi , che lo confermano poi gli fchizii , che pref-
fo il Sereniamo Leopoldo di Tofcana fé ne trouano) correa voce, nella Galeria
l'Intagliatore affai meglio del Pittore portarfi . Ma fia ciò che fi vuole ; certo è
che lafciar l'opra, e Roma fteffaconuenne all'infelice Agoftino; né valfero, dice
anch' egli il Colonna, le fuppliche, & i mezzi da lui meffi in opra perrimuo-
uerlo pu re , facendogli offrire , e promettere di mai più oprarui cofa alcuna , ma
lauorar folo fotto i fuoi difegni e cartoni , quando contentato fi foffe ; che fe^
nò, in isbozzar folo, preparargli le tente, e macinargli anche le terre fi faria
contenuto , che mai la volle intendere Annibale .
Fu dunque forzato ritornarfene in Patria > carico perciò di que'difgudijC-»
mortificazioni che fi puon credere ; e fu offeruato dall'hora in poiauer perdu-
to quell'allegria , che in lui fu così famigliare , e la frequenza di quelle conuer-
{azioni, e vifite , nelle quali tanto prima godea , recargli foggezione e faftidio.
Egli è vero che dal Cardinale , al quale più d' ogn'altro fpiacque vn tal fucceflb,
fu dopoi raccomandato al Duca fuo fratello , allor maffime , che facendo S. A.
dipingere ad altri il famofo Palagio , detto il Giardino , ftimò vantaggio ch'vn
tant'huomo viauefle; che però fatto paffar colà ben preflo, ed aflignatagli la
prouifione di dieci feudi corti , cioè di fette paoli , e la parte , il voi to d' vna di
quelle camere gli fu allogata ; ma qual fi fofi'e la cagione, (e non forfè quella cat-
tiua force che volea accompagnarlo per tutto , tiouò incontri, & incontrò di(-
gufti da far fcoppiaril cuore in vn petto di bronzo. Quelli de'concorrenti fu-
rono i minori , come confueti, e m confeguenza antiueduti . Gli fu fempre con-
trario vn certo Mofchini Statuario , e Capomgegnere allora del Duca , al qua-
le tuttofi diferiua. Portaua coftui vn tale Gafparo Celio, e lo preferiuaad
Agoltino , fupponendo a S. A. efler' akr' huomo che il Bolognefe , eh' altro far
ben non fapea che l'intagliare : ma la verità è che il Celio , ancorché ùttc altie-
ro , e maldicente , nella fna partenza da Roma , e palTaggio per Bolog la , in ve-
dere la Sala Magnani , e l'altre opere de'Carracci , rimalto atterrito, non ardi-
ua parlarne che bene , e grandemente lodarlo ; ponendofi con molta auuerfio-
ne attornoal procuratogli lauoro di quell'Argo, e Mercurio in vna di quelle-»
ftanze del Giardino, che né a quell'Altezza, né a gli altri piacque; sì come fcan-
dalizò quel paggio t che fintoui alzare vna portiera nella llcfla Camera , s' arrif-
€hiò
tODOK AGOSt. ET A^mrS. CAJttACa. 40 f
chiò pingerui anch' egli quel Stataarìo . Raccontali fra l'alcre » che portando
i^goàino a S. A. che per ieggieridìma indifpofìzione trouaua/ì in ietto > vn qua-
dro ili dono , mentr'eila fattolo appoggiare ai muro» guardar Io volca > giunto
ben prefto coftui nella ftanza » fìngendo nou auuederfene , venne con la perfona
a coprir l'opra , interrogando di più cofe il Duca , che inftando fi tirafle da par-
te j non sì cofto vbbidì j che prefo il quadro, e inoltrando di accomodarlo ad vn
buon lume che mai Teppe trouare , portandolo fuore » V. A. diffe, lo vedrà a fuo
tempo jcffendo imponìbile riefcacofa buona a mirarlo ftefo. Fu veduto più
volte buttare entro i luoghi comuni il vino che il cantiniere gli dauafracido;
mai fi crouaualavia di aprire quella benedetta camera eh' eidipingea, fingen-
dofi bora ederfi fmirrice iechiaui> horaguaRe, bora il cuftode ito alla Cic-
tdj ò altrouej e portatele feco, onde fu forzato taloraj prendendola fcaladal
muratore, encraru! per le finedrc. Tantooggimi conferma il Colonna, per
auerlo più volte vditoraccoitare cola da tutti, allora ch'anch'eglicon Den-
tone vi fu chiamato dopoi a tiuorarui le due Sale j foggiongendomi di più, auer-
gli riferto il Gauafstte , che aggionco a tanti difguftì vn maggiore , e fu l'elTer-
gli negato , terminata che Vi folle quella ftanza , il poter palTarfene a Genoua ad
vnlauoro>douecon grodo /tipcndio, oltre vn ampia remunerazione, veniua
chiamato, tanto fé gh accrebbe la malenconia , che accorandofene in fine ,e_»
fentendofene mancare, preueduta la fua morte, poco ftette affaire i fuoi gior-
ni , con que'fentimenti però di buon Chriftiano , e denoti preparamenti al gran
paffaggio , che non replico , come pienamente defcriccici nell' orazion funebrcj
chequi fottOjinfiem con lefequie celebrate a quell'anima benedetta da tut-
ta la Scuola in Bologna, porraffi: accennando qui per bora, e più toftoquell'
eftremo,& vniuerfal dolore, che da tucti gl'occhi di ch'il conobbe cauando le la-
grime 5 fi fecero fin da Roma fentir' vfcice fuori dall' erudita penna di Monfig,
Agucchi, che così al Canonico Dolcini ne fcrifse : Seppi troppo toflo Umorte^
di M. ^gojlirjg Carpacci , & la pianft infteme , confiderando quanto facilmente ft perde
in rn momento quel , che rna età intiera non può mettere infteme : era huomo che ci farà
conofcere adeffo ciò eh egli valeua , & io in particolare , che fono affatto cieco nella fua
profejfione , rni pareua d effer linceo nello fcuoprire il fuo genio ; ne lo potcuo auuertirc
fenT^a ammirarlo , & amarlo ; onde èfor:i^a che bora io il lamenti : ma !ddiogli doni ve-
ra gloria in vece di quella , che gli eraapparecchiata anco qua già fc più fof^e vtfiuto.
Ne pagò ben però il fio Annibale, perche fenza vn tanto appoggio viódtd
ben fpeflo a mal partito, efeda Lodouicoaiurato non veniua, abbandonaua
1' opra . Solo , e lenza il dotto fiatello, che gii diriggcua il lauoro, e h dimezza-
ua la fatica , ebbe a perderui il ceruelio , come vi fi accorciò la vira ; e nel paga-
mento in fine fi vidde trattato in modo, che fé v'era AgoRiao,che fapea tenerfi
co' Corciggiani , e col Principe folkner il pofto , non fuccedea.
Ma torniam pure a LoQouico , il quale (mentre Annibale troppo religiofo
ofieruatore anco in dipingere di quel : cum ^^omafueris &c. afTaticandofi , & af-
fannandofi,pei ridurre quella fua naturai maniera ad vna puì liudiata > intepi-
ditot
401^
P A Ti T E T E n Z A
dito , & irefoIutOi fuori del fuo coftume , moflraua fi ) fi fa veder vigorofo più
che mai per le tante commiflìoiii in Patria , e fuori di quella , al perduto corag-
gio de! Cugino fubentra.esbrigatiuoferueben predo, e foddisfacon la (kil3|
€ maggior ficure22a,e brauura. Vedafi da quelli tempi in Mancoalabtllidi-
ma Nonziaca ,non mi fi raccorda in quai Chiefa i e iaS. Orfola entro a quella di
detta Santa, che punto non cedono all'opre coli di Giulio Romano, e del
tanto da lui oderuaco Primaticcio, che sì preziofo rendono quel Ducal Pala-
gio. Vedafi in Milano nella Chiefa di S. Antonio Abbate il belPrefepe, chcj
riportò vittoria de gli altri lacerali a concorrenza fattiui dal Malofib jdalMo-
razzoneidalCerano. Vedafi la bella cauola a Cento nella Chiefa de' PP.Ca-
puccìni , il cui colorito di tanta energia , fii il primo motiuo , e l'v-nico efempla-
re (come più voice a me hi detto egli ftellb ) del tanto gradito cingere del Bar-
bieri; e per ftare in Patria, vedafi finalmente, lafciandone tante altre, la libe-
razione fatta dal Riforto Redentore de' Santi Padri dal Limbo nelle Monache»
del Corpo di Chrillo , nella quale cercando ogni delicatezza, e foauita , fece ve-
dere a lui non imponibile la tanto gradita , edifperaca nuoua maniera del di-
fcepolo Guido; efapimifipoi dire, chi de 'tre Carracci mollrar fi f.ppe il più
vniuerlale , il più erudito, il più arrifchiato, il più corretto, fuori che Lodo-
uico; onde nonfiamaiauiglia,fc lontani i duo' da sì gran direttore e folUgiio,
mai più gionfero all' opre per prima, e {otto di lui fatte. Potrei perciò ben'io
francauientc dire e concludere, non auer che fare co' frefchi della Sala Magna-
ni, que' della GalcriaFaniefe, ancorché tanto più, periìon dir troppo lludia-
ti,e corretti, né que 'che poche diceuamo al Giardino di P^rma, cho,
ohimè , quanto deboli rifpttto all'altre cofedi Agoliino; nulla co' predetti Fi-
gliuol Prodigo Zambeccari , Refurezione Angcielli , Elemofina di S. Rocco
Eitenfe , il S. Diego Ertra , la S. Cafa di Loreto a S. Onofrio , il S. Gregorio a
S.Gregorio, la Pietà a S.Francefco a Ripa, la llefla Aflbnta al Popolo, fecosì
odiofi non firendellero i paragoni: Che però padando più toflo al funerale
di Agoftino fopra lalciato , e facto dopo il ritorno di Lodouico di Roma , c_»
dalla Galeria Farnere ( oue in pochi giorni , che condotcoui a viua forza da An-
nibale,vifi cratteune,e cioè dalli j i.di Maggio fino alli ij.di Giugnodel i6oz.
come dalle lettere di Monfig. Agucchi, che troppo farla fuor d'ordine il qui
trafcriuere , agg'uftò il tutto e correfse; faccndoui anche di propria mano vn di
que' nudi , che lacerali foliengono il medaglion di Siringa ) tale quale il defcrif-
fe il Morelli ,lo difegnò 1 iftefso Lodouico , l'uitagiiò il Brizio ,e Guido , fieguc
quiricopiato fedelmente , edè quello :
I L
j» ;Bpio^nfl x'-'J^' m
"Vittorta £cndcci j^VSi
ÌJODOV. AGOST* ET AW^m CARXACCI. 409
ILLVSTRISSIMO>
E REVERENDISSIMO
SIGNORE.
V Incamìrati ^Acadtmici del dtfegno in Bologna veli' hauere ro«j
ponjpofo funerale honorato la memoria del loro ^goflin Canaccì;
bari fitto honore à fé fìcfjì con fegno di pietà fliaordinaria verfa
l amico ; e coridimo§ìratione di perfetto giudici o > e di magnificx
liberalità ; con quejìa auan^i^ando le proprie for^e , e con queliti
fuperando l afpetcation de gli huonniìi , E fé da i feruitori s' argO'
rnent.ila grande:^ , e la virtù dei padroni ; efialtando luì , che fa
Jcruitoredi f^. S. lllu(ìyij]ma con celebrare m quefla mrniera, e predicarne gli honorit
hanno parimente feruito alla gloria di lei. E perche da tutta la città di Bologna, e da
chiunque ne ha hauutonotitia, èjiataquefla loro attione , con rniuerfale applaufoco-
mendata , era di neceffità che s'autenticaiie con l' autorità ,e col nome di y.S. llluflrifs,
fi come molto ben fi conueniua di dargliene conto,per non la defraudare di quel, eh èfuo;
& anche perch' ella nel vedere vn fuo feruitore fommamente filmato da gli altri delit
fua profefione , e nella propria patria ( il che n'jn mai , ò dira.ìo juole auuemre ) appro-
ui con gli altri mfieme il gitidicio di fé flejja in hauer di lui fatta elettione . Così hauefs'
eglihaiiuto tempo d' agguagli. tre in quantità d' opere quei primi, e famofi dipintori t
che ben folca parcggi^wein ecccller^^a . £ di far queflaparte ho io voluto prender la^
carica ; accioche,fe conforme al debito d antica, e fìrettijjlma amicitia , io non ho hauu-
to potere , òfapere di cooperare ali honor fattogli ; almennonmifi'.fjetoltoilftgnifìcar
la volontà mia in narrandolo , & appronandolo . £ per non diffimular la mia ambitio-
nc , più prontamente mi ci fono indutto , per valermi di quefto me's^o à dichiararmi ,ft
coìne faccio , feruitore di bumihffima dmotione à f^. S. llltiflrifs. dapoiche la debolcT^^a
mia non mi lafcia fpcrare di poterlo far mai in altra , ò m miglior guifa . accetti dun-
que^ aggradifca l'affetto mi fignifìcatole , col rapprefcntarlc l attione di quepa virtiiO'
. Ji Academicì , nella quale fcorgerà vngratiofo compendio di tutte le belle .Arti , eh' effi
vanno apprendendo , poiché ; non fola mop.rano di valer nel difegno loro fiudio princi-
pale : ma fifcuoprono più che meT^anamente intendenti , e dell' archittetura , e della fcol'
tura ; e danno faggio d hauer cognitione delle hifiorie , efauole ;an'7^i con nuoui penfìeri;
non pur poetici : maplofofìci , danno à vedere di nen effer priui della coguition dclle^
fc'ienxe , e difcipline più nobili , e peregrine , il tutto femprc accompag.^ando con ifìupen-
do giiidicio neh' applicarlo, e con auuedimento raro nel difponerlo , ^ordinarlo ; &in
fornmamofircindofi tali y che danno fpfran-^^t diprog>effofelicijfirno ; fenon manifefìa.^
it't cbi.Z'
410 PA7tTETE7t2A
chìxre':^^x di compito valore . ?iU come nonfìp:tò prometter tanto da cosi bei principif
inperfone ben nate , cbe non hanno altra meta , ne altra mira , che la i^trtà , inca minate
con la (corta della ficura tramontana de i tré Carracci veracifsimi lumi del dìfegno ; e
ndlapatria (per non pafiarpiiì oltre )foU reftitutori del vero modo del dipingere , e riC'
camente adornati d ogni qualità, che in intelletti felici ,zjr in animi veramente virtua^
fi ,enobtlifipof!ade(ìderare ? Haiutto adunque ragguaglio della difperata infermità,
e poco dopò della morte d 'jigofiinofeguita in Tarma , don' egli dimorauaferuendo ti Se-
renifsinio Sig. Duca per ordine di f^.S.lUuIlrifs. cafo m>lti anni prima preueduto nelli
Cjntinue indifpofitioniche lo tencano opprcffo ; t fopradetti jlcademici dopo d bauergli
venduti i debiti honori di copiofe lagrime in vniucrfale , & in particolare , fi dierono à
penfar modo di moftrar quanto l' haueffero amato, e /limato , con procurar di fottrarlo
a l trionfo della morte con effequie tali , che fendo copiofe di facrifìci , ed orationi >age-
uola[kro la (ir aia all' anima per la vera , e ficura vita ; <& eficndofontuofe , adornate
della imagine , & arricchite delle lodi del morto , non ne lafciaflero eftinta la memoria.
Ter ciò fare con faggio auuifoelejfero la Chieja dell' Hofpital della Tilorte, della quale
niuna era meglio accommodata per ogni ri/petto à tale imprefa ; fi per effer luogo , doue
per lo più hanno ridutto t dipintori , come per effer nella piaT;^ , ben capace fen':^a occu'
pation d vffici ; e per hauer molte fìanT^ contigue da accoglicrui le cofe neceffarie , e di-
Jponerle per l'opera , il qual luogo fu loro conceduto da i Signori della Compagnia con
tanta pronte':^a , con quanta non potcuafperarfi , ne defiderarft altronde . Si difìribui-
tono tra gli ^cademici i carichi con molto auuedimo.to ; percioche fu dato il penfiera
della inuentione , e del difegno à Ciouanpaolo Euonconti , come à quello , che per lun-
ghe^a di fìudio , & eccellenTia di giudicio , era di profonda intelligenT^a , e di cfquifitd
cjfatte'S^Tia , fi come di modcfliffime , e nobili maniere , e comp'to nelfapere . e neW aperti'
ye , ti quale pochi giorni dopo il funerale del Carraccio , cedendo ad vna lunga indifpofi'
tione, che gli fi rinfor:^ forfè per le fouerchie fatiche e di corpo , e di mente fofìenute in
quefìa attione , raddoppiò il danno , & accrebbe il dolore ali '^cademia col farfi com-
pagno nella morte , e nelle lodi à colui , del quale in vita era flato congiuntiffimo d' amo-
re > e di fìudio . Fu dato la cura di prouedere delle cofe neceffarie à Dionigio Bonauioj
perfona difornma attiuità ; di bello , e rifoluto giudicio , indefefjo negli vffici , e molta
ben noto in cotefla corte , doue pochi anni addietro feruì nel primo , e più fuuorito luogo
la per fona del Cardinal Toledo digloriofa memoria, ^d altri fi dierono altri carichi,
che per non hauerne à replicare i nomi , fi lafctail dirne quando ne verrai occafione,
Ciafcuno con indicibile concordia, e prontcT^a e con ogni poffibtle follecitudine , operò
conforme all' ordine hauuto, finche la cofaejiendoridutta à fine fi prefiffe il termine per
lodi iS. del Mefe di Cenalo, quando la mattina fi vidde fu la porta della Chieja appefo
vn grande feudo , entroui dipinta l imprefa dell 'jlcademia , eh è vn globo iellato rap'
prefentantel' vniuerfo, col motto fopra CONTENTIONE VEI{FECTf^S . E [otto col
nome GL'INCAMINATI. Entro laChief a dapoi tutta dal teit) al filo io copertadi
nero , Uauano in eguale difìanT^a lungo le mura compartite in buon numero certe vrne di
forma antica ciafcuna d'altcT^a di tré piedi fermate fnpra certe mei fole congiunte al mu-
ro alte da terra alla mifura d' yri buomo , eh etano fan f di materia fodafimigliante al
mar'
rrtirmo , e ne vjciua fiamma chiara e gagliarda acce fa in tal misura , che facendo gran
lume fe>i':(a punto difitmo > ò di noiot odore > du.rò di vantaggio per gli vffici . Fri imen-
tionedeU Illaflre, e virtmjo gentilhnomo Giulio Cefar e V afelli , eh e cortefcmente com-
ftacendoftd' interuenireàqv.siì' opera , col f ho bel giudicio , e molto fapere , ageuolò
tioii poche difficoltà . Con l ordine , e numero medcfìmo delle vrne : ma afìai più d' alto
fendeano dalie mura targhe con l'armi della famtgUa Carraccia che fono te fette flelle del
carro celefìe , che appaiono nehìofiro polo. Viù alto su la cornice , che cinge il tempia
flauano dijpofle con beli ordine , & m [officiente copia vajt della fleffa materia, e con gli
fìefji fuochi delle vrne compartiti con buon numero di torcie di cera, che glfpni, elp al-
tre , oltre al lume , rendeuano vaga , e pompofa vifia . Nel meT^o della Chic fa fopra va
piedefiallo ftaua vna gran colonna con vna piramide fu la cima , tutto d' altc^Ta di tren-
ta piedi , che poco più è alta la Chiefa . Era la colonna di forma quadra , e d ordine do-
rico , e teneua nella parte che riguarda l'entrata vn altra colonna rotonda inneflata . Era
finta quella machina di marmo intagliato con varij lauori , i quali come che fujfero fìnti
di colore, erano però così efiattamente ojferuati, the nonpur vi s'ingannaua chi con qual-
che difìan-s^a vififfaua lofguardo : ma ancora cbiben vifttrouaua vicino , nonnerima-
neaihiarito , fé non con Umano 5 opera e fatica delvalente , e fpiritofo giouine Lionello
Spada I eh' effcndo di ì>alorefìraordinario in molte coje dell' arte , mirabilmente preuale
in quefìafjrte di lauori . Su la cima della piramide vedeaft vna palla ben grande orna-
ta di (ielle d'oro , per l'imprefa dell\4cadcmia > col motto fcritto in vnafajcia , ch'attor-
tiiaua vna torcia, che v' ar dea fopra, &eraquel globo fojlenuto fu le braccia da due^
angioletti , che pofauanofu la punta della piramide ; nel me:^o della quale verfo l'altare
erano fegnati ifcguenti caratteri gieroglifici , per gli quali veniua fìgnifìcato ad bonordel
Carroccio , e fecondo ilpcnfiero dell' ^cadcmia in quefìa attione , eh* effendo l' anima di
lui afiunta al Cielo à viuere eternamente , e viu endone quaggiù il nome in terra ; conper-
jpeiua lode , veniumo fpe'i^te l'armi alla morte.
Fff
s in-
412. P A 7tT E T B 7L 2 A
s'interpretano.
Spiricus Coelum
tenet
Fama Orberà
Mors Vida.
Sul plinto del Capitello della colonna pofauano in piedi tré Hitoe della granic:^ del
riuo j / ' vna delle quali , che flaua nelrne^o ritta, era figurata per la Voejta : delle altre
due , che la temano in me't^ > e lìauanofcdendo inatto dolente fui piedeftallo della pira--
mide i l ' vna era la "Pittura , e Jlaua à man diritta, e l ' altra alla ftmfira , & era la Scoi-
tura , e ciafcun.-i di effe tencua due grandifìaccole acce/e, fna per mano. La Toefìa, che
riguardaualaportadellaChiefa,€rafi'^urata iti vna gratiofa donna coronata dihelltra,
con la faccia riuolta a l cielo , e con la cetra à i piedi , e fu opera di Lucio Tilafìaio huomo
di valor Angolare , che tenendo luogo tra iprincipali nella pittura , éfamofo intagliato-
re, & in quefìa occafìone meritò il titolo di fcoltor eccellente. La Tittura, che teneua à
lato gli arnefi da dipingere appeft , in atto non men gratiofo , che dogli ofo , fu di mano di
Lorenii^o Garbiero giotiinetto , che auan:^ando gli anni, con l affiduo fludio, e col bel
giudiciodàfperan:i^ediflraordinaria riufcita. La Scoltura, che fé ne (ìauanella Hcfia
guifa , fu fatta da Giacomo Cauedoni , fin da fanciullo allenato nella fcuoia de' Carracci,
il quale , col render fi inde fc fio neW operare , e con l efier motto bene auuedutonelco»
nofcere quanto fi può in quefla profejjìone , è giunto hormai àfegno di eminen':^ fra i fuoi
eguali. Nella parte inferior della colonna fi vedeua vna tauola col feguente epitafio
intagliatoui , che fu del diuino Melchiorre Zoppio publico profcjforedt filofofia nello flit'
dio di Bologna , &■ hormai così famofo per la cognitione rmucrfale d' ogni (cien':^a , e_»
d' ogni beli ' arte , che ben bafla ricordarne ilfolo nome ,fen7^a altro dirne , per compita-^
mente lod.zrlo .
avgvstino carr accio
qvem si propter vim ingenti,
srvdivm disciplinar vm,
opervm pr/£stantiam
primarios cvivsqve ^fatis viros
pingendo incidendo
arte inventione ivdicio
non ex^qvasse dixéris
eivs meritis plvrimvm detraxeris.
DVi\l ^TATE NOMINEQVE VlGEKET
VITA FVNCTO
ACADEMICI INCAMINATI
SOCIO OPTIMO SVAVISSIMO
MOERENTES
PP.
Soprn
LOmV. lAGOST. ET A^W'B. CATtTlACCI. 4 1 3
Sopra repitafioflaua ti ritratto di ^goHino di rilieuo tondo così fimigliante à lui, eh e
fé fufieftato di color di carne, come appai iua di pietra, altronon vi fipotem defiderarct
che la fauella , per appieno racconfolar lo fluolo degli amici, e compitamente rifiorarne
il danno. Ma che rneraitiglia s egli fu di mano del cugino dt lui Lodouico Carraccio,
che perfettamente abbondando di ciò , che può defìderarfi in huomo valorofo , e ftngO'
lare ; non fermandcfi nell ' cminen':!^ , che tien nell ' arte della pittura , paffa di gran
lunga i termini della mediocrità in altieprofejfioni , & arti, onde pojfa lajua alcun frut-
to ,& ornamento riceucre ? Era l' epitafio, & il ritratto in mcT;^ àdue Hatoe rapprefen-
tanti l' y>na i Honore , e l' altra la flirta, che ciafcuna tenea lamano advna corona
d ' alloro , eh' ornaua il capo d'Agoflino , hauendo nell ' altra vna fiaccola accefa . To-
f aitano quefie due figure si) la cornice del fiedefiallo ; e l' Honore , che col capo radiato
Sìauafi al lato deflro , era ^giirato in vn giouine coperto di ricco manto , e fu di mano di
do. Battifia Bufi giouine Uudiofijfimo d ' ogni beli arte , come che principalmente prò-
feffor della pittura, ^l pntlìro lato la virtù fi mofiraua donna matura, col capo coronato
d ' alloro , ma coperto d'vn panno , e fa opera di Gìulioccfare Conuenti fcoltore di giouine
età , ma di valor compito in queji' arte , esercitata da lui in qualfi voglia materia, con
ben f aldo fmdamento del difegno , nel quale ogni dì va col continuo (indio nuan-^andoft.
Sul netto delpiedcfiallo erafcritto iljeguente epigramma greco compofio dall ' Eccellen-
tijjìmo jìfctnio Versij Dottor di Filofojia , e publico profejior di quella linguanello Au-
dio di quefla Città , perfona ben nota al mondo, ma non già tanto , che non foprauan:^i la
Jua vana erudttione il grido vniuerjale.
a 2 TA'XA KAP'P'AKION MO'pOS h'POAKE ti' OAE'ON E^PSEIS
nkaee'2 ei' ta' ka'men mhae'n' e'aeise mo'pon.
2T' a>0OMPO'2 MF'N A'KO'TSEAI O'I A' A't min KTEPE'£22I
ti" ON A'PinpEnE'SIN nPO"TiDEPON ETSE^i'H/.
Li quali vcrfi furono con altrettanti ver fi latini co^ì interpretati dal Segni gentilijfimó
poeta ,eneto anche per altre eccelleu'!^ , che del vcrfo ,
Quarn cito Carracium rapuic mors ? Improba , lucri
Quid cibi? Quod pinKic, non timet inceritum.
Inuida tu certe vocicabere : Funus at ampluni
Qui curane, meritis, ac pietate nitenc.
Ciò, che sé detto era nella parte verfo l' entrata della Chicfa , dotte non (tmofirauail
tronco della colonna quadra coperto dalla rotonda : ma gli altri lati /coperti eran' ornati
di quadretti dipinti à chiaro , e (curo imitanti il color delia (ieffa colonna , come appunto,
fé conlojcalpello vi fuf^ero flati intagliati per entro ciafcuno era di mano variata, di-
flint 1 1 »» dall altro, e onvnapicciola cornice dello flcffo colore, ^ ogni quadro con-
teneuaprofopopeie ftgnificanti , & emblemi accomp tignati con moti m lode del morto;
il che , per la varietà delle maniere, e per la diuerfità de i penfieri riufci opera molto ri-
gutrdeuole, e lodata.
Tenhe nella facciata oppofìz all'aitar maggiore , hauea vel primo luogt fotta il ca-
titello Francefco Britio perfona, comedi molto valore nel dipingere , così ben degnai
pian-
414 PAltTETETt^A
pianta d ' Jgofiino neW intagliare , rapprejentata la Vittura , e la Voepa in ma fclua col
motto NON EST SOLATl^M. Staua figurata laTittura in vnagratiofadonnacon
gli fìromenti da dipingere , e la Tocfiapoco diuerfa da lei con la cetra , amendue coro-
vate d' alloro , c^ in atto di addolorate piangendo la morte del Carracci fignifìcato per
vn carro jpe'^^to ncW aria ; e ciò per dinotare quanto di pregio bnuca perduto l vna j e
l' altra nella ?nortedilni.
Nel fecondo quadretto fi conteneua apollo , e la medefima Pittura > e' haueano cam-
biato fra loro vffìcio , poiché l' vnodtpingeua /opra vn tumulo l'armi della fameglia^
Carraccia ; e F altra tenca la cetra in atto di fonarla , e d'accompagnarui il canto , e t> era
il motto M0n^IEN9 GEMIN^T FITjìM. La figura d\4p olio era vngiouinecon
ta tefla radiata , e la pittura fiinile à quella del primo quadro . Fu (jucfìopenfiero di
Giacomo Cauedoni, chauendodato honorato faggio di fé nella fiatoa fopradetta , volle
mo[ìraredi valer neldtfegno , e ndgiudicio della muemione , dinotando , per la conue-
nicn T^a , e hanno tra loro la Tittura , e la Toefta ; che Jcambieuolmente effaltano con lo-
di immortali il nome d'^gofìino.
"Piacque àgli Academici di modo V abbo^:i^atura d' vn volto del Saluatore, vltima
opera del morto Carraccio, eh' egli facea per figurar l'humamtàdi Chriflo giudice nel
giorno eftremo , chcne vollero empire il terT^ofpatio, doue appunto capeua. Era dipin-
to [opra vn peT^o di rafo nero ; e quantunque non f uff e finito : tuttaiua fi vedea pieno di
tal maeflà , e così terribile , che nonpotea fen'z^ hcnore chi lo mtraua fifiarui compita'
mcntelofguardo,Haueua folto le parole SIC f^ENIET .
^lefiandro albino giudicio fi [fmo gioitine , e perfetto imitator del bello , nel quarta
luogo rapprefentò lafauola di Vrometbeo , // quale mentre fcendea dal Cielo , col fuoco
Ituafo dalle ruote del S^le , per dare fpirito , e fita con cffo alla fiatoa di "Pandora da lui
fabricata > era accompagnato di Tallade > che con effo lui vemua in terra , doue fi vedea
la figura nuouameiìte formata ;& erauiilmotto SFNT C0MT\1EB^CIA COELI ,per
fìgnificar l auucduto giouine , che ^gofitno accompagnato da profondo fapcr e , con vir»
tùfoprahumaiia daua lo fpirito > e la for:^a all'opere fue.
Nel quinto , & vltìmo luogo di questa parte Lionello Spada oltre la fatica durata ne
i lanari della colonna , volle aggiungerui ilfuo quadretto , nel qual gratiofamente effigiò
Cefalo rapito al Cielo dall' -Aurora , formandolo vngioume in atto , & in babito di cac-
ciatore con fuoi coturni , e cougltarnefi appartenenti alla caccia, fi come (è l'aurora
vna bclliffima gioutnelta coronata di rofe> c'bauendolo Icuato di terra , fé lo portaua ver-
fo ilfuo carro fermato fu lenuuule , eh erano fparfe di molti amoretti , con vartj arnefi
di fuochi y (ìrali , e Ucci ; eir vno fra gli altri , che tenea vnafafcia agitata dal vento con
le fcguenti parole fcrittem SIC yinjy_S ^U STDEB^d t^^TIT . Stanano gli em-
blemi nel modo qui fatto fegnato.
lEranO
LODOK AGOST. BT A^m/^. CAUACC/, 4 1 5
Erano nelle dette , che teneano gli emhlmi in me^i^o , fegmti lungo la colonna i /c-
gumicaratttriegitii, cioè alla dejìra.
ahi
41^
P A 7iT E T B H Z A
che vennero interpretati ,
Auguniiio Garraccio pifìx poefis ingenij fecunditateprincipatum tenentfc
yirtucibiis diuturno labore acquifms , prudeiitia, & eloquenza prillanti.
^4lla finiftra .
Incaminati Amico fuauiffimo, rociohumaniffimoj hotioresj & laboKsiiì'
virtucisobfequium PP.
• Della facciata à man dritta , toccò il primo luogo à. Cìuliocefare "Parigino , giouinc,
the non rifpartììiando fatica alcuna nello [ìudio di così gentil projf^'ljtone , da fperanT^a di
douerfi render tofio , degno compagno de gli altri acadtmici . Qiiefli rapprcfentò la f^ir-
tù che calpcfljka la Fortuna > e la Inutdia , figurando la Virtù in vna bella donna col
Capo , e il petto armato , con l hafia nell'vna , & vn ramo d' oliua neW altra mano , ej
l Inuìdia, che le f aggiacca, eravna donna magra à causilo d''pn drago, con vna netto-
1.1 , & vn couile d api nelle mani ; E la Fortuna donna nuda , co i capelli folo nella par"
te dinan':^! /parfi all' aria , fedente fopravna palla , e con l'ali ài piedi ; ev era fotta-
[.ritto il motto, VIBJFTl FICTOBJA. Quefìo fece e^liper dinotare, che ^gofii-
II 0
lODOr.AGOST. ET A^fQl^. CÀUtACCL 4 r 7
no colfuo valore haueafuperata la fortuna , per effer fempre (iato in iftima tra perfonag-
gi grandi , e linuidia ; poiché gliftejfi emuli erano aHretti à cedergli , (jr- honomrlo.
Hebbe il fecondo luogo Giouanm y ale fio per fona così adornata di virtuofe qualità,
e bene intendente di diuerfe profeffioni , che fenT^a dubbio ha pochi pari . E vi dipmfe vn
tumulo figurante ilfepotcro del Carraccio , attorniato da apollo , con le Mufe , e vifcrif-
fé folto HOC FIRJI^TIS OP^S y per alludere alla virt ì diluì degna d' ejfer cantata
dapiù celebri poeti.
Nel ter^ofpacciofì fedea Mercurio , che additaua alla Tittura , &• à Fclfìm Icj
flelle del carro celeficfrà le quali era accennata ma figura humana . Feljlna fu figli-
uola del primo fondator di Bologna , col cui nome anticamente fu chiamata le Città , ch^
fino al prefente vien figurata con la imaginedt quella doma . QueHa appariua verità
in habttofuccinto , con lafpada m vna mano , & -pn lil/ìo neW altra , con r>no fìendardOt
in cui erano t armi della fleffa Città . Fu queflo penftero , <& opera d 'Aurelio Bonclli
giudiciojo , e valorofo foggetto ; non meno inde[e(fo negli fìudi della pittura , che eccel-
lente nella mufica , e volle figmficare » che Mercurio celere me(faggiero , mofiraua alla
patria , & ali arte XAgoftino , chegj.i , che fommamente hauea honorata i vna , e l'ai-
tra , era fatto cittadin del Cielo , alludendo con le Stelle ■ e con la figura accenna taui al-
la perfona) & alla cafata di Ìhì. Eraui il motto STLENDOI{ AD STLENDO-
Ì{EM.
N on mancò Lodouico d honorar la memoria del morto cugino; fi come viuo cara'
mente l amò jempre i onde effigiò nel quarto luogo la Tittura piangente, e la Toeftain
atto di confolarla , per dichiarare che fé l'arte hauea perduto vn ' huomo così raro , non
per queflo fi douea dir morto colui , eh era per viue>e immortale , e più gloriojo al mon-
ionet ferfi dei poeti, onde lo fegnò con le parole alludenti al nome, ^FC^STIN^S
Vlf^ET .
LoieriT^o Garbiero , nell 'vltimo luogo di queflo lato , con fider andò la malignità di
tale } e' haurebbe potuto inuidiare ali honorata memoria , che fi lafciaua d ' AgofUno,
la qual ' egli con lo fiudio , e la vigilanT^a s' hauea meritato , che perciò era dedicato alla,
eternità . vi figurò con eccellente pittura lofieffo Studio con la Figilan'x^a , che tenendo in
me'j^ l Inutdia , la percoteuano : queflo che fi mofiraua vn giouinetto alato ; con le pU'
gna , e quella , e hauea vn gallo à canto , con l ' hafta , che tcneua in mano . Staua loro
di (opra alla patte deftra fra le nuuole , riguardandoli vna donna attempata veneranda,
the dalle mani aperte fpargeua raggi fopra di loro , & infegno , eh' ella era l' Eternità,
teneua la Serpe , che fi morde la coda, vera ilfottofcritto motto. FlGlLAUTljl > ET
SryDlQ mUQBJ ALITATE DQUATFB^.
Ggg Ecco
41^ P A ^T B T £ 7t Z A
Ecco il dìfegno de gli emblemi deferite .
Il primo de i luoghi del lato fìnijìro fu d'Hippolito Fenantino-, e qucP.o contentua
la figura di Cerere , come quella , chetien la cura de' viueutt, /.i quale fi querelala iti'
nano^aGioue tpev-lodanno ,cbevcniuaal mondo della perdita del Caracao; ondcj
Olone ordinaua alla Fama, che confsruafkperpetuìmtnte il nome, eia mcmovta delle
"Pirtu di lui al mondo . Era Gioue figurato cow e fi juolcommunemente , cioè co i filmi'
ni tn mano , e f aquila appreso , e così la Fama alata , e con le trombe , carne anche Ce-
rere coronata di fpuhe , pitiura bella , e riguardeuole , ctjè degna dell ' autor fuo. F'cr*
fcrittoJotioildr.retodìGi'jue ^It\,TrTEM yi^lDA FAMA GLì^AT.
Toccò
LODOV, AGOSr. ET AJ^WB. CAMACC/, 419
Toccò il fecondo à GiouAmbattifla Bertufi giouine di beli ' ingegno tedi molta accum
rate^a net iijegnare , e dipingere , che vi fece vna figura hunuuia fignificante la per/o-
tia d' ^goflino entro àvii'auello tratto di braccio alla Morte, e conjegnato alla Famoj
dalla VtttHra ; -polendo figmficare , che l ' arte , nella quale egli fu eccellente , bafiauct
per rapirlo alU morte, e dargli ì^ita dureuole di perpetuo grido; e perciò fu fegnaia que-
fìa opera con le parole Hf'NC T^Ml^LO CLAf^DAT MOR^S , DFEyET SA-
TAA TEl{ 01{BEM.
Nel ter-s^o luogo Lucio Tilafiaioper meritar doppia lode, oltre la fìatoa della Toépa,
tapprefentò il mede fimo .4gofìino nudo, per dinotarlo /ciotto della vefie mortale , ac-
compagnato dalle Tarche, delle quali vnagti leuaaa. vna benda da gli occhi, ^ egli
affifiai, alo [guardo in faccia À Olone ,fìgnificato per Dio; àcuiflauadinan'^, «^ er(t
Gioue in quella, fo'-*ia , che fi fuol dipn.'iere , eccetto che hauea il capo à fomiglian:^
dvnglohc iKfdii.oa l'vniuerfo» fùfatroaò, perche bauendo ^gojìino quaggiù in^
terra cpnofcut' molte ccfe ,e per viadi ipcLulatione, ediliudto, in quella gutfa però,
cb' è pofjibilc l' intendere ad huomO) ace imperfittamente, Grcon occhio abbagliato;
bora bauendo col morire leuatoH velo, & o^n impedimento , afiunto à veder Iddio i
faccia à faccia ,vede infìemeperfettttmeute in lui tutto ciò, eh' altre volte hatieuafpeeu^
lato , conforme alla dottrina di queifiiofcfi, eh' ihfegmrono , che nella mente di Dio (ian-
no k idee » e perfettiffime forme di tutte le ccfe ; perciò il Maffaio dU fpirito al fuo pen-
f ero, con le parole bJON VEI{ SVEC^iyM.
Empiua il quarto luogo vn gratiofo quadretto , che conteneua le profopopeie di tré
fiumi > cioè del nojiro pcciol E^eno , e del Teuere , e della "Parma , fegnato col mottOt
DEDIT VE^FECIT UBSTI^LIT . Ter dimofirare , che Ugoflmonato in Bologna, e
ferfettionato in ^oma ,fe ti era morto in Tarma. Fa queflo penftero dell ' honorattffimot
e falorofo (oggetto Sebafliano I{a:^ali : ma trouandofì egli nel tempo di farlo fuori di Bo-
logna , ne fu data la cura à Baldafiarre de gli jlluigi , e molto confìderatamcf.te in vera
per efìcr egliftudiofìjjìmo giouine , di rifoluto, e viuaciffimo fpirito, e di ben degna afpet-
latioìw.
il quinto , ^ tltimo luogo fu di Ciouan Battifìa Bufi , non già vltimo nell ' intende»
re,e neir operare , afpettandofi di lui riufcita mirabile . Tre/e cofliii loccafìon del fuo
quadro dalla fauok di y enere, & .Adone, che ^gofl'ino già dipinfe nella galleria di
V. Sig» iHuflriffìma ; con prefuppoflo , e' hauendom egli figurato .Adone bello itt manie'
ra ,cbe tenere inuaghitafene , ritardaua di ritornare in cielo , poco curando gli amori di
^arte, che perciò l' ilieffo Marte leuaffe dal mondo uigojlino, aceto che non gli ritar-
dale i fuoi diletti col dar occafione alla bella Dea difcendere m terra; onde fece ìiìar-
te , che violentemente lo rapiua portandolo al cielo , e laf dando riuolti fofiopra gli (lro~
menti da dipingere . £ fa animata quefìa inuentione con le parole ADtif^C INf^l'
DIA VB^pF^lT.
Ggg i Iqun-
410 PARTE TSRZA
J quadretti defcritti di queUa vltima parte fono gli accennati qui /otto»
ditUè
WDOr. AGOST. ET j^^I'S. CAUTtACCl 42 1
Velie alette Ungo la colonna ft Tfsdeano € nella faccia defira » & in queltafiniPrafi'
%,nstii geroglifici feguenti ,
Che Jtgnificano,
ÌAots terminus mortis, perennis vitae prìncipium*
Si fpeje tutta quella mattina, in celebra* ft Sacrifici , per l'anima del morto t gran
parte fatti da' Sacerdoti , che non da altro w furono indulti , che dall' ajfettione, ò" of-
feruan^a , e' haueano portato alla per fona ,&alla virtù di lui , & Ufi mite fu de i Mu -
ftciprincipali della Città, che vi cantarono Ivfficio; al quale interuennero tutti gli »4c<f-
demici in babUi lugubri in luogo appartato , e nel fine fu recitata laOration funebre da
Ciò. Battifla Bertufi , con canta gratta > e bella maniera , quanto bafìo per compitamente
rapprefentare la bellc^a degna di chi la compofe , che fu Lucio Fabeno per fona fingo-
lare , fé fi riguarda alla piena eruditione ,& alla cogmtione , che ha delle belle lettera
è pure al poffejfo che tiene delle virtù , che pofìono render felice >»' buomo ciuile; il qual
effenào di vantaggio occupato ingrauijfimi affari , tuttauia per l antico amore f/;e porti
àiCarracci, & alWPittura s'è compiaciuto d effer afcritto all' Madtmia, ani^di
fetuirla di Segretario.
Furonoaffijfi terfiinogmlingua,&ìntantzcopia,ch€feic«ìiofi,òfor(ealcunoin'
uidiofo nonglihaueffe leuati poco dopo, che s' erano giti attaccando , fen':^ aubbio di
bianco , e non di bruno farebbe fiato coperto ogni cofa ; ma di tanto numero non fifone
potuti fer bar fé non quei pochi , che per cffere fiato neceffario trafcriuerli ,fe ne tennero
gli originali.
Tacio il concorfo d' ogni forte di perfone , che vi durò quel giorno, & ifeguenti an-
cora, finche ft leitò l'apparato . E non parlo dell' vninerfal difpiacere , che non farà per
finire m lungo corjo d'ami, fer la perdita di per fona tanto amabile, e qualificata; eh' ef-
fenào ìì danno irreparabile , cagiona anche la doglia inconfolabile ; poiché morto lui , po-
co, ò nulla Jperar fi può ch'inpiè ritorni quel bel Triunuirato de i Carracci • cioè di ha
miefimt i detfoprmminat» cttgino L9douie9 , « 4el fratello ^miibale, il quale fi cem^
di
444 ? A ZT E TERZA
il iiuotione "verfo V. S. Illufirifs. neUuifeyuigìo perfeuera , non cede ad ^goftino , cosi
non è pounto inferiore à lui nelgiudicio, r.ell ' operare , velia varia cognitione d'ogni UIC
arte > nella gratiofa maniera del conutrfare ,e nel renderfi grato vniuerfalmente à i pa-
droni I à gli amici , & ad agri vno . l^la non mi par già da tacer , perfine , la grata di'
tnoftratiootd' vna molto honoreuole memoria eretta nel Duomo di Tarma , doue egli è
fepeino , poftaui da Cio.Battifta Magnano architetto , e da Gwfcff} Gmdetto [noi cari
amici , dell Vito de' quali per f«mma ledebafta il dire, chefùjommarnente lodato nell ar-
te dell' architettura dal lodatijfimo ^gojtino ; e dell' altro , cheperle Jue gratwfiffime^
doti yche gli hanno aperta lafirada alla gratta di molti Trincipi,fii ben degno d effer ,^
tome fu , teneramente , e principalmente amato dall ifteffo . É comprefa la detta me-
moria dalle feguenti parole intagliate in marmo , e primavfcite iallapenna del viua-
cijfimo ingegno di Claudio ^chillino Dottore , e profetare dell a /cienT^a legale > ed ogrì
Altra forte di lettere eccellentemente adornato.
V I A T O R
HIC SITVS EST AVGVSTINVS CARRACIVS.
lAM SOLO NOMINE MAGNA NoSTI.
HIC ENIM ILLE EST QV I C.£T£ROS
FINGENDO
SEIPSVM IN TABELLIS .ETERNIT. PINXIT.
NEC VLLVS EST MORTALIVM IN CVIVS
MEMORIA
WORTVVS NON VIVAT.
ABI ET SVMMO VIRO DEVM PRECARE.
GLORIOSO CINERI HANC QVIETEM
FECERVNT FIDI ET .EGRI AMICI.
IO. BAPTISTA MAGNANVS PARMENSiS,
ET lOSEPHVS GVlDEfTVS BONON.
Queftifono fiati llluftris. e I{euerendifs. Big. gli honovi fatti ad ^goftino rapprefen-
tati da me à V. S. Illuftrifs. in qutjta miglior maniera, e ho potuto . perfodisfare à queli
humdijsimo , e diuotifsmo affètto , che alla grandej^a > ^ benignità fua fi deue . TiaC'
ciale d ' aggradire qitefto picciolo effetto delli fermtH mia * & il nnerente dono, che lefò
di me fieli».
Viy.S.lHujtriJfima
Mtimilijs.eDemtìfi.Seriiit,
Benedetto Morello,]
ORA-
w^
LODOK ACOST, ET AJiWiS, CAZUACCL 4 2 5
O R A T I O N
DI LVCIO FABERÌO
ACADEMICO GELATO
IN MORTE
D' ACOSTIN CAKKACCIO.
A cai et ) €5" honorata memoria d'^gofìirio Carracci , che per debito
di pietà, <& di gratitudine, e per defìderio d' infiammar gli animi
vodn alla vera imitatione delle rare qualità . che rifplendenano in
lui , hoggi [ì rinouctla da voi turtuoCt Acadernici , alla prefenjra di
tanti nobili ,&corte(t ^f collanti, m' ha fatto chiaramente conofcC'
re , quanto dal ì>ero fia lontano qttell antico detto . Che non è do-
lor alcuno sì acerb > , sì graue ,òsì grande , che dal tempo non refli
raddolcito , allegento , & annullato ; impcroche ti grauiffimo dolore the ragionenolmen-
te mi preje a me fi paffatt , per i importuna , &■ inaf pettata morte d huomo sì raro bora
dje mi veggio fra l horrore , & fra la trifle^l^a di quejli lugubri panri , circondato dallx
mclìitia de' t^oflri volti , che tn ejfthdfcolpno fuprema virtù , <^- affìittion' egual all' af-
fctione ; fento per prona , nonpitr' efiinto, ò [cernalo il cordoglio ; ma efkrfi fatto tal,e^
tanto , che molto più farei rato al piangere > à lagrimare , a dolermi , e condolei mi , che i
r^ìccontar , conforme al carico impoftomi , quanto yigofltno Carracci foffe nobile ne i co-
jUiini , gentile nel procedere , gratwfo nel parlare > folaj^:^euol nelle conuerfationi , graue
nel difcorrere , trattabil nelle difpute , fattile ne i quefiti , ricco nell ' inncnt'wni , accorto
nel dijporlc^irgrgnofo nelpetfettionarU cortefe neli infcgnare,mode{ìo nel correg;gere,lea-
le,& inàefeffo nclfermgio de"Padroni,&- di quanta, e qual' eccellenza eglifofie nel dife-
gnar , intagliar' , e pingere . Ahi, che troppo graue è fiata la perdita fatta dame d'vn
precettor si grande , troppo ha perduto l'jlcademia nofira , an'^ tutta quefla Città , air:^i
l Italia , an7^ l'Europa dir pofjo : perche anco in molttfsimi luoghi oltramontani era cono-
fciuta , &■ ammirata la virtù di lui ; la onde con molta ragione , egli ha meritato d'tffer'
e publira e pniiatamente pianto , e bramato . Non può il tempo addolcire , alleggerir,
od annullar quel rammarico , che [oprabonianT^ di merito ha cagionato in chi ntriman
priw) . Ma perche ti dar fi in preda al dolore ù cofa d'animo effeminatole molle, & non fi
dcue vfar l ifieffa mijttra nel dolerfi , che s'vsò netl ' amare, perche dal troppo amore , che
da virtù dermi , nafcono bm mille lodati effetti , ma dalfouerchio pianto , mila , fé non
rniferiafipuQ efpettars > foriamoci di vincer con animo ben compofìo lo (ìrabodheuoi
Khh
fjjCt'
... '/«<*
viti , d'anni hrcue sì, ma, lunghifsima d'opre .
Nella pueritia , che [mie per l ordinario efer dedita all' otto , à i giochi , nemica deU
le finche ,f.iciU straboccar nel fitio, et Jegmr ti fenfo ingariìwuole ; egli chiaramente
dimoilo nei mattino di quella età il buon giorno , che di Imfperarfidouea : pcrciochefi
come egli era nato d'honefli parenti , che procurato haueuano di feminar' , et inefiar' ìrt»
tjndla età nouclla vn ardente voglia della virtù , e dell honore , e /opra il tutto di erear'
tn lui vna purità di mente, et vera rcligion d' animo chtfìiano : Et fi com'egli era nato
in vnaCittà , che mcriteuolrnente fi mantiene l'anticonome di Madre delle fcicn'^c , et di
tutte l 'arti lodeuoli ; così procurauailnnftro Carracci , che in lui vana non (ofle la col-
tkra , e diligcn^^a de fiioi maggiori ; ma con fommo diletto s' afaticaua , perche gcrmo-
gliafiero j e crejceffero in lui queifemi , ò rampolli di firtù , che vi furono fparft , et ine-
jiati. Et che per lui vano non fofse il nome della glorio/a fua Tatria d e fiere Tiìndre d'ogni
bonoralo sludio . Sifaceua cono/cer timorato di Dio , vbidiente al Vudre, a' Treccttori,
Jollecito ali ' imparare , affiduo ncll ' efìercitio delle virtù , dando particolarmente legno
quanto egli da natura fo fé al difegno inclinato : perche tutto il tempo, che lecito gli ^arix
fiato lofperiderlo in qualche fanctullt/caricreatione , confumaua, an\i fpendeua lode-
uolmente nel difegnar da fé . Così cominciano per tempo te buone piante à dar fegno del
fruttificare ne i primi fiori , che /puntano . Terciè conftdcrando il Tadre , come prude»'
te , che torcer non fi deue il corfo del fiume > ma lafciarlo correre per la fua cadente , e
fropfia ^rada ; fi deliberò ch'egli ad ogni modo fi deffe al difegnare ,& lo pofe fatto Ix
difctpUna di Vrojpero Fontana > pittore d honorata fama , & Tadre di quella gran Laui-
«ia pittrice, il CUI valore (con eterna tua lode ò Bologna )pien commendato, et ammi-
rato vniuerjalmente » et mafsime da molti Trincipi Ecclefiafìici , efecolari > et fen'^a^
comparatione ajiai più, che nell'antica età non furono Timarete la figlia di Tilicaone*
Irene di Cratino pittore , Trlartia di Marco y arane , et altre , che già furono m pregio m
quella mirabil' arte ,
Ma poco veramente perfeuerò il Carracci [otto la coflui difciplina ,Je riguardiamo al
tempo; ma non già conjeguì poco ,fe miriamo à i prir.cipti . Che verifsimo è quel detto,
che i principi] fono maggiori tn virtù, che in grande:i^7^ct ; onde molto importa con qual
fondamento fi cominci vna fabrica : ma come auuiene che ncll edificio sa mmira in pro-
grefio la grandc^a , del quale i fondamenti non fono in paleje ; così auuenne ali ingegno
del Carracci, che da principio non fi manifcflaua molto ; perch effendo auidifsimo d'in-
tender' , efaper la cagione, et la perfcttionc d' ogni coja, et di confeguirla operando; s af^
fannaua , e trauagliaua nel difegnar' affai : ma non potendo in quei primi anni dar punto
di contcnte'!^:^a al giudicio fuo , che conofceua molto piìi , che non poteua fare Imefperta
mano, laceraua come imperfetto egm fuo difegno, fen'ì^a mofirarli al Trecettore. Edi
qui nacque , che ale uni lo riputarono tmpatiente , ò i>:habile ,òpoco inclinato, l^on s in-
gannò già nel fuo parere Pomenico Tibaldi valente dtfegnatore > intagliatore , & archi'^
tetto»
LODOV. AGOST. ET AJSIJ^I'B. CAIACCI, 427
tetto i il quale ottenendo , che Agallino foffe acconcio con lui per lungo tempo , tre acqui-
fio credito , & vttle di non mediocre irrìportan':{a , per molti intagli > che far gli fece irt»
rame , di tanta belle-;^ , che contendeuario il primo luogo con coloro > eh' erano reputati
maeflri migliori.
Et nel mcdefimotempo bramando di farfì intelligente nella Scultura , firequentaua
quanto poteua il più la caja di quell 'Alejfandro Mmganti , che formò di brongio la bel'
lijfima Hatua di Gregorio ter^odecimo,gràde imitatore della carità. & della pietà di Gre-
gorio ti magno, primo Vonttfice di quello nome ; il qual Minganttfù dal Carracci tenuto
fempre in tanta Stima , che [oleua nominarlo il Michelagnolo incognito , &■ foggiungeua,
che fi come quegli fi godea viuendo vita quieta , & innocente ; così hauelìe hauuto pen-
ftero di far conojcer tljuo valore jchc Bologna ancor ella in eccellcn:^ bauria hauuto il
fuo Scultore.
Veruenuto il Carracci ali ' adolefcenz^ , prona (come diffe il Sauio ) al male, chiarif-
fimamenie dimoflrò , che infteme con gli anni s' andana au-in^^indo nella virtù: perche
leggendo , e coauerlando con huomini Sapienti era fuo diletto l'apprender lecaufe ,gli
ordini , i moti di quelle cefc , che à benelicio dell ' huomo furono fahricate dall ' Hrtejice
eterno > & bora fpeculando , bora operando s affaticaua con ogni [ìndio di farfì riguarde-
uole fàgli huomini , & efiere più che huomo fra gli buomini . Et fomentando lafua na-
turai inclinattone deldifegnar, intagliar, e pmgere , penfìcro vet amente canuto in quel-
la gioueml' età , ereffe vn Acxdemia del dìfegno , doue insieme col fratello Annibale , &
con Lodouico il cugino, giouinetti allhora d' altijfimefperam^ , aggregò alcuni, che q»jft
tutti riufcirono da poi ài molta eccellen'^^a.
In quella Acaiemia fi vedetta vna comendabil' emulatione , per la quale tutti face-
uanoà gara nel difegnar l ojfature de corpi . ndl' imparar i nomi , le posature , e legature
dell olia, tmufcoli, i ne/ui , le vene, & l altre parti > facendofì perciò fpefie volte
anatomia .
Quiui s'attendata (tatto importa f hauer' impulfori efficaci , conduttierì ardenti»
compagni vigoroft ) s attendeua dico ,con miribilefequen-^^t al difegnar perfone fiue,
ignude in tutto , ò in parte , armi , ammali , frutti , & i.ifomma ogni cofa creata . S i>n-
faraua la Simetria , & quella gratta > e venujiiyfen'^a la quale non può la Tntura farfì
migrata ,e riguayJeuole . Qjitui s apprendeuano gì effetti merautglioft della Vrojpetiiua.
Qu:iii all' yirchitettura s attendeuaconifìudio grande . Quiui fi cUfcorreua [opra l' hi'
ftoric .fauole ,& inuentionip letiche , Quiui fi prociiraua ditrouarmodo d ingannar
con lumi > &• ombre gli occhi de riguardanti , fi che di Scoltura . & non di Vittura piref-
fcro le cojc dilegnate , ò dipinte , del che diede à quel tempo il glande yigolhno à tutti gli
altri mirabW cffempio con quel Ginue dipinto à chiaro, cfcuro nella taf a de Signori Faui,
doue molti afcejero a toccarlo con mano .parendoloro ,chepurfofie di rilieuo . Q^tiuiin
fomma non fi tralafcia cofa , che fiata fia lodeuole ne i Pittori più famofi , ò eh; pote{ie'
trapalarli ncll >jpere , e nel nome . E eoa ci)! ardore , con che ani Ut à ( Dio buono ) fi
faceuano que^e operatiomi Era nel numero de gli otiofi , e neghitoft ch> [oLtmente tut-
to ti giorno ftaua occupato in quefli virtuofi effercit ij ■ impcrocke le notti intiere vi fi veg-
^hiaua, fempre operando , & caminando gì in of amente alla bramata p;:fctrionc . £
H h h 2 quan-
428
PARTE T E Ti Z A
quando peir Caufa di ricreationes' vfciu» fuori a diporto , era quell 'Mademia anio nd'
l otto virtuofa > e catnendabiU : perche i ragionamenti non erano vani , «e indegni di leti
ma dolcemente di/correndo s' andana di quache nobd materia ; alla villa fi dilegua nana
colli , campagne , laghi, fiumi, & q'A.mto di bello , & di notabile s apprefentaua alla
lor vifta ; onde con molta ragione chiamafi l \Academia dtlli Dejideroft , per qutVJ ar-
dente dcfiderio , che in tutti appmua di render fi ammirabili per v-rtù , il qn.iìnome le
durò fin tanto , che fii conofciuto ilfupremo falore delli tre Canacci, che allhorala-
fciando quel primo nome > / ^cademia de Cavraccì fu dipoi fempre nominata ; per rij-
pctto di quel triumiiirato > che la fondò , che la m.mtcnne , che l iwirà^ con tanti glo-
ria , efplendor di quefla Città ,
Mentre l'Academìafaceua così notahilprogrefio, AgoWinonon contento d' au.tK'^
:ì^ir gli alinintant'e beli: elfcrcitationi,daua opera aliamitfic.il dif:ipl:n.i , Uiqu.il di
niMiera apprefe , che trappafsò d' affai la mediocrità nelfaper fonare di viuola, di cetra,
& di liuto principalmente, & fonando alcune ipoltecantaua madrigali, ode , &• altre
fuegratiofecompofitioni , delle quali fé ne viddero anco in lode di chi vincendo i com-
pagni nel difegnarc, fi guadagnaua honorato luogo nell ^cademia. Et nel medefimo
tempo compartendo con giuditiol' otto , e ipenfieri, & à guifa di Camaleonte accoman-
dando /' ingegno a qualunque coja difaper bramaua , attendcua alla Filofofìa-i Materna-^
tica , dall .Aritmetica imparando la qumtità difcret.t , che numero fi dimanda , per /<ij>
quale s' impojjeffuua della Mitfica uonofcendo per teorica /' origine degli avruomofi con-
centi, & dalla Geometria, che confiderà la quantità continua imparar volj'e nonfolo l'ar-
tificio di Vrofpettiua , come detto hìbbiamo ; ma gli piacque d' intender anco dall' .Aero-
logia quanti , e quali fiano gli orbi cclefii , che sfere fi chiamano , il corfo delie flclle cr-
tantJ } l' influente loro , il latte del Cielo , come generati , e prodotti fiano gì incendij del-
le comete , le pioggie, le neui , le rugiade , e brine ; faper volfe l'imagmi celcfìi , ma del-
le quali cioè l' orja maggiore volgarmente detta il carro , è l infegna della famiglia Car-
racci . Molti di voi , che mifentite , e chepratticato l bauete nella giouentà , & nelLt
virilità fua, mi fete veraci teflmonij del gran profitto, ch'egli vnii'.erfulmente fece ia
quefii , & altri ho?iorati ^udi . Quante volte l habbiamo noi con fommo diletto fenttto
difcorrere non pur delle fopradette , ma d altre m Itiffìme cofe , che iljaperlo è bello , e
dtletteuole ? Ottante volte bora come Cofmografo l habbiamo vdiio difegnarci , &ìnje-
gnarci tutta la maihina mondiale ? in qual Zona fia quefìa , ò quella parte della terra , In
varietà de giorni , & delle notti , fecondo la diuerfità de paefi , dagli equinottali, fino it
glivltimi Biarm:,che d vnfcl giorno, e notte hanno il lor anno intiero. Hora come
Oeografò dejcriuerci quefìo globo terreflre , irrigato da tanti fiumi , coperto da tanti ma-
ri ; le regioni , le Città principali , i monti più noti , l' ifole più ftmofe , i promontortj , e_»
porti più nobili , la natura , e pofitura de' venti . Hora come Corografo defiriutrci Fran-
cia , Spagna, la nofìra bella Italia, cìr a parte, a parte il natio Mondo, & con tanto
beli ordine , facilità , e verità , che bea parer poteua a chifentiua , eh' egli per tutto lun-
gamente vagato , & habitato folìe . Neqnefiofolo , ma i cofìumi delle genti , la varie-
tà de gh animali ,& delle piante , proprie di ciafcunaregion è filo : narrando le cofe di
memoria, che occorfero in quefia,& in quella parte i ndl'bifloria, òpoefia de' quali
(co-
LGDOr, AGOST. ET AJ^W. CAUTI ACCI, 4 2 9
(come in vero fpecchio deU'humana vita ) Jt fcorgeua quanto v'era d'imitabile , E ben
potiuafadlijfmamente ricordarfi di tanta varietà di cofe ; perche alla naturai memoria,
aggiùnta hauea con lo fliidio , & efìercitatione , la locale , che fi al viuo ci rapprefenta
V imagined' ogni co/a letta , veduta , ò intefa > che ne poffìamo ficura , e felicemente trat-
tare . Tua fé nelìe cofe di fìtauicra profsjfiouc per ciafcuva delle ([adi ci vorrcLbe vn età
lunga , egli in fi poco tempo fece di tali acquifli , quai diremo noi , che foffero i progi ejjì
ìiella profeffionc ijlejfa , eh' egli s era principalmente propofta , ei" per cagion della quale
fpeadcua moli odi tempo , edifìudioneW altre , che quella pò ff ano abbellire , epcrfcttiO'
nave ? CU effetti , gli effetti furono quelli , che lo diedero a veder e fé ben' io so che quan-
do mi deffi a rif.rire coje da lui fatte in moltitudine n acquifera preffo di voi i' attention
tanto maggiore , quanto più nurfierofefo'fcro quelle ,ch^ io raccontajfi , faptndo voi , che
farebbero tutte vere , zjr non meritcuole d' efjerne alcuna tralafciata ; nondimeno har.cn-
do confiderai ione al fin di queP.o mio difcorfo , vnafd cofa mi baficrà per argomento dd
grande ingegno del Cai ratei , cioè: Che per effcre [ì^to nell honorata fua profeffionegm-
diciofo imitatore delle naturali , & artificiali cofe , ha meritato il nome di grande , 6"
ammirabile Pittore. Nonfcn's^a cagione io lo chiamo giuditiofo imitatore : perch' egli
confìderando , ch'i lavatura è oggetto diletteuole dell occhio hiimano , applicauaferi.^
fre l' iniitation al meglio , guardando fi dall ' errar di tnolti eh amano più tosìo y lafomi-
glian'S^a , anco nelle pai ti non buone, che la belle':^^^ Ubera d ogni emer.dA • Dipingendo
il Carracci alcuno dal naturale , confideraiia la qu.iltà , l' età djcffo » ;/ luogo , et l'cc-
cafione. Ofieruaua quelle pani della F.fionomta, eh erano più proprie del volto, che
ritrar douea ,egli affetti, cr- le paffioni , e di poi con tanta facilità , e felicità lo rapprc~
(cntaua alvino , chementepiù . ^Iviuo rapprefentaua nonpur le parti dclcrpo , ma
quelle dell' animo , con tanta viuacità , e hefvrfe con maggior non l haiicria efprefìa fa-
conda lingua difamtfo dicitore, Fartaua con lodeuol opportunità il decoro, gli habiti,
imoti,! colori , le pofature,& l'altre parti, che perfette render poteuano l'opre fue. Diffi •
mulaua , i& ricopriua con arte ,econ sì gemitìi maniera l' imperfettioni , & l; mancar,^
della natura , fempre accrefcendo le bclle^e , che non fi poteua dtfiierar meglio. Trlan-
cano t belliffmi ritratti , che confermano quefìa verità ,fia ì quali non detto paffar con
filentio quello , che egli fece , mentre fìaua à ferui^iodel Streniffimo [{anuccio Duca di
Tai ma ; non indegno figlio di quel-jjrande Mefiandro Farnefe , ti qual fe.pari al valore
hauiito hauefie la fortuna fauoreuole , rinouato haurebbe ali età noflra le celebrale ira-
frefe d' yileff andrò , che giouinetto fi conquiflò il nome di magno . E quefio ritratto tut-
to armato , grande cerne il naturale in atto di "Principe , e di Guerriero , la chi faccia fpì-
ra maejlà , e quella nobiltà , e grande'^^ d'animo , eh' è propria della Calata Farnefe.
Vri altro {.ma in abfen^a ) ne dipinfe del mede fimo Duca , poco maggior del naturale,
inginocchiato auanti vna intagine della Madonna di B^pnciglime , il quale l lUefio Duca
donò à quella Cowmunità : perche compir poteffe il voto, i h ella z^elofa della falu:e del
fuo "Principe , allhorà opprefjo da graue infermitàfatto hauea. Si fcorge in quello ritrai'
to gratitudine verfo Dio , e vcrfo i fudditi fuoi . f^ifi vede la deuotione, la pietà e Ix
libera rafsignation di (e medcfimo nelle man di Dio , tal che fé ben l' vn ritratto, & l'al-
tro fonofomigliantifsimi : e fé ben ambidue d vna ifiefja perfona fanno veder l uKaginei
nulli-
450 PARTE TETl^A
mlladimem varijjor.ogli affetti , eh' efprimoKO fecondo la varia intention di chi fargli
fece, et di cbiglifeppe cesi diuinamente dipingere. E fi dirà poi che la "Pittura è Voefta
ìi.utaì io per me chiamo facondo pennello , e Tittura loquace , il pennello , e laTictura
d' .Ago fimo Cartacei . Tila fé gran fatto è il faperin prefer,7^a ben ritrarre del naturale,
fé maggiore ti far' il medefmo in abfen7;a ; CrandifsitKo è fenica dubbio, & rnarauiglio- .
io il farlo , dipingendo perfona già TKorta , fepolta , non mai veduta , fen'S^a difegno , ò
i ì.ipronto , ma per fola , efemplice relation d' altri . In quefìo non vna , ma più volte ha
confeguito il vanto ilmfìro Carracci. Così per relation del marito fece ti ritratto della
S^gy.ora Olimpia Luna , che fu conforte dell ' Ecccllentifsimo Melchiorre Zoppio , & lo
fece con tanta eccellen'S^, che viua pare, ^ anco dimofira con eterna fua lode , e delTit-.
tare, quai in leifofte la modeflia , ilfenno,la beltà , & lapudictti^ ,rare doti, che la re-
fero merttcuole d vntant huomo , ti quile l honorò con vn fuo leggtadrifsimo Sonetto»
che per gloria àell ' bonorato , & dell honorante mi piace di recitarui, ^ è quello.
Emulo ancor de la natura fei
Non pur 'imitator> Carracci, ch'ella
Suo difetto apre in confumando quella.
Che viuente aliai piacque à gli occhi miei»
Tu per virtù de l'arte auuiui in lei
^'aria> il color, lo fpirto, e la fauella ,
Jì fé viua non è, come à vedella
Altro (enfo, che villa io non vorrei.
Ma come può giamai priuo fembiante
Di lingua articolar voce non fua ?
Jacito anco il tuo Ihl ti grida in lode.
JNon fai, ch'occhi per lingua vfa l'Amante,
E de gli occhi il parlar per gli occhi s'ode ,
Che flice amami, io fon l'Olimpia tua.
Si legge, che Zeufìdipinfe alcuni grappi d'vua tanta fìmilialvero, che glivccellivi
volarono per beccarli , & che il medefimo Zeuft fu dt poi ingannato da Tarrafìo con vit
■pelo dipinto , il qual fi pfnsòZeuft , (he poHof'fJc per coprimento d' vna Vittura ; Di
the lupina l antica età , & nella ncflra iiimano molti , ch'altri non raglia a far il mede-
fimo . Epure il noflro ^cademtco quando gioiunetto commciaua ad incaminarfìperla
fìraJa della perfezione operò merauiglie tali . La prima ,fii la prima volta , eh egli per
far prona di [e nel colorir' a fefco , dipmfe ai l{i:ncbidi CreuaUore vn Caual Leardo»
cosi maefìreuolmehte , (head vn altro Cauallo pame vmo , e cominciò a nitrire , & ac-
ci itandofi lo fiuto più volte , e poi volgendo le groppe; con vn paio di calci ne gettò
gran parte in urrà . Ficc anto (imeTartafo taf et onda pt-oua ingannando vn valente,
e pr attuo Titta e , con la pittura d vn agnello fi ortiiato , e Juentrato , ni quale il Vitto-
re s accolto a vederlo , e toccarlo con vtat.o Icrianctolo molto di grafk7;7^a , e bontà ; ma
accorto fi dell' more fùjQprape/Q da tanta merauiglia , che troncando il parlare , come
muto-
lODOr. AGOST. ET AJSfNl^. CJMACC/. 45 r
mutolo, e come fìatm per buon pcT^i^ fi rintife * mirarlo» "Mx troppo farei lungo s'io
annouerar foleffì l' eccellen'!^ , e lemer.iuiglie operate da lui come imitatore , & emulo
della natura ; da qtttfie poche raccontate da me , fi può far ^iuditio certo qiial foffeiljuo
7>alor nell altre cofe . In quelle poi che fono «perationi dell' arte > vsò fiimlmenie il Car-
raccid imitar le parti m: diari , non mxi obligandofi alla maniera d' alcun Tittore per
grande cbefia fiato : perche conftderaua non ejkrft m-tì ntrouato alcuno , che ponendoli
fer fltimofinel' imitarci' e fj empio d' vn' altro l habhia potuto pareggiar , non che auan-
:i^arc . Se ti accarfero Daniello Ricciarelli , Virino del l^aga , c&" alni, che hauendo per
"ì/ltimofìne Trlichelagnolo , maino', ■pigionfero , & efìo Micht lagnalo nel/eguitar la ma-
niera d \Apollonio Menitfe , che fece quel tot fa d' Hercole , che fi vede in Rjsma in bel'
uedere , mai fecondo il parer di chi la intende nonv ha potuto giongere . Coùintrauen'
ne al l{omano , & altri che voi fero ( imitando ) pareggiar l{aff.tetlo , e fé ben riufcirono
matflri di granflima ; con tutto ciò rimafero di gran vijìa lontani dallo fcops > chepropo-
fio fi haueuano . Ilfi< e del nofìro Carracci era di cumular' infteme la perfettion di moltit
e con perfetta armonia ridurle in vn corpo in cui nulla di meglio fi poteffe bramare . Ma
mentre ( oimè)gli effltti comi/ìcianano à corrifpondere all'vltime fperan:^e , morte im-
portuna (oiméj troppo per tempo ce l ha rapito. Con tutto, ciò ncW opere , che di lui
(ifono rimafie , fi vede chiaramente la fi eresia , e ficurcT^'^^a di Tyiichelagnolo , la mor-
bide'^^a , e delicate:^:^a di Titiano , la gratia , e maefìà di Raffaello , la fagbe:^a , e fa •
cilità del Correggio , alle quat perfettioni hauendo egli aggiorno lefue rari, efingolart in*
uentioni , &■ dijpofnioni , era per dare , e darà pur anco nell' auuenire norma , & effcm-
fio agli altri di quel tutto ,chea raro , e perfetto Vittore fi conuenga . Ite, e mirate voi
che noi credete , la Diana , e la Calatea , due quadri a frefco eh' egli dipinje nella galle-
ria dell' I lliifìrifs. Cardinal Farnefe > dout il fuo fratello Annibale , che tutto il refio v'ha
dipinto ; ha con eterna fua lode accrefciuio a fiiorafìieri , e terra-T^ni il numero delle bel'
IcT^p^e dt I[pma , Ma più vicino potete chiarirHÌ,quà qua nella Certofa fuori di Bdogna»
•vedrete la tauola di S.Girolamo in atto di riceuer in Sacramento l'Humanato Ferbo, ó*
quiuifcorgeretevn epilogo, vn cÒpendio di tutte le perfettiom,ch'io vi diceua purdian-
:^ ,e d' altre molte , che non è facile il fapeì le efprimer bene . Quiui con beli ' ordine
appare vn conutniente numero di figure , vijono putti, gioueni, maturi, &■ vecchi dimo'
ftranti varij effetti dell ' animo , con varijgefli , e moti , ma tutti gratio fi , tutti natura-
li , ftgnificanti , non posìi à cafo , In molti nudi vedrete l intelligen:(a dell 'anatomia,
ne t ve fitti l' eccellen:^a del panneggiare ; varie le ^ponomie , varie le carni, fecondo
l' età,e qualità loro . O'gran Carracci , come ben fapeui con l' arte fi/ionomica , con la
fola imagme dar' à veder à gì' intendenti l' inclmationi humane , che fé ben non violtn'
tano ,fuccedono però fecondo che dall ' arbitrio naHrafon regolare , Quiui vedrete pac'
fé , profptttiua, architettura , &{egni ewdenti della naturale , & moral filofofìa, ch'egli
intendeua, &■ inlomma vn perfetto modello di Tutor raro . Taccio l altre ingran nume-
ro ,cheJono in Bologna. LaNatiuità diChriHo in S. Bartolomeo di I{eno . L' Hercole,
cb' aiuta atlante àfofiener il mondo , eh è nella Cafa dt Monfig. l abbate S, Viero . Il
S. Framefco , il S. Girolamo, tn Cafa del Co. Ridolfo Ifolani. La Diana , che dal Cielo
fcende à ritroitar Endimime » nella caja del Sig- Giulio R^iario , & altri molti , che tra'
lafcio
45* P A 71T E T É t Z A
lafc'io per breuitk , fi come non vi rapprefento quelle gioie di pittura , che ne gli vltimi
anni di jua vita hebbe da lui Monfìg. Horatio Spinola > alla cui bontà , integrità , e vaio-
ire deue eternamente la Tairia noflra . Efinalmentre quel S. "Pietro , che (ià piangendo
ilfuo peccato , vltma fatica di te ò gran Carracci , col qual hauendo tu ejprcjìo vn inter-
no dolore, vn' atto merauigliofo di peniteu^a , bai dato à veder al Mondo qual fojjeil
tuo cuore verfo Dio , e mi confermano in que/io penficro gli altri molti , che h.ii più volte
dipinti , i S. Girolami, i S, Francefchi , le Maddalene, gli uUri S. Tietri bora tutti dati
alla contempUtione , bora all' afpre-;^ delle difcipline , e del patire ,cofe che davri
animo di poca bontà , pietà , e religione , cesi fouente non fi fanno ,farnunfi pofiono,
ne fanno farfi vulendo : perche s' egli è vero ( come e veri(fimo ) che per l ' abondanzx
del cuore parla la lingua , chi potrà dubitare , che altro , che vn animo ben compoflo tut-
to riuotto à Dio ti mouejje ad opre tali? che faranno per molti Jecoli tante lingue , che
grideranno a' mortali per.itcnj^i ,pietà , "^lo , e umor i erjo Dio . Ma fé come già detto
habbiamo > egli era ben nato , ben educato , e ben habituato nelle virtù , chi potrà dubi-
tare, che il fine non fi a flato co' forine al rimanente dell' honorata fua vita i Egli (^co-
meprcfagadi douer' in breue ritornar à quel cehfle Signore > che arncihiio Ihaueadi
tante doti ) fi ritirò d alcuni me fi innan:^i che moriffe nei Conuento de Capuccihi di Tar-
ma , e coni' ef empio di quei dcuotiVadri, humiii dijpregiatori delle inondane gloria
attendeua alla contempUtione delle cofe celcfli , e quiui coi cuore tutto contrito , e dolen-
te delle pafi ne colpe , s' effcrcitauain alcune operationi di peniten:^i, e di qui nacque»
eh' egli sì marauigliofamente nel fuo pianto efp refic le lagrime di quel S, Vietro , eh' io vi
dicea. Eperche tutto s era internato colpenfìero nella medttaiione di quei nonijjimit
che fono con la memoria loro ccrtiffimo rimedio contra t peccati ; volle (come lofpingeux
il foprab'jndante affetto del cuore ') ejpnmer ci fuo viuace pennello ,pariedella tremen-
di Macfìà di Chrilio I\edentore , giudicante i buoni, e rei nell ' vliimo giorno del Mon-
do. Cominciò à farlo , e l haueria fatto con ta'éta efficacia , che haueria potuto quella
"veneranda ficcia mhorridir non pure ogni federata mente, ma i anime ancora de giù-
fi, e de megltori : perche la dotta mani , maejira dell ane era troppo obediente aU'ima-
gini , che pietà concetto gli hauea nell animo . Ma ( nojtrafuentura ) appena diede prin-
cipio ad abb^'T^zarlo , che accrcfcendoft anco per gli ocihi l imaginato terrore , tutto fentì
ricapricciarft , ^ vinto da ytutrOiT^a , e da timore , lajciò cadcrfi il pennello di mano, e
pcrcotcndofi il petto chiefe dittotamente perdono . Mirate colà cortcfì auditori di quella
abbcTT^ata pittura ^e proucrcte noli affetto fc ti v^ro parla lamia lingua. Da indi in
poi tutto ft diede à piamente viuer , e morire , ne molto di tempo varcò , che muolto iru,
mdlelodeuoli penf eri refe l'anima à Dio. Tal che s egli è vero , che chi ben piue, ben
muore , anco il snorire ha dichiarato qualfofje il viutrfuo . Se la vita il fine ,e l di lo-
da la fera . Chi merita maggior lode di lui i poiché d pne è flato così ludeuole , QT'la fua
troppa tniprouifa fera ha corafpojio à quel buon giorno , che fé ne fperò nel mattino de
gli annifiiot . ie vn bel morir tutta la vita honora , qual honor diuerafji al nofiro Car-
racci , che così rcligiofa-mente è giunto al fuo fine i iluvjiifono i menti qucfie fon l opre
( nobili ajcoltanti) che al parer mio rendono comc!duhiie,& ammirabile jlgofiinoCar-
racci , e per tali, credo , che le giudicate aiicor voi -.perche chi non le ha per mirabili, non
cono-
LODOV, AGOST.ET AV^nS. CAnitACCL 43^
conofce di che s' abbia l' huomo i merauigliare , e chi le conofce , e non le ammira trep^
fo pretende [opra l' vfo commune . O' come è vero ( ^cademici ) che le co/e/iraordina^
rie hanno de l violento, & le violenti fono poco durabili. E durato poco il «ofìro Car-
tacei , ma in quefio poco ci ha lafctato multo , & à voi particolarmente molto da imita"
re, àniuno nulla da emendare, nulla che fuperare. Ho detto.
Le fopra poi dal Morelli memorate Compofizionii affife per tutte Je mura di
quel Sacro Tempio, e delle quali piccioia parte ei pole qui in fondo, (i come
perminor tedio del cortefe Lettore (pur troppo forfè daqucUo funerale di-
uerticoj llimo bene tralafciare , così non vuol gii la mia douuta gratitudine
che quelle IO trapalfi de' miei primi duo', sì nella latina > sì nella volgar lingua
Maellri , che furono il Santi * & il Rinaldi , auanti che del grande Achiliini mi
pregiaflì farmi feguace , ed eccole appunto :
>4LEX^11DI{I Sincri
Elegia ,
FLETÈ viri, defletè Tigres, miferefcite ccelit
Et maria horrifono gurgite [rafia fonent •
Ecce dies, tnfanda dies immerfìt accerbo
Funere , qui vitam viucre dignus erat ,
Vtuere dignus erat Carracius omne per auumj
Et trahere teternos , & fine nube dies ,
"Ham fi natura fpeCrafies munera , &• artis j
Condita in aw^ufio mille fuere finu .
Inger.io poterat celfas percurrere fedes
u£cherei luflrans regna fuperna pòli .
Ncc non irriguos Sophne dffundere riuos
Facundu promcns aurea di£Ia fono .
Tauca quidem fari Jolitus > fed plurima paucìs
Completi valuit myfiica fenfa notis ,
trulli notiis erat, cui non mirabilis efiet$
Cui non virtutis figna repente daret,
Hinc pendere fuo multi dicentis ab ore»
Et lapfum e fumma fede putare virum .
Céitera fac taceant : fatis illum dia celebrai
Dextera , cui fimilis nulla reperta fuìt .
■ ' Hxc potuit viuo effigies animare colore t
Hiec naturam artts fallere nouit ape,
lAgnouere virum proceres, patrefq; fenatus
Vurpurei , atque urbis Fjoma fuperba caput ,
Hunc rapuere duces , rapuit Farne fia proles j
Tarmaq; /ed raptu quatiì male faufla fuo .
lii ìiam-
454 P A nr E T E 7t Z A
ìtamque vbi Felftneis paulum ceffijlet ab oris
Delinquens patrij limine chara foli .
£/;f« depre(ÌHS morbi gr Mutate fubire
Cogitur heu vita fata inimica //«e .
lUeq; Tfitales fenfìm decrefcere vires
Dttm vide:, & fummos adproperare iies,
0 fratrcs inquit charos , 0 Felftna dulce >
Et Natale folum > deliciaq; mea .
,4h vtinam pofìem , qua tu nubi prima dcdifli
Lumina nafccnti reddert , (bara parens .
Et tibi , germanifq; meis , quis gratius vnquam
Nil fiiit j abrupta dicere voce l^ale .
Vos tamen abfentes capite hxc fufpiria fiatres «
Et feruate decus , quod tulit alma manus ,
T^ox ego fydcreis viuam felicior oris >
Et potiar fummi regna beata poli.
Sic ait & medfos ftngultus tnttr , Olympum
Rjefpicit , inde celtr fpmtus afìra petit .
Fletè viri, defletè Tygres , nrferefcite cali.
Et maria borrifono gurgite fra£ia foncnt .
D
E I F S D E M D I S T I C H 0 N.
luinam Deus artem vidit ; defere terras
Inquit; digna polo j qui fiicis , efto polo .
DI C E S »4 I{ E !{, I N ^ L D I.
PITTFI^J. , e Toefia /ime, e compagne.
Che quei , eh' è gran Vittor , e gran Toeta «
Sofpirofe per bofchi , e per montagne
yagano à l ' imbrunir del lor pianeta .
Z* vna à gara de l ' altra e firide , e piagne
L' importuno vapor , che 7 Sol le vieta ,
E je 7 duol frange il cor , la mano ffagne
Il crine, e fargia è pia chi men s' acqueta,
Ttlifera coppia , à voi quello e quel Volo
Tià non intreccia i lauri ; hor coi quai piume
Sopra qual Carro ve ne gite à voh ?
y e l'ha JpCT^T^ato , e fparfo vn fero Nume,
Tolto V ha il gran C^{\^1{aCCI0 vn colpo folog
Che fu Carro i & yiuriga al vofko lume*
Lodo°
LODOV. AGOST. ET Af^lW/'B. CATtZACCì. 43 5
LcdouicoincatKO al Brizio, che fotto la pratica del morto Cugino poftofi
anche all' efercizio dell' intaglio, egregiamente porcauafi, fece finire larima-
fta imperfetta carta del S. Girolamo , clic genufleflb, col CroccfiUb in vna del-
le mani jCoH'altrartringe iHaflTo, bramando, che ne" terribili rilentimenti di
così intelo nudo riconolceircro i dotti . quanto impreflb forte reftaco in mente
al gii morrò Cugino lo fmifurato torfo di Beluedcre , che fu qucli'vnico pezzo*
nel quale incontratoli anch' ei Michelangelo, fermoffi poi Tempre; (iudiando
di ridurre la Tua maniera a quel Greco efemplare. Troppo andauano a genici
gran colodì a Lodouico , ed altrettanto aSetcaua quelH rifaltaci mufcoli, quaa-
to i gentili , e grazioiì contornì, applicando gli vni , e gli altri a tempo e luogo,
talora mifteriofamente vnendoli , ò per meglio dire , contraponendoli ; del che
feruirpoìTono d'efempio i quadri di quello cempo , e dopo anche oprati. Per
vn di efli prendali il ij. Giorgio nella Chiefa di S. Gregorio , oue , come da vna
partelaprincipalfigura,ch è ilSanto Caualiere, sfiancheggia, e s' altera in^
modo, che (td per vfcirfuore del ragìoneuole , dall'altra la Rea! donzelle tta»
che lieta infieme , e timorofa contempla nella morte dell'orribil drago la riauu-
ta Tua vica . è di profili così modelli , corretti , ed aggiullati , che la più perfetta,
ed amorofa figura mai fouuenne all'ifteflb Rafaellc : Per l'altro il S. Antonio
nella Chiefa del Collegio Montalto , oue di sì graue maefti riempì quel Santo
Abbate, che alzando la delira aperta, moftra di erudire que gli Anacoreti, che
attorno vi Hanno ad vdirlo ; e al contrario poi così afpri , e rozzi ci figurò quel-
li, coperti maflìme di grolle lane jdibeluine pelli, incrocicchiando ceree mani
incallite ,enodofe ,che tormentate ,edifFettofepermano d'altri diucrriano.la
doue qnì riescono nella loro bella moUruolìta così ammirabili , dotte , e fingo-
lari .
Ma qui non termina il giudiciofo rifchio dell' animofo Pittore , quando ebbe
anco ardire di aggiongere alle più lodate maniere di tutti i palfati Maeftri ciò
che in effe, per vlcimo compimento de' loro dipinti miracoli, poter bramarli
parea : cioè a dire alla giullezza di Rafaelle il bel colorito del Coreggio , e al bel
colorirò del Coreggio il grandifegno di Rafaelle ;conic,perefempio,al fonda-
mento de! Buonaroti la tenerezza di Tiziano , e alla tenerezza di Tiziano la in-
telligenza profonda del Buonaroti, confondendo infomma di quelèi, e d'ogni
altro grdu Pittore mfieme le particolari doti , per compornc, e formarne poi di-
tutte infiems l'Elena della fiudiata fua Idea. E fé ben-: in ogni anche picciol op«
ra-che di lui fi vcggia , quella la di lui intenzione efler ftata fi fcorge , nel tan-
to però rinomato Cortile di S. Michele in Bolco de' RK.PP.Oliuetani, che do-
po li luo ritorno fudetto da Roma , delìJerofo anch' egli di sbizzarrirfiin Patria
ì'n qualche opra grande, e fa inofa, in due fole eflati, cioè quella del 1604. e quel-
la del i5o5. diede compito, più euidentemente fi riconofcc. La varietà de_>
gì illorici fucceflì ,che in molti pezzi qui tolfe a rapprelciuarci, lafciandoche
negli altri s'acquiflaliero anch' elfi fama di pennello ifuoi Giouani , gli fommi-
niitrarono ampia occafione di valcrfi di tutte le maniere de' fudctti MaeTtri p:ù
■ - I i i a gran-
45e? PATtTETEltZA
grandi, applicando anche di pM ciafcuna di effe al fuggerco a lei più confacccn-
te,e proprio ; come a dire, ad vn lieto & amorofo , la maniera Lombarda; ad m
bizzarro, e grande, la Veneziana ; ad vn erudito, e decorofo , la Romana . Nel-
le ftrepitofc molte di que' Monaci che fi trauaghano per ifmorzar quel fuoco,
di cui efca , e materia èdiuenuca la fteifa cucina, ecco ilTentoretto , ma rifor-
mato da Tiziano col fuo S. Pier Martire a S. Zanipolo ; Nel maeliofo appara-
to di quel fuperbo Totila , che con iflupore dell' efercito victonofo che 'i fic-
gue.vmiliatofi vede a piedi del San Benedetto, ecco Paolo Veronefe.ms-.
dalle facciate di vn PoIIidoro refe erudito : All'opportuno rifo della bella Paz-
za , ecco l'allegria del Coreggio , ma dal rigore d' vn più fino contorno nobilita-
ta da vn Rafaelle : Ne' faticofi sforzi attorno a quel fallo , per diabolica forza,
da innocente fanciullo folo fcoperta , refo immouibile , ecco vnirfi alla faciliti
di Tiziano la robuRezza di Michelangelo: Ecco la ferocia d'vnTjbaldi regola*
ta dalla gentilezza d'vn Primitaccio nello fualigio di Monte Caffino : Eccoirij
fomma la grazia del Parmigiano appoggiatali al fondamento del Sanzio nelle
femmine, che tentando in vano il S. Abbate che fugge , s'armano per vendetta
contro di noi fpcttatori,de'più fini artificii, che fludiafle giammai bellezza lafci-
ua : fedendo elleno fulle molli erbette > a raccorfi le chiome , & ornarle di fiori,
alzano le nude braccia , che con moto ineguale fcompagnando l' vna dall' altra
mammella , fan che , come a cafo , efca ella nuda , e trabalzi fuor di quel cinto»
che l'altra vela fi , ma non cuopre ; così Armida nel Tallo:
Tiloftra il bel petto le fue neui ignudi,
Oue il foco d '^mor fi nutre , e dejta ,
Torte appar de le mamme acerbe} e crude,
"Parte altrui ne ricopre z^c.
elTendo proprio delle impudiche, per non renderli efofe colla troppa libertà che
fazia, frammettere con la licenza atti di onelia ; come Poppea , che conla-
fcuiia tanto più infidiofa, quanto mafcherata di modeltia, lafciandofi vagheg-
giar qualche volta , il vifo mezzo afcofo tenea . Ma il defcriuerne minutamen-
te ogni particolarità , come richiedcrebbefi veramente a quell'opra la più
grande , e di magc^ior premura , che mai facelTe Lodouico , è impoffibile , cflcn-
do così piena di erudizione, di concetti, di ofleruazioni , di ripieghi , di bel-
le forme, che quante più tuttodì fene notano, e ricauano , più fene trouano.e
fé ne fcuoprono , onde ben meritamente chiamarli polTa quello il Cortile del
Benfare ,come fu detto quell'altro il Cortile di Beluedere ; non mcn riufcendo a
tutti i Foreftieri quello che quello: quel luogo, che à tutti coloro , che de fiderà'
no venir eccellenti nella Trofeffioneriefce di vera fcitola : fcriUe delle Uatue di quello
il Girupeno , dal quale tuctauia nulla vedo auer' egli tratto e cauato , come dai
noftro appare , neh' au^r' egli dato all'acqua forte da lui difegnato , e tagliato il
famofo pezzo detto del Salio ; come il pezzo dello Spiritato pubblicato in fimil
guila auea il Pefarefe , che gli altri ancora ( fé così prelto non cel toglieua li_»
Morte )flamparvol£ua,vedendofene entro le faraofe raccolte i già preparati
LODOV. ÀCOSr. ET AJmrB. CÀtnACCL 457
diTcgnl ; eflendo quefto Cortile vna delle maggiori Scuole, alla quale concor-"
rcffero a perfezionarfi non fole i noftri , ma qual fixfi altro grand' huomo d'ogni
pacfe. A quefta però pare che nulla ceda queir altra, che in sì eminente fito»
quale fi è il gran teatro d) Roma, a cucco il Mondo aperferoi duo* fratelli nel
gii detto palagio Farnefiano , maifiaie nella canto rioomata , e fopra mentoua-
ta Galeria , che Annibale nei corfo > fcriuc alcuno, di dieci anni , ma tré cerco
dopo il ditto Cortile di Lodouico, diede finita ; vedendofi di continuo non_»
men ripiena di (luJiofagiuuentù.che ladifegna , di quello fé neannousri nelle
Ghigiane Loggie , e nelle Stanze Vaticane a ricauar l'opre di Rafaelk j perche:
in riguardo ( fcriffe lo Scandii ) della nuoua inutntione egregiamente difpofla , con ca •
pricciinfoliii , e Hupendi , e del concerto di più ben fondata , e compita naturalez'^ìpii'
re che [ola il buon virtuofo pofia in tal luogo ritrouare quel meglio , che può defiierarftt
tjpreffo con fomma facilità , vaga , e più vera maniera , per ejfer qiiiui il tutto in varie
guije dipinto, conia maggior eccdlen':^ dell' arte; inconcraadofì appunto in ciò.ciie
prima lafciato auea detto anche il Baglione : Che per opera d' inuentione , d'orna-
menti , di capricci con nudi , difauole , e d' ijìorie diuerfamente condotte , non fi può fpC'
rar co fa più perfetta ; e chiunque la vede , dalla verità è sfori^ito à dirne bene , per ma-
ligno , éf inuidiojo , eh' egù fi a, per efkr quefìa delle belle opre , che d nojìri tempi hab-
biainHCììtate l'ingegno, &■ efprefie la pittura ; lo fleflb in fine, che in poche pa-
role s' intefedi compilarci il Claudini , che : ^ugufiinus , & ^nnibal proprijs pen-
nicillis in jlula Farnefiana mirabilia T{pmx auxert. Fu perciò intagliata tutta all'ac-
qua forte egregiamente dal Sig. Carlo Cefio in quaranta pezzi legiti in vn am-
pio libro, dedicato da lui all'Eminentifs. Octoboni : e perche il valore in ciò
non meno di queflo Virtuofo, che la ftella Virtù di Annibale meritò chefotco
il titolo di : argomento della Galleria Farnefe dipinta da Annibale Carracci , difegna-
ta , & intagliata da Carlo Ce/ìo , nel quale Jpieganft , e riduconfi allegoricamente alla
moralità le fauole poetiche in ejfa rapprefentate , precedeflc al detto libro vna delie
p liingegnofe ,& erudite defcrizioni, che la grande operazione vguagliar pof-
fa, ottenuta dall' intelligentiflimo Sig. Gio. Pietro Bellori, che Itàteffendole
vite de 'Pittori che fiegaono il filo di Giorgio Vafari ; approfficandomidisì
bella occafione , vò eh' anch' efla non meno nobiliti in quella parte i miei balfi
fcritti ,di quello che que' braui incagli decoraffc ; che però copiandola auch' io
dipcro,quiiarapporco,ed è quella:
ARGOMENTO DELLA GALERIA.
VOLI E figurare il Vittore , con vari emblemi , la guerra , e la pace tra'l celefìe , e'I
"pulgare Amore ìinsiitmtidaVlatone : dipinfe ne quattro canti della Galena , quattro
dotti[fime immagini , per fondamento di tutta l opera , come fi rincontra in quejìo Libro
al numero iz,& z ? . l'Amor celefìe , che lutta col vulgare ,elo tira per li capelli : que-
Sia èia Filofofia ,e la Santijjìmx Legge , che porta l'anima fuori del corpo corruttibile , e
caduco , per eleuarlatnaltQ . Feceui peri nel im;^ dichiarijjìmaluce, ì>»a corona di
Lati'
43S
P A ZT E T E H. 2 A
Lauro, dimofif andò i che la vittoria contro gì' inragioneuoli appetiti inalba glihumìni
al Cielo , e che quello fplendore è proprio dell'Amore celefìe > // quale (calda joauemente,
fen"!^ tormentar l anima con fuoco tmpuì a , fignificato, nell'altra immagine, con U face
ardente , che l'amor vulgarc fi can/a dietro ti fianco ; acciocheil celeiìenonlatolga , e
non l efìtngua . CU altri duoi putti che fi abbracciano , fono ti terreno ,el juperano
jlmore , egli affetti , che fi vnifcono infìeme con La ragione. Nella quarta immagine,
riendefcritto l'amor mutuo : cioè Cuptdine , ed Anterote , chefinngono vnramo di pal-
ma , nella forma , che gli Elei collocarono le flatue nelle loro fcuole . Aggionjeut di più
Annibale , cume fondamento degli affetti , quattro flirta ; Giufittia , Temperanza , FjT'
te^a , e Carità , con lefuuole , che alludono a. le pene del fiuo , &al premio della fir"
tu ; ma prima di ventre al concetto , & allegoria di effe , deue precedere la fpofitione , col
fitOt& ordinai ione loro .
SITVATIONE, ET ORDINE DE PARTIMEMTI.
E LA Calerla collocata nella fronte Occidentale del Tala";^ Farnefe , fotta la Log'
giaicbeGiacomo dalla Torta aggiunfe ali ordine del San Gallo : contiene quattro fac-
ete, due laterali longhe palmi <)o. onc, i.eduenelletejie palmi 28.0 c.ó.conla volta,
che pofafopra vn cornicione difìucco . Da queflo cornicione comincia il rtpartimento di
•pnmirabil fregio , pev tutte quattro le facete , con le fauole riportate, in cornici difìuC'
co finto , & in medaglioni fiuti di metallo verde , alternando vn quadro , & fna meda-
glia, tengono le cornici tolte in meì^o da beUifJime figure di termini, che quafi reg-
ghino la rotta ,fono dilpofli /opra i bafamenti de pilajtri , ne quali Jeggonu dmerfi gioumi
robufli cobi iti al naturale > in atto di prendere ftfioni , tra vane ma/ihcrejotto le corni-
ci . i^t Annibale , per interrompere il longo ordine de' quadri , e delle medaglie , rip-
f orto , nel mc:^ di ciajcuna faceta , vn maggior quadru finto appcfo alle pareti , facen-
d ut niellare il juo cornuione con ricchi fogliami d oro , cbejpucano irà li metalli , e_»
gì altri I hiari ojcuri con gratiffima corrifpondenT^a de colon . T^ià ibi può mai lodare à
bafian:^ le bcllijfime pofiiure , e mouimenti de gì ignudi, e li modelli de Terminila
copia de gl'ornamenti , e delle inuentioui , mentre l occhio , e la mente prefi reflano dalla
varia concordan:^a loro . Qiiefìi Juperano gì' efSempi pafiaii , e li prejenti , non vi efjendo
fin qui fiato Vittore alcuno , che habòia intrapre/o , C27" ardito allr opera veramente con
tarila gratia ,& grande"^ difille , con sì meraiiigliofo dijegno , e con sì vano , & ordi-
nato concetto , & infomma con tanto fauore di gemo , e d' arte , cun, quanto Annibale
al fregio diede compimento . Onde conragione in quefio Libro vedcjt replicalo in 14.
vedute dal fo-^lio 1 6. fino al 21. con la profpetiiua di tutta la Calerla in due altre vedu-
te nel fine del Libro . Così terminato il fregio fegiutò à riportare nel mcT^^o della volta,
cinque fauole jituandone tré ne vani di me:^ fintamente con le cornici indentro , ve-
dute dal fatto in su : fono la gran Baccanale , con le fauole di "Paride , e di Diana . Ltj
àue vltime di Ganmrnede , e di Giacinto reflano fituate , coi le cornici , ne sfondati finti:
quiui è btilijfima , per arte d' inganno la cornice dorica , veduta fecondo il punto , d on-
de l'occhio trafi o/re allafuper^cie d vn altra volta finta più in allo , fen:^a che s auucg-
LODOr, AGOST. ET A^m/^, CAIACCI. 459
gagl oggcttìeJicrf,Hti,quaJtVÌ/i diffondal'ariaverttietrafparcnte.
SPOSITIONE DELLE FAVOLE.
1 J'N GHISE difcal'^ Venere, e U riguarda , per congiungerft feco amorofamen'
te , alludendo alh deJcendenT^a dt Enea , e de I\ornaiìi , col motto di Virgilio GENVS
f'NDE LAtiNVM. La fpoglu del Laerte, ft conforma al cerume de' tempi heroicit
efercitando ^nchtfe la caccia . In quella fauola feguitò Annibale l ' idea dvn marmo
antico .
2 Diana abbraccia Endimìone , & in e(iaftfcorge la temi di non deflarlo : fvnò de
gli ^mori addita il filentio , fi allegra l ' altro di vedere la più cafa Dea al fuo tirale
foggetta,
g Mercurio porge il pomo d'oro à "Paride , tiene in mjno la tromba dipinta ad imi-
tatione di I{afdclle , jlgnificmdo la fama di colei, che da T aride verrà giudicata la pia
ielhu .
4 11 Dio Tane prefentavna m.^[ia di bianca lana à Diana, con che fìnfero fi acqui-
flafSe l ' amore di lei : la Dea non fi dimoflra ( qual fuolc ) orgogliofa, efuperba, ma pla-
cida , e benigna , riceuendo il dono.
5 Siede Hercole [uonando il tìmpano , femminilmente auuolto nel manto d'oro dell'
amata Iole , la quale gì ' infegna ti muouer la palmi : s appoggia alla claua , e porta per
ifchemo la pelle del Leone : ride Amore , & addita Hercole, feguitando inpane la de-
fcrittione dell affo.
6 Ciugiìone va à congiungerfi con Gioite , in atto , che ritiene la maefìà , e l pudore
matrimoniale , apparendo infìeme (orella , e moglie di Gioue.
7 Tolifemo con la fiflola , ouero Zampogna i accompagna i fuoi lamenti amoroft,
mentre Calatea,afcoHa dietro lo fcoglio yfermafì per vdirlo: vna delle ì^ in f e frenali
Delfino ) perche auanti col carro non trafcorra , e l'altra fi mofìra attenta in vdire TolifS'
mo , e folle cita infieme di non effere da lui /coperta , e veduta .
8 T oli femo /degnato lancia vno fcoglio contro il giouanetto^ci fuo riuale, checon
Calate a fugge lungo il lido , & cerca m vano difaluar/t , volgendo gli occhi indietro , e
con horrore mirando il fuo periglio.
9 Galatea , ò pure fta Venereportatafopra il mare da Cimotoe Dio Trlarino , •viene
accompagnata dalle Gratiefofra i Delfìni , e da gli ^mori volanti con la face > e con gli
flrali: fu ingegno delTittore per fi%nifìcare lo Crepito della buccina infpirata da Trito-
ne y ilfigurarui appreso vn' amorino , che (ì chiude gli orecchi . Que^a con la fegucnte
fauola fu colorita da Agofiino Carracci.
10 V .Aurora rapifie nel fuo carro il giouanetto Cefalo ,lafciando nel fanno il vec-
chio Titonefuo marito ; ma quanto più tenacemente ella abbraccia l' amante , altrettan-
to egli la fchtua, per amore della juaTroci ,rimuoucndo convna manol'auido braccio
di quella , & tenendo l altra mano fofpefa , quafif degni di toccarla.
1 1 Andromeda legata , ^ elpofìa allo f coglia , ad effere diuorata dal Mofìro ma-
rino, tra l duolo j e la J ferali'^ , pe l valore di Terjeo , cbefopra il cauallo Tegafo ,fà
mpe-
440 PARTE TERZA
ìmpetrire quel monro , opponendogli il capo di TAedufa : ti I{è, & la Regina , che pian-
gono [opta illidOifono il padre Ccfeo ,ela madre della fanciulla.
1 2 Verfeo con la tetìa di Uledufa in mano , fi difende , & fa conuertire in pietra
Tejfalo , e li compagni , che lo ajfalifcono per amore di Andromeda . Gli amici di Ter-
feo chiudendo fi gli oahi indietro con le mani , & è bellijfimo l' alto di colui genuflcjìo , il
quale , mentre fi raccomanda ali ' inimico , che l ' afferra ne capelli , efià per troncargli
in tefla ) in tanto s'indurifce infafio > e con la morte fugge la morte.
1 3 Bacco , & .Arianna : /' vno Jopra il carro d'oro » /' altra fopra il carro d ' argen»
to, con .Amore , che l' incorona di flelle. Trecede ilCorodi Sileno ebbro , e foftentato
da Fauni fupra la fmello -.giace à terra F' enere volgare inatto che fi defladal fanno, e
tiguarda Sileno , per la corrifpondenT^a tra l ' vb briache:^ , e la, lafcinia . Nel Satiro
che abbraccia la Capra vien denotato il brutale appetito .
Medaglie de ' compartimenti .
14 Salmace, & Heimafrodito , che fi abbracciano nella fonte .
.Amere domali Seluaggio Tane»
15 AppolUne fcorttca Marfia.
Borea rapifce Or iti a .
16 Orfeo , & Euridice in ma nubbe , di nuouo rapita ali ' Inferno.
Europa rapita da Gtoue in forma di Toro.
1 7 Leandro pafìa à nuoto l Hellejponto con la guida d'Amore , & HerO innamora-^
tagli fa lume dalla Torre.
1 8 Siringa fcguitata dal Dio Tane fi trasforma in canna .
19 Ornamenti,
2 o Gannimede rapito dall ' .Aquila di Gioue .
4 1 Giacinto tra/portato in Cielo da ^polline ,
> .Amori di fopra dichiarati»
24 Oiufìitia, Carità.
2f fotffi^i^a, Temperan'^^a,
z6 Trlcrcurio dona la lira ad Apollinei
orione Citaredo faluato dal Delfino »
Hercole libera Trometeo.
Giunone addita à Diana , Calli[ìo in Orfa tratformata ,per lofìuprodì Gioue.
27 Hercole vccide il Drago cufiode de' pomi Hefperidi.
Trometeo mofiraà Talladelafiatuahumanada effo fcolpita , & "Palladegli
addita la finii celcfìe , e l'anima immortale.
Califìo dilpogliata , e discoperta grauida ,pcr comandamento di Diana.
Icaro e Dedalo che precipita dal Cielo.
28 La tergine che abbraccia il Monoceronte , ò fia Allìcorno , imprefa della Sere'
niffimaCafa Farncfe: vi s intende il motto yiPJf^S SECP^f^ITATEM TARJT,
penile laTudicitia, e l InnocenT^a afftcurano la Fergtne dalla ferocia di quefìo anima'
le } colorita dal Domenichmo .
2pIgnH-
29
3°
tODOV, AGOST. ET A^t^m.CA7i7lACCh 441
} Ignudi (ìnti di brorr:^o yjotto il fregia in atto di reggere t & rendono bellijjì-
mo compimento.
ALLEGORIA DELLE FAVOLE.
L' ARGOMENTO di Amore così [piegato , con varie fauole , dimoflra la poteti's^ii
dteJfo,foggettandoegli fpefìevoUe li forti , li cafli, e li piiì ferini petti quali fomgli
Amori di Hercole , di Anchife > di Diana , & di Voliferno ;in cui di più fi manifefia l ef-
fetto danno/o della gelofta , e dello Jdegno contro Aci fuo riuale . Gli abbracciamenti di
Clone, dell'Aurora , &• di F enere Marina palef ano lapofjanxa d Amore ncll Fniuerfo.
Il pomo d or donato à Paride da Mercurio, e la candida lana, che ti Dio Vane poi gei
Diana fono li doni co'tjuali Amore fi rende Signore de gì' animi immani. La Baccanale è
fsmbolodeU ebrietà madre delle voglie impure. Et perche di tutti li piaceri irragione-
uoli tifine è il dolore , &• la pena , fé altri , dif pregiata la Firtù , à quelli fi dà in preda,
finjeui però Andromeda legata alla (cogito per efjer deuorata dal Mojiro Manno , -volen-
do fi inferire , che l anima legata à t lacci del fenfo , diuenta pa{ìo del vitto , qual horiL»
TerfeOfCioè la retta ragione non la jouuiene . Bellijfima è l allenar ia di Tefialo , e de
compagni trasformati m pietra alla vifta di Medufa , tnteja per la voluttà . bielle meda -
glie , e nell altre picciole immagini , vengono particolarmente figntficatc le pene del Fi-
tio . e li premij della yirtà : il Satiro domato da ornare altro non è che l' animo nojìro il
quale fottopofta la ragione alla concuptfcen:^a , diuenta moftruofo , e ferino . Apollo, che
Iconica MarfiaèinteJQperla luce ,eperlharmonìa della Firtù , che toglie all' ammold
ferma fpoglia , qualunque volta fa ritorno ali imperio della ragione . Borea , che rapi'
fce Oritiarapprefenta l'impero sfrenato de' libidinoft : lac<mgiuntione di Salmace , e di
Hermafrodtto in vn corpo folo èfimbolo dell huomo eff'emmtnaio , che perde la firilfor-
te^:^a . Euridice, ricondotta all' Inferno, nel riguardare indietro è contrafegno dell' tn-
coftan-^ della nofira humanità , che appena reHituita alla luce dall harmoma della fa-
pien:^a, fi riuolgetalhora àgli appetiti ,& ritorna all'ombre deglienori. Il DtoTane
che abbraccia Siringa conuertitain canna , è argomento del corfo , e delle fatiche degli
amanti , che alfine jìritìgono vn vuoto piacere , ed wjiabile . Europa rapita dal Toro ri-
prende quei Vrinctpi , che dtfouerchio attendono atlt piaceri ,cangtando(ì in ammali bru-
ti , in Vece di gnuernare , con vigilauT^a gli flati loro ; // che fi mariife^a ancora nelle Fa-
uole di Ganimede , e di Giacinto inal^^ando effi taluolta il vitto . Leandro che fi fommer-
ge in mare , con la/corta di dimore , dimoerà il pelago , e le dtfgratie defeguactdi ejjo.
Icaro ftgnifica il precipitw de' temerà) ij Ca'liflo la cafìità corrotta tfenT^a manto , che la
rtcuffra ; l' iflefìa trasformatainOr/a mam/efta la deformità dell'errore . La Lira dona-
ta da Mercurio ad Appalline ci perfuade , che ripoì^ghiamolalira dell animo tiofìro nel-
le mani della Sapienì^i , fimboleggiata in Apolline . orione faluato dal Delfino efplica
il concetto mirabile della virti) , chejchiua l ingiurie , e la morte , non mancando fin gli
animali pruidt ragione à louutmrla , rende di fi anche nell onde più infìabili ficura. Tra-
meteo , che dimoflra à Pallade la fiatua humana , qnaft vi manchi la mente eterea , dr
U Dea , che gli addita il Cielo» coriijpondono alla virtù dell' anima vnico nofì/obencj
Kkk fen-
/cn-4^1 di cui non ftumo altra , che loto , e terra vile , "Prometeo (leffo liberato da Hereote,
COI l' Amtoltoio 'jccifo , apprjua la virtù , che protrato il vitto , libera l' anima da i lac-,
et delle paj]ìo-ii ,edalfHpplicio di effe . Chiude alfine U ptoraluà ddl' opera i' immagi.
ve d' tiercole , che vcciie il 'iragone cufìodc de gì Horti Hefperidi , e Gioite che lo ri-
mira;comc ihe le attioii virtuofe fìana riconojciute , e premiate , perche li pomi d oro
altro non figiificano che i incflimabil frutto , e beni con/eguiti dalle operatioai vir-
tuofe^ .
Tote tanto l o fpirito di Annibale in qiiefi' opera, che per conjenfo commune de gl'huo -
mini 1 acquifloffì il nomefuo vna ornati(fima lode immortale ; perche oltre fu ordinata^
con mirabile inuent ione , (t riconofce in tanta moltituime di figure, ti molto delle paffìo-
ni di ciaf cuna . Qui fono li moti terribili , gli amorofi , e gt altri httrnam affetti , e con
bclliffime acconciature de'.panni ,ft accompagnano le viue^ì^e de gì' ignudi d ogni età,
e d' og'ìifcfio , condotti con l'impronto più /enfibtle di natura • & al dire il vero , irL»
qtiefi' opera folo tradtiffe Annibale le belle^T^e Greche ; fi che la pittura per le fue mani,
dopo \afaelle , caduta , fi è di nuouo inalbata alla maejìà antica . Onde moflrò e^li
vna ^upenda fopyanità d iflinto , che refe ageuole , e molle ogni difficoltà dell' atte , in-
fegnando à poderi vna via piana , e ficura ,& conlofìudio, eh et vtpofe grandiffvno,
s auani^ò tant' oltre , che fattoft proprie le lodi de' Tilaeflri paffati , fi come è giudicato
il primo, così parefia l' vltirno, che à no^m tempi , habbia confumato l' arte.
Dopo vn sì gran lauoro, va' altro non minore doiieua intraprendere Anni-
bale propofiogli fuccellìuamente dallo fteflb Cardinal Farnefe, edera la Sala del
inedefimo Palagio» che tutta fino in terra dipinta , l eroiche gefta d'ei grande^
AieflrandroFarneferapprefentaflcin efempio;e doueua altresì nfarela Cupola
dcIGiesù j fin fottoilZiOjdaaltri Maedridi que' tempi languenti all' vfo loro
colorita ; ma ftanco egli per la continua , e veemente applicazione di quella^
gran Galena > perdute in gran parte le forze , e troppo debilitati gli fpiriti, chic-
le qualche poco di tempo per folleuariì altresì dalla malinconia, che cagio-
natagli per lo già noto rifpettojfcritto anche da gli Autori, il contento e l'al-
legrezza , che per altro arrecauangli le comuni lodi e l' applaufo , Uranamentcj
jnterrompetia , e turbaua . Il perche ritiratoli alle Quattro Fontane, luogo
eminente, di bella vifta, e d'aria più lieta, diedefi alquanto all'ozio &al ri-
pofo, operando folo di genio, e per così due, per giuoco , per dar riftoroall'
ingegno, e perciò lafoando i lauongid dimezzaci a' Difcepoli di fua Scuob.
Qui parue in talguifa prender' vn pòdi vigore, e ralTerenariegli alquanto l'ani-
mo turbato , matììme alla munificenza con ini non più vfata di vn tal Signore di
Etera , che fatta murar di nuouo vna fontuofa Cappella nella Chiefa di S.Gia-
como de' Spagfiuoli , intefa la gran fama della Galeria, s'innoc;liòche dal
pennello dello ilefio Pittore vernile ella compita, & adorna, oft"rciidoglinc_i
duo' milla feudi di paoli, facendogline anche animo Francefco Albani, vno
de'piùbraui giouani della fua ftanza.'cheperòpoflofìad ifchizzardi penna tut-
te le ftoric , che in quel fcomparco entrar doueano , e fatto prima d' ogn' altra
iì cartone del Dio Pàdre,che aiidaiu dipinto nel lancernino» non dandogli l'ani-
WDOF. AÙOST. £r AJ^NI^. CMUACCL 445
hio d' entrami , e ftarui dentro per la fcomoditd , Io diede a colorire al fudctto.
Che le ne portò affai bene . Quc (l'opra doueadarfi tutta difuamano in poco
tempo finita > fé diftornatone più volte dal male, che allora più fieramente ad
alTahrlo ternana > che d' auerlo lafciato parca , non loneceffitaua all' andar dif-
ferendo ; poiché fiancato per gli ecceflìuitìudii,auea dilpoftodi tornare al fuo
modo facile di prima, esbrigatiuo, non tanto itringato e rigorofo: quindi
auuennccheriforto egli vn giorno da vna fiera ricaduta > e riprefe alquanto
Je forze ,portoflì fui lauoro, e ritoccando tutto ciò che auea dato a fare a! fu-
detto difcepolo , difegnato alla prima , e fenz' altro cartone due di quelle ftorie,
cioè quando S.Diego vienveftito dell'abito religiofodal fuo Superiore je_»
quando trae fuori dal forno libero dalle fiamme il fanciullo , in pochi giorni le
die colorite > con duo' di que' Santi che in quel!' ornato entrano per aggiunto,
cioè S. Francefco, e S.Giacomo : ma non puote foddisfare al fuo intento, e pro-
fcguirccome auea principiato il pouero Annibale , poiché ritornato in peg-
gior ftato di prima, cadutogli vn ramo di goccia, fu neceffitato ad abbando-
narfi in vn letto , e raccomandarfi all' aiuto del fudetto Albani , che co' più te-
neri vfficii di fuifcerata cordialità gli alTiflè femore ; cagione poi forfè, perche
dai lauoro fpiccatclo , in fua vece ponelTe Siilo Badalocchio Parmigiano ; e an-
corché Annibale predicaflc queft' altro difcepolo per il più brano , che dalla fua
fcuola vfcito folle , onde le ri attendslTero gran cofe , tuttauia, come quello che
non auea la. pratica allora del frefco, eia velocità del colorire che in ciò ri-
chiede la calce , fc ne porco così male nella lunetta , oue efprimefi la Predica»»
del Santo, che ritornato in fé fteffo il Maellro, ordinò che C\ fcalcinafle affatto,
e di nuouo la rifacelTe Francefco , al quale anco finalmente , forzato dalla con-
firmata inabilita, appoggiò in tutto e per tutto l'efccuzione di quel lauoro.
Vsò egli nondimeno quella conuenienza col compagno l'Albani, che fenza ti-
rarla a baffo , com' era l' ordine , faluandola , la ritoccò tutta com' hora d vede
a fecco ; e poffo(ì.a riflettere su gli fchizzi di Annibale , a praticarli , e rincon-
trarli collo fludio del naturale , e de' modelli, lo tirò auanti, e lo perfezionò così
egregiamente, che non abbino fcrupolo gl'intelligenti della Profefiìone dirlo di
Annibale , e per tale tutto dì oll'eruarlo i giouani , e copiarlo.
Tutto ciò più volte ho intefo dire all' illeffo Albani, dolendoli poi con me_»
fìe gli virimi anni di quanto su quello particolare diuerfamente ii'auea fcruto
lo Scandii , come a fuo luogo nella fua vita diradi ; aggiongcndo altre partico-
hiritd, che benché fiano canto gullofe, riferir qui non fìdenno; onde mi re-
firingo alla curiofa lite, che con tanto fuo gulto raccontaua effer dopoi nata_, ;
pretendendo queld' Brera sborfare affai meno del conuenuto, pernoncffec*
ella tutta del Maellro queir opra, ma di fcolari: le nullità che tutto dì fucce-
deuano,acaufa delie citazioni che veniuano mal'efeguitcauendo egli (chia-
mato in giudicio a deporre la verità ) mutato cafa , cambiatofi nome , e nncolì
taluolcaefferlMleffo Annibale : come finalmente quel Signore placato dal co-
mune applaufo, e conuinto da vnfododifcorfo che Ci nfolfeei fltffo fargli va
Kkk a gior-
444 PAnTETETtZA
giorno, facendogli confìare l'opra tutta poterli dire di Annibale , gf^ che fatta
co'fuoi difegni,aflìftenza, e direzione , difpofe dar lorde Tedici centinaia di
feudi , auendone gii meflbfuore quattrocento anticipate di caparra. La iuo
poi più inafpettata , ma dimeftica fra loro duo' , lo Scolare , dico , & il Mae-
ilro , contentar volendoli ciafcun di efli della fudetta caparra , e lafciar li mille,
ed ottocento all' altro ; allegando Annibale, che non auendoui egli potuto ope-
rate per la infermiti > affai mercede gh fembrauano, per quel poco dipintouij e
que'iniferi difegni, que' quattrocento; e replicando Francefco a lui conuenirfi,
&t(fcrdi vantaggio li dugento, come a fua creatura, e difcepolo ,che tion in-,
altro grado, né con altro titolo fotto di lui col fuo configlio, direzione, e volere
auea vbbidito ; tanto più che l'opra non a Francefco era Hata allogata , ma ad
Annibale ; e che fé ben finalmente il d'Erera fattofene mediatore , e giudice, ot-
tocento decife douerfi all' vno , & ottocento ali ' altro , v; fu che fare e che di-
re, che Annibale adandare a prendere ifuoi firiducelie, moftrando in certo
modo temerfene ,e vergognarfene. Oh d'vn'animoil più regolato, e ben_.
compollo che mai vantafl'e l'antica Filofofia,inefplicabile continenza ! oh d va'
vmiltà la più profonda, che ne" primitiui Chioftri giammai campeggiano,
inarriuabile efempio ! farfi minore dello Scolare il Maeflro : l'onore, non che il
premio a fé douuto ceder ad altri , e col difpregio dell'oro, sì degnannente ac-
quiftato , riportar de gli affetti vn sì glonofo trionfo.
Quella Cappella fi può dire folle l'vkimo periodo del fuo operare, poiché
dopo il quadro del S. Diego a olio che v' andò fopra l'Altare , e che nell' vkimo
aggiuftamentopromifeald' Erera far tutto di fua mano, come compitamente
efeguìjla Pietà de' Signori Mattei a S. Francefco a Ripa finita, eh" altri voglio-
no che molto anche prima terminata folle , poco altro più potè oprare egli,
crefcendogli il male, e raddoppiandofegli la mahnconia. Fu configliato perciò
da' Medici, e da gli amici a lafciare affatto ogni applicazione , mutarpaefcc
trasferendofì ali 'aria fquifita ,edeliziofe amenità della gentil Partenope, paf-
farfenea Ghiaia, a Pufilipo,aGaieca,efimili cutiofi luoghi, fuariandofi e di-
uertcndofi nella confiderazione di que' maramgliofi effetti della Natura, e di
quelle fublimi reliquie della Romana grandezza. V'andò dunque :mà diede egli
in peggio ( dice il Baglione ) per il che efkndoui alcuni giorni dimorato , determinò di
ritornarj'ene à l{oma , & efjendo la (laggione del Sole in Leone , à viandanti molto peri'
eolofa , giunto ch'egli fa in quefla Città , ammaloffiye da' difordim anche aggrauatcgU
fopragiunfe lamaltgnità della fcbre; e dal 7i]edico,contra l'opinione degli altri, cficndo-
gli fitto cauar /angue, con difpijcere rniucrfale miferamente morijft a i6. di Luglio
1 609. & accompagnato da tutti li P'irtuofi di quel tempo , bebhe nella Chic/a della /^o-
tonda ( Tomba di B^ajfaello) anch' ejfo fepoltura . Dicono eh' eretto il luo cadaue-
ro in mezzo della Chiefa , apparata di lugubri gramaglie, econnumerofe fila
di torcie,in quella guifa che la Trasfigurazione a Rafaelle, e podi' anni prima
la tetta del Chrilto giudicante al fuo fratello Agoftino , così in capo al catalec-
co di quelli vn Chriilo coronato di fpine * da iui fatto al Cardinal Farne fé , foffe
pedo;
LODOK AGOST. ET AnWB. CA'R.tACCh 44 5
pofto: Che coli 'aflìftenza del Tuo Monfignorc Agucchi, & altri Prelati pae-
faniqli foiVero celebrate fontuofe efeqinc> col concorfo di tutta la Nobiltà, e
de' VircuofidiRotna : e che infine di ciò fi prendeiTe particolar cura i'iitelTo
MarchefeCrefcentio , Pittore anch' egli, & Architetto di qualche nome , che
fluendolo tanto (limato in vita j volle anco in morte onorarlo co' più efficaci
motiuidi va'vfficiofa picti; come douer feguire era anche (tato tocco dal
fuo cortefe protettore, & erudito direttore il già detto IVIonfignore nella lette-
ra del funefto auuifo, che ne die fubito a'iuoi , per mezzo del fuo diletto Cano-
nico Doicmi , del tenor che (ìcgue :
lo non so dx che parte cominci irmi àfcriuere . Vengo hor bora , che fono quafi due
dì notte dd veder pafìarfene all' altra Dita d Sig. Annibale Carracci , che fi a in Cielo.
Egli andò vltimamente , quaft li venifie à noia il vinere , à cercarne la morte à Napoli,
Crnonl' hauendotroiiatalà y e tornato inquejiapejfima Cagione, pevicolofijjìmadit-t
fare tal mutationed' aria i ad affrontarla àl{pma. Arri'ò pochi dì fono, ^ in Dece
di hauer fi cura, fece di grani difordmiy & fé i giorni fono fi p)fe in letto, &■ quella fera
fé n è morto . Io non bòfaputo ne del ritorno , ne della malatta , fé non quella mattina,
eh egli era in ottimo fentimento , <& non defperato : ma verfo il tardi , che fono tornato
à vederlo l' ho trouato difpcratiffimo , & hòfollecitato di farlo communicare; & iojìef-
fo per vn accidente , che gli è fopragiunto , gli ho raccomandato l anima ; màcffendo
poi alquanto ritonuio in fé , è fopragionto il Varoco, che gli ha dato l olio Santo , 0*
foco appreso è fpirato. Si è ridotto affai bene al tempo della S S.C cmmunione ,& ha
riconofciuto lo fiato fuo . Golena fare alluna difpofìttone di quel , che egli lafcia , però à
èenefìtto di coteflifuoi nipoti, &■ majfime delle femme , ma non bà battuto tempo. Non
so je babbia altro che dieci luoghi di monti , pochi mobili, & alcuni argenti. Antonio
nipote figlio di TU. Agofìino , che è qua , bau* à buona cura d' ogni cofa , &• ilfaràfepcl-
lire nella B^pionda appreffo lafepoltura di I{ajfaelle d' orbino , doue fi porrà anche vnx
memoria, con vnepitafio degno del fuovalure. lonon sa qualfial opinione de gli huo-
mini di cotefle parti; ma per confeffione de i primi pittori di ^oma , egli era ilpnmoche
riucjfe al Mondo nella fua arte ; & quantunque da cinque anni m qua -. non habbiapo-
tuto lauorare quafi niente : nondimeno riteneua Ufuofolitog:uditio , e conofcimento , &
cominciaiia àfare qualche cofetta degna di fefleffo ; fi come ne die fegno in vna Madon-
na , fatta di najcuflo , poco prima di andare à Napoli , che è belliljima . Terciò la perdi-
ta (uabà da rincref cere non pure à parenti, e àgli amici , màallanoflra Città, ci'' à tut-
ti gli jìudiofi di sì nobil arte . Io nefento, come che lofia qui infatti vn difpiacer jlraor-
dinario i&nedò quefìo dijlinto conto à F.S. accioche ella fi contenti di fare faperc il
cajo della morte àjuo fratello à Bologna, &■ ai Sig. Ludouico à Viacenza ; perche gli
hanno benfcritto quejìa fera , che l baueuano come per difperato ; ma per effere lontani
dalla pofta , hanno pregato me , eh io dia auuifo della mwte . Tiaccia à Dio di hauere
l' anima fua , per jouuenire alla quale non fi mancherà punto di meffe , e di fujfragi ; fi
come non fi é mancato al corpo di Medici , e di medicine , & qui con ogni affetto à f. S.
bacio la mano. Di ({ornali i$.dt Luglio i6o^.
Di f^. S. Moli Ululi, e Molto I\cutr,
44<^ P A 7t T E TERZA
TU. Baldaffare alias G aUnìm fu, che imitò , & conàuffe il Sig. ^Annibale à Napol'
con poco Jenna j ma egli non ha già httuuto poco fenno à trattenerli colà per queliiu
fiate ere,
^ffìet. Seru. di cuore
G.B.AgHciln&c.
Trouauafì Lodouico in Piacenza , corrcano già preffo a' quaccr' anni , quan-
do morì Annibale, edera al termine di quell' opre , che infieni con l'altre di
lui tanto lodate dallo Scaneiii , così vengono rcgltrate : inViacen':^ nel Duomo
ma tauola , che dimoftra S. Martino , quando dà per elemofma parte delfuo mantello d
pouero , e dalle parti della Jopracitata tauola. del "Procaccino , le due l^irtù , d'altre due
htfioric laterali della B. tergine , e fopra l organo la Nontiata con meT^^e figure , cU
grand' hifioria , che fi ritroua vicina della Hutiuità della B. f^ergine , ejjendo dipinta Ix
volta vcrfo il Choro con bijìorie varie , &• alternate dal fu idetto Procaccino , e dal wc-
defìmo Lodouico Carracci , e perche la lettera rcfponfìua dello Ùello Lodouico iti
da.r:i del giorno di S.Bartolomeo 1609. ad vn tale Sig. Giolefìb Guidetti a Bolo-
gna , di doue io cauo e la mentouata da Monfig. fua aflenza , & il fine de' predet-
ti lauori in Piacenza » non e fenza altre c':riofe notizie , che ci rendono anche
capaci del (uo Irato in quel punto jvò qui regiftrarnc : Dopo dunque molte , e
lunghe cerimonie mal polle a(fieme,emalIcritte(non aueniouiraai fact'egli
tìudio, troppo deditatofi ai foio dif^egnare e dipingere ) così foggionge : In ma-
teria del Cugino perfo la ringratio della condi>glier.:!^a che ne à jentuto per amore fuo che
erafuo amico caro y e ancora per il faflidto che t>à continuando ne la perfona mia > che il
Sig. Iddioloriceua in gloria àjuo tempo, fé bene il mondo là conofciuto, e cono/ceri
per molti fé coli è nò più.
Del Sig. Don Benedetto Dio sa quanto nefentefaP.idto , e prima di V. S. da Monfig.
Sicario qua di Viacen-^a ne f epe de la fua mdifpofitione tanta pericolofa che al gran ma'
le di tante forte come mi figmfica mi pareimfofibile che viua rnà il Sig. ti libera Je cosi
li piace/c à la fua clemen'^a , Io poi ò fornito l' opera di quatro anni principiata co' fatif-
fatione granda di chi mia comandato co' tutta la Città , che lo pofio dire co'verità il Sig,
Troca^ino ancora lui (^. S. fé lo può imaginare efendo ti valentuomo che è e per effere
partito diTiacen's^ano li ò potuto fare le raccomandatione.il Sig. Sifmondo d' Indiai
punto quella matma che ebbe fue letereft trouafimoirfieme tutte due a vna tauola de la.
Stg. Batbara Baratiera doue luifitratine continuamente e vi era vnopauefe checant*
vno foprano ihe fi chiama il Vtgamondo , il pìimofoprano d'Italia così dice il Sig.Cif-
niondo mandato à pillare da queiia Serenifs per fare cantare quatro meffe votine le più
cccelenteme te cantate che fi pofìa in que(le bande il Sig. Gifmondo le a compofle coli
tn iteti fra megio dicano coja rara , vi è vno bafso il primo , e il più profondo chef trcuit
che Cintando fa fchiapay e le volte ft domanda il Zanbon , e altri che molte volte mi tro-
no tn compagnia. ,{odo cofe molle di giifìo mio , e tutte cofe none , // fopradetto Sig. Gif-
mondo la rtiigraT^ia , e li rende mile gra^^is è dice che f^.S, li comanda, e di fue opere li
e ofcrefc cosi mi à deto che lifcriua e che l ama di core , faria io di già partito fé non
i\e che fono dietro à vno quadro del uofiro Illusìrifs, Legato di fua. cormftone ma no li
hOmV, AGOST, ET J^WB. CA'R.TtACCL 447
voglio dare compimento qua perche bifogna che vadi àMantouaà infìanT^a de la Sere-
nìjfima Madama di Feraru , e mene vero poi à Bologna piacendo al Signor' Iddio i^c.
Cheli Cardinal Faniefe poi , morto Annibale, tentalTe di n;ioao, ridico il
detto lauoro di Piacenza, far pallare anche a Roma il tanto da lui braniaco Lo-
douico , a lafciarui di fuo pure qualche infignc memoria , proponendogli fpe-
zialmenre la fudetta Sala già deltinata ad Annibale > e ch'egli in nifliin modo an-
dar vi volclfe ; e per fottrarfene, allegaffe il fuo feruigio già obbligato ad altri
Principi, io non ho mai faputo trouarne cai rincontro, che a rapportarlo per
vero m'ibbia poturo perfuadere . Queir effer dietro fn quadro del nofìro liluflrifs.
Legato difua commifjione ; e quel bifognare ; che vada à Mantoua ad iftanQ^a di Ma-
dama Serenifs. di Ferrara y non concludono quanto alla nuoua fua chiamata in
Roma : eie ben fi viddero , e fi vedono le imprefe di quel gran Duca AleiTan-
dro , che rapprafenrarfi vi fi doueuano , fcompartice in varii fchizzotti di pen-
na ,& acquerella in gran fogli, duo' de'quali oggi fon gioliti nella fuperbarac-
ceka del Pafinelli, così terribili, e fprezzaci, ma cosi docti ; Se altri duo" viddi gii
preffo l'Aldini, tutti di mano di Lodouico ; molto prima dallo ftefifo elier
itati fchizzaci,diceua il Garbieri, per feruigiodi Annibale, che ptr lettere ne
lo aueua fupplicato d' vn pò di penfiero , per non aftaticar tanto l'intelletto , ri-
folutoallìnejrifanato ch'ei fofle come fperaua.far diqueftaSala comean-
che auea defiderato della Cappella Erera, darui ben predo attorao,e con l' aiu-
to de'fuoi giouani fpicchiarfene.
Soprauifle dunque ad Annibale dieci anni Lodouico , e dicifette ad Agoftino,
nècoil'auanzarfi in età in lui punto rallentoflì l'antico valore ,• oadediqucfti
vkirai giorni , non meno che de' fudetti, opre ftupende fi vedano, come la cfor-
bitance Trasfigurazione, che ancorché d'apprelìo atternfca , eccedendo di tan-
to il naturale , a fuo luogo però , & in lua dillanza così ben toma , all' Aitar mag •
giorcdelleRR.MM. di S.Pier Martire , corr.ggcndofi della quanto ben paga-
ta .altrettanto firapazzataall" Aitar maggiore delle RR. Monache diS.ChriIH-
na, oue anche non so fé per difetto di azzuro,òperproua»a farai 1' aria gettò,
e buffò fu'n color frefco fmaltino afciutto: Come la lìenlfima caduta di S.
Paolo nella Cappella de' Signori Zambeccari in S. Francefco: Come la erudi-
ta Adonta de' Signoti Landini nel Corpus Domini : Ne' Mendicanti lo fpauen-
tofoS. Matteo nuocato dal telonio, e chiamato da quel Signore, da cui colfe^
poi di pefo il Domenichino il fuo , che nella fàmofa cruna di S. Andrea della_»
Valle, chiama quel Santo- a pefcar huomini, e che Monfieur di Monconii, ol-
tre tanti altri intendenti, nel fuo viaggio erudito, tornando a vedere prima di
partire, colfe, e fcrifle per: vn'opM^e//e belle di Annibale : Ne/ Capitolo della
nortra Catedraleilnuouo capriccio di quel S.Pietro, che in compagnia de gli
Apofioli fi genuflitte a pad'ar vfScio di condoglienza per la morte del fuo Mae-
ftro e Signore , con la Santifiìma Vergine Madre ; e doue, dopo auerci fatto ve-
dere il detto S. Pietro sì amaramente al folito piangere, la gran Madre del mor-
to Redentore sì addolorata, g'i ApoAolicosì lagrimofi , non lapendo come
pili,
448
P A UT B T E n Z A
più e meglioràpprefentare vnasì ftcrminata mcftizia nell'altra Maria, la finfe,"
ricopcrtafi tutto ti volto col manto,piangerui fotto;fi come Timante finfe il vol-
to velato ad Agamennone , per non faperlo far piangere più de gli altri ( ciò
douendofi a lui come a Padre)Ia figliuola ]fEgenia,vitima già defiinaca alla man-
naia full' Altare, e fimili che fi lafcianO) come più proporzionato oggetto alla
fortunata vifta de' dotti fpettatori, che dell' imperita mia rifleffione . Nella_.
Nonziata folo nel gran lunettone della (leda Catedrale ftranamente incagliollì>
ingannato dall' immenfa altezza , e larghezza di quel gran volto , e angultia del
ponte, non potendo fcoltarfi a rimirarne l'effetto; onde nel pie che per inchi-
narla Vergine ritirai Angelo, fcorreflelo florpio manifefto, e che non C\ può
difendere. Narrafi,che fentendon'egli colà sùditEcoità, pregaife D. Ferran-
te Carli , gran letterato non folo, ma che nella Pittura arrogauafi vnbuon gu-
fto , e grande intelligenza , a riguardarlo ben da bailo, e confiderarlo, non gion-
gendouiei più con la vilìa deteriorata adài per l'età, e daquefìiafficurato non
vi efler' errore, e tornar benifÌ!mo,fuila fuafedefacelfe difarmar quel gran C\i0t
e fcoprir l' opra immenfa : che intefone poi il comune fcandalo , e le doglianze,
porro vn memoriale a que' Signori Fabbricieri, di poterlo correggere a tutce
fue fpefe jch'ebbe ilrefcritto d'vn /e^«»i , a cagione dell'ingombro efalHdio
di quel gran ponte, tanto fen'affliffe e fé ne prefe dolore, che pollofcne ìtl»
letto , in pochi giorni finì di viuere .
Ed ecco nel mancar di Lodouico languirla Pittura; ecco nella perdita del
gran MaeArofmarrirfiiI viuoefemplare della maggior eccellenza dell'Arto.
Io qui m' arredo , e nel comun dolore abbandonando la penna , alzo le mani al
Cielo , e dico : oh de' profondi arcani della Diuina Sapienza imperfcrutabih de-
creti ! quel pennello illelTo , che glifùminiftro di gloria, e d' immortai vita_»,
caiigiarlegli in iftromento di dolorofa mortificazione , e di morte : il folo fallo
d" vnpiede interrompergli per femprc vn sì felice corfo d'anni j e quell'An-
gelo, che fu Mcllaggiero a noi tutti della comune faluce , a lui qui farfi nunzio
delle vltime amarezze mortali. Morì egli ,e con lui mori la fperanzadipiùri-
ueder Pittore, che giongerpoteflea vna si grande eccellenza: Tanto diJfe Gui-
do , ch'anche poco fuo amico , intcfane ad ogni modo la morte , buttando la_.
tauolozza e pennelli, e licenziando iCiouani ,andiam, dille, addiamo a pa-
gar l'vlcimo tributo di on'equio,edi pietà al primo Pittore che mai fia rtatoal
Mondo , e mai pnì C\d per venirci* Fu dunque accompagnato alla Sepoltura da
tutta la comitiua de' fuoi difcepoli non folo , ma di tutti gli Artefici , e furon_.
ofìeruati il Bt iz:o fuo compare, ed il Tiarini ritirarifi in vii' angolo della Chiela,
fpargerdirottiliìme lagrime; non potendo per mefi emeficonfolarfene ilGar-
bieri ,e'l Cauedone . L' efequie non f'uron tanto riguardeuoli , e benché fi crat-
talle da gli Accademici di onorar la di lui memoria con finerale anco maggio-
re di quello praticato fi folle nella niorte di Agofiino, effendofi per ciò raccol-
ta buona fomma di denari , non ne feguì l' effetto , non trouandofi chi far fé ne
volelfecapo.eprenderfene l'aflUnto. Furipoltoil fuo cadauero nella Sepol-
tura
turaauita della Famiglia Cartacei nelle RR. Suore di S. Maria Maddaleni_ij
• e nella Cappella de'Signori Cafali in S. Domenico > in luogo remoco , ed ofcu-
ro,con carattere minuto fcolpito in picciolo, e fofco aiarmo malamente fi
leggo :
D. O, M. S.
ET MEMORIA LVDOVICr CARRACCII
PICrORIS CELEBERRIMI
AVGVSTINI ET ANNIBaLIS EADEM IN
ARTE PERITISSIMORVM PATRVELIS
evi PRiECLARA MONIMENTA ET ILLVSTRES
PENNICILLO VIRI QVI EX IPSIVS DISCIPLINA
PRODIERE FAMAM SVMMA CVM LAVDE
TRIBVERVNT
OBIIT COELEBS IN PERIODO ANNI ^TATIS SV;£
CLIMACTERICI
IDIBVS DECEMBRiS MDCXIX
VIR CANDORE ANIMI MODESTIA PIETATE
CONSPICVVS
PAVLVS CARRATIVS LVD. FRATRI OPT. M. P.
CASALI! VIRTVTIS ET AmORIS ERGO
LOCVM CONCESSERE.
Qnefta fu r angufla ifcrizionc all' augufto merito di Lodoiiiconon fo!o,ma
di Agolhno, e di Annibale, quali fé con tal occafione non trouauano entro sì
breue fito sì fcarfa anco menzione del lor valore > come abbiamo a dolerci di
refiarpriui de' loro onorati cadaueri , così vergognarci doueuamo nei cercaria
damo in qualche lapide il lor nome : Ma fé fcarfeggiano i marmi > fopr^bbon-
dano i fogli , e mentre ripofano gli (calpelli, s' aftancano le penne in tramandar-
ne elogii ben degni alla pofterita : ecco ciò che ne fcriua l'erudito Machati;
tAuttenm poi alla Tittura di declinare inmodo da quel colmo, oh era pemenuta , che
fé non farebbe caduta di nuouo nelle tenebre ofcure delia barbarie di prima, ft rendeux
almeno in modo alterata , e corrotta , efmoirita la vera via , che fi perdcua qua(t affat-
to il conofcimento del buono , eforgeuano naiue , e dtuerfe maniere lontane dal vero > e
dal veriftmile , e più appoggiate all' apparcn^ , che allafosìanT^a > contentandofi ^ar-
tefici di pafcer gì' occhi del popolo con la vaghe^:(a de colori , e con gì' addobbi delle ve-
Sìimenta , e valendoft di cofe di qua , e di là Leuate con poucrtà di contorni , e di rado bene
infteme congionte , e chi per altri notabili errori vagando , ft allontanauano m fommz^
largamente dalla buona flrada , che ali ottimo ne conduce.
Ma mentre m tal modo s infettaua ( per così dire ) di tante herefte dell' arte , queU.l
bella profe(fione , ejìaua in pencolo di fmarrirfi affatto , (i videro nella Città di B ìlogn:t
{ergere tré fosgeni ft quali ejfendoftrettamente congionti di fangue , furono tra loro n^n
Lil me-
45© PARTE r E Z Z A
meno concordi ,&vnìti col proponimento di abbracciare ogni jludio, e fatica , per giù*
gnere alla maggior perfcttion dell' arte.
Furon quelli Loiouico , .Agojìino , & Annibale Carracci Bologne/i , de' quali il pri-
mo era cugino de gì altri due , eh erano fratelli carnali , e come che quegli fojfe maggiO'
re di età ,fn anche il primo > che fi diede alla profefsione della "Pittura , e da lui riceuC'
rono gli altri due t primi ammaeftramciiti dell' arte ; e perche tutti tré erano felicemente
dotati di quel dono di naturale habilità, che tanto à queft' arte ajiai difficile fi richiede»
benpieHojìauuidero,checonueniuariparare al cadente fiato di effa perla corruttione
fopradetta &c.
Afcolciamoil Baglione, che riflettendo alle opre da effi intagliate, e con
parzialità non vfata con altri.fcriuendo due volte le vite loro, e come di Pittori,
e come d' Intagliatori: perche Agojìino coinè valfe nella pittura, così preualcndo ntlV
intaglio , efur^a ( foggionge ) e' bora tra gì' intagliatori il riponga, & ti ripetere del'
le Jue lodi , fia gloria della virtù ; ntl principio così s'introduce : Scrinano gì' .4 at-
tori , che la Fenice , di vaghi colori vagamente afperfa , doppo il corfo di molli anni , che
fogliano menomar la bellcT^ , e distrugger la vita ,fuole rauumarft à far pompa rarif-
ftma d' immortali vaghe:^ ; ciò à noi mfin bora non è adiuenuto di mirare ,e ai godere.
Bene vero , che la pittura la quale col di/egno, e col colorito/otto Michelagnolo , e I{af-
faetlo , era nata, parea fatta languida, e dal tempo in parte efjer fiata abbattuta quando
ceco doppo gran giro ft è alla jine veduta ,per gloria del nojìro fecola ne' Carracci felice-
mente rinouata &c.
Lo Scandii che nel cap. 28. del Tuo Microcofmo , oue trattar prometto:
Dell opre di rara , & infolita belleT^a , che gli ecccllentifsimi Carr^ci Vittori Bolognefi
hanno lafciato per ogni parte d'Italia , ed m particolare nella Lontbardta , come nella
Città di l{oma , per chiari contrafegru della loro virtù. , cosi principia anch' ei^li che:
THentre nella [cuoia di Lombardia , & in ogni altra dell Italia , ed anco dell' ì^niuerfa
tutto , doppo i primi capi , tmaggiori fopracitati niaellrt fuccedea del continuo varia , e
maifempre mancante lanobilijsima profcjsiane del dipingere fi vile rinafcere nella Città
di B'iogna, vera madre de gli lindi, ed ogni virtù , col me-^o del talento induSìriof» de"
gli (ìudiofì/simi Carracci à gran fegno di per fettione la bella "Pitturi : im perei 01 Ix eglino
dotati di fpirito grande , e diihaordinano talento , formarono dall' offeruatione della fe-
conda , e tcr':^^ /cuoia in particolare vna detcrminata maniera , cosi pratttca , vmuerfa-
le if ufficiente delicata , e vera cJr.
Hora (e per detto di queltj, anzi per comun confer>fo, l' Arce debilirara affit-
to e caduca, peredì più vjgorofa rilorfi; ,ciii più ardirà di chun^are dimmu-o
troppo il DulcinijChe admnabdiillo Carracciorum Triumuirato lapfantt picìurin fuf-
fe&os Hercules nomminàoìi «Ipendi tante pagine della elegante fua Itoria, in-»
dcrcriuereencon:vi3li:icam(.nce l'opre eh. di Lodoiiico polledeua ? Chimcon-
ììderato il Mancini , quando nel fuo Difcorfodi Tittura »dt:!le quattro fcuole , al-
le quah riduil'e ilfecoio moderno, /a pc;w.z( fende ) diremo efkr quella dt'Carr ae-
di Cma'Iuoi Veneti pncoaoioreuoieil Gigli .noninaidieiiì ,coine de'noitri
nella fua "Pittura Trionfante fiiuigliarmvacc ca.icaiido :
WDOV. AGOST. ET Afmw. CARPACCI 4 5 1
^Itri tré yeggto nel medefmo loca «
£ di coflei chiari fsimì fplendori ;
Scoprili là da feria * e non da gioco :
O chi fi a mai eh' à lo fuo par ft glori f
Meglio è tacer dt tai , che dirne poco »
SÌ degni fon di fempiterm onori ,
Dunque i Cartacei jon quegli j eh' io fcrÌM
Annibale > Agoiìmo , e Lodouico ?
Ciò mi diceua > & i9 li rmiraua.
Com' altri fuol mirar non mortai cofa.
Già che ci afe uno ancor livenerauat
E faceuali jirada fpatiofa i&cì
Chi parziale troppo della noltra fcuola l'Angeloni , che neirerudica fua Sto-
ria Aiigulta nella medaglia d'Antonino Caracalla , lodando il Mufeo del Duca
Sanefio , maliìmam .ntc per le numerofe pitture di Annibal Cairacci Bologne fé , fog-
gionije ; che co duoiftatellt Ludouico , & >Agofiino , él nepotc y4.ntomo auuiuarono il
buon modo del dipingere ?
Chi troppo accurato rintelligentiflìmo ,e mio gentiiiflìmo Sig.du Piles, che
nelle fuc dotte ofleruj^ioni foura l'Arte delia Pittura . sì elegantemente in ri-
ftretto cantata dal Sig. Du Frefnoy , tante volte efemplifica gli fuoi precetti ne'
Carracci, come allora eh" efortando i Pittori andar prouiftì d'vn libretto, per
notarui all' occorrenze tutto ciò che alla giornata f\ para loro dauanti : Gomme
ont fait, dice , Titien, & les Caraches ; foggionge , auerne veduto quantità
di querte memorie fatte (u' foglietti da quelti grand' huomini preffo a* Dilet-
tanti di Pittura ; e come allora eh' efemplificando la quiete tanto amica a' Pit-
tori , e in confeguenza fconfigliando loro 1' ammogliarfì per le cure dimeftichc
troppo pefanti a chi opera, l' oflerua ne'trè primi Mielìti,{[^afaelle,Michel'^nge'
lo , e Carracci , e fimili ?
Chi troppo ardito vkimamente il Girupeno nel proferire non folo in faccia
allo (leffo anche Geoiodi Rafaelle r Gran fcuola per certo efier quella de' Carracci,
dalla quale ne fono fcat uriti qua fi da mare difapten^i fi buon numero di fiumi impareg-
giabilitn quefiaprofefstone r mineìcon{e(iìKe,lìntìdo anche in Roma lui bel prin-
cipio tanto applicato al fuo Sanzio, non auer potuto: non commctarft ad imbeuere
del latte Carracceico,^nma. anch che configliato vernile dail iiteflo Gemo di Raf«
fa . iU'.trà più moderni appigliarfi à Carracci ,efuoifeguaci, quali effendo riu/citi al Mon^
do di fìraordinaria amiratione ,hauettano ad effère la lua vera mira , e berf aglio ?
Chi inconfiderato ilSig.diMonconii , quando diflc raumfare nel Diluuiodel
Rubens prefio il Duca di Safìonia in Drefda , ilgufio de' Carracci ?
. Se trattiam di Annibale a parte , olcre ciò che nel canto quinto del fuo gran
Poema di lui forfè intefe il Marmi; ciò ch'elprelfamente ne fcrilTe nella par-
te feconda delle fue rime Lelio Guidiccioni, e l' ArchidiaconoSauaro diMi*
letonellafuaftotia£gidiaaa;Oclanciò che ne cahtaèMonsù Mi^nard fotto
Lll » le
4;2 PARTE T E Ti Z A
le da lui fi egreggiameiìce tagliate pittare del Cametiao Farasfe :
Inie mortet Diuini operis Canatius author «
ItaU etti tellus ì>ix tulit arte fttrem .
E il dotto Bellori prelTo ilBaglione :
AMmira , de ' Carracci alteri fregi.
Quel di Natura emulator fublirae *
Mumbai, che ne l'opre
Sembian:[e eterne, idee celefli e/prime ;
Che mentre arte di/copre
Sovrana , e al Mondo fola»
Tutti à le Gratie inuola
Ci' honor , le glorie, le vaghe7;7^e, t ì fregi;
E'I fuo gran nome bor vola
( I{efa Cartago vmile ,
E Bologna immortai) da Satiro à Thile,
jQ Macini nella fua Gakria :
Herodiade con la Tefla di S, Ciò. Battifla,
O Tragedia funefla >
Come tronca, & efangue
Fa del buon Trecurfor la /aera Teflg
I bianchi Uni roffeggiar di /angue 1
^hi pompo/e ne van di cibi tali
Sol le menfe fecali,
ìion è credilo à mt. Donna nefanda »
Da defco pouercl fimil piuanda .
LO STESSO.
In morte d'Jlnnibal Carracci»
t
CHidiè l'eficre alnulla.
Ecco che in nulla è fciolto .
Chi le tele animò fen'^ alma giace .
»4/ gran Tittor, che por/e
Spefio à i morti color fenfo viauce ,
"Morte ogni fenfo, ogni colore bà tolto»
Ben tu faprefìi bor forfè
Farne un'altro, Natura, eguale à ^uelh)
Se baueJH il tuo Pennello »
Pfinal-
LODOV, AGOST, ET A^WS. CATfRACCL 45 j
E fiiultnentc il fuo Monfig. Agucchi , che in vna delle Tue Teicento lettere-»»
fotto li 4. Luglio 1 007. di Roma così ferine : W. ^tmibale Carracci ha finalmente
aHum':^to Jefleffo nel liiioriero del quadro eh" egli ha fatto al Sig. Cardivale, il quale
benché jtti folto in vn Cielo copiofij]imo di lumi,non perciò perde mente del propriofplen-
Aore ; ne riluce meno de gli jlngeli, & arcangeli B^ajfelli , e Micheli , che gli flanno in
faccia, ne riportò vm collana di valore di ^oo. feudi , & che più importa molta lode, e
riputatione > che non le potrà effer tolta , fé ben mancaffe la collana &c.
Se di Lodouico poi , oltre quello ne dilTe il Rinaldi nel fecondo volume delle
fue lettere > e ne compofeil Bruni nell 'Aglaia,notifi come in lui fi faccia forte
il finto Co. Andrea dell' Arca nella fua Efiamina contro il Co.Lodouico Tefaiiro>
portandogli in faccia., zcciò: con l'occhio proprio veda tutta quella faaolofa hiflorit
efpreffa al vim , con tutte le fue circafìanT^ , il foglio , oue molto prima , congrandiffimn
giuditio j & molta eruditionefù da Lodouico Carracci, Vittore emmentijfimo, & verfa-
tiffmo nelle fauole ,& hifione antiche, col felice (ilio deftgnata &c.
Quanto nelle fue lettere tante volte lo lodi Monfig. Agucchi; e celebrando
particolarmente vna Tua S.Caterina fattagli fare da lui in Bologna , gli fcnua di
Roma li 3. d'Aprile lóoi.ll quadro della Santa ejferglt gionto in que' giorni Santi &c.
infoflanT^ la pittura ejfer belli ffima,e molto più al parere de gì' intendenti dell' arte: pia-
cergli che nell 'hauere del grande > e qua fi del virile , moHra lofpirito onde fu dotata Ix
' Santa ; & nell ' effer in atto contemplatiuo , e di folleuationc di mente , non folo render
la belle^xfuori d' ogni fofpi':^one di lafciuia, ma rapprefentarla diuota, & egualmente
fura , efcmplice , ne la/emplice purità togliere, ma accrefccre la bellczp^.
£ forco li 17. dello Iteflo: il quadro riufcirgti ogni giorno più bello , né la confue-
Indine di mirarlo di continuo farglielo par ere menriguardeuole, effetto proprio delle cofe
rare : che fìimaua bene , che in luogo del maeflro nifluma mano potefìe ritoccai lo conue-
liientemente doue egli è rimaflo alquanto cjfejo , che quella del Sig. Annibale, ne haur eb-
be fatto altrimenti , e che l'attende con defidcrio ,fe bene gli vien detto ichefia per venir
feco l ' ifieffo Sig. Lodouico &c.
t finalmente celebri in tal guifa nella Tua Galeria il Marini :
Salmace, & Hermafìodito di Lodouico Carracci.
I come di Salmace
Haueano in fé l' acque tranquille , e chiarf
Virtù d' inamarare ;
Così per l' arte tua la lor fembian^t
CAl\B^ACCl , ha in te pojfan:^
Di far marauigliare .
TUà non fi sa qual perde , ò qual ' auetn^
Jl mirac il d ' Amore ,
O' quel de lo flupore ;
QueUt in vn corpo fol congionfe dui j \"'
Q^efio dimde da fé fielfo altrui .
E*4rian-
S
454 P A 7tT B T E ^ Z A
E arianna di Lodouico Carracci ,
D
jE/ tuo Tefeo ti lagni»
Ma piangente non piagni
Fanciulla addolorata, e fojpirofa,
lion però lagrtmofa .
1 pur vegg'io que' begli occhi foaui
Di perle ìmmidi , e graui :
Terche dunque non bagni
De le lagrime belle il meflo >ifo ?
O di faggio Vittor ben fano auifo .
lion pianger nò , che da cadenti humori
Foran guafti i colori .
Se finalmente di Altogino , oltre il Sonetto nelle rime de! Rinaldi , duo' braui
Pircori , e Scrittori infieme vollero celebrarlo, il Campi nella lua Storia di Cre-
mona, & il Ridolfi nelle fue vite de' Pittori, confeffando il primo nella vita di
Paolo Veroncfc : che aca ebbero anco molto il di lui nome le numerofe inuentioni date
alle ftampe dal Carracci &c. & il fecondo, quanto la fualltcna illultralk col ta-
glio , con quelte parole aggionte in fine dell' opra : Rjcercauala virtù di >4go}li-
no Carracci Bologneje , eh' ione faccffi metnoriain altro luogo; nondimeno poiché per
tnauertcn':^a non mi è tenuto fatto , io non >ò tacere quiui , che tutti i ritratti , &• il difc
gno del Carroccio fono flati intagliati in rame dal detto Carracci, ti quale è à noflri tempi
rarifjimo in qnefla profeffione.
E d vn fuo Poiifemo con Galatea così cantando nella fua Galeria rillelTo Ci-
gno Fattene pco;
ESfalaua tn fofpir l' a/pro tormento
Moìigibello animato , Ifola viua ,
Tolifcmo il feroce , e in su la riua
^ la grand ' ombra lua pafcea l ' armento ;
Quando temendo il ^ero lume ardente
^ la Ni«/4 crudele , e fuggitiua ,
Quella, che il gran Carracci coloriua,
yide apparir foura il tranquillo argento •
Onde da doppio foco accejo ti petto ,
Diffe alternando à le fembians^e fue ,
Qi^tnci , e quindi corifit/o il -pago affetto :
Deh ccffa ^mor le merauiglie tue t
Toiche s'occhi non ho per vn' oggetto $
Cam' efkr può eh ' io ne foflenga due ?
Quello è tió che de' tré Carracci rat cogliere fi è potuto, e porre allìemper
hora >tcllando molte altre particolarità i che per non rompere il filo della lor
vita
LOPOK. AUOST, tr ATSLTitB, CAKK ACCA 4 5 5
vita e fucceflì , qui fi fon riferuate in vltimo, oue della loro nafcita , e cortami
de' loro particolari genii , e taleiici , de' ftudiijcd eferzii fi farà mentioiic ; i gra-.
ui detti, gli arguti mocci j le fpiritofe parcice firegiftreramio, e per qualcuna^
delle tralalciate pitture ancor priuate ( effendo impedìbile dir di cucce > mutan»
do elleno particolarmente ogni giorno luogo > e padrone» onde inutili perciò io
vegga ruifcjci tanti miei viaggi > e fatiche) fi farà vn poco di accidentale traf-
corfa_i .
E prima quanto alla loro nafcita, rimuouer R dcue ,e sbarbicare affatto
quella opinione erronea j che tanto ardifcc d'auanzarfi; che nati fieno li tre
CatracciaCremona.e di là, anche bambini, entro le cefte a noi flati fommeg-
giati;òalmeno/ò/?ero fdice il Baglione nella loro vira) jfg//«o/< di due fratelli.
Sarti da Cremona , honorati, e da bene , che in Bologna andarono à flatitiare , percolmar^
la gloria di quella fzmofa Città. Vediam perciò the lume ce ne dia il fudetco Cam-
pi nella fua Scoria ; e certo che lodando Agoftino de' tagli che per entro di
fuamano fparfì vi fono, non paefanofuo, non Cremonefe, ma Bolognefe a_»
lettere rotonde il nomina : che fé ciò fcriuer' egli in riguardo alla Cittadinanza
acquiftataui per lunga coabitazione , oltre non vno ma più decennii mi fì vorri
rifpondere , ricorreremo alle fedi Battifmali della nollra Cacedrale , e vi troue-
renio fotto il
1555. die 19. ^prilis,
LudouicHS f. yincentii de Mediolano Becarii Cap. S.Lucia bapt. die quofupra Camp,
ìoannes Buptifla Taganellus,& Frana fcus untomi LocateUi.
!$•)-/. die 1 6. ^uguftt.
^Augtijiinus f. Antonii Carra:^i bapt. tiie quo jupia Comp^'Bernardmus de Cuppinis»
& Mag. Ìoannes de Mattiuciis.
15^0. die 5. Nouembris .
sAnnibal f, ^ntonii Carra'::^^ bapt. die quo fupra Camp, Tilag. loawwsde Mattiuciis
& TiJag. Bcrnardinusde t uppin^s.
Prenderemo , le più vi Uva , quel pò di ftraccio di libro , che a pena anco fi
tiene della Compagnia deTitcon, e {cttolÌ2j.di Marzo 1578. tronarcmola
petizione che fa Lodouico , d' efTer al numero di quella aggregato , oftcrcndofi
a farle proue della Cittadiiunza propria, e paterna , fecondo la forma de' Sta-
tuti j the maiidandonii qu:;fìa a tre Teftimonii,che fopra di ciò indulTe per gli
Acci dell ' Holtefani Notaro della Compag'iia , trouaremo concludentemente
per eilì, haucr' egh prouato non folo la propria > e la paterna , ma l' auita anche
origine .
Salirem full' Archiuio pubblico della Citta , e facendoci mofirarc fotto l'An-
no 1 507. vn libro fegnato Intera F. trouaremo che Un di qucll* Anno , il dì pri-
mo di Febraio , vn Maellro Antonio de' Carracci fattore , non quello the fu il
Padre di Agoihno, e di Annibale, ma quel che fu il padre deh' auo , e perciò
l'abauo loro, habitante in Bologna focco la Parocthia diS. Giolcflo, vtnde^
va luogo di dodici tornacute nei Comune dell' Arcoueggio ad vnDomenito
Doz-
45& P A K T E, T E K Z A
DorzaLardarolO} facendo acconfentire vn Gio. Maria fuo figlio (che fu poi
padre di queir Antonio iuniore , dal quale nacquero Agoftino , & Annibale ) &
vnLodouico parimente fuo figliuoio(che fiìpoi padre di quel Vincenzo,dal qua-
le nacque ilnoftro Lodouico.
Nacquero dunque in Bologna non folo Elfi , non folo i Padri, non folo gli
Aui, ma l'Abauo anche loro > per non dir l'ActauOi del quale poi) per il con-
fronto del fopracitato inftromento, aurei qualche difficoltà ch'eflerpotefle,
e certo efler non può, quel Giouanni fino del 1^64. come il tutto dall Arbore*
che qui fegue di rincontro , dilegnato per mano propria di Agoitino, e fedeliP*
fìmamencc fatto ricopiare e tagliare , come fi vede, trouandofi preflb di noi
l'origi naie > del quale iìmilmente fni fsuorico dal Sig. Ancon Maria loro nipote
exfratre, - - . -,
iQuancQ
Taolo
Gioua.n '
ò
ant? }À^{AffoffinoYGwiidn\J ■^i^<i"c
aiit.
lAimìhcile]
Antonio
Cdrlo
Giù elio]
f&ioucin
mei ri et
mcirid
l^i
~ •' ' > ,^ ^^.'— :s*s=?s,< ' ^^|^^^V.rwW«d (culi,
^.ArSórsde Cdrracci ^^^^^^p-^-^^^^ --
tODOr, AGOST. ET A'm^I'B.CAT^tACCI, 459
Quanto alla perfona loro, non furono li Carracci grandi, né piccioli, ma
d'ordinaria flatura : più cofto che bclli,brucci,non però difformi,non cagioneuo"
li,non difectofì:acquiftò tuctauia Lodou.co con l'ecà vn cerco afpetto graue,e de"
corofojper efler mailìme ei iolo bianco di carnagione, e roflb in faccia : graffo e
grofìb, onde vcikndopoi nobilinentf,e perlo pai di fecajcon cappotco fodera-
to dì ceruicril'inuenio.accompagnatopoifcmpre daniimerofa turba di ftolari,
compariuacome vn Principe. Prim'anthe di Guido alzò i prezzi, ed infegnom
Vienne d chi dopod: lui venne il farfi ben pagare, come perciò (ì vede ,elTeifene
,flggrauato con Moiifig. Ratta in quella lettera i! Sig. Pomp.oVizzani, paren-
dogli vn' eforb^tanza la dimanda de' dugento feudi perla tauola in S.Pjcrmar-
tire ,eauendoneauuco cento ventinone di quella di S.Chriltina fatta del 1597.
cento ottanta quattro e mezzo di quella di S. Gio. Eattilla dipinta dei i5oo.
e della fola Nonziataafrefconella nodra Catedrale de) 16 18. centocinquan-
ta; là doue non più di cinquanta del 1594. la tremenda del S.Gacinro in S.Dq-
tnenicoeracodata a' Signori Turini. i^ui J.c' duo' Cugini feppe farli rifpettare,
e cominciò a grandeggiarla, pretendendo che al pan della virtù non meno, che
de gl'anni, edell' vfoIìeflb,crefcete fé gli doueileroi titoli, e invece del Mif-
fere fentirfi dar del Signore , e cangiar il Magiurico in vn' Illuiire , apertam :ntc
dichiarandofene col Canonico Dolcini, ed acremente neilvìtimo con luido-?"
Icndofi che M">n(ìg. Agucchi , tanro da lui onorato fempre e feruito , m ciò non
auuertirelo mortificatie; iichedi quei Prelato giongelie al Canonico quella_j
rifpofta :
Ho trattatoli S'tg. Ludonìco intorno al titolo , come ho vfato di fare /' altre volte , non
efiendofcgHitadall bora in qua nella fua, ò nella mia condtlione a'cwia mutatiun'di
momento , e quando io cominctai à fcriucrgli feguij l efkmpio d altri y the face taio il
medeltmo , e credo che fo(lero i più per non dir tutti : nel rimanente (jurflt è vna ma^rriat
che oggi non ha altra regola che l'altrui arbitrio , e l'effempto e fallaci: mifur.vore del con
flume [e non è fondato f oprai r>niiierfale ; perche ho veduto dabuomi/iipo inellamede-
ma dignità darCt all' iflelìa perfona l vno dell illuiìre ,e l altro del mollo Illulìre , &• al-
tri fin dell' Illulìrijfimo {econdo i pareri t gì alJTtti, eirifpettiloro : ond'n) fiatante va-
rietà feguo nel più le forme vfatc prima . mentre non accada mutxtioii di [lato nelle per '
fone à cui fermo , e finalmente u pongo così poco la mente àfìmil [oggetto , che à niun'al •
troio penfomeno. e quanto al Sig. Ludouico 10 l ho [empre ilimato , e (iimì > evdon-
tiert l' honorerò non fola col titolo d'iltullre, -ma anche con qncllo del molto Illujire ,
fé non [ara contento del primo, e quia (^, S. bacio affcttuofamente Umano. Di l{_uma
li 19. di Maggio 1Ó18.
Non è peio , ch'egli poi non moflralfe fempre con tutti vn trattar dolce , vn
parlar grane , e ben' ordinato , e nella fcuola fentenziofo anche taluolta , e fem-
pre (cieiiiilìco. Inlegnaua con amore, correggeua con carità, fenza rifparmio,
fenza doppiezze, tutto affetto, tutto cuore. Annibale per contrario poco
prezzante fé (teflb , poco pulito , veflma alia peggio ; col colar torto , col ca-
pello a quaccr' acque , oianteiio mal raileccato , barba rabuffata ; quale appun -
Mmm a '"^ co '
4(fo PAJiTETEnZA
co fi vede fuori alla (lampa, non gii quale l'abbiam noiquiprepofto; valen-
doci d\n aJtro alquanto più lindo > più decorofo , e pi»ì fiero » e quale infomina
(ìè auiuodi Roma jnecà pidauanzata. Sempre attratto egli, Tempre folica-
lio.pareuavn'homaccio all' antica, VII Filofotb; cagione poiché nonvcniiTc
Ai nato al pari della fua virtù, non conofciuto per quello ch'egli era, comcj^
auuenn' anche allo Schiauone per veltir malamenre, e non pre7z3rfi;efl"cndo
pur troppo i! vero , come nella vita di quelli dille il Ridoltì : che la. Tittura s'af-
fomiglia ai vna nobile don:^dla , che fé fi accoppia ad vn ^è , ditdene fuegina , [e ad vn
plebeo ft manta , dinenta vile . Vn difcorfo puro , e rifoluco era il Tuo : poche pa-
role, ma lode e calzanti : fenza ranti rifpetri , e fenza cerimonie , per non dir
creanze , affezionato folo a gente baffa, amico folode'feguaci di fua fcuola: ti-
mido co'P.:drorji , e co" Grandi , co quali però non folleneua il concetco , e per-
deua ilcr;dino,argomentan'io(T per lo più da eiJichetaiitopofloi50,IO fpirito
dalla arditezza . Vedendo il fratello trattar fpefl'o con n)aggiori di fé ftcllo , ò
per nafcita , ò per virtù , ò per autorità , moftraua oftenderfene ; il parche ebbe
ardire vn giorno , che in mezzo a Virtuofi, e Cortiggiani la batteua , e grandeg-
giaua , fargli di U a poco prefentare in prefenza di que' Signori vna lettera, chcj
aperta, e fcoperta ederella vn difcgno, fece vederfi ben tolto all' affollata cu*
riofità di elH tutti in fen bianza di Antonio lor Padre , che co' gli occhiali al na-
fo, in prefenza della lor Madre con le forHci alla mano, infilzaua l'ago; come
ehe con quello tacitamente ilvolcffe pungere, raccordandogli in talguifadi
chi folle h:^liuolo. Incontrando per Roma il Cardinal Farnele, fugginalepo-
tcua, e fé nò, fermando^ ad inchinarlo, arrolfiua, e fi perdea. Vifitatodal
Cardinal Borghefe, e da altri Perfonaggi ,nell* entrar che facean'effì pervna_»
porta ,vfciuat,jluolta per l'altra e fé n'andaua. Vcniuane ben' egli (ma non
giouaua^riprefodal fratello Ago.'i ino, the pulito e lindo anch' ei nel veflirej
amorofo ntlcoptjerfare, dotto & erudito neldiuifare, triflo ed accorto nel
negoziare , tanta d uerfìcà di collumi nell'altro mal toleraua .
S'accordauafolocon lui ne' picchi » e ne' motti pungenti , e (fendo altrettan-
to fatirico Agolf ino , quanto inuidiofo , e malignotto Annibale ; onde di poco
buon'occhio vede uà Guido, fondando Lodouico che tanto gì' infcgnaffe : ©dia-
na il Facino perche troppo ftudiare, e ft Panico perche troppo aaanzarfi di-
cea ; ne potè non Icoprir il mal' animo in Roma verfo non folo il detto odiato
Guido, portandogli contro il Menichino , ma il fuo diletto Albani, anzi dei
fratello medefimo ingelofitofi , come fi dille, per l'Aurora, e la Galatea.
Qualche infolenza in luagiouentù co' fuoi pari non folo, ma co'Maeftripiù
vecchi ebbero a fargli rompere il collo , come nella vita delCremonin, de'Paf-
ferotti , de' Procaccini fi dille , e dirafii in quella del Facini ; & elTer llato (co-
perto ,e forprcfo , afcofo con focile, efca,e zolfìnelf/alla mano in vna cantina
piena di fafcine, e perciò fatto cacciar prigione dal padrone ài quel Palagio,
fra l'altre cofe di roltoro, mi raccontaua raccordar/] mio Padre. D:l rtftq mo-
ftrauafi egli amico di pace , nemico di contraili , e d' impegni non meno de gli
altri.
LODOr. AGOST, ET AJ^WB. CAmACCL 4<r i
altri,ancorche due voice pìr accidente Agoftino vi fi rrouafle dentro : per quel-
la compofìzione fatirica fatta giongere nella Uanra del Palkrocci , creduta fua;
eper rìi Tuo cane i che fu quello ilelfo eh' eis'i»tagliò ,e del quale poche copie
fi Vedono, per non auennai volfutj 1 parenti efitarneiitaine a prezzo anelici
più che ragioneuole. Vna fol Folta v'inciampò anch' ei Lodouico,benehej
deglialtrj p ù mite e flemmatico : Per vn' Allonca( edè quella ch'oggi è in S.
Saluatore a;la Cappella Zanjbona) di mano del già morto Agolìiiio , a lui per
pili capi doiiUra , e rimalla » gli conuenne auer lite con Francefco del fudetto
Agoltino Nipote che laprertfe,perelìèrelÌ3maflìnienel telUmeino fatto in
Roma da Tognino, figliuolo naturale dello ftcflb AgoOino , fiata fpropoGtata-
nientelafciata a fuo Zio. Di qui ne inforfero poi Je rotture , e le nlle (ì fanno
fra r viro e l'altro ramo : s'auuaiizò la tementi di Francefco ad accennar con
ledctalecorna a Lodouico : vedendolo. & incontrandolo ire ad v trarlo di
fpalla , fofpettandofi perciò che la ferita > che proditoriamente ne rileuò vna_»
fera fui capo » da cofhii deriuaiVe .
Fuori della Profefljone poc'akro curarono, non prouando maggior foddif-
fazione , e dilato che nella Pittura, che all'vfodi Paolo Veronefe , chiamaua
anch' egli Annibale la fua fpofa , la fua (ignora . Sentina tanto gufio nell'operar
Lodouico ,che taluolta fcordoflì d'andare a pranzo , coiir. auuenne appunto
a Tiziano nei ritrarre da bella giouane piangenrc quella Maddalena , che man-
dando poi in donò all' Imperadore ,fcriire inaiargliela in quella forma dauantij
perche a caldi occhi potefle implorare ed intercedergli l'efazionc della penfio-
ne concertagli , ma tanto ritardatagli. SoloAgoitino fuori di qutlta fi fuariò
alquanto, ed attcfead vna più che fuperficia' tenturadi tuttele fcienze, come
fi diflejalfir verfi,al fuonodi vani ftrumcnti,albalio,&adcfercizii anche me-
canici , come far ruote da archibuggi, lauorar'al torno, e conciar' orologi fon-
de ben polla credcrfi , che quel ritratto da lui fatto , e eh' vn ne tiene in mano,
pofTeduto dal Serenifs. Sig.Principe Cardinal Leopoldo , non meno fia di fé (ief-
fb il ritratto j fi come certo è l'altro con quella mano in ifcrrco, che fatto a_«
Venezia fu! gufto del Tcntoretto.mandòa Lodouico; e dal quale abbiam noi
fatto Cimare il qui pollo a principio : fi come dallo (èeiTo anche tolto fi vede quel
che camrftina per le fìampC: e fia vero ancora quanto raccontaua il Narali.auec
egli auuto in mano vn violino,che m due notti fece di cucco punto nel cafino de"
Poeti , the conduccua m «ffitco per ricreazione.
Quindi è che niflùn di cfiì mai prefe moglie , troppo innamorati di quefla_.
Virtù ; e temendo fof fé che l'amore alla conforte , ed a' figli non ifminuide in
eflìilgulioalIaProfedìone. Per tal cagione fors ' anche mai feppe Lodouico
ndurfi a conchiudere il parentado, che fi bramò tanto da'parenti, e teiieafi per
/atto cól Co. Ramazzotti da CaltelS. Pietro , cht per la (ìima ne lacca, e per
Painore , regalato mafiìme di quel bel Chrillòappafiìonato in rame, che per
eredita poi pafsò ne' Signori Marchefi Locatelli, bramò dargli la foreila per
moglie, gì oriandofene il Co. con trno Padre, alior che villeggiando indetto
. . Ca-
4(^3 P A ^ r E T E 7t 2 A
Cartello , per la contiguiri ds'Palagi » vedeanfì ogn' bora l' Eftate , e confabu-
lauano infìetns . Che fé poi amò egli tanto belliffima giouanc de' Giacomazzi,
non flì per quefto fiiie> ma perche di fattezze altrettanto fingolari, quanto Pao-
lino di lei fratello , e di Lodouico fcolare , fi come da quelti ordinariamente^
vedeua tcfte d'Angeli che gli occoirefl'ero , cosi ottenne il potere da quella ri-
cauar talora telìe di Beate Vergini, di Santine, e fimili ; che però tenendofele
tanto obbligato , cercò anche di farle fortuna . Accortofi che il Zoppo Agoc**
chia j ricco aliai, e e he per dilectarfi di pitture e difegni, nella ftanza era tutto
il giorno , centro il fuo confueto , della bella figlia era rcltato prefo , tanto gli
lodò la bontà ,modefiia,e virtù di quella, che la prendcuapermogiie,fe Pao-
lino fpropofiraramente non atterraua il negoziato . Vellicala quelto pazzo la-
fcinamente vna fera dì carnouale, ed acconciatile i crini fciolti , e raccolti pit-
toricamente comefirfolea LodouiCO, gli la condulìe a cafa, fonando efso il
liuto, inuitandofia bere, a ballare , ed altre fimili allegrie, onde infofperti-
tofene il Zoppo, e s'auacofene, non ne «olle faperpiù altro, contantodif-
piacere di Laduuico,che fgridandonelo ferapre, maipiiì il vidde volentieri
come pr ma.
\y ' viia bontà indicibile furono effi ,maflìme Lodouico; ed era tanta in An-
nibale , che i! ficca credere taluolta femplice affitto e Uolido . Mai s'intefe do-
lerfi (.he petcadeinliberaltà clii perlui fpendeua, mai lamentarfi diviuanda
mal ftagionata,mai di feruizio mal fitC'>, od' altra cofa fconcercata. Come
Donatello, che li denari teneua in vna fpotta appiccata al palco con vria fune,
onde ogni lauoracorefe ne prendtuaal fuobifogno, buctaua anch' egli la mo-
neta che prendeade'lauori entro Ja fcactola da 'colori, lafciandola così perla
ftanza le interefettimanejcriprefone dal fratello, &auuertito dal cugino che
poteua eHergline kuata da qualcuno, oibò, rifpondeua, nifiuno farebbe mai
tale indegnità. Raccontaua l'Albani , che quando l'ebbe pure indotto ad anda-
re a prendere li fuoi ottocento feudi, parte fudetta della Cappella Etera, cac-
ciaci I denaiiin due laccoccieda caaallo, e quelle polte al collo ad vn ragaz-
iacciodi Piazza Nagona, di cui altra conolcenza non auea egli, che d'au-r-
gli fatto portare due ótre volte la (porca a cafa, gli commile che verfo quella
s' iiiuiaife, e coli l'attende (Te; e che auuertendoio egli ad andarui preflb , e te-
nerne conto , acciò variando itrada , non fc ne portalle il contante , ò almen ne
leualle , con ifcufa d'elVer (iato alValito , fempre penfate alla malizia , rifpofej
peniate voi fé farebbe mai tal cofa quel poueraccio , e s'aurebbe mai tanta fur-
beria in capo.
Delie cortefie poi loro & amoreuolezze, non folo co' Scolari, a' quali tutti
difegnauano , fchizzauano , ritoccauano , ma con chi fi folle altro , tante e tan-
te fé ne contano , cne mai aurian fine . Al S.g. Camillo Bolognetti , che fcolare
anche di Lodouico , difcguo e dipinfe qualche poco , donò egli vn' Angelica, Se
vn Medoro , due reiie beililiime ; e della figura intera di quel S. Pietro piangen-
te > così nfentira, e tcrnbile,akro che poca corcefia non ne volle. A Carlo Car-
racci
JjODOr. AGOST. ET AJ^WB. C AH?. ACCI ^6i
racci fiio cugino , che pofe alle ftampe l' vtiliffimo trattato ic jillmiom , neJ ca-
lino da lui f4)bricato dietro S. MartMio dipuile in vn camino a bal!o > per cor-
tcfia, quel tremendo trcole» che (olo bada a fjrconofci.re che qrand'huomo
folle Lodouico.echimai l'abbia vguagliato , ò fia mai per vguagiiatlo ciudi-
fegno, e in colorito.
A Monfig. Agucchi, ancorché tutto dì vedefTe (fenzaperò vcrn^.a Tua ap-
prenfione,anzi con culto ) dir bene p ùchedilui,fli Annibale, così ncce Aita-
to non meno perla prollìma, e continua famigliatiti con quelli , cheperf gui-
re anch' ei , come Prelato, ilcomun grido della Corte tnua polla nel dttto
Annibale fitto fuo Cittadino, e Ignara afta to diLodouicoda leiftmpre lonta-
no , volle cheandallein dono la S. Cateti'. a , del'a quale, benché fciine'sVpJi
Monfìgnoreal Dulcini,rotcoli 2^. di Mjrzo 1602. che di gratiagl'a^cenaffe libai"
menteUparte , che (pettauaàlui,efefìimalfe meglio, che m.indajfe aliuna galanteria,
& di quul genere , che fu(ie gujìoU /"■< io(ìo, che dinari , & que[li vltnni in qual fomma,
perche veramente potrebbe errare in ogni cafa , come non vorrebbe in alluna : fi ri-
dune ad ogni modo lotto li j.di Aprile nceuerladall vno e diU'akro. e come
ringratiarne il Dulc ini per più capi, e fé fi à quefit gli piace > chefta quello del dono, non
rìcufarlo , perche voloutierigli refla vbligato , & vbligato per coja , che è degna venire
ddle fue ma),i ; cosi al Sig, Ludouico non potere non nmaner con obligo penh' è opera
fua , in cui sa che la cortefia è fiata /perone dell ' arte , e rincre/cergli che più volte fé gli
neftadatofafltdw, difoccupandolo da maggiori lauort: prenJi.ndo perciò ammo
di pretendere fimil cortefia da Annibale , fcriuendo fotto li 17. dell' iftello mefe
aldettoS'gnore: quefla Santa di Ludouico hauerlo pofìo in gran volontà di hauere
qualche beli ' altra cofa , che l'aecotnpagm , & in particolare poter raccordar/ì egli che
7\il. ^gofìino b. m. gì ' haueua dato intentione di fargli vn giorno vn S. Ciò. Battila in
qucll ' atto angolare , che non ha più viHj dipinto da alcuno ; &■ s'egli fofje vi(iuto au-
rebbecon ogni ifìanza pyocurato , che fé ben lontano l bauefje comptaccmto m ciò : hor
reflare Jiio fratello ,ere(lare inlui non pure l heredità, ma quel talento che l altro bar
tteua , che fi va moltiplicindo alla giornata : e benché fappia the alfuo ritorno in {{urna
potrà à pena fupplire à t lauori de "Padroni, e de Trinctpi ,non igntrar poò , the tali
huomini r/ic/colano voi intieri tra le opere d' obligo quelle di gufio , e d' arbitrio , <juafi
per loro ricriatione, perche fi ricreavo m dar /odisfattwneà gli amici ne aa qutfio nu- . ,
mero e^li vorrebbe efjcr cfclujo : onde hàfofiola mira à perjitaderlo à fargli vnS. Co.
Battifia, fé però non foffe egli anc ora partito dt Bologna, e eh' egli hauere OLcafiotte di
vedalo per alno , potrebbe facilitargli quefiopenfiero ,con ricordargli quanto pafsò fra .
il fratello e lui , t f-gnificargli il di lui de fida to , e fin qui ballare , perche s'ac lOigcrd
tgli bene di douer far piacere à Sua Signoria, mentre jodtsfarà ad vn juo jermtoic^, ,
£d inoltrandofi,t profeguendo nell'altre fiilTegnrnti aliai piti belle lettcr, ( tie .
mi fpiace non poter qui crafcriuere, pur troppo forfè ne' gid rcgiilrati pochi pe-
riodi di qucit: altre dalla materia troppo dilongatomi) a fupplicate ^ per tiie^^o
fempre del Di k mi, il Sig. Lodouico della cortefia di nuouc e pere.
£ra egli canto buono Lodcuico & ameicuole , che promoueua non fcJo, co-
me
4^4 P A ftr E T E R Z A
me C\ di(Te , i fuoi fcolari a' lauori , e tauole di poco prezzo , eh' anche il difcgno
ioro di tutto punto facea finitiflìmo non folo ombreggiato, lumeggiato , con>c
tanti fé ne vedono , ma colorito ancor d'acquereJle per !o fconnparto de' colo-
ri, che fenibrauano tauoline più torto dipinte come quello per l'Adonta della
Chicfa dell' Aitar maggiore de'Poueri , come quella delle Putte di S^ Croce ,da
lui poi ritocca, qnella della Pieue di Simlano, e fimili fatte peri! debole Ca-
tullo, che dillixbuire, e compartirei colori che beo tornadero» non faperfi
dolca .
Regalato qua'che volta dopo illauoro, donaua te/ìiciviole , ò quadre:tidi
rimozione , non volendoli mai lafciar vincere di corcefia , an/.i tenendoli a fcru-
polo di riceuer ciò , che a titolo d' vn fourapiù , e di regalo veniuagii gggionto;
il perche finitosi Sig. Lorenzo Magnani la Sala, donando loro quel fplendidif-
fìmo Signore , per eflerfi portati si bene , e intime tante lodi» non so quanti
feudi d' oro fopra l'accordo, gli fece, e fece fare a gli altri duo' nel parcinunto
a ballo le tré fughe de' camini: E del ritratto fatto al Senatore Aftorre Volta di
vn Ino fratello mortogli , riceuendone dieci ftudi , fei gli ne rimandò in dietro,
dicendo più non doucrfegline the quattro.
Tra le altre fue lettere , tré ritrouanfi preffo ilgentihliìmo 5ig. Ottauio Reii-
ghieti ( che m" bà pure in fin fauorico , per la delira interpoiìzione del Sig. Co.
Valerio Zani , delle tanto recondite , e ttimate feicento del dottiffimo Mou,fig.
Agucchi ai Dulcinijche tante volte io però volentieri qui cito, eportoj tre
dicoFitrouanfenedipugno di Lodouico, forco lo fteflb anno del IJSS* '^•'lle
quali lì comprende il fuo cordiale affetto m feruire quel Signore , e amici fuoi,
fenza alcun tìn d' interefle, dolendoli lltaiiamcnte d.e'denari alle volte anticipa-
tamente riceuuti, e deli' animo fuo grato le pronte corrilpoadenze per tutte
apparendo .
Moftraua l' Algardi vn modellcttodi terca fajtogli da Lodouico allora , che i
proprii conferiuagli per correzione il giou^nctto lludiofo» che Tetto il. Conuerv
ti fuo Maeftro, fcorretti non folo, ma poco rifentici modeileggiaua, accenna»-,
dogli in elfi il modo che tcnerdouea .
Nonifdegnò, MaftroaiKorad'ogn'altroe sìgrsnde , d' vmiliarfi nel funera-
le d<.l Cugino far co' gf altri Scolari vna di quelle Storie, che inferite furono
nella ColonQa,e quel cb'è più» prendendoli i'ottauo luogo fra elD , quando 6"a*
fìtflì entrare non degnò Guido > più tofto a. tagliar riduceudofi quelle all' acqua
forte nel libro ,e i geroglifici.
Seppe così lafciarlr guadagnar dalla Veronica , moglie di Paolo fuo fratello,
che oltre che la regalaua in vita di lue pitture » e d'altro , la illitijì anco erede in
morte } preferendo in tal guifa la cognata alla Prudenza fua forella, moglie del
Taccone, alla quale lafciò folo vn ctrtttmiiuida,nn\ìodi pagar/eie dalla Veroni-
ca ,\come dal Tcftamentoche prellodiaK conferuafi, per vane difpofizioni
anolto cutiofo.
l>i cescipaefì fatti da Agolìino per ctaltullo a*Mon|ìà"Mtr! » 8« a' Fiio» » «fio
poi
lODOF. AGOST, ET A^WB. CATtnACCl. 46 5
poi fi fono venduti centinaia di doble , fi pafsò in cerimonie , e regali ài robt*
commefi/bili. De'tredici pezzi rtoriati, che con tante cerimonie cauòdi ma-
no a Lodouico il Canonico Dulcini , e che in vn libro intero fi vedono con im-
prefe appropriate, & elogii defcntti, e celebrati, gli donò ciò che a lui piacque.
Lo fteflb auuenne a! detto Agoftino de'rabefchi , puttini , & armi , che intagliò
col bollino entro l'argenteria del medefimo Canonico, che p oi morto, da'pro-
dighi credi fu venduta pe'l valore dell'argento , & oggi pofseduta da gran Prin-
cipe, che ne ii il douuto conto. Con fimili arti approfittoiB anch'egli di quan-
tità di difegni, e di qualche pittura l'accorto %\i detto D.Ferrante Carli, ai pa-
ri , anzi più del Dulcino erudito, pofsefsore in oltre della lingua greca, e dota*
to d'vna prontezza ,verralità,& energia di dire, che fu mo(huofa;onde non
meno dell'Aretino in quella di Tiziano, infinuoffi anch' egli nella grazia di Lo-
douico , e di Agoflino , intercdandofi nelle fiorie, e nelle fauole prefe a rapprc-
fentarfi da eflì , e promettendo a luogo e tempo di celebrar il loro nomej il che
fofpettato da Annibale per vn mero artificio di quefla tefta calua , focofa ,e
tutta nafo , mal volontieri lo fi vedea nella ftanza , e poca ciera faceua a queflo
D. quattro, così chiamandolo da certa fimilitudine, ch'io nonmifaprei dire.
Non è però eh' anch' egli guadagnar non fi lafciafse Annibale da altre fimi-
li interefsate volpi , ma che più gli andafsero agenio, e con creduta femplicitdt
e con facezie il pigliassero più toflo , che per via di merito , ò di dottrina ,• che
però fino al barbiere , fino allo fcarpincJlo , che le ciabatte t;li rattoppaua , non
feppenegare vna Madonella da tener dal le cto.ò'l loro ritratto. Tefiimonii
anche oggi viuenti fono , e vn nipote di vn berettaro in Parma, che per vn cap-
pello donato dall'Ano fuo ad Annibale, allora ch'ei faceua illanzache ilfuo gli
rilauafse,eritingefse,bufcòii ritratto di fua moglie, efuccefliuamcnte, per
auerlo tolto a prouedere di quanto tutto il di gli occorrcfse , vn belliffnio qua-
dro, venduto poi dugento doble ; e gli eredi de' cantinieri ficfiì, e de' cuochi,
non che de'mafiri di Cafa Farncfe , che con vn bocconcin ghiotco di trabalzo,
vn bicchieruccio taluolra del vjno del Padrone, qualche bella moneta, ò antici-
pat a delle prouifioni , feppero guadagnarfi il fuo affetto , con quanto loi o vtile
e profitto, con altrettanto poco fuo crerito , e riputazione in quella Corto,
auuilendo in tal guifa , non che l'opre che si bafsamente loro donaua , anche fé
ftefso. Non è marauiglia poi fé di quefte , tante e tante è durato fin bora a dar-
ne fuori , e ad ifcopnrlene non conofciute, tra mobili non folo di rigattieri , co-
me anche pochi giorni fono,queI villano d'Annibale che a me tocco, quella cu-
cina di mano dello flefso ad vii'altro galantuomo , e fimili, mainbafsccafi-
pole,&in priuate anco celle; come la Madonna in Egitto in rame, mandata
a rnio tempo in Roma ai Sig.Altfsandro Sacchetti, e fiimatadal Co-rrona cen-
to doppie, che tornato io in Bologna, feppi efser fiata da tutti e tré fatta, t-»
clonata ad vna Monaca di S.Bernardino , che loro imbiancaua i collari : da quel
Monailc-rc poi data, a conto di medicamenti, allo Speziai del Sole in Gallura,
che per trent .quattro (cadi la vendetce al Sirani , e da queiti poi finalmente al
Nnn Sac-
'4SS
P A 2i r E T E 71 Z A
Sacchetti , come diflì , mandata per cento venticinque.
Ne in ciò turbi e dia faftidio laaltrone, eneila vitadiProrperoFontanaUi
mentouata lettera, fcricta rottoli 4. di Dscembre 1593. da PompeoVizzania
Monfig. Ratta a Roma,clie prelTo aque'Signori) che me ne han fauorito di co-
pia , conferiiafi , di quello tenore ; Quanto aUapittura della Uuoh , io hòparlato
coniCanacci, & libò fatto parlare anco da altri, per difpontrgli , & fi [ono riffoluli
che [eruiranno ; ma venuto k trattar delprei^ non mi è piacciuca la loro rifiolutiom,
poichehaìno detto di voler ducento feudi, che mipare t>n gran pagare yhauendo ej]ì
fatto le laro tauolepcjcfeffanta > efettanta , ma vogttonocommciar à vendere per ripa^
tdtione&c, poiché, come già diflì» trouo pur' io che l'anno feguente 1594.
la tauaia del S. Giacinto de' Signori Turini in S. Domenico , della fte(Ta quafl
grandezza, cinquanta feudi fu pagata; otto anni dopo del i6oi. fi tirò fcric-
turacol B )rfelli per le Zitelle di Santa Ctoce, per Io quadro dell' Aitar grande
per quarantotto feudi i per sì pochi quattrini fii fatto il Corcile di S. Michele»
in Bolco, ch'è vergogna il ridirlo ; e i' efperienza modra le foffero efìì interelfa-
ti » quando di tutti, Lodouicofolo, che fei volte più de gli altri duoi ha fatto
quadri da Altare, vna infelice cafa lafciòinfua morte, & vna più picciola,ven^
dute poi da gU eredi , oggi polTedute dal Sig. Canonico Piachiarxil vecchio , da
lui poi tanto abbellite , ed aggiuftatc.
Non i\ Ibmauaiio eUi , non fi conofceaano j e troppo vm!li,nutriuano sì baf-
fo fentimento diloromedefimi,che dubbitarono talora, come fi diffejfe la loro
maniera folle la buona , ò più tolto aderire a quella del Sabbatini , de' Procac-
cini, del Samacchini, tanto allora comunemente gradici >douc(fero; ftimaii-
do pcrciòanch'etfi tutti quelli all'vltimo fegno, predicandoli per gran Maefìri,
e praticoni; non ifdegnando Agoflino tagliar, come fi vede, le opre loro > e
Lodouico , grande ancora , ed huom fatto , difegnarle > come altroue fi ài^t:
Morì l'honorato vecchio con quella opinione, di non effer maigionti effi al
fapere dell' Abbate , del Primaticcio , e del Tibaldi , che più d' ogiii altro pae»
fano lor piacque ; che però '^n che vide > mandò Lodouico gii fcolari a dife-
gnat la Cappella de' Signori oggi Celefi in S.Giacomo, e le Camere de'Pog-
gi, confelfando.eirerfi eglino fatti quelli ch'erano,irjiltudiar Tulle ftefle ; ed An-
nibale ( come altroue C\ dille ) llando in Roma, prima di fare lo fcomparto del-
la GaleriaFarnefe, fece difegnarfi in Bologna, e mandarfi quello del Tibal-
difudetto nella falettaabbalTo del Palagio de' detti Poggi, difegnsndone vno
su quella fi militudine , veduto da molti, & v'timainente da Diego Velafco,che
il raccontò al Colonna; ancorché poi pentito varia!?e penfiero, col dire i che
in Romabifognaua trouar inuenzione piùlaboriofa ed aftatieata, accomo-
dandofi 111 ciò con la natura diquelpaefe . Io non so fé più mi atcrirti,ò piami
edifichi iella loro vuiilti , quando intendo da' Signori Brami da Reggio , auer
eflì fempre vdito dire al lor Canonico , che fatta Annibale la Elemofina famo-
fa del S.Rocco dopo alla Pelle del Procaccini, fi fcusò fempre con lui, allcgaa*
^Qi il Sig, Camillo elTergiigraaiVUcUcot cdaaer ul fapere e iondamenca;
eli?
LÓDOK AGOST, ET AJmi'B. CAZ^ACCL ^6j
che con lui non poteua competere ; e quando nella gii rcgiflrata lettera di Lo-
douico fcricta da Piacenza » dopo l' auer detto ,che ha fornito /' ofera di quattro
anni principiata , con fatisfatione grande di chi gli ha comandato , con tutta la Città , che
lo può dire con verità, {o§g\one,c quelle parole adorabili : il Stg. "Procaccino ancor
lui. y.S.fc lo può imaginare , emendo d valentuomo che è. Ho veduto molte Ma-
donne e del Francia » e del Bagnacauailo copiate da Lodouico , vna delie qua-
. li abbiam noi in cafa, non che la Madonna della Rof^a del Parmigiano, tanto fa-
nnofa > pofleduta da'Signori Co. Zani , & il gran pallello del S. Rocco , di S, Pe-
tronio preffoi Signori MarchefiTanari, in veder" i quali folca dir Guido, tro-
uarui vn non so che di più che non era ne gli originali, vn più morbido ,vnpiù
carnofo, proprio di Lodouico , e de'Carracci .
Non finirelìimo mai , fé tutte le copie cauate da gli altri Maeftri per mano
idieflìregiltrar voleflìmo ;fe le cataRepoi de'difegni ,che per difgrazia rimalli
fono , auendo efll la più parte ftracciati , ed eflendofene feruito in cattiuo vfo,
Bullaftiinandoque' frammenti, anzi que' compiti , ch'ogtji aprezzo d'orofi
cercano. jMì trouo fra'paefi di penna di loro mano (de' quali mi è fortito por-
re inljeme gran numero , e forfè vguale all' intero libro che di quefli Maeftri
poflìede il Sig. Bellori) in vn gran foglio, vna fuggita in Egitto entro vn fito im-
menfo , nel rouefcio del quale da' pezzi rotti di quella ftampa , etferfì Agolhno
feruito a nettare il fuo rame dei Cordone li fcorge ; e preflbil Sig. Duca AI-
tcmps trouauafia mio tempo in Roma vndifegnodi penna dell' ifìeflo, dietro
il quale Ifaua fcricto :7oQo.^«£/>-f« Doìidn^p^ (era quelìo il Maii;elletta)fo//*
^uc§ÌQ difegno di mano dal Sig. ^goflino Carracci , che ne voleua fregar la padella , ed
appicciar il fuoco . lo mi atterrifco ,mi confondo , quando penfo folo all' infiniti
de' loro difigni pafl'ati per le mie mani, oltre quella quantità grande che-»
trouafi preflo il Sercnifs. Principe Cardinal Leopoldo di Tofcana , preflole AI-,
tfizze di Modana , in Bologna preflo i Signori Bonffgliuoli , Signori Negri , Pa- .
lineili, Polazzi, i mici trecento pezzi, fenza quella immenfita ch'è ita via; li.
tanti di Monsù labach , oggi preflo la Maelli Chriflianifsima , de* Signori Rc-
ifìll , Duca Buchingam ,Co. di Rondel , Carlo Stuardo ; h tanti che d trouaua-
no predo l'Angeloni ài Roma, chefeicento concernenti alle inuenzioni foio,
della Galena Farnefe vi è chi auer veduto aflerifca , ed egli attefta tanti appun-
to e fiere , nella fua Storia Augurta.
Non lì puon credere perciò , non che ridire i gran fludii fatti, e le fatiche ,c
difagi perciò daefsifofferti;il perche perefsi accorciatali la vita, non arriua-
rono alla vecchiaia , fuori che Lodouico , che di natura più robulla , a quelli po-
tè refiltere,giongendo al feflagefimo terzo anno climaterico di fua età. Sc^»
mangiauano, febeueuano,feripofauano, fcfìmoueuano, ogni operazione,
ogni moto , ogni atto , ogni gefto, ponendo loro fcambienolmente , e ben pre-
dio la cannella nelle mani per farne memoria, interrompeua con troppo indi-
fcreto guilo i più neceffarii vfficii alla conuerfazionc non meno, che alla confer-
uazione dello llefso indiuiduo . Mangiauano , e nello Itefso tempo difegnaua-
Nnii 2 " no:
4^8
PARTE T E n Z A
no : i! pane in vna mano , ncH'alcra la matite , ò il carbone : cosi Epicuro col ci-
bo in bocca , co' dettami di Democrico in capo : così Ccfare , il Commentario
neliafiniftraj nella delirala fpada ; così Aleffandro , nel folto itìeflo delle bat-
taglici conia fpada in pugno» con Omero in Ceno. Ritornatila fera dalla Acca-
demia del nudo, non vedeali la cena a(]'ettar/ì atauolaprima che ntiratiiì in_*
camera , reperendo nella memoria la Ite fsadifegnata politura, non auefsero
forzato la retentiua a rapprefentarla su picciol foglio in compendio, comc^
qualcuna delle tante , che fubito abbrugiauano , fé ne vede , tanto più della ve-
ra ancora rifaltata, e terribile. Non fi dauan pereffi hore diripofo,edi licrea-
zione,trasformandofi elleno in più laboriofe al noUro giudizio, e debolezza
però , non alla indeficiente minerà, ed infaziabii defiderio loro. Neli'hotcj
appunto di quiete , e ci confolazione , ftanchi dal lauoro nella Sala de" Signori
Faui, operò per fuariarfi, e prender Iena Agofìino que'pae/ì toccati difopra,
ou ' è vn ballo di villani , e i pifari fui palco in vno , e nell'altro quella caricatura
dal cappellaccio.comprati dal Grato,poi venduti dalio flelTo cento venti doble
a Monsu della Frc Scudiero del Rè Chrilèianillìmo j e Lodouico andando , nell'
atffontarfi maffime due feite feguitc , a prender aria alla villa di Calamofco, da'
Monfignori , non potea trartenerfi, cheolferuando que' deliziofifici, ripor-
tandogli a olio su tele , aggiontoui in graziofe figure qualchs fauola, non ne for-
maffe que'paefi che dicemmo, come queilo della Salmace , rimallo folo di
que' quattro , che fiaccando dal telato , fi portarono da quel Villagio ancora li
Soldati di Parma nel pallaggio di quel Duca a Callro > e poffeduto oggi da' Si-
gnori Landini .
Di qui vennero quelle paramofche , ò ventagli curiofi , quattro de' quali fat-
ti nell' hore più calde a' detti Monfignori, oggi fi trouano predo il Sig. Conte
Ariofti. Di qui que' biribifiì.que'pelachiù, quell'oche difegnate con sì fpiritofe
figurette , e di acquerelle di colori miniate non folo, ma que'nuoui giuochi , che
a fimiglianza de'fiidetti , e più giudiciofi ancora , ritrouò Agofiino , donandone
a Dame , e ad amici . Di qui quegl'enimmi , òdiuinarelli pittorici, e he furo-
no fra eflì così frequenti , e che in poche linee , ò fegni gran cofa racchiudeua-
no , e riuelauano, come qu:fli quattro per efempio r
-^
Spiegando effcr il primo vn Muratore dalla parte di li dVn muro , che riboc-
cando, òllabilendo.foprauanza quello con la fornita della feiu,e della cazzuo-
la ; Il fiondo vn pulpito, ouc fatta vn Capu scino k puma parte, (i era chinato
»pteu.
LODOr, AGOST. ET Am^fB. CAUZACCì. £,69
a prender fiato perla feconda : II terzo vn Caualiere, che di là dalla lizza correa
con la lancia in refla; e'I quarto vn Cieco appoggiato per di là ad vna cantonata
di vn muro , fcoprendone folo noi dalla parte nofira il bolToIo i e'I baftone. l^ì
qui traflero il principio quelle caricature tanto guftofe, delle quali (ancorché
]a maggior parte da loro fteflì, e da' medemi caricati lacere > e gualìe) tante
Ce ne vedono fparfe , oltre le raccolte fattene in libri interi , come quello in Ro-
ma del Sig.D. Lelio Orfino; mentre quanti capitanano nella ftanza, parenti,
amici j indifferenti , vi an dafl'cro ò per iftudiare , ò per commetter' opre > ò per
vederne, ò per palTa tempo , non andauano efenti > offeruando in ciafcun fubito»
fenza darlo a diuedere , ò qualche parte riguarduole per approfìccarfene > ò di-
fettofa per nderiene; applicando! loro lineamenti «elefifonomie, non folo a
quelli ammali a'qualis'aliomigliauano , come a cani .a porci, afomari, ma a
cofe ancora inanimate, ad vnofgabello, per ekmpio, ad vn' orcio, a vna gra-
mola dapanccfimili. Difegnarono vn vuouo, e /ìriconofceua perCulepie-
di; vn cufcino fdrufcito, dalla cui rottura vfciua lana, edera tutto dello Lo-
douico; vna botte jederal'Albanii vna lanterna, ederaiIGaibierij vna lume
da olio, ed era li Maflati; vn leuto colla tratta, ed era 1! Calice . Erano così iru
vfo quelle caricature, che ò per gullo, òpcr vendetta fi fentì talora tratto a
prouaruifichi ne meno ebbe man pnncipii deldifegno,cd occorfcche daque-
gl' innocenti fegni riconofciuta la pronta difpofizione , fu poi efortato all'Arte,
ed a quella promoflo , ed ananzato , diuenendone Maertro ; come efl'er accadu-
to al Camullo , & a Leonello Spada , più volte fentii dal Cauedonc. Di qui anal-
mente ebbero origine quell ' Arti, che fopra dicemmo, e che nell' hore più no-
iofejflandoellì nella danza allora del Mercato, nella cafa de'Ballarini , dife-
gnarono ; formandone poi quel libro, cheferuì tanto tempo nella danza per
vno fcherieuole paffatempo alla Studiofa Giouentù , quab in tal guifa allettata
con le facezie , fentiua , fenz' auuederfene, ingolfarli nelle difficolti de' più biz-
za; ri fcorti , e motiui , prendendone vna fuperficial notizia . Furono poi qn;-
fìefdtte comuni coir intaglio all' acquaforte dal Guilini, che così l'origine di
cife , il modo con che le ottenne , e la cagione perche flampolle ti defcnde :
Of«<pJ^o ( die' eg'i) /itinibale relle opere più grandi di molti fludio , e fnica , egli
prendeua il fuo ripofo , e ricreatione dall ' illeso operare della fua profcjfione , dijegnan-
do ,ò dipingendo qualche cofa, come per ifcbcr:i^o: e tra le molte , che in taltKaniera
operò 1 polhfi à disegnare con la penna l'effigie del volto , t di tutti la perjona de gli Ar-
tifìi ,eche per la Città di Bologna, Vatria di lui, vanno vendendo.e facendo varie cofccgli
arriuò à dtfegnarne fino al numero di fettantacinque figure intiere, in modo, che ne fu for-
mato vn libro , il quale per alcun tempo , che il maclirofe lo tenne prejjo di fé ,fà ripu~
tato dafuoi difcepolt vn' efìempUre ripieno d' infes^namenti dell'arte vtiliffimi per toro,
e del continuo diligentemente dtapprofittarfene fi fìudiarono . Da poiperuenuto il libro
nelle mani di vn Signore di viuace ingegno , che diuentò poi anche gran perfonaggio , egli
lo tenne longo tempo tra le cofe à lui pu) care , compiacendoft con gran dikitaiionc di far-
lo vedert àgi intendenti tQi' amatori de Ila profejjione i tiesiKduffe maià pnuarjeneper
qual
470 PA^TETETtZA
qualft fia'rìchiefladi altriVerfonaggi , che lo defideramno ò in dono, ò in vendita io
conricompenfadi altre cofc belle , e curioje. Tilà poi per fola liberalità, e graride':^a
d animo volle farne dono ad vn virtuofo fuo amico , il quale delle cofe più belle della na-
tura , e dell' arte dilettandoft ,fece del libro la [lima , che meritaua , e come doucuafù.
fcmpre ricordemle della corlcje dimoflratione di quel Signore.Fù il libro donato dal Sig*
Cardinal Lodouifio al Sig. Lelio Guidiccioni , genti IhuomoLucbefe , afjai noto alla Corte
di l\pma per le virtù , e qualità fue molto degne , e lodeuoli. E gloriandofi egli di batter
cofa nei filo Miifeo , che particolarmente eccitaua lacurioftà de'virtuoft di andarla à
vedere ; godè per molti anni dell ' applaufo , eh' egli mede fimo ne riportaua delle lodi,
che fé nedauano ali ' autore , e della continua ricoydan:!^i della magnanimità del Doni'
tore . Fenuto à morte il Cuidiccioni , e pajfando il libro nelle mani d altri , con pericola
d' eflertrafportato in parte d'onde non/e nefapeficmai più altro , peruenne finalmente
nelle mie col mc^o della diligeriT^a del Firtuofo Leonardo ^go[iini , il quale battendo
buon gtiflo delle coje antiche , belle , e curio/ e , -picn ' anche amato da coloro , che je ne
dilettano .
Màio non hebbi cosìpreflamentein mio potere il libro , che molti di Voi ( Signori
mici) corrcsie curiofamcnte à cederlo , e miponeflcin confi deratione, chel ^utoremc'
ntaua di efer maggiormente e onof cinto al Mondo anche col me:^o di quefla piaceuole
fatua, e che gli amatori , e defidcroft di quefle virtù, meritauan parimente di eterne
fitt! partecipi , perftiadendoui , che anche voi ì>na tal' opra fatta per ifchcri^o , potreb-
bonriconofcere gì 'intendenti quanto vi fia difapere , e ritrarne nonpochi ammaeftra'
menti gioucuoli all' arte &c.
l'Lilallanzaloro il più frequentato ricetto di quanti Letterati di que' tempi
fioriffero, capitaudoiii , dopo le loro ferie faticlie fililo Studio Pubblico ,1'Al-
drouando, ilMagini,il Zoppio,iIDempfterjl'Achillini,il Laiizoni jridiiceti-
douifiilMarioi.ilPretijilRinaldijOltre idetti Dulcini, eCarli a confabular'
affieme ) con tanto gufio, quanta era talorla noia di/lìmulatane da Annibale,
che a farfi anch' egli intendere la prontezza. Si abilità del fratello non aueua_j.
Conferiua Lodouico con qucfti i fuoipenfieri, difcorreuaie inaenzioni,mo-
ftraua i quadri, acciò liberamente dicellero il lor parere, non gli lafciafl'ero cor-
rere qualche errore , come pur troppo accade a chi di fé (teiìo troppo fi fida:
Efl ciecus namq; quifque fuis in rebus, & expfrs
ludici^ , prolemqi'.e juam miratur , amatque :
come nella fua Pittorica cantò anch' egli l'C^razio Parigino; impcrciochefiafi
pure vno valentuomo quanto ei fi vuole, può ingannaifi, & allor più,che fenteii-
dofi più forte, a fc iìcdb crede di poter credere. La troppa proifimiti non la*
fciafcoprire i difetti, onde auuiene che sì ben que' de gli altri, come da noi
lontani fi fcorgono, ouei proprii,come che fi portino indo(To,nonfi vedono,
già che ninna di/lanza fi frammette tra l'oggetto e la virtù vifiua . In caufa pro-
pria cercaua egli dunque, come fuol dirfì , l'Auuocato, quando colle direzioni
de' più braui ingegni di quel fecolo, e di quella Corte diiponeua, eregolaua^
anch' egli le (citntinche inuenzioiii fue vn Rafaclki e dal fuo Aretino riputaua a
fom-
LODOV. AGOST. ET AV^m. CATfRACCI. 47 1
fomma grazia prender in ciò norma e configlio Tiziano. Così dallo fleflb prei>
derlo fi foiFe compiaciuto Michelangelo nella facciata delia Cappella del Pa-
pa , ch'oggi più mirabile a noi non fembrarebbe la penna del Poeta , che il pen-
nello del Pittore in quel Gmdicio, enonaurebbefia tanto più celcbrare,nel fa-
mofo palagio di Capraro!a,Iacapricciofaftanzadelfonnodi Taddeo Zucche-
ri j perche dipinta coir erudite inuenzioni del Caro . E di quai altri ingegnii
che de' grandi , e purgati d' vn Giouio , d' vn Tolomei , d' vn Molza , e fitnili»
dirfi parti poteano que* fubliau > e peregrini penfieri delle floric del Santiflìmo
Sacramento i della Scuola d'Atene , de' Monti Parnafi > de gl'incendii di Bor-
go I de gli Eliodori , e limili, oue con sì lufinghieri, & eruditi anacronifmi> poe-
tiche trafportazioiii e licenze , s'introdudero i Regnanti viui a rapprefcntarci
le parti Iklfe de* gii g'oriofi Anteceflbri defonti ? ardire cosi eftacico, & clleua-
to crederò io, folle mai pcrefferfi arrifchiato entrare nella tanto dotta per al-
tro > e ferace fempre idea del gran Rafaelle ?
Né fcienziatifolo, né virtuofi d'ogni genere vi fi riduceuano, comerAm-
brofini Architetto , il Conuenti Scultore , il Mafcheroni Sonatore , ma Giufep-
pe dal cacapsniìeri , Camillino dalia Chitara , Camillino della Signora » e fimi!
gente lieta e felìofa , auendo eflì per ferma opinione , che richiedafi alla Pittura
l'allegria, ei bei penfieri Pittorici, non meno che i Poetici : animo proueniant
deduca fereno . Quindi non v'era galantuomo , non Nobile , che I" amicizia lo-
ro non bramaffe , e per via di qualche mez2ano,d*introdurfi in quella loro Ihn^
zanoncercaflé, oue tante e tali erano le facezie,Ienouelle,Iebaie jcle parti-
te, cbetemperateda vna continua allegria le difficoltà dell'Arte, ò nonlìco-
nofceuano , ò non fì llimauano ; il perche lolean dir Guido , e l'Albani , ch'era
imponìbile il non far profitto fotto i Carracci , lUidiandofi in quella fcaola per
ifcfierzo , &: imparandouifi per giuoco ; onde non era marauiglia fé gli fleifi Ca-
ualicri , capitandoui, non poiean non oprar qualche cofa anch'eiìì , come i Bo-
lognini , il Bolognetti , il Comendator Zambeccari , & altri.
Erafi gionto a fegno , che non fi fapea più talora in quella fianza che crede-
refé come l'vno dell'altro fidarfi ne'raeconti , e ne-' fcambieuoli vfHcii , onds^
facefledi meftieri, ne" negozii anche più ferii, perben intenderfijenonau^i:
a terminare in zampanelle, fami precedere vn patto &i vna protefla, che non
fiburlalTe . Io anderò raccordando con qualcuna delle paitice che trouoltam-
pate, al:re,che da' fopranommati allieui loro più volte intefi.
Scriue dunque il fopracitatoMofini così di Annibale : ChsKentre dipingeuit
fielln propria eafa vna limola pev va Signor grande, que[ìi quxndo l'opera fa à buon tev-
tnint , vi andana Jpeffo à vederla ; mi ad Ann<bale pareua , che quel Signore , non fi'
mettere à guardare , & attentamente confìd erare la pittura della tamia , carne la. qua-
lità dell' opera meritaita , e che con maggior applicatione fi fcrmaffe à configliavfi coti
Vnofpecehio,chc da vtia parte della ftan:^a era al muro attaccato, onde pensò ^innibz'
le di vendicarfene , e quando vn altro giorno giudicò che quegli potcfie à lui tornar: > Ic-
UÒ quello /pecchia > s tidl' ifie^o luo^o né dipui{e pnofuli mitro à quello lomiiliante > ma
- - - - - - yj
472 PARTE TE^^A
Vi fìnfefopra fta enpertaja quale Ufciando folamentc vedere vna picciol parte del cri'
flallo , impediua lojpeccbtarft, e'I veder/i tutto U volto intero : effendo poi di nuouo tor-
nato il pcrfona^^io alla Cafa del Carracci , fermato/i non molto con gì' occhi volti alldj
pittura , che per luì ft dioigneua, ver/o lo /pecchia, fecondo ilfuo [olito ,preliamente fé
n'andò , e veggendo l' impedimento di quella coperta , che non fìnta , ma vera era dall'
occhio giudicata , vi porle incontinente la mano/opra, per tirarla da parte, e difcuoprire
il criflallo , ma /emendo di toccare lapiana fuperfìcie del muro , e ben preflo accorgendoft
dell' inganno , ritirò la mano à [e con quella preflcT^a , e celerità > chefifuol fare quan-
do auuiene di toccare vna cofa che non fi crede efier calda , e poi ft /ente effer cocente, e
nel mede fimo tempo più nafcofamente eh egli potè, voltò gl'occhi verfo Annibale & aU
cun' altro, che 'mi era, per vedere, [e di quel, che à lui fuccef/o era.ftfof/ero auuedutiipoi-
che gli corfefubtto all'animo di celarlo fé potea,per ifchiuare la vergogna , che tofìtmolà
in quel punto penfando alle rifa altrui , che potean farft di quell'inganno : ntà Annibale,
che attenti/fimamente l' o/feruò , del tutto ben fi accorfe, & altrettanto feppe far fìnta di
non efierfene auueduto , perofieruar prima ciò , chenefeguiua: ma vn altro di coloro»
che vi fi tram , e lo vide , e che non era informato di qu eW inganno da Annibale à bello
Studio premeditato , fermò lo /guardo verfo diquel Signore , e concuriofità ancora fé gì'
Accofìò , per intendere quale co/agli hauej/e cagionato quelfubitaneo ritiramento di ma-
no , dubitando forfè non l hauef/e morficato , ò punto vnofcorpione , ò altro animaletto
velenofo , onde poiché il Ve^fonaggio fu certo , che il fatto non fi poteua celare , depofìa
la vergogna, riputò /ubito fé iìe(jo anT^ di lode meriteuohf/imo , fé confeffando libera,'
mente l'inganno, in che egli era incerfo , ne commendafie molto , come fece ,1 ingegno
dell inuent ore, e così parimente tutti gl'altri , che vi furprefenii ,fe ne pn efero piacer
grande, e difcorfero eruditamente diftmtli caft celebrati da glifcrittori in lode di Vittori
antichi pili f amo ft.
T^a doppo le mélte parole de gP altri , Annibale fi voltò à quel Signore , e gli d'ifiei
Se vifoSìe , Signor mio, fermato à guardare quefia tauola , che per voi dipingo, non fa-
rete [iato ingannato > e (lette vn pocofen^^a dir altro > godendo in fé mede/imo di ba-
tterli detto così apertamente donde haueua hauutoorigine l inganno dello fpecchio ; ma
poivolendopur variare, e moderare il fenfo di quelle parole , foggionfe ; non vifarefìe
ingannato, perche qui non arriuoà farui parer per vere le cnfe, eh to vi fingo; il che da
tutti gì' altri fii inte/o per vn detto ingegno/o , e modello , che merita/fe parimente di efjere
non poco comtndato : ma il vero fenfo fu ben intefo da chi dell' altre circofìan's^efù be-
niffimo informato.
Fu altra fimile beffa fece Annibale ad vno di coloro , che appreffo di lui dimoraua^
no ,per apprender l'arte, il quale era vngiouane, che fé alcuna cofa fatta di propria^
mano mojiraua , fi (ludiaua con le parole farla apparire più affaldi quel ch'era; efedeW
opere altrui parlaua ,più intendente diche egli non era di apparire procuraua, onde ve-
ntua chiamato communemente il Saccente della fcuola . "Parendo perciò ad Annibale»
che molto bene ft addattaffc alcuna beffa à quella tanta faccenteria,pensò di fargliela in
nodo, che fé n'hauefje à ricordar per fempre.
Soletta colui pcrfuo paffatempo traBuliarft con vna di quelle baleflre da palla , chi^
vfa*
LOmV* AGOST, ET AW^/^. CA^ItACCL 47 j
^fano i giouinetti , e da vna fineHra iella medefima flamba , douefi dipigneua , verfo vh
albero , che gli era incontro tiraua de colpi à gl'vccelletti, e glipareua di far co/a di mot-
ta lode, [e alcuno ne colpiua : hor quando parue ad Anmhale dt poter far ciò,che nel peri'
pero gì era venuto, len"!^ che altri lo vedeffero , nafcoje quella baleflra , eprefo vnpeT^'
:^ di legno della grand c^^a del manico di effa, lo pofe la dotte foleua (larfene la balejlrat
appoggiando ivn capo del legno al muro , e l altro pofando in terra , e dipinfe nella fuper-
ficte del muro l'arco . e la corda , vnendo infteme ingggtiofamente il finto col vero, con U
ferina delle linee deli' ombre, e de' lumi ; sì che patena appunto ali occhio del riguardan'
te , che la baleftra in quella guifa > chefoleafe nefiejfe in quel luogo appoggiata al muro.
Venuta poi l occafione di adoprarla , che anche in ciò 4nmbale vi vsò l induftrìa ,per
ftrla opportunamente nafcert ,fen:^ che altri dell artificio fi auuedefiero , il Saccente^
, gioitane prefa alcuna palla , e defiderofo di tirare alcun colpo , s'inuiò alla volta della ba-
lefira per prenderla , e dato di piglio al manico , fi vide d' hauer in mano quelfolpe7^9
di legno (enT^a Varco, e la corda , che in quelfubito reflò fior dito , e gli parue vna fantaf-
ma da non leggermente fpauentarfi : ma accortofì poi dell' inganno , in che egli così facil-
mente era raduto ,fe l'arrecò à non poca vergogna , mentre che effendo egli dell arte , e
dell' intendimento , che pretendea di efiere , haurebbe voluto , che più d'ogn altra ,cheà
lui fujfe vna tal coja fucceduta : ma quanto gì altri fé ne prende fiero piacere , egli è facile
da imaginarfelo. Btlii U dir fola , quejìo che il cafo diede poi occafione à tutti della {cuo-
ia di motteggiare del continuo con facetie,& argute punture, per mortificare Ufacceif
teria di colui folenijfimamente &c.
Di fìmil force furono quella della fìnta lume da olio , che a fomiglianza di
vna vera., che per molce fere prima appefa ad vii muro auea tenuto > nello ftef«
fo (ito, colle ftelTe precife ombre, sbattimenti, e lucni pingea, e appiccando-
ui poi nella fommità vn pò pò di candeletta di cera, che accefa, all'vificiodel-
fontucfo flupioo fuppiiiscmandaua afturamente a prendere in fretta al Na-
tale , al Garbieri , ed altri della fcuola , che con gran rifa a fiaccarla ben preflo
daquelmuro correano.etalors'affaticauano: Quella de' pezzi di carne, de'
quarti di capretto, e delle falfìccie che ritratte dal naturale, e coli' altre robe
comellibili appefc , burlauano la cuciniera , che rimanendone defraudata vfci-
ua di fé flelTa , e tante , e tante altre , che troppo faria lungoii defcriuere.
Né rammentare già qui vogl' io la irragioneuoJe golofiti di quelgacto da_»
quelle fìnte carni deiufo, quando IVnghie anch'ei fteiidendoui, altro non ne ric-
cauò che confufìone ; ne la goffaggine di quel cane , che verfo certi fcalini fìn-
ti in vn quadro, pollo al Soie ad afciuttarfì ( dice Videffo Mofìni ) datofi à cor-
rere à quella volta , e nelCauuicimrfi /piccando il jalto con impeto, per falirui [opra vr-
tò in modo nel quadro con le r^mpe, e con la telìa, che nonfolo imbratò quella parte che
toccò per la fre(che'zja de' colori, ma ruppe anche la tela ; perche non furono mai
badanti fìmili accidenti a fare in me quell'impresone , che ne gli antichi Au-
\ tori , e ne* moderni tanto decantata io ritrouo . Che vn animale priuo d' ogni
" vfo di ragione s' inganni , che gran cofa è mai quefta ? che all' vua di Zeufì cor-
rangli vccelh;che vn mozzo di ftalla dipinto da Bramantino, con vnafalua-*
Ooo di
474 PATtTETETtZA
di calci rremendi da' caualli falutatofìveda» chemarauiglia ì che il gatto fu d«
detto de' Carracci> correndo al Colico pertugio dell'vfcio da eflì tuiato> e finto-
ui con la pitturajche gran facto mai ? quando co vn bue da vn gran goffo in roz-
za tela dipinto io fermo vn branco di pernici; alla Colombaia disila mia Sam-
picra vn ben grolfo colombo di creta fopra vn palo gli alcri inulta , e raduna ; e
con due penne anche d'animai groflb legate al filone io fò gioco a gli vccellett»
alla frafcata ? Stupirò bene a' comandi di va Parrafio che il velo fi leuijche fulle
loggie del Vaticano corra vn Parafrenierc del Papa a Itaccare vn tappeto dipin-
to da Gio.da Vdine per improuifa funzioneje che vn ritratto a mio tempo di Pa-
pa Innocenzo di mano di Diego Velafco, e pofto nelle danze di Sua Sanciti,
facciafi creder per efla da vn Camarier fegrcto ,• onde vfcendo comandi che fi
flia cito , che Sua Beatitudine per le (tanze pafTeggia.
Quefte dunque , che non bellie infenface , ma huomini , anche de' più giudi-
ciofi ingannarono > foggionganfi. Che la indifcretezza di vn gran Signore inten-
dente alfai della profeliione,onde portandofi fpcflo da Annibale, nel vedere,
e confiderar le fue opre, le lodaua con cerca frafe , che cerminando fcmpre iru
encomii al valor di Tiziano, e del Coreggio, pareua, che inferir voleffc, che tol-
Cifi da lui ad imitare , vi fo(Te affai lontano , così reflò anch' effa mortificata , e
conuinta : trouato da vn rigattiere il pittore vna fponda di caifa antica, logra»
e tarmata, vi colorì fopra vna B. Vergine col Puttino fui gufto di Tiziano , e ac-
comodatala in vn cantone della ftanza , lontana dalla fìneftra , onde il lu me sì
fieramente percuotere non lo poceffe , iui lafcioUa . Cionco il Baron Romano»
e mufjnando tutte le tele volte al muro ancora , come era fuo folito , dato in_.
quefta tauola , rimafe attonito , e fermacofi edatico a contemplarla ,- pocer del
Mondo proruppe , e di doue è vfcico quefto bel quadro Sig. Annibale , ò quefto
è di Tiziano , ò quefto Ci lafcia conofcere j e nell'addimandarli di chi foffe , per-
che facco full' affé, e fé da vendere, piegandofi per prenderlo in mano, e por-
tarlo ad vn lume gagliardo, buttandofegli Annibale, fi fermi per T Amor di Dio,
VoftraEcccll.gli diife ,checancellaràil quadro, e fifporcherà le mani ,efien-
ào vna bagattella, che per prouarmi, e per ifcherzo feci hieri alla prima : Qual
reilafie quel Signore s'immagini ogni galantuomo, che in vn cale impegno tro»
uaro fi folfe.
Non appunto da quefta difiìmile parmi quella , con che il graziofìfiìmo mio
Sig. Bofchini racconca, ad illigazionc di Annibale, auer il Cardinal Farnefcj
mortifìcacoi Pittori di Roma, che voleuauo abbaffar queflo grand'huomo, di-
cendone tutti i mali ; in particolare , ch'ei volefse fare la fcimia di T iziano, del
Coreggio, di Paolo Veronefe, ma non vi auefse che fare : così dunque egli
fcrifse nella Carta del fuo Nauigar Pittorefco :
Quaìido i Canacci fu introdotti à I^omtt
Dal Gardenal Farnefe (co' fauemo)
Et li Himauay come fi medemo,
Ei regalua d'ogni homr injoma»
lODOr, AGOST. ET AV^lt. CAl^RACCI. 47^
Quefli con ogni indu[lrìa el so giudicio
^plicaua à formar pitture degne :
I Vittori de B^^oma anch' effi vegne
jl riuerirli , e a far cortefe ojieio .
Sbando i s acorfe che quella maniera
Ghe podeua portar f e omo, e vergogna,
^ Cora con mal arte, e con mem^gn*
De l muidia i butè la prima piera*
£ pieni d' arogatt'i^a , e de perfidia,
Diffe che i non intende el bon deffegno »
ìsle in colorito i moflra hauer in's^gno :
0' Dio che denti de e Agnina mmdiai
Quefto co i deletantì produjeua
( l quai non è del tuta inteligenti^
Vna tal contrauerfta , e fentimenti
Che de i Cara^^i il mento opprimeua»
El Gardenal patina dcfi'ation.
Ne podeuti vn tal [corno compatir ;
E vn so pen/ier rejolue d' efeqmr ,
che remouc ogni dubio , ogni queflioN m
El fin/e alcuni quadri d. ajpettar,
che per so conto giera fla comprati
E che de breue i ghe farta inuiaii
Dotte fla fama el fece diuulgar «
In tanto quei Cara:i^t valorofi
Depen'^ua con fpirito , e con arte
Titture, che viueua in ogni parte»
Come pitori efperti, e valoro/i.
Quando fii à fegno tutta la facenda «
Se fin fé vna caffeta forefliera
Zon's^er à ^oma, con bela manierai
"Perche ogn vn tal la creda , e la comprenda y
Credeua ogn vn quel che fu T^a mentido ;
E à quei futi amoreuoli Signori ,
"No jolo deletantì , ma pitori ,
Treflo fu fato vn general inuido »
Con dir che so Emineni^a hauena guflo »
^ la prefencia de quei virtuofi ,
Leuar de cafia i quadri curio/i :
Doue che ogn vn concorfe al tempo giufio ,
Si che fé fece nobile corona
Di Trelati, Titori, e deletantì:
Ooo i P'ien
47(r f A %T E T B 7L Z 4
Vitn porti la caffetta là dauanti»
E attende curiofa ogni perfori* .
Tdentre la fé de/chioda , e [e desliga »
Ogn'vn con defiderio virtitofo
OJierm > e attende in ato curiofo ;
£ in agiutar niftun liima fadiga .
Che che non è fortifie le Titure ,
Come ra:ii del Sol ben refplendenti .
Stupìffe i deletanti, e pin intendenti} .
& per fquifne ticn quele fature .
chi dife : qucflo xé del Varmefan :
Chi dtje : ceìto queflo è del Coregio :
Chi dife con fodes^i : e forfi megto »
La fupera feguro quela man .
Ogn' rn flupiua , e re^aua incanti
Ma so Emtneni^a rideua in l interna
Con dir confondo le furie d' duerno :
"Non so in la chiufa come la farà .
In fuma quando ogn vn de quei Vittori
Fu reo conuinto, difje el Gardenal:
Sta volta dife ben , chi ha dito mal >
£ quei Je fcambia de mile colori .
Replica So Eminen:!^a , e dife : preflo
Cara':ì^i vegnè qua , che à yofira gloria
Xé fata l inuention ; vu haui vitoria
Tarme fatii , e Coregi ; e dito queflo >
Folta le f palle ; e s al^ la portiera ;
Ogn ftìo reUa là fenT^ parlar :
J Titori confufi nò si dar
€ope ne fpade , e xè fmaridi in ciera ,
Eraui vn' antiquario in Roma, che d" intenderfi di medaglie non folo , ma di
difegni (de' quali perciò moftraoa vnaftonta raccolta ) pofsedere ancora vna
profonda intelligenza vantauafi : e perche poco ò nulla roleua badare al confi-
glio di Agoftino , di ftarui ben auuertito fopra , cfseodo molto facile l' ingan-
naruifì, mailìme quando quelli da valente difegnatore , & altro raaelìro fofse-
ro copiati; pensò di darglielo in modo a diuederecon I' efempio, ch'ei rtcfso
per lauucnire di propria bocca confi; fsarlo douefse . XThieftogli dunque in pre-
ilito vna iftorietta di penna di mano del Parmigianino , per cauarne per fc vna
copia I ed ottenutala > trouò carta più di quella annerita , & antiquata > e tem-
prando tenta nera con faponara , e vn pò' pò di fyligine , s' ingegnò con fegni an-
che più ghiotti, ma poi più fondati, e ficuri di ricauarla: portandogliele poi am-
bidue nel leilituirgli la Tua , flette pare a» vedere quale ei ù preadclsc , quan-
. "'. ' ~ ' do
VODOV, AGOST, ET A^Nm CAMACCA 477
do s'accorfe fenza nifsuna eHcazione actaccarfìegli alla copi^, e buttar in dietro
l'originale, con il maggior gufto che dir fi polTa di Agoftino , che riuclandogli
lo sbaglio, mai psrfuader gli lo potette, fin che prefa vna molIicadipane,f e-
gandoIafua,che per l'ontuofici del fapone tutta fuanì , il refe chiaro, e il fé
confcflare, non foloeffer molto facile nell'originalità de' difegni prendergab»
bo i ma la Tua penna eilcr ga]ante,e fìcura non folo al pari, ma più anche di queN
la di sì leggiadro Maeftro.
Non fi potca fcherzare con elfo lui, facendone ben preflo egli pentire chi ad-
dimefticato Ci folle : che però , non volendo leuare il Segretario del Cardinale»
Cefi il proprio ritratto, che reflando d'accordo in fei feudi, ordinatogli auea;
adducendo aucrglielo commeflb per vna burla.e per farlo laiìorare in damo ; di-
pintogli vn cappello giallo in tefta , il lafciò come a cafo vedere ad vn camerata
del Cortiggiano, con dirglt,che per non buttare affatto la fatica , auea difpolto,
fintolo vn Ebreo ( come tale veramente al nafo longo, e a gli occhi groiììfeni-
braua) mandarlo ne' Coronari ,òa S. Apollinare i per cacciarne qualche cofa:
che riferito ben toRo al Segretario dall' amico, mandato fubito li fci feudi ad
Agoflino, lo pregò ad aggmrtarlo , e mandarglielo, come fece.
Trouandofi egli in Parma , da vn grand" Oratore ,con finto fuppofto di due ta-
uolc , che far fi doueuano in vn' altra Città contigua» gli furon canati dalie mani
quattro difegni compiti , de'quali, fi come de' quadri , mai più fi feppe nuoua^.
Coli dunque paflato anch'egii l'altr" Anno, e conuocati amici, e gente idiota
advditlo, fignifìcò loro la giuda doglianza di quel valentuomo , che le ftie pa-
role non facefler-s- frutto ;auer a lui conferito qucfta Tua mortificazione, e pre-
gatolo, per fua riputazione , a trouare amici, che fparfi per l'audienza, ad vn fc-
gnochcaluiaurcbbe dato, da efionmoiìrato fubito loro , auefiero elfi ad alta
voce , percotendofi il petto ,gridato mifencordia : che però a lui tutti intenti
notafl'erobene, e fubito che alzacela mano, così gridar dou^fTero: ripartiti
dunque coftoro in varii fiti>& auuto il cenno , gridando fpropofitatamcijte mi-
fencordia , aggiontaui vna folenne nfata dal refiduo dell'audienzajCosì d'impro-
uifo reltò quegli atterrito , che vfcito di filo , fé n' andò tutto mortificato, non_,
potendo mai ne efso , ne gli altri, fé non dopo vn lungo tempo, penetrare-»
l'origine di sì pazzo accidente .
Non minore fu la confiifione d' vn Satrapo , che introdottofi anch' ei nella.»
fìanza cogli altri, perfarfi tentr gran letterato ,aueua fempre in pronto vna de-
cina di quefiti firiuaganti ftudiati l'antecedente giorno, rifoluendoli conap-
plaufo di que'giouani : hora fiate a vedere , difse vn giorno Agoliino , come vo-
glio acquctar'io perl'auuenire coftui, ehefortificandofi ben prima in fiinili pro-
blemi > a man falua noi alcri che penfato mai v' abbiamo forprende, e fo:tomct-
te:epoftofiegli a farne vna fimile raccolta ,ma più copiofa, giunto che fu, e-»
propollo al folitoi fuoidubbii , allorché fciogherli volIe,nònò, difse Agoftiio,
fentite prima i noiiri anche voi , e rifoluetegli , che e' mgegnaremo anche noi
ditsifrarui poii voilri, e co:i vaa energia grazi anefca f^hiaffandogUne vna ven-
tina
478
P A Ti T E T E n Z A
tinain faccia > e con imperuofo gcftiré crefcendogli fempre addofTo , mentre
andauafi fcanfando colnrirarfencj il fé vfcir fuori e fuggirfene jcon rifa, e fi-
•bili d i tutta la fciiola, non efiendo mai più ardito à\ lafciaruifi vedere , e vergo-
gnandofi, & abbaflando il capo qual voka J'incontraiia .
Dipingendo vnquadro grande da Altare ad vnbell'vmore, chefìngendofidi
V ifta corta, accoltandofegli Tempre più, fé gliféfocto, e feglipofe addoflbin
modochepiùmancggiarfi ,neadoprarc potea il pennello, prefone vngroffo,
e duro , e fpintolo nella tela così fòrte, che dall'altra patte paflafTc , tiratolo
giù,ne fece vno fquarcio tale,che tutto il quadro reflò aperto in duo" pezzi; indi
palTandoui per mezzo , vfcì dall'altra parte,fcufandofi co! padrone, che anda-
to in colera , gridaua di vna tanta beftialit^ , non auer più fico , fé di dietto del
quadro non fé neprocacciaua.
Rimalli d'accordo di trouarfi vna fera egli , e'I fratello, con tutti i gicuani
della fcuclafaori della Città ad vn deliziofocafino , per cenar tutti aflìemtj
con allegria, portando ciafcuno la fua parte, ad Agoltino toccarono le ricot-
te per far la torta: mentre dunque colà gionti tutti poneuanfi all'ordine le vi-
uande , & apparecchiauanfi le tauole, ne giongendo Agoflino che folo vi man-
caua , era cagion di fconcerto , propofe Annibale il giuoco del Principe j che ^
gli altri comandar douefle ; onde eletto elio , e diflnbuite le cariche , e gli vffi-
cii di Corte, fatte il Capitano delle fue guardie, gli ordinò fiibito, che chiufe
le porte del palagio, elcludefie Agoftiiio, pronunziandogli la contumacia, e
perciò condannandolo a fìarfcne fuori tutta quella notte alla ferena. Giunto
egli dunque , e fieramente buflando, ma indarno, pofefi a chieder perdono
del commeflo mancamento , e con tanto affetto , e fpirito a fupplicare d' eflet
perdonato , e rimeflb , che ottenne la grazia, pur che a ciafcuno de'Comenfali
pcrtaflefcufa affatto diuerfa della fua tardanza . come egregiamente fcppe far'
egli con gran guflo, e rifa della brigata. Inltauaei pure di vn'vfficio, cmi-
niltero in Corte, che non trouandofi vacuo pereflerfigia tutti difpenfati, fé
gli diiTe ne cror.afle egli vno , anche nuouo a fuo piacere , che ne farebbe com-
piacciuto; onde nominato il zecchiere di Sua Eccellenza, per tale appunto ven-
ne approuafo , già che per la brauura ncll ' intaglio poteuafi fpcrare gran cofc
dal (uo valore nella bontà, e netezza de'cunii. Prefo egli perciò a ringraziarne
il Principe, e per dargli iaggio dilla fua abilità, a fare vn' erudito difcorfode*
cunii , e delle monete antiche , poi de) valore de' moderni zecchieri, e dello Iti-
le da eflì tenutcperche le telte effigiate ben all'originale s'affomigliafl'erOjCon-
clufe a nifinno p;.rò ceder' egli in ben colpire il (uo Principe , come era per far*
egli con vn nuono,e faciliffimomododalui trouato, il qual (foggiongcndojè
quefto, fcagliò vna delle portate licotte nel volto del Sig. Principe Annibale,
improntandolo , e coglit;ndolo meglio di che aueffe fapuco defiderar mai la Sua
Eccellenza .
Stando a cena con amici vn Venerdì , vno di eflì propofe di far fiare l'vuouo
ritto m piedi : fìnfe di non fapere cofa tanto trita Agoltino , non faputa però
lODOV, AGOST.ET AnW'BXArR.ACCh ^y9 -
dalle altre camerate.quando prcfo colui l'vHOuodurOje acciaccatolo forte con
yncolpofulIatauo!a,velo fèftare: mò ancor' io rifpofe Agoftino l'aurei fa-
puco fare rompendolo; la diiScold, e la bellezza fi è il faruelo ftare fenza rom-
perlo , il che negandofi da colui e da tutti » e fattone perciò fcommeffa > corfo
egli in cucinai e prefovn pugno di cenere, podolafulla tauola, e piantandoui
l'vuouo ritto > così fi fa , diffcj fenza romperlo.
Efclufolo da vna conuerfazione loro e quifquiata i galantuomini > con prc-
teflo che le fue burle eran fempre con danno di qualcun di eflì, andò a porfi la
fera fotto la fineftra della ftanza appunto oue ilconuirtofaceafi.e cherifpon-
dea fotto il portico nella lìrada pubblica , olTeruando che di lui diceffero ; & in-
tefo per buona forte , che ponendoui il vino di comune, ciafcuno » porta fuori
la moneta che gli toccaua in ripartimento, e datola al facchino lk(To che vi
auea portato piatti, touagliuoli, pofate, e fim!li»lo follecicauano a portarli
alla taleofleria.ouecravnpreziofiffimo vino, ed empiutone duo' gran fiafco-
jii che gli. dettero, ben predo fé ne tornaffe , s'afcos'egli dopo vna colon-
na neir vfcir che f^.-ce ; & afpetcando che tomafse, fcoperto che l'ebbe alla lon-
tana , itogli rincontro tutto affaccendato : prerto , prefto , dille , da qua , che l'è
vn'horache t'afpettiamojc volandoacafanoflra, fatti dare quella paniera di
cofe dolci, che ne mandò hieri la Monaca. Afpettando dunque ccftoro chi
mai ve,niua,&efl'endofi già polli a mangiare, mancando nel più belio l'acqua
,31 molino, non potean piiì macinare; quando gionto il facchino fenza i fia{-
chi, e con l'ambafciata, che a cafa loro fi ftupiuano de'dulciarii mandati a pren-
dere ,nonfapendodi Monaca ò d'altro , tenendoli per pazzi, od vbriachi; fac-
tofi raccontare ben prefto tutta la faccenda , accortifi della burla , vollero tra-
£gereilpouer'huomo,che fcufauafia ragione della fua ignoranza, credendo
che Agoftino folle anch' egli nella conuerfazione , come fempre ve l'auea vifto
in tutte l'altre.
; Tali infomma, e tant* erano le giocolarle di coftoro, che doue prima gli OfH
faceano a gara per dar loro alloggio in Parma, fentendo anch' efsi vn troppo
pazzo gufto delle loro tante allegrie , non Ci fin! , che nilTtin più li volle , fuggen-
do tutti d'andare oue trouauanfi i duo' Bolognefi » che non lafciauan viuere, di-
ceanOi i poueri viandanti . Poneuano su i tauolini delle prmate ftanze ricotte-»
.di calce bianca , vuoua finte : fcaricauanfi entro gli fcarponi de' Villani , iti che
ibfteroa dormire ;toglieuan loro di fotto il letto 1 vetri da far' acqua. Fingen-
do che vn di loro giongefle all' alloggio , e l'altro per vn' antico amico ricono-
fce(fe , complimentauano afsieme con tante cerimonie, che tutti che iui R tro-
uauano.ftupiuano. Fiixgendofi ò muti, ò Cordi confabulauano afsieme a cenn:,ò
con sì alto tuono , che tutta ftordiuano l' Olieria. Raccontaua l'vno all'altro va
dolore di che patir dicea , ò la difficoltà nell' vrinsre , ò la pafsione in refpira-
re , fingendofi afmatico , affalito dalla toffe , trauagliato dal cattarro. Poneanfi
a raccontar fcambituolmente accidenti occorfi loro nel viaggio talmente ftrat
uaganti e bizzarri > che bifognaua creppar delle rifa. Facendo l'opra loro di noe-
480 PA^TETETtZA
ceinmezzodivnaftradajcon gefsopeflo, e ben trito coprendola, e fingen-
douivn capo con la punta, afsomigliar la faccanoad vn mozzichino caduto a
qualcun dì Saccoccia . Vi poneuano collari di carta bianca , naltri e cordelle di
colorita : entro vn cappello di paglia rotto , e non più buono , che trouafscro
in iflrada , cacciauano vn grofso fafso 5 entro va mezzo gufcio d' vuouo vn pic-
ciolino,& appuntito; onde chi per cunofita', pafsando, vi dafse dentro, ò
battefse fopra vn piede ,malament€ reftafse ofFefo; e finalmente tante fé ne rac-
contano, che mai aurian fine; mentre anche foggiongono, chele ingegnofo
dell' Achillini tutte prima fofsero ritroui de" Cartacei , e da efso gcncilmenccj
da quelli Pittori copiate, ed a fc ftefso attribuite. Io so certo, che trouan-
domitaluolta nelle librarie Tettole Scuole a fentirco'gli altri le (ciempiezze,
che d'vn tal Tuo feruitore goffo raccontaua , con sì gran radunanza , e tante rifa«
il gran Claudio, accoAandomifi Bernardin Marifcotti, lafciatelo dire, pian pia-
no mi diceua all' orecchio, lafciatelo dire , non è vero; fon burle eh' egli s'in-
uenta,echefaceanoi Cartacei ad vn tal Paolino loro cugino, huom femplice
troppo, e fcimunito.
Erano i detti loro non men graui, & acuti: qiiando difcorrendo con molti
Signori Agoftino in Roma del gran fapere de gli antichi Statuarii , ed in fpczic
della infuperabile ftatua del Lacoonre,ccon tanta energia,conforme il fuovfa,
vi fi rifcaldaua , coniftupore che Annibale ( nemico delle ciarle) nulla di-
cefse , quafi che vn tanto valore non conofcefse , ò almeno al pari del donuto
non nimafse, ed ei ben prcfto così giufta con vn carbone la difcgnò a mente fo-
pra il muro,per darà diuederc s'ei l'aueua ofseruaua,e fé la ftimaua, difsc riden-
do ( ferme il Mofini^ Noi altri Dipintori habbiamo da parlar con te mani , pungen-
do in tal guifa Agoftino , che di ben parlare , e di comporre anche in poefia pre-
giauafi ; in quella guifa quafi che il Tentoretto, vedendo da certi Fiammii>ghi
( dice il Ridolfi) cefie granite, e difegnate diligentifsimamente dalle cofe di Ro-
ma, intinto il pennello nel nero che aueua fullatauolozza , fece in breui colpi
vna figura , toccandola ben prefto di lumi di biacca , e foggiongendo voltatoli
a quegli ; noi poucri Veneziani non fappiam difegnare che in quella guifa. Det-
togli vn giorno che Agoftino li volea fuperare, non ho paura, rifpofe; egli hi
prcfo a far troppe cofe , e vi è fatica a farne vna bene. Interrogato egli vn gior-
no chi fofse più gran poeta l'Ariofio , ò il Tafsi : il più gran poeta prefso a me,
difse,èRafaelle. Vedendo inS. Gio. Laterano quel Trionfo di Coltantino»
voltofi a' fuoi fcolari , chi aurebbe mai creduto , dilse , trionfare vn goffo , vru.
difgraziato? E veduto in Vaticano per contrario la bellifsima , & cruditifsima
battaglia di Coftantino, afsalito da vn'cfìro poetico, tutto furore, comin-
ciò a dire : Canto l ' armi pietofe, e '/ Capitano &c. Interrogato fopra l'opre di Gui-
do, e del Menichino fatte a S. Gregorio del martino di S. Andrea, rifpofe:
quella di Guido veramente parergli da Maeftro , e quella del Menichino da Sco-
lare, ma da Scolare, che ne fapea più del Maeftro. Forzato pure adire il fuo
parere fopra vna Giuditte del Caranaggio, non so dir "altro, rifpofe,fe non ch'el-
la
XjODOV. AGOST, et Afm/^» e Ann ACCI. 48 1
ia è troppo naturale . Vii fiio fcolare goffo aflai , dando d" imprimitura ad vni
tela per dipingerui fopra j meglio farcfti , gli dilTe > a dipingerui fopra prima , e
poi darui d'imprimitura . MoiìrandogH vn tale vna pittura , e fcufandofi auer-
la fatta in fretta ; io non confiderò il tempo, rifpofe Annibale , guardo al modo.
Ad vn' altro che fimile fcufa adduceua ; bene, bene, di(1e,non predo. Ad
vno che motiraua fimilmenteadAgollino vna tauoletca fatta tutta difuain-
uenzione , giurando da nifluno auer'egli volfuto vedere cofa alcuna : taci , taci
(einfpofcgli) che pur troppo il veggio; e che ti credi diuentarMacftro fcnza_f
^aeftro? Soprarriuando lo (leflbvn giorno in Roma ad vngiouane, che fatto
alto a mezza lìrada per arriuare a S. Pietro in Montorio alla beila tauola di Ra>
facile, poftofi a federe difegnaua le opre di vn Gio.Battifta della Marca, interro-
gatolo perche ciò faceffe, e rifpollogli, per difgroflarfi prima alquanto, anzi pet
ìngroflarti , rifpofe , Elorc3to,putelIo ancora, da Profpero Fontana fuo Mae-
tìro ad iftudiare anch' ci fulle ftampe allora tanto famofe d'Alberto Duro , anzi
nò rifpofe , Signore, ch'io cerco il tenero, non il duro. Auendo egli per con-
corrente in Parma il tanto più di lui fauorito , e ftimato Caualier Malofl'oj fo-
lca dif e , auer egli dato in vn mal" o(To da rodere ; e perche il già nominato Mo«
fchini glie lo fofteneua contro , e faceuagli mille altre impertinenze , gridaua:
effer flato tolto a perfeguitare da vna mofca picciola sì , ma impertinente. Por-
tanagli contro coltui l'Aretufi huorao ricco , e ben nato, e'IBaglioniper eflec
Pittore affalariato di Corte , & altri tanto inferiori di fapere , facendoli pagare
profumatamente , e dar loro moneta fioritiffima , & auuantaggiofa, oue al con-
trario fi caricaual' infelice Agoftino di rame, che peròfolea dire,cflère ito a
Parma per fare il Pittore, e conuenirgli fare jl facchino. Mandato a prendere
dal Duca della Mirandola per dipingergli certi ffefchi,e richiefto a fare per mo-
flra certi Angeletti attorno ad vna Madonna ; sì , diffe , faran quefti meloni da_,
dare a.proua . Detto poi a Lodouico , Profpero Fontana effergli il maggior ne-
mico , che auefle ; & io non ho , rifpofe quefti , la maggior nimicizia che colla
fuabiaccajeflendo folito fuo detto, che a metterne giù vna fola pennellata bi-
fognaua pcnfarui ben cento volte . Interrogato , qual Pittore ftimafle egli eflèc
il meglio ; quello, difle , che il meglio da' migliori togliendo , faprà approfìctar-
fcne. Richiedo da Antonio padre, chi meglio de'fuoi duo' figli fi porraflej
Agoftino, od Annibale ; Agoftino,difl"e, è meglio di Annibale,& Annibale è me-
glio di Agoftino . Pregato da Anton Leuante intagliatore in legno a fargli il di-
fegno d'vna Sirena ( ch'io poi viddi preflb il Sirani , che la mandòal Sereniflìmo
Sig. Principe Leopoldo di Firenze ) ma che foffe facile , e facefle bene j fi , rifpo-
fe, mififer Tognino mio, vi pare di addimandare vna bagattella : non fapece voi
chequeftoèquellojche ho cercato e cerco fempre; vn facilc,e che faccia bene?
Dipingendo al fuo diletto Rinaldi il bel quadretto del Bacco ed Arianna , pre-
gandolo Cefarino adoprar ben colori fini,poftofi ftranamente a ridere.buon di-
fegno, riuoltofi gii dilfe , e colorito di fango j alludendo a ciò che ( al riferir del
Ridolfi ) folca dire Tiziano medefimo ; che 1 colori nonfacean belle le figure, ma ti
Ppp buon
^9'.
!* P A 7tT B T B 7t Z A
buon difegM ; 8c aleroue ; che i bei colori t' tuum à Rjalto , mi il dtfegna flaita neìlci
fcrigno dell ' ingegno. Interrogato dall' Abbate Sampicri > quale de' duo' più nu-
fcicafardouelTe, Guido» ò l'Albani; Guido» rirpos'egli, è più timoracodi
Dio. Edendofi portato anzi male che bene il Cefi nella tauola dell'Aitar qrande
a'RR.PP.Certofini, trattandofi della raccolta trilla, ò buona di quell'Anno,
con graziofoequiuoco dir folcano: il Cefiaucr fatto poco bene allaCertofa.
Didueflacuede'SS.Pietro e Paolo di marmo bianco» fatte da vn Domenica
Maria Mirandola , e che oggi Ci veggono innicchiate nella bella facciata di S.
Paolo , fìnfcro che vna all' alerà apparfa in fogno, (ì doIelTe di vna fpalla , che più
ella non fì fentiua, fi come, per difgrazia maggiore, altri trouar non fapcaje
rifpondelTe l'altra , ftare ella peggio , fé i fuoi difetti , che afcondea fotto i pan-
ni, veder fi poteffero ; concludendo finalmente far di meliieri all' vna e l'altra,
fcambieuolmente compatirfi , giongendo pur troppo ogni dì a conofcercdouec
elleno in fine elTer mortali , che cosi chiamanfi in lingua Bolognefe i morcari da
peflarui agliata.
Quelli, e fimili de' tre Pittori effer folcanogli fcherzi , da' quali anche folo
conghietturar ben sì potea la qualità d'vn'ingeno viuacc, che cale per l' appunto
diede a conofcerfi in elfi , maxime in Annibale , per la preflezza , e facilità, eoa
che fin da principio ogni concetto della mente, non che ciò che vedea, in po-
chi fegni ben torto efeguiua ; onde giuftsmente di lui potefle dirfi ciò , che del»
l'ardito , e veloce Schiauone il Ridolfi : che nacque copenelli in mano , e conparti-
talare procliuità al dipignere, fenica la quale non può alcuno peruenire a fegno di perfct-
tìone; che appunto è quello : Ni Genius quidam adfuerit, fydufquc benignum di Fref-
noy. Ebbe vna ritenciua poi così tenace, che giurò ad vn amico, mai auer
auutodibifognodi farfi memoria di ciò, che applicatamente talora veduto
aucfTe,fuori che vna fol volta di certi baflì rilicui ; il che apparue e dal Laocoon-
tefudetto difegnato a mente, e così giudo fui muro col carbone , e da ciò mi
riferiua l'Albani » d" auer precifamente faputo mole' anni dopo, da che gli l'aue- .
uà ei fteffo mo(ìrato,trouare vn picciol falfuolo preziofo nella pubblica via fuori
della Porta del Popolo. Fu Lodouico più copiofo, e ferace nell' inuenzione, nel
che gli altri duo'dì gran lunga fuperau3,onde ricorreuano alle occorrenze a lui,
che in venti modi auria faputo feguitamence variar loro vno fteflb penfiero.
Seppe anche moftrarfi piùanimoib e rifoluto , oue Agoftino, e dopoi Anni-
bale in vltinio mai G. contentaua.correggendo, e ritornando tanto full' opre.
Neil' eftremità, cioè mani e piedi, fuperò tutti , e le fece così ben'intefe , e ■
così graziofe in ogni veduta, cheardirò di dire eh' altro Maeftro mai gioneeffe
a vn tal fegno, onde fia pallato in adagio ptr le fcuole : Le belle mani di Lodouico,
Niffunomaipiùdiluiritrouarfeppeatticudinile più proprie »e le piùindiui-
duali di queir azione rapprefentata; onde quind' altra fuori di quella cercar li
volle , rinuenir non fi feppe. Ecco in S.Marcmo Maggiore , per eiempio , l' im-
brandimentomaeliofo della penna alzata del S.Girolamo, implorante m tal'
ateo ì coala f|>iritofa > e nobii celta volta al Ciclo , e la fiòiftra fu'l libto aperto,
le
le Ifpirazioni Diiiine ; incanti altri modi , e in vano fempre , diuerfamcnte ten-
tata da' fchizzi di Guido, cadendo fempre nella fteflìflìmapofizioijc ; e perciò
neceflìtaco a rapprefentarlo sbigottito alla tromba del iinal Giudizio . EcCo
ne' Mendicanti il Clinfto chiamante dal telonio Matteo, imitato dipefodal
Domenichino nel Chrilìo chumante dalla pefca il S.Andrea in S.Andrea del<
la Valle, ancorché in tanti altri modidaluifchizzato ,come fi vede preflb la_«
ficca raccolta de'difegni del brano Marati. Ebb ' anche nelle immagini, maf-
(ime Sacre , piùdiuozione » e decoro , più belle idee, & arie più ghiotte , e gen-
tili ,• perche Annibale , ciò non curante torfe , le mollrò fiere alquanto , per non
dir groflblane : Vedanfi al paragone di lui , per efempio , la tefta dell ' Aflonta_»
de' Signori Conti Caprari, quella dtlla Madonna in S.Giorgio, quella dclfa-
mofoChrifto Riforto in cafa Angelelli; poi guardinfi di Lodouico la B. Ver-
gine a' PP. Scalzi , quella del Prefepe in S. Bernardo , il Chrifto Riforto nel
Corpus Domini , e facendofi il rifcontro, di ciò che dico G. giudichi. Ecofai
mirabile , che di tante e tante tauole , che in Bologna fi trouano ài LodouicOi
mai Ci veda vn volto , mai vna fìfoaomia, eh' ad vn' altra punto tiri , e fi aflomi-
gli , ancorché lo ftelTo foggetto non folo, ma i medcfimi perfonaggi entro quelle
a rapprefeutarci abbia tolto j oflcruazione non faputafi talora praticar da_,
qualcuno de' primi Maeltri del noftro fecole non folo, come vn Rubens, vn Be-
rettini,vn Domenichmo , vn'Albani, ma dagli fieffi duo' gran capi della Scuo-
la Lombarda, il Parmigiano , & il Coreggio, le tette di cucci e quali , maffimc_»
de'puctini , fracellizano , e fono le Itelle ; fi che a Lodouico non meno che a Ra*
facile, ben deggiafi la lode da gli antichi attribuita a Cimone Cleoneo , d'aucr sì
b:nediaerfihcato ifembianti: anzi, ch'èpiù,aucr fempre fatto le ftefle llo-
rie intere tanto diuerfe di penfiero, didifpofiiione, di pofizioni, e quel e' hi
quafi dell' impoffibile,di colorito.Nocinfi le tré ftorie copiofe delle fue Sant'Or-
fole ; quella nelle Suore di S. Vitale in Bologna , quella in S.Domenico d'Imola»
quella in S.Orfola in Mancoua , cosi affatto differenti d' inuenzione non folo,ma
di colore, che affolutamence di tré mani elleno fembrano : Lo ftefs'ofllruilì nelle
trèNonziace che abbiamo in Patria; quella ch'è in S.Pietro ne! gran lunetto-
ne , oue l'Angelo genufletcentefì, e la Madonna fedente ; quella in S.Giorgio,ouc
ambi genufleflì l'Angelo e la B, Vergine ; e quella nella quale , come fatta ad vn
particolare , cioè a' Signori Lupari , prcndendofi vn pò di licenza , pos" ambi a
federe ; non però fenza il fuo fondamento e ragione : perche non efprelTe l'An-
gelo in forma di faiutazione, ediarriuo,m3 diefporrela celefìe Ambafciata:
onde perche non ha del poflìbile , e del verifimile , che la B. V. come Dama di
gran termine , della ftirpe di Dauid , non volelfe permettere che il Cdefte Mef-
{aggiero efponeflc la fua ambafciata in piedi , ma federe il facefle , honorando in
tal guifanell'Ambafciadore mandato ,chi lomandaua;eche l'Angelo prima di
narrare ciò doueua , ad afllderfi non la pregafTe ? paffando fors' anche in Diui-
ni coiloquii la notte, partendofene fui far del giorno, in quell' hora appunto che
replica il cnpUcaco iegdo dell' Aue della fera , nel qual cafo doueuano Aar fem-
4i?4 P A K T & T & K /C A
prc in piedi i Perfonaggi Celefti ?
Di qiial Maeflro fi è pofto in teda di contrafar la maniera > mirabilmente l'hi
fa7Co,edmguifaicheinluirolo vendeiidofene tante > fìdiTpera taluolta di pò-
teruifi ben riconofccre la fua , ed aflìcurarfene : 11 confiderarfi nel S.Giorgio nel-
la Chiefa di S.Gregorio tré maniere tanto diuerfei nel Santo , nella Donzella> e
ne gli Angeli nella parte fuperiore , e che sì ben accordano infìeme , è cofa che
fì impazzire. Ebbe egli folo difTicolcà qualche volta nell'attitudine digenu-
fle/ficne> incagliandouifi fgraziamente ; così dicono Ha nel S. Giacinto in S.
Domenico ; così nell'Angelo Annonziante la B. Verg. in S. Pietro > tradito dalia
fcomodicà , ne auendoui volfuto ?fare le douute diligenze di ben fare i conci fui
cartone ffe lo fecej & aìlìcurarfi con la graticola. Non così Agoftino, che
vogliono anche più corretto fo(Te di Annibale; eflendo fuoftile, non perdonare*
afitic3,cbeiipriinal'oddisfarli. Io noto che vsò fiiperare egli prima tutte le
diiBcoltà ne' fchizzi fatti di cofa per cofa , a parte a parte » eh' entrar douefltj
nell' opra > fin che ben' afficuratolì d' ogni dubbio , e Icuatofi dauanti ogni in^
toppo , pò fio tutto infieme,n'ane(Te poi formato vn compitiffimo , ecorret-
tiflimo difegno , talora a olio , e lumeggiato di biacca , dal quale poi nell'efecu-
2Ìone punto non recedeua ; oprando in tal guifa fpeditamente > fenza efìtazio-
ne, e con tranquillità d'animo> come dal noftro della fua Natiuità ne'PuttidiS.
Bartolomeo , da quello della fuga Sampieri • e da altri chiaramente fi vede ■■, che
è il vero modo , dica pur ciò che vuole qualche infingardo ; che quella de* tan-
ti difegnifiavn rompicapo » che ftanca l'intelletto j eh' efeguifce poi lotroua-
to con fiacchezza ; viia fatica di più e buttata > e meglio fìa il ridurfi a farla fui
quadro ftefl'o . Io non ho mai olTeruato opra anche di Lodouico, e di Anniba-
le ,chc i difegni ancora òauanti ,ò dopo nonmifian capitati almen da vedere;
e talora tanto affaticati} e finiti, comediflìefTerquei di Agoftino ; come nelle
raccolte famofede'Serenitfimi di Tofcana, e diModana; in Roma dell'erudi-
to Bellori j in Bologna de'Bonfigliuoli , Pafìnelli , Negri , Polazzi > e nella no-
flra euidentemente fi comprende . Pf:rciò tanta collera prendeuafi Annibale.» ,
in Roma col Taccone « coll'Albani , ed altri anche fuori della fua fcuola > quan-
do ftupiuan tanto, e facean tanti fquafì di que' termini così belli nella Gale-
ria Farnefìana : lo vedete pur anche voi altri , loro diceua , quel che sì fa : prima: .
fi penfa all'attitudine dalle altre affatto diuerfa, che fìa bella, propria alfito,
grata, ed intelligibile .-fé ne mettongiùpiù fchizzi, e fpogliando il modello, fi
difegna quella gamba , quel braccio, cofa per cofa, in quella attitudine , e ve-
duta; poi tutta fi pone infieme, e portandola fui cartone, quello non s' ombreg-
gia e lumeggia , fé pofto in alto il modello nello fteflb fìto , e al medefìmo lume»
non fi compilce ; e poi non han da farbene ? e poi vi paion miracoli ?
Tali è tante fkrminate fatiche fec'egli però folo in quella Galeria, sforzando'
troppo il naturai fuo talento ; dando perciò nello flatuino vn poco anch'egli , e
perdendo quella rifoluzione Veneziana , e Lombarda che colà manca , e di che
sauto abbondaua, poco iìdandofì del fuo gran fapere t Scriue l'Albani al Bonì-
- - - - - ^. -
LOÙÙF'. AGOST, ET ATm/B. CAXRACC/. 485
hi li 14. Ottobre 1659. cheperderonoiCarraccimolto,erimaferopouert,perchenon
(t^dauano delle loro foì\e , efotcuano fare miglior opere à noH lefludiare tanto &e,
fiami lecito, iogi^ìongs, il dire che Annib ile Carr acci abbo':^ di pr attica il Chriflo
morto in grembo alla Madre , che è nell Altare à S.Francefco à Bjpa in Trafleuere , lo
fece inforna Diuimjflmo , Fece doppo [pagliare vn tale/uo/ertiitore, cbehaueua alquan-
to del toT^T^ , e mutò il primo parto delfuo rarifjìmo intelletto, che per troppo mnfifidA-
rt di fefiefjo lo gu.i(lò coli vltimefue pennellate , e quefto fu giudicato dal Giouampierh
e da gli altri così come à me che mi ci trouatprefente .
Sipoferogli altri duoi all' intaglio, per non cedere in quefta parte ancoraJ
ad AgoQino ; ma ancorché riufcifsero molto bene > mai gionfero all' eccellenza
di efso ; onde riconofciuta la difficokd , ed il tempo , che ad impratichiruifi ri-
chiedcuafi,butto(lì all'acqua forte Annibale; e Lodouico, poche cofe taglia-
te, mancato Agoftino, fi tirò prefso i! Brizio a tale effetto , facendolo opera-
re , co'fuoi difegni, condufioni, frontefpicii , & altre cofe commefsegli, che tut-
te a fuo luogo fi fonogidregiftraccj.
Fece di riiieuo Agoftino, e modelleggiò per fuo feruigio. Si vede particolar-
mente nelle ftanze de' Pittori, ad effi feruendo di modello, vna orecchia più
grande afsai del naturale , detta comunemente l'orecchione di AgoAino , quale
fece in tal modo , per ben più intenderla, &aflìcuraruifi dentro, in tutte le ve-
dute difegnandola ; come che riputafse quella parte , come veramente ella sì è»
vna delle più difficili dell' humana ftruttura ; ond'è, che pcrbenconofcerefc
vna teda dipinta fia di valentuomo , fi foglia fubito guardare alle orecchie fcj
fon ben difegnate , & intefe per il fuo verfo , ed a fuo luogo j e che nifsuno , fia
pure che gran Maeftro fi vuole , mai meglio de'Carracci le abbia difegnate,ben
intefe , e meglio collocate . Cauò anche dal naturale di corpi morti ( che dal-
la Giuftizia prima di feppellirfi.e talor da gh Ofpitali gli fece auere priuatamen-
te il fuo Lanzoni , fcorticandoli di fua mano) certi modelletti piccioli , per po-
ter portar feco per tutto oueandauacon comoditi, di braccia, di gambe di
terra creta, che poi fé cuocere alla fornace ;che nonsòperqual viareftarono
nello ftudio del Baglioni , e eh* io per commiflìone delia Signora Cleria Madre
de' Nipoti di efso , vendetti , e toccarono al Sirani, prefso gli eredi del quale
faranno tuttama . Vi faran' anche di Lodouico quelle belle mani del S. Giacin-
to in S.Domenico , da lui modelleggiate da yno di quc' fuoi magroni)dellc quali
fi feruì poi, non folo nel S. Giacinto Indetto, ma da vedere ancora in quelle-»
eftcnuate, enodofe degli Eremiti nella tauola belliiiìma del fuo S.Antonio
nella Chiefa del Collegio Montalto : dilli raagroni , perche di quelli così chia-
mandoli, andaua egli in traccia, e fuggiti da Annibale, e da Agoftino, date-
meh a me ,lafcia:smeli , e trouatemene folea dire , perche so ben' io doue fer-
uirmene , oltre che troppo v'imparo, vedendo in eflì meglio il fatto mio. Vi
anco per le ftanze vna mafchera di vna Madonna da lui fatta , co' gli occhi foc -
chiufi , fu! gufto affatto del Coreggio «dettala Madonna di Lodouico, e che a
tacci i Pucori fecnc per modello , e fu la diktca del Cauedone , che tutte le fus
4^^
PARTE TERZA
sibelle B. Verg. da qiiefta ricauaua. V è vna tal tefiina di donna ancora , dettS
la fauorica de'Carracci , che pure trouai fri le cofc del Baglioiii , che il noftro
Gabrielle Brunelli valente Statuario,& allieuo dcll'Algardi iiuercefse dal Siranii
e che allora fu fingolare , og^i a tutti fatta comune j ma non faprei fé da eflì mo-
delleggiata , ò dal Parmigiano , ò dall'antico dedotta .
Nifsuno mai meglio di efli toccò la frafca , ond' è che nel paefaggio molto li
lodai! Baglioni,quale dopo auer tanto in quello particolare celebrato Fabrizio
Parmigiano j del quale pregiauafi auerne tré pezzi , & in particolare vno d'vna
bofcagliaj che migliore non fi può vedere, entrouralcuni arbori cosi ben frap-
pati, che in quelle toglie R vedea l'iflefso vento errare, e fcuotterle ; dopo auer
detto in principio eh ' erano belli , ma più torto di maniera che ritratti dal ve-
ro; valendo in lui più che lo Audio la natura: conclude in fine nella vita di
querto virtuofo con quefte formali parole : che le Fabritiofoffe campato , e viffU-
to in fìtto à gì' ami maturi , e mirato i belli paefi dclli Carracci villi dal naturale, aureb-
be fatto granprofitto , fi come fecero li Brilli, e gì' altri , e nella vita dello (kfso An-
nibale, in fine : eh' egli diede luce al bsll' operare de' paefi , onde li Fiamminghi videro
ia Brada di ben formarli : SciiDulcmi di qae' dtLodomco-.^rboresetiamexprefJìt
tnirus die artiftx . & (arum fronde s Auxuriantefque comas , & quafi à vento motasea
àexteritate , vtfibilum expedesy & auesfallant infida fede : in quibus tam vane ars In-
dù , Tterubefcat natura ,/e ab humano vinci ingenio . Nifsuno fcppe mai meglio di
elfi diilnbuire ogni cofa ne' quadri a lue luogo , e porre il tutto fotto la fua ve-
duta ; iiitcfe meglio il punto , e i piani, e fopra efji fé ben pofar le figure , le quali
né fcarle mai furono, né affollate , né fuor di propofito , ma f olo quante e quel-
le che occorrefsero a rapprefcntar quella iforia , ò quella f4uola,prefaadipia»
gere ,iufta 1' auuertimento del Pittorico Orazio:
Nec quid inane , nihil facit ad rem , fine videtur
Impropnum , minimèque vrgens.
che però tanto oppofta fu al Tafso la (uà Sofronia ,& Olindo &c^
Nifsuno mai fé sì bene gli fcorciabili , e feppe così feruirfene a tempo e luo-
go: nifsuno mai più bei nudi, e più bei panni : nifsuno fi bene efprrmer Icpaf-
ìioni , lapprefentar gli affetti , fbfsero d' ira , di timore , di allegrezza, di dolore,
e fiinilijc come Parrafio.che nel Genio de gli Ateniefi puote rapprefentarc in vn
iftefso tempo così diuerfi affetti > così efsi ancora molti e diuerfi nel medefimo
tempo,ein vnfol volto ofseruar ci fecero. Nella Sammantanadi Annibalc,pec
cfempiO; de' Signori Oddi da Perugia, che sì egregiamente poi ci participò eoo
l'acqua forte il dotto Marati, nonnconofciam'noi l'attenzione, la riucrenza,
il timore ? Non leggiam' noi tutti i niedefimi affetti nella faccia del paffore di
Agollino.chegcnuflefso contempla il nato Redentore, in S. Bartolomeo? E
cola pur fìmilc, ferme il Dukini deifuo Mosè, che infanto hi le tauolc, di man
di Lodouico : che ita fteHa,piaque vnflione "pariauit rultum, rtfimul iracundus ,in'
exorabilis , clemens , & miferuors appareat , quafi dementmm idoUtrantis Tornii </e-
^iQranSiCxlejiiqucT^elo-pindicaturiis, ' , ■-
Vna
LODOV, AGÓST. ET A^WS, CAUACC/. 487
Vna fol cofa mancò loro , ed altro non fu che la fortuna , che mai ebbero ià^
uoreuole ; end' è che il Mofini giudiziofamente confiderà , e vuole, che in quel-
la guifa , che Annibale nella caricatura de'voltialterati diede tanto da ridere»
delie deformiti delia Natura , così, ad imitazione delia Natura , la forte j in ca-
ricar così a torto fopra il !oromerito,fi prendefsc giuoco anch'efsa, e piacere;
non folo però in riguardo di que'beni corporali, e caduchi , che tanto prezza»»
l'auaro volgo dico io,madique' premii immarcefsibili , e gloriofidiftima,e
di lode, che in vita confesjuir non poteuano al pan né pur di quelli, che quel gii
preoccupato, e infiem diffidente (ecolo al Caluarte, a'Pafsetotti, ai Samacchini,
aiFontana,a'Procacciniattribuiua;efuorde'nonri,advnZucchero,ad vnSchic-
done,ad vnVaniii,ad vn Cigoli,ad vn Pomarancio,ad vn'Arpino,ad vn Carauag-
gio, e fimili 1 che la maggior parte de gli vfurpatifi allora vantas^gi , oggi pure
ad abbondantemente reltituire , e cedere a' tré Carracci dal moderno accorgi-
mento, e comune grido vediam condennati. Piùoftinata però contro diLo-
douico fino al dì d' oggi s' ingegna perfiftere , contrartandogli pur quel nomo»
che fé non maggiore , certo vguale a quello di Agoflino , e di Annibale far feo-
tir fi deue ; flrepitando più vn diletto corrotto , & vna marauiglia inefperta fo-
pra l'opre manifefte di quefti , che fulle non riconofciuce di Lodouico , che pe-
rò tutte da' non pratici ad Annibale falfamente Ci attribuifcono.
Auuenne per l'appunto in qnefto particolare ciò che del Marini , eh' elTendo
Poeta dalla Natura fatto , quella fua mirabile faciliti , tanto a tutti confaccuo-
le, e fimpatica gli guadagnò il primo porto fri Lirici Italiani, ancorché dar fi
pofla eh' altri con l'arte il pareggiale, fé non in quella naturai fua dote vera-
mente impareggiabile, in altre aflai,in quelle anco fuperandolo ; come fucce-
der potette , per efempio , all'Ongaro, ad vn Scipion della Cella, ad vn Preti più
vnito certo , aggiurtato , e corretto ; e a' tempi noftri ad vn Battifta più fcienti-
fico, & erudito, lafciatone il Sempronio, il cui fonetto della bella Zoppa me-
ritò d'efferpropoflo per modello de' più perfetti dal gran Matteo Pellegrini.
Così,dico, ci auuenne di Annibale, che nato veramente più de gh altri duo'
Pittore , con quella fua naturale facilità così ben' intefa , e gradita , fi guadagnò
quel nome , che fé non maggiore , vguale al certo , come diflì , correr douea di
Agoftino , più del fratello terribile , e corretto , e di Lodouico più dell' vno , e.»
dell' altro poi fondato, erudito, e graziofo. E fé al gran credito di quel Caua-
lier Laureato conferì mirabilmente l'vfcir di Napoli, ildarfìben'a conofcere»
col farfi accoglici e, e proteggere da'Grandi, paflandofene con tanta ripuca-
zione alle loro C ortii la grand' aura di Annibale prefe anch' efi'a tanto fiato da
gli applaufi della Corte di Roma, cheflimòqual doueafi , chi veniua fìimato
degno di fìat' a fronte delle GhigianeLoggie, e de' Vaticani Giudicii: ed aue-
gna che rinomanza tanto per Annibale vantaggiola , di poco paffar poteffe gli
aderenti confini, a qut il Alma Citta, come che mai (ì arrifchiaffe, calando a noi
Bolognefi , e d'indi paffandofenc in Lombardia, farfi collo fteflo fìrepito iuì vdi-
re^oue degli altri duoiafiai maggiore rimbombaua ì ad ogni modo quel più
graa
488
P A Ti T E T E n Z A
gran numero fenza pari, che di Forcfticri da tutte le parti del Mondo a quella
gran Cittd concorre , elerare,epiùlodeuoIi cofenota, ed ammira > riportan-
done alle proprie Patrick relazioni > del gran Pittore della Galeria Farnefìana
tali le difleminò , quali colà raccolte aueale ; mafìlme nella Francia , oue fui te-
giftro di Roma , poco di Agoftino , e meno di Lodouico tenne poi conto.
Hora perche di sì erronea opinione entra anco a gran parte vna cerca per-
fidia > che di foppiatto la fpalléggiò Tempre > e la foftenne ; fi fcuopra > e redi
difingannaroii Mondo. Sappiafi dunque, che gli virimi parenti di Annibale
chefoprauiflero al colonnello di Lodouico ,ellintofi con Paolo, e furono Fran-
cefchino Pitcore,D. Benedetto, e Anton Maria, figli di Gio. Antonio fratel-
lo del detto Annibale , quelli fono flati, che perche tutto il vanto fofle del
Zio > han cercato fempre di abbattere a tutto lor potere il Cugino , diuulgando
tante falfità in danno di Lodouico, rimunerando in tal modo il buon vecchio
dell'amore che portò Tempre a duo* fratelli, delle fatiche in ifiruirli, e folte-
nerli nella ProfeHione; facendo in fin conofcereefierpur troppo il vero, chei
gran bencficii con vna grande ingratitudine perlopiù foglionfi ricompenfarc*
Compatifco ben'anth'io, e concedo che vn naturale iiiinto porti ad efaltar
fcmprechipiù cièproffimo, e più ci tocca, ma con tanto aftiopoi, qual fu
fcmpre quello di quel buon Prete , e più del fratello Francefco, fu troppo. Oltre
l'aucr cofìui tante volte minacciato nella vita Lodouico , nell' onor anche l'offe-
fe , e gionto in Roma , ed apertaui llanza con quel bel decoro poi fi si , e con sì
bel fine, fu quello che vi fparfe voce, Lodouico efler flato vnpufilanime, vji-,
bue; che mai farebbe flato conofciuto, fé i Zii non gli auelTcro fatto aura, e-»
partecipato del loro credito. Auer' egli apprefo da eflì quel bel colorito che
da Parma , e da Venezia portato aueano , facendogli lafciar finalmente quella-»
prima maniera Procaccinefca. E quando , ed in qual modo ? Se Lodouico pri-
ma di eflì colà era flato , come di fopra fi ridde , come gli potè gionger nuouo
que fio colorito f onde datofi a quel modo anch' egli > la maniera Procaccinefa
lafcialle ? e quale , e quando mai dipinfe in quel guflo ? oue fc ne troua vna fol
tauola ? chi pofBedc vn fol quadro , che tiri a quello flile eh' ei femprc abborrì,
& al quale fu fempre contrario? chevanie fon quefte ,che faifita? Pure cotì
fi fparfero per vere,fi accreditarono col teftimonio appafiìonato dc'parteggiani
di Annibale che'l feguironoa Roma, & ini fipiantò quefto laido concetto»
che Lodouico foife il più debole ,- onde fiafi gionto a queflo fegno , che quando
foura vn quadro de" Cartacei , di que* fatti in prima età , trouafiche dire , fubi-
to a Lodouico fé ne àtcribuilca l'opra , come s'ella fofse del fudetto Francefchi-
no, di Paolo , ò d'altro più d^ bolc, e fciocco.
Quindi è che Graziadio Machati, riferito dal Mofini fudetto.ancorche di An-
nibale tanto parziaJ protettore» diluì parlando, voglia con quella voce coli
fparfa : eh' egli cominciajfe ad apparire fuperiore à gì' altri , e traheffe à (e gli occhi de
gì intendenti à rimirare lejne opre con vna più particolare curiofità , e dilettatione (per
quefta ragione però che fubuo foggionge) perche ^«««w ali ' imitare Titiano,e'l
Cqreg'
LODOV. AGOST. ET AnWB, CATtnACCL 489
'Coreggia , arrÌHÒ egli tant' oltre, che i migliori conofcitori dell' arte rifutauttno le opre
dt Im efiere di mano di que' medefimi THaeflri } o pure per queil'a Itra, che fopra auea
fcrircOjC noi a principio confeflanimo;perche daaa egli jempre fegtu dt maggior J»t-
«CJ^4 difpintO: ed' efferpiii de gl'altri due dalla Natura agiutato; non fhmò poi così
poco Lcdouico, che vgualc a quc^l o non fi (cnnfle forzato a confcflarlOjquando
così ferme : Tiientre di fopra fi è accennato, che Lodouico era maggiore di età , e fu ti
THaeUro de gì altri , e fi foggionge qui che jtnnibale era più giottine di ^gcflinot con-
nien qui dire quel, che fu veriffimo , cioè che m breue tempo arrmaror.c tutu advnfe-
gno , chehauendo occafione di operare m luogo , doue quafi in vn volger d'occhio fi ve-
dean l' opre di ttttti trèinfieme, fi riconofceua bene qualche cofa particolare , e propria
di ciajcun di elfi , rnà quanto all' eccelleuT^i dell'opere nonfapean gì intendenti fare vna
minima dijfc-ren:^a tra l' vna ,el altra , & in gran numero furono le opere da loro fatte
in Bologna con tale vguaglian:^a or egualmente lodate > acquiftando tutti inficme ilcrt-
dito, e l nome di valentiffirni Maeflri,
Che fé il Baghoni nelle fue Vite j fcriiiendo le due, di Agofiino, e di Anniba-
le > lafciò quella di Lodouico , ciò non auuenne perche al par de gli altri ei non
ftimaffe quelli ancora foggecco degno della fua penna ; ma perche ,prelo a ce-
lebrare quei folo che operarono in Ro na > come chiaramente fi vede , ed egli
iii'I bel principio al Lettore protella > e dichiara i non douea fcriuer di Lodoui-
co, che purtroppo, e con tanto fuo danno quanto gli uè fucceds , trattone
quel folo nudo a frefco nella gran Galena, né pure vi hivn opra : non è però
chs incidentemente nonne toccalTe con decorojnorninaudoio già valenthuomOf
&in buon credito , quando de gli altri duo' lo U MaeÙro.
E fé bene lo Scandii fudctto , agitato, &c ingombro dalle fopradctte diuulga-
te voci in quelle parti , & infiem j dalle contrarie euidenze di fatto nella ocula-
re ifpezione da lui praticata in Bologna, & in Lombardia dell opre di Lodouico,
vario ed incorante , hor quj hor la volgendo/! , non si darne vn ben' accertato
parere, e lafcialarifoluzione indecifa ,• non è peto che dalla diligente oiferua-
zione del fuo dire non fi caui , fuori di quei coniun vanto dato ad Annibale di
più fpintofo , concludere egli fempr.- le lodi ij maggior vantai^gio di Lodoui-
co , fé non in altro , in regiltrarne così efactaaiente quella quantità di operazio- .
ni grandi, nelle quali viene egli acoafumare la maggior parte dtl fuo raccon-
to; ne sa sfuggire di dichiararlo almeno in ogni occorrenza vguaìe anch'egli ad
Annibale ; E fé bene ( fcriu ' egli ) quefìigran virtuofifiano fiati ad f erare nella prò-
fejjtone cinque , ^ anco fu della medefima famiglia , e quefii tutti ad vn tempo , quat-
tro però vengono ricono/ciutiipiù eccellenti , efi-a tutti pare che ^nn'bule primo , eforfi
piàfpiritofo , e compito habbia dnnoflrato nella Lombardi a , & in I{vma famofe , cfìn-
golari le operatimi . Fu pure altresì degno ^gosìino, màdiuertuo dal genio firaordi'
nario, che teneua al difegno, ed intaglio, non lafciò che l opre inmnor copia» Eflato
fimilmcnte automa parco nell'opcrare in riguardo d efier mancato al Mondo nel più bel
tempo del migliore fiudia . yA tutti però è foprauijfuto Lodouico , ed ha lafciato in con/e- .
guen:i^a, mafsimc nella propria Città di Bologna i più. copiofi,ed eccellenti effetti della fua
Qjjq viV'
4PO PATtTETETtZA
virtù d'opere però più famofe, e rare di ^ueflijìraordinarij /oggetti fono éòme nelliCà
Lomb.trdia , l'hìjìoria delU NatiuicÀ di Chrilh in TtttUno, nella. Chiefa di S. Antonio de'
TP. Teatini à mano fìnifira dell' Alture Maggiore diLodouico &c.
Oliando poi viene al fuperbo palco della Sala del Serenifs. di Modana , per
lo quale volle Lodouico ch'anche i Cugini operaflfero.lafcia beo sì di mentoua-
re il tremendo Plutone di Agoflino, ma celebrando la Veiwrs d: Annibale, la
Galatea , e la Flora di Lodouico > non folo non alTenfce » quella di quefte eflcr
mii^liore, eh' anzi sfiigge il paragone, e fa loro comune la lode in tal guifa : £
chi bramz di riconojcerein vn tal luogo l'opre dilìmte de' tré più eccellenti Carracci, con
figure d ogni gr.mde:^a , efpreffe ad ogm veduta» ballerà il diporturfì dalla Città di
B^^tggtoà quella di Modana» che riconofccrà nella me ntouata gran Sala della jìupend*
Valeria , oltre diuer/ì paefi all'intorno del fuperbo fregio, anco diuerfiià di figure al na-
turale nel bclUfsimo fuffittato % ed in particolare r>n ignudo dipinto alla vijìa proprix
dal di fatto in su d .Annibale, di così eccellente belle'^T^ , come altre figure di donnea
ignude di Lodoiuco , che in fatti in ordine alla lìraordinaria intelhgen'j^a del bello, e gran
tilicuo , e più -ocra naturale:^, pare che l'arte non pojja dirnofirare maggior perfettione,
non mancano in tale , e tanca radnnan'S^a altre dtuerfe hiflorie della più eccellente belU:^
^[.t , che quefìi tré gran Macfirihabbiano operato .
Concludi^ dunque» non pocerfi, ne douerfi dar maggioranza tri di loro , gii
che i fopraccennati Autori anch' elfi , pendenti con la comune voce fparfa in.»
Annibale , non l' han faputo fare, non preferendolo rifolutamente a gli alci i,m*
dichiarandoli neiropre vguali : che fé poi l'altrui politica , per inoltrar pure che
quando anche de' Cartacei fi tratta, bifognalìmilmente colà portarli, altro di
maggiore non trouandolì al Mondo di elfi chz la Galena di Annibale, voleiTs
purcinIuifoloper(ì(lere,efoftenerc,che più grand' huomo» per talrifpetto,
de gli altri ducvi egli fia; farci neccflìtato mantener in contrario Io (kffo concet-
to di maggioranza in Lodouico, e replicherei fempre (circonfcritta quella te-
nerezza grande, e buon gudo in quel fuo prediletto) Agolhno eflcr llatopiùi
valente di Annibale , e più di Agoltino poi Lodouico , onde tanto più grande di'
Annibale Io fleflo Lodouico apparifca , lufla la trita regola : Si vinco vincentem
te, multomagisvincamte: e ne renderei ben pretto qualche ragione per hora^
che faria;che non contento il fecondode'motiui di natura, che ben conobbe
nonell'er in lui così gagliardi come in Annibale, tanto li coltiuò, gli efercitò»
gli aiunzò coir impreliìone delle più beli" opre di tutti i paelì difegna te, calca-
te, e replicate coli intaglio ,che s' impoffelsò dVna ficurezza , e d'vn terribile»
che mancò a quegli: ed il terzo, fupplendo anch' ei co' sforzi dell' arte oucj
mancò la prontezza della natura, tante e tah furono le fatiche , i viaggi, le of-
fcruazioni , e gli fiudii, che da' frequentati atti acqmftò vn' abito così perfetto»
che a gli altri duo', non che alcuna delle fudette parti aueffe ad inuidiare , molte
e moke nefeppe aggiongere : perche Annibale troppo inclinato fu'f principio
al naturale, fuori dei Coreggio, e di Tizidno,primicelebri imitatori della Na-
tura , d' altro parue non compiacerli » onde ( al cjferirc del Macchaci ne] detto
luo-
LODOKAGOST.ET A^mi'B.CA7i%ACCI, 491
luogo) venne talora auuifato : eh' eglifi pregiudicajìe troppo nello fiare così imiUo alt
imitattone delle miniere di que' due matjìri , perdie i riguardati troppo ingannali dai
trederft di mirare l'opere di mano dellt fleffi Coreggia, e Tituino,ne dottano ad effi la lode;
ma Agoftino vi volle aggioncaiacerribilicadelfiuonaroci, e la siringatura di
Rafaelle ; e Lodouico con tutto quefto mifchiò la erudizione del Pnmaticcioj
la inuenzione, eia nobiltà di Paolo, la moffa a tempo, ed i rifleflì del Tento-
retro, la grazia e leggiadria del Parmigiano, ed infomma fu quell'ape inge-
gnofa , che da tutti i lìon di Pittura leppe cauar dolcezze , non la perdonaixio
a ftclD giardini del Vaticano ; non perche veramente egli mai coli drizzafle il
volo cli£ per pochi giorni, ed in eti deci inante, come dimoiìrollì,- ma perla
participazione forfè di que' fublimi lauori, mediante le tinte flampc del no-
ftro Marco Antonio, del nofìro Bonafoni,di vn Martino Rota, di vn'AgoftiiL*
Veneziano , e di tantialcri Intagliatori famof! ; e mediante i più bei rilicui delie
tede antiche, e de' torli, e he ridotti in picciolo, ad ogni altra fcuola erano re/ì
comuni , come il Laocoonte, la Venerina , e limili.
Io non ardirei di così francamente dilcorrere del valore di lodouìco , fé dei"
più vaicncuomjni ancora del mio tempo , come d'vn Cignani, d'vn Canuti, d'vn
ì^afinelli , d'vn Cittadini , d'vn Bolognini , d'vn Cacciuoli , d' vn Colonna, e tan-
ti altri eflferquefto il comun parere tutto dìnonfentiffi: Se confermato oggi
non mi folTe dall' JiitclligentiflìmoMonfieurduPilcs, che con sì gentile burla
non Ci Idfciò conofcere allora che mi fi fé conofcere , donandomi la fua dorta_»
parafrafe , ma non ifcoprendofi efler'ei 1 Autore ; e<Ji' ebbe a dire : Lodouico
elferltatodegli altri anche duo^ più profondo, più rifoluto,piùgraziofo 5 ma-
rauigliando/ìm ciò dell' errore, ed inerperienza ddla Scuola Romana , ch'altro
non conofce che Annibale; e l'iftelfo dicendomi più voice Monlìeur Vovec
il giouane d'anni sì , ma vecchio di fcnno . Cosi anche mi ricordo la intendea
Guido , che folea dire, Ib'mare egli più Lodouico , perche non era fìato come ì
Cugini tanto attaccato alla Scuola Lombarda , & alla Veneziana , che anche la
Romana auer'ofleruato non dimoftraffe :cheque'duo's'eran dilettati d'vna_,
maniera a Tiziano,ed al Coreggio limile; ma Lodouico,non ottante l'auer quel-
le oHeruato di Andrea del Sarto ancora, del Tibaldi, del Primaticcio, e d'ogni*
altro compiactutofi , aueualì poi comporto vna maniera nuoua, e propria , che
poteafidirlafuajedaogn'altra diuerla. Midiceua il Tiarini, Lodouico efiet
liatopiù vniuerfaie,e più ficuro dalle difEcoItij ed auer fatto tatui quadri, che
rendeafì incredibile j che fé tanti n'aueflero quegli altri duoi oprato, difficil-
mente farian itati così faldi come (ì era mantenuco quel gran vecchio fino all' vl-
tinio . Riferiuami ilCauedone , auer bcn'egli veduto più volte i duo' fratelli in-
durirli, & incagliarli nel lauoro , ò per non fouuenir loro ciò che bramauano , ò
cernon voler efeguir la mano quel che la mente concepiua, onde cfler flato
neceflìtato Lodouico a poi ui il pennello; ma non giammai ellerciò accaduto
a Lodouico, che aueua vna miniera pronta troppo, & vna vena corrente cha
snii s' intoppaua . Grande infelicità di Lodouico , a me dille vn giorno a Ko-
Q^q i ma
!4pa PA2i.TETE7t:ZA
ma l'A]gardi(e Io fteHb il Mola al Cacciuoli » che viuente non me ne lafcier j
mentire) che ne' quadri de' Carracci, gli errori, e difetti che cader loropo-
tettero nelle cofe fatte in quella prima eti, fì atcnbuirchino fcmpre al pouera
lodoiiico , come fé fofie il minor de gli altri , e "1 più debole : bifogna vedere le
opre fue in Bologna fé hanno paura della Galcria Farnefe , e quanto la trapaflì
il Cortile di S. Michele in Bofco. Io non so tante cofe> non poteua non fog-
giongere taluolta lo fteflb Albani, e viue il Pafìnelli che potrà atteflarlo ; quan-
do Annibale douea fare qualche grand' opra , ricorreua fubito a Lodouico a
chiedergline parere , e configlio, facendofene anche por giù vnpò difchizzo,
vn primo penfiero ; eflendo veramente flato Lodouico , diccua egli , più iiiuen-
tore de' Cugini , fi come più {"prezzante , e graziofo ; ed è lo fteflo , che mi affe-
TÌ più volte il Garbieri ; auer ben* egh veduto Agoitino , & Annibale ricorrere a
Lodouico alle occorrenze , ma non giammai Lodouico ad eflì.
E fé Lodouico non è flato vguale ad Annibale , come dunque la Sultana di
Tiziano da lui copiata , prelTo il Tartaglione di Modana , efler pafsata , & ogni
dì pafsare per tante mani per di Annibale f Perche nel libro dell'Arti dello ftef-
fo attribuire ad Annibale il Mofini, il facchino, il carriolaro, il pianellaro , il
beretcaro,e»lportacirazioni, ch'efl'erdi Lodouico è vulgato tra gli Artefici,
ed è chiariflimo ? Perche prefo per di Annibale quel nudo , che dipins' egli nella
Galcria Farnefe ('in que* pochi giorni che colà flette) prefso al medaglione del-
la Siringa? Come vn Stefjnin della Bel/a,vnSa!uatorRofa,vn Volacerrano, vno
Scaaelli , vn Bofchini , tanti braui allieui di Monsù Erard , tanti di Monsù Que«
pel> r vno,e l'altro Capi meriteuoli della gran Reale Accademia Francefe ; efli
medefimi, e quanti altri a me toccò mai di (eruirc m far loro vedere, e darà
conofcere l' opre più famofe di mia Patria , prender fempre quelle di Lodouico
per di Annibale ? Celebrarle per le più belle, ed allor anche più che da me difin-
gannaci, per di Lodouico riconofccrle con tanto gufto, e profitto lor piacque?
Perche Io fteffoefser'auuenuto già alTiannicol Cortona, al Pefarefe colCa-
ftiglione , al Barbieri col Cairo , al Sirani col Carpione , ed vltimamente all'Al-
bertonicon Ciro Ferri? Perche il Tiarini tornato di Roma, dopo efser flato
tant'anni in Firenze, farfifubito imitatore del gran Cortile di Lodouico, che
tutto per fua memoria, àeferciziodifegnar volle ? Perche il Barbieri, volendo
vfcirfuore con nuoua maniera, e color sì gradito, ftudiarlo non da altri, che
^allatauola di Lodouico in Cento, eh' è giuflo di quel gran chiarofcuro? Per*
chetornato l'Albani di Roma, tanto anche parziale di Annibale, andare allo
iìefso Cortile d'afcofo, e cauare in difegno la Pazza di Lodouico, e lelafciuc
femmine tentanti il S. Benedetto, che fono oggi nell'immenfo fludiodel Sig»
Card» Principe Leopoldo ? Perche Monsù Alle, trasferitofi vltimamente , dopo
tanti altri anch' egli , per ifludiar su I opre de' Cartacei a Bologna , ricauar tutte
queile di Lodouico su carta turchina lumeggiate dibiacca, e ratcr sùpicciol
teletta dipinte, per apprenderne il colorito, come del S. Paolo in S. France-
fco^eddS. GiacintoinS.Domemcoda lui viddielcguu/ìc* Perche Andrea^
Satchi
IjODOV. AGOST. et A'SSINW. CA^nACCI. 4^5
Sacchi farfcclta folo dell' incendio di Monte Caflìoo, e della Cucina del famo-
fo Cortile, cauandone di matite rofsa i difegni, ch'io poi viddi con gii altri fuoi
ftudii fatti in Bologna , & a Venezia , lafciati in morte al Cardinale Antonio in
vn camerino nel Palagio de' Signori Barberini a'Giupponari ? Perche da qiiefto
iflcflb Cortile ritrar ftudiofe memorie a" loro tempi vn Rubens, vn Vandycb, vn
Voaec il vecchio, vn Tortebat, vn Mignarr, vn Mola di Roma, vn iMola di Fran-
cia , vn Subleo , vn Diamantini , vn Pefarefe , vno Scaramuccia , vn Peruzzini ?
Vn Cignani de' noftri , e viuenci , vn Canuti , vn Pafinelli , vn Cacciuoli , vn Cit-
tadini , vn Bolognini , e tanti e tanti altri , che qui Q fon fatti grand' huomini ?
Perche il detto Mola , non oftante l'aucr fotto gli occhi la Galena Farnefiana,8c
altre opere di Annibale , non d'altra opera de' Cartacei defiderare egli , e pro-
curare la copia , fuori che del S. Giouanni predicante di Lodouico alla Certofa
di Bologna jonde reftafse col noftro Cignani fallerà che dipinfe in S. Andrea_,
della Valle, ed al Sig.Card. Farnefe) che gionto a Bologna gli ne facefse, e man-
dafse vna copia di fua mano ; eh" anch' eidifuagiiauerebbc ricauato, e man-
dato quella del S. Girolamo del Menichinoa S.Girolamo della Carità, delia_<
quale era anch'ei tanto inuaghito? Perche il Cardinal Lodouico Lodouifìo fcie-
glicrde'Carracci in Bologna duo' foli quadri di Lodouico, quel ch'era dentro
Jc Monache di S. Agnefe , e la nafcita di Aledsndro de' Signori Marchefi Tana-
ri, facendofene cauarpicciola copia in rame da Guido , quali vedonfi nel fe-
condo cafino della Vigna Lodouifia? Perche lo fìeflb d'altre fimili l'Eminen-
tiflìmo Colonna , e perche di tante beli' opre di tutti e tré in Bologna chiedere
folo l'Arianna di Lodouico a Cefarin Rinaldi il Caualier Marini , e meritare che
la negatiua diuulgarfì vn dì douefle con le ftampe del primo volume delle lette-
re , in quefla forma ? lo conofco le bdlc':i^ della, mia. arianna , e ne fon però fìcrH'
mente tnamorato , & ingelojìto , e s altri abbandonoUa su la rata del mare , già noru
m' indurò à la/ciarla sìt la ritta del Teucre ; la copia non poffo, l'originale nsn voglio .
Riconofcafi dunque per quel grand" huomo ch'egli è Lodouico, non fi de-
fraudi il fuo merito delle douute lodi , e l'obbligo di vna vita nouella , e più de-
gna profclfi a lui prima, eperfemprela già languente, ed efanimata Pittura.
Egli auanti ad ogn' altro delie doti particolari di ciafcheduna fcuola il recipro-
co cambio, con felice fucceffo, ha tentato, e conclufo : ha fortito la finoa
queir bora difperata vnione del più gran difegno al più gran colorito ; e di tut-
te le cpnfonanze de' ftili migliori ha faputo vnir'aiiìeme , e formare vn non_i'
piùvdito, e marauigliofo concerto ,feguito poi da' Cugini non folo, ma da
tutti gii altri fuo' allieui . Perche quanto a' primi non folo, non s' ingelosì mai
d' elfi, (.h anzi con abbondante, e (incera partecipazione de' tanti fuoi ftudii
dimezzò loro la fatica, gii auanzò,li promoile, accomunò loro ilauori ,e cef-
fe fin quegli onori , e quelle glorie , che a lui dellinato auea Roma per la Gale-
na Fariiefe . Quanto a' fecondi , infegnò a Guido , inftrude l' Albani, e'I Dorae-
nichino , ne fò intefo mai doierfi , che gli vi ti ini duo , Macltri già forco di lui fat-
ti; più di Aiioibak parziali in iìne fi duaoftraileco. Suoi fcolari furono pnmai
~' 7 — - - - ^^^
494 P A fi T E T E n Z A
che i fudetti Cugini a Roma feguitaffero anch' cflì > Togninodi Agoftin figliuo-
■;lojSiftoBadaIocchi, il Lanfranco, il Panico, el Tacconi; e tra' fuoi fedclifi
annoueranoiICauedoneiloSpada>ilGarbieri > il BriziOt il MafTari, il Sauo-
nanzi • il Mafìeiletca , il CamulJo , il Bonconci , il Galamno , il Pancocco» i'Anla-
lone , r Albini , il Razali , li Campani , li Machi « li Mattioli , il Croce, il Calice,
li Ferrautini , Gocci , Ferrari , Groflo , Cadellani , Bufi , Boni , PoiTenti , Felini,
tutti defcritti nella Ruota de gli Accademici, donatami originale dal Sig. Va-
lerio Polazzi, del fudetto Bonconti parente, & erede , diquef>e Arti amaro-
te , e di buon gurto , ed alla quale Caualieri anche vengono aggionti , rilluflrifs.
Sig. Aldobrandino Maluezzi , Sig. Camillo Eoiognctti , Sig. Comendator Zam-
beccari,e fimili. E finalmente obbligata in eterno fé gli preièflìla Profeflìone
iftefla , che così abietta , e vilipefa in Bologna , tanto per lui folleuata pregioflì.
Non contento vederla feparata dalle tré Arci, tantofiadoprò, tanto fece, che
da* Bombaciari , co' quali mantenne coraggiofa lite , anco la diuife . Ritirò la
metà dell ' entrate , comprò con quelle , e le apcrfe onorata abitazione , fìabi-
Jendoui la Refidenza ; e con ricca vsfle, e piiì ricco manto , coronata dell ' im-
mortale alloro, feccia poi comparire ailìflita lateralmente da duo' Gemi, per-
che punto fuperata non fofTe da quella de' Ferrari , che coronata d'oro, come
Regina dell'Arci, in mezzo a duo' Liccori infuperbiuafi. S'atfacicò per tramu-
tarle il titolo, e dandole nome di Accademia , di eminenti pregi, e fingolari
prerogatiue , all' vfo di quella di S. Luca di Roma, arricchirla, come fé più vi-
ueua eflere per felicemente fuccedergli,cauafì da fue lettere, chequi noiofa-
mcnte non ifìò a crafcriuereefTendo cosi noto per altro il fuo amore verfo l'Ar-
te, ed i procuracile fempre vantaggi, che que/èa,&Qgn' altra maggior cofa dell^
fua amoreuolezza, e cortefia può ben crederfì.
Le promefie poi fopra Pitture de' nofìri Carracci lafciate accidentalmente^
fuori del racconto ( quelle però che fono le più note , e vulgate , e che occor-
reranno alla mente ,,rendendofi imponìbile ilraccordarfì , non che il dir di tut-
te ) fono le feguenti : e prima di
LODOVICO
In BOLOGNA : In S. Gio.Battifta,Monachc,la belliflìma tauoIa.delIa Nati-
uìtà di quel Santo ali Aitar maggiore ; oue fra gli altri peregrini penfieri , intro-
duflcMonfig. Ratta (che fé far quella Chiefaancora, e gran parte d;l Conuen-
to,e vi volle efler ritratto) in pcrfona di Zaccaria , che fià in atto di chiedere
il nome del gran Precurfoie, già dal Cielo impofìogli . In S, Leonardo, Mona-
che, la tauola detta delle Santinc, tanto amorofa, e graziofa, e che folca dir
l'Albani, andargli anche più a genio della già detta S. Orfola all'Aitar grande. In
S. Martino maggiore , ou è il già tocco S. Girolamo all' Altare de' Signori Mar-
chefìBuoi, in Conuento l'amorofa tauolina de' SS. Domenico, e francefco,
che con tant'azioue,&; affetto compJtmentano si bene col S.Pier Toma; eia
com-
WDOf^. AGOST, ET AWNI'B, CAUTI ACCI. 4 9 5
compagna delIofteffoSantcche legato a dvn' arbore, e trafitto, vien così Ia«
fciato da' Barbari, che in diftanza fé ne vanno . In S. Rocco del Fratello, Con-
ftaternicijair Altarmaggiore ilS. Roccograndepiudèl naturale «padello che
fece perefemp/arealGalanino, che lo dipinfe nella paliola oggi appefa in S.
Rocco di Venezia ; e però dal Rofchini attribuita , con la comune vote che ne
corre ,ad Annibale. In S.Bernardo S.Carlo adorante genuflello il Signorino
nel Prcfcpe , all' afsilfcnza della B. Vcrg. S. Giofeffo » e foiiti Tuoi Angeli dall'ali
grandi ; vjtime cofc , ma piena di graEia , e d aflfe' ti. In S. Domenico ali Alca*
re del Santifs. R( fario duo'di que'millen di nuouà ifiuenzione , e bizzarrifsimi:
la Vifìrazione, e la Flagellazione. In S. Battoloineo di Porta la galante appa-
rizione dell'Angelo a S. Carlo , che genufleflo al iepokro ,compaiIiona la mor-
te del Redentore . InS.Francerco vn' altro orante, ma differente. Nel Palagio
Magnani neJprimo camiaoabalTo l'inarnuabilK Apollo, riputato comuneméte
da non prarici perdi Annibale, col motto ;i^crK»»pn>ao(rfijp^«</c«i. In quello
del Sig. Conte, e Senatore Caprari vn fìmilc camino dipinco a frelco j vn fijtìile
nel Palagio già Luchini.hora Angelelli j& vn' alerò nella faladi fopra de' Signori
Ratta. In cafa Cafali in vn parcimento a bailo duo" camini ^ in vno Prometeo*
che con la face auuiua la Statua, eneir altro la Sibilla che arde i libri alla pre-
fenza de gli attoniti fpettatori. Nel Palagio Taiiari> leuata da vn camino, pec
efi?r dipinta a oliO rullatela , la nafcicadi Aleflandro Magno, con l'incendio del
Tempio di Diana; alludendo e per la Luna, e per lo Serpente, all'arme dique'
Signori : In vn' altro quadro la Negazione di S. Pietro fimilniente a olio , e irx_»
tela , leuata parimente da vn camino : Alefl'andro Magno a cauallo che fi licen-
zia dalla Moglie di Dario, fouraufcio, tenuto comunemente perdi Annibale;
(ì c(^e lo Iteflb falfamente 9i reputa il compagno , di Aleflandro , a cui vn'altra
porge da bere : C hrifto tradico col bacio da Giuda , e prefo da gli Ebrei, foura-
ufcio , ingiuflamente attribuito ad Annibale : Duo' rami ; in vno le Sponfalizie
diM.Verg.neir alerò la Madonna di Reggio, e S. Girolamo: ChniJo m.orto
con la B.V. e S.Giouanni : Vna Circe che rifguarda la Luna con vafoin mano,
mezza figura del naturale : Vna tefla grande , e maeftofa al folico , di S. Anto-
nio Abbate: Tré copie facce per iftudioquand'eragiouane; quella del marti-
rio di S. Lorenzo di Tiziano a' Crofàcchieri , da lui colà canato a Venezia ; e il
mentouatoS. Rocco, e Madonna della Rofa del Parmigiano, quello fatto di
paftello su fogli di carta, e quefta a olio fulla tela. In cafa Sampieri di rtri Mag-
giore, nel volto della prima camera del Real Mufeo vna delle forze d'Ercole a
frefco , vn fouraufcio iltoriato a olio, & altri. Nel Palagio Bonfìgliuoli la famo-
faNotce , rappreientantelaNafcica diM. V. La tanto graziofa B.V. col Putti-
no, e S.Giofefifo , eh efcono di barca, in bel paefaggio , figure meno aflai del na-
turale, fouraufcio ; fi come fouraufcio pure tré mezze figurine pitj del naturale;
cioè Abramo col figliuolo Ifacco tenente il fuoco entro vn vafo , e Noè cht^
manda la colomba , & altri, fra tanti e tanti , che quel compito Palagio rendo-
no così adorno . Preflbil Sig«Co. Odoardo Pepoll, fra tane' altri eh' anch' ei
pofsic-
49^ P d X T E T E Ti Z A
pofsiede , la famofa Arianna , tanco dal Marini defiata , e negatagli dal Rinaldi
già padrone , come (opra fu rimofirato : Il tanto maellofo Chriito feruito da_
gli Angeli alla menfa in sì bel paefe : La Madonna fcherzante col Signorino. Nel
Mufeo copiofo di così /"celti difegni ancora, e rare medaglie de' Signori Dot-
tori BonfigliuoIimGiliera, il tanco ben'cfpreffo S.Antonio tentato in forma
di belle femmine da' Dianoli: I famofi ritratti della famiglia Tacconi j cioè la
Prudenza forella dell' iftclTo Lodouico , Francefco Tacconi fuo manto, e i duo'
fuoi figliuoli, Gafparo Filippo, ed Innocenzo famofo Pittorcdai quale non ab-
biamo tuttauiacauato il ritratto da porli auanti alia Tua vita, per eiler quiui
troppoanche ragazzo, e de' quali tutti nilluno mai psnfi di vedere teièe più vi-
ue , e vere; Tré rami che furono già del Sig. Carlo Beccatelli, peruenutigli con
tant' altra copia di pitture de' Carracci da' Monfignori , de' quali fii ere de j in_i
vno la Vifìtazione di Maria ad Eiifabetta j nell' altro S. Gio. Batiilla battezzan-
te Chrirtojenel terzo S. Maria Maddalena in deferto, con gloria d'Angeli. In
Cafa Cartelli vna flagellazione di Chnlto grande del naturale . In Cala Gargio-
ni il fupetbo rame con la B. Vcrg. e'I Pattino , S Antonio , S, Caterina , e S.Lo-
renzo , che fu già de'Signori Pini. In Cafa Landini vnChnfto portante la Cro-
ce, caduto in terra, con la Madonna chs piange, la Veronica, tk vnfoldato,
fouraufcio ; oltre la già mentouata Salmace , la bellezza della quale puote ecci-
tare la tanto foaue vena di Girolamo Preti, che nel fuo impareggiabile Id.>Jio
feppe pareggiar la Pittura. A Creualcore lafuperbilììma tauola grande dell'
Adora2Ìonde'Magi,e fopraui il Dio Padre folienuto dagli Angeli, quando
quelli però fia più l' originale . A Centa n;.la Chiefa de' RR. PP. Capuccini la
mentouata tauob,cheinfcgnò quel fuo modo di colorire al Guercioo,- oltre le
già mcntouacealla Piene di Simlano , & altroue che non fouuengono .
In ROMA preflola Maclìà della Regina di Suezia vn ramettino co vn S.Bar-
toiomeo fcorticato . In Cafa Colonna il Sig. che a federe difcorie con S. xMat-
teo, figure grandi del naturale. In Cafa Ginetti il belliflimo S.Sebaftiano le-
gato alla colonna, grande del naturale, che fu nel Mufco del Rinaldi: Vnapic-
ciola Madonna fuil' alle &c. In Cafa Falconieri il bel rame , oue vna femmina
allatta vn puctino, vuo ifmorza vna iicz , vno vota vn cornucopia di ricchez-
ze, & vn Angellettogh cenna verfo il Cielo : L'altro di non iiiferiore beltà»
cuelaB. Verg. colputtino, S.Francefco, e vn Angelo veramente diParadifo.
Prcflbi! Sig. Principe di Paleflrina alle Quattro Fontane il picciolo S.Seba-
fìiano in paefe legato ali' arbore : Il Paiinuro fepolto da' foldaci fatto per vn S.
Seballiano , figure quafi d^ì naturaIe,quando non fia però facto fu'lfuo difcgno,
chefitroua fra gli alrri nella nollracopiofa raccolta. Preflb i Signori Spadi la
B. Verg. il Bambino, e S.Anna ginocchioni, figure di vn piede e mezzo. Nella
Vigna Borghefe ne'Camerini vna Maddalena in belliflìmo paefe, che fiefa rif-
guarda il Cielo , in picciol rame . In quella de' Signori Ludouifì nel primo cafi-
iio laPrefentazionediN. Sig. al Tempio nelle braccia al tanto venerando Si-
meoue ; Hrodiade con la tella di S.Gio. Bactdta : La tefta di viìa Regina : Vru
Pre-
LODOr. AGOST. ET AWSTI'B.CATtJLACCI, i^^j
Prefepc co' Paftori fui rame, fatta però col fuodifegno ; fi come in tal guifa
fatta la fopra mentouata nafcica di Aleflandro de' Signori Marchefi Tanari : Il
modello di quel S. Pietro, che piange la morte del fuo Macltro e Sigaore da-
uanci alla B. Verg. nel noilro Capitolo, mezza figura.
In VENEZIA: in Cafa Vidman vnabufanna. Preflb il mercante Lumaga vn»
Femminina meno del naturale ; La iloria di Loth.
in GENOVA : In Cafa t'ranzoni vna B.Verg. che in paefe, co] manto fi oni"
bra al Bambino desìi .eS.Giofeifo.quadrodi palmi 5. & 4. incirca.
In MOD ANA: Nilla impareggiabile Galena dell'Altezza Sereniflìma il gran
quadro oue S. Bernardino moftra la Cittd di Carpi a* foldaci nemici , che mi-
racolofamence non la viddero, con numcrofa gloria d'Angeli, figure più de! na«
turale : Sufanna da' Vecchi tentata, figure del naturale : S. Maria Maddalena-*»
mezza figura dei naturale : La Pietà con S. Sebalhano , e S. Lucia , figure meno
del naturale: La Madonna col Bambino in braccio,mezza figura del naturale in
yn tondo : La fu^a in Egitto in bellillìmo paefe in rame .
In FERRARA: NellaChiefa di S.Francefca Romana la tanto marauigliolata»
uola dell'Aitar Maggiore ; e la non meo riguardeuole m quella Confraternità
poco datante.
In MANTOVA : Ne' PP. Teatini la bella Santina, che genuflefla fui palco, af-
fetta il colpo di taglio dal manigoldo.
In IMOLA : 11 S.Carlo orante nella Ghiefa diquella Confraternita, oltre la già
detta S. Orfola all'Aitar Maggiore de'RR, PP. Domenicani .
In REGGIO di LOMBARDIA: Il S.Giorgiocondotto al martirio,eS.Cate-
rina ifuenuta all' Altare di S.Ciorgio a manorictapreflo la Cappella Maggio^
re. Dì
AGOSTINO
In BOLOGNA: Nella Chiefa del Corpus Domini pre fio la porta, dallij
parte oppofta al Chrifto al Limbo di Lodomco, de'Montecalui, l'Adonta di Mai
. ria Vergine, e gli Apofloli al monumento delia fteflfa.tanto ben difegnati , e me-
glio coloriti, bizzarri , maeilofi, efpreffiui , e corretti ,con fopra il Dio Padre;
poltaui da' Signori Landini . Nel Palagio compitilfimo del Sig. Marchefc Ma-
gnani, in vnode'partimenti a baffo nel camino della feconda ftanza , Amorcj
che fi fottomette il Dio Pane, di fagma così terribile, rifaltata, e infiemgiulta,
e in sì bel paefe, col motto: Fincor Lubetque. In Cafa lanari la Cena del Signo-
re con gli Apofloli, l'originale ; elTendo vna copia.ancorche di vn valentuomo»
e ritoccala tclìa del Signore da Agoiiino, quella che hanno i Signori Cafali; e
copia quella de' Signori Giuftiniani in Roma, ancorché infinitamente prezza-
bile , per effere dell'Albani ; Apelle , che da tré giouani nude caua la fua Venere
famofa , figure di vn piede in circa, cmifuradi fouraufcio : Ateone e Diaoa^
compagno, ambiduo' fui guftoptecifo del Tentoretto,ed acquillati dal Don-
Rrr noli:
498 PATtfB TERZA
noli : Venere che dorme , e Satiro > grandi de! naturale , fouraurcio ; ed è quella^
dcllaqualefoleadire i'Albaai al Cìgnaiu, & altri Tuoi giouani (proponendo
loro vn perfetto modello di vna bella Venere ) andaffero a veder quella di Ago-
ftino nel Palagio lanari . In Cafa Melari >oue nella ben dipinta, & ornata dal
Santi , e Pianori Galeria > trouafi la tanto più d'ogn' altra ingegnofa , e copiofa
Linea Meridionale, fattaui dal Sig. Dottor Montanari Lettore di Matematica
nel nortro Studio , & infigniflimo ne' fperimenti ; fra l'altre pitture vn Ecce Ho-
mo, quadro quali da Al tare, figure poco meno del naturale, ed intere. In Cafa
del Sig. Co. e Senatore Bonfigliuoli , fra gli altri egregii quadri in abbondanza,
vn S.Girolamo in rame, e l' altro Santo compagno . Preflb i Signori Dottori
Bonfigliuoli in Gallerà vna Maddalena full' alfe. Preflb il refiduo del Mufeo
del Merciar Fofchi , che fu del già Sig. Bartolomeo Mufotci , il ritratto del Lulla
merciaro, teda caricata , e fpauenteuole ; e fra le altre pitture del Pafinelli , che
di fcelti , e compitiflìmi difegni, de' Carracci particolarmente, ha così Angolare
raccolta, il ritratto di quell'Olimpia Luna che fece Agoflino a mente, memo-
rato nel funerale . Prefloi Signori Monti il terribile pcnfiero del 5. Girolarao-
ne.
In ROMArNel Palagio Barberini alle Quattro Fontane vn battezzo del Signo-^
re con Angeli fopraj di botte, eprimecofe.
In PARMA : al Giardino, oltre la gii mentouata volta di quella Ranza reflataì
imperfetta per la fua morte, e dal grande Achillini, con quello elogio in vno di
que'fcompartisù finto paragone a lettere d'oro fcritto, compita:
AVGVSTINVS CARRACCI VS
DVM EXTREMOS IMMORTALIS SVI PENNICILLI TRACI VS
IN HOC SEMIPICTO FORNICE MOLIRETVR
AB OFFICIIS PINGENDI ET VIVENDI
SVB VMBRA LILIORVM GLORlOSi£ VACAVIT
TV SPECTATOR
INTER HAS DVLCES PlCTVRiE. ASPERITATES
PASCE O C V L O S
ET FATEBERE DECVISSE POTIVS INTACTAS SPECTARI
QVAM ALIENA MANV TRACTATAS MATVRARI
vna tefla fienfsima ài vn Chnfto Sig. Noltro : Picciola Madonnina in rame che
foftenta il Signorino in piedi in camicia , e guarda S. Giouannino , incorniciata
di ebano ; ellendo vna copia quella che pofsiede il vecchio Parmigianino nel
fuobel iludio : Vn penfiero del Signore della moneta , figure picciole alTaifsimo
più de! naturale , fuiralfe , corniciata di noce all' antica : Madonna col Puttuio,
S.Giouannino, e S.Anna : Vn S.Girolamo mezza figura : Tré ritratti grandi,
fra'quah vn Nano, vngatto mammone , e vn cane concertati : Il ritratto della
fuafauonta : Copia della Nonziata del Coreggio, eh' è trafportata nel muro
delia Chiefadc'PP. Zoccolanti: Quattro pttzoni della Cupola delCoresgio in
S, Giouanni buttata a terra, e rifatta ( cauandola de quelli pezzi j dall' Aretufi:
la
lODOr. AGOST, ET A^WB. CAmACCI. 499
In cafa de! Sig. Carlo Beccaria Teforierc di S. A. la prefa di N. Sig. mcEze figure
del naturale j& altri pezzi nonfolo preflo quelle Sereniflìme Altezze, inaine
priuate cafe .
InMODANA: oltre il tremendo Plutone di quel palco > del quale predo dì
noi U bel difegno, il quadro detto de' duoi Amori, il Profano, e'I Diuino je'I
quadretto picciolo con laB. Verg.eS. Fraacefco che nelle braccia ha il Bam-
bino ; fenza i tanti difegni di fua mano in quella copiofiffima raccoka d'oga' al-
tro gran Maeftro. Di
ANNIBALE
In BOLOGNA : Nell'Almo Collegio di Spagna entro il Cortilo,
ne* peducci de' volti di quel portico qualcuna di quelle tefte>che ragazzo an-
cora vi dipinfe a chiarofcuro a frcfco d'huomini i più illuftri , e letterati di quel-
la gloriofa Nazione . In Cafa Luchini, oggi Angelelli, 111 vn camino la bella Di-
done . In Cafa Sampieri lo sfondato nel volto della terza camera , vn camino 3
frefco , il fouraufcio della famofa Samaritana a olio , & altri . In Cafa Faui nel
camerino contiguo alla Sala grande tutto il firegio dicupricciofigrotcefchi tin-
feritiui quattro quadretti fìnti rapportati , con la fauoia di Europa rapita final-
mente dal Toro , fui gufto affatto di Tiziano : Nella feconda Sala > ò anticame-
ra che fiafi.noue pezzi tri Deità , e ritratti a olio , e full* alfe ; prime cofe però, e
talora vn pò puerilli,& otto pezzetti di chiarofcurii fegati tutti, e leuatidal
palco del dettocaraerinoje venduti circa il 1656. ricuperati dal Sig. Co. Alef-
fandro viusnte , incorniciati, e ripofti m detta Salecta , con quadri d'altri Mae-
ftririguardeuoli,in vfodi Galeria. In Cafa Tanari Diana con le fue Vergini,
che le acconciano il capo predo ad vna fontana , e diuerfi Amorini : Vna donna
in camicia a federe , poco meno che del naturale . PrcHo i Signori Monti il Sa-
crificio d' Abramo meno aflaiffimo del naturale. In Cafa Bonh'gliuoli inGalic-
.ra vna picciola Madonna col Pattino , S. Giofeppe , e S. Francefco; Vna S. Ver-
gine , e Martire, mezza figura del naturale : Vn paefetto con figurine full'a(fe:
Il ritratto di Gabrielle Fiorini, quel brauo itatuario che a fuo tempo lauoròi
così bei camini , e figure ne'Palagi Faui, Magnani, e in ogni luogo ; figlio di quei
Gio. Battirta, de'quali tutti fi dilTe nella Vita dell'Aretufi. In CafaTurini la_»
S. Maria Maddalena , mezza figura,su lo fiile delfvltimo fuo colorire , e che pe-
rò in quella parte perde tanto prefio vn ritratto che vi è vicino d' vno di quella
Cafa, lui primo buon gufto, che adolutamente è divina carne. PrefTo il Pittor
Bolognini brauo aliieuo di Guido, e ben noto Maefiro, vna di quelle fpiricofe
tauoline dell' Affonzione di N. Signora, che fopra dicemmo.
In ROMA : La tauola nella Chiefa di S. Brigida ^a Piazza Farnefe , eh' altri
vogliono cocorita fui fuo difegnofolo da qualche aliieuo. Preffo l'altre fuper-
bifiìm pitture della Maeilà della Regina di Suezia la Danae & Amore , donata- '
le dal Sig. Principe Panfilio. Nei Palagio Farnefe nel palco di alcuni camerini
Rrr i l'Au-
50O P A UT E T E n Z A
rora , il Sole , e la Notte > con altri abbigliamenti > che molti dicono fatti da altri
co' Cuoi difegni » e da lui fole ritocchi . Nel Palagio Borghefe la teda di vn S.
Domenico, che guardando al Cielo, gira sì bene : Nella Vigna la tefia di vn Sai-
uatore : Sanfone figura intera dei naturale : Il fuperbillìmo rame , oue S. Anto-
nio ftefo in terra veftito del ciliccio> vien tentato da' Diauoli in vane forme di
arpie, di vn bizzaro Leone >e d'vn Diauolo nudo sì ben nfentito, con sì bel
paefe , e fopra Chrifto in gloria d'Angeli , e ch'altri dicono riconofcerui più to-
fto il carattere di Agoftino . In Cafa Panfilia nella Calerla S. Francefco nel di*
ferto col Compagno, figure di duo' palmi incirca : S. Maria Maddalena, che
fedente \n faccia,gnarda il Cielo in bel paefe: Chirone con l'organetto in mano,
che palpeggia con l'altra Achille , due tede del naturale , fui gufto di Paolo : La-
tonain paefe, a cui i Villani intorbidano 1' acque, fulla maniera Veneziana, e
beiliflìmo quadro . Nella Vigna a S.Pancrazio tré donne nude entro vn' acqua
in paefe , & vn giouane che fuona , figure più di vn palmo . Vigna Peretti vn S.
Francefco a olio fulla carta incollata fuH'afle . Vigna Lodouifia nel primo Cafi-
no vn Ecce Homo.mezza figura conduetefte d'Angeli, l'originale ; elTendo vna
copia, di mano però dell'eccellente Albani , l' altro prelfo il Sig. Duca Saluiati:
Vn S. Rocco condotto dall'Angelo 'che gli addita la via, meno di mezze figure
del naturale : Vna Venere nuda a federe in paefe , che parla con Amore che la
fugge : Vno Sponfalizio di S.Caterina, picciolo quadrectino full' alle .che dico-
no taluolta del Parmigiano, & è vnodique' della tìnta caffaforefUera del Card.
Borghefe . Nel fecondo Cafino Madonna col Puctino che dorme,piCciola qua-
dretto : Vna tefla di vn S. Stefano con le mani in ifcorco sì ben inccfe , che ten-
gono falli: La belliflìma Annonziat3,fulgullo della Rcfurrezionc Angelelia,che
l'Ambafciadore di Spagna voleua capparfi per ^\\o de'fei lafciati per teflamento
dal Sig. Principe Lodouifìo al Rè Catcolicoa fua elezione , fé non -ne veniua_,
fconfigiiato da quel guardaroba, fotto pretello che foffe quadro poco ben con-
feruato : Il ritratto del gran Fabio Albergati : Vn' altro ritratto quali intero:
Vn' altro, la tefta sbozzata folo, efattaalla prima. V'era anche vnPrefcpc-»
venduto ad vn Francefe, dicono, trecento feudi, che'l riuend'ette in Francia tre-
cento doble . fu Cafa Colonna S.Francefco , tefta in profilo con le mani al pet-
to : Picciola Madonna col Bambino in paefe : Due tefte, vna del Saiuatore, l'al-
tra delia B.Verg. fimili quali a quelle che in vn fol quadro , nella mia raccolta fi
trouano : Te lia di vn foidato in profilo del naturale . Nel Palagio Barberini al-
le Quattro Fontane tré tefìe di vecchi ,& vna di vna puttina, con vn bambino,
e dno'putti , canati tutti dal naturale , e meno di mezze figure : Teila di vna_»
vecchia con la rocca a iato : Tcfta di vn vecchione: La Sufanna che va alla (lam-
pa, picciolo quadrettino : La Madonna auanti a N» Sig. in fjrma come di Orto-
lano in bel paefe. In Cafa Barberini ai Monte della Pietà la teda di vna don-
na ritratto dal naturale :La Rachelle mezze figure del naturale : Vna tcflina me-
no del naturale : In Cafa Spada il quadro detto da i trèritratti.fuperbiffimo: Vn
Medico > vno Strologo , & vno Speziale, ch'altri dicoao anche di Ago f lino : Vn
' ' bei-
WDOV, AGOST, ET AWSII'B. CATlTtACCI. 5 o r
bellirsìmoSponfaliziodi S. Caterina . In Cafa Falconieri là teftadi vn Turco.
In Cafa Sacchetri vn bellifsimo Prefepe co'Paftori> fui gufto del Bacano, quadro
di mezzana grandezza : Vna Madonna in rame : Vna copia della famofa Sama-
ritana de'Signori Sampieri : Tefta di vn vecchio che accarezza vn cane : Vn_i
Sanfone aflferratofi con vna tigre : Il ritratto di vn Medico, con tefta di morte:
S. Girolamo , mezza figura in profilo , che guarda il Crocefiilbi meno del natu-
rale , e prime cofe : V^n quadretto di mezzana grandezza > la B. Verg. col Patti-
no , S. Giufeppe , e concerto d' Angeli non troppo bello > e debole j ma che de-
nota qua! douelTe riufcire Annibale, che tanto fece anche putello , e fenza quafi
principi! , e vedendo/? tuttauia tirare al gufto de! Coreggio . In Cafa dnetti vn
ritratto quali intero : La tefta di vn Chrifto portante la Croce . Nella VjHa Al-
dobrandini la Incoronazione della B. Verg. L'apparizione di Chrifto a S.Pie-
tro , & altri pezzi fatti col fuo difegno da' difcepoh , ch'erano nel Palagio al Cor-
fo. In Cafa Orfini, olerei be' paefidifegnari, ilhbro guftofo delle tante carica-
tore ,& altri difegni , e pitture, la copia della nottedel Coreggio in rame, e del-
la Depofizione di Chrifto fimilracnte del Coreggio in rame , fatti da Annibale
in giouintù, per fuo ftudio.
In GENOVA : Nel Palagio del Sig. Filippo Spinola vna Venere. In Cafa.,
Balbi il S.Francefco . In CafaFranzonilaSufannaal fonte ,meno del natura-
le : Il S. Girolamo nel deferto figura di tré palmi ; Il quadretto del Signore Ri-
forto : Non già la Madonna col Bambino, e S. Giufeppe insibelpaefe ,ch'è
di Lodouico , come fi àiRe.
In NAPOLI: PrelTo il Sig. Duca della Torre , Nipote del già Sig. Card. Fi-
lomarino Arciuefcouo di quella Cittd , il famofo quadro, detto comunemente
delle tré Marie; cioèleftefle, che ritrouano il graziofiffimo Angelo ir.vefli'
mentis albis al monumento , pittura ìnarriuabile , fatta da Annibale al luo tanto
diletto paefano, l'antiquario Pafqualini, da quelli paflatopcr eredita a Monfig.
Agucchi, e dopo la morte del Prelato e Nuncioa Venezia, nel Sig. Cardinale.»
Indetto , che rifiutò taluolta tré apparati di razzi da camera , fattigli offerire*
dal Ré d'Inghilterra per il Confolo di quella Nazione , per accompagnare l'al-
tro, che S. M. ceneua della Refurrezione.
in LORETO: nella Cappella del Cardinale d'Augufta la tanto da lui ftudiata
Nariuìtà di M.V. per poter ftare al pari della gii dipintaui dalTibaldi ,&ica3
male , e contrariare co'rimaftiui frefchi cosi galanti, & eruditi dello ilelTo Mae-
ftro, del quale lù fempre anch' egli così ftudiofo ofl'eruatore.
A GROTTA FERRATA: nella Badia nella Cappella dipinta dopo! tutta a
frefcodall eccellente Domemchino il quadro a olio degli Abbati S.Nilo,eS.
Bartolomeo ; e ne'fteffi frefchi del Domenichino,miditearAlgardi,Ia tcfta_»v
di queir indemoniato liberato dal Santo.
In SPOLETI mei Duomo il quadro di S.Maria Manna d' Oro; così detto da
quel Celclle Iicore,che i! Bambino in feno alla Verg.Madre fparge a S. Fraace-
lco,eS.Doi;occa>che vi lon fotto ginocchioni, e che fece metà d'anni trenc'
vno.
502 P A X T £ T E Z Z A
vno , molto tempo prima che paflaffc a Roma , e cioè del 1 55 1. come dal mil-
IcHmoiui appello.
Iti FIRENZE : oltre tanti altri, che troppo faria longo il ridire, il proprio ri-
tratcodafe fteffo fatto nel modo fprezzato, e vile, che vi fuori alle ftampcje'l
più attiiato e pulito, con vn' orologio in mano, come altroue fidifle; e la già
mentouaca Venere grande del naturale, volta ivi ifchiena, col Satiro, ed Amore.
In MODAN A : oltre la tanto rinomata immenfa Elemofina di S. Rocco , la
celebrata Aflbnzionc di M. V. al Cielo, tauola grande d'Altare; e l'altra di fimi-
le qualità della B. Verg. S. Gio. Baccitla, S. Matteo , e S. Francefco : La Madon-
na col Bambino in piedi fopravn tauolino, e S. Giouannino con la rondinel-
la :S.Sebaftiano figura del naturale: L' Onore in aria, giouane ignudo con vn*
afta in mano, e vane corone ; Vn'Ecce Homo con vn' Angelo, mezza figura
maggiore del naturale: Ilfamoforame da letco,cIie vàalleilampe, delChri-
Ho morto, la Verg. Madre tramortita, S.Giouanni, S. Maria Maddalena, e cele-
fti Angelctti contemplanti la corona di fpine ; e la S. Cecilia, il S. Rè , l' Ange-
Io Michele, e'I Cuitode dipinti nella cafia d'ebano, che chiude il detto ramo:
Il ritratto del Sig.Cornclio feniore de'Maluafia.donato a quelle Altezze dal tan-
to da efle ben vifto, adoprato, e gratificato Sig. Marchefe Cornelio iuniore ; Il
ritratto di vn putto r quello del Tonatore Mafchcroni tanto fuo famigliare, &
amico, al quale perciò donò la teftadelChriilocol ladrone, aififo dalla mo-
glie nella Cappella in S. Petronio.
In PAR MA : Al Giardino vna Madonnella fuH'afle, S. Giouanni , e la tefta di
S. Giufcppe : Vn'altra full' afle ; Vn Fiume grande del naturale in ifcorto : Vn
Satiro fimile : Vn' Abbondanza , con altra Donna , alte vn piede in circa ; Vn
Soldato con vna femmina, compagno delfudetto: Vn Mufico, ritratto ; Vna
Madonna picciola, ch'accenna col deto alla bocca a S. Giouanni , che non toc-
chi il Signore che dorme: VnaPuttina con l'Abiciinmano, e fotto i piedi il
cufcino: y n noli me tangere : Vna Madonna, che pone vn non so che in mano
a S. Giufcppe, picciola : Vnbelliflimo rame con la B. V. coronata di fei llcUejS.
Giouannino, che abbraccia il Signore, S. Giufeppe che legge il Salterio, e S.
Margherita ; Il Signore morto , rame de' Signori Sampieri, originale , eflendo
quello la copia di Guido: Vnbelliflimo rame con S. Francefco tramortito, e
follenutoda vn' Angelo , con tré Angelctti in aria che lo mirano: Vn S. Gio.
Battilta a federe in belliflìmo paeie, die accenna ad vn piccioli/Iirao Signore fo-
pravn monte: LaPietdnitdeiìma che hanno i Signori Panfilii nella Cappella
del lor Palagio ,ma in picciolo rame (lagnato; Vna teda di vn S. Francefco:
Rinaldo nello (pecth.'O in grembo ad Armida, quadro grande; Bacco grande
del naturale : Madonna , Filtrino, e S. Caterina : Venere dormiente, co'fcherzi
d'Amore; la tanto famofa ch'egli fece m Roma al Sig. Cardinal Farnefe,che
meritò perciò le lodi della prima penna di quel fecole Monfig. Agucchi , nella
cepiofa , & elegante fna dekrizion>- ranto bramata al Mondo , accennata nelle
Memorie Accademiche de" Signori Gelati , e che da me finalmente ritrouata,
ed
WDOK AGOST. ET ANf^/^. CAMACC/. J05
ed ottenuta >vò che sì nobilmente termini, e chiuda il mio rozzo difcorfo co
fuo Aile altrettanto (iiblimcemaeQofo » eh' è quedo :
Dejcrittione della Venere dormiente di Annibale Carrazs
i»
0 non so ,f( ad huomo yxruno , non che à me mede fimo egli addiuenifie
giammai ,. che dinonhaHere ne glianmftù frefchi apprefa cofa allhu-
mana vita ò neceffma , ògioueuole , altrettanto egltftpentejle , quan-
to à me l'altro hiert , di nonfapere in alcuna maniera diffegnare ; che
pure e dal bifogno, e dalla profejjione mia in tutto è lontano ; fortemen-
te rincrebbe . Vereiocbe , efjendomeneito à Cafa Farne/e , per vederui
J>» quadro d' fna fauola del Tajfo , diuinamente inpittura rapprefentato dal Sig. Anni-
bale Carra':^i ; ì>n' altro io ve ne vidi , e ciò fuori del primiero mio intento , che fé bene
7>on intieramente era da lui flato à per fett ione ridotto ; era nondimeno à cotale termine
di finimento arriuato , che poco par eua, che deftderare gli fi poteffe . Onde fouramoda
piacciutami e l'inuentione, e'I dijfegno , ci colorito; lo confiderai con piti d attentione,
che à perfona priua d'ogni intendimento dell' arte tal volta navft ricchiedea . Tercioche
sì fatta voglia mi prefe di portarmene mecovn ritratto , che per grande , che l'opera fof-
/? j non mi farei per certo dilungato da quella > fé prima vn diligente disegno Icuato non
ne hai'.effucheà conferuarne femprc vìua la forma nella mia imaginatione,come delle più
rare cofcfì dee , mifoffe flato in agiitto , e poterla etiandso communio are àgli ami ci, ti
à coloro majfimaments , che per la lontananj^ty ò per impedimenti diuerft non hanno mo-
do di vederlo . B^itornatomcne pero à cafa di cotale apprefenjìone tutto ripieno , in vece
difpendere in altro trattenimento e quella , e la feguente giornata , che per occaftone di
fendemie , e dell' affen'3;a del Tadrone erano da me desinate al ricrearmi alquanto ; rif-
Jolfì mi con troppo maggior mio gufìo di fupplire coli' ìnduflria della penna al manca-
mento dell' arte , e d'impiegarle nello defcriuere in carta quello, che di raffigurare in
altra guifa, non erami conceduto: e ne diflefì perciò quefla piaceuole de/crittione : coru
la difficoltà, che le opere fwgolari à pena imaginare , non che ifprimer fi poffonoda vn
debole ingegno Onde , conojcendo io di non efjermi auuicinato, ne per molto jpatio al ve-
ro ; affai crederei d hauer fatto, fé nella maniera, che le pitture da vngrofio velo coperte
malagctiolmante fi difcerneno da riguardanti: così potefero le prejemi cffere egualmentt;
dai lettori apprendute.
Trouufi addunque quefla leggiadra pittura fopra vna tauola colorita di piti, chemex^
S^ana grandej^^a . e dì vna forma an^ capeuole > per abbreuiare buona ampie:^a dipae-
fe, che altrimenti: perciocheeffa il doppiopm nei trauerfo fi Hende , che per lo diritto
non fi al^ ; effer douendo da quel lato palmi quattordici ,ò quindici , e da queflo, feio
nonfonoerraio,Jette,ouer'ct:ofolamente:etantofto,ch àgli occhi dell' huomo eltafi
rapprcftnta ,gli fembra di rimirare qualcheduno di quegli ameni e beati luoghi di Ci-
pri ^ò di Citerà , di Tafo , ò ài Crudo , è d'altro confecrato , ò più. caro alla Dea t^' enere:
pojciacbe qinui e giacere , e dormire ella fi vede confomma quiete , e tranquillità fopra
• V»
504 PARTE TERZA
"pn ben fornito > e nobile letto da campo > accompagnataui da vno ftuolo di quegli AmO'
ri, che ne' l^egni di lei del continouo laferuono : i quali, mentre ella ripofa, quÒji liberati
reftino per ali 'bora dal feriti gio della Signora loro , fi [olar^no con diucrfi fcber^^i , e
giuochi ifparfi chi di qua , chi di là per vn lieto e verdijfitno prato , e con tanto giuditio
entro di quello compartiti , che quantunque fieno in numero di ventotto , e tutti per lo
più alla mifura d' vnfanciullino ben formato , non s'impedifcono punto dagli vni le ope-
rationi de gli altri. Il paefe tutto è piano, e tutto arnenot e verdeggiante ; ed oltre che
ad infiniti alberi e di varie > e di belle forti egli dà luogo , vi (i iijlendono per entro fpg-
tiofi prati i di frefche , e minute herbette coperti : fra le quali i fiori e porporini , e viola-
ti , e gialli , ed altri di mille e di mille varietà più vaghi molto , e dilttteuoli ne appari'
fcono . E tra glifpatij , che la MaeTtra natura , quaft con arte di fé lieffa , ha interpofti
fra gli alberi i alcuni lieti fiori fi aprono di lontanijfime profpettiue ,che, oltre le terre,
le piagge , e i lidi proffimam,moflrano vn tranquillo mxre , (ole ato da qualche vela, ed
alcuni gran monti , e fcogli cosi illufiremente dal ceruleo fereno dell ' aria , e dell acqua
rifchiarati, che gli vltimi termini cinquanta, e cento miglia farrcbbon con ragione giudi-
catidijìanti :&appreJfo che campeggia fuor di modo bene in quel chiaro turchino il ver-
de de glialberi; più vaga molto, e più lUminofa ancora riefce la ftep a chiare:^a col pa-
ragone de' corpi ombrofi di quejli . 7Hà due ne fono piantati da i due lati della tauola,
che j per efìere più vicini di tutti , paiono ancora ri/petto à gli altri e più grojfi, e più vi-
uaci : i quali coprendo in alcuna pane coli ombra loro foaue lo agiato letto della Beai
fotta quelli fi Hanno altresì ad ifcherT^r gaiamente alquanti degli amoretti . ^ppog"
giafi il capo del letto alfìnifìro lato della tauola , accioche nel riceuercche efia copiofa-
mente fa il lume dalla banda deflra , chiunque /opra gli fi pofa , in faccia ne lo ven%hi ad
hauere : ma doiie quefìo fofie taluolta troppo fiero , ò che in alcun bora del giorno i nomi-
nati alberi è troppo parchi ,ò del tutto mancheuoli fofiono dell'ombre loro ; fuccedem
vece di quelli , e della verde cima del più vicino fi cala pendente vn ^niffimo drappo di
"vario colore , che molto inchina al violato ti quale nel più diflefo , ed imminente fuo ra-
mo dijcendendo àfpiegarfi ; gliferue àguija di real padiglione, per ombramelo maggior-
mente-.ne già, benché il letto paia femplice , quale alla compagna conuienfi, egli tiene
ornamento, fé non magnifico ; ricoprendonclo vn ricco panno di veluto ben rojfo ed acce-
fo , da lunga frangia d oro ne gli orli guarnito ; apprcflo lo hauèreper guanciale vn' am-
pio coffino co fiocchi a capi , e fregiato allo 'ntorno d vna fola liHa, ma larga affai , e do-
rata. Giace fi addunquc su quesìo vna tenere ignuda di più alta flatura della comune ,e
di belk'^a veramente diurna : an'}^ ne ella m tutto vi giace , ne affatto vifìede ; perciò-
che con la metà , e più della fcbie/ia al coffinofi accofta, che in altro fìà follcuato , eflende
il refto del corpo con molta gratia su 'i letto, col tenere però le garnbe e ginocchia alquan-
to ritirate d sé ; accioche quelle , e non meno le cofcie fi habbiano ben da ìiguardare,e^
folto e fopra , e fi veggbino fpiccatamente tondegv^iare dogni intorno : epcrcioche in gia-
cituratalel'vnodc ginocchi ,edcilecofcie , fé amendue ine^ual maniera ripofate fi fof-
jono , haurebbe necefiariamentt coperto , ^ adombrato l alto ; ella che , neanche in dor-
mendo , alcuna di Ile belle'^7^ fue di nafcondere non è vfa , pare che à bella pofia fi hab-
biaincrociato il defiro quafi fatto t talloni del piede compagno , affinchè venendoin quel
mo-
LODOV. AGOST, ET A^smi'B, CARACCA 505'
taodo à ritirare più afe tvn ginocchio , e l'y>nACofcta , che l* altra , appartfcbi la diritta
fiù della mancina eminente, & amcndue non pure fi foffmo guatare fenica intoppo ve-
runo , ma palpare etiandio come di rtlteuo ; ed e/chmo infume mente le dita del piede
deflro dall'ombra del calcagno fmilUo à Ufciarfi federe e più candide, e più vermiglie , e
più [colpite . Ma molto in ogni modo maiiifeftafì maggiore l'accorte^p^ }ua nel coricarci
€ con le braccia , e con tutta la perfona : perche , come vaga , eh eli ' era di fcmpre ejfer
mirata da ogni vno , hamebbe ancora deftderato , che , mentre ella dormiua , ne f afferò
fiate fue hellcT^ con ammiration contemplate : e , fecondo il creder mio , ali bora per
auuentura in tal gufa fi accomodo , prejaga di douer vna volta efere in quella ritratta
darri eccellente Vittore; ò almeno fuori di JperanT^a ella non fi viueua m quel giorno,
che l poderofo Dio Marte , ò quaUhcdun altro degli Dei fuofauonto allo 'n.prouifo non
le fouragmngnejfe , per coricar/eie à lato. "^ccoflato dunque il coffino parte al capo di
' dietro, e parte alla fponda defira del letto, accioche egli à fardi [e ne venifje quj.fi vn
molle fcno alle dilicate membra ; ella appoggiarfì vi fi vede e con h [palla, e con la ban-
da della fchicna diritta, e più affai giaccrjìin e talpofiturafoura 7 lato de ( federe à quel-
la corrifpondente , che [opra qiie fio altro: onde tenendo per confc^^ucnte vn tantino} olle-
uato dallaparte finijira e la fchiena j e l federe medefimo ,dimoflra là entro inpiùd'vn
luogo , ma particoUrmente verfo il concauo , che alla cintura fi forma , per non poterft
ella ifpianartà baflan:ì^a fui letto , vn bruno (oauc di carne , mefcolato d' va certo lume,
che :o non so , fé dal riflefjo del drappo ,ò dal natio candor della carne , chihabbia for-
:^ di ri/chiararquell' ombre, (ìa generato . Non Jono però dubbiofo , che troppo bene
da ciafcuno non fi conofca , ne ciò con intiero piacer di molti , che la tenerej^a delle piu-
me dal feder calcate , e dolcemente imprejfe ; quanto la vifìa ne toghe à gli occhi cupidi
di mirar troppo oltre, tanto ne accrefchi il dijlo. Ma mentre ella in quella vifìofa manie-
ra tutta fi carica , ne riuoltagratiofamente il braccio finifiro al capo , ed inguifa. ne alT^x
il gomito , che , cingendolo con agenoleT;^^ di dietro, tiene la congionta mano fono la-»
tempia edorecchia defira :qu:ìfi cheilmorbidocvffmononfiaper lei affai mille , edho-
iiorato guanciale : onde ne fa etiandio fpuntare fuori le dita rofate, per paragonarti bel
yermiglio di effe all' altre rofe , che [puntano dalle guancie . E quindi, il gomito dirit-
to à canto al tenero gallone co)i dolce modo recandofi , manda à dilicatamente ripofarcj
. su la cof eia il rimanente del braccio, e fià ivn e l altra à giacer fi la belliffima mano.
Dalle quali cofe molto ben comprender fi puote , con quanta arte e leggiadra ella -pen-
ghi à difcoprire in vn tev.pj , non piti e d vifo , e l collo , e la gola , e le braccia , eie ma-
ni ima d fianco tutto aperto è tutto dnilicuo , ed il petto, eie poppe, e l venir e, e /e_»
cofcie, e le gambe, e i piedi , che ninna cofa > quantunque egli ci fofleà grado , il ci può
vietare : parendo , che à beilo Hudio eli habbia mirato di najconderfi quelle parti fole,
chtfcr,:^3moflrarl aitile, chela natura ,el hor.ejlà mfegnano di tener celate, non fi po-
. teuan vedere . Ma tale è poi la bellei^a del vifo, che io non so imaginarmi da qual idea
fibabbia cauata il pitta e la mirabile proport ione d' ugni fua parte -.pereioche tutte fono,
benché menome fieno fenT^ahauere in sé mifura alcuna, belliffme ,e dicotal celefls^
foauttà ipiene,che, oltre ti diletto, vna meraunlia rendono à riguardarle: laonde,
Ahi à minuto defcriuerne le voltfjfì non fi prtnderthbeper auuentura vna lunga, mi vna
Sss forte
505 PA^TETEUZA
forte difficile hnprefa ; perche troppo più perfette elle fono, che la penna à dichiarare non
arriua : fola dirò , che con lafopranaturale vaghe:^^a , e leggiadria , ì>n' aria così no bi-
le, ed vna ciera tanto altae maeflreuoleegli coiferua ; non lafciua màgr^tisfa ; che [e tk
rgnoraffi di chi eglififofie , lei honorare non potrefti £ altro men horrcuole no-»e, che di
•pna Dea, e della Dea delle belle^c : ne già, lo haue>e chiufi gli occhi , le toglie punto di
gratta ; percioche fevfatamente ti dà ad intendere > che ella è preja da vn forno leggiero»
e foaite , e per cui il btl viuo del color delle rofe , fparfe velie guancie , in ninna parte (i
f cerna, ne ftfmanfcelo fpiendor della gratia; il quale, non che nel volto, ma per tut-
to'l corpocopiojumente fi diff^onde: ed euui prodotto da vn ca-'.doredibtie, e diperlat
mefeoLìto iemprefrà l'ijìeffe rofe ,/e ben in vn lu go più di leggieri , che nell ' altro. Wà,
fé la pofitura fiu forte artifìciofa tifembrerà nel rimanente del corpo , non tfiimerai per
certo , iIk con pcnftero meno ingegnofo ellaft'habbia , per dormire , aecornrnodata Icl>
tefla : imperoche ,fapptendo ella da >» canto , che gli occhi quantunque chiu.fi , fé per'
co(fi fono da chioia luce, non ficilmente apprendono il fanno ; e che dall'altro lafuoj
belle':ìi:^a manco vaga fi renderebbe nell ' ombra ,fe folto di quella tutto 7 vifo pojìo ne
haueffe ; la ripofa in sì fatta gttifa , che l ombra ifìefia del padiglione , fatlo tenere con
ifìiidio allargato , e fofpefofin ad vn terminato fegno , la ricopre à punto dagli occhi itt
su : onde col dimoflrarfi il fanno più f annoiente inquell ofcuro , il recante dellafacciapià
affai lumin&fo neapparifce ; ne perciò gh occhi così chiù fi , e adombrati laf ciano di man-
dare fuori dalle fattili ,e bianche palpebre vn non so che di lucente ,pey cui l ombra me-
de fima nonpar che habbi cagione dinuidiar alla luce ; ne tanpoco rimane la fronte total-
mente priua di candidcT^a ; ne reflano di fare bella viflafoura di efìa i captili biondi , ed,
innancllati in ricci con leggiadra maniera ; ne rapifce meno l'altrui guardo vna vifio[(L>
rete d'oro , che gli altri più lunghi capelli in baffe treccie , e ritorte reprimendo fu l capai
fi cono/ce , che picaola fatica non ha à vincerli difplendore ; an^^i che vantaggio alcuna
da quei ricci efia non ritrotia , e forfè dirai, cIk né vinta , i quali fciolti , ed efposli al lu-
me le ondeggiano vgualmente , e rifplendonfu'l colla. Conciofia che belle fono quefle^
parti ne più ne manco , come fé lalucericeucffero à mifttra dell' altre ; e per tutto ciò che
le guata , ha ferma opinione , che tal bellc^a più bella fi moflr crebbe , fé da quell om-
bra lieue velata nonfoffe-, e ne viene à concepere ( fé però egli è ciò poffìbile) vn certo the
di più vago di quel che fono , ò cl)e efier potrebbono • Ttlà ,fe d'ifprimcre à parte à parte
la marauigliofa proportione del vifo à me non e data l'animo ; molto meno io debbo por-
mi à rapprefentare quella di tiate l altre del corpo , e la gratia fingolariffima , che dttj
effe rifiulta: perche, doppo che lungamente fauellato ne hauejfi , fcn':(a giungere al
vero ttìon potrei fé non m poche parole , vnfeggetto ampiffimo refìringendo , lonchiU'
dere ; che tutti coloro , che faticati fi fono di ragunare infieme la perfettwne delle bel-
le:!^ Donnefche , non fono à cotal fegno arriuati giammai . hi e perciò , oltre l'harmonitt
ed vnione di quelle ,mancanoui altre marauiglie daconfiderare intorno ad effe auue-
gnacbc ,/e tu rimiri la bianca gola , nefìupirai la doUc^^a dtfue crefpe ondeggianti ;fe
il collo di ncui , rimarrà dubbio , qual auav^i più di va; he7,\a ò l'oro de' ricci , che fa"
pra ifch er^avdo i ifìanno , ò il lume deti'aueria , che à quelli dà il campo : e vedrai fui
fitto mineute alT^arfi con tanta fgauità k due ritonde mmmelle, quafi due ftcctolc^^
• " ' ~ ~ ivlU-
LODOl^, AGOST, ET AnT^/'B. CAXKACCA 5 o 7
collinette , che {elle fieno è più/ode , ò più tenere il comprenderai à gran pefia : pereto •
che , fecondando la diritta U pendere di tutto ti corpo i^er/o ■ quel fianco , pare che lafo-
dei^a alla tenere:^ contraili dpiegarlavntantino in colà ; md pure fi di/cerne alln^
fine, che qucfla ne riman vincitrice : per cicche almeno tanto, longi però da ogni violenta,
«d inchtnarfi la sfiìr7^a,che [otto lefàrimanere vna dolce valltcella,Joauemente ombreg-
giata . TUà lamorbtde^T^a , che l'huomofeuoprefin nella punta del gomito tefo> edinair-
cato , può dare à diuedere , /e»:^a eh io altro ne dica , quale fia quella del nmajo dtt
braccio i e della dilicata mano; à cui bianchifftmi , e gentili molto iomnsò (e aggiu'
gner tiouabelle\:^a mai fi pote(fe; che ò non fouerchiaà quelli , ònon di/uguale, ed in-
feriore affai fi hauefie da riputare : ne già penjo , che modo vi habbia di rapprefentare a
gli occhi altrui il corpo molle ,e piacenolmente riUuato ,ò la foauità del contorno del
fianco ,edellacofcia, e della gamba ; fé fero egli non fi perjuada al lettore di figurar/i
all'hora dmau"^ il viuo iflefio , ina il viuo marautgliofo , ed il riuo celeiìe . Quindi ri-
Kolgendofi alcuno à confiderare ingenerale la dilicatc^T^a di tutte le carni > e con quanta
forT^ sauar,:^wo Jourai campo di quel ro(fo veluto ed accefo; merare dall'vna parte ed il
candore, ed 1 lumi, chefpuntuno dalle jommità delle membra , i/- quelle n ofìeruerà ; gli
pareranno alficuro, cerne fodi atabaftri , ed auorij ; ma s egli riguarderà dall ' altra la
facilità , e morbides^a delle varie piegature, e lafoauità dell ombre, leggiermente fpar^'
fi per le puciole vallette, che in diuerfi parti fi formano ; gli verrà per certo alla mente
la tener cT^T^ delle gtoncate : e tra Ivno e i altro ingannatone il fenjo , e la vifla , ed iftu-
fidito egli dello accoppiamento di sì differenti qualità , tali ' bora di fperimentare^
CIÒ, eh ellefienointoccatidùlethaueìàdcfiderio ; tali' bora nell aumcinarfele dubite-
rà di non turbare quel dolce jonno , e pauenterà taluolta quella Mae^à di Dea cbe elln
glifi raffigura. 2Ua, fi bene nel vagheggiare la fourana fua beltà tu ^on ti trouerefli
mai [atto , non puoi tuttauia fare di non riguardare ancora con tuo gran piacere i gratiofi
^moretti, da quali ella vich circondata. E tanto èfpatiofo d letto , cbevene capifco-
nofopra alcuni , che am^i aiutano > che nò la medefima TiJaefìà , e bellez^ à riu/cire^
fin vaga . L'vno di quefìi all' ombra del padiglione , edà canto il coffìno fi dimora in
piedi ■ e moflra, chejuo vfjitiofia di tenerlo , come fa , conia mano finifira tanto dinan-
^ al volto diflejo , che dagli occhiin su giuftamente gliele ricopra ; "ed eglifembra per-
ciò diflarjene cheto cheto , e di offeruare con diligen:ì^a , mirando all' ombra , fé l lumefi
alteri , Cume fuole , per andarlo col panno di mano in mano fecondando: benché egli fi
vuole anco credere , che non troppo volentieri egli fi trattcnghi in quel luogo , ne fen'^^a
hmidia portare à gli altri , i quali con piena libertà fi giuocano per lo prato : pofciachc tu
ti accorgi quafi , cheper molto attentamente , eh egli afìfi /' ombra ; gran voglia tutta-
via nel prende di rmolger colà fpcjjo fpeffogli occhi , e coninditiodi manifeflo fdegno.
Intanto v» altro piti picciolo ,edallaconduion delle carni pia delicato in apparenza ,e
Jorfi con pili di ve^:(i dalla Dea accar tifato fcne giace à dormir à ì pie di lei,efaj[fi come
crigliero de' fu i tener ibracciolim : e , ptrciocbepiù oltre de i leggiadri piedi fi auan':i^x
fuo capo , la parte inferiore del covpicello per di fatto le gambe, eh ella tiene inarcatCt
benché all' ombra fieno , con bello paragon di carne à difcoprir egli viene : ma gran dif-
faìniglian:^ per ogni modo fi conofce tra' l dormire di lui, e quello di Ciprigna ; l'vno
S s s a foaue
5o8 PATlTETETtZA
foeuc e Iggtero > e foco longi dallo effer fuegliato ; l'altro profondo egrauc> e cìie appare*
re ne lo fa tutto afperfo d'vn bianco pallore » e con le palpebre affifie à i giri degli occhi, e
lefuc membra conformemente non punto folleuate ne fpiritofe fi veggono , ma. più toflì
deprejjie Unguenti , come à fanciulli conuime , che immergendo fi afatto nel fanno , po-
co meno , che immobìli non diuengono . Ne già s' interrompe il diuerfo dormir di quefli
dalle Parie , e confufe voci, che mefc alano fra i loro giuochi gli jlmori circoniiicini : per-
che ariT^^iJe neincita loro il formo, come dal garrir degli vccelli, e dal mormorar deliac •
^lefiiole addiuenire . Nello fpaf io dunque , che fra la fpmdx firii(lra del letto , ed il più
baffo margine della tauola s intramntte , cominciano pur dalfinijìro lato , di cfta à ve-
derfene due , chelf.iflofo t grane carminare della Dea vogliono , per quanto è in Ivr potè-
re , finciullefcamcnte imitare: onde l vno di loro già raccolti fi ha con ifludiofuoi biondi
capelli sii la cima del capo , egli ha altresì ricoperti di fiori: indipolìoft doppo le [palle,
qujfì informa d'vn manto , il gremiale della Dea , che d'vn cendak è fitto di vxrto co •
lare ,le lo flrafcina dietro, comevna coda di vefie; perche lafua , à liti foutrchia , lon-
ghe:(Z^i ripiegare ne lo fa in terra per buona parte: pofcia , mcffifuoi peducci nelle grart»
pianelle di veluto cremefino , ed hauendo vna rofa ndla man defìra , la quii egli tiene
lagiH abbuffata molto ; tenta di and arfene pian piano , e rito rito , e contcgnofo , come
vnanouell.ifpoja; enon meno per offeruarc il decoro dellagrauità femimlc ,che peraffi-
curarfi bene di non cadei e , cotal inciampato eh' egli è , s attiene col braccio mancino al
diritto delfuo compagno , che con vffith di braccicro gli camma à fianco , Ma quanto tit
credcvefiid primo e dall'aria del volto ,e dai gefii vnfempliciotto , ò rn vanarello : al-
treìtanto il fecondo tiraffembrcrà vnofcaltro,dt carne più ròfieggìante, i crini meno bion'
di ,egli oci hipin furbi , e {cintUlanti ; // quale dell altro [ogghignandofi , non mica fin-
tatrientt burlando fi flia ; quafi che à pe/fuafione [uà moffo ne l babliia ad acconciarfi co-
sì t e po[cia con [no doppio piacere glie ne dia la beffa . Ma conofcerefii ancora , quanta
forila fi tenga di fare apparire efficace il -volto eia parte fupertore di q>ie[ìo furbctta. l' ef-
fer egli neli inferiore coperto dall'ombra di quello fé inplice. Mentre però fi traflutlano
quefii in tal modo > vide fi loro trattenerfcne vn altro à canto e con penfiero , e confini-t
non guari differente: pcrciaohe egli pur fempUcc e lalciuetto fi fiudii ad imitatione dclLt
Dea di far fi i ricci ; onde > pò fio fi di maniera à federe sii U minuta ber betta , che ne lo fé-
ri[ce il lume in piena faccia , ed incrociata la gamba defira fatto la piegatura delfiniflro
ginocchio , appoggia di rincontro lo [pecchia ad vn cafiettino dorato e lauorato infieme,
ouegli ordigni da tefla tutti fi rifferbano ,• e con la mancina i capelli del ciuffo pigltatiftt
gli vÀ con l altra accuratamente torcendo , ed intorno ii-vanncllandogli ad vn polito ve--
tro : ed ali epera lo vedi fiar così intento, e al rimirarfi fiffo fi[ìo nello [pecchia ; il quale
però lafuaiìnagiKemh lieuemente ti rapprefcnta , e cim' egli vbidifchi altresì conine
pronta mano à i documenti di quello , che ben iiresii , ninna vaga ed innamorata don:^el->
la hauerfi mai con più d'attentione accommodata la tc(la . Ma diu crfa è molta il penfa-
mentoei ilgefiadelli dueproffirni amori : impercioche, [e ben iranno efsi parimente à
f cder su Ihi-rba ili più vicino nulladimeno, fedendoti infaceta, riceue tutto l lume per
fianco , e la diritta gamba fotta U mancina ft tiene . Mal altro , riuolte hauendo le [pal-
le alla Useìil defiro fianco aperto tifa vedere : e quefli, carne pù grandicello e piùga-
LODOV, AGOST.ET A^W^. CAUtACCL j op
gliardo > eh' egli è% cadendoli , che dal vigore Li ragione dipenda , fi sforj^a di togliere à
quello vnaghirlandetta di rofe: onde , afferratolo con la manca mano per li caprili della
tempia diritta , fi fofpigne inan'^ col braccio defiro audace ed impetuofo ,per Bietterglila
doppo ilfìancofiniflro , onc l'altro najcoflo la tiene > efeguafene ciò , che voglia , per in
o^nimodo leuarglitla: e ,ft come à te par difentirlo gridare tutto accefo . Dammi qttà
quelle roft: così dirai, che quello ft fludi il più, che può d' occultarli con la mancina-»
dietro alla fchiena ; e cerchi alti-est dtfchermirfì , Konmeno coli' aliane le flrida , che col-
/' andar fi ben torcendo in contrario ; ripagando tanto e la fpalla j e l braccio diritto ver'
fo ilfinijìro lato , che di non efier fuori di penfttro egli fembra , di Infciarghfcappare vtt
buon rouefcio fu l vij) \fe bello gli ne vena il colpo . Ma in tanto ctafcuno , che lo mira,
gran compafsione ne gli ha di redolo in sì fatta maniera e gridare > e quafi piangere ; e
volentieri molto ad accordarli infieme s interporrebbe . Da tuttoché egli è ageuole da
covfiderare ,i0n quanta quiete d'animo fc ne fìia vn' altro lor vicino, che appoggiata
commodamente il fianco > e lafpalla/tmflra , qua fi su l' angolo fìniP.ro da baffo del letto;
e pofatilipiedifoura vna punta della coperta , che da quel canto fin à terra fi difìende;
con teguancie e ben gcvfie,c luflre , ed il capo i" foggio d'fn piccioh e lieto Bacco da te-
nace hedera cinto ; e vn pocolino inchinato il collo là doue pende il rcfìante del corpo; tut-
to graffo , e tutto rubicondo e con gli cechi , che non guatando à nulla apparcr ne 'l fanno
totalmente in afìiatto, coti forum a dolccT^'^a à fotiare vnafua p:nafi attende ; ne della con-
tcfa de due vicini foitra le rofc , quafi cbefìranieri , ò lontani lifcfiono , mofìra già di cu-
rar fi punto : e nel vero , come da gli vni ne lo f degno, ne l cruccio, ne la pafsionejt afcon-
de ; non men l'altro da chiaro indillo di fua dolce trar.quiUità , fpogliata d' ogf.ipenfa'
mento . ?tla vaglia à dire il vero , non picciola ragione per certo ha egli di compiacerfi
delfuo dilettcìiU fuono : p fciache conofce bene , che altrui egli è grato , mentre due com-
pagni amoretti , per fmigliante genio allegri , ritiratifì vnpoco più à dentro ali ornbra
del fecondo albero di (opra mentovato, e datafi iy.feme la mano , ballane piactuolmer.te
al mede fimo fuono . Ne già alcuno ft creda , che mentre il primo di loro . che più in fuo-
ri alla dcfir a mano fi vede , pare , che auuertifcbi bene e come mona i piedi , e doue gli
ponga ; ciò proceda forfè dalla fua impifitia dell arte ; nechel hauergli l'altro riuoltoU
guardo , clojferuare , che fa defuoi mouimenti , fta ò per corregger neh , <> per imparare
da lui ;percioche , rfìer.do eglino auezT^i nelle fcutle d' amore , oue co giorni fi congicn-
g' no te notti in balli e carole ; fi può tener pir fermo , che tutti maeflri funo, eni^-fhino
diiiT^ando . Tiloflrano dunque più tofìo dif.ire qualchedun ballo à quelli conformi , chea
Trìorefcheyò Mattacinis appellano: onde contorcendofi m i§ìrani ,mà fempre misurati
modi ; bora fi vede il primo chinare il capo , e lafchxna , ed al^andof: in aria con la per-
fona, follcuar molto le gambe , e leggiadramente pofarle , fen-s^a farne fìrepito alcuno^
hora U fecondo fi mira rf:^rfi tutto m quel mentre , efollsuando la man finiflra , fcuo-
fere con cffa . e rifionare vn Vandero ; e per meglio accordare il fuono col ballo , ftarfene
tutto auuertito , come il compagno ft moua . E di fero, che non in altra forte di moui-
mento fi farebbe coti al viuo potuto rapprefcnuire il motto nell ' immobile ijìeffo . Nefo-
lamente quell albero d vna grata e frcfca ombra à cofiorofà copia ; ma co rofieggiinti,
e dorali fuui pomi n'muita benignamente altrui àfalimi fopra ; quafi negli dog'ia , che à
tanto
jio PATtTETETtZA
tinto abbaffare tton pojia igràuidi rami , che alla brieue ftattira degli ^mori nefodif-
fuccia aperto ,efindlemetnied alfeno ne rechi loro gli frutn . Qumiivno diefsiepiiì
ardito > e più de^ro affai de compagni , doppo ejierui già non fcn^^a fatica mancalo ,e pi-
gliati fi à juo gujio de' pomi ; pofcta accemodato fi è foura vn grojio rame , che in fuori fi
fofpigne , e diftcfpuifi con la pancia e col petto , vi giace ancora con le gambe , e co' piedi
ina odati infume ;ein gui/a tale , che , segli ft coricale foura vn commodo letto , più
agiatamente di fianco non dirnofireria . Quiui atteneniofl bene co' la ftnijìra , egli ne va
con Juo gran diletto gittando de pomi addofio gli altri da baffo ; mode quali, forft da.
f là fiero colpo percofio, raccoltine molti di terra, affine di vendicarfene , e (alito inptè
fui letto , per non efìcr tanto allo fitant aggio nello auttentare , che gli bijognaua in alto;
€ tali bora con afiuto pen fiero, che , per temen':^ di non coglier la Dea ,ft flogltef e lai-
tiro da più oltre tirarli : tiene direttamente impugnati vn pomo per mano ; e recato fi qua-
fi dinanT^i al volto libraccio ftmfìro , egli fé ne fa feudo , per ripararne i colpi ; indi ri-
volto il destro dietro alla (palla , piglia con forte impeto e tempo , e tratto da gittarepiù
gagliardamente ima noni accorge il poco aw.ieduto , cbedoue prima tutto ali ombra ft
dimoraua ; nel ntirarfi , eh' egli fa indietro e col capa , e colle fpalle ; à fottoporre ft vie-
ne ad vn chiaro lume , che , vlcendo tra foglia e foglia dell albero , il vifo ne gli per cote.
Equantoglidecimpedire ,ch einonpoffabenaffiffarc lo auuerfario ; tanto più (uà fac-
cia , quaft vn euidente berfaglio , à quello ne difcopre dalla quale ft mirano peròfpunta'
re fuori molto accefi ed vn fdegno furio/o , ed vno jpirito e viue':^:^a d occhi maraui-
gliofa; che, fé vino egli fffe ,rio» ifpnmerebbc certo egualmente ne lo sfor^^o , eh egli
'vja in quell atto , ne l' aff. tto intenore dell' animo . Ma l altro di (opra , benché egli
Jìa etiandio percofio nella cofcia , e nella fpalla , e guancia defìra da due fimiglianti lumi,
che mente meno marauigltofo , e riuoviuo lo fauno apparere : gli occhi fuoi per tutto
quefio più lofio che alcuna offef a, molto giouamento ne riceuono : onde conofcendo in ol-
tre , cheper lanciare alloingiù non ha mefìiero di faticarfi ; al'S^a (er,:;^ violcu:^a il brac-
cio nello auuentargli di que' frutti , e nonmcno de' propri colpi ■ che dell' ira dello auuer-
fario gran piacere pigliandofi ; pare , che in vn ifìefìo tempo , che mouergliji vede la ma-
no ,fi odano glifchcrnuU burle, e le minacele fue . In tanto , altri compagni allettati da
quel gtiflofo piacere , vno di lorogià aggrappato fi è fin dotte il tronco dell' albero inpiù
rami fi diuide : e quiiii fortemente appigliandofi con la mancina ; giù fi calla e col capo,
e con la diritta , per agiuiarc a ttrarui su vn altro , che ne daperfe puòfalirui , ne meno
ha poffanT^dilolleuarfi^n ad apprendergli lamam. Oiiefio dunque , che dalle candide
carni , e tenere , cmolliftconofce ejfer di p .che fùrs;e , chiamatofi m aiuto vn terT^o , che
da baffo lo inalai : già su la (palla e mano manca il pie fìnifiro gli ha pcslo ; e pufato l'al-
tro jopra Vria pe^^o di ramo (ecco , rimafio nel maggior fufio verfo ilfuolo attaccato ; cin-
ge vananienie il gn-ffo tronco col picciolo (no braccio finifìro, e s'allunga, quanto egli
fuote il più , à porger la dcflra à colui , che afferratolo erettamente nella giuntura di of-
fa , m alto di tiramelo s affatica . Ma pare tuttauia chedi ch> fidare vi è più nel compa-
gno inferiore eglihabbiagiu(ta cagione , che neii altro : pcrcioche, effendo d-i corpo piiì
formatoe nerboruto , ed tlginocchio diritto intcrrafermato haucndo, eia dcftrajoura vn
baffo ceppo dell' albero i gagltardamfnte e lofoftiene , e lofolleua. , e con la mano e con la
fpd.
LODOV. AGOST. ET ANNI^, CAnHACCh 5 1 1
I^aWa mancina : e di modo efpreffì/ìfcorgono in tutti e tré e lo sforilo , e la fatica , che à
granper>a,qu.ile maggiore ne la duri ti; dtfcernerai: quantunque li due, che e /opra, c/ot-
to òà tirare, ò ad ergere ft fono recati, ed ifpetialmente lo 'nferiore , che con i efficace ef-
frcffione de' membri [uotinuita i riguardanti à toccarlo , tanto ne fianchi , nelle jpaUc , e
nella fchtena e poderofo, e /piccato, e di rilieuo/ì mo/tra ; ti per/uadcrebbono più ageitol-
tndìte, che la loro foprattanT^a/fe . Fero/i è , che lo hauer colui , che fi arrappa ieiito/t il
■pifo nel I instarlo ali a bero , ifcoprire n:n ti lajcia bene lo (tento e La paura /ita. Ma pu-
re tu '>c odi quift e i gridi, e le voci, che piegano à tenerlo ben falda. Mentre però que/tì
fentoo piaci redi pajìare incoiai mamerji il tempo loro,' altri à quali di [alire /opra gli
albcrinm airadaipiHtù/iod'imitarei pejci fcheglivc'.ellià venuta lor voglia. Eque-
Ho fu taluolta ritroua" ento del giuditiofo pittore , per dare ad intendere , che , [e bene
jimore j tatto fuoco ; fi compiace egli nientedimeno dell' acqua , come della terra , e dell'
aria furie diletta- fi perche IO d'vn/oloymàd'ogni elemento>e dittitte le cofe create fi rfur-
pavgualmente lo mperio. Entrati addimque in vn picciolo laghetto di chri/ìalliniru'
fcelli poco più à dentro nel prato dalla naturaraccolto iduediloro nuotano tuttauiacon
granficurc^a e piacere , e fi mirano per dire il motto all' onde diriienare lor braccia;
non altrimenti , che le nauicellc farieno fpmte per fola for'S^a di remi . TWà ,/e ben la di-
flanT^a ti lena di poter rimirare fatto l'acque le bianche carni , come fé da vn fottìi vetro
fofjcro coperte ; non ti vieta però , che tu non i/corga in c/Jì i fattili capelli , non più folle-
fiati in ricci , ma an:^i arnma/fati infterne e di/ìefi , ed attaccati su la fronte e le tempie 3 e
la cernicele così molli e bagnati,che molte /lille dell acqua chiara negli vedi gocciolare:
ne perche l' vno ti riuolti la /eh iena , la/eia di manife alarti la for:^a , conche rompe l'on-
da ; ne/e ben l'altro, che in faccia ti /là , e ti gi'.atacon occhio fcaltro , e di te qua/ì fi ri-
de, che non fai prenderti vnfimigliante piacere; dirai, che con ngcuolcs^ eglmonfi
moua continuamente, e non ti dimofìriancora di hauer come penfiero di venirti alloncon-
tro : conciofiache fieno que^igefii ftngolarmente rappre/entanti , ne habbia cofa da de/I-
derarfi alla loro perfettione , fuori , che lofpirto iflejjo , ma il vitale , e'I non finto . Ma
già vn ter^o loro compagno alquanto fianco , non per auuentura di quel /olU'^o à pieno
fatiate ft , fi mira arrampicar/i per di là del laghetto su per l'hcrboja fua /potìda , ed ba-
vere d diritto ginocchio pofato su la ripa e montai u: f:n:ì^a indugio col reflo della perfona,
fcorrendo in quel mentre le ffUle dell'acqua dalle naticuccie e giù perle co/eie, e dalle
gambe , e da i piedi 1 1 mirando/egli le carta di nono lauatejpargere maggiori lumi delfa-
iito ne' più rileuati lunghi della pt'fona . Ma forfè , ch'egli ha ftntito vn grido ed vn ap-
plau/o d allegrc^j, e fé n'efcefrettolo/amente per correre à vedere , chi habbia colto nel
fegno , ò fatto più bel colpo di altri tré , i quali più à dentro nel paefe , e non guari dal pe-
laghetto difianti, con vtile ed auueduto con/eglto impicgauano il tempo nel tirare d'arco,
fecondo che al bifogno , e alla prò fefjione loro cfferpareua di mefiieri : percioche affifjoal
tronco d'vn' alto alberavi} grande feudo di legno, e in foggia di bcrfaglio dipintouinel
mczj^o vn cuore;già tirati vi baneuano di molti colpi t/cnj^ che fi fcorge/fe akunafieccia
piantata,fe no nel contorno di quello.Quindi e d'ira,e di gara ripieni, e la/cheduno con soma
fiudio efptranT^a di riportare la lode,non refìnauano di/aettarm;quando fìnabnete vi colfe
quello di loro , cbs à manfffini^rafì ^à, e nf fu aIt^io U grido, che fi ydì da ogni banda.
'• "^ ■ ' -rHt-
512 PATITE TERZA
Tutto accefoft però da generoja inuidia V emolo fuo , già egli fi vedehauerne Ì ano ten-
ditto , e già fi conofce , eh' et piglia con attentione grandi(fima inuer lofcopo la mira : cj
iltiaatunquecofloro pia da longi fieno dalla noHravilìa dei fouranomniati ; nondimanco
rnanifefìano ejft afìai chiaramente , non pure l attione del corpo , ma l ifìefia perturbano'
ne dell' animo : onde tu ■pedi l'vno , quali [caricato egli fta da gran pefo , d vn vtfo tutta
allegro e giocondo , tener giù l' arco diflefo convn torno in terra, ed offeruare attenta-
mente , come diri';^ ben la mira , e quello , chefìa il compagno per poter guadagnai e in
quel colpo . Ma l altro di forte appaffionato fi rapprefenta ed oppreffo da timor di non cO'
gltere , etti fouerchiato rimanerne con (uà molta vergogna ; che chigliapplicafie la mano
al cuore , con velocità afiai maggiore dell' v[ato glie le jentirebbe palpitare da qual cofa,
come/oura modo ne diletta à riguardanti ; cosi egli reca loro difgtiUo , che l arte della pit»
tura altrettanto bene accennare non habbia potuti ì futuri fuccejji ; quanto ella ci la/eia
de' preteriti chiarijfimi indiiij : perche non farebbe rimaflo lu ogo al defideno di fapere e U
qualità del colpo j ch'egli fece in quel tiro , e s'egli vantaggio , ò perdita ne riportale,
intanto dipoftafì dal ier:^o lor concorrente ogni jperan:i^a d: poter 3 nonché fuperaré ^mx
cjiere vgualià gli altri , doppo h^uer ifcoccati alcuni tratti m damo , de' quali lì>ltimo,
in vece di darenelfegno , tramò dall'iHefìo feudo , e nonfen'^a rifa di tutti andòàfìccarfi
veli albero ; fi è dietro i lor piedi coricato , e difìefo con vn fianco su l'herba ; gli altrui
colpinuUadimenodioffcruarenonlalciando ; pcrcioche egli pnò ejjerfi ancora agcuol'
mente giù poflo , per ripofarc le braccia , tenute per troppo /patio in ariafofpefe , e ritor-
nare poi di nouo e piùfrcfco , e rinuigorito à tentare la forte . Ne già s' interi ompc il fi'
len':ì^ , òfi di^urba l attentione , con che tirano cofioro dal remore , che altri amoretti
fann 'j in dtuerfe patti vicine ; conciofiache, multati alcuni, alquanto più olire fi tuati, dal
premio , che vi cu loro propofìo dì ma bella , e verde corona di mirto , doppo cfjerfi dime-
nati buona pc^^a per le braccia , già (ìretttffimamcnt e afferrati fi fono, e con grand arte,
edelìre':^a loitando fi sfor^aKi di giltar à terra ; ne fi conofce ancora (hi di loro fia per
rimaner vincitore ; perche ambedue fianchi , ed anhellanti > danno più pyefto argorr, tn-
to , che mfieme infieme fiano per cadere . 7\là. grande è l'artificio vfato nel rapprefenta'
re al v:uo quelle ripiegature , e torcimenti di membra , così facili , e teneri , che paiono
tuttauia moucrfi à chi gli riguarda : efc non comporta la hntanai^T^a delfito , che m lo-
ro fi difcernailf udore, ò /' anfamentoficda; non yieta perciocché per à punto non fi dtflin-
gua ognigefìo , ed ognimouiento loro , e non fi manifcfli ctiandio l'operatione di quell ' al-
tro amoretto, che di là da effi inpiè dirnorandofi , inalai con la mano dcflra la caronti
del pregio -, e per allcttargli al vincere ,à quelli ne la vàmofliando -.ed bora con aitavo-
ce ad vnofà animo , bora riprende la dupocagme dell altro , pcrch mdis eccitino ambe-
due à maggiore ira,e vigoreit cerca altresì diaicompagnare con fuoi gridi il fuono di due
timpani , che fonati fono guerrieramente da vn altro , che alla fini ftra cofiagli e colloca-
to : ti quale , cintefc^^li commodamente d auanti, piega alquanto la tcfìa ver/o i lottatori,
e rimirandogli con (ommo gufio , offerua atiehtijfirnamentc iloroatti ,per conformareà
quelli il fuono , e accrefcere loro l ardimento colla frequen:^a de' tocchi , e del romore : il
che ingmfa ft dif cerne fpiccutamente > che chiunque ne lo vede canfelix d vd.iio , non fo-
ladi vederlo. Maalcuni altri m quel tatuo fancinllefcameìitc trafluilanofi in diucr/a par-
te:
lODOV. AGOST. ET JJsm/^, CARTtÀCCl. ; i ^
te: èomo/ìacbe ,hauendo con grande ardire aggiunte le due colombe candidiffime delU
Dea alfuo dorato carro , ed ò per la loro imperita femplicità, ò più facilmente per i/cher-
^ attaccatele per di dietro } ed al rouefcio di quello; tiene il più grandicello e'L piade'
compagni ammofo il petto appoggiato al fondo del carro , e l fianco ftniHro,ela fchiena
à riguardanti riuolta ,enon dubita di fare effo l'vffitio del carrattiere ; onde allargate ha-»
uendo le braccia , ed in ambo le mani le redini , tratto tratto e con furia ifcuotendo le va;
ed à colali fcoffi aggiungne etiandio le voci , per fare tanto più andare veloci le timide cO'
lombe : le quali però e dall' iflrana marnerà del tirare, e per cono fcerfi guidate dall ' in-
f olita j e non maefìra , ne dolce mano dtUa Tadrona , più affai del naturale intimiditeci
vanno , e JuolaT^T^ando , e gemendo con molto trauaglio loro ; e fé haueffero pari e la pof-
fanT^ , e l ardue , infegnerebbono bene à quefìi fanciulli di condurre il carro , come gii
fecioHO i feroci caualli del Sole allo ncauto , ejuenturato Fetonte . Ma con grande arte,
t grada miraCt mef colato il diletto con la paura nel vifo ad vno delli due > che giace <i/e-
der fui carro : percioche , appreso che con tutte e due le mani il più , che può s'attiene^
alla deHrafponda ; tu lo conofci per vna pane corrucciato > e paurofo di quello andare sì
veloce j e peri altra fìarjene cheto , ò almeno borbottare tacitamente fra fé , per lo piace-
re , che ne f ente . ina l 'amoretto , che di colia gliftede , rittratoft ben indentro , quafi
che non voglia i/coprire dal volto ti juo timore; non s'auuede, che col troppo na/con-
derfit molto pili chiaro il mani fefia, che fé apertamente lo dimofiraffi ; e credo però di
certo 1 the ,/e / r amor e delle rote , che non lafcia ben fentir le lor voci , non (offe , grida-
re ancora e piangere s vdirebbonoimapoffono fìridere àlor pofìa, che chi tiene in ma-
tto le briglie , da fouenhia diUttatione tra/portato > fa vifla di non intendergli ; ne è per
arreflarft , fin che in alcun ifìrano accidente egli non incontri , che di neceffità lo fermi,
llor laf dandoli à lor talento andare , ne più volgermi potendo à confìderarne altri ; che
altri in quel giorno nella parte del verde prato , che la tauola abbraccia , non fi diporta-
vano : quantunque fuori di effa molti fpatiare ne douefiero in quel contorno ; i quali con
non rumore mio diletto hard bramato di vedere altresì fola:^^arfi ; tornerà per diffetto
Icroà rammemorare la fpatiofa, e vaghiffima ampie':!^a del belpaefe, che dalla pene-
trante, e giuditiofa pro'ipettiua dinan'^i àgji occhi mie pofìa; di nouoiu quella auuer-
tcndo e riguardando bene , come le figure > egli alberi, e i fni » paiono molto l'vno dall'
altro di\ìanti , e con gì ' interualU di-vera aria ripieni : con tutto che , fé al vero fi ponga
niente , poco meno , che non fi tocchino infieme ; ed oltre di ciò , quanta fia fiata l ' arte,
non fola di rapprefentare tutte le cofe alla fourana eccelle>i':^a del naturale , ma con vari
mefcolamenti d'ombre vicine fattele Ipuntarc in fuori, ed apparerc à marauiglia e [pic-
cate, e di rilieuo; in tanto che non mica finiigliunti ai vero, ma defie le gmdithcrefli.
Onde , come tu ti accofii alla tamia , non puoi quafi ritenerti di non iflcndae la Yì:aho ui
ie figure , pcrprouirc ò la morbid.'ZJ^a , ò d rilieuo loro ; e ti prenderà etiandio gran vo-
glia di girtene all' ombra fotto quell'albero de' pomi, per godere più d' appreffo il ballo
delti due Amoretti ; ne fono in dubbio , che/e colà tu tifoijiconiiotto , foUer.ando in quel
mentre il vifo , credercfìi di trottarti folto colui, che tira ipcmi, ed incontanente la mano
ti porrefii al capo , dubbicfo , che à te ancora egli non ne aucnta[fe . Ttlà , qutui foi/cj
foco fumandoli , ti rapirieno e la Impidc^^ del laghetto , e gli fcberT^t de nuotatori à
T i e \u a
514 PA^TETETtZA
fini armare fin là ; e più oltre ancora ti lafcierefìi condurre à vedere i giuochi degli al-
tri; tanto e dtletteuole , e piano qudl ' amenijfima prato ti riufci>ebbe, dapafieggiarui
per entro, e grate l'ombre daripofartegti fotta: quantunque volentieri e te, e ciaf cuna
IO conftgliiiffi à non entrare colà , ne meno colpenfamento filo : pcniocbe , fc io non fona
ingannato , più toflo , che riguardare àgli fcher:i;j degli Amori , le diuine e non pm ve-
dute bclU:^ della Dea à vina fon^a ti trafporta> ieno , non che ad auuicinarti al letto,
per ammirarle > ma qtiaft quafi à jalirui fopra , con gran periglio di concitarti l ira,e
vendettafua tfe quale à lei fi ricchiede > ella non ti ritrouaffe . Dtlunghifine dunque per
mio auuifo ogni huomo , e riuolghift à confìderare più prefto l'altre coje vaghiffime , che
vifonOielaviuc:^ m.iffimamente de' volti de gli Amori , e come tutti fieno , fi à vna
dmerfttà notabile , e difuguaglianv^ di facete , vgualmente beWjfir/ii , e tutti di color di
carne pur dtffomigliante ; fecondo che ad ifprimere i vari loro cofiumi , ed affetti ftcon'
ueniua. E benché tali cofe tutte, e congiontamente la belle:^a e proportione delle
membra , e la vaghe^^a de' colori , e la Joauità dell ' ombre , e la facilità delle piegatu-
re, e l' efficacia delle profpettiue , e l'ageuolcT^a dello adoperare ; sì che l ' opere coru
Jomma celerità , efen'^a che dijfegno alcuno loro preceda , tofìamentefi vcgghmo forge-
re , come quefla , ed altre non inferiori fono fiate dalSig. Annibale fitte ; jicno cofe, che
altri Vittori di quefìi tempi , quantunque non per auuentura tutte da vnjdo , fi potefìe-
rofaperfare-.l efprimere nientedimeno apparentemente e l allegre7^:^a , e lamcfiitia^,
e l ' ardire , e il timore , l ira , e la piaccuolc}^ , e l'amore , e l'odio , ed altri tali paf-
fionj dell ' animo ; è ì>na eccellenT^a , per mio credere , tanto propria del Sig. Annibale,
che io non so ,fe nel pojiederla altri gli vada à pari . 7Hà io so bene , che l arte medeft-
taa da (e fìefia infegnar non La puote , e che nccejfario è , chi dalla natura , ò davn certo
afflato dittino , poco da quello de migliori "Poeti dijfimile , di cui egli è in colmo dotate,
fieno dimagrate . Conchiudere addunque ragione nolmente io debbo , che ncll opere , e
figure fue, ed in que^e particolarmente, che , come fi fia , che bene io me l' babbia cott-
(«gmlo > bò almeno tentato di defcriuere in qualche parte ;
Manca il parlar , di viuo altro non chiedi ;
Ne manca quesìo ancor s' à gli occhi credi.
ìa Venerem à Carratio mira arte depidam > & feliciore
ftylo ab olim Rc;uerendifs. Agucchio
explicacain .
Bartholomsi Dulcini I. V. D. Colieg. ac MetropoHt. Canonici Decani.
D
luinos F eneri s vultus diuinitus cffert
Carratij doda piBa tabella manu.
At quicquid formte attoniti miramur in dia ,
Indig'ie extin&itm pojlera fscla gement ,
Taginu plus pnefìct, qua miranda erprtmit arte
ym immortalem non moritura ùeam ,
Tixit
LODOK AGOST, ET A^t^Nl'B. CATlltACCI. 5 1 5
D. Bonauenturs de Rubeis Bonon.
Phixit Hic, Hic fci-ipfit) virtus ita mixta duomm
In Venere efl , Hermam fecit vtrunq; Venni .
A L I V D.
Q
Eiurdetn .
Vh mage purpurea ^mibalis foret aurea Cyprii]
Hic voluit Dinam pungere rurfus ACV .
Dell'Autore.
ìà la Tdadre d' ^taore.
Bella Dea di Citerà, e di ^Amatunti,
Sol da vna [pina , e fol nel pie fk punta ;
E a me due volte bora qui pugne il core
La fua Dipinta , e la Defcritta Imago :
Col TenneUo >con l jlGO»
ALTERMANTQ; VICES.
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ANTONIO CARROCCI.
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PAOLO, FRANCES CO
Et altri della fte/Ta famiglia .
f°K' i^ i^-H^im S^ f*3 £*3 £*3-
A quafi deli' imponìbile , che quelle degne piante , che coll'ab-
bondanza de'friitci hanno la fquifitezza di effi anche congion-
tajnon gettino rigogfiofi i germogli, e vigorofii fuoirami;
ondeafllciiraifi ben pofla il faggio Agricoltore di trarne que'
fercoli j che piion fé mire a qiieil ' arte fua così prodigiofa per
vn felice, e gradito innefìo, che poi del tronco mancantCM»
l'antico valore propaghi, e rinoui. Così appunto il Reuercn-
difs.Agucchi, dopolamorcedel grand' Agoif ino, tentò far queflo inferro, che
da quella dotta penna qui fiegae conferito al fuo Canonico Dulcini>anzi dall'ili-
terceflìone dello fìefib caldamtnte chielto ,ed implorato :
Don Gio. Battilìa Canacci , per cui y. S. mi fcrifie , quando egli venne à \omci , f rtr-
iì hieri i altro per cotefta volta , & viene in fua compagnia non folo M. Antonio fuo cu-
gino, md anco M. Siflo R^ofa , giouine "Parmigiano , che fi è alleuato in cafa del Sig. An-
nibale bua. me. Quefìi due doppo varij penfìeri , hanno finalmente deliberato di venire
cofìà, per ttrarftinan':^ nell'arte con la fcorta del Ssg. Ludouico ; & perché ejìoé hor-
mai vecchio render fi atti > quando egli fi rimarrà dalle fatiche , à fofìener la fcuola de'
Caracci in piedi , & nel primiero credito. Et ancorché M. Siflo fìa non folamente partz^
della (cuoia ; ma etiamdio della cafa loro , fono come d accordo , eh' egli pi^li per moglie
vna forella di D. Gio. Battifla ; & efìo il fa volontkri sì perche ciò gì è per tornar bene,
come per la memoria del Stg. Annibale y à cui tiene (anta obli^atione ; & eficndo alle-
uato
5i8 PATlTETETtZA
uato infierite con M. Antonio , vamo anco cosi d' accordo in tutte le cofe , & tnajfima-
mente in quelle dell'arte , eh io non pojfofe non fperare , che da tale amenimcnto fia per
fcgttire gran bene. TiU S i\lo è gioitine di molta bontà , e di cofiumi facili , e piaceuoli , e di
buono ingegno , e^ atto à tutte le bella) ti ; ma in quelle della pittura ha vn dono flraor-
dinario di vna facilità mirabile , con la quale è riufcito anco meglio nel disegnare , che^
gioitine che fojìe in [{orna ; anT^ il Sig. Annibale jolcua dire che difjegnaua meglio di fé
mcdefimo . A cotale facilità egli haiiria bifogno à mio credere di aggiungere vn poco di
cura j e diligenT^a , che veramente gli manca : fi che pare t eh' egli lauoripiù col benefì-
tio della natura , che delFarie ; onde quando egli rnettefje più tempo , e più [ìudio intorno
all' opere ifenT^a dubbio farebbe per fare gran riufcita; e tantopiùhauendo quaft beuu-
to lofpirito del 9/g. Annibale . al quale egli piaceua anco più che altro giouine per la già
detta facilità naturale . Di Antonio non fi può ancor afjirmare ciò chefìa per far fi , /c_»
non generalmente che farà bene ; perche il fuo lauorare è tuttauia in mouimento , &" an-
corché fi porti ottimamente fecondo l'efferfuo , & fia ncn comunemente introdotto neW
arte ; nondimeno il fuo fare pare da principiante , ma di chi h abbia gran penfìero > e voglia
dicaminare vn pe7^:{o man'^i : perche egli mira al buono , & al grande : onde potrebbe
ancora fare vn giorno gran riufcita , e rimettere in piedi il valore de'fuoi vecchi . Se dun-
que Iv no y e l altro di loro attenderanno , com iofpero , & fapranno dar fodisfattione al
Sig Ludouico , e dall' altra parte il Sig. Ludouico gli abbraccierà come peifone del fuo
fangue , &fuoi cari c5" cacherà di mettergli man'^ , tengo per fermo , che, cume ho det-
to di fopra , lafcuoh , e'I nome de Caraccifi conferuerà nell vjatojplendore : & perche
io so quanto y. S, pofja difporre del Sig. Ludouico, la prego in tutte le occa'ìoni à far' ope-
ra , che fi camini al detto fine ; perche farà/eruitio , & honore della Città > & fodisfat-
tlone degl'amici , oltre al benefitio , che l'arte iflcfa ne riceuerà ^c.
Bjoma li 12, Settembre 1 6op.
Furon quelli duo' qui nominati , che fi voìeuano congionti in parentela , c-»
che poi g onci in Boiogna> non so per qua! cagione nonfucceflejquell 'Anto-
nio Marziale, che giouanetco ancora Agoftino in Venezia f come douea dirli
altroue ) da vna tale llabella fua particolare amicai fotte la Parocchia di S. Lu-
cia ottenuto anca ; e quel Silfo Badalocchio Parmigiano , che dell' Accademia
già de' C arracci allieuo in Bologna > auea fatto andar da Parma a Roma Anni-
bale , dato in mala fanita dopo la Galena Farnefe , per feruirfene nella mento-
uata altroue Cappella Etera, efcludendone, non fi sa per qual ragione , il tanto
fedele, e di lui lui(ccrato Albani , dopo anche l'auerlo in quella impiegato, ed
egli diportatofene bene; del quale però comedi Parmigiano, lafcio a' fuoi pae-
fani della fua vita il racconto ; portando io qui folo in onore di Annibale la de-
dicatoria di quel lib'-o, nel quale, toltO inlìeme coli' altro (uo condifcepolo e
concittadmo, ilLanf anchi ,adifegnare , e dare all'acqua torte le ftorie del Te-
ft^jTicnro Vecchio di Rafaelle nelle Vaticane Loggie, così al loro comune»
Maeitro la latuolarouo :
[411EC'
Acromo CARTtACC/. 51P
»/f// * EccellentiJJìmo Signore mio Offeruatidiffimo
IL SIGNO[{ ANNIBALE CAf{f^ACCI.
Gran ventura i fiata la noflrtt , che ad vn eirte nobile , & ingegno^ sì , come è la pit-
tura doucndoci noi app'.icare , ci fìa "venuto fatto di trouarciin B^omx ad apprenderla i
dotte più che in altro luogo ellafiorifce > e folto la difciplma di l^.S. la quale come chia'
rijjimo lume di quella , può etiandtofare la [corta à coloro , che la fanno . Ma maggioret
fen^adubbo la riconofciamo , che non dall' opera fola , 6 dall' ammaefìrarnentoluol hab-
biamo noi , corn altri molti potuta imparare , tr.à con humamtà fmgolare ella cifta fiata
da lei mofìrata , e con affetto veramente paterno infegnata cuntinuamcnte . Ne però la^
conueneuok'^^a > e l buon coflume habbiamo noi da quella , per modo apprefo , eh' egli
non ci fi a fiuto più efprcff amente meffo dinanzi dal viuo effempio della fua bontà . Laon-
de noi che del continuo miriamo di comfpondere in guifa à cosi felice incontro , che alme»,
no l induflna , e la fatica nofìra non habbia à noi da efier richiefla nell' arte : molto pia
rifguardarc dobbiamo di confirntarceli di maniera nel coflume , che l obligo , e la grati-
tudine "pcrfo di lei appaia ne gli animi noflri perpetuamente. Quefìapicciola fatica dun-
que , che hora à V, S, prefentiamo , fé non potrà farle bafleuol faggio dell' vno e l' altro
nofìro proponimento Jcu/erà almeno l ardire : quando per defìderio d'apparare fta da noi
fiata fatta , e per ftgnifì catione delgratijfmo animo noflro l habbiamo àV.S- dedicata.
7\là ma non per certo lerechenffimo noi dauanti cofe , fatte per nofirofludio ,fopra l ope-
re altrui ,fe cifofje flato permeffo di adoprarci intorno à quelle di V. S. Tur fi come nel-
la lunga indifpofitione > che à lei con danno dell' arte , e con dolore degli amatori di effa,
impedì per molto tempo il lauoro , &• à noi ilfolito fìudio interrompe delle cofefue, ella ci
confortò ad occuparcim quel mentre vtilmente altroue : così vn folcampo ne rimar.euaf
oue più ft fcoprifìe l'idea del lauoro al penfìero di P^.S. fimigliante. Ne quefio meno ha-
uereffimo noi calcato ife da lei non cifofie [tato per mille volte , e fen7;a fine coìnendato,
come ampio > e fecondo eh' egli è coltiuato per mano di colui , che per commune confentt-
mento , più in alto fall di tutti à rapprefentarci la migliore imitatione di coftume, e lapin
eccellente inuentione di difegno , e componimento . E fra le altre , che fono in I{oma di
quefto Angelico B^afxelle , euui l opera dell hiftorta del vecchio teft amento in piccioli
quadreti diftefa , e folto vna loggia del maggiore cortile del Vala':^ Aptftolico dipin-
ta ; la quale , come che non fta per auuentura tanto auuertita da ognvno , quanto meritC'
rebbe ; tràper la picctolle'^i^a delle figure , ò perche da molti lì creda ch'elfdo difegno ftct
del Maeftro > e'I colorito di alcun difcepolo : e nondimeno degna oltremodo di cffere ri-
guardata da tutti ; e può altresì per la copia dell' muentioni e l foggetto fublime apparec-
chiare largo fpatio d' imparare à qualunque . Mentre dunque nellapaffata Siate, la Cor-
te fi ritirò da S.Tictro , e dalla fulnudme del ■Vala':;^o , e lunghe:^a delle giornate ci fit
conceduto , tutte quante le difegnafjimoycon nofìro non minor' vtile , che diletto ipoicìie,
fen:ì^a molto dilungarci dalla maniera di y. S. e con la facilità , eh' ella ci mofìrajcmpret
affai al fomigliante U riducemmo . E benché tal fatica nonfofje da noi imprefa ad altra
mira , ibc ai apparare , contHttociò , li mtmoìfia di quel dcfìd trio» che già lontani ci pre-
520 P A 7iT E r EU Z A
fé di veder ft belle inuent ioni , e'igiouametito grande che bora conofciamòpoierfene dui
ciafcmo ritrarre ,nehà di poi poflo in more d intagliarle in rame, e per maggior prefle:^'
:(a con acquaforte * per poterle alla gioueiitii lontana , e di queft'artefludiofa andare com-
munieando . In tanto non potiamo noi fare , òfappiamo cofa , che à f . S. douuta nonfia,
wà niente pero habbiamo , che di lei fta degno > òfe non forfè vn' imtnenfa affettione , &
vn' infinito defiderio difodisfare al merito fuo . Tvla fé nondimanco alcun lume dell' arte
fnapuò riconofcerfi , fparfofrà l'ombre dell'opera noHra ; queflofolocifàjperarech' ella
fia per gradire come fuo , ciò che in quella farà di buono ; e per ifcufare > comenoflro , il
rimanente . Laqualcofaciperfuade, eh' ella fìa ctiandio , per effer veduta da gì' altri,
con occhio cortefc , poiché anche le cofe ofcure riceucndo la luce dal Sole , ne ripercuoto'
no altroue alcuna parte . Onde giouaci al fine di credere, che mefcolato col fojco della
debole^a noflra , fi fcorgcrà femprc alcun chiaro del calore di V . S. il quale dourà à noi
yalere nonfolarnente per difefa , e protettione , ma per lode , e per bonore ,&ày.S, ba-
ciamo le mani . Di Byoma li di jlgofìo 1 6o-j.
jlfcttionatiffimi, & vUigatiffimi feruitori
r/flo Badalocchi, e Giou*nni Lanfrancbi Varmigiani ,
Tornando dunquead Antonio, nello ftefio rcmpo appunto, che andandofene
Siflo a dipingere per la Lombardia , maflìme in Reggio , oue fi portò molto be-
ne, tornò anch' egli aRoma, feco conducendo la Madre, fatta venir da Ve-
nezia, e che prefotii perfua malaforte vna tale Rofanna Leonia Meflìnefo»
bella, e rpiritofafighuola, che vogliono che per più capi fode la Tua morte-»,
perdendoui dietro il cuore prima, poi il ceruello ; onde de' torti fattigli mani-
feftamente non s'accorgcua, ne facea cafo ; ciò che cola opraffe , e come final-
mente fìnifTei fuoi giorni , ecco in qualgnifa ci lafciaife fcntto il Baglione :
VITA D'ANTONIO CARRACCI PITTORE.
Nacque Antonie Carracci da ^gcflino , & il Tadre lafciollo in cura ad Annibale
fuo '2^10 , accioche nella r-ia delia iurta l' iiidriT^T^aU'c , e fatto la fiia cura v^knf
huomo diuenifsc . Feccgli Annibale imparar le lettere, e dopoi il difcgnosì,che io fuoi
principi] bene alla virtù me aminoffì; poiché quella mole è degna di pregio , che ìi^'fuoi
fondamenti è ienefìabdità , Ond ' cfic dopo la morte di ^iìnabalc fuo zio atte/e à ll\dia-
ve ,e per non efiere allora di età molto grande -, andaua dijtgnando le belle opere di ì^o-
ma , e nelle accademie , che in qu tjia Città fi fogliano fare , dal vìuo rilrahendo , mólto
òuongi'.fìo ne acqmfìò.
Finalmente "Michelangelo Cardinal Tonti prefe à faucrirlo , hauendo effo prima lauo-
rati alcuni Santi nella Chiefa di S.Sebafhano fuori delle mura, alla man diritta nello
fcender delle Catacombe , ògrotte ; Onde à ricchicjla del detto Cardinale fece m quella
di S. Bartholomeo neil IfoLi ,fiio titolo , &■ anticamente f' hebbc Efculapio il fuo Tem-
pio , alcune capellette , delle quali la prima alla mano fianca , dedicata à N olirà Signora,
fu da lui lutea t n frefco dipinta ■ & ha diutr/e hijiorie . e figure con molto amore condot-
te : l'altra è della paffione di Nojiro Signore Ciesù CbriSlo à frejco parimente fatta , con
varie
AJ^rOJ^lO CATiftACCh 521
varie hifloi'ìi ) e figure . Et va' altrave n'ha àmtin diritta àS. Carlo Borromeo confa-
irata , nella quale tanto auttati'^offi ,che dalla prima ali ' viti ma non c'è vguaglian7;a , ò
comparatione veruna : nel quadro dell' altare euui vn S. Carlo in ginocchio!! e , che è tut-
to fpirito , e ì>iiie:(^a ; e da vna delle bande la Jìoria , quando il Santo communica gli ap-
pejìati y per difegno , e per colorito tanto bella , che ntoftrò d' efier vero difcendente della
famiglia Caracci ; e di que(ìa bontà è l'altrabiftoriat come anche quelle della volta àfre^
fco con buona maeflria dipinte.
Fece ancora vn fregio in vnaflanT^a nel Vala':^'!^ "Pontifìcio Quirinale , oucro di Mon-
te Cauallo , vicino alla Sala della capella Tapale da Vaolo V. edificata; e die buona fO'
disfattione , e nobilmerte portoci.
Queflo giouane ,fe fufie campato , haurebbe fatto nella pittura gran profìtto ; ma vo-
lendo prender moglie , perche era di debole compltffione , mancò egli di vigore , Cf inde-
boliffì di modo , che mferrnoffì , e malamente conftgliato à mutar' aria , eleffe d' andare à
Siena; ma da quell ' aria fottìi: riceuè notabil danno ; onde ritornoffene à B^pma, e con
difpiacere di tutti quelli , che Ihauean conofciuto , e pratticato , di anni j 5 . »e morì i e
dando il fuo corpo à quefiaVatria di virtù» lafciò al mondo honorata fama dibuon^
giouane .
Morì dunque in Roma del mefe di Aprile , in giorno della Domenica dello
Palme del i5i8. con vn teftamento folennemente fattofinfoctoli6. di Gen-
naio dell' annoanreccdente, nel qual tempo l'auean meiTo fpedito , riauendofì
tuctauia quanto ali^-ì malattia del corpo, ma peggiorando Tempre della fanitàdi
mente, in modochefcmbrauafuordife ftcìTo; ilches'attribuiua all' auer' an-
che troppo fìudiato nella Tua profeffione , come par 'anche accenni Monfig.
Agucchi nella lettera, che fcrifle in quella fua pericoiofa infermicd ,3Gio. Anto-
nio Cartacei fuo Zio, efortandolo , e pregandolo a condonare al Nipote, che
in così pericolofo flato ne lo fupplicaua ginocchioni , tutto ciò, che per la mor-
te dell'altro Zio Annibale in Roma, fofle peruenuco nelle fue mani, e non auefs'
egli allora accufato 5 e nell'altraal fuo diletto Dulcini focto li 11. di Gennaio
1517. che il Carracci fi era hautito à morire à giorni pafìati , horaflar bene : ne hauer
mefìieri d' effer infiammato ; perche più prejlo vorrebbe far troppo ; e di ciò fi cruccia, e
vorrebbe hauere qualche beila occafionepublica , perche l'emulatione lo limola , e forfè
da'fafiidi dell ' arte è vfcito il fuo male , il quale gì ' ha offefa la tefla &c.
Lafciò in qucfto fuo Teftamento erede vniuerfale la detta Sig. Rofanna fua
conforte, alla quale ancora ordinò, che da gì' infrafcritti Signori dar rifpetti-
uamente fi doueffero quefli reflaiui di prezzo per fue fatture; e cioè dall' Illu-
ftrifs. Sig. Cardinale Orfìno quindici feudi , che reftaua ad auere , oltre li venti-
cinque gii riceuuti dell'Andromeda pintagli full'alabaflro: dall' lUufìrifs. Sig.
Vincenzo Giuftiniano il refìduo , che fofle flimato da' Pittori da eleggerfi da lui,
valere vn quadro della Vifitazione a S. Elifabetta , non potuta finire per la fua_j
infermic:ì ,ritenendofiperò,e fcomputandoui quel tanto , chefapea in fua co-
fcicnza auergli dato di caparra ; e dal Sig. Bernardo Franchi quel foura più che
y^leu^ ddJi Tenti feudi gi^ amici « vn Diluuio ; flando alla Ainia de' Pittori ; non
vuii : ' pi" •
52» PATtTETETlZA
più lafciando alla Signora Ifabella Carracci fua dilectiflìma madréj che vn qua»
oro della Naciuitd della Madonna ; e finalmente l'Affonta di fuo Padre , che tro-
uauaO nella ftanza di Lodouicoin Bologna > e che a lui per più capidoueuafì>3
GiOt Antonio fuo Zio , per alcuni denari ch'era tenuto dargli , e per fegiK» di be-
niuolenza , & in ogni altro modo che Ci potcua, e doueua; il che fu poi cagione-»
della gran lite fra loro, delle rifls e difcordie con Francefchino, di quello Gio.
Antonio figliuolo, come altroue fu accennato.
Dicefi comunemente, che fé folle campato i fuoi giorni queflo Antonio,
maggior huomo lana diuenuto ,& aurebbe gli altri Carracci fuperato , com'an-
che foggiongono jaccennaflfe tal volra Agoflino , all' vmiica del quale non folo,
ma al paterno afifetto io ciò condono; quando fon di ferma opinione, come-»
talora foglio anche dir di Rafaelle, eh' egli gionto già fofle al fuo colmo ; auen-
do del credibile, che dalla Natura quelli Valentuomini , ch'ella così parzial-
mente ha fegnaiati, abbino anche tanto più abbondanti , e perfetti rictuuti i
loro fourani talenti , quanto per minor tempo ella C^ prefiffe farli loro godere ; e
riflettendo per altro , quanto più marauigliofe riufcite fiano a' Maeftri le opera-
zioni loro nel crefcere dell' età, e nel vigore degli anni, che nel decrefcere,e
laffreddarfi quel fangue, che prima loro bellina; come {\ nota ne* Ikflì anche
folo Carracci,che mai più bei quadri fecero della tauola alle Conuertite, fé trat-
tiamdi Lodouico;del S. Girolamo della Certofa, fé d'Agoltino;e della Refur-
rezione Angelelia , fé d'Annibale, in quella età appunto che morì Rafaelle, cioè
di 53. anni dipinte; che peraltro poi non niego che nongiongefle egli a gran_»
fegno, e tale, ch'io dirò vn' iperbole; che quando prelTo aldifegoo inarriuabilc
della famofa Battaglia di Collantino di Rafaelle, capo fublime della mia rac-
colta, io veggio quella tremenda, che lumeggiata in oro, di propria inuenzio-
ne dileguò Antonio, oggi poffeduta dal Sig. Polazzi , rimoflone il nome ch'oggi
anche fi compra, e fi prezza, a quella quafi farei per appigliarmi, canto è biz-
zarra , ben difpolf a , decorofa , aggiuftata , e corretta .
Mi raccordo fimili concetti arditi fentir'io proferir taluolta all'Albani tanto
di Ranelle parziale , quando fouueniuagh vn Diluuio d'Antonio , fatto da lui
comprare all'Abbate Gauotti, che dal Tiarini ancora fu filmato non auer prez-
zo, ancorché per cento infelici feudi folTe venduto a quel Signore; che è quan-
to so dire di queftobuon Virtuofo, che trouo nel libretto delle memorie del
Sig. Guidoin Roma,aueranche fotto quel gran Maeftro operato nella Cappel-
la di Monte Cauallo , cioè quella itoria di fianco, e di rincontro alla fineftra , e
certe Virtù nelle pilafirate ; notando egli nel detto libro quel denaro , che alla
. giornata gli andana fomminiftrando quel grand' Artefice , che dicono onorafle
la (uà morte con lagrime, foggiongcndoaucr fatto l'Arte vna gran perdita_>»
efiintofi in quefla vltima fcinrilla affatto il valor Carraccefco . Egli è vero , che
duoialtri VI furono, che tentarono il lor genio, eia forte co' colori, madiero
benprcfioaconofcere,che non tutti 1 tralci fono ilegitimi, e buoni, maneg-
giandoh con poca lode , e profìtto . Fu l'vno
PAO-
FZA^CESCO E PAOLO CAmACCh 52 j
PAOLO , che fiì del ramo di Lodouico ,anzi fuo fratello carnale ; l' altro
FRANCESCHINO, che dcriuò dall' altro ramo di Agoftino, e di Anniba-
le , e cioè di eflì anch' ei fratello . Non aueiia fpirito il primo per le cofe del
Mondo ) non che per sì difficil Profelfionc , ed era cosi femplice , che feruiua
per il giocolare, e paiTatempo della ftanza ; racconcandofi £a T altre cofe , che
mandandolo , e rimandandolo gli altri a cacciar vino da vna botte , che b:n fa-
peano efler vota, per prenderfene beffa, tornafle in fine a dir loro, che affoluta-
mente bifognaua che folle il vino dal mezzo in su delia botte , non volendone
vfcircdal mezzo in giù per la cannella ; e cheafcofo Anivibale doppo 1' vfcio
della ftanza allora che comandato gli aueano.che l'inferaffe con la chiaue,tiran-
do gentilmente indie ero con la mano il catenaccio ogii volta ch'era giontoal
fuo fegno , feguicò a voltare vn buon' ottano di bora ; che però fgridandolo Lo-
donico della longhezza,ed interrogandolo che domine faceffe mai a ftar tanto,
rifpondefle, auerui melTo più di cinquanta braccia di catenaccio, e non ballare.
Troppo fpiritofo poi , per non dire fpiritato , era l'alerò ; perche negando Lo-
domto dare a Gio. Antonio fuo Padre la mentouata Adonta , lafciatagli da An-
tonio per tellamento, dalla liceciuile jpafsòalla criminale, e furono canee c_»
tali 1 impertinenze di colini contro l'onorato vecchio, che meglio è il tacerle,
che il ridirle . Da fé ritiratofi apri nuoua ftanza , od Accademia fulla piazzuo-
la di S. Michele de' Leprofetti, e ponendoujfuore vn cartello a lettere fefqui-
pcdali , che diceua: quefta è la vera fcuola de'Carracci , v' aggionfe focto vn più
picciolo, col quale disfìdauaciafcuno, folle chi fi voleffe, a difegnare con lui
del naturare j e con qualche ragione , non anendo auuco a que'giorni chi l'vgua-
gliaflea ricauar dal modello ,• onde i nudi di Francefchm Carracci anch oggi
abbino fama, come che quefta faccenda folo folle la fuaparcicolar vocazione,
poco più oltre paffando. Veniuan fomentate quefte fue bizzarrie da D.Gio.
Bactifta fuo fratello , quello che pallate a Roma a vender que' luoghi , che fui
Monte dell Abbondanza auea lafciato A nnibale alla Tua morte , con quel poco
di più che vi li crouò, anca poi coli dilTeminaro per tutto : i veri Carracci elfere
i fuoi fratelli ; da elfi auer imparato quel che fapeua Lodouico, debole prima_»
Pittore , e fulla maniera de'Procaccini ; Francclchino folo fuo frjtello moftrarfì
ben degno nipote di cant'huomini, magnificandolo di maniera , che fu defiato
alia Corte , alla quale poi gionto , non coirifppfe all'afpetcazione concepitane;
tanto più che non auendo maniera, né tracci, fi fé p.ù corto odiare ; e dando in
balkzze, perdere il rifpecco , e il credito. Sentmoiodire al Caualier Bellini,
Pittore adalariato del Sig. Co. Odoardo Pepoli , e che d portaua all'ai bene , e
che s'era accompagnato col detto Francefchino quando andò àRom3,eiTer
coli fiato ritenuto con grand' applau(o,ailora via più che fi viddeil fuo bel mo-
do di difc gnare , e fi ammirarono i fuoi nudi ; ma the moitrando più tolto Ide-
ano ogni volta che veniua vifitaco /afcondendofi dopo i quadri » e quando fe_>
n andauanopoco fodd^sfatti, facendo loro dietro ftrepicofamente vento, ca-
dette aSIiCtO dalieltimusione, né più fé gli guardò addoflb. Che infom:T)a vi
Vuu a moti
5H
P A 7tT E T E ^ Z A
n>orì ben prcfto , ed infelicemence, nell' Ofpitale di S. Spirito del \.6z z. alli j?
di Giugao, in età di 27. anni , e fu fatto feppellire nella Chiefa Nuoua . La più
beli' opra che mai facefle fii vna Flagellazione , ma tutta ritoccata , & aggiuIU-
ta da Lodonico . Di lui non abbiamo altro in pubblico , che la B. Verg. morta,
li Santi Michele > Chriftoforo , Aleflìo, & altri Santi all'Altare de gii Argelati in
S. Maria Maggiore ; Nell'Oratorio di S. Rocco vna di quelle ftorie a frefco ,a
concorrenza di tant' altri , quando l'Angelo annunzia al Santo la morte: e fo*
pra lefcaledel Palagio Angeldli» fulla piazza Calderini> duo' catini ne' volti
de'veftiboli.
Dell' opre di Paolo, non Ci è tenuto conto , effendo troppo cattiue . Scriue il
Mafìni efìit di fua mano il quadro all' Aitar Maggiore delle Zitelle di S. Croce,
in Chiefa; del quale ho veduto io la fcrittura celebratane fotto li 26. di Febraio
i6oa.trd Daftiano Bertelli > e Lodouico Carracci,quale s'obbliga fare detto qua^
dro de'più fini colori per lire 240. onde non eflendo poi fatto da Lodouico,ò air
mendalCamullo>puòdarn che fui fuo difegno ( che dice la fcrittura auet allo»
ra moflrato ) Io facefle fare a detto Paolo, e col grand' accennargli, dire, e ridi-
re , gli faceffe far quel miracolo, che operò Michelangelo con quel fquadrato-
re di marmi, al quale, col tanto dire leua hoggi quello , e fpiana qui, pollili
qui, fece fare vna figura d'vn belliflìmo Termine fenza accorgerfcne , maraui-
gliandofi colui di ritrouarfi addollo vna Virtù , che non fapea d'auere . Del ri-
tratto d'Antonio , pollo nel principio di quella fua Vita , nella lleffa puerile eli
in che di matite rofla il ritralTe Annibale , fon flato fauorito dal non men cor-
tcfe che virtuofo Sig. Gio. Francefco Negri, che fratanti difegni mirabili del
fuo copiofo Mufeo il fudetto anche trouandofi , ha volfuto aggiongerc qijefta
nuoua all'altre infinite mie obbligazioni.
DI
ANTONIO SCALVATI.
¥.
5*7
D I
ANTONIO
SCALVATI
E D I
BALDASSAR CROCE.
«M KM KK- 5g^ «^«H KK «9
Ella faticofa anche briga delle infìnfce mieperquifizioni pìc«
loriche riconofcercj econfeOarmi conuiene > non darfì fé-
licicd perfetta qui interra^ né fortuna > che da qualche fini-
fìro incontro interrotta) ed ammareggiata non venga : im"
perciochefpregiandomid'auerlafpenmentata iofempre li-
beraliflìma nelle tante da me ricercate) ed ottenute notizie
più taluolta rimote > cdifperfe , nelle più proflìme , e fami-
gliari , mi conuien foflrirla fcarfa molto )e mancante , com'hormi fuccede iji^
Antonio Scaluati , e Baldaflar Croce , che viflero jed operarono in Roma nello
fteflb tempo felice di Gregorio XIII. e non perciò così antichi,ne da noi sì lon-
tani ) che molte azioni d'eflì, accidenti , e (uccelli ricauare) e rii)uenire non.,
auefli potuto, edouuto. Non trouandone dunque alcuna memoria ne' libri
della Compagnia , niflun' opra di effi» fìafi ò priuata, ò publica m Patria, e poco
toccandone il Mafini , che tutto però fi vede auer anch' cgh annotato da ciò ne
fcriffe il Baglione ; a me pure è neceflario > a quefti appoggiandom i , fcriuerne le
vite , ch'ei ik Ao ci ha lafciace -, come qui fìcgue :
VITA DI ANTONIO SCALVATI BOLOGNESE PITTORE.
Bologna è fiata fimpre Madre d'ognivirtù, md'eìla nell'Italia è albtygod'honore,e
Città di difcipUne ; e come vna nuoua, e diletteuule ^tene. In quesìa Città nacque
adntonio Scaluati » enell'iftejj'a Bologna da Giacomo Laureti apparò l'arte della pittura.
Venne
5»» P A TiT E t B n Z A
Venne egli in ^òmn con il fuo Maefho , mentre regnam il Tontefice Gregorio XI III
ts' impiegò ad aiutare il Laureti Htlla pittura delU Sala diCoflantino nelTalagiof^a'
ticano ; e mentre quel Tonte^ce riffe ,v' impiegò ,evie(iercuò l'opera, e' Itcmpo,
Dapoi negli anni di Vapa Stfto r. lo Scaluati lauorò nella Libreria Vaticana j e ne
gli altri luoghi da quel "Pontefice fabricatit e di pitture adorni.
Indi fi diede à far ritratti, & in particolare quello di Vapa Clemente Ottano , che da
lui (rifpetto àgli altri) fu molto fintile rapportato , &ejprefio. Etera difficilijfìmo il
farlo cosi raffomigliante ; poiché il Tontefice non volle inai in prefenì^a effer ritratto ,fi
che ad Antonio fu gran fatica il condurlo à naturale ,c vera perfettione . In fatti tutta
la Corte , e tutti li Vrinctpi di I{oma voleuano il Vapa dello Scaluati . Et ancora co» la
vnedeftma fatica dell ' altro fece li ritratti de'Tontefici Leone yndecimo , e Taolo S^uin»
to , e pure affai fimili da lui fitrono efpreffi , e dipinti : E di quello^di Taolo egli fece bene
il fuo fatto , e molto vi guadagnò .
e' difua mane il ritratto di Leone Vndecimo, il quale flà tn S. ^Agnefe ftiori di !{o-
nta , dentro di vna capella à man diritta nella memoria fatta di quel Tontefice da Tietro
lacomo Cima, fuo 7Haefìro di Camera > afiaiftmile , e buona tefìa.
Qtieflo Firtuofo non operò cofa di grande inpubltco , perche in quefli ritratti ft trat-
teneiia.
Era affai podagrofo il pouero Scaluati , e la maggior parte del tempo fé nefiaua ììl»
letto , & honoreuolmente con l'effigie de' Tontefici compartiua il giorno , eprocacciaux
itguadagno .
Fùgalanthuomo , e da bene , e finalmente nel Tapato di Gregorio Decimoquinto qui
ìnB^oma di feffantatre annilafciò la luce, e le operatiom della Firtùi morendo > ag-
gionge il Mafìni , del 1622.
Di lui rrouo auer fatto vlcimametite menzione il dotto Padre Maeftro Ifido-
roVgorgieri Azzohni nelle fue Pompe Sanefi , dicendo che Francefco Vanni,
dopo d'effer ' andato d'anni dodici à Bologna ad imparare fotta la protettione di Bar-
tolomeo Tafiarotto eccellente Tittore , e gran difegnatore , oue dimorò due anni , e vifà-
gran profitto &c. Arriuato à B^omafece amicitia con Antonio Scaluati, Tittore Bolo'
gnefe ,fotto la cui difciplina ritrouò Guidò B^eni &c. il che mi H creder polfibile > t>
vero ciò che ho vdito dire al P. Lodpaico Maria Pafferotci , che di Bartolomeo
/uo Ano foffe allieuo quefto Scaluati j ancorché preflo il famofo ftudio del Sig.
Gio. Andrea Sirani iì veggiano Tuoi difegni cauati dalle cofe del Tibaldi in S>
Giatomo, e nel Palagio Poggi,
VITA DI BALDASSAR CROCE PITTORE.
Principio di buonraccontobora ne dà vno, che dalla Croce hebbe il fuo cognome > e
Baldafiare appelloffi , e dalla virtuofa Città di Bologna traffe ifuoi natali. Ve nne
egli à Bfima nel Tapato di Gregorio XI II. in età giouanile , ma con qualche principio di
fitturaì e nella Galleria, enelle Loigie del Talagio Vaticano, da quel Tontefice^
trnate impiegò ifuoi lauori t i<il (he affai buon prattico ne dwenne; O" in varij luoghi
4i^iih
'BALDASSA?. CUOCE. 529
àipnfe , Yf.à io li più pincipdi à V, S. rammenterò .
InS. Giacopo delli Spagnuoli , nella feconda Capella d man diritta , OW è il quadrò
del B^efi'.fcitamento , opera di Cefare Nebbia , la volta è tutta àfiefco da Bddajjare ccìi»
dotta . £ di fuori fopi-a la Capella lafìoria, quando il Saluador elibera i Santi Tadri dal
Limbo ,&ilS> Antonio da Tadouaèfuo , afìai benfatte , e lodate dipinture.
Fece vna facciata incontro alla Hrada della Freccia Ju'l Corfo , nella cafa già d'jifca-
tuo B^offo architettore , la quale gli fa molto lodata j fé beri bora poco re n è rimajio»
fer efiere fiata indifcretamente guafla.
Nella Loggia della Benedittioneà S. Gio. Laterano > fono difuo due Virtù , conput-
tini j in quattro tncT^i tondi ; & vnaflorta del grande Imperadore Coflantmo in concor-
renza d'aUre facccui, come aiiea prima detto nelle fuenuoueChiefe di Roma»
da Gio.Baccifta Pozzo > Ferrali da Faenza , Giacomo Stella, Ventura Salin^be-
ne jGio. Batcìfta Ricci , Andrea d" Ancona, Paris Roniano,8£ ul ri . E la Vergi-
ne Coronata a frefco nella Cappella > eh' ogiji ferue per Coro a quel Reuerea-
difflmo Capitolo .
Nella Sala Clementina ha difuo alcune figure nella parte da baffo ; e nella Sala , che
fegue , ha nel fregio alcune hifiorie.
Dipinfeper il Cardinal Girolamo P^uflicucci F icario delV.tp.t la Chiefa di S. Sufanna
<J Termini , e vi fece la fioria di Sufanna del Tefiamento veccb, o, configuroni tutta infre-
fco con buona maniera terminata , ma i colonnati , le profpettiue , e gli ornamenti tocchi
d orojono di Wattheo Zaccolmi da Cefena . Et anche nel Choro la banda manca è di ma-
no del Croce , con dmerje figure condotta , <& intorno all'arco di fuori l'opera àfrcfco è del
fuoprattico pennello .
In S. Luigi della Natione Franccfe , dallato manco , dentro la Capella di S. Nicolò fo-
no fuoii quadri > che fianno dalle bande, z^i due Santi ne'pilasìri lauoro a fi-efco, dc-
fcritti pnma m tal gnifa da Gafparo Celio ; Lepitture collaterali , nella fecon da_j
Cappella alla finiftraj entrando, oije è S.Nicolò Vefcouo di Muziano, di Bai-
dafiar da Bologna , & Gio. Battila da Nouarra , fono à frcfco.
La Chiefa del Giesù , nella Capelletta di S. Francefco i ha di fuo la Cupola tutta irta
frcfco fatta .
^lla Trinità de'Vellegrini dipinfe dal lato manco in fiefco la feconda Capella, àS,
^gofìmo dedicata , e later'7^ à S. Gregorio, ma il quadro della prima è del Caualttr
Ciùfeppe Cefari d ^rpmo ; e l altro è dell' ifìeffo Croce à olio.
Su la Cupola della Madonna de'Trlonti ha per entro difuo l incoronatione della B.Ver-
gine , e la Vifìtatione di S. Lifabetta,
In S. Vraffede è à ficjco da lui dipinta con gran diligen^^a ne' ir.iiri l' incoronatione di
fpine , con vane figure , e con jlngioli intorno.
Nella Chiefa de^le Monache dell > Spirito Sa ito , la prima Capelletta ha difuo tutte le
Sìoriette , che à freieo vtfono,&èà man diruta.
Dentro la Chiefa di S. Cto. della Tigna , Compagnia de' Carcerati nell' yiltar Mag-
giore ha vn S. Gio. B.Uii[la à alto ,e dai lati due Santi con vna gloria , & vn Dio Tadre
di fopra àfrefco, L' Altare àm.in diritta ù tutto fio j i^ -all' incontro h.iiiui vnnj
Xxx Tie-
530 P A ^T E T E 7t Z A
Tietà j opera del fuo pennello .
Ter entro laBaftlica di S. Maria THaggme, saperla naueài me:(0, da Domenico
Cardinal Vinelli ri fiorata , ha le ftorie della Vrefeatatione della Madonna al Tempio»
l'^doratione delli l{è Magi , con molte figure j ^ il Chriflo morto in braccio della Ma-
dre fempre tergine , lanari in frefco.
FÙ da lui la Capelletta di N. Dorma. . rìcino à ciucila de' Signori Sfor^ con diuerfe
figure colorita.
Eparimentenellafteffa Ba(ilica , mentre regnaua "Paolo V.fopra l'arco di quella gran
CapellajMoròin frefco il tranfito di Marti con gli .ApofloU . E per entro la Capella
del Pontefice ,la Capelletta di S. Carlo Cardinale di S. Chiefa à man diritta , ha difua
Viano in frefco nella volta vna gloria di angioli , nelli triangoli medeftmamente .Angio-
li ,efopra l'altare il S. Carlo à olio ; e la Gloria à lato , ancora à olio condotta : e fece
egli parimente per la Sagriflia grande à olio due quadretti della Vaffione dt N. Signore,
non so fé quella Orazione nell'Orco , e quel Sig. Morto , che nelle fue noue Chie-
fe , ed vlcimamencc il Sig. Abbate Tiri , diflero polli & incaflrati entro duoi in-
ginocchiaton di noce.
Jn S. Eufebio , il quadro dell' jlUar Maggiore , entroui Ctesù , Maria , e molti Santi
da lui figurati .
Dentro il Vala'i^o Tontifìcio à Monte Cauallo , euui del Croce j neW appartamento da
baffo , tutta la Capella > con varie bifljrie à frefco conclufa .
Dipinfe perii "Principe Teretti nel fuo Palagio > à S. LorenT^o in Lucina , &- in quello
di Termini molte cofe à frefco ; & altre opere per diuerft , che per breuità io trapalo.
Baldaffare Croce viffe molto honoratameute , e mantenne d fuo decoro con gran ripu-
tatione ; e mentre era Principe dell accademia B^omana , in età di anni 7 5 . giunfe all'
fltimo de fuoi giorni ; e per ttfiamento , nella Chiefa di S. Marta in f^ia ,fua Par occhia,
friuatamente nel 161S. volle effer fepolto.
Tra r altre lue più lufigni fatture > non è da tacerfi la Libreria , che tutta di Aia
mano dipinta a frefco, io ben riconobbi più volte nel Palagio della Vigna
Feretri in Roma > in ifpartimentidi quadratura , con introduzione di quattro
Filofofi, Arinotele > Platone, Socrare, e Pittagora nelle principali vedute ,con
motti in mano ; la Gloria > le noue Mule , e fimili , che tutte quel Guardaroba
volea darmi a credere , effer di mano di Guido Reni , al quale è però vero che fi
vede eflerfi ingegnato d'accoftarfì molto nella tenerezza , nell'idee , e ne' pan-
neggiamenti, dopo l'auer veduto la nuoua maniera di quedo grand huoino , ed
auere anch' egli dipinto nello fteffo tempo nella Cappella di Paolo V. in S. Ma-
ria Maggiore.
Si come fono da infinitamente celebrarfile tante opre più d'ogn' altre bel-
le, che di fuo fi vedono in Viteibo,ouebifogna perciò flanciafle gran tempo; e
fé non altro, quella tanto graziofamez?a Madonna fopra la portitella, cht-»
riferifce in iflrada, di certi I^adri : In vna Chiefa la Mifìione dello Spirico Santo,
efìmili : Mdinparticolarepoi tuttofi Palazzo pubblico di quella Ccmuniti,
degno anche, per l*crudi2Ìone delle cofe figuratcui^ d'elkr veduto , e ben confi-
dcra-
^ALDASSATl CUOCE. 551
deràto : In capo alla fcala maggiore > da i lati dell'antica lapide di marmo, con-
tenente cdimoftrantc in erudito, e mifteriofo geroglifico, tra fportato prima
dall'antico Tempio del fatioloi'o Ercole , che poi da que' primi Chnlìiani r'u
confegrato a quel vero Ercole di Santa Fede Lorenzo Martire, che per falirc al
Cielo con quelle fiamme,vidde confumarfi la fpoglia frale del corpo full arden-
terogo,ranrichità di Viterbo. Pinfe a mano ritta» in figura grande del aatii-
rale l' iftello RèOfiri,tenerodimpaRo>cgraziofamenteveftito, con cotur-
ni gialli in piedi, eclamidctta dello fteflb colore , ftretta da vna cinta cerulea,
e fclierzantea fijnchi.e «.he rimirandogli fpettatori con la finiftra alzata, coti
la dtilra accenna, e ci moilra di.tta memoria. Ha il manto porporino aggrop-
pato fopra l'omero (ìarico, con belli andamenti di pieghe GmdtTche itefo,e
cadenteglia'piedi. Alla manca vn graziofiffimo Ercole, così gentile, rifenti-
to con delicatezza , e nobile , che aflolutamente fi direbbe di Guido . Pofa egli
laclauain terra , che foftien con la finiftra mano, e con la deftra alzavn nudo
fanciullo , che mi pare aggionto dopo , chefoftenendo anch'egli vn' arbore eoa
fei Gigli , erge il motto : yiterbium fioretis exorilur.
A canto al veftibolo della Sala, e prima d'entrare l'nefla, nel camerino, ò
galeriola che Rad , one fono cfpieffi in varii comparti , legati da quadratura,
diuerfi miracoli fucceflì in detta Città , d' altra mano , otto puttini dello ùeffo
vn pò gracili .benché poi graziofi, e che Fclineggianoj onde fiarei in dubbio
fé da lui fattilo (e da altri con la Tua aHìHenza, ò compagnia, elTendo troppo
lontani dalla fquifitezza delle due mentouatefigure.
Seguitala gran Sala nobile, emaellofa , tutta ornata di fpartimenti, sfian»
cheggiati,e rilegati da fufHciente quadratura, fui penfiero edifegno,fi vede»
diBaldaflare,chefoloriconofcefi auerni dipinto leftorie.e figure principali.
La prima dunque verfo l'entrata èNoè,chenioUraa duo' figliuoli la dignità, e
preminenza del gran Viterbo, detto vlcimamente Etruria, fopra tante colo-
nie, e fimili cofe così ben compofle dal fagace Annio &c. in tefia , che viene ad
eflere rincontro a qnella , Cekflino Papa Terzo , che a Viterbo , metropoli del
Patrimonio , & al fuo Vefcouatoaggionge & vnifcc , dell'Anno 1 193. h Vcfco-
uati Ferrentanenfe , Tufcancnfe» Rledenfe, & Centoccllenfe in Conoltoro,
con l'aflulienza de' Cardinali, del Clero, e del Popolo, la cui indifcreta curio-
(ita vedefi qui auanti raffrenata da vn foldato,che mirandofi in ifchiena, e men
della metà , ali vlo del Primaticcio , viene mirabilmente a refpingere indietro le
altre > parte vedute , e parte fuppolk figure» e m confeguenza a guadagnar fito»
& ingrandire più l'opra.
Tra le fincltre due altre ftorie contenenti le grandezze di detta Cina : Nt Ha
|»rimafinfelo Itendardo, òVeffillo della Chic/a dato, e ronfegnato avn Ber-
nardo Vicario della Santa Sede , alla prefenza di molti Senatori , e di foldati , e
rfappreiTo certi meazi trombettieri, che dando fiato alle ftrepitofe , e liete
frombe,b^n grandi e caricati , accrefcono più terribilità a que 1' operazione:
NcU' altra taollrò la iluizioae di Paolo Terzn , nel!' iftituiie in detta Citta l'Or-
Xxx > diae
53^
V A nT B T E 7t Z A
dine de'fuoiCaualicri del Giglio, vertendone con molta naturale erprcfllone
iduo'gra2Ìofigiouanetti>genufleflì alla prefenzadi tanti altri Concittadini ,&
n mezzo a duo'Cardinali 3 mentre il pubblico Cancelliere ne legge ilbreue, &
vnoabbracciatofi ad vna gran colonna in alto , all'vfanzadi Paolo , ingrandifce
mirabilmente l'azione; etuttequsfteconrifcrizione fotto latina ,& elegante.
Vi ha poi frammezzato varii foggetti oriondi da quel luogo : Remigio , Le-
lio Paleologo, Pietro Paolo Braca, Gio.Lafcari, Paleologo Imperadore di Con-
ftantinopoli, quattro Cardinali , & altri entro medaglioni , i primi però , non
eflendo gli aggionti di fua mano; intendendo che l' opra dafle gran foddisfazio-
ne, e ne foÌTc ben trattato, e regalato, mallìmeeflendogliatirettata, perche^
terminata fi vedeffe a certa funzione, come feguì, con quella fua maniera che fi
conofce facile , e sbrigatiua , vnico pregio delia ^'e^eziana brauura , e fucceffi-
uamente della Bolognese Scuola.
DI
FRANCESCO BRIZIO.
Si$
DI
FRANCESCO
B R I Z I O
EDI
FILIPPO SVO FIGLIVOLO
DOMENICO DE GLI AMBROGl
GIACINTO CAMPANA SVOI DISCEPOLI
ET ALTRI.
«^ eiH H»' £°»' (^ £^ (^ &3R H» HEe-
On sa contcnerfi la Fortuna nella mcdiocrfti : gode fol de gli
ecceflì ; e come {e a folleuar qualcuno ella tolfe , fino che alle
itclle innalzato noi vede, vaqua npofaj così fé a perfcgui-
tarlo fi muoue > fin che non ì'hi cacciato nel fondo, giammai
fi contenta . Tanto auuenne appunto del noftro Francefco
Brizio , che fatto berfaglio delle difgrazie, prima non l'ab-
bandonarono quelle , che non aueile col morire abbandona-
to egli il Mondo. Nacque di Gio.LodouicoBrizio fattore di campagna de'Si-
gnori Maggi , e di Orfina Pizziraldi lua moglie , fotto la Parrocchia di S. Giulia-
no , in cafa propria del Padre ; e fgroffato daefD nel leggere > conofciuto in sì
piccola età vn sì grand' ingegno , lo pofero a'Ia fcuola , oue continuò fino all'
età di dieci anni ; nel qual tempo, anfiofi che quanto prima cominciallc anch'
egli a guadagnar qualche cofa,)l pofero al calzolaro: Seguitò in quefto meftierc
finoail'cti di vent'anni,epoftodalMae/lro al banco a tagliar le fcarpe , altro
mai non facendo, che su quello, e Tulle fuole colla punca de' ferri difegnar' ani-
mali , teAe d' huomini) arbori^ e limili capricci j diede fegni manifeili del Tuo
genio
genio inclinato alla Pittura . Eragli morto il padre , onde il patrigno , clic fa vii
tale Filippo Nobili fecondo marito di fua madre , difpcrar.do u'auer più prole,
l'amò come proprio figlio , e perciò non altro più bramando che compiacerlo.
Io mandò da Bartolomeo Paflerotti j vno de' più brani difegnanci di que' tempi,
come altroue fi diffe, e dal quale perciò apprefc anch' egli il così ben maneggiar
la penna. Veduta poi la maniera de' Carracci, e parendogli efler quella la^
vera > lafciò il Pafferotti , e (e ne paisò a Lodouico , e da eflb' perfuafo a fiudiat
alquanto gli ordini dell' Architettura, e le regole di Prorpettiua , cosivi fi fon-
dò dentro > che potè poi col tempo , ritiratofi a fare da fé (tanza , aprirne fcuo-
la,edinfegnarneadogn' altro, leggendo pubbliche lezioni, alle quali inter-
uennero non folo Pittori, ma Caualieri , che allora d'ingemmare ambiuanola
loro Nobiltà con sì belle cognizioni. Fràquefti fiannoueraito i Signori Sam-
pieri ,in cafa de' quali ne fu aperta l' Accademia , i Signori Vittorii , Bolognet-
ti,Cofpi,Pepoli,BeHtiuogli, & in particolare Fiancefco Boncompagni ,che
fu poi Arciuefcouo efemplariffimo di Napoli , e gran Cardinale di Santa Chic-
fa, col quale però rallegrandofi di fimil dignità con quefta precifà lettera :
La feltcijjimi nuuua dclU promotionc di y.S.lllufirifs. al CardinaUto mi apre la
(Irada d* venire à ricordargli gli antichi obltght miei , fondati nella fingolariifima fm cor-
tefia, la quale mentre fttrattenne inBologna , fommamente mi ovorò di dcgnarfì di ap-
prendere da me liprincfpij del difegno , della pittura , e di profpettiua : vengo per tanta
i rallegrarmi &c, ebbe in rifpoita la feguente ;
jll Molta Magnifico mio Carij^mo
Il Sig. FrancefcQ Britia. Bolagm.
Molto Magnifico mio Carijfimo,
r là L piacer fentito da lei per la dignità Cardinalitia farà volontkri da me corri/pò-
X\. fioconqudcìiejuojeruitiOtfemenepretiarà l' occajtone . Intanto le rimango
tenuto ,emc le cjfcro di vimcuore, P^oma, io. di Maggio 162 1.
Suo ^moreitole
,, Il Card. Bone ompagnu
Ma per tornar fui filo , tanta fu l'aiFezione che gli prefero 1 Cai racci , matiiniti»
AgoLtiiio, in inoltrargli che fé Lodouico il belmcdodi dif gnare del nuouo
fcolare , che fé lotolfe per compagno nel!' intagliare a mezzo guadagno , dan-
dogli proprii diffgni, parche lì ponefle adelcguirli col bollino , poteiidofi tut-
to promettere della (uà iatclligenza,e puntualità, r.folutotgli di attendere folo
al dipingere. Mentre dunque auea dato principio, e fé ne portaua egregia-
mente jAgoltino ito prima dal fratelto Annibale a Roma , poi tornato a Bolo-
gna , indi a Parma, cola fé ne morì con gran dolore , e mortificazione di fran-
cefco. Fu tnttauiatonfolato da Lodouiccthetrouandofi pure molti penfieri
ptoprii, matìime di Madonne diuerfe fuggitaci xa Egitto > con S. Giuf ppe d^
tfpor-
FllAJ^CESCO 'BZIZIO: 557
èfporre in pubblico colle ftampe > a lui le dcfiinò, fi come dargli altri capricci
&inuenzioni lafciace daAgolìiiio> g!i auea promeflb, Nonfeguipoi l'etlecco,
e perche Francefco huom longo aflai ed irrefoluto, non feppe mai niecter-
uifi col douuco calore , penando vn* anno intero a finire la gamba lafciata im-
perfetta dal fudetco Agoftmo nel Tuo bel S. Girolamo, che genuflsflo in profi-
lo» col CrocefìlTo nella delira» colia finifira fi percuote il petto; e perche ,inua-.
ghirofi altresì del colorire , entrò m penfiero di farfi conofccre più Pittore , che
Tagliatore.
Conofciuta Lodouico quefta fiia nuoua nToluzione , Io pofe non folo a sboz-
zare ne* fiioi quadri » a farui lontananze, architettura, qualche panno, e cofc
fimili , ma iauori interi di non tanta conleguenza , e di poco fuo genio a lui ri-
nonziando ,promouendolo, e proteggendolo col dirne bene, fargli difegnije
ritoccargli l'opre. Perqual cagione perciò fi dolefle egli talora del buon vec-
chio , io non n.i laprei benconghietturare. Mi diceua il Cauedone altra non
cffer ftata , che la natura fteffa di quelt' huomo Tempre aftiola, delicata troppo,
e troppo fofpettofa : non d altro più goder" egli ,chc di garrire : dolerfiferapre
in quella fcuola non effer'egli conofciuto, né di lui fatto conto; piùfìimarff
Guido , l'Albani , il Menichini , il Garbieri , ranco meno di eflo lui fo'.dati", di-
cea , & vjiiucrfali : volerfi perciò da (e ritirare , & infegnando i principii del Di-
fegno,e la Profpettiua , farconofcere al Mondo quanto più de'fudetti, e d'ogn'
altro i fondamenti dell' Arte ei pofl'edelTe. Allora fu che, come fopra fidid'e,
aperfe ftanza, e non vdite, ne accette nell'Accademia del Baldi le Tue lezioni,
ch'anzi furon cagione che quella (h disf.ce affatto , vennero (ul principio gradite
nella nuoua , chj in Cafa Sampieri erede , e che ad ogni modo ebbe poca du-
rata. Vi fi raffreddò poi anch' egli quando in tìnes'accorfeduraruieifreme fa-
tiche, e cauarnepoc'vtik, sfumando il tutto in Iodi , cerimonie, e pochi re-
gali di cofe comeftibili ; il perche datofi a procurar' opre , vi fi pofe con tanto
firuore,afIìduicà,e premura , facendole add. mandare per Caualieri, e Poten-
tati, che fi refe odiofo a quei della Profedione . Pollofi in tanto , per non per-
der tempo , in compagnia di Lucio Mailari , e di Leonello Spada , fi àkÒQ a di-
pingere a frefco.lauorando nel torcile del Senatore Boniigliuoli, efacendoui
' foio i fregi di alcune ftanze ; ed in fine , a concor; enza di quegli altri , llorictte
del Taflonelb loggia coperta alla porta di dietro . Dipinfe fimilmente il corti-
le , & alcune ftan/e nel nuouo Palag.o dei Sig. Aure licr dall' Aimi, oggi Marefcal-
thi: Tutti i frefchi n:lla Cappella della B.V. del Carmine, nella Chiefa di S.
Marcino maggiore, fattigli fare dal Padre Buratti: In cafa de' Signori Bolo-
gnetti molti cairini da fuoco, &vno a S.Manno nel Palagio di Annibale Pa-
Icotti , rinconr.ro all' altro che vi fece Guido alla camera oppotfa , e tanto p;iì
bello , & vna llanza : A S. Cefareo all'Abbate Bofchetci varii fregi di ftanzo,
aiutato però da vn Rio giouane; A Modana a' Indetti Signori Conti Bofchetti
il foffitto di vna Saia compartita in quadrangoli , con tutta la difcendenza di
Gioue,figureviUedifo:toinsù,etiutebellitnme, percfTer fiate fatte nel vi-
Yyy gore
jsS PA7ÌTETE22A
goicdelfiio operare: AllaPieue nell' Oraterio della Santifs. Trinità cinqao
llorie> a concorrenza dello Spada» che vi douea fare alcre cofc , fé non veniua
chiamato a Parma da quell'Altezza; e perciò altro di Tuo non lafciandoui,che
l'Adamo in pacfe nella volta : Gli frefchi che fono nelle lunette > e nelle porte
laterali della Cappella Montercnzii in S. Ftancefco ,e fimili , che troppo rende-
rebbero noiofo il racconto .
Diciam dunque delle tauole a olio porte in pubblico, e fono, quella de' tré
Angeli in S. Martino maggiore , che fu la prima ch'efpofe , fattagli fare da vn di
que' Padri, &oflferuato il volto divn di elfi con non minor fcandalo di quello
foflero mirati quegli Angeli , che nella Cappella de'fteffi nel Giesu di Roma di-
pinfeScipion Gaetano. Fu la feconda la bellilfima tauolina nella Cappella.*
Barbieri in S. Domenico , oue il Signore comunica di propria mano S. Cateri-
na la Sanefe,tanto gentile» e deuota »econ vna gloria d'Angelettiin Cielo, che
fìanno ciò rimirando » così viuaci e fpiritofi , che mai più belli feppe farli quali
diflìilCoreggio. Dipinfea olio fui muro nel Cortile famofo di S. Michele in_,
Bofco tré pezzi » vn mezzano e duo* piccioli, che meglio d'ogn' alerò fonofi
conferuati : La nafcitadel Padre S. Benedetto : S.Cecilia , che gettaci in terra gli
ftromcnti , genufliffa , e colle mani al petto tutta fi dedica a Dio : e la ftefla che
iftruifce Tiburzio della vera Fede. Moftrò in elfi quanto profondam; nte inten-
delTe il ponto della veduta , i piani , 1 Architettura, e'I paefaggio, introducendo-
ueneappoflatamente>ein3rriuabilmente bene, che olTeruato da Andrea Sac-
chi , ebbe a dire : coftui in quelli particolari pofleder più d' ogn* altro Pittore ; e
tanto R compiacque di vn bizzarro ornato che vi è mtorno , che non volfe di li
partirfi, fenza farne memoria di roda matite . Difegnò anche vn gruppo di put-
tini , che fopra la detta Santa felleggia in aria , dicendo : i più belli a" fuoi giorni
non auer mai veduto , ne poterli fardi più ; e fpiacergli non auergli oll'cruati pri-
ma ed allora , che militato aueua focto l'Albani . Trafecolò poi quando vidde,-
&o(reruò quegli altri cosigiuliui, edamorofi.chc pinci fi vedono nella tauola
di fua mano nella Chiefa di S. Antonio Abbate dell' infigne Collegio Montal-
to , ou'è la B. Verg. col Figliuolo » S. Francefco , S. Carlo , & Angeli che fanno
feda ,eche fuonano, di tanca vaghezza» e nobilcà,che dà a vedere » che quel-
la di Guido andauapefcando; e che perciò è battuta dalla fierezza del quadro
del Tiarini oppollo , come ambiduo' vinti , ed atterrati poi da gli Eremiti di Lo-
douico all'Aitar grande. Vedefi ne 'PP.Conuentuali di S. Francefco nella Cap-
pella de* Mignon MontecuccoIi»douepureefprelTe,ma con maggior fodezza»
e curiofa difpofizione la Maddonna col fuo Figliuolo , S.Giouanni , S. Bonauen-
tiira , S. Tomafo di Aquino , e S.Giacomo, vna cauoia degna di confìderazione:
Nelle RR. Monache della Maddalena all' Altare Lambercini la Nonziata : Nel
Coro di S.Saluatore vno di que' miracoli, cioè il Battezzo; e nella Chic ia di; Ile
Suore di S. Pier Marcire , a concorrenza de gli altri, vn di que'quadrctti , ch'or-
nano ccrtj vani di quella bella architetture. tta ; ed è quando il Santo rerufcitail
putto morto ; luS.Pecrooioaella Cappella de' Macellari jigrandiliìmotauo^
Ione
FRANCESCO ^^12/0. 559
Ione laterale , iftoria copiofa della Coronazione dell' Immagine della B. Vcrg,"
del Borgo di S. Pietro , molto bella , e molto limata ; il di cui iìnitifflmo fuper-
bo difegno andò oltre i Monti per mano de'Carracci ; e di rincontro la memo-
ria a irefco di quadratura di tal fatto , molto ben intefa ; dando in tal guifa a di-
uedere quanto nell' vna , e nell'altra forte di lauoro pratico folle ed intelligen-
te ; e nella Itefla Chiefa nella Cappella Fofcherari vn'onefto quadro lateralmen-
te porto , ou è S. Carlo , ad emulazione d'vn' altro della fiefla grandezza fattoui
dal Tiarini fuo concorrente , ed alTai più bello > così anche portando il fuggec-
to più copiofo : Vn' altro quadrone mimenfo , vguale al fudetto del Borgo di S.
Pietro > e fors' anche maggiore nella famofa Sala Angelelli , eh' empie tutta la
facciata oppofìa a quella del camino , ed oue per isbizzarrirfì , e dare a cono-
la fua feracità) e 'I iuo fapere , ad onta di chi lo diuuigaua irrefoluco > e itentatOi
tolfe a rapprcfentare la tauoia di Cebete j che dipinfe là in cafa > ed alla quale
flette attorno vn'anno j e che veramente riufcì vn'opera infigne e mirabile * on-
de per gran tempo ebbe il concorfo > e l'applaufo di tutta la Città.
Quelle fono le opere più lapute , e più infigni , lafciandonc molte altre per
bteuità di minor confiderazione j maflìme picciole , perle quali aueua vn parti-
colargenio,e talento >riuicendo più in quelle proporzioni quella delicatezzai
e leggiadria j delia quale era egli dotato ; ond' è che molti rami , e tauoline che
fi trouano entro Monache, delle quali fece quantità» perii buon prezzo che»
vfaua , fono comunemente reputate di Guido . Così dicefi , e credefi lo Spon-
falizio di S. Caterina hora non so predo di chi : così quella tauolina che Croualì
entro le Suore di S. Margherita d' vn fìmil Sponfalizio , fatta per vna Monaca di
Cafa Maluezzi , di così dolce colorito , e foaui idee , & altre > che troppo faria
lungo il riferire. Così lode egli e in quelle, e nelle fudette grandi ftato premia-
to conforme il mento , che aurebbe fors' anche dimoflrato più il luo valore , e
prefopiù animo ; mavì prouòfernpre vna contrarietà in ottenerle , e v' incon-
trò tante difficoltà , e contraili , che bifognò per alTìcurarfenc,s offerifce a farle
a vii prezzo , e più per vincer la pugna, che perapprofittar(eiie coll'vtile. S'egli
fi pofe a fare a compagnia con Lucio Maflari , e collo Spada , il primo dedito
troppo alle caccie , ed il fecondo a pigliarli buon tempo , a lui tutta lafciauano
la fatica , partendo in terzo il guadagno . Se col padre Buratti, e col Padre Pie-
tro Toma di S. Martino fi flrinfe, quelli più di grandi fperanze lo pafcerono,
che m follanza gran denari gli dall'ero . Co'Signori Bolognctti palTaua tanta in-
trinfichezza , famigliarità, e beniuolenza, che larebbefi egli vergognato a chie-
derde'lauori che loro faceua,cofa alcuna, prendendo fenza diraltro quel po-
co gli dauano. Volle perforza,e contro fua volontà il Sig. Camillo che aiidaf-
fe a dipingere a Modana a' Signori Co. Bofchecti, e n* ebbe tanto pochi denari,
ch'è vna vergogna il ridirlo. Fece vn'affaticato,e fuperbiflìmo difcgno per vna
Salone , che andaua dipinto tutto in Profpettiua del Duca della Mirandola , c-i
non odante n' addimandalTe viliflìmo prezzo, defiderofo di rorfi di Bologna,
perisfuggire Icfuefuenturejnonpocè fucceder l'accordo; erellandacoUil
Yyy 2 fuo
540 PA7tTETE2iZA
fuo difegno « ne vidde darfi l'efecuzione ad vn Battiftclli Pittore bafllflìmo. Nel
laiioro della Pieue > oue pocea coiUencarfi , nacque in fine vn' equiuoco > e gli fu
fatcofarelauorodue volte più dell'accordato. Nella Cappella Monterenziifi
contentò di ciò che piacque a Monfìi^.che 1* auea ifpsranzato di farlo paffare a
Roma con occafioni di luo gran proiìtco, non altro maggiormente defiderando»
che di vedere quella Metropoli delMondo jC per qualche tempo goderla . Gii
Angeli in S. Martino furono fatti più per ambizione di darfi a conofcere oglian-»
te, che per guadagno grande; fi come lo fteffo auuenne della Santa Caterina-.
Sancfe in S. Domenico j troppo inuogliatofi d'auere anch'cgli vna tauola di fua
mano , oue la loro , e canto famofa vantauano lo Spada , il Tiarini , il Facini , e
Guido . De' tré pezzi fui muro nel famofo Cortile a S. Michele , facti a concor-
renza de gli altri allieui Carraccefchi, non occorre dilcorrere , elfendo più che
per guadagno, Itati oprati colla picca, e ad emulazione . Paruegli fé gli aprifle»
ro le cateratte del Cielo ne' quaranta feudi per la tauola nella Chiefa di S.An-
tonio , e ne gli ottanta per quella de'Signori Montecuccoli in S. Francelco , ma
tanto yi (tette attorno , che a ragion di giornata, più guadagna vn vii garzon di
muratore, ò di Falegname . U quadrone famofo della Coronazione latta dal
Cardinale Legato Barberini della Sagra Immagine di Maria Verg. dJ Borgo di
S. Piero , fu per darfi da' Macellari ad vn tal Sicari pittore ordinano , figlio di vn
macellaro, & all'Ambrogio fuo fcolaro, e da lui partitofi difgullato ; onde per Io
fteffo vihflìmo prezzo il volle fare , per vincer la pugna ; e lo ftello fece del gran
quadrone della tauola di Cebete in Cafa Angelelli , efcludendoHe il concorrente
Tiarini , che darlo facto in ere niefi promettea , e per pochi denari ; fupponen-
do a quel Signore , che non folle AleiTandro grand' huomo , e valente folo ne'ri-
tratti i ond'auuenne poi, che chiamato a farne da quel Signore, rifentitamen-
te rifpondefife il Tiarini, niarauigliarfi de'cafi fuoi; non efler'egli pittor da ritrat-
ti, ma da ftorie, come poteuafi vedere in S. Antonio, in S. Domenico ; però
chiamade pure in ciò il luo Brizio, ch'egli fi concentauaefl'er chiamato da'Prin-
cipi di Lombardia. Sin ne' primi anni tagliò vna conclufione al Dottor Felina»
C dopo la fattura non furono d'accordo , reftando a lui , che poi ne fece vna di
minor prezzo . Ne tagliò vn'altra a Fra Pier Toma di S. Marcino , e tanto (let-
te a leuarla, che conofciuto infine ciò auuenire perche il Padre non voleua_,
comperarla, bifognòglila donalTe. Era infomma ficuro , che quando vnogli
addimandaualauori , (ì inoueaò per fcroccarlo,ò per auer buon prezzo , ò per
dilBeultargline il pagamento; ^ come non auea da dubbicare , che quando ver-
fa vice egli ad alcri ne richiedeua, non gli otreneua ; così volendo vnapcr-
uerfa , ed oftinata forte , che mai Ci vidde placata , e contenta , fino che non_»
l'ebbe ridotto all'ertremo, mancando in età di quarantanoue anni del i6j^.
Vogliono perciò molti , che morifle di tedio , e di malcnconia , mallìme che per
lo più inchiodato dalla gotta , perdeua in quelfvltimo i m fi interi fenza poter
nulla oprare ; e perciò fempre dolendofi della fua cartina forte , e rammemo-
rando gliapplaufì di Guido , gli auanzi del Tianno > il buon tempo del Mafiari,
FRAnCESCO 'BltlZlO 541
le fortune del Valefìo , e dello Spada , e dibbattendofi t e cormentadofenc. Al-
tri dicono > eh' ei fotìc aflfacturato e guafto da vna fua nuora , fi come cale fi (co-
perfe la prima creatura che dalla moglie ottenne; aggiongendo, che quando
di ciò s'accorfe > e da* Rcligiofi ancora ne fu aflìcurato> (ì leuò di cafa di eira,co-
sì configliaco ; ma che poi raffreddatofi col tempo il fofpecto, e blanditone dal-
la conforce , per vlcima fua difgrazia vi tornò, e v'inciampòj terminando conca-
le infelicità quella vira > ch'anche miferamente fempre auea condotto.
£' (tato il Brizio vno de' grandi allieui che dalia fcuola diLodouicofia vfci-
to> leuatonei primi quat ero, Guido > il Menichino, 1' Albani, ed ilGiiercinOj
ancorchea quelli, e ad ogn' altro lo preferifca nell'ordine della nomina Gio.
Antonio Bumaldo nelle fue Minerualta Bononia; e fra i quindici Accademici, che
a concorrenza dipinfero gli Emblemi nella Colonna funerale al morto Agofti-
no , il primo luogo a lui fi dia , e prima d'ogn" altro venga nominaco :perfona co-
me di molto valore nel dipingere , così degna pianta di ^goflino neli ' intagliare ; e fo
non ha pocuco ftare a fronce del concorrente Tiarmi nella gran nfoluzione,
terribilità, e profondità d'incelligenza> Thi fuperato nelle tenteamcreuoli,e
nel paefaggio, delle due quali cofe era priuo AleHandro. Vguale poi certo al
Cauedone, al Malfarò, allo Spada, al Maikllecta, ed a quanti altri della Car-
raccefca Accademia fi annouerino. Quanto a' putcini, niiiunopiù belli diluì
gli ha formati, a fegno che vdii talora dire a Guidcauere anche in ciò paflac'egiì
que' del Bagnacauallo . Ha intefo in modo il camminar de' piani , il ben pofa?
delle figure, la Profpettiua, e rArchitectura, che caluoltaLodouico con elfo
lui fu veduto difcorrerla > e configliarfene ; e nella foa famofa ftoria a S. Miche-
le.in Bofco del Saflo , e nell' altra del Totila genufleflo a S. Benedecco nel Cor-
tile , fece fare quelle belle , e maeftofe archicecture , che vi fi vedono a France-
fco , come di mano dello fteiTo io più voice le ho vedute egregiamente difegna-
te . Di paefare di penna, niduno mai 1' aggionfe ; fi vedono in ciò fuoi dilegui
che fono mirabili, ne fenza ragione vanno al pari di que' de" Carracci , e lo ftef-
fo fi valutano; perche le non arriuano alla bizzarria,c profondità di que' d'Ago-
ftino , fono per vn'altro verfo più limpidi ; vi fi cammina dentro più facilmen-
te , e v'è vua frafca così ben diuifa , fcherzante , e mouencefi dal vento, che pref-
fòdieffi , anche i più eruditi fembranofpegazzi; onde con ragione l'interroga-
uaper auuentura il fudetto Agofiino, comefacelle mai a formargli sì belli, e
douelincaualfe. Sene vedono di mirabili preiVo i Signori Conti Ifolani, parti-
colarmente nella impareggiabile raccolta del SeteniiTìmo Principe Sjg.Card.
Leopoldo di Tofcana, ed io ne polfedo nel mio ftudio, fra gli altri, vno in gran
foglio ,encro il quale con immenfo equipaggio , ed apparato finle la floria deli'
Eunuco; e 1" iftellopenfiero della ftefla grandezza ,factura, e bellezza, ancor-
ché diuerfo ,ammirafi nello (Indio de'famofi difegni del Negri. D'Architet-
tura poi , e di Profpettiua, fi vedono difegnoni in vn foglio intero reale , con_
tanti edificii nobili , e tanti punti di veduta così ben' interfeccati,ed intefi , ch'è
cola di Hupore ; e fpaaeacaao noa meno che dilecuuo , aggioncaui mailìmc la^
54* P A t.T E T E Ti Z A
bella penna ,& il politiflìmo , e fottiliflimo tirar di linee, vno de* quali ciò caf«
de' Signori Sampieri dalle Pitture, Infomma ha auuto parti mirabili, ed è fla-
to molto benemerito della Profeffione, madìme'pcc haucrla Tempre efercitata
con decoro , abbuffando folo i prezzi, per non auer potuto far àx meno,effen-
dofi dimoflrate troppo rattenute le perfone in comandargli. Velli femprc ci-
uilmente , s'intromefle nelle differenze dell ' Arce , cfercicò con gran prudenza.»
più volte l'Efiinwcore, il Sindicato, & il Mallariato ,affezionandofi negl'inte-
redi d^llafleffa, nelle difgrazie, e ne' vantaggi. Nella fuperba vefle con Ia_,
qualevfcìfuore, Separata eh' ella fu, per opra & interceflìone del Sig. Lodoui-
co , da' Bombaciari , contribuì fomma conlìderabile ,- e nella lite eh ebbe co*
itellì, edaltrcniffunol'auanzòin vna imprellanza di denaro canata comune-
mente da tutti i Pittori. Trattò col Sig. Lodoiiicofudetto, allora che andò a
Roma co Annibale a riaggiuftare la Galeria Farnefejdi leuargli il nome di Com-
pagnia, di cambiarglielo in quello dì Accademia, e farla aggregare a quella
colà di S. Luca , come fopra ciò ho la rifpofta originale fcrittagli dal fudetto Lo-
domcodiRoma, fottoildì S.diGjugno i502. donatami con molt' altre dal
Sig. Filippo fuo figliuolo. Profefsò jc mantenne amicizia co'primi Virtuofidi
quel tempo, fcruitù con Cardinali, fra' quali il fudetto Sig. Card. Boncompa-
gni > il Sig. Card. Serra , il Sig. Card. d'Elie , de' quali tutti conferuo lettere ori-
ginali fcrittegli in duierfe occafioni , niailime vna cortcfifsima di queft' vltimo»
che ringraziandolo d' vn quadro di fua mano mandatogli a donare , e dell' inta-
glio del S. Rocco del Parmegìano in S.Petronio , aSua Eminenza dedicato, fé
gli offre con gran gentilezza! Suo amico, e Protettore de'piii cari, & efficaci fu il
Sig. Loaouico fudetto, che (i eleill- per compare, facendoli tenere al Sacro
Fonte Filippo vnico fuo figlio, anch'oggi viuentc,e dal quale ebb' io le fu-
dette lettere amoreuolifsime , e tenerifsime , fcritte in varie occafioni . Fu
fìmiimcnte fuo compare, e perciò non meno di Lodouico fuo parziale, il Sig.
Camillo Bologiictti, che fu anche in vltimo fuoallieuo, difegnando egregia-
mente, e dipingendo qualche poco. Fra le altre IO mi trono di quefto compi-
to Caualiere vna lettcta fcrittagli in rilpofla , e dalla quale cauafì , gli auea chie-
fto in impreflito Francefco certe vacchette famofe, ch'ei fra gli altri fuperbi
difegni pofledeua quel Signore, al numero di tré , anche groiTette , di mano di
Girolamino da Carpi , e eh' erano tutti gli ffudii farti da quel gran valentuomo
in Roma jauendouidifegnato per entro con quella fua leggiadra penna tutte
le ffatue più fimofe antiche* vali, baisi riheui, & altri limili eruditi frammenti»
mentre così dice :
Tdolto Magnifico mio honorando Compare «
e Maeflro .
Piacendo à Dio ,ffero che vn giorno ci potremo godere , e flare in conuerfatione mag-
giormente ài quello i (bcper il pajjatopfr fortuna crudele, & bora per il tempo
non
FILIPPO 'BZIZIO, 54J
non fi può . Nella voflra mi dite , che fé non mi torna f comodo , deftdtrate di vedere le
mie •tacchettine : non facete y che non mi farà mai [comodo fare cofa, chefta in ì>oftro
feruitìoì e che miggior contento non potrò mairiceuere, che quando dal mio caroM,
Francefco verrò comandato ? valeteuene , e portateuele à cafa , che perciò ne dò commif'
fione cofìì à M. Tietro , che ve le dia ; e fé in altro fon buono , (pendetemi come cofa nO'
flra , con che fine mi ri raccomando di viuo cuore • Di Totano il dì 25?. Gennaro 1 607,
Di y. S, Molto Magnifica
Ter feruirui fempre
Camillo Bolognetti.
Fra* Scolari dunque che di lui vfcirono ('che pochi furono , non potendo du-
rare alle fue impazienze , natura malenconica > e noiofa , mafsime in queiè' vl-
timo j peri mali ch'il cormentauano) porrcmquefto Signore per il primo, e
che coloriua anche in modo, chefoleua dire Lodouico Carrazzi (Ja fcuola del
quale frequentò ancora, e fu tra gli altri Accademici Incaminatt, come roc-
cofsi altroue ) cflfer peccato che folle nato Gentiluomo , perche fé auelTe tenu-
to bifognodiguadagnarfi il vitto, farebbe fiato vn Pittore , ch'auria potuto
ftare al pari di quale 'vn' altro che fé l'allacciaua. Il fecondo luogo dare-
mo al Signor
FILIPPO BRIZIO fuo figlio, che pili che di Tuo padre, fu a Iliéuo di Guido
Reni , alla fcuola del quale ( relUto priuo del genitore in età di vent' anni) paf-
sò molto ben veduto, e volentieri accettato perla memoria di Francefco. Si
vedono due fue tauoline , vna della Santifs. Immacolata Concezione in S. Silue-
fìro, e r altra di vn S. Giuliano, fatta vkimamente all'Aitar grande di detta
Chiefa fua Parrocchia , abitando anche la cafa propria antica . Egli è preffo
all'etd feffagenaria , onde, come di anco viuente , non m' eftendo a dirne altro,
ftiori che a lodare la maniera eh' egli hd d'infegnare alle cafe i principii non fo-
lo , ma il modo del colorire , auendoui vna faciliti , e comunicarina così gran-
de , che non fi può magaiore ; Si come non mi fermo nelle cortefìe , che da lui
fempre ho riceuuto, altroue però e fempre da meconfelfate , e fra le quali non
iftimo la minore l'impronto della tcfta di fuo Padre da lui cauato dal morto,©
che a me ha feruito di trarne, al meglio ho faputo, l'anrcpoflo difegtio, vna del-
le prime ccfe tagliatemi dalla Signora Veronica Fontana , e che mi hi ben dato
a preuedere, quale ella fia per riufcire a fuo tempo inquelta sì difficile profcf-
fione del tagliare in legno. Suoi allieui fi pregiarannovn giorno, fra tanti altri
Caualieri, e Dame ancora, d'efler flati il Sig.Co.Berò.e'lSig. Giulio Cefare
Venenti, che difcgiia molto bene, ed ha intagliato all'acqua forte molte cofe
lodabilmente, e chevn giorno, ed a fuo tempo da miglior penna della mia.
verranno memorate . E' il terzo allieuo di Francefco
DOMbNlCO degli AMBROGI , che più che da ogn' altro, daluilArrc-»
apprefe ; e che più che d'og'i'altro fcppe gaadagnarfi i'aftetco del Maekro , coa-
feruarfelo , e molto ( che fu più) durar feco; e de! quale perciò fé ben viuojper
nondit ve echio > voglio qui pre ad; rmi licenza difuccincatnenterefìrirìgere, e
ri.
544 P A ?. T B T E Ti Z A
rìflrettamente foggiongere quel poco . che fenza penetrar' egli a che fine , Cep-
pi io talora trarre a lui Iteflo di bocca ■■, acciochc chi volslfe mai profeguire que-
lle Vite, memorando poi compicamente tutte l'opre fue, gli accidenti > e le for-
tune, abbia oue appoggiarfi con ficurezza anche di ciò.che difficile poi fra qual-
che tempo, e per altra via, renderebbefì il faperfi . Imparò dunque , come di-
co, l'Arte da FrancefcoBr:zii, e più d'ogni altro, come foggionfì , potè rcfi-
fìerCje durar feco, e cioè fin tanto che cominciò a diuenire anch ci Mae-
fìro , non che ad oprar focco i fuoi difegni , e carconi ; i! perche comunemente
fi) poi detto Menichin del Brizio, ecaluolta reputato della Uelfa famiglia, anzi
ingiuftamente fuo figlio . Fu porto a principio > e picciolo putcllo allo fpeziale,
in vna bottega allinfegna del Carro ; ma perche rauuedendo di quando in quan-
do gli alberelli delie confetture, malamente decimatali, fu tolto, e polio ad vn'
altro meltiere , che nilTuna franchigia concedeile alla Tua golofità puerile , e fu
il Sartore nelle Calzolarie. lui contigua, poco però più friquentata, perla nuo-
uà eretta Accademia dc'Carracci,auea la fua danza il Pittor Baldi, checoH'a-
uanzarfi nell' età crefcendo nelle gelosìe verfo la moglie , ancorché sì vecchia , e
brutta , anca licenziato que' pochi gionan!,chc pur troppo annoiaci , ed iiifafti-
diti dalle lunghe lezioni di Profpettiua tolteui a recitare , comcfoprafidifle-^}
dalBiizio,edalle nuoue leggi con che volea legarla, s' erano già cominciati ad
allargare . Veduto coltui p;u volte , ed oHeruato la modeftia e fauiezza del ixn-
ciullo, e perciò inuogliatofi di tirarfelo predo per idimeltici feruigi dicafa,ne
pregò il padre, che facilmente fi lafciò indurre a concederglielo, per la pro-
meffagli buona cura, educazione ,& ammaeftramento del figliuolo, che tanto
per lo contrario era per perdere, foggiotigeuagli, tra le iirblcnzeralora, & ofce-
lutà della ciurmaglia diquc'garzoni. Mal volentieri a principio vi andò Dome-
nico , vedendo torfi in cai guifa, e rcflringerfi ogni libertà , ma accadendo che-»
nel portar riiieui da quella ad vna nuoua ltanza,efermatofi curiofamente adof-
feruare duo' nemici che dauanfifd!iate,fgraziatamente colto egli, e ferito in
capo , così amoreuolmente , e con tanti ipafiir.i da Bernardino , e dalia moglie
era (lato curato , e feruito , che prefo però loro ftraordinario affetto , nulla più
rendendofi a fatica lo fpendcre, il ripolir la cafa.e fia.ili altri facci, poco più pen-
faua all' auanzarfi nella Profeliìone , perdendo gran tempo , e poco guadagnan-
do . Ciò auuertito più volte , e pazientato dal Padre , rifolfe leuarlo dal Baldi, e
farlo paflare al Caluarce, col fomminidrare più torto a querti la folica meiifual
prouifione ; ma perche focto le Fefte di Natale nulla mando al Fiammingo , co-
me vlauauo gli altri , lo ^\ cacciò dalla fianza col dire, non auer bifogno di galli-
ne cesi rtrettejechenonfacefiero voua ; tornalfe pure dal fuo Baldi, col qua-
le anche fariafi di più rirparmiato la menfual prouifione.
Fu dunque porto dal Brizio , che molto volentieri l'accolfc , e ne tenne con-
to, auuantaggiandolo ben prertce più d'ogn'alcro, fin'anche del proprio figlio,
p.-r pot-rfe iepoi feruire ne' lauori , e dimezzarfi quella fatica, chepui grane
ficean prouargli i Tuoi dinieftici , e continui mali . Lo feruì tiungue molti , o
mol-
DOMENICO DEGÙ AM'BWGI. 54 y
imoltìanni \ huorando focto i Tuoi cartoni, e coTuoi difegni, e ritraendonc qual-
che onelta ricognizione di quando in quando , ed in fine parte de' prezzi , cojij
ilcambieuole foddisfazione> e contento, finche uicorbidoflì il tutto , e ne fuc-
cefTe finalmente vna totale feparazione, efconcerto. Gionto Guido la prima
volta di Roma con i'appiau fo ben noto , per lo feruizio si degnamente preflato
ne' lauori a' Signori Cardinali Facchenetti, e Sfondrati nonfolo, ma all'iftcffo
Paolo Quinto allora regnante, pregato dal Senatore Fantuzzi (nel Palagio del
quale auea prefo itanza ) ad accettar lotto la fua difciplina Domenico , ad litan-
za del Padre, che d'appoggiarlo a si grand' huomo Uimò maggior vantaggio, in-
contrato quelti il Brizio , e per atto di buon termine non meno , che per infor-
mazione, chic (logli del giouanetto, non fi può dire quile relUfle a tale aiiuifo
Francefco. Difimulacone tutcauia il difgulto.e dettogline pocobene , nonsì
torto fu gionto a cafa , eh' ito a trouar Domenico , e fuo Padre , ftranamente (ì
dolfe del torto , e più del mal termine; e kggiongendo loro, e molfrando il
danno pili torto che Tvcile, ch'era per ritrarre il giouane da quella nuouafcuo-
la , troppo numerofa di gente , e piena di brigata , che colà aftollauafi più per
farchiaflojche per ifiudiare, tanto feppe dire e fare , che non ne f guìali:ro,e
rappatumoilì il tucto. Eb^npoivero, cJienoii ifcoprciidofi più in Domenico
il primiero afì'ertoal Maertro , né in querti l'antica confidenza, e'I pacato amo-
re verfo il difcepolo, ben prerto, e p;ù ftranamente fi dilciolfe, e fi ruppe il rag-
gruppato filo .-perche doueudofi dipingere certe Itanze a frefco nel Palagio del
Sig.SenacorPaleotti da Dentone, e penlandofi trouargli vn figurilta, l'Archi-
tetto Ambrofini feppeperfuadere molto auuantaggiofo a quel Signore il valerfì
di quel giouane, che s' era alleuato il Hrizio, detto Menichino , offrendofi ei ftef-
foparlarneal Maertro, acciò non meno fé ne contcntaife, chea fargli anche i
penfieri, e metteigline giù 1 difegni volt ncieri logiefle. Tanto fu che ciò pec
allora aiiuenifie, ch'anzi ad vna tale inchieiia dato ne'fclami Francefco, e nel-
le ("urie , Ci cacciò dalla rtanza l'Architetto ; ne sì tol^o fé gli parò auaiiti Dome-
nico , che fgridandolo d' vn canto ardire , e d' vna si fatta ingratitudine , arruiò
a fegno , chefcufandofeneegli,ed allegando il non faper cola alco'ia di vnfimil
trattato fatto tra di loro l'Anbrofini , e'I Paleocti, f>.nza fua paiticipazione e
conftnfo,crefcendoglifempre piùaddoflo, volle battergli fui capo il battone,
al quale appoggiauafì in qu Ile fue podagrofe debolezze , fé raccomandatofi aJ-
Ja fuga, non fé ne fotcraeal Ambrot^ o. Allora poi più crebbe Io fdcgno, ercfefì
irreconciliabile l'odio , che mandando lo fcac ciato compagno a prendere dun-
que per vn giouane tutto quel pò di capitale , che colà aui. uà , e fra querto vru*
modcii > dilegnodique' the fi fnonano, epugnno iicgni fcorto, trouandolo
cortui vcliito di certi Ura?zettimolli,eben raflitcati, ne' quali auealo accon-
cio Francefco per fcruirrene ,fenza penfar altro, kuandoglieli d'indofio.e in
terra buttandoli, fé n'andò, lafciandoli in quel modo, concepito fubicoche fé
n'accorfe, per vnd:fprezzo,& vn'ingiurio'o afìronco dali 'amareggiato Mae-
stro ; Né valùro quante fcufe, e quante offerte di ritornar quei bamboccio, e
Zzz ■ riac-
54<^ PARTE T£R2A
riaccomodarlo mandò a farglinc fare Domenico, che fempre piti offendendo-^
fene , e più alcerandofene > per venirne , dicea , in cai guifa doppiamente burlato
Francefco, mai più volle di lui faper* altro , & vdinic parlare.
Spiccatofene dunque affatto l'Ambrogio , feruito eh' ebbe Dcntone non folo
in quel lauoro de 'Signori Paleotti ( nel quale Monfig. Archidiano Francefco
fratello del Senatore, voile ad ogni m^^do, ed ottenne cheilErizio faceffe i ne-
gati difegni ) ma in altri ancora . Ci pofe a fare hora da fé folo i bora a compa-
gnia, conforme fé gli rapprefcntaffe occafione. La prima cofa fu 1' vltim' oc-
chio del portico della Nonziata» paffato la porta della Chiefa : A S. Cefareo,
Giurifdizione de' Signori Conti Bofchetti fui Modanefe.a quell'Abbate vn fre-
gio di vna camera, dopo auergline già dipince altre in compagnia del Mae-
Itro; A Piumazzo a Simone Brufato tutta vna loggiadi profpsttiua, e la Viti
di Enea in vna flanza : A' Signori Marchefi Rangoni di Modana la copia ( ridu-
cendoli anche in grande ) di certi paefi de' DoUì > polli eiuro il Camello di Fer-
rara, per mandarfi da que' Signori a Gualtieri , loro giurifdizione allora, rifiu-
tando egli il reftar poi al lorferuizio, con grolla prouigionc ancora, altret-
tanto poco ben trattato da que' Miniflri , quanto foddisfatco rimanendo de'Pa-
droni: A Modana vna tauolina da Altare, & il ritratto del Saluatico brauo Mu-
fico di quelle Altezze : A Brifighclla l' iramenfo Salone de' Signori Spadi , & vna
Cappelletca , reftando il tutto imperfetco , adalito fieramente per la prima vol-
ta da que' cattarri , e quelle fciattiche , che lo refero poi fiorpio per fempre , e
cagionategli da' patimenti fu' ponti, e dall' vmido di quelle calci frefche.
Riauutofi alquanto, & in modo che potefle tornare ad oprare, dipinfe alla
Madonna di Pogijio il marauigliofofofEcto, nelqualed;edea vedere, che ft>
auefl'c auuto la fua fanitd , a nilliin' altro frefcantc , in quadratura parimenti , fa-
rebbe reftato egli indietro, fé non tutti auelTe auanzato : La Cappelletta nel
famofo Palagio de' S'gnori Marchefi Buoi a Poggio ; A Bagnaruola vna loggia,
vna ftanza , ed vn camerino nel cafino eh' era già de' Signori Cofpi , oggi del Sig.
Aurelio Maluezzi : Nel Salone del Collegio de' Signori Conuitori di S. Lucia_„
detto il Collegio de'Nobili, infieme col Colonna, il fregio vniforme al foffitco,
che molto prima vi auea dipintoci folo; & infieme pure col Colonna, & altri
il di dentro dtl ricinto del nofiro Cafino alTrebbo, mentre Dentoneauea di-
pinco la loggia doppia a frefco,e 'I foffitco della fala a tépra full' ade di abeto ben
iufiem commeffe,e ftuccace, facendoui lefigure ilBrizioifieffo, il Valefio,
Anton Cartacei , e fimili giouanetti , che diuennero poi grand' huomini : Nella
facciata di quel baffo cafino nella Nofadella ,rifcontro le Suore degli Angeli,
quel sì leggiadro , e polito frefco di quadratura , e figure a chiarofcuro : In cafa
delSig. Celare Rinaldi vna fìanza, co' i fatti del cantato dal Taffo Rinaldo ia
certi carnei : In cafa de' Signori Ratta i palchi di cinque llanze , e loro fregi : Al
Sig. Senatore Segni vna rtanza la prima fopra , e vi aurebbe anche dipintola-,
{ala tutta dalla cima fino interra, s'eforbitante non folk allora fembratala
giulla dimanda di mille feudi di paoli ? e fé cacciato non vsniu»ne dalle efficaci
GIACINTO CAMPALA. 547
pratiche , che per otceaerla (cct il Felliaa . che ne acquiftò poi poco onore , co«
me vi fé poco guadagno, volendo dipingerla per poco denaro : Al Sjg. Conte,
p Senatore Marc' Antonio Ranuzzi il Cottile del Palagio, & vna camera, ancor-
ché oprar la facete la maggior parer a' Cerui fuoi fcolari : Nella Cappella de'
Signori Venenti nella Chicfa della Nonziata,. ou'è il tanto bello S. >rancefco
ellatico del Geflì all' Altare , tutti i frefchi laterali della vita del Santo , & il vol-
to con Angeli, opera fpicciaca in meno d otto giorni; Nella Chiefa de'PP.
Giefuati tré quadri a olio;ìl B.Colombino Fondatore di quella Religione orante»
io Iteflo celebrante ,e l'Immagine della B. Verg. di S.Luca fofìenutada gli An-
geli : Vn' Angelo nella Chiefa della Congregazione di S. Gabrielle in Porta, &
vn' altro eh' oggi ferue per tauola all' Altare della Chiefa delle R R. MM. Scalze:
Nel ricchiilìmo (offitto dell'Oratorio della Vita, a olio fimilmeute, lo fpazio di
mezzo con !a B. Verg. Incoronata dal Padre , e Figlio m gloria d'Angeli : Nel-
la Chiefa nuoua di S. Lucia lopra le Cappelle al di fuori li lei quadri de* fei Pro-
tettori della Città, oprati però foio coi fuo difegno dalfuo Fumiani> edalui
affatto ritocchi .
Tanti quadri priuati poi , che troppo faria brigofo il qui raccogliere ; tante
fcene e reali , e bofv. areccie , nelle quali ebbe vna particolar dote , come die a
diuedere in quegli arboroni sì ben battuti e frappati nella doppia fcena del fa-
mofo Torneo facto rapprefentare con tanta moitruofa abbondanza, e bellez-
za di macchine , & apparati da mio Cuqino.il Marchefe Cornelio fulla Sala del
Rè Enzio: Tante Frol'petciue, come quella de'Signori Banzi nella Via di mezzo*
ejuella al Canonico della Itefla famiglia, quella a ' Signori Renghieri, quella al
Sig.Cefare Marfìlii, e limili: Tanti difegni poi perle famofe cene de'Signori
Paleotti, delle quali ne moftra raccolto vn curiofo miniato libro; Tantiinnu-
merabili finalmente per Conclufìoni , e fimili altre inui'nzioni , cflTendo feraci!^
fimo dilegnatore , ^opiofìllìmo inuentore , e perciò in quclte fempre , e in ogn'
altraoccafioiiea lui ricorrendo/!;giàchendotcofì in così ca tiuo flato , fuori
che al tauoluio, poc'altro può.piii oprare ; ch'é quanto per hora fi può dire , la-
fciando qu'lle Iodi, delle quali altrettanto eflendo nemico, quanto né meri-
teuole , a me qui ferra in bocca la voce , e toglie di mano la penna , che volen-
tieri 10 cedo a più degno Scrittore , perche a fuo tempo giuftamente in fauore
di vn sì gran Virtuofola maneggi, e radopri,aggiongendoui in fine que' tanti
allicui , e si braui , che dalla fua fcuola vfciti fono ; come i duo' Cerui, Giacinto,
e Pierantonio , eh' oggi fui Padouano con tanta lua lode , e pti-fìtro lauora ; lo
tanto fpintofo Gio. Antonio Fumiani da picciolo putto alleuatofì m fua cafa , e
diuenutocosìbrauo e frefcantced oliifta, facendo onore non meno alla fua
Patria Venezia, oue oggi trauaglia, che alla Città di Bologna , dalla quale rico-
nofce , e confclìa i principi) del fuo vigorofo aumento , e fimili. Fu il quarto
■ GIACINTO CAMPANA, mio primo maeftro del difegno, che andana al
beretcaro; ne mai altro facendo die ricauar Santi in rame, a perfuafìone di
mio Padre fàpoflo al difegno « e dal genirore mandato dal Bnzio, onde ap-
Z z z a prefe
54»
V AJtr E T E 7t Z A
prefe anch'egti il così bene maneggiar la penna* con di/ìnuolrùfà * é facili*'
tiisìche da' Canalieri era cliiamaco alle caie adar lezioni del difegno a'Ioro
figli. Morto il Brizio andò alla fcuola dell'Albani , e da quefti > ad idanza del
Sig. Card. Sanra Croce, inuiato a Polonia per Pittore di quella Corona , preflo
la quale morì j non potendo tefiftere a' rigori di que' freddi, eflendomainmè
adufto, gracile, e poco fano. Era fpiritofiflìmo non folo nel mocteggiarc_»,
ma nel difegno, il perche non meno a tutti era caro,chedaogn'vnortima:o;
e difegnaua in modo , che mi ricordo il Sig. Andrea Siratii , che tanti difeg ni del
fuo ftudio in varii tempi ha cambiati, mai di vna Venere nuda di lapis rolTo , ca-
uata da Giacinto dal naturale,hauere volfuto priuarfì, dicendo Himarla più che
qual' altro difegno.
Era però come pronto, e facile ad oprar la penna , altrettanto frrefoluto, jl»
longo ad imbrandire il pennello, sì che le opre tutte per ciò perdeua .nrollran-
do tuttauia non curarfene> come che foffe aflai comodo, e che fenza oprare po-
tefle viuere. Quando andò a Parma a dipingere in compagnia del Gauafette
vna di quelle danze al Giardino , fi ftuccò tanto , eh' altro a pena oprar vi puo-
te , che vna figura di vn S. Sebafliano al Sig. Co. Sanfecondo ;e benché pagato
gli foflc 1 5 o. feudi, e che l'ifteflo Conte affezionatofi a' fuoi guftofi tratti, a prò»
leggerlo prefo, gli auefife procurato occafioni molte, e di fuo grand' vtile, reftar
coli non volle, ma tornarfene ben prefto a Bologna. Poche cofe però di fuo
cibi lafciato,e fi vedono. Nella Cappella Rainieri nella Chiefa dell" Ofpitale
diS.Francefco i duo' quadri laterali, efprimenti ilTranficodi S.Giofeftb, &il
Martirio di S. Orfola , che aflbrbiri dall'imprimitura, ci lafciano anch' eflì i e
nella Cappella Zoppia ne'Scrui il Dio Padre a frefco .
P?
LVCIO MASSARI.
J5I
DI
LVCIO MASSARI
E D I
ANTONIO RANDA
FRA BVONAVENTVRA BISI
LEONARDO FERRARI
E
SEBASTIANO BRVNETTI
SVOI DISCEPOLI.
X'c^^i^^f?^ O non credo che R ricroui vna profeflìone più difficile al
/^T^i l>!^A^ Mondo della Pittura ; impercioche riflettendo folo ali' vma-
no comporto, come quello, che più degna, e frequente-
mente a rapprefentarci ella coglie» fi comparircelo auanti in
sì diuerfe fembianze , che in tante differenze di età , di feffo,
di condizioni, e di qualiti, altrettanto ci confonda quanto
ne' diletti. Eccolo focto l'elEgie hor d'innocente fanciullo,
hor di venerando vecchio , hor di graue matrona , hor di pudica verginella : qui
vii bifolco , là porporato Eroe ; e perciò ricoprendolo hor di rotti cenci, hor di
manto reale , hor di toga virile , hcr di fago guerriero , comanda che nel teatro
di annuita tela ogni piùllranicro perfonagg:o finga, ed imiti . Rendendoci in_.
lui vifibili fin gì' interni fentimenti dell' anima j palpabili , per così dire , le più
fegrete padloni del cuore , gli ftampa il dolor fulla fronte > il tifo fulle labbra, le
lagrime su gli occhi , l' ira nell' afpetto ; e vuole che , Proteo femprc nouello , in
mille forme; con mille anche diuerfiù di lineamenti) e colori , d'accitudim, e di
55* f A K 1 b 1 t, K /!: A
gefli) di proporzioni, e fìmtnetrie, di pofature, e di moti, di vedute, è di fcorti'
aUiettantc difficoltà nella ferace idea dell'ingombrato Pittore fiifciti nuoiiamé-
te,e promuoua. E.T.ola quafi del Creatorccomanda ch'egli rArtefìcca fuo pia-
cere, dal nulla appunto il tutto caui , e ritragga : che variando i tempi, e Icfta-
gioni , riempia di bei frutti la Terra , di vaghi fiori i prati , di verdi foglie i tron-
chi , di bei fcomparti i giardini , di vn bel ceruleo il fereno : che ci molìri il con-
denfarfi delle nubi. Io ftrifciar de lampi, il ferpeggiar de' fulmini, ilfoffiarde*
venti , r ondeggiar de'fiunii , il dibbatterfi delle frondi , e l' ira del Mare : ne qui
contenta, pili della Natura, che pure imita, poderofa, epoflente, vuolcche
coir afta de' pennelli, quafi con prodigiofa verga , deduca da dura, &oftinata
felce riui , e rufcelli ; eh' alzi fenza fabbro , e materia fino alle flelle ediiicii , che
formi ed vnifca gli alberghi, che popoli le Cittd ; Che nicghi, allora appunto
che loro il dona , il corfo a' fiumi , il fiato a' Zefliri , l'ardore a gl'incendii , il volo
aglivcccllijil corfo a'deliricri, il moto alle sfere : Ch'egli dotto Poeta, dell'
«ruditefauole renda loquace anche vnatauola muta ; eloquente Oratore, con
altre figure, e colori, che que' dell' Arte, e pure con arte ben/lcfi, e maneg-
giati, non gli Vditori, ma i rifguardaoti conumca, ecommuoua : Perfpicace
Anatomico, fappia ben" afconderci le vene, i mufcoli , l'arterie , e dell' oflature
gli attacchi , e i legami , allora che ce gli accenna, e palefa : Soaue Mufico, con
le mifure , e con le note delia fitnmetria , e de gli accordamenti renda fonore le
tente, armonioro il difcgno : Erudito 1 Ronco, figurandoci le peripezie de' fe-
coli andati , ci moftn prefenti i padaticafi, egli fcorfi accidenti ; Sollcuato
Teologo ancora , ci renda , per cosi dire , foggerti di vifta all' occhio corporeo,
non che i puri Spiriti,!' ideilo Dio ,-&infoinma buon Profpettiuo , brano Geo-
metra , perito Geografo , pratico Architetto , non Arte fi dia, non Scicnza,che
a lui non fia nota epalefe. Non ho perciò mai faputo conofcere , e vedere-»
con qual fondamento , e ragione aue ile Lucio Maflari a dire , con la facezia del-
l'Indaco, che il troppo ftiidiarem quella Profellìone non era cofadagalan-
tuoniO:che poteafi ben fenza tanto Ikidio paifar molto auanti : che i Pittori,
cornei Poeti ,nafcean tali dalla Natura fata ; ed infcmma impnmcrfi troppo
in teffa quella maflìma j e praticarla poi fempre; che baitalTe la metà deftetn-
po dedicare alla fatica, e l'a.'tra metà nlafciareal ripoio,&al rilforo ; allegan-
do con tquiuoco in elempio de'Carracci I allegria, che felxn fi confiderà,
non fu mai dallo fludiodifgiuutaisì che non reltalìe loro alle volte il teirpodi
quietamente nftorarficol cibo, ed ailidendofialla tauo/a, dare per qucilhoia
fola vn vero cfilioall' applicazione , ai lauotio.
Nacqu" egli (otto la Parrocchia d S. Procolo di Bartolomeo MafTari , e della
Celidonia Tua prima moglie fottolias. di Gennaio l'Anno 1 559. e fitto (Indiar
grammatica . interrogato dal Padre a che volefs'egli applicare , riipolfogli che
alla Pittura , fu pollo fotto la difciplina di Bartolomeo Pailerotti , al quale s' af-
fezionò di modo, che per foftenere la riputazion del Maellro, fi-ramente , e psiì
doga" altro s'oppofe alla nalcentefjma de' Cartacei, con ifdegno taluokadi
An-
L F e 1 0 MASSARI, 5^5
Annibale , ma con difprezzo , e rifa d'Agoftino , che prefago di ciò doucua fuc-
cedere , ebbe a dire al fratello, che lo lalciaffe pur fare e dire quanto vokua, che
quanto grande era l'odio e 1' auuerfìonc portaua loro quello fpiritelloj tan-
to maggiore cfferdouea l'affetto verfo di elfi ; eflèndo impo /libile, che auendo
tanto ingegno, non vi s'accoppiaifc anche il giudizio in conofcere vn giorno
l'errorcheprendea , e Ciò che piùgUcotnpliua. Così fu per l'appunto,- perche
vedendo di quando in quando vfcir fuori le tauole di Lodouico, e mirandole co-
sì piene di erudizione , di grazia , e di fapere , di sì bell'accordamento, e naturai
colorito, lafciando non foloil Palferotti.ma lo ftudiar piùal Palagio Poggi le co-
fe del Tibaldi , fi pofe fotto a Lodouico , dicendo, non voler più cercar altro , in
queflo folo Maeltro trouand'cgli fquifitamentc raccolto, e compendiato il buo-
no e'I meglio d'ogn'altro. Lo feruì dunque fedelmente fino alia morte ; ed an-
corché auanzato di eri da fé aprillellanza, mai l' abbandonò con l' affetto;
lafciando a fua polla gracciar l'Albani , che non trouando altri allora in Patria,
chepotefle fircjli contralto maggiore che Lodouico , cercauadi fcreditarglie-
lo , e perfuadergìi fuperiore a gli altri di valore e di merito Annibale > che gii
morto a lui non daua faftidio . Volle perciò Lucio , molfo dalle tante date lodi
daFrancefco alla gran Calerla di Roma ,cola pallatfene a ben' efaminarla , zj
riconofcerla ; iui con tale occafione andando a riuedere la fua copia della_.
Santa Caterina tramutata in S. Margherita, ritocca da Annibale, e poftainS.
Caterina de' Funan: la fua copia del Figiiuol Prodigo j ed oprandoui qualche
cofa priuata per il Cardinal Faccheiiecti , fotto la protezione del quale fi trat-
tenne tutto quel tempo, che colà fermulfi a difegnare ptr fua memoria su duo*
piccioli Iibretti(che poi reftarono a' S.gnori Conti Areoftì) tutte le più belle
liatue di Roma, e nel ritrar le quali corjfefsò poiflupirc.come tante volte (ì f'olfe
incontrato nella fimiglianza della leggiadria , e del mouimento loro l'ifteffo Lo-
douico, prima di auerle anche vedute; & allora perciò più conofcendolo, e-#
confefi'andolo per quel grand' huoino eh' egli era.
Tornato dunque à Bologna , tornò con l'Albani , e tante ragioniaddur fcppe
allo rtcffo contro di ciò, diche curtoildìfi contrartaua, che fi fé vn patto &
vna legqccheogn' vn di elfi feguitar douefie chi più gli aggradiua, non più
de' loro Maeflri fi altercafl'e, e in fanta paté Ci viucfse, e Ci opcrafse, come feguì
poi per qualch' anni , tenendo flanza vnitamente fopra l'Ofpital della Morte , e
conferendo inficme con tanto amore, e confidenza, come fefi-atclli itati fof-
fero, e più ancora ; efsendo come vnifonni di corporatura , edi temperamento,
di genio altresì, e di coftumi: Il perche ritirar volendofi Lucio la iUate in vno de
gli horti de' Signori Poeti, con vn bel cafino, detto perciò comunemente la_.
Palazzina jcon tuttala fiia famiglia , daua comodo ancora all'Albani chi vi
pafsaua con la ina ; ambi godendo , ed approfittandofi de' fr clchi , e delle ver-
dure di quel deliciofiiTimo gran Giardino contiguo , che in Bologna è quel folo
& vnico fico , al quale Ci poìsa compatir l' ambizione , e temerità di voler com-
petere colle fuperbe Vi^a^ di Roma.
A a a a Ri-
554 VAUTETEUZA
Ripafsando poi l'Albani nella ftefla Città, fi diuife maggiormente la compà-
gniai che non prima tornò a riunire > anzi a ftringerfì m Tocieta , che ricornato
egli, e chiamato a Mantoua da quel Sereniflìmo , e a condizione , e comando di
condur feco vn cópagnodi fua foddisfazione, eleggefle il Maflari.che di natura
anch'ei longo nelle cofe grandi , & irrefointo , s'accordarono occimainente in-
fiemc a perderai quattro mefiin fare i difegni grandi , e finiti come andaiiano,
&vn'anno intero a principiar l'opera jche vi rimafe ad ogni modo imperfet.
tajportandofenepoii cartoni di là da' monti vn Dilettante Francefc, cheli
comprò a Bologna , e eh' erano , come £\ può credere , di tutta perft aione > co-
me che tanto ben ruminati da duo'genii così valenti) pacifici, e conformi.
Non potè tuttauia non qualche poco dolere l'Albani del compagno , per vole-
re le fuehoreprecife>edcllinateal ripofo , tutte impiegare alle caccie, Stalla
pefca , delle quali troppo era egli vago , & alle quali troppo dedito , vi perdeua
aicrochelametà>chedicea,del tempo ) quando VI fpendeua i giorni, anzi le
fettimane intere, contanti ftrilli di que'frcfcanci, co' quali piacquegli colle-
garfi taluolta, per ben impratichirli anche del guazzo ; vnendofi in tal guìfa con
Leonello Spada, col Brizio ,e nmili,aferuir di figurifta anch'ei Denrone; co-
me fu nel cortile de' Signori Conti, e Senatori Bonfigliuoli , nella cafa de' Si-
gnori Fani, Scaltroue, che non occor ridire, efsendo lauori fatti al capriccio,
& al guadano, non al decoro, e alla perpetuità; foggecte le dipinte facciate
all'acque , a' foli, a' venti, che finalmente fé lediuorano, il che non auuerra,
per effere a coperto, del gran frefco che fece in compagnia del folo Dentone
nella Libreria di S. Martino , oue in faccia efprelTe la tanto capricciofa difputai
di S. Cirillo , e le figure in ifcorto del foffittato , così ben' intefe , e galanti . Il
peggio è che ne ftrepitauano anche i Padroni medefimi dell'opre, e fé non.»
auelfero portato rifpetto a* Signori Areofii che lo foftentauano, e '1 proteg-
geuano, aurebbe dato in qualche altrettanto bizzarro incontro, quanto alle
volte fiflauafi egli nell' oflinazione delle longhczze ; confeflando poi al fuo caro
Lodouico, che lo pregaua per l'amor di Dio ad afìenerfene, a moderarfenc,
non poter far' altrimenti, ellcndo d'vna natura così rellia, che quanto più
violentato veniua ò con preghiere, ò con minaccie, più fentiua inficrirfi nella
pcruicaccia , più iftenlirii ne' penfieri , ed infomma perdere affatto la volontà,
anzi la podeftsì di operare, fentendofi formalmente legar le mani. Così più
volte a me dille l'Albani m raccontarmi tutto ciò che qui ferino, allegando
quefto cafo in cfempio della libertà , che ricercano le Mufe anco pittoriche,',
foleuaegh dire, che non vogliono efler violentate, e Itrafcinate, altrjmenti,
come donne fdegnofe , e Dame altiere , più s'indunfcono , e recalcitrano a' co-
mandi imperiofi, e contro le violenze loro fatte; che peraltro , foggiongena-
mi , chi andana con le buone al Sig. Lucio , e fapea prenderlo con dimoftranza
di poca premura, lo rrouaua più Sollecito di che farebbefi creduto; ricordan-
domi ciò particolarmente auermi ei riferito in occafione del già Sig. Gio. An-
tonio Sacchi, che in dodici anni mai potè giongere a fargli finite il gran qua.
- -. - - dro
hV e ! Q M A S S A It, f. 55 j
drodiChrifloalLJmboper la Tua Cappella in S. 3arbaziano; forzato perciò»
dopo la tua morte a fatui far quel fpnrchezzo a Gio. Pietro Polienti, tropp'an<
che ragazzo : perche non contento di tutto giorno efl'er'a peiiarlo, dolendofe-
ne alla Itanza > gli auea mandato anche a cafa a fgridarnelo il Sig. Ciro Mare»
fcotti , Tuo llrecto parente , e protettore « che ad ogni modo fé pcggiOt non pò-
Ceiidouiiì mai più indurre a lauorarui.
E però vero che troppo infopportabilmente diuagaua il fuo gufto nel diletta
de' cani > delle rcci,e dell archibuggio, de! quale cominciò a ieruirlì per vfo> non
per Itranezza , per efercizio, non per diletto, godendo non men della gultofa»»
predai che del gran nome che di buon cacciatore di iu. correua ; lì che i Si-
gnori AreoAi Ridetti > disi nobi'diuertimento dilettoli, non fapeano vfcir alla
macchia lenza il fuo diletto Lucio, tenendolo talora fuore i meli interi, coru
gran detrimento delia fua virtù , danno nelle commi flioni «difgnlto de'Diletcan-
ti , e forfè fìriedimmuz.o'iedi qu Ila Fama che voleua vguagliarload ogn'altro.
Perche affolur^meiKc le itone a frefco > e l'altre tante cofc dipinte in detta cala
Boiifigimoli lono d'vn grado, che poffono infegnare ; Se io ben mi raccordo,
che conducendoui MonlìeurQaoypel col fuo graziofo Sig. Figliuolo, il mo ila-
cero Signor cognato Herò, Signor Perfon, & altri giouani della Reale Accade-
mia , ebbe egli con gli altri a trafecolarc m vedere il belliflìmo Loth tentato dal-
le tìgliej di quelto gentil'autore ; perche fé bene a fi onte hii il maellofo del Tia-
xini , e 'I terribile dello Spada , ad Oi^ni modo la grazia, la poizia , la giuitezza di
quclio pezzo fece dir loro , parere affolutamente del Domenichino . Lodarono
anche (ommamente i quattro pezzi da lui fatti a S. Michele in Bofco , a concor-
renza de gli altri tanti difcepoli di Lodou'co, che come le altre ecce lenti pit-
ture , hanno riceuuto la loro denominazione da ciò che contengono, chia-
mandoli il primo il S. Placido e Mauro, il fecondo il p zzo dalla mannaia , d cer-
zo il pezzo dai Sacchi, e il quarto dalie fuore morte , e nel quale (^ Hello ri raf-
fe , come qui a principio della fua vita ^\ vede, tflendo il quinto del putto niorco
dell'Albini , che non è mio intenco il defcriuere , né fur lapendolo , né permet-
tendolo il lungo tempo che richiederebbe^, con troppo forfè faflidio del mio
cortcle Lettore, per isbrigare anche il quale , farò l' ilèeflo dell' aitre opre, cht*
ormai é tempo ti qui regiQrare, acciò pollano almeno gli Ifudiolì giouaiii olfer-
uarle : Perche fé non vi fono i terribili nudoni del fuo maeQro , eflendo (lato in
efli poco arrifchiato , ma però giullo , troppo atterrito dairecccflb in che dato
aueua il fuo emolo , & allieuo di Annibale il Facini \ e fé non vi (ì fcorge la fe-
race idea , né il gran colorito Carracccfco, dal quale veramente recelTero anch'
.edì, ma con alerà grazia, e fondamento poi il gran Guido , l'Albani ,e'l Do-
menichino , vi trou .ranno bene tant aggiutlatura , puntualità, e leggiadria, che
ne auraniio foddisfazìone : Bell'ariedicede, mallime che non auelkro a dar
nel fiero, né di vecchi,m3digiouanetti,diputti,e di femmine poi, ch'altrettan-
to in lui fono graziofe, quanto i piedi e le mani,che palTano i legni di vna flndia-
ca bellezza i vedendofene di quelle^ che polTono ilare a fronte delle inarriuabili
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di Lodouico : Buona cotnpofìzione • benché pofata , e giudiziofa dìflribuzio*
ne delle figure su ben' inceiì piani , buoni andari di pieghe maeftofe , gran rifer-
ua> e decoro infomoia per cucco>fe non tanca energia neli' innanzi , & indietro,
nel che troppo non valfc, colorendo così alle volte le cofe lontane , che le prof-
fìme > infomma con non totale j voglio dire > profpcttiua di colore , (e ben poi
l'ebbe di difegno.
Sono quefte dunque : Il tanto graziofo Noli me tangere all'Aitare de' Signori
Fibbia ne' Ccleftini, che non trouerebbe incoppo, maflìme al Chrifto Ortola-
no, in paflare perdi Lodouico , Te la Maddalena cosi riccamente ammantata*
nobilmente veftita > e sì viuamente efprimente il fuo dolore e l'affetto > non fa-
ceflegiurarfipcrdcl Domenichino ; L'altrettanto bella , ma più copiofa tauo-
lina alla Cappella fimilmente de* Signori Fibbia inS. Benedetto, oue con tanta
maefti difpofe così bene la B.V. coi caro Bambino, fuppiicata da que' Santi
che non mi fi rsiccordano , ma che so giuftiffimi > dccorofamente vertici in que-
gli abiti monacali, con arie di tefte così patetiche, e si ben intefe, egraziofe
mani , in vedute anco ftraordinarie , e difficultofe ; infomma tutta gentile , tut-
ta armoniofa , & altrettanto dotta , quanto deboli poi fanfi conofcerc i quadri
laterali, e tutto il frefco da lui fatto di queir volto, e dc'fìanchi ; Nella Chicfa
delle RR. Suore della Badia la Santa Chiara , che impugnato il tabernacolo col
Santifllmo , portandofi coftantemcnce incontro gh AfTalitori delle mura di quel-
la Città , li vede ruinofamentc cadere , e recedere dal principiato affalco : Il S.
Girolamo comunicato per viatico nella Cappella Areolli in S. Paolo, end
quale fu forza fimilmente fe-^uiflc il gran penfiero di Agoftino alla Ccrtofa-.*
auendo quefla proprietà le cofe de'Carracci, che più proprie, né efpreflìue pof-
fano rapprefentarfi; ed ini i quadri laterali del B.CoradinoArcofli Domeni-
cano : Sopra l'Oratorio della Vita la Dcpofizionedi Croce in picciolo qua-
dretto incaikatto negli arcibanchi,a concorrenza d' altri da valentuomini fat-
tiui; e su quello della Morte, con la itelVa gara , il Figliuol Prodigo per i Signori
Faui, e con la (leffa in quello di S. Rocco il Chrifto apparente in fogno a quel
Santojfatto a frefco come gli altri : In S.Colombano il graziofifllmo MicheJ-
. arcangelo, che volando al Cielo, prefenta con ambe le mani 1 Anima giufti-
ficata al Signore : Nella Chiefa della SantifGma Triniti dietro le mura della Cit-
tà il S. Girolamo , e S. Lorenzo i Altare de' Signori Leoni : La cauola all'Altare
Priuilegiato de' Poueri : II S.Carlo all'Altare de" Signori Orfi nel Baracano : Nel-
la Chiefa di S.Lorenzo a porta Stieri,i duo' quadri lacerali all'Aitar Maggiore:
Nella Nonziata fijori di S. Mammolo l'Adorazion de' Magi all'Altare de'Signori
Sampieri, fui penfiero però di Agoflino, efpreiTo in brauo fchizzotto di pennaj
che frd gli altri , diedi al mio cortefiffimo Sig. PoIa?zi : Nella Chiefa di S. Gre-
gorio, oggi de' PP. del Benmorire laTauola del B. Lorenzo Giuftiniani , con
S. Andrea s & altri all'Altare de' Bandieri : Il quadro di S. Gaetano , vkime cofe,
all'Altare de' Signori Lupari in S.Bartolomeo di Porta, Teatini: In vna di quelle
Cappelle tee interne nel Conucnto de'RR.PP.Ccicofini vn belliiiìnio quadro*
enei
hV e 1 0 MASSARI. Sii
e iicl Capitolo loro vn grande di Chrifto portante I» Croce , con mólte figure!
Nella feconda fala del Sig. Co. AIe(2andro Faui , ridotta ad vfo di galeria , come
che tiitra piena di buoni quadri} come f\ dt(Te> {otto il fregio fatnofo di Lodoui-
co fuo Macftro > nella fuga del Camino a olio Venere > che comparendo in Cie-
lo fui carro ,difcorrecon Enea che pone la mano fulla Spada . con le parolcj
Ducente Deoflammam Inter, & boHes cxpedior . Nella Terra , ò Cartello di S. Gioi
in Perficeto nella Chiefa di S. Mana del Gaudio la tauola dell' Aitar Grande,* :
Nella Chiefa d'AnzuoIa il quadro nella feconda Cappella a man ritta : In Calle!
S. Pietro la tauola dell'Aitar Maggiore de' RR. Capuccini , e dentro il Conucn-
to a capo la pergola deli'horto nella Cappelletta l'ifleflp penfieroin picciolo,
che ferui per modello ò fchizzo , ma diuetfo. In Forlì nella Chiefa di S. Dome-
nico il cranfico di S.Giofeffb. Ir. Modana nella Chiefa delle Grazie la tauola»,
dell' Altare a mano riera i tenuta colà comunemente per dell Albani , rincontro
la bella fuga della B. Verg. in Egitto j del Ceffi . In Reggio nell' Oratorio della
Morte l'Orazione nell'horto a concorrenza. InMancoua i quadri laterali»
ottenutigli dalMaeftroi alla bella Santina Decapitata ch'ei vi fé nel quadro
principale . A Loreto vna paliola colà portataui dalla Confraternità di S. Gior
fcffo . Molte cofe nella Cercofa di Fiorenza > oue fi trattenne gran tempo , paf-
fandoui ad abitare colla famiglia > ed ottenendoui vna figliuola . Vna tauola in
quella di Ferrara. Vna nella Chiefa del Giesù in Imola. Vna in Malta , credefì la
Immacolata Concezione della Gran Madre di Dio . In Roma vn gran quadro
del trionfo di Dauid, & vn'altro di Armida fattigli fare per commiffione del Sig.
Lodouico Madri ; Nel fecondo cafino, òpalagetto della vigna Lodonifia Cir-
ce in piedi, all'impero della quale comincia vnfegaace d'VliflejCon bella dime
flrazionefpuntandogli il pelo nella faccia > a mutarli inbedia. Iduo'fuperbi
difegni prelTo il Serenifs.Sig. Principe Cardinal di Tofcana ,& altre infinite cofó
altroue , che mai aurìan fine .
S' aftaticò egli tanto in queflo fuo benedetto efercizio della caccia , che vo-
gliono» che per i patimenti fattiui in troppo auanzata età s'infermalTe , ponei>
doli in letto con vna diflenteria, che continuandogli trentacinque giorni» lo
riduife air vlcimo fiato, aucndo prima perduto la villa che la vita, che fu tré -
anni dopoilContaggio, cioè alli quattro di Ottobre 163 j. e fiì fepoltc^nS.
Benedetto fua antica Parrocchia , eflendogli fempre piacciuca la fìrada di (sa-
liera , e per l'aria falubre , e per coltiuarui di fuo pugno vn di que' giardinetti
che di dietro hanno tutte quelle cale ; per ripararfi anche in tal guifa da vna ma-
linconia grande, & affetto ipocondriaco» che così l'aflaliua taluolta e l'occn-
paua , che lo rendeua inabile al lauoro ; nel qual tempo , e per qual cagione fo-
lodiceua egli, ftar tanto fuori a diuertirfi con la caccia. Era così vago anche
di fiori , l'odore e la villa de' quali credeua giouare a fuoi mali , che auendone
ripieno tutto vn giardinetto alla detta Palazzina , ne cauò vn grandiffimo qua-
dro bizzarramente dipinto, con vna vaghiffima Dea Flora nel mezzo, che cam-
biò poi con vn tale Ciglioli Orefice in taacc cipolle da inuelhre quattro di quel-
• "le
558 PA^TETETIZA
le aiette vacue >& oziofe . Fu grand'huom dabbene) onorato > modello > édi-
uoto , particolarmente della gran Madre di Oio , e della Tua (aera Immagine da
S. Luca dipinta; al quale perciò ('adillanza delSig. Velpafìano Grimaldi gran
benefattore ) fu permelTo il lucidarla > Patendone poi quannta di copie > e turci
volendolaianche morto, dal lucido del Mafsari; come richiclc 1 Aibanii quan-
do di quefta mano volle il Sig. Card. Lomcilmi portarne fece vna copia, finita
lafua tanto degna, e memorabile Legazione; il perche fu pruferuato Tempre
da ogni periglio. Nel dipingere in S. Paolo la mentouata Cappella Arcofti»
aprendofi il ponte, cadette a (edere full' Altare , con poca anzi niuna offefa»
raccomandandofì nello itefs' atto al SaiicifCmo, chealzauafìda vn Sacerdote
celebrante la Sacra Mefsa nella Cappi. Ila di rincontro: e neli' Anno della pelie,
dipingendola tauola già detta del N.Gaetano ptr i Signori Lupari, vna delle
Tue figlie , Cirolama , ferita dal morbo , e gid difperaca , raccomandatafì a quel
Santo, chiamato il Padre e la Madre, li prc^gò a non l'abbandonare, poiché
Ja B. V. per interceflìone del B. Gaetano l'auea aflìcurata , che nifsuno di quel-
la cafa era per pericolare di quel morbo, come legui in effetto; e qiial detto
però non m'intendo abbia fede, ne faccia proua alcuna, e di più d; che co-
mandano i Sacri Decreti fopra ciò emanati , ancorché tal fuccefso fia già fla-
to dedotto m procefso , e ben difculso & elammato nella Cauouizazione di
detto Santo.
Fu continente in giouentù , ne di lui mai fi feppe trafcorfo alcuno ; che però
tanto era caro 3 Lodouico, che dopo Guido, lo proponeua in efempio aidi-
fcoli ; il perche difficilmente fi ridufie a tor mogl:e , confìgliatoui dall' Albani , e
perfuafoui dalla neceflità di gouerno, riducendouifì in ecidi trent' anni, e pi-
gliando vna Ippolita Macinatoti , faggia , modella , & auuenente figliuola , dal-
la quale poi ebbe fei ft mmine in più voice , & vn mafchio , per nome Bartolo-
meo jilquale al difpetto del Padre voleua elkr' anch' ti Pittore j e giouanetto
dipinfe d'afcofo vna tauola , eh' anche fi vede, a Malalbergo ; e nella fagrellia di
S. Martino , fri gli altri , appi fo vn quadro di fua mano; ma e perche, come-»
dilli, fé gli opponeua il Padre, eh' anche ne Io calfigaua e batteua , e perche^
s'era poflo nello (teilo tempo adiilillare ,&a Ifudiar chimica per far fegreti,&
imbiancar zaffiri , nel che fu fìngolare , ftimo bene il Lndarfì in Filofofìa, gii
iflrutco a baitanea nella Lingua Latina ne' primi anni apprefa. Configliato per
ciò dal fuo Maeflro , che giurò non effergli mat capitato il più fottile mgvgno , a
farli vdir fulle Catedre , intagliatagli la couclufìone dal Padre , con vna pubblica
foltenta fatta da galantuomo , ribattè , e confufe quanti fé gli oppofero, con ma-
rauiglia e flupore di tutta 1 Vniucrfìti , che acclamatolo Dottore prima d eller-
lo, & aggregatolo al Collegio, dopo hauergli dato la Laurea.lo ammirò non me-
no eccellentiffimo Lettore, che buon Pratico. Fu Medico dell' Hmincntiffimo
Principe Card. Colonna Arciuefcouo già no(tro,d- gli Emmentiflìmi Legati prò
tfwpoj'ce delle principali Cafe della Patria, anzi di tutti i Prmcipidi Lombar-
dia confinanti » che di lui fi valfero alle occorrenze . Ebbe vna fcuola fìoritifG-
OI9
AJJTO^. RjnOA E F, 'BónAV. 'BIS/. 559
ma , e fcolari i primi Maeflri eh' oggi viuano , fra' quali > fc non aftrf, que'duo*
de'quali tanto rifaona la Fama anche oltre i montii il Sig. Dottor Gio.Battina^
Capponi,ed il Sig. Dottor Marcello Malpighl, eh* al fuo n'uerito Maeftro portò
fcmpre tanto rifpetto & amore, che morto l'Eccellentiffimo jfposòvnafua-.
forelia, tenendo conto di quella cafa come della propria. Mori fenzaausn-
2Ì>fpendendodi giorno in giorno ciò che guadagnaua, ch'era molto e molto,
&auendo l'animo così vailo , e fuperiore al tutto, che non immagmauafi co-
fa per difficile che ii folle , che non la voleiTe ;e perciò lautamente viuendo, do-
nando ad amici , e lietamente in altro ancora fpregando. FU grande Altrono-
mo,c ne'proiiorttcifortmiatiffimo; e pollò ben' io dire, che olleruando vn_»
certo feg;io falla mano d'vr\ cocchiere di cafa a lui proiììmo , fano allora , e fen-
za maleaku;io, gli feppe predire la morte fri pochi giorni, com'ella appunto
fegui . La predilli anche a fé Iteflo, aggiongendo , che le la fuggiua quel gior*
no di che affai dubitaua,campaua poi vn pezzo ,-&auuenne, chevfcendo la_*
mattina di cafa per andarfene adiutrtire, non sì tofìo gionfe alla foglia della^
porta, che aflalito da vn' accidente appopletico , cadendo in terra, lenza poterli
aiutare e riforgerceflendomallìme zoppo, iui redo morto , con gran fenti-
fnento di tutti , danno della Città , e dolore della infelice Madre , che hora che
ciò Ilo fcriuendo , anche viue in età di centoduoi anni.
Ebbe Lucio Malfari anch' egli vnafioritiflìma fcuola, ma «onfiì alcuno che
fbfle per riufcir maggior maellro ( come appare dalle due ligure a fcefco » late-
rali alla Porta del Sig. Senator Gralìì ) di vn'
ANTONIO RANDA > \nà àcWt prim' opre del quale , kn\iz anche il Malìni'i
fu t>na tauola nell Oratorio di 5. Maria della Vita , che dipinfe ad inlìan:i^a de ' Scala,
douefono molte figure ,&ilB. F^iniero , con vna proceffione di Bolognefi , che genuflefji
vifttano il Corpo diS. Geminiano f^efcouo di THodona ; foggiongendo, che à Caflello
S. Giorgio fece la tauoladell ^Itar.grande ài quella Parocchiale con S. Giorgio, e nella
chic/a di S, Geminiano di Gberghen':^ano dipinfe quella dell ' ^Itar maggiore, con S. Ge-
miniano < e che dvuendofi ritirare dalla Tatria , per me^^o della fua yirtù , fu ajjìcurato
dal Duca di Modena , & iui trattenendo fi , dipingendo varie tauole , la/ciò memoria di
fefltffo .-e così in pochi detti rellnngendo la liia vita , che né faprei, né vorrei ad
ogni modo fcriuere, perpotcrfene dir poco bene, e perciò palTando all'efem-
piare d'vn' altro, che prefo poi l'abito de' RR. PP.Conuentuali di S.Francefco, (ì
diede per diporto a miniare in carta pecora ,• e come quello ch'auea gran fonda-
mento di difegno, paTsò quanti al fuo tempo qiiell' arte maneggiaffero . Ridu-
ceua le cofe del Sig. Guido in picciolo , e così coglieua in quelle celelli idee , e
così conferuaua illefa la giudezza de' contorni , eh' era cofa di ftupore . Ne go-
dea r ifteflo Reni , e n' inuoglijua il Padre tutti i Rcligiofi , & altri Dilettanti di
quelle cofette galanti , e picciole ; giongendo fino a farne dono , non folo a Po-
tentati vicini , ma alla f. m,di Vrbano Octauo , che riponendole nel fuo Breuia-
rio ,io regallò . Qua n co guadagnò egli , che fu molto , tutto impiegò in bene-
ficio della Chiefa j in far pahl , e pianecc per la Sagreltia , e giunle a tanto , che
■ *^ - ^ '^ - - all'
5(fo
P A 7iT E r E Z Z A
all'Altare del Sanciffimo , nella nobil Cappella oggi de' Signori Monti j donò vn
tabernacolo d'argento madiccio, e di gran fattura, & vn raggio > che afcefcro
alla fomma di duo' milia e più feudi . Dilettollì di difegni , e n' ebbe vno ftudio
famofo j che poi ridotto in età , e decimato , donò al ijerenillimo Alfonfo Du-
ca di Modana , perche il fuo formidabile maggiormente riempir potefle , auen-
doui anche antica feruitù fin col Sereniflìmo fuo Padre , il Duca Franccfco , che
fenzai! configiio del ReuerendonilTuna Pittura, ò difegnocompraua in Bolo-
gna . E perche più volte inflette Sua Altezza , che chieder le doucffe qualche
grazia, qualche benefìcio , perche rifpofe finalmente , eh' altro non addiman-
daua a Sua Aleezza , che vna tonaca l'Anno percoprirfi, vidde aflìgnarfi vna
prouifione di due doble il mefe fin che viuefle , che poi poco godette , moren-
do predo , e lafciando fra gli altri, vn Tuo nipote ex Sorore , il Sig. D.Giofcffo
Maria Cafarenghi , eh' egregiamente minia anch' egli , (ì come fa lo Hcfì'o il Sig.
D. Gio. BattiltaBorgonzonijalJieuoanch'ei del buon Padre j e de 'quali, fi co-
me d'altri ancora, comedi viuenti, altro non poflbdire . Chiaraoìfi que-
ftoil
FRA BVONAVENTVRA BISI, del quale fa menzione anco il Mafini , po-
nendo la fua morte del 1662. e chiamandolo Miniatore Famofiflìmo, come in
effetto fu tale; altro che il Cerua, tanto /hmaro a* no firi tempi , che ancorché
folle inarriuabiIe,nonparsòmaigli vcceilj,che per altro poi eran viui, e fpiri-
tofi, fuolazzanti, ricoperti di leggieriliìina piuma, eh' al folo guardo Ci moueua.
Vi fu vn' altro difcepolodel Malfari .detto
LEONARDO FERRARI, e per fopranome comunemente LONARDI-
NO , del quale (e volcfCmo fpiegar le azioni , e por'aflìcme la guftofa vita, non
auria mai fine la narratiua , che più (ì llendcrebbe in raccontar le burle , e le fa-
cezie di quello bell'vmore , che in numerare 1' opre , che poche fece in pubbli-
co , e quelle di poca confiderazione ; dedito piu.a fpiegare concetti baffi , e ri-
dicoli, che a formare penfieri nobili emaellofi. Dilettoflì colUii di motti,vna
perciò non tralafciando di quelle faldonate di Piazza, e di quelle comedic^
zannefche , che tutto l'anno , con tanto concorfo , & applufo lì recitauano dal-
le compagnie del virtuofo Scappino , e dell'accorto Finocchio fulla Sala del
Rè Enzio , prima the così famigliari duieniflcro le opre Regie e Muficali , oue
fi piange cantando , fi priega , e fi comanda co' i pallaggi , fi difcorre , e (ì nar-
ra co' le gorghe, e co' trilli , e per pochi baiocchi fi fan vedere fino al popolo
baffo,& alla vii ciurmaglia fcender dal Cielo le macchine immenfe, volar per
l'aria gruppi d'vomini alati, forger monti, fgorgar fiumi, nafcer le Regie, e
fimilimarauiglie, refe fin fl:omacheuoIi alla Itefla minuta plebe, tanto in tutte
le cofe crefciuto è il lulTo ; tutti notando poi Lonardino que' picchi , que' mot-
ti, quelle arguzie , que'fali,eva!endofene nelle conucrfazioni, e ne' giorni di
Carnouale,tirandofi dietro 1! Popolo veitito da fecondo Zanni. Ritraea tut-
ti I buffoni di allora , e tucci que' plebei , che per caricatura ò di volto , ò di co-
flumi, rendcanfi foggeccidi pubbliche , e cocidiane rifate . Ponendo a contra-
ftare
LEOH FETtnAHl E SE'BAST. 'BtVJiETTL 5 S i
ftare infieme , ò a giocare v. g. Grillo de' Sig. Anziani , Domenico dai Nafo, La-
zarin Bizzarrione.ilCi:iù,ilZiuetca,Cagnaccino, e fìmilgence.chesò io,&
efponcndoli poi,n'auea vn applaufo.chepiù non fi può dire. Efprimeua vna vec-
chia, che addormencataiì, iafciandofi cader il fufo , veniua rifuegliata da vn i\xx.-
ballrello.che gh auea polio in feno vn iorcio ad vn filo appefo per ia codaj men*
tre VII altro con vn triuelio le pertugiaua per di forco l'orinale di terra : la guerra
de'cani,la pefcheria de'gacti, efioiiiigrilleriej che iniuocfferepoinoneran
mal fatte ; fi come fquificamente oprata fi vidde vn giorno vna Morte, che face*
uafi battere li ferro al Tempo, che gli fé far l'Achillini per modello cjc'penfieri,
con che poteua (gli dille}fch;rzare anche nobilmente, a fuo piacere sbizzarrir-
fi, e fra'pcggiori farfi conofcsre il migliore. Chi veder bramaife la fua manierai
fottoil portico diS.Francefco n'auràduo'pezzi, fotto quegli archi mfrefcoje
in Chiela il cranfito ó\ S.Gioftffo di:;tro il Coro a olio , e fimdi, ch« a me non da
1 animo di riferire , e che fi potranno vedere nel Mafini , ne' catalogi delle pit-
ture puntuali ilìmc) : ^\ comi non altro dire d' vn fuo fratello , detto comunemen-
te CVLEPIBOI,lt:jrpio alquanto, e mal fatccma diritto d'ingegno, che fapca
il farro fuo, e che copiò n eccellenza. Altr'huomo finalmente fu
SEBASTIANO BRVNETTl,che morto poi il Ma(lari,pafsòalla flanzadi
Guido, che volentieri l'accolle , e per la fua nobile filonomia » che auea feruito
anche più volte a Lucio per ncauar'Angeli > e per la fua modcltia e fauiezza * e
per il fuo bel modo di difegnare , col quale ingannò più volte i più efperti , con-
trafacendo difegni antichi , che compratidafenfali.n ammorbarono pofcia_.
vna quantità di ftudii anche più infigni . Morto il Sig. Guido, fi ritirò a far da fé
ftanza, e talora in compagnia di Filippo Brizi» cominciando a far.- Opere pub-
bliche , e belle , quando nel mezzo del corfo arre l 'ò morte iinprouifa la sì ben
intraprefa carriera ; perche fé bene era egli vn pò freddo e pefo , ad ogni modo
ciò conofcendo, & a me p.ù volte confelìanio, fanali facilmente più fueghato, e
prefoauria animo. Si vede in S. Margherita all' Altare, credo de" Signori Mal-
uezzi, la Santa Maddalena, & vn graziofo quadretto foura la refidenza dell'Ora-
torio di S. GiofefFo , eh' io mi raccordo auerli veduto operare, e da' quali fi po-
trà comprendere qual foffe il (ùo ftile ; lafciando qualchedun'altra opera che fa-
rà in pubblico, non effendo il mio affonco il far qui vn diario perfetto, ò per me-
glio dire, inuentano delle pitture della Città; il perche anco tralafcio la grazio-
la tauola del S. Vitale inchiodato da i fieri efecutori dell'iniqua fentenza , e co-
ronato da vn'Angelo nella Cappella del famofo Palagio di Poggio de" Signori
Marchefi Buoi, tenuta firancamente per di Guido; duo'fouraufcii inCafade'
Signori Bonfighuoli di Caliera«& altri altroue , meriumence tenuti cari da chi
li pofBedci .
Bbbb D I
PIETR.O FACINI.
D I
PIETRO FACINI
EDI
ANNIBALE CASTELLI
BERNARDINO SANGIOVANNI
E
GIO. MARIA TAMBVRINI
SVOI DISCEPOLI.
f^SìSri^/^fju Ra l'altre obbligazioni ch'abbiamo a'Carracci, quefi' vn*
parmij'auercieflì raddolcita) e per così dire > infìoraca la
ftrada a quella Profciiìone afpra tanto perprima ,e fpinofa.
No» ci vollero e/lì legati ad vn precifo modo , né agretti ad
imitare vn folo , iufta l' antica opinione , e precetto , ftra-
fcinando per tal via , e a forza tirando nell* altrui genio il no-
Itro gufto 5 ma lafciandoad ogn'vno la fua libertà, non al-
tra maniera configliandogli , che quella fìefla che portò feco dalla Natura > né
altro Maeliro ponendogli auanti > che vn buono e bel naturale a tutti comune;
Ond'è che di tanti valentuomini dalla loro fcuola vfcitij tanto diuerfo anche
in ciafcuno fi offerui il carattere, ancorché in tutti sìbello; il perche di loro
ben pofiadirfì ciò che ilTarfianeirefcquic deiBuonarota,chepereflì;/ gradi
ci fi offerì/chino meno difficili , quando eglino migrati monte del Diamante gì hanno ta-
gliati , e coloriti tanto legiadramente, ibe oue prima il (ito fpauentaua ogni animofot
adejjb fi faccia defiderare infitto da timidi , tanto è fatto aggradeuole ; ed è lo Itefib di
che in foilanza, e chiaramente trouo adeflò appunto auiiifarne il tanto Tem-
pre anco parziale del (uo Rafaellc , Girupeno , cornato a Roma , dopo auer
Bbbb z vedu-
554 PA7tTETB7l2A
vedute le cofc did*ttt{}tmi Carracci : ejjer !ìati lucidi , e chiarirmi Soli , che co' loto
raggi bttanofgombrato ogni torbido, e tenebrofo dubbio d'ignoram^, & hauer ridotta
la pittura ai vm via facile , nera , e da ogni confitfione di fpinofi , & intricati firgultit
per lo p affato ripiena , di modo che ad vn ben di/poflo , egiouanile ingegno riefce digran-
diJJìfn4fodisfattioneilp:i[feggiarui fopra. Perchè veramente nel Giudizio di Mi-
chelangelo fi fiudia vn terribile nudo, che mai fi arriiia : nelle tìaoze del Papa
di Rafaellevn corretto co ntornoj a cui mai fi giunge : nella Cupola del Coreg-
gio vna fpiritofa veriti infufa a lui folo dal Cielo : ne* quadri di Tiziano vn cole-
rico a lui folo naturale ; nella fcuoludi S. Rocco vnofpirito>&vn viuace moto,
che nel Tentoretto folo fìà bene , e così rifpetcìuamente di tutti gli altri Mae-
ftri ; ma ne' Carracci tutto fì troua , vi è ogni parte da fludiare : gran rifallo ne'
nudi , gran giuflezza ne' contorni , gran viuaciti ne gli affetti , grand' armonia
nelle tente , grand' intellinsnza ne' fcorti ; e tutto rcfo , come dicemmo, così di-
meftico, così facile, così comunicabile, ch'ogni ingegno più timido, e più
reftiofenca ben prefto ad oprare inanrmirfiicd inmtarfi; fi che fino i garzoni
fteflì , fino ipeftacolori della loro ftanza Pittori diuenir Ci vedeftcro; onde ce
ne poteffimo ,quafìdifl), non mcn dolere, che il Lomazzi dell'Architettura re-
fa così facile dal noftro SerIio,che con quelle fue sì piane regole , fece più maT^
^acani architetti , che non hauea peli in barba. Così fii di
PIETRO FACINI, che mai fi credette a principio douer'effer Pittore ,
e che capitando nell' Accademia di cofloro huom già facto , e per mera curio-
fiti , caricato da eflj ben tofjlo in piùjidicole forme, per vendicarfi ben pre-
flo, dato di piglio ad vn carbone, con l'inerperta mano feppe così ben'ag-
grauare con deformiti confaceuole il loroprohìo, che marauigliati e confali
tutti , fencì prima acclamarfi Maefìro, che aggregarfi Scolare , inuitandolo An-
nibale a quella Profefsione, che mai d'aueread efcrcitare fognoffi. Quindi è
che tanto fon deboli i principii del fuo difegno , ancorché poi fempre vn non so
che di gran fpirito vi fi fcorga per entro; e quindi è che perfuafo dal fudetto»
tanto difegoò dal nudo , che infiniti fi vedano di que' fuoi modelli in tutte le»
più famofe raccolte , frale quah que Ila del Serenifs. Sig. Principe Card. Leopol-
do, preflb il quale fonfene ridotte le centinaia , alle volte cosi Ifrepitofi, così
guizzanti, fuoiazzanti, e quel eh' è più, così facili e franchi, che fembrano
del fuo Maellro , come perdi fua mano molti tutto il dì fi vendono.
Fùdi coftui così veloce, e così (frepitofo l'auanzamento, e'I profitto, che
cominciò ad ingelofirfene Annibale , ondeauendo a dir più volte, che guai a
lui fé aueffe Pietro fludiaco col douuco ordine , e (e oprato non auefle più di fpi-
rito>chedi fondamento, (ì notò mtiepidirfi nel maggtormeute auuantaggiar-
Io, e più infegnargli sedandogli noia la fempre più racchetata, e pacifìcaap»
plicazione del difcepolo , glissò termini , che lo necefsitarono in fine torfi foc-
to da quella rcuola,alienarfi dal primiero affetto, dafericirarfi, & in vendetta
ancora aprir nuoua llanza, edoppor loro non men frequentata Accademia.
EranfegU a priacipio , come a più valente d'ogn' altro (eoa inuidia però de'più
vec-
PIETRO F A C I^ L ^6$
Tccchijconfìgnaco le cbiaui di quella danza oue fi fpogliaua il modello > per»
eh' ci ne auede la cura d'aprirla al debito tempo 1 ordinar tuno, e finita ogni
fera la funzione «ferrare e cudodire le ordinate cofe. Sraua nell' ifteflo luogo
Tempre a beneficio di tutti vno fcheletro appefo con due corde ai palco difo-
prai perche ftudiarui attorno attorno vi fi poteffe quell'oilatura: accortifi i
duo' fratelli ,che ferratoli tutto, fingendo Pietro d'andarfene a cafa, ritorna-
ua io dietro , e riaprendo 1 vfcio, vi s' inferraua dentro , fìudiando quell ' ofl'atu-
ra fino a mezza notte , fi afcolero vna di quelle fui granaio , & aggiuftata yn ai
delle funi in modo , che tirandofi per di fopra , veniua a far girare quell' oliatu-
ra» e cambiarle fito, afpettaronochefiponoffeadifegnarla il Facino, e men-
tre tutto applicato all' operazione, ad altro non penfaua che al latto fuo> vtdde
jmprouifamente mouerfi lo fcheletro, everfodilui piegarfi,onde aflalitoda
vn fubito timore , e tremore , rizzatofi malamente in piedi , e diiBcilmente tro-
uando laviadellefcaie ,fe ne volò a cafa , atterrito dallo fpauento, e poflofi
in letto, fi ebbe s morir di paura . Spiacque a più d vn' Accademico quefto fuc-
ceffojecome difgrazia chepoteua accadere a ciafcun d'efsi , non peraltro
poi, che per efler troppo itudiofi, e cuftodire con molta briga , e fenza vcile al-
cuno tutti quegli arnefi della danza , fu efaggerata da molti, che gionfero an-
che a pretendere foddisfaiione da Annibale , quando non fapefse riuelar loro
chi ftatofof£eilrco,già ch'egli vergognandofene , e pentitone, a qualcuno di
efsi loro attribuìua il fatto, con maggiormenteaggrauarne, contro il fuovole-
re,Ia loro innocenza.
Diuifafi perciò in due fazzioni la fcolarefca turba , fiì aOìRito Pietro su quel
principio ; a fegno , che condotto a pigione due gran camere nella cafa de' Mi-
randola nella via Imperiale , detta de' Falegnami , furono pronti i folkuati a far
ben toflo fabbricar, la ftufa , appender la lumiera , a proueder di fcanni , a ritro-
uar vnbell'huomo chefacelTe il modello, ed infomma a piantare vna compita
Accademia in faccia alla Carraccefca, che come auuiene poi di tutte l'altro,
maflìme fondate falla vendetta e la picca, ebbe corta durata. Pofe ella tutta-
uia in qualche appréfione i Carracci,chc per la loro s'erano guadagnato vn gran
grido,onde non pafsò quell'emulazione fenza contrafli,e pericoli fra que'gioua-
iii di porfi le mani addoflb. Diceuano quei dei Facino , efler la loro la vera ; me-
glio prouifta di modello ; in effa darfi più comodo di tutto , e più libertà , fenza
tanti protomaltri, e fenza foggezione. Scimars' in effa tutti, e riuerirfi, non bef-
ùxCu non tutto il dì caricarfi.Infegnarfi dal Sig. Pietro con fincerità,e con amore^
non co doppiezza, e liuore : foflenerfi gli fcolari,non abbatterfi : che predo pre-
fto gl'Incamnati farianfi mcaminati al lor fine : che al Carro erafi rotta vna ruo-
ta,ch' era per re'iare vn giorno fenza fala. Rifpondeuano i Carraccefchi; ch'erafi
pure vna volta ( chiamando i mali di Pietro gallici ) fmorbata da tanta pcfle la
loro radunanza : che colui , che prctendeua poner il fuo foglio ncll Aquilono,
era vna voira caduto , tirando feco vna parte di quelle delle più ofcure , redan-
do anzi più luminola l'Orfa del loco Cielo : che molte auuedutamence s' era riti*
rata
y6S
PARTE T E 7t Z A
rata ne' Falegnami qucH'Accademia , che predo prefto auca biYogno di punte IK?
eh' erari cosi pazzi i ribelli , che fi credeano dar'opra a tutte quelle feghe per ta-
gliare lapis da difegnar la fera, quando non aurian potuto elleno refiftere a fe-
gar via più collo quel di più > che auuanzaua a fpropofitaci tor/ì di Pietro. Così
andauafi piatendo > e contraftando ; e fi gionfe a tale , che dicono , che vna fera
di carnouaie , che Pietro era in Ietto correan Settimane , aggrauato da fuoi Co-
liti mali j veftitofi in mafchera incognita Annibale, non poteffecrattenerfi di an-
dare a vedere quel loro tanto celebrato nudo , e gli fcolari attorno a difegnarlo;
e che inuitatoda vno dieffi,pcrirchcrzo,ad infegnar loro, e correggerli, non
credendofìmaiche fofle Pitcore , e tanto peggio Annibale , flato vn pezzo fo-
fpefa la mafchera , prefa finalmente la cannella portagli , prefto preflo , e in pO'
chifegniaduo'di eflì aggiuftaffe il contorno, conmarauigliadi tutti,e infiem
con filenzio , e rirpetto , credendo eh' ei fofle Pietro rizzacofi di Ietto , e paflato
alla Danza per far loro quella partita ; fin che rallegrandofene con effo lui il gior-
no feguente,di ciò marauigliandofi egli,ne fapendo immaginarfi chi potelTe eller
fìato, non fi torto fé niollrarfi la correzione , cheaccortofi i fegni eflfer d'Anni-
bale, diede in tanta fcandefcenza, che voicua allora andare a trucidarlo. Ef-
pofio poi fijore vn quadro, nel quale flranamente, oltre il fuo confueto , erafi
egli affaticato , e particolarmente bramando fapere che ne dicefl'cro i Carrac-
ci , intcfo che non altro s' era potuto cauar loro di bocca , fé non cffcr vn qua-
dro di maniera greca ,mefle loflbpra mezzo mondo per auerne la interpreta-
zione , e giongcre a fapere che volellero eglino dire : perche fé de' Greci buoni
intendeuano, era troppo, ne queftoera il fuo intento, ch'era nemico affatto
dellaitacua:efede'catciui, era troppa calunnia e perfidia, non elTendo così
vigliacca queir opra, che tal cola di elfafidouefle proferire ; quando finalmen-
te rifeppe auea detto Agoftmo, che fi come non v'era chi fapefle di greco, e po-^
chi che r intendedero , così quella pittura non intende rfi ; né come polaflfero le
figure , né che faccflero , né come veftice fodero ,- che infomma Pietro era dato
in reprobo, e del migliore dikcpolodiuentato il peggior Maellro, auea,potea
dirfi, nella Profeilìone paflato il fiume, dmenuto Gincurino. Atcefe di tal
maniera queft' auuifo il Facini , che dato luogo alla difperazione , vuò trattarli,
dille > coftoro da quc 1 che fono , da razza di macellari ; dar loro d'vna mazzuola
in capo 5 e poflofi fotto vn'accetta da! manico corto, andò a cercarli , per effet-
tuare col primo di loro, che gli foife dato tra'piedi, l' efecraudo delitto ; ma fco-
perto da vn comune amico pafleggiar più volte , come fuor di fé Uefl'o , fotto il
portico della Morce con arme fotto , e ruminar gran cofe , ne fu diftratto , e &i-
ftolcodal galantuomo, che fcoperto il fuo fine, lo fece più prefio che potette
penetrare a' Carracci. Acquietoifi dunque Pietro, conuinto dall'amico, che
gli fé vedere , e conofcere co gli efempii> fempre fra concorrenti effer fiate que-
fle ride, fegno della fcambieuole virtù, che tuttauia nonpoteuafi dir perfetta,
fcompagnata dalla prudenza in fapcr fcanfar gì' impegni , e dalla fofferenza per
non aggrauar l'anima di quelle colpe » delle quali, dopo il fatto , vorrebbefi clTer
digiu-
Pi E T no F A C ìJi h 5^7
clìgiàhòìe tanto pefa al punto dei morire, portando feco conti così graui da
faldarc all' altro Mondo.
Furono a tempo fiixiili raccordi > facendo la douuta imprefsionc iu Pietro,
che ogni volta più peggiorando ne' fudetti fuoi mali , fentcndo dì perderle fòr-
ze > e fìnirn,pregau3 gli fcolari prima a raccordarli di lui nelle orazioni loro,
poi a prendere efcmpio dal Tuo flato > e finalmente ad imitarlo nelle belle opre
prima fatte , non nell' vltime , nelle quali conofccua, e confefl'aua non trouarlì
più fpirito, né vigore. Così finì ben preftoi fuoi giorni in affai frefcaeti, man»
candodel i5o2.e lafciando di Te /ugran nome per le beli' opre fue> colle quali
talmente s'accollò a' Cartacei, che vn pò più alle volte che fofTe flato corret-
to > farebbe loro flato vguale .
Fu così nuouo , e bizzarro neli'inuenzione , eh' io non so mai chi s'aueffein
tefla) fé non vna propria ferace immaginatiua) tanto fìmbolica alle volte a
quella del Tentoretto , che parue non altri auere auuto egli in niente , che queir
arrifchiato , e copiofo Maeflro. Ebbe varietà di ciere, molla grande nelle figu-
re, e nel colorito poi pafsò ben quanti illufiraffero tele a que* tempi. Quefl*
era quella parte , che poneua il ceruello a partito ad Annibale , che andandoa
vedere d'afcofo la Tua tauolina del martirio di S. Lorenzo in S. Gio. in Monte,
Dio miOjfùintefodire , che cofa mette mai collui nelle fue carnagioni ? io
giurerei > che in vece di colori» fi macinare carne vmana. L'ifteflb ofseruafi
nella tanto graziofa tauolina dietro il Coro di S.Francefco all'Aitar Pellicani,
oue incertiputtinifì vedeil fangue vino e vero nel volto, fi vedono loro mo-
uerfigh occhi ,fpirare il fiato, palpitar l'anima. US. Antonino poi nella Cap-
pella de' Laudi in S. Domenico ,ptefo da tutti i foreflieri per de' Carracci , non
troua lode vguale alla fua bellezza nella mia penna, com'eila foprabbonda_.
nella boccad'ogn'vnOjChecontempIa in quel Santo, in que' putti, in quel Si-
gnore, in quella Beata V'^ergine tanta efprefsione , tanta grauitd, tanta giu-
Itezza , tanta nouità , tanta leggiadria , fenza rimpallo , che fernpre tramonta.
Non vi è chi veda la tauolina della Prefentazione della Beata Verg;nc al Tem-
pio nella Chiefa de' Scalzi fuori di lira maggiore, che non la giuri delle migliori
cofe del TentorettOiCome tolfe a pareggiarlo nella Nonziata a lui vicina di quel
gran Veneziano, col Aio bizzarriisimo Prefepe contiguo nella Chiefa di S.Mat-
tia . Lafcioalla finaofseruazione de'più intelligenti, e curiolì la fua bell'Af-
fonta , co' frefchi laterali non men confiderabili nella Cappella Grati ne' Semi;
e nell ' Oratorio del Buon Giesù la Santifììma Annoziata di così nuouo penfie-
ro, e riloluto dipingere; e nella quale , dicono, facelTc quella gloria d'Angeli
in nube colla ponta dell; deta ('auendo mandato a calai pennelli) ad inchiefta
di Giouanni da espugnano , eh; da lui interrogato per ifcherzo, che ccfagli
pareffe mancare allora che finita così frefca , l' auea polla in opra , rifpofc, però
bene conia fua iemplicird quel goffo, lo Spirito Santo che in leifoprauioifTe;
Li fua Decollazione dei Bitti Ila alia Cjppe'la de'Signori Confortatori neila_»
Chiefa dell' Ofpital delia Morte: Al quadro del Sig. Guido all'Aitar maggiore
'^^" ' de'PP.
5<58
P A ^T E T E Z Z A
de' PP. Capuccini i duo' quadri laterali,cbe fono come d'Annibale : S. FranCefco
che riceue Chrifto Bambino nelle braccia, e l'iftcflo che fuiene a! fuono delia ce-
lefte lira . Infiniti rametti poi, e quadrettini piccioli, ne' quali fu inarriuabile, &
andò al pari del Feti > e che per la maggior parte fon tolti per di Annibale ; co-
me quello della Beata Vergine , che faglie al Tempio nel primo cafino della_,
Vigna Lodouifia in Roma , e per tutto ; (enza le tante tauole fuori per il Conta-
do, come , per figura , il ChrittoCrocefifloin mezzo alti Santi Pietro e Paolo
fatti a tempra , e in vn fol giorno nella Chiefa maggiore di Caftcl S. Pietro : La
Madonna del Santi/lìmo Rofario con S. Domenico , e que' Millerii tanto fpiri-
tofi attorno nella Chiefa ài Quarto di fotto, e fimili.
Vefiì nobilmente , trattofsi bene , e flette alla grande , e(Tendo in iftato , che
poteaviuere d'entrata, quando cominciò a dipingere. Fu di lui fatto graiij
conto da gli altriPittori, e volendo con lui taluolta competere il già detto Maf-
fari in certo lauoro , lo difprezzò , fé ne rife, e di(fe non iftimarlo , e compatir-
lo, cffendo anche inefperto, e giouane. Fij più volte Sindico della Compagnia.
Eftimatore , e Maflaro,& adempì ottimamente le fue parti, e die a tutti foddif»
fazione. Non ifdegnòil Valefio intagliare vnfuo S.Raimondo,chcfuifuo man-
tello folca il mare, quando non volle intagliar le cofe de'Carracci.
Hebbe fra gli altri della Sig. Marta Bertolelli, famiglia rigiiardeuole , e fua_.
moglie, del 1 602. vn figlio poftumo, al quale perciò fii potto l'ifteflo nome del
Padre , che attefe alla mercatura con qualche fortuna : che fposò poi vna figli-
uola del Sig. AlelTandro Tiarini Pittore famofifslmo j e fu quella , che ricama-
uacosìfquifitamente.eche fece vna trabacca da ietto d'infinito valore, che fi
vidde con iltupore di tutta laCittd,ede'Fore(iicri,chc l'andauano ad ammi-
rare com' opera infigne . Fra gii altri Scolari di Pietro Facini fi contano
ANNIBALE CASTELLI, eh' ebbe anch' egli il vizio, nel quale diede in vltì-
mo il fuo Maeftro, di caricare troppo i nudi, & efsorbitar nel contorno . Altro
di fua mano a olio non ho mai veduto fuori de' duo' quadri appefi ai muro , la-
terali alla porta maggiore di S. Paolo dalla parte di dentro , entroui in vno la_.
Refarrezione del quattriduano Lazaro , nell' altro la Crocefifsione dell'inuittif-
fìmo Apoflolo Andrea ; eflendofi egli buttato alfrefco, per facilita ,mafsime al-
la quadratura , & auendoui operato molte cofe,come la quadratura, & il Chrifto
Crocefifso foftcnuto dal Dio Padre in ifcorto nei primo Dormitorio a bafifo di
S.Francefco, & infinite altre cofe che non occocdire. Si come non riferire»
r altre tante fatture di vn
BERNARDINO SANGIO VANNI pure allieuo fuo , che gionfe a pingero
pure vna tauola in S.Sebaftiano Parrocchia, di S. Cornelio Papa,e Martire; vna
in S. Giofeffb del Mercato ; fotto il portico di S.Franccfco tré occhi> e più vol-
te il libro de'Signori Anziani. Né le infinite di
GIO. MARCIA TAMBVRINI, chefùfuofcolarcprimachemortoil Mae-
ftro, fi volgefse poi alla maniera delicata di Guido, del quale per la fua fchiet-
cezza e bontà fu gran confidente )& amico: Che diede alle Ilampe mediante il
Cur-
1
GIO. MATtlA TAM'BVTtmu
5<^9
Gurtijche ne fu 1* incagliacore, tutte l'Arti, &i Mcftieri del Mondo i/loriati
in figure picciole, con introduzione di fiti, architettura > Scaltro: Che fu gran
pratico , grand'intclligente di profpetciua : Che haueua vn certo carattere , che
voleuaeflcr del detto Guido: Chefece quella Nonziata nella Chiefa della Vi-
ta, e S. Lorenzo fotto, ritoccatagli dal dette : Che dipinfe cosi franca, e pulita-
mente a buon frefco tutti quali gli occhtfotto il portico di S. Francefco; Che
fu ingranconcetto iempre fin che vifTc ( morendo vecchi/fimo ) preflo ia Com-
pagnia , che r impiegò molco ò ne'Sindicati , ò ne* Maffariati : Che finalmen-
te quello fii chcritrafleil fuoMaeftro, come comunemente fi vede, nel più
infelice fuo flato , e perduto affatto l' occhio finilko ( onde in tal guifa monoco-
lo gli nafcefs' anche il già detto figlio) e del quale nonmièparfo bene valermi
à principio, ponendoui più tol^oquell altro, che su mezzo foglio di carta
reale con carbone, biacca, e terra roda, in forma come di paflello,
/ece egli di fé medefimo in fua giouentò il Sig, Pietro ; e del qua-
le bammi fauorito il Sig.Gio. Francefco Barbieri; a cui
perciò sì di queRo , come di relazoni di cofe
accadute a fuo tempo confelTo in tal
congiuntura le mie ob^
i>ligazioni«
Cccc
rvr
INNOCENZO TACCONI.
D I
I N N O C E N Z O
TACCONI
E D I
GIOVAMPAOLO BONCONTI
PIETRO PANCOTTI
ANTONIO MARIA PANICO
LATTANZIO M A I N A R D I
Et altri dell' Accademia de* Carracci .
^^i7y^;9yi Nnoceiizo Tacconi goder potette anch' egli della parentela^
cri '"^'"^^ de' Carracci, della quale poi troppo pregiauafi, e troppo
ìj*2. valeuafi nella danza di eflì , fuperiorizando addoflb aglial-
" '^ *<3 I /S^fj *■" condifcepoli , di' cran taliiolca neceflìtati a rifponderglij
W^/^ ?.^P^ ^°^^ '°''° "^^"^ Lodouico : veri loro parenti efler quelli , che
IL^V^^sgs^^ foffero per farfi valentuomini nella virtù; ed interrogando.
^^^"^ lo , fé finalmente in altro grado fpettafs' egli al Sig.Lodouico,
chein venire ad cflerfigliaftro della Sig. Prudenza del detto forella, maritata a
Francefcofuo padre. E ben poi vero che meglio fora per elE, che né pure-»
rauefleromaiconofciutoquelto ceruello torbido, volendo molti, che troppo
dominio auefle fopra Annibale in Roma , onde lo reggefle, diuoIcalTe , efacede
fare a fuo modo . Ch' egli ftato fofile , che per leuarfì d'appreffo Agoltino ( che
inciòfegliopponeua) fomcntaffe le gelofie di Annibale in materia dell'Arte
contro del fratello, al quale foggiongeua anch' egli, fariafì attribuito almeno
la metà, fé noa cucco l'onore della GaleriaFarnefiana, giiì che tutta Roma ap-
Cccc a plviu-
57» VAUTB TÈnZA
plaudiua tanto alP Aarora> & alla Galatea dall'altro fatteui ; e corréua quel pro^
uerbio» già detto , per la Corte : portarti affai meglio rintagliatore del Pittore.
Che ingelo5to(ì altresì dell' Aibaai > cercale talora f con falfi rapporti , leuarlo
dalla grazia del gran Maeftro. Che vnito fi anch' ei con Antonio, e Francefchi-
no corroborane » anzi dalTe colà da fé principio alle calunnie contro lo {S.tSa
Lodouico, che pare eraquello fra tutti > che gli era parente, cercando mino-
rargli la fan>a e'I credit», per ergere maggiormence fuU'abbaffamentodieflb
vnabafe di maggior nome al folo Annibale . Era egli vn ceruello così facto, im-
pafiato d'aftio , e di mal talento : d'vmor tetro , e fin talora odiòfo a fé Refib,
come ben cale il dimoflr' anche il ricracco auutofi di Roma ; il perche in fine da
fé ritiratofi , lontano dalla Corte , non maggiormente godcua , che della Tua fo-
licudine , che l' atterrò finalmente nella guifa , che qui in fine pone il fiaglione»
al quale, come a teitimonio di pratica e di vifta , mi rappcrco ;
VITA D'INNOCENTIO TACCONE PITTORE.
T/^à gì' altri allieui del ftmofo Vittore Annibale Can'acci , fa Innocentio Taccone,
che nella Città diBologHa.n<xcque; e dicono , che egli fuffe vn poco parente dtW
ijìeffo Canicci, e come nel [angue y così nella virtù volejje tnoflrare la parentela ,che
egli co' Caracci hauea.
Qjtejii dipinfe , & aiuto Annibale in varie cofe , che egli open in diuerfi tempi , m*
particolarmente nella Chiefa della Madonna del Topolo, outftanno i "Padri di S.^go-
flino della Uatione Lombarda , dentro la Capella de Signori Cerafi , fece nelle volte [a-
pra l'altare quelle tré ftoriette, cioè nelmcT^o l incoronatione di THaria , I{eginadegli
angeli , e del Cielo. Mia man diritta S. "Pietro Trincipe degli ^pojìoli all' bora , che
N S. Giesù Cbriflo con la Croce in fpalla gli apparue . E nella mano fianca , quando S»
"Paolo Dottore delle genti fu rapito al ter^^o Cielo , tutte tré in frefco dipinte da Innocen-
tio , con li dtfegni di Annibale Caracci ,e vi fi è portato molto bene.
Operò anche da fé co'fuoi propri difegni à S. .Angelo m Vefcheria , doue fu l'antico
Tempio , nella via Trionfile , dedicato à Giunone , c^ bora è Chiefa Collegiata, e V é la
Compagnia de' Tejciuendoli ,oue èl'MtareàS. Andrea .Apofiolo dedicato, e quiuiil
Taccone lauorò diuvjehifiorie di quel Santo àfief co, afiat buone, e conprattica , edili-
ge'i:^a condotte ;fe benealcuni vogliono, che quiui ancora fi valeffe d 'alcuni difcgni del
fuomaeflro Caracci, ma bafia, che vi fi portafie bene , & al debito del lauoro foddif-
faceffe»
Doue nella via ^p pia fu l cimiterio del "Pontefice Califìo fu edificata la Chiefa in ho-
Kore di S. Sebufliano Martire , fece Innocentio nel quadro dell' Mtar maggiore , bello di
frentifpnio di colombe di finimento di marmi vn Cbriflo in Croce co»fitto,con la f^ergi"
ne Madre , e col dif cepola Gtouanni Euangelifla , fotta vn Cielo affai me fio , pittura i*
fiefco .
i^efl ' huomo poco lauorò , poiché era di natura f elitario ,eda vnfuo himore malen-
tonico condotto non voleua^raltieare con dipintoti , né con altri»
Final-
G10\ PAOLO ^O^CO^Tl. $js
Finalmente da gli lìrepiti di quefla Città» doue tutti cotKOrrono > partendofi , in non
so che luogo fuori di ^oftiaandojfene ,& alcun tempo vi dimorò , e benché fujfe di fre-
fca età , -pi morì , e la/ciò i romori di queflc tuibolen'é^ mondane , per andar ai ripofo
della pace Celefle . Ma che diremo di
GIO VAMPA OLO BONCONTI, del quale sì poco a notizia ci è peruenu-
to , e del quale fi vedono cofe priuate d'vna paftofità così grande , e di sì buona
intelligenza > che ben meriteuole il renderebbono d'vna più fuccora>epiena_a
telazione^ Fii egli buon Cittadino, efiglio di Girolamo Bonconci, ricco Mer-
cante da feta , al quale eferciaio moOrò altrettanto abborrimento , quanto in-
clinazione alla Pittura; onde trouafi, che pollo dal Padre nel negozio fui prin-
cipio dell' anno 1580. Tene fuggì di cafa, pigliando la (Irada di Firenze, nella
quale ricercato, ritrouato, criconofciuto , fu facto ritornare indietro , e a cafa
ricondotto. Pollo dunque al difegno, non rifparmiò il Padre a denaro, per-
che l'Arte imparaffe, e ne diuenifle eccellente ; il perche dicefì, che interrogan-
do egli taluoltaiMacflri, come fi diporcafs'egii Gio. Paolo ,eche facefle,&
fluendone in nfpofta, ch'ogni dì più (ì guadagnaua, da i facitori del negozio
venifleefpofto,queffo guadagno intenderfi rifpetto a' Precettori, che tutto il
dì regalati , certo potean dire , eh' ogni dì più guadagnauafi . Mi ha fatto vede-
re il Sig, Valerio Polazzi fucceflbre nel negozio, e nell'eredità di detta Cafa Bon-
conti, mediante fuo Padre lafciato erede da Valerio fratello del fudetto Gio.
Paolo, &vItimo di quella famiglia, ne' libri regolati di quel gran benefattore
Je feguenti note , e partite , che feruiranno per quel molto, e più che doureflì-
mo dire di Gio. Paolo , e cioè :
t'JelprinciptodeU'illeflo^nno i'}So.e(fer flato poflo ad imparare di difegnure [otto
TU. Bartolomeo Tafferotti yper conofcerfi , onere più inclinai^oneà tal Arte y cbealliu.
mercatura .
Del 1 5 Si.fouuemto di danari, e di ciò gli occorreua, ejfcr lafciato andare à Fiorert"
^ per lafefta di S. Giouanm con M. Camillo Vrocaccini.
Laprimafpe/aperfuapropor:^onabil parteoccorfa laprima volta , nel paJiareaW
tAccademiade Carra'zj^; e quello per fare vna grande e bella Madonna, lalmprefa,
banchi , gj* altre cofe necejfaric in effa.
Gli danari fommmtftratigli , biancherie, ed altro del 1 ^^^. per andare àVarma , à
vedere le cofe del Coreggia , e fopra fìudiarui .
Del mede/imo Anno , vna casìellata dvua fquifica , mandata à donare ad Ercole^
Trocaccmi , e Camillo fuo figliuolo , per le fatiche eh' vfanoneW infegnareà Gìo.Taola
fuo figlio , nell Accademia.
Dell' Anno fieffovn altro regalo àmedtfimi, peri i^efia cagione.
Delii%').vn regalo nguardcuole fatto à Bartolomeo Vaff erotti , fuo precettore del
àifegnare .
Del 1 5 85. alli 20. Settembre danari datigliper andar/ene à B^oma con TU. Gabrielle.
De/ 1 5 8 7. pagelli danari à Lodouico Carracci , perche proueda colori , e gli li mand{
il\pma.
Del
574 VAUTETEZZA
Del mede fini jtmo efierfi infermato inl{pma , e tornato à Bologna.
Del 1 5 9 1 . donati danari à Bartolomeo , & Aurelio Tajìerotti.
Bel medeftmo Anno , efferfi cajìata pna querela , c'haneua fui Turrone > inJttmS Col
detto Aurelio, Cio.Taolo.
Ilchetutcomièpiacciuco vedere nonfolo» ma qui anco rapportare, per ca-
uarfi da effe partite il non anche allora aHodato , benché forfè conoftiuco vaio-
rc de gl'infelici Carncci ; n:ientrcnon fi faceua differenza alcuna nel mandar
quefto figlio indifferentemente , e nello fteffo tempo da' i detti , e da' Paiferotti»
da Procaccini , come fé vguali ad elfi folfero ftati coltoro in eccellenza , come
feppero con grand' artifìcio darlo a credere fiii che videro , come toccollì altre
volte : Il gran fludio , eh' ei fece dunque in quefl' Arce Gio. Paolo fotto tanti
Maeftri , e m tanti anni , fenza gli altri a quella Profeifione confecuriui e necef-
farii,comc Matematica, Architettura , e Prolpettiua, nelle quali fi vedono di
fua elucubrazione mirabili fcricti dal mio cortefilfimo Sig. Valerio, contanti
altri , donatimi ; Il fuo paffaggio a Roma , e'I credito , eh' è neceffano vi acqui-
ftafle , mentre con tanta (uà ftima , e vantaggio venirui chiamato ad vn gran la-
iioro,appare da qnelìa lettera fcricca da Gio. Battili a fuo fratello al comune lor
Padre «e che qui volentieri trafcriuo, per altra cunofa notizia ancora :
"Padre mio Canjfmo.
Domani ha da venir la rifpofìa di Ciò. Taulo alla mia prima lettera , che parla del
fuo ncgotio :fe la dà brwfca dirò bene , che non conofce fé lleffo , ne U fortuna , che
li corre dietro ; non poffo imaginarrni che ragione in contrario pofja dedurre à nov accet-
tare ti partito fcrittogli al quale inclinerà ti Cardinale > Voglio eh eglijappia, che TU.
Anmbale CarraT^'s^i non altro ha dal fuo chefcutidicci di moneta il mcfe & parte per lui,
&f eruttar e , & vna ftantietta alli tetti , & lauora , ^ tira la caretta tutto il dì come
vn cauallo , c^ fa loggie , camare &file , quadri , t^ ancone , &■ lauori da mille fcuti,
^fienta,&treppa ,&hàpocogu[lo anchora di tal feriiitti , ma quello di gratta non fi
dica ad alcuno ; Diedi circa due me fi fa fcuti quattro à M. Taulo l{ujf. ni parente di M.
Horatio Battirame} dite .; Ciò, Taulo che li ne faccia parola acciò me li reHituifca con
darli à fot. fiate fano . DiB^omaalli 2,diAgosìo 15 95?.
yoflro Figliuolo
Ciò. Battifia Bonconti.
Studiò anch' egli le cofe del Tibaldi, e difegnò quelle in Cala Poggi , ma poi
fi diede ad vnpiu faciImodo,e Itecteaquelhde Carra>;ci, onde fi vedono nu-
di che fembranode'ftcflì. Riportò 1! premio e l'onore di Principe dell'Acca-
demia, e'I (uo belliffimodifegno fi vede apprtiflb il detto Sig. Valerio; ed è Plu-
tone (opra il fohto carro tirato da i quattro caualli , e che liringe Proferpinara-
pita, di penna edacqucre la; così bizzarro, bennfencito, tenero, e corretto,
che refilk'beniffimo a fronce de' tanti altri fuptrbifiìmi, che poflìcde di tuttii
Maeflci • Morì Luco > per il troppo afi^aticaril nello itudio , dicono ; e la fua_,
mor-
>ÌÈfm PJìJCOm ET AlTTtI, 575
Sòrèe viene gloriofamente accennata nel funerale di Agoftino Carfacci , quan-
do per l'intelligenza vniuerfalc eh' egli auea deJfe regole dell'Architettura an-
cora R dice che : Si difìribuirono fra gl'^cademici i carichi con mollo auuedimcntoz
ferciochefù dato il pendere delU inuentione , e del difegno à Giouanpuolo Bonconti , co-
me quello , che per la lunghe'^ diSÌHdio ,&eccelleiì'^ digiudicio,era di profonda in-
telligen's^t , e di cfqtvfita effattcT^a , fi come di modejìiffime , e nobili maniere , e compi-
to ndfapere j e neW operare ,il quale in pochi giorni doppo il funerale del Carraccio , ce-
dendoti vna lunga indifpojìtione , che gli Jt rinforT^ forje per lefoumrchie fatiche e di
corpo j e dimente foflenute in queP' attione , raddoppiò il danno, emacerebbe il dolore
all'Academia colfarft compagno nella morte, e nelle lodi à colui , del quale in vita era
fiato congiuiuiffimo d'amore , e diftudio . Così morì aach' egli ben prcfto , nel fiore
della fua giouentù , e nel principio del [no beu'operare , ia Roma) fotto !a fcor-
tadi Annibale
- PIETRO PANCOTTO, i! più temerario Pittore afrefcoche Me mai fla-
to a! Mondo, comeben lodirnoftraiio le pitture fotco il portico di S. Colom-
bano, eh "è quanto di lui abbiamo in Bologna,- oltre vn gran firegozzo bizzar-
riflìmo in tela a olio > che voleuafi àz Cartacei a difpetto delle carte , quando
v' è tanto lontano, e di luiècertiffimo. Siriconofce molto bene , e lisa fotto
i] detto portico aueregli per difpetto caricaconel volto deirEuangehlta cht*
ferine, quel Zelante Pallore, che per correggerlo 1' aueua fatto itar prigione ; e
dall altraparteilfuoVidente, altrettanto occulato in notare i fiioi errori j ed
auuertirlo a"d alìenerfene; così l' Orgagna , ferine il Vafari , dipinfe nel Parati-
fo gii amici fuoi, e neli' Inferno i nemici , fra' quali vnMeflb, perche l'auea pi-
gnorato ; e così Pari Spinello, per rifcuoterfi di certe male lingue , chel'anean
carreggiato e lacero più volte, con fuo gran danno, nella Cappella di S. Nicolò
in S. Domenico d'Arezo dipinfe lingue che abbniciauano, i Dianoli attorno che
viattizzauanoilfuoco, & inariaChrirto che le malcdiua, con quelle parole:
à lingua dolofa. Ma che di coUuipoch'opere fi trouino in Bologna poco impor-
ta : ben d molto rileua , che né vna h veda , ò fi riconofca di quelle di
ANTONIO ìMARIA PANICO, tanto lodatomi fempredall'Albanijpercosì
brauo non meno in belle lettere, che nella Pittura ; onde con marauiglia di tutti,e
lode degl'intendentijegli fcriiieOe , erifpondelìe in terzetti, & in ottauarimaad
Annibale, del quale dopo Dionifio Fiammingo, era fiato fcoiare;e perciò a que-
fto fecondo Precettore tanto Gmile,e conforme nell'operazioni, che tutte l'opre
fue in Bologna , per mano del maefìro fiano fiate leuate , e portate fuori , come
d'vn S. Francefco dicea raccordarfi, fiimato dallo ftefifo Guido per di Annibale,
e per tale mandatoli i Venezia . Roma anch'effa , ouc palsò co gh altri feguaci
di Annibale , di poche forfè di Tua mano può pregiarli, mentre quella ben prello
lafciando , e titirandoli su quel di Caitro , a Farnefe , e luoghi circonuicini , at-.
tefe coli a lauorare,fenza emulazione e concorrenza; accafatouifi con fuffi-
ciente fortuna. E perche l' opre fne tanto s' accofiano al Maeffro, che come
dilli ] non clonano vna Eaiuima dii&culU in «ile: tolte pei di fua mano > die ono>
la
57<? PATiTETEnZA
la maggior parte effer ftate kuate > tafciandoui ò la copia » ò riponendouene »f-
era moderna . Io non podo di cofa tanto a me remota ,e lontana il certo affer-
mate; ma dico ciò, che ho vdito dir' più volte al fudetto Albani, ch'eftrema-
mente lodaua anche vna fua Cappella dipinta a Barbarano . Commendanfì fra
le altre fue pitture , nel Duomo di Farnefe nella Cappella del Santiflìmo il qua-
dro dell'Altare a olio : In altro luogo iui pure li quindici mideri del Santiflìmo
Rofario, in figurine picciole a frefcoj e nella Chiefa della Madonna fuori di quel
luogo, perandarea Caftro,illorieafrefco della Vita di Noftra Signora , con li
quadri a olio della fteflaAnnonziata dall'Angelo, e della fteffa prefentante al
"Tempio il Figliuolo . Altre dicono mortrarfene in Latere , & altre ecccllentiflì-
me nella Chiefa principale di Bolfena , che quarant' anni corrono (e fu la pri-
m4 volta che pallai a RomaJ mi furono date a conofcere , ma con quell appli-
cazione che fi piiò credere, in vna eti tanto frelca , e tanto lontana dall' imma-
ginarmi, douelTe fucceder quel giorno , che auelsi bramato auerle io notate al-
lora più per bifogno , che per bizzarria . L" ifteffo diremo di
LATTANZ [Ò M A INA RDI , quel medcfimo cred'io , chz il Mafini dille de*
Mangini , altra memoria non trouandone io , che quella né fece dunque il det-
to Mafini : Il Mancini nel fuo dilcorfo di Pittura , ponendolo fra' Pittori del
quarto fecolo, ed in confeguenza del perfetcìfsimo j e più di tutti ilBaglioni,
checQSÌuefcrifle:
VITA DI Ì^ATTANTIO BOLOGNESE PITTORE'.
Ragioneremo primieramente d'vn valente giouane , il quale Lattautio Bolognefe
appellojjt . Venne egli à F^oma net "Pontificato di Tapa Sifìo V. & haueua bua-
nifjimi principi di pittura , poiché haueua diligentemente fludiato nell accademia di Bo-
logna . Era Lattantio della [cuoia del Caracci , nella quale hauea fatto buon profitto , e
da principio fu meffo a dipingere nella volta della /ala nel pala'!;j!^o di S. Gio. Laterano,
che fcende alla porta (anta , e lauorouui molte cofe, e tra le altre vi fono alcune Virtù
figure in piedi , eh e per le mani fi tengono , & affai buone riufcirono ; e diedero molto gu-
fio a'profeffori della pittura.
Dapoi entro la cappella del Tontefìce Sifìo V. in S. Maria maggiore nella cupola di-
finfe -pn choro d'Angeli affai belli , e ne' triangoli dell iftefìa cupola euui vna Sibilla con
faccia velata , e con puttini molto ben condotta. E [opra il dtpoftto di Vapa Tio V. tt
mano fini fira della finellra fìauui vn faldato con cora':^a, timo , feudo , e lancia in mano
ben formato , e da canto vna mcT^a Donna calcata , ^ vn Vecchio a federe , pittura fìt-
ta con gran maniera , e che diedegli molta fama : e tutte quefleimagini furono in fi e/co la-
uorate. Dipinfe il mede fimo nelle cappellette alcune figure. E nella Sagrefiia della^
cappella fonui delfuo alcune effigie piccole , che fpirano ognigratia.
Fece egli a man diritta della porta V imitale della Vigna di Sifto la I{eligione , opera
meriteuole di lode .
£ nel "Palagio Vattcanotauorò molte cofe, alcune delle quali, ferfar la mouaft-
bri-
rmCE^ZQ A^SALOW ET ALTTtì. 577
irìcit , fonò fiate guajle ; ma nella feda , che dalla cappella Sijìafcende in S.Tietro, d'or ».
dine di Tapa Stjìo V. nella folta fono diuerfe pinture , e tra le altre vi fi vedo no alcune
figurine di Lattantio tanto belle , e leggiadre , che ( per dir veì-o ) in queflo gen ere non fi
può meglio defiderare .
Dipinfe in S. Maria de' Monti nella cappella della Vieta di N. Signore a mano dirit-
ta la ^agellatione di Chrifìo di buona maniera ; e tutte queHe opere fono a frefco termi-
nate^.
Queflo giouane hauerehbe pollo alla luce grand' opere , fé fufle campato , ma nel fio-
redellafiiaetàfe nemorì . Fù egliafiai difordinatononfolo nel mangiare, maancorain
altro , et era di poca complef^one sì , che grauementc ammalo(fì ; e fù configUato > che a
Bologna fua Tatria fé ne tornaffe, che hauerebbe ricuperata lafanità ; m'tfefi egU in riag-
gio , e [oprala montagna di Viterbo accidente sì terribile gli fopragiunfe , che nefpirò
l'anima, e portato tn Viterbo, con gran difguflo di tutti li profefsori del difcgnodi 27.,
anniincirca vifùfepolto . Di
VINCENZO ANSALONI abbiam pure qualche vefligio in Patria; perche
fé non altro >cagioner£Ì Tempre in noi ammirazione il S.Sebaftiaiio nella Cap-
pella de* Sig.Fiorauanti in S.Stefano; epiù la tanto grazi ofa,giufta, e cosi te-
neramente colorita tauolina con la B. Verg. in aria , e li Santi Gio. Euangelilta,
Rocco , e Sebaftiano in terra , nell'Altare de' Signori Boniìgliuoli in Chiefa de'
RR. McfiiaciCeleftini. Sì come molti di
FRANCESCO CAMVLLO, del quale già fi è detto, come quello de' Po-
ueti j & altri fuori , e de" quali non occor replicare, per non auer paffatoegli
vn' intelligenza ordinaria, e rutro oprato su i coloriti difegni di Lodouico. Di
ACHILLE CALICI non abbiamo altro che in S. Arcangelo vn Arcangelo
Michele , & vn Rafaelle con Tobia laterali all'Aitar maggiore . Di
VINCENZO GOTTI, che trouo congli altri Accademici nella ruota de*
Carracci ,a'quali forfè pafsò da quella del Fiammingo, e morto Lodouico Ci ap-
poggiò a Guido Reni , nulla abbiamo , per eder' ito via , e factofì poi Hiniare per
quel valentuomo che diuennc, in quella forma che compendiofa, ma diligen-
temente così fcrifse il Mafini .
Vincen-:^ Gotti Bolognefe pittore , fu Dìfcepolo di Diovigio Caluart , e con Guido ^^eni
in età di z@. anni ,partì per ^oma , e dopo d' hauerui lafciato alcune delle jue opere, an-
dò à Napoli , richcfìo dal V. I^t , e vi fi trattenne circa 1 8. meji , d' indi pafsò à Meffì~
na , e pota l{eggio , nel qual luogo pighavdo moglie, fi fetmòfino alla fua morte, chefe-
guì adì 15.^' Ottobre i6^6.bauendo dipinto in effa Città nella Chiefa del Duomo ii
quadro dell'aitar maggiore , con l '^fjòntione della B. V. il S. Nicolò , e la Madonna
col Bambino Giesù tieU'^ltare de' Man ,e laS. .Anna , con rane figure , neW ^itav de'
Voti. Nella Chiefa de' Frati Tredicatori fece lataucla dell'aitar maggiore, conS»
Domenico , e S. Giorgio Vretcttoredi detta Città ; la tauola dell ' aitare di S. Tictro
THartire, quella dell' anime del Turgatorio, eqwlladclli SS. Stefano Trotomr.y tu e ,e
Stefano Vefcouo della medefima Città di F{^eggio . Nella Chiefa de' Francifcani dipi>ile
ia tauola di S. Francefco, con vn Cimo d'angeli, In S. Frane ef co di Taolafece l.i t-iuola
Dddd di
k'
57*
P :a Xt É T E H 2 A
ài S. Totnafo ^po^olo , quella della venuta dello Spìriti Santo , e quella di S, Cateri-
na. Nelli Giefmti dipinfe vn quadro con alcuni Santi, e Beati della Compagnia di
Giesù , e nell ' Oratorio della Congregatione di Ciesù Maria , fece vn grandiffimo qua-
dro, douefono da óo.figure. In SS. Cofma, e Damiano fece la tauola dell'altare de'me-
icfìmi Santi , e quella del Martirio di S. Sebajiiano , e nella Chiefa di S. Antonio dipin-
fe la tauola dell ' altare di detto Santo > con la Madonna , e Giesù Bambino , e quella
del martirio di S. Barbara , & in molti altri luoghi dipinfe, poiché quafi tutte le pitture
delle Chtefe di detta Città di B^eggio fono fatte di fua mano , e fi troua memoria fcritta
difuo pugno d' hauer dipinto 2 1 S.tauole d' altari in dtuerfi luoghi del ^egno di Napo-
li, oltre le molte ne luoghi publici, epriuati fatte a particolari, e delle quali Ci potreb-
be auer più compita relazione dail Eccellentidìmo Sig. Dottor Gotti Tuo figlio
colà iiatogli>ma che ripatriato,ottimamente efercita le parti di Lettor Pubblico
dell' Ordinaria Legale , e di Auuocato infigne . Di
FLORIO MACCHI così fido feguace di Lodouico,e che nò douea mai rom-
pere il corfo alle fue bell'opre del pennello colle fatture del bollino, farà fempre
mirabile la graziofa Vergine Annonziata a frefco dipinta da i lati della porra_>
della Chiefa dello Spirito Santo > creduta da* forellieri del fuo Maeftro ; com'cf-
fet marauigliofì > dicono, li sfondati, che pafsò a fare a Mantoua, non so in qual
Palagio di quel Sereniilìmo, non auendomene alcuno colà faputo dire , ne io ri-
conofcerne; che per altro la tauola all' Aitar maggiore di S. Andrea delMerca»
to ; il frefco nella Chiefa della Morte del Pellegrino > che a noi fen viene coii_i
3a tanto da noi fempre adorata Immagine della Madonna di S. Luca ; e fopra_«
nell'Oratorio il Lazzaro refufcitato; e'I miracolo di S.Carlo, laterale alla porta
maggiore in S. Gio. in Monte , fattogli fare dal Mulìco Confoni, fono di poco
rilieuo . Si come di minor' anco le fatte da 1 duo' fuoi fratelli , che furono va
GIVLIO CESARE, &vn
GIOVANNI, de' quali però altro non occor dire. Come fermarci poco
dourcmo in
TOMASO CAMPANA, che non feppc Lodouico difguftare , iafciandogli
fra gli altri fuoi difcepofi (allora ancora che ribellatofegli, auea feguìtoGui->
do ) fare que' duo' pezzi nel fàmofo Cortile di S. Michele in Bofco , che foli di
queft' huomo regillra anch' egli il Malìni , e che non fono tanto cattiui , come
que' di
AVRELIO BONELLI, anziCatiucIIi, e chenondoueua fimilmente per-
mettere l'iUciTo, cheli framifchialTe con tanti altri valenti fcolari, ancorché
poi correggerli volefle , fàccndoui dopo qualch'anni il quadretto affai fuffi-
ciente delia Madonna , mezza figura , che fcAiene il Signorino intero dirim-
petto alla porta del Conuento,loura quell'vfciojch'èlapriinacofa a vederli
prim'anco de! Cortile . Non dirò altro parimente di
SEBASTIANO RAZALI, che ch\amoiR honoratiffìmo , e vabrofo fogetto nel
IFui^erale d'Agoflino, ancorché in (uo luogo vi operatfe poi il Galanini ,• e po-
tendoli vedere yca fua operazione »ch' è il S. Benedetto liuolunteli nudo fui-
le
E7IEA 710SSI ET ALTltf. 575^
le fpineì nel Cortile > ch'alerò forfè noncroaeraffi di lui in Bologna ; né vo-
lendo io qui col poco lodarlo fcemar la fede all' Autore del detto Funerale , che
dilTe anche ilBonelli: gindiciofo, e valorofe foretto anch' egli, non meno indefeQ*
mgli fiudii della Tittura , che eccellente nella Mupca . Lafcio limilmenee vit'
ENEA ROSSI , che dipinfe , ferme il Mafìni , ró 5> TieCro Martire U muoia deili
due altari di S» Giacinto , e quella di S. Raimondo . Va
FRANCESCO CAVAZZONI, che dipinfe, (fcriue lo fleffo) aS.MarU
THaddalena di [Ira S. Donato la tauola all'aitar MaggioYe,con Chrifto predicante ,eviè
S. Maria Maddalena , e S.Marta, & in S. Gio. in Monte dipinfe alti ^oda vna tauola con
S. Gio.Battina , che predica alle turbe tpoftatH vna colonna contigua alla Cappella à S,
Cecilia ; e che tirando allo ftile di Bartolomeo Paflerottì , me io fa credere èfler
flato di quefti allieuo, prima che paffaffe a'Carracci . Vn'
ALESSANDRO PROVALLI , che in fuagiouentù dipinfe vn ChriHo morto nef
santone del portico fui muro della Cafa de' Conti Zambcccart , fituata (opra il canale di
I{eno t vicino a S. Maria Maggiore , e nell ' Oratorio di S. Isacco dipmje àfrefco la V ita
a 5. Blocco , che difpenfa ti fuo a' Voueri . Vn
GIACINTO GILIOLI , che dipinfe nella Chie/a deSantiCofma,e DamianoU
tauola di S. Romualdo ; e nflla Chiefa delle Monache di S. Mattia il tranfito di S. Gio»
fefft > & altroue . Vn
GIACOMO LIPPI daBudrio, detto perciò comunemente Giacomone da
BudriOjChe fece la tauola a olio alquanto riguardeuoJc all'Aitar maggiore della
Chieia Parrocchiale di S. Andrea de gli Anfaldi, col CroccfifTo S. Andrea , la_.
Maddalena ginocchioni, & vn'altro Santo Martire, che fì vede efler vn ritratto:
Tutto il Salone dell' Ofpitale di S. Biaggio coniftorie facre , ferme anch' egli il
MaHni: La facciata di fuori di quadratura, edendo fondatidìmo , &intelligen-
tiflìmo di Profpettiua, e d' Architettura ; La maggior parte de gli occhi a frefco
(otto il portico dell' AnnonziatarTutt'i fregi delle ftanze del Palagetto de' Si-
gori Spadi ad Vzano , & altri luoghi priuati , Vn
GIO. BATTISTA VERNIGLI, delqualefi vede, diccilfudetco,/« f<i«o/«
in S. Colombano delli Santi Marcello , e Donino. Vn
PIETRO MARIA PORETTANO, che ferine il detto Mafini, non folo
effer Itato fcolaro de' Carav^ ,mahauer dipinto ndlaTarocchiàk^iS<Maria Mad-
dalena della Toretta la tauola di S. Antonio abbate . Vn
DOMENICO MARIA MIRANDOLA , che fu vnodi quelli, che difgu-
flatofi poi co' Cartacei , perla fopradetta partita fatta da eflì al Facìni , fì ritirò
dalla loro Accademia , e dando luogo nelle proprie cafe fui Guazzaduro a Pie-
tro , gli tenne mano , anzi l' efortò , e'I foflienne ad aprir la nuoua , che fin chca#
Ti(fe Pietro , del Facini fu detta; ma quello morto, profeguì fotto nome dell'Ac-
cademia de' Mirandola : molto famofa poi per effer (tata( dopo U mancanza
particola rmente de' detti Carracci) frequentata da' primi huomini di quel feco-
lo, particolarmente da M. Agoftino Marcucci Sanefe, Bartolomeo Gangiolini
da Fano , Leonello Spada , G:o. Vaiefìo , Andrea Lungo da Rauenna , Gio. Ca-
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ftelli , Celare Pofterlà ; inducendouifi a leggere duoi Aaoi il dottifUmo Antonio
Caftald j Profsflbre così valente delle Matematiche fulla noftra Vniuerfità > cj»
tanto famofo per le ftampe , e Giacomo Landi nelle raedefime pure eccellente:
Non ifdegnando in effa portarli a di/egnarui (capitati elfi a BoIogna)iI Caualie- .
reGiiifcpped'Arpino,eFrancefco Vannf; ammirando in ella i bei rilieuibu-
fcati , e fattili propi da Domenico nel finirli quella de' fiidetti Cartacei ; lo fche-
letro Ilenb , di che s' eran feruiti elfi a far paura al Facini : quel fuperbo torfo di
vn Crocefiffo fermato fopra quel sì bel naturale > fenza gli altri duo ' pure in tal
guifa ricauati dall' huomo, e dalla donna ; la famofa telta del Cauallo , & altte
■cùrioficà dit'ufamcnte notate nella Vita , che di quelì' huomo lafciò fcritta il P.
Abbate Mirandola Canonico di S. Saluatore ; e che come io tralafcio > per non
effer' ella di Pittore, così ad altri, che quelle dc'noftri Scultori prendeflea fcri-
uere, potrebbe ottimamente feruire ; colla ne ce (farla cautela ed auuertenza pe-
rò, quando egli (non so con qual fondamento e ragione) confonde, e vuoici
eh' ella folte comune quelV Accademia a" Mira ndoli Se a' Carracci , e quella vna
e medefima, che aperta aueaao efli prima i grand' huomini foura l'Ofpital della
Morte ; e nella quale ilìudiando egli con gli al tri quello fuo parente , brauo fta-
tuario dìuenne, prima di ribellarli , partirlenc , e la propria anzi quella di Pietro
nuouamente aprire . Vn
BENEDETTO POSSENTI , fpiritofo al pari del Maftelletta ne fuoi primi
anni in far paefi , porti di mare, imbarchi, mercati, balli, quilUoni, e limili
bizzarrie , prefe anch' oggi per di mano dello fteflo Maftelletta ; ma che poi da-
toli al guadagno , necelfitatoui maflime dalla numerofa famiglia , aperta botte-
ga a canto a S. Maria dell'Ade, li pofe a tirar giù ad ogni prezzo armi , voti,ta-
uole d'Altare per campagna, e luoghi baffi, oue perciò tante fé ne vedono, che
non occor ridire ; facendo i ritratti fomigliantilfimi ancorché d' infelice manie-
ra. Ch'ebbe fra gli altri quattro figliuoli, che nell' illeffo grado dipinfero anch'
e£G,etaluokaconpiiìfcherr.o chelode; trattone Gio. Pietro natogli del i5i8.
che in far battaglie inoltrò come vn genio particolare , così vna furia, & vno flile
molto commendabile : Che dipinfe ancora tauole da Chiefa, come quella nel
Duomo di Mantoua al primo Aitare a man ritta, di tanta molla > cosi gran fpiri-
to, e colorire ardito, che alla prima ferma; fi come fanno l'altre, cioè la gran
tauoladel Martirio di S.Lorenzo fatta in dodici giorni, per fettantafolo ducati,
entro la picciola Chiefa di detto Santo nella Citcà di Padoua , doue l'infelice
frefco di età , rellò vccifo d' archibuggiata entro quella centrata che chiamano
Calandra , oue fempre Hanno Pittori : e dfel quale in Bologna polTono vederfi in
pubblico li tré archi a frefco della Vita del Miracolofofotto il portico diS.Frà-;
cefco ; tutti que'che Ci ammirano fotro vn portico fimiie de' RR. PP. Zoccolan-
ti di Cafte! S. Pietro : la nominata altre voice apparizione del Signore Riforco
alla Madre nella Cappella Sacchi in S.Barbaziano, e fimi!i,ne'qu3li fi vedefeoi-
pre, e sifcor'^e vn iure brauo e bizzarroj epcr così dire appunto>ViOlento. Va
GIO. BATTbTA BVSi, &vn
GIV-
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CIGLIO CES AIE P Aliami Et AITU 58r
GIVLIO CESARE PARIGINI, chefi buttò poi tagliatore in rame, e cfiè
Operarono anch' erti nel funerale. Va'
ALESSANDRO ALBINI, che firailmente fece vna di quelle ftorie nella co-
Ioana funebre; che fi portò bene a fufHcienza nel Cortile a S. Michele in Bofco»
e ne'quadretci a concorrenza nella Chiefa di S.Pietinartire. Vn
PIETRO BOVI. Vn
CESARE GROSSO. Vn
TOMASO ROMANI , detto il FORNARINO. Vn
GIO. FRANCESCO MACCAFERRI. Vn
FRANCESCO DE'BICARI. Vo
GIACOMO DIDINI. Vn"
ANTONIO LEVANTE. Vn
BENEDETTO LVCCHINi. V,,
GIO. FRANCESCO FERRARI, & vn
GIO. BATTISTA NATALE, chediuenneropoibraui Intagliatori di figu-
re , e di quadratura in legno. Vn*
ANDREA COSTA , che ha fatto cofc mirabili nella Santiffima Cafa ^
Loreto . Vn*
ALESSANDRO DA MODANA. Vn
PIETRO DA FERRARA. Vn
BARTOLOMEO SCHIDONI MODANESE. Vn
CAMILLO GAVASETTE MODANESE. Vn*
ANTONIO CASTELLANI , & altri , e fìmili di minor rìfleflìoné anco de-
gni, che tutti daran fine a quefta Terza Parte, ed infiem Primo Tomo ; douendo
paflarfeneadimpiegatfì più degnamente Ja penna nelle azioni, e nell'opre-»
d' altri loro Condifcepoli bensì , & de' Carracci anch 'efTìallieui , e feguaci, ma
che gran Maeflri per lo più diiiennero, e Capi infigoi riufcirono di famofe_»
Scuole , eh' anch' oggi vigorofa mente fi dilatano , e d' vn'altrctanto ben fecon-
da propagazione la mia FELSINA anco PITTRICE ifpcranzano,ed aflìcnra-
no . Daranno dunque principio quefti con le loro qua/i fempre formali, e ben
copiofe Vite alla Quarta Parte , e infieoj Secondo Tomo , in fronte del quale-»
apparirà prima d'ogn' altro Guido Reni; non meno perche Ja tanto, accetta e
gradita moderna maniera, della quale fu egli primo Capo, &Inuentore, da_.
efsi ancora fi vede per lopiù tentata ; e feguita, quanto perche prima diefsi
vfcico alla luce del iVlondo , per ragion di Natura deue anche andar loro auanti
e precedere.
Il jìne della ^erz^a VartLj ,
e del Frirno Tomo .
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